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	<title>dirittointernazionale Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Scioglimento del PKK: manca ancora la volontà della Turchia di impegnarsi in seri negoziati di pace</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2025 12:08:27 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Nonostante la decisione finale del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) di deporre le armi e sciogliersi, l’Associazione per i Popoli<br>Minacciati (APM) non vede alcuna volontà da parte della Turchia di avviare seri negoziati di pace con i curdi.</p>



<p>“Dopo quasi mezzo secolo, la storia del PKK volge al termine. Questopasso storico è avvenuto solo perché lo ha chiesto il leader del PKK<br>Abdullah Öcalan, imprigionato in Turchia dal 1999. Non è prevedibile che lo Stato turco ponga fine alla persecuzione dei curdi in Turchia e compia passi concreti per risolvere la questione curda”, afferma il dottor Kamal Sido, esperto per il Medio Oriente dell’organizzazione per i diritti umani. Passi importanti per una soluzione pacifica sono il riconoscimento dell’autonomia regionale per i curdi in Turchia, il riconoscimento del curdo come lingua nazionale e la liberazione di tutti i prigionieri politici curdi, compreso il rilascio di Abdullah Öcalan.</p>



<p>Se la Turchia e i suoi alleati della NATO fossero interessati a una soluzione pacifica del conflitto con i curdi, avrebbero rapidamente<br>compiuto passi concreti in questa direzione. Tuttavia, non sembra che ci saranno negoziati di pace seri. Pertanto, l’opinione pubblica<br>democratica, il parlamento turco e i Paesi della NATO devono fare pressione sul governo turco affinché ponga fine al conflitto in<br>Kurdistan e nelle zone limitrofe riconoscendo i diritti dei curdi.</p>



<p>La Turchia deve ritirare immediatamente tutte le sue truppe di occupazione dall’Iraq settentrionale e dalla Siria settentrionale. Ci<br>sono almeno 25 basi militari turche nella sola regione curdo-siriana di Afrin, che è stata occupata dalla Turchia nel 2018 in violazione del<br>diritto internazionale. L’esercito turco deve lasciare immediatamente le aree curde al di fuori della Turchia e cessare tutti gli attacchi contro gli obiettivi curdi. I curdi, compreso il PKK, non creeranno la pace unilateralmente. Anche la Turchia e i suoi alleati della NATO devono lavorare per una soluzione pacifica.</p>



<p>I curdi, ma anche altre minoranze etniche e religiose, temono ora che le milizie islamiste sostenute dalla Turchia, attive in Turchia, Siria e<br>altri Paesi, li attacchino sempre più spesso, dato che il PKK e altre organizzazioni sono state determinanti per sconfiggere lo “Stato<br>Islamico” (IS) e altre organizzazioni islamiste.</p>
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		<title>Cosa affrontano i cristiani cinesi fuggiti in Italia in caso di rimpatrio in Cina</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Aug 2024 11:13:30 +0000</pubDate>
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<p><br>Nel luglio 2024, durante una giornata soleggiata e calda, HH si è recata di buon’ora all’Ufficio Immigrazione per verificare l&#8217;esito della propria richiesta di protezione speciale, ma da quel momento non ha più fatto ritorno.<br>Nel pomeriggio, verso le cinque, HH ha inviato un messaggio a un amico: “Aiutami, sono all’Ufficio Immigrazione”. Dopodiché, non è stato più possibile mettersi in contatto con lei. Il giorno successivo, HH è stata rimpatriata in Cina dalle autorità italiane. Cosa significa per i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente fuggiti in Italia a causa della persecuzione religiosa, tornare in Cina?<br>È noto che, dal 2018, anno dell&#8217;entrata in vigore della Nuova Normativa sugli affari religiosi, la persecuzione della fede religiosa da parte del governo cinese è aumentata progressivamente. Milioni di musulmani sono stati imprigionati nei famigerati campi di rieducazione nello Xinjiang, molte chiese sono state demolite e molte chiese domestiche sono state chiuse. I predicatori sono stati pesantemente condannati, e la Chiesa di Dio Onnipotente ha subito le repressioni e le persecuzioni più gravi. Il deputato del Parlamento Europeo Thomas Doss, durante una tavola rotonda del Parlamento Europeo nel 2018, ha dichiarato che la situazione dei cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina è peggiore di quella dei musulmani uiguri.<br>La pandemia di COVID-19, che è durata quattro anni, non ha fermato la repressione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo cinese. Il rapporto annuale del 2023 sulle persecuzioni della Chiesa da parte del governo cinese mostra che la persecuzione è aumentata drasticamente negli ultimi anni, con un numero di arresti e condanne che ha raggiunto nel 2023 i massimi livelli dalla<br>scoperta della pandemia.<br>Il rapporto indica che, secondo stime incomplete, nel 2023 almeno 12.463 cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati arrestati, tra quest 5.832 hanno subito torture o sono stati sottoposti a lavaggi del cervello forzati, e almeno 20 cristiani sono stati perseguitati fino alla morte.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17677" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/2-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br>Un altro dato inquietante è che solo il 15 giugno 2023, nella provincia di Zhejiang in Cina, sono state arrestate 1.043 persone. Alcuni cristiani liberati hanno rivelato che durante gli interrogatori la polizia ha affermato che il sistema di sorveglianza onnipresente, chiamato &#8220;SkyNet&#8221;, ha notevolmente facilitato gli arresti.<br>Molti casi dimostrano che in Cina il sistema di sorveglianza &#8220;SkyNet&#8221;, il monitoraggio dei telefoni, dei droni, e dei localizzatori per biciclette elettriche sono ampiamente utilizzati per monitorare e arrestare i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente, fornendo così &#8220;prove&#8221; per arrestare i cristiani.<br>Per costringere i cristiani a fornire informazioni sulla chiesa e a firmare dichiarazioni in cui abiurano la propria fede, gli agenti di polizia li sottopongono a lavaggio del cervello e a vari tipi di tortura, li privano del sonno per lunghi periodi, li appendono con le manette alle sbarre di metallo di una finestra senza che i piedi tocchino il pavimento, gli infliggono scariche elettriche, pestaggi violenti, e in alcuni casi, somministrano forzatamente farmaci sconosciuti o addirittura li obbligano ad ingerire feci e così via. Molti cristiani sono stati anche costretti a girare video in cui dovevano forzatamente rinnegare la propria fede in Dio.</p>



