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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Cile: 13/09/1973 – 13/09/2023</title>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="417" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17213" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci-768x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>Relatives of the Association of Executed Politicians takes part in a demonstration commemorating another anniversary of Chile&#8217;s 1973 military coup, in Santiago, Chile, Sunday, Sept. 9, 2018. The coup toppled Chilean President Salvador Allende and began the military dictatorship of Gen. Augusto Pinochet on Sept. 11, 1973. (AP Photo/Esteban Felix)</figcaption></figure>



<p><br>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>L&#8217;11 settembre è stato il Cinquantesimo anniversario del “Golpe de Estado” in Cile guidato dal generale Augusto Pinochet contro il governo democratico di Salvador Allende. È curioso e anche sorprendente che un evento così grave per la democrazia di un Paese sia avvenuto lo stesso giorno dell&#8217;attacco alle Torri Gemelle di New York, ma 28 anni prima.<br>Quel tragico giorno di settembre del &#8217;73 diede inizio a un incubo che portò alla scomparsa e all&#8217;assassinio di oltre 4.000 persone in 17 anni di dittatura, secondo gli ultimi dati dell&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH). Senza contare il numero di persone torturate, stuprate, prigioniere o comunque vittime del potere repressivo, in questo caso si arriva a cifre agghiaccianti: più di 40.000 persone e<br>migliaia e migliaia di esuli politici.<br>Lo scorso 11 settembre, migliaia di persone testimoni di quegli anni hanno sfilato per le strade di Santiago, uomini e donne, vestiti di nero e con candele in mano, hanno ricordato per l&#8217;ennesima volta la dolorosa perdita di figli e figlie, mariti, mogli, padri o madri, amici, vicini o semplicemente connazionali mai più rivisti.<br>Lo stadio di Santiago è stato il più grande centro di detenzione e tortura della dittatura di Pinochet; decine di ex prigionieri politici sono tornati lo scorso 11 settembre per commemorare il momento, per ricordare che questa ferita non è del tutto chiusa, per onorare la memoria di tutti i “desaparecidos” e di tutte le persone che sono state torturate e uccise lì. Ora questi spazi sono un Museo della Memoria Nazionale per non dimenticare, per dire “NUNCA +”.<br>Come dicevamo, gli esuli negli anni immediati all’inizio della dittatura, sono stati migliaia e migliaia, in tutto il mondo e soprattutto in America Latina, molti di loro, in preda alla disperazione, arrivarono in Venezuela, una terra gentile che ha sempre accolto gli esuli di tutto il mondo. Tanti artisti, poeti, scrittori, persone comuni che erano state torturate e che stavano scappando dalle tenebre. Tra tutti questi è arrivato Manuel, un bambino di soli 7 anni. Arrivò accompagnato dalle due sorelle maggiori, dalla madre e dal padre, che aveva lavorato a diretto contatto con l&#8217;ufficio del sindaco di Santiago, è che è scappato giusto in tempo. Loro, come tanti altri, ricostruirono le loro vite da zero e cercarono di sanare ferite profonde. Non ho mai chiesto loro se quelle ferite veramente siano mai guarite. Forse non lo farò mai.<br>Quante fotografie in bianco e nero ho visto che uscivano dai portafogli, parenti o amici scomparsi. Volti sorridenti, giovani e non solo. Abbiamo ascoltato storie terribili. Quante persone ho incontrato strada facendo in Venezuela che dicevano a capo chino di essere cilene, ma non per vergogna bensì per tristezza, una profonda tristezza e malinconia che ho continuato a percepire sempre, latente, quando sono stata in Cile ma anche in giro per il mondo, incontrandoli. Ancora oggi penso che questa tristezza<br>non sia mai stata superata.<br>Come tutti i regimi dittatoriali, come tutti i genocidi della nostra storia, quello del Cile, come quello dell&#8217;Argentina, ha segnato profondamente il subcontinente latinoamericano negli anni settanta e ottanta, unendo ancora di più i nostri popoli. Storie che non dimenticheremo mai, immagini che ricorderemo per sempre: i bombardamenti e la distruzione della Moneda, la morte di Salvador Allende, la immagine dello stadio, gli incendi nelle strade, i militari pronti a sparare, la gente spaventata, i carrarmati per strada, il<br>racconto dell’assassinio di Victor Jara, i morti, i volti dei “desaparecidos”.<br>Atrocità. Buio. Tragedia. Morte. Ferita profonda. Il colpo di Stato in Cile è stato un crimine e su questo non ci sono dubbi.</p>



<p><br>&#8220;A mi no me lo contaron, yo lo viví, tenía 23 años y supe lo que era la democracia en este país, y estoy<br>aquí para decirle a los jóvenes, sobre todo a los jóvenes, a los niños, que la democracia hay que<br>cuidarla&#8221;.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Doppio fondo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 14:36:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I desaparecidos insegnano ancora di Alessandra Montesanto Nel 2004, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, viene trovato un corpo al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. Muriel è una giornalista del quotidiano locale e&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="536" height="828" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></a></figure>



<p>I desaparecidos insegnano ancora</p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Nel 2004, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, viene trovato un corpo al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. Muriel è una giornalista del quotidiano locale e inizia a prendere informazioni per coprire la notizia, notizia che la porterà molto lontano. Parallalelamente, infatti, in Argentina, si dipana la vicenda di una donna dai molti nomi: Marie, Soledad, Juana.</p>



<p>Muriel, affiancata da una signora anziana Genèviev, da un giovane uomo, Marcèl e via via da altri, tra cui il capo della Polizia del villaggio, con passione e tenacia, introduce anche il lettore nella ricerca dell&#8217;identità del cadavere emerso e nelle pieghe della Storia recente che ha visto in azione una delle dittature più brutali del &#8216;900: quella dei governi di destra in America latina.</p>



