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	<title>danza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Silvia e i suoi &#8220;Lacerti d&#8217;anima&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 10:22:15 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="480" height="597" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/foto-lisena-241x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 241w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></a></figure>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Ringraziamo di cuore Silvia Lisena per questa intervista. </p>



<p></p>



<p></p>



<p>Silvia Lisena è molte cose. La quarta di copertina di “Lacerti d&#8217;anima” che riporta la sua biografia colpisce. Insegnante presso la scuola media di Cornaredo, consigliere comunale, componente del Gruppo Donne della UILDM e ovviamente scrittrice.</p>



<p>Il suo “Lacerti d&#8217;anima” ha ricevuto una menzione d&#8217;onore al Premio Culturale Internazionale Unicamilano 2020 e una segnalazione di merito al Premio Letterario Samnium 2020.</p>



<p>Oggi ce ne parla attraverso questa intervista:</p>



<p><strong>La corporeità sembra essere uno dei fili conduttori di questa raccolta, sin dal titolo “Lacerti d&#8217;anima”, vuoi dirci di più&#8230;</strong></p>



<p>La scelta di questa parola è data dalla possibilità di ritrovare suoni dolci e duri nello stesso tempo, ci sono infatti lettere come la “c” ma anche la “r” e la “t”. Quest&#8217;unione di suoni differenti trova un parallelo con la realtà della vita e nel rapporto che abbiamo col nostro corpo.</p>



<p><strong>Ritroviamo spesso la parola fragilità nelle tue poesie&#8230;cosa significa per te? Ti senti fragile o ti sei sentita fragile?</strong></p>



<p>Io intendo la fragilità come caratteristica che ci accomuna, non come una marca di diversità. Un elemento che permette il confronto. L&#8217;esperienza della pandemia ha tirato fuori proprio le fragilità nascoste di ognuno di noi. Se ci riflettiamo bene questa caratteristica non è sempre sintomo di debolezza, siamo noi che abbiamo interiorizzato la dicotomia forte/debole.</p>



<p><strong>Quanto c&#8217;è di autobiografico in “Lacerti d&#8217;anima”?</strong></p>



<p>Quasi tutte le poesie sono autobiografiche eccetto “Tradimento” che ,in realtà, nasce semplicemente da una riflessione sull&#8217;argomento. Non l&#8217;ho mai sperimentato nel rapporto di coppia.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="500" height="778" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16909" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 500w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/04/anima--193x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 193w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></figure>



<p><strong>Quando hai iniziato a scrivere e perchè?</strong></p>



<p>Il 2014 non è solo l&#8217;anno in cui ho iniziato a scrivere in versi, ma rappresenta un momento di svolta.</p>



<p>Sono stata, infatti, ricoverata in terapia intensiva per una polmonite batterica. In questi momenti critici, ho fatto un bilancio della mia vita e ne sono scaturite, conseguentemente, una serie di riflessioni su quanto sia importante vivere la propria vita appieno, cogliendo le opportunità che ci si presentano.</p>



<p>Nel Giugno dello stesso anno, ho anche organizzato un evento dal titolo “Arte sbarrierata”, nato con l&#8217;intento dell&#8217;incontro e del dibattito sull&#8217;arte in tutte le sue forme, dalla scrittura alla danza e infine al teatro. Mi piacerebbe riproporlo prima o poi&#8230;</p>



<p>L&#8217;autoconsapevolezza e la militanza per vedere riconosciuti diritti fondamentali è arrivata, invece, ad Ottobre, grazie all&#8217;incontro con il Gruppo Donne della UILDM.</p>



<p><strong>Nella raccolta nomini una certa Ida&#8230; ti va di dirci di più..</strong></p>



<p>Ida è una signora anziana che ho conosciuto all&#8217;Alzehimer Cafè, un&#8217;iniziativa svoltasi presso il Centro Anziani di Cornaredo. Due sabati al mese circa, si è creata l&#8217;opportunità di far incontrare gli anziani non più autosufficienti o soli con esperti e non. Questo si è realizzato attraverso varie attività, tra cui uno storytelling creativo che ha prodotto anche un libricino.</p>



<p>Sono rimasta colpita proprio da Ida per via della sua storia misteriosa, ma anche per il legame che siamo riuscite a creare in poco tempo. Quest&#8217;esperienza mi ha fatto riflettere sull&#8217;amore incondizionato, senza pretese e che non chiede nulla in cambio.</p>



