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	<title>discorso Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<item>
		<title>&#8220;La banalità dell&#8217;hate speech&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2019 07:26:33 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="878" height="400" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13361" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 878w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech-300x137.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/2.1-hate-speech-768x350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 878px) 100vw, 878px" /><figcaption>stop hate speech conflict violence start from comments aggressive communication by crowd vector</figcaption></figure></div>



<p></p>



<p>di Matteo Vairo</p>



<p>Fino a poco tempo fa, dopo essermi presentato, quasi come un automatismo mi sentivo dire “<em>Ah Matteo! Che bel nome!</em>” . Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal <em>tifoso</em> del momento, non ho risposte, ma solo sguardi che vorrebbero dirmi “<em>Mi dispiace</em>!”</p>



<p>Banale come inizio ma..significativo.</p>



<p>Significativo perché ormai sembra che
tutto sia in qualche modo <em>contaminato</em>.. contaminato da un
bisogno spasmodico di polemizzare e/o politicizzare qualsiasi
pensiero venga espresso, qualsiasi tema diventa <em>scottante </em>che
siano migranti, vaccinazioni o animali</p>



<p>E se quello del nome può essere un
esempio banale, cercherò di raccontare un qualcosa di più..concreto.</p>



<p>Sono un operatore umanitario, mi occupo
di vulnerabilità da più di 10 anni ed in questo lasso di tempo ho
avuto modo di rapportarmi con persone fragili di qualsiasi
nazionalità, ideale politico ed estrazione sociale possibile ed
immaginabile.</p>



<p>Fino a poco tempo fa (dopo essermi
presentato) non appena qualificatomi mi sentivo dire “<em>Ce ne
vorrebbero di persone come te.. tanta stima… se posso contribuire…</em>”
. Ultimamente invece a seconda del colore della sciarpa indossata dal
tifoso del momento, ho sì risposte.. e che risposte: “<em>ecco il
buonista.. sei uno dei nemici della nazione.. aiuti X ma non Y..
zecca..</em>” e queste sono le più educate.</p>



<p>La riconoscenza verso chi si prodiga
per il prossimo penso sia umanamente comprensibile pur senza arrivare
a <em>santificare </em>la “categoria” che rappresento, perché c’è
questo falso mito che un operatore umanitario sia un “<em>senza
macchia</em>”: nulla di più sbagliato, sono un essere umano, siamo
esseri umani e come tali non assolutamente in grado di poter
<em>scagliare la prima pietra</em>; a volte mi faccio paura da solo per
le amenità che magari riesco ad abortire anche solo per rabbia,
perché il primo pregiudizio è credere di non avere pregiudizi.
Proprio per questo ho sempre fatto fatica a digerire questo <em>alone
di santità</em> che mi hanno spesso appioppato e che spesso ci
appioppano.</p>



<p>Indipendentemente da questa mia
percezione, come si passa dall’essere identificato da <em>buono</em>
a <em>buonista</em>?</p>



<p>A <em>nemico della nazione</em>? 
</p>



<p>E a <em>zecca</em>? A <em>zecca</em>!! 
</p>



<p>Personalmente questa
de-responsabilizzazione dell’uso delle parole mi destabilizza. Mi
stordisce. Mi scava.</p>



<p>Mi scava perché sembra non esserci più
spazio per esprimersi, perché dall’altra parte c’è già
qualcuno (spesso più di uno) pronto a riversarti barili di bile
addosso pur sostanzialmente essendo avulso da quell’espressione.</p>



<p>Perché se X da Roma decide di
condividere su Facebook la foto della nuova scala che ha comprato, Y
da Milano e Z da Palermo si sentono quasi in diritto di palesare il
loro dissenso verso quel modello/colore/posizionamento della scala
con turpiloqui ed altre amenità?</p>



<p>Quella della scala non vuole essere una
banalizzazione di questo fenomeno, ma uno spunto di riflessione su un
fenomeno che molti si affrettano ad etichettare, ma che io non riesco
ancora ad inquadrare. Beati anzi quelli che hanno risposte a tutto…io
quando distribuirono il manicheismo mi sa che ero in bagno.</p>



<p>Ci si affretta ad etichettare subito
tutto con <em>fascismo</em>, <em>nazismo</em>, <em>comunismo</em>…ma
attenzione, ripetendo certe parole all’infinito non si rischia di
svuotarle del loro significato primo?</p>



<p>Come si è arrivati ad inneggiare alla
violenza, o addirittura alla morte, nei confronti chi la pensa o
agisce in modo diverso?</p>



<p>Come è difficile dire se sia nato
prima l’uovo o la gallina è molto complesso definire se
l’influenza e l’impatto di Facebook e degli altri social media
abbiano contribuito alla formulazione di un certo linguaggio o se
invece la galassia social abbia fatto solo da megafono sociale e reso
più visibile ciò che già serpeggiava all’interno della società.</p>



<p>Innegabile è invece il fatto che
nell’ultimo decennio si è palesata un’aggressività verbale
individuale ed individualizzata poco etichettabile, facile da
prevedere (difficile da mediare), ma soprattutto veloce e, a seconda
dei casi, sovrastrutturata, capace di fare rete, di aggregare,
attraverso istinti che fuori dalla piazza virtuale magari restavano
silenti.</p>



<p>Aggressività non ostacolate dallo
stigma sociale, anzi.</p>



<p>Un esempio sono le istituzioni che da
essere argine (o mediatori) si sono fatte spesso cassa di risonanza
della cosiddetta “<em>pancia del paese</em>” (anche se parlerei più
di intestino crasso) e delle sue espressioni più basse e bieche, al
punto di modificare le proprie agende e cavalcarne l’onda per
suscitare comprensione ed incrementare consenso anziché mettere in
atto campagne di contrasto efficaci; anzi magari a volte donando
neologismi in pasto all’arena come “<em>PDioti..fascioleghisti…</em>”,
epiteti che hanno la presunzione di giudicare e facilmente
etichettare tutta la vita passata, presente e futura, di una persona.
Come non ricordare che uno dei partiti attualmente al governo è nato
sostanzialmente da un “<em>Vaffanculo</em>!” capace di unire e
raccogliere con decisamente inattesa infettività sia virtuale che
reale? Questa rottura, come riporta Federico Faloppa ha creato “<em>una
liberazione prima (“Vaffanculo!”) un’abitudine poi, e infine un
assuefazione sia nel produrre razzismo linguistico, sia nel
diffonderlo, nell’ascoltarlo, nel leggerlo</em>”</p>



<p>Questo non riguarda un solo colore
ideologico, ma sta appartenendo tendenzialmente a tutti perché per
ogni “<em>bruciamoli…che ti stuprino…apriamo i forni..</em>” c’
è un “<em>a testa in giù.. nelle fogne..</em>” denotando un
“tetro arcobaleno” di provenienze linguistiche ed una
contrapposizione tra chi è sicuramente nel giusto e chi quasi non
merita di vivere.</p>



<p>Il fatto è che le opinioni sono sempre
esistite (e sempre si spera esisteranno), ciò significa che con esse
esisterà anche il dissenso ed il confronto purchè entrambi siano
espressi in modo civile e con il rispetto come base imprescindibile.
Al momento invece sembra di avere a che fare con i capi classe dei
malinformati, dei ripetenti per scelta, portatori della verità
assoluta senza magari aver mai messo naso fuori di casa.</p>



<p>Non mi piace. Non mi piace questa
tecnica di manifestare il proprio pensiero.</p>



<p>Al tempo stesso, da inguaribile
romantico e comunque fiducioso del genere umano, non voglio credere
ad una definitiva deriva malvagia del genere umano (anche se mio
malgrado a volte mi trovo a dar ragione ad Emil Ferris quando afferma
“<em>tutti noi siamo dei mostri, ma quelli cattivi non sanno di
esserlo</em>”).</p>



<p>C’è dell’altro…c’è del
malessere, c’è della povertà ed un senso di abbandono collettivo
oggettivo che non viene captato a livello governativo e che trova
sfogo, in modo individuando di volta in volta un tendenzialmente
errato nemico che in quel momento è individuato come ostacolo alla
propria affermazione.</p>



<p>Ovviamente la via non è questa. Ma
queste persone, perché di persone parliamo, merita attenzione.
Merita una risposta, altrimenti la deriva sarà ancora più buia di
questa.</p>



<p>Calmiamoci tutti, uniamo le
vulnerabilità e facciamone un coro unico. Non cerchiamo risposte
semplici a problemi complessi ed a volte biblici.</p>



<p>Concludendo mutuando da Gaber: non temo
il <em>fascismo</em> o il <em>comunismo</em> in sé, temo il <em>fascismo</em>
o il <em>comunismo</em> in me, in noi.</p>



<p>Io…speriamo che me la cavo!</p>
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		<title>Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Dec 2019 09:32:17 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/12/10/il-diritto-allo-studio-e-anche-un-dovere-il-nostro-speech-presso-l-onu-di-ginevra/">Il diritto allo studio è anche un dovere: il nostro speech presso l&#8217; ONU di Ginevra</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="517" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13346" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-1024x517.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-300x151.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/IMG-4277-768x388.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>è stata invitata al convegno internazionale dal titolo &#8220;Human Rights: where are we at? Past and Future&#8221; organizzato da Associazione per i diritti umani e la tolleranza Onlus, presso le Nazioni Unite di Ginevra dove ha preso parte al panel relativo al tema dell&#8217;Educazione.  Si ringraziano  di cuore le organizzatrici e gli altri ospiti.</p>