<p>La gravità delle condanne inflitte ai cristiani di questa Chiesa è sorprendente. Dal 2020 al 2023, il numero dei membri della Chiesa di Dio Onnipotente condannati è aumentato in media del 26% all&#8217;anno per quattro anni consecutivi. Nel 2023 sono state condannate 2.207 persone e ben 1.094 sono state condannate a tre o più anni, pari al 49% del numero totale di condanne. Tra questi, 124 sono stati condannati a sette anni o più, con la pena più lunga che ha raggiunto i 12 anni e sei mesi.<br>La persona più giovane condannata aveva solo 16 anni, mentre la più anziana aveva 84 anni. Molti credenti comuni sono stati condannati a pene pesanti solo per aver posseduto un certo numero di libri elettronici e altro materiale riguardante la fede in Dio.<br>Un cristiano, incapace di sopportare ulteriormente le torture, si è gettato da un edificio, rimanendo invalido. Un altro cristiano con un&#8217;ernia del disco lombare, è stato costretto a stare in piedi per lunghi periodi, finendo per non essere più in grado di prendersi cura di sé. Un cristiano di 63 anni è morto mentre era detenuto in un centro d’indottrinamento forzato, e la polizia ha dichiarato che la sua morte fosse un suicidio. Molti cristiani sono stati privati del sonno: alcuni per 8 giorni, altri fino a 10 giorni e notti consecutive, e in alcuni casi anche per 40 giorni, senza poter dormire su un letto.<br>A causa di questa deprivazione, alcuni cristiani si sono rotti le mani quando si sono assopiti e sono caduti a terra.<br>A causa di un contesto così ostile per vivere e credere, i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente sono stati costretti a fuggire all&#8217;estero, abbandonando tutto. Alcuni di loro sono riusciti a rifugiarsi in Italia. Purtroppo, si trovano nella stessa situazione di HH dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta: in qualsiasi momento potrebbero improvvisamente essere deportati nel Paese d&#8217;origine che<br>vuole condannare a morte i cristiani.<br>Una delle principali norme del diritto internazionale sui rifugiati è il principio di non respingimento.<br>Questo principio afferma che i rifugiati non devono essere rimpatriati in Paesi dove rischiano persecuzioni, prigionia o torture, indipendentemente dal fatto che abbiano ottenuto o meno l&#8217;asilo.<br>Nel 2021, la Svizzera ha respinto una richiesta di asilo di un cristiano della Chiesa di Dio Onnipotente, e il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha emesso una sentenza al riguardo.<br>Ha dichiarato che i membri della Chiesa di Dio Onnipotente in Cina, o coloro che vengono rimpatriati dopo che la loro richiesta di asilo è stata respinta all&#8217;estero, &#8220;rischiano la tortura o altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti&#8221;.<br>Facciamo un appello urgente al governo italiano affinché, in conformità con il principio fondamentale di non respingimento dei rifugiati,e con lo spirito di tutela dei diritti umani, non rimpatri i cristiani della Chiesa di Dio Onnipotente nel loro Paese d&#8217;origine, la Cina, dove sono perseguitati, e garantisca loro la più elementare sicurezza personale.</p>



<p><br>Per maggiori dettagli sul rapporto annuale 2023 sulla persecuzione della Chiesa di Dio Onnipotente da parte del governo comunista cinese, clicca sul link:<br><a href="https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.hidden-advent.org/persecution/annual-report-2023.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="700" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17678" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1024x700.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-768x525.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-1536x1049.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/1-2048x1399.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>E&#8217; guerra !</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Oct 2023 08:56:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p>(da anbamed.it)</p>



<p></p>



<p>Centinaia di razzi da Gaza verso il territorio israeliano. Sulle zone della cintura della striscia e su Tel Aviv ed Ashkelon. Bombardamenti aerei israeliani sul Gaza City. Centinaia i morti dalle due parti.</p>



<p>Le operazioni sono iniziate all’alba con razzi lanciati da Hamas, incursioni di combattenti nelle colonie israeliane e la cattura di prigionieri di guerra. Il portavoce di Hamas ha parlato di oltre 5 mila razzi lanciati, che hanno colpito anche nella periferia di Tel Aviv. Nella penetrazione dei combattenti sono stati utilizzati mezzi marini e deltaplani, oltre alle infiltrazioni via terra. L’azione palestinese è stata denominata il “Diluvio per Gerusalemme” e l’operazione israeliana “Spade di ferro”.</p>



<p>Il canale tv 12 israeliano parla di 150 israeliani uccisi, 35 catturati e oltre 1000 feriti. I media israeliani scrivono che ci sono stati scontri armati tra uomini di Hamas e unità dell’esercito israeliano ad Ashkelon. Fonti ospedalieri di Gaza parlano di 180 uccisi e di circa 1000 feriti soltanto nel capoluogo.</p>



<p>Il premier Netanyahu ha interrotto una riunione del gabinetto ristretto della sicurezza a causa dell’allarme per i razzi caduti su Tel Aviv. Ha annunciato in una dichiarazione video: “Non è un’operazione, è la guerra”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-PAlestina-Occupata-Israele-2-1024x683.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13516"/></figure>



<p>USA e paesi europei, come è scontato, hanno condannato l’attacco di Hamas. Diversi paesi arabi hanno mantenuto il silenzio, come per esempio l’Arabia Saudita, altre invece hanno invitato le due parti a “mantenere la calma e evitare di colpire i civili” (Egitto, Kuwait e Oman), altri ancora hanno espresso una timida posizione di sostegno, dichiarando che la situazione è degenerata a causa delle azioni militari israeliane contro i civili palestinesi, le profanazioni della moschea di Al-Aqsa e la continua confisca e occupazione delle terre palestinesi da assegnare ai coloni (Iraq). &nbsp;Gli unici che hanno dichiarato il totale sostegno sono stati Iran e Hezbollah libanesi (“Diritto dei palestinesi a rispondere alle provocazioni israeliane”). Il movimento libanese ha anche aggiunto che sta monitorando la situazione “per non lasciare i fratelli palestinesi da soli”.</p>



<p>Il rappresentante dell’ONU per la Palestina ha dichiarato la sua sorpresa per gli attacchi ed ha invitato alla calma e di salvaguardare i civili dalle operazioni militari.</p>



<p>È una situazione molto grave. I volontari italiani a Gaza sono molto allarmati. Ecco cosa scrive una volontaria in un laboratorio medico a Gaza: “sono chiusa al medical relief con un ragazzo della sicurezza. Oggi hanno bombardato edificio a fianco il ns e abbiamo avuto danni alla struttura. Io e Ahmad eravamo al 4 piano siamo scesi di corsa. Stanotte dormiamo al piano terra. Ho portato il materasso nel laboratorio analisi. Il consolato ha contattato tutti gli italiani presenti ognuno è nella propria struttura. Non so quando ci fanno uscire, ma la situazione è&nbsp;molto&nbsp;difficile”.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2023/10/Foto-20231007-Palestina-Occupata-Israele-1.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13517"/></figure>



<p>Le organizzazioni italiane operanti in Palestina hanno lanciato un appello per l’immediato cessate il fuoco:</p>



<p>“L’ITALIA E L’ UNIONE EUROPEA AGISCANO SUBITO PER UN IMMEDIATO CESSATE IL FUOCO</p>



<p>Le gravi notizie che ci giungono da Israele e Palestina scuotono ancora una volta le nostre coscienze di donne e uomini che credono in un futuro di pace per tutta l’umanità. Esprimiamo la nostra vicinanza ai familiari e ai cari delle vittime di questa nuova ondata di violenze, che non potrà, come già vediamo in queste prime ore, che innalzare ancora il numero di vittime e l’emergenza umanitaria nel tragico contesto israelo-palestinese.</p>



