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	<title>dipendenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Covid-19: Raccomandazioni per la tutela dei diritti dei lavoratori</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2020 08:38:44 +0000</pubDate>
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<p>di Fabiana Brigante</p>



<p>L’impatto che la diffusione del Covid-19 ha avuto sull’economia mondiale è stato devastante. La contrazione della domanda ha provocato ingenti danni alle imprese, che in numerosi casi sono fallite, condannando milioni di lavoratori ad un futuro incerto. Le interruzioni della produzione, inizialmente in Asia, si sono ora diffuse nelle <em>supply chain</em> di tutto il mondo.</p>



<p>In questo scenario, le prospettive per i lavoratori sono tutt’altro che rassicuranti. Stando a quanto indicato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), le previsioni mostrano cifre preoccupanti circa la recessione economica globale. Le stime preliminari dell’OIL paventano un aumento significativo della disoccupazione che oscilla tra i 5,3 milioni e i 24,7 milioni rispetto ai già 188 milioni nel 2019.</p>



<p>Anche riguardo la sotto-occupazione si prevede un aumento su larga scala. Come accaduto a seguito della crisi finanziaria del 2008, è probabile che anche nelle circostanze attuali lo <em>shock</em> alla domanda di lavoro si traduca in significativi adeguamenti al ribasso dei salari e aumento degli orari di lavoro dei dipendenti.</p>



<p>La portata e la gravità della crisi in atto impone alle aziende di ogni dimensione e operanti nei settori più disparati di affrontare numerose sfide che richiedono chiarezza di pensiero, forte attenzione agli obiettivi, impegno ad aderire agli <em>standard</em> e alle norme internazionali, e che soprattutto necessitano di uno sforzo collettivo e di azioni concertate tra i diversi attori in gioco.</p>



<p>La sopravvivenza delle aziende è certamente importante; tuttavia, gli interessi economici non devono tradursi in una minore attenzione al rispetto delle libertà fondamentali. Le imprese, invero, sono chiamate, ancor di più in questo momento storico, a rispettare i diritti umani, così come previsto dal II Pilastro dei Principi Guida ONU.</p>



<p>Per ciò che è di interesse in questa sede, le imprese devono rispettare i diritti dei propri dipendenti, nonché di quelli dei propri fornitori o <em>partner</em>.</p>



<p>Per aiutare le imprese nel difficile compito di fronteggiare la crisi senza tuttavia sottovalutare il rispetto dei diritti fondamentali, numerose associazioni e centri di ricerca hanno realizzato delle linee guida che propongono suggerimenti e raccomandazioni in merito a come agire per assolvere a tale compito. Questi strumenti hanno fondato la propria analisi sui meccanismi di <em>human rights due diligence </em>previstidai Principi Guida ONU e sul loro adeguamento a strumento di risposta alla crisi causata dalla diffusione del Covid-19.</p>



<p>Il presente articolo si propone, senza pretesa di esaustività, di mettere insieme alcune tra le raccomandazioni proposte affinché le aziende possano continuare ad operare salvaguardando la salute ed i diritti dei propri dipendenti, nonché quelli di tutti i lavoratori presenti nella filiera produttiva.</p>



<p>Pare opportuno specificare che, sebbene alcune delle misure identificate siano in astratto applicabili a tutte le imprese senza distinzione di dimensione o settore di attività, tuttavia la valutazione dei rischi e le conseguenti misure da adottare variano in base alle specifiche caratteristiche dell’impresa e del contesto nel quale essa si trova ad operare.</p>



<p><strong>Sicurezza sul luogo di lavoro</strong></p>



<p>Un primo aspetto di analisi concerne senz’altro la sicurezza sul luogo di lavoro. In un rapporto pubblicato dal <em>Institute for Human Rights &amp; Business</em> (IHRB), l’accento è stato posto sulla necessità di ripensare e riprogettare i luoghi dove si svolge l’attività lavorativa. Sul punto, è stata sottolineata la necessità di:</p>



<p>&#8211; rendere disponibili prodotti per l’igiene essenziale, compresi disinfettanti per le mani, salviette monouso, maschere e termometri a infrarossi senza contatto, nonché fornire dispositivi di protezione individuale (DPI), quali mascherine e guanti;</p>



<p>&#8211; pulire regolarmente i locali, incluso le aree comuni come palestre, locali di riposo e caffetterie;</p>



<p>&#8211; aumentare la distanza tra le postazioni dei singoli lavoratori per prevenire la diffusione dell’infezione;</p>



<p>&#8211; prorogare gli orari di apertura di mense e caffetterie e regolarne gli accessi in modo da evitare assembramenti;</p>



<p>&#8211; ripensare l’interazione tra dipendenti e clienti per ridurre al minimo i contatti.</p>



<p><strong>Cambiamento delle mansioni e continuità del rapporto di lavoro</strong></p>



<p>Come è stato evidenziato dall’Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nella sua “Guida all’applicazione della <em>due diligence </em>d’impresa in materia di diritti umani per gestire la crisi da coronavirus”, è importante, in primo luogo, che le imprese garantiscano, ove possibile, la continuità delle relazioni lavorative.</p>



<p>È necessario inoltre considerare alternative possibili allo svolgimento dell’attività lavorativa così come avveniva prima della diffusione del virus, nonché valutare le conseguenze che i dipendenti subiranno a seguito di tali cambiamenti.</p>



<p>In primo luogo, è importante ridurre i viaggi non essenziali, incoraggiando, ove possibile, il lavoro in modalità <em>smart working</em>. In tale ultimo caso, è importante stabilire sistemi di controllo per verificare che i lavoratori non superino l’orario di lavoro legale, e che gli eventuali straordinari effettuati siano certamente retribuiti, ma al tempo stesso non siano svolti in misura superiore rispetto ai limiti fissati dalla legge, dalla contrattazione collettiva o dai regolamenti interni. I lavoratori con prole o che hanno altri familiari a loro carico dovrebbero disporre di accordi di lavoro flessibili, e/o di congedi per cure familiari.</p>



