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	<title>daesh Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal mondo. Nord Africa e Medioriente</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 07:43:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anmabed a cura di Farid Adly) Per ascoltare l&#8217;audio:http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm I titoli:Yemen: Duri combattimenti a Maarib. Interviene l&#8217;aeronautica sauditaIran: la tv di Stato trasmette la confessione di Afkari, estorta sottotorturaLibia: oggi in Marocco&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14580" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/09/unnamed-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure>



<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anmabed a cura di Farid Adly)</p>



<p>Per ascoltare l&#8217;audio:<br><a href="http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">http://www.ildialogo.org/anbamed/indice_1599370855.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>I titoli:<br>Yemen: Duri combattimenti a Maarib. Interviene l&#8217;aeronautica saudita<br>Iran: la tv di Stato trasmette la confessione di Afkari, estorta sotto<br>tortura<br>Libia: oggi in Marocco l&#8217;incontro tra delegazioni dei due parlamenti di<br>Tobruk e di Tripoli<br>Iraq: Le truppe USA che hanno lasciato le basi irachene si sono<br>trasferite in Siria<br>Siria: Daesh si riorganizza; 5 jihadisti catturati a Mayadeen, nel nord<br>est<br>Egitto: a processo ex primo ministro, Ahmed Shafiq, mancato candidato<br>alle presidenziali contro Al-Sisi</p>



<p>Le notizie:</p>



<p>Yemen:<br>infuria la battaglia per la conquista di Maarib, nel centro del Paese ad est della capitale Sanaa. Gli Houthi hanno sferrato una dura offensiva militare contro le periferie della città, ma sono stati respinti con l&#8217;intervento dell&#8217;aeronautica saudita. Una guerra senza prospettive di soluzione, secondo la maggior parte degli analisti, per le divisioni all&#8217;interno del fronte dei governativi, indebolito dalla fronda degli autonomisti dello Yemen del Sud. Le trattative per il cessate il fuoco languono, per l&#8217;impotenza dell&#8217;ONU, visto il sostegno delle potenze occidentali a Riad, in funzione anti iraniana. Secondo l&#8217;Istituto per gli studi strategici in Yemen, “gli orizzonti di una soluzione pacifica si allontanano, perché le due parti principali in conflitto hanno interesse a che la situazione di guerra continui”.</p>



<p>Iran:<br>La tv di Stato iraniana ha trasmesso un video nel quale il condannato a morte, Navid Afkari, ammette di aver colpito con un coltello l&#8217;agente di sicurezza di una società, durante i moti di protesta del 2018. Afkari è un campione di lotta e la sua causa ha mobilitato il presidente Trump che ha esortato due giorni fa il governo di Teheran a non eseguire la condanna. La pratica delle trasmissioni di confessioni estorte con la tortura è consueta nella tv iraniana. Le associazioni iraniane di difesa dei diritti umani hanno fatto circolare sui social un video nel quale Afkari denuncia che quelle frasi sono state estorte in seguito alle torture.</p>



<p>Libia:<br>si tengono oggi a Skheirat, in Marocco, gli incontri tra due delegazioni parlamentari libiche. Un incontro preliminare a quello di Ginevra, sotto l&#8217;egida dell&#8217;ONU, che si dovrebbe tenere nei prossimi giorni, il cosiddetto comitato 13+13 proposto alla Conferenza di Berlino lo scorso Gennaio. Un negoziato politico in salita, perché le interferenze internazionali e regionali sono così forti che le delegazioni non trovano legittimità per fare scelte decisive e mettere fine al conflitto.</p>



<p>Iraq:<br>Le truppe statunitensi lasciano sì gradualmente l&#8217;Iraq, ma per trasferirsi in Siria. Sono stati osservati ingenti movimenti di truppe e mezzi pesanti attraverso il confine, nell&#8217;ultima settimana. Le basi militari sono tutte nelle province orientali della Siria: Hasaka e Dei Azzour, sotto il controllo delle forze curde oppure al confine desertico con la Giordania. Il trasferimento in Siria viene spiegato dal Pentagono con la necessità di avere truppe nelle zone dove potrebbe riorganizzarsi Daesh (ISIS), ma guardando la cartina geografica delle basi militari si nota la loro vicinanza ai giacimenti petroliferi siriani. Malgrado le<br>ripetute dichiarazioni di Trump sul ritiro delle truppe Usa dalla Siria, i fatti dimostrano il contrario.</p>



<p>Siria:<br>5 miliziani di Daesh sono stati catturati a Mayadeen, ad est di Deir Azzour, nel nord-est della Siria. Erano vestiti con l&#8217;uniforme delle guardie rivoluzionarie iraniane e provenivano dalla zona desertica siriana al confine con l&#8217;Iraq e la Giordania, dove i rimasugli del cosiddetto Stato Islamico si sono riparati dopo la sconfitta militare nell&#8217;ultima battaglia di Baghuz, nel Marzo 2019, per mano delle forze democratiche siriane a guida curda.</p>



<p>Egitto:<br>l&#8217;ex primo ministro Ahmed Shafiq è sotto processo al Cairo per malversazione di denaro pubblico. I fatti risalgono ai tempi di Mubarak, quando Shafiq era ministro dell&#8217;aviazione civile. Shafiq era stato assolto dalle accuse nel 2013. Ambienti vicini all&#8217;ex primo ministro sostengono che l&#8217;accanimento giudiziario è figlio delle scelte politiche di Shafiq. Nel 2018 aveva tentato di candidarsi alle presidenziali, ma un provvedimento delle forze armate (Shafiq è un generale in congedo) gli ha impedito di procedere e costretto a ritirare la candidatura, per mancanza di un&#8217;autorizzazione dello Stato Maggiore dell&#8217;esercito. Nel<br>2012, si era candidato contro Morsi, ma ha perso.</p>