<p></p>



<p>L&#8217;intervento di Associazione Per i diritti umani (con Alessandra Montesanto) presso l&#8217;ONU di Ginevra, 9 dicembre 2019</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13345" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il diritto allo studio è anche un dovere</strong></p>



<p>Oggi
sono qui come responsabile dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani di
Milano, Italia. Un associazione culturale che tenta da quasi sette
anni di divulgare l&#8217;importanza della tutela dei diritti umani
attraverso la cultura. E non è facile perchè in questa nostra
epoca, la cultura non fa parte delle priorità quotidiane. Cosa
significa “Fare cultura”? “A cosa serve la Cultura?”: queste
sono domande che oggi bisogna rimettere al centro della riflessione. 
</p>



<p>La
Cultura serve a migliorarci come persone, a combattere il pensiero
unico, a contrastare gli slogan che condizionano la nostra economia e
una certa politica, a non permettere di essere manipolati. 
</p>



<p>La
cultura è necessaria per poter esprimere le nostre opinioni dopo un
attento lavoro di approfondimento sui temi presi in considerazione,
per far emergere i nostri bisogni, per capire che le nostre necessità
valgono tanto quelle di un altro, per essere liberi di esprimerci
come meglio possiamo nel rispetto, sempre, degli altri.</p>



<p>Fare
cultura significa fare politica perchè si prendono decisioni
(professionali), si operano scelte (etiche), si orientano i pensieri
e le azioni e in questo modo, ogni individuo, forma l&#8217;opinione
pubblica, la direzione di un governo, il benessere o meno della
società in cui vive.</p>



<p>Sono
oltre 120 milioni
i bambini ai quali è negato il fondamentale diritto all&#8217;istruzione
di base, e in oltre metà dei casi si tratta di bambine.
Ecco perchè
Associazione Per i Diritti umani si è costituita come associazione
culturale, improntata, in particolare modo, alla formazione dei
giovani. Il
trentesimo anniversario della Convenzione delle Nazioni Unite sui
Diritti dell’Infanzia e Adolescenza ci ricorda che, se da un lato
importanti risultati sono stati raggiunti, dall’altro, la
protezione e implementazione dei diritti dei minori resta ancora una
priorità.

</p>



<p>Come
associazione siamo partiti da un sito che è diventato, con il tempo,
un organo di stampa, un periodico quotidiano nazionale su cui diamo,
ogni giorno, notizie, pubblichiamo analisi e interviste, saggi e
proposte con l&#8217;intento di monitorare la tutela (o meno) dei diritti
umani nelle varie aree del mondo. Ci poniamo, quindi, come
osservatorio che dà voce a chi spesso non viene ascoltato: testimoni
diretti di situazioni difficili (di zone di guerra o di paesi in cui
operano movimenti di protesta), attivisti di Ong (per quanto riguarda
il tema delle migrazioni che ci sta molto a cuore), giornalisti e
reporter. <br>Ma questo non crediamo che possa essere sufficiente.
Bisogna lavorare nel nostro Paese, nelle nostre città, nei nostri
quartieri con un&#8217;azione capillare di informazione e di
sensibilizzazione che porti poi ad azioni sempre più concrete.
Informazione: questo è un settore che meriterebbe un discorso a
parte. Non è facile neanche fare una corretta informazione: vanno
sempre controllate e confrontate le fonti. Durante i nostri percorsi
di formazione nelle scuole partiamo dalla lettura di una stessa
notizia, uscita su testate giornalistiche diverse per analizzare come
l&#8217;argomento sia stato preso in considerazione: titolo (più o meno
sensazionalistico), stile del linguaggio, selezione dei termini,
concetti a cui viene data la priorità e messaggio che si intende far
passare. In Italia abbiamo garantita la libertà di espressione e
dobbiamo farne tesoro per re-imparare a farne un buon uso. 
</p>



<p>Così
come è garantita – con la scolarizzazione obbligatoria fino ai 16
anni e poi per chi può permettersela – una buona istruzione. Il
Diritto all&#8217;istruzione, corrisponderebbe ad avere insegnanti e
docenti preparati, strutture idonee, testi di alto livello, ma come
si evince dal titolo di questo mio intervento, l&#8217;istruzione deve
essere un diritto fondamentale, ma è anche un dovere. Per chi svolge
la professione di insegnante, il dovere riguarda la volontà di
aggiornarsi – in particolare se si parla di diritti umani,
l&#8217;aggiornamento deve essere continuo -, di approfondire per non
rimanere legati ad una comunicazione mainstream e superficiale
(quindi spesso errata o deviante); il dovere del docente riguarda la
volontà di sapersi confrontare con altri professionisti; di
confrontarsi anche con gli stimoli e le provocazioni, spesso
interessanti, che vengono dagli studenti stessi; il dovere di chi
insegna è quello di essere una guida e un esempio anche nella
pratica quotidiana del lavoro, della condivisione, della
progettazione di azioni concrete che vadano verso la costruzione di
un Bene comune. Avere
accesso alla scuola  è molto più che imparare a leggere, scrivere e
far di conto. In un paese a basso reddito e con alti tassi di
incremento demografico, le nuove generazioni rappresentano la
ricchezza più importante
e la migliore speranza di spezzare la catena che collega ignoranza,
povertà, sfruttamento e sottosviluppo. La storia insegna che nessuna
società è mai uscita dal sottosviluppo senza un cospicuo
investimento nel proprio capitale umano. Per questo l&#8217;istruzione è
considerato un diritto umano fondamentale e uno dei più importanti
fra gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio sanciti nel 2000
dall&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;ONU.</p>



<p>L&#8217;istruzione
è un dovere anche per chi ha la fortuna e il privilegio di
usufruirne. Gli studenti devono avere la volontà di ampliare la
propria conoscenza, soprattutto oggi che abbiamo a disposizione le
tecnologie in grado di farci viaggiare anche stando fermi o di
comparare le informazioni e di farle circolare. Non si può sprecare
il bagaglio umano, tecnologico, digitale, intellettuale, ma è un
dovere trovare l&#8217;entusiasmo e il piacere di nutrirsi di conoscenza. E
questo dovere vale per tutti, giovani e adulti. Così si garantisce
l&#8217;evoluzione dell&#8217;umanità.</p>



<p>Associazione
Per i Diritti umani , per i motivi di cui sopra, ha deciso fin
dall&#8217;inizio di utilizzare tutti i linguaggi dell&#8217;Arte e della Cultura
per veicolare i valori della Giustizia, dell&#8217;Uguaglianza e del
Rispetto. 
</p>



<p>Lavoriamo
direttamente nelle scuole di primo e di secondo grado con progetti
che affrontano di volta in volta, temi di stretta attualità:
migrazioni, hate speech, Ed. all&#8217;ambiente, condizione femminile, Ed.
civica, diritti dei minori, per citarne alcuni, coinvolgendo le
ragazze e i ragazzi in maniera diretta con laboratori (di arte, di
fotografia, di giornalismo, di cinema) che vanno ad essere
complementari alle lezioni tenute dai nostri esperti (giuristi,
giornalisti, attivisti). Spesso i nostri percorsi terminano con la
restituzione del lavoro svolto all&#8217;interno dell&#8217;istituto scolastico e
alla cittadinanza tramite mostre, reading, e altre attività
pubbliche, vòlte sempre alla sensibilizzazione che parte dai
giovani.</p>



<p>Il
nostro giornale online è a disposizione per qualsiasi apporto utile
provenga dagli studenti ed è disponibile su 
<a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>

</p>



<p>I giovani sono i cittadini di domani, molti di loro saranno i nuovi professionisti, alcuni i futuri politici: si deve, quindi, partire da una giusta formazione rivolta ai valori positivi se vogliamo indirizzare il mondo verso il meglio, per tutte e per tutti.  </p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13347" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/a.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13349" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/PHOTO-2019-12-09-13-58-43.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



