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	<title>digitale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>digitale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Intervista ai ragazzi di Tecnologicamente InSuperabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2023 07:51:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Martina Foglia Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&#160; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="223" height="238" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16949"/></a></figure></div>



<p></p>



<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>Ciao in questo articolo-intervista vi presento un&#8217;iniziativa molto importante nata di recente. Questo progetto dal nome TecnologicaMente inSuperabili, nasce dall&#8217;idea di un gruppo di persone&nbsp; con varie disabilità appassionate d&#8217;informatica e domotica, al fine di aiutare persone con disabilità e i loro care-givers nella risoluzione di problemi inerenti quest&#8217;ambito.</p>



<p>Presenteremo questa iniziativa a Diversytinsieme 2023 il giorno 14 maggio presso la biblioteca ChiesaRossa, dalle 11 alle 18</p>



<p>Vi volete presentare?</p>



<p><br>Siamo un gruppo di ragazzi con disabilità motorie (tetraparesi, tetraplegia e malattie degenerative) e con la passione per la tecnologia<br>Abbiamo deciso di lanciare l’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili per aiutare altre persone, con le nostre stesse disabilità o similari, a massimizzare i vantaggi offerti dalle tecnologie al fine di migliorare la propria indipendenza e autonomia.</p>



<p><br>Come e quando è nata l&#8217;idea di realizzare questa iniziativa?</p>



<p><br>L’idea è nata dal fatto che nel periodo Covid, ovvero durante il primo lockdown, molte persone con disabilità si sono trovate davanti al fatto che il computer o il tablet o lo smartphone erano l’unici mezzi per comunicare ma non sapevano come utilizzarli in base alla propria capacità residua.<br>Da lì è nata l’idea dell’iniziativa TecnologicaMente inSuperAbili mettendo, conseguentemente, a disposizione le nostre conoscenze a chiunque ne avesse bisogno.</p>



<p><br>In che ambito si inserisce?</p>



<p><br>L’iniziativa si inserisce nell’ambito tecnologico e nel creare una comunità.</p>



<p><br>Che tipo di servizi erogate? A pagamento o gratuitamente?</p>



<p><br>I servizi che eroghiamo sono attualmente:</p>



<p><br>• Help desk: Il servizio di Help Desk è il punto di ingresso per qualificare<br>la problematica o il quesito che viene posto e interviene<br>immediatamente se quanto richiesto è di rapida soluzione. Nel caso<br>contrario il problema o il quesito viene preso in carico dagli altri servizi<br>la cui risoluzione richiede un tempo e un impegno maggiore che<br>occorre pianificare in funzione dell’urgenza.</p>



<p><br>• Assistenza: consiste nell’affiancare la persona nella risoluzione<br>congiunta del problema/quesito sottoposto. Il processo di trasferimento<br>delle conoscenze avviene con una persona di TecnologicaMente<br>inSuperAbili che abbia una capacità residua il più possibile assimilabile<br>alla persona a cui si eroga il servizio poiché è in grado di meglio<br>comprendere e quindi “plasmare” la soluzione in base alle difficoltà che<br>il richiedente ha nell’utilizzo della tecnologia stessa.</p>



<p>• Formazione: consiste nel far sì che l’informatica diventi un’opportunità:<br>di integrazione, di comunicazione, di socializzazione e di lavoro. I corsi<br>sono personalizzati e ritagliati sulle capacità residue della persona e<br>prevedono un consistente coinvolgimento da parte della persona<br>richiedente e delle eventuali persone di sostegno.</p>



<p><br>• Riconoscimento vocale: utilizza una soluzione innovativa, sviluppata<br>da Davide Mulfari membro del gruppo TecnologicaMente inSuperAbili. Il<br>servizio è rivolto a persone con la disartria o con difficoltà nel parlare<br>rendendo difficoltoso il relazionarsi con gli assistenti vocali. La disartria<br>può essere generata da molteplici cause ed è spesso associata a<br>paralisi cerebrale, SLA, SMA, Parkinson ed altre ancora.</p>



<p>• Laboratorio: L’idea dei laboratori è quella di cercare delle nuove<br>soluzioni che permettano di facilitare l’utilizzo delle tecnologie.<br>L’erogazione di questi servizi prevede il coinvolgimento massivo di<br>terze parti quale le università per la ricerca e i fornitori di tecnologie per<br>trasferire le esigenze operative delle persone con le nostre stesse<br>disabilità o simili.</p>