<p>Inoltre, è necessario assicurare, anche quando le circostanze del caso impongano una riduzione temporanea del personale, che i lavoratori restino iscritti ai sistemi nazionali di previdenza sociale e che i relativi contributi siano stati versati con precisione. Nel caso di cessazione definitiva del rapporto di lavoro, deve essere garantita la liquidazione ed assicurata la priorità per la riassunzione a livelli invariati di salari e mansioni una volta riprese le attività produttive.</p>



<p><strong>Supporto dei dipendenti contagiati</strong></p>



<p>Nel caso in cui un dipendente venga contagiato, non dovranno essere adottate misure che vadano a detrimento della sua persona. Le imprese dovrebbero compiere ogni sforzo per mantenere flessibili e coerenti le politiche in materia di congedi per malattia. Sul punto, se alcune società hanno di recente offerto indennità di malattia più generose durante l’attuale crisi sanitaria, altre hanno imposto ai propri dipendenti di andare in congedo non retribuito.</p>



<p>Un aspetto di grande rilievo e che viene sovente sottovalutato riguarda il supporto psicologico ai lavoratori: la situazione attuale, aggravata da pressioni e carichi di lavoro crescenti, potrebbe risultare insostenibile per alcuni individui. Per tale ragione è stato da più parti consigliato che le imprese forniscano accesso alla consulenza psicologica od altre forme di assistenza, alle persone che ne manifestino la necessità.</p>



<p>In ogni caso, e affinché tutte le misure adottate dalle imprese in questo contesto raggiungano gli obiettivi prefissati, è necessario che la comunicazione da parte dell’impresa sia chiara e trasparente: deve essere concesso ai dipendenti l’accesso a tutte le informazioni riguardanti il Covid-19 che siano recenti, accurate ed affidabili, in un linguaggio accessibile a tutti i membri del personale.</p>



<p>Una comunicazione efficace all’interno di una impresa è agevolata se si favorisce il dialogo tra le diverse categorie di dipendenti e se si assicura che il livello di adeguatezza delle misure adottate venga continuamente monitorato e, ove necessario, che siano apportate le modifiche necessarie per garantire una soluzione chiara ai problemi che di volta in volta si presentano. Inoltre, il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in questi processi consentirebbe di dar voce a tutte le categorie di lavoratori, incluse quelle più vulnerabili.</p>



<p><strong>La protezione nella catena di approvvigionamento</strong></p>



<p>Nel sistema attuale di globalizzazione economica, le catene di approvvigionamento, o <em>supply chain</em>, consentono alle imprese di de-localizzare i propri processi produttivi. A causa della emergenza causata dal Covid-19, i rapporti tra gli attori in questa complessa rete possono risultare interrotti. In risposta a tale problema, alcuni governi e produttori stanno adottando misure per ridisegnare le filiere produttive, anche avvicinando la produzione al mercato. Il processo di disinvestimento nei paesi in cui si trovano alcuni anelli della filiera produttiva, espone senz’altro i lavoratori che fanno parte di questo meccanismo al rischio di perdere il posto di lavoro.</p>



<p>Per proteggere questa categoria risulta perciò essenziale che le imprese continuino a corrispondere i pagamenti ai propri fornitori, nonché ad offrire altre forme di supporto anche quando gli uffici sono chiusi. Alcune imprese, come <em>Microsoft</em>, <em>Morrisons</em> e <em>Unilever</em> hanno pagato in anticipo i propri piccoli fornitori in modo da permettere loro di sopperire alla mancanza di liquidità. Altre, come <em>Facebook</em>, offrono alcune agevolazioni solo ai propri dipendenti.</p>



<p>Tuttavia, esistono altri modi per sostenere i propri fornitori: ad esempio, è stato considerato che l’annullamento degli ordini dovrebbe servire solo da <em>extrema ratio</em>. In tali casi, infatti, bisogna considerare che a pagarne le spese saranno con tutta probabilità i lavoratori, che non riceveranno retribuzione per il lavoro svolto. È il caso del Bangladesh, dove molti lavoratori hanno subito la sospensione dei propri stipendi a causa del rifiuto, da parte di alcune aziende, di pagare beni che erano già stati prodotti.</p>



<p>Le imprese dovrebbero inoltre sfruttare la propria leva finanziaria per operare pressioni sui propri fornitori affinché questi ultimi rispettino i diritti dei lavoratori: invero, uno dei motivi per cui i fornitori non sono incentivati ad investire in misure di sicurezza o ad aumentare i salari è che i governi ospitanti non richiedono alle aziende locali di elevare i propri <em>standard</em>.</p>



<p>Da quanto sopra esposto pare ovvio che, per rispondere efficacemente alla crisi sanitaria che stiamo vivendo, siano necessarie risposte politiche rapide e coordinate a livello nazionale e globale per limitare non solo la diffusione del virus, ma per mitigare al contempo le ricadute economiche indirette sulla economia globale. La protezione dei lavoratori e delle loro famiglie dal rischio di infezione deve essere una priorità assoluta. Sono inoltre necessarie profonde riforme istituzionali per rafforzare la resilienza attraverso sistemi di protezione sociale solidi e universali che possano fungere da stabilizzatori economici e sociali automatici di fronte alle crisi. Questo aiuterà anche a ricostruire la fiducia nelle istituzioni e nei governi.</p>



<p>Per accedere alle risorse:</p>



<p>International Labour Organization (ILO), <a href="https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---dgreports/---dcomm/documents/briefingnote/wcms_738753.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">COVID-19 and the world of work: Impact and policy responses</a></p>



<p><em>Institute for Human Rights &amp; Business</em> (IHRB), <a href="https://www.ihrb.org/uploads/reports/Respecting_Human_Rights_in_the_Time_of_the_COVID-19_Pandemic_alternate_-_IHRB.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Respecting Human Rights in the Time of the Covid-19 Pandemic</a></p>



