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	<title>decreto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi (AMSI): “Dubitare delle competenze dei professionisti sanitari che arrivano qui aumenta i pregiudizi”</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2024 08:57:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/ In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Intervista della giornalista Francesca Mazzini al Prof. Foad Aodi. Le tematiche della nostra sanità a 360 gradi</strong></p>



<p><a href="https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tag24.it/1080641-medici-stranieri-in-italia-intervista-foad-aodi-amsi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="290" height="290" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17596" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 290w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-150x150.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/06/ao-80x80.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" /></a></figure></div>



<p class="has-text-align-left">In Italia per far fronte alla carenza di personale sanitario, chiamare medici e infermieri stranieri sembra essere l’ultima risorsa disponibile. La speranza è quella di trovare una soluzione alla situazione, giunta ad uno stadio emergenziale. Una strategia che si pensa di adottare in diverse regioni del bel Paese, tra cui la Lombardia, come annunciato nei giorni scorsi da Guido Bertolaso. L’assessore al Welfare della Lombardia vorrebbe portare in Italia oltre 3mila infermieri e 500 medici direttamente dal Sudamerica. <br>Questa soluzione non trova i consensi fra tutti gli addetti ai lavori del settore sanità, tra chi insiste sulla necessità di dare più spazio a medici e infermieri nostrani, chi ha timore dello scoglio delle difficoltà della lingua parlata o delle diverse competenze che potrebbero sussistere. Altri ancora, ravvisano in questi atteggiamenti delle perplessità legate a pregiudizi.<br>Campane diverse ma la voce che grida allo stop di soluzioni “tappabuchi” è univoca: il personale sanitario in Italia è ridotto ai minimi termini; bisogna trovare una soluzione per impedirne l’esodo all’estero. Modifiche all’intero sistema organizzativo della sanità sono urgenti oltre che necessarie.</p>



<p>Il&nbsp;Professor Foad Aodi, presidente dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) e dell’UMEM (Unione Medica Euromediterranea), ha approfondito la questione insieme a&nbsp;Tag24.<br>Medici stranieri in Italia, Foad Aodi: “Da anni denunciamo la carenza di personale. Ora questa soluzione è inevitabile”</p>



<p>D: Qual è il suo punto di vista sulla situazione in cui si trova l’Italia? E’ d’accordo con la soluzione proposta da Guido Bertolaso? Si tratta di una strategia momentanea, “tappabuchi”, oppure potrebbe funzionare?<br>R: Per quanto riguarda la situazione della carenza dei medici, infermieri, fisiatri e farmacisti – queste sono attualmente le quattro figure che vengono richieste maggiormente – possiamo dire che ormai è una patologia cronica. Noi dell’AMSI (Associazione Medici Di Origine Straniera In Italia) abbiamo cominciato a denunciare 15 anni fa questa situazione, invitando tutti, politici, associazioni, sindacati, a cominciare insieme una programmazione, affinché non si arrivasse ad una situazione così grave.<br>Avevamo un quadro anche di ciò che accadeva a livello internazionale: avevamo capito che questa carenza sussisteva non solo in Italia. Siamo davanti ad una situazione desertica dal punto di vista sanitario. Un secondo elemento poi è da tenere in considerazione: negli ultimi cinque anni abbiamo ricevuto più di 8.000 richieste di medici, specialisti, infermieri, fisiatri e farmacisti da tutte le regioni, sia pubblico che dal privato. In entrambi i settori le richieste maggiori arrivano per il pronto soccorso, ortopedia, fisiatria, chirurgia generale, emergenza, anestesia, radiologia e ginecologia.<br>D: In quest’ultimo periodo si parla molto di test di ingresso alle facoltà di medicina…Pro o contro? Parte del problema o soluzione secondo lei?<br>R: Adesso stiamo affrontando la questione dell’esame di ammissione alla facoltà di Medicina, ma i problemi non si risolvono con l’abolizione dell’ingresso. Noi non abbiamo bisogno di medici generici ma di specialisti, che è diverso. Tutti quelli che entrano all’università si devono specializzare. Bisogna combattere l’abbandono della facoltà che affligge il 20% tra studenti italiani e il 15% di quelli stranieri. Per quello non servono soluzioni tamponi.<br>Medici stranieri e carenza di personale, Aodi spiega la situazione delle Regioni e il “decreto Cura Italia”<br>Il Professor Aodi ha spiegato nel dettaglio qual è la situazione attuale in alcune delle Regioni italiane. La carenza di personale sanitario viene arginata anche grazie all’applicazione del “decreto Cura Italia”, la cui applicabilità è stata estesa fino al 2025.<br>“Le Regioni hanno cominciato a manifestare interesse, tra cui Lazio, Sicilia, Sardegna e hanno attivato collaborazioni con l’AMSI. L’Associazione Medici di Origini Straniera in Italia, fondata nel 2000, ha già dato disponibilità a tutte le regioni, con conferenze online ed esperti. Dal 2020, con l’inizio della pandemia, è stato istituito il “decreto Cura Italia” (Decreto-Legge 17 marzo 2020, n. 18, ndr.) che grazie all’articolo 13, consente ai medici e infermieri di lavorare in Italia, senza passare per la strada ordinaria del riconoscimento del titolo presso il Ministero della Salute. Si procede tramite deroga delle regioni.<br>Il decreto aveva consentito ai medici ucraini e russi, e poi a tutti quelli venuti all’inizio della pandemia, di venire in Italia a lavorare, per dare una mano. Piano piano questo decreto – con scadenza nel 2022 – è stato rinnovato, fino al 31 dicembre 2025, ma non tutte le regioni l’hanno applicato. Alcune regioni hanno sofferto molto, come la Calabria con i medici cubani, la Sardegna, la Sicilia, Lombardia e altre regioni adesso stanno iniziando ad utilizzare il decreto. Noi volevamo coinvolgere i nostri professionisti della sanità prima di far arrivare qualcuno dall’estero. Vogliamo utilizzare i medici che stanno in Italia”.<br>Il Presidente di UMEM (Unione Medica Euromediterranea) poi continua ad illustrare le conseguenze della cattiva organizzazione del sistema sanitario pubblico:<br>“Purtroppo la risposta è stata molto negativa per quanto riguarda la decisione di chi sta in Italia. Il motivo qual è? Gli stranieri professionisti della sanità qui non accettano di lasciare un contratto a tempo indeterminato e sicuro per andare verso la struttura pubblica per un anno. Perché noi sappiamo che chi non ha la cittadinanza italiana non può accedere ai concorsi pubblici. Quindi potrebbero entrare per questo famoso periodo di un anno, ma poi non si sa come andrà a finire.<br>Tante Regioni si stanno rivolgendo ai professionisti della sanità all’estero e anche all’AMSI perché non ci sono risposte alle loro esigenze attualmente. Per tale motivo ora è una scelta obbligatoria. Avevamo avvertito tutti dieci anni fa. Se non cominciamo a programmare, a specializzare tutti e a puntare sulle specializzazioni più richieste e più carenti, è normale che poi arriviamo a rivolgerci all’estero come hanno fatto la Francia, la Germania e altri Paesi europei che hanno iniziato molto prima dell’Italia”.<br>La questione delle competenze dei medici stranieri in Italia per Foad Aodi è una discriminazione<br>D: Tra le perplessità più frequenti, per quanto riguarda la scelta di far arrivare medici e infermieri dal Sud America, c’è la questione competenze. Hanno le stesse qualifiche dei medici in Italia? La carenza di specializzazioni in settori particolari è un’esigenza a cui si può far fronte con questa decisione?<br>R: Per quanto riguarda le specializzazioni, qui ne mancano parecchie perché in Italia negli ultimi 15 anni non è stata fatta una programmazione. Tra chi non le sceglie, chi non le vuole fare, chi va nel privato e la fuga di massa all’estero, la situazione è grave. Abbiamo denunciato tutto questo con statistiche, dati reali. In più l’aumento delle aggressioni ai medici, i salari bassi e i turni massacranti, stanno aggravando questa carenza dei professionisti. Bisogna affrontare la realtà e risolvere concretamente i problemi ma purtroppo ci agitiamo molto e si agisce poco. Solo dichiarazioni, slogan, propositi, ma di concreto poco.<br>Dubitare delle competenze dei medici che arrivano qui dall’estero è una dichiarazione gravissima secondo me. La nostra associazione è una realtà presente in 120 Paesi e affrontiamo tutti i giorni le carenze dei professionisti della sanità. Non penso che tutti siano andati a scegliere professionisti non competenti. La selezione di chi viene qui deve essere fatta con criterio e in modo approfondito, questo è chiaro perché si tratta della salute. Vanno verificati i titoli, va insegnata la lingua italiana, ma non in nove mesi, al massimo in tre, come fanno in tutti gli altri Paesi.<br>In tre mesi già si comincia a lavorare, applicandosi, non come gli studenti sui libri. La risposta è semplice, bisogna selezionare l’università di provenienza, fare una verifica, ma non sparare nel mucchio in modo generale. Non si risolve così. Adesso tutti parlano di analisi di soluzione ma noi vogliamo vedere la concretezza.<br>La soluzione alla carenza di personale sanitario in Italia secondo Aodi<br>D: Per non cadere nella trappola tappabuchi quindi qual è secondo lei la soluzione?<br>R: Avrebbero dovuto ascoltare l’allarme dell’AMSI. La prima volta che ho chiesto ufficialmente censimento per quanto riguarda la mancanza dei professionisti della sanità e programmare il futuro in base a questa necessità è stata nel 2003. Purtroppo non ci si è reso conto della situazione che è molto grave. Si è continuato a girare intorno al problema, ma non è stato mai affrontato con una vera soluzione. Bisogna prima coinvolgere i professionisti della sanità che stanno qui in Italia, combattere la fuga all’estero.<br>Occorre programmare le specializzazioni, combattere la fuga dal pubblico e l’esodo all’estero e capire quali sono i motivi, far specializzare tutti quelli che si laureano in medicina, intensificare la collaborazione tra tutti gli albi professionali, non andare uno contro l’altro. Con queste dichiarazioni discordanti, purtroppo, rispetto al 2020, siamo andati incontro all’aumentato del 35% della discriminazione nei confronti dei professionisti della sanità, perché quando si dice che non sono competenti, non sanno la lingua italiana o altro, nell’opinione pubblica poi nascono alcuni pregiudizi.</p>
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		<title>Rete NoBavaglio: appello a direttori, giornalisti e società civile. «Uniti contro chi vuole zittire l&#8217;informazione»</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 09:19:41 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="900" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17337" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 900w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/lib-768x480.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /></a></figure>



