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	<title>detenuta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Lettera/appello per Nûdem Durak</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 08:17:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Carissimi, vi scriviamo per parlarvi di Nûdem Durak, una cantante curda nata in Turchia. Nel 2015 Nûdem è stata arrestata e successivamente condannata dalla giustizia turca a 19 anni di reclusione per aver insegnato&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="363" height="512" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14195" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 363w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-213x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 363px) 100vw, 363px" /></figure></div>



<p>Carissimi,</p>



<p>vi scriviamo per parlarvi di Nûdem Durak, una cantante curda nata in Turchia. Nel 2015 Nûdem è stata arrestata e successivamente condannata dalla giustizia turca a 19 anni di reclusione per aver insegnato a dei bambini canti popolari curdi. L’accusa è stata aver favorito la “propaganda curda”. Attualmente è detenuta nel carcere di Bayburt.</p>



<p>Se nulla cambierà lei rimarrà in prigione fino al 2034, e questo solo per aver cantato nella sua lingua. Con alcune persone stiamo cercando di supportare la sua causa. Ci sono anche due pagine Facebook al riguardo:&nbsp;</p>



<p>1) <a href="https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/songfordurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>2) <a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Le scriviamo in carcere, ma non sempre le lettere le vengono recapitate, soprattutto negli ultimi tempi, perché il regime carcerario è stato inasprito. La situazione è ulteriormente peggiorata, come potete immaginare, a causa dell’emergenza covid-19.</p>



<p>Ci rivolgiamo a voi per chiedervi se ritenete possibile attivare iniziative per far conoscere la storia di Nûdem.&nbsp;</p>



<p>Molti politici, soprattutto francesi, si sono già mobilitati per lei. Inoltre pochi giorni fa il <strong>Gruppo di amicizia curda del Parlamento dell’UE</strong> ha inviato <strong>all’Alto Commissario per gli Affari esteri e la politica di sicurezza UE</strong>, Borrell, una lettera aperta nella quale lo si invita a una presa di posizione netta nei confronti della Turchia, proprio in riferimento al caso &#8211; esplicitamente citato &#8211; di Nûdem Durak (e in generale di tutti i prigionieri politici nelle carceri turche). È un inizio, ma non basta. Noam Chomsky, Demba Moussa Dembélé, Pinar Selek, Zehra Doğan, Elsa Dorlin, Peter Gabriel e moltissimi altri si sono espressi con vigore a favore della sua causa (come è possibile leggere nella pagina&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.facebook.com/nudemdurak/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>).&nbsp;</p>



<p>Sappiamo della visita del Commissario per i diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa&nbsp;Dunja Mijatović in Turchia nel luglio del 2019 (durante la quale ha avuto modo di incontrare, tra gli altri, anche Ahmet Altan), e della denuncia dei comportamenti arbitrari della giustizia in quel paese, ma sembra che il vigoroso appello per ristabilire lo stato di diritto sia per ora caduto nel vuoto. Tutto questo è preoccupante.</p>



<p>Abbiamo letto con attenzione la sentenza annunciata presso il Parlamento europeo il 24 maggio 2018 conseguente alla Sessione del <strong>Tribunale Permanente dei Popoli</strong> sulla Turchia e il popolo curdo tenutasi a Parigi il 15 e il 16 marzo 2018. Le parole sono chiare, la ricostruzione dei fatti convincente, la descrizione dei crimini commessi dalla Turchia esplicita, l’individuazione delle responsabilità puntuale e rigorosa. È una sentenza importante: dice risolutamente la verità. Eppure la Turchia ha continuato: gli eventi dell’ottobre 2019 sono solo uno tra i tanti esempi.&nbsp;</p>



<p>Sappiamo inoltre di un impegno (anche economico – più di 10.000.000 di euro, di cui solo una parte direttamente stanziata dal CoE) da parte del Consiglio d’Europa (sezione: <strong>Directorate General – Human Rights and Rule of Law</strong>, settore: <strong>Human Rights National Implementation</strong>) per favorire una più completa attuazione dei diritti umani in Turchia. Anche questi sono passi significativi verso un adeguamento della Turchia agli “standards riguardanti il rispetto dei diritti umani in Europa”, quell’Europa della quale vorrebbe far parte a pieno titolo; ma come voi ben sapete, le carceri turche hanno inghiottito giornalisti, artisti, politici dissenzienti, in spregio alle più fondamentali libertà di cui ogni essere umano dovrebbe godere.&nbsp;</p>



