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	<title>discriminazioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>AMSI: su un totale di 47.600 medici stranieri, in Italia ci sono circa 24 mila medici specialisti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Aug 2025 08:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&#160;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="378" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-18141" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/08/medico-di-colore-e-misurazione-pressione-300x177.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p></p>



<p><strong>AMSI: SU UN TOTALE DI 47.600 MEDICI&nbsp;STRANIERI, IN ITALIA CI SONO CIRCA 24 MILA MEDICI SPECIALISTI (DI CUI 10 MILA CON SPECIALIZZAZIONE ITALIANA E 14 MILA SPECIALISTI GIA’ ALL&#8217;ESTERO). OLTRE IL 75% NON LAVORA NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>Aodi: “Italia della sanità in emergenza: da una parte l’irrisolta carenza di specialisti italiani (ecco i nostri dati aggiornati sulla carenza), dall’altra gli specialisti stranieri sono palesemente ostacolati nella loro carriera da numerose criticità. L’Europa ci supera in lungo e in largo come opportunità di carriera e retribuzioni. Servono riforme concrete”</strong></p>



<p>ROMA 6 AGO 2025 &#8211; L’Italia vive una doppia emergenza: da un lato la carenza di medici specialisti italiani, dall’altro la difficoltà di integrare appieno i medici specialisti di origine straniera già presenti e formati. Secondo le stime&nbsp;di AMSI,&nbsp;ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA, su circa&nbsp;47.600 medici stranieri in attività, circa&nbsp;24 mila&nbsp;sono specialisti di cui 10 mila specialisti in Italia e 14 mila specialisti già all&#8217;estero. Un numero di certo insufficiente a colmare il vuoto lasciato dai colleghi italiani, nonostante la loro professionalità e la loro presenza in reparti strategici. Perché sono così pochi? C’è una ragione di fondo? Partiamo dall’inizio.&nbsp;</p>



<p><strong>Specialisti italiani insufficienti, reparti sotto pressione</strong></p>



<p>Più del 50% dei medici italiani ha più di 55 anni, e molte specialità soffrono di un ricambio generazionale inadeguato. In discipline come&nbsp;medicina d’urgenza, anestesia, pediatria e radiologia, la carenza media supera il&nbsp;20-25% del fabbisogno reale. Nei pronto soccorso, in alcune regioni, la voragine di specialisti italiani arriva a sfiorare il&nbsp;40%, con turni spesso sostenuti da personale a contratto o in libera professione.</p>



<p><strong>Specialisti stranieri in Italia: pochi e ostacolati</strong></p>



<p>I medici specialisti stranieri operano soprattutto in reparti chiave:&nbsp;chirurgia generale, ortopedia, fisiatria, ginecologia ,medicina generale anestesia e rianimazione, radiologia, pediatria ed emergenza-urgenza. Le nazionalità più rappresentate sono da noi sono i paesi arabi africani, i paesi dell&#8217;est e del sud America e in particolare principalmente: palestinesi, giordani, libanesi, siriani, argentini, cubani, africani del Camerun e del Congo. Quelli specialisti in Italia invece provengono da Romania, Albania, Egitto, Tunisia, Moldavia e dal Sud America (quelli già specialisti nei loro paesi di origine).</p>



<p>Nonostante la loro competenza, oltre il&nbsp;75% dei medici specialisti stranieri lavora in libera professione, a causa di&nbsp;barriere burocratiche&nbsp;come l’obbligo di cittadinanza nei concorsi e procedure lente di riconoscimento dei titoli. Questo frena la loro piena integrazione nel sistema sanitario pubblico, privando ospedali e servizi territoriali di risorse preziose.</p>



<p><strong>Europa decisamente più avanti: integrazione rapida, meno burocrazia, stipendi che superano il doppio i nostri</strong></p>



<p>In Europa la situazione è diversa: la media di medici specialisti stranieri sul totale è superiore al&nbsp;15%, con picchi del 25-30% in&nbsp;Germania e Regno Unito. Qui i professionisti vengono inseriti più rapidamente grazie a procedure snelle e contratti stabili, colmando i vuoti in specialità carenti. La Francia, con circa il 12% di medici stranieri, utilizza questi professionisti soprattutto in aree rurali e reparti con alta domanda.</p>



<p><strong>Il caso Veneto e l’impegno della Regione per l’inserimento dei professionisti stranieri&nbsp;</strong></p>



<p>Il Veneto è la prima Regione italiana ad avvalersi della possibilità, prevista fino al 2027 dal decreto Cura Italia, di impiegare medici stranieri con specializzazione conseguita all’estero ma non ancora riconosciuta in Italia. La misura, motivata dall’emergenza di copertura dei turni nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza, ha suscitato forti critiche da parte di ordini professionali e sindacati, che la definiscono una soluzione “creativa” e priva di adeguate garanzie per law sicurezza dei pazienti.</p>



