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	<title>disarmo Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal Medioriente, sempre più in fiamme</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 08:52:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(notizie riprese: da anbamed.it) Libano Si sono svolte ieri a Beirut i funerali dell’uomo numero due del movimento di resistenza libanese Hezbollah, Fuad Shokr. Nel discorso di commiato, il leader Nasrullah ha ribadito che&#160;“Siamo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>(notizie riprese: da anbamed.it)</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17635" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/hani.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Si sono svolte ieri a Beirut i funerali dell’uomo numero due del movimento di resistenza libanese Hezbollah, Fuad Shokr. Nel discorso di commiato, il leader Nasrullah ha ribadito che&nbsp;<em>“Siamo entrati in una fase nuova. La risposta a questo crimine non tarderà, avverrà di sicuro, al momento giusto e sarà dolorosa per gli israeliani. Noi non attaccheremo i civili come fa il nemico, ma colpiremo in profondità”.</em>&nbsp;Il leader libanese fa poi un commento alle manifestazioni di giubilo che hanno avuto luogo in Israele sia nelle colonie sia nelle trasmissioni televisive e nelle dichiarazioni dei politici:&nbsp;<em>“Non ridete troppo, perché piangerete di pentimento per il crimine compiuto. La nostra risposta sarà multilaterale. Non verrà soltanto da nord”.</em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>Il capo di Stato maggiore iraniano, Mohammed Bakiri, ha affermato che&nbsp;<em>“Israele si pentirà di aver violato la sovranità iraniana e compiuto il suo crimine contro il leader palestinese Hanie nel cuore di Teheran”.</em>&nbsp;In Israele la tensione è alta e l’allerta tocca diversi livelli, dall’aumento di sorveglianza di sicurezza sui movimenti dei politici, a partire da Netanyahu, alle misure di protezione civile nelle colonie. L’esercito ha diramato un ordine alle industrie con sede nel nord di spostare i materiali pericolosi stoccati.</p>



<p>La stampa israeliana commenta che Teheran dovrà sicuramente agire per non essere derisa dalle opinioni arabe e interne a causa dello smacco ricevuto, con l’assassinio di Hanie durante il momento massimo di allerta dei servizi iraniani, durante l’insediamento del nuovo presidente. Ufficialmente Israele non ha rivendicato l’attacco di Teheran, ma Netanyahu ha ammesso indirettamente la responsabilità, dicendo che “chiunque faccia male ad Israele, sarà colpito”.</p>



<p></p>



<p><strong>Cisgiordania e Gerusalemme est</strong></p>



<p>Le incursioni dei coloni ebrei israeliani contro i villaggi palestinesi, con la protezione dell’esercito, sono diventate l’esercizio quotidiano per costringere la popolazione a fuggire. Pulizia etnica a fuoco lento. Ieri, a Burqa, ad est di Ramallah e nei pressi del muro della vergogna, un gruppo di coloni ha attaccato la casa di un palestinese incendiandola e appiccando il fuoco in una macchi di un altro cittadino. Il sindaco di Burqa ha detto ad una tv araba:&nbsp;<em>“I sionisti arrivati da oltreoceano che non hanno nessun legame con questo territorio vogliono cacciarci dalla nostra terra, per allargare le colonie, ma noi resisteremo. Non ce ne andremo; questa è la nostra terra e sono loro che prima o poi se ne dovranno andare”.</em></p>



<p></p>



<p><strong>Prigionieri</strong></p>



<p>La Commissione ONU per i diritti umani ha documentato le torture compiute sui detenuti palestinesi nei campi di concentramento israeliani. Le testimonianze raccolte parlano di “detenzione in celle a forma di gabbie metalliche in mezzo al deserto, completamente nudi tranne che di pannolini, con occhi bendati e mani legate, oltre alla privazione del cibo e dell’acqua”. Folker Turk, alto commissario, ha dichiarato che “secondo queste testimonianze, diverse, tante e coincidenti, Israele potrebbe aver compiuto crimini di guerra. L’uso di annegare la testa dei detenuti in acqua e lanciare contro di loro i cani feroci addestrati, mentre erano ammanettati, è una tortura vietata dalle norme internazionali di guerra”.</p>



<p>Le richieste dell’ONU e della Croce Rossa internazionale di vistare i campi di concentramento israeliani sono state rifiutate dal governo Netanyahu.</p>



<p></p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>Una storia triste dal finale positivo. Ibrahim Bakri è il papà di una bambina uccisa nel 2023 da un uomo che le ha sparato mentre stava in macchina, per futili motivi. L’assassino, Hussein Harhara, aveva litigato con Bakri per un diverbio stradale sul diritto a parcheggiare. Ha tirato il fucile ed ha sparato uccidendo Hanin, una bimba di 7 anni e ferendo la sorella maggiore, che erano nell’abitacolo dell’auto di famiglia.&nbsp;</p>



<p>Il tribunale di Aden ha condannato l’assassino alla pena capitale da svolgersi in pubblico e con un colpo di mitra alla testa. Un orrore di Stato.</p>



<p>Al momento dell’esecuzione, quando tutto era pronto: il condannato con le mani legate a terra su un lenzuolo e il&nbsp;boia pronto con il suo fucile automatico con attorno una folla di militari e civili che aspettava la macabra esecuzione, il padre di Hanin ha perdonato l’assassino e fatto decadere così la condanna della giustizia&nbsp;statale, in ottemperanza ad una norma della sharia islamica. “La vendetta non avrebbe riportato in vita Hanin. Ho perdonato l’assassino pensando alla sorte dei suoi figli che sarebbero rimasti orfani”, ha detto l’uomo.&nbsp;</p>



<p>Sui social, in tutti i paesi arabi e non solo in Yemen, il gesto generoso è stato valutato positivamente, con commenti di vari orientamenti, che vanno dall’opposizione alla pena di morte considerata un assassinio di Stato, a valutazioni religiose che considerano la legge divina superiore a quella umana (fondamentalisti) fino a quelle sociologiche sulla necessità di far prevalere la fratellanza umana, per sconfiggere la violenza. Non sono mancati ragionamenti politici: “Se ragionassimo tutti così, la guerra nel nostro paese sarebbe finita da tempo”.</p>



<p></p>



<p>Anche <strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> aderisce al seguente appello:</p>



<h1>Rete Pace e disarmo: “A Gaza muore anche la nostra umanità”</h1>



<p><a href="https://www.facebook.com/sharer/sharer.php?u=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="http://twitter.com/intent/tweet?text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://api.whatsapp.com/send?text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22%20https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://telegram.me/share/url?url=https%3A%2F%2Fwww.anbamed.it%2F2024%2F07%2F30%2Frete-pace-e-disarmo-a-gaza-muore-anche-la-nostra-umanita%2F&amp;text=Rete%20Pace%20e%20disarmo%3A%20%22A%20Gaza%20muore%20anche%20la%20nostra%20umanit%C3%A0%22&utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a><a href="https://www.instagram.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank"></a></p>



<p><strong>Lettera aperta della società civile: “A Gaza muore anche la nostra umanità: fate passare gli aiuti della comunità internazionale”</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2024/07/A-Gaza-muore-anche-la-ns-umanita-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-20208"/></figure>