<p>Tutto questo viene raccontato nel romanzo-inchiesta intitolato “Doppio fondo” di Elsa Osorio, che in Argentina ha ottenuto per questo lavoro il Premio Nazionale di Letteratura, edito in Italia da Guanda.</p>



<p>Molti i sentimenti che nascono e crescono in chi legge, man mano che affiorano i dati, i nomi, le violenze (fisiche e psicologiche) perpetrate e subite da persone che, in quegli anni, per chi lottava su parti opposte della barricata; chi lottava per un Paese, l&#8217;Argentina, libro e democratico e chi, invece, per sete di Potere e di denaro. Siamo tra il 1976 e il 1978, ma la dittatura civile-militare argentina durò fino al 1983 e l&#8217;ombra lunga dell&#8217;orrore arriva fino a noi.</p>



<p>L&#8217;autrice, anche di sceneggiature cinematografiche, non insiste sui particolari più crudi riguardanti le torture nei confronti dei militanti dei gruppi oppositori (i Montoneros, in particolare), ma in un lungo racconto segue ogni indizio da una parte per capire chi sia la donna (perchè si tratta di una donna) ritrovata a Turballe e, dall&#8217;altra, per intrecciare la sua morte alla Guerra sporca argentina.</p>



<p>Tanti i nomi, verificati e verificabili perchè reali, tanti i luoghi: da Emilio Eduardo Massera a Licio Gelli, dall&#8217; ESMA (il famigerato centro di detenzione dei prigionieri) all&#8217;Eliseo, per non tralasciare il ruolo della Chiesa, molte le informazioni documentate che creano un climax ascendente e avvolgono la storia di misteri e indignazione.</p>



<p>Molti i nomi anche della scomparsa: Marie-Soledad-Juana e molte le sue identità: da combattente, a spia interna, ma sempre e soprattutto madre. Matìas è suo figlio, oggi giovane uomo, che a soli tre anni è stato imprigionato insieme a sua mamma, inconsapevole di ciò che i carnefici le avevavo; riescono a fuggire, ma le loro strade si dovranno separare.</p>



<p>Muriel e i suoi “colleghi” investigatori, grazie alla penna delicata e precisa allo stesso tempo della Osorio, e grazie anche alla struttura, quasi filmica, del testo complessivo &#8211; tra flashback, corripondenza, la voce dei personaggi a volte interna e altre esterna, un montaggio alternato che ci accompagna tra Presente e Passato &#8211; riesce a portare a termine la ricerca, squarciando il velo di omertà, di ipocrisia (che ha coinvolto anche molte cittadine e cittadini, non solo le istituzioni), di paura steso sugli ultimi cinquant&#8217;anni della Storia di una parte del nostro mondo, non solo con l&#8217;intento di portare a galla la Memoria, ma per lanciare un allarme, ancora del tutto attuale, sul pericolo che vengano aboliti i diritti umani, le libertà fondamentali per ciascuno di noi, se orientati al Bene comune.</p>



<p>Ma il romanzo non è solo questo &#8211; che è già tantissimo &#8211; è anche la narrazione di emozioni universali: la rabbia per l&#8217;abbandono, il perdono alla luce della cosapevolezza, il coraggio per la verità e la Giustizia. E poi l&#8217;Amore, forse quello più autentico: quello di una madre per un figlio e di un figlio per la propria genitrice. E questo fa di ogni desaparecido, un essere umano, non un numero, ma una persona in carne e ossa, uomo o donna che sia.</p>



<p>“<em>Del resto queste righe non pretendono di colmare un vuoto incolmabile ma solo di intessere una piccola rete di ricordi a cui spero aggiungerai i tuoi, per immaginarci in tutta quella vita che avrebbe potuto essere e non è stata”.</em></p>



<p>“<em>Juana non vuole che le ricordi quanto puzza la morte. Né quanto puzza la paura. L&#8217;odore della paura serpeggia per i muri, rende l&#8217;aria irrespirabile, è più forte della sporcizia, degli stracci macchiati, più forte di tutto”.</em></p>



<p>“<em>&#8230;Ero dovuta andar via per non vivere una situazione vergognosa, per darti una madre rispettabile”.</em></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Perù: la &#8220;Generación del bicentenario” dice basta!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 10:28:02 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p>È la protagonista di tante belle iniziative, ma anche delle manifestazioni e degli ultimi scontri di piazza a Lima, in Perù. I protagonisti sono giovani che vorrebbero un paese migliore e più giusto, che riflettono sul passato per tentare di cambiare il presente e il futuro e che portano avanti progetti per migliorare la società. Queste le loro parole: “…Perùviani che, sulla strada dei duecento anni della nostra indipendenza, desiderano un paese migliore: senza corruzione, sostenibile, pari opportunità, dove si rispetti e si riconosca la nostra identità e diversità”. Persone che si mobilitano per trovare soluzioni ai grandi e piccoli problemi. Sono stati battezzati così: “Generación del bicentenario”.</p>



<p>I ragazzi Perùviani sono usciti dalle scuole, dalle università e dalle case per denunciare il loro disaccordo sulla destituzione del Presidente Martín Vizcarra da parte del Congresso sostituendolo con Manuel Merino, a sua volta presidente del Congresso. La “Generación del bicentenario”, insieme al popolo, sostiene che questa sostituzione è arbitraria, poco democratica e incostituzionale; anche se per motivi di corruzione, è una sorta di colpo di stato. Sabato 14 novembre c’è stato il climax di repressione da parte delle forze dell’ordine e sono morti 2 giovani (di 22 e 24 anni), ci sono stati centinaia di feriti e una quarantina di <em>desaparecidos</em> (le notizie e informazioni a riguardo sono contrastanti: forse erano 40, o 42 o persino 47 scomparsi). In mezzo al caos, i giovani hanno continuato a ribellarsi, in forte divergenza con il governo: il tema dell’ennesimo atto di corruzione e arbitrarietà politica è stato il detonante. Il neopresidente Merino non ha resistito alla pressione e dopo meno di sei giorni dall’insediamento si è ritirato dopo aver subito la rinuncia della maggior parte del suo gabinetto. Di nuovo il paese è rimasto senza presidente. Il 17 novembre, l’ingegnere Francisco Sagasti prestava giuramento come terzo presidente in meno di una settimana.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="580" height="330" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14835" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 580w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru1-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 580px) 100vw, 580px" /></figure>