<p>In questo contesto, ecco l’intervento del&nbsp;<strong>Prof. Foad Aodi, presidente AMSI, presidente Umem (Unione Medica Euromediterranea), presidente Movimento Uniti per Unire, nonché medico, giornalista internazionale ed esperto in salute globale, Direttore dell’AISC, Agenzia Mondiale Britannica Informazione Senza Confini, membro del Registro Esperti FNOMCEO e 4 volte consigliere dell&#8217;OMCeO di Roma e docente dell’Università di Tor Vergata.).&nbsp;</strong></p>



<p>Aodi sottolinea la necessità di un approccio equilibrato: riconoscere il valore dei professionisti già presenti in Italia, ma al tempo stesso adottare procedure rigorose di verifica delle competenze e dei titoli, per trasformare un provvedimento emergenziale in una strategia strutturale di integrazione.</p>



<p><strong>Aodi: «Il Veneto apre una strada, ma servono garanzie e rispetto per chi è già in Italia»</strong></p>



<p>«Da un lato – afferma Foad Aodi, presidente di AMSI, l’Associazione dei medici di origine straniera in Italia – la decisione del Veneto apre per la prima volta un percorso di inserimento per professionisti stranieri già presenti sul territorio, anche senza riconoscimento formale dei titoli. Un segnale importante che, se gestito correttamente, può rappresentare una svolta. Ma attenzione: servono criteri rigorosi e rispetto per le competenze reali».</p>



<p>Aodi evidenzia che non tutti i percorsi di specializzazione esteri sono sovrapponibili a quelli italiani: «La pediatria in Ucraina dura due anni, la chirurgia plastica in Brasile tre. Le differenze nei percorsi formativi sono sostanziali e vanno verificate caso per caso. La legge è generale, ma ogni singola storia professionale merita un’analisi approfondita».</p>



<p>In Italia sono già presenti migliaia di medici stranieri specializzati all’estero ma non ancora riconosciuti: «Si tratta di professionisti formati nella seconda, terza e quarta fase migratoria – prosegue Aodi – Paesi dell’Est, Nord Africa, Medio Oriente. Molti di loro lavorano da anni nei reparti più critici, ma sono fermi a causa della burocrazia».</p>



<p><strong>La proposta: valorizzare chi ha esperienza concreta</strong></p>



<p>Aodi rilancia una proposta concreta: «Tra i nostri iscritti ci sono centinaia di medici italiani e di origine straniera che hanno maturato&nbsp;oltre cinque anni di esperienza nella stessa branca specialistica, pur senza una specializzazione universitaria. È una risorsa che può essere valorizzata se documentata e verificata dai direttori sanitari e generali delle strutture dove hanno lavorato. In molti paesi – dall’America Latina all’Asia – l’esperienza clinica vale quanto un titolo».</p>



<p>Secondo Aodi, per affrontare la grave carenza di specialisti, soprattutto nei pronto soccorso e nei reparti ad alta intensità, occorre guardare alle competenze realmente acquisite: «L’esperienza conta, e va affiancata a percorsi seri di verifica dei titoli e della lingua. Bisogna distinguere tra improvvisazione e reale integrazione professionale. La cura del paziente deve restare al centro».</p>



<p><strong>I rapporti con gli ordini: «Servono dialogo e coraggio»</strong></p>



<p>Aodi critica la reazione negativa di sindacati e ordini: «Ogni volta che si propone un’apertura ai medici stranieri, si alzano barricate. Invece non abbiamo mai sentito una proposta costruttiva. Solo la Federazione nazionale degli infermieri e quella dei podologi hanno avviato un dialogo aperto con noi per valorizzare le competenze e affrontare insieme le criticità: lingua, iscrizione, formazione continua».&nbsp;</p>



<p>Infine, un richiamo al passato: «Fino a pochi anni fa – ricorda Aodi – AMSI dialogava direttamente con gli ordini professionali, con un clima di apertura e rispetto. Oggi sembra che ogni proposta venga respinta in blocco. Ma&nbsp;il problema non è solo la scarsità di specialisti: è la mancanza di volontà politica di risolverlo in modo strutturale.Non si tratta di scegliere tra italiani e stranieri, ma di costruire una sanità che integri chi è già qui, con competenza e trasparenza».&nbsp;</p>



<p><strong>Regioni con maggiore carenza di specialisti</strong></p>



<p>Al sud e in molte regioni del Centro‑Nord il sistema sanitario è sull’orlo del collasso per la mancanza di medici specialisti. In Calabria circa il&nbsp;28% dei medici attivi raggiungerà l’età pensionabile nei prossimi anni, senza ricambio adeguato. La Liguria è tra le regioni più vulnerabili, con una delle percentuali più alte di medici over 55 e una formazione specialistica che non riesce a compensare l’esodo generazionale. Anche il Veneto e la Lombardia vedono vuoti rilevanti: fino al&nbsp;25–30% dei posti vacanti&nbsp;in discipline come emergenza-urgenza e anestesia. In diverse regioni del Sud (escluse solo Puglia e Sicilia) le falle arrivano a superare la media nazionale, rendendo urgente una programmazione mirata.</p>