<p>Il 2023 è un anno di violenze senza precedenti. Dall’inizio dell’anno, già più di 200 Palestinesi erano morti per mano israeliana, inclusi almeno 38 bambini e bambine; un numero di vittime già maggiore di quello registrato in tutto il 2022. Nella sola giornata di oggi, a questi numeri inaccettabili si aggiungono almeno 100 vittime israeliane e almeno 198 palestinesi, e queste cifre sono purtroppo destinate ad aumentare di ora in ora. La popolazione civile non deve mai essere un obiettivo di qualsivoglia azione armata.</p>



<p>Continuare a raccontare questi momenti come episodi isolati non solo non restituisce il quadro di una situazione di crisi protratta, ma rischia di costituire un ulteriore ostacolo alla pace.</p>



<p>Il disinteresse e l’immobilità della comunità internazionale nei confronti della occupazione e della colonizzazione israeliana in Palestina ha creato un clima di impunità di fronte alle gravi violazioni dei diritti umani commesse da Israele in Palestina: attacchi dei coloni, incursioni mirate, demolizioni di infrastrutture, arresti arbitrari e uccisione di civili sono all’ordine del giorno.</p>



<p>Senza uno sforzo concreto perché i diritti di tutti vengano finalmente riconosciuti e rispettati non solo non potrà esserci pace, ma attacchi e massacri avranno inevitabilmente dimensioni sempre più feroci.</p>



<p>Chiediamo quindi al governo italiano, all’Unione Europea e a tutta la comunità internazionale di:</p>



<p>– Agire per un immediato cessate il fuoco e per la riapertura di un tavolo di negoziato basato sulle norme e sui principi dei diritti umani e del diritto internazionale</p>



<p>– Far ripartire immediatamente la macchina della diplomazia, per porre fine dell’occupazione militare e alla colonizzazione israeliana in Palestina, incluso il blocco che da 15 anni affligge la striscia di Gaza, nel pieno rispetto del diritto internazionale</p>



<p>– Cessare la fornitura di armamenti (armi, munizioni, equipaggiamenti ecc.) a tutte le parti coinvolte nel conflitto israelo-palestinese, laddove sussista un rischio chiaro e preponderante che tali forniture possano essere usate per commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario</p>



<p>– Garantire in tempi rapidissimi e senza restrizioni le operazioni di soccorso della popolazione civile, che come sempre sarà la vera vittima di questa ennesima ondata di violenze</p>
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		<title>Non solo naufragi, anche detenzioni disumane</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 10:16:22 +0000</pubDate>
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<p>(da noaicpr e naga.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16884" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/03/terapia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Le immagini andate in onda su Striscia la Notizia lo scorso 20 gennaio, provenienti dal centro di permanenza per il rimpatrio di Palazzo San Gervasio (Potenza), aprono uno spiraglio sugli abusi e sulle violazioni dei diritti e della stessa dignità umana che purtroppo si ripetono tutto il giorno, tutti i giorni, in tutti i CPR di Italia, sistematicamente, da quasi 25 anni.</p>



<p><br>&#8220;<em>No, non si tratta di Guantanamo e non si tratta neanche di una prigione&#8221;</em>, ma ci assomiglia parecchio, come si nota nel servizio, ed è chiamato proprio &#8220;La Guantanamo d&#8217;Italia&#8221; quel CPR al confine tra Basilicata e Puglia.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Il centro &#8211; è bene che a Milano lo si tenga ben presente &#8211; è gestito dalla stessa società del CPR di Milano, Martinina S.r.l. (già Engel S.r.l.), che ha da poco ottenuto dalla Prefettura il rinnovo dell&#8217;appalto.</p>



<p><br>Da questa società dipendono direttore, operatori e personale, anche sanitario interni alla struttura Palazzo San Gervasio come di Milano, dove si consumano gli abusi e le gravi violazioni, anche del diritto alla salute, che vi raccontiamo tutti i giorni, oggetto dei report-denuncia dello scorso luglio al quale abbiamo collaborato dopo un accesso a sorpresa <img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f449;" src="https://ci4.googleusercontent.com/proxy/fSiPOWJuynUnpjw-D_ussC9gPKWFZDLS6m9z1vQamzMBfNQbPbVslDVX_YDjpUiEPHH_gSZpH56789EGQIpWDKWJPVgirKM-06TYocELNZYXKNIXwW8L=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/taa/1.5/16/1f449.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fbit.ly%2F3RIqGUY%3Ffbclid%3DIwAR0OGkCFFQU0-L7A2HUJs8uD_Sb8J5pR-eo6Zj1T4V0Cs9XOZnK8rQRt3-g&amp;h=AT0lK7VPoNjcGY4mv-i7t_umHEdS5x3vKxBqc3NfsNSSJAhbN0830tIBaxmhgkLrWDTZkJy_vwUvkRgY46Ej1YOZ7-rCN2VuY-BRkYxPRY5RiUraRHFXnZ7TtOlDOO9Xxg&amp;__tn__=-UK&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bit.ly/3RIqGUY</a></p>



<p><br>Nel servizio, il primo e più interessante di due sul tema, compaiono anche due attivist* della nostra Rete, intervistat* durante la mobilitazione &#8220;Sconfiniamo&#8221;&#8221; dello scorso 18 dicembre a Milano.<br>Dopo la spiegazione del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che illustra come in quei luoghi vengano trattenute persone &#8220;amministrativamente irregolari&#8221; perché arrivate senza documenti, o con premesso scaduto o perso per aver perso il lavoro, tutti insieme ad altri usciti dal carcere dopo avere espiato la propria pena, si passa alle immagini delle celle.<br>Ogni stanza ospita 4 persone in 25 mq e un bagno senza la porta e tutto lo scarno arredamento è in cemento; l&#8217;unico collegamento con l&#8217;esterno è una gabbia che si affaccia sul cortile del CPR di Palazzo San Gervasio, mentre non esistono aree comuni. <em>&#8220;Non dovrebbe essere un carcere ma ci assomiglia parecchio</em>&#8220;, dice la giornalista prima di mostrare persone accompagnate nel centro trascinate legate con con fascette di contenzione ai polsi.<br>Ma, come dicevamo, lo &#8220;scoop&#8221; del servizio è qualcosa che invece è tutt&#8217;altro che straordinario, per chi conosce la realtà.<br>Straordinario, piuttosto, è che siano uscite queste riprese dal centro, nel quale vengono sequestrati i cellulari ai trattenuti e ogni ripresa è vietata.</p>