<p><br>Al momento i servizi sono gratuiti ma in futuro potrebbero venire erogati su contributo volontario.</p>



<p><br>Quale è il vostro target di riferimento? Solo regionale o in tutta Italia?</p>



<p><br>Il nostro target di riferimento sono tutte le persone con disabilità motorie e che hanno difficoltà ad usare la tecnologia indipendentemente da dove si trovino poiché l’iterazione è fatta on-line via videoconferenza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16951" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/05/tec3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Dove e come vi si può contattare?</p>



<p><br>Ci potete contattare attraverso il nostro sito www.tecnologicamenteinsuperabili.org?utm_source=rss&utm_medium=rss sulla pagina Contatti e compilando<br>l’apposito form.</p>



<p><br>Quale è il vostro metodo di lavoro? Un esempio pratico</p>



<p><br>Abbiamo un approccio semplice, pratico e concreto rivolto alla risoluzione di problemi.<br>Dopo averci contattato, il nostro team prenderà in carico la richiesta e organizzeremo una chiamata per comprendere il problema e trovare una soluzione. Lo scopo è di meglio comprendere il problema, le esigenze e le tecnologie a disposizione della persona contattata.<br>Dopo questa fase conoscitiva il quesito viene identificato il servizio che meglio soddisfa le esigenze del richiedente, viene costituito un team e viene predisposto un programma per la realizzazione di quanto proposto e condiviso con la persona che ci ha contattati.<br>È un approccio «one-to-one» perché siamo convinti che nessuno meglio di una persona con la stessa disabilità possa trasferire le proprie conoscenze ad altri nella stessa situazione al fine di meglio padroneggiare le tecnologie e quindi di migliorare la propria autonomia/indipendenza.</p>



<p>Parole chiave per definirvi?</p>



<p><br>• Disabilità<br>• Inclusione<br>• Nerd<br>• Tecnologia<br>• Sperimentare<br>• Autonomia<br>• Indipendenza<br>• Comunità</p>



<p><br>Obiettivi raggiunti? Il prossimo step?</p>



<p><br>Gli obiettivi raggiunti sono: la creazione del nostro sito web per la nostra iniziativa, aver partecipato a un progetto della regione Veneto per la domotizzazione di appartamenti per anziani e disabili cognitivi realizzando un<br>reporting settimanale sul funzionamento dei sensori. Inoltre, abbiamo partecipato all’ampliamento di un prototipo del Politecnico di Milano per la navigazione dei siti web a persone con la disartria utilizzando la app CapisciAMe di Davide.<br>I prossimi passi sono: farci conoscere ancora di più e se possibile entrare in contatto con aziende del settore informatico e ottenere sponsorizzazioni in modo da poter testare nuovi prodotti come smartphone, tablet, tecnologie assistive e così via per poi poterli consigliare ai nostri utenti e suggerire modifiche ai fornitori.</p>



<p><br>Avete un motto?</p>



<p>Il nostro motto è:</p>



<p><br>“Abbiamo visto cose che voi normodotati non potreste mai immaginarvi” riadattando una citazione del film Blade Runner.</p>



