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	<title>diritto alla vita Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>diritto alla vita Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Cosa si è raggiunto nel primo Summit Umanitario Mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 May 2016 08:02:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giulia Carlini Il 23 e 24 maggio il mondo si è riunito a Istanbul per il primo Summit Umanitario Mondiale, promosso dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon. &#160; Il 2015 è&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">
<p align="LEFT">di Giulia Carlini</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
<p>Il 23 e 24 maggio il mondo si è riunito a Istanbul per il primo Summit Umanitario Mondiale, promosso dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban-Ki Moon.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6038" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6038 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="ban_ki_moon_inf" width="400" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/ban_ki_moon_inf-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></p>
<p>Il 2015 è stato un anno importante per gli impegni presi dalla politica internazionale attraverso numerose convenzioni quali l&#8217;agenda 2020 per lo sviluppo sostenibile, la COP21 e l&#8217;Accordo di Sendai.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di Ban-Ki Moon era trasformare queste promesse in progetti concreti da attuare negli anni a venire. Per questo motivo, attraverso la sua Agenda per l&#8217;Umanità, egli ha invitato i leader mondiali a concentrare i loro sforzi politici su 5 focus principali:</p>
<ol>
<li>prevenire e risolvere i conflitti</li>
<li>sostenere le norme del diritto umanitario internazionale a tutela dell&#8217;umanità</li>
<li>rendere i processi umanitari e di sviluppo il più inclusivi possibile</li>
<li>finalizzare le azioni umanitarie sul terminare il bisogno dell&#8217;aiuto</li>
<li>investire nelle competenze locali in situazioni di fragilità, calcolando i rischi e incentivando risultati collettivi.</li>
</ol>
<p>Il report del Segretario Generale ha quindi dato vita al primo Summit Umanitario Mondiale della storia, riscuotendo molto successo: 9000 i partecipanti provenienti da tutto il mondo, inclusi 55 capi di Stato e di Governo, centinaia di rappresentanti del settore privato e migliaia di persone dalla società civile e dalle ONG. Un vero e proprio tour de force umanitario composto da 7 tavole rotonde, 15 sessioni speciali, 132 eventi satellite, e due giorni di riunione plenaria.</p>
<p>Moltissime le iniziative, le alleanze, gli accordi e i progetti lanciati nel Summit per rispondere alla Call to Action del Segretario Generale. Grazie al suo carattere eccezionalmente aperto e multi-rappresentativo, il vertice è riuscito ad analizzare le sfide del nostro tempo sotto nuovi punti di vista, grazie alle differenti esperienze, risorse e capacità dei partecipanti.</p>
<p>Per quanto riguarda il primo punto dell&#8217;Agenda per l&#8217;Umanità, il dibattito si è concentrato sulle misure concrete di prevenzione ai conflitti da attuare già nei primi stadi delle crisi, e sulla creazione di una leadership politica in grado di risolvere pacificamente i conflitti tramite efficaci processi di mediazione a livello regionale ed internazionale in cui condividere le buone pratiche dei paesi usciti con successo dalle proprie crisi interne.</p>
<p>Il secondo focus è stato affrontato tramite l&#8217;avvio di misure concrete per il rispetto del diritto internazionale umanitario, con particolare risalto alla protezione delle donne dalle violenze sessuali e alla necessità di proteggere le strutture e il personale medico nelle zone di guerra.</p>
<p>Il discorso sull&#8217;inclusività dei processi umanitari ha visto invece protagonisti i migranti e gli sfollati interni, le donne, i giovani e i disabili, grazie a iniziative quali Education Cannot Wait – fondo per l&#8217;educazione nelle emergenze avviato con un impegno iniziale di 90 milioni di dollari – e la Carta per l&#8217;Inclusione delle Persone Disabili nell&#8217;Azione Umanitaria.</p>