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		<title>Promozione teatrale: TU ES LIBRE</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Nov 2017 07:59:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una promozione teatrale per i nostri lettori. Chi si presenterà in biglietteria con una copia stampata, avrà diritto a 2 biglietti a 9 euro cadauno (anziché 18). TU ES LIBRE Haner è partita per la&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Tu-es-libre_locandina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9766" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Tu-es-libre_locandina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2548" height="1612" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Tu-es-libre_locandina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2548w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Tu-es-libre_locandina-300x190.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Tu-es-libre_locandina-768x486.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/Tu-es-libre_locandina-1024x648.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2548px) 100vw, 2548px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Una promozione teatrale per i nostri lettori.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Chi si presenterà in biglietteria con una copia stampata, avrà diritto a 2 biglietti a 9 euro cadauno (anziché 18).</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">TU ES LIBRE</span></p>
<p style="text-align: left;"><span class="m_-3210493751200575228TextRun m_-3210493751200575228SCXW261652553" lang="IT-IT"><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW261652553">Haner</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW261652553"> è partita per la Siria. Si è unita a </span><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW261652553">Daesh</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW261652553"> e, così, ha aderito ad un sistema sociale, culturale, etico del tutto differente da quello a cui noi apparteniamo. Ma </span><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW261652553">Haner</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW261652553"> non ha origini mediorientali, non è un’immigrata, non è un’emarginata, non è stata manipolata e non è pazza. </span><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW261652553">Haner</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW261652553"> è una giovane donna francese che può fare, ed essere, tutto ciò che vuole.</span></span><span class="m_-3210493751200575228EOP m_-3210493751200575228SCXW261652553"> </span></p>
<div>
<p><span lang="IT-IT">Haner è libera di scegliere e</span><span lang="IT-IT"> semplicemente mette in atto la propria libertà. Una libertà feroce, che non si fa controllare, definire o interpretare, che va oltre il valore della morte e della vita, oltre la comprensione e al di là di qualsiasi previsione.</span></p>
</div>
<div>
<p><span lang="IT-IT">Solo sette giorni &#8211; sette come sette sono i giorni della creazione, nella Bibbia e nel Corano – e solo il tempo dello spettacolo per capire quanta e quale libertà siamo davvero in grado di tollerare.</span></p>
</div>
<div>
<p><span lang="IT-IT">Perché, al di là di tutto, Haner, quando sceglie, è libera.</span></p>
</div>
<div>
<p><span lang="IT-IT">E</span><span lang="IT-IT"> noi sappiamo accettare una libertà per cui la vita non è necessariamente un valore? Una libertà per cui l’individuo non è bene prezioso da difendere, ma solo funzione o frammento di una comunità? Una libertà che uccide?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div class="m_-3210493751200575228OutlineElement m_-3210493751200575228Ltr m_-3210493751200575228SCXW261652553">
<p><strong><span lang="IT-IT">PRESSO TEATRO I &#8211; Via G. Ferrari 11 MILANO (MM Porta Genova)</span></strong></p>
<p><strong><span lang="IT-IT">dal </span><span lang="IT-IT">15 novembre all’11 dicembre</span><span lang="IT-IT"> </span><span lang="IT-IT">2017 </span> </strong></p>
<p><strong><span lang="IT-IT">ORARI</span></strong></p>
<p class="m_-3210493751200575228Paragraph m_-3210493751200575228SCXW261652553"><span style="font-family: Calibri, Helvetica, sans-serif;">&gt; </span><span class="m_-3210493751200575228TextRun m_-3210493751200575228SCXW84940020" lang="IT-IT"><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW84940020">mer-sab</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW84940020"> h 19.30 </span></span></p>
<p class="m_-3210493751200575228Paragraph m_-3210493751200575228SCXW261652553"><span class="m_-3210493751200575228TextRun m_-3210493751200575228SCXW84940020" lang="IT-IT"><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW84940020">&gt; lun</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW84940020"> &#8211;</span><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW84940020">gio-ven</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW84940020"> h 21</span></span></p>
