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	<title>deserto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Intervista SIMONE BOBBIO, Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 08:53:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La &#8220;nuova&#8221; rotta per i migranti: quella tra le montagne, nella neve, a rischio assideramento. <em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha intervistato SIMONE BOBBIO (e lo ringrazia molto), del CNSAS &#8211; Corpo Nazionale Soccorso Alpino e speleologico.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10166" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1038" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1038w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia-300x87.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia-768x222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/02/migranti-alpi-bardonecchia-rotta-alpina-francia-1024x296.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1038px) 100vw, 1038px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ci spiega qual è il tragitto dei migranti sulla nuova rotta alpina?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A partire dalle prime nevicate invernali (10 e 11 dicembre 2017) abbiamo effettuato oltre una decina di interventi di soccorso alpino su gruppi di migranti che tentavano di passare il confine con la Francia lungo la strada del Colle della Scala a monte dell’abitato di Bardonecchia (TO). In inverno, la carrozzabile viene pulita dalla neve per i primi 5 km a partire dalla stazione ferroviaria. In seguito si entra in territorio francese dove in 6 km di salita (circa 300 metri di dislivello), lungo il tracciato innevato della strada estiva, si raggiunge il Colle della Scala a quota 1779 metri. Rimangono poi altri 6 km in discesa su una pista da sci di fondo fino alla strada carrozzabile che unisce i paesi francesi di Nevache e Briançon. Il punto più critico della traversata sono i 6 km di salita dal Confine al Colle che percorrono pendii con molta neve ed elevato pericolo valanghe dopo abbondanti nevicate. Nella settimana prima di Natale le condizioni consentivano ad alcuni gruppi di raggiungere il Colle anche senza la preparazione e attrezzatura adatte. Da allora il susseguirsi di nevicate e maltempo hanno reso il passaggio particolarmente improbo, se non impossibile.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I migranti viaggiano da soli oppure c&#8217;è qualcuno che li accompagna?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I gruppi che abbiamo soccorso erano soli. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Cosa succede a coloro che riescono ad arrivare dall&#8217; “altra parte”?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Coloro che riescono a superare il Colle della Scala e riescono a eludere i controlli delle autorità francesi vengono accolti da alcune associazioni che fornscono loro locali riscaldati dove ripararsi. Chi invece viene fermato da Polizia e Gendarmerie viene rimandato in Italia così come accade per coloro che vengono intercettati mentre cercano di attraversare il confine su treni e autobus. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Vi è capitato di avere problemi per il fatto di soccorrere queste persone?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) presta soccorso in territorio impervio a tutte le persone che ne hanno bisogno. Da un punto di vista qualitativo gli interventi di soccorso in favore di migranti, escursionisti o scialpinisti seguono le medesime procedure. Verso il Colle della Scala, data la conformazione del territorio e il modo in cui sono stati tracciati i confini di Stato, il punto più critico del percorso si trova in Francia ma è più facilmente accessibile dall’Italia. Difatti i soccorritori transalpini con cui abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione chiedono ai nostri operatori di effettuare una prima perlustrazione in modo da raggiungere più rapidamente le persone da soccorrere ed effettuare una valutazione. In alcuni casi è stato necessario richiedere il supporto dell’elicottero francese per evacuare con urgenza persone infortunate, in altri l’elevato pericolo valanghe impediva alla squadra del CNSAS Piemonte di procedere via terra rendendo fondamentale l’intervento da parte dell’elicottero francese. Ma, sostanzialmente, per il nostro Corpo si tratta di “ordinaria amministrazione”.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quali sono le parole dei migranti che le sono rimaste più in mente, dopo averli conosciuti?