<p>Il Coordinamento Nazionale dei Diritti Umani in Perù (CNDDHH) ha denunciato davanti alla Procura la scomparsa di molte persone e ha richiesto un’immediata presa di posizione da parte del Ministero Pubblico e Ministero della Difesa. Da quello che si può costatare dai messaggi e video pubblicati in internet, dalla stampa e dalle denunce di associazioni, parenti e vittime stesse, diversi sono stati i responsabili di questa faccenda: il gruppo TERNA, uno squadrone dell’intelligence formato da agenti di polizia vestiti da civili e appartenenti alla Divisione di Operazioni Speciali della Polizia Perùviana; si sono infiltrati nelle manifestazioni di piazza e hanno commesso crimini contro la popolazione, ma non solo, diversi giovani feriti denunciano aver visto, sentito, non solo con le orecchie ma anche sulla propria pelle, spari con proiettili di gomma, biglie, hanno visto i fucili in mano con proiettili veri e hanno visto le manganellate da parte delle forze dell’ordine in divisa. Inoltre, più di un ferito ha denunciato il tentativo da parte dello stato di cancellare le evidenze e di incolpare la cittadinanza, facendo credere così che si è trattato di un episodio di violenza e guerriglia interna tra la popolazione e non tra polizia e i civili.</p>



<p><a href="https://elpais.com/internacional/2020-11-19/victimas-de-la-represion-en-las-protestas-en-peru-denuncian-intentos-de-destruccion-de-pruebas.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Luis Araujo, giovane sequestrato dagli agenti di polizia (senza divisa) la sera del sabato dopo essere stato presente nella manifestazione, ha chiesto attraverso il suo avvocato che si disattivi il gruppo TERNA, il suo avvocato ha denunciato: “Si sono identificati come poliziotti del TERNA, è stato detenuto, gli hanno coperto gli occhi, è stato obbligato a salire su una macchina e l’hanno picchiato. È stato detenuto in uno spazio dove c’era una sedia e una specie di latrina, lo hanno lasciato lì per tre giorni senza acqua né cibo mentre ascoltava la voce di sua madre che lo cercava: questo è tortura”.</a></p>