<p class="m_-3210493751200575228Paragraph m_-3210493751200575228SCXW261652553"><span class="m_-3210493751200575228TextRun m_-3210493751200575228SCXW84940020" lang="IT-IT"><span class="m_-3210493751200575228SpellingError m_-3210493751200575228SCXW84940020">&gt; dom</span><span class="m_-3210493751200575228NormalTextRun m_-3210493751200575228SCXW84940020"> h 17</span></span><span class="m_-3210493751200575228EOP m_-3210493751200575228SCXW84940020"> </span></p>
</div>
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		<title>Kurdistan: resistenza e democrazia curda contro l’assedio</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 08:09:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi ripubblichiamo un pezzo importante, del giugno 2016. La situazione dei diritti umani nelle regioni curde in Turchia è peggiorata negli ultimi mesi. Dal settembre 2015 il governo dell’AKP di Recep Tayyip Erdoğan, ha&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Oggi ripubblichiamo un pezzo importante, del giugno 2016.</h1>
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<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/Kurdistan-map.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6151" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6151" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/06/Kurdistan-map.gif?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Kurdistan-map" width="622" height="366" /></a></p>
<p>La situazione dei diritti umani nelle regioni curde in Turchia è peggiorata negli ultimi mesi. Dal settembre 2015 il governo dell’AKP di Recep Tayyip Erdoğan, ha decretato lo stato d’assedio in diverse città in risposta alla “dichiarazione di autonomia” che questi municipi hanno esercitato. Questa dichiarazione è la conseguenza della stretta repressiva non solo contro la comunità curda e le forze politiche che la rappresentano ma più in generale della società turca che il governo dell’AKP sta portando avanti. Le conseguenze dello stato d’assedio sono drammatiche.</p>
<p>Secondo le dichiarazioni dello stesso vicepremier e portavoce del governo turco Numan Kurtulmus nove mesi (s’iniziò il 4 settembre 2015) d’assedio continuato, interrotto solo a tratti, a varie città kurde del sudest anatolico, da Diyarbakir a Cizre, passando per Silopi, Idil, Yukeskova e in queste ultime settimane Nusaybin, hanno prodotto la distruzione di 6.320 edifici. E’ la guerra condotta dalle Forze Armate di Ankara contro la popolazione locale accusata tutta, indiscriminatamente d’essere un supporto alla guerriglia del Partito Kurdo dei Lavoratori (PKK). Così son stati distrutti 11.000 appartamenti e case e oltre 90.000 persone risultano sfollate. Molte di loro restano accampate perché non sanno dove andare. Non hanno parenti visto che i congiunti sono rimasti vittime delle incursioni distruttive. Sono state registrate centinaia di vittime civili tra cui 80 giovani. Numerose anche le vittime tra i membri dei gruppi di autodifesa curdi e i militari dell’esercito turco.</p>
<p>In questo contesto vi sono tentativi di modificare l’assetto demografico delle città con progetti di insediamento di popolazioni provenienti da altre regioni della Turchia. Sono stati emessi decreti governativi di esproprio di terreni comunali per “motivi di sicurezza”. Secondo i principi della legalità internazionale gli attacchi e le distruzioni dell’esercito turco, con il pretesto della lotta al terrorismo, sono azioni contro città e cittadini “turchi”. Erdogan nell’aprile 2016 lanciò la proposta di togliere la cittadinanza turca, e tutti i diritti ad essa connessi, a chi è sospettato di appoggiare il PKK. Nel maggio 2016 il Parlamento ha approvato una legge che toglie l’immunità parlamentare. La rimozione dell’immunità riguarda almeno 138 (su 550) membri dell’assemblea, per cui sono state presentate richieste di autorizzazione a procedere. Allo stesso tempo è in discussione una legge per l’immunità dei militari dell’ esercito turco che combattono nelle città curde.</p>
<p>La decisione del Governo dell’AKP di imprimere questa svolta autoritaria s’inserisce nel contesto della drammatica situazione in Medioriente e soprattutto della guerra civile siriana. Il Governo turco fin dall’inizio aveva osteggiato il sostegno alla coalizione internazionale contro l’ISIS, poiché i propri obiettivi sono sempre stati dichiaratamente l’abbattimento del regime siriano e impedire l’autonomia curda costituitasi in Siria a partire dal 2012. Dal luglio 2015 il governo turco è intervenuto militarmente sia contro il movimento curdo in Turchia sia in Siria. Con questo intervento ha di fatto rotto la tregua che il PKK, organizzazione politico militare curda, aveva dichiarato unilateralmente dal marzo del 2013 sulla spinta del suo leader Ocalan detenuto in isolamento nel carcere dell’isola di Imrali dal 1999. Le proposte inclusive del movimento curdo attuate anche dal partito HDP nei municipi da esso governato, che si basano sulla partecipazione di tutte le componenti etniche e religiose della società attraverso forme di democrazia rappresentativa partecipata, ecologica, con il fondamentale protagonismo delle donne, sono l’unica strada percorribile per una soluzione pacifica e democratica. La comunità internazionale ha l’obbligo morale di sostenere un progetto in cui il dialogo tra le parti viene considerato prioritario per la soluzione del conflitto così come il rispetto dei diritti umani, civili e politici.</p>