</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Personalmente ho partecipato a un intervento di soccorso alpino in favore di migranti lo scorso 20 dicembre. Con gli sci e le pelli di foca abbiamo raggiunto un gruppo di 6 uomini originari della Guinea Conakry in prossimità del Colle della Scala. Erano infreddoliti e spaventati ma hanno preferito proseguire. Li abbiamo informati del fatto che la Polizia francese li aveva già individuati e li avrebbe riportati in Italia. «Ci riproveremo un’altra volta» è stata la loro risposta. A quel punto li abbiamo seguiti a distanza verificando che la loro progressione avvenisse in sicurezza fino al Colle dove li attendevano le autorità francesi. I nostri operatori della stazione di Bardonecchia hanno effettuato numerosi interventi e mi hanno raccontato che i migranti soccorsi con principi di congelamento desiderano essere consegnati rapidamente al personale sanitario e si dimostrano increduli di fronte ai pericoli della montagna. Nonostante quelli che hanno già affrontato nel deserto del Sahara, nei centri di detenzione libici, nella traversata del Mediterraneo. </span></span></p>
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		<title>Barbara Spinelli: UE-Africa, i costi umani della lotta agli smuggler</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Oct 2017 08:18:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo nella “Discussione su tematiche di attualità &#8211; Lotta contro l&#8217;immigrazione illegale e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo”, richiesta dal Gruppo ENF e presentata da Matteo Salvini. </em></p>
<p><em>L’onorevole Spinelli ha preso la parola in qualità di relatore ombra per il gruppo GUE/NGL della </em>Direttiva sulla Blue Card<em> e sulla </em>Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante norme sull&#8217;attribuzione a cittadini di paesi terzi o apolidi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria e sul contenuto della protezione riconosciuta<em>.</em></p>
<p><em>Presenti al dibattito Matti Maasikas, Vice-Ministro estone per gli Affari europei, e Valdis Dombrovskis, Vice-Presidente per l’Euro e il Dialogo Sociale, Stabilità Finanziaria, Servizi Finanziari e dell’Unione dei Mercati dei Capitali.</em></p>
<p><strong><em> <em>Di seguito l’intervento</em>:</em></strong></p>
<p>«Vorrei rivolgere a Commissione e Consiglio tre domande, sulla battaglia per bloccare l’arrivo di migranti forzati in Europa.</p>
<p>La prima riguarda la lotta prioritaria agli <em>smuggler</em>, concordata con Libia, Niger e Ciad. Cominciamo a conoscerne l’esito: impauriti dalle autorità nigerine, gli smuggler mollano i migranti nel deserto o li conducono su strade dove manca l’acqua. Risultato: i morti nel deserto aumentano esponenzialmente. Secondo Richard Danziger, responsabile dell’OIM in Africa centro-occidentale, sono ormai il doppio dei morti in mare: circa 30.000 tra il 2014 e oggi. Non tutti i fuggitivi arrivano al Mediterraneo.</p>
<p>La seconda domanda concerne le coste libiche, dove regna ormai una guerra tra bande: come distinguere lo smuggler dalle milizie e dalle guardie costiere, che l’Unione o l’Italia formano e pagano? Secondo l’Alto Commissariato Onu, gli abusi nei centri di detenzione sono “spaventosi” (“<em>shocking</em>”).</p>
<p>La terza domanda riguarda le garanzie sull’assistenza UNHCR in Libia. Secondo l’Alto commissario per i rifugiati a Tripoli, è un’assistenza “più che precaria: la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra. Non ha neanche un memorandum con l’UNHCR”.</p>
<p>Di quest’Africa trasformata in nostra prigione, di questi morti, l’Unione è responsabile. Penso che un giorno pagheremo le colpe di cui ci stiamo macchiando.</p>
<p>All’onorevole Matteo Salvini vorrei dire una cosa che sa: nell’UE avete oggi ben più sostegno di quel che dite di avere».</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Africa e migrazioni: dati alla mano</title>
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					<description><![CDATA[<p>  di Veronica Tedeschi 138. 296, il numero aggiornato al 6 ottobre degli arrivi via mare nel 2017 . L’Italia si trova in testa con 106.459 persone arrivate alle sue coste, seguita da Grecia&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="CENTER">
<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class=" wp-image-9531 alignnone" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="436" height="263" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 819w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1-300x181.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/1-768x462.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 436px) 100vw, 436px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9533" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="889" height="460" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 889w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2-300x155.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/2-768x397.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 889px) 100vw, 889px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">138. 