<p>Istituto di Ricerca su Innovazione e Servizi per lo Sviluppo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), <a href="https://www.iriss.cnr.it/wp-content/uploads/2016/09/Guida-COVID-19-Imprese-e-diritti-umani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Guida all’applicazione della </a><a href="https://www.iriss.cnr.it/wp-content/uploads/2016/09/Guida-COVID-19-Imprese-e-diritti-umani.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><em>due diligence </em>d’impresa in materia di diritti umani per gestire la crisi da coronavirus</a></p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Human Rights Due Diligence</title>
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		<pubDate>Wed, 06 May 2020 09:01:20 +0000</pubDate>
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<p>di Cecilia Grillo </p>



<p>Nel 2011 il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità i Principi Guida dell’Onu in tema di imprese e diritti umani (<em>UN Guidelines Principles on business and human rights</em> o UNGPs), evidenziando sia il dovere degli Stati di proteggere i diritti umani sia la responsabilità delle imprese di rispettarli.</p>



<p>Il
Principio n. 15, fra gli altri, si sofferma sull’analisi degli
strumenti che possono essere attuati da parte delle società per far
fronte alla “responsabilità” di rispettare i diritti umani, fra
i quali vengono indicati l’adozione di specifiche politiche
aziendali, l’attuazione di un processo di <em>Human
Rights Due Diligence</em>
(HRDD) e la previsione di meccanismi che garantiscano l’accesso ai
rimedi per le vittime.</p>



<p>Dalla
lettura degli UNGPs risulta evidente quindi che le imprese siano
incoraggiate a promuovere processi di “<em>due
diligence sui diritti umani</em>”
&#8211; come altresì previsto da <em>standard</em>
internazionali quali le linee guida OCSE, il <em>Global
Compact</em>,
la <em>Global
Reporting</em>
<em>Initiative</em>,
etc. &#8211; volti a identificare, prevenire e mitigare gli impatti
negativi sui diritti umani provocati dalle loro attività o da quelle
connesse ai loro rapporti commerciali, che spesso prevedono il
coinvolgimento di filiali, subappaltatori e fornitori.</p>



<p>
Ma cosa significa
esattamente <em>due
diligence</em>
sui diritti umani? Si tratta di un processo che consiste nella
valutazione, da parte delle imprese, degli impatti effettivi e
potenziali delle attività produttive da loro condotte sui diritti
umani, nell’attuazione di politiche aziendali che tengano conto di
tali valutazioni, nel monitoraggio delle misure adottate e
nell’implementazione di meccanismi di rimedio a favore delle
vittime, prevedendo il coinvolgimento sia dell’intera catena di
produzione sia delle operazioni poste in essere non solo dalla
società, ma anche dalle sue controllate e collegate.</p>



<p>Il
principio operativo di <em>due
diligence</em>
è considerato quale noto strumento di gestione del rischio,
caratterizzato dall’insieme di passi pratici utili ai fini
dell’identificazione e mitigazione dei rischi e degli impatti
provocati dai comportamenti aziendali sui diritti umani e
sull’ambiente e volto a promuovere un comportamento commerciale
responsabile.</p>



<p>Il
Principio Guida n. 17 specifica che “la <em>due
diligence</em>
in materia di diritti umani: (i) ha ad oggetto gli impatti negativi
sui diritti umani che l’impresa può causare o contribuire a
causare attraverso le proprie attività o che possono essere
direttamente collegati alle sue operazioni, ai suoi prodotti o
servizi attraverso le proprie relazioni commerciali; (ii) varierà in
termini di complessità in base alla dimensione dell’impresa, al
rischio di gravi impatti sui diritti umani, alla natura e al contesto
delle sue operazioni; (iii) dovrebbe essere esercitata in modo
continuativo poiché i rischi per i diritti umani possono cambiare
nel tempo con l’evolvere dell’attività e del contesto operativo
dell’impresa”.</p>



<p>Nonostante
gli UNGPs non rappresentino uno strumento giuridicamente vincolante e
sia la cosiddetta “<em>corporate
responsibility to respect human rights</em>”
sia la <em>due
diligence</em>
sui diritti umani consistano in mere raccomandazioni indirizzate alle
imprese, alcuni elementi tipici quali il <em>reporting</em>,
la valutazione degli impatti, etc., sono già da tempo presenti
all’interno di apparati giuridici nazionali e internazionali.</p>



<p>Infatti,
previsioni normative volte ad imporre alle aziende di attuare
processi di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani avrebbero molteplici vantaggi, dal miglioramento
della valutazione e della gestione dei rischi aziendali, all’aiuto
alle autorità statali nell’adempimento degli obblighi inerenti
alla protezione dei diritti umani, al miglioramento dell’accesso
alla giustizia per le vittime di abusi aziendali, sia in Europa che a
livello internazionale.</p>



<p>Spinti
da tali vantaggi e dalla pressione della società civile alcuni paesi
hanno adottato o sono in procinto di adottare legislazioni specifiche
in materia di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani, è infatti interesse dei Governi l’assunzione di
normative locali che rendano obbligatoria, per le imprese nazionali,
la predisposizione di processi di <em>human
rights due diligence</em>
e la conseguente divulgazione dei risultati ottenuti. 
</p>



<p>Un
esempio di tale tendenza è rappresentato dalla risoluzione n. 26/9
del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, volta ad istituire un
gruppo di lavoro (il gruppo di lavoro intergovernativo aperto sulle
imprese transnazionali e altre imprese commerciali in materia di
rispetto dei diritti umani, noto anche come IGWG) al fine di
elaborare uno “strumento internazionale giuridicamente vincolante
per regolamentare, nel diritto internazionale in materia di diritti
umani, le attività delle società transnazionali e di altre imprese
commerciali” e volto altresì a imporre agli Stati l’adozione di
legislazioni specifiche in materia di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani.</p>