<p><strong>Regioni con maggiore presenza di specialisti stranieri</strong></p>



<p>Le regioni con la maggiore presenza di specialisti stranieri coincidono in gran parte con quelle a più alta concentrazione di popolazione straniera residente. La Lombardia si distingue nettamente, ospitando la quota più elevata del totale nazionale:&nbsp;oltre il 12% degli specialisti&nbsp;stranieri in Italia lavora nelle strutture lombarde. Seguono Emilia‑Romagna, Veneto e Lazio, dove la presenza straniera è superiore al&nbsp;10‑13%&nbsp;e diventa cruciale nei reparti più colpiti dalla carenza italiana. In particolare, nelle grandi città come Milano e Roma gli specialisti stranieri rappresentano una componente essenziale nella copertura delle branche critiche.</p>



<p><strong>Aodi: “Semplificare, aprire i concorsi e trattenere chi già lavora qui e facilitare ingresso di nuove leve. No a discriminazioni e pregiudizi”</strong></p>



<p>«Non possiamo più permetterci un sistema che da un lato soffre la carenza di specialisti italiani e dall’altro tiene in panchina quelli stranieri che già lavorano nei nostri ospedali – dichiara il presidente AMSI – che potrebbero rappresentare, con le loro competenze, una soluzione importare per i nostri deficit. Serve&nbsp;eliminare l’obbligo di cittadinanza nei concorsi, velocizzare il&nbsp;riconoscimento dei titoli, e dare&nbsp;accesso prioritario ai concorsi a chi opera in Italia da almeno 5 anni. Così potremo trattenere chi già lavora con noi e attrarre nuove competenze. Altrimenti, con le offerte che arrivano da Germania, Regno Unito, Belgio, Olanda e Paesi del Golfo, rischiamo di perdere anche chi è già qui».</p>



<p><strong>Proposte AMSI</strong></p>



<p><strong>• Abolire l’obbligo di cittadinanza nei concorsi pubblici</strong></p>



<p><strong>• Riconoscimento rapido dei titoli esteri</strong></p>



<p><strong>• Accesso prioritario ai concorsi per chi lavora in Italia da almeno 5 anni</strong></p>



<p><strong>• Contratti pubblici stabili e incentivi economici per trattenere i professionisti stranieri</strong></p>



<p><strong>• Coordinamento nazionale per un censimento dei fabbisogno dei specialisti e professionisti della sanità in Italia e quali specialisti e sanitari in particolare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Per completare le informazioni, abbiamo indicato il numero degli specialisti con titolo conseguito in Italia e quello con titolo ottenuto all’estero: rispettivamente 10 mila e 14 mila professionisti.</strong></p>



<p><strong>Per quanto riguarda le fasi migratorie, la maggioranza degli specialisti in Italia proviene dalla prima fase, caratterizzata dall’arrivo di studenti stranieri. Le altre quote si distribuiscono tra:</strong></p>



<p><strong>• la seconda fase, dopo la caduta del Muro di Berlino, con l’arrivo di professionisti dai Paesi dell’Est;</strong></p>



<p><strong>• la terza fase, legata alla Primavera Araba;</strong></p>



<p><strong>• la quarta fase, avviata durante la pandemia.</strong></p>



<p>In merito alla collaborazione istituzionale, ricordiamo il periodo delle presidenze Melidandri e Del Barone all’interno della FNOMCeO e ordini dei medici, con cui, per la prima volta in Italia, abbiamo avviato un dialogo strutturato per i medici e i professionisti della sanità di origine straniera. In quell’occasione è stata istituita una collaborazione proficua, che auspichiamo possa essere ripresa anche dagli attuali esponenti, anziché chiudere la porta all’AMSI e al suo consiglio direttivo. Non siamo solo numeri o usa e getta.&nbsp;</p>



<p><strong>Riepilogo dei dati (AMSI 31 LUGLIO 2025)</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI STRANIERI IN ITALIA: 24MILA SU UN TOTALE DI 47.600</strong></p>



<p><strong>MEDICI SPECIALISTI IN EUROPA: SUPERA IN MEDIA DEL 15% I NUMERI ITALIANI CON PICCHI DEL 25-30%</strong></p>



<p><strong>RETRIBUZIONI: IN GERMANIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PER I MEDICI SPECIALISTI STRANIERI SUPERANO DEL DOPPIO I NOSTRI. IN SVIZZERA, NORD EUROPA, PAESI DEL GOLFO ANCHE IL TRIPLO E IL QUADRUPLO.</strong></p>