<p>Confessiamo che di fronte a tutto questo è difficile sottrarsi alla sensazione che la Turchia tenga in ostaggio l’Europa: ostaggio della sua “forza geografica”. Molti infatti sostengono che la forza della Turchia sia proprio la sua geografia, in virtù della quale può minacciare l’Europa di aprire le proprie frontiere per far riversare nel vecchio continente l’oceano di esseri umani che, negli sterminati campi profughi turchi (“finanziati” proprio dall’Europa), aspettano in bilico la possibilità di un’esistenza migliore. Ci chiediamo e vi chiediamo: c’è da abbandonare la speranza se queste sono le condizioni?&nbsp;</p>



<p>Dobbiamo “realisticamente” rassegnarci?&nbsp;</p>



<p>Infine: purtroppo abbiamo l’impressione che gli organi d’informazione in Italia (soprattutto quelli ad “ampia diffusione”) non seguano con l’attenzione che meriterebbero le dolorose vicende riguardanti la situazione dei curdi in Turchia, né quelle relative a intellettuali, artisti e musicisti che, come Nûdem, sono stati zittiti, alcuni dei quali spegnendosi dopo un coraggioso e tragico sciopero della fame: forse voi potreste fare qualcosa in tal senso.&nbsp;</p>



<p>Vi ringraziamo per l’attenzione prestata a questo messaggio.</p>



<p>Vi salutiamo cordialmente.</p>



<p>Associazione Per i Diritti umani e Pasquale Annese</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Almarina</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Jan 2020 07:35:59 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="631" height="1000" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/978880623061HIG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13477" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/978880623061HIG.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 631w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/978880623061HIG-189x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 189w" sizes="(max-width: 631px) 100vw, 631px" /></figure></div>



<p>di Alessandra Montesanto 
</p>



<p>Elisabetta Maiorana, cinquantenne,
vedova e senza figli. Insegnante di matematica presso il carcere
minorile di Nisida. Almarina, giovane rumena, segnata da botte e
abbandoni, detenuta presso quel carcere. Si incontrano, prima
guardinghe, per poi affezionarsi e diventare importanti l&#8217;una per
l&#8217;altra in un rapporto di amicizia, di sorellanza, di madre e di
figlia. Ma non è facile, se la realtà circostante presenta salite
faticose come quella per arrivare in cima all&#8217;isola dove si erge la
struttura; Nisida è un&#8217;isola nell&#8217;isola, di fronte a Capri,
circondata dal Mediterraneo, cimitero acqueo di tante vite che hanno
tentato fortuna migliore, come Almarina, in un Paese che in realtà
ha ormai poco da offrire; in un Paese corrotto, dove la burocrazia
esacerbata impedisce le adozioni; in un Paese dove  solitudine e
affanno sono la cifra di ogni giornata.</p>



<p>E allora un&#8217;insegnante apparentemente
libera, entra in un carcere spogliandosi di tutto e qui trova
l&#8217;autenticità delle relazioni (con un “comandante”, con una
collega, ma soprattutto con i suoi ragazzi) e una giovane donna che è
stata costretta a sbagliare riscopre la fiducia nel prossimo,
guardandosi allo specchio negli occhi di Elisabetta.</p>



<p>Valeria Parrella con <em>Almarina</em>
(edito da Einaudi) scrive un romanzo politico (si parla di Minori
Stranieri Non Accompagnati, Democrazia, Diritto), passionale,
poetico, come la lingua napoletana che accompagna i dialoghi, gli
sfoghi, i sentimenti veraci di chi ogni giorno affronta i temi della
Giustizia e dei Diritti umani senza perdere la propria umanità,
anzi, quasi mettendoncela tutta dentro per non smarrirsi. Per non
smarrire il ricordo che siamo tutti fragili e contraddittori e che
solo con la reciproca conoscenza, scevra da pregiudizi, e il coraggio
di mettersi in gioco è possibile costruire nuove reti di salvataggio
e tornare a sentirsi di nuovo davvero, furiosamente e felicemente
liberi. 
</p>