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		<title>Oggi siamo tutti con Greta</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Mar 2019 07:05:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi siamo tutti con Greta! Greta Thunberg non è una 15enne qualunque. Nel 2018 il Time l’ha scelta tra le teenager più influenti del mondo. A 15 anni ha lasciato a bocca aperta tutti i leader mondiali&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="video-container"><iframe loading="lazy" src="https://embed.ted.com/talks/greta_thunberg_the_disarming_case_to_act_right_now_on_climate?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="500" height="282" frameborder="0" scrolling="no" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></div>
<p>Oggi siamo tutti con Greta! <strong><span style="color: #222222; font-family: Verdana;">Greta Thunberg</span></strong> non è una 15enne qualunque. Nel 2018 il <strong>Time</strong> l’ha scelta tra le teenager più influenti del mondo. A 15 anni ha lasciato a bocca aperta tutti i leader mondiali riuniti per la  <strong>Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico</strong>, a <strong>Katowice</strong>, in <strong>Polonia</strong>. Convinta e tenace<strong> attivista per clima e ambiente</strong>, oggi chiama tutto il mondo a partecipare alla sua battaglia. E, anche in Italia, soprattutto i giovani come lei, gli studenti, scendono in piazza e si mobilitano per chiedere alle autorità e a noi adulti di lasciare loro un&#8217;eredità importante: un pianeta in cui tutte e tutti possano vivere in salute e con dignità.</p>
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		<title>Nobel per la Pace a Nadia Murad</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 08:37:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Consegna del Premio Nobel per la Pace a Nadia Murad (10 dicembre) APM chiede garanzie di sicurezza per Yezidi: comunità di credo non musulmane hanno bisogno di una prospettiva per il futuro in Medio&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Consegna del Premio Nobel per la Pace a Nadia Murad (10 dicembre)<br />
APM chiede garanzie di sicurezza per Yezidi: comunità di credo non<br />
musulmane hanno bisogno di una prospettiva per il futuro in Medio Oriente</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11798" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="940" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 940w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace-300x101.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/1544530375236_1544530392.jpg-non_basta_un_nobel_per_la_pace-768x257.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 940px) 100vw, 940px" /></a></p>
<p>Con davanti agli occhi la tragedia di oltre 3.000 donne e ragazze yezide<br />
rapite nel Nord dell&#8217;Iraq e ancora in mano alla violenza dello Stato<br />
Islamico (IS), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) si è<br />
appellata alle forze politiche dell&#8217;Iraq e della Siria per chiedere<br />
garanzie di sicurezza per gli Yezidi. Il Premio Nobel per la Pace alla<br />
yezida Nadia Murad deve essere inteso come una richiesta d&#8217;azione per i<br />
governi e le opposizioni di questi due paesi affinché le comunità<br />
religiose non musulmane vengano tutelate in modo efficace da ulteriori<br />
aggressioni. Parte integrante della tutela è anche la persecuzione<br />
legale dei responsabili dei crimini contro l&#8217;umanità commessi contro gli<br />
Yezidi nella regione del Sinjar nel nord dell&#8217;Iraq.</p>
<p>Finché i sunniti radicali e i simpatizzanti dell&#8217;IS nell&#8217;Iraq del Nord e<br />
nella vicina Siria possono continuare ad agire in modo indisturbato, gli<br />
Yezidi della regione non vedono alcuna prospettiva per un futuro in<br />
Medio Oriente. Secondo l&#8217;APM, si tratta di impedire che l&#8217;Islam venga<br />
strumentalizzato per motivi politici e per perseguire e cacciare con<br />
violenza chi ha un credo diverso.</p>
<p>Dopo i gravi crimini contro l&#8217;umanità commessi nel Sinjar molti Yezidi<br />
hanno completamente perso la fiducia nelle forze di sicurezza sia del<br />
governo centrale iracheno sia del governo autonomo del Kurdistan e per<br />
questo motivo non vogliono tornare nei loro villaggi. Almeno 280.000 dei<br />
430.000 Yezidi che sono dovuti fuggire dagli attacchi dell&#8217;IS vivono<br />
tuttora in campi provvisori nel Kurdistan iracheno. Affinché essi<br />
restino in Iraq, il governo dovrebbe concedere loro l&#8217;autonomia nella<br />
principale regione di insediamento degli Yezidi in modo che possano,<br />
sotto la tutela del governo centrale e del governo kurdo, programmare da<br />
sé la ricostruzione e il proprio futuro.</p>
<p>Nell&#8217;estate del 2014 l&#8217;IS aveva attaccato i villaggi yezidi nel Sinjar.<br />
Secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, durante gli attacchi sono<br />
state uccise circa 5.000 persone e molte più sono state rapite. Tra le<br />
persone rapite ci sono più di 5.000 donne e ragazze che sono state<br />
stuprate, sposate con la forza a militanti dell&#8217;IS o vendute in veri e<br />
propri mercati degli schiavi. Finora solamente 40.000 Yezidi sono<br />
tornati nel Sinjar. Dopo i combattimenti contro l&#8217;IS, la regione è<br />
completamente distrutta.</p>
<p><a href="https://www.vanityfair.it/news/diritti/2018/12/10/nobel-pace-nadia-murad-yazidi-isis-guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.vanityfair.it/news/diritti/2018/12/10/nobel-pace-nadia-murad-yazidi-isis-guerra?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Il discorso di Domenico (Mimmo) LUCANO a Milano, 30 ottobre 2018</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 08:17:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 30 ottobre, Domenico Lucano è stato ospite presso la Sala Alessi del Municipio di Milano: una sala gremita di folla, attenta e partecipe. Ecco il suo intervento. E qui potete ascoltare le&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/05/il-discorso-di-domenico-mimmo-lucano-a-milano-30-ottobre-2018/">Il discorso di Domenico (Mimmo) LUCANO a Milano, 30 ottobre 2018</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 30 ottobre, <span style="color: #ff0000;">Domenico Lucano</span> è stato ospite presso la Sala Alessi del Municipio di Milano: una sala gremita di folla, attenta e partecipe.</p>
<p>Ecco il suo intervento.</p>
<p>E qui potete ascoltare le parole di tutti gli altri relatori:</p>
<p><a href="https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sono emozionato, non immaginavo un abbraccio così pieno di calore, non so come ringraziarvi, sicuramente sono momenti che resteranno indelebili nel ricordo.  Voglio ringraziarvi uno per uno, il sindaco, il consigliere e tutte le persone presenti. Grazie, prima di tutto per l&#8217;affetto, per questo abbraccio di umanità, certamente voi volete sapere, conoscere, capire. Sicuramente non avrei mai immaginato che un piccolo comune di 1500/1600 abitanti, sarebbe stato al centro di un evento così coinvolgente a Milano, una delle capitali europee.<br />
Questo però ci dà una responsabilità, una gratificazione e la consapevolezza di non essere soli e che spesso la propaganda non corrisponde alla realtà. In questi ultimi periodi, la propaganda e alcuni sondaggi sembrano fatti apposta per dire che si deve insistere sulla disumanizzazione della società. La consapevolezza più grande che ho quando in questi ultimi periodi dove, nel bene e nel male siamo diventati &#8220;famosi&#8221; e non era certamente questo uno dei nostri obiettivi, tutto è capitato in maniera così casuale una cosa dietro l&#8217;altra, è la grande fame di umanità. Non è vero che dobbiamo assistere in maniera passiva ad accettare che questa società ci porti verso la barbarie, verso la disumanizzazione, allora noi non siamo altro che na piccola cosa, una piccola storia che trasmette questo messaggio che noi tutti vogliamo il rispetto dei diritti umani, della dignità degli essere umani. Al di là delle diversità, delle provenienze al di là di tutto ogni essere umano è un panorama che non ha uguali, ognuno, ogni persona singolarmente.<br />
Io non ho fatto altro che rimanere normale. La cosa più sconvolgente è che non c&#8217;è bisogno di nulla per fare quello che ho fatto io. Le cose sono capitate quando non ero nemmeno sindaco, più di vent&#8217;anni fa &#8230;uno sbarco, la spiaggia, l&#8217;arrivo delle persone in fuga dalle guerre per un sogno di liberazione, di pace, persone che non possono nemmeno parlare la loro lingua perché sono arrestate dalla polizia turca, persone che vogliono capire come immaginare un futuro possibile fatto soprattutto di pace. Così nasce la storia di Riace, la mattina all&#8217;alba un veliero, la spiaggia, le case abbandonate  del centro storico perché i nostri concittadini hanno intrapreso oltre oceano lasciando vuoto in questo modo tutto il centro storico. Case abbondonate, io non ero sindaco e mi ricordo che non avevamo nemmeno la possibilità economica per ripristinare gli impianti elettrici delle case, per fare i contratti con l&#8217;Enel, abbiamo allora comprato le candele di cera e alla sera si vedeva questa luce fioca che usciva dalle case che di nuovo erano tornate a vivere. Gli emigrati avevano abbandonato queste case e nuovi emigranti erano arrivati, è un disegno circolare del destino, poco cambia se hanno il volto più scuro o se si vestono in maniera differente, sono uguali sono esseri umani allo stesso livello. Questo è stato un processo fantastico, Riace appartiene alle cosiddette aree interne della Calabria che hanno vissuto questi processi di spopolamento, di declino demografico, di abbandono, di rassegnazione sociale, di condizionamenti da parte della criminalità organizzata la cui voce è quella che più si sente e spesso lo stato è complice di questo. Complice di questo silenzio, di questo far sentire un unica voce. Mano a mano che la storia ha cominciato a strutturarsi, con la presenza sempre più numerosa, perché nel 2001avevamo aderito a quel programma che si chiamava programma nazionale asilo e con Riace che stava sempre più diventando una società multietnica, addirittura interessava i cosiddetti turisti solidali. Turisti che non erano mai venuti per i bronzi di Riace, queste due state della Magna Grecia che sono state ritrovate nel nostro mare molti anni fa e che dovevano far decollare il turismo sul modello di Rimini, Riccione ma che così non è stato perché i bronzi sono nel museo di Reggio Calabria, ora venivano per la società