<p><br>Finalmente le denunce di tanti anni prendono forma visibile.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x26a1;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/yZs_FrColvb7xtne2DeFIcFseCp88trJkK_8qLdD5C_Q7JSJibMHsjotioN09BqUr3vU_Ogj8W8fkyG_YrVxfJeMSDgLJe9sKIjRAWyTebV8UbLOBiQ=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/te4/1.5/16/26a1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Dopo la nostra attivista, che rappresenta lo smodato utilizzo di psicofarmaci (Rivotril), utilizzato per tenere sedati ragazzi giovani e forti, abbandonati a loro stessi, al fine di prevenire giuste e legittime proteste, la conferma di quanto detto viene dalle immagini riprese dall&#8217;ambulatorio del CPR di Palazzo San Gervasio.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">Si distingue un migrante seduto su un lettino circondato dalle forze dell&#8217;ordine, legato, cui viene somministrata quella che viene chiamata &#8220;la terapia&#8221;, con la minaccia che altrimenti non sarà slegato: un potente cocktail di sedativi.</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>Prendi la terapia! Io parlo una volta&#8221; Prendi la terapia e io ti slego. Se non prendi la terapia, rimani così</em>&#8221; , urla un addetto del personale sanitario.<img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss"></p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">&#8220;<em>C&#8217;è tutto: c&#8217;è il Rivotril, c&#8217;è il Tavor, c&#8217;è il Talofen</em>&#8220;</p>



<p><br><img loading="lazy" height="16" width="16" alt="&#x1f4a5;" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/GuPqR6TFq6w1AbbKvKD1yCdbm2w9gS7uGOeT58io830ew5aqav6piSkH-3t7TqF-zbwkGyJzqet0N0UEgUS3PGctZLZlHzqCyVlOEsh2t9XRJ1MWCGEv=s0-d-e1-ft#https://static.xx.fbcdn.net/images/emoji.php/v9/t99/1.5/16/1f4a5.png?utm_source=rss&utm_medium=rss">La persona legata appare imboccata a forza: &#8220;<em>ingoia, ingoia!</em>&#8221; e poi un beffardo &#8220;<em>Aah! Aah!</em>&#8221; ad invitare ad aprire la bocca per dimostrare di avere inghiottito tutto.</p>



<p><br>Già la presenza di agenti (molti agenti) nel corso di una visita medica &#8211; se così si può chiamare &#8211; è assolutamente illegittima. Ma questo video è una &#8220;summa&#8221; di abusi e violazioni di diritti e della stessa dignità della persona umana, che è difficile elencare tutti gli illeciti consumati, a danno di persone innocenti affidate allo Stato, e da questi rinchiuse in gabbie solo perchè nate in certe nazioni &#8220;sbagliate&#8221;<br>E&#8217; da 25 anni che i CPR esistono ed hanno contato più di 30 morti &#8211; come racconta uno di noi durante l&#8217;intervista &#8211; L&#8217;ultimo, si ricorda nel servizio, è del 19 dicembre scorso, quando un ragazzo marocchino è morto nel CPR di Brindisi Restinco asfissiato per un incendio appiccato a seguito di una protesta.</p>



<p><br><strong>Qui il nostro post con il video, che vi chiediamo di condividere</strong>: <a href="https://www.facebook.com/NoaiCPR/videos/1579960742416857?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;PRENDI LA TERAPIA E TI SLEGO&#8221;</a></p>
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		<title>Il fallimento del &#8220;Minority SafePack&#8221; a favore delle minoranze</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 08:22:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica per il fallimento dell’iniziativa popolare “Minority SafePack” a favore delleminoranze davanti al Tribunale dell’Unione europea (organo di prima istanza della Corte di Giustizia, CGUE). Questa decisione&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="770" height="375" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16749" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1-300x146.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/parlamento-ue-770x375-1-768x374.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></a></figure>



<p>L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si rammarica per il fallimento dell’iniziativa popolare “Minority SafePack” a favore delle<br>minoranze davanti al Tribunale dell’Unione europea (organo di prima istanza della Corte di Giustizia, CGUE). Questa decisione deludente<br>permette agli Stati dell’UE di continuare a ignorare le loro minoranze e di accettarne la definitiva scomparsa. Contrariamente a quanto<br>sostengono la Commissione europea e la Corte di giustizia europea, le misure e i mezzi attuali non sono affatto sufficienti a preservare la diversità culturale dell’Europa. Al contrario, l’esempio della Polonia mostra come una singola minoranza – in questo caso la minoranza tedesca – sia discriminata dalla riduzione delle lezioni di tedesco nelle scuole. Questo accade perché al governo polacco non piacciono le posizioni tedesche all’interno dell’UE. Ma gli esempi non mancano per la maggior parte degli stati europei in cui vivono minoranze più o meno in declino e che avrebbero urgente bisogno di un sostegno.</p>



<p>Più di un milione di cittadini di numerosi Stati dell’UE hanno aderito all’iniziativa. Ha formulato raccomandazioni a livello europeo per<br>proteggere e promuovere la diversità culturale e linguistica. Tra questi, i programmi di sostegno alle piccole comunità linguistiche,<br>l’uguaglianza per le minoranze apolidi come i Rom, la creazione di un centro per la diversità linguistica e la ricerca sul valore aggiunto<br>delle minoranze in Europa. La protezione delle minoranze nazionali e la promozione della diversità culturale e linguistica dovrebbero diventare biettivi del Fondo europeo di sviluppo regionale. La Commissione non sembra vedere le opportunità che tali finanziamenti offrirebbero.<br>Invece, si nasconde dall’esplosività della questione delle minoranze. Di recente la questione minoranze è servita a Putin come giustificazione pretestuosa per il suo attacco all’Ucraina in violazione del diritto internazionale.</p>



<p>L’Unione federale delle nazionalità europee (FUEN), l’organizzazione ombrello delle minoranze europee, aveva avviato il processo nel 2011. La Commissione europea ha infine richiesto la raccolta di un milione di firme per il progetto entro un anno. Le soglie dovevano essere raggiunte in almeno sette Paesi, cosa che è stata fatta in ben undici. L’iniziativa ha consegnato gli ultimi 1,1 milioni di firme alla<br>Commissione nel gennaio 2020, che ha poi affermato di fare già abbastanza per la protezione delle minoranze. In questo modo, l’UE sta<br>portando ad absurdum il suo unico strumento di partecipazione diretta dei cittadini. Ai cittadini dell’UE si sta mandando come segnale che le loro preoccupazioni non sono importanti e che il loro impegno non vale la pena. Tutto questo fa solo il gioco dei nemici della democrazia.</p>
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		<title>Appello: “Il Governo ritiri subito i Decreti che impediscono lo sbarco dei naufraghi nei nostri porti”</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 08:02:06 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="623" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16721" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-300x183.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/geo-barents-2-1024x623-1-768x467.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2>Associazione Per i Diritti umani aderisce e divulga il seguente appello: </h2>