<p>“<em>So leggere la prossemica dei
detenuti, come gli alunni sanno individuare un insegnante in una
persona di mezza età seduta in tram: la società  è divisa per
ambienti ed essi fanno corpo, gli elementi si emulano e si
assomigliano, e sottostanno alle leggi dei grandi numeri. Ma poi
l&#8217;individuo emerge da quella lasse, si alza dalla sua condizione e
tona a essere unico, per un attimo&#8230;”</em></p>
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		<title>Ancora detenuta negli USA la giornalista iraniana Marzieh Hashemi</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2019 07:44:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12112" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="650" height="365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 650w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/6407E108-82AB-4AF5-81BA-CCDE06408897-300x168.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 650px) 100vw, 650px" /></a></p>
<p>E&#8217; trascorso più di un mese da quando una giornalista nata negli Usa e che vive in Iran, dove da 25anni lavora per l’emittente di stato in lingua inglese Presstv, è stata arrestata,  13 gennaio all’aeroporto di St. Louis su mandato di un giudice federale non perché accusata di qualche reato, ma in quanto testimone di un importante crimine.</p>
<p>Marzieh Hashemi, 59 anni, afro-americana convertita all’Islam, è stata trasferita a Washington doveil 18 gennaio è comparsa di fronte al giudice. Il governo prevede il suo rilascio – ha scritto fra gli altri la Reuters – solo al termine della sua deposizione.<br />
Il caso ha trovato ampia eco in Iran  dove è intervenuto il ministro degli Esteri,Javad Zarif. &#8220;La signora Hashemi, sposata con un iraniano e dunque è una cittadina iraniana, e riteniamo nostro dovere difendere i diritti dei concittadini&#8221;. Il suo arresto, ha aggiunto, “è una inaccettabile azione politica e una violazione della libertà di espressione. Su tali basi, gli americani dovrebbero immediatamente porre fine a questo gioco politico”.<br />
Anche l’International Federation of Journalists ha diffuso su Twitter la notizia.</p>
<p>Da quanto riferito dai familiari della giornalista, sarebbe stata ammanettata e costretta a togliersi il velo – che in Iran copre solo i capelli – per essere fotografata. Della sua attività negli Usa si sa che aveva girato un documentario sul movimento antirazzista Black Lives Matter a St. Louis, riferisce l’Associated Press, dopo aver fatto visita ad alcuni familiari nella zona di New Orleans.<br />
L’iniziativa giudiziaria si spiega con la legislazione federale statunitense, che prevede appunto l’arresto anche di un testimone nel caso si ritenga che la sua testimonianza sia cruciale, che possa uscire dal Paese o che possa non rispondere ad una citazione, norma di cui, rileva in particolare Middle East Eye – le autorità Usa avrebbero fatto ampio uso dopo l’11 settembre 2001.<br />
Il New York Times, ricorda &#8211; in questa situazione complessa e pericolosa tra Iran e USA &#8211; l’arresto senza accuse formali in Iran di un cittadino americano che era andato a trovare la fidanzata iraniana, mentre almeno altri tre cittadini americani (due dei quali con doppia nazionalità) restano detenuti nel Paese, e un quarto risulta scomparso da dieci anni.<br />
Questo arresto potrebbe essere letto come un atto di ritorsione da parte statunitense, per la detenzione dei propri cittadini in Iran, ma uno Stato di diritto non viola i diritti di nessun cittadino per motivi politici.<br />
Stiamo attraversando, tra l&#8217;altro, un momento in cui, da parte della Casa Bianca si sta ulteriormente alzando la pressione contro Teheran dopo che gli Usa hanno violato un accordo internazionale come il Nuclear Deal, da cui Washington è unilateralmente uscita nonostante fosse chiaro a tutti che l’Iran lo stesse rispettando. In attesa di altre informazioni ufficiali sulla sorte di Marzieh Hashemi, monitoriamo la situazione.</p>
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		<title>Quando una ragazza dai capelli rossi sfida i soldati</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jan 2018 09:33:05 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_10004" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img aria-describedby="caption-attachment-10004" loading="lazy" class="size-full wp-image-10004" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="630" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 630w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/01/ahed-tamimi-a-16yearold-palestinian-protests-before-israeli-forces-in-picture-id897118250-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></a><p id="caption-attachment-10004" class="wp-caption-text">Ahed Tamimi (L), a 16-year-old Palestinian, protests before Israeli forces in the West Bank village of Nabi Saleh, north of Ramallah, on May 12, 2016, after a demonstration following Friday prayers in solidarity with Palestinian prisoners on hunger strike in Israeli jails.<br />Israel&#8217;s army arrested Ahed Tamimi on December 19, 2017, after a video went viral of her slapping Israeli soldiers in the occupied West Bank as they remained impassive. / AFP PHOTO / ABBAS MOMANI (Photo credit should read ABBAS MOMANI/AFP/Getty Images)</p></div></p>
