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	<title>dipinto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il IV Stato: il manifesto del proletariato oggi ha nuovi colori</title>
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		<pubDate>Mon, 01 May 2017 11:42:25 +0000</pubDate>
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<p>Liu Xiaodong, classe 1963, è un artista calato nel suo tempo. Osserva la realtà, la commenta con la propria Arte, la analizza utilizzando la tecnica della comunicazione contemporanea: l&#8217;iconografia, quindi le immagini proposte dalla pittura, dai video, dalle fotografie.</p>
<p>Cosa è cambiato dagli inizi del &#8216;900 – quando viene esposto per la prima volta il capolavoro sul proletariato di Pellizza da Volpedo – ai giorni nostri?</p>
<p>A partire da questa riflessione Xiaodong racconta l&#8217;epopea di oggi: quella dei migranti, di coloro che sono stati costretti a lasciare i propri Paesi d&#8217;origine a causa di conflitti e carestie e che sono riusciti, troppo pochi purtroppo, a ricostruirsi faticosamente una vita in Italia, in Europa, nonostante le politiche discordanti e poco funzionali in tema di accoglienza per adulti e minori stranieri.</p>
<p>Ecco allora che l&#8217;artista cinese ha raccolto le storie e le testimonianze di alcuni di loro che vivono nel “ Bel Paese”, come ben documentato nell&#8217;articolo di <span style="color: #074d71;">STEFANO BUCCI</span> su «la Lettura» #279 : voci e volti di donne, di uomini, di bambini: Mariama dal Senegal, Abubacar dalla Guinea, Marie dalla Costa d&#8217;Avorio, Mamadama e la figlia Aminata. C&#8217;è chi potrebbe lavorare in una importante catena di abbigliamento di Milano, chi lavora come magazziniere e chi come mulettista, chi è ancora alla ricerca di un&#8217;occupazione, anche le donne che, intanto, si prendono cura di mariti e figli. Questi racconti di esistenze complicate provengono dai migranti, rifugiati e profughi accolti dal Centro di Via Sammartini, presso la stazione Centrale del capoluogo lombardo, inserito nella rete dello Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.</p>
<p>Pittore e docente all&#8217;Accademia di Belle Arti di Pechino, Liu Xiadong ha vissuto in prima persona il realismo socialista cinese, ma col tempo, la sua è diventata una riflessione sempre più critica nei confronti delle ideologie e delle politiche che riguardano la parte più debole della società, quella costituita dai poveri. Ecco, quindi, che il suo ultimo lavoro, parla proprio di quei migranti, di quelle esistenze, di quelle persone che ha conosciuto a Milano e in Toscana e che sono diventate le protagoniste del nuovo IV Stato, una sua personale rivisitazione del quadro di Pellizza, un&#8217;opera che si fa universale nel raccontare i cambiamenti, le paure, le difficoltà di un tessuto territoriale, mentale, culturale (oltre che, appunto, politico e sociale) che riguardano tutte e tutti. La mostra di Xaodong si intitola “Migranti – Migrations” ed è inserita in un progetto più ampio, “ Terra inquieta”, curato da Massimiliano Gioni, allestito presso la Triennale di Milano dal 28 aprile al 20 agosto.</p>
<p>75 artisti internazionali – Albania, Marocco, Turchia, Egitto, Libano, Bangladeh&#8230;- affrontano, con profondità, i temi della condizione kafkiana dei richiedenti asilo, dei viaggi della speranza che troppo spesso si trasformano in morte, di attaccamento alla vita nonostante tutto.</p>
<p>Il IV Stato originale è “il più grande manifesto del proletariato italiano tra Otto e Novecento”: cosa è cambiato da allora, dicevamo: oggi i protagonisti della Storia sono africani, siriani, ucraini, cinesi. Sono poveri, sono vittime di razzismo e diffidenze, sono quelli che accettano di svolgere mansioni lavorative che spesso gli italiani non vogliono più compiere, sono coloro che curano i nostri anziani perchè noi non abbiamo più tempo o più pazienza. Non sono “ospiti in casa nostra”, come qualcuno vorrebbe far credere, sono parte della comunità umana che dovrebbe avere porte, menti e cuori aperti.</p>
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		<title>Un sacerdote coraggioso divide la pittura, promuove l’unità﻿﻿﻿﻿</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2016 07:51:35 +0000</pubDate>