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		<title>&#8220;Cappuccio rosso&#8221; è morta nella lotta all&#8217;Is</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 07:39:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>La militante turca Ayse Deniz Karacagil ieri.  La sua figura era stata raccontata in Italia proprio da Zerocalcare (alias Michele Rech) nel suo volume <em>Kobane Calling</em>, dedicato alla lotta all&#8217;Isis nella città curda di Kobane. La giovane attivista turca, poco più che ventenne, era stata condannata a 100 anni di carcere per le proteste di Gezi Park. &#8220;Aveva scelto di andare in montagna e unirsi al movimento di liberazione curdo invece di trascorrere il resto della sua vita in galera o in fuga. Da lì poi è andata a combattere contro Daesh in Siria e questa settimana è caduta in combattimento&#8221;, ricorda il fumettista.</div>
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<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1010.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8866 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1010.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="279" height="269" /><br />
</a></div>
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<div>Secondo quanto riportano i canali di informazione curdi e turchi sarebbe stata uccisa dal Califfato vicino al confine tra la Turchia e la Siria, martedì mattina. Attivista di sinistra, proveniente da Antalya, quando aveva poco più di 20 anni era stata arrestata nel corso delle proteste di Gezi Park. Condannata a 103 anni di carcere aveva deciso di “prendere la via delle montagne”, come si dice in gergo di chi aderisce alle milizie curde dello Ypg impegnate nella campagna contro il Califfato.  Deniz si era unita allo Ypj, divisione femminile delle milizie curde, impegnata insieme agli uomini nella liberazione di Raqqa, la capitale dell&#8217;Is (sedicente Stato Islamico) e nella difesa della regione autonoma del Rojava, nella Siria del Nord, noto anche come Kurdistan siriano.</div>
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<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8867 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="212" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/310x0_1496303787605.6-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /><br />
</a></div>
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<div>&#8220;Il commento di Zerocalcare: &#8220;È sempre antipatico puntare i riflettori su una persona specifica, in una guerra dove la gente muore ogni giorno. Però siccome siamo fatti che se incontriamo qualcuno poi per forza di cose ce lo ricordiamo e quel lutto sembra toccarci più da vicino, a morire sul fronte di Raqqa contro i miliziani di Daesh è stata Ayse Deniz Karacagil, la ragazza soprannominata Cappuccio Rosso&#8221;.</div>
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		<title>Marco Lombardi commenta i fatti di Nizza</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Apr 2017 06:13:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  L’Associazione per i Diritti umani ha chiesto a MARCO LOMBARDI – Direttore di ITSTIME (Italian Team for Security) – un commento a ciò che è accaduto a Nizza. Ecco le sue parole. Ringraziamo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="post-title entry-title"><time class="published" datetime="16 luglio 2016"> </time></h1>
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<div class="_d97"><em>L’Associazione per i Diritti umani</em> ha chiesto a MARCO LOMBARDI – Direttore di ITSTIME (Italian Team for Security) – un commento a ciò che è accaduto a Nizza. Ecco le sue parole.</div>
<div class="_d97">Ringraziamo moltissimo Marco Lombardi.</div>
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<div class="_d97"><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/logo_itstime_min_Crop.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6317" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6317" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/logo_itstime_min_Crop.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 737px) 100vw, 737px" srcset="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/logo_itstime_min_Crop.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 737w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/logo_itstime_min_Crop-300x102.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" alt="logo_itstime_min_Crop" width="737" height="250" /></a></div>
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<div class="_d97"></div>
<div class="_d97"><span class="_5yl5">La sera di giovedi&#8217; sara&#8217; ricordata come un’altra Bastiglia: quella della strage di Nizza. Ne avemmo tutti fatto a meno. Il “quando” e il “dove” di questo attacco confermano la grande capacita&#8217; di Daesh di intendere il mondo che vuole combattere: la capitale della Costa Azzurra, a due passi dalla piu’ grande casbha europea, nel giorno del festeggiamento. E’ in questo contesto che irrompe con un camion pesante che tritura famiglie. Tra le tante domande che l ‘attacco pone quella tra le piu’ ricorrenti e’: “Si poteva evitare?”. No. Questa operazione e’ descritta bene in Inspire del 2010,dove sembra di leggere il film </span></div>