<p>Si è riconosciuta la necessità di mettere al centro del processo decisionale le persone coinvolte dalle crisi, non più relegandole al ruolo di beneficiari, per riuscire a estirpare il bisogno di un intervento umanitario. Questo è stato il punto di partenza da cui lanciare numerose iniziative, come la Partnership di Preparazione Globale (che aiuterà i 20 paesi più vulnerabili a fronteggiare gli shock futuri entro il 2020), il Network delle Organizzazioni Regionali Umanitarie, l&#8217;Alleanza Globale per le Crisi Urbane e la Connecting Business Initiative (per unire le risorse e il know how del settore privato nelle situazioni di emergenza).</p>
<p>Infine, è stato sottolineato come ai bisogni umanitari si debba rispondere tramite un finanziamento adeguato e prevedibile. Per questo motivo i rappresentanti degli Stati Membri dell&#8217;ONU si sono impegnati per aumentare il Fondo Centrale di Risposta alle Emergenze fino a 1 miliardo di dollari, mentre i donatori e i partner umanitari hanno creato un Grande Patto con cui portare fino a 1 ulteriore miliardo di dollari i risparmi per l&#8217;azione umanitaria, da investire almeno al 25% direttamente negli attori umanitari locali e nazionali entro i prossimi cinque anni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un cortometraggio per il diritto alla vita, con amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2013 04:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si intitola Rumore bianco il bel cortometraggio scritto e diretto da Alessandro Porzio ed è stato premiato con la menzione speciale all&#8217;ultima edizione del Bif&#38;st, Bari International Film Festival. Un uomo e una donna&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/R.-BIANCO-locandina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/R.-BIANCO-locandina.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
intitola <i>Rumore bianco </i>il<br />
bel cortometraggio scritto e diretto da Alessandro Porzio ed è stato<br />
premiato con la menzione speciale all&#8217;ultima edizione del Bif&amp;st,<br />
Bari International Film Festival. </p>
</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
uomo e una donna in una camera di ospedale: tra loro una storia<br />
d&#8217;amore e una scelta difficile.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande al regista&nbsp; </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/Alessandro-Porzio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/09/Alessandro-Porzio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="106" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tra i<br />
due protagonisti &#8211; Luca e Alice &#8211; chi ha maggior diritto alla vita? </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Credo<br />
sia impossibile deciderlo. Credo sia impossibile anche solo pensare<br />
chi dei due merita più attenzione, comprensione. La comprensione<br />
ritengo sia infetta dello stesso male in cui è infetta<br />
l&#8217;indifferenza. Chi va aiutato? Capito? Nessuno. Perchè nessuno di<br />
noi è “loro due”, ed allora il diritto alla vita, per quanto<br />
riguarda Alice e Luca smette di appartenerci subito, nel primo<br />
instante. Non abbiamo il diritto di giudicare, non è giusto che Luca<br />
diventi motivo della nostra “pena” e Alice bersaglio di commenti<br />
perbenisti. Per intuire chi  dei due ragazzi  ha più diritto alla<br />
vita dovremmo immedesimarci in loro e vivere per qualche attimo la<br />
paralisi di Luca e la soffocata voglia di vivere di Alice. Forse, ma<br />
ne dubito, solo così potremmo avvicinarci e decidere.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
hai scelto questa tematica per il tuo cortometraggio?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
è una storia d&#8217;amore. Avevo il desiderio di raccontare quello che<br />
capita davvero tutti i giorni. La sofferenza, l&#8217;abbandono,<br />
l&#8217;emozione. Insomma uno spaccato di vita che non fosse un pezzo di<br />
racconto, ma qualcosa che c&#8217;è e che l&#8217;ipocrisia nasconde. Alice ha<br />
il coraggio di abbandonare il suo “amore” nel momento forse in<br />
cui, proprio il suo amore, ha più bisogno di lei. Ma è verità.<br />
Credo che il cinema debba “anche” fare questo senza pensare al<br />
dopo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un lungo<br />