296, il numero aggiornato al 6 ottobre degli arrivi via mare nel 2017 . L’Italia si trova in testa con 106.459 persone arrivate alle sue coste, seguita da Grecia e Spagna.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9534" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="502" height="257" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 901w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3-300x153.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/3-768x392.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 502px) 100vw, 502px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">Analizzando le nazionalità dei migranti sbarcati sulle coste europee, troviamo l’Africa in diverse “posizioni di prestigio”, a partire dalla prima e seconda posizione con Nigeria e Guinea. Per continuare con Costa d’Avorio, Gambia, Mali, Eritrea, Senegal e Marocco.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">La Nigeria, ancora piegata dai terroristi di Boko Haram, costringe i suoi civili a scappare oltre il lago Chad. Questa situazione di difficile risoluzione porta, inoltre, molte persone a diventare apolidi a causa dei continui spostamenti. È interessante fare un focus anche sui rifugiati presenti in questi paesi, in Nigeria sono circa 1.523 e qui di seguito possiamo vedere le loro nazionalità:</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9535" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="556" height="292" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 875w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/4-768x404.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 556px) 100vw, 556px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;">La Guinea, in seconda posizione, nel 2017 ha accolto circa 5.192 rifugiati, quasi tutti provenienti dalla Costa d’Avorio.</span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-9536" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="503" height="262" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 881w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5-300x157.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/5-768x401.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 503px) 100vw, 503px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;">L’attuale approccio globale ad una normale situazione migratoria come quella di questi anni non è adeguato e la crescente instabilità nel nord Africa rende più complicata la gestione del fenomeno. Tentare di eliminare la migrazione illegale è impossibile, la soluzione efficace potrebbe svilupparsi da un lato eliminando i così detti “scafisti”, e dall’altro agendo sui Governi locali. Le domande da fare per una gestione ottimale della migrazione dovrebbero, quindi, essere: “Da dove scappi? Perchè sei qui?”.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><i>Tutti i dati presenti in questo articolo provengono dal sito <a href="http://www.unhcr.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.unhcr.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </i></span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Poeti troiani sulle strade dell’apartheid</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 07:38:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Mi sento un poeta troiano, uno di quelli a cui è stato tolto persino il diritto di tramandare la propria sconfitta” Mahmoud Darwish Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><span style="font-size: large;">di Monica Macchi</span></span></span></p>
<p align="CENTER">
<p align="RIGHT"><span style="color: #1c1c1c;">“</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>Mi sento un poeta troiano, </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>uno di quelli a cui è stato tolto persino </i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="color: #1c1c1c;"><i>il diritto di tramandare la propria sconfitta</i></span><span style="color: #1c1c1c;">”<br />
</span><span style="color: #1c1c1c;">Mahmoud Darwish</span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8956" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="712" height="274" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 712w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1033-300x115.