<p><strong>FUGHE: ENTRO IL 2027 RISCHIAMO DI PERDERE IL 30% DI QUESTI PROFESSIONISTI STRANIERI ATTRATTI DALL’ESTERO E DA NOI INSERITI SOLO AL 25% NEL PUBBLICO.</strong></p>



<p><strong>In Italia i medici totali sono circa 250.000. I medici stranieri sono 47.600, di cui circa 24 mila specialisti. Operano soprattutto in anestesia, radiologia, pediatria, ginecologia, chirurgia generale, fisiatria, ortopedia, medicina generale ed emergenza-urgenza. Più del 75% lavora in libera professione per ostacoli burocratici e limitazioni nei concorsi. In Europa la quota di specialisti stranieri è oltre il 15%, con Paesi come Germania e Regno Unito che superano il 25-30%. L’Italia rischia di rimanere indietro se non rimuove le barriere che oggi impediscono di valorizzare e trattenere queste competenze.</strong></p>
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		<title>&#8220;Bagliori di speranza: la condizione delle comunità rom e sinte in Italia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 07:49:23 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17970" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><img width="200" src="https://ci3.googleusercontent.com/meips/ADKq_Naqs-1GBpxwW64xReBrH8ya3zKHhaq6tyUi6tKKjJhvjECplkIOzcPlHZG6MgPry0NHdChix5K5n0Q3oCb8PnvYZTMOaYgnLNQdDbnckumFYX2y1tTQoXn5NtZWRrmwJCP0842v3yQGYmgR9Fb8JadC7w=s0-d-e1-ft#https://8cr8p.img.ag.d.sendibm3.com/im/sh/KFP1LvSdcy7j.png?u=7xwQLFBtniwQn1M9AtA9RW3YFbAo2nU&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>ROM, ASSOCIAZIONE 21 LUGLIO:PRESENTATO OGGI A ROMA IL RAPPORTO ANNUALE “BAGLIORI DI SPERANZA. LA CONDIZIONE DELLE COMUNITA’ ROM E SINTE IN ITALIA”</strong> <br><br><strong>L’Italia è ancora il “Paese dei campi” per le persone di origine rom</strong>. Dall’attività di monitoraggio e raccolta dati condotta nel 2024 da Associazione 21 luglio, emerge “l’infelice <strong>primato di nazione europea che dedica maggiori risorse, sia umane che economiche, alla gestione di strutture abitative con un chiaro profilo discriminatorio</strong>”. È questo uno degli elementi al centro del Rapporto annuale dell’Associazione 21 luglio, giunto alla sua nona edizione, dal titolo &#8220;<a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeFuBmnf4oGF17tKxNEkW/zqQOcG-xbUA9?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bagliori di speranza. La condizione delle comunità rom e sinte in Italia</a>&#8220;, presentato oggi, mercoledì 9 aprile, al Senato, su iniziativa della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, in occasione della Settimana per la promozione della cultura romanì e per il contrasto all&#8217;antiziganismo 2025 e all’indomani della Giornata internazionale dei rom, sinti e camminanti, che si celebra l’8 aprile. Alla conferenza odierna hanno partecipato <strong>Stefania Pucciarelli</strong>, Presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti Umani del Senato, <strong>Mattia Peradotto</strong>, Presidente Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali, <strong>Mauro Palma</strong>, Presidente del Centro di ricerca European Penological Center dell&#8217;Università Roma Tre, <strong>Carlo Stasolla e Veronica Alfonsi</strong>, Associazione 21 luglio, <strong>Tommaso Vitale</strong>, professore di sociologia, Dean della Urban School di Sciences Po, CEE, <strong>Benoni Ambarus</strong>, Vescovo ausiliario della Diocesi di Roma, <strong>Roberta Gaeta</strong>, Consigliera della Regione Campania, con alcune testimonianze di persone abitanti nei campi rom. “Nonostante gli sviluppi degli ultimi anni – si legge nel rapporto &#8211; sia dal punto di vista politico che di autonoma spinta alla fuoriuscita degli stessi abitanti, e tendano verso il tramonto della stagione degli insediamenti monoetnici, l&#8217;Italia stenta a distaccarsi in modo unanime e deciso dalle politiche abitative segregative che hanno caratterizzato gli ultimi quarant’anni”.Attraverso il portale <strong><a href="http://www.ilpaesedeicampi.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.ilpaesedeicampi.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></strong> è possibile acquisire in tempo reale dati quantitativi aggiornati sui <strong>106 insediamenti monoetnici formali abitati da persone rom e sinte in Italia</strong>.  <strong>I numeri contano</strong> La questione di quanti siano i rom, dei reali numeri che possano descrivere queste comunità, è cruciale. Soprattutto perché i numeri, quando sovrastimati, creano allarmi e pregiudizi.La Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030 “ha rilevato la presenza di 516 insediamenti sparsi sul territorio italiano. [&#8230;] In totale le persone stimate sono state circa 30.000”. Si registrerebbe dunque un calo significativo di circa 10.000 unità nell’arco di un decennio. Questi dati, tuttavia, secondo il monitoraggio condotto negli anni da Associazione 21 luglio, al fine di raccogliere dati aggregati sulle persone residenti negli insediamenti monoetnici delle regioni italiane, non sarebbero esatti. Secondo il rapporto annuale, “Il numero delle persone presenti all’interno degli insediamenti sarebbe inferiore. Sovrastimare i numeri, in maniera più o meno consapevole, potrebbe portare sicuramente a evidenziare il problema, a stimolare l&#8217;attenzione delle istituzioni governative, a garantire finanziamenti per progetti nel settore sociale, soprattutto nel breve termine”. Ma “questa pratica porta un danno nel lungo periodo per