<p><strong>Pensi che pubblicherai ancora poesie?</strong></p>



<p>Prediligo la prosa. Al momento, comunque, collaboro alla realizzazione di alcune antologie e sto scrivendo un romanzo.</p>
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		<title>&#8220;Stay Human &#8211; Africa&#8221; : Campo di volontariato in Senegal</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2016 16:00:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; Questo diario è stato scritto dopo il campo di volontariato in Senegal, organizzato dall’associazione “Oltre i confini” di Milano dal 1 agosto al 20 agosto 2016. Marco, Riccardo, Pietro, Lorenzo,&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Questo diario è stato scritto dopo il campo di volontariato in Senegal, organizzato dall’associazione “Oltre i confini” di Milano dal 1 agosto al 20 agosto 2016.</strong></p>
<p><strong>Marco, Riccardo, Pietro, Lorenzo, Veronica, Elisa, Laura. </strong></p>
<p><strong>Lamine, Diatta, Assane, Sadibou, Elhadji, Andrè, Fallou.</strong></p>
<p><em><u>Giorno 1</u></em></p>
<p>“Taxi, taxi, cambio, cambio”, uno dietro l’altro, con gli occhi fissi sulle valigie, obbligati a percorrere una passerella non invitante, ai lati della quale giovani senegalesi lottavano per accaparrarsi il turista migliore, il più ricco, da poter trasportare a prezzi rialzati in uno degli hotel sulla costa di Dakar.</p>
<p>Questo l’arrivo in Africa di noi volontari “Oltre i Confini”: forte, buio e caldo, molto caldo. Il primo gesto scesi dall’aereo è stato un respiro profondo, che consentisse a quell’aria tanto umida di arrivare ai polmoni; ancora un altro respiro, l’aria sembrava non arrivare, aiuto.</p>
<p>Superata la <em>gabbia dei leoni</em> abbiamo atteso altri due compagni di viaggio arrivati con un altro aereo, per poi partire verso Malika, quartiere nella periferia di Dakar.</p>
<p>Non ho retto il viaggio, lo ammetto, la mia testa ciondolava spesso e volentieri e il viaggio è sembrato infinito. Quando l’auto si è fermata mi sembrava di aver percorso centinaia di chilometri, il posto in cui mi trovavo non era quello da cui ero partita: la strada era fatta di sabbia, le case tutte basse, su uno o due piani al massimo, e un incalzante odore di fogna circondava ogni cosa.</p>
<p>Il sonno ha prevalso su tutte le considerazioni del caso, il tempo di mettere le lenzuola sui letti, barricarci sotto le zanzariere e le nostre prime ore di Africa stavano per abbandonarsi a Morfeo.</p>
<p><strong><em>Riccardo</em></strong><em>: “Non dimenticherò mai quel viaggio in taxi dall’aeroporto a Malika, lo stradone in mezzo alla sabbia, il paesaggio lugubre della periferia urbana, la mente affollata da innumerevoli pensieri… Probabilmente avevo già capito che quella sarebbe stata l’esperienza più intensa della mia vita. Quello che non avevo ancora capito però, è che sarebbe stata anche la più bella”</em></p>
<p>Il risveglio ha permesso di osservare meglio la casa ed il quartiere. La conoscenza dei vicini non è tardata ad arrivare, dai più grandi ai più piccoli, dimostratisi per nulla diffidenti per l’arrivo di un <em>Tubab</em> (bianco in lingua Wolof).</p>
<p>È seguito un piccolo giro del quartiere con Diatta, il proprietario di casa, che ci teneva molto a farci conoscere il posto e <em>sa famille.</em><em> </em></p>
<p>Sì, ci trovavamo veramente dall’altra parte del mondo, stavamo camminando sulla sabbia dell’Africa tanto sognata e sì, era come ce lo aspettavamo. I bambini, onnipresenti, erano nella quasi totalità dei casi sempre scalzi e sorridenti.</p>
<p>Abbiamo camminato sulla sabbia per diversi minuti: guardandoci intorno abbiamo notato che le <em>strade</em> si alternavano a piccoli lotti di terreno verde che, a primo impatto, sembravano utilizzati come discariche; ammetto non fosse un bel vedere, soprattutto per la zona in cui queste piccole discariche si trovavano: in mezzo alle case e in luoghi di passaggio.</p>
<p>Le case: mia madre direbbe “diroccate”, in modo non corretto, diroccato significa cadente, in rovina. Le case a Malika, invece, per quanto vogliose di ristrutturazioni, erano piene di vita, di cucine colme di riso e di bambini, tanti bambini, saltellanti su una pavimentazione spesso inesistente.</p>
<p>Il campo sarebbe iniziato una settimana dopo il nostro arrivo, questi primi giorni sono stati utili per farci conoscere e per conoscere il luogo in cui stavamo, sono stati momenti fondamentali per alleggerirci il peso del cambiamento e per adattarci alla cultura del luogo.</p>
<p>Nel pomeriggio ci siamo recati al mercato per comperare piccolezze utili in casa, come pentole e bacinelle.</p>
<p>Il mercato è stato lo scenario più difficile che ho visto ma che si è poi trasformato in quello più amato; tante persone, tanto cibo, tante mosche sul cibo, tanto disordine, tanto amore.</p>
<p>Centinaia di persone che parlavano, che contrattavano, donne con abiti colorati che pulivano l’insalata sedute per terra, arrotini che limavano il ferro, cavalli che trasportavano bombole di gas; tante persone, tante parole, tante emozioni.</p>
<p><strong><em>Lorenzo</em></strong><em>: “Tolleranza.. sicuramente la parola con la quale identifico il Senegal è tolleranza nei confronti dell’esterno, degli stranieri. Questa caratteristica qui è molto più sentita rispetto ad altri Stati africani.</em></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6917" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6917" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="MERCATO" width="169" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/MERCATO-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a></p>
<p><em><u>Giorno 2</u></em></p>
<p>Prima visita all’Ecolè &#8220;Fabrizio e Cyril” di Bene Baraque.</p>
<p>Abbiamo consegnato vestiti e cancelleria portati dall’Italia, suddiviso i medicinali destinati all’infermeria e tradotto principi attivi e usi di questi ultimi.</p>
<p>La scuola è una delle più ambite nel quartiere, se non altro per la presenza dell’infermeria che viene puntualmente arricchita dai volontari; questo perché la maggior parte delle famiglie non può permettersi di acquistare farmaci, anche i più economici e quindi, il più delle volte, la scelta di una scuola piuttosto che un’altra è basata sulla presenza di un’infermeria che, in caso di necessità, possa divenire utile ai figli.</p>
<p>L’approccio alla scuola è stato differente, la tranquillità che aleggiava dentro quelle mura era ben diversa dall’atmosfera presente in tutto il quartiere e questo non poteva che essere un punto a favore per un ottimale insegnamento.</p>
<p>Finite le prime commissioni a scuola, il pomeriggio è stato dedicato al relax, <em>la mer</em>, l’oceano.</p>