<p>Monta la protesta contro il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare approvato dalla Camera martedì 19 dicembre 2023. Croniste e cronisti «al fianco di Fnsi e Ordine».<a href="whatsapp://send?text=www.fnsi.it/rete-nobavaglio-appello-a-direttori-giornalisti-e-societa-civile-uniti-contro-chi-vuole-zittire-linformazione?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>«Il divieto di pubblicare che secreta le ordinanze di custodia cautelare e i contenuti fino alla fine dell&#8217;udienza preliminare rappresenta un provvedimento autoritario gravissimo che non solo colpisce e limita il lavoro dei giornalisti ma soprattutto il diritto dei cittadini di essere informati e rende più indifese le stesse persone private della libertà». Così le giornaliste e i giornalisti della Rete NoBavaglio che rivolgono <a href="https://pressingweb.altervista.org/2023/12/rete-nobavaglio-appello-ai-direttori-di-testata-agli-operatori-dellinformazione-e-alla-societa-civile-giornalisti-e-cittadini-si-uniscano-nella-mobilitazione-contro-lennesima-legge-bavaglio/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un appello</a> a direttori di testate, operatori dell&#8217;informazione e società civile a unirsi ai cronisti nella mobilitazione contro «l&#8217;ennesima legge bavaglio».<br><br>Un provvedimento che rappresenta «la conferma dell&#8217;attacco all&#8217;informazione portato avanti negli ultimi anni dai poteri forti e dalla politica più brutta», incalza NoBavaglio, rilevando che «nel nostro Paese esiste un partito del bavaglio trasversale ai vari schieramenti parlamentari che vuole silenziare l&#8217;informazione per poter agire in modo indisturbato e senza avere addosso l&#8217;occhio mediatico».<br><br>Croniste e cronisti ricordano poi «l&#8217;alibi della difesa della privacy, del diritto all&#8217;oblio e della presunzione di innocenza del decreto Cartabia» e lamentano: «Si vuole condizionare l&#8217;indipendenza dell&#8217;informazione. La stessa riforma del reato di diffamazione in discussione in Parlamento non solo non risolve il problema delle querele-bavaglio ma toglie ulteriore autonomia ai giornalisti stabilendo multe onerose e l&#8217;obbligo di rettifica senza contradditorio. In questo clima di censura di Stato si contestualizza l&#8217;emendamento che proibisce la pubblicazione dei contenuti dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare fino alla fine dell&#8217;udienza preliminare».<br><br>Di conseguenza, spiega NoBavaglio, «dal momento dell&#8217;arresto fino al processo, all&#8217;opinione pubblica per mesi sarà negato il diritto di essere informata su temi importati come la lotta alla corruzione e la lotta alla mafia. Ma non solo: non sarà possibile conoscere le accuse e le prove contestate alla persona finita in carcere. E quindi se si tratta di una reclusione legittima o eccessiva: di conseguenza saranno colpite anche le garanzie a tutela del cittadino indagato o arrestato. Con questo ulteriore atto il &#8220;partito trasversale del bavaglio&#8221; è riuscito a cancellare il ruolo di garanzia che la libera stampa riveste a tutela di tutti i cittadini, anche di quelli privati della libertà».<br><br>Le Rete NoBavaglio, «ancora una volta, è al fianco della Federazione della Stampa italiana e dell&#8217;Ordine dei giornalisti e si unisce <a href="https://www.fnsi.it/bavaglio-ordinanze-custodia-cautelare-appello-al-presidente-mattarella-non-firmi?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">all&#8217;appello rivolto al presidente della Repubblica</a>, Sergio Mattarella, di non firmare questo provvedimento liberticida. La Rete NoBavaglio – concludono croniste e cronisti – aderisce ad ogni forma di mobilitazione contro questo provvedimento e per garantire il diritto-dovere di informare e il diritto dei cittadini di essere informati. Come rete di giornalisti e cittadini ci rivolgiamo ai direttori delle testate giornalistiche e a tutti gli operatori dell&#8217;informazione chiedendo di dare vita a una campagna contro tutti i bavagli e di unirsi in una battaglia di civiltà e democrazia che deve creare un&#8217;alleanza tra mondo dell&#8217;informazione e cittadinanza attiva. Uno Stato davvero democratico dovrebbe favorire la verifica delle informazioni e non ostacolarla. Senza libertà non può esistere una informazione corretta e di qualità e senza informazione la libertà muore».</p>
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		<title>La società civile chiede protezione per i cittadini ucraini</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 08:48:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da Asgi.it)    Ucraina- Russia, le associazioni chiedono alle istituzioni azioni di tutela per i civili Assieme ad altre associazioni della società civile italiana stiamo seguendo quanto accade in Ucraina e abbiamo chiesto al Governo&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2022/03/01/la-societa-civile-chiede-protezione-per-i-cittadini-ucraini/">La società civile chiede protezione per i cittadini ucraini</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/refu-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/refu-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16154" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/refu-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/refu-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/refu-1-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table alignright"><table><tbody><tr><td>(da Asgi.it) <strong><br></strong></td></tr><tr><td><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-8448900048786774299_?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><img loading="lazy" width="20" height="38" alt="" src="https://ci3.googleusercontent.com/proxy/iApuEZeK5iWSYG2LzTlOtppz-SDF0rmtKTNdTV-nXMlJvBcPANxZpEXlq26kUd_eb3QxbUoU-yhmtaxZ9dLmot-YNn-pDL5DUlt1iUM1r1cSkR4_wIHwqEXcBYN8Ehwo0nfmaCowbaxw5KwPpB1pNg9MmU2FOy8Zz61B2RyGod74WZXOrEaaXTt2F6uLqGtMff1LdwZARhNzbchWGPTgxiToX3gSbZA2EztqEaZhoZ3PpNMHEvS5Dwt5jkSe9E7-dHgnhzZkpK0b3v3w182MlCT45ZpcTbRb5GaRFo0PPS7mubaSJP001D7Fbv-wHUqvObhnLniDQ9VxD8Lz6WBsjWHJPjCPC4CcYjMouBTYjNox_nBS0ekB_XzuW0vHAy7YHzN4ZURFE0PJVmBjx3zw7g0oq8VjkRTp8TvllDdqgvaXzWhdskTVg5IKI4GSoyCvbxxk24QWq1yYwOeT=s0-d-e1-ft#https://2iwat.img.ag.d.sendibm3.com/im/1506285/407248b07fd3d8f7e8dc20606539d2491090c41e91c9c6c9f7e1162bd7833734.gif?e=tKSj4jMRxo2w_iY3UF1JMwTC_fgeP1vviBY0hU-QPzH6qTUFL43ETvsJ2zMA-aTkBUmZVqJMUBCX-QXeyVaghUUyQ8T9-OYb0K04AMzR2FkoYBDP0zCD7is_D1G-vGGVp64rX-S1ftCFpYxpIjGcktmQQbl0sz4IW1uh7_7T5O_hUMYE27VoiX7_ivlu92Tf4iGoFfz3ubfu-bQHjQ&utm_source=rss&utm_medium=rss"></td></tr><tr><td><a href="https://mail.google.com/mail/u/0/#m_-8448900048786774299_?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a> <img width="512" alt="" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/CtGUWEj4JxpnXyaeAp0dYRyy7w15wfODuKMz3EEm5EfjaljG2CAk6hboAqhyyjh2ifaGnrWVR4xv02DdaCs1I84hJIIcerfKd4zzUbFrQgoTG0rzpNf11Nu5YnZqjinBZ4Fbnm22BfjHF3SMil0k2S-DcL3BWe8n4brbSfluFCvhfhZ43cxEJ3V0zz97FB0bVFNtBARd6LTu6EWDdAg8RPhNGjSzDpwwsAD2Wl-BevsVr4Q4Q_SGAd-Vt5S4ICzLmext_Wj3-NdNGP4vo-G_69M-xEb51oMc7L8qRwgBPdiEpOwGxRNaQ3DtQeq1QfO6iNTXZvmlqbwtTCLKxKAgeCwifG-mZV9nsPP7fi0jTx3XRAq6Cer8GgRqYH-Uj9arDvXQy1UIFaemy9X8X5z7FIbxiLHQcVd273In49oCKGCUU5RJ_2Ffn8AU-wlOPPv8oaD6ctfAVhHucFUqjjOxtSs_tP0Q2k9d7WQEDLNfOczv=s0-d-e1-ft#https://2iwat.img.ag.d.sendibm3.com/im/1506285/3ae4ec29e5b130e0bfebf7823d914a8fffbaea4c08cf9565a0332451ddafb631.jpg?e=1n5B0WoX91ezmvXaskXpnK1-rnF4qzwYtn7StEltt3D0uht7NxJEYCX51HvG4BEmfSv104G1ZrtsidIifpdfVnPDw7K7TrhYG8NWtafDP_tuO8lp1oVv1KD-szOxZvEpc2nZAuE8k4pMxUFmVhxZyFjuaw5EZXFnuiW8Q9f0EwBVpiO4URoCTYS11GhQ_JRUs-c0G8J6EPsSH6NW5b4mAsP5NoB_w4MIG2qrEO4&utm_source=rss&utm_medium=rss"> <br><br><strong>Ucraina- Russia, le associazioni chiedono alle istituzioni azioni di tutela per i civili</strong> Assieme ad altre associazioni della società civile italiana stiamo seguendo quanto accade in Ucraina e abbiamo chiesto al Governo italiano ed alle istituzioni europee di prendere le misure necessarie per poter accogliere i civili che cercheranno protezione negli Stati membri fuggendo dagli scontri in Ucraina.  <br><br><strong>Diverse le azioni che possono essere messe in campo sin da subito.</strong> Come richiesto dal Tavolo Asilo e Immigrazione <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/FEYQrMcm_SouRsqXPzLm7de1t7E0ammMppSvZ1DpYaXEg8dmWM0lbaagQOWvaWpNITra2FC3Y27JWzBrSycSSMfSEo1-qVESsRvNvISeGweXJkIqqn7K_974CnHxafiyLEzJqre2zNIx47XcL4UtGgQjtXwOEf4LBKm9Zjp2_3xhkYajkZxT3nmn3kGGowDpNVAfQt6r1OiJeEBtDoPPXwTWA3EiqUHkIWI8pSS6KZrF1QsEegXeGduQbf9vXIgPC66Gemii_46__CDG1LNWboUJ586Xgapzv_gEftu8qwrbaorpYyZxIpclhTccOXcyXgb0lAeTEFuC9KoNOT3fgtOVAm_nU1Zd6oSEwkcyRsnzJmp_MKY-a0WmRTbzlPc_aPB9A5AlvFTezVup9-CDk2Pw2iz7byE38w?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in un appello inviato al Governo e alle istituzioni europee</a>  è necessario: predisporre con urgenza un piano europeo di accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri; cancellare l&#8217;Ucraina dall’elenco dei c.d. Paesi di origine sicuri. La  Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, associazione composta da 43 organizzazioni della società civile italiana, tra cui ASGI,  <a href="https://2iwat.