<p>Il Tribunale Costituzionale aveva un compito molto duro: fare pubblica la risoluzione sulla legalità o meno riguardo alla destituzione del ex presidente Vizcarra: il processo è andato male per i difensori dei diritti umani perché il Tribunale ha ritenuto che il Congresso ha agito in modo corretto, al contrario di quello che pensano i milioni di Perùviani che si sono riversati sulle strade. E poi ci sarebbe anche da capire cosa succederà con tutte queste denunce di violazioni che stanno arrivando in Tribunale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="366" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14836" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/Peru2-300x172.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>Ho ben presente tutti i momenti in cui la democrazia in Perù ha traballato ed è caduta veramente in basso. In modo particolare ricordo benissimo l’autogolpe perpetrato dalle forze militari di Alberto Fujimori 28 anni fa. Mentre si trasmetteva un suo discorso in TV dove Fujimori diceva: “Dissolvere, dissolvere temporaneamente il Congresso della Repubblica…”, truppe dell’esercito, della marina e delle forze aeree sono arrivate alle sedi del Parlamento, della Procura della Repubblica, del Ministero Pubblico e di altre istituzioni per prendere il controllo di esse a mano armata e con la violenza. I militari non hanno risparmiato nemmeno i sindacati. Ricordo tutto: le immagini, gli articoli di stampa, i militari, gli spari, Fujimori, i pianti, le urla, gli arresti e le storie dei Perùviani che sono poi arrivati in Venezuela. Dagli anni Novanta fino ad oggi, 6 presidenti Perùviani sono stati colpevoli di aver commesso atti di corruzione e dietro a loro tanti politici di destra, di centro e di sinistra. La corruzione è il peggior nemico dei Perùviani e questo, evidentemente dopo più di 20 anni, la “Generación del bicentenario” lo sa benissimo. Reagire come ha reagito la popolazione per le strade di Lima sembra essere stato quasi un atto dovuto. Parliamoci chiaro: sempre che sia in modo pacifico, sempre che si chieda il rispetto dei propri diritti e che si voglia l’onestà da parte delle forze politiche, queste manifestazioni di piazza sono importanti e necessarie. Ci saranno sempre vittime e ci sarà sempre abuso di potere. Questo è successo lo scorso 14 novembre a Lima.</p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;. La dimensione oscura</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Oct 2018 07:30:38 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Qualcuno si ricorderà una serie di telefilm di fantascienza intitolata “Ai confini della realtà” che veniva trasmessa negli anni&#8217;70: Nona Fernàndez, autrice del romanzo La dimensione oscura edito da Gran Via, vi fa spesso riferimento perchè i fatti narrati sono crudi e difficili da spiegare razionalmente, ma sono accaduti davvero. Purtroppo.</p>
<p>Nona Fernàndez, classe 1971, di Santiago del Cile, con questo suo ultimo lavoro (il primo, pubblicato sempre dalla stessa casa editrice italiana, si intitola Mapocho) ha vinto il Premio Sor Juana Inés de la Cruz, premio prestigioso e meritato per il coraggio del tema affrontato e per l&#8217;originalità della stesura.</p>
<p>Un romanzo sì, ma anche un&#8217;inchiesta dato che vengono riportate le esatte parole di “un uomo alto, magro, moro, con folti baffi”. Costui si chiama Andrès Antonio Valenzuela Morales, alias “l&#8217;uomo delle torture”. Il 27 agosto 1984 quest&#8217;uomo entra negli uffici di una rivista di opposizione a Santiago e decide di rilasciare ad una giornalista la sua testimonianza, ricca di dettagli: una denuncia, una confessione sui metodi della dittatura che coprì di sangue gli anni&#8217;60 e &#8217;70 del Cile &#8211; così come di altri Paesi latinomaericani &#8211; ma facendo scomparire nel nulla i corpi dei dissidenti.</p>
<p>Il nido 20, La firma, l&#8217;hangar di Cerrillos, la costa Barriga, sono i luoghi, i nascondigli in cui venivano portate le vittime, per poi essere sottoposte ad ogni genere di violenza e uccise; uomini e donne, giovani e meno giovani, figli, padri, madri, studenti, avvocati, intellettuali, persone comuni. Come ridare loro un volto, un nome, una dignità? Attraverso la Memoria e tramite chi può e vuole rimettere in circolo le informazioni. Un pentito e una giornalista a confronto. E una scrittrice che molto immagina per riempire il vuoto lasciato dal tempo trascorso &#8211; che sbiadisce e confonde &#8211; e dall&#8217;omertà di chi c&#8217;era e, oggi come allora, fa finta che nulla sia accaduto.</p>
<p>L&#8217;escamotage narrativo è quello di alternare la potenza dolorosa della descrizione delle modalità repressive con quella di alcuni episodi cinematografici o televisi, continui riferimenti alla fantasia che invece di far svagare il pubblico, diventano qui pietra di paragone con una realtà in cui si è totalmente perso il confine tra Bene e Male. Si legge, infatti: “Un horror il cui narratore e protagonista era un uomo comune e banale, che somigliava molto al nostro professore di scienze naturali, così pensavamo, con i baffi dello stesso taglio e spessore” ed echegggia la banalità del Male della Arendt che striscia, più o meno vilmente, attraverso tutte le epoche, quella banalità che viene giustificata, ad esempio, dall&#8217;obbedienza ad un ordine superiore.</p>
<p>Molte le suggestioni e gli spunti di riflessione che non riguardano necessariamente solo quel periodo storico-politico. Una domanda ricorrente è: “Quanti volti può racchiudere un essere umano?” Qui troviamo la ricerca dell&#8217;identità, la capacità metamorfica e kafkiana di mutare a seconda delle circostanze, la perdita della rettitudine.</p>
<p>Come in una tragedia greca, l&#8217;impianto del libro prevede un protagonista (o meglio, MOLTI protagonisti), gli antagonisti e il coro. Quest&#8217;ultimo è composto dai personaggi di sfondo, ma non solo nel racconto, anche nella vita vera: quelli che si nascondono dietro a un dito, che si girano dall&#8217;altra parte, che credono sia meglio non interessarsi di “certi argomenti”. Qui ci si riferisce alle istituzioni, alla stampa, ad una parte della società civile. E tornano l&#8217;universalità e l&#8217;attualità di questo romanzo. Ma allora i buoni dove sono? Come la giornalista &#8211; alter ego dell&#8217;autrice che ripete, quasi ossessivamente &#8211; “Io so” oppure “Io immagino”- sono i figli e i nipoti delle vittime che, loro malgrado, prendono il testimone dei loro genitori e parenti. Sono le nuove generazioni che garantiscono un Futuro di verità e giustizia, mantenendo viva e forte la voce dei propri cari.</p>
<p>E&#8217; un grande gioco di specchi, quello che si viene a comporre grazie alla struttura sapiente costruita da Nona Fernàndez, un gioco che mette in crisi le certezze e che pone dubbi sull&#8217;Etica. Ma questo è esattamente quello che dovrebbe accadere ogni volta che ci guardiamo in faccia.</p>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 10:29:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Mayra Landaverde</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10966" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="797" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-300x187.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-768x478.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/andres-manuel-lopez-obrador-omar-2_0_28_1280_797-1024x638.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Non mi ero mai svegliata con un presidente di sinistra. Non che il Messico non avesse mai avuto dei bravi presidenti. Ci sono stati alcuni. Pochi ma buoni. Molto buoni. C’era stato Benito Juarez, Madero, Cardenas…</p>