<div class="_d97"><span class="_5yl5">di ieri. Ma tanta informazione su come colpire non aiuta a prevenire: a meno che non si accetti la bagdadizzazione dell’Europa, con blocchi di cemento a impedire gli accessi. Daesh ha importato in Europa la strategia medio orientale dell ‘intifada dei coltelli e delle automobili: insomma tutti addosso agli infedeli con ogni mezzo, di quelli che avete a portata di mano e che possono diventare un’utile arma. Di fronte a questa strategia non si puo’ fare molto: o si accetta l’incertezza del rischio, sempre in agguato, quando chiunque puo’ essere assassino o vittima, o si blinda ogni attivita’ con sistemi di difesa che ci piombano in quella situazione di guerra che la politica, soprattutto, rifiuta di vedere. Si’ perche’ abituiamoci, la guerra ibrida in cui si organizza la terza guerra mondiale a pezzi sara’ parte della prossima quotidianita’. Il terrorismo e’ solo uno degli attori che popolano una guerra diffusa, pervasiva e delocalizzata che si estende in decine di paesi attraverso conflitti coordinati. Il terrorismo di oggi non e’ quello del secolo scorso, a cui ancora troppo spesso fanno riferimento sia le pratiche di contrasto sia le norme di riferimento. Paradossalmente proprio Daesh sta interpretando il mondo globale molto meglio di chi dice di combatterlo. Dunque un cambio di paradigma e’ necessario per cercare di governare la piu’ grande crisi che ha colpito il mondo che per generazioni abbiamo messo in piedi. E non si tratta neppure de colpi di coda di Daesh sconfitto sul campo, come qualcumo racconta. Sciocchezze: Daesh conta su 46 gruppi affiliati in quasi 30 paesi, e’ liquido e flessibile. Se anche perde terreno in Siraq il suo terrorismo continuera’ a vivere per il mondo. A lungo. Questa idea e’ frutto dell’ennesima cecita’ voluta dalla politica. Dunque? Dunque il rischio aumenta e il 2016 continuera’ peggio di come e ‘ cominciato. Ma queste non sono ragioni di sconforto piuttosto motivi per sviluppare degli interventi adeguati che a breve devono garantire sicurezza a cittadini e istituzioni e a lungo devono estirpare la motivazioni che sorreggono l’adesione al terrorismo. In questa prospettiva giudico importante la collaborazione dell’Islam, che non invoco in quanto moderato ma piu’ semplicemente per chiedergli chiaramente da che parte sta. Perche’ il punto e’ questo: abbiamo bisogno di una dichiarazione formale che riguarda l’Islam, ma non solo, che prenda le distanze da Daesh. Non piu’ parole dette a meta’ ma impegni formali di collaborazione in una guerra che ha bisogno di definire regole e contendenti. Chi non ci sta ora e’ tempo che si renda conto che sara’ trattato da collaboratore col nemico.</span></div>
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		<title>&#8220;Un gennaio dedicato a preghiere e messaggi di dialogo e di pace contro il terrorismo: #Uniticontrolaguerraallereligioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2017 07:32:16 +0000</pubDate>
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</span></div>
<div><b><span style="font-size: large;">La Confederazione #Cristianinmoschea, la Co-mai e il Movimento &#8220;Uniti per Unire&#8221; invitano i fedeli dei diversi credi e i laici a rivolgere un pensiero o una preghiera di pace per le vittime degli attentati terroristici tutti i venerdì, i sabati e le domeniche di gennaio.</span></b></div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7897" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="537" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 537w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/untitled-720-251x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 251w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /></a></div>
<div></div>
<div>Mentre è ancora aperta la caccia all&#8217;attentatore di Istanbul, dove la notte del 31 dicembre 39 persone sono state uccise nel Reina club a causa di un attentato rivendicato dall&#8217;Isis, in Italia, la Confederazione #Cristianinmoschea, le Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai) e il Movimento Internazionale &#8220;Uniti per Unire&#8221;,  rilanciano per il mese di gennaio un appello di speranza e di solidarietà nei confronti delle vittime degli attentati terroristici.  Foad Aodi, Presidente delle Co-mai, Uniti per Unire, fondatore e portavoce di #Cristianinmoschea, invita, infatti, i fedeli di ogni credo religioso e i laici a dedicare questo mese &#8211; come annunciato l&#8217;1.01.2017 &#8211; una preghiera e dei messaggi espressi contro il terrorismo, a favore della pace: il venerdì nelle moschee, il sabato nelle sinagoghe e la domenica nelle chiese e,  in estensione, nei luoghi di culto delle altre confessioni.</div>
<div>L&#8217;appello di Aodi non è isolato: già il 31 luglio, più di 23 mila  musulmani in Italia hanno risposto al precedente invito #Musulmaninchiesa e si sono recati a pregare nelle chiese italiane per i loro &#8220;fratelli cristiani&#8221; a seguito degli attentati in Francia; l&#8217;11 e il 12 di settembre con l&#8217;appello #Cristianinmoschea, alla ricorrenza della Festività musulmana dell&#8217;Eid Al Adha, milioni di cristiani, musulmani, ebrei, fedeli delle altre religioni e laici si sono scambiati un segno di pace portando così avanti l&#8217;obiettivo del dialogo &#8220;porta a porta&#8221; nelle moschee, nei centri culturali, nei luoghi di culto  musulmani e nelle loro case.</div>