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<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7442" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-658" width="704" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 704w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/untitled-658-300x273.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 704px) 100vw, 704px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Negli ultimi anni, alcune persone e alcuni gruppi all’interno e all’esterno dall’Iran hanno sollevato il tema dei diritti umani, della giustizia, della cultura dell’inclusione nel Paese. Anche se a questo coro si stanno unendo sempre più voci, è ancora raro vedere un sostegno espresso dalla classe ecclesiastica dell’Iran. Pertanto, quando un membro del clero dell’Iran parla a sostegno dei diritti dei cittadini e delle minoranze, ciò infonde speranza in moltissimi cuori.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Detto questo, l’ayatollah Abdol-Hamid Masoumi-Tehrani, un sacerdote di alto rango in Iran, che è anche calligrafo e artista, si distingue per il suo impegno pubblico verso l’unità. I suoi contributi all’armonia sociale in Iran hanno attirato l’attenzione e il consenso da molte parti del mondo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Recentemente l’ayatollah Tehrani ha dipinto una nuova opera che ha diviso in otto parti corrispondenti a otto gruppi religiosi del Paese. Ha dedicato queste parti del dipinto agli zoroastriani, agli ebrei, ai cristiani, ai mandei, agli iarsaniani, ai baha’i e ai musulmani sunniti e sciiti, considerandoli tutti «aspetti essenziali della cultura nazionale dell’Iran e serbatoi spirituali e religiosi dell’intera regione».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">«La nostra identità nazionale sarebbe incompleta senza ciascuno di loro», scrive in una dichiarazione sul suo sito Web.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Le parti della sua pittura simboleggiano la frammentazione delle varie popolazioni che compongono la cittadinanza dell’Iran, una frammentazione che egli attribuisce al fanatismo religioso e a pretese di accesso privilegiato alla verità.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Spiegando il simbolismo delle divisioni del suo quadro, egli afferma: «Come il corpo politico della società umana soffre a causa di estraniamenti e separazioni, allo stesso modo ogni sezione di quest’opera sarebbe incompleta se non fosse accompagnata dalle altre sezioni. Questo pezzo è completo solo quando si mettono assieme tutte le parti».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">In passato, l’ayatollah Tehrani ha fatto altri gesti di riconciliazione e di fraternità verso le minoranze religiose. Nell’aprile 2014, ad esempio, ha donato ai baha’i del mondo una riproduzione calligrafica di un versetto sacro tratto dagli scritti baha’i. Il suo gesto ha riconosciuto la persecuzione contro la minoranza religiosa più grande dell’Iran e nello stesso tempo ha auspicato che ai baha’i dell’Iran sia riconosciuto un legittimo posto accanto ai loro concittadini, nel lavoro per la prosperità e la felicità del Paese.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">I coraggiosi gesti di questo membro del clero iraniano hanno colpito molte persone dentro e fuori i confini del Paese e hanno ispirato alcuni suoi colleghi di altre confessioni musulmane, nonché di altre religioni del mondo, a offrire il proprio sostegno alle sue azioni per la pacifica convivenza religiosa.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Con questo ultimo gesto, l’ayatollah Tehrani coglie il desiderio di molti dei suoi concittadini che auspicano «un futuro in cui questa terra non appartenga solo a una certa religione, classe, etnia, o ideologia, ma appartenga a tutti gli iraniani, senza alcuna discriminazione».</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span lang="it-IT">Articolo originale in inglese: <a href="http://news.bahai.org/story/1135?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://news.bahai.org/story/1135?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> </span></p>
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