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	<title>#dirittiumani Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Bibi il disumano</title>
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		<pubDate>Wed, 28 May 2025 09:19:11 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>(da ispionline.it)</p>



<p>Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Ma dopo 20mila bambini uccisi a Gaza il vero crudele e l’anti-storico è il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ispionline.it/wp-content/uploads/2025/05/bibi_netanyahu-2048x1367-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>“Da un punto di vista pratico e diplomatico non dobbiamo arrivare a una situazione di carestia”, diceva Bibi Netanyahu, rivolgendosi soprattutto agli orribili alleati di governo, dai quali dipende la sua sopravvivenza politica. Non perché&nbsp;<strong>oltre due milioni di palestinesi sono da 80 giorni senza cibo, acqua e medicinali</strong>; non perché ciò che sta accadendo a Gaza è un sempre più evidente crimine di guerra. No. È per convenienza e astuzia.</p>



<p>Bezalel Smotrich, uno di quegli alleati imbarazzanti, qualche tempo fa aveva sostenuto che “dovranno passare sul mio cadavere prima che un granello di aiuti entri a Gaza”. Per rassicurarlo, Netanyahu aveva aggiunto che sarebbero stati&nbsp;<strong>solo 5 (per due milioni di affamati) i camion autorizzati a entrare nella striscia</strong>. Ma soprattutto che l’operazione militare sarebbe continuata fino a che Israele non avrà occupato tutta Gaza: quello che il resto del mondo chiama pulizia etnica.</p>



<p>Poiché “i nostri più grandi amici nel mondo” insistevano, con magnanimità Bibi&nbsp;<strong>ha aumentato a cento (sempre per due milioni di affamati) i camion</strong>&nbsp;di viveri. Ma l’offensiva militare non si ferma. Il massacro continua, anche con&nbsp;<strong>le armi che gli amici non hanno mai smesso di vendere&nbsp;</strong>allo stato ebraico con agevolazioni fiscali, qualsiasi uso ne facesse: fra gli europei si distinguono Germania e Italia.</p>



<p><strong>“Israele è sulla strada per diventare uno stato paria”</strong>, denuncia Yair Golan, ex generale pluridecorato e leader del nuovo partito d’opposizione, I Democratici. È già uno stato paria. Forse non lo è per i leader e i governi europei che sentono sulle spalle il peso della storia; ma non per&nbsp;<strong>l’opinione pubblica inorridita da ciò che accade a Gaza</strong>. Soprattutto per le generazioni più giovani che non giudicano Israele per il passato del popolo ebraico – del quale non si sentono responsabili – ma per quello che vedono oggi in tv e sui social. Definirli antisemiti significa fare un uso politico improprio di una grande tragedia passata, per sfuggire a responsabilità contemporanee.</p>



<p><strong>La Germania</strong>, chiunque la governasse – democristiani o socialdemocratici – ha sempre avuto una posizione molto ferma: chi critica Israele o si dichiara anti-sionista è considerato antisemita, e dunque commette un reato. Questo fare i conti con la propria storia, anche in modo esagerato, era generalmente condiviso. Oggi, invece, c’è chi sostiene che “quando c’è un genocidio i tedeschi sono sempre dalla parte del carnefice”: prima gli herero dell’Africa meridionale, in quella che oggi è la Namibia, trent’anni più tardi gli ebrei europei, oggi i palestinesi.</p>



<p><strong>Il comune sentire sta cambiando e non è antisemitismo</strong>. Sebbene sia in queste occasioni che quello vero ne approfitta per manifestarsi. Ma è sempre più insostenibile il doppio standard che i governi Occidentali usano da tre anni con la Russia di Putin dopo l’aggressione all’Ucraina; e l’Israele di Netanyahu e del suo governo di suprematisti a Gaza e Cisgiordania. Vengono i brividi pensare che possa esistere anche un suprematismo ebraico: del popolo che è stato vittima del più sanguinario dei suprematismi.</p>



<p>Perché viene comprensibilmente ribadito che Israele ha diritto di difendersi dai suoi aggressori, mentre viene negato ai palestinesi il diritto di ribellarsi a un’occupazione che dura da 58 anni, e che diventa sempre più violenta?&nbsp;<strong>A Gaza l’occupazione israeliana non è mai finita</strong>, nemmeno nel 2005, dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche. È continuata in altri modi e con altri mezzi, trasformando la striscia in una gabbia.</p>



<p>L’orribile massacro del 7 ottobre non è che il prodotto perverso e sanguinoso di tutto questo.&nbsp;<strong>Se Hamas esiste è anche perché Israele non ne ha mai favorito un’alternativa politica</strong>: più cattivi erano i palestinesi meglio era per la narrativa del conflitto che imponevano.</p>



<p>Un paio di mesi fa, vicino a Ramallah, i militari hanno ucciso un quattordicenne.&nbsp;<strong>È stato raggiunto da 11 colpi perché aveva lanciato un sasso</strong>. Era un terrorista, è stato spiegato. Netanyahu ha definito disumani e fuori dalla storia quei leader occidentali che finalmente hanno minacciato sanzioni. Chi dunque è il vero crudele e l’anti-storico: il mondo inorridito per quanto accade o lui, con il suo irriconoscibile Israele?</p>
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		<title>RAI per la sostenibilità: vi andrebbe di ascoltarci?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 May 2025 11:01:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo molto lieti di condividere l&#8217;intervista sulla nostra realtà realizzata da Vittoria De Matteis per la RAI (RAI per la sostenibilità). Ringraziamo molto Vittoria De Matteis per l&#8217;attenzione &#8211; e il premio &#8211; che&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/terre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="225" height="225" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/terre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18019" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/terre.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/terre-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/05/terre-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p></p>



<p>Siamo molto lieti di condividere l&#8217;intervista sulla nostra realtà realizzata da Vittoria De Matteis per la RAI (RAI per la sostenibilità).</p>