<p>Sono discordanti le ultimissime notizie riguardanti la liberazione o meno di <a href="http://www.dailymail.co.uk/wires/afp/article-5226709/Israel-charges-Palestinian-teen-viral-slap-video.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ahed Tamimi ,</a> la 16enne di Ramallah, divenuta “simbolo della resistenza palestinese” che deve rispondere di 12 capi d’accusa, in seguito alla diffusione di un video, divenuto virale, nel quale colpisce con schiaffi e calci dei soldati israeliani in Cisgiordania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa sarebbe la prova del “crimine” di <a href="https://twitter.com/hashtag/AhedTamimi?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw&utm_source=rss&utm_medium=rss">#AhedTamimi</a>…<a href="https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://t.co/0bciWzmrfW?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ahed e la cugina – Nour, 20 anni, già incriminata – si avvicinano a due soldati israeliani, li esortano ad andarsene, li spintonano e li prendono a schiaffi. Loro non rispondono alle provocazioni e in seguito sosterranno di essersi trovati in quella zona per impedire ai palestinesi di lanciare pietre contro gli automobilisti israeliani.</p>
<p>Il 19 dicembre scorso la ragazza è stata arrestata a causa di questo episodio, divenendo un simbolo per i palestinesi, che hanno riempito i social media con elogi e parole di sostegno e hanno dato il via a diverse campagne, chiedendo la sua liberazione.</p>
<p>L’accusa, dal canto suo, sta cercando di sgretolare questa immagine di eroina costruita intorno alla sua persona, definendo la ragazza una pedina nelle mani della famiglia, che le chiederebbe di esibirsi in rimostranze sceniche, così da diventare il volto della protesta e raccogliere consensi intorno alla causa.</p>
<p>Con lei in carcere c’è anche la madre Nariman, accusata, tra l’altro, di utilizzare Facebook per “incitare le persone a commettere attacchi terroristici”. L’8 gennaio si terrà la prossima udienza e madre e figlia rimarranno in custodia almeno fino a quella data. I pm hanno chiesto che la detenzione prosegua sino alla fine del processo. In caso di condanna, le attendono diversi anni di prigione.</p>
<p>Chi la difende, sostiene che alla base dell’arresto della minorenne ci sarebbe il fatto che il suo volto sia diventato il simbolo di quella che viene definita la “nuova coraggiosa giovane generazione palestinese”, nel tentativo di tenerla lontana dalle rivolte e dai riflettori per lungo tempo.</p>
<p>Seguiremo la sua vicenda, statene certi!</p>
<p><img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339745" data-credit="Getty Images" /><br />
<img class="no-display appear" alt="" data-mep="2339746" data-credit="Getty Images" /></p>
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		<title>Quando viene negata persino l’amicizia. Iran: la reazione all&#8217;incontro con una baha’i espone la verità</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2016 08:19:31 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT"><b> </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Fonte: BWNS (traduzione di S. G. Anayati)</span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-404.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6368" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6368" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-404.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (404)" width="399" height="355" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-404.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 399w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-404-300x267.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Una tempesta di furiose denunce, in reazione a un semplice incontro tra due amiche in una casa privata, ha drammaticamente esposto la doppiezza delle autorità iraniane le quali hanno ripetutamente affermato che il loro trattamento dei baha’i non è motivato da pregiudizi religiosi.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L&#8217;incontro che ha suscitato la polemica riguarda la visita di Faezeh Hashemi, figlia dell&#8217;ex presidente dell&#8217;Iran Akbar Hashemi Rafsanjani, presso l&#8217;abitazione casa di Fariba Kamalabadi, una dei sette ex dirigenti baha’i che si trovano in carcere dal 2008.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Decine di religiosi di alto grado e di personaggi politici si sono affrettati a denunciare la signora Hashemi e un importante ayatollah ha anche chiesto di incriminarla a causa del suo incontro con una baha’i. Un&#8217;altra figura di alto rango ha detto che le «relazioni amichevoli» con i baha’i sono «un tradimento contro l&#8217;Islam e la rivoluzione». «Frequentare i baha’i ed essere loro amici è contro gli insegnamenti dell&#8217;Islam», ha detto un ayatollah, mentre un altro ha affermato che i baha’i sono «devianti» che devono essere «isolati» e ha affermato che incontrare un baha’i è di per sé «una deviazione religiosa assoluta». Il capo della magistratura e il suo vice hanno confermato la possibilità di incriminare la signora Hashemi, come è stato specificamente richiesto da molti prelati per dare una lezione al resto della società.