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Dall&#8217;8 al 30 giugno sarà possibile visitare al Museo teatro Commenda di Prè di Genova la mostra fotografica <em>Le strade dell&#8217;apartheid </em>ideata da Luca Greco, una trentina di scatti in bianco e nero sul popolo saharawi nel deserto dell&#8217;Hammada (sud dell&#8217;Algeria), sui palestinesi dei campi profughi e sui muri che separano cattolici e protestanti in Irlanda del Nord: tre realtà in cui vigono forme diverse di apartheid. Ci sono anche tre reading: il 15 giugno, alle 19 Gianna Coletti fa conoscere la storia di Mariem Hassan “la voce del Sahara” e del popolo saharawi, in La voce dei figli delle nuvole, il 22 giugno alle 19 Davide Sormani in Tracce di Sands, racconta dell’attivista repubblicano irlandese Bobby Sands e il 29 giugno alle 19 Marco Sgarbi chiude con Juliano. Ovvero sia della resistenza dedicato al fondatore del Freedom Theatre di Jenin, Juliano Mehr Khamis di cui abbiamo già parlato qui <a href="https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.peridirittiumani.com/2016/04/08/e-ripartito-il-freedom-bus/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">Verrà inoltre presentato il libro di Barta Edizioni in uscita in questi giorni “Io sono saharaui”, una graphic novel dedicata appunto a Mariem Hassan, storia musicale al femminile che si intreccia ad un percorso di autodeterminazione individuale e politica per l’indipendenza del popolo saharawi. Un testo diviso in sei capitoli, dove ogni titolo rimanda ad una canzone, caratterizzato da una militanza estetica radicale (testo in font sempre diversi che circondano i disegni coloratissimi) che rispecchiano le scelte di vita di Mariem dal rifiuto del matrimonio combinato a 15 anni, alla decisione di indossare la melfa, il vestito tradizionale lungo 10 metri, fino al successo trovato in Spagna il paese dei colonialisti.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8957" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="640" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1032-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8958" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="464" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 464w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/untitled-1031-217x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 217w" sizes="(max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a></p>
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		<title>Profughi ambientali, saranno almeno 250 milioni nel 2050</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 06:37:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Omizzolo 1 settembre 2016 Fonte: Leurispes Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="entry-title"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6768" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-78.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (78)" width="300" height="225" /></a></h1>
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<div class="inner-info-sx"><span class="date-after-content"> di Marco Omizzolo </span></p>
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<p><span class="author-after-content">1 settembre 2016 </span></div>
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<div class="clear"></div>
<div class="clear">Fonte: Leurispes</div>
</div>
<div class="inner-info-dx"></div>
<div class="inner-info-dx"></div>
</div>
</div>
<div class="entry-content">
<p>Il dibattito nazionale sulle migrazioni sembra ostinatamente concentrato sull’analisi delle causa tradizionali delle medesime. I migranti economici, categoria in realtà sempre meno credibile per i limiti che ha dimostrato, sembrano essere spinti da sole ragioni di povertà o dall’ansia, legittima, di migliorare la propria condizione economico-sociale insieme a quella della propria famiglia. I richiedenti asilo invece da situazioni di grave instabilità politica, guerre, dittature e discriminazioni di varia natura. Si tratta di ragioni condivisibili ma non sufficienti per comprendere l’intrigata matassa di motivi che spingono milioni di persone a fuggire dal proprio paese. Tra le ragioni spesso sottovalutate sia dal dibattito politico sia da quello scientifico ci sono anche quelle ambientali.</p>
<p>Il Consiglio di sicurezza dell’Onu considera il cambiamento climatico una delle minacce più radicali e urgenti alla pace e alla sicurezza internazionale. Le conseguenze dei mutamenti climatici e gli effetti nefasti di un modello economico di sviluppo sempre più globale e climalterante obbliga milioni di persone a lasciare la propria città o Paese alla ricerca di condizioni ambientali e socio-economiche migliori. Le Nazioni Unite ritegno che i cosiddetti <em>profughi ambientali </em>potrebbero raggiungere la cifra record di 250 milioni entro il 2050. Uomini, donne e bambini che lasciano aree dove avanza la desertificazione, dove il pascolo o l’agricoltura è sempre più difficile, le alluvioni e devastazioni conseguenti ormai annuali, la desertizzazione una costante che azzera ogni possibilità di vita nel proprio territorio. Non è questione di poco conto ma al contrario centrale per il futuro del pianeta. Il numero dei disastri naturali nel mondo potrebbe raddoppiare nei prossimi 10-15 anni. Negli ultimi 10 anni, 3.852 disastri hanno ucciso più di 780.000 persone, ne hanno colpite 2 miliardi e sono costate circa 960 miliardi dollari. Le maggiori vulnerabilità indotte dai principali rischi climatici includono le migrazioni umane, la carenza di acqua potabile, la riduzione della produttività agricola e l’insicurezza alimentare, la perdita dei mezzi di sussistenza, i rischi per la salute, la crisi energetica e la sicurezza dai disastri.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6769" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6769 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/th-77.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (77)" width="198" height="142" /></a></p>