<p>Circa 45 minuti di camminata per arrivare alla spiaggia, passando per scorciatoie e strade dissestate, tra i bambini più dolci che volevano essere fotografati e quelli più “minacciosi” che marcavano il territorio chiedendoti il nome prima di farti passare.</p>
<p>Nonostante in tutta la periferia le strade fossero fatte di sabbia, arrivati al mare, la sabbia della spiaggia sotto ai nostri piedi era diversa, la sporcizia era più limitata e il profumo del mare intenso.</p>
<p>Come disse Jules Verne<em>, il mare è un immenso deserto dove l’uomo non è mai solo, perché sente fremere la vita ai suoi fianchi</em>, così era. Non ci sentivamo soli guardando l’oceano, “sono arrivata” ho pensato guardando il mare; mi trovavo esattamente nel posto in cui volevo essere.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6922" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6922" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="mare" width="300" height="169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/mare-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p><em><u>Giorno 3</u></em></p>
<p>Prima gita ufficiale, Dakar.</p>
<p>La città si presenta disordinata, chiassosa e ricca di persone. Molto più europea rispetto alla periferia, con tanto di auto, mezzi pubblici e persone, tante persone. L’impatto alla capitale è stato particolare, quasi confuso; abbiamo avuto difficoltà ad orientarci e se fossimo stati turisti senza una guida senegalese sicuramente ci saremmo persi.</p>
<p>L’isola di Gorèe, che avremmo visitato il giorno successivo, si trova davanti la costa della città di Dakar e fu il primo insediamento stabile di europei, in specie portoghesi (nel 1500).</p>
<p>Qui iniziò la tratta degli schiavi, in accordo con i capi Wolof, che vendevano gli schiavi che a loro volta avevano rapito o acquistato più nell’entroterra. Gorèe divenne poi olandese, sino a che non fu acquistata dai francesi. Nel 1677 il Senegal divenne uno dei principali centri africani della tratta di schiavi.</p>
<p>La situazione non mutò fino al 1958, anno in cui il Senegal divenne repubblica autonoma per poi fondersi con il Mali. La Federazione del Mali non resse alla decolonizzazione e appena il 20 agosto 1960 Senegal e Mali dichiararono la propria indipendenza.</p>
<p>Da questo breve cenno storico, si arriva direttamente in Piazza dell’Indipendenza, centro economico di Dakar e monumento fondamentale per il ricordo senegalese. Alla visita delle principali piazze della città è seguito il tour al mercato turistico. Destreggiarsi tra negozianti <em>con merce e oggettistica bellissima</em>, è stato faticoso, lo ammetto.</p>
<p>Chissà se tutti i senegalesi incontrati al mercato si rispecchiano ancora oggi nel monumento più imponente presente nella capitale: il ricordo della resistenza africana.</p>
<p>Imponente, fantastico. Sembra di uscire dalla città per recarsi su di una piccola collina felice, capace di osservare la città dall’alto in silenzio, quasi a controllarla.</p>
<p>Monumento voluto e finanziato da 17 Paesi africani: un uomo che guarda fiero verso l’alto (<strong><em>libertà</em></strong>), con un bambino in braccio che punta il dito verso l’Oceano, verso la costa dell’America (<strong><em>futuro</em></strong>) e una donna tenuta per mano con lo sguardo fisso verso l’isola di Gorèe (<strong><em>ricordo</em></strong>).</p>
<p>Ogni considerazione e spiegazione in più sminuirebbe l’imponenza e l’importanza di questa enorme statua che dall’alto protegge la città e accoglie i turisti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6916" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6916" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="monumento" width="169" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/monumento-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><u>Giorno 4</u></em></p>
<p>Improvvisata una festa fuori da casa nostra con jambe e altri strumenti acquistati al mercato. Come se i 30 bambini radunatisi in pochi minuti non aspettassero altro che avere degli strumenti da suonare.</p>
<p>I sandaletti di una trentina di bambini in pochi minuti si sono riempiti della sabbia della nostra via, chi ballava, chi cantava e chi suonava. Bambini seduti con gli strumenti in mano, bambine davanti a ballare <em>quando la timidezza lo consentiva</em> e poi noi, che abbozzavamo in malo modo qualche passo, che non stavamo a ritmo ma che facevamo sorridere tutti.</p>
<p>Le emozioni di questa mattinata hanno superato molte altre, descrivere il perchè risulta complicato, immersi nella musica, i nostri piedi si muovevano in un unico grande suono, quasi ritmato.</p>
<p>Le emozioni sono, poi, continuate a scuola, dove i bambini del quartiere fremevano per conoscerci e sono venuti a salutarci a riunione conclusa.</p>
<p>Lo stesso amore, gli stessi sorrisi.</p>
<p>In questa giornata siamo stati ufficialmente accettati da tutto il quartiere, siamo divenuti parte del gruppo! Siamo africani senza essere nati in Africa, l’Africa oggi è nata dentro di noi.</p>
<p><strong><em>Marco:</em></strong><em> “Il “mio Senegal è stato quello delle chiacchere con la gente, degli sguardi diffidenti che un istante dopo diventano sorrisi, delle fotografie in giro, delle partite a calcio con i bambini, delle sessioni di percussioni improvvisate insieme. Quello che ti fa riscoprire il piacere, semplice e originario, della condivisione.”</em></p>
<p><em><u>Giorno 5</u></em></p>
<p><em> </em>Isola di Gorèe.</p>
<p><em>Una porta di non ritorno… da dove? </em></p>
<p><em>Dalla tua terra, dal tuo calore, dai sorrisi che ami.</em></p>
<p><em> </em><em>Una porta di non ritorno… per dove? </em></p>
<p><em>Una porta verso l’Oceano, verso il mare che sembra infinito ma che arriva ad un punto fermo, in una terra cattiva, non accogliente, pronta a sfruttarti.</em></p>
<p><em> </em><em>Io amo la mia terra, non voglio partire. </em></p>
<p><em>Io non posso decidere, io sono un pezzo di carne per gli squali.</em></p>
<p><em>Io ho dei sentimenti, mia madre non la rivedrò più?</em></p>
<p><em>Io abito qui, bianchi bastardi.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Una casa, la prima da quando siamo in Africa, senza bambini, senza profumo di cibo, senza persone. Con un’aria pesante. Quattro mura piene di odio e di razzismo; bambini stretti in una stanza, costretti da catene minuscole come i loro polsi.</p>
<p>Immobili, sdraiati, uno di fianco all’altro.</p>
<p>I pianti, le urla, “dov’è la mia mamma?”.</p>
<p>Oggi Gorèe è un’isola molto bella, il panorama è mozzafiato. Siamo in mezzo all’Oceano, sembra che niente possa colpirci, tranne il ricordo, il peso del male, il peso del pianto e della sofferenza, il peso della schiavitù.</p>