<p align="JUSTIFY">Nel Messico moderno non era mai capitato. Da quando il PRI aveva assunto il potere, c’era stato un cambio di staffetta fra partiti di destra con la presidenza di Vicente Fox, candidato del PAN, e successivamente con Felipe Calderòn.</p>
<p align="JUSTIFY">Poi, sei anni fa, è ritornato il PRI a governare. Col peggiore dei candidati. Enrique Pena Nieto , che passerà alla Storia come il presidente più ignorante che il nostro Paese abbia mai avuto. Passerà alla Storia come il Presidente che, oltre ai milioni rubati (con la sua moglie-attrice), porterà con sè migliaia di vite di messicane e messicani, scomparsi nel nulla, assassinati dal narcotraffico, ignorati dallo Stato.</p>
<p align="JUSTIFY">Sono stati sconfitti tutti i mafiosi che ci hanno governato finora. Tutto in una serata è cambiato. Ma il “vero” cambiamento non prevedo sarà immediato. E’ impossibile. Ma è un ottimo inizio.</p>
<p align="JUSTIFY">Forse non era nemmeno così difficile votare per Andres Manuel. Da una parte avevamo Meade (PRI), il candidato più anonimo che potevano mai scegliere. C’era Anaya (PAN) ottimo rappresentante di quella bianca borghesia messicana che tanto disprezza il resto della popolazione. “Bronco” candidato indipendente che nel secondo dibattito presidenziale aveva proposto di tagliare le mani ai ladri. Letteralmente.</p>
<p align="JUSTIFY">Fino a qualche settimana fa (poi si è ritirata) c’era anche una donna, Margarita Zavala, nonché moglie dell&#8217; ex presidente Calderon. Candidata omofoba e ottusamente religiosa.</p>
<p align="JUSTIFY">Veniva facile affidare il proprio voto a Lopez Obrador.</p>
<p align="JUSTIFY">Meno semplice, invece, era essere un AMLover, come si sono definiti i “fan” del candidato di MORENA.</p>
<p align="JUSTIFY">Lopez Obrador ha compromesso più volte la sua candidatura facendo alleanze pericolose e sconvenienti che sicuramente non rendevano felici tutti i membri del movimento. E’ vero. Ma il Messico è arrivato (o lo hanno portato) a un punto in cui non ci si può tirare indietro.</p>
<p align="JUSTIFY">O si cambia o si muore.</p>
<p align="JUSTIFY">Attualmente nel Paese si contano dal 2006 ad aprile 2018, <strong>34. 268</strong> desaparecidos. <strong>16.594</strong> hanno meno di 29 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo Stato messicano sta ammazzando i giovani. Lo stesso Stato che si è talmente fuso col narcotraffico da essere sinonimi. Uno Stato che non segue il 99% delle denunce per sparizione forzata.</p>
<p align="JUSTIFY">Mai visto così tanta gente ai seggi. Affluenza del 64%.</p>
<p align="JUSTIFY">AMLO ha vinto col 54%. Nessun candidato aveva mai raggiunto un risultato simile.</p>
<p align="JUSTIFY">I giovani hanno fatto la differenza in queste elezioni. E la faranno anche per il durissimo compito che ci aspetta.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche noi che viviamo a 10, 000 km di distanza.</p>
<p align="JUSTIFY">Viva Mèxico!</p>
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		<title>La nuova Antigone collettiva</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Feb 2018 09:42:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi Le Madri sono la nuova Antigone collettiva che l&#8217;arroganza del potere fa emergere dall&#8217;indifferenza del coro, impegnate per tutti i giovani desaparecidos in una lotta politica, portata avanti non per il proprio caso individuale, ma&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Cerimonia-Inaugurazione-Anno-Accademico-2017-18-98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10215" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Cerimonia-Inaugurazione-Anno-Accademico-2017-18-98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="827" height="573" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Cerimonia-Inaugurazione-Anno-Accademico-2017-18-98.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 827w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Cerimonia-Inaugurazione-Anno-Accademico-2017-18-98-300x208.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/Cerimonia-Inaugurazione-Anno-Accademico-2017-18-98-768x532.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 827px) 100vw, 827px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">di Monica Macchi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Le Madri sono la nuova Antigone collettiva che l&#8217;arroganza del potere fa emergere dall&#8217;indifferenza del coro, impegnate per tutti i giovani desaparecidos in una lotta politica, portata avanti non per il proprio caso individuale, ma in nome di tutte le vittime per ottenere memoria, verità e giustizia.</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Queste alcune delle parole della Prolusione di Enrico Calamai, vice-console italiano nella Buenos Aires degli anni Settanta che ha contribuito a salvare molti dissidenti politici, durante la cerimonia per il </span></span><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">conferimento della laurea magistrale honoris causa in Relazioni Internazionali a tre madri, tre donne che hanno denunciato la storia e l&#8217;attualità del dramma dei Desaparecidos.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Vera Vigevani Jarach ed Estela Barnes de Carlotto, dalla storica Plaza de Mayo, e Yolanda Morán Isais rappresentano i movimenti nati in Argentina, ed ora anche in Messico, per i diritti delle vittime delle sparizioni forzate e dei loro familiari.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">A Vera Vigevani Jarach, ebrea milanese scappata in Argentina per sfuggire alle persecuzioni razziali e il cui nonno è morto ad Auschwitz, Madre di Plaza de Mayo-Linea Fundadora, è stato assegnato il riconoscimento </span></span></p>
<p align="CENTER">“<span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per avere dedicato la sua vita, segnata da due delle più grandi tragedie del Novecento, alla difesa dei diritti umani e alla richiesta di verità e giustizia. </i></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per avere, come partigiana della memoria, insegnato alle nuove generazioni l’importanza di non rimanere in silenzio e di non arrendersi all&#8217;indifferenza”</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">A Estela Carlotto, voce delle Abuelas de Plaza de Mayo, che si è dedicata alla ricerca del nipote dopo che il corpo della figlia Laura è stato ritrovato con i segni di una gravidanza portata a termine </span></span></p>