coloro che vivono direttamente il problema”, perché “rafforza lo <strong>stigma sociale</strong>, alimenta paure collettive, fornisce legittimità a dichiarazioni di &#8220;stato di emergenza&#8221; e politiche speciali oltre a favorire comportamenti discriminatori”, si legge ancora nel rapporto presentato oggi al Senato. In realtà, <strong>sono </strong>dunque<strong> 11.100 circa i rom e sinti stimati che vivono in insediamenti monoetnici, pari allo 0,02% della popolazione italiana. </strong>Ad oggi sono 21 le comunità rappresentate in Italia. Attualmente, si registra una diminuzione complessiva del 53% delle persone di etnia rom presenti in Italia, corrispondente a una riduzione di circa 14.900 presenze rispetto al 2016.Qualora fosse comunque ritenuta valida la stima al rialzo del Consiglio d’Europa sul numero complessivo dei rom e sinti in Italia (180.000 unità), è possibile sostenere che di essi solo il 6% viva in emergenza abitativa.10.580 circa sarebbero infatti i rom e sinti presenti negli insediamenti formali (baraccopoli e macroaree). Nelle 64 macroaree vivono 4.931 sinti; nelle 38 baraccopoli vivono 5.649 rom.102 sono gli insediamenti formali all’aperto (baraccopoli e macroaree) in Italia, presenti in 75 comuni e in 13 regioni. 2.000 circa sono i rom stimati presenti nelle baraccopoli informali.Le più grandi baraccopoli formali sono concentrate nella Città Metropolitana di Napoli e a Roma. Napoli è la città nella quale è presente la più alta concentrazione di rom in emergenza abitativa. In Italia esistono poi 2 centri di accoglienza riservati esclusivamente a persone rom nei Comuni di Latina e Napoli dove si accolgono in totale 150 persone rom.La più grande area di edilizia residenziale pubblica monoetnica si trova in Calabria, nel Comune di Gioia Tauro.<br><br><br><br><br><strong>L’aspettativa di vita di quanti presenti in baraccopoli è di almeno dieci anni inferiore a quella della popolazione italiana. Il 55% dei residenti ha meno di 18 anni.</strong> Dei rom e sinti presenti negli insediamenti istituzionali si stima che <strong>circa il 65% abbia la cittadinanza italiana. </strong>Sono meno di 1.000 i cittadini rom in emergenza abitativa a forte rischio apolidia in Italia. I dati evidenziano inoltre come il superamento del “sistema campi” sia ormai un processo irreversibile. Da un lato, “si assiste a un crescente desiderio delle nuove generazioni di intraprendere percorsi di uscita autonoma, accompagnato dall&#8217;abbandono e dal degrado dei principali mega insediamenti, che spinge le famiglie a cercare soluzioni abitative alternative. Dall’altro sempre più amministrazioni comunali e regionali, riconoscendo il fallimento del “sistema campi” – un residuo cieco di un modello di “accoglienza” che, con costi economici e sociali rilevanti, non accoglie né integra, ma segrega – stanno investendo risorse e attuando politiche orientate al superamento del sistema e all’inclusione”.Ampio spazio del report è dedicato ai singoli casi e città, da Nord a Sud, e si conferma, come detto, la “grave condizione di precarietà estrema che interessa le comunità rom presenti all’interno della Città Metropolitana di Napoli”.Gli ultimi due capitoli del testo sono dedicati in modo specifico allo stato dell’arte rispetto al superamento dei campi, con un’analisi di ogni territorio in cui si sta affermando questa realtà, e ai discorsi d’odio e agli episodi di discriminazione contro le persone di etnia rom, con una panoramica dei processi in corso. &#8220;Come quasi mezzo secolo fa, con la Legge Basaglia, si iniziava il processo di superamento della realtà manicomiale, così oggi è in atto in Italia il processo di superamento di un&#8217;altra istituzione totale, quella dei campi rom – ha dichiarato <strong>Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 Luglio</strong> -. Nel 2010 erano 40.000 le persone concentrate al loro interno: oggi ne restano poco più di 10.000. Questo dato, mostra che, anche grazie all&#8217;instancabile lavoro di Associazione 21 luglio, è possibile ipotizzare che nei prossimi anni la triste stagione del sistema campi volga al tramonto. Su questo siamo e resteremo in prima fila perché sicuramente un Paese senza ghetti etnici sarà un Paese migliore”.<br><br><a href="https://8cr8p.r.ag.d.sendibm3.com/mk/cl/f/sh/SMK1E8tHeG13EwU1zQOVDidhLXKm/lvACFS2qzvZO?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Il report integrale è disponibile a questo link.</strong></a><br> <br></td></tr></tbody></table></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1024x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17971" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1024x768.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-300x225.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-768x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2-1536x1152.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/r2.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>&#8220;Libri liberi&#8221;. Razzi umani: un libro che fa bene</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 08:39:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Razzi umani è il titolo del primo romanzo di Vitto Pascale. Chi è Vitto Pascale?  Unapersona che si identifica come no binary e che crea contenuti su Instagram.Coglie immediatamente la mia&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Razzi umani è il titolo del primo romanzo di Vitto Pascale. </p>