<p></p>



<p>Ecco il link di Tecnologicamente InSuperabili: https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss<a href="https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.tecnologicamenteinsuperabili.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Medi@gorà. Il Presente e il Futuro dell&#8217;informazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 06:46:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Alessandra Montesanto Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11551 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="255" height="524" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1899w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-146x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 146w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-768x1578.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_104545-498x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 498w" sizes="(max-width: 255px) 100vw, 255px" /></a></p>
<p>A cura di Alessandra Montesanto</p>
<p>Cosa cambia nel mondo dell&#8217;infomazione con l&#8217;avvento del digitale? Una riflessione sulla professione del giornalista, sul ruolo dei fruitori, sul Diritto alla libertà di espressione e molto altro: questi i temi affrontati nel convegno intitolato <i>“Medi@gorà: il Presente e il futuro dell&#8217;informazione</i>”, organizzato da Associazione Chiamamilano, 24-25 ottobre 2018.</p>
<p>Peccato che tra i relatori ci fosse soltanto una donna, forse per impegni precedentemente presi da altre giornaliste invitate.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i><b>Associazione Per i diritti umani</b></i> riporta, per voi, parti di alcuni interventi. Crediamo siano ottimi spunti di riflessione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Paolo MADRON, Direttore di Lettera43</b>: il giornalismo digitale deve essere, lui stesso, distributore della notizia. Più che produttore, il giornalista è diventato distributore. Il passaggio programmatico alla pubblicità è molto importante perchè, oggi, contano quanti click vengono messi a un articolo. L&#8217;informazione online è gratuita, mentre il cartaceo si paga e questo è un altro tema molto importante perchè bisogna scrivere gli articoli, ma anche essere capaci di etenere i rapporti con i clienti. Il risultato è che per garantire un&#8217;alta qualità dell&#8217;informazione, servono i finanziamenti.</p>
<p><b>Elena VIALE, di Vice Italia</b>: classe &#8217;91, sono una nativa digitale. “Vice” è anche un brand, un&#8217;agenzia creativa e questo ci permette di non preoccuparci troppo del budget perchè siamo una media-company: per noi è importante il taglio esplicativo della notizia più che essere “sul pezzo” e tagliamo l&#8217;articolo a seconda del mezzo (social, video, sito) con cui lo distribuiamo, adattandolo alla piattaforma.</p>
<p>La nuova generazione, quella dei “millennials”, ha poca capacità di concentrazione e questo è,secondo me, il problema del Futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="LEFT"><b>Piero COLAPRICO, caporedattore de La Repubblica</b>:ci vuole specializzazione. Io non posso rivolgermi ai millenials, ma alla carta stampata perchè il digitale e il giornale hanno contenuti diversi. La generazione che si è formata sui libri conosce il tempo della riflessione, mentre oggi la soglia dell&#8217;attenzione è molto bassa e questo alimenta l&#8217;ignoranza e l&#8217;arroganza.</p>
<p align="LEFT">Durante i nostri anni &#8217;70 la stampa ha avuto un ruolo molto importante nel mantenere salda la democrazia, in quei tempi così bui. Oggi la stampa deve mantenere quel ruolo anche se è difficile perchè i finanziamenti provengono da capitali esteri.</p>
<p align="LEFT">Far capire cosa sta succedendo: questo è il mestiere del giornalista. Non basta “dare” le notizie o replicarle, bisogna anche spiegarle.</p>
<p align="LEFT"><b>Claudio AGOSTONI, Radiopopolare</b>: oltre a lavorare per Raiopopolare, scrivo anche per agenzie che si occupano di viaggi e scrivere per un blog è molto difficile perchè le parole sono indicizzate, mentre per la stampa cartacea abbiamo a disposizione l&#8217;intero vocabolario. Oggi c&#8217;è un mischione tra informazione e pubblicità: a Radiopopolare ognuno di noi fa due o tre lavori, ma questo ci garantisce l&#8217;indipendenza.</p>
<p align="LEFT">Una volta la radio era il mezzo più veloce, poi è arrivato Internet e abbiamo divuto ripensare a tutto il meccanismo: si può costruire il palinsesto, uscendo dall&#8217;omologazione, con approfondimenti e giocando con voici, suoni, rumori ad esempio oppure con rimandi al blog, con immagini, etc. Oggi la radio deve essere molto più articolata, senza però mischiare il mondo dell&#8217;informazione con il Mercato.</p>
<p align="LEFT">Infine: non tutti, nel mondo, hanno la possibilità dia ccedere al mondo dell&#8217;informazione&#8230;C&#8217;è chi non possiede né un pc, né un cellulare e neanche la moneta per acquistare il giornale cartaceo.</p>