multietnica che Riace stava diventando. Per la curiosità di capire come mai un piccolo comune che non ha nulla per mandare avanti la propria comunità si apre comunque all&#8217;accoglienza in maniera spontanea, questo ha incuriosito chi ha fame di umanità, chi vuole un mondo fatto senza barriere, di un mondo in cui tutte le persone hanno gli stessi  diritti, gli stessi doveri. Non ci vuole molto e addirittura la presenza di queste persone ha contribuito a far rinascere Riace. Voi dovete considerare che la popolazione di Riace è come quella di un quartiere di Milano, siamo 1500 abitanti e addirittura nella parte del centro storico dove anch&#8217;io abito, abitavo perché adesso non posso andare a Riace, siamo 600 abitanti giusto 300 cittadini riacesi autoctoni così ci chiamiamo-io vorrei una società dove nessuno si può dire autoctono- e 300 cittadini immigrati che provengono da almeno venti nazionalità. Abbiamo fatto l&#8217;asilo nido multietnico, ovviamente abbiamo anche i progetti di supporto SPRAR, i progetti con  le prefetture, poi un ambulatorio medico in un periodo in cui la sanità è un problema molto sentito in Calabria, ma credo in tutta Italia è nato un ambulatorio medico gratuito che è servito per i rifugiati ma anche per le persone del luogo. Abbiamo recuperato la scuola, la pluriclasse che abbiamo è una cosa fantastica, quando venivano a visitare quest&#8217;esperienza aprivamo la porta per entrare in quest&#8217;aula e c&#8217;era una sensazione incredibile come se si fosse aperta una finestra sul mondo. Bambini di tutte le nazionalità e tra di loro non c&#8217;è mai nessun pregiudizio per il colore della pelle, non lo avvertono siamo. Sono veramente convinto che l&#8217;accoglienza si riconduce all&#8217;essenza stessa della calabresità, permettetemi questa considerazione perché il mio amico antropologo dice che l&#8217;antropologia dei luoghi è fondamentale, è questo che ha permesso che questo fenomeno nascesse in una maniera spontanea. A Riace poteva esserci questa storia perché c&#8217;è anche la fierezza d&#8217;incontrare un&#8217;altra persona, non lo dico in senso retorico o come luogo comune, l&#8217;accoglienza è un contro con un altro essere umano come te e io credo che ognuno deve essere fiero quando incontra un&#8217;altra persona, non avere pregiudizi o secondi fini. Quando succede invece il contrario, quando l&#8217;incontro diventa un problema, suscita paura allora io dico che probabilmente c&#8217;è un disturbo del comportamento, si ha paura di sé stessi. Vi pare una cosa normale disprezzare gli esseri umani?  Provare odio per il colore della pelle? Essere razzisti, essere fascisti non è una cosa normale se dobbiamo dire le cose come stanno, ed è incredibile il consenso che invece hanno. Siamo sempre stati abituati e con questo faccio riferimento al mio pensiero politico a essere minoranza elettorali tuttavia come anima, come pensiero non lo siamo.<br />
A Riace è capitato che il partito a cui sono stato più legato come ideali che si chiamava Democrazia Proletaria prese alle elezioni solo due voti, uno era il mio e nessuno avrebbe allora immaginato che io sarei diventato sindaco di Riace. Anche come sindaco non ho fatto altro che essere coerente con i miei ideali, il sogno di una società che rincorriamo, magari che non realizzeremo però questo sogno ci serve sempre per continuare a camminare, a rincorrerlo e nel rincorrerlo ci sono le cose che ti danno spinta, coraggio. Queste sono le cose che motivazioni miei interiori ma anche del territorio che hanno fatto nascere questo paese accogliente nella Calabria Ionica. In questa serata così come in altri miei interventi pubblici relativamente agli aspetti giudiziari di questi ultimi due anni e quindi non iniziati con questo governo ma anche prima, non voglio che far passare l&#8217;idea di essere dei perseguitati politici, per nulla. E&#8217; giusto che la magistratura faccia il suo lavoro, qualsiasi persona può avere sbagliato o non rispettato la legge e io sono contento che la magistratura vada fino in fondo per portare chiarezza  e per definire da quale parte sta la giustizia. Guardate però che spesso la giustizia è spesso una cosa molto più profonda mentre la legalità  è legata invece, almeno alcune volte, a mantenere un privilegio e allora capitano le cose più impensabili.<br />
Sono stato arrestato per aver affidato la gestione della raccolta differenziata a due cooperative sociali del luogo, una si chiama Aquilone l&#8217;altra Ecoriace. Aquilone è formata dalle persone più deboli di Riace e con due ragazzi rifugiati un ragazzo del Benin e l&#8217;altro Daniel del Ghana e il sistema porta a porta aveva favorito la nascita di un rapporto molto bello tra loro e i cittadini. Io definisco il nostro sistema di raccolta una democrazia ecologica, dove tutti, anche le persone più anziane del luogo venivano istruite attraverso i colori delle buste.<br />
La contestazione che ha portato al mio arresto riguardava il fatto che avremmo fatto un affidamento diretto, tuttavia non è stato tanto questo quanto il fatto che le due cooperative non fossero iscritte all&#8217;albo regionale delle cooperative e cosa paradossale, ribadita anche dal mio avvocato, quest&#8217;albo di fatto non c&#8217;è. Una cosa assurda mentre l&#8217;altro reato che mi è stato contestato è il favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina. Su questo punto vorrei aprire una parentesi sulle responsabilità politiche, si è detto che avrei fatto matrimoni mentre in realtà ne ho fatto solo uno e preciso che siè trattato di un matrimonio regolarissimo tra una ragazza nigeriana e una persone di Riace, quando mi hanno intercettato io stavo scherzando di altre cose e invece mi hanno preso alla lettera.<br />
Voglio ritornare alle responsabilità politiche perché in quel periodo il governo e  il ministro degli interni allora in carica era impegnatissimo in Libia con i capi clan di un paese senza governo e che non rispetta i diritti umani a fare contratti. Vi assicuro che a Riace c&#8217;è una percezione molto alta di quello che succede fuori proprio perché il numero dei rifugiati è altissimo e ci chiedevano che cosa stesse succedendo all&#8217;Italia: &#8220;ci stanno chiudendo nei campi di concentramento, non ci portano da mangiare, ci lasciano morire. Ma il governo si proccupava solo di dire che il numero delle persone che sbarcavano in Italia era diminuito e questo probabilmente con il fine di intercettare il consenso elettorale. Questi sono crimini contro l&#8217;umanità! Io ho fatto un matrimonio ma ricordiamoci che in quel periodo veniva sospeso il diritto di appello, riducendo così da tre a due i gradi di giudizio per i richiedenti asilo violentando il diritto costituzionale perché non è corretto fare differenze tra esseri umani. Tantissime ragazze nigeriano i cui ricorsi contro il diniego delle commissioni avevano avuto esito negativo, stavano cercando  tutti i modi per non ritornare nuovamente nei bassifondi da cui provenivano. Fanno questi viaggi per cambiare la loro vita, si impegnano anche economicamente e a volte finiscono sulla strada.<br />
Voglio ricordare in particolare una di queste ragazze, lei non aveva pensato di trovare qualcuno da sposare per poter ottenere il permesso di soggiorno, si è rassegnata e così dopo due anni di permanenza a Riace all&#8217;interno di un progetto CAS, in silenzio lei è venuta in municipio il 22 dicembre del 2017 perché voleva rinnovare la carta d&#8217;identità che aveva perso e io come sindaco in base alla legge sono anche il responsabile dell&#8217;ufficio amministrativo del comune perché è un comune sotto i 3000 abitanti, e quella carta d&#8217;identità glielo fatta io subito, senza esitazioni e sono orgoglioso di avergliela fatta.<br />
Questa ragazza doppia diniegata (nel frattempo il progetto CAS era stato chiuso perché da due anni non ci stavano pagando, ci stavano creando delle condizioni invivibili e i rapporti con le istituzioni superiori stranamente erano tutti diventati oppressivi per Riace), trova come unica soluzione ai suoi problemi il lager di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro dove si vive in capanne, senz&#8217;acqua, senza luce, senza servizi igienico sanitari. La sera del 28 gennaio del 2018 assieme a una sua amica accende un fuoco per riscaldarsi dal freddo e la capanna brucia e Becky muore, bruciata viva nell&#8217;inferno si San Ferdinando. Le autorità sono arrivate solo giorni dopo per fare la passerella ma Becky ha pagato con la propria vita, era venuta da noi per vivere, per immaginare un futuro migliore e invece ha trovato la morte. Allora io sono veramente orgoglioso di averle fatto la sua ultima carta d&#8217;identità, un carta a cui lei teneva tanto perché come tutti gli esseri umani anche lei voleva un documento per essere riconosciuta nella sua dignità umana.<br />
Quella carta d&#8217;identità non si è bruciata, l&#8217;hanno raccolta e su quella carta c&#8217;era la mia firma!<br />
Il clima di odio, che è il prodotto di quest&#8217;ultimo governo, addirittura di legittima difesa che ha portato nella Piana di Gioia Tauro, dominata da alcune famiglia mafiose che controllano tutto l ciclo del lavoro attraverso il caporalato e dove se qualcuno protesta viene seppellito anche vivo dove si vive senza diritti , all&#8217;uccisione di un ragazzo Soumayla Sacko diventato sindacalista proprio per difendere le persone di colore. L&#8217;ha ammazzato questo clima di odio, lui stava rubando delle stupidaggini.<br />
Vi ho voluto raccontare queste cose perchè in quel periodo sono nate le storie dei matrimoni e mi hanno arrestato anche per questo.<br />
Meglio aver cercato in qualche modo di ver salvato anche una sola persona da questi drammi piuttosto che aver contribuito a quello che aveva fatto sia il governo precedente che quello attuale.<br />
Vi ho spigato da un punto di vista giudiziario questa storia anche perché Riace oggi si sta indebolendo, molte persone se ne stanno andando via e spero che si riesca a continuare perché questa piccola comunità era ormai organizzata in un modo che questo intreccio, questa mescolanza di persone, era diventata l&#8217;elemento di richiamo anche per il turismo solidale che noi abbiamo definito turismo dell&#8217;accoglienza. Non sono vere tutte queste storie di invasione, di emergenza che vengono raccontate. L&#8217;emergenza c&#8217;è ma è dentro di noi perché non abbiamo più la capacità di sentire, stiamo perdendo la sensibilità umana.<br />