<p><br><strong>Lettera aperta di decine di organizzazioni della società civile al&nbsp;Presidente della Repubblica, al Parlamento, al Governo Italiano</strong>: occorre&nbsp;<strong>mettere in campo tutte le proprie responsabilità affinché sia rispettato il diritto umanitario internazionale e si ponga fine alla disumana ed immorale situazione in cui è costretta la popolazione palestinese</strong>&nbsp;nella Striscia di Gaza<br><br>La Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU, il 26 gennaio 2024, ha evocato un “rischio plausibile” di genocidio nella striscia di Gaza, ammonendo Israele di adottare concrete misure di prevenzione. In particolare la Corte ha sancito che: “Lo Stato di Israele deve adottare misure immediate ed efficaci per consentire la fornitura d’urgenza di servizi di base e di assistenza umanitaria”<br><br><strong>Ribadendo la necessità e l’urgenza di adottare tutte le azioni politiche e diplomatiche per arrivare ad un cessate il fuoco, alla liberazione di tutti gli ostaggi e dei prigionieri palestinesi detenuti illegalmente, ma soprattutto alla costruzione di una soluzione del conflitto tra Israele e palestinesi, fondata sul diritto internazionale e sulle risoluzioni ONU</strong>, non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla tragedia umanitaria che si sta consumando nella Striscia di Gaza con il blocco degli aiuti umanitari per la popolazione affamata, priva di medicine e di cure per feriti ed ammalati.<br><strong>Ricordiamo che è responsabilità di ogni stato membro delle Nazioni Unite, quindi anche dello Stato italiano, operare in modo attivo affinché sia rispettato il diritto umanitario</strong>, la cui reiterata violazione non ha nessuna giustificazione in alcun contesto di guerra, come ha nuovamente riportato il parere della Corte Internazionale di Giustizia lo scorso 19 luglio.<br><br><strong>Israele deve garantire il libero accesso e la sicurezza agli operatori umanitari.</strong><br><br><br>Il testo della lettera aperta, con&nbsp;le adesioni raccolte, è&nbsp;<strong><a href="https://retepacedisarmo.us14.list-manage.com/track/click?u=fa5bab19e0386a407221c9180&amp;id=3713f009df&amp;e=338190a9de&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicato a questo link&nbsp;</a></strong></p>



<p></p>
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		<title>Alex Zanotelli: ripartire dalla spiritualità per trovare nuovi metodi di nonviolenza attiva</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2022 08:45:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/zano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1010" height="960" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/zano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16407" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/zano.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1010w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/zano-300x285.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/06/zano-768x730.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1010px) 100vw, 1010px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>In occasione di Eirenefest, festival internazionale del libro per la pace e la nonviolenza che si è tenuto a Roma dal 2 al 5 giugno, presso i giardini del Verano, ho avuto il grande piacere di dialogare con Padre Alex Zanotelli, missionario italiano comboniano e fondatore di diversi movimenti tesi a creare condizioni di pace e di giustizia solidale.</p>



<p>Ecco la nostra chiacchierata.</p>



<p>Parlare ai giovani è importante perchè saranno i cittadini del futuro&#8230;</p>



<p>Alex Zanotelli: quando parlo ai giovani dico che sono l&#8217;unico presente che abbiamo perchè il futuro, se andiamo vanati così, non esiste soprattutto in caso di disastro ecologico. Saranno loro che devono cambiare tutto se vogliamo sopravvivere, partendo da subito perchè la situazione è gravissima.</p>



<p>Perchè ha deciso di partecipare a Eirene festival, nonostante i suoi numerosi impegni?</p>



<p>Sono legato a Olivier Turquet e all&#8217;agenzia stampa Pressenza, che lavora bene. Dobbiamo instillare nelle persone questo aspetto: o che seguiamo davvero la via della nonviolenza attiva o, come diceva Martin Luther King, si arriva alla &#8220;non esistenza&#8221; dell&#8217;umanità.</p>



<p>Può spiegare di cosa si parla quando parliamo di “nonviolenza attiva”?</p>



<p>La nonviolenza attiva traduce qualcosa di molto difficile da esprimere: quando si parla di nonviolenza sembra quasi un concetto negativo, sembra quasi rassegnazione; invece, la nonviolenza ATTIVA coinvolge la persona profondamente per inventare sempre nuove cose, richiede creatività effettivamente, la stessa creatività che chi l&#8217;ha inventata – Gesù – l&#8217;aveva per dare una mano al popolo oppresso della Galilea. Dobbiamo trovare strade nuove per rimettere in piedi persone oppresse, facendole sentire soggetti e non oggetti. Una volta che l&#8217;oppresso scopre di essere un soggetto deve usare la propria intelligenza per trovare metodi nonviolenti per scardinare il sistema, per smascherarlo (“Fare verità” come dice il Vangelo di Giovanni) per poi impegnarsi a cambiare le cose. Penso che sia l&#8217;unica scelta che oggi abbiamo davanti. Martin Luther King è stato fatto fuori per il suo attacco radicale alla guerra in Vietnam e gli Stati Uniti non lo hanno potuto accettare: oggi abbiamo molti Maestri che ci hanno preparato la strada per la pace e la nonviolenza.</p>



<p>Quando ero in Africa avevo invitato alcuni di questi Maestri di varie etnie e ho scoperto che, durante la terribile dittatura di Marcos nelle Filippine, i vescovi erano molto preoccupati e decisero di far reagire la gente tramite l&#8217;invito di due esperti austriaci, marito e moglie bravissimi, che lavoravano sui metodi nonviolenti e che hanno fatto una settimana di workshop con tutti i vescovi per prepararli e poi con le persone della diocesi; al termine del percorso tutta la popolazione si riunì nella piazza centrale di Manila per manifestare pacificamente contro Marcos. Il dittatore fece scendere i carri armati, ma la gente era preparata (ad esempio, le mamme parlavano ai soldati dicendo loro: “Io potrei essere tua madre, come fai a sparare?”), tanto che Marcos fu costretto a scappare senza dare l&#8217;ordine di sparare. Il potere del popolo è enorme, ma i popoli devono prenderne coscienza.</p>



<p>Qual è la sua opinione a proposito della guerra Russia-Ucraina?</p>



<p>Oggi non si può parlare di nonviolenza in Ucraina; si sarebbero dovuti prendere provvedimenti otto anni fa, preparando il popolo in caso avvenisse qualcosa con un movimento di contrasto ai russi senza l&#8217;utilizzo delle armi, come hanno fatto in Sudafrica e in altri Paesi nel mondo.</p>



<p>Che poi sembra che adesso ci sia solo questa guerra&#8230;</p>



<p>Sono 166 le guerre sul nostro pianeta e molte sono veramente grosse. Rimango esterefatto sul silenzio, per esempio, che c&#8217;è anche in Italia sulla guerra in Yemen: tutte le televisioni sparate sui crimini russi, ma nessuno dice che nello Yemen è in atto la più grande crisi umanitaria che abbia il mondo. E noi vendiamo le armi all&#8217;Arabia saudita per bombardare gli yemeniti&#8230;E questa è la follia di tutto, anche del nostro sistema economico; chi ha vinto oggi in Ucraina è il complesso militare-industriale. </p>



<p>Basti pensare che gli Stati Uniti, quest&#8217;anno, hanno un budget di 800 miliardi di dollari, il 36% del PIL degli USA,  dedicato agli armamenti ed è lì il cuore del sistema.</p>



<p>Quanto sarebbe importante che ognuno di noi facesse una ricerca spirituale per mettersi in contatto con la propria vera natura, per il Bene comune?</p>



<p>E&#8217; una domanda importante: penso che una delle cose tragiche della nostra società occidentale sia che questo tipo di società ci ha talmente materializzato il cervello per cui non c&#8217;è nessuna dimensione di spiritualità, non c&#8217;è nulla. Non parlo di spiritualità cristiana, buddista o altra, ma proprio della ricerca di una motivazione interiore: quando a Gandhi chiedevano: “perchè non ti sei fatto cristiano?” lui rispondeva: “se essere cristiani vuol dire diventare come i cristiani d&#8217;Occidente, preferisco rimanere indù” perchè abbiamo tradito tutto quello che è il fulcro del Vangelo. La ricerca di una spiritualità è fondamentale, dobbiamo davvero darci da fare, ripartendo da questo.</p>
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		<title>EIRENEFEST: a Roma nasce il primo festival del libro per la pace e la nonviolenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 May 2022 07:27:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A San Lorenzo dal 2 al 5 giugno 2022, 130 eventi per sensibilizzare e creare convergenza sulla cultura della #nonviolenza Al via da giovedì 2 giugno la prima edizione del Festival del libro per la pace e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="400" height="260" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16387" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/Eirene-fest-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p><em>A San Lorenzo dal 2 al 5 giugno 2022, 130 eventi per sensibilizzare e creare convergenza sulla cultura della #nonviolenza</em></p>



<p>Al via <strong>da giovedì 2 giugno </strong>la prima edizione del<strong> Festival del libro per la pace e la nonviolenza</strong> che si svolgerà in maniera diffusa nel quartiere di San Lorenzo, a Roma, <strong>fino a domenica 5 Giugno.</strong></p>