<p>L’ultimo episodio è allarmante per la sua violenza e gli effetti che ha prodotto, il luogo in cui si è manifestato e la relativa recidività. Si tratta dello Stato americano della Louisiana messa in grave difficoltà per via dell’alluvione iniziata giovedì 11 agosto scorso. Si tratta del peggior disastro nella regione del sud degli Stati Uniti dopo l’uragano Katrina, che nel 2005 devastò New Orleans. Il bilanci è di 10 morti, 20 mila sfollati, 30 mila persone tratte in salvo dai soccorritori e 40 mila case inagibili.</p>
<p>Tutto questo determina ripercussioni anche sulla sicurezza nazionale ed internazionale. La radicalizzazione ideologica e il terrorismo possono aumentare in molti Paesi, soprattutto in Asia meridionale e nord Africa, a causa della deprivazione sociale ed economica indotta dal mutamento climatico. La scarsità di risorse naturali potrebbe essere un fattore che contribuisce a generare o ampliare conflitti e instabilità. Per questa ragione, l’analisi del rapporto tra global warming, migrazioni e sicurezza mondiale, con particolare riferimento ai profughi ambientali, è indispensabile per comprendere le dinamiche di un sistema mondo in continua trasformazione.</p>
<p>Diventa importante riconoscere che il cambiamento climatico è pervasivo e ha implicazioni per la sicurezza più di ogni altra minaccia. Non è un problema marginale. Al contrario rappresenta una delle problematiche di maggiore rilievo e urgenza a livello globale che chiama in causa il modello economico di sviluppo, ancora gravemente climalterante, e i relativi equilibri di potere.</p>
</div>
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		<title>Rapporto ISMU sui minori stranieri non accompagnati (MSNA)</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 06:56:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/minori_stranieri_non_accompagnati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5789" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-5789" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/minori_stranieri_non_accompagnati-1024x717.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="minori_stranieri_non_accompagnati" width="720" height="504" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/minori_stranieri_non_accompagnati.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/minori_stranieri_non_accompagnati-300x210.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/minori_stranieri_non_accompagnati-768x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel 2015 sono arrivati sulle nostre coste 12.360 i minori non accompagnati</strong>.</p>
<p>Negli ultimi anni e a partire dalle crisi mediorientali e nordafricane del 2011 il consistente flusso di arrivi non programmati via mare ha accresciuto il numero di bambini e giovani migranti che hanno affrontato il viaggio con i genitori o da soli. In particolare, secondo i dati diffusi dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, su 154mila migranti sbarcati sulle nostre coste nel 2015 oltre 16mila erano minori, e di questi ben 12.360 risultavano non accompagnati, pari all’8% del totale degli arrivi. Sono soprattutto eritrei, egiziani, gambiani e somali i giovanissimi che hanno attraversato soli il Mediterraneo per giungere in Italia. Anche nel 2014 (l’anno record per gli sbarchi in Italia) gli arrivi di minori non accompagnati è stato rilevante (13mila) e ha eguagliato quello relativo alla componente dei minori giunti al seguito di genitori o parenti (13.096), che provenivano in particolare da Siria, Afghanistan, Palestina. A seguito del cambio di rotta migratoria verso la Grecia intrapresa dai migranti originari di tali paesi a partire dall’estate nel 2015, l’arrivo di minori in nuclei famigliari in Italia è nettamente diminuita (4mila).</p>