<p></p>



<p>Il Decreto del 4 novembre 2022 – dei Ministeri dell’interno, dei trasporti e della mobilità sostenibile e della difesa – vieta alla nave Humanity1, della ONG SOS Humanity, di “<em>sostare nelle acque territoriali italiane …oltre il termine necessario per assicurare le operazioni di soccorso ed assistenza nei confronti delle persone che versino in condizioni emergenziali ed il precarie condizioni di salute</em>”; analogo decreto è stato adottato la sera del 6 novembre per la nave Geo Barents, della ONG Medici Senza Frontiere, secondo un metodo che potrebbe ripetersi anche nell’immediato futuro (altre navi con naufraghi a bordo sostano infatti al confine con le acque territoriali).<strong>&nbsp;I decreti sono manifestamente illegittimi in quanto violano numerose norme del diritto internazionale ed interno.</strong><br><br><strong>I Decreti devono essere ritirati.</strong><br><br>Invocando un&nbsp;<strong>generico pericolo</strong>&nbsp;per la sicurezza dell’Italia, posto in relazione allo sbarco di naufraghi, impropriamente richiamando l’articolo 19, paragrafo 2, lettera g), della Convenzione Onu sul diritto del mare, il Governo impedisce la conclusione delle operazioni di salvataggio di naufraghi.&nbsp;<strong>L’obbligo di prestare soccorso dettato dalla Convenzione internazionale SAR di Amburgo, non si esaurisce, infatti, nell’atto di sottrarre i naufraghi al pericolo di perdersi in mare, ma comporta l’obbligo accessorio e conseguente di sbarcarli in un luogo sicuro</strong>&nbsp;(c.d. “place of safety”) (Corte di Cassazione, terza sezione penale, sentenza del 20 febbraio 2020, n. 6626).</p>



<p><br>Il punto 3.1.9 della citata Convenzione SAR dispone: «<em>Le Parti devono assicurare il coordinamento e la cooperazione necessari affinché i capitani delle navi che prestano assistenza imbarcando persone in pericolo in mare siano dispensati dai loro obblighi e si discostino il meno possibile dalla rotta prevista, senza che il fatto di dispensarli da tali obblighi comprometta ulteriormente la salvaguardia della vita umana in mare. La Parte responsabile della zona di ricerca salvataggio in cui viene prestata assistenza si assume in primo luogo la responsabilità di vigilare affinché siano assicurati il coordinamento e la cooperazione suddetti, affinché i sopravvissuti cui è stato prestato soccorso vengano sbarcati dalla nave che li ha raccolti e condotti in luogo sicuro, tenuto conto della situazione particolare e delle direttive elaborate dall’Organizzazione (Marittima Internazionale). In questi casi, le Parti interessate devono adottare le disposizioni necessarie affinché lo sbarco in questione abbia luogo nel più breve tempo ragionevolmente possibile</em>».</p>



<p><br>Le Linee guida sul trattamento delle persone soccorse in mare (Ris. MSC.167-78 del 2004), allegate alla Convenzione SAR, dispongono che il Governo responsabile per la regione SAR in cui sia avvenuto il recupero, sia tenuto a fornire un luogo sicuro o ad assicurare che esso sia fornito. Obbligo al quale le autorità preposte, italiane e maltesi, si sono sottratte.</p>



<p><br>Non può quindi essere qualificato “luogo sicuro”, per evidente mancanza di tale presupposto, una nave in mare che, oltre ad essere in balia degli eventi metereologici avversi, non consente il rispetto dei diritti fondamentali delle persone soccorse. Né può considerarsi compiuto il dovere di soccorso con il salvataggio dei naufraghi sulla nave e con la loro permanenza su di essa, poichè tali persone hanno, tra i numerosi altri diritti, quello di presentare domanda di protezione internazionale secondo la Convenzione di Ginevra del 1951, operazione che non può certo essere effettuata sulla nave.</p>



<p><br>A ulteriore conferma di tale interpretazione è utile richiamare la Risoluzione n. 1821 del 21 giugno 2011 del Consiglio d’Europa secondo cui «<em>la nozione di “luogo sicuro” non può essere limitata alla sola protezione fisica delle persone ma comprende necessariamente il rispetto dei loro diritti fondamentali</em>» (punto 5.2.).</p>



<p><br>Al riguardo, risulta arbitraria quanto approssimativa la distinzione all’interno dei gruppi dei naufraghi che il Governo italiano sta proponendo, come risulta impossibile escludere la situazione emergenziale delle decine se non centinaia di persone a bordo la cui condizione va valutata singolarmente, in ossequio all’art. 19 della Carta del Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che vieta le espulsioni collettive e all’effettivo rispetto dell’art 3 della CEDU e dell’art 4 della CDFUE, nonchè al carattere assoluto del divieto di trattamenti inumani e degradanti (l’art. 15 della Convenzione EDU fa espresso divieto di deroga, persino in caso di guerra o di pericolo pubblico che interessi la nazione).</p>



<p><br>Deve poi essere assicurato alle persone a bordo della nave e in acque territoriali italiane il diritto a chiedere la protezione internazionale in attuazione dell’art. 6 della direttiva 2013/32/UE (direttiva procedure) che obbliga gli Stati membri a garantite un accesso effettivo alla procedura. Si tratta di diritto fondamentale sancito dall’art. 10 comma 3 della Costituzione, norma declinata anche come diritto di accedere al territorio dello Stato al fine di essere ammesso alla procedura anche di riconoscimento della protezione internazionale (Cass. sent. n. 25028/2005), in quanto, come affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (sent. 29460/2019), il diritto alla protezione internazionale “<em>è pieno e perfetto</em>” e “<em>il procedimento non incide affatto sull’insorgenza del diritto” che “nelle forme del procedimento è solo accertato…il diritto sorge quando si verifica la situazione di vulnerabilità</em>”.</p>



<p><br>Ai sensi dell’art 10 ter del D.lvo n. 286/98 le persone giunte sul territorio nazionale a seguito di salvataggio in mare devono essere condotte presso i punti di crisi o nei centri di prima accoglienza, dove sono identificati, è assicurata la prima assistenza e deve essere assicurata l’informazione anche sul diritto a chiedere la protezione internazionale. L’illegittimo tentativo di fare sbarcare esclusivamente alcuni dei naufraghi e respingere indistintamente tutti gli altri al di fuori delle acque territoriali nazionali si configura, oggettivamente, come una forma di respingimento collettivo, vietato dall’art. 4, Protocollo n. 4 della CEDU; attività, quest’ultima, per la quale l’Italia è già stata condannata in passato (sentenza Hirsi Jamaa c. Italia del 2012).</p>



<p><br>La condotta governativa si pone, altresì, in contrasto con i principi sanciti nella Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951 e, in primo luogo, del principio di non refoulement (art. 33). In questa condizione se i comandanti delle navi portassero fuori dai confini italiani i naufraghi potrebbe configurarsi a loro carico, e a carico degli armatori, una responsabilità per avere prodotto, in esecuzione di un ordine manifestamente illegittimo, una grave violazione dei diritti umani.</p>