<p><strong>Quattro giorni</strong>&nbsp;con&nbsp;<strong>130 eventi in programma,</strong>&nbsp;tra presentazioni di libri, conferenze, workshop, musica, performance teatrali e mostre fotografiche, a cura delle&nbsp;<strong>70</strong>&nbsp;<strong>associazioni&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>realtà editoriali&nbsp;</strong>coinvolte. Gli eventi si svolgeranno al&nbsp;<strong>Giardino del Verano&nbsp;</strong>e all’interno delle sedi delle istituzioni e delle associazioni del quartiere San Lorenzo.</p>



<p><strong>Eirenefest</strong>&nbsp;&#8211;&nbsp;<em>Eirene</em>&nbsp;nella&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mitologia_greca?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mitologia greca</a>&nbsp;era la&nbsp;<em>dea della&nbsp;pace&nbsp;</em>&#8211; vuole essere un momento di approfondimento e condivisione sulle tematiche della pace e della<strong>&nbsp;nonviolenza.</strong>&nbsp;Coinvolgendo le case editrici e i loro autori, l&#8217;obiettivo del Festival è sensibilizzare in maniera attiva il pubblico, le scuole di ogni grado, assieme all’associazionismo che si impegna per la pace e la nonviolenza, per generare una occasione di interscambio e nuovo &#8220;attivismo&#8221;. Il Festival, infatti, ha anche l&#8217;obiettivo di dare alimento alle reti esistenti – e crearne di nuove – fra gli attori che lavorano per la pace e il pubblico, con lo sguardo rivolto non solo al futuro ma anche alla drammatica attualitàà.&nbsp;<em>Ognuno di noi è un motore di Pace.</em></p>



<p>La manifestazione, patrocinata dal&nbsp;<strong>Municipio II&nbsp;</strong>vuol essere una&nbsp;<em>&#8220;cittadella della pace&#8221;,</em>&nbsp;con dialoghi e confronti sulle grandi tematiche dell’attualità:&nbsp;<strong>disarmo nucleare</strong>,&nbsp;<strong>salvaguardia del Pianeta</strong>,&nbsp;<strong>educazione alla nonviolenza</strong>,&nbsp;<strong>cultura di pace</strong>,&nbsp;<strong>Mediterraneo e migranti</strong>.</p>



<p>Il Festival si apre il&nbsp;<strong>2 Giugno alle 17.30</strong>&nbsp;con la&nbsp;<strong>Festa della Repubblica Multietnica,&nbsp;</strong>organizzata da&nbsp;<em>Energia per i diritti umani.&nbsp;</em>Nel giorno della sua Festa si vuole ribadire la necessità&nbsp;di una&nbsp;<strong>Repubblica inclusiva, non discriminatoria e aperta alla diversità.</strong></p>



<p>Fra i&nbsp;<strong>200</strong>&nbsp;<strong>ospiti nazionali e internazionali</strong>&nbsp;che interverranno nei quattro giorni del Festival: il portavoce di&nbsp;<em>Amnesty International,</em>&nbsp;<strong>Riccardo Noury</strong>;l’attivista per il cambiamento ecologico nonviolento&nbsp;<strong>Vandava Shiva</strong>; l’ex deputata e Segretaria Generale della&nbsp;<em>Fondazione RUT</em>,&nbsp;<strong>Giovanna Martelli</strong>; lo scrittore ed ex segretario della FIGC,&nbsp;<strong>Pietro Folena,&nbsp;</strong>il missionario,&nbsp;<strong>Alex Zanotelli</strong>; la&nbsp;fondatrice&nbsp;della prima Università&nbsp;al mondo per la nonviolenza in Libano &#8211;&nbsp;<em>AUNOH</em>R,&nbsp;<strong>Ogarit Younan;&nbsp;</strong>&nbsp;l&#8217;antropologa e formatrice sulla nonviolenza belga,&nbsp;<strong>Pat Patfoort</strong>; il&nbsp;fondatore dell&#8217;associazione&nbsp;<em>Mondo Senza Guerre e Senza Violenza</em>,&nbsp;<strong>Rafael de la Rubia</strong><strong>.</strong></p>



<p>Grande attesa per lo spettacolo di&nbsp;<strong>Jacopo Fo,&nbsp;</strong>che&nbsp;<strong>sabato 4 giugno alle 21:00</strong>&nbsp;metterà in scena<em>&#8220;</em><em><strong>Sesso Zen Remix</strong></em><em><strong>&#8220;,</strong></em>&nbsp;dedicato all’Associazione Nazionale Vittime dell’Uranio Impoverito &#8211;&nbsp;<em>Giardino del Verano Spazio Berha Kinnsky Von Sutter.</em></p>



<p><strong>Tutti gli</strong>&nbsp;<strong>eventi&nbsp;</strong>del festival, interamente autofinanziato, sono&nbsp;<strong>gratuiti</strong>, programma consultabile sul sito:&nbsp;<strong><a href="http://www.eirenefest.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.eirenefest.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong></p>



<p>“<em>In un’epoca di conflitti abbiamo bisogno dei libri per la pace e la nonviolenza: libri che ci consigliano, che ci guidano, che ci ispirano verso un mondo con al centro l’essere umano, le sue idee, i suoi sentimenti, le sue azioni verso un mondo migliore”&nbsp;</em>scrivono gli organizzatori di Eirenefest.</p>



<p><strong><a href="http://www.eirenefest.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.eirenefest.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong></p>



<p><strong>INFO PER LA STAMPA:</strong></p>



<p>Annamaria De Paola</p>



<p>E:&nbsp;<a href="mailto:amdepaola@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">amdepaola@gmail.com</a>&nbsp;3492761328</p>



<p>Giulia Brizzi</p>



<p>E: <a href="mailto:brizzi.giu@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">brizzi.giu@gmail.com</a> 3479860951</p>
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		<title>Il dovere di fare la pace</title>
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		<pubDate>Mon, 09 May 2022 11:51:42 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="594" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16358" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1024x594.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-768x445.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-1536x891.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/248-2048x1187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>(da unipd-centrodirittiumani.it)</p>



<h2>Condividiamo tutti una responsabilità<br>Il dovere di fare la pace<br>Proposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi</h2>



<p><strong>Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra.</strong>&nbsp;La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine.</p>



<p>Dopo settanta milioni di morti e la fine della seconda guerra mondiale, alcune donne e uomini di paesi diversi hanno cercato di mettere al bando la guerra creando le Nazioni Unite, ideando una forza di polizia internazionale e promuovendo un nuovo diritto internazionale fondato sul principio della eguale dignità della persona umana e dei popoli. Allo stesso tempo, in Europa, altri leader politici, uniti nello sforzo di scongiurare altre catastrofi, convinti che la sovranità assoluta degli stati fosse all’origine della guerra, immaginarono un’Europa unita e solidale e avviarono la costruzione dell’Unione Europea dando vita alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio.</p>



<p>La realtà dei nostri giorni descrive, purtroppo, un mondo molto diverso: un mondo in guerra dominato dallo scontro tra i più diversi interessi personali, nazionali e economici. Anziché cogliere le straordinarie opportunità offerte dalla fine della guerra fredda e dalla caduta del Muro di Berlino, si è scelto di inseguire il disegno di un ordine mondiale gerarchico fondato sulla legge del più forte e sul presunto “diritto di fare la guerra”, sulla de-regulation istituzionale ed economica e sulla competizione selvaggia. L’aggressione russa dell’Ucraina è figlia di questo schema di guerra globale che ora ci minaccia sempre più da vicino.</p>



<p>Dal 24 febbraio è in corso una drammatica escalation militare che sta facendo strage di vite umane e che minaccia di condurci alla catastrofe nucleare. Dinnanzi a questa drammatica realtà, all’invasione russa, al legittimo diritto alla resistenza dell’Ucraina e alle sue richieste di aiuto, molti governanti si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace. A nulla ancora sono valsi gli appelli ininterrotti di Papa Francesco e di tanti cittadini a fare ogni sforzo per fermare la follia della guerra. A prevalere oggi sembra essere la cieca volontà di continuarla inseguendo la tragica illusione, già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere.</p>