<p>Chi è Vitto Pascale?  Una<br>persona che si identifica come no binary e che crea contenuti su Instagram.<br>Coglie immediatamente la mia attenzione per il look curatissimo; in quasi in tutti i video si presenta con la matita sugli occhi e orecchini sempre diversi.<br>Il suo eloquio è molto sciolto e chiaro, Vitto racconta la comunità di cui fa parte sia attraverso temi importanti che commentando le notizie d&#8217;attualità.<br>Il libro, coerentemente all&#8217;attività sui social, affronta alcuni delle principali questioni del mondo lgbtqia+.<br>La forma di romanzo gli permette di raccontarsi a cuore aperto, ma con ironia.<br>L&#8217;ironia si ritrova anche nell&#8217;espediente scelto per questa specie di seduta psicoanalitica. I protagonisti della storia sono, infatti, solo due.<br>Confesso che mi sono identificato quasi subito in Vitto, probabilmente anche perché siamo coetanei.<br>Un vero e proprio balsamo per coloro che sono cresciuti in un paesino italiano, dove c&#8217;è l&#8217;oratorio e poco altro.<br>Oggi si parla molto di persone non binarie, gender fluid, ma fino a circa vent&#8217;anni fa già riuscire dichiarsi gay era una gran conquista.<br>Realtà e consapevolezze che vengono scoperte a poco poco grazie alla grande famiglia lgbtqia+ e alle esperienze di vita.<br>Una lettura molto agevole anche per chi vuole capirne di più proprio su cosa significa coming out, pregiudizio, omotransfobia, identità di genere, orientamento sessuale e sentimentale.<br>In questa intervista ci racconta qualcosa di sul libro e su di sé.</p>



<p>Quando hai deciso di diventare content creator?</p>



<p><br>Quando ho capito che lamentarmi al bar non raggiungeva abbastanza persone. Scherzi a parte, è stato un processo naturale. La voglia di condividere pensieri e provocazioni è nata nel momento in cui ho capito che potevo trasformare la mia ironia in un ponte per<br>connettermi alle persone. E, diciamolo, il pubblico del web è un po’ come una platea di cabaret: o ti ama o ti fischia via. Entrambe le cose mi intrigano.</p>



<p><br>Come nasce l’idea del libro?</p>



<p><br>Da una riflessione su cosa significhi essere “fuori posto” in un mondo che cerca sempre di infilarti in una scatola con un’etichetta. Ho pensato: “E se ci fosse una guida che ti accompagna nell’accettare di essere un bellissimo casino…ex inclusi?” Voilà, è nato Razzi<br>Umani! Inoltre, il dialogo con Levansi mi permetteva di esplorare temi complessi senza prendermi troppo sul serio.</p>



<p><br>Ho apprezzato il contesto un po’ macabro da amante della dark comedy. Vuoi dirci di più?</p>



<p>Grazie! Credo che il macabro, se ben dosato, ci aiuti a mettere in prospettiva le cose. La morte, che nel libro è una presenza costante, non è altro che il pretesto per riflettere sulla vita. Nonché parte della nostra vita.<br>È un po’ come ridere al funerale di battute inappropriate: non nega il dolore, ma lo rende sopportabile. Razzi Umani è così, una risata un po’ amara che ti lascia qualcosa su cui pensare.</p>