Quando il cuore diventa arido quella è la vera emergenza, quando le persone ci danno fastidio, quando prevale ciò che io definisco &#8220;sindrome da fastidio dagli esseri umani&#8221; è la fine della società. Nella realtà di questa piccolo comune, questa piccola comunità situata in una delle aree più  difficili d&#8217;Italia, quando arrivano le persone scalze, disperate dopo questi lunghi viaggi e ci sono stati tantissimi sbarchi sulla spiaggia di Riace, incontrano altre persone disperate come siamo noi e invece di gridare, in altre parti d&#8217;Italia con possibilità a volte più alte delle nostre ci sono state rivolte della popolazione locale per accogliere solo otto rifugiati, e questo ha fatto nascere un&#8217;idea di riscatto sociale, economico ma soprattutto di riscatto umano.<br />
E se questo è stato possibile a Riace questo significa che è possibile ovunque e questo, come diceva prima il consigliere comunale, a chi fa paura?  Perché un ministro del governo si interessa così tanto di un piccolo comune, di un sindaco diventato sindaco quasi per caso, perché non vuole che parliamo quando ci invitano nelle occasioni pubbliche, in tv perché non vogliono mandare inonda una fiction girata a Riace? Non ci vuole molto per capirlo, semplicemente perché questo messaggio non deve essere divulgato, non deve arrivare perché dimostra che un&#8217;altra umanità è possibile!</p>
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		<title>Crisi Rohingya: discorso deludente del Premio Nobel per la Pace</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Sep 2017 06:50:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le affermazioni di Aung San Su Kyi non aiuteranno a fermare l&#8217;esodo dei profughi. L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il tanto acclamato discorso sullo stato della nazione da parte della Consigliera&#46;&#46;&#46;</p>
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Le affermazioni di Aung San Su Kyi non aiuteranno a fermare l&#8217;esodo dei profughi.</p>
<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) teme che il tanto acclamato discorso sullo stato della nazione da parte della Consigliera di Stato della Birmania Aung San Suu Kyi non aiuterà a fermare l&#8217;esodo dei musulmani Rohingya dal paese. Il premio Nobel per la Pace ha evitato un affronto alla comunità internazionale condannando tutte le violazioni dei diritti umani. Ma con le sue dichiarazioni che hanno banalizzato e ridimensionato la situazione dei Rohingya non ha certo creato un clima di fiducia da parte della minoranza perseguitata, provocando solo incomprensione e disapprovazione.</p>
<p>Questo discorso può aver soddisfatto i diplomatici, perché conteneva tutti i luoghi comuni e le generiche argomentazioni sui diritti umani. Per noi attivisti per i diritti umani, però, il discorso era una presa in giro perché non ha tenuto assolutamente conto della gravità della situazione per i Rohingya oltre a non lasciar intravedere alcuna soluzione politica al conflitto. Dal 25 agosto 2017 circa 440.000 persone sono fuggite dalla violenza nello stato di Rakhine, tra cui anche circa 30.000 Rakhine buddisti e indù.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9460" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/untitled-1119.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="206" /></a></p>
<p>Aung San Suu Kyi aveva sottolineato nel suo discorso che tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani sarebbero stati chiamati a rispondere dei propri crimini, indipendentemente dalla loro religione e origine etnica. Tuttavia il Premio Nobel per la Pace ha evitato di parlare delle responsabilità dell&#8217;esercito, che è responsabile, secondo tutti i racconti dei testimoni oculari, della maggior parte delle violazioni dei diritti umani. Se i militari non saranno puniti per la loro politica della terra bruciata, non ci potrà essere pace duratura e riconciliazione nello Stato di Rakhine.</p>
<p>Per l&#8217;APM l&#8217;affermazione di Aung San Suu Kyi secondo cui la maggior parte della Rohingya non sia fuggita è &#8220;ignorante e grossolanamente banale&#8221;. Solo nelle ultime tre settimane più di un terzo di questa popolazione è fuggita dalle proprie case: per questo ci devono essere ragioni particolarmente gravi. Se il premio Nobel per la Pace non vuole comprendere quali fattori abbiano scatenato questo esodo di massa, allora probabilmente soffre di un distacco dalla realtà.</p>
<p>L&#8217;organizzazione per i diritti umani ha anche accusato la Consigliera di Stato di non assumersi le proprie responsabilità per l&#8217;escalation della crisi dei Rohingya. Aung San Suu Kyi è stata il Premier de facto della Birmania per un anno e mezzo. In tutto questo tempo non ha fatto nulla per porre fine all&#8217;esclusione modello apartheid e alla discriminazione dei Rohingya e per promuovere la riconciliazione tra i buddisti e la minoranza musulmana.</p>
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		<title>Barbara Spinelli: Africa prigione a cielo aperto</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Sep 2017 06:31:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Barbara Spinelli: Africa prigione a cielo aperto &#160; Strasburgo, 12 settembre 2017 &#160; &#160; Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della seduta Plenaria del Parlamento europeo dopo la dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/09/15/barbara-spinelli-africa-prigione-a-cielo-aperto/">Barbara Spinelli: Africa prigione a cielo aperto</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Barbara Spinelli: Africa prigione a cielo aperto</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Strasburgo, 12 settembre 2017</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9321" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/08/th-157.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="162" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Barbara Spinelli è intervenuta nel corso della seduta Plenaria del Parlamento europeo dopo la dichiarazione del Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, sui “Recenti sviluppi in materia di migrazione”.<strong><br />
</strong></em></p>
<p><em>Di seguito l’intervento:</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Immagino che il vicepresidente Mogherini conosca i moniti dell’Alto Commissariato Onu e di Medici senza frontiere, a proposito degli effetti degli accordi di Parigi su Libia, Ciad e Niger. Nei moniti si parla di campi di detenzione libici dove i migranti subiscono violenze e morte. L’allarme delle Ong concerne anche il controllo da parte del Ciad e del Niger delle rotte di fuga, a Sud della Libia. Saranno loro – assistiti da forze europee – a controllare le oasi dove le carovane si fermano per dissetarsi. Le nuove rotte saranno minate o prive di pozzi d’acqua.</p>
<p>La verità è che l’Africa diverrà una nostra prigione, dalle inaudite proporzioni, che co-finanziamo. E la cosa più impressionante è che l’Unione è al corrente di questo. Non ignora che l’80 per cento degli sfollati già è in Africa. Che in Europa arriva una parte minima. Che la Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra.</p>
<p>Ciononostante, l’Unione si rallegra della diminuzione dei flussi, degli<em> smuggler</em> beffati. Questo rallegrarsi è il capitolo più nero della sua storia presente. Nei comunicati, l’ipocrisia giunge sino a sostenere che questo avverrà rispettando i diritti dell’uomo. Definire “inaccettabili” i centri di detenzione libici è del tutto insensato, Signora Mogherini, visto che l’Unione li ha accettati.</p>
<p>La cosa sicura è che l’Unione non potrà dire, quando sarà chiamata a render conto – perché prima o poi lo sarà: “Non sapevamo”».</p>
<p>_______________________________________________________</p>
<p><strong>Trasmettiamo, inoltre, alla vostra attenzione il discorso integrale sullo stato dell’Unione europea 2017 pronunciato pochi giorni fa dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker davanti al Parlamento europeo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il documento contiene anche la lettera di intenti indirizzata al Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e al Primo Ministro estone Jüri Ratas, nella quale vengono illustrate nel dettaglio le azioni legislative ed il programma di lavoro della Commissione del 2018.</p>
<p>Per leggere il documento, cliccare su questo link:</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/juncker_soua-2017_letter.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">juncker_soua-2017_letter</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una mostra ripercorre la lotta per i diritti civili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 03:48:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©George Tames/The New York Times. Grandi pannelli a parete si susseguono e ripercorrono la Storia: la Storia dei diritti civili negli Stati Uniti e nel mondo occidentale. Per celebrare il 50mo anniversario dall&#8217;assegnazione del&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/aaaaakennedy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/aaaaakennedy.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="237" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">©George Tames/The New York Times.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>
Grandi<br />
pannelli a parete si susseguono e ripercorrono la Storia: la Storia<br />
dei diritti civili negli Stati Uniti e nel mondo occidentale. </p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
celebrare il 50mo anniversario dall&#8217;assegnazione del Nobel per la<br />
Pace a Martin Luther King, Milano dedica una grande, ricca mostra<br />
sulle lotte per affermare i diritti di tutte e di tutti. <i>Freedom<br />
Fighters</i>, questo il titolo<br />
dell&#8217;esposizione a Palazzo Reale, inaugurata il 22 settembre e che<br />
terminerà il 12 ottobre 2014.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Freedom<br />
Fighters </i>è<br />
promossa dal Comune di Milano, dal Robert F. Center for Justice and<br />
Human Rights Europe in collaborazione con l&#8217;Ambasciata degli Stati<br />
Uniti, con la cura di Alessandra Mauro e Sara Antonelli.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Immagini<br />
iconiche dei più celebri fotografi ricordano la segregazione<br />
razziale negli anni&#8217;50, gli scontri di Birmingham, il movimento dei<br />
“Freedom Riders”; il ritorno di Martin Luther King dopo aver<br />
ricevuto il Premio Nobel, le riunioni dei fratelli Kennedy e i loro<br />
incontri con i movimenti di emancipazione. Elliot Erwitt, Eve Arnold,<br />