<p><br><strong>È, dunque, necessario che il Governo ritiri immediatamente i suoi decreti e consenta lo sbarco a tutte le persone naufraghe che da giorni sono costrette a rimanere sulle navi di soccorso.</strong></p>
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		<title>Vertice NATO a Madrid</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2022 08:18:40 +0000</pubDate>
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<p><br>La Nato non deve applicare due pesi e due misure agli attacchi che<br>violano il diritto internazionale</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="562" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-1024x562.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16442" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-1024x562.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-300x165.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato-768x421.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/nato.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Se la Nato vuole criticare in modo credibile l’attacco illegale della Russia all’Ucraina, deve anche condannare gli attacchi illegali dei suoi<br>Stati membri. È quanto chiede l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) all’inizio del vertice NATO del 29 giugno a Madrid. Se uno Stato bombarda la popolazione civile di un Paese vicino, la sua appartenenza alla NATO non deve proteggerlo dalle critiche. La Turchia terrorizza da anni i Paesi confinanti, Siria e Iraq, con attacchi di droni e missili e occupa i loro territori. Nessuno Stato della NATO ha ancora osato protestare contro questa situazione o portare i crimini di guerra della Turchia all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.</p>



<p>Soprattutto i membri delle minoranze etniche e religiose sono ripetutamente presi di mira. Agli occhi di queste persone, i discorsi<br>occidentali sui valori e sulla morale perdono ogni credibilità. Non hanno altra scelta che dimettersi. In rappresentanza della Nato e in<br>combutta con le milizie islamiste, la Turchia li sta cacciando dalle loro case e li sta costringendo a fuggire. La Turchia poi regala le case degli sfollati agli alleati islamisti. In questo modo, sta espandendo la sua sfera d’influenza e modificando la struttura demografica delle aree precedentemente curde di Siria e Iraq – un’altra evidente violazione del diritto internazionale.</p>



<p>Il fatto che la NATO e i suoi colleghi in Ucraina insistano sulla validità del diritto internazionale è assolutamente giusto. Il fatto che<br>accettino in silenzio le continue violazioni della legge da parte della Turchia mina il diritto internazionale e tutte le istituzioni che lo proteggono a lungo termine. La Nato deve usare il vertice di Madrid per richiamare la Turchia all’ordine. Altrimenti, l’intero sistema giuridico internazionale perderà legittimità. A lungo andare, il risultato potrebbe essere un vero fallimento.</p>



<p>Vedi anche:<br><br>Veto di Erdogan all’allargamento della Nato:<br><a href="http://www.popoli-min.it/veto-di-erdogan-allallargamento-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.popoli-min.it/veto-di-erdogan-allallargamento-della-nato/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>16.2.2022<br>Politica di islamizzazione aggressiva per creare divisione e mantenere<br>il potere:<br><a href="http://www.popoli-min.it/politica-di-islamizzazione-aggressiva-per-creare-divisione-e-mantenere-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">www.popoli-min.it/politica-di-islamizzazione-aggressiva-per-creare-divisione-e-mantenere-il-potere/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Yemen. Almeno un milione di sfollati a Marib</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2022 08:16:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non vogliamo dimenticare le altre guerre in atto nel mondo e il dramma di altre popolazioni e dei profughi, per cui riprendiamo un articolo di Oxfamitalia.org sul conflitto nello Yemen. Solo a gennaio 43&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Non vogliamo dimenticare le altre guerre in atto nel mondo e il dramma di altre popolazioni e dei profughi, per cui riprendiamo un articolo di Oxfamitalia.org sul conflitto nello Yemen.</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2022/02/OGB_124470_DSC00441-800x450.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Yemen - Omar" class="wp-image-275467"/></a></figure></div>



<h2>Solo a gennaio 43 attacchi hanno colpito obiettivi civili: case, fattorie, campi profughi, infrastrutture essenziali. L’escalation in Yemen ha costretto alla fuga oltre 8 mila persone negli ultimi 2 mesi, più di 100 mila nell’ultimo anno: migliaia di famiglie senza nulla in più di 120 campi profughi, quasi tutti informali.</h2>



<p>Ad un anno esatto dall’escalation degli scontri per la conquista del “ricco” governatorato yemenita di Marib, in Yemen, la situazione umanitaria nell’area è disastrosa. Gli sfollati sono oltre 1 milione, mentre gli scontri non accennano a fermarsi. Con<strong>&nbsp;l’acuirsi del conflitto, dallo scorso febbraio, oltre 100 mila persone hanno abbandonato le proprie case, per cercare scampo dagli attacchi che continuano a colpire obiettivi civili: 43 solo a gennaio, oltre un quinto degli attacchi totali nell’ultimo anno</strong>.</p>



<p><strong>È quanto denunciato oggi Oxfam, che rilancia un appello urgente alla comunità internazionale perché fermi un massacro che non sembra avere fine, facendo pressione sulle parti in conflitto per un immediato cessate il fuoco e riaprendo un dialogo che porti a una pace duratura.</strong></p>



<h2>Un’istantanea dell’orrore causato da 7 anni di guerra</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Ciò che sta accadendo a Marib è un’istantanea dell’orrore e della sofferenza che tutto il popolo yemenita vive da ormai sette anni. –</em>&nbsp;<strong>ha detto Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia –</strong>&nbsp;<em>Le vittime civili – arrivate a oltre 18.000 tra morti e feriti – sono solo il danno collaterale di una guerra, che viola ogni regola del diritto internazionale, condannando la popolazione a vivere nell’incubo di bombe e&nbsp;missili sparati via terra.&nbsp;<strong>Nelle ultime settimane sono stati uccisi bambini che badavano agli animali o raccoglievano la legna. A gennaio 8 civili solo a Marib sono esplosi su mine anti-uomo illegali</strong>, disseminate ovunque nei terreni agricoli, lungo le strade o i binari percorsi dagli sfollati che si spostano di continuo attraverso il paese.&nbsp;<strong>Papa Francesco ha recentemente ricordato l’indifferenza della comunità internazionale per la tragedia dello Yemen, gli interessi legati alla vendita delle armi, lanciando un nuovo appello per la pace.”</strong>.</em></p></blockquote>



<h2>Vivere in un campo profughi sotto le bombe</h2>



<p><strong>Al momento nel governatorato di Marib&nbsp;<a href="https://reliefweb.int/report/yemen/yemen-thousands-desperate-food-water-and-shelter-conflict-hit-marib?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si contano tra 120 e 150 campi informali e ufficiali</a>, in cui quasi 2 milioni di profughi trovano riparo</strong>&nbsp;(secondo le stime delle autorità locali)<strong>. Uomini, donne e bambini spesso scappati già 5 o 6 volte dai luoghi in cui avevano trovato una sistemazione.</strong></p>



<p><strong>Salem&nbsp;</strong>(nome di fantasia)<strong>, con suo figlio Omar e i suoi fratelli vivono nel campo di Alswidan, alla periferia di Marib.</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>&nbsp;“Viviamo con la paura che gli attacchi possano colpire il campo in qualsiasi momento, ma andarsene è troppo pericoloso</em>. – racconta Salem –&nbsp;<strong><em>Prima sentivamo cadere le bombe nelle vicinanze, ma gli ultimi attacchi sono arrivati fin qui. Di notte sento i miei figli che hanno dai 4 ai 10 anni gridare nel sonno “spara”, parlare di guerra. A volte il terrore li travolge al punto che istintivamente si alzano dal letto e cercano di fuggire dalla tenda.”</em></strong></p><p><em>“Avevamo costruito una casa nel nostro villaggio, ma abbiamo dovuto lasciare tutto quello che avevamo”,&nbsp;</em><strong>aggiunge Omar,</strong>&nbsp;che sogna di tornare nella sua casa e fare una vita normale.</p></blockquote>