<p align="LEFT"><b>Gianluca NICOLETTI, Radio24</b>: non bisogna cadere nella nostalgia dei tempi andati, ma applicare alcune categorie della diffusione del sapere anche nell&#8217;era digitale. La vera novità non è la tecnologia perchè a questa ci si deve adattare. La vera differenza riguarda la nostra autoconsiderazione, quello che rappresentiamo in quanto informatori. Abbiamo in mano le fonti, ad esempio, anche se quelle chiuse sono sempre più limitate, mentre le fonti aperte sono a disposizione di tutti. Quindi, noi giornalisti cosa abbiamo in più? Il problema più urgente è l&#8217;uscita dal cerchio protettivo del rango professionale. L&#8217;umanità è fatta anche di imbecilli e questo è un pericolo (come diceva Umberto Eco), ma l&#8217;imbecillità è la parte più fondante della società odierna. Fino a pochi anni fa, non c&#8217;era questo contatto diretto con il pubblico che è anche, a volte, imbecille, iroso, infantile. Il tema, quindi, è gestire il dissenso, gestire l&#8217;attualità allo stesso modo delle altre persone. Il mediatore di informazione deve gestire anche la propria parte umana.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11553" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="400" height="534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_102825-e1540535761903-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Enrico MENTANA, Direttore Tg7</b>: la convergenza tecnologica è sfavorevole al giornale perchè i giovani d&#8217;oggi hanno mille modi per informarsi e il giornale è, per loro, anacronistico; non c&#8217;è profondità storica dell&#8217;oggetto-giornale.</p>
<p align="LEFT">La disintermediazione va a cozzare con il web: nessuno è capace di setacciare ciò che è importante sapere e ci si illude di informarsi in base a ciò che, in realtà, consiglia un algoritmo.</p>
<p align="LEFT">Ci sono soggetti sempre più pulsanti e noi dobbiamo tenerne conto in continuazione con giornali visualmente e chiaramente al servizio dell&#8217;utente. A me piace immaginare che se assistessimo al decesso del cartaceo, noi saremmo in grado di perpetuare la conquista civile del Diritto all&#8217;informazione, con un&#8217;informazione credibile, non in mano ai pifferai che la confondono con la propaganda.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11554 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="163" height="443" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1432w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-110x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 110w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-768x2085.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_103301-377x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 377w" sizes="(max-width: 163px) 100vw, 163px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ, direttore de Il fatto quotidiano</b>: come giornalisti abbiamo notizie da dare, poi come le diamo è totalmente indifferente. Se riesco a dare informazioni e a pagare gli stipendi, posso dire di aver fatto il mio lavoro. Voglio poter dire le cose che ritengo giusto e doveroso dire e trovare i soldi: questo è il nucleo.</p>
<p align="LEFT">Pensavo che la strada dell&#8217;online fosse semplice e che raggiungesse moltissime persone, ma l&#8217;Italia è un Paese di vecchi e il voto lo decide ancora la TV. Oggi si deve raccontare quello che le persone ancora non sanno perchè l&#8217;utente digitale può confrontare tutte le piattaforme; questo rende i giornali più liberi, ma mette in crisi i cartacei. Il lettore medio, ad esempio, si chiedono perchè la stessa notizia viene data in maniera diversa da due testate, perchè la stessa notizia viene trattata con due pesi e due misure. Viene, quindi, messa in crisi la credibilità della carta stampata.</p>
<p align="LEFT"><b>Alessandro SALLUSTI, Direttore de Il giornale</b>: Se volete che io mi alzi dalla sedia per lasciare il posto a voi giovani, scordatevelo. Anche noi abbiamo fatto fatica, prima di voi.</p>
<p align="LEFT">La Storia dell&#8217;editoria dimostra che hanno successo i giornali “di parte”. Nessun giornale è super partes perchè non lo sono né gli editori né i giornalisti. La libertà, per me, è la libertà di essere di parte. I giornali hanno senso perchè hanno una visione di parte che prevede anche le censure.</p>
<p align="LEFT">Il mezzo Internet è sopravvalutato perchè da tutti i punti di vista, anche numerico, questa innovazione non ha prodotto risultati strabilianti. Anche i siti hanno un editore, un&#8217;identità, una linea. Il rischio sta nel fatto che la nuova gente che si informa abbia accesso all&#8217;informazione tramite i social e sono i social a fare la scelta di quello che deve essere letto. Nel metodo antico si sapeva chi dava l&#8217;informazione e come la pensava, oggi non si sa. Oltretutto l&#8217;informazione è pilotata dall&#8217;algoritmo che capisce quali siano le posizioni, le idee, gli interessi dell&#8217;utente. L&#8217;informazione è in mano ad un monopolio che è quello di Google; il problema, quindi, non riguarda la produzione, ma la distribuzione delle notizie.</p>
<p align="LEFT"><b>Peter GOMEZ</b>: Sallusti ha ragine dal punto di vista teorico, ma non da quello pratico perchè se hai dei buoni social manager riesci ad allearti con il monopolio. Il brand pubblicitario condiziona l&#8217;aquisto di un prodotto e questo è ciò che è accaduto con le elezioni del presidente USA: hanno pubblicizzato il voto per Trump, spendendo miliardi di dollari per la campagna elettorale sui social. Ma anche le televisioni condizionano le elezioni.</p>