Bruce Davidson, Danny Lyon celebrano giustizia e libertà. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/fondazioneforma_freedomfighters-300x298.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/fondazioneforma_freedomfighters-300x298.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
mostra propone anche video di repertorio e documenti che dal 1776 –<br />
anno in cui il Comitato dei Cinque presenta la Dichiarazione di<br />
Indipendenza americana – testimoniano la Storia fino alla marcia su<br />
Washington.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Anche<br />
il Presidente della Repubblica, Giorgio napolitano, ha voluto<br />
commentare l&#8217;iniziativa culturale milanese con una lettera alla<br />
Presidente del Robert F. Center for Justice and Human Rights Europe,<br />
Marialina Marcucci, in cui si legge: “ La mostra offre un<br />
significativo stimolo a riflettere sul valore attuale delle posizioni<br />
allora assunte per la realizzazione di una società più giusta,<br />
inclusiva e solidale, ma anche sulle condizioni di quanti, in tutto<br />
il mondo, vedono tutt&#8217;ora calpestati i loro diritti”. L&#8217;assessore<br />
alla cultura di Milano, Filippo Del Corno, ha aggiunto: “ La<br />
fotografia diventa il linguaggio per raccontare il lungo e tortuoso<br />
cammino della battaglia per i diritti civili negli Stati Uniti. Una<br />
lotta che non è mai terminata né terminerà, negli Stati Uniti come<br />
dovunque perchè esisterà sempre un diverso, uno straniero, una<br />
minoranza da difendere e proteggere dall&#8217;arroganza di &#8216;altri&#8217; e dei<br />
più forti”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Dall&#8217;8<br />
al 10 ottobre, inoltre, sempre nelle sale di Palazzo Reale, si terrà<br />
un&#8217;altra mostra, di artisti moderni e  contemporanei, dal titolo<i><br />
I have a dream</i><br />
al termine della quale verrà indetta un&#8217;asta per finanziare il<br />
Centro Robert F. Kennedy. Le curatrici, Melissa Proietti e Raffaella<br />
A. Caruso, spiegano: “<i><br />
I have a</i><br />
<i>dream</i><br />
nasce come breve ed intensa ricognizione su come il sogno della<br />
democrazia, la battaglia per l&#8217;uguaglianza e i diritti condotta da<br />
John e Robert Kennedy e da Martin Luther King sia ancora viva nel<br />
ricordo ma anche nell&#8217;attaulità degli intenti ed abbia profondamente<br />
inciso su più generazioni di artisti. Si è inteso mettere a<br />
confronto gli artisti dell&#8217;immediato dopoguerra che hanno vissuto<br />
sulla loro pelle censure ed entusiasmi di rinnovamento e gli artisti<br />
che hanno negli occhi l&#8217;ennesimo oltraggio alla democrazia pepretrato<br />
con l&#8217;attentato alle Torri Gemelle. Si è loro chiesto di<br />
interpretare il tema in senso narrativo e metaforico, con la forza<br />
allusiva e primordiale dell&#8217;astrattismo, con le evocazioni simboliche<br />
di un figurativo sui generis dai tempi aperti della tradizione<br />
&#8216;classica&#8217; o dai ritmi sincopati del pop, donando però sempre<br />
immagini di speranza, di denuncia e mai di violenza. Perchè l&#8217;arte è<br />
vita e bellezza. Maestri di ogni &#8216;colore&#8217;, timbro, formazione hanno<br />
regalato il loror entusiasmo, rivivendo memoarie e speranze, passato<br />
e futuro, in una miscellanea di sensazioni che solo il sogno fa<br />
vivere in una assurda e meravigliosa dimensione &#8216;contemporanea&#8217;”.</div>
</div>
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			</item>
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		<title>Obama e Mandela: un ideale passaggio di testimone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2013 04:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un filo diretto lega il primo presidente nero americano al primo presidente nero sudafricano che ora non c&#8217;è più. Barack Obama ha pronunciato, ieri, un discorso intenso e profondo, in occasione della cerimonia in&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un filo<br />
diretto lega il primo presidente nero americano al primo presidente<br />
nero  sudafricano che ora non c&#8217;è più. Barack Obama ha pronunciato,<br />
ieri, un discorso intenso e profondo, in occasione della cerimonia in<br />
ricordo di Mandela a Johannesburg, in cui si sono avvertite,<br />
chiaramente, la commozione e la gratitudine per quel piccolo grande<br />
uomo che ha cambiato la Storia, che ha lottato per l&#8217;uguaglianza, che<br />
ha difeso la democrazia: ideali che il Presidente degli Stati Uniti<br />
vuole continuare ad affermare con forza, portando avanti<br />
quell&#8217;operato così importante per il bene di tutti e che Mandela ha<br />
esercitato per tutta la sua esistenza.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Vogliamo<br />
riportare il discorso tenuto da Obama perchè la scelta delle sue<br />
parole &#8211; e gli esempi dei grandi leader che ha citato &#8211; siano un<br />
monito per il nostro agire e per la politica e affinchè rimanga un<br />
po&#8217; di Madiba in ognuno di noi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-weight: normal;">
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="more-9304"></a><strong>“Per<br />
Graça Machel e la famiglia Mandela, al Presidente Zuma e membri del<br />
governo, ai capi di Stato e di governo, passati e presenti, gli<br />
ospiti illustri – è un onore singolare di essere con voi oggi, per<br />
celebrare una vita diversa da qualsiasi altra…</strong></div>
<p>…Per<br />
il popolo del Sud Africa – persone di ogni razza e ceto sociale –<br />
il mondo vi ringrazia per la condivisione di Nelson Mandela con<br />
noi.La sua lotta è la vostra lotta.&nbsp;Il suo trionfo è stato il<br />
tuo trionfo.&nbsp;La vostra dignità e speranza trovarono espressione<br />
nella sua vita, e la vostra libertà, la vostra democrazia è la sua<br />
eredità amato.</p>
<p>E<br />
‘difficile per elogiare un uomo – per catturare in parole non<br />
solo i fatti e le date che fanno una vita, ma la verità essenziale<br />
di una persona – le loro gioie e dolori privati, ai momenti di<br />
quiete e qualità uniche che illuminano l’anima di qualcuno.</p>
<p>Quanto<br />
più difficile farlo per un gigante della storia, che si è<br />
trasferito una nazione verso la giustizia, e nel processo si<br />
trasferisce miliardi in tutto il mondo.</p>
<p>Nato<br />
durante la prima guerra mondiale, lontano dai corridoi del potere, un<br />
ragazzo cresciuto immobilizzare i bovini e istruito dagli anziani<br />
della sua tribù Thembu – Madiba sarebbe emerso come l’ultimo<br />
grande liberatore del 20 ° secolo.</p>
<p>Come<br />
Gandhi, che porterebbe un movimento di resistenza – un movimento<br />
che al suo inizio ha tenuto poche possibilità di successo.&nbsp;Come<br />
re, avrebbe dato potente voce alle rivendicazioni degli oppressi, e<br />
la necessità morale della giustizia razziale.</p>
<p>Avrebbe<br />
sopportare una reclusione brutale che ha avuto inizio al tempo di<br />
Kennedy e Krusciov, e ha raggiunto gli ultimi giorni della Guerra<br />
Fredda.&nbsp;Emergendo dal carcere, senza la forza delle armi,<br />
avrebbe – come Lincoln – tenere il suo paese insieme quando<br />
minacciava di rompersi.</p>
<p>Come<br />
padri fondatori dell’America, avrebbe eretto un ordinamento<br />
costituzionale di preservare la libertà per le generazioni future –<br />
un impegno per la democrazia e Stato di diritto ratificato non solo<br />
dalla sua elezione, ma dalla sua volontà di dimettersi dal potere.</p>
<p>Data<br />
la scansione della sua vita, e l’adorazione che egli giustamente<br />
guadagnato, si è tentati poi ricordare Nelson Mandela come icona,<br />
sorridente e sereno, distaccato dalle vicende cattivo gusto degli<br />
uomini inferiori.&nbsp;Ma Madiba si è fortemente resistito un<br />
ritratto tale senza vita.</p>
<p>Invece,<br />
ha insistito per aver condiviso con noi i suoi dubbi e le paure, i<br />
suoi errori di calcolo insieme con le sue vittorie.&nbsp;”Non sono<br />
un santo», disse, «a meno che non si pensa di un santo, come un<br />
peccatore che continua a provarci.”</p>
<p>E<br />
‘proprio perché poteva ammettere di imperfezione – perché<br />
poteva essere così pieno di buon umore, anche male, nonostante i<br />
pesanti fardelli che portava – che abbiamo amato così.&nbsp;Non<br />
era un busto di marmo, era un uomo di carne e sangue – un figlio e<br />
il marito, un padre e un amico.&nbsp;Ecco perché abbiamo imparato<br />
tanto da lui, è per questo che possiamo imparare da lui ancora.</p>
<p>Per<br />
niente ha conseguito era inevitabile.&nbsp;Nell’arco della sua<br />
vita, vediamo un uomo che ha guadagnato il suo posto nella storia<br />
attraverso la lotta e l’astuzia, la persistenza e la fede.&nbsp;Egli<br />
ci dice che cosa è possibile, non solo nelle pagine dei libri di<br />
storia polverosi, ma nelle nostre vite.</p>
<p>Mandela<br />
ci ha mostrato il potere di azione, di rischiare in nome dei nostri<br />
ideali.&nbsp;Forse Madiba era giusto che ha ereditato “, una<br />
ribellione orgoglioso, un senso ostinato di equità” da suo<br />
padre.&nbsp;Certamente ha condiviso con milioni di neri e colorati<br />
sudafricani la rabbia nato, “mille offese, mille umiliazioni, mille<br />
momenti non ricordati … il desiderio di combattere il sistema che<br />
imprigionava la mia gente.”</p>
<p>Ma<br />
come altri primi giganti della ANC – i Sisulus e Tambos – Madiba<br />
disciplinato la sua rabbia, e incanalata il suo desiderio di<br />
combattere in organizzazione e le piattaforme, e le strategie di<br />
azione, così gli uomini e le donne potrebbero stand-up per la loro<br />
dignità.</p>
<p>Inoltre,<br />
ha accettato le conseguenze delle sue azioni, sapendo che in piedi<br />
fino agli interessi potenti e ingiustizie ha un prezzo.&nbsp;”Ho<br />
combattuto contro la dominazione bianca e ho combattuto contro la<br />
dominazione nera”, ha detto al suo processo 1964.&nbsp;”Ho<br />
accarezzato l’ideale di una società democratica e libera in cui<br />
tutte le persone vivano insieme in armonia e con pari opportunità. E<br />
‘un ideale che spero di vivere e di raggiungere., Ma se necessario,<br />
è un ideale per che sono pronto a morire. “</p>
<p>Mandela<br />
ci ha insegnato il potere di azione, ma anche di idee, l’importanza<br />
della ragione e degli argomenti, la necessità di studiare non solo<br />
quelli siete d’accordo, ma chi non lo fai.&nbsp;Ha capito che le<br />
idee non possono essere contenute da muri della prigione, o estinte<br />
dal proiettile di un cecchino.&nbsp;Girò il suo processo in un atto<br />