<p>Ringraziamo molto Vittoria De Matteis per l&#8217;attenzione &#8211; e il premio &#8211; che ha voluto dedicare ad Associazione Per i Diritti umani; siamo piccoli, non abbiamo alcun tipo di finanziamento, ma pare che l&#8217;interesse per i nostri argomenti, le nostre iniziative e il nostro impegno sia sempre maggiore! E noi promettiamo di continuare così, dal basso, per dare voce a chi non ne ha</p>



<p>La presentazione parla di borghi e villaggi, ma dopo pochissimi minuti, parte il nostro intervento. Vi va di ascoltarci? </p>



<p>Grazie e alla prossima!</p>



<p>Cliccare sul seguente link per l&#8217;ascolto: </p>



<p><a href="https://www.raiplaysound.it/player/audio/2024/11/Terre-Sostenibili-S4E05-Ecologia-della-mente-7917dca8-f910-4d12-9af3-f39534960c8e.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.raiplaysound.it/player/audio/2024/11/Terre-Sostenibili-S4E05-Ecologia-della-mente-7917dca8-f910-4d12-9af3-f39534960c8e.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Finalmente abolita della pena di morte nello Zimbabwe!</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 10:05:51 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="455" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17913" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 455w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/02/zimbabwe-death-penalty-300x237.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 455px) 100vw, 455px" /></a></figure></div>



<p><br>Il mese scorso lo Zimbabwe ha finalmente approvato la legge per l&#8217;abolizione pena di morte.<br>L&#8217;ultima esecuzione risale al 2005.<br>L&#8217;attuale presidente Emmerson Mnangagwa ha già convertito diverse condanne in ergastolo, avendo rischiato egli stesso l&#8217;esecuzione durante la guerra d&#8217;indipendenza, negli anni &#8217;60.<br>Il presidente precedente, Robert Mugabe, prima della deposizione aveva intenzione di riprendere le esecuzioni. L&#8217;elezione di Mnangagwa è stata, quindi, importante per la decisione che ha portato all&#8217;abolizione della pena di morte.<br>La situazione in questa materia è migliorata se si pensa che oggi la pena di morte è legale in una decina di Stati africani e in circa 50 Stati nel mondo: vent’anni fa, erano 76.<br>L’ultima nazione africana ad aver abolito la pena di morte era stato lo Zambia, e prima di questo: Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Ciad e Burkina Faso.<br>La pena capitale è ancora presente in più di una dozzina di Paesi africani e Somalia ed Egitto hanno registrato rispettivamente 38 e 8 esecuzioni, a conferma del divario tra le diverse aree del<br>continente.<br>Lo Zimbabwe rimane uno dei Paesi su poveri al mondo, ma si tratta comunque di un passo in<br>avanti nella protezione dei diritti umani.<br>Il Congo, purtroppo, si muove in direzione opposta: la revoca alle esecuzioni dopo 20 anni.<br>L&#8217;Africa non è l&#8217;unico continente che prevede ancora la pena di morte; gli USA applicano la pena di<br>morte in 21 Stati e recentemente Trump ha firmato addirittura un ordine per rilanciare l&#8217;uso la pena di morte federale.<br>Questo è l&#8217;Occidente che vuole dare lezioni di civiltà.</p>
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		<title>INCLUSIONE SOCIALE PER I DIRITTI UMANI: per contrastare i pregiudizi sulla salute mentale</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 11:11:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti Umani è lieta di invitarvi all&#8217;evento: INCLUSIONE SOCIALE PER I DIRITTI UMANI: per contrastare i pregiudizi sulla salute mentale sabato 1 febbraio , dalle ore 15 Villa Scheibler, Via Felice&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>



<p></p>



<p><a href="https://www.linkedin.com/company/associazione-per-i-diritti-umani/?lipi=urn%3Ali%3Apage%3Ad_flagship3_detail_base%3B8Ut4ZoYRR2aPmvX%2BvWqhUw%3D%3D&utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Per i Diritti Umani</a> è lieta di invitarvi all&#8217;evento:<br><br>INCLUSIONE SOCIALE PER I DIRITTI UMANI: per contrastare i pregiudizi sulla salute mentale<br><br>sabato 1 febbraio , dalle ore 15<br><br>Villa Scheibler, Via Felice Orsini, 21 &#8211; Milano<br><br>con l&#8217;associazione AMICI della MENTE che ringraziamo !<br><br>IL tema di cui si occuperà Associazione Per i diritti umani nel 2025 sarà proprio quello del benessere mentale.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/1-feb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/1-feb-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17835" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/1-feb-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/1-feb-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/1-feb-768x1086.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/1-feb-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/12/1-feb.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1131w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Ci saranno anche alcune testimonianze interessanti delle persone che partecipano alla Bottega della mente.</p>



<p>Segnate per favore la data e partecipate numerose/i.</p>



<p>Vi aspettiamo. </p>
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		<title>Estzer Koranyi dei Combattenti per la Pace: &#8220;se non ti attivi per la pace, ti sei già rassegnato alla guerra&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Nov 2024 08:26:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.com) Emozionante e partecipatissimo il debutto milanese del tour italiano delle co-direttrici di Combattenti per la pace, la sera di venerdì 15 novembre nel co-housing&#160;Base Gaia&#160;e la mattina di sabato 16 alla&#160;Casa delle&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="820" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17784" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 820w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2-300x206.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-2-768x527.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>(da pressenza.com) </p>



<p></p>



<p>Emozionante e partecipatissimo il debutto milanese del tour italiano delle co-direttrici di Combattenti per la pace, la sera di venerdì 15 novembre nel co-housing&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/basegaia?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Base Gaia</a>&nbsp;e la mattina di sabato 16 alla&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/CasaDelleDonnediMilano?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casa delle Donne</a>. Per un problema di voli è presente solo l’israeliana&nbsp;<strong>Estzer Koranyi</strong>, mentre la palestinese&nbsp;<strong>Rana Salman</strong>&nbsp;arriverà nel pomeriggio di sabato, in tempo per partecipare all’evento di Torino. La possiamo comunque conoscere attraverso il video che viene mostrato durante la serata.</p>