<p align="LEFT">Se vogliamo intervenire antimonopolio a livello europeo, benvenga, ma la storia è sempre la stessa e sono i mezzi che cambiano. Spotify e Netflix stanno creando la tendenza che le cose debbano essere pagate. Sta cambiando qualcosa anche sul digitale, quindi perchè è la vita stessa a mutare ed è fatta di alti e bassi. Bisogna confrontarsi anche con le bassezze e lo può fare anche un grande giornalista se la finalità è quella di pagare gli stipendi. Non bisogna vergognarsi, se serve per tenere in piedi il progetto editoriale.</p>
<p align="LEFT"><b>Michele MIGONE, Radiopopolare</b>: 40 anni fa Radiopopolare era il web di adesso. Non abbiamo più le fonti e il pubblico di una volta: ad esempio, abbiamo chiuso “microfono aperto” perchè ci siamo accorti che il tono del pubblico era lo stesso di quello sui social, spesso aggressivo.</p>
<p align="LEFT">Tramite il digitale ampliamo la nostra comunità che è molto definita a livello politico. Sul digitale siamo ancora un po&#8217; indietro, ma vediamo comunque una buona curiosità da parte dei giovani.</p>
<p align="LEFT">Ci sarà sempre qualcuno che elabora le informazioni e c&#8217;è bisogno di onestà intellettuale nel farlo perchè così si conquista autorevolezza. Senza l&#8217;uso strumentale della notizia.</p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11555" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="429" height="572" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 3456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/20181025_110311-e1540535903244-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 429px) 100vw, 429px" /></a></p>
<p align="LEFT"><b>Luigi VIGNATI e Michele MOZZATI, “GINO e MICHELE”</b>: la società è in profonda trasformazione in vari settori. Anche noi siamo direttori di un prodotto cartaceo, l&#8217;agenda Smemoranda che ha avuto un calo di vendite negli ultimi anni, ma resiste. E&#8217; un prodotto su cui scrivere e anche da leggere ed entra nelle scuole dove le generazioni si rinnovano per cui il prodotto è stato ridimensionato.</p>
<p align="LEFT">Stiamo assistendo ad un ulteriore fase storica in cui c&#8217;è mancanza di ignoranza (Jannacci): hai sempre da eccepire, criticare, puntualizzare. L&#8217;ignoranza, oggi, sta prendendo il Potere, non solo in politica, ma anche in TV, nello spettacolo, nell&#8217;editoria libraria, etc. perchè tutti possono rivoluzionare tutto, grazie allo sdoganamento dell&#8217;ignoranza.</p>
<p align="LEFT">Nel web bisogna saper “pescare”; il web non è del tutto negativo e oltre a questo è gratuito. Noi, ad esempio, abbiamo iniziato a pubblicare “Le formiche” con le battute di persone comuni e non di comici affermati (“Non è vero che i genitori sono obbligati a vaccinare i figli. Solo quelli che vogliono tenere”).</p>
<p align="LEFT">Bisogna imparare a distinguere e a selezionare.</p>
<p align="LEFT">Non c&#8217;è confine, oggi, dice Michele, tra verità e verosomiglianza e questo fa paura perchè in questo modo si può manipolare l&#8217;opinione pubblica. Parte dei cambiamenti degli ultimi anni dipendono da questa confusione tra vero e falso, tra notizia reale e contraffatta.</p>
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		<title>Big Data e profili di responsabilità d’impresa: le novità del GDPR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Aug 2018 07:58:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante Le innovazioni nelle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione e Internet hanno rivoluzionato le forme di interazione tra individui. Da un lato, queste tecnologie sono considerate strumenti cruciali per migliorare il godimento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/gdpr_1040880751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11149" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/gdpr_1040880751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="563" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/gdpr_1040880751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/gdpr_1040880751-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/gdpr_1040880751-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></b></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">Le innovazioni nelle tecnologie dell&#8217;informazione e della comunicazione e Internet hanno rivoluzionato le forme di interazione tra individui. Da un lato, queste tecnologie sono considerate strumenti cruciali per migliorare il godimento dei diritti umani, come l&#8217;accesso all&#8217;informazione, il diritto a un livello di vita adeguato, all&#8217;istruzione, alla salute e allo sviluppo. D&#8217;altra parte, i cambiamenti nelle tecnologie hanno aumentato le opportunità per gli Stati di sorvegliare ed intervenire nella vita privata dei propri cittadini.</p>