<p><br>A chi consiglieresti questo romanzo?</p>



<p><br>A chi si sente fuori dagli schemi, ma anche a chi quegli schemi li ha costruiti e non li mette mai in discussione. È un libro per chi ha voglia di riflettere, ridere e, perché no, anche arrabbiarsi un po’. Se non ti piace l’ironia, forse meglio passare al prossimo scaffale.</p>



<p><br>Stai già pensando a un nuovo libro?</p>



<p><br>Ovviamente! Scrivere è un po’ come andare in palestra per l’anima: dopo i dolori del primo allenamento, ci prendi gusto. Non posso ancora spoilerare troppo, ma diciamo che sarà un viaggio altrettanto fuori dagli schemi. Con meno marciapiedi e più… non lo so, magari una corsia del TSO!</p>



<p><br>Da attivista, come vedi la comunità LGBTQIA+ tra 10 anni?</p>



<p><br>Spero in un mondo dove non servano più etichette o “spiegazioni” per esistere. Ma, per essere realistici, vedo la comunità sempre più unita e diversificata, pronta a combattere per i diritti che ci spettano. In 10 anni, mi piace immaginare una generazione che cresce senza dover fare coming out perché, finalmente, essere chi siamo sarà la normalità e non l&#8217;eccezione.</p>



<p>Ringrazio Vitto per la disponibilità e alla prossima intervista!</p>
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		<title>Al di là di quella porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 09:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17777" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Osservare un Centro di Permanenza per il Rimpatrio equivale a guardare un oggetto&nbsp;<strong>oscuro</strong>&nbsp;e allo stesso tempo&nbsp;<strong>invisibile</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>nascosto</strong>&nbsp;da alte mura impenetrabili. Più che un luogo il CPR è un&nbsp;<strong>non-luogo</strong>, progettato per essere nascosto e nascondere gli&nbsp;<strong>orrori</strong>&nbsp;che contiene. L’osservazione del CPR, complicata da&nbsp;<strong>opacità</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>ostracismo</strong>, ha imposto l’utilizzo di un&nbsp;<strong>metodo flessibile</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>fonti e interventi diversissimi</strong>. La classica raccolta dati da analizzare si è rivelata impossibile a fronte della sostanziale inesistenza di dati ufficiali disponibili, e del rifiuto delle autorità a fornire quanto richiesto. Analizzare un CPR significa quindi&nbsp;<strong>aggirare ostacoli, ipotizzare, strappare prove&nbsp;</strong>lottando in tribunale e&nbsp;<strong>raccogliendo informazioni&nbsp;</strong>da trattenuti, parenti e loro legali,&nbsp;<strong>diversificare le fonti e metterle a confronto</strong>. È così che abbiamo proceduto.</p>



<p>“<strong>Dati, testimonianze, ricerche, cartelle&nbsp;</strong><strong>cliniche, accessi agli atti, accessi civici generalizzati, sopralluoghi, verifiche&nbsp;</strong>ci hanno permesso di intravedere ciò che avviene in un CPR e che rendiamo oggi pubblico. Abbiamo rilevato&nbsp;<strong>abusi, violenze e discriminazioni&nbsp;</strong>in tutti gli ambiti che abbiamo investigato” affermano le attiviste e gli attivisti del Naga e della Rete Mai più Lager – No ai CPR. “<strong>Le persone che vengono portate in un CPR non hanno commesso reati</strong>, ma solo un&nbsp;<strong>illecito amministrativo</strong>, ovvero essere irregolari sul territorio. Già di per sé il trattenimento,&nbsp;<strong>la limitazione della libertà personale, risulta essere una misura sproporzionata</strong>, ma tutto ciò che ne consegue rende questa misura&nbsp;<strong>intollerabile, inaccettabile e disumana</strong>”.</p>