<p>L’accogliente sala di&nbsp;<strong>Base Gaia</strong>&nbsp;è già piena alle 21 (i milanesi sono diventati puntuali, o è stato questo incontro eccezionale a cambiare le loro abitudini?), tanto che diventa necessario spostare una parete mobile per fare spazio a tutta la gente assiepata in piedi all’ingresso.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NakAnD6q96JgtAfyDl1tsfs_uWRe0Gg_VgD5rQkPeLS43sRoTLwVj_4IQrEGClw_JPBxy7P4yZLOrJ4Bx5OyP6_tk87jQethcsNAH8dZBV10H-hQPeng8_Ep_WQc0UdiwlP5Q=s0-d-e1-ft#https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2024/11/pubblico-Base-Gaia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_NbaQrWRqdlB5gBd8lnhMCYRs-JguBwSI1YgD-dEuR2Kv3BZOLOFQJi8Sd3mBtsTZzgGrW5fs_w_BNNDkjMsDSRWzhahlLjJ6PkvTNbgksPn_8QWS85OxXVpgQA84zq3Iw=s0-d-e1-ft#https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2024/11/Ester-Base-Gaia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p><em>Foto di Matilde Mirabella</em></p>



<p><strong>Cristina Santoro</strong>&nbsp;introduce inquadrando l’evento nell’ambito della&nbsp;<strong>Terza Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza</strong>, che la settimana prossima arriverà in Italia con moltissimi eventi per denunciare la situazione sempre più pericolosa e sensibilizzare sulla nonviolenza come unica via d’uscita. &nbsp;<strong>Olivier Turquet</strong>&nbsp;della&nbsp;<strong>Multimage</strong>, la casa editrice che ha pubblicato il libro&nbsp;<strong><a href="https://multimage.org/libri/combattenti-per-la-pace/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Combattenti per la pace</a></strong>, racconta com’è nata l’idea di dare una risposta diversa all’orrore, alla voglia di vendetta e allo sgomento seguiti al massacro del 7 ottobre, prima con due interviste ai co-fondatori dell’organizzazione Chen Alon e Sulaiman Khatib, poi alle due giovani co-direttrici e in seguito con un libro che rendesse visibile e duratura questa esperienza straordinaria e poco conosciuta. Fondamentale in questo senso è stato lo stimolo di&nbsp;<strong>Ilaria Olimpico,&nbsp;</strong>italiana sposata con un obiettore di coscienza israeliano, che si trovava a Tel Aviv proprio nei giorni successivi al 7 ottobre.&nbsp;<strong>Daniela Bezzi,&nbsp;</strong>infaticabile curatrice del libro, confessa che prima di intraprendere l’immane impresa di sbobinare, trascrivere e tradurre le interviste non sapeva nulla dei Combattenti per la Pace. Poi si è commossa e coinvolta ascoltando la storia dei primi incontri clandestini, “patrocinati” da Luisa Morgantini, tra ex militari israeliani ed ex freedom fighters e prigionieri palestinesi, da cui è poi nato il gruppo.</p>



<p>Viene quindi mostrato un emozionante video che ricostruisce con immagini e testimonianze gli inizi di questa straordinaria avventura, rivelando la paura, la diffidenza, la speranza e la consapevolezza di dover partire dalla condivisione delle proprie esperienze personali per poi arrivare al dialogo e alla riconciliazione. Dall’iniziale composizione maschile e “militare” il movimento si è poi ampliato, arrivando a includere molte donne e giovani estranei a quell’esperienza. Lo testimoniano le immagini di una recente manifestazione per l’accesso all’acqua in una tormentata zona della Cisgiordania: abituati come siamo all’orrore delle macerie di case, scuole e ospedali distrutti a Gaza dai bombardamenti israeliani, fa impressione vedere palestinesi e israeliani, soprattutto donne, ma anche giovani e bambini, manifestare insieme in un’atmosfera combattiva e gioiosa, con musica, striscioni colorati e tamburi, o preparare cartelli dipingendoli con cura amorevole. Immagini di vita contrapposte alla morte e alla distruzione, unite alla forza di chi afferma che lottare insieme per la fine della guerra e dell’occupazione è l’unica strada, nonostante le difficoltà e le sfide e trasmette una fiducia incrollabile nel futuro.</p>



<p>Arriva quindi il momento centrale della serata, il racconto di&nbsp;<strong>Estzer&nbsp;</strong>sulla sua esperienza personale, che l’ha portata dalla relativa ignoranza in cui viveva in Ungheria, dove è nata in una famiglia sopravvissuta all’Olocausto, fino all’impegno attuale. E’ un racconto sincero, a volte disarmante: non nasconde che all’inizio Israele era una realtà lontana (“per fortuna c’è un posto sicuro per gli ebrei”), nonostante ci fossero rapporti con amici e parenti stabilitisi là e racconta la varie tappe di questo processo. Un primo viaggio nel 1995, a undici anni, le lascia un’impressione molto favorevole dei kibbutz e di Gerusalemme. Finito il liceo, nel 2002, il progetto di recarsi in un kibbutz viene fermato dai genitori, spaventati dai pericoli legati all’Intifada e si trasforma in un soggiorno a Verona l’anno seguente, per il Servizio Volontario Europeo. Qui si ritrova in mezzo alle manifestazioni contro la guerra in Iraq, con le bandiere della pace appese a ogni finestra e comincia a interessarsi ai temi della pace e delle guerre. Un interesse acuito da un successivo scambio grazie a un Erasmus a Napoli, dove la sua coinquilina Valentina le parla dell’occupazione israeliana delle terre palestinesi e la invita a Hebron, una visita che le fa toccare con mano la dura realtà dei check point e del muro. Nel 2014, in concomitanza con una delle tante guerre a Gaza,&nbsp; Estzer si trova in un kibbutz nel deserto e decide di prendere la cittadinanza israeliana per poter restare là. Si stabilisce poi a Gerusalemme, dove conosce il suo futuro marito e decide di rimanervi con un’idea chiara: impegnarsi perché i diritti, quasi privilegi, di cui gode, siano estesi&nbsp; anche ai palestinesi. L’incontro con i fondatori di Combattenti per la pace e la possibilità di lavorare per l’organizzazione la portano a un impegno sempre maggiore, fino all’attuale posizione di co-direttrice.</p>