<p align="JUSTIFY">Sorveglianza e censura nel regno digitale rappresentano una seria minaccia per il godimento, rispettivamente, dei diritti alla privacy e alla libertà di espressione; anche se gli Stati hanno il potere di comprimere, a determinate condizioni ed entro certi limiti, questi diritti &#8211; per esempio, nel cercare di indagare sulla commissione di un crimine o impedire la diffusione di discorsi di incitamento all&#8217;odio e pornografia infantile – l’interesse alla tutela della sicurezza pubblica può facilmente degenerare in interferenze illecite o arbitrarie che mettono a repentaglio il godimento dei diritti umani da parte degli individui.</p>
<p align="JUSTIFY">Mentre la responsabilità delle violazioni dei diritti umani è in primo luogo dei governi, le società, in particolare i fornitori di servizi Internet (Internet Service Providers), svolgono un ruolo centrale nel fornire agli Stati i mezzi necessari per perpetrare gli abusi sopra citati. Non solo i providers possono filtrare o censurare le informazioni, ma possono diventare veri e propri ‘informatori’ dei governi, fornendo a questi ultimi i dati raccolti dagli utenti online o rivelando la loro identità.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma come possono le imprese interferire con il diritto alla privacy dei propri utenti? I cambiamenti nella tecnologia e l&#8217;emergere di nuovi modelli di business hanno permesso alle aziende di raccogliere, archiviare, manipolare e condividere quantità crescenti di dati dei consumatori. Nella vita di tutti i giorni, infatti, le persone producono un&#8217;enorme quantità di dati raccolti, raccolti e analizzati dalle società; questo fenomeno ha assunto il nome di &#8220;Big data&#8221;. Questa raccolta e il salvataggio dei dati consentono alle aziende di focalizzare meglio la propria pubblicità; nel 2012, ad esempio, il New York Times ha spiegato come la catena di distribuzione Target Corporation potesse determinare dalle abitudini di acquisto delle donne se esse fossero o meno in dolce attesa. I telefoni cellulari sono in grado di calcolare la posizione dei loro proprietari, i portatili memorizzano gli acquisti online, le auto moderne registrano la velocità nella loro scatola nera.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel 2013 un tecnico della National Security Agency (NSA) degli Stati Uniti, Edward Snowden, rivelò l&#8217;esistenza di Prism, un programma di sorveglianza di massa che monitorava l&#8217;attività di Internet e telefonica di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Si trattava di sorveglianza di massa indiscriminata, avente come obiettivi privati cittadini e istituzioni di vari paesi, inclusi alleati occidentali degli Stati Uniti e membri della NATO. Ancora, e più di recente, l’inchiesta su Cambridge Analytica – che rivelò come la società di analisi di dati legata all&#8217;ex consigliere di Trump, Steve Bannon, aveva violato 50 milioni di profili Facebook per influenzare le elezioni – ha puntato ancora una volta i riflettori sui pericoli che nell’era digitale minano il nostro diritto alla riservatezza.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 27 aprile 2016, l&#8217;Unione Europea ha adottato il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR); esso è divenuto applicabile in tutti gli Stati dell’Unione a partire dal 25 maggio 2018. Il GDPR riconosce che, mentre il libero flusso di informazioni è essenziale per il commercio, le informazioni personali devono essere protette per salvaguardare i diritti e le libertà fondamentali, in particolare il diritto alla privacy.</p>
<p align="JUSTIFY">Il GDPR impone a qualunque ente o azienda, a prescindere dal luogo in cui sia collocata la sede legale e che fornisca servizi a cittadini dell’Unione, di osservare e garantire regole per la protezione e l’utilizzo dei dati forniti dagli interessati per il servizio richiesto e di sorvegliare attraverso apposite strutture operative responsabili il rispetto delle stesse, informando tempestivamente le vittime di eventuali violazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Uno dei punti centrali del GDPR ruota attorno al concetto di accountability, o anche responsabilizzazione. A tal proposito emergono le figure de il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento. Il primo, così come definito dall’art. 4 del GDPR, ha il compito di determinare “le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali”; il responsabile del trattamento invece è individuato quale soggetto che “tratta dati personali per conto del titolare del trattamento”. Mentre sul titolare del trattamento grava l’obbligo di attuare politiche adeguate in materia di protezione dei dati, incluse la formazione del personale e la documentazione delle violazioni dei dati personali, il responsabile del trattamento è tenuto, tra le altre cose, ad obblighi di trasparenza verso il titolare e ad adottare tutte le misure tecniche ed organizzative tese a garantire la sicurezza dei dati. L’approccio scelto dal GDPR è adesso proattivo e non più reattivo, in quanto i singoli titolari sono chiamati a decidere quale sia il modo migliore per rispettare la disciplina del Regolamento nell’ambito dello specifico trattamento effettuato; la valutazione dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati posti dalle specifiche attività di trattamento di dati personali è rimessa di fatto a ciascun titolare. Il