d’accusa di apartheid a causa della sua eloquenza e passione, ma<br />
anche la sua formazione come un avvocato.</p>
<p>Ha<br />
usato decenni in carcere per affinare le sue argomentazioni, ma anche<br />
per diffondere la sua sete di conoscenza ad altri nel movimento.&nbsp;E<br />
ha imparato la lingua ei costumi del suo oppressore modo che un<br />
giorno avrebbe potuto meglio trasmettere a loro come loro libertà<br />
dipendeva la sua.</p>
<p>Mandela<br />
ha dimostrato che l’azione e le idee non bastano, non importa<br />
quanto a destra, devono essere cesellato in leggi e istituzioni.</p>
<p>Lui<br />
era pratico, testando le sue convinzioni contro la superficie dura<br />
della circostanza e della storia.&nbsp;Su principi fondamentali era<br />
inflessibile, ed è per questo poteva respingere le offerte di<br />
liberazione condizionale, ricordando il regime dell’apartheid che<br />
“i detenuti non possono stipulare contratti.”&nbsp;Ma, come ha<br />
dimostrato nei negoziati scrupoloso per trasferire il potere e<br />
redigere nuove leggi, non aveva paura di compromettere per il bene di<br />
un obiettivo più grande.</p>
<p>E<br />
perché non era solo un leader di un movimento, ma un politico abile,<br />
la Costituzione che è emerso era degno di questa democrazia<br />
multirazziale, fedele alla sua visione di leggi che proteggono<br />
minoranza nonché i diritti di maggioranza, e le preziose libertà di<br />
ogni Sud Africano.</p>
<p>Infine,<br />
Mandela capì i legami che legano lo spirito umano.&nbsp;C’è una<br />
parola in Sud Africa-Ubuntu – che descrive il suo dono più grande:<br />
il suo riconoscimento che siamo tutti legati insieme in modi che<br />
possono essere invisibili a occhio, che c’è una unità per<br />
l’umanità; che otteniamo noi stessi, condividendo con noi gli<br />
altri, e la cura per chi ci circonda.&nbsp;Noi possiamo mai sapere<br />
quanto di questo era innata in lui, o quanto di è stata sagomato e<br />
brunito in una cella di isolamento scuro.</p>
<p>Ma<br />
ricordiamo i gesti, grandi e piccoli – introduzione suoi carcerieri<br />
come ospiti d’onore al suo insediamento, tenendo il passo in<br />
uniforme Springbok, girando strazio della sua famiglia in una<br />
chiamata a lottare contro l’HIV / AIDS – che ha rivelato la<br />
profondità della sua empatia e comprensione .&nbsp;Egli non solo ha<br />
incarnato Ubuntu, ha insegnato milioni di scoprire che la verità<br />
dentro di sé.</p>
<p>Ci<br />
è voluto un uomo come Madiba per liberare non solo il prigioniero,<br />
ma il carceriere e, per dimostrare che è necessario fidarsi degli<br />
altri in modo che possano fidarsi di voi, per insegnare che la<br />
riconciliazione non è una questione di ignorare un passato crudele,<br />
ma un mezzo di confrontarsi con l’inclusione, generosità e<br />
verità.&nbsp;Ha cambiato le leggi, ma anche i cuori.</p>
<p>Per<br />
il popolo del Sud Africa, per chi ha ispirato in tutto il mondo –<br />
la scomparsa di Madiba è giustamente un momento di lutto, e un tempo<br />
per celebrare la sua vita eroica.&nbsp;Ma credo che dovrebbe anche<br />
indurre in ciascuno di noi un momento di auto-riflessione.&nbsp;Con<br />
onestà, a prescindere dalla nostra stazione o circostanza, dobbiamo<br />
chiederci: quanto bene ho applicato le sue lezioni nella mia vita?</p>
<p>E<br />
‘una domanda che mi pongo – come uomo e come presidente.&nbsp;Sappiamo<br />
che, come il Sud Africa, gli Stati Uniti ha dovuto superare secoli di<br />
sottomissione razziale.&nbsp;Come era vero qui, ha preso il<br />
sacrificio di innumerevoli persone – conosciuti e sconosciuti –<br />
di vedere l’alba di un nuovo giorno.&nbsp;Michelle e io siamo i<br />
beneficiari di quella lotta.</p>
<p>Ma<br />
in America e Sud Africa, e paesi in tutto il mondo, non possiamo<br />
permettere che il nostro progresso nuvola del fatto che il nostro<br />
lavoro non è finito.&nbsp;Le lotte che seguono la vittoria di<br />
uguaglianza formale e suffragio universale non possono essere come<br />
piene di dramma e chiarezza morale di quelli che è venuto prima, ma<br />
non sono meno importanti.</p>
<p>Per<br />
tutto il mondo di oggi, vediamo ancora i bambini che soffrono la fame<br />
e le malattie, le scuole degradate, e poche prospettive per il<br />
futuro.&nbsp;In tutto il mondo oggi, uomini e donne sono ancora in<br />
carcere per le loro convinzioni politiche, e sono tuttora<br />
perseguitati per quello che sembrano, o come adorano, o che amano.</p>
<div style="line-height: 0.5cm;">
Anche<br />
noi, dobbiamo agire a favore della giustizia.&nbsp;Anche noi,<br />
dobbiamo agire in nome della pace.&nbsp;Ci sono troppi di noi che<br />
felicemente abbracciare l’eredità di Madiba della riconciliazione<br />
razziale, ma con passione resistere anche modeste riforme che<br />
avrebbero sfidare la povertà cronica e crescente disuguaglianza.&nbsp;</div>
<p>Ci<br />
sono troppi leader che sostengono la solidarietà con la lotta di<br />
Madiba per la libertà, ma non tollerano il dissenso dal loro stesso<br />
popolo.&nbsp;E ci sono troppi di noi che stanno in disparte,<br />
confortevole compiacimento o cinismo quando le nostre voci devono<br />
essere ascoltate.</p>
<p>Le<br />
questioni che abbiamo di fronte oggi – come promuovere<br />
l’uguaglianza e la giustizia, per difendere la libertà ei diritti<br />
umani, per porre fine dei conflitti e settario la guerra – non<br />
hanno risposte facili.&nbsp;Ma non c’erano risposte facili di<br />
fronte a quel bambino in Qunu.&nbsp;Nelson Mandela ci ricorda che<br />
sembra sempre impossibile fino a quando si è fatto.&nbsp;Sud Africa<br />
ci mostra che è vero.</p>
<p>Sud<br />
Africa ci mostra che possiamo cambiare.&nbsp;Possiamo scegliere di<br />
vivere in un mondo non definito dalle nostre differenze, ma le nostre<br />
speranze comuni.Possiamo scegliere un mondo non definito da<br />
conflitti, ma per la pace e la giustizia e di opportunità.</p>
<p>Non<br />
riusciremo mai a vedere artisti del calibro di Nelson Mandela di<br />
nuovo.Ma lasciatemi dire ai giovani dell’Africa, e dei giovani di<br />
tutto il mondo – si può fare il lavoro della sua vita tua.</p>
<p>Più<br />
di trent’anni fa, quando era ancora studente, ho imparato di<br />
Mandela e le lotte in questa terra.&nbsp;Si agita qualcosa in me.&nbsp;E<br />
mi ha svegliato alle mie responsabilità – per gli altri, e per me<br />
– e mi mise in un viaggio improbabile che mi trovi qui oggi.&nbsp;E<br />
mentre io sarò sempre a corto di esempio di Madiba, fa venire voglia<br />
di essere migliore.</p>
<p>Egli<br />
parla di ciò che è meglio dentro di noi.&nbsp;Dopo questo grande<br />
liberatore si riposa, quando siamo tornati alle nostre città e<br />
villaggi, e ricongiunto nostra routine quotidiana, cerchiamo di<br />
ricerca, quindi per la sua forza – per la sua grandezza di spirito<br />
– da qualche parte dentro di noi.</p>
<p>E<br />
quando la notte fa buio, quando l’ingiustizia pesa sui nostri<br />
cuori, o dei nostri migliori progetti sembrano fuori dalla nostra<br />
portata – pensare di Madiba, e le parole che lo hanno portato<br />
conforto tra le quattro mura di una cella:</p>
<p>Non<br />
importa quanto sia stretta la porta,<br />quanto piena di castighi la<br />
vita,<br />io sono il padrone del mio destino:<br />io sono il capitano<br />
della mia anima.</p>
<p>Che<br />
una grande anima che era.&nbsp;Ci mancherà profondamente.&nbsp;Che<br />
Dio benedica il ricordo di Nelson Mandela.&nbsp;Dio benedica il<br />
popolo del Sud Africa.”</p>
<div style="font-weight: normal;">
</div>
</div>
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		<title>Anniversario di un discorso ancora attuale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Aug 2013 04:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[anniversario]]></category>
		<category><![CDATA[Barak Obama]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[discorso]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[martin Luther King]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“&#8230;I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin, but by the content of their&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-XJf6T6MQdyc/Uh7oBHSZmlI/AAAAAAAAAG4/dn6v6KZfsFc/s1600/ML+KING.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="106" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ML-KING.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“&#8230;I<br />
have a dream that my four little children will one day live in a<br />
nation where they will not be judged by the color of their skin, but<br />
by the content of their character&#8230;”</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quanto<br />
sono ancora attuali e importanti le parole del celebre discorso che<br />
Martin Luther King pronunciò esattamente cinqunat&#8217;anni fa, il 28 agosto<br />
1963. Parole importanti per il mondo e per un&#8217;Italia in cui si<br />
insultano ancora calciatori e ministri di colore.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
A<br />
Washington decine di migliaia di persone si sono riunite davanti al<br />
Lincoln Memorial per celebrare l&#8217;anniversario del pastore<br />
protestante: un discorso, una preghiera a favore dei diritti civili<br />
dei neri. Quel giorno del &#8217;63 radunò 250.000 persone: 50.000<br />
afroamericani e i “big six”, i sei rappresentanti delle più<br />
importanti organizzazioni internazionali che operavano per affermare<br />
i diritti civili. Quella fu denominata la “Marcia per il lavoro e<br />
la libertà”, una manifestazione pacifica, ma fondamentale con la<br />
quale furono avanzate richieste chiare, tra le quali: una precisa<br />
legislazione sui diritti civili; la fine della segregazione razziale,<br />
soprattutto nelle scuole; stipendi adeguati alle prestazioni di<br />
lavoro; e lo stop alla brutalità della polizia nei confronti degli<br />
attivisti<b>. </b>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ Senza<br />
la marcia del 1963 e senza coloro che vi hanno parteciapto non sarei<br />
il Ministro della Giustizia”, ha affermato Eric Holder il primo<br />
afroamericano diventato Ministro negli Stati Uniti, il quale ha<br />
aggiunto: “&#8230;la nostra attenzione ora si è ampliata. Include le<br />
donne, i latinos, gli asiatici americani, i gay e le elsbiche, le<br />
persone disabili e tutti coloro che nel Paese reclamano ancora<br />
uguaglianza. Ritengo che nel 21mo secolo vedremo un&#8217;America più<br />
perfetta e giusta”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ieri<br />