<p>Rispondendo alle domande di Daniela, Estzer ammette che la loro non è una condizione facile: sono una minoranza malvista dalle due parti, considerati traditori da molti israeliani e normalizzatori da tanti palestinesi, ma la coesione del gruppo dà loro la forza per sopportare la costante pressione e andare avanti. Dopo il 7 ottobre molte attività si sono concentrate sulla protezione delle famiglie di contadini e pastori palestinesi attaccate dalla violenza dei coloni e dell’esercito israeliano, con pratiche di interposizione nonviolenta ogni volta più rischiose. A maggio le annuali celebrazioni del 12 e del 15 (che commemorano la Giornata dei caduti israeliani e la Nakba palestinese), una scadenza fondamentale per onorare i morti di entrambe le parti e condividere il lutto, quest’anno si sono tenute online per ragioni di sicurezza, mentre in passato riunivano migliaia di persone in presenza, ma hanno comunque registrato una grande partecipazione. Il 1° luglio invece si è tenuta una convention in uno stadio di Tel Aviv con oltre 5.000 persone, per riaffermare la volontà di rinunciare alla vendetta e chiedere il cessate il fuoco e la fine dell’occupazione.</p>



<p>Oltre alle domande di Daniela, arrivano altre sollecitazioni dal pubblico e dalle risposte emerge un quadro variegato e confortante di tante organizzazioni nonviolente che collaborano e portano avanti le loro attività. Corsi di comunicazioni nonviolenta, aiuto ai giovani obiettori che si rifiutano di arruolarsi e per questo finiscono in carcere, stigmatizzati come traditori e tanto altro… Estzer trasmette forza interna, ottimismo e amore per l’umanità nonostante le difficili situazioni in cui si trova a operare e molti dei presenti la ringraziano per l’emozione suscitata dalle sue parole. Un ultimo, concreto suggerimento: il riconoscimento dello Stato palestinese da parte del Comune di Firenze (nei prossimi giorni ci sarà un incontro con i suoi rappresentanti) costituisce un esempio da imitare, dunque è fondamentale attivarsi per un gesto che può essere molto utile alla causa della pace in quella terra tormentata.</p>



<p>La mattina dopo alla&nbsp;<strong>Casa delle Donne</strong> l’esperienza si ripete: la comoda sala con tavolini distanziati tra loro viene ben presto trasformata in una fitta selva di sedie per far posto a tutte le persone (in stragrande maggioranza donne) arrivate ad ascoltare Eszter. L’introduzione di&nbsp;<strong>Vittoria Longoni&nbsp;</strong>e il breve intervento di&nbsp;<strong>Claudia Pinelli</strong>, che trasmette i saluti di&nbsp;<strong>Luisa Morgantini</strong>, presente il giorno prima al funerale di sua madre Licia, portano nuove emozioni, seguite dal racconto analogo a quello della sera prima sulla genesi del libro e dalla visione del filmato. Forse per l’ambito carico di energia femminile, la forza di Rana e il suo orgoglio quando racconta del crescente peso delle donne nel movimento risaltano ancora di più. A questo si aggiunge l’aneddoto raccontato da Eszter sull’iniziale difficoltà a far accettare quel cambiamento dagli uomini, fino al momento in cui lei stessa è stata costretta a gridare per ottenere che una giovane partecipante potesse intervenire. Le cose poi sono cambiate e il ruolo di co-direttrici affidato a lei e a Rana lo dimostra.</p>



<p>Il dialogo con il pubblico si fa serrato e stimolante e alla fine una consapevolezza accomuna tutta la sala: combattere in un altro modo, superando divisioni e polarizzazioni, è possibile. L’umanità non ha confini e il cambiamento deve partire da ognuno di noi.</p>
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		<title>ll diritto d’asilo. Report 2023. Liberi di scegliere se migrare o restare?</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 11:53:18 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="661" height="943" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17332" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 661w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/asilo-210x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 210w" sizes="(max-width: 661px) 100vw, 661px" /></a></figure>



<p>Con l’edizione del 2023 la Fondazione Migrantes arriva alla settima edizione del rapporto dedicato al mondo dei richiedenti asilo e dei rifugiati. Un lavoro scritto da un’equipe di autrici ed autori che si lasciano “toccare e interrogare” dalle sofferenze e dalle contraddizioni che le persone in fuga nel mondo raccontano o portano scritte nei loro volti e nei loro corpi. Anche quest’anno un simile sguardo è cruciale per leggere dati, norme, politiche e storie di un’Unione europea e un’Italia che non solo stanno erodendo il diritto d’asilo, ma stanno addirittura tentando di smantellarne i capisaldi.</p>



<p>In questo quadro di pesanti violazioni dei diritti umani e delle convenzioni internazionali, ogni strumento sembra valido per perseguire lo scopo di escludere e per contrarre lo spazio della protezione internazionale e dei diritti di richiedenti asilo e rifugiati: dagli accordi tra Paesi a prassi discutibili, sia nella gestione alle frontiere che fuori dalle questure, che nell’accesso ad accoglienze sempre più precarie e prive di servizi essenziali, quali l’orientamento legale, il supporto psicologico e la mediazione linguistica. E tutto ciò avviene in un quadro in cui le guerre e altre crisi hanno portato il numero delle persone in fuga nel mondo al più elevato livello di sempre – oltre i 110 milioni di persone in fuga nel mondo – benché siano sempre pochi in proporzione i migranti che cercano ottengono protezione in Europa e in Italia.</p>



<p>Non rinuncia questo volume a proporre in ogni settore – dall’ambito più legale a quello più sociale ed etico – possibili modalità per uscire dall’impasse, prendendo ancora una volta spunto dalle parole di papa Francesco proposte per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (GMMR) del 2023 Liberi di scegliere se migrare o restare: parole che rappresentano l’orizzonte di senso in cui si riuscirebbero a risolvere molte delle questioni poste dall’attuale scenario, ma che necessitano con urgenza di azioni concrete per ridare dignità a chi è in fuga e cerca protezione che al momento – anziché essere libero di pensare se migrare o restare – si trova sempre più spesso “intrappolato” e “trattenuto”.</p>