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/-S5pRTM-EftxFheG9QG37uXXhHsnHOst6wgxO7ddq7nBxVZFfitH6HQRcVRTKOYpnL2zF2GUnQSbRA1tvHHLHgtHa5TIDf2exExt87r-J2jT3SGLlCxbXCxYObeijRv8GlLZDd5MaAL4HwIm0ozK2Vr2VlEx1zo5K-0vZmEQMYocJXBPfyOlPp_lEdFkPpWe56ktEtAqCoTsINGEKcrdWVvx6DmU0DWVuNwW68J6AxDXxHJIev1ZWqEbzk1rATG4bj-b_C1ze4HtAvLKkBaWODLy9tXZewj83ePoQ9itdy72WSj72LlPkUibTYtCVaBJcq_x8n4z6EpgGSUi6Sz4pWwQWXy0AHzdBrqJrC5IP7CN1E_3y-V8sJknUEVw74BfivQjE6joaacEHTqo7J-hxz4xCqKtmseFFeDU8ZjlSddifkhwo2Fqn2iNB5Abbcdz4wc?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nell&#8217;appello rivolto al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al governo italiano</a> ha chiesto inoltre che:  si attivi la Temporary Protection Directive, una misura eccezionale per fornire protezione immediata e temporanea agli sfollati provenienti da paesi non UE e a coloro che non possono tornare nel loro paese d’origine;<br>si garantisca ai cittadini ucraini già residenti in Italia il rinnovo dei permessi di soggiorno, anche laddove gli stessi fossero scaduti. Garantendo al contempo un accesso rapido alle procedure di ricongiungimento familiare affinché le persone possano raggiungere i propri parenti in Italia attraverso viaggi sicuri.<br><br>Ucraina: Tavolo asilo e immigrazione, “si accolgano i profughi della guerra”<br><br><br><img loading="lazy" width="640" height="427" srcset="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/04/F_kate_Ausburn.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/04/F_kate_Ausburn-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2018/04/F_kate_Ausburn.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""><br>Si predisponga con urgenza un piano europeo d’accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri e non si consideri oltre l’Ucraina un Paese di origine sicuro.<br><br>È tornata la guerra in Europa. Un incubo che speravamo di esserci lasciati alle spalle ma di cui purtroppo non sembriamo in grado di liberarci.<br><br>D’altronde se non si lavora per costruire la pace, ma si alimentano confronti muscolari e si aumentano le spese militari, il risultato non può che essere tragico.<br>Il Tavolo asilo e Immigrazione esprime sgomento e preoccupazione per quel che sta succedendo in queste ore in Ucraina, in particolare per la sorte delle popolazioni civili coinvolte.<br><br>Siamo convinti che l’unica strada da perseguire sia quella della diplomazia.<br><br>In seguito ai bombardamenti e alle violenze migliaia di persone sono in fuga e cercheranno protezione. Facciamo appello al nostro governo e all’UE affinché le persone costrette a fuggire trovino le frontiere europee aperte e accessibili e affinché si predisponga con urgenza un piano europeo d’accoglienza con una suddivisione equa tra i Paesi membri. Per evidenti ragioni l’Ucraina va subito cancellata dall’elenco dei c.d. Paesi di origine sicuri.<br><br>Non possiamo e non vogliamo accettare nessuna ipotesi di chiusura di fronte alle vittime di una guerra scoppiata nel cuore dell’Europa e che i nostri governi troppo poco hanno fatto per scongiurare.<br><br>Per il Tavolo Asilo e Immigrazione: A BUON DIRITTO, ACLI, ACTION AID, AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, ARCI, ASGI, CARITAS ITALIANA, CENTRO ASTALLI, CGIL, CIR, CNCA, EMERGENCY, EUROPASILO, FCEI, FOCUS – CASA DEI DIRITTI SOCIALI, FONDAZIONE MIGRANTES, INTERSOS, LEGAMBIENTE, MEDICI DEL MONDO ITALIA, MOVIMENTO ITALIANI SENZA CITTADINANZA, OXFAM ITALIA, REFUGEES WELCOME ITALIA, SAVE THE CHILDREN ITALIA, SIMM (Società Italiana di Medicina delle Migrazioni), UIL, UNIRE<br><br>Russia-Ucraina. Il governo si attivi per la protezione dei cittadini ucraini<br><br><br><img loading="lazy" width="800" height="400" srcset="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/07/Umbrella-Parade-2011London-photos-by-Astrid-Busser-Casas-and-Ivan-Ballester-Molina-www.trigueros.eu_-800x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/07/Umbrella-Parade-2011London-photos-by-Astrid-Busser-Casas-and-Ivan-Ballester-Molina-www.trigueros.eu_-800x400-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/07/Umbrella-Parade-2011London-photos-by-Astrid-Busser-Casas-and-Ivan-Ballester-Molina-www.trigueros.eu_-800x400-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" src="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2017/07/Umbrella-Parade-2011London-photos-by-Astrid-Busser-Casas-and-Ivan-Ballester-Molina-www.trigueros.eu_-800x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="codice"><br>Un appello rivolto al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al governo italiano affinché ci si attivi, anche in sede UE, per la protezione dei cittadini ucraini in fuga dalla guerra. E’ quello lanciato oggi dalla <a href="https://cild.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili</a>, associazione composta da 43 organizzazioni della società civile italiana, tra cui ASGI.<br><br>Di seguito il testo integrale dell’appello.<br><strong>Russia-Ucraina. Il governo si attivi per la protezione dei cittadini ucraini</strong><br><br>L’invasione russa dell’Ucraina sta portando molte persone a fuggire dalle principali città prese d’assalto dall’attacco unilaterale russo. I movimenti, in molti casi, sono ancora all’interno dei confini del paese ma è facile prevedere come la crisi umanitaria che la guerra comporterà potrà avere conseguenze anche sulle migrazioni verso l’Unione Europea.<br>I governi, che di comune accordo stanno prendendo posizione contro questo attacco, devono muoversi insieme anche nell’offrire accesso e sostegno a coloro che fuggono dal conflitto.<br>Anche se i cittadini ucraini possono entrare nell’area Schengen senza visto, il loro status all’interno dell’UE non garantisce l’accesso al lavoro, alla sanità e ad altri servizi fondamentali per la loro protezione, durante quello che potrebbe essere un conflitto prolungato. <br>Inoltre, i residenti non ucraini presenti nel paese, tra loro anche i difensori bielorussi dei diritti umani che sono fuggiti dalle repressioni del loro governo, non possono attraversare i confini dell’UE senza una documentazione che è attualmente difficile, se non impossibile, da ottenere all’interno dell’Ucraina.<br><br>Su queste basi, auspichiamo che il governo italiano si attivi, anche in sede UE, per:<br><br>– attivare la Temporary Protection Directive, una misura eccezionale per fornire protezione immediata e temporanea agli sfollati provenienti da paesi non UE e a coloro che non possono tornare nel loro paese d’origine. Il possibile esodo di massa potrebbe infatti mettere in difficoltà le normali pratiche di asilo, non permettendo di intervenire con la rapidità necessaria al fine di salvaguardare i diritti e la vita delle persone in fuga dal conflitto. Il  Presidente del Consiglio italiano potrebbe, in ogni caso, emanare immediatamente un decreto che preveda misure di protezione temporanea in favore delle persone in fuga dal conflitto, ai sensi dell’art. 20 d.lgs. 286/98;<br>– garantire l’accesso all’Europa dei residenti non ucraini in Ucraina ,che sono a maggior rischio a causa dell’attività militare russa e della possibile futura interferenza politica. Tra questi ci sono molti difensori dei diritti umani e attivisti dell’opposizione. A questi individui dovrebbe essere garantito un facile accesso al territorio e protezione;<br>– in linea con le linee guida dell’UE sui difensori dei diritti umani, fornire sostegno nell’accesso ai visti e ad altre forme di assistenza speciale ai difensori dei diritti umani e ai giornalisti in Ucraina che possono essere presi di mira per il loro lavoro, le loro convinzioni o il loro attivismo;<br>– garantire che, a fronte delle sanzioni che l’Europa sta varando in queste ore, si crei un sistema per cui i cittadini russi perseguitati dal governo (attivisti, giornalisti, difensori dei diritti umani, oppositori) possano continuare ad avere facile accesso ai visti per lasciare il proprio paese. Gli arresti a cui abbiamo assistito in queste ore nelle città russe ci fanno capire come anche all’interno del paese c’è una fascia di popolazione che va salvaguardata;<br>– garantire ai cittadini ucraini già residenti in Italia il rinnovo dei permessi di soggiorno, anche laddove gli stessi fossero scaduti. Garantendo al contempo un accesso rapido alle procedure di ricongiungimento familiare affinché le persone possano raggiungere i propri parenti in Italia attraverso viaggi sicuri;<br>– in ogni caso garantire l’accesso alla procedura di riconoscimento della protezione internazionale ed eliminare l’Ucraina dall’elenco dei Paesi d’origine sicuri.</td></tr></tbody></table></figure>
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		<title>#Iorestoacasa e loro restano nel campo. Appello per una città solidale</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2021 08:58:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce all&#8217;appello di Associazione 21 luglio e lo divulga. “Io resto a casa”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> aderisce all&#8217;appello di Associazione 21 luglio e lo divulga.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15508" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/rom-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme,&nbsp;<strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong>&nbsp;riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong> L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità <strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong> e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo <strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong> all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento</em>.</p>