<h2>L’85% degli sfollati non riesce a far fronte alle spese quotidiane</h2>



<p><strong>Secondo le stime delle Nazioni Unite l’85% delle famiglie sfollate non riesce a far fronte alle spese quotidiane</strong>&nbsp;o pagarsi una casa (gli affitti a Marib sono diventati proibitivi), perché trovare un lavoro è pressoché impossibile.&nbsp;<strong>In molti anzi vivono con la costante paura di essere sfrattati dai terreni privati, dove vengono allestiti campi di fortuna in 9 casi su 10. Svalutazione della moneta yemenita e carenza di carburante hanno fatto il resto, con i prezzi di cibo e medicinali più che raddoppiati e famiglie costrette a indebitarsi per far fronte ai bisogni essenziali di ogni giorno.</strong></p>



<p>Intanto lo Yemen è nel pieno della quarta ondata di contagi da Covid19 e gran parte degli sfollati non ha accesso ad acqua pulita e servizi igienico- sanitari.&nbsp;<strong>Con solo metà delle strutture sanitarie in funzione 2 yemeniti su 3, oltre 20 milioni di persone, non può contare su nessun servizio sanitario.</strong></p>



<h2>La comunità internazionale ripristini il monitoraggio sulle violazioni dei diritti umani</h2>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>“Le Nazioni Unite hanno di recente ribadito alle parti in conflitto l’obbligo di rispettare il diritto internazionale, che proibisce gli attacchi sproporzionati e richiede che vengano prese tutte le precauzioni possibili per evitare danni ai civili.</em>&nbsp;–&nbsp; conclude Pezzati –&nbsp;<em>Tuttavia da quando a ottobre è stato sciolto il Gruppo di eminenti esperti sullo Yemen – l’organismo nominato dalle Nazioni Unite, responsabile del monitoraggio delle violazioni dei diritti umani in Yemen –non esiste più alcun controllo sulle ripetute violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti in conflitto, che senza eccezione sono state responsabili di vittime civili”.</em></p></blockquote>



<p><em>&nbsp;</em>Da qui l’appello urgente di Oxfam perché, oltre a lavorare per una pace duratura, la comunità internazionale riattivi quanto prima un sistema di monitoraggio sulle violazioni.</p>



<h2>La risposta di Oxfam a fianco della popolazione</h2>



<p>Oxfam è al lavoro a Marib per garantire l’accesso all’acqua alla popolazione, ricostruire servizi igienico-sanitari e infrastrutture idriche essenziali, fornire aiuti diretti alle fasce più vulnerabili per l’acquisto di beni di prima necessità. Nell’ultimo anno Oxfam qui ha soccorso 95.928 persone.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Il Diritto internazionale umanitario e i conflitti: quali sono le armi vietate</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jul 2021 06:57:31 +0000</pubDate>
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Most of the population in Rounyn recently fled to camps for displaced people due to the clashes between the Government and the armed movements.</figcaption></figure>



<p></p>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Nella sua costante ricerca nel portare un briciolo di umanità nei conflitti, il diritto internazionale umanitario ha negli anni tentato di vietare l’utilizzo di alcune tipologie di armi.</p>



<p>Sia il Protocollo I alle Convezioni di Ginevra del 1977 sia il Comitato Internazionale della Croce Rossa, infatti, hanno inizialmente individuato tre categorie generali di armamenti il cui utilizzo viene considerato una grave violazione del diritto internazionale umanitario e, di conseguenza, un crimine contro l’umanità.</p>



<p>Tra tali tipologie vi sono innanzitutto le armi che portano inevitabilmente alla morte, cioè armi caratterizzate da una forza tale da rendere inevitabile la morte dell’avversario: è il caso, ad esempio, di alcuni gas asfissianti, irrimediabilmente letali per coloro che ad essi sono esposti. Una seconda categoria generale sono le armi che provocano ferite o sofferenze inutili: se per parte della dottrina l’inutilità dell’“effetto traumatico” può essere però individuato tenendo conto dell’utilità militare ricercata (giustificando così molti episodi di violenza con l’obiettivo militare da raggiungere), la dottrina maggioritaria considera oggi che l’eccessività del dolore causato debba essere rintracciata sulla base del male effettivamente subito dalla vittima, sebbene critiche siano state sollevate per il carattere eccessivamente soggettivo di questo criterio. Terza tipologia generale di armi vietate dal diritto umanitario sono quelle armi ad effetto indiscriminato, ovvero che non possono essere dirette contro un obiettivo militare determinato o il cui effetto non può essere limitato; in quest’ultima categoria è possibile poi individuare due sottogruppi: le armi ad effetto indiscriminato per natura, come la maggior parte delle armi chimiche, che non possono essere “indirizzate” verso un obiettivo specifico, e quelle che lo sono a causa dell’utilizzo che di esse ne viene fatto, come le bombe nei bombardamenti a tappeto che radono sistematicamente al suolo aree intere, senza fare alcun tipo di distinzione tra obiettivi militari, legittimi, e obiettivi civili, contrari al diritto internazionale umanitario.</p>



<p>Oltre a queste categorie generali, che hanno il pregio di poter limitare l’uso di certe armi, soprattutto quelle più moderne che non sono ancora state inquadrate dal diritto internazionale, alcune tipologie specifiche di armi sono state espressamente messe al bando.</p>



<p>Se ancora turba il silenzio, chiaramente politico, del diritto internazionale umanitario circa la possibilità di vietare le armi nucleari, oggi diverse convenzioni vietano però l’utilizzo, tra le altre, di armi chimiche, mine antiuomo e le cosiddette bombe a grappolo. Per quanto riguarda le prime, queste sono state utilizzate per la prima volta in maniera massiccia durante la Prima Guerra Mondiale, grazie agli sviluppi negli studi chimici e biologici del XIX secolo, e sono oggi ritornate nel dibattito pubblico dopo gli avvenimenti in Siria nel 2013. Definite come quei prodotti chimici tossici concepiti per provocare la morte o alti danni seri agli esseri viventi, attualmente il loro utilizzo è vietato da una convenzione internazionale del 1993 alla quale molti Stati hanno aderito, complice la scoperta delle atrocità statunitensi in Vietnam e dell’utilizzo dell’ormai tristemente celebre napalm.</p>



<p>La seconda categoria, quella delle mine antiuomo, cioè di dispositivi posti sopra o sotto il suolo che esplodono quando entrano in contatto con una persona, è stata purtroppo utilizzata frequentemente negli ultimi decenni in molte parti del mondo, a causa del prezzo bassissimo necessario per produrle, ed ancora oggi moltissime sono le vittime di questi dispositivi: una volta terminato il conflitto, infatti, gli Stati non investono tempo e risorse nel rimuoverli dal terreno e anche per anni questi possono esplodere, uccidendo o danneggiando. Una convenzione del 1997 ha tentato di vietarne l’utilizzo, grazie anche a lavoro incessante di ONG e associazioni, e oggi per gli Stati firmatari sussiste, oltre il divieto di usarle, anche l’obbligo di rimuoverle dal terreno e distruggerle.</p>