<div>Queste iniziative godono inoltre del sostegno di oltre 2000 tra Federazioni, Istituti, Sindacati, Università, Comunità, Associazioni e Ong internazionali che compongono la Confederazione omonima #Cristianinmoschea.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno nuovo e per tutto il mese di gennaio, vogliamo intensificare il nostro impegno contrastando  chi porta avanti una guerra alle religioni che non e&#8217; guerra di religioni, con l&#8217;unione, con la forza del dialogo, con un messaggio o una preghiera di pace&#8221;, dichiara Aodi.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Per questa ragione &#8211; aggiunge &#8211; portiamo avanti uniti e con coraggio la nostra missione internazionale, interreligiosa, interculturale  e laica. Siamo tutti figli di un unico Dio di amore e di pace. Per questo, il nostro lavoro coinvolge diversi attori della società civile che appartengono a tutte le religioni o sono laici, puntando ad abbattere il muro della paura e del pregiudizio per costruire una piramide di speranza contro la guerra alla democrazia e alla libertà&#8221;.</div>
<div></div>
<div>La ferma condanna al terrorismo è ribadita anche da diversi esponenti della Confederazione #Cristianinmoschea, della Co-mai e di &#8220;Uniti per Unire&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Tra loro, Soufi Moustapha, Presidente del Congresso Islamico Europeo dell&#8217;Imam e predicatore in Italia e Imam della Moschea di Cesena afferma: &#8220;A nome del Congresso Islamico Europeo dell&#8217;Imam e predicatore, condanniamo tutti gli atti barbarici, tutte le violenze che sono dannosi sia alla società civile che all&#8217;umanità&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Citando un versetto del Corano, l&#8217;Imam Salameh Ashour, Coordinatore del Dipartimento interreligioso delle Co-mai, afferma: &#8220;Oh gente, questa è la nostra &#8216;umma&#8217; (famiglia): è un&#8217;unica umma, io sono il Vostro Signore, adoratemi. Da questo versetto significativo &#8211; commenta &#8211; si rivela che la nostra umanità è unica; ancor prima di essere musulmani, ebrei, cristiani o atei siamo esseri umani. Questa consapevolezza deve essere alla base della nostra convivenza umana. Il nostro comportamento deve scaturire dai valori che sono impressi nella nostra stessa natura umana: quelli della giustizia, della pace e della fratellanza&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Umberto Puato, Presidente di CulturAmbiente, dichiara: &#8220;Non potremo avere Pace nel Mondo senza Giustizia … e non potremo avere Futuro senza Memoria. Tutte le guerre, non hanno mai risolto alcuna pacifica convivenza, fin dai tempi più remoti, narrati nelle antiche scritture. Questa Pace per realizzarsi ha bisogno anche di concretezza: un lavoro, una famiglia, gli amici, la solidarietà, la nostra realizzazione personale, nel rispetto del Credo di ciascuno di noi e in un clima di serenità e Giustizia sociale. Il terrorismo, di qualunque genere, bellico, economico, psicologico, mina la costruzione del nostro Futuro e alla fine ci danneggia tutti, al di là di ogni realtà religiosa, etnica, politica, economica e sociale&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Lucia Frustaci ed Ivon Ramzi, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di Rise Onlus, rilasciano una dichiarazione congiunta: &#8220;L’inizio del nuovo anno era da tutti noi tanto atteso per cancellare dai nostri occhi il ricordo delle terribili immagini degli attentati terroristici che hanno sconvolto il cuore di tutti noi, nel corso del 2016. L’orribile ondata di sangue ci ha resi definitivamente tutti uguali, senza più distinzioni di religione, cultura o appartenenza etnica. Il dialogo fra culture &#8211; proseguono &#8211; è una strategia operativa, un metodo per superare le difficoltà, a volte il conflitto, dovuti ai diversi punti di vista possibili ed alle diverse forme espressive utilizzate. Per questo è di grande importanza il riconoscimento della uguale dignità di tutte le culture come prerequisito essenziale per la costruzione di una pacifica convivenza sociale&#8221;.</div>
<div></div>
<div>A questi messaggi si aggiunge anche quello di  Don. Denis Kibango, Parroco presso Villasia (Guidonia) originario del Congo: &#8220;Noi che crediamo al Dio di Abramo, nostro Padre nella fede, uniamoci in preghiera per le vittime e imploriamo il Padre celeste di aiutarci a sconfiggere la piaga del terrorismo e di darci la vera pace&#8221;.</div>
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		<title>La yazida Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2016 11:25:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7412" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2" width="900" height="506" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/nadia-murad-schiava-sesso-isis-intervista-726-body-image-1455807405-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nadia Murad è stata eletta &#8220;donna dell&#8217;anno&#8221;: porta una testimonianza diretta del genocidio degli yazidi, etnia curda e minoranza religiosa accusata dai dogmatici sunniti di essere “adoratori del Diavolo” e quindi senza lo status di “dhimmi”. Oggetto di attentati prima da Al Qaeda e ora da Daesh, sono considerati bottino di guerra per il lavoro forzato ma anche schiave sessuali vendute all’asta con diversi passaggi di proprietà. Si calcola che 6000 donne e bambini abbiano subito schiavitù spirituale, fisica e sessuale in uno stupro collettivo che distrugge persone, villaggi, ed anche il patrimonio culturale di città monumentali come Tadmur (Palmira),chiese cristiane, templi yazidi e i resti dell’antica civiltà assira. Sono state ritrovate ad oggi 37 fosse comuni considerate dal punto di vista giuridico come prova “sufficiente” per poter usare il termine genocidio ma a livello internazionale non si è ancora mosso niente, anzi chi scappa dalla schiavitù e dalla morte si ritrova ad affrontare un alt(r)o rischio di morte: il Mediterraneo è il confine più pericoloso. E l’Occidente deve anche imparare saper distinguere: Daesh (che secondo Nadia è funzionale a interessi territoriali e internazionali visto che alcuni l’hanno aiutato e alcuni non hanno reagito) sta applicando quello che crede essere la shariyya islamica ma il crimine non ha e non può avere religione.</p>