<p>Esempi
della tendenza europea alla regolamentazione della <em>due
diligence</em>
aziendale sono rappresentati dalla
direttiva sulla comunicazione delle informazioni di carattere non
finanziario (<em>EU
Directive 2014/95</em>),
recepita in Italia con il D. Lgs. 254/2016, che obbliga le grandi
imprese con oltre 500 dipendenti e un fatturato superiore ai 40
milioni di euro (o, in alternativa, un attivo di stato patrimoniale
superiore ai 20 milioni) a redigere a partire dal 2018 e con
riferimento all’esercizio 2017 una “Dichiarazione non
finanziaria” , consistente in un vero proprio Bilancio di
Sostenibilità da allegare al tradizionale bilancio d’esercizio,
che deve rendicontare l’operato dell’impresa sul fronte
ambientale e sociale, della gestione delle proprie risorse umane, del
rispetto de diritti umani e della lotta ai fenomeni di corruzione.</p>



<p>Pensando
al caso Italia, si può fare riferimento al D.Lgs. 231/2001 che,
prevedendo un processo di <em>due
diligence</em>
relativo sia a specifiche violazioni di diritti umani sia a impatti
ambientali di ingente entità, può essere considerato un esempio
pionieristico di legislazione obbligatoria in materia di <em>due
diligence </em>sui
diritti umani.</p>



<p>A
livello nazionale, possiamo fare riferimento alla clausola sulla
trasparenza delle catene di approvvigionamento (<em>Transparency
in Supply Chains Clause</em>)
prevista dalla Legge sulla schiavitù in epoca moderna &#8211; <em>Modern
Slavery Act</em>&#8211;
del 2015, in forza della quale le imprese devono rendere note le
azioni e le misure intraprese per contrastare l’uso del lavoro
forzato e il traffico di esseri umani all’interno della <em>supply
chain</em>;
e ancora, al progetto di legge “<em>devoir
du vigilance</em>”,
recentemente adottato dall’Assemblea nazionale francese, che impone
alle aziende di progettare e mettere in atto un “piano di
vigilanza” per prevenire l’impatto negativo delle loro attività
sui diritti umani, sia in patria che all’estero.</p>



<p>Infine,
a livello extra-europeo, anche se l’Unione Europea e i suoi Stati
membri non hanno ancora stabilito l’obbligo per le aziende europee
di prevenire o rispondere agli impatti negativi sui diritti umani
provocati dalle loro operazioni al di fuori del territorio
comunitario, alcuni processi in corso rappresentano un importante
passo verso una maggiore responsabilizzazione aziendale volta al
soddisfacimento, da parte delle imprese commerciali, degli <em>standard</em>
legislativi internazionali inerenti alla tutela dei diritti umani.</p>



<p>Si
pensi, ad esempio, al Regolamento 2017/821, che sarà in vigore dal
2021 e che stabilisce specifici obblighi in materia di <em>due
diligenze</em>
nella catena di approvvigionamento per gli importatori europei di
minerali e di oro, provenienti da zone di conflitto o ad alto
rischio.</p>



<p>Tuttavia,
nonostante la tendenza comunitaria volta alla regolamentazione della
<em>due
diligence</em>
aziendale, un recente studio della Commissione europea “<em>Study
on due diligence requirements through the supply chain</em>”
ha rilevato che, mentre gli <em>UN
Guiding Principles on Business and Human Rights </em>sono
sempre maggiormente introdotti o proposti negli <em>standard</em>
legali degli Stati membri, all’interno dell’Unione Europea in
realtà solo un’impresa su tre attualmente effettua una <em>due
diligence</em>
che tiene conto degli impatti sociali e sull’ambiente causati dalle
operazioni aziendali.</p>



<p>Il
<em>report</em>
mostra un forte interesse, espresso da parte della maggioranza degli
Stati europei, verso l’instaurazione di processi regolamentati e
obbligatori di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani, come parte consistente delle riforme di <em>corporate
governance</em>.
 Le attuali misure in essere infatti, volontarie e non vincolanti,
non sono state in grado di modificare significativamente la gestione
degli impatti di impresa da un punto di vista sociale, ambientale e
di amministrazione aziendale, e a fornire un rimedio efficace. 
</p>



<p>A
tal riguardo, Didier Reynders, Commissario europeo della Giustizia,
ha specificato che “secondo le imprese, una normativa UE in
quest’ambito garantirebbe la certezza del diritto e regole
armonizzate sul dovere delle imprese di rispettare le persone e il
pianeta. Poiché la neutralità climatica è una delle principali
priorità di questa Commissione, farò in modo che i risultati di
questo importante studio siano tenuti in considerazione
nell’elaborazione delle iniziative future”.</p>



<p>I
Principi Guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani hanno
contribuito alla formazione ed evoluzione del processo di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani volto a prevenire e affrontare gli abusi di questi
ultimi, tuttavia sono notevoli i limiti dell’inquadramento
volontario di tale processo, essendo necessaria e sempre maggiormente
richiesta una serie più completa di strumenti legali in grado di
rappresentare il carattere transfrontaliero delle relazioni d’affari
che caratterizzano l’attività dell’impresa moderna.</p>



<p>Siamo
ora in una fase cruciale per l’efficacia dei Principi Guida, nella
quale gli Stati devono impegnarsi a stabilire e adottare misure di
protezione contro le forme di abuso dei diritti umani, attraverso
un’efficace e regolamentata legislazione. In quest’ottica, il
ruolo degli Stati nell’applicazione di un processo di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani risulta essere essenziale. 
</p>