<p>L’augurio è che questo volume possa anche quest’anno aiutare a costruire un sapere fondato rispetto a chi è in fuga, a chi arriva a chiedere protezione nel nostro continente e nel nostro Paese, che ci aiuti a restare o ritornare “umani”, capaci di costruire finalmente quelle azioni concrete che ci facciano togliere il punto interrogativo che abbiamo inserito nel sottotitolo – liberi di pensare se migrare o restare?</p>



<p><strong>DOWNLOAD</strong><br>•&nbsp;<a href="https://www.migrantes.it/wp-content/uploads/sites/50/2023/12/Sintesi-DD2023.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sintesi Report Diritto d&#8217;Asilo 2023</a></p>
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		<title>Ultima ora: Patrick Zaki è libero</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 16:11:12 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/zak-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="380" height="208" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/zak-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17057" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/zak-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 380w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/zak-1-300x164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 380px) 100vw, 380px" /></a></figure></div>



<p>A poche ore dalla condanna, <a href="https://www.facebook.com/hashtag/patrickzaki?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZVR2xQBYxxsipXKn6QlhmgYafsN0bhAVeqpZVwgpWAJMrBM0wDEJMtrDDVvT6kNMhoNKPQEYhGiYKUyRm68HWzQjMrkmvyKk7zacLnyzgOVpn-1UBZ2NsrCIzqFXRw-IwcsP7DCRGV9zz0TcQYy6ucBR2DVKcdtv-_3uwRJmLHkzA&amp;__tn__=*NK-R&utm_source=rss&utm_medium=rss">#PatrickZaki</a> ha ricevuto la grazia da Al Sisi. Felicissimo per lui, ma è facile intuirne i motivi reali, gli “scambi” tra Italia ed Egitto, sempre le convenienze reciproche…Meloni e Al Sisi staranno gongolando. Ma almeno <a href="https://www.facebook.com/hashtag/patrick?__eep__=6&amp;__cft__[0]=AZVR2xQBYxxsipXKn6QlhmgYafsN0bhAVeqpZVwgpWAJMrBM0wDEJMtrDDVvT6kNMhoNKPQEYhGiYKUyRm68HWzQjMrkmvyKk7zacLnyzgOVpn-1UBZ2NsrCIzqFXRw-IwcsP7DCRGV9zz0TcQYy6ucBR2DVKcdtv-_3uwRJmLHkzA&amp;__tn__=*NK-R&utm_source=rss&utm_medium=rss">#Patrick</a> é libero !!!</p>
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		<title>Cittadinanza onoraria di Roma a Julian Assange</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jul 2023 09:45:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Appello a tutti i consiglieri comunali e al sindaco Gualtieri in difesa della libertà dell’informazione e per la democrazia. QUESTA settimana sarà decisiva per la campagna lanciata e sostenuta  da centinaia di associazioni, gruppi,&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="598" height="320" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17050" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 598w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/07/ass-300x161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Appello a tutti i consiglieri comunali e al sindaco Gualtieri in difesa della libertà dell’informazione e per la democrazia.</p>



<p></p>



<p>QUESTA settimana sarà decisiva per la campagna lanciata e sostenuta  da centinaia di associazioni, gruppi, organizzazioni politiche, sindacali e giornali e case editrici che chiedono un gesto non solo per Julian Assange ma in  difesa della libertà d’informazione.<br>Rilanciamo l&#8217;appello a tutti i consiglieri del Comune di Roma e al sindaco Roberto Gualtieri perché siano parte attiva di questa battaglia per i diritti e la libertà di tutti e che venga approvata la mozione che conceda la cittadinanza onoraria a Julian Assange <br><img alt="&#x1f5e3;" src="https://fonts.gstatic.com/s/e/notoemoji/15.0/1f5e3_fe0f/72.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">RETE #NOBAVAGLIO &#8211; LIBERI DI ESSERE INFORMATI, di cui Associazione Per i Diritti umani fa parte.</p>



<p>Da tempo molte associazioni &#8211; Free Assange Italia, Italiani per Assange, La mia voce per Assange, Fnsi,  Amnesty Italia, Articolo 21, Usigrai, Odg, Anpi, Rete NoBavaglio &#8211; si sono mobilitate perché si metta fine alla persecuzione e sia liberato Julian Assange: &#8220;Fare informazione e il giornalismo non sono un reato&#8221;.<br>Oggi rilanciamo la richiesta, già rivolta in altre città,  ai sindaci dei comuni d&#8217;Italia perché venga conferita la cittadinanza onoraria a Julian Assange: un gesto di umanità ma anche un segnale forte in difesa della libertà d’informazione, che, per chi come noi ne ha fatto il centro della sua azione, rappresenta un pilastro della democrazia, tanto più importante in un periodo di guerra e di tensioni internazionali come quello che il mondo sta attraversando.<br>Julian Assange, fondatore di Wikileaks, dal 2019 è detenuto nel carcere britannico di Belmarsh, in attesa di estradizione negli USA, dove rischia fino a oltre 150 anni di carcere, accusato di aver divulgato informazioni sensibili per la sicurezza nazionale, senza che sia mai stato dimostrato che tali informazioni abbiamo messo in pericolo delle vite umane.<br>Eppure il numero e l’autorevolezza delle istituzioni e degli organismi internazionali e delle figure che hanno preso posizione per la sua liberazione non dovrebbero lasciare adito a dubbi. Dopo averlo visitato in prigione nel 2019 l’inviato dell’ONU Nils Melzer ha dichiarato che Assange mostrava “tutti i sintomi tipici di una prolungata esposizione a tortura psicologica” e si è detto contrario all’estradizione, mentre l’anno scorso Michelle Bachelet, Alta commissaria ONU per i Diritti Umani, incontrando la moglie e i legali, ha espresso preoccupazione per l’impatto di questa vicenda sulla libertà d’informazione.<br>Anche la Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović, all’interno di una lettera inviata al Ministro degli Interni del Regno Unito, Priti Patel, ha osservato “consentire l’estradizione di Assange su questa base avrebbe un effetto raggelante sulla libertà dei media e, in ultima analisi, potrebbe ostacolare la stampa nello svolgimento del suo compito di fornitore di informazioni e di guardia pubblica nelle società democratiche”. Agnés Callamard, segretaria generale di Amnesty International ha chiesto al Regno Unito di annullare l’estradizione e agli USA di far cadere le accuse, così che Assange possa essere liberato. Il premio Nobel per la pace Adolfo Maria Perez Esquivel ha parlato di “politica repressiva, che viola il diritto alla libertà di stampa, puntano a controllare i mezzi di comunicazione”.<br>L&#8217;Ordine nazionale dei giornalisti e 19 sindacati dei giornalisti europei, tra cui la FNSI italiana, hanno accolto Assange tra i propri iscritti. Ma pare che quest’ondata di appelli a suo favore e di solidarietà internazionale senza precedenti non sia sufficiente a smuovere la politica.  Per queste ragioni rivolgiamo questo appello, oltreché al sindaco di Roma, ai sindaci di tutti i comuni d&#8217;Italia auspicando che sia compiuto un atto formale per concedere la cittadinanza onoraria a Julian Assange.    </p>