<p>Terza categoria di armi specifiche che, tra le varie, sono state vietate dal diritto internazionale umanitario, è quella delle armi a grappolo, utilizzate più volte in Siria ma anche in Afghanistan e Cecenia. In genere, quando si parla di armi a grappolo, si fa riferimento ad una “bomba – madre” che, al momento dell’impatto o durante il volo, esplode in diverse “bombe – figlie” che si disperdono nell’area circostante. Seppur poco utilizzate rispetto ad altri dispositivi a causa del loro costo abbastanza elevato, gli Stati hanno deciso di intervenire nel 2008, concludendo una convenzione che ricalca il trattato in materia di mine antiuomo, ma con un’importante novità che forse può essere un precedente per accordi futuri: gli Stati dovranno garantire l’assistenza alle vittime e alle loro famiglie e riconoscere una riparazione dei danni, fisici e morali, che l’utilizzo di tali armi ha causato.</p>
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		<title>L&#8217;università di Padova attiva un nuovo corso di laurea in Giurista del Terzo Settore</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 07:09:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Laboratori e lezioni serali tra le caratteristiche più innovative L’avvio nell’anno accademico 2021-22 Il Terzo Settore ha un ruolo strategico nella nostra società, poiché supporta il settore pubblico e quello privato. Secondo le più&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><strong>Laboratori e lezioni serali tra le caratteristiche più innovative</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15415" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-1024x538.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-300x158.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova-768x403.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/panoramica_cortile-universita-di-padova.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>L’avvio nell’anno accademico 2021-22</strong></p>



<p>Il Terzo Settore ha un ruolo strategico nella nostra società, poiché supporta il settore pubblico e quello privato. Secondo le più recenti rilevazioni Istat, in Italia il Terzo Settore riguarda circa <strong>6 milioni di volontari e 700mila lavoratori </strong>ed è l’ambito economico che presenta la maggiore crescita sul piano dell’incremento occupazionale. Ne è prova il rilievo che il Recovery Plan assegna al Terzo Settore, dove volontariato e impresa sociale trovano la propria collocazione.</p>



<p>Il nuovo corso di laurea in Giurista del Terzo Settore attivato dall’Università di Padova a partire dall’anno accademico 2021-22, frutto anche della testimonianza fornita dalla cittadinanza in anno straordinario e difficile, il 2020, durante il quale Padova è stata Capitale Europea del Volontariato per divulgare e promuovere le migliori prassi in materia, investe in questo comparto. La <strong>formazione teorica ma anche sperimentale</strong>, in collaborazione con gli enti del Terzo settore, è il punto di forza del nuovo corso di laurea.</p>



<p>Nato da un’iniziativa del Dipartimento di Diritto privato e critica del diritto, la concretizzazione della quale è stata affidata ad <strong>Adriana Topo, professoressa ordinaria di Diritto del lavoro e Presidente del Comitato ordinatore del progetto, </strong>il corso di studi, accanto alle tradizionali lezioni frontali, prevede anche laboratori: momenti interattivi che daranno agli studenti l’opportunità di mettersi alla prova in prima persona confrontandosi con situazioni reali sotto la guida di accademici e operatori del settore; si tratta di stanze di sperimentazione dirette a rafforzare nello studente capacità di analisi e di problem solving.</p>



<p>Il nuovo percorso di studi rappresenta un <em>unicum </em>nel panorama dell’offerta universitaria italiana proprio in relazione alla modulazione specifica dei contenuti degli insegnamenti per la gran parte declinati con specifica attenzione alla realtà del Terzo Settore, composta da associazioni di volontariato e imprese anche di grandi dimensioni, tra le quali le cooperative sociali. Il piano di studi è stato pensato nel <strong>dialogo con i soggetti che operano nel Terzo Settore</strong>, che hanno fornito il proprio contributo per la costruzione del curriculum e che saranno coinvolti nei momenti laboratoriali. <strong>L’erogazione degli insegnamenti in remoto e in presenza, con una articolazione degli orari in fascia pomeridiana, </strong>si adatta, poi, alle esigenze di chi lavora o opera attivamente nel volontariato.</p>



<p>Un altro valore aggiunto del corso consiste nel coniugare il sapere giuridico con il sapere storico, economico, sociologico, psicologico e relazionale. L’insegnamento delle competenze giuridiche farà costante riferimento alle problematiche del Terzo Settore, mentre, per quanto riguarda le altre discipline “abbiamo assegnato – ha spiegato Adriana Topo – un <strong>ruolo significativo alle materie economiche applicate, come la redazione dei bilanci, </strong>e ai profili organizzativo-gestionali che sono basilari per far funzionare, sulla base di criteri di economicità, qualsiasi struttura produttiva di beni o servizi, anche se non guidata da fini di lucro”.</p>



<p>Il corso di laurea, strutturato in esami obbligatori e a libera scelta, propone, quindi, un programma solido e coerente con le sue finalità, che spazia dal <strong>Diritto alla Finanza Sostenibile, al Diritto delle Fondazioni di origine bancaria, passando per Psicologia dell’inclusione e Gestione dei conflitti,</strong> abilità indispensabili per affrontare situazioni diverse, sempre più spesso all’insegna della multiculturalità, con capacità relazionali volte all’accoglienza e all’integrazione.</p>



<p>Con gli esami a scelta, inoltre, gli studenti potranno specializzarsi in un settore specifico – sociale, sportivo, culturale – frequentando corsi creati <em>ad hoc</em>, tra i quali quello di <strong>“Marketing e Fundraising per enti del TerzoSettore”</strong>: “un insegnamento di vitale importanza – aggiunge la giuslavorista &#8211; per potere accedere a finanziamenti o promuove la raccolta di fondi, secondo un approccio adottato nei contesti anglosassoni che è opportuno insegnare anche a chi opera nella nostra realtà”.</p>



<p>Alla conclusione del terzo e ultimo anno, infine, <strong>è previsto un periodo di stage e/o tirocinio presso gli enti del territorio convenzionati con l’Università</strong>. Nelle intenzioni della Presidente del Comitato ordinatore quest’esperienza “rappresenta un formidabile trampolino di lancio per introdurre i neolaureati nel mondo del Terzo Settore dando loro subito la possibilità di collocarsi nel mondo del lavoro”.</p>



<p>E, come ha dichiarato il Rettore Rosario Rizzuto nella recente presentazione dell’innovativo percorso, il nuovo corso in Giurista del Terzo Settore è “un segno di vitalità che dimostra come, anche se prossimo agli 800 anni, l’ateneo padovano non abbia perso la capacità di innovare le sue discipline adattandole con coerenza e tempestività alle necessità del tessuto sociale”.</p>



<p><strong>Per informazioni:</strong></p>



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