<p>In
conclusione, nonostante il processo di <em>due
diligence</em>
sui diritti umani sia diventato uno strumento sempre maggiormente
accreditato, è riconosciuto che, finché sarà lasciato alla
discrezione delle imprese, i suoi benefici rispetto alla protezione
dei diritti umani e alla prevenzione degli abusi rimarranno purtroppo
limitati, la raccomandazione è che in futuro tale processo riesca ad
evolvere in veri e propri obblighi di diritto internazionale
consuetudinario o convenzionale. 
</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Trattato su diritti umani ed imprese: le novità della IV Sessione del Gruppo di Lavoro Intergovernativo delle Nazioni Unite</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/10/30/imprese-e-diritti-umani-trattato-su-diritti-umani-ed-imprese-le-novita-della-iv-sessione-del-gruppo-di-lavoro-intergovernativo-delle-nazioni-unite/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Oct 2018 07:30:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante Nel giugno 2014, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito, con l’adozione della risoluzione 26/9, un gruppo di lavoro intergovernativo aperto sulle società transnazionali e altre imprese commerciali&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11581" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="830" height="553" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 830w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/binding-treaty-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 830px) 100vw, 830px" /></a></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">Nel giugno 2014, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito, con l’adozione della risoluzione 26/9, un gruppo di lavoro intergovernativo aperto sulle società transnazionali e altre imprese commerciali (IGWG) con il compito di elaborare uno strumento internazionale giuridicamente vincolante (“The Treaty”) per regolare, nel diritto internazionale in materia di diritti umani, le attività di imprese transnazionali e di altre imprese commerciali.</p>
<p align="JUSTIFY">Il movimento – formato da accademici, esperti, esponenti di organizzazioni non governative – che ha sostenuto l’adozione di un trattato su imprese e diritti umani nasce dalla consapevolezza dell’esigenza di colmare il vuoto normativo nel quale operano gli enti del settore privato, il quale ha generato un clima diffuso di impunità per le violazioni dei diritti umani di cui le imprese siano – direttamente o indirettamente – responsabili.</p>
<p align="JUSTIFY">La notizia di un trattato vincolante per le imprese è stata accolta con favore dalla società civile, la quale ha visto nel trattato uno strumento atto a controbilanciare le conseguenze incontrollate della globalizzazione, in particolare le asimmetrie di potere fra Stati, collettività di individui ed imprese in termini di accesso alla giustizia e protezione dei diritti umani, specialmente nelle aree più depresse del mondo.</p>
<p align="JUSTIFY">La quarta sessione del gruppo di lavoro intergovernativo aperto si è svolta dal 15 al 19 ottobre nella sala XX del <em>Palais des Nations</em>, a Ginevra. L’obiettivo della sessione era quello di discutere la “Bozza Zero” (the Zero Draft) del trattato, nonché il progetto di protocollo opzionale ad esso allegato.</p>
<p align="JUSTIFY">In vista di questo importante appuntamento, il 1° ottobre più di 150 esperti del settore ed importanti accademici hanno pubblicato una lettera aperta di sostegno per il processo del trattato; ribadendo la necessità di ulteriori miglioramenti e revisioni della Bozza Zero per adempiere adeguatamente al mandato del gruppo di lavoro, la lettera riconosce che la <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span> costituisce una base preziosa per ulteriori negoziati. Ed è proprio per questo che la lettera formula un invito agli Stati ad impegnarsi nel condurre tali negoziati in modo costruttivo ed in buona fede, al fine di addivenire ad un risultato che rifletta gli obiettivi comuni di tutte le parti interessate di promuovere il rispetto dei diritti umani da parte delle imprese e un migliore accesso a rimedi efficaci per le vittime di tali violazioni.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma vediamo nel concreto cosa è accaduto a Ginevra durante questo quarto round di negoziati:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 1</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>All’apertura della sessione, Kate Gilmore – vice dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani – ha manifestato il suo apprezzamento per l’ampia partecipazione di rappresentanti della società civile che si sono recati a Ginevra, tra cui 280 membri accreditati e 25 esperti che hanno partecipato come relatori. La Gilmore ha inoltre invitato i partecipanti ad impegnarsi in modo costruttivo in questo complesso processo, chiarendo che i Principi Guida dell’ONU su Imprese e Diritti Umani (UNGPs) e un trattato vincolante in materia dovrebbero essere complementari e non in concorrenza l’uno con l’altro. Il presidente relatore Luis Gallegos ha proceduto alla prima lettura, presentando in dettaglio la Bozza Zero, a partire dall’articolo 2, in cui si esplica lo scopo del trattato, e dell’articolo 8 circa i diritti delle vittime di abusi. Tra i vari commenti quello dell’eurodeputato Molly Scott Cato, che ha giudicato deplorevole la riluttanza dell’Unione Europea ad impegnarsi più attivamente nei negoziati. A tale riguardo, pare opportuno specificare che nel periodo precedente la sessione, l’UE aveva già confermato la propria presenza durante i negoziati, chiarendo tuttavia che non avrebbe fatto commenti sul contenuto della Bozza Zero. Anche gli Stati Membri dell’UE erano stati invitati a non rilasciare dichiarazioni orali sul contenuto della Bozza<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 2</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> – </span></span>Il secondo giorno è iniziato con un incontro tra membri della società civile e alcuni rappresentanti dell’Unione Europea. Infatti, Jerome Bellion, rappresentante dell’UE presso l’ONU a Ginevra, e Sophie Kammerer del Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE), hanno invitato i delegati della società civile a una riunione informale per uno scambio sull’impegno dell’UE nel processo dei negoziati. Come risultato della linea d’azione adottata dall’UE, numerosi rappresentanti degli Stati membri dell’UE sono stati partecipanti silenti della riunione, ad eccezione della Francia. Seppure la loro presenza possa essere interpretata come un segnale positivo in termini di coinvolgimento e interesse da parte dell’Unione Europea, molti partecipanti della società civile sono tuttavia rimasti delusi dallo scambio molto superficiale<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Tra gli argomenti prominenti di questa sessione, la discussione circa l’ambito di applicazione del trattato: molte le richieste di estenderne l’applicazione a tutti i tipi di imprese e non solo a quelle le cui attività abbiano una dimensione transnazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">Paul de Clerck, membro di <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Friends of the Earth Europe</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (FoEE) </span></span>ha chiesto, nel suo intervento, ai delegati di allineare le loro posizioni nei diversi processi internazionali in corso riguardanti la politiche commerciali, rivendicando il principio della supremazia dei diritti umani sugli interessi commerciali. Molti altri relatori hanno seguito questa linea, esortando gli Stati a fornire una protezione adeguata per i difensori dei diritti umani. Sia il preambolo che l’articolo 8 della Bozza Zero sono le parti appropriate del testo per riconoscere il ruolo importante che gli attivisti rivestono sul campo.</p>