<p></p>



<p>Per firmare l&#8217;appello: <a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Il sentiero, tortuoso, per giungere alla “regolarizzazione”: posizioni a confronto</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 08:13:11 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Nicola Pasini, Responsabile Settore Salute e welfare e Marta Regalia, Ricercatrice Settore Salute e welfare Fondazione ISMU (da www.ismu.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Fin dalla nascita del governo Conte II, il tema delle regolarizzazioni dei migranti irregolari e la necessità di superamento del sistema dei flussi rientra nell’agenda politica in quanto viene da più parti riconosciuto che le politiche sin lì attuate hanno sostanzialmente prodotto più di mezzo milione di irregolari, avendo precluso qualsiasi possibilità di regolarizzazione.</p>



<p>La prima reale occasione per trasformare il dibattito interno alle forze di governo in una proposta concreta arriva però solo con la legge di bilancio del 2020. La senatrice&nbsp;<em>Emma Bonino</em>&nbsp;di +Europa presenta infatti in Commissione Bilancio un emendamento per l’emersione degli irregolari che lavorano in Italia in linea con la legge di iniziativa popolare “Ero straniero” (<a href="http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.13.18PDL0001160.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://documenti.camera.it/leg18/pdl/pdf/leg.18.pdl.camera.13.18PDL0001160.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) mirante a sanare le posizioni dei cittadini stranieri irregolari con un lavoro o legami stabili in Italia.</p>



<p>I tempi però non sono maturi. Sebbene da più parti si faccia presente come la regolarizzazione possa portare benefici immediati – ad esempio, fino a un miliardo di euro oltre a sostenere il bilancio dell’INPS – l’emendamento viene bocciato in Commissione e non farà parte della legge di bilancio.</p>



<p>Durante i primi mesi del 2020 il dibattito continua sottotraccia con le forze di governo divise sul tema e incapaci di elaborare una soluzione comune e condivisa. Dalla fine di febbraio diviene però sempre più importante nell’agenda di policy, fino a divenire preponderante e a coprire interamente l’agenda sanitaria, economica e politica, l’epidemia di COVID-19. Il governo e in particolare il Presidente del Consiglio&nbsp;<em>Giuseppe Conte</em>&nbsp;sono sempre più al centro dell’iniziativa politica acquisendo un notevole potere decisionale declinato in vari decreti.</p>