<p>Le conseguenze dell’escalation militare sono terrificanti. In Ucraina la macchina della guerra continua a uccidere e distruggere senza pietà violando tutti i diritti umani. In Europa si sta scivolando verso la recessione e un’economia di guerra che toglierà il respiro a molti giovani e famiglie. In un mondo sempre più insicuro si accelera un cambio radicale delle relazioni internazionali, a scapito della libertà e della democrazia, che alimenta un groviglio di crisi, conflitti, ingiustizie e violazioni dei diritti umani.</p>



<p>E’ in questo contesto, foriero di violenze e sofferenze, divisioni e contrapposizioni a tutti i livelli, che&nbsp;<strong>siamo chiamati a riscoprire il dovere di fare la pace.</strong></p>



<p>La pace è l’interesse primario di tutte le genti e le nazioni. La pace è la priorità. Abbiamo bisogno di pace come i polmoni hanno bisogno dell’ossigeno. Per questo,&nbsp;<strong>i governanti hanno la responsabilità primaria di lavorare incessantemente per fermare la guerra e creare le condizioni per ricostruire la pace.</strong>&nbsp;Se non lo fanno vengono meno alla loro stessa ragion d’essere.</p>



<p>Il momento è pericolosissimo. Se non sapremo opporre alla guerra una “decisa volontà della pace” saremo travolti.&nbsp;<strong>L’Unione Europea, insieme ai governi e parlamenti degli stati membri ha, più di ogni altro, il dovere politico, istituzionale e morale di prendere l’iniziativa</strong>&nbsp;per scongiurare il peggio che deve ancora venire, per salvare la vita degli ucraini e di tutti gli innocenti che stanno morendo sotto le bombe e per proteggere i propri cittadini dalle tragiche conseguenze della guerra. Sono loro che in questi giorni stanno decidendo se sarà la pace o la guerra a scrivere il futuro nostro e dell’Europa. A loro torniamo a dire:&nbsp;<strong>le sorti dell’Ucraina, dell’Europa, del diritto all’autodeterminazione dei popoli, della libertà, della democrazia e della pace nel mondo sono troppo importanti per essere lasciate nelle mani dei signori della guerra.</strong>&nbsp;L’art. 21 del Trattato sull’Unione Europea stabilisce espressamente che “l’Unione promuove soluzioni multilaterali ai problemi comuni, in particolare nell’ambito delle Nazioni Unite e opera al fine di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, nonché ai principi dell’Atto finale di Helsinki e agli obiettivi della Carta di Parigi”.</p>



<p><strong>Restituiamo la parola alla politica</strong></p>



<p><strong>Per spezzare la spirale mortifera dell’escalation, è necessario togliere la parola alle armi e restituirla alla politica.</strong>&nbsp;Non è vero che non si può fare niente.</p>



<p>Invece della corsa alle armi si può alimentare una lungimirante sequenza di iniziative politiche improntate alla ricerca delle condizioni di una pace giusta e duratura.</p>



<p>Invece dei propositi di vittoria, vendetta e umiliazione che stanno portando ad una guerra totale si possono ricreare le condizioni per la ripresa del dialogo politico.</p>



<p>Invece di coltivare il disegno impraticabile dell’isolamento della Russia si può proporre di riporre le armi per costruire assieme in Europa un sistema di sicurezza comune dall’Atlantico agli Urali basato sul disarmo, i diritti umani, il diritto all’autodeterminazione dei popoli e i diritti delle minoranze. Così come nel 1975 la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa con l’Atto finale di Helsinki rappresentò la risposta politico diplomatica all’esigenza di aprire canali di dialogo tra i paesi appartenenti ai due blocchi contrapposti dell’Est e dell’Ovest, oggi dobbiamo lavorare alla costruzione della Casa Comune Europea e dare vita ad un sistema di sicurezza paneuropeo nella prospettiva di una federazione europea che riunisca tutti gli stati del nostro continente.</p>



<p>Invece di continuare a svilire le Nazioni Unite si può impegnare il Segretario Generale dell’Onu e l’Assemblea Generale ad avviare un negoziato globale per la pace in cui tutti i governi del mondo, a cominciare dalle grandi potenze, siano chiamati ad affrontare i veri nodi globali dello scontro, assumendosi la responsabilità di scegliere 3 la via della pace anziché la via della guerra (perché non lavorare ad una Conferenza mondiale della pace?). “Garantire la sicurezza e la pace è responsabilità dell’intera comunità internazionale. Questa, tutta intera, può e deve essere la garante di una nuova pace.” “Se la voce delle Nazioni Unite è apparsa chiara nella denuncia e nella condanna ma, purtroppo, inefficace sul terreno, questo significa che la loro azione va rafforzata, non indebolita.”</p>



<p>Invece di continuare la corsa al riarmo e aumentare le spese militari possiamo investire sulla promozione della sicurezza umana perseguendo l’attuazione del diritto di tutti ad una esistenza e un lavoro dignitoso, alla salute, alla formazione, alla casa, a vivere in un ambiente sano e bello.</p>



<p><strong>L’alternativa alla guerra esiste ma serve la volontà politica di realizzarla.</strong></p>



<p>“La pace non si impone automaticamente, da sola, ma è frutto della volontà degli uomini.” Fare la pace è una cosa seria che va presa sul serio. “E’ una costruzione laboriosa, fatta di comportamenti e di scelte coerenti e continuative, non di un atto isolato” di qualcuno. La ricerca della pace deve essere perseguita, come ci ricordava Robert Schumann “con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano&#8221;.</p>



<p>“Alla comunità internazionale tocca ora un compito: ottenere il cessate il fuoco e ripartire con la costruzione di un quadro internazionale rispettoso e condiviso che conduca alla pace.”</p>



<p><strong>Per spingere i governi sulla via della pace deve crescere dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace.</strong>&nbsp;La Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità, che il 24 aprile ha riunito decine di migliaia di persone, famiglie, associazioni e istituzioni di diverso orientamento culturale, politico e religioso, ha generato molte energie positive.</p>



<p><strong>Chiediamo a gran voce la pace</strong></p>



<p>Insieme con Papa Francesco, invitiamo tutte le donne e gli uomini di buona volontà a continuare a “chiedere a gran voce la pace, dai balconi e per le strade”. In ogni città, in ogni quartiere, in ogni scuola e università, in ogni luogo di lavoro nasca un gruppo, un comitato, un’iniziativa per la pace. Gli Enti Locali, richiamando gli statuti che riconoscono la pace come diritto fondamentale della persona e dei popoli, raccolgano la domanda di pace dei propri cittadini e facciano di ogni territorio un laboratorio della pace che vogliamo per il mondo.</p>



<p><strong>Costruiamo un argine alla propaganda di guerra</strong></p>



<p>Questo è il tempo in cui dobbiamo accrescere la capacità dei costruttori e delle costruttrici di pace di contrastare i discorsi di guerra che hanno invaso le televisioni con discorsi di pace sempre più competenti, approfonditi e credibili. Alla propaganda di guerra e alle campagne di persuasione dell’opinione pubblica che straripano nei grandi mezzi di comunicazione (già vietate dall’articolo 20 del Patto internazionale sui diritti civili e politici) contrapponiamo un capillare lavoro quotidiano di formazione e crescita culturale personale e collettiva che valorizzi le energie positive dei giovani. Ai piani di guerra fondati sulla legge del più forte contrapponiamo piani di pace fondati sul buon senso. Alla logica amico-nemico contrapponiamo la costruzione della fraternità universale.</p>



<p><strong>Anche noi dobbiamo fare pace</strong></p>



<p>Questo è anche il tempo in cui dobbiamo contrastare la diffusione di sentimenti di impotenza e di rassegnazione. La guerra si nutre del silenzio, della passività e quindi della complicità delle vittime. Al contrario, la pace abbisogna del contributo fattivo di tutti e di ciascuno.</p>