<p align="CENTER">“<span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per avere dedicato la sua vita alla difesa dei diritti umani, della democrazia e della libertà, attraverso la restituzione dell&#8217;identità ai nipoti sottratti durante la dittatura in Argentina. Per il suo impegno instancabile nella lotta contro l&#8217;impunità e nella richiesta di memoria, verità e giustizia in tutto il mondo”.</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;">E a Yolanda Moran Isais, madre di Dan Jeremeel Fernández Morán, desaparecido il 19 dicembre del 2008 a Coahuila coordinatrice del gruppo FUNDEM, Fuerzas unidas por nuestros desaparecidos en México, Region Centro e fondatrice di FUUNDEC, Fuerzas Unidas por Nuestros Desaparecidos en Coahuila che con grande coraggio denunciano le commistioni tra criminalità organizzata e organi statali</span></span></span></span></p>
<p align="CENTER">“<span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Per il suo straordinario coraggio per la tutela dei diritti umani, nella costante richiesta di nuovi strumenti giuridici affinché memoria, verità e giustizia siano garantite a tutti. Per il suo infaticabile impegno nel trasmettere ovunque nel mondo la sua testimonianza del dramma dei desaparecidos del presente”.</i></span></span></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. MADRES: dall&#8217;Argentina al Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 08:45:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Giornate intense con incontri importanti a Milano sull’America latina, in particolare sul Messico e sull’Argentina. Nessuno di questi due paesi sembra migliorare dal punto di vista politico e sociale, anzi,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/madres.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10189" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/madres.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="424" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/madres.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 424w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/madres-300x248.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 424px) 100vw, 424px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giornate intense con incontri importanti a Milano sull’America latina, in particolare sul Messico e sull’Argentina.</p>
<p>Nessuno di questi due paesi sembra migliorare dal punto di vista politico e sociale, anzi, Macri da una parte e Pena Nieto dall’altra non fanno che propagare ingiustizie e repressione.</p>
<p>Nulla di nuovo per due personaggi del genere.</p>
<p>In Italia se ne parla troppo poco, sembrerebbero due paesi lontanissimi e invece abbiamo così tanto in comune. Argentina soprattutto.</p>
<p>Il Latinoamerica visse nel terrore per anni. Dittature militari, governi corrotti.</p>
<p>Così fin dagli anni 70 ( e anche prima) sono nati dei gruppi di madri in cerca dei loro figli e figlie: le “desaparecidos”</p>
<p>La scorsa settimana l’Università statale di Milano ha inaugurato il proprio anno accademico conferendo la Laurea honoris causa a tre eccezionali donne.</p>
<p>Yolanda Moran Isais coordinatrice delle FUNDEM ( Fuerzas Unidas por Nuestros Desaparecidos en Mexico) che da anni si occupa delle persone vittime di sparizione forzata come suo figlio.</p>
<p>Estela Barnes de Carlotto presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo.</p>
<p>Vera Vigevani Jarach, nata in Italia scappata dalla guerra. Madre di una desaparecida in Argentina, rappresentante delle Madres de Plaza de Mayo.</p>
<p>Di questi tempi è fondamentale ricordare molto bene le cose che sono successe anche in altri continenti per far in tutti i modi possibili che ciò non accada da queste parti.</p>
<p>Non stiamo riuscendo, purtroppo.</p>
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		<title>Sparire in Messico. Incontro con Yolanda Moràn.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2018 08:24:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; &#160; “Oggi migliaia di famiglie provenienti dal Messico e dall&#8217;America Centrale rivendicano il diritto di cercare i propri cari, preservare la loro memoria e non permettere che i loro volti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/27721481_10155760869077489_651937667_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10109" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/27721481_10155760869077489_651937667_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="614" height="856" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/27721481_10155760869077489_651937667_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 614w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/27721481_10155760869077489_651937667_n-215x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 215w" sizes="(max-width: 614px) 100vw, 614px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<span style="font-size: large;">Oggi migliaia di famiglie provenienti dal Messico e dall&#8217;America Centrale rivendicano il diritto di cercare i propri cari, preservare la loro memoria e non permettere che i loro volti siano dimenticati.”</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Sono le prime righe che si leggono sul sito delle FUNDEM ( Fuerzas Unidas por Nuestros Desaparecidos en Mèxico)</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L’Università degli studi di Milano. Facoltà di scienze politiche, economiche e sociali presenta un incontro con Yolanda Moràn Isais, coordinatrice di questa associazione che lotta per la memoria ma soprattutto per la giustizia dei desaparecidos in Messico che sono più di 30,000.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Un fenomeno del passato purtroppo ritornato con la dichiarazione di guerra al narcotraffico dei governi precedenti e anche di quello attuale.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Si avvicinano le elezioni presidenziali, grande unica (direi ultima) opportunità per cambiare l’andamento del paese e cacciare governi di destra che non hanno fatto altro che praticare delle politiche di militarizzazione che non sono, sicuramente, la risposta alla mancata giustizia sociale.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Per i cittadini messicani in possesso di Credencial IFE o INE sarà possibile donare una firma per sostenere Maria de Jesus Patricio, candidata indipendente alla presidenza per il Congreso Nacional Indigena.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Le firme raccolte non rappresentano un voto ma soltanto dare la possibilità di permettere alla candidata di presentarsi alle elezioni.</span></p>