<p>Per non dimenticare.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6918" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6918" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="gorèe" width="169" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gorèe-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a></p>
<p><em><u>Giorno 6</u></em></p>
<p><em> </em>Riecco l’immenso Oceano davanti ai nostri occhi, , lo stesso Oceano di Gorèe.</p>
<p>Quanto male ha dovuto sopportare e quanto ancora oggi è costretto a vedere.</p>
<p>Non si vede la fine, tranne al tramonto quando i colori permettono di distinguere il cielo e il mare in modo netto.</p>
<p>“<em>Bienvenue au</em> <em>Senegal</em>”, riecheggiano nella mia mente parole e voci di gente comune incontrata lungo la strada per il mare, voci di bambini e di adulti, accoglienti e dolci. Pronti a riceverci nel loro Paese, cosa tanto complicata che noi occidentali, tanto evoluti ai loro occhi, non siamo riusciti a fare e che, ad oggi, non abbiamo ancora imparato.</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Elisa</em></strong>: <em>“L’Africa mi ha fatto riscoprire l’importanza della condivisione, della cultura e della fratellanza. Mi ha spogliata di tutto il superfluo aprendomi cuore e mente all’essenza della vita”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><u>CAMPO DI VOLONTARIATO – giorni da 7 a 20</u></em></p>
<p><em> </em>L’emozione è stata protagonista in tutti questi giorni, tra canti e abbracci le due settimane di campo sono volate. Nonostante la paura di non essere compresa, di non saper gestire una classe o ancora, di farmi sopraffare dalla gioia, le emozioni positive provate hanno reso questi giorni rasserenanti e piacevoli.</p>
<p>Il campo, iniziato lunedì 8 agosto, consisteva nell’organizzazione e totale gestione di un campo estivo con sede nella scuola Fabrizio e Cyril di Bene Baraque, aperta a tutti i bambini del luogo, non limitata agli iscritti effettivi della scuola dell’intero anno scolastico.</p>
<p>Questo significava preparare lezioni e animazione. Quest’ultima a mio parere è stata il punto di forza di tutto il campo: l’animazione è risultata fondamentale per fare sfogare i ragazzi, permettergli di giocare, piccoli e grandi insieme, è risultata utilissima per creare un rapporto oltre l’insegnamento vero e proprio all’interno delle classi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le classi, luoghi di lavoro in grado di contenere anche 40 bambini, non erano esattamente come ce le aspettavamo, o forse sì. Il disordine era imperante; anche in assenza di bambini le classi sono state trovate sporche e confuse. “Del resto siamo in Africa” ho pensato subito ma no, non era una giustificazione. Affermare di essere in Africa non vuol dire assolutamente niente, le classi non erano sporche perché ci trovavamo in Africa, l’Africa non è nata sporca e le classi bastava ripulirle.</p>
<p>Questo discorso, personalmente è balenato nella mia testa diverse volte durante queste settimane, naturalmente riferito a situazioni e questioni diverse. Potrebbe essere un buon argomento di discussione ma questa non è la sede adatta per l’approfondimento. In ogni caso, è bastato qualche giorno di lezione per “metter sotto” insegnanti e alunni anche nella pulizia delle classi.</p>
<p>Il primo giorno i bambini, in trepida attesa, attendevano i bianchi che, come di consueto, avrebbero tenuto il campo quest’anno. Da lontano ne scorgevamo qualcuno che richiamava l’amico a guardarci, un altro che correva contro di noi e una decina di ragazzi affacciati ai balconi della scuola che parlavano ridendo tra di loro. Stavano aspettando tutti noi, quei sei ragazzi sulla trentina un po’ spaventati che si ritrovavano già a stringere la mano a qualche bambino, che si guardavano intorno con un sorriso immenso e che erano la novità di tutto il quartiere.</p>
<p>Entrati a scuola, la paura è diminuita, gli insegnanti e i ragazzi ci hanno subito accolto con delle canzoni che non dimenticherò mai, che hanno riempito tutte le nostre giornate, dalla permanenza a scuola ai viaggi in car-rapide, le abbiamo canticchiate per tutta la permanenza e ancora oggi risuonano nella mia testa, come un mal d’Africa che non se ne andrà mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>AFRIQUE, MON AFRIQUE, AFRIQUE MON AFRIQUE</em></p>
<p><em>AFRICA SAMA REW LA’</em></p>
<p><em>MAMA AFRICA</em></p>
<p><em>AFRIQUE DES FIERS GUERRIERS</em></p>
<p><em>DANS LES SAVANES ANCESTRALES</em></p>
<p><em>AFRIQUE QUI CHATE, MA GRANDMERE</em></p>
<p><em>MAMA AFRICA</em></p>
<p><em>AU BORD DE TES FLUEVES LONTAINES</em></p>
<p><em>JE T’AI JAMAIS CONNU</em></p>
<p><em>AFRICA SAMA REW LA</em></p>
<p><em>MAMA AFRICA</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’interno delle classi, i ragazzi cambiavano atteggiamento, la scuola resta il luogo fondamentale nella crescita del bambino, la soggezione provocata dal frustino e dell’insegnante è parte del gioco. Essendo un campo estivo sicuramente l’atmosfera era molto più rilassata ma le ore di lezione restavano tali e l’insegnante era comunque una persona da rispettare, se poi si trattava di un maestro bianco, ballerino durante l’animazione e ridicolo quando provava a parlare wolof ancora meglio.</p>
<p>Le classi erano tre e i ragazzi divisi per età, una classe per i piccoli, i medi e i grandi. Esclusi i piccoli, che avevano attività ad hoc composte essenzialmente di giochi e pasticci con le tempere, per i grandi e medi si alternavano lezioni di inglese e matematica. L’intera gestione del campo era affidatta ai campisti italiani, sempre affiancati da almeno un insegnante senegalese, figura fondamentale per ristabilire l’ordine in momenti di euforia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6923" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-medium wp-image-6923" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="scuola" width="300" height="169" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/scuola-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Pietro:</em></strong><em> “A scuola ho ricevuto un affetto  umano spontaneo e straordinario. Con i loro ampi sorrisi, con le mani tanto strette alle mie e attraverso gli affanni per entrare in classe, bloccando la porta di ingresso, i bimbi mi hanno mostrato un benvenuto e una fiducia incodizionati ed inspiegabili.</em></p>
<p><em>Il fatto di essere un tubab, oltreche un elemento di novità non bastano a spiegare la forza della loro apertura nei miei riguardi. Ho provato un forte senso di gratitudine ma mi sono sentito anche incoraggiato e spinto a fare del mio meglio per loro, ma confondendo a volte chi tra noi fosse davvero la guida e disposto a seguire i passi  dell’altro. Forse erano loro che inconsapevolmente mi stavano indicando un orizzonte più umano, sincero ed allegro, certamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati nella nostra vita frenetica occidentale.”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrando in una scuola africana ci sono diverse cose da tenere in considerazione, a partire dalla cultura e dalla povertà del luogo in cui gli alunni vivono.</p>