hanno preso parte alle celebrazioni anche il Presidente Obama e Jimmy<br />
Carter, ma noi vogliamo chiudere ricordando anche le parole<br />
pronunciate dal figlio maggiore di M.L. King, Martin Luther King III:<br />
“ Non è il momento delle commemorazioni nostalgiche. E non è il<br />
momento delle autocelebrazioni. Il lavoro non è finito. Il viaggio<br />
non è completato, possiamo e dobbiamo fare di più”.
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ml-king-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/08/ml-king-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Testo<br />
del discorso di Martin Luther King
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Sono felice di unirmi a voi in<br />
questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per<br />
la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande<br />
americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama<br />
sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un<br />
grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati<br />
bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba<br />
radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.</p>
<p>Ma cento anni dopo, il negro ancora<br />
non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo<br />
paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della<br />
discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola<br />
di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale;<br />
cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società<br />
americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.</p>
<p>Per questo siamo venuti qui, oggi,<br />
per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso<br />
siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando<br />
gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della<br />
Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un<br />
“pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede.<br />
Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri<br />
tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili<br />
della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.</p>
<p>E’ ovvio, oggi, che l’America è<br />
venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi<br />
cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo,<br />
l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che<br />
si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci<br />
rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi<br />
caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo<br />
venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a<br />
presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di<br />
giustizia.</p>
<p>Siamo anche venuti in questo<br />
santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata<br />
dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere<br />
che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del<br />
gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della<br />
democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata<br />
valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo<br />
è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili<br />
dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza;<br />
questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di<br />
Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno<br />
l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima<br />
impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato<br />
raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.</p>
<p>Il 1963 non è una fine, ma un<br />
inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare<br />
un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un<br />
rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente<br />
fosse successo.</p>
<p>Non ci sarà in America né riposo<br />
né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro<br />
diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a<br />
scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà<br />
sorto il giorno luminoso della giustizia.</p>
<p>Ma c’è qualcosa che debbo dire<br />
alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al<br />
palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta<br />
meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.</p>
<p>Cerchiamo di non soddisfare la<br />
nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del<br />
risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano<br />
alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la<br />
nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo<br />
continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza<br />
fisica con la forza dell’anima.</p>
<p>Questa meravigliosa nuova militanza<br />
che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una<br />
mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei<br />
nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono<br />
giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e<br />
sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata<br />
alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è<br />
fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà<br />
essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare<br />
da soli.</p>
<p>E mentre avanziamo, dovremo<br />
impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare<br />
indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti<br />
civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai<br />
soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a<br />
cui viene sottoposto dalla polizia.</p>
<p>Non potremo mai essere soddisfatti<br />
finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non<br />
potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi<br />
delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti<br />
sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un<br />
ghetto più grande.</p>
<p>Non potremo mai essere soddisfatti<br />
finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da<br />
cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai<br />
essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno<br />
votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui<br />
votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la<br />
giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume<br />
possente.</p>
<p>Non ha dimenticato che alcuni di<br />
voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi<br />
sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni<br />
di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha<br />
lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle<br />
raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della<br />
sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la<br />
sofferenza immeritata è redentrice.</p>
<p>Ritornate nel Mississippi;<br />
ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in<br />
Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai<br />
ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa<br />
situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare<br />
nella valle della disperazione.</p>
<p>E perciò, amici miei, vi dico che,<br />
anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani<strong>,<br />
</strong>io ho sempre davanti a<br />
me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno<br />
americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà<br />
fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia<br />
questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.</p>
<p><b>I</b>o<br />
ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della<br />
Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di<br />
coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al<br />
tavolo della fratellanza.</p>
<p>Io<br />
ho davanti a me un sogno,<br />
che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo<br />
dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza<br />
dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e<br />
giustizia.</p>
<p>Io<br />
ho davanti a me un sogno, che<br />
i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella<br />
quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le<br />
qualità del loro carattere. Ho<br />
davanti a me un sogno, oggi!</p>
<p>Io<br />
ho davanti a me un sogno, che<br />
un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna<br />
saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi<br />
tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli<br />
essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza.<br />
Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.</p>
<p>Con questa fede saremo in grado di<br />
strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza.<br />
Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie<br />
della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.</p>
<p>Con questa fede saremo in grado di<br />
lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare<br />
insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un<br />
giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di<br />
Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce<br />
terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri,<br />
terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la<br />
libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa<br />
questo accadere.</p>
<p>Risuoni quindi la libertà dalle<br />
poderose montagne dello stato di New York.</p>
<p>Risuoni la libertà negli alti<br />
Allegheny della Pennsylvania.</p>
<p>Risuoni la libertà dalle Montagne<br />
Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.</p>
<p>Risuoni la libertà dai dolci<br />
pendii della California.</p>
<p>Ma non soltanto.</p>
<p>Risuoni la libertà dalla Stone<br />
Mountain della Georgia.</p>
<p>Risuoni la libertà dalla Lookout<br />
Mountain del Tennessee.</p>
<p>Risuoni la libertà da ogni monte e<br />
monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.</p>
<p>E quando lasciamo risuonare la<br />
libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da<br />
ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel<br />
giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili,<br />
cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le<br />
parole del vecchio spiritual:“<i>Liberi<br />
finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi<br />
finalmente”.</i></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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