<p>La campagna è stata presentata dai promotori giovedì 11 maggio 2023 presso la Casa della Memoria e della Storia<br>Video<a href="https://fb.watch/kBEIOE--yJ/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://fb.watch/kBEIOE&#8211;yJ/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>(Le adesioni di associazioni, comitati, organizzazioni, gruppi e reti di cittadini, sindacati, testate giornalistiche e case editrici sono in aggiornamento. Per aderire si può inviare una mail a <a href="mailto:freeassange.retenobavaglio@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freeassange.retenobavaglio@gmail.com</a>)</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Discorso integrale di Mattarella</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2023 11:33:08 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="656" height="492" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16793" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 656w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/01/matt-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani ringrazia di cuore il Presidente Sergio Mattarella. </p>



<p>&#8220;Un anno addietro, rivolgendomi a voi in questa occasione, definivo i sette anni precedenti come impegnativi e complessi. Lo è stato anche l’anno trascorso, così denso di eventi politici e istituzionali di rilievo. L’elezione del Presidente della Repubblica, con la scelta del Parlamento e dei delegati delle Regioni che, in modo per me inatteso, mi impegna per un secondo mandato. Lo scioglimento anticipato delle Camere e le elezioni politiche, tenutesi, per la prima volta, in autunno. Il chiaro risultato elettorale ha consentito la veloce nascita del nuovo governo, guidato, per la prima volta, da una donna. È questa una novità di grande significato sociale e culturale, che era da tempo matura nel nostro Paese, oggi divenuta realtà.</p>



<p>Nell’arco di pochi anni si sono alternate al governo pressoché tutte le forze politiche presenti in Parlamento, in diverse coalizioni parlamentari. Quanto avvenuto le ha poste, tutte, in tempi diversi, di fronte alla necessità di misurarsi con le difficoltà del governare. Riconoscere la complessità, esercitare la responsabilità delle scelte, confrontarsi con i limiti imposti da una realtà sempre più caratterizzata da fenomeni globali: dalla pandemia alla guerra, dalla crisi energetica a quella alimentare, dai cambiamenti climatici ai fenomeni migratori.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/0f9ea0a24fe36261c8deafabfcc2e6d3-0009_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>La concretezza della realtà ha così convocato ciascuno alla responsabilità. Sollecita tutti ad applicarsi all’urgenza di problemi che attendono risposte. La nostra democrazia si è dimostrata dunque, ancora una volta, una democrazia matura, compiuta, anche per questa esperienza, da tutti acquisita, di rappresentare e governare un grande Paese. È questa consapevolezza, nel rispetto della dialettica tra maggioranza e opposizione, che induce a una comune visione del nostro sistema democratico, al rispetto di regole che non possono essere disattese, del ruolo di ciascuno nella vita politica della Repubblica. Questo corrisponde allo spirito della Costituzione. Domani, primo gennaio, sarà il settantacinquesimo anniversario della sua entrata in vigore. La Costituzione resta la nostra bussola, il suo rispetto il nostro primario dovere; anche il mio.</p>



<p>Siamo in attesa di accogliere il nuovo anno ma anche in queste ore il pensiero non riesce a distogliersi dalla guerra che sta insanguinando il nostro Continente. Il 2022 è stato l’anno della folle guerra scatenata dalla Federazione russa. La risposta dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente è stata un pieno sostegno al Paese aggredito e al popolo ucraino, il quale con coraggio sta difendendo la propria libertà e i propri diritti. Se questo è stato l’anno della guerra, dobbiamo concentrare gli sforzi affinché il 2023 sia l’anno della fine delle ostilità, del silenzio delle armi, del fermarsi di questa disumana scia di sangue, di morti, di sofferenze.</p>



<p>La pace è parte fondativa dell’identità europea e, fin dall’inizio del conflitto, l’Europa cerca spiragli per raggiungerla nella giustizia e nella libertà. Alla pace esorta costantemente Papa Francesco, cui rivolgo, con grande affetto, un saluto riconoscente, esprimendogli il sentito cordoglio dell’Italia per la morte del Papa emerito Benedetto XVI. Si prova profonda tristezza per le tante vite umane perdute e perché, ogni giorno, vengono distrutte case, ospedali, scuole, teatri, trasformando città e paesi in un cumulo di rovine. Vengono bruciate, per armamenti, immani quantità di risorse finanziarie che, se destinate alla fame nel mondo, alla lotta alle malattie o alla povertà, sarebbero di sollievo per l’umanità. Di questi ulteriori gravi danni, la responsabilità ricade interamente su chi ha aggredito e non su chi si difende o su chi lo aiuta a difendersi. Pensiamoci: se l’aggressione avesse successo, altre la seguirebbero, con altre guerre, dai confini imprevedibili.</p>