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Parlando a New York, Bani Dugal, la principale rappresentante della Baha’i International Community presso le Nazioni Unite, ha detto: «Ciò che sorprende è il candore, l’entità e l&#8217;alto profilo della reazione del regime. Da un grande ayatollah, indicato come una “fonte di emulazione”, a maggiori figure religiose e politiche, nonché organi esecutivi del governo, dichiarazioni allineate hanno ora dimostrato, senza ombra di dubbio, che il loro trattamento dei baha’i è motivato da un pregiudizio religioso. Pertanto, questa reazione collettiva ha messo a nudo la falsità dei rappresentanti del governo iraniano nei forum internazionali sui diritti umani e ha contraddetto categoricamente le loro affermazioni». La signora Dugal ha aggiunto: «Sia questo un momento di chiarezza assoluta per il mondo intero».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">«Provate a immaginare che cosa vuol dire essere baha’i in Iran, quando anche coloro che visitano la vostra casa sono pubblicamente condannati in questo modo e sono minacciati di incriminazione».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">L&#8217;incontro tra le due donne è avvenuto in un periodo di cinque giorni, quando la signora Kamalabadi ha avuto il permesso di uscire dal carcere prima di dover ritornare per completare la sua condanna a dieci anni.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La signora Hashemi, che è anche un ex membro del Parlamento iraniano, ha trascorso sei mesi nella stessa prigione della signora Kamalabadi nel 2012 dopo essere stata accusata di «diffusione di propaganda contro il sistema di governo». Le due donne, che non si erano più viste dal giorno del rilascio della signora Hashemi, hanno voluto rinnovare la loro amicizia nata in prigione.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">«Nonostante il furore della critica che ha stigmatizzato questo atto di umanità, una semplice interazione di due cittadine, molte persone coraggiose — attivisti dei diritti umani, giornalisti, accademici e semplici cittadini —hanno difeso il diritto dei baha’i di avere normali relazioni umane nel loro paese» ha detto la signora Dugal. «Ma speriamo che ci siano più voci di questo genere, affinché gli sforzi di isolare sistematicamente e di estraniare la comunità baha’i in Iran non abbiano successo».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">La signora Dugal ha aggiunto: «Le straordinarie minacce e condanne espresse da molti prelati e autorità sono in contrasto con le recenti coraggiose azioni e dichiarazioni di diversi personaggi del clero e del mondo del pensiero religioso in Iran e altrove che hanno parlato a favore della convivenza, della tolleranza e dell’uguaglianza per tutti i cittadini. Speriamo che la voce della coscienza porti il resto del clero a rompere il silenzio e a mostrare che la vera religione non perdona la spietatezza dell’apartheid, dell’estraniamento e dell&#8217;odio».</span></p>
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		<title>Liberata Atena Farghadani</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2016 08:55:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un anno e mezzo di ingiusta reclusione, la settimana scorsa una corte d&#8217;appello di Teheran ha assolto Atena Farghadani (di cui abbiamo parlato qui http://www.peridirittiumani.com/2015/10/22/la-stretta-di-mano-ingravida/) dall&#8217;accusa di “oltraggio”, e “attentato alla sicurezza nazionale”&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: x-large;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-314.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5948" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5948" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-314.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (314)" width="548" height="331" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-314.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 548w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-314-300x181.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 548px) 100vw, 548px" /></a></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Dopo un anno e mezzo di ingiusta reclusione, la settimana scorsa una corte d&#8217;appello di Teheran ha assolto Atena Farghadani (di cui abbiamo parlato qui <a href="http://www.peridirittiumani.com/2015/10/22/la-stretta-di-mano-ingravida/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2015/10/22/la-stretta-di-mano-ingravida/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>) dall&#8217;accusa di “oltraggio”, e “attentato alla sicurezza nazionale” e ha commutato la condanna ad una pena detentiva di nove mesi per “aver insultato i membri del Parlamento attraverso vignette” in una multa in denaro. Il giudice ha anche sospeso la pena detentiva di tre anni per “aver insultato il leader supremo iraniano” per quattro anni…il che significa che nel corso dei prossimi quattro anni, Atena potrebbe essere rimandata in prigione in qualsiasi momento per questa accusa. Pratica questa comune da parte delle autorità iraniane per creare un clima di paura e costringere attivisti e giornalisti al silenzio o all’autocensura.</p>
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