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	<title>dicriminazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>“LibriLiberi”. La madre di Eva</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2018 07:44:10 +0000</pubDate>
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<p>Eva non è più Eva. Eva, per i suoi diciotto anni, vuole diventare Alessandro.</p>
<p>Eva e sua madre si recheranno in Serbia, dove l&#8217;illustre Dott. Radovic eseguirà l&#8217;intervento sul corpo di Eva. Eva, il nome della prima Donna&#8230;</p>
<p>Neo. Edizioni ha di recente pubblicato un romanzo potente, disturbante per la penna di Silvia Ferreri &#8211; giornalista oltre che scrittrice e qui alla sua prima opera letteraria &#8211; una scrittura che non teme di scendere nei particolari, di scavare sotto pelle e nelle anime.</p>
<p>Il punto di vista è, come recita il titolo, quello di una madre che vive il senso di colpa per aver messo al mondo una creatura &#8211; la sua &#8211; che rinnega il proprio genere. Una madre che sperava in una esistenza serena accanto alla figlia e al marito, comprensivo e accudente. Una madre che vive il desiderio e la necessità della figlia di diventare uomo come se fosse una condanna, una punizione.</p>
<p>Non c&#8217;è un momento di respiro nel racconto: ricordi felici dell&#8217;infanzia e del Passato si trasformano in un cammino sempre più buio, in cui le relazioni familiari si sgretolano, i rapporti sociali si inquinano, in cui sopraggiungono vergogna, rabbia, paura. “<i>Mi chiamò la preside perun colloquio urgente. Mi ritrovai seduta in un ufficio con quattro professori e una rappresentante dei genitori e mi sentii sporca. Non andarono per il sottile, mi dissero che per quanto si rendevano conto della problematica, il tuo comportamento non poteva essere accettato. Avrebbe creato disordine all&#8217;interno dell&#8217;istituto</i>”. La madre di Eva, archetipica, pur non accettando la situazione a cui deve far fronte, decide di proteggere la/il figlia/glio come una fiera con i suoi cuccioli e di accompagnarla nel suo viaggio verso la nuova identità.</p>
<p>Il romanzo della Ferreri non affronta solo il tema della questione di genere, ma in meno di 200 pagine, fà riflettere su molto altro: sul rapporto madri/figlie, sempre complesso, su una famiglia matriarcale inserita in una società maschilista. Parla dell&#8217;ingenuità o della cattiveria dei bambini (“<i>All&#8217;asilo ti inventasti di avere un gemello maschio. Così potevi essere tutto senza che nessuno ti chiedesse spiegazioni&#8230;</i>”), parla di tradimento e protezione; parla di un&#8217;altra donna Maddalena, la psicoterapeuta, che dà un nome all&#8217;esigenza profonda di Eva/Alessandro “disforia di genere”, ma che non classifica le persone come casi clinici, anzi le sorregge e le guida fino a che da crisalide non si trasformano in farfalle.</p>
<p>E c&#8217;è anche un padre, quello che una sera si reca sulla Salaria a parlare con un ragazzo trans e che torna dicendo che “gli aveva fatto schifo”, che piange, che vomita, ma che poi riesce a superare i propri pregiudizi e ad amare ancora di più il sangue del proprio sangue.</p>
<p>Al centro della narrazione c&#8217;è poi il corpo e su quel corpo una via crucis, un tormento, un martirio. La madre immagina ogni taglio, ogni ferita, ogni colpo inferto alle membra e agli organi della figlia e avverte su di sé il dolore e la sofferenza, come Maria con Gesù, ma è faticoso, per lei, credere in una Risurrezione. Ma la madre, dietro alla porta della sala operatoria, dirà: “Se anche Dio ti avesse abbandonato, io non lo avrei fatto”. Perchè si cresce insieme e per crescere, a volte, bisogna abbandonare una parte di sé.</p>
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