<p><strong>Prendiamoci cura gli uni degli altri</strong></p>



<p>In questi tempi di guerra, mentre cresce il dolore sociale e si aggravano le crisi economiche, ambientali, politiche e umanitarie, tutti siamo chiamati a fare la pace sviluppando la nostra capacità di cura degli altri, partendo dai più bisognosi, dai più fragili e dai più piccoli, allargando il nostro sguardo e la nostra preoccupazione all’intera famiglia umana e al pianeta che ci accoglie. Solo attraverso questo prezioso lavoro quotidiano, dal basso, con il contributo insostituibile di ogni persona, sarà possibile rispondere al bisogno umano primario della pace.</p>



<p><strong>Facciamo crescere la società della cura</strong></p>



<p>E’ la società della cura che deve crescere in ogni luogo: donne, uomini, giovani e anziani che si prendono a cuore gli altri anziché pensare solo a sé stessi, che praticano la cultura della solidarietà anziché la cultura dell’indifferenza, che cercano il bene comune anziché quello individuale, l’interesse generale anziché quello particolare, l’amicizia sociale anziché la competizione selvaggia. E’ così che le persone, con piccole e grandi responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, fanno la pace, tutti i giorni, in modo artigianale.</p>



<p><strong>Oggi più che mai, a nulla vale invocare la pace se non si è disponibili a farla in prima persona.</strong></p>



<h2>Tu cosa scegli?</h2>



<p>Ripetiamo. L’invasione russa dell’Ucraina è un crimine. Gli ucraini sono stati aggrediti, hanno il diritto di resistere e noi abbiamo il dovere di aiutarli. Ma nessuno si può permettere di ignorare le conseguenze delle proprie azioni.&nbsp;<strong>Per questo dobbiamo decidere: continuiamo sulla via della guerra o scegliamo la via della pace?</strong></p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td>&nbsp;<strong>La via della guerra</strong></td><td><strong>La via della pace</strong></td></tr><tr><td>Legge del più forte</td><td>Legalità, diritto e democrazia internazionale</td></tr><tr><td>Volontà di potenza e di dominio</td><td>Volontà di solidarietà e cooperazione</td></tr><tr><td>Pressione militare ed economica</td><td>Dialogo e negoziato politico – Distensione – Ricerca di accordi</td></tr><tr><td>Escalation militare</td><td>De-escalation militare</td></tr><tr><td>Fornitura di armi</td><td>Iniziativa politica – Cessate il fuoco – Corridoi umanitari</td></tr><tr><td>Guerra totale globale</td><td>Ripudio della guerra</td></tr><tr><td>Uso della bomba atomica</td><td>Eliminazione delle armi di distruzione di massa</td></tr><tr><td>Guerra infinita</td><td>Coesistenza pacifica</td></tr><tr><td>Yalta</td><td>Helsinki</td></tr><tr><td>Strategie dello scontro</td><td>Arte dell’incontro</td></tr><tr><td>Disumanesimo</td><td>Dovere di proteggere ogni vita</td></tr><tr><td>Vittoria o morte</td><td>Soluzione negoziata del conflitto</td></tr><tr><td>Corsa al riarmo</td><td>Disarmo</td></tr><tr><td>Aumento delle spese militari</td><td>Riduzione delle spese militari</td></tr><tr><td>Eserciti nazionali</td><td>Polizia internazionale delle Nazioni Unite</td></tr><tr><td>Violenza</td><td>Nonviolenza</td></tr><tr><td>Segreto militare</td><td>Verità e trasparenza</td></tr><tr><td>Sicurezza armata</td><td>Sicurezza comune – Divieto dell’uso della forza</td></tr><tr><td>Pace negativa</td><td>Pace positiva</td></tr><tr><td>Ordine internazionale&nbsp;gerarchico / imperiale</td><td>Ordine internazionale democratico</td></tr><tr><td>Alleanze militari</td><td>Onu e organizzazioni internazionali democratiche regionali</td></tr><tr><td>Interesse nazionale – Nazionalismo</td><td>Europeismo – Cosmopolitismo</td></tr><tr><td>Autoritarismo</td><td>Diritti umani – Riconoscimento e rispetto delle minoranze</td></tr><tr><td>Società chiusa</td><td>Società aperta</td></tr><tr><td>Costruzione di muri</td><td>Costruzione di ponti</td></tr><tr><td>Economia di guerra</td><td>Economia sociale e solidale – Economia della fraternità</td></tr><tr><td>Competizione globale</td><td>Sviluppo Umano</td></tr><tr><td>Sfruttamento selvaggio delle risorse e dell’ambiente naturale</td><td>Cura dell’ambiente e del pianeta – Conversione ecologica</td></tr><tr><td>Sicurezza nazionale armata</td><td>Sicurezza umana</td></tr><tr><td>Controllo e manipolazione dell’informazione</td><td>Libertà d’informazione</td></tr><tr><td>Propaganda di guerra</td><td>Educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza glocale</td></tr><tr><td>Respingimenti</td><td>Cooperazione, condivisione e accoglienza</td></tr><tr><td>Odio e vendetta</td><td>&nbsp;Perdono e riconciliazione</td></tr></tbody></table></figure>



<p>Queste riflessioni e proposte, maturate nell’incontro “La via della pace” che si è svolto ad Assisi il 23 aprile scorso e curate da&nbsp;<strong>Flavio Lotti e Marco Mascia</strong>, sono un contributo alla ricerca fattiva della pace che ci deve vedere tutte e tutti coinvolti.</p>



<p>Invia la tua adesione, le tue idee e proposte al Comitato promotore Marcia PerugiAssisi, via della Viola 1 (06122) Perugia &#8211; Tel. 075/5737266 &#8211; 335.6590356 &#8211; fax 075/5721234 &#8211; email adesioni@perlapace.it &#8211;&nbsp;<a href="http://www.perlapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perlapace.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="http://www.perugiassisi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.perugiassisi.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Appello alle forze pacifiste e nonviolente italiane</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2022 09:06:51 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/eirenefest-2022.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="384" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/eirenefest-2022-1024x384.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16150" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/eirenefest-2022-1024x384.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/eirenefest-2022-300x113.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/eirenefest-2022-768x288.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/eirenefest-2022-1536x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/eirenefest-2022-2048x769.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Da Eirene Festival, festival dei libri per la pace e la nonviolenza di cui anche Associazione Per i Diritti umani farà parte, divulghiamo il seguente appello: </p>



<p>come persone, enti, associazioni, organizzazioni, realtà editoriali, media appartenenti al mondo nonviolento italiano chiediamo congiuntamente uno stop immediato agli scontri armati in Ucraina e condannare l’aggressione militare. Il primo obiettivo deve essere la protezione umanitaria di bambine, bambini, ragazze e ragazzi, di tutti i civili.</p>



<p>Chiediamo all’ONU, all’Unione Europea, al Governo italiano:<br>– iniziative di smilitarizzazione e disarmo, in particolare nucleare;<br>– nessun sostegno militare alla guerra;<br>– ripresa immediata del dialogo e della diplomazia.</p>



<p>Siamo convintə che un mondo nonviolento sia possibile e lo agiamo giorno dopo giorno.</p>



<p><a href="https://forms.gle/bFkP2W4vM95DGsAn6?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Per firmare l’appello &gt;&gt;&gt;</a></p>



<p><strong>Organizzazioni firmatarie al al 26/02/2022</strong></p>



<p><em>Movimento Nonviolento | Fondazione Alexander Langer Stiftung | Centro di Nonviolenza Attiva | Associazione Costruttori di Pace odv | Casa editrice Costruttori di Pace | La Comunità per lo sviluppo Umano – Ahimsa | Energia per i diritti umani – Milano | Mondo Senza Guerre e Senza Violenza | Multimage APS | Parcobello | Pressenza, Agenzia Stampa per la Pace e la Nonviolenza | Associazione per i Diritti umani | ildialogo.org | Rete di Cooperazione Educativa C’è speranza se accade | MSGV-Biodiversità Nonviolenta | ViviLambrate | MSGV | Coordinamento Genitori Democrazia Lombardia</em></p>
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		<title>Rapporto giornaliero dell&#8217;OSCE. Missione speciale Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2022 12:37:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla base delle informazioni fornite dai gruppi di monitoraggio alle&#160;17:00 del 24 febbraio 2022&#160;.&#160;Tutti gli orari sono nell&#8217;ora dell&#8217;Europa orientale. Dalla sera del 24 febbraio e per tutto il periodo di riferimento, la Missione&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="620" height="336" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16147" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 620w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/512977-300x163.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></figure></div>