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		<title>Venezuela. &#8220;Una favola&#8230;&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jan 2018 11:13:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; Mentre noi stavamo tranquillamente festeggiando il Natale e il capodanno, in Venezuela succedeva l’ennesima presa in giro da parte del regime di Nicolas Maduro. A novembre, Maduro aveva promesso al&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/01/20/venezuela-una-favola/">Venezuela. &#8220;Una favola&#8230;&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/VenezuelaLLORA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10049" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/VenezuelaLLORA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/VenezuelaLLORA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/VenezuelaLLORA-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Mentre noi stavamo tranquillamente festeggiando il Natale e il capodanno, in Venezuela succedeva l’ennesima presa in giro da parte del regime di Nicolas Maduro. A novembre, Maduro aveva promesso al popolo che avrebbe consegnato ad ogni famiglia una scatola piena di giocattoli e prodotti alimentari tipici del Natale. Il Comitato Locale di Approvvigionamento e Produzione (denominato Clap) doveva gestire la consegna di 12 milioni di scatole a novembre ed altrettante a dicembre. Il giorno in cui Maduro annunciò questa “meravigliosa” e “incredibile” notizia, il suo discorso finì con queste belle parole: “Il nostro popolo avrà un Natale felice e in pace”. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Il 18 dicembre, sui social network, iniziarono ad apparire i primi messaggi di persone che reclamavano la loro scatola e si moltiplicarono immediatamente creando l’effetto valanga. Il 25 dicembre iniziarono le manifestazioni in alcune zone povere del paese per protestare contro il presidente e la sua promessa di un “felice natale”. In tutta la nazione il popolo si lamentava, le scatole non erano mai arrivate a destinazione e le famiglie piangevano. La gente fece un Natale senza mangiare, il che, ormai, non era una novità, e i bambini passarono un Natale senza regali e senza giocattoli. Per giustificare l’accaduto, Maduro attribuì la mancanza della carne di maiale (che doveva essere l’ingrediente principale della scatola natalizia) ad un sabotaggio da parte del governo del Portogallo, dicendo che lui stesso aveva emesso i pagamenti necessari agli allevatori portoghesi, ma che il governo di Lisbona aveva sabotato le navi dove viaggiavano i maiali… Una scusa che aveva dell’incredibile, nessuno credette a questa storia. Dal canto suo, il governo portoghese dichiarò che loro erano estranei a tutta la vicenda, dai pagamenti fino al presunto sabotaggio delle navi.</span></p>
<p><div id="attachment_10050" style="width: 990px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10050" loading="lazy" class="size-full wp-image-10050" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="980" height="552" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-maduro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-maduro-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-maduro-768x433.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a><p id="caption-attachment-10050" class="wp-caption-text">Venezuela&#8217;s President Nicolas Maduro cheers during a motorcycle rally organized in support of the government in Caracas, Venezuela, Monday, Feb. 24, 2014. Since Feb. 12, opponents of President Nicolas Maduro have been staging countrywide protests that the government says have resulted in scores of deaths deaths and more than one hundred injured. The demonstrators blame Maduro&#8217;s administration for the country&#8217;s high crime rate and economic troubles. (AP Photo/Rodrigo Abd)</p></div></p>
<p><span lang="it-IT">Nel frattempo, un altro “finto” regalino di Natale si stava preparando: tra il 23 e il 25 di dicembre, il governo “liberò” 44 prigionieri politici in tutto il paese. Una bella notizia per loro e per i familiari, anche se alcuni dovevano rimanere agli arresti domiciliari e/o con delle restrizioni giudiziarie particolari, e anche se dietro le sbarre ci sono ancora 214 prigionieri… ma ovviamente dietro a questo gesto così generoso si nascondeva un’altra verità. Fu una mossa molto furba da parte del presidente in un periodo come il Natale. Ma con il passare dei giorni e l’arrivo di gennaio, la Ong Foro Penal de Venezuela capì che si trattava del fenomeno della porta girevole, da un lato uscivano di prigione alcune persone, dall’altra entravano altre. Uscirono persone che erano sotto i riflettori a livello nazionale come deputati, studenti, attivisti, sindaci, ecc., e quasi allo stesso tempo iniziarono ad emergere sottogamba notizie e denunce di altri detenuti e desaparecidos. E’ fin qui la nostra favola natalizia. </span></p>
<p><span lang="it-IT">In questo inizio del 2018, la percezione in Venezuela è cambiata, la situazione è molto più complessa di quello che si potrebbe immaginare e di quello che dice la stampa. A parte la repressione, la mancanza di libertà di espressione, i prigionieri, le torture, i desaparecidos, l’abuso di potere, l’inflazione nell’economia, (tutte caratteristiche delle dittature) ci sono due aspetti che hanno trasformato ancora di più la situazione: la fame, le malattie e la mancanza di istruzione. Se un governo sistematicamente e con sangue freddo sottopone il suo popolo alla fame, alle malattie e all’ignoranza, questo popolo diventa sempre più debole fisicamente e mentalmente. Il cervello non funziona più come dovrebbe, il corpo non reagisce più come dovrebbe e chi comanda, avendo la forza e il potere, può manipolare psicologicamente molto facilmente una persona, per cui, dopo anni e anni di debolezza e sofferenza, la persona crolla e quella sottile linea tra il bene e il male, tra l’onesta e la disonestà, tra il buono e il cattivo, tra il chiaro e lo scuro non esiste più o si confonde, e chi era onesto e buono prima, adesso, grazie alla disperazione, potrebbe non esserlo più, perché ad esempio: ha fame da molti mesi, forse ha visto morire di fame qualche parente o ha visto morire di malaria, tubercolosi o diabete qualche amico, forse suo figlio di 10 anni non sa leggere o sua nipote si prostituisce per aiutare la famiglia a sopravvivere, forse un suo vicino è stato ammazzato mentre andava al lavoro o ha visto tutti i suoi parenti emigrare alla ricerca di un futuro migliore, forse un giorno ha portato in ospedale sua moglie per una semplice influenza e giorni dopo e uscito senza di lei o forse perché un conoscente è stato torturato o perché lui stesso ha dovuto rovistare nella spazzatura alla ricerca di qualche briciola da mangiare. Quest’uomo non ce la fa più… e allora cosa fa? Ruba, si droga e/o si ubriaca per mitigare la fame, saccheggia negozi, ammazza un gatto o un cane per mangiarlo, si trova coinvolto in una rissa quando un gruppo di persone vogliono catturare ed ammazzare una povera mucca che pascola nel prato per poi portare i pezzi a casa e mangiarla. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-protests-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10051" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-protests-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-protests-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-protests-1024x576-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/venezuela-protests-1024x576-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Si vive nel far west, ormai il caos è così grande che prevale la legge del più forte e del più furbo, ecco perché bambini, anziani e malati sono i primi a pagare, i primi a soffrire e le principali vittime. Il governo giustifica tutti gli atti di protesta e disobbedienza verso il regime come “atti terroristici contra la democrazia e la pace”, non importa da dove provengano: da civili che manifestano pacificamente, da parlamentari, da sindaci, da studenti in difesa dei loro diritti, da anziani, da militari, ecc. </span></p>