<p>Al 31 dicembre 2015, secondo i dati censiti dal Ministero del Lavoro, i minori non accompagnati presenti in Italia sono 11.921( 13,1% in più rispetto al 2014). I dati del Ministero del Lavoro evidenziano una importante crescita dei minori non accompagnati negli ultimi anni: L’Egitto continua a essere il Paese da cui proviene la maggior parte dei minori presenti (23%), seguito da Albania (12%), Eritrea e Gambia (10% entrambi). Rispetto all’età dei minori accolti, in assoluta prevalenza di genere maschile, l’81% ha tra i 16 e i 17 anni; in particolare questi ultimi, giovani quasi-adulti che presentano specifiche esigenze, sono oltre 6.432. Il numero dei minori non accompagnati ospitati nelle diverse regioni italiane vede prevalere le zone interessate dagli sbarchi: poco più di un terzo dei minori, infatti, è ospitato in Sicilia, seguono Calabria e Puglia con oltre 1.100 presenti ciascuna.  Per il quadro normativo più aggiornato e le statistiche più recenti si veda il Report di Monitoraggio “I minori stranieri non accompagnati (MNSA) in Italia”, al 31 dicembre, pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro.</p>
<p>Il dato relativo <strong>ai minori che risultano irreperibili è diventato particolarmente</strong> significativo:  per 6.135 minori, infatti, è stato segnalato al Ministero del lavoro un allontanamento dalla struttura di accoglienza. Il fenomeno, in crescita rispetto agli anni precedenti (erano il 23% nel 2014), è riscontato soprattutto tra i giovani egiziani, eritrei e somali. L’agenzia di intelligence europea <em>Europol</em> ha recentemente denunciato la scomparsa di almeno 10mila minori non accompagnati dopo il loro arrivo in Europa, segnalando in particolare il caso italiano e gli oltre 1.000 irreperibili in Svezia; molti di loro si teme siano caduti nelle mani di organizzazioni criminali di trafficanti, altri potrebbero aver raggiunto i familiari in altri paesi europei. Per la maggior parte, invece, si tratta di ragazzi che entrano con specifici progetti migratori, con aspettative familiari nei paesi di origine ben precise e con reti parentali e di riferimento molto forti, che non hanno fiducia nella possibilità di raggiungere le loro mete di destinazione con i canali previsti dalle norme, e pertanto, intraprendono il viaggio in modo illegale.</p>
<p><strong>L’Italia è al terzo posto in Europa per domande di protezione internazionale presentate dai minori non accompagnati. </strong>Ai minori rilevati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si aggiungono i minori non accompagnati, in fuga da persecuzioni torture o guerre, che accedono al percorso della protezione internazionale: nel 2015 in Italia sono state presentate 3.790 domande di protezione internazionale da parte di minori stranieri non accompagnati (dati Ministero dell’Interno), oltre il 50% in più rispetto alle 2.505 domande del 2014, anno a partire dal quale si ha avuto un incremento significativo (erano 805 le domande presentate nel 2013). Sono soprattutto i giovani gambiani a richiedere protezione internazionale nel nostro Paese (oltre un terzo delle domande), seguiti dai minori del Senegal (12%), della Nigeria (12%) e del Bangladesh (10%). L’Italia è al terzo posto in Europa per numero di domande presentate da minori non accompagnati: nel 2014 nei 28 Paesi membri tali richieste hanno superato le 23mila unità (l’82% in più rispetto all’anno precedente), di cui la metà in Svezia e Germania (rispettivamente 7mila e 4.400), e il 10% in Italia.</p>
<p>Tutti i dati aggiornati sui minori stranieri non accompagnati sono disponibili sul sito della Fondazione Ismu al seguente<a href="http://www.ismu.org/minori-stranieri-non-accompagnati/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #0a67b3;"> link</span></a></p>
<p>&#8211; See more at: http://newsletter2.ismu.org/?p=4453#sthash.FCTTw9TQ.dpuf&utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
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		<title>Bilal: una storia che ti entra dentro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Apr 2016 14:21:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Bilal è un nome proprio ed è il titolo dello spettacolo in scena al Teatro Elfo-Puccini di Milano fino a domenica prossima. Tratto dal libro di Fabrizio Gatti è stato adattato per le scene&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Bilal </em>è un nome proprio ed è il titolo dello spettacolo in scena al Teatro Elfo-Puccini di Milano fino a domenica prossima. Tratto dal libro di Fabrizio Gatti è stato adattato per le scene da Annalisa Bianco. Chi è Bilal? E&#8217; lo scrittore/giornalista che, sotto la copertura di un nome falso, ripercorre il viaggio infernale di coloro che, dall&#8217;Africa subsahariana approda in Libia e poi a Lampedusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/bilal_al_teatro_elfo_puccini_per_riflettere_sul_confine_tra_umano_e_disumano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5618" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5618" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/bilal_al_teatro_elfo_puccini_per_riflettere_sul_confine_tra_umano_e_disumano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="bilal_al_teatro_elfo_puccini_per_riflettere_sul_confine_tra_umano_e_disumano" width="300" height="282" /></a></p>