<p>Non ci rassegniamo a questo presente. Il futuro non può essere questo. La speranza di pace è fondata anche sul rifiuto di una visione che fa tornare indietro la storia, di un oscurantismo fuori dal tempo e dalla ragione. Si basa soprattutto sulla forza della libertà. Sulla volontà di affermare la civiltà dei diritti. Qualcosa che è radicato nel cuore delle donne e degli uomini. Ancor più forte nelle nuove generazioni. Lo testimoniano le giovani dell’Iran, con il loro coraggio. Le donne afghane che lottano per la loro libertà. Quei ragazzi russi, che sfidano la repressione per dire il loro no alla guerra.</p>



<p>Gli ultimi anni sono stati duri. Ciò che abbiamo vissuto ha provocato o ha aggravato tensioni sociali, fratture, povertà. Dal Covid &#8211; purtroppo non ancora sconfitto definitivamente – abbiamo tratto insegnamenti da non dimenticare. Abbiamo compreso che la scienza, le istituzioni civili, la solidarietà concreta sono risorse preziose di una comunità, e tanto più sono efficaci quanto più sono capaci di integrarsi, di sostenersi a vicenda. Quanto più producono fiducia e responsabilità nelle persone. Occorre operare affinché quel presidio insostituibile di unità del Paese rappresentato dal Servizio sanitario nazionale si rafforzi, ponendo sempre più al centro la persona e i suoi bisogni concreti, nel territorio in cui vive.</p>



<p>So bene quanti italiani affrontano questi mesi con grandi preoccupazioni. L’inflazione, i costi dell’energia, le difficoltà di tante famiglie e imprese, l’aumento della povertà e del bisogno. La carenza di lavoro sottrae diritti e dignità: ancora troppo alto è il prezzo che paghiamo alla disoccupazione e alla precarietà. Allarma soprattutto la condizione di tanti ragazzi in difficoltà. La povertà minorile, dall’inizio della crisi globale del 2008 a oggi, è quadruplicata. Le differenze legate a fattori sociali, economici, organizzativi, sanitari tra i diversi territori del nostro Paese – tra Nord e Meridione, per le isole minori, per le zone interne &#8211; creano ingiustizie, feriscono il diritto all’uguaglianza.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://images2.gazzettaobjects.it/methode_image/2023/01/01/Altri_Mondi/Foto_Altri_Mondi/d2e7dc2abbf72fa7ddcd1d8728cf3ab5-0010_528x329.jpg?v=202301010826&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Ci guida ancora la Costituzione, laddove prescrive che la Repubblica deve rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ledono i diritti delle persone, la loro piena realizzazione. Senza distinzioni. La Repubblica siamo tutti noi. Insieme. Lo Stato nelle sue articolazioni, le Regioni, i Comuni, le Province. Le istituzioni, il Governo, il Parlamento. Le donne e gli uomini che lavorano nella pubblica amministrazione. I corpi intermedi, le associazioni. La vitalità del terzo settore, la generosità del volontariato. La Repubblica – la nostra Patria – è costituita dalle donne e dagli uomini che si impegnano per le loro famiglie. La Repubblica è nel senso civico di chi paga le imposte perché questo serve a far funzionare l’Italia e quindi al bene comune.</p>



<p>La Repubblica è nel sacrificio di chi, indossando una divisa, rischia per garantire la sicurezza di tutti. In Italia come in tante missioni internazionali. La Repubblica è nella fatica di chi lavora e nell’ansia di chi cerca il lavoro. Nell’impegno di chi studia. Nello spirito di solidarietà di chi si cura del prossimo. Nell’iniziativa di chi fa impresa e crea occupazione. Rimuovere gli ostacoli è un impegno da condividere, che richiede unità di intenti, coesione, forza morale. È grazie a tutto questo che l’Italia ha resistito e ha ottenuto risultati che inducono alla fiducia.</p>



<p>La nostra capacità di reagire alla crisi generata dalla pandemia è dimostrata dall’importante crescita economica che si è avuta nel 2021 e nel 2022. Le nostre imprese, a ogni livello, sono state in grado, appena possibile, di ripartire con slancio: hanno avuto la forza di reagire e, spesso, di rinnovarsi. Le esportazioni dei nostri prodotti hanno tenuto e sono anzi aumentate. L’Italia è tornata in brevissimo tempo a essere meta di migliaia di persone da ogni parte del mondo. La bellezza dei nostri luoghi e della nostra natura ha ripreso a esercitare una formidabile capacità attrattiva.</p>



<p>Dunque ci sono ragioni concrete che nutrono la nostra speranza ma è necessario uno sguardo d’orizzonte, una visione del futuro. Pensiamo alle nuove tecnologie, ai risultati straordinari della ricerca scientifica, della medicina, alle nuove frontiere dello spazio, alle esplorazioni sottomarine. Scenari impensabili fino a pochi anni fa e ora davanti a noi. Sfide globali, sempre. Perché è la modernità, con il suo continuo cambiamento, a essere globale. Ed è in questo scenario, per larghi verso inedito, che misuriamo il valore e l’attualità delle nostre scelte strategiche: l’Europa, la scelta occidentale, le nostre alleanze. La nostra primaria responsabilità nell’area che definiamo Mediterraneo allargato. Il nostro rapporto privilegiato con l’Africa. Dobbiamo stare dentro il nostro tempo, non in quello passato, con intelligenza e passione. Per farlo dobbiamo cambiare lo sguardo con cui interpretiamo la realtà.</p>