<p align="JUSTIFY">In un clima di generale fermento, non sono mancate le esternazioni di perplessità sul contenuto della Bozza Zero:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Makbule Sahan, della Confederazione sindacale internazionale (CIS), ha espresso una preoccupazione relativa agli accordi commerciali e di investimento. La<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> D</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>raft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>sostiene Sahan, non è ancora in grado di garantire il primato dei diritti umani sul commercio e sugli investimenti. La CIS ha proposto una disposizione per integrare le clausole sui diritti umani negli accordi commerciali e di investimento. Altra perplessità riguardava le ampie disposizioni sulla sovranità nazionale, che potrebbero potenzialmente compromettere l’impatto del futuro trattato vincolante in tema di accesso alla giustizia.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Per quanto riguarda gli interventi statali, la Federazione Russa ha ribadito il proprio scetticismo nei confronti di un trattato vincolante in generale, esprimendo dubbi, tra le altre cose, circa la scelta della legge applicabile per il contenzioso (articolo 7). È stato da più parti sostenuto che i propri tribunali non sarebbero in grado di affrontare un processo applicando la legge di un paese terzo.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>La Svizzera ha espresso preoccupazione circa l’affermazione del primato del trattato sugli accordi commerciali e di investimento. In particolare, il delegato ha chiesto cosa succederebbe nel caso in cui una delle parti dell’accordo (commerciale o di investimento) non fosse anche firmataria del trattato.</p>
<p align="JUSTIFY">L’ONG tedesca <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Bread for the World</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in collaborazione con <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>ECCJ, CIDSE, FoEE, Global Policy Forum </i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">e</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i> SOMO</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>aveva programmato un evento collaterale volto a mettere in relazione il processo del trattato con gli UNGPs e gli sviluppi a livello europeo. L’evento, tuttavia, è stato annullato perché nessun rappresentante degli stati membri dell’UE era disposto a unirsi al gruppo e ha parlato al di fuori della linea ufficiale imposta dall’UE.</p>
<p align="JUSTIFY">La chiusura dell’UE in questa fase dei negoziati non è passata inosservata ai partecipanti della sessione. Erica Mendez di Friends of the Earth Mozambico ha parlato dei disastri ambientali causati dalle fuoriuscite di petrolio dell’industria estrattiva o gli effetti negativi dell’agricoltura monoculturale in diversi paesi africani. Le comunità affette attualmente non hanno mezzi efficaci per fermare le corporazioni transnazionali da pratiche abusive. Pur senza menzionare esplicitamente l’UE, la Mendez ha criticato i paesi del nord che hanno ripetutamente tentato di bloccare il processo di adozione del trattato invece di sostenere la giustizia e la responsabilità. Ha sostenuto la necessità di un tribunale internazionale invece del solo coordinamento statale per facilitare un vero accesso alla giustizia. Ha anche sottolineato la necessità di prevedere la possibilità di azioni collettive dinanzi ad un simile tribunale.</p>
<p align="JUSTIFY">Durante la sessione pomeridiana, la Francia ha preso la parola per presentare le lezioni apprese dopo l’approvazione, nel 2017, della legge sull’obbligo di vigilanza, legge che impone alle imprese di una certa dimensione la pubblicazione annuale di un piano di vigilanza che misuri e corregga l’impatto dell’operato di imprese, controllate e subappaltatori sulle persone e sull’ambiente. Il rappresentante francese ha spiegato il campo di applicazione della legge francese (5.000 dipendenti in Francia e 10.000 se una società francese ha dipendenti all&#8217;estero) e ha sottolineato che la prevenzione dovrebbe essere al centro di tutte le altre disposizioni, essendo la principale garanzia per il rispetto dei diritti umani, a condizione che si renda possibile l’accesso ad un meccanismo di responsabilità. Facendo riferimento al “tema caldo” circa l’opportunità o meno di estendere l’ambito del trattato a tutte le imprese, il relatore Gallegos ha sottolineato che la legge francese ha evidenziato la necessità di una differenziazione tra le diverse dimensioni delle aziende, cosa che può essere più facilmente realizzata a livello nazionale.</p>
<p align="JUSTIFY">McCorquodale ha respinto le preoccupazioni sollevate dalla Cina in merito ad un quadro giuridico internazionale per la dovuta diligenza. A suo avviso, questo concetto ha già un potere e una comprensione internazionali molto forti, non ultimo in base a diversi casi di contenzioso internazionale. Nel suo intervento, aveva discusso di distinguere tra il concetto di <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani in termini di valutazione del rischio commerciale e dunque in termini convenienza di un determinato affare in contrapposizione alla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani tesa ad un’efficace prevenzione e protezione. Ha chiarito che questo aspetto deve essere reso più preciso nell’articolo 9 della Bozza Zero.</p>
<p align="JUSTIFY">Anche l’OCSE ha fatto riferimento alla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in particolare alle sue linee guida sulla <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>due diligence</i></span></span> dei diritti umani, che potrebbero servire da base già concordata a livello internazionale per iniziare. La campagna <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clean Clothes</i></span></span> ha supportato questo suggerimento e ha convenuto sulla necessità di un migliore allineamento con i quattro principi delineati negli UNGPs al fine di evitare confusione e per una efficace attuazione degli stessi.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 3</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>Il terzo giorno dei negoziati è stato dedicato agli articoli 10, 11 e 12 della Bozza Zero, rispettivamente dedicati alla responsabilità legale, all’assistenza giudiziaria e alla cooperazione internazionale. Tra gli esperti del panel Surya Deva, del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani, David Bilchitz, dell’Università di Johannesburg, Richard Meeran, dello studio legale britannico Leigh Day e Maddalena Neglia, della Federazione Internazionale dei Diritti Umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Surya Deva ha criticato il fatto che l’articolo 10 si basi solo su sanzioni reattive. A suo avviso, dovrebbero essere applicate sanzioni amministrative preventive in caso di violazione degli obblighi di dovuta diligenza.</p>