<p>La recensione dello spettacolo che vi proponiamo è a cura di Marzia Devoto, che ringraziamo molto.</p>
<p>Spettacolo che entra dentro.<br />
Non è uno spettacolo, è qualcosa che va oltre.<br />
La dinamica mimica della narrazione spesso è tinteggiata di commovente e drammatica comicità.<br />
E&#8217; un ping pong tra il racconto di storie umane di cui Bilal è la voce narrante &#8211; in viaggio lungo la tratta che da Dakar porta in Italia &#8211; e il mondo esterno, tra la speranza di partire e la consapevolezza che presto morirai.<br />
Il testo teatrale sembra voler comunicare:  &#8220;Noi spettatori con quale conoscenza-coscienza assistiamo al destino clandestino di chi ha la &#8220;fortuna&#8221; di non morire durante la tratta?&#8221;<br />
Claustrofobia: gli attraversamenti terrestri e marittimi non sono che un percorso minato e legittimato ad esserlo da ogni tipo di autorità di controllo locale, per raggiungere la meta&#8230;corrotta.<br />
Omicidi premeditati.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5619" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5619" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="875" width="646" height="625" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 646w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/875-300x290.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 646px) 100vw, 646px" /></a></p>
<p>Ingegnosa la narrazione che si sviluppa senza essere soffocata unicamente dal racconto dell&#8217;attraversamento dell&#8217;orrore, ma pure ricordandoci con quali leggi abbiamo a che fare. Orrore nell&#8217;orrore.<br />
Non c&#8217;è nessuna speranza, possiamo solo aggiungere un po&#8217; di consapevolezza, grazie a Fabrizio Gatti che ha voluto vestire la maschera di Bilal per meglio raccontare.<br />
Non dimenticare le motivazioni e la speranza di chi decide di partire: restano l&#8217;unico punto di riferimento dal quale NON liberarsi.<br />
Anche questo ti ricorda lo spettacolo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Intervista a Kikoko: la pittura e il viaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kouevi-Akoe Ekoe Kokovi, in arte Kikoko. Nato nel 1978 a Lomè, nel Togo, oggi vive e lavora a Milano. Prima ebanista, scultore e fabbricante di percussioni, diventa pittore dopo aver conosciuto un gruppo di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/04/05/intervista-kikoko-la-pittura-e-i/">Intervista a Kikoko: la pittura e il viaggio</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Il-pittore-Kikoko.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Il-pittore-Kikoko.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Kouevi-Akoe<br />
Ekoe Kokovi, in arte Kikoko.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nato nel<br />
1978 a Lomè, nel Togo, oggi vive e lavora a Milano. Prima ebanista,<br />
scultore e fabbricante di percussioni, diventa pittore dopo aver<br />
conosciuto un gruppo di artisti nomadi nel deserto algerino, a<br />
Tamarasset. Le sue opere sono state esposte in Francia, in Germania e<br />
in molte località italiane (Milano, Lodi, Roma, Ravenna).
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
avuto la fortuna di conoscere Kikoko e di parlare un po&#8217; con lui.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vi<br />
regaliamo le sue parole.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Innanzitutto,<br />
ci può raccontare brevemente la sua esperienza personale?</i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mi sono<br />
ritrovato davanti a una scelta e ho deciso di andare. Ho deciso di<br />
partire dal mio Paese, prima di tutto, perchè volevo cercare me<br />
stesso. La mia famiglia non aveva problemi economici, ho studiato<br />
contabilità, ma sentivo che quella non era la mia strada.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La prima<br />
tappa del mio viaggio è stata l&#8217;Algeria, Tamarasset (tra Algeria e<br />
Niger), un luogo nel deserto in cui ho trovato carovane di artisti<br />
che hanno formato lì un piccolo villaggio dove creano e vendono le<br />
loro opere. Ho conosciuto così l&#8217;arte pittorica. Mi hanno accolto e<br />
ospitato per tre, quattro mesi; ho vissuto con loro, ho adottato le<br />
loro abitudini, ma per me,all&#8217;inizio, non è stato facile  perchè<br />
venivo da un altro posto, anche da un altro clima. Quando ho finito i<br />
soldi, da lì mi sono spostato nel Benin &#8211; dove ho allestito la mia<br />
prima mostra – per poi tornare in Togo. In Togo, però, non ho<br />
trovato un&#8217;accoglienza positiva perchè la mia scelta di fare come<br />
mestiere l&#8217;artista, non era capita. Il livello culturale era molto<br />
basso. Mio padre era un collezionista, ma mia madre mi diceva: “Con<br />
questo lavoro non si mangia”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i><br /></i>