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		<title>Il Bataclan, un anno dopo. Riapre con Sting</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 12:17:01 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">di Patrizia Angelozzi</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-640.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7366" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-640.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-640" width="720" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-640.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-640-300x195.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Ad un anno dalla strage nella quale morirono 93 persone in un atto terroristico firmato Isis, riapre il Bataclan.<br />
Spararono all&#8217;impazzata sui tantissimi  giovani presenti ad una serata musicale.<br />
Sembra ieri, invece è passato un anno dal terribile atto di terrorismo che colpi&#8217; duramente  un caffè e diversi ristoranti di Parigi, oltre allo Stade De France di Saint Denis.<br />
130 persone morirono in questi attacchi, in seguito rivendicati dagli jihadisti dell&#8217;Isis, segnando in modo indelebile  Parigi, l&#8217;intera Francia, ed il mondo intero.</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-641.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7368" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-641.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-641" width="720" height="510" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-641.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-641-300x213.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Sarà  Sting ad inaugurare l&#8217;evento il 12 novembre.<br />
A comunicare questa notizia sono gli stessi proprietari del locale, la società Lagardère Unlimited Live Entertainment.<br />
Il giorno dopo il concerto di Sting, ci sarà una cerimonia: domenica 13 novembre, ad un anno esatto dalla strage, dedicato alle vittime di quella terribile serata.<br />
Saranno presenti i componenti degli Eagles Of Death Metal, la band americana che stava suonando quella sera.</p>
<p dir="ltr">La presenza di Sting ha avuto il sold out in poche ore, per questo è stata  aggiunta una seconda data,  il 17 novembre.</p>
<p dir="ltr">Durante i lavori di ristrutturazione del club di Parigi, è stato rafforzata la sicurezza, con un sistema automatico di apertura della porta principale.</p>
<p dir="ltr">Ricordando Valeria Solesin</p>
<p dir="ltr">&#8220;Non si sentono più raffiche. Una mano scuote la spalla di Andrea: «È tutto finito! Alzati!», lo incoraggia un agente delle forze speciali francesi. Dal pavimento, dove si era buttato due ore prima con Valeria, cercando di proteggerla dai proiettili che i terroristi stavano scaricando sulla folla, Andrea è il solo dei due a rimettersi in piedi. Intorno a lui, tanti altri corpi immobili come Valeria..&#8221;<br />
Tornare a vivere senza dimenticare.<br />
Valeria Solesin, una di noi.</p>
<p dir="ltr">
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: “Terror Studios”: il documentario di Alexis Marant che analizza la propaganda di Daesh</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2016 06:52:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Il cuore del Califfato non è strutturato intorno a una caserma o a un pozzo di petrolio ma a un media center Zyad, ex cameramen Daesh Il jihad mediatico è metà&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7152" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-577" width="1000" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577-300x120.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-577-768x307.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il cuore del Califfato non è strutturato</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>intorno a una caserma o a un pozzo di petrolio</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ma a un media center</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Zyad, ex cameramen Daesh</span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il jihad mediatico è metà della battaglia </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al Zawahiri </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Due società di produzione (al Furqan e al hayat in 15 lingue…compresa la lingua dei segni), 35 uffici (di cui 16 in Sinai e 19 nel Bilad al-Sham), un migliaio di contenuti per bambini e per le donne veicolati ogni mese, 50.000 account twitter e mujatweet quotidiani, una radio, un palinsesto con video ispirati ai videogame per il proselitismo e l’arruolamento e docufilm sui soldati ispirati ai film d’azione hollywoodiani: ecco i numeri della propaganda Daesh.</p>