<p align="JUSTIFY">David Bilchitz ha illustrato l’attuale mancanza di applicazione da parte dei tribunali nazionali delle norme esistenti sui diritti umani. È necessario, secondo Bilchitz, un trattato vincolante internazionale per colmare queste lacune nel diritto interno, perché può andare oltre i limiti degli attuali Stati. Ha anche proposto di includere obblighi diretti per le imprese transnazionali, in quegli stati in cui la legislazione nazionale non sia efficacemente applicata.</p>
<p align="JUSTIFY">Olivier De Schutter, professore presso l’Università di Lovanio e Special Rapporteur dell’ONU sul diritto al cibo, ha spiegato che la Bozza Zero, in base alle attuali definizioni dell’articolo 3 sullo scopo del trattato, si applica effettivamente a tutte le società, mentre il limite è fissato alla natura transnazionale delle attività commerciali. De Schutter ha sostenuto che l’articolo 4.2 – dedicato alle definizioni – lascia qualche incertezza e nella sua forma attuale non copre automaticamente le attività di sussidiarie, affiliate o subappaltatori nelle catene di approvvigionamento, che, di per sé, non avrebbero attività transnazionali. Ha anche suggerito di includere le imprese di proprietà statale “a scopo di lucro” operanti ad esempio nei servizi pubblici e nei servizi di estrazione.</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, sulla definizione delle vittime<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Clean Clothes Campaign</i></span></span> e <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Sudwind</i></span></span> hanno proposto di sostituire il termine “vittime” con “detentori dei diritti” per assicurarsi che i difensori dei diritti umani e gli attivisti sindacali possano rientrare nella categoria. È stata inoltre sottolineata la necessità di una definizione dei concetti di società madre, società sussidiaria, fornitore, ecc. per una maggiore chiarezza circa il campo di applicazione del trattato.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 4</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> – </span></span>Il quarto giorno si è aperto con un’introduzione del presidente relatore sull’articolo 5 del trattato, e dunque sulla necessità di definire quale tribunale abbia giurisdizione in relazione a un determinato contenzioso.</p>
<p align="JUSTIFY">In particolare, interessante è stato l’intervento di Richard Meeran, avvocato di Leigh Day, il quale ha sottolineato che allo stato attuale l’articolo 5 non è in grado di rimuovere gli ostacoli pratici all’accesso alla giustizia. Ha menzionato la cd. dottrina del<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> “</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Forum non conveniens</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">” </span></span>come un’incertezza che rimane nella Bozza Zero: con tale dottrina un tribunale dello stato di origine dell’impresa può declinare la giurisdizione in favore dello “stato ospitante”, e cioè dello stato dove si svolgono le attività produttive e dove gli abusi sono stati perpetrati. Nel 2005 la Corte di Giustizia Europea aveva dichiarato che il la dottrina del <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>forum non conveniens</i></span></span> non può essere applicata alle società dell’UE. Dunque, una reintroduzione del <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>forum non conveniens </i></span></span>nel trattato sarebbe in conflitto con questa sentenza. Con riguardo invece alle procedure di azione collettiva, si è ritenuto che l’articolo 5.3 non fosse sufficientemente idoneo a facilitare l’accesso alla giustizia<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Al fine di incoraggiare uno spirito costruttivo, un gran numero di organizzazioni hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, esprimendo le proprie aspettative riguardo ad alcuni step futuri. La dichiarazione raccomanda di inserire nella relazione della sessione i seguenti elementi:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Un impegno esplicito a proseguire con la quinta sessione del gruppo intergovernativo di lavoro e tutte le sessioni successive necessarie per elaborare uno strumento ambizioso legalmente vincolante;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Consultazioni informali nell’arco di tempo che separa le sessioni che garantiscano una partecipazione significativa della società civile;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Pubblicazione di una<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft One</i></span></span>rafforzato basato su input e commenti fatti sulla Bozza Zero e durante le sessioni precedenti, inclusi gli input critici fatti dalla società civile e dalle comunità interessate durante l&#8217;intero processo<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8211; </span></span>Una tempistica ragionevole per ulteriori comunicazioni scritte da parte degli stati e della società civile sulla Bozza Zero.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giorno 5</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; </span></span>La sessione del mattino è stata l&#8217;ultima sessione pubblica e si è concentrata sulla presentazione del Protocollo opzionale. Il pannello intitolato “Le voci delle vittime” mostrava casi selezionati di diversi settori e regioni. L’UE ha chiesto la parola per la prima volta dalla sua dichiarazione di apertura del primo giorno, sottolineando la grande preoccupazione per la protezione dei difensori dei diritti umani. “È importante continuare a sentire le opinioni delle vittime”, ha affermato Bellion, “e dovrebbero essere intese come un appello a tutti noi per rispondere in modo efficace”. Bellion ha sottolineato come sia le società transnazionali che quelle nazionali, così come la società civile e gli istituti nazionali per i diritti umani, svolgano ruoli importanti nel fornire accesso alla giustizia e rimedi, ritenendo inaccettabile che coloro che parlano per le vittime siano in pericolo. Ha fatto riferimento agli UNGPs e alle loro chiare disposizioni affinché gli Stati adottino misure per proteggere i difensori dei diritti umani. Ha affermato che ogni possibile strumento giuridicamente vincolante dovrebbe affermare che gli Stati hanno questo obbligo anche nei confronti di gruppi vulnerabili come i bambini, le persone con disabilità e le popolazioni indigene ed inserendo una prospettiva di genere. Ha indicato lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR) come strumento per sostenere attività in questo campo, oltre ad altre sovvenzioni a disposizione dei difensori dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">È stata una sorpresa che alcuni stati membri dell’UE prendessero la parola. Il Belgio, la Francia e la Spagna sono intervenuti nel dibattito, per quanto pienamente allineati con la posizione ufficiale dell’UE, presentando solo i propri meccanismi a livello nazionale evidenziando i loro Piani d’Azione Nazionali (PAN). Membri di organizzazioni presenti hanno criticato questi PAN giudicandoli insufficienti in quanto non introducono norme vincolanti efficaci che garantiscano l’accesso ai rimedi.</p>