<p></p>



<p>Sulla base delle informazioni fornite dai gruppi di monitoraggio alle&nbsp;17:00 del 24 febbraio 2022&nbsp;.&nbsp;Tutti gli orari sono nell&#8217;ora dell&#8217;Europa orientale.</p>



<ul><li>Dalla sera del 24 febbraio e per tutto il periodo di riferimento, la Missione ha sentito esplosioni multiple, compreso il fuoco di un sistema di lancio multiplo di razzi, vicino a Shchastia e nelle vicinanze delle città di Kherson, Donetsk, Kharkiv e Kiev.</li><li>La Missione ha ascoltato aerei che sorvolavano le città di Ivano-Frankivsk e Kiev.&nbsp;Ha sentito due elicotteri sorvolare la città di Donetsk.</li><li>La SMM ha osservato lunghe code ai valichi di frontiera con Ungheria, Polonia e Romania.</li><li>La Missione ha avviato le attività di evacuazione a seguito della decisione di evacuare tutti i membri della Missione Internazionale (IMM) presa il 24 febbraio.</li></ul>



<p><a href="https://www.osce.org/files/2022-02-25%20Daily%20Report_ENG.pdf?itok=36745&utm_source=rss&utm_medium=rss">Scarica il rapporto completo (PDF)</a></p>



<p>La Missione speciale di monitoraggio dell&#8217;OSCE in Ucraina (SMM) è stata dispiegata il 21 marzo 2014, a seguito di una richiesta all&#8217;OSCE da parte del governo ucraino e di una decisione consensuale di tutti i 57 Stati partecipanti all&#8217;OSCE. La SMM è una missione civile disarmata, presente sul campo 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in tutte le regioni dell&#8217;Ucraina. I suoi compiti principali sono osservare e riferire in modo imparziale e obiettivo sulla situazione in Ucraina; e per facilitare il dialogo tra tutte le parti coinvolte nella crisi.</p>



<p>Con dozzine di pattuglie OSCE SMM che escono ogni giorno in tutta l&#8217;Ucraina, molte in aree ad alto rischio a est, On Patrol offre una visione straordinaria non solo del lavoro della più grande missione OSCE sul terreno, ma anche degli uomini e delle donne che servire essa e la più ampia causa della pace, ma anche in alcune delle persone e delle questioni che definiscono l&#8217;Ucraina e la crisi che sta attraversando. </p>