<p>In questo contesto, sul versante economico si fa sempre più chiara la voce di chi chiede una qualche forma di regolarizzazione, anche parziale e provvisoria, per permettere ai braccianti di raccogliere, almeno in parte, la produzione del settore agro-alimentare in gravissima difficoltà con l’avvicinarsi della stagione dei raccolti.</p>



<p>A partire dal mese di aprile inizia la ‘battaglia’ vera e propria sulla sanatoria. Italia Viva, con la Ministra delle politiche agricole alimentari e forestali&nbsp;<em>Teresa Bellanova</em>, dà il via ad un serrato pressing sul governo per far inserire la regolarizzazione all’interno del cosiddetto “Decreto aprile”, vero e proprio campo di battaglia tra le forze della maggioranza, in lotta per come spendere i 55 miliardi di euro che il governo ha deciso di stanziare.</p>



<p>Il decreto, che avrebbe dovuto essere presentato entro il mese di aprile, è man mano slittato per arrivare fino a metà maggio senza vedere ancora la luce anche a causa dei dissidi interni alla maggioranza. La ministra Bellanova ha più volte chiarito la posizione di Italia Viva adombrando sia le proprie dimissioni se la sanatoria non dovesse rientrare nel decreto, nel frattempo denominato “Decreto maggio”, sia una eventuale fuoriuscita di Italia Viva dalla maggioranza di governo.</p>



<p>La contrapposizione è soprattutto con il Movimento 5 Stelle, il cui reggente&nbsp;<em>Vito Crimi</em>&nbsp;ha spesso ribadito che il Movimento è contrario ad una regolarizzazione generalizzata. Tuttavia, le posizioni all’interno del Movimento 5 stelle sono plurali. A partire dalla Ministra del lavoro e delle politiche sociali&nbsp;<em>Nunzia Catalfo</em>&nbsp;che si è detta favorevole ad una sanatoria alla quale lavora da tempo con la Bellanova e la Ministra dell’Interno&nbsp;<em>Luciana Lamorgese</em>, anche quest’ultima da sempre favorevole all’emersione del maggior numero di illegali presenti in Italia in un’ottica di controllo del territorio e di sottrazione di manodopera alle mafie. Anche il Presidente dell’INPS&nbsp;<em>Pasquale Tridico</em>&nbsp;si è detto favorevole ad una sanatoria per colf e lavoratori, in considerazione delle ricadute economiche positive che una tale regolarizzazione avrebbe sull’Istituto da lui diretto.</p>



<p>Mentre appare scontato il no deciso di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, nemmeno l’opposizione è completamente contraria ad un provvedimento che regolarizzi gli immigrati clandestini presenti in Italia. Se infatti&nbsp;<em>Licia Ronzulli&nbsp;</em>e<em>&nbsp;Laura Ravetto</em>&nbsp;di Forza Italia si dicono contrarie,&nbsp;<em>Mara Carfagna</em>&nbsp;trova delle similitudini tra un provvedimento che sani le posizioni dei lavoratori già presenti in Italia e le grandi sanatorie che proprio il centrodestra aveva attuato arrivando a legalizzare quasi un milione di lavoratori.</p>



<p>Sul fronte della magistratura, il Procuratore antimafia&nbsp;<em>Federico Cafiero De Raho</em>&nbsp;ha ribadito come la regolarizzazione significhi colpire le mafie e diminuirne il potere sul territorio. Infine, il&nbsp;<em>Santo Padre</em>&nbsp;si è più volte pronunciato a favore di una sanatoria nel solco di una tradizione culturale cattolica di accoglienza.</p>



<p>Anche la società civile si è mobilitata in favore di una sanatoria. Tra le varie iniziative, degna di nota è l’appello per la regolarizzazione degli immigrati irregolari di tutti i settori lanciato da&nbsp;<em>Leonardo Becchetti</em>, docente di economia dell’università Tor Vergata e firmata da 370 economisti, tra i quali anche&nbsp;<em>Tito Boeri</em>, ex Presidente dell’INPS.</p>



<p>In generale, seppure con dei distinguo, sia il mondo imprenditoriale a partire ovviamente dalla Confagricoltura fino ad arrivare alla Confindustria, sia quello sindacale si dicono favorevoli ad una sanatoria e ad una legge che porti al superamento dei decreti flussi, un sistema troppo complesso e farraginoso per il sistema produttivo che ha bisogno di regole certe e di carichi amministrativi leggeri. In particolare,&nbsp;<em>Massimiliano Giansanti</em>, Presidente di Confagricoltura, si è detto favorevole alle regolarizzazioni sebbene gli imprenditori del settore siano più propensi a lavorare con i braccianti che già lavoravano negli anni passati presso le aziende. Giansanti pone soprattutto l’accento sul problema delle soluzioni abitative per i braccianti coinvolti nei raccolti: stante l’attuale situazione sanitaria che vede la necessità di distanziamento, il governo dovrà trovare soluzioni abitative adatte pena l’impossibilità economica a far fronte ai costi della manodopera. Se non si trovasse una soluzione, i raccolti potrebbero andare distrutti invece che finire sulle tavole degli italiani. Pur apprezzando la proroga fino al 31 Dicembre dei permessi di soggiorno in scadenza,&nbsp;<em>Ettore Prandini</em>, Presidente di Coldiretti, si mostra critico e avanza proposte alternative alla sola sanatoria dei lavoratori irregolari del settore agroalimentare. Secondo Prandini è prioritario favorire il ritorno dei lavoratori provenienti dai paesi dell’est Europa, principalmente Romania e Bulgaria, con il sistema dei cosiddetti corridoi verdi, come già fatto dalla Germania. Un secondo strumento che, sempre secondo Prandini, potrebbe favorire l’impiego di manodopera italiana è una semplificazione dei&nbsp;<em>voucher</em>&nbsp;in uso anche nel settore agricolo (il fenomeno dei lavoratori italiani rimasti senza lavoro a causa del lockdown e che cercano uno sbocco nel settore agroalimentare è tutt’altro che marginale).</p>



<p>Secondo i principali attori del settore sono oltre 20.000 gli italiani che hanno cercato e, in parte, hanno trovato occupazione temporanea nel settore agricolo negli ultimi due mesi.</p>



<p>Dopo settimane di estenuanti trattative per trovare un equilibrio tra le richieste pressanti di Italia Viva e i paletti del Movimento 5 Stelle, tra la proposta di un permesso di soggiorno da uno a 6 mesi e con la platea dei possibili lavoratori da legalizzare che si spostava da un minimo di 200.000 ad un massimo di 600.000, in considerazione anche dell’enorme ritardo accumulato dal decreto “aprile/maggio” a causa della questione regolarizzazioni, nelle ultime ore il Presidente del Consiglio pare aver trovato un punto di accordo che entrerebbe nel decreto legge cosiddetto “Rilancio”. L’intesa sembra essere stata trovata su di un permesso di soggiorno per i lavoratori del settore agro-alimentare, le badanti e le colf con la clausola che non sia prevista nessuna sanatoria penale per i datori di lavoro che, per accedere alle regolarizzazioni, non dovranno essere stati condannati penalmente negli ultimi 5 anni per reati quali il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, il caporalato e altri reati assimilabili.</p>



<p></p>
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		<title>Lavorare per vivere o lavorare per sopravvivere</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2020 08:36:35 +0000</pubDate>
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<p> di Emanuela Piscitelli</p>



<p>
1°
Maggio, Festa dei lavoratori ai tempi del Covid-19 &#8211; Paradosso
o realtà?

</p>



<p>
Decreto
“Cura Italia”, una commedia all’italiana.
 