<p>Le difficoltà maggiori che abbiamo incontrato sono riferibili al mantenimento della cancelleria; “<em>essendo un campo estivo</em>”, ci hanno spiegato gli insegnanti del luogo, “<em>qualsiasi cosa consegnata, dal pastello al foglio, è un di più per i bambini e tendono a tenerlo per loro, come fosse un premio</em>”.</p>
<p>Giustificazione parziale per il pensiero occidentale, scontata in quello africano; molte situazioni che a noi parrebbero scontate sono da ridimensionare, condizioni che farebbero andare su tutte le furie sono qui considerate normalità. Il contesto in cui questi ragazzi vivono fa sì che ogni oggetto messo a loro disposizione sia considerato un po’ anche loro.</p>
<p><strong><em> </em></strong>“Chi ha poco per sè, ha tanto per gli altri”, così mi dissero qualche tempo fa e in Africa questa cosa è quanto mai sentita, la condivisione del cibo, degli spazi, delle emozioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ho ricevuto dei regali da alcune mie alunne, senza che queste volessero nulla in cambio.</p>
<p>Ho ricevuto “inviti a cena” da persone sedute per terra a mangiare riso da una ciotola comune.</p>
<p>Ho ricevuto abbracci spontanei senza un motivo specifico.</p>
<p>Parlare di condivisione con riferimento ai bambini è complicato, italiani o senegalesi, poco cambia. Soprattutto all’interno di una scuola, è stata dura far condividere la cancelleria che avevamo portato per loro, molte cose sono andate perse e molte altre non sono state restituite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Madame, madame, madame” “le crayon, le crayon, le crayon”</em>.</p>
<p>Qualsiasi colore avessero in mano era quello sbagliato, il colore che serviva a loro era in mano ad un altro bambino e loro, a suon di parole e alzate di mano, erano disposti a tutto per averlo.</p>
<p>Le classi erano comunque gestibili, i ragazzi ascoltavano con interesse e, concluso il compito, i bambini facevano a gara per essere i primi a prendersi il “Bravo!” dall’insegnante, che facesse invidia a tutti i compagni. La classe più complicata è forse stata quella dei piccoli per difficoltà legate essenzialmente alla lingua; questo perchè fino ai 7/8 anni i bambini in Senegal parlano solo lingua woloof alternata a pochissime parole di francese.</p>
<p>I volontari italiani impiegati in questa classe hanno, quindi, avuto difficoltà a farsi comprendere e rispettare per mantenere l’ordine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Laura:</em></strong><em> “Un episodio particolarmente emozionante a scuola, nella classe dei piccoli, è stato aiutare i bimbi, che non sapevano impugnare la matita, a disegnare e colorare. Prendere la loro mano e guidarli nell’attività mi ha trasmesso un’emozione stupenda.</em></p>
<p>Nonostante alcune difficoltà superabili e superate, due settimane di campo sono volate, tra balli sfrenati e attese interminabili per i pranzi tutto è finito e oggi mi ritrovo in Italia, davanti al mio computer a cercare di scrivere di tutte le emozioni provate. Ho deciso di inserire in questo diario le emozioni dei miei compagni di viaggio sia per farmi aiutare in questo difficile compito sia perché avere un gruppo così unito è stato fondamentale per superare le difficoltà.</p>
<p>Questo non vuole essere un incitamento ad andare in Africa ad ogni costo, vuole essere un consiglio a lasciarvi andare all’amore e alla felicità. A prendere la vita dal lato giusto che c’è chi, con poco, vive meglio di noi, sa gestire le emozioni in modo adeguato e non si fa sopraffare da tristezza e depressione.</p>
<p>C’è chi vive senza scarpe e chi lavora una vita per non rimanere senza.</p>
<p>Conosciute tante persone senza scarpe e tante con, penso di poter concludere che sì, si vive meglio senza scarpe.</p>
<p>Lasciatevi emozionare.</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Veronica</em></strong><em>: “Sono diventata ricca con poco, di una ricchezza invidiabile che intendo condividere con questo diario e con i miei racconti su cosa l’Africa mi ha lasciato. Facendomi guardare negli occhi e condividendo l’amore ricevuto in questi giorni spero di essere in grado di trasmettere il calore, l’accoglienza e i sentimenti provati in questi giorni.</em></p>
<p><em>Il mio saluto all’Africa è stato un arrivederci, non un addio, perché una volta provate certe sensazioni è difficile farne a meno, forse è questo il mal d’Africa di cui tutti parlano?”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6919" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6919" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="gruppo" width="5312" height="2988" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 5312w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/gruppo-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 5312px) 100vw, 5312px" /></a></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>One billion rising: la violenza sul corpo sacro delle donne</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 08:48:39 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Monica Macchi</p>
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<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY">
Scrittrice, poetessa, sceneggiatrice, regista e attivista di origini ebree è diventata famosa per i “Monologhi della vagina”<a class="sdfootnoteanc" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1sym?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1anc">1</a>, che dal 1996 è stato tradotto in 50 lingue e rappresentato in 150 paesi (ha appena debuttato in India e a Cuba). Ogni anno viene attualizzato con un nuovo monologo sulle violenze contro le donne in ogni parte del mondo: una delle più<br />
rappresentate è <i>My Vagina Was My Village</i>, monologo scritto sulla base delle testimonianze delle donne vittime di stupro in Bosnia. Da queste pièce teatrali è nato il movimento<br />
globale V-Day, per la difesa dei diritti delle donne: 189 Paesi, oltre 70 città in Italia, 13mila organizzazioni femminili e femministe coinvolte oltre a singole personalità come Vandana Shiva e il Dalai Lama.</div>
<div align="JUSTIFY">Dal 14 gennaio 2012 dopo aver letto una statistica secondo cui una donna su tre in tutto il pianeta sarà oggetto di percosse o stupro nel corso della sua vita ha lanciato la campagna One Billion Rising in cui le attiviste e gli attivisti danzano come strumento creativo per mostrare sdegno e assumersi le proprie responsabilità e favorire una nuova presa di coscienza, una presa di coscienza che opponga resistenza alla violenza finché questa non diventerà inconcepibile.</div>