</div>
<p><i><br />
</i></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Nel 1992<br />
è arrivato in Francia. Il suo bagaglio artistico e culturale lo ha<br />
acquisito in Europa o in Africa?</i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un po&#8217;<br />
qui e un po&#8217; in Africa perchè , per un periodo, andavo e tornavo in<br />
continuazione. Ogni volta, però, che tornavo indietro dovevo<br />
ricominciare dall&#8217;inizio, ma ho continuato ad imparare, a studiare.<br />
In Africa avevo la mia casa e più tempo a disposizione per cui<br />
potevo dedicarmi a quella che ho scelto come la mia professione. Ho<br />
imparato tanto soprattutto guardando le altre persone, gli altri<br />
artisti. Guardare uno che prende una tela e butta giù il colore: già<br />
quella è una partenza. E io ripetevo i gesti, ascoltavo le parole.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Com&#8217;è<br />
stata la sua prima esperienza in Europa?</i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La prima<br />
volta dovevo rimanere a Marsiglia per un mese, ma ci sono rimasto per<br />
sei mesi come irregolare e, quindi, dovevo nascondermi.  Se manca il<br />
permesso di soggiorno, il migrante non esiste, sa di non esistere ed<br />
è capace di tutto: è capace anche di prendere l&#8217;identità di un<br />
altro perchè non c&#8217;è alternativa. Si è costretti a mentire, a<br />
perdere tutto, a negare le proprie radici: il nome, i figli, la<br />
famiglia d&#8217;origine, etc. per poi nascondersi anche dietro a un Paese<br />
diverso dal proprio, falso e dietro a una falsa identità.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i><br /></i>
</div>
<p><i><br />
</i></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Che<br />
situazione ha trovato quando è arrivato in Italia?</i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
arrivato nel 2006 e sono ancora dentro a una situazione difficile.<br />
Chi mi ha conosciuto quando sono arrivato e mi vede oggi può dire:<br />
“Questo qua ha fatto un miracolo”. Ancora oggi, qui, sento<br />
diffidenza, se non paura dello straniero. Ho fatto realmente fatica<br />
ad entrare nella vita reale italiana. Ad esempio, quando sono qui,<br />
nel mio studio, le persone che passano guardano dalla vetrina, vedono<br />
un uomo di colore e non entrano. Non voglio chiamarlo razzismo, ma<br />
ignoranza.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i><br /></i>
</div>
<p><i><br />
</i></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Che<br />
tecniche usa per realizzare le sue opere?</i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Gli<br />
artisti che ho incontrato nel deserto algerino erano scappati dai<br />
loro Paesi per motivi politici e religiosi perchè, nei loro dipinti,<br />
avevano inserito figure umane (o di altri esseri viventi) non<br />
accettate dall&#8217;iconoclastia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Comunque,<br />
ancora oggi, i loro quadri sono caratterizzati da pennellate lunghe e<br />
colori delicati: vengono lasciati ad asciugare al sole e al vento, ma<br />
il vento porta la sabbia sulle tele. Il dipinto diventa, così,<br />
materico e porta in sé la traccia del luogo in cui è stato<br />
realizzato.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
per me questa tecnica è diventata fondamentale. Applico sui miei<br />
quadri materiali diversi: legno, stoffa, carta. La mia, infatti, è<br />
una tecnica mista.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i><br /></i>
</div>
<p><i><br />
</i></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Quali<br />
sono i temi ricorrenti nella sua Arte?</i></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il tema<br />
del viaggio è fondamentale. Molti artisti escono dal loro ambito<br />
reale, da uno schema predefinito e vanno a indagare con la<br />
mente&#8230;arrivando anche sulla luna!</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Anche a<br />
me piace viaggiare, soprattutto metaforicamente. Nei miei quadri ci<br />
sono figure reali che diventano simboliche; oppure inserisco proverbi<br />
o modi di dire che appartengono alla mia cultura, ma &#8211; a seconda<br />
dell&#8217;interpretazione che ne dà lo spettatore &#8211; possono cambiare<br />
significato. L&#8217;importante è pensare, leggere o scrivere con<br />
l&#8217;immagine.</div>
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<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/foto-kikoko-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/foto-kikoko-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
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<p></p>
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<p></div>
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