<p>Le leader di comunità e le funzionarie di monitoraggio dell&#8217;OSCE SMM costruiscono ponti tra le persone, servendo la causa di una pace sostenibile in modi spesso invisibili ma concreti e significativi. Leggi le loro storie di resilienza e speranza.  <a href="https://www.osce.org/stories/women-on-the-contact-line?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.osce.org/stories/women-on-the-contact-line?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Oggi siamo tutti con Greta</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 07:05:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="video-container"><iframe loading="lazy" src="https://embed.ted.com/talks/greta_thunberg_the_disarming_case_to_act_right_now_on_climate?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="500" height="282" frameborder="0" scrolling="no" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></div>
<p>Oggi siamo tutti con Greta! <strong><span style="color: #222222; font-family: Verdana;">Greta Thunberg</span></strong> non è una 15enne qualunque. Nel 2018 il <strong>Time</strong> l’ha scelta tra le teenager più influenti del mondo. A 15 anni ha lasciato a bocca aperta tutti i leader mondiali riuniti per la  <strong>Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico</strong>, a <strong>Katowice</strong>, in <strong>Polonia</strong>. Convinta e tenace<strong> attivista per clima e ambiente</strong>, oggi chiama tutto il mondo a partecipare alla sua battaglia. E, anche in Italia, soprattutto i giovani come lei, gli studenti, scendono in piazza e si mobilitano per chiedere alle autorità e a noi adulti di lasciare loro un&#8217;eredità importante: un pianeta in cui tutte e tutti possano vivere in salute e con dignità.</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/wRXIJeedIlk?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Esportazione di armi: quando il “Made in Italy” non è motivo di orgoglio</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2018/11/29/imprese-e-diritti-umani-esportazione-di-armi-quando-il-made-in-italy-non-e-motivo-di-orgoglio/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 08:55:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante “Italia nel mirino per bombe sganciate sullo Yemen”, o ancora: “I produttori di armi e le autorità italiane sono responsabili per le violazioni di diritti umani in Yemen?” recitavano alcune testate&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11716" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="980" height="551" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/11/yemen-guerra-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></b></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p style="text-align: left;" align="RIGHT">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">“Italia nel mirino per bombe sganciate sullo Yemen”, o ancora: “I produttori di armi e le autorità italiane sono responsabili per le violazioni di diritti umani in Yemen?” recitavano alcune testate giornalistiche nel 2016, all’alba di un attacco aereo che aveva colpito il villaggio di Deir Al-Hajari nel nord-ovest dello Yemen.</p>
<p align="JUSTIFY">La guerra civile è scoppiata nel paese nel marzo del 2015, quando una coalizione militare a guida saudita intervenne in supporto al presidente Abd Rabbih Mansur Hadi, deposto dai ribelli Houthi, alleati dalla fine dell’anno precedente con l’ex presidente Ali Abd Allah Saleh.</p>
<p align="JUSTIFY">I riflettori si sono accesi sull’Italia quando un membro della ONG Human Rights Watch, ha catturato con la sua macchina fotografica la prova della bomba da 460 libbre sganciata alle 3:00 dell’8 ottobre 2016 uccidendo una famiglia di sei persone. L’ordigno riportava un numero di serie che lo identificava come parte di un lotto prodotto nel giugno 2014 da RWM Italia S.p.A., azienda italiana controllata dal gruppo tedesco Rheinmetall AG.</p>
<p align="JUSTIFY">Lo scorso aprile diverse organizzazioni tra cui lo European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), insieme con l’organizzazione yemenita Mwatana e la Rete Italiana per il Disarmo in collaborazione con l’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (O.P.A.L.), hanno presentato una denuncia penale contro i dirigenti di RWM Italia S.p.A. e gli alti funzionari dell’Unità per le Autorizzazioni dei Materiali d&#8217;Armamento &#8211; UAMA &#8211; alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Attraverso la denuncia si chiedeva al pubblico ministero di indagare, tra le altre cose, circa la responsabilità penale dei soggetti menzionati per la loro complicità quanto meno a titolo di colpa cosciente per i reati di omicidio e lesioni personali, ai sensi degli Artt. 589 e 590 e 61 n.3 del codice penale italiano. A seconda di quanto riscontrato durante il corso delle indagini del pubblico ministero, tali condotte potrebbero anche configurare ipotesi di concorso nei reati di omicidio e lesioni a titolo di dolo, ai sensi degli Artt. 110, 575 e 582 del codice penale italiano.</p>
<p align="JUSTIFY">Nonostante le denunce delle violazioni dei diritti umani e circa l’impatto devastante del conflitto armato in corso sulla popolazione, l’Italia non ha negato la fornitura di armi ai membri della coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita; non solo in pieno contrasto con quanto previsto dalla Legge n. 185/1990, che vieta l’esportazione di armi “verso paesi in conflitto armato”, ma anche contro gli obblighi comuni derivanti dalle norme UE sul controllo delle esportazioni e in violazione a quanto prescritto nel Trattato internazionale sul Commercio di Armi ratificato dall’Italia.</p>
<p align="JUSTIFY">La L. 185/90, al suo Articolo 6 lett. d), specifica il divieto di esportare materiali di armamento “[…]verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni Unite, dell&#8217;UE o del Consiglio d&#8217;Europa[…]”. Tra gli aspetti più rilevanti della legge vi è l’onere per il Presidente del Consiglio dei Ministri di presentare ogni anno al Parlamento una relazione sulle operazioni autorizzate e svolte – entro il 31 dicembre dell’anno precedente – riguardo import-export e transito dei materiali d’armamento. La Legge impone un obbligo di trasparenza nel prevedere che le informazioni contenute nella relazione debbano essere “indicazioni analitiche – per tipi, quantità e valori monetari – degli oggetti concernenti le operazioni contrattualmente definite indicandone gli stati di avanzamento annuali sulle esportazioni, importazioni e transiti”, nonché una “lista dei Paesi indicati nelle autorizzazioni definitive”.</p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, l’Italia è stato il primo paese europeo a ratificare il Trattato delle Nazioni Unite sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty – ATT), entrato in vigore il 24 dicembre 2014 con l’obiettivo di migliorare la regolamentazione del commercio di armi e prevenire (o eliminare) il traffico illecito delle stesse. Al suo articolo 7, il Trattato specifica che &#8211; a prescindere dai casi previsti nell’articolo 6 dello stesso Trattato in cui l’esportazione di armi è proibita &#8211; ciascuno degli Stati Parti deve valutare, “in maniera obiettiva e non discriminatoria e prendendo in considerazione ogni elemento utile”, se le armi che si intendono esportare possano essere utilizzate per: “Possono essere utilizzati per: “(i) Commettere o agevolare una grave violazione del diritto internazionale umanitario; (ii) Commettere o agevolare una grave violazione del diritto internazionale dei diritti umani; (iii) Commettere o agevolare un atto che costituisca un illecito ai sensi delle convenzioni internazionali o dei protocolli relativi al terrorismo di cui lo Stato è parte; oppure (iv) Commettere o agevolare un atto che costituisca un illecito ai sensi delle convenzioni internazionali o dei protocolli relativi alla criminalità organizzata transnazionale di cui lo Stato è parte”. In conseguenza, e nel caso in cui si configuri una delle ipotesi appena menzionate, lo Stato è tenuto a negare l’esportazione.</p>
<p align="JUSTIFY">L’articolo 13 dello stesso trattato, rubricato “Presentazione dei rapporti”, prevede che ogni Stato Parte del Trattato presenti annualmente al Segretariato un rapporto sulle autorizzazioni o effettive esportazioni ed importazioni di armi convenzionali.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma di rapporti non parla solo il Trattato sul commercio delle armi. Anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per il disarmo (UNODA), istituito nel 1998 con l’obiettivo di promuovere il disarmo nucleare e la non proliferazione e il rafforzamento dei regimi di disarmo rispetto ad altre armi di distruzione di massa, armi chimiche e biologiche, vede nel suo Registro delle Nazioni Unite sulle Armi Convenzionali (UN ROCA) il meccanismo chiave a garanzia della trasparenza nel trasferimento di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tuttavia, nonostante le disposizioni di legge, pare che la trasparenza sia rimasta per molti anni solo illusoria; infatti, è stato denunciato che dal 2009 l’Italia non invia informazioni circa le esportazioni di armi all’UNROCA. Anche per quanto riguarda l’incoraggiamento da parte dell’ATT di riportare annualmente al Segretariato di Ginevra informazioni circa il commercio di armi, è stato evidenziato che, ad esempio, nel rapporto dell’Italia del 2015 manchi l’elenco dei paesi destinatari dell’export di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta si è pronunciata sul tema, comunicando di aver inviato pochi mesi fa una richiesta di chiarimenti alla Unità per le Autorizzazioni dei Materiali di Armamento, aggiungendo che laddove dovesse emergere una violazione della Legge 185 del 1990 si interromperà subito l’export di armi.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Parlamento Europeo è intervenuto sulla questione con una Risoluzione del 4 ottobre (2018/2853(RSP)) sulla situazione nello Yemen, esortando “tutti gli Stati membri dell&#8217;UE ad astenersi dal vendere armi e attrezzature militari all&#8217;Arabia Saudita, agli Emirati arabi uniti e a qualsiasi membro della coalizione internazionale, nonché al governo yemenita e ad altre parti del conflitto”.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel frattempo, nel Comune di Iglesias, in Sardegna,– dove si trova una delle sedi di RWM Italia S.p.A. –si discute sull’autorizzazione di due nuove linee produttive della società del gruppo Rheinmetall Defence. Esse consentirebbero la triplicazione della produzione di armi e quindi forse anche di sostenere ulteriormente il conflitto in corso. Nei mesi scorsi il Comitato Riconversione RWM e Italia Nostra Sardegna si sono costituiti nella Conferenza dei Servizi convocata per il procedimento autorizzativo in qualità di portatori d’interesse diffuso e hanno fatto presente all’amministrazione comunale di Iglesias numerose perplessità rispetto alla compatibilità ambientale del progetto ed alla correttezza dell’operazione dal punto di vista giuridico.</p>
<p align="JUSTIFY">La questione resta aperta. Ma se è pur vero che, come recita l’articolo 11 della nostra Carta Costituzionale, “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali[…]”, bisogna far sì che questo principio non resti lettera morta.</p>