<div align="JUSTIFY">
<div class="separator"></div>
<div class="separator"><a title="" href="http://2.bp.blogspot.com/-2qzmETO5fyU/VlVjDa3UMjI/AAAAAAAADlM/TCTcED62Ug0/s1600/untitled%2B%252891%2529.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMQ==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/untitled289129.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="320" height="127" border="0" /></a></div>
</div>
<div align="JUSTIFY"><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="_GoBack"></a>Lo scorso 13 settembre Eve Ensler era a Milano al Teatro Elfo-Puccini in un incontro pubblico con Lella Costa per presentare il suo ultimo libro “Nel corpo del mondo” in cui racconta la sua esperienza con la malattia, un tumore all’utero e la riappropriazione del proprio corpo rispetto alle mutilazioni fisiche e psicologiche. In particolare rivendica una maternità non stereotipata che va al di là degli organi di procreazione, ma intesa come cura nei confronti di persone che si scelgono e con cui si creano dei legami. Ed Eve ha scelto le donne di Bukavu, in Congo con cui ha creato la Città della Gioia, un luogo condiviso in cui donne, molte delle quali analfabete<br />
e sopravvissute a stupri e torture, esorcizzano i traumi attraverso l’arte, la danza e corsi di autodifesa mentre diventano catalizzatrici di un radicale cambiamento sociale seguendo corsi<br />
professionali, di agricoltura e di uso del computer per poi istruire altre donne nei villaggi. Il cancro diventa così una metafora della società capitalistica senza alcuna attenzione né all’ambiente né alle persone: legare la nostra lotta a quella degli altri contro una<br />
società consumistica e sprecona è l’unico modo per ribaltare la gerarchia e la violenza.</div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div align="JUSTIFY"><strong>Il numero, in Italia, per denunciare violenze e stalking: 1522</strong></div>
<div align="JUSTIFY"></div>
<div id="sdfootnote1">
<div><a class="sdfootnotesym" href="https://www.blogger.com/editor/static_files/blank_quirks.html#sdfootnote1anc?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="sdfootnote1sym">1</a><br />
La traduzione italiana del testo è disponibile in edizione Il Saggiatore e Marco Tropea</div>
</div>
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		<title>ONE BILLION RISING ITALIA: la resilienza creativa per dire BASTA ALLA VIOLENZA SULLE DONNE !</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2016 10:46:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; AGISCI, BALLA, RIBELLATI! Mancano due giorni al ONE BILLION RISING, il movimento globale per dire BASTA alla VIOLENZA SULLE DONNE ! In attesa degli eventi, in Italia e nel mondo, pubblichiamo il testo di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5226" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5226" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-22.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (22)" width="299" height="257" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5227" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5227" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="12065481_738937332907171_3232578313752288346_n" width="160" height="160" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/12065481_738937332907171_3232578313752288346_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>AGISCI, BALLA, RIBELLATI!</p>
<p>Mancano due giorni al ONE BILLION RISING, il movimento globale per dire BASTA alla VIOLENZA SULLE DONNE ! In attesa degli eventi, in Italia e nel mondo, pubblichiamo il testo di Eve Ensler per l&#8217;edizione 2016.</p>
<p>Credo che in questo momento dobbiamo vivere sul filo di una incomprensibile follia, rifiutando sia di arrenderci, sia di far finta di niente. Ci troviamo a danzare sul baratro dell’annichilimento, ma allo stesso tempo con passione incoraggiamo e accogliamo un nuovo modello di riferimento.</p>
<p>Cosa molto difficile in un mondo, in un sistema che ci ha rigidamente indottrinato alla negazione del pensiero, a parlare per citazioni, a ragionare in modo schematico tra sì e no, mi piace e non mi piace, in una dicotomia dell’ “io con noi o contro di noi”, insomma secondo assolutismi stupidi e riduttivi, strumenti di manipolazione consumistica. L’entusiasmo dell&#8217;assurdità richiede di fare propria l’ambiguità, l’insicurezza e significa guardare a testa alta il drammatico frangente in cui ci troviamo. Significa dimenarsi e prevedere che cadrai, danzando nell’impossibile caos di un appassionato possibile.</p>
<p>Dobbiamo quindi imparare l’arte e mettere in opera la “distruzione&#8221;. Dobbiamo lasciare andare le nostre false sicurezze e dirottare la nostra percezione del mondo. Dobbiamo dare per scontato che ovunque noi viviamo e qualsiasi cosa facciamo, può cambiare e sgretolarsi e dobbiamo abituarci al cambiamento e al lasciare andare le cose. A vivere come se non ci fosse altro futuro se non quello che noi creiamo. Con nessuna garanzia se non la nostra determinazione a vivere come pionieri di una nuova consapevolezza e di una nuova strada.</p>
<p>Dobbiamo diventare persone che vanno contro corrente. Questo è il potere della resilienza creativa. Smettere la solita routine e prendere posizioni contro la nostra accettazione o contro una crescita economica, rischiare di ricevere disapprovazione e polemiche, prendere parte ad azioni che allentano la morsa verso derive suicide e abbattere ogni tirannia.</p>
<p>Distruggere, combattere e danzare con tutte le nostre risorse per una vita che vada oltre la comodità.</p>
<p>Eve Ensler</p>
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		<item>
		<title>Milano in festa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 May 2014 11:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sabato 17 e domenica 18 maggio 2014 Milano è in festa. Due manifestazioni animeranno la città all&#8217;insegna della multiculturalità, dell&#8217;antirazzismo, dello stare insieme e della cultura. Si comincia in Via Padova con “Via Padova&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sabato 17 e domenica 18 maggio 2014 Milano è in festa.<br />
Due manifestazioni animeranno la città all&#8217;insegna della multiculturalità,<br />
dell&#8217;antirazzismo, dello stare insieme e della cultura. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/ambiente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/ambiente.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