<p>Dobbiamo imparare a leggere il presente con gli occhi di domani. Pensare di rigettare il cambiamento, di rinunciare alla modernità non è soltanto un errore: è anche un’illusione. Il cambiamento va guidato, l’innovazione va interpretata per migliorare la nostra condizione di vita, ma non può essere rimossa. La sfida, piuttosto, è progettare il domani con coraggio. Mettere al sicuro il pianeta, e quindi il nostro futuro, il futuro dell’umanità, significa affrontare anzitutto con concretezza la questione della transizione energetica. L’energia è ciò che permette alle nostre società di vivere e progredire. Il complesso lavoro che occorre per passare dalle fonti tradizionali, inquinanti e dannose per salute e ambiente, alle energie rinnovabili, rappresenta la nuova frontiera dei nostri sistemi economici. Non è un caso se su questi temi, e in particolare per l’affermazione di una nuova cultura ecologista, registriamo la mobilitazione e la partecipazione da parte di tanti giovani.</p>



<p>L’altro cambiamento che stiamo vivendo, e di cui probabilmente fatichiamo tuttora a comprendere la portata, riguarda la trasformazione digitale. L’uso delle tecnologie digitali ha già modificato le nostre vite, le nostre abitudini e probabilmente i modi di pensare e vivere le relazioni interpersonali. Le nuove generazioni vivono già pienamente questa nuova dimensione. La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini.</p>



<p>Il terzo grande investimento sul futuro è quello sulla scuola, l’università, la ricerca scientifica. È lì che prepariamo i protagonisti del mondo di domani. Lì che formiamo le ragazze e i ragazzi che dovranno misurarsi con la complessità di quei fenomeni globali che richiederanno competenze adeguate, che oggi non sempre riusciamo a garantire. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza spinge l’Italia verso questi traguardi. Non possiamo permetterci di perdere questa occasione. Lo dobbiamo ai nostri giovani e al loro futuro.</p>



<p>Parlando dei giovani vorrei – per un momento — rivolgermi direttamente a loro: siamo tutti colpiti dalla tragedia dei tanti morti sulle strade. Troppi ragazzi perdono la vita di notte per incidenti d’auto, a causa della velocità, della leggerezza, del consumo di alcol o di stupefacenti. Quando guidate avete nelle vostre mani la vostra vita e quella degli altri. Non distruggetela per un momento di imprudenza. Non cancellate il vostro futuro. Care concittadine e cari concittadini, guardiamo al domani con uno sguardo nuovo. Guardiamo al domani con gli occhi dei giovani. Guardiamo i loro volti, raccogliamo le loro speranza. Facciamole nostre. Facciamo sì che il futuro delle giovani generazioni non sia soltanto quel che resta del presente ma sia il frutto di un esercizio di coscienza da parte nostra. Sfuggendo la pretesa di scegliere per loro, di condizionarne il percorso. La Repubblica vive della partecipazione di tutti. È questo il senso della libertà garantita dalla nostra democrazia. È anzitutto questa la ragione per cui abbiamo fiducia. Auguri!&#8221;</p>
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		<title>La mia storia è la tua storia</title>
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		<pubDate>Fri, 15 May 2020 08:16:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continuiamo a seguire i migranti e i loro racconti con un&#8217;altra testimonianza tratta dal progetto &#8220;La mia storia è la tua storia&#8221; di Jorida Dervishi che ringraziamo. La storia di Moner Nato in Marocco&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Continuiamo a seguire i migranti e i loro racconti con un&#8217;altra testimonianza tratta dal progetto &#8220;La mia storia è la tua storia&#8221; di Jorida Dervishi che ringraziamo. </p>



<p><strong>La storia di Moner</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="525" height="580" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14048" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 525w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/1-272x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 272w" sizes="(max-width: 525px) 100vw, 525px" /></figure>



<p>Nato in Marocco</p>



<p>Età 30 anni</p>



<p>Ho tirato fuori ancora i soldi; ma lui non accettò niente. Vai subito mi ha detto e buona fortuna.</p>



<p>Mi chiamo Moner Hazhi e vengo dal Marocco. Ho quasi 30 anni e sto per raccontare la mia lunghissima storia di vita.</p>



<p>Sono nato in una cittadina vicino a Marakesh, da sempre ho lavorato in agricoltura. Ogni giorno vedevo i miei paesani che tornavano dall’Italia diversi da prima, con i vestiti nuovi, le macchine belle…</p>



<p>Un giorno mi sono chiesto, perché non andare e vedere cosa succede? Almeno&#8230; potevo provarci. Così cambio la vita. Quando non ti trovi bene bisogna cercare qualcosa in più… Con questo pensiero sono partito all&#8217;inizio in Turchia con l&#8217;aereo, sono stato lì solo una settimana. Poi subito dopo in Grecia. Per 8 mesi terribili cercando di attraversare la frontiera e arrivare in Italia.</p>



<p>Non lavoravo, provavo la mia fortuna una volta nascondendomi sotto il camion, una volta sotto il pullman aspettando il momento giusto per scappare, sperando di rimanere vivo.</p>



<p>Non avevo una casa, nemmeno un posto dove dormire, i miei giorni li passavo in montagna. La mafia greca era molto cattiva. Loro ti rubavano ciò che portavi con te, ti picchiavano fino alla morte. I poliziotti se vedevano che eri uno straniero ti lasciavano per terra, se ne fregavano. Anche quando eri dento casa non eri al sicuro, se sentivi un rumore dovevi scappare…</p>



<p>La prima volta ho passato il confine sotto un camion, però mi hanno beccato e rimandato indietro. Un giorno ho visto vicino al bar un pullman che portava dei ragazzi in Italia. Io avevo sentito che i poliziotti greci non controllavano i pullman italiani quindi sarebbe stato più facile “imbarcarsi” sul quel pullman…quel giorno io e i miei amici eravamo lungo al mare, volevamo solo mangiare e riposare&#8230; ma non avevamo il tempo per questo. Qualche volta ci capitava di stare davanti al mare e guardare, almeno lì ci sentivamo tranquilli.</p>



<p>Il pullman stava per partire, allora abbiamo iniziato a pensare come e dove potevamo nasconderci. Nel motore , vicino all’ammortizzatore c&#8217;è un buco dove possono stare 3 persone, ma senza muoversi.</p>



<p>E così abbiamo fatto. Uno dopo l&#8217;altro ci siamo infilati nel buco.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="664" height="534" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14050" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 664w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/05/2-300x241.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 664px) 100vw, 664px" /></figure>
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