GDPR, tuttavia, introduce alcuni criteri specifici che i titolari dovranno rispettare e che li potranno guidare nell’applicazione della disciplina, tra i quali rilevano, quelli di “privacy by design” e “privacy by default”. Il primo indica l’obbligo di prevedere già in fase di progettazione dei sistemi informatici e applicativi, di sistemi che tengano costantemente sotto controllo i rischi che il trattamento può comportare per la tutela degli interessati. Per “privacy by default”, invece, si intende la necessità, tutte le volte in cui un soggetto ceda i propri dati ad un terzo, dell’esistenza di una procedura interna che preveda e disciplini le modalità di acquisizione, trattamento, protezione e modalità di diffusione. Si parla dunque di ‘responsabilizzazione’ in quanto sono le imprese ad essere chiamate a compiere una valutazione delle attività che comportano trattamento e circolazione di dati personali e, sulla base di tale analisi, identificare i possibili rischi che possano derivarne per i diritti e le libertà degli individui coinvolti e predisporre un sistema di misure di sicurezza adeguate per porre in essere una protezione dei dati che sia effettiva.</p>
<p align="JUSTIFY">Il GDPR, inoltre prevede la designazione della figura del Data Protection Officer (DPO), in italiano Responsabile della protezione dei dati, da parte del titolare del trattamento e del responsabile del trattamento; questa figura prima dell’entrata in vigore del Regolamento esisteva solo in alcuni ordinamenti degli Stati europei. Il DPO ha, in primo luogo, il compito di vigilare sull’osservanza del GDPR da parte dei titolari che gli affidano tale incarico. Tra le mansioni svolte dal DPO si possono annoverare: i) la raccolta di informazioni per individuare i trattamenti svolti; ii) l’analisi e la verifica della conformità dei trattamenti al Regolamento; iii) l’attività di informazione, consulenza e indirizzo nei confronti di titolare o responsabile. Altro compito affidato al DPO è quello di assistere il titolare del trattamento dei dati nello svolgimento della valutazione d’impatto sulla protezione dei dati.</p>
<p align="JUSTIFY">Per quanto riguarda il sistema sanzionatorio previsto dal GDPR, esso si fonda principalmente sulla previsione di sanzioni amministrative pecuniarie. Quando sia accertata la violazione delle norme sancite dal Regolamento, l’autorità di controllo competente (in Italia, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali) potrà individuare la sanzione ritenuta più adeguata al caso concreto. Inoltre il Regolamento prevede la possibilità per le Autorità garanti di adottare anche misure di tipo correttivo, come ad esempio ammonimenti al titolare e al responsabile in caso di violazioni della normativa, oppure imporre limitazioni ai trattamenti, fino a vietarli completamente.</p>
<p align="JUSTIFY">Pochi giorni fa, precisamente l’8 agosto, è stato approvato il decreto legislativo di armonizzazione del Codice Privacy (d.lgs. n. 196/2003) e delle altre leggi dello Stato alla normativa europea. Sebbene i regolamenti europei siano, per definizione obbligatori in tutti i loro elementi e direttamente applicabili in tutti gli Stati membri, senza dunque bisogno di strumenti nazionali di recepimento o implementazione, nel caso del GDPR il legislatore europeo del 2016 ha preferito lasciare agli Stati alcuni margini di manovra. Sono comunque fatti salvi per un periodo transitorio i provvedimenti del Garante e le autorizzazioni, che saranno oggetto di successivo riesame, nonché i Codici deontologici vigenti.</p>
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		<title>Prima ricerca italiana sull&#8217;Hate speech, giornalismo e migrazioni</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Mar 2016 08:37:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; In occasione della giornata mondiale contro il razzismo (21 marzo), la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Carta di Roma e COSPE, in collaborazione con www.illuminareleperiferie.it, hanno presentato la ricerca “L’odio non è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5488" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5488" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="images-1-1" width="311" height="162" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/images-1-1-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">In occasione della giornata mondiale contro il razzismo (21 marzo</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>), la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Carta di Roma e COSPE,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> in collaborazione con </span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.illuminareleperiferie.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>www.illuminareleperiferie.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</b></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> hanno presentato la ricerca “</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><u><b>L’odio non è un’opinione. Hate speech, giornalismo e migrazioni”. </b></u></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">La ricerca realizzata da COSPE nell’ambito del progetto europeo (Italia, Belgio, Germania e Repubblica Ceca i paesi coinvolti) contro il razzismo e la discriminazione su web, “</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>BRIKCS” – Building Respect on the Internet by Combating hate Speech”,</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> ha approfondito questo fenomeno tramite l’analisi di casi studio ed interviste a testate e testimoni privilegiati. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ha coinvolto </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>4 direttori e caporedattori </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(Fan Page, Il Tirreno, l’Espresso, Il Post)</span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>; 3 staff incaricati di community management </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">(Il Fatto Quotidiano, Repubblica, La Stampa), </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>3 esperti di social media strategy, 3 blogger di testate nazionali, 2 esponenti di associazioni attive nel settore media e immigrazione</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (ANSI e Carta di Roma), </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>2 organismi pubblici di tutela</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> (OSCAD – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori e UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali).</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Proprio l’UNAR nel </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>2014 ha registrato 347 casi</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> di espressioni razziste sui social, di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>cui 185</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> su Facebook e le altre su Twitter e Youtube. A queste se ne aggiungono </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>altre 326 nei link</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> che le rilanciano per un totale di </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>700 episodi di intolleranza, con un trend in crescita per il 2015</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">, anno in cui i giornali europei hanno dovuto affrontare lo scenario di una delle più grandi crisi umanitarie senza riuscire, in gran parte, a restituire un’immagine corretta del fenomeno migratorio a livello globale e nazionale. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>E’ in contesti come questi che si moltiplicano le espressioni di incitamento all’odio razziale </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">nei confronti di rifugiati, migranti e minoranze: sono i forum dei giornali online, i commenti a margine degli articoli, le pagine Facebook delle testate nazionali e locali, i luoghi virtuali in cui dilagano i discorsi d’odio che prendono di mira i rifugiati e i cittadini di origine straniera e purtroppo si tratta di un fenomeno difficilmente monitorabile e controllabile.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Più in generale, infatti, la ricerca </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>mette in risalto le problematiche di gestione delle proprie community</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> e del lavoro </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>giornalistico ai tempi del web: </b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;">dalla libertà di espressione alla necessità di regolamentazione, dal ruolo dei giornalisti a quello dei social media manager, dall’obiettivo di informare a quello di coinvolgere e le soluzioni diverse da parte delle redazioni, in una fase di sperimentazione contraddistinta da una difficoltà di adattamento alla dimensione digitale.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Per questo, alla ricerca seguiranno in ogni paese altre iniziative per combattere il fenomeno: </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>un decalogo per social media manager, un percorso formativo per insegnanti, toolkit multimediale, e un evento finale di sensibilizzazione. </b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Inoltre, con lo slogan “Silence hate &#8211; Changing words changes the world” e l’hashtag #silencehate prende il via il 21 marzo, la campagna europea contro l’hate speech on line. </span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><b>L’obiettivo della campagna web è proprio porre l’attenzione sulla necessità di impedire la diffusione dell’odio e promuovere un uso consapevole della rete:</b></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> uno sforzo collettivo, che veda impegnati le testate, i lettori, i proprietari dei social network e che riparta da quegli elementi costitutivi della Rete stessa, la libertà e la partecipazione.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Qui è possibile </span><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.cospe.org/wp-content/uploads/2016/03/ricerca_odiononèopinione.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">scaricare e leggere</span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"> il dossier completo</span></p>
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