<p align="JUSTIFY">Alcuni hanno portato un altro aspetto importante al centro del dibattito, ossia la mancanza di una prospettiva di genere nella <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>in particolare circa gli abusi delle imprese sofferti dalle donne specialmente nelle zone di conflitto. È stato spiegato come, ad esempio, nella Repubblica Democratica del Congo le donne siano a più alto rischio di violenza specialmente in prossimità di siti minerari<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;UE ha deciso di non essere presente durante la discussione informale sulle raccomandazioni, che dimostra ancora una volta la mancanza di impegno per un trattato vincolante. Nella propria dichiarazione finale, l’UE ha chiarito che non vuole bloccare il processo ma allo stesso tempo si dissocia dalle raccomandazioni e dalle conclusioni, quindi non è vincolato da esse, e ha chiesto che questa affermazione fosse inclusa nei verbali.</p>
<p align="JUSTIFY">Nelle sue parole di chiusura, il presidente relatore Luis Gallegos ha invitato tutti i partecipanti a rispettare la libertà di espressione, non solo per i presenti alla sessione, ma anche attraverso internet e i social media.</p>
<p align="JUSTIFY">Riassumendo, i risultati di questa quarta sessione sono le conclusioni verso una <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft One</i></span></span> ed una quinta sessione che si terrà nel 2019, il che rappresenta un ulteriore passo in avanti verso il raggiungimento dell’obiettivo di un Trattato ONU vincolante per le imprese circa la protezione dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">N.B.= </span></span>per consultare il testo della<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Draft Zero</i></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, </span></span>si veda:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/WGTransCorp/Session3/DraftLBI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ohchr.org/Documents/HRBodies/HRCouncil/WGTransCorp/Session3/DraftLBI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </span></span></p>
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		<title>Schiavi di un dio minore</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 09:08:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Schiavi di un dio minore è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet). &#160; &#160; Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Schiavi di un dio minore</em> è il titolo del saggio scritto da Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7579" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="cover-schiavi-220x345" width="220" height="344" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 220w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/cover.SCHIAVI-220x345-192x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 192w" sizes="(max-width: 220px) 100vw, 220px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="content">
<p class="p2">Gli schiavi di un dio minore vivono tra noi, anche se non li vediamo. Ne rimangono tracce sui giornali: il trafiletto su un bracciante morto di stenti in un campo di raccolta, l’editoriale sui magazzinieri che collassano a fine turno. Quelli che invece vivono lontani sono ridotti a numeri, statistiche: il tasso di suicidi nelle aziende asiatiche dove si producono a poco prezzo i nostri nuovi device, la paga oraria delle operaie cinesi o bengalesi che rendono così economici i nostri vestiti. D’altra parte si sa, l’abbattimento dei prezzi, senza intaccare i guadagni, si ottiene sacrificando i diritti e a volte la vita dei lavoratori, a Dacca come a Shenzhen o ad Andria.</p>
<p class="p2">Ma non si tratta solo di delocalizzare o impiegare manodopera immigrata. Dove manca il padrone, c’è lo schiavismo autoinflitto dei freelance, che sopravvivono al lordo delle tasse, senza ferie pagate, contributi, tempo libero. Indipendenti, sì, ma incatenati alle date di consegna e al giudizio insindacabile dei committenti, ai loro tempi biblici di pagamento.</p>
<p class="p3">Raccogliendo le storie, le  voci soffocate,  Giovanni Arduino e Loredana Lipperini smascherano gli inganni del nostro tempo, in cui la vita lavorativa si fa ogni giorno più flessibile, liquida, arresa: se la struttura legislativa del lavoro si smaterializza, tornare a parlare di corpi, a far parlare le persone, è un modo per non rassegnarsi e resistere.</p>
<p class="p3">
</div>
<p><strong><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em></strong> ha rivolto alcune domande a Giovanni Arduino. Ecco a voi le sue gentili risposte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">L&#8217;abbattimento del costo delle merci prevede la negazione di alcuni diritti fondamentali: può farci alcuni esempi?</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<div><span style="color: #000000;">Qui si parla della negazione di tutti i diritti, non di qualcuno a caso. L&#8217;abbattimento a oltranza del costo delle merci e della loro distribuzione trasforma i lavoratori in schiavi, senza nessuna distinzione possibile.</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;">Nel libro si parla di &#8220;schiavismo autoinflitto&#8221;. In cosa consiste?</span></div>
<div></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000000;"> </span></div>
<div>
<p><span style="color: #000000;">Si tratta soprattutto (ma non solo) di quello relativo ai lavori intellettuali, dove per raggiungere certi risultati e rispettare certe consegne molto strette si diventa di fatto schiavi di se stessi, imponendosi ritmi disumani.</span></p>
</div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Com&#8217;è possibile rimettere la &#8220;persona&#8221; al centro delle riflessioni sull&#8217;economia e sul mercato del lavoro?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Finché non si costituirà un senso di comunanza e condivisione tra i lavoratori, finché non finirà questa specie di &#8220;guerra tra poveri&#8221; dove si punta sempre il dito contro chi è messo un po&#8217; meglio di noi, temo che qualunque soluzione risulti impraticabile.</span></p>
</div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p><span class="im"><span style="color: #500050;"><span style="color: #000000;">Può anticipare ai nostri lettori un paio di storie e avete raccolto e commentarle?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Forse è meglio leggere direttamente il libro. Perché si tratta appunto non di un saggio sul lavoro, né io né Loredana avremmo avuto gli strumenti o l&#8217;autorevolezza per scriverne uno, ma di una raccolta di moltissime storie, dal magazziniere di Amazon all&#8217;operaia tessile di Dacca. La nostra è un&#8217;istantanea sulla situazione di oggi, che sembra peggiorare senza che una via d&#8217;uscita si profili all&#8217;orizzonte.</span></p>
</div>
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