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		<title>Da cosa nasce la crisi umanitaria nello Yemen</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2018 06:19:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Valentina Tatti Tonni Hanna Lahoud è morto. Ucciso a Taiz, nello Yemen del sud il 21 aprile 2018. Amato da tutti, era di origini libanesi e prestava servizio nella Croce Rossa, nel&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Valentina Tatti Tonni</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10690" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-223-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Hanna Lahoud è morto. Ucciso a Taiz, nello Yemen del sud il 21 aprile 2018. Amato da tutti, era di origini libanesi e prestava servizio nella Croce Rossa, nel programma che si occupa dei detenuti. Un agguato, dato che i colleghi che erano in macchina con lui sono rimasti illesi. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un’altra vita spezzata che si unisce alle migliaia di morti su allarme lanciato dalle Nazioni Unite.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2012 a seguito della Primavera Araba anche la Repubblica dello Yemen attraversa un periodo di stallo istituzionale. Mentre il Nord era riuscito a ottenere l’indipendenza dall’impero ottomano, il Sud era inizialmente controllato dall’impero britannico e dai suoi protettorati. Quando gli inglesi si ritirarono venne instaurato un regime marxista, sulla spinta dei sovietici da sempre interessati al Medio Oriente: lo Yemen del sud nella penisola araba negli anni Settanta infatti strinse rapporti con l’URSS, la Cina e Cuba. Nel Nord invece venne instaurato un regime assolutista con a capo </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ali_%27Abd_Allah_Saleh?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ʿAlī ʿAbd Allāh Ṣāleḥ</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (che verrà assassinato nel dicembre del 2017): con la caduta dell’Unione Sovietica, i due stati si uniranno per formare lo Yemen moderno. Tuttavia nel 1994 già ci furono tentativi di secessione, raggiunti, ma non approvati dalla comunità internazionale. Il potere di </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ali_%27Abd_Allah_Saleh?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ṣāleḥ</span></span></span></a><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">è stato passato a </span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Abd_Rabbih_Mansur_Hadi?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ʿAbd Rabbih Manṣūr Hādī</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, anche se fu ben presto destituito nel colpo di stato del 2015.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10691" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="475" height="266" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 475w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-222-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 475px) 100vw, 475px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E così arriviamo ai giorni nostri. Nel 2015 il gruppo armato sciita zaydita Huthi, pur essendo una minoranza, riesce a far dimettere gli alti funzionari del governo tra cui appunto il Presidente</span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Abd_Rabbih_Mansur_Hadi?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Hādī</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e il primo ministro. Il Paese viene affidato ad un “governo tecnico”, come lo chiameremo noi, vicino all’ex presidente e questa decisione fa sorgere sempre più scontento tra la popolazione, tanto più che al Sud quattro amministrazione regionali decidono di voler prendere ordini dal governo centrale. E’ il caos. Gli Huthi dopo aver preso il controllo della capitale Sana’a costringono </span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Abd_Rabbih_Mansur_Hadi?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Hādī</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> alla fuga. Lui si va a rifugiare al Sud nella città di Aden che proclama come capitale transitoria. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La tensione sale e il 25 marzo 2015 gli Huthi, alleati con forze militari fedeli a</span></span><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%27Ali_%27Abd_Allah_Saleh?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Ṣāleḥ</span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e sostenuti dall’Iran, lanciano un’offensiva contro Aden. Nel frattempo l’ex presidente non è rimasto fermo aspettando la cattura ma si è rifugiato al confine, in Arabia Saudita. I sauditi prendono le sue parti e il giorno dopo attaccano con aerei militari gli Huthi, attacchi che secondo l’ONU avrebbero causato più vittime di quante ce ne fossero state in partenza, ricevendo aiuti militari da Stati Uniti, Gran Bretagna e Italia. Proprio il nostro Paese di recente, il 18 aprile scorso, sarebbe sotto accusa per gli ordigni lanciati nello Yemen: la Rete Italiana per il Disarmo insieme al Centro Europeo per diritti umani e costituzionali Ecchr avrebbe affiancato l’associazione yemenita Mwatana presentando denuncia alla Procura di Roma La richiesta è che venga eseguita un’indagine sulle responsabilità penali dell’Autorità Italiana che autorizza l’esportazione degli armamenti, nonché un’indagine sull’operato dell’azienda di proprietà tedesca Rwm Italia SpA che avrebbe prodotto la bomba. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nello scorrere della guerra civile, la popolazione è in fuga ed è così che si è creato il lungo cordone, gente scampata alla morte diventa profugo di una nuova tragedia umanitaria. Il conflitto iniziato per l’egemonia e la conquista del territorio, ha invece reso povero lo Stato. Lo Yemen è oggi come una stele di cemento forellato, ma la guerra non accenna a finire nonostante i moniti delle Nazioni Unite, i salvataggi delle Ong sul campo, i numeri delle vittime in crescita e quel missile che lo Yemen ha lanciato sulla capitale saudita Riad e che ha fatto presagire per molti l’inizio di un conflitto ancora più pericoloso: che sia cioè solo un capro espiatorio punitivo contro l’Iran. </span></span></span></p>
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		<title>Appello per la firma del Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Sep 2017 07:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo del Governo. Da: MOVIMENTO EUROPEO &#160; &#160; All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli ordigni&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/09/24/appello-per-la-firma-del-trattato-di-interdizione-delle-armi-nucleari/">Appello per la firma del Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Capo</strong></p>
<p><strong>del Governo.</strong></p>
<p>Da: MOVIMENTO EUROPEO</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1116.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9455" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1116.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="241" height="253" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’ONU il 7 luglio scorso è stato adottato uno storico Trattato che proibisce gli</p>
<p>ordigni &#8220;atomici&#8221; promosso dalle nazioni che non possiedono il nucleare, assenti le 9 nazioni che possiedono la bomba &#8220;atomica&#8221; e tutti i Paesi NATO (eccetto l&#8217;Olanda).</p>
<p>Un movimento mondiale disarmista, che ha sospinto il voto coraggioso di <b>122 stati <span style="font-family: Calibri; font-size: large;"><b>&#8220;battistrada&#8221;</b></span> <span style="font-family: Calibri; font-size: large;">&#8211; per lo più del &#8220;movimento dei non allineati&#8221;-, ha reso concreta la speranza che l&#8217;Umanità riesca finalmente a liberarsi dalla più terribile minaccia per la sua sopravvivenza, tenendo conto che una guerra nucleare può essere <span style="font-family: Calibri; font-size: large;">scatenata addirittura per caso, per incidente o per errore di calcolo.</span></span></b></p>
<p>Anche il Parlamento Europeo ha approvato, il 27 ottobre 2016, una risoluzione su questi temi (415 voti a favore, 124 contro, 74 astenuti), invitando tutti gli Stati membri dell&#8217;Unione Europea a &#8220;partecipare in modo costruttivo&#8221; ai negoziati ONU, quelli che successivamente hanno varato il Trattato del 7 luglio.</p>
<p>Ci ha sorpreso e indignato l’assenza del governo italiano alle sedute dei negoziati</p>
<p>in sede ONU.</p>
<p>Siamo coscienti, con tutte le alte autorità scientifiche, civili, morali e religiose, che in tal senso si sono espresse, che la <b>deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca sono contrarie al bene dell&#8217;umanità e </b><strong>all&#8217;etica di ogni civile convivenza.</strong></p>
<p>Lo abbiamo già ricordato ma non lo si ripeterà mai abbastanza: indipendentemente dallo Stato di appartenenza, l&#8217;esistenza stessa delle armi nucleari è universalmente riconosciuta come una terribile minaccia per la vita dei popoli e dell&#8217;ecosistema terrestre. Una minaccia oltretutto assurda perché una guerra nucleare, persino con limitato scambio di missili, risulterebbe comunque catastrofica.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9456" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="311" height="198" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 311w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/th-164-300x191.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 311px) 100vw, 311px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>In ragione di ciò, CHIEDIAMO al nostro governo di lavorare perché questi ordigni siano ripudiati e di attivarsi perché vengano ovunque aboliti.</strong></p>
<p><strong>Per questo CHIEDIAMO che l&#8217;Italia ratifichi al più presto il Trattato di Interdizione delle Armi Nucleari del 7 luglio 2017, in coerenza con l&#8217;art. 11 della nostra Costituzione, anche per dare impulso </strong>all&#8217;alternativa di una economia di pace.</p>
<p>L&#8217;Italia, per essere coerente e credibile con quanto sopra richiesto, deve liberarsi</p>
<p>con decisione autonoma delle bombe nucleari USA ospitate a Ghedi ed Aviano, anche perché, nell’interpretazione che dobbiamo far valere, violano il Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Si tratta delle bombe B61 indicate dalla Federation of Atomic Scientists (ma ufficialmente è &#8220;riservato&#8221; quante e dove siano), che ora verranno rimpiazzate dalle più micidiali B61-12. E dovremmo mettere in conto anche la possibilità, segnalata sempre dalla FAS, di Cruise con testata atomica a bordo della VI Flotta USA con comando a Napoli. La VI Flotta attracca nei numerosi porti italiani ufficialmente a rischio nucleare.</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;"><b>Ascoltiamo il monito ancora attuale dell&#8217;appello </b></span> <b><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Russell &#8211; Einstein, che invitava ad eliminare le armi nucleari prima che eliminassero loro l&#8217;intero genere <span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;"><b>umano: &#8220;ricordiamo la comune umanità e mettiamo in secondo piano il resto</b></span> <b><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">&#8220;. </span></b></span></b></p>
<p>Disarmisti Esigenti, WILPF Italia, No guerra No Nato, Pax</p>
<p>Christi, IPRI-CCP, Pressenza, LDU, Accademia Kronos,</p>
<p>Energia Felice, Fermiamo chi scherza col Fuoco atomico</p>
<p>(Campagna OSM-DPN), PeaceLink, La Fucina per la</p>
<p>Nonviolenza di Firenze, la Chiesa Valdese di Firenze,</p>
<p>Mondo senza guerre e senza violenza, Comitato per la</p>
<p>Convivenza e la Pace Danilo Dolci-Trieste.</p>
<p>La lista degli aderenti sarà sempre aperta: singoli e gruppi potranno</p>
<p>sottoscrivere anche on line alla URL:</p>
<p><a href="https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminucleari?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #222222; font-family: Arial; font-size: large;">https://www.petizioni24.com/italiaripensacisulbandodellearminucleari?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p>____________________</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Per </span><span style="color: #222222; font-family: Calibri;">CONTATTI</span><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">: </span></p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">Segreteria organizzativa c/o WILPF ITALIA </span></p>
<p>Antonia Baraldi Sani (cell. 349-7865685)- Giovanna Pagani (cell. 320-1883333)</p>
<p><span style="color: #222222; font-family: Calibri; font-size: large;">email: </span><span style="font-family: Calibri; font-size: large;">antonia.sani.baraldi@gmail.com ; gioxblu24@alice.it</span></p>
<p>Commissione di coordinamento adesioni<b> </b></p>
<p>Giovanna Pagani cell. 320-1883333</p>
<p>Alfonso Navarra cell. 340-0736871</p>
<p>Giuseppe Padovano cell. 393-9983462</p>
<p>Olivier Turquet cell. 339-5635202</p>
<p>&nbsp;</p>
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