comincia in Via Padova con “Via Padova è meglio di Milano” con<br />
incontri culturali (presentazione del fumetto “La rosa sepolta”<br />
sui bambini soldato; visite guidate alla Casa della cultura islamica;<br />
il dibattito “Moschea o moschee a Milano), laboratori (cibo, moda,<br />
danza, yoga), mostre fotografiche “ i 4 borghi lungo la Martesana:<br />
ieri e oggi), e poi ancora: sport, , mercatini e giochi. Per il<br />
programma completo potete andare sul sito <a href="http://www.meglioviapadova.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.meglioviapadova.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/musica-teatro-danza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/musica-teatro-danza.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
giornata di sabato sarà arricchita anche dalla festa antirazzista e<br />
antifascista, organizzata da scuola Baobab e Rete Scuole Senza<br />
Permesso presso la cascina autogestita Torchiera con la<br />
partecipazione di Mohamed Ba, con il suo monologo tratto dal testo<br />
“Parole fuori luogo” e una lezione aperta dal titolo: “<br />
Sentirsi straniero, sentirsi a casa”. Per info:<br />
<a href="http://www.scuolesenzapermesso.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.scuolesenzapermesso.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Domenica<br />
18, Corso Buenos Aires diventerà isola pedonale per ospitare gli<br />
stand di molte associazioni, come la nostra, attive sul territorio.<br />
Iniziativa sostenuta dal Comune di Milano, zona 3.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Prepariamoci,<br />
quindi! La festa sta per cominciare&#8230;</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>GIUSTIZIA E DIRITTI: TRE LEGGI POPOLARI SU TORTURA, CARCERI E DROGHE  Iniziativa con raccolta firme su tre proposte di legge</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/06/17/giustizia-e-diritti-tre-leggi-popolari/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 04:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;associazione per i Diritti Umani e Spazio Tadini organizzano l&#8217;incontro dal titolo: &#160; GIUSTIZIA E DIRITTI: TRE LEGGI POPOLARI SU TORTURA, CARCERI E DROGHE Iniziativa con raccolta firme su tre proposte di legge GIOVEDI’&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;associazione per i Diritti Umani e Spazio Tadini organizzano l&#8217;incontro dal titolo:</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;<b> </b></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>GIUSTIZIA<br />
E DIRITTI: TRE LEGGI POPOLARI SU TORTURA, CARCERI E DROGHE</b></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Iniziativa<br />
con raccolta firme su tre proposte di legge</b></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>GIOVEDI’<br />
27 GIUGNO 2013</b></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>ore<br />
18</b></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
presso</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>SPAZIO<br />
TADINI</b></div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
Via<br />
Jommelli, 24 (MM Loreto/Piola)<br />Milano</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
 &#8211;<br />
Ingresso gratuito a tutti gli associati Per i Diritti Umani e Spazio<br />
Tadini –
</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
E’<br />
possibile sottoscrivere le tessere delle associazioni in loco al<br />
costo agevolato a partire da € 3,00
</div>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Milano,<br />
7 giugno 2013,  L’Associazione per i Diritti Umani e Spazio Tadini<br />
presentano in collaborazione con l’Associazione Antigone e<br />
l’Associazione Naga: <b>Giustizia<br />
e Diritti: tre leggi popolari su tortura, carceri e uso di droghe</b><br />
 Presso Spazio Tadini, Via Jommelli, 24 (MM Loreto/Piola) a Milano<br />
alle ore 18.30.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
serata si propone di presentare una discussione ragionata sul sistema<br />
carcerario italiano: dopo la condanna del nostro Paese, da parte<br />
dell’ Unione europea, per il sovraffollamento dei nostri istituti<br />
detentivi, è nata la campagna di raccolta firme a cui le<br />
associazioni per i Diritti Umani e Spazio Tadini intendono aderire.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
campagna è promossa e organizzata, infatti, da decine di<br />
associazioni e movimenti che tutelano i diritti di tutti e intende<br />
portare avanti la raccolta firme per introdurre, nel sistema<br />
legislativo italiano, tre norme sulla tortura, sulle carceri e sulla<br />
droga.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
particolare si vuole introdurre il REATO di tortura, pene ALTERNATIVE<br />
al carcere e DEPENALIZZAZIONE del consumo di droghe: oltre a questo,<br />
però, è importante cambiare la mentalità riguardo ai temi della<br />
giustizia e della punizione.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Durante<br />
la serata sarà possibile sottoscrivere la raccolta firme per le tre<br />
proposte di legge (chi fosse interessato deve portare un documento di<br />
identità).</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Interverranno<br />
sul tema:</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<ul>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Valeria<br />
 Verdolini, rappresentante dell’Associazione Antigone</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Maria<br />
 Vittoria Mora, referente del servizio carcere per l’Associazione<br />
 Naga</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Francesco<br />
 Tadini, fondatore di Spazio Tadini che riporterà la sua<br />
 testimonianza sulla vita carceraria.</div>
</li>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Alessandro<br />
 Giungi, Consigliere del Comune di Milano</div>
</li>
</ul>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 2cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Coordina:<br />
Alessandra Montesanto, Vicepresidente Associazione per i Diritti<br />
Umani</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Introduce:<br />
Melina Scalise, Presidente Spazio Tadini e mediatore civile.</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
termine degli interventi:</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<ul>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
alle<br />
 ore 19 sarà proiettato il documentario <b>LA<br />
 PRIGIONE DEGLI ALTRI</b> (50<br />
 minuti) con l’intervento in video dei registi, Alessandro e Mattia<br />
 Levratti per il Naga.</div>
</li>
</ul>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
film è realizzato per il Gruppo Carcere del NAGA e raccoglie<br />