</p>



<p>
Lo
Stato sembra essere riuscito solo in una cosa: aver reso uguali la
maggioranza delle diverse classi lavoratrici perché, in nessun caso,
le promesse fatte sono state rispettate.</p>



<p>
In
due mesi si è passati dal concetto di vivere al concetto di
sopravvivere.</p>



<p>
Approfondendo
la tematica con la testimonianza di esponenti di diverse categorie
lavorative, si evince che la situazione è
debilitante.</p>



<p>
Chi
beneficerà dal punto di vista economico con il ritorno ad una quasi
normalità? Le categorie più protette saranno, sicuramente, i
lavoratori del settore pubblico, affiancati da tutte quelle che non
si sono arrestate neanche in tempo di lockdown. 
</p>



<p>
“Un’illusione”,
come definiti da Fabiana &#8211; giovane imprenditrice &#8211; gli aiuti
predisposti dal Governo, sentimento che, d’altronde, accomuna un
preponderante numero di lavoratori autonomi.</p>



<p>
Il
Governo,
con il decreto <a href="https://www.agendadigitale.eu/documenti/decreto-cura-italia-le-principali-novita-fiscali-e-finanziarie/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cura
Italia</a>,
ha stabilito la misura di un
sostegno di
600 euro
per i lavoratori autonomi,
partite Iva&nbsp;senza
cassa e professionisti
iscritti alle casse private.</p>



<p>
Erogazione
idealmente
prevista entro il 17 Aprile ma, non confermata da un’ampia gamma di
lavoratori che, ancora oggi, ne restano in attesa. 
</p>



<p>
Il
problema, risiede non tanto nella preoccupazione del se arriverà,
quanto piuttosto del “quando” il bonus arriverà.  
</p>



<p>
Se,
nel frattempo, le entrate si considerano azzerate, mutui, tasse e
canoni di locazione permangono. Sarà, dunque, difficile ripristinare
una situazione, ormai compromessa, dal ritardo con cui lo Stato si è
mosso e, nello specifico, con le modalità con cui ha operato. 
</p>



<p>
Discorso
similare, ma con conseguenze peggiori, per tutte le nuove
attività, avviate nel 2020, che risultano impossibilitate nel
richiedere un incentivo, non rispettando i requisiti previsti dalle
tante domande di agevolazione.</p>



<p>
Dunque,
saranno numerose
le attività produttive costrette alla chiusura.</p>



<p>
Contenuti
analoghi, caratterizzati da una sostanziale amarezza di fondo, sono
quelli appartenenti ai lavoratori
dipendenti
&#8211; coloro che si impegnano, per effetto di un contratto, in cambio di
una retribuzione (stipendio), a prestare il proprio lavoro
intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione di un
soggetto detto “datore
di lavoro”.

</p>



<p>
I
fondi stanziati riusciranno a garantirgli la Cassa Integrazione?</p>



<p>
Sono
7,3milioni
i lavoratori per i quali le aziende ne hanno richiesto l’erogazione,
senza poi considerare i lavoratori interessati alla cassa in deroga.</p>



<p>
Allo
stato attuale, sembrerebbe una visione utopistica, considerato che
l’istituto competente (l’INPS) risulta “<em>non
pervenuto</em>”.</p>



<p>
Il
1° Aprile l’ISTAT ha pubblicato i dati provvisori relativi agli
occupati e disoccupati di Febbraio 2020, mese precedente l’inizio
del lockdown, sottolineando una
crescita delle persone in cerca di occupazione
tra gli uomini e i giovani della fascia 15-24. 
</p>



<p>
Sarebbe
curioso osservare i dati aggiornati,
non solo in riferimento alla situazione attuale ma, soprattutto,
successiva all’emergenza.</p>



<p>
L&#8217;economia
non deve prevalere sulla salute ma bisognerebbe fare in modo che non
si arrivi a fatturare zero. A tal proposito, il Governo non sembra
sapere dove, quando, a che tasso e come agire per finanziare, in
primis, le piccole aziende &#8211; messe in ginocchio dall’emergenza &#8211; e,
chiaramente, le grandi imprese. L’intero sistema necessita,
pertanto, di dover essere ridisegnato. 
</p>



<p>
Quando
si parla di 1° Maggio, si ricorda un’iniziativa simbolo delle
rivendicazioni
operaie,
di lavoratori che hanno lottato per conquistare diritti
e condizioni di lavoro
migliori. 
</p>



<p>
Allo
stato attuale, è opportuno
ponderare
un ragionevole
bilancio delle diverse esigenze &#8211;
tra
le misure economiche e quelle dettate dalla comunità scientifica &#8211;
altrimenti ci si imbatterà in un fenomeno surreale:
si
finirà per non morire
di
coronavirus ma morire di fame.</p>
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		<item>
		<title>Coronavirus,Foad Aodi (Amsi): grazie a Conte e Sileri per aver inserito la possibilità di reclutamento di medici stranieri nel decreto Cura Italia</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/03/24/coronavirusfoad-aodi-amsi-grazie-a-conte-e-sileri-per-aver-inserito-la-possibilita-di-reclutamento-di-medici-stranieri-nel-decreto-cura-italia/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2020 09:25:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cosi l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia&#160;(Amsi)&#160;e L&#8217;Unione Medica Euro Mediterranea (UMEM)&#160;ringraziano il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e il Vice Ministro della Salute Pierpaolo Sileri per aver inserito come proposto&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="480" height="294" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/AMSI-05_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13770" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/AMSI-05_0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 480w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/AMSI-05_0-300x184.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></figure></div>



<p><em>Cosi l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia&nbsp;<strong>(Amsi)</strong>&nbsp;e L&#8217;Unione Medica Euro Mediterranea (<strong>UMEM)</strong>&nbsp;ringraziano il Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte e il Vice Ministro della Salute Pierpaolo Sileri per aver inserito come proposto da Amsi &nbsp;e UMEM tramite il Presidente Foad Aodi direttamente al Vice Ministro della Salute Sileri con il quale era in contatto continuo.</em><br><em>È &nbsp;stato inserito come segue nell&#8217;art. 13 &#8211; Deroga delle norme in materia di riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie.1. Per la durata dell&#8217;emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga agli articoli 49 e 50 del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999 n. 394 e successive modificazioni, e alle disposizioni di cui al decreto legislativo 6 novembre 2007 n. 206 e successive modificazioni, è consentito l&#8217;esercizio temporaneo di qualifiche professionali sanitarie ai professionisti che intendono esercitare sul territorio nazionale una professione sanitaria conseguita all&#8217;estero regolata da specifiche direttive dell&#8217;Unione europea. Gli interessati presentano istanza corredata di un certificato di iscrizione all&#8217;albo del Paese di provenienza alle regioni e Province autonome, che possono procedere al reclutamento temporaneo di tali professionisti ai sensi degli articoli 1 e 2 del decreto legge 9 marzo 2020, n. 14.</em></p>



<p><em>&#8220;È &nbsp;un passaggio importante ,insieme a quello per &nbsp;i medici neolaureati,per poter reclutare più medici possibili e affrontare questa gravissima emergenza da &nbsp;Coronavirus che sta registrando un altissimo numero di contagiati,morti &nbsp;tra di loro anche medici e professionisti della sanità. facciamo le nostre condoglianze ai familiari di tutti i deceduti cittadini e professionisti della sanità italiani e di origine straniera (ci sono 4 morti di cui un medico di origine siriana) a nome dell&#8217;Amsi e Umem così&nbsp;<strong>dichiara il Presidente Amsi e UMEM Foad Aodi nonchè membro del Registro Esperi Fnomceo&nbsp;</strong>che lancia il suo appello a tutti i medici e infermieri italiani e di origine straniera iscritti agli ordini professionali&nbsp; o in fase di riconoscimento dei loro titoli che sono disponibili a dare il loro contributo nei vari ospedali dove ci sono richieste, di comunicarcelo. Dobbiamo continuare tutti uniti per salvare la salute di chi soffre o in difficoltà e sostenere la nostra preziosa sanità italiana e il SSN compreso quello lombardo del quale condividiamo l&#8217;appello.</em></p>
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		<title>Nessun protocollo contro il virus nei CPR</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2020 07:50:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nonostante la maggior parte dei voli di rimpatrio sia stata sospesa a causa dell’epidemia di coronavirus, i centri di detenzione per il rimpatrio italiani continuano a funzionare a pieno regime, senza che sia previsto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p> </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="566" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-1024x566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13767" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-1024x566.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-300x166.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o-768x424.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/89959712_668960490342127_8927453888286556160_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1120w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>&#8220;Nonostante la maggior parte dei voli di rimpatrio sia stata sospesa a causa dell’epidemia di coronavirus, i centri di detenzione per il rimpatrio italiani continuano a funzionare a pieno regime, senza che sia previsto nessun protocollo di sicurezza, né per gli ospiti né per gli operatori e i poliziotti che ci lavorano.</p>



<p>Sono circa quattrocento le persone rinchiuse nei Cpr italiani in un regime di detenzione amministrativa e se qualcuno dovesse risultare positivo al test del coronavirus, non ci sarebbe una procedura stabilita per affrontare la situazione.&#8221;</p>



<p>“Nessuno rispetta la distanza di sicurezza di un metro, non ci sono né mascherine, né guanti, né disinfettanti”, racconta la donna. “Chiediamo che ci facciano stare recluse in casa o che ci tengano nelle comunità, nei centri di accoglienza, ma non qui dentro, dove la sicurezza è impossibile”.</p>



<p>&#8220;(&#8230;) nessun documento ufficiale, né tantomeno il decreto governativo Cura Italia menziona le misure necessarie da adottare per garantire sicurezza in questo tipo di realtà&#8221;</p>



<p>&#8220;Il ministero dell’interno non ha mai risposto alle lettere del garante nazionale. “Il presupposto stesso dell’esistenza dei Cpr, cioè la possibilità del rimpatrio, è venuta meno. Quindi ci si chiede quale sia la legittimità dell’apertura di questi centri”&#8221;<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/03/20/cpr-coronavirus-covid-19-rimpatri?fbclid=IwAR3n2PwwYcMsbmu4VDyuBnIfZwF677R9yJ_jSHdR49Qn31V4fgIGlJnMAak&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.internazionale.it/notizie/annalisa-camilli/2020/03/20/cpr-coronavirus-covid-19-rimpatri?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Nelle succinte disposizioni del Ministero dell&#8217;interno, nelle quali per lo più sono superficialmente assommate tutte le casistiche (hotspot, centri di accoglienza e CPR), lo spazio dedicato a questi ultimi é sempre minimo, e si riduce alla raccomandazione di trovare locali adeguati all&#8217;osservazione della quarantena.</p>



<p>Che sia impossibile osservare le misure minime di sicurezza, e già quelle sulla distanza, in celle da 7, si finge di ignorarlo.<br>La paura nei centri é tanta, e aumenta ad ogni nuovo ingresso.</p>



<p>Sta di fatto che</p>



<p>&#8220;Resta aperto il problema della coerenza di un trattenimento finalizzato al rimpatrio nel momento in cui sono bloccate tutte le possibilità di arrivare nei Paesi di destinazione: problema che è ancor più rilevante per coloro che sono prossimi alla scadenza del numero massimo di giorni previsti per tale forma di trattenimento&#8221;,</p>



<p>come ha osservato lo stesso Garante Nazionale<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG7716&amp;modelId=10021&amp;fbclid=IwAR0piepTasVGFt_k5Uwp7sHY0wA0GpC5GSpPEn8Us6XW7GkZOPujyOqS06I&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">http://www.garantenazionaleprivatiliberta.it/gnpl/it/dettaglio_contenuto.page?contentId=CNG7716&amp;modelId=10021&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/26a0.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;Su tale presupposto, alcune associazioni di giuristi specializzati invitano i legali a richiedere il riesame del provvedimento di trattenimento dei loro assistiti. E qualche Giudice comincia ad accoglierlo! (v. commento)</p>



<p>Il CIE di Barcellona é stato chiuso giorni fa per tale motivo e forti nelle ultime ore sono le pressioni da più parti sul Governo spagnolo perché vi sia un provvedimento generale in tal senso<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://www.niusdiario.es/sociedad/Liberan-internos-repatriados-cie-barceloa-coronavirus_18_2917170369.html?fbclid=IwAR2VeiAvY0LeVbtYK8xT8G48fs_j6QYMB4Usq3ly_SBbSOFk3LssJ0PqrHc&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://www.niusdiario.es/sociedad/Liberan-internos-repatriados-cie-barceloa-coronavirus_18_2917170369.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f447.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><br><a href="https://elpais.com/espana/2020-03-19/las-restricciones-por-el-coronavirus-paralizan-las-expulsiones-de-inmigrantes.html?fbclid=IwAR1Fal3Uo4LzBkn7MuRxUFblmzNsV_pm5jwJDhCIR06cQi6BmZ01vTcmNF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://elpais.com/espana/2020-03-19/las-restricciones-por-el-coronavirus-paralizan-las-expulsiones-de-inmigrantes.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/1f534.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="🔴" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&nbsp;Rinnoviamo l&#8217;appello alla chiusura immediata dei CPR per l&#8217;emergenza in corso<br>(<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F2QwrzSC%3Ffbclid%3DIwAR1nX5aa1_wMMlSJV4YXbH2tss7ZsZw69JivziGFqaX6iccvl23vxYUo3-k&amp;h=AT1dVCHRibH92os91Q4t7xc_VY4bgfN3_Sfr58cMZZMnuG8eqDlYDYcT_6tLJLDsZI_77INKdo6ARLidnUSTrvmKVu6lj93L13_4yLeRmw0I-_vLcM2mJ84RvuE8-dRyTA-Sptg9Aw&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">https://bit.ly/2QwrzSC?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).<br>Per adesioni: appellocoronacpr@gmail.com</p>



<p>Non vogliamo credere invece che si pensi ancora di aprirne di nuovi, in questo contesto.

</p>
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		<title>Io resto a casa, loro restano nel campo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 09:03:52 +0000</pubDate>
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<p>Associazione 21 luglio lancia un appello per la condizione nei campi rom ai tempi del coronavirus (e non solo). Noi lo abbiamo firmato e vi chiediamo di fare altrettanto. In calce, trovate l&#8217;analisi approfondita della situazione. Grazie.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="670" height="444" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13763" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 670w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/campi-rom-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 670px) 100vw, 670px" /></figure></div>



<p></p>



<p>“<strong>Io resto a casa</strong>”, il decreto emanato lo scorso 9 marzo dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, per fronteggiare l’emergenza da contagio Covid-19, ha giustamente imposto regole ferree all’intero Paese obbligando tutti, tra i vari provvedimenti, ad assumere atteggiamenti di responsabilità e ad uscire di casa solo per situazioni emergenziali o motivi di lavoro. A distanza di qualche giorno dall’entrata in vigore delle nuove norme, <strong>Associazione 21 luglio ha svolto un’indagine all’interno delle baraccopoli istituzionali della città di Roma</strong> riservate a famiglie di etnia rom, per capire come le norme contenute nel decreto possono impattare sulla vita di chi abita in emergenza abitativa. Nel rispetto delle restrizioni imposte dal Governo, i dati e le testimonianze sono state raccolte mediante interviste telefoniche svolte tra il 14 e il 17 marzo dai nostri operatori.</p>



<p>In alcune baraccopoli, dopo la pubblicazione del decreto del 9 marzo 2020 si sono intensificati i controlli della Polizia Locale già presente in maniera stabile all’ingresso degli insediamenti.&nbsp;<strong>In alcuni casi gli abitanti avvertono il peso di restrizioni</strong>&nbsp;che impongono l’uscita solo a piedi e dilazionata nel tempo o rispettosa della norma che impone il metro di distanza anche all’interno delle autovetture. In relazione al contagio sono in molti a sentirsi più protetti all’interno dell’insediamento che fuori, durante le uscite si equipaggiano di dispositivi autoprodotti poiché nulla è stato consegnato loro per contrastare il contagio. Non solo,&nbsp;<strong>in nessuna baraccopoli è stata segnalata la presenza di operatori sanitari</strong>&nbsp;disponibili per la distribuzione del materiale o fornire informazioni. Restano quindi le azioni raccomandate attraverso la tv e che sono praticabili, però, laddove le condizioni igieniche lo permettono o dove almeno c’è disponibilità di acqua corrente.</p>



<p>Le famiglie presenti nelle baraccopoli della Capitale non hanno più la possibilità di svolgere l’attività lavorativa e, con le risorse disponibili ad oggi, non potranno far fronte ai giorni che verranno: un aspetto se possibile ancora più tragico che ghettizza chi vive ai margini. Anche&nbsp;<strong>la solidarietà in tempi di contagio è relegata ad eccezioni sporadiche</strong>&nbsp;per paura del contatto fisico e bambini e anziani rischiano di non avere la sussistenza quotidiana. Ad aggravare un quadro già drammatico anche la sospensione dell’attività scolastica e l’impossibilità di utilizzare strumenti tecnologici indispensabili a seguire un’eventuale didattica a distanza pone i minori in età scolare in uno stato di grave isolamento in rapporto ai coetanei e agli insegnanti.</p>



<p>A dispetto di “Io resto a casa”, per chi vive in emergenza abitativa lo slogan giusto potrebbe essere&nbsp;<strong>“Io resto nel campo” ad indicare le conseguenze prodotte dal decreto di una maggiore emarginazione e segregazione</strong>&nbsp;rispetto a quella già vissuta quotidianamente. Ma cosa accadrebbe se in uno degli insediamenti venisse riscontrata anche una sola positività?</p>



<p><strong>Tutti gli abitanti sarebbero posti in quarantena?</strong>&nbsp;L’appello di Associazione 21 luglio alla sindaca di Roma Virginia Raggi e al prefetto di Roma Gerarda Pantalone affinchè: si individuino nelle baraccopoli romane situazioni di fragilità e si provveda a fornire beni di prima necessità&nbsp;<strong>garantendo condizioni igienico-sanitarie</strong>&nbsp;e accesso all’acqua potabile; si provveda a incrementare la rete di volontariato sociale all’interno delle baraccopoli; si disponga la presenza di personale sanitario che illustri strumentazioni e misure da adottare. Nell’appello viene infine chiesto di predisporre per tempo&nbsp;<strong>adeguati piani sanitari da adottare in caso di positività</strong>&nbsp;all’interno di una delle baraccopoli romane.</p>



<h2><strong>FIRMA L’APPELLO</strong></h2>



<figure class="wp-block-embed-wordpress wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-associazione-21-luglio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="BSVpemFGgJ"><a href="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">#iorestoacasa e loro restano nel campo</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="https://www.21luglio.org/iorestoacasa-e-loro-restano-nel-campo/embed/#?secret=BSVpemFGgJ&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="BSVpemFGgJ" width="500" height="282" title="&#8220;#iorestoacasa e loro restano nel campo&#8221; &#8212; Associazione 21 Luglio" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Autorizzo Associazione 21 luglio all&#8217;uso dei dati ai sensi degli att. 7 e 13, D.Lgs n.196/2003 e ss.mm. e per le finalità di trattamento come specificate nella Privacy Policy.Grazie per aver firmato l&#8217;appello. È stato inviato.</p>



<p><strong><em>Egregia Sindaca Virginia Raggi,</em></strong><br><strong><em>Egregio Prefetto Gerarda Pantalone,</em></strong></p>



<p><em>Vi scrivo per esprimervi profonda preoccupazione circa la condizione di salute di oltre 6000 persone che vivono in emergenza abitativa presso le&nbsp;baraccopoli monoetniche della Capitale in un momento di emergenza sanitaria che l’OMS ha dichiarato pandemia.</em></p>



<p><em>Vi chiedo di mappare all’interno degli insediamenti formali e informali le condizioni di maggiore fragilità con l’obiettivo di garantire, in particolare ai minori e agli anziani, la distribuzione beni di prima necessità; di garantire all’interno di ogni singolo insediamento condizioni igienico-sanitarie adeguate assicurando in primis l’accesso all’acqua potabile; di assicurare all’interno degli insediamenti la presenza di operatori sanitari e di mediatori culturali che possano provvedere ad illustrare le misure di prevenzione raccomandate dal decreto del 9 marzo 2020 e distribuire agli abitanti dispositivi di protezione individuali; di rinforzare e coordinare una rete di volontariato sociale al fine di monitorare in maniera capillare le condizioni igienico-sanitarie e la salute di quanti vivono nelle baraccopoli della Capitale; di predisporre per tempo, in caso di riscontro di una o più positività al Covid-19 all’interno degli insediamenti formali, un adeguato e tempestivo piano di intervento sanitario, al fine di evitare che la città arrivi impreparata a tale evento.</em></p>



<p><a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">I<strong>NDAGINE:</strong> https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2020/03/indagine-io-resto-nel-campo-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Reati agroalimentari: il Ddl introduce l’agropirateria e il disastro sanitario</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 07:31:13 +0000</pubDate>
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<p>(da leurispes.it) </p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.leurispes.it/wp-content/uploads/2020/03/Agromafie-696x493.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>di Marco Omizzolo </p>



<p>È stato finalmente approvato in Consiglio dei Ministri – su proposta del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e del Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova – il disegno di legge di riforma dei reati in materia agroalimentare.<br>Un disegno ambizioso e nel contempo urgente, considerando le emergenze, che all’interno della filiera agricola e agro-commerciale italiana si registrano da anni, insieme alle conseguenze che esse determinano sulla produzione agricola del Paese, sulla salute dei lavoratori e dei cittadini e sull’ambiente.<br>Il testo, peraltro, riprende un lavoro accurato e pluriennale elaborato dalla Commissione ministeriale guidata da Gian Carlo Caselli, le cui proposte sono il frutto di un’accurata elaborazione sviluppata da esperti provenienti da vari settori e con diverse esperienze professionali. Il Rapporto Agromafie dell’Eurispes da anni sostiene il lavoro della Commissione Caselli. Anche per questa ragione non si può non considerare positivamente l’impegno del Governo nell’affrontare questo tema a partire dai lavori della Commissione. Il contrasto alle agromafie, al caporalato, la bonifica della filiera produttiva e commerciale da ogni tossicità criminale, dominio commerciale, pratica sleale e dallo sfruttamento in ogni modo inteso, è fondamentale per tutelare milioni di produttori, imprese, lavoratori e in generale i consumatori italiani, oltre a sostenere la produzione agricola di qualità propria del Made in Italy.<br>Nel merito del provvedimento, esso interviene direttamente sul Codice penale e sulla legislazione speciale del settore agroalimentare con una rinnovata determinazione che prevede la riorganizzazione della categoria dei reati in materia alimentare. La revisione del sistema sanzionatorio contro le frodi alimentari è una proposta da tempo avanzata sia dalle categorie datoriali sia dal mondo sindacale, insieme anche alla sistemazione organica della responsabilità delle persone giuridiche.<br>Tra le novità più interessanti e utili al contrasto ad ogni forma di sfruttamento, sofisticazione e truffa, si registra il reato di agropirateria e di disastro sanitario di cui è responsabile colui che provoca con colpa la morte di tre o più persone e il pericolo grave e diffuso di analoghi eventi ai danni di altre persone. Sono diversi i casi che potrebbero rientrare in questa fattispecie, peraltro già emersi sulle cronache nazionali.<br>Si ricorda, ad esempio, l’esposizione dei braccianti, dell’ambiente e dei prodotti coltivati a sostanza pericolose, nocive e cancerogene. Il traffico di sostanze nocive per l’agricoltura e per l’uomo – come alcuni farmaci acquistati nei mercati illegali esteri, lavorati in Italia e diffusi sotto le serre di alcuni criminali italiani – è una criticità già avanzata sulla quale si spera che presto intervengano le Forze dell’ordine e la Magistratura. Importante è, ad esempio, il caso denunciato nell’Agro Pontino e nella Sicilia orientale che riguarda alcune aziende locali le quali, usando farmaci e prodotti chimici illegali e pericolosi, espongono i cittadini di quel territorio a problemi di salute molto gravi, come anche i lavoratori locali e i consumatori di quei prodotti.<br>A seconda del tasso di pericolosità riscontrato, si applicano per i contravventori diverse pene.<br>Le condotte di solo rischio, ad esempio, sono considerate illeciti amministrativi, mentre per quelle di danno colposo sono previste contravvenzioni specifiche a patto che non determinino un pericolo per la salute. Infine, le condotte dolose sono punite come delitti, con l’ulteriore divisione fra quelle caratterizzate dalla presenza di un elemento concreto come la nocività del prodotto e quelle nelle quali si manifesta un pericolo per la salute pubblica.<br>Nel caso di frodi, invece, sono aumentate le sanzioni, soprattutto relativamente alle contraffazioni degli alimenti a denominazione protetta e fino al limite superiore individuato per l’attività organizzata per il commercio illecito di alimenti. A queste azioni repressive e punitive ne seguono altre accessorie che incidono direttamente sull’attività dell’impresa responsabile di tali comportamenti e sulle modalità proprie di condurla.<br>Tra le pene maggiori che il disegno di legge prevede si ricorda: l’interdizione a ricoprire uffici direttivi delle imprese; diversi divieti di accesso ad autorizzazioni, contributi pubblici, contratti con la Pubblica amministrazione; la revoca di alcune autorizzazioni fino alla chiusura dell’attività.<br>Insomma, un disegno di legge importante che tutela la salute pubblica e la qualità del sistema di produzione italiano, espellendo – almeno questo è l’obiettivo – criminali di varia natura e mafiosi da una delle filiere produttive più redditizie e rappresentative d’Italia.</p>
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