<p align="JUSTIFY">A Raqqa c’è un centro multimediale dove un manipolo di nativi digitali che conoscono benissimo i codici della cultura pop occidentale creano script che non raccontano la realtà ma la mettono in scena con un’altissima qualità della strumentazione: fotografia, luci, software di montaggio e colonna sonora. Come esempio viene analizzato il video di Al Casasbeh, il pilota giordano bruciato vivo nella gabbia: quattro telecamere seguono la vittima che vaga per le strade deserte di Raqqa sotto lo sguardo di miliziani in divisa in 3D quando compaiono fiamme digitali e foto di civili che Al Casasbeh avrebbe bruciato e subito dopo per contrappasso con colori saturi e suoni evidenziati gli viene dato fuoco (secondo Zyad a bruciarlo è stato Al Adnani emiro di Daesh per la Siria). Per dimostrare la tesi di fondo del documentario e cioè che l’immaginario del terrore di Daesh usa storytelling che si richiamano esplicitamente a personaggi e simboli dell’immaginario occidentale a questo video viene giustapposta la scena finale del capitolo dedicato all’ira nel film “Seven” dove Brad Pitt sta per giustiziare Kevin Spacey.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-7151" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-578" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-578.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Il documentario si snoda così in un continuo rimando tra video di propaganda e le fonti di ispirazione: non solo film (oltre a “Seven” citazioni anche per la saga di “Saw” e “Kingdom of heaven” di Ridley Scott), ma anche riferimenti ai reality show (particolarmente inquietante il parallelismo tra Survivor con i concorrenti in costume sulla spiaggia in colonna e i foreigh fighters in tuta mimetica nella stessa identica posizione), ai videogiochi e alle serie tv (a Hollywood l’estremista musulmano è il nuovo cattivo da odiare e in un episodio della quinta stagione di House of Card il presidente Usa è costretto a guardare l’esecuzione di un prigioniero in tuta arancione). C’è poi il fenomeno dei report fighters: su caschi ed armi vengono montate mini-telecamere per raccontare le battaglie in soggettiva e poi si passa al montaggio con l’utilizzo di continui slow motion che enfatizzano i momenti clou.</p>
<p align="JUSTIFY">Si tratta quindi di una strategia di comunicazione articolata e accattivante diffusa capillarmente via web con budget pressoché illimitati ricavati non più da donazioni come era per Al Qaeda ma da traffici illeciti (racket, sequestri, contrabbando di petrolio, contrabbando archeologico e droga): un’associazione criminale più che religiosa.</p>
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		<title>Nahed Hattar ucciso per una vignetta</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Sep 2016 06:47:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Nahed Hattar, scrittore ed intellettuale giordano molto noto e contestato per le sue posizioni politiche (strenuo difensore di Assad e sostenitore della perdita dei diritti civili e politici ai giordani di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-547.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6991" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6991" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-547.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (547)" width="680" height="604" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-547.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 680w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-547-300x266.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></a></p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">di Monica Macchi</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Nahed Hattar, scrittore ed intellettuale giordano molto noto e contestato per le sue posizioni politiche (strenuo difensore di Assad e sostenitore della perdita dei diritti civili e politici ai giordani di origine palestinese) è stato ucciso oggi ad Amman mentre andava in tribunale.</p>
<p dir="ltr">Infatti dallo scorso agosto era accusato di &#8220;incitazione all&#8217;odio, al settarismo, al razzismo e blasfemia&#8221; per aver condiviso su Facebook questa vignetta (di un autore ancora sconosciuto).<br />
Siamo in Paradiso e si vede Abu Saleh (stesso nome dell&#8217;ex ministro delle Finanze di Daesh&#8230;) a letto con due donne mentre chiede a Dio di portargli del vino. Hattar (cristiano) ha spiegato che si tratta di satira politica sull&#8217;ipocrisia di molti politici islamisti&#8230;come del resto dimostra il recente scandalo sessuale in Marocco di 2 esponenti islamisti, entrambi sposati e con figli, sorpresi a fare sesso in auto.</p>
<p dir="ltr">Ennesimo potente esempio della forza della satira e anche della sua pericolosità: una risata li seppellirà&#8230;o ci seppellirà?</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-548.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6994" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6994" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-548.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (548)" width="640" height="570" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-548.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/untitled-548-300x267.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/09/26/nahed-hattar-ucciso-per-una-vignetta/">Nahed Hattar ucciso per una vignetta</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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