interviste ad alcuni immigrati oggi liberi oppure agli arresti<br />
domiciliari che raccontano la loro esperienza carceraria e aiutano lo<br />
spettatore ad aprire una riflessione sulla funzione delle carceri<br />
italiani nei confronti dei detenuti immigrati, ma non solo. Il<br />
carcere riduce davvero la microcriminalità? o la riproduce? Il<br />
carcere ha una funzione riabilitativa?
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Queste<br />
sono solo alcune domande su cui vertono il documentario e la serata<br />
che proponiamo. Ma è solo un primo incontro che apre una serie di<br />
iniziative sul tema della giustizia.
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
“Il<br />
filosofo Norberto Bobbio ricorda che la giustizia è una virtù, una<br />
delle virtù etiche fondamentali. Oggi è considerata, troppo spesso,<br />
come una vendetta oppure una punizione disgiunta dal rispetto per la<br />
vita. Se c&#8217;è qualcuno che non ha rispetto per gli altri, va punito;<br />
ma chi punisce – lo Stato, la società – non deve perdere di<br />
vista il valore della dignità umana”, Alessandra Montesanto,<br />
Vicepresidente dell&#8217;Associazione per i Diritti Umani</div>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<ul>
<li>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
alle<br />
 ore 21 segue lo spettacolo di teatro danza della Compagnia<br />
 OpificioTrame <b>AB (Against<br />
 Body)</b></div>
</li>
</ul>
<div style="margin-bottom: 0cm; margin-left: 1.27cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Uno<br />
spettacolo che mette in primo piano il corpo, il suo significato<br />
sociale, il suo “esistere oggi” toccando vari aspetti come la<br />
guerra, l’uso commerciale,la percezione individuale del corpo<br />
alterata da canoni estetici e da una cultura che penalizza o altera<br />
il corretto equilibrio tra mente e corpo.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
AB<br />
[Against Bodies]<b><br />
è una </b>produzione<br />
del 2010<b>.<br />
</b>Lo<br />
spettacolo prosegue la ricerca sul corpo, tra bellezza, crudeltà e<br />
inappagato, iniziata da Federicapaola Capecchi e Lutz Gregor con con<br />
“<em>Raft<br />
of Medusa</em>“,<br />
all’interno di Choreographic Collision Part 2, parte del 6°<br />
Festival Internazionale di Danza Contemporanea della Biennale di<br />
Venezia.</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
<em>“Normalmente<br />
il video ci trasmette meat market quotidiani, violenza, e non solo<br />
quella reale in sé ma, peggio, quella della ripetizione<br />
dell’inutile, del mediocre, della stupidità. Against Bodies, tutto<br />
sembra contro il corpo ed il suo valore. Ma dov&#8217;è il corpo? Cos&#8217;è,<br />
oggi? Oppure sono i corpi…contro. Un muro, una gabbia di corpi in<br />
movimento, forse al rallentatore, o forse solo come tale lo<br />
percepiamo. Un basso rilievo di corpi vivi da cui prende forma e vita<br />
il rincorrersi di incontri, avvicinamenti, crudeltà? E ripetizioni.<br />
Attraverso 4 prove rituali – lavoro, silenzio, fame, preghiera &#8211;<br />
una continua incorporazione dell’inappagato. Tentando di generare<br />
un ritmo di logorio che raccolga, però, ciò che è stato perso.</em>”<br />
<i>Federicapaola<br />
Capecchi </i>
</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Coreografia<br />
e regia: <b>Federicapaola<br />
Capecchi</b></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">
Con:<br />
<b>Federicapaola<br />
Capecchi, Marco De Meo, Francesco Napoli, Elena Rossetti, Stefano<br />
Roveda</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Produzione:<br />
<b>OpificioTrame<br />
e Spazio Tadini</b></div>
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		<title>San Valentino contro la violenza sulle donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 07:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[ballo]]></category>
		<category><![CDATA[Congo]]></category>
		<category><![CDATA[danza]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
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		<category><![CDATA[San valentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il giorno di San Valentino,&#160; festa dell&#8217;amore e degli innamorati, si è trasformato in una danza planetaria, a cui hanno partecipato uomini e donne che hanno usato il proprio corpo per un inno alla&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
Il giorno di San Valentino,&nbsp; festa dell&#8217;amore e degli innamorati, si è trasformato in una danza planetaria, a cui hanno partecipato uomini e donne che hanno usato il proprio corpo per un inno alla vita e per dire BASTA alle violenze contro le donne, BASTA alla violenza fisica e psicologica.&nbsp;<br />
In moltissime piazze, in Italia e nel mondo, è stato organizzato un flash mob gigantesco: chiunque, ovunque si trovasse, si è messo a ballare in pubblico sulle note di <i>Break the chain</i>.<br />
L&#8217;iniziativa, dal titolo <i>One billion rising</i>, Un miliardo insorge, è stata lanciata da Eve Ensler, l&#8217;autrice della celebre pièce teatrale<i> I monologhi della vagina</i> attraverso la quale l&#8217;autrice sta portando avanti, da anni, una battaglia per promuovere la dignità femminile; la Ensler è anche a capo di una Ong, la V-Day, che si batte contro la violenza domestica, gli stupri, le mutilazioni genitali, la schiavitù sessuale, ancora presente, purtroppo, in molte aree del mondo.<br />
In un collegamento telefonico dal Congo con i media di tutto il mondo, il 14 febbraio scorso, Eve Ensler ha raccontato che: &#8221; Il Congo, dove ho trascorso molto tempo, è una realtà devastata da 13 anni di guerra civile in cui sono morte 7 milioni di persone e milioni di donne sono state stuprate, torturate e uccise. Ho visto cosa succederebbe se permettessimo alla violenza di continuare. In Africa ho visto donne fra le più forti del mondo alzare la testa, unirsi e insieme cercare di uscire dalla caverna del patriarcato nella quale sono costrette. Sono capaci di trasformare il dolore in forza&#8230;E la danza, forma di espressività spesso usata dalle donne afrcane, diventa espressione libera del proprio corpo, quindi ribellione&#8221;.<br />
All&#8217;iniziativa hanno aderito oltre 5000 associazioni, innumerevoli Ong e istituzioni e l&#8217;evento&nbsp; verrà replicato perchè la lotta alla violenza non si può esaurire in un giorno soltanto. Per ulteriori informazioni si può consultare il sito <a href="http://www.onebillionrising.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.onebillionrising.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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