<p>“Abbiamo raccolto testimonianze che attestano una sistematica&nbsp;<strong>violaz</strong><strong>ione del diritto alle cure</strong>; la visita di idoneità al trattenimento o non è svolta o è svolta senza strumenti diagnostici adeguati; la ‘visita medica’ di formale presa in carico da parte dell’Ente Gestore comprende&nbsp;<strong>umiliazioni e abusi</strong>&nbsp;quali, per esempio, la denudazione delle persone appena arrivate alla presenza del personale medico e di agenti di polizia e l’obbligo di fare flessioni per espellere eventuali oggetti nascosti nell’ano; abbiamo verificato il&nbsp;<strong>trattenimento di persone con malattie gravi e croniche</strong>, come un tumore cerebrale e gravi problemi di salute mentale; frequente è la&nbsp;<strong>mancanza di&nbsp;</strong><strong>personale medico&nbsp;</strong>e la&nbsp;<strong>sommarietà della gestione delle cartelle cliniche</strong>&nbsp;costituisce la regola, come pure costante è una&nbsp;<strong>sovrabbondante elargizione di psicofarmaci senza alcuna prescrizione specialistica</strong>” proseguono dal Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p>“Abbiamo ricevuto video che attestano la presenza di<strong>&nbsp;vermi nel cibo</strong>. Inoltre, evanescenti sono le figure<strong>&nbsp;che si occupano di mediazione linguistica, interpretariato e assistenza psicologica,</strong>&nbsp;che pure dovrebbero essere presentie, per contro, è&nbsp;<strong>debordante la presenza di agenti</strong>&nbsp;delle forze dell’ordine. Numerosissime sono le testimonianze di diffusi<strong>&nbsp;episodi di autolesionismo</strong>, labbra cucite, lamette ingoiate, tentativi di suicidio – soprattutto per impiccagione – &nbsp;e di percosse.&nbsp;<strong>14 sono i morti, dal 2018 al 2022,</strong>&nbsp;<strong>nei CPR d’Italia, con un</strong><strong>’età media di 33 anni</strong>. Persone nelle mani dello Stato che sono state dichiarate in condizioni di salute compatibili con il trattenimento.&nbsp;<strong>A queste morti abbiamo provato a dare un</strong><strong>’identità, ma 5 deceduti su 14, sono morti senza nome.</strong>&nbsp;Per 4 di loro non si sa nulla, né della loro identità né delle cause e circostanze del decesso.<strong>&nbsp;Inoltre i rimpatri vengono spesso effettuati con modalità violente</strong>&nbsp;(ammanettamento, persone legate alle sedie e spesso stordite dai farmaci) e avvengono anche verso Paesi dove il rimpatriato, nato e sempre vissuto in Italia, non aveva mai messo piede prima” affermano le attiviste e gli attivisti.</p>



<p>“Il tutto accade in un contesto di sostanziale&nbsp;<strong>impraticabilità di una tutela legale effettiva.</strong>&nbsp;Infine, anche all’uscita dal CPR, che si venga rimpatriati o rilasciati sul territorio, continuano gli abusi, considerata la frequentissima<strong>&nbsp;mancata riconsegna, alla fine del trattenimento, di soldi&nbsp;</strong>mandati dai familiari ai trattenuti. Siamo drammaticamente consapevoli che&nbsp;<strong>tutto ciò è solo la punta dell’iceberg</strong>. Sotto si nasconde molto di più. Quello che succede nei CPR non è frutto di una&nbsp;<em>malagestione</em>&nbsp;dei Centri, ma di&nbsp;<strong>chiare scelte politiche</strong>&nbsp;che si traducono in&nbsp;<strong>prassi e pratiche amministrative e di gestione illecite</strong><strong>&nbsp;e disumane, finanziate dai soldi pubblici</strong>. Con questo report abbiamo fatto la nostra parte, abbiamo cercato di far luce su ciò che si vuole nascondere. Facciamo ora appello a tutte e tutti&nbsp;<strong>per un’attivazione volta a reclamare l’abolizione dei CPR e contemporaneamente chiediamo al Governo, al Ministero dell’Interno, alla Prefettura e all’Amministrazione Comunale di contribuire, ciascuno per quanto di competenza, ad attuare l’unica soluzione possibile, realistica e necessaria: chiudere tutti i CPR d’Italia</strong>” concludono le attiviste e gli attivisti del Naga e dalla Rete Mai più Lager – No ai CPR.</p>



<p><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/10/AL-DI-LA-DI-QUELLA-PORTA_Digitale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA IL REPORT COMPLETO</a> – <a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/10/SINTESI_AL-DI-LA-DI-QUELLA-PORTA_DEF.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA LA SINTESI</a> – <a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2023/11/BEYOND-THAT-DOOR-summary-EN.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SCARICA LA SINTESI IN INGLESE</a></strong></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17776" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-1024x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/11/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>Festival delle abilità: vi aspettiamo!</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Aug 2024 13:49:59 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p><br>Uno degli appuntamenti fissi di settembre è il Festival delle Abilità. L&#8217;evento nasce nel 2019 come rassegna culturale di arti performative e ha come obiettivo quello di promuovere l&#8217;arte accessibile sia per gli artisti che per gli spettatori.<br>Spettacoli, mostre, performance e dibattiti, infatti sono tradotti in Lingua dei Segni Italiana (Lis), trasmessi in diretta streaming con servizio di trascrizione e, in parte, di audiodescrizione.<br>Il Festival si svolgerà dal 14 al 22 settembre negli spazi della Biblioteca Chiesa Rossa di Milano. Gli spazi sono gli stessi del nostro Diversinsieme! Nove giorni di inziative a tema disabilità, non ci sono scuse per non partecipare!<br>Una delle novità di quest&#8217;edizione saranno le incurisioni artistiche accessibili in varie parti della città, possibili grazie a Run for Inclusion e Nessuno è Escluso.<br>Ecco un piccolo assