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	<title>denunce Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>World Report 2026: crisi globale dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 08:38:21 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da: https://centridiricerca.unicatt.it/)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Il<em> </em><a href="https://www.hrw.org/world-report/2026?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>World Report 2026</em>, pubblicato da <em>Human Rights Watch</em></a> nel febbraio 2026, fotografa uno dei momenti più critici per i diritti umani dal dopoguerra a oggi. Il rapporto, giunto alla sua 36ª edizione e basato su ricerche in oltre cento paesi, non si limita a denunciare violazioni diffuse, ma interpreta tendenze globali che definiscono la traiettoria dei diritti fondamentali nel primo venticinquennio del XXI secolo.</p>



<p>Secondo il direttore esecutivo Philippe Bolopion — che apre il report con un saggio introduttivo — “porre freno all’onda autoritaria che travolge il mondo è la sfida di una generazione”, mettendo in guardia contro la regressione di istituzioni democratiche, libertà civili e stato di diritto.</p>



<p>Questa “recessione democratica”, come molti media internazionali hanno definito i contenuti principali del rapporto, è tanto sistemica quanto trasversale: coinvolge Stati Uniti, Unione Europea, Asia, Africa e Americhe, e riguarda tanto le democrazie consolidate quanto i regimi autoritari.&nbsp;</p>



<p>Un elemento centrale del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è il tema dell’erosione delle garanzie democratiche e delle protezioni per i diritti umani. I governi, in diverse regioni del mondo, hanno risposto alle crisi politiche, economiche e sociali con misure restrittive che limitano la libertà di stampa, di associazione e di espressione, e indeboliscono i controlli istituzionali sui poteri esecutivi.&nbsp;</p>



<p>In particolare, il rapporto evidenzia come gli abusi commessi sotto l’amministrazione Trump negli Stati Uniti — tra intimidazioni di oppositori, erosione dell’indipendenza giudiziaria e degrado delle libertà civili — non siano fenomeni isolati, ma parte di una tendenza più ampia che alimenta l’autoritarismo globale.</p>



<p>Bolopion e i ricercatori di HRW sottolineano che senza una risposta concertata delle democrazie rispettose dei diritti umani — come l’Unione Europea, il Regno Unito e il Canada — il sistema internazionale basato sulle regole rischia di sgretolarsi.</p>



<p>Il rapporto analizza la situazione nei paesi dell’Africa meridionale, denunciando gravi abusi e la mancanza di giustizia per le vittime. In Angola e Mozambico le forze di sicurezza hanno risposto alle proteste con uso eccessivo della forza, provocando morti e feriti. In Eswatini non è stata assicurata nessuna responsabilità per la repressione dei movimenti pro-democrazia del 2021. Nel Sudan, la guerra civile continua a mietere vittime tra i civili e a distruggere infrastrutture essenziali. Il rapporto sottolinea che le forze del Rapid Support Forces (RSF) hanno eseguito uccisioni sommarie, detenzioni arbitrarie, saccheggi e violenze sessuali in Darfur, mentre entrambe le parti in conflitto hanno colpito infrastrutture critiche per la sopravvivenza delle comunità civili.</p>



<p>Nell’Unione Europea, malgrado progressi formali su alcuni diritti economici e sociali, persistono gravi rischi legati alla politica migratoria restrittiva, alle discriminazioni razziali e all’influenza di narrazioni di estrema destra nella politica mainstream. La UE affronta così la contraddizione tra un quadro normativo formale di tutela dei diritti e la concreta implementazione, che spesso resta frammentata o insufficiente.</p>



<p>In Nord Corea, le restrizioni legate alla pandemia e il controllo statale continuano a erodere il diritto alla sicurezza alimentare, alla salute e al benessere delle famiglie, con impatti particolarmente significativi sulle donne e sui gruppi più vulnerabili.</p>



<p>Il contesto globale del 2025 è stato segnato da una diffusa mobilitazione sociale, spesso accompagnata da repressioni brutali da parte degli Stati. Un caso emblematico è quello dell’Iran, dove la rivolta popolare iniziata alla fine del 2025 si è tradotta in repressioni di massa nel 2026. Secondo fonti indipendenti e organizzazioni di diritti umani, migliaia di manifestanti sono stati uccisi e arrestati, mentre le autorità hanno adottato misure sistematiche per eliminare il dissenso.</p>



<p>Questa dinamica emerge anche nella narrazione del World Report: i movimenti di protesta, pur segnati da aspirazioni di libertà e giustizia, sono spesso soffocati da forze statali che privilegiano il controllo politico alla protezione dei diritti umani.</p>



<p>Al di là dei singoli casi, il significato più profondo del&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;è nella diagnosi di una crisi istituzionale globale dei diritti umani. Non si tratta solo di conflitti armati o di abusi specifici: è l’erosione delle garanzie democratiche di base e la legittimazione di politiche autoritarie che segnano una svolta preoccupante.&nbsp;</p>



<p>HRW osserva come i governi — anche in contesti democratici — usino strumenti giuridici e tecnologici per sorvegliare, controllare e talvolta criminalizzare l’opposizione e la società civile. Questi trend non sono isolati: sono parte di una narrativa che lega sicurezza, ordine pubblico e potere esecutivo a scapito delle libertà fondamentali.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;non si limita a denunciare le violazioni, ma lancia un appello chiaro alla cooperazione internazionale e all’impegno delle società civili. Bolopion esorta le democrazie a cooperare più strettamente per difendere lo “ordine internazionale basato sulle regole” e per opporsi alla normalizzazione delle misure autoritarie.&nbsp;</p>



<p>In un mondo dove la maggioranza della popolazione vive sotto regimi autoritari o in transizione verso tali modelli, secondo HRW la difesa dei diritti umani deve essere una priorità non solo retorica, ma operativa. Ciò richiede investimenti nella protezione delle libertà fondamentali, nel sostegno ai difensori dei diritti umani, nella trasparenza istituzionale e nella solidarietà transnazionale delle comunità democratiche.</p>



<p>Il&nbsp;<em>World Report 2026</em>&nbsp;di&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;ci consegna un quadro globale segnato da tensioni profonde tra aspirazioni di libertà e pratiche autoritarie, tra norme internazionali e politiche nazionali che ne minano l’efficacia. Pur nelle sue dimensioni geopolitiche diverse, la mappa delle violazioni dei diritti umani rivela un elemento comune: la fragilità delle garanzie democratiche quando questi diritti non sono sostenuti da istituzioni robuste e da una società civile vigile.</p>



<p>Per chi si occupa di politica, istituzioni e diritti umani — come la comunità di Polidemos — il rapporto non è solo una lettura, ma un richiamo all’azione: riflettere sui legami tra governance, libertà civili e giustizia sociale, e promuovere strumenti concreti per difendere i diritti fondamentali nell’arena globale come in quella locale.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Aggiornamenti Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:29:37 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Contro ogni previsione, con il dubbio del boicottaggio da parte del regime, il 22 ottobre si sono svolte le elezioni primarie in Venezuela e in 28 Paesi del mondo. C&#8217;è già una candidata dell’opposizione contro Maduro per le elezioni presidenziali del 2024, e si chiama María Corina Machado, interdetta illegalmente dal chavismo otto anni fa e che nonostante le minacce e intimidazioni ha ottenuto il 92,5% dei voti.<br>Si tratta di un fatto storico molto rilevante. È la prima volta in Venezuela dall’ascesa del Chavismo che i partiti di opposizione si sono realmente uniti per eleggere un candidato. Questa volta l&#8217;unione è stata reale e compatta. Il regime ha voluto in tutti i modi annullare le elezioni primarie, ma il popolo si è organizzato molto bene. Il Comitato istituito a questo scopo è riuscito a organizzare tutto, con le difficoltà di un Paese in crisi e la mancanza di supporto logistico da parte del governo. La società civile all&#8217;interno e anche all’estero ha fatto il resto. Il tutto è stato autofinanziato al 100%. Il desiderio di cambiamento ha portato i venezuelani a votare e a fare lunghe code tra le strade della capitale, nelle città grandi e piccole, nei quartieri malfamati e nelle aree della classe media. Una partecipazione cittadina straordinaria.<br>Quello che è successo pochi giorni dopo era prevedibile. Il regime non ha riconosciuto la legalità delle elezioni, ha dichiarato che i numeri dei votanti erano stati gonfiati e, naturalmente, non ha riconosciuto María Corina Machado come vincitrice delle elezioni. Giorni dopo, la Procura generale venezuelana ha convocato i tre organizzatori delle primarie come indagati per presunte frodi. Il regime ha aperto un&#8217;inchiesta contro il Comitato Nazionale delle Primarie. La Procura ha sospeso queste elezioni a tutti gli<br>effetti, chiedendo una revisione. È un comportamento degno di un regime, di una dittatura che si sente con le spalle al muro, che non ha più aria per respirare.<br>Non è un caso che pochi giorni prima delle elezioni, cinque importanti prigionieri politici siano stati rilasciati dopo la firma di un trattato di pace alle Barbados tra l&#8217;opposizione e il governo. Un numero esiguo, visto che i prigionieri politici sono ancora 270. Questa è stata la risposta del regime alla revoca di alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In questi giorni le minacce a Machado sono all&#8217;ordine del giorno ma l’opposizione continua ferma nella sua posizione in difesa della libertà, comunque sia, queste elezioni sono una<br>dimostrazione di civiltà, di rispetto e di democrazia. Da tanto tempo non si vedeva uno scenario così in Venezuela.<br>Nel frattempo, continuano le udienze presso la Corte Penale Internazionale. Il regime di Maduro ha riconosciuto che la maggior parte dei casi presentati alla CPI rimangono impuniti. Non riesce a dimostrare di non avere colpe: la CPI ratifica che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che siano stati commessi crimini contro l&#8217;umanità.<br>Francisco González Centeno, funzionario di informazione pubblica e sensibilizzazione della CPI, ha indicato che, in termini generali, la posta in gioco è una questione di ammissibilità di una delicata situazione davanti alla CPI. Tutto questo in base all&#8217;articolo 18 dello Statuto di Roma, che chiede ad uno Stato che dimostri di aver avviato un processo avanzato di indagini e azioni penali a livello nazionale. Così ha dichiarato per www.infobae.com.?utm_source=rss&utm_medium=rss Venezuela non riesce a dimostrare niente. Non riesce a dimostrare che questi delitti e queste denunce portate davanti alla CPI siano state controllate e portate alla Procura del Venezuela per avviare delle indagini.<br>Tic… Tac… il tempo sta per scadere.</p>
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		<title>Non solo naufragi, anche detenzioni disumane</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 10:16:22 +0000</pubDate>
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<p>(da noaicpr e naga.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16884" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Le immagini andate in onda su Striscia la Notizia lo scorso 20 gennaio, provenienti dal centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio (Potenza), aprono uno spiraglio sugli abusi e sulle violazioni dei diritti e della stessa dignità umana che purtroppo si ripetono tutto il giorno, tutti i giorni, in tutti i CPR di Italia, sistematicamente, da quasi 25 anni.</p>



<p><br>&#8220;<em>No, non si tratta di Guantanamo e non si tratta neanche di una prigione&#8221;</em>, ma ci assomiglia parecchio, come si nota nel servizio, ed è chiamato proprio &#8220;La Guantanamo d&#8217;Italia&#8221; quel CPR al confine tra Basilicata e Puglia.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il centro &#8211; è bene che a Milano lo si tenga ben presente &#8211; è gestito dalla stessa società del CPR di Milano, Martinina S.r.l. (già Engel S.r.l.), che ha da poco ottenuto dalla Prefettura il rinnovo dell&#8217;appalto.</p>



<p><br>Da questa società dipendono direttore, operatori e personale, anche sanitario interni alla struttura Palazzo San Gervasio come di Milano, dove si consumano gli abusi e le gravi violazioni, anche del diritto alla salute, che vi raccontiamo tutti i giorni, oggetto dei report-denuncia dello scorso luglio al quale abbiamo collaborato dopo un accesso a sorpresa <img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f449;" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/fSiPOWJuynUnpjw-D_ussC9gPKWFZDLS6m9z1vQamzMBfNQbPbVslDVX_YDjpUiEPHH_gSZpH56789EGQIpWDKWJPVgirKM-06TYocELNZYXKNIXwW8L=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/taa/1.5/16/1f449.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F3RIqGUY%3Ffbclid%3DIwAR0OGkCFFQU0-L7A2HUJs8uD_Sb8J5pR-eo6Zj1T4V0Cs9XOZnK8rQRt3-g&amp;h=AT0lK7VPoNjcGY4mv-i7t_umHEdS5x3vKxBqc3NfsNSSJAhbN0830tIBaxmhgkLrWDTZkJy_vwUvkRgY46Ej1YOZ7-rCN2VuY-BRkYxPRY5RiUraRHFXnZ7TtOlDOO9Xxg&amp;__tn__=-UK&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bit.ly/3RIqGUY</a></p>



<p><br>Nel servizio, il primo e più interessante di due sul tema, compaiono anche due attivist* della nostra Rete, intervistat* durante la mobilitazione &#8220;Sconfiniamo&#8221;&#8221; dello scorso 18 dicembre a Milano.<br>Dopo la spiegazione del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che illustra come in quei luoghi vengano trattenute persone &#8220;amministrativamente irregolari&#8221; perché arrivate senza documenti, o con premesso scaduto o perso per aver perso il lavoro, tutti insieme ad altri usciti dal carcere dopo avere espiato la propria pena, si passa alle immagini delle celle.<br>Ogni stanza ospita 4 persone in 25 mq e un bagno senza la porta e tutto lo scarno arredamento è in cemento; l&#8217;unico collegamento con l&#8217;esterno è una gabbia che si affaccia sul cortile del CPR di Palazzo San Gervasio, mentre non esistono aree comuni. <em>&#8220;Non dovrebbe essere un carcere ma ci assomiglia parecchio</em>&#8220;, dice la giornalista prima di mostrare persone accompagnate nel centro trascinate legate con con fascette di contenzione ai polsi.<br>Ma, come dicevamo, lo &#8220;scoop&#8221; del servizio è qualcosa che invece è tutt&#8217;altro che straordinario, per chi conosce la realtà.<br>Straordinario, piuttosto, è che siano uscite queste riprese dal centro, nel quale vengono sequestrati i cellulari ai trattenuti e ogni ripresa è vietata.</p>



<p><br>Finalmente le denunce di tanti anni prendono forma visibile.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x26a1;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/yZs_FrColvb7xtne2DeFIcFseCp88trJkK_8qLdD5C_Q7JSJibMHsjotioN09BqUr3vU_Ogj8W8fkyG_YrVxfJeMSDgLJe9sKIjRAWyTebV8UbLOBiQ=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/te4/1.5/16/26a1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dopo la nostra attivista, che rappresenta lo smodato utilizzo di psicofarmaci (Rivotril), utilizzato per tenere sedati ragazzi giovani e forti, abbandonati a loro stessi, al fine di prevenire giuste e legittime proteste, la conferma di quanto detto viene dalle immagini riprese dall&#8217;ambulatorio del CPR di Palazzo San Gervasio.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Si distingue un migrante seduto su un lettino circondato dalle forze dell&#8217;ordine, legato, cui viene somministrata quella che viene chiamata &#8220;la terapia&#8221;, con la minaccia che altrimenti non sarà slegato: un potente cocktail di sedativi.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>Prendi la terapia! Io parlo una volta&#8221; Prendi la terapia e io ti slego. Se non prendi la terapia, rimani così</em>&#8221; , urla un addetto del personale sanitario.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"></p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>C&#8217;è tutto: c&#8217;è il Rivotril, c&#8217;è il Tavor, c&#8217;è il Talofen</em>&#8220;</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">La persona legata appare imboccata a forza: &#8220;<em>ingoia, ingoia!</em>&#8221; e poi un beffardo &#8220;<em>Aah! Aah!</em>&#8221; ad invitare ad aprire la bocca per dimostrare di avere inghiottito tutto.</p>



<p><br>Già la presenza di agenti (molti agenti) nel corso di una visita medica &#8211; se così si può chiamare &#8211; è assolutamente illegittima. Ma questo video è una &#8220;summa&#8221; di abusi e violazioni di diritti e della stessa dignità della persona umana, che è difficile elencare tutti gli illeciti consumati, a danno di persone innocenti affidate allo Stato, e da questi rinchiuse in gabbie solo perchè nate in certe nazioni &#8220;sbagliate&#8221;<br>E&#8217; da 25 anni che i CPR esistono ed hanno contato più di 30 morti &#8211; come racconta uno di noi durante l&#8217;intervista &#8211; L&#8217;ultimo, si ricorda nel servizio, è del 19 dicembre scorso, quando un ragazzo marocchino è morto nel CPR di Brindisi Restinco asfissiato per un incendio appiccato a seguito di una protesta.</p>



<p><br><strong>Qui il nostro post con il video, che vi chiediamo di condividere</strong>: <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/videos/1579960742416857?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;PRENDI LA TERAPIA E TI SLEGO&#8221;</a></p>
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		<title>Un femminicidio ogni due giorni durante il lockdown</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 11:02:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Julia Martín Arévalo La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise. Sono i dati del dossier sulle attività criminali&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1002" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14829" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1002w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2-300x120.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/unnamed-2-768x307.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1002px) 100vw, 1002px" /></figure>



<p></p>



<p>di Julia Martín Arévalo</p>



<p>La lotta del 25 Novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, diventa ancora più simbolica quest’anno: 87 giorni, 44 donne uccise.</p>



<p>Sono i dati del dossier sulle attività criminali del 2020 redatto dal Ministero dell&#8217;Interno. I fatti parlano da soli: una donna è stata uccisa ogni due giorni durante il primo <em>lockdown</em>, arrivando alla cifra di 59 assassinii solo nel corso del 2020; tutte vittime della violenza maschilista. La quarantena obligatoria è stata sicuramente un “terreno fertile” per la violenza di genere; come ci si poteva aspettare, rinchiudere le donne in casa con i loro aggressori ha esponenzialmente aumentato i dati delle violenze che erano già preoccupanti ben prima del <em>lockdown</em>.</p>



<p>Tuttavia, l&#8217;Italia non è un caso isolato; in molti altri paesi, data la comune situazione legata alla pandemia, c&#8217;è stato un preoccupante aumento dei femminicidi. Particolarmente grave è la realtà dell’America Latina, luogo in cui già si gridava ad alta voce: &#8220;<em>nos están matando</em>&#8221; (ci stanno uccidendo) molto prima che arrivasse la pandemia. Un report delle Nazioni Unite, creato per allertare i paesi coinvolti dell’impatto della pandemia sulla violenza di genere, stima che 137 donne sono uccise ogni giorno nel mondo da un membro della propria famiglia. A livello globale sono 243 milioni le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni che sono state vittime di violenza per mano dei loro partner; meno del 40% cerca aiuto.</p>



<p>Per alcune donne in Italia, come per tante altre in tutte il mondo, le misure di contenimento forzato del covid-19 hanno significato un pericolo enorme, poiché esso ha rafforzato l&#8217;isolamento di coloro che erano già vittime a rischio, peggiorando la loro situazione e separandole da tutti gli strumenti di difesa, ad eccezione del <strong>Numero Verde </strong>1522<strong> di Assistenza Per Le Vittime di </strong><strong>Genere</strong>. Questo,secondo i dati Istat, ha ricevuto un 73% più di chiamate con rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, di cui il 59% sono state chiamate di aiuto di vittime di violenza. Questi dati, sebbene allarmanti, possono significare anche qualcosa di positivo: le campagne di sensibilizzazione per far sentire a queste donne meno sole, hanno funzionato.</p>



<p><strong>Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. </strong>Quest&#8217;anno, in piena lotta contro il Covid e data la prospettiva di un nuovo e lungo lockdown, la necessità di continuare a combattere questo nemico che, come la pandemia, è destinato a lasciarci con un alto numero di vittime, è diventata più evidente che mai.</p>



<p>Fonti:</p>



<p>“Femminicidio: il lockdown triplica gli omicidi di donne”, <em>Osservatorio di Diritti,</em> <a href="https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.osservatoriodiritti.it/2020/09/04/femminicidio-in-italia-oggi-2020-statistiche-reato/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Dossier Viminale: Un anno di attività del Ministero dell’Interno”, <em>Ministero dell’Interno, </em><a href="https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-08/dossier_viminale_2020.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“Comunicato stampa: Violenza di genere al tempo del covid-19: le chiamate al numero verde 1522”, <em>Istituto Nazionale di Statistica</em>, <a href="https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.istat.it/it/archivio/242841?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>“COVID-19 and Ending Violence Against Women and Girls”, <em>UN Women, </em><a href="https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.unwomen.org/-/media/headquarters/attachments/sections/library/publications/2020/issue-brief-covid-19-and-ending-violence-against-women-and-girls-en.pdf?la=en&amp;vs=5006&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Crimini sistemici contro i diritti fondamentali dei migranti</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2020 07:36:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello alla società civile per fermare il massacro dei migranti A seguito della conclusione della&#160;Sessione sulla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate (2017-2019)&#160;e delle relative sentenze sulle politiche migratorie dell’Unione europea e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/08/f8cac836aa_70368068-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<h1><strong>Appello alla società civile per fermare il massacro dei migranti</strong></h1>



<p>A seguito della conclusione della&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/?p=6730&amp;lang=es&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Sessione sulla violazione dei diritti delle persone migranti e rifugiate (2017-2019)</a>&nbsp;e delle relative sentenze sulle politiche migratorie dell’Unione europea e dei suoi Stati membri, che si traducono in pratiche di rigetto e di repressione della popolazione migrante, il&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Tribunale Permanente dei Popoli</a>&nbsp;(TPP), reiterando la sua preoccupazione dinanzi al&nbsp;<a href="http://permanentpeoplestribunal.org/i-crimini-contro-lumanita-lungo-le-rotte-dellegeo-e-dei-balcani-le-responsabilita-della-turchia-grecia-e-unione-europea/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">processo di genocidio in corso</a>, si rivolge alla società civile e alle realtà di solidarietà per sostenere e contribuire a un radicale mutamento dello scenario politico e giuridico attuale.</p>



<p>Nel contesto della&nbsp;<a href="https://www.statewatch.org/media/documents/news/2019/jun/eu-icc-case-EU-Migration-Policies.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">richiesta formale di intervento</a>&nbsp;inviata alla Corte Penale Internazionale da un gruppo di avvocati con l’accusa rivolta all’UE e ad alcuni Stati membri di crimini contro l’umanità commessi contro le persone migranti e rifugiate che attraversano il Mediterraneo, si è rafforzata la tendenza opposta di negazione dei migranti come esseri umani in qualsiasi iniziativa politica, economica e giuridica a livello nazionale ed europeo che elude gli obblighi internazionali di salvare vite e di fermare il massacro e le sparizioni sistematiche e intenzionali dei migranti.</p>



<p>Nonostante le denunce documentino l’estensione e la gravità delle violazioni, la crisi della pandemia di COVID-19 ha avuto come effetto una cancellazione della popolazione dei migranti anche dalle misure minime di attenzione, prevenzione e protezione adottate. Pertanto il TPP, facendo eco&nbsp;<a href="https://forms.gle/PgQSWiwyiLXnAiF57?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">alla richiesta di monitoraggio permanente che si è rinnovata nelle piazze italiane in questi ultimi giorni</a>, per sottolineare il senso di urgenza e disperazione proveniente dalle realtà quotidianamente impegnate nella difesa dei diritti dei migranti:</p>



<p>– annuncia&nbsp;<strong>un evento pubblico che si terrà il 28 settembre* a Roma</strong>&nbsp;con l’obiettivo di presentare all’UE un programma di azione sulla migrazione, come parte di un rinnovato profilo di responsabilità;</p>



<p>–&nbsp;<strong>allerta le organizzazioni interessate</strong>&nbsp;a condividere nel corso mese di settembre le proprie esperienze per contribuire alla definizione di un quadro complessivo dei crimini di sistema denunciati dal TPP lungo le sue sessioni;</p>



<p>– annuncia inoltre&nbsp;<strong>la sessione ad hoc del TPP il 24 e 25 ottobre a Berlino</strong>&nbsp;per una valutazione alla luce dei fatti recenti delle rispettive violazioni dei diritti fondamentali dei migranti e dei rifugiati in Europa.</p>



<p>* Le modalità di partecipazione saranno comunicate nel corso dei primi giorni di settembre.</p>



<p>Per informazioni:&nbsp;<a href="mailto:ppt@permanentpeoplestribunal.org" rel="noreferrer noopener" target="_blank">ppt@permanentpeoplestribunal.org</a></p>
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		<title>Violenza domestica in tempo di pandemia. Parla l&#8217;avv. Alessia Sorgato</title>
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		<pubDate>Sat, 09 May 2020 13:05:53 +0000</pubDate>
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<p>Durante la diretta streaming, l&#8217;<strong>avv. Alessia Sorgato</strong> ha dato informazioni pratiche e molto utili per le donne <em>vittime </em>di violenza domestica, oltre ad approfondire i tanti temi legati a questo argomento. Seguite l&#8217;incontro nel video e continuate a seguire anche <strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> con gli approfondimenti <em>sull&#8217;attualità</em>.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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		<title>Alessia Sorgato. Violenza domestica in tempo di pandemia</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2020 13:05:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Domani, 7 maggio, alle ore 1830 sarà con noi l&#8217;avv. Alessia Sorgato, impegnata sul tema, tra gli altri, della violenza domestica sulle donne. Il suo ultimo saggio si intitola &#8220;Revenge porn&#8221;: Le questioni &#8220;classiche&#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Domani, <strong>7 maggio</strong>, alle ore <strong>1830</strong> sarà con noi l&#8217;avv. <strong>Alessia Sorgato</strong>, impegnata sul tema, tra gli altri, della violenza domestica sulle donne. Il suo ultimo saggio si intitola &#8220;Revenge porn&#8221;:  <br>Le questioni &#8220;classiche&#8221; relative alla <strong>violenza </strong>&#8211; soprattutto nei confronti delle <strong>donne </strong>&#8211; e all&#8217;odio si intersecano sia con la recente riforma normativa italiana che ha disciplinato, in generale, nuove forme di violenza e, in particolare, che ha introdotto il cosiddetto reato di &#8220;revenge porn&#8221;, sia con il mondo delle investigazioni digitali e della digital forensics, un ambito che richiede una conoscenza delle regole, e delle tecniche, molto specifica. Infine, non viene trascurato, giustamente, il fondamentale <em>aspetto psicologico</em>, al fine di interpretare al meglio i comportamenti delle persone in contesti che sono, spesso, non semplici da inquadrare. </p>



<p>Vi aspettiamo !</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13983" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Esperienze di donne durante il Coronavirus</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 08:05:08 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Esperienza-di-donne_1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13912" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Esperienza-di-donne_1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Esperienza-di-donne_1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Esperienza-di-donne_1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/Esperienza-di-donne_1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Oggi, venerdì 24 Aprile,<strong> alle ore 15:00 </strong>si terrà l’incontro su “<strong>Esperienze di donne durante il coronavirus</strong>”. </p>



<p>Con la partecipazione di Amina Natascia Al Zeer, <em>Vicepresidente di Progetto Aisha</em> di cui è anche <em>Coordinatrice dell’Area di assistenza delle donne maltrattate</em>. </p>



<p> L’<strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> vi aspetta sul suo canale YouTube:</p>



<figure><iframe loading="lazy" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/ABzuvxBFn7E?utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen=""></iframe></figure>



<p></p>
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		<title>Sotto padrone. Intervista a Marco Omizzolo</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 07:58:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Associazione Per i Diritti umani ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità. Un viaggio&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2020/02/19/sotto-padrone-intervista-a-marco-omizzolo/">Sotto padrone. Intervista a Marco Omizzolo</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>ha intervistato Marco Omizzolo, autore del saggio &#8220;Sotto padrone. Uomini, donne e caporali nell&#8217;agromafia italiana&#8221; (per Feltrinelli) e lo ringrazia molto per la disponibilità.</p>



<p>Un viaggio nel cuore delle agromafie, tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono &#8211; letteralmente &#8211; di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l&#8217;anno. Un viaggio, quello di Omizzolo, condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell&#8217;Agro Pontino e proseguito fino alla regione indiana del Punjab, sulle tracce di un trafficante di esseri umani. Un&#8217;inchiesta sul campo che parte dall&#8217;osservazione e arriva alla mobilitazione: scioperi, manifestazioni, denunce per rovesciare un sistema che si può sconfiggere. </p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="324" height="499" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13647" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 324w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/51DXD-KMVmL._SX322_BO1204203200_-195x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 195w" sizes="(max-width: 324px) 100vw, 324px" /></figure></div>



<p><strong>Come si sono svolte le ricerche per
la preparazione di questo libro? </strong>
</p>



<p>Il libro “Sotto padrone” fa sintesi
di circa 12 anni di ricerca sociale e immersione nella comunità
indiana dell&#8217;Agro Pontino e poi è espressione di un lungo percorso
di analisi, studio e ricerca sul tema lavoro e immigrazione. Dunque,
il libro si è composto, metaforicamente, di analisi e ricerche
sviluppate all&#8217;interno di questo percorso che ha sempre richiesto
approfondimento, aggiornamento e messa in discussione di ogni stato
di certezza. Le ricerche sono state bibliografiche ma soprattutto
sperimentate nel territorio pontino mediante l&#8217;osservazione
partecipata, elementi di sociologia visuale, raccolta di storie di
vita, analisi di sociologia delle migrazioni e dei processi economici
e sociali, entografia e metodologia applicata. La combinazione di
queste competenze, sommate ai dati e alle informazioni assunte nel
territorio pontino, ha sviluppato e articolato la riflessione
contenuta nel libro. 
</p>



<p><strong>Su cosa è basato il sistema di
sfruttamento nelle serre italiane? </strong>
</p>



<p>Su diversi fattori. In primis sul
processo di svilimento e squalificazione del lavoro, delle sue
relazioni sindacali e dunque di rappresentanza, di liberazione quale
dinamica di base, per precipitare nella sua delegittimazione e
nell&#8217;accettazione, anche collettiva, di riforme che ne hanno
mortificato la natura fino a comprendere lo sfruttamento come una
delle sue condizioni di base, quasi costituente. E poi i processi di
ghettizzazione ed emarginazione della fragilità a partire dalla
condizione giuridica e di classe dei migranti braccianti, considerati
inferiori per natura quando invece lo sono per legge e interesse. Lo
sfruttamento e le agromafie sono state incentivate in questo Paese e
le riforme che le hanno prodotte addirittura considerate necessarie
per generare sviluppo. Quest&#8217;ultimo però, da distinguere dal
progresso come ricorda Pasolini, ha riprodotto il rapporto
padrone-schiavo, come anche recentemente le Nazioni Unite hanno
ricordato e con esso anche un sistema di diseguaglianze ed
emarginazione, ora certificato e rafforzato dai decreti Sicurezza,
come recentemente ha ricordato Amnesty International Italia con il
suo studio “I sommersi dell&#8217;accoglienza”. Siamo a nuove forme di
schiavitù in un Paese che ha all&#8217;articolo 1 della sua Costituzione
un richiamo fortissimo al lavoro come generativo della democrazia.
Oggi siamo, come ricorda l&#8217;Eurispes, ad un business economico
complessivo delle agromafie di circa 25 miliardi di euro. Soldi che
vengono riciclati nel sistema economico ufficiale sino ad intossicare
le relazioni sociali e a riprodurre vincoli di classe rigidissimi.</p>



<p><strong>Nello sfruttamento sono coinvolte
anche le donne. In che misura?</strong></p>



<p>Hanno varie funzione e interpretano diversi ruoli. Quello più diffuso riguarda la condizione di ulteriore emarginazione, sfruttamento e violenza che esse subiscono. In genere percepiscono una retribuzione del 30% inferiore a quella dei loro colleghi e connazionali uomini. Inoltre in alcuni casi esse subiscono, come accade nelle campagne di Vittoria, in Sicilia, in Puglia e nell&#8217;Agro Pontino, ricatti e violenze sessuali perpetrate da padroni e caporali privi di scrupoli che così continuano ad usarle solo come corpi per soddisfare le loro ansie di profitto, di potere e sessuali.</p>



<p><strong>Può riportare alcuni esempi di
sentenze a vostro favore?</strong></p>



<p>Nell&#8217;Agro Pontino ci sono decine di
processi aperti ma ancora pochi sono arrivati a sentenza. Siamo però
fiduciosi che questo accadrà molto presto e speriamo che le sentenze
di condanna siano completamente eseguibili. 
</p>



<p><strong>In quali modi si può portare avanti
la lotta alle agromafie?</strong></p>



<p>Direi mediante alcune riforme di
sistema a partire da una riforma finalmente espansiva e rafforzativa
dei diritti del relativo mercato del lavoro, riforma del welfare che
vada incontro al disagio e lo sappia risolvere nella direzione del
suo superamento, approfondendo il tema di continuo per accrescere il
nostro livello di consapevolezza e di azione conseguente matura anche
dal punto di vista politico. Si tratta di un percorso lungo e
faticoso ma necessario, altrimenti continueremo a descrivere un
sistema che risulterà sempre invincibile pur non essendolo.</p>
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		<title>L’implementazione dei Diritti Umani: la fase più difficoltosa. Sulla base di casi-studio italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 08:38:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Nicole Fraccaroli Il seguente articolo è stato scritto con l&#8217;intenzione e l&#8217;ambizione di dimostrare che anche nei paesi democratici con stato di diritto e buon governo, come l&#8217;Italia, paese di origine della scrittrice,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>di Nicole Fraccaroli</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="910" height="777" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/implementazione-diritti-umani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13212" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/implementazione-diritti-umani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 910w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/implementazione-diritti-umani-300x256.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/implementazione-diritti-umani-768x656.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 910px) 100vw, 910px" /></figure></div>



<p></p>



<p>Il
seguente articolo è stato scritto con l&#8217;intenzione e l&#8217;ambizione di
dimostrare che anche nei paesi democratici con stato di diritto e
buon governo, come l&#8217;Italia, paese di origine della scrittrice, il
percorso per raggiungere una sistematica e concreta attuazione dei
diritti umani si dimostra ancora lungo e non privo di sfide.</p>



<p>L&#8217;autore
è particolarmente interessato alla realizzazione dei diritti umani
poiché di solito si pensa che, se un determinato Stato è parte di
un trattato o supporta uno strumento rilevante, esso sia diventato un
paladino dei diritti umani. Tuttavia, non è così: la fase di
adozione è rilevante, come primo passo verso il rispetto
dell&#8217;impegno assunto, ma è inutile e insignificante se non è
seguito da un&#8217;azione, un cambiamento, che permetta di lottare per il
raggiungimento di esso. 
</p>



<p>A
tal fine, lo scrittore passerà innanzitutto in rassegna dei
principali meccanismi internazionali istituiti per monitorare il
rispetto gli Stati in merito alle disposizioni sui diritti umani, al
fine di passare poi all’analisi di alcuni casi studio derivanti
dalla realtà e dall&#8217;esperienza italiana.</p>



<p>Ad
oggi, non esiste un tribunale internazionale per i diritti umani,
anche se ora i Comitati delle Nazioni Unite sembrano operare in modo
quasi giudiziario: pannelli imparziali che operano secondo le proprie
regole procedurali che possono ascoltare la testimonianza di esperti
prima di emettere pareri. Inevitabilmente, il problema
dell&#8217;attuazione va alla natura stessa del diritto internazionale. In
particolare, poiché un accordo consensuale basato sull&#8217;accordo tra
Stati, reciprocità e rispetto della sovranità nazionale e della
sovranità territoriale, è improbabile che il tipo di meccanismi di
applicazione applicati a livello nazionale abbia successo. Tuttavia,
per gli strumenti internazionali e regionali che vertono sui diritti
umani, la responsabilità primaria dell&#8217;applicazione dei trattati sui
diritti umani spetta agli Stati. Gli Stati accettano gli obblighi
sanciti dai trattati e devono adoperarsi per garantire il pieno
godimento dei diritti e delle libertà all&#8217;interno della propria
giurisdizione.</p>



<p>Tra
i meccanismi volti a supervisionare la realizzazione e l&#8217;attuazione
dei diritti umani, il sistema di reportistica è quello prevalente.
Lo scopo principale di questo sistema è quello di promuovere il
rispetto da parte degli Stati dei loro obblighi internazionali in
materia di diritti umani e, inoltre, le relazioni sono utilizzate
come base per un dialogo attivo e di supporto tra il Comitato e lo
Stato. Vengono
anche presentate denunce statali, ma per ragioni diplomatiche gli
Stati spesso si dimostrano riluttanti a impegnarsi in controversie
interstatali, come dimostra l&#8217;esperienza della Corte Internazionale
di Giustizia.  Per quanto riguarda i reclami denunciati da singoli
individui, possono essere condotti attraverso un meccanismo
giudiziario o tramite relazioni con un organo indipendente. Le così
dette “procedure speciali”, invece, sono dettate da esperti
indipendenti nominati dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU er
esaminare e riferire su diritti umani specifici in determinati paesi.
Inoltre, vi sono diverse organizzazioni non governative che svolgono
un ruolo nel processo. Molte di queste organizzazioni inviano
rappresentanti in qualità di osservatori alle discussioni delle
Nazioni Unite sui diritti umani. 
</p>



<p>I
diritti umani internazionali rimangono un sistema di legge
relativamente nuovo. Quando i sistemi furono adottati, furono
raggiunti compromessi che consentirono ai diritti umani
internazionali di coesistere con l&#8217;indipendenza sovrana degli Stati
contraenti. Tutti gli Stati riconoscono di essere vincolati dai
diritti umani, ma la domanda saliente è: fino a che punto? Gli Stati
spesso si vincolano agli strumenti per essere visti conformi ai
diritti normativi ivi sanciti. Tuttavia, e nonostante la presenza dei
meccanismi di cui sopra, ciò non significa necessariamente che gli
individui all&#8217;interno di uno Stato godano di tutti questi diritti. Il
godimento dei diritti universali non è una realtà in qualunque
Stato. 
</p>



<p>In
questa sezione, la scrittrice vorrebbe considerare da un lato ciò
che definisce i &#8220;fallimenti italiani&#8221; nell&#8217;attuare
correttamente gli strumenti per i diritti umani, la cui importanza e
urgenza sono state riconosciute dall&#8217;Italia stessa, ma non sono stati
ancora seguiti da un effettivo riconoscimento, né tradotti in misure
concrete. 
</p>



<p>Il
primo caso in esame riguarda le cosiddette Istituzioni Nazionali per
i Diritti Umani (INDU). Il 20 dicembre 1993, l&#8217;Assemblea Generale
delle Nazioni Unite ha adottato la risoluzione 48/134 su &#8220;Istituzioni
nazionali per la promozione e la protezione dei diritti umani&#8221;,
con un allegato contenente i principi relativi allo status delle
istituzioni nazionali, meglio noti come principi di Parigi, in cui ha
incoraggiato tutti gli Stati del mondo a creare istituzioni nazionali
indipendenti per i diritti umani. Le INDU sono istituzioni
indipendenti e non giudiziarie create dagli Stati attraverso la loro
costituzione o legge, con il mandato di promuovere e proteggere i
diritti umani. Gli Stati sono liberi di decidere il miglior tipo di
INDU per i loro scopi domestici. In Europa, i modelli più comuni
sono le istituzioni del difensore civico, le commissioni per i
diritti umani, le istituzioni ibride (che combinano diversi mandati,
incluso quello dell&#8217;organismo per la parità), e gli istituti e i
centri per i diritti umani. Mentre al giorno d&#8217;oggi gran parte dei
paesi europei possiede una INDU, alcuni ancora non la prevedono, come
l&#8217;Italia, insieme a Malta e alla Svizzera. 
</p>



<p>Lo
scrittore considera grave e sostanziale la mancanza di un tale organo
di esperti indipendenti. Per questo motivo, l&#8217;autore considera
essenziale il riconoscimento degli attuali sforzi intrapresi dal
Comitato Italiano per la Promozione e la Protezione dei Diritti
Umani. È una rete di organizzazioni non governative italiane che
operano nel campo della promozione e della protezione dei diritti
umani e fondata nel 2002, su iniziativa della Fondazione Basso –
Sezione Internazionale. Il suo obiettivo principale risiede nella
promozione e nel sostegno rivolto al processo legislativo di
istituzione di una INDU in Italia, in linea con l&#8217;impegno votato
dall&#8217;Italia ma rimasto finora inutilizzato.</p>



<p>Il
secondo caso che lo scrittore è disposto a mettere in luce riguarda
la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con
Disabilità. Il 2019 segna il decimo anniversario della ratifica da
parte dell&#8217;Italia della Convenzione delle Nazioni Unite in questione
con la legge n. 18 del 3 marzo 2009 (nella Gazzetta Ufficiale n. 61
del 14 marzo 2009) e la firma del Protocollo Opzionale. A dieci anni
dalla sua ratifica: tante aspettative, pochi successi. L&#8217;importanza
della Convenzione interessata non risiede nel riconoscimento di
&#8220;nuovi diritti&#8221; per le persone con disabilità, ma
costituisce lo strumento per garantire efficacemente l’equo e pieno
godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali; uno
strumento giuridico di cui l&#8217;Italia ha fortemente bisogno di fronte
ai casi plurali di discriminazione nei confronti dei disabili.</p>



<p>Nell&#8217;agosto
2016, a Ginevra, la Commissione per i diritti delle persone con
disabilità ha incontrato una delegazione del governo italiano per
comunicare le osservazioni conclusive sulla prima relazione inviata
dall&#8217;Italia sull&#8217;attuazione dei principi e delle disposizioni
contenuti nella Convenzione. Il documento, diviso in 88 punti,
contiene pochi apprezzamenti e molte preoccupazioni, a cui seguono
altrettante raccomandazioni. Ad esempio, vi è preoccupazione per
&#8220;l&#8217;esistenza di molteplici definizioni di disabilità in tutti i
settori e tutte le regioni, il che porta a un accesso disuguale a
sostegno e servizi. Inoltre, la disabilità continua a essere
definita dal punto di vista medico e il concetto rivisto di
disabilità proposto da l&#8217;Osservatorio nazionale sullo status delle
persone con disabilità non è a sua volta in linea con la
Convenzione e manca di una legislazione vincolante a livello
nazionale e regionale”.</p>



<p>È
evidente che l&#8217;attuazione della Convenzione richiede politiche e
misure, che devono ancora essere sviluppate e messe in pratica; e
inoltre, il governo ha pubblicato un programma d&#8217;azione per i
prossimi due anni, ma non lo ha finanziato. 
</p>



<p>Lo
scrittore è convinto che la sostenibilità della Convenzione nei
paesi che l&#8217;hanno ratificata derivi anche dalla capacità della
società civile di quei paesi di conoscere e far valere i diritti da
essa riconosciuti. Solo dove esiste una voce forte e consapevole da
parte delle associazioni che lavorano per la protezione delle persone
con disabilità, può esserci rispetto per i diritti e
l&#8217;implementazione delle soluzioni più appropriate per garantire la
piena inclusione delle persone con disabilità, compresa la
definizione e l&#8217;attuazione di adeguate politiche pubbliche. In
Italia, sfortunatamente, non c&#8217;è mai stata una vera campagna di
informazione per la diffusione della Convenzione delle Nazioni Unite
e del Protocollo Opzionale tra le associazioni, le famiglie, gli
operatori e le pubbliche amministrazioni, che spesso rimangono
ancorate al vecchio modo di vedere la disabilità, con la conseguente
discriminazione. 
</p>



<p>Mentre
i casi di cui sopra minano fortemente la reputazione dell&#8217;Italia in
relazione all&#8217;attuazione dei diritti umani; c&#8217;è un caso specifico
che l&#8217;autore vorrebbe finalmente citare, che dimostra positivamente
la volontà italiana di rispettare gli impegni assunti e correggere
le proprie azioni. Inoltre, l&#8217;esempio selezionato mostra che
l&#8217;implementazione dei diritti umani è pensata per essere dinamica,
piuttosto che qualcosa da raggiungere completamente attraverso un
singolo passo: ovvero, l&#8217;implementazione di quei diritti e libertà
che sono emersi di recente a seguito di cambiamenti sociali. 
</p>



<p>L&#8217;assegnazione
del caso “Oliari e altri Contro Italia” della Corte Europea dei
Diritti dell&#8217;Uomo, la cui conformità riguardava tre coppie
omosessuali che ai sensi della legislazione italiana non avevano la
possibilità di sposarsi o di entrare in qualsiasi altro tipo di
unione civile, fornisce prove di tali caratteristiche. Questo
caso è rappresentativo di un sistema domestico (quello italiano)
ancora in ostaggio di disposizioni che incarnano idee tradizionali, e
di un sistema giuridico più inclusivo disposto ad espandere i
diritti umani verso le nuove situazioni odierne. La Corte Europea non
si è limitata a rivendicare la necessità del riconoscimento legale
e della protezione delle unioni omosessuali, ma l&#8217;ha identificato
come un obbligo statale positivo derivante dall&#8217;articolo 8 in quanto
coppia omosessuale che vive in una relazione stabile rientra nella
nozione di famiglia la vita, così come la vita privata, allo stesso
modo delle coppie eterosessuali. Questo principio è stato
innanzitutto stabilito nel caso di “Schalk e Kopf contro Austria”,
dove il tribunale ha ritenuto artificiale mantenere l&#8217;idea che una
coppia omosessuale non potesse godere della vita familiare ai fini
dell&#8217;articolo 8. 
</p>



<p>
È
importante sottolineare che questo non solo ha portato l&#8217;Italia a
conformarsi a tale dovere positivo nel presente caso, ma ha
influenzato l&#8217;interpretazione espansiva dei diritti umani nel sistema
giuridico italiano, come risultato dell&#8217;adozione della Legge Cirinnà
(in vigore dal 5 Giugno 2016) che attualmente prevede unioni civili
tra persone dello stesso sesso. Questo è un risultato saliente, in
quanto in base alla Costituzione Italiana, non ci potrebbe essere
famiglia se questa non fosse basata sul matrimonio tra uomo e donna.
Essenziale e rilevante per il raggiungimento di tale obiettivo, è
stata, negli ultimi 10 anni, la società civile italiana fortemente
attiva e determinata nell&#8217;organizzare momenti per tenere discussioni
sui diritti e sulle libertà delle coppie dello stesso sesso e nel
fare pressione sulle istituzioni nazionali competenti per adottare
atti nazionali in grado di riconoscere legalmente la loro unione.  
</p>



<p>Il
diritto internazionale è passato dalla mera promozione passiva dei
diritti umani alla protezione più attiva dei diritti articolati.
Tuttavia, la fase successiva di attuazione, essenziale per la piena
realizzazione dei diritti, è un po&#8217; lontana. Come dimostrato dai
casi studio in esame, il contesto italiano mostra casi positivi e
negativi; e secondo lo scrittore si possono derivare due osservazioni
principali per concludere.</p>



<p>Da
un lato, può sembrare che l&#8217;attuazione sia fortemente legata al
livello di consapevolezza della sua importanza all&#8217;interno della
società civile, unitamente alla determinazione a diffondere la voce
sulla necessaria protezione e garanzia di determinati diritti da
parte del governo stesso.</p>



<p>D&#8217;altra
parte, il nocciolo della questione potrebbe risiedere nell&#8217;attuazione
interna: se uno strumento è incorporato nel diritto nazionale,
allora ha una probabilità maggiore di essere applicato in quello
Stato, poiché lo Stato avrà esplicitamente approvato il suo
contenuto.</p>
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