<p><span lang="it-IT">L’ultima in ordine cronologico è stata l’imboscata e la esecuzione a sangue freddo, da parte della polizia speciale di Maduro, dell’ex comandante della polizia Oscar Pérez e dei suoi compagni. Quel personaggio che lo scorso giugno rubò un elicottero e sorvolò la Corte Suprema di Giustizia a Caracas in protesta contro il regime. Questo signore, come tanti altri, era il prodotto di un paese disperato, affondato nella miseria, corrotto e sfasciato, dove i valori e l’etica non sono importanti, dove il più delle volte l’onestà non paga e dove si cerca di sopravvivere in qualunque modo. La situazione è molto complessa e non si può ridurre qualunque fatto anti regime ad un atto terroristico ed è una mancanza di serietà da parte dell’opinione pubblica internazionale ripetere quasi con un “copia e incolla” le notizie manipolate dal governo del Venezuela. Ci vorrebbe un po’ più di serietà e di sensibilità davanti ad una tragedia così grande. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Dobbiamo ringraziare Hugo Chávez e Nicolas Maduro di tutto questo. Il Venezuela è un paese distrutto moralmente e mentalmente, tutto è sottosopra, perfino i sentimenti, i comportamenti, gli atteggiamenti e i principi delle persone che lì vivono. Altro che rispetto dei diritti umani. </span></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. Un bel regalo di Natale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2017 10:01:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; &#160; Si sa che l’America latina è da sempre un continente martoriato, in mano a governi autoritari, militari e corrotti. Sembrerebbe che l’anno nuovo non porterà la tanto augurata pace.&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times;"><span style="font-size: large;">di Mayra Landaverde</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/DQP6KDyUIAAKj4u.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9931" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/DQP6KDyUIAAKj4u.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="524" height="786" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/DQP6KDyUIAAKj4u.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/DQP6KDyUIAAKj4u-200x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 200w" sizes="(max-width: 524px) 100vw, 524px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Times;"><span style="font-size: large;">Si sa che l’America latina è da sempre un continente martoriato, in mano a governi autoritari, militari e corrotti. Sembrerebbe che l’anno nuovo non porterà la tanto augurata pace. In Honduras c’è stato ancora una specie di golpe sotto il vergognoso silenzio, anzi, indifferenza totale dell’Europa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><span style="font-size: large;">Da un’intervista pubblicata sul Manifesto a Manuel Zelaya, ex presidente destituito 9 anni fa da un colpo militare:</span></span></p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>Le violazioni dei diritti umani in questo paese sono gravi, siamo catalogati a Ginevra come paese violatore dei diritti umani, le cose stanno così.</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><i>Qua ci sono leggi militari che invadono l’ambito civile. Sono state sospese le garanzie costituzionali, il potere si è centralizzato, il dibattito è sospeso, così come la democrazia. Io sono deputato e pure in Parlamento ci sono seri limiti alla democrazia. Mentre gli indici di violenza sono altissimi. Hanno saccheggiato lo Stato e violato la Costituzione. Il presidente non poteva candidarsi e l’ha fatto lo stesso e ora sta vincendo con i brogli. Qui c’è una dittatura ben costruita, avallata da Washington.”</i></span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><span style="font-size: large;">Quello che succede in Honduras si ripete in altri paesi del continente americano in forme diverse ma sempre con lo stesso obiettivo militarizzare le strade, togliere potere al popolo, annullare la democrazia.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><span style="font-size: large;">A giugno scorso abbiamo avuto la grande opportunità, grazie ai nostri amici torinesi di Carovane migranti, di conoscere un attivista messicano Guadalupe Pérez Rodrìguez, che s’incarica di diritti umani come noi. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><span style="font-size: large;">E’ figlio del desaparecido politico </span></span><span style="font-size: large;">Tomás Pérez Francisco (trovate qui sotto il link del video della conferenza)</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><u><a href="https://www.peridirittiumani.com/2017/06/18/desaparecidos-di-oggi-e-non-solo-limportante-testimonianza-di-guadalupe-perez-rodriguez/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Times;"><span style="color: #0000ff; font-size: large;">https://www.peridirittiumani.com/2017/06/18/desaparecidos-di-oggi-e-non-solo-limportante-testimonianza-di-guadalupe-perez-rodriguez/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></u></span></p>
<p><span style="font-family: Times;"><span style="font-size: large;">L’ho intervistato riguardo ad una legge assai controversa (oltre che pericolosa ) che è stata appena votata nel parlamento in Messico. La legge di sicurezza interna:</span></span></p>
<p>Il passato 30 novembre proprio nel mese in cui festeggiamo la nostra (non loro) rivoluzione, la camera dei deputati ha approvato la legge di sicurezza interna. Sappiamo che in Messico si vive da ormai una decina di anni uno stato di emergenza ed estrema violenza che ha come risultato oltre 30, 000 desaparecidos. In cosa consiste questa legge, può essere veramente utile ?</p>
<p>“<span style="font-size: large;"><i>La legge sulla sicurezza interna è una misura nazionale che viene elaborata nella legislatura messicana approvata dalla Camera dei Deputati e molto probabilmente sarà approvata dal Senato il 12 dicembre, giusto il periodo in cui la popolazione messicana è per lo più in celebrazioni religiose, dunque una popolazione molto indaffarata e distratta . È una legge che legalizza la partecipazione delle forze armate, comprendendo per sicurezza interna la protezione delle istituzioni dello Stato messicano.”.</i></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><i><br />
Si tratta di una legislazione che funge da moneta di scambio per la recentemente approvata Legge Generale sulla sparizione forzata, cioè la scomparsa da parte d’individui in cui la partecipazione delle forze armate (esercito e marina) viene legalizzata se giustificati nello svolgimento di compiti di sicurezza da parte di istituzioni dello Stato messicano. È una legge che garantisce l&#8217;impunità delle forze armate che da decenni sono responsabili di sparizioni materiali, torture, stupri, esecuzioni extragiudiziali.<br />
È una sorta di auto-colpo di Stato perché è la sottomissione dell&#8217;autorità civile ai disegni delle forze armate.”</i></span></p>
<p>In sintesi, se un militare fa sparire arbitrariamente delle persone (anche innocenti) con la scusa che stava svolgendo delle attività riguardo la sicurezza interna, non potrà essere condannato. Cosa che succede già sistematicamente in Messico, la differenza è che se questa legge viene approvata anche dal Senato, verrà legalizzata e introdotta nella nostra Costituzione.</p>
<p><span style="font-size: large;">Gran bel regalo di Natale.</span></p>
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