piano sequenza e un monologo: una commistione tra cinema e teatro?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
monologo era inevitabile ma ancora più inevitabile è la scelta del<br />
piano-sequenza. Il teatro no. Forse in Rumore Bianco è davvero<br />
lasciato il disparte nella sua più completa essenza. La messa in<br />
scena e le parole. Volevamo quello che è poi venuto fuori dal<br />
girato. Ci interessava questo. Ammetto però che per altre cose il<br />
Teatro mi condiziona sempre molto.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
questo lavoro è anche molto importante ( e bella) la colonna<br />
sonora&#8230;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
felice di questa domanda. Si è importantissima. Di solito quando c&#8217;è<br />
una bella colonna sonora in un bel fin questa finisce per assorbire<br />
tutta l&#8217;attenzione che su di essa. Ti butta fuori o ti emoziona a tal<br />
punto che perdi quello che davvero si sta raccontando nel film. La<br />
colonna sonora è al servizio dell&#8217;immagine non ne deve modellare il<br />
contenuto o la forma stessa. Stefano Ottomano è un maestro in<br />
questo. E&#8217; didascalico. Puntuale e sopratutto non pecca di egoismo,<br />
trasportando chi guarda, dove vuole lui con la musica. Peccato solo<br />
per il nostro “ciuffo” uguale. [scherzo]</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Torniamo<br />
alla sceneggiatura: amore e senso di vuoto; passione e dolore. Questi<br />
sono gli elementi alla base dello script? Qual è la riflessione che<br />
hai voluto comunicare con il tuo film?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Qualche<br />
giorno dopo che lo script era pronto, mi concentrai a rileggere quale<br />
schifezza avessi scritto, stranamente mi piacque subito ma dovetti<br />
fare i conti con il senso di IMPOTENZA che mi lasciavano quelle<br />
parole del monologo. Certo avevo tutto in testa, posto, facce, rumori<br />
e silenzi, luce, ma ne fui turbato. Poi decisi di andare oltre e fare<br />
di quello stato che io stesso avevo provato la vera riflessione da<br />
dover comunicare con il film. Spero di esserci riuscito.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E i tuoi<br />
progetti futuri come sceneggiatore e regista?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Domanda<br />
che mi scompone sempre molto perchè mi ricorda ogni volta che avrei<br />
da fare un&#8217;infinità di cose! Ad ottobre dovrei essere nuovamente sul<br />
set per la mia nuova storia. Intanto siamo in post con alcuni lavori<br />
che ho diretto. Ah! Forse giro un documentario [mai avrei pensato di<br />
farlo]&#8230;</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il caso di Stefano Cucchi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 03:43:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La morte di mio fratello non è un caso di malasanità: Stefano non sarebbe mai arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato”. E i medici, “indegni di indossare il camice”, “hanno le loro&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/06/11/il-caso-di-stefano-cucchi/">Il caso di Stefano Cucchi</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
“La<br />
morte di mio fratello non è un caso di malasanità: <strong>Stefano</strong><br />
non sarebbe mai arrivato in ospedale se non fosse stato massacrato”.<br />
E i medici, “indegni di indossare il camice”, “hanno le loro<br />
responsabilità, loro lo hanno lasciato morire”. Queste sono state<br />
le prime parole pronunciate da Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, che<br />
si è sempre battuta per far emergere la verità sulla morte del<br />
fratello e che continuerà a farlo, anche dopo la sentenza di primo<br />
grado.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
ripercorriamo, brevemente, la vicenda, premettendo che, nella maggior<br />
parte dei casi, i poliziotti e i medici, in Italia, lavorano bene,<br />
proteggono, salvano, tutelano e curano i cittadini ma, qualche volta,<br />
si verificano delle eccezioni. Che fanno paura, che fanno rabbia.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Stefano<br />
aveva 31 anni, era un geometra, appassionato di boxe. Ma soffriva<br />
anche di epilessia ed era tossicodipendente e, per questo, era stato<br />
in cura presso alcune comunità terapeutiche.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il 15<br />
ottobre 2009 viene trovato in possesso di 21 grammi di hashish e il<br />
giudice decide per la custodia cautelare. Una settimana dopo, Stefano<br />
Cucchi muore.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Al<br />
momento dell&#8217;arresto pesava 43 kg (per 176 cm di altezza) magro sì,<br />
ma in buone condizioni fisiche. Il giorno successivo, durante il<br />
processo &#8211; avvenuto per direttissima &#8211; il ragazzo presenta difficoltà<br />
a camminare e a parlare e ha evidenti ematomi agli occhi; ancora una<br />
volta, il giudice stabilisce, per lui, la custodia cautelare. Le<br />
condizioni di Stefano continuano a peggiorare: la visita presso<br />
l&#8217;ospedale Fatebenefratelli accerta lesioni ed ecchimosi alle gambe,<br />
la frattura di una mascella e alla colonna vertebrale e un&#8217;emorragia<br />
alla vescica: il 22 ottobre, Stefano muore all&#8217;ospedale Sandro<br />
Pertini.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Cosa è<br />
successo dopo il decesso?</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
personale carcerario nega di aver picchiato Stefano e sostiene che il<br />
ragazzo sia morto a causa della tossicodipendenza oppure per<br />
condizioni fisiche già precarie oppure ancora per aver rifiutato il<br />
ricovero al Fatebenefratelli; il sottosegretario di Stato, Carlo<br />
Giovanardi, insiste col dire che sia morto sempre per abuso di<br />
sostanze stupefacenti o per anoressia, aggiungendo anche che fosse<br />
sieropositivo (in seguito si è dovuto scusare con i familiari di<br />
Cucchi per queste sue dichiarazioni); i medici sostengono che il<br />
giovane rifiutava il cibo e le cure. Con le indagini preliminari si<br />
riesce a dimostrare che, a causare la morte, sarebbero stati i traumi<br />
causati dalla violenza subita in carcere e dall&#8217;ipoglicemia causata<br />
dal digiuno per la mancata assistenza sia da parte degli operatori<br />
sanitari sia da parte degli agenti penitenziari.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
indagini procedono, dal 2009 al 2013, e il 13 dicembre 2012 i periti<br />
incaricati anche dalla Corte stabiliscono che le lesioni riscontrate<br />
sul corpo del ragazzo potrebbero essere state causate da un pestaggio<br />
o da una caduta accidentale e che “non vi sono elementi che<br />
facciano propendere per l&#8217;una piuttosto che per l&#8217;altra dinamica<br />
lesiva”, nonostante le testimonianze di alcuni detenuti che fanno<br />
chiari riferimenti all&#8217;uso della violenza da parte dei secondini.
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Il 5<br />
giugno scorso, la III Corte d&#8217;Assise condanna in primo grado sei<br />
medici dell&#8217;ospedale Sandro Pertini a due anni di reclusione per<br />
omicidio colposo (con pena sospesa) e assolve sei persone, tra<br />
infermieri e guardie penitenziarie, per non aver commesso alcuna<br />
azione che abbia contribuito al decesso di Stefano Cucchi o, per<br />
dirla con precisione, per “mancanza di prove”.</div>
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La<br />
lettura della sentenza ha suscitato lo sdegno da parte del pubblico<br />
in aula e le lacrime di Ilaria, la sorella di Stefano che continuerà<br />
a combattere per affermare la verità e la giustizia.
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Molti<br />
gli omaggi, le dediche e anche gli approfondimenti culturali su<br />
questa vicenda: ricordiamo, ad esempio, il documentario <i>148<br />
Stefano, mostri dell&#8217;inerzia</i>,<br />
realizzato da Maurizio Cartolano e sponsorizzato da Amnesty e<br />
Articolo 21 e anche la canzone <i>Fermi<br />
con le mani</i> di Fabrizio<br />
Moro, un modo diretto per veicolare un messaggio sul diritto alla vita e per avvicinare<br />
anche i più giovani a questa storia e alle necessarie riflessioni<br />
che essa fa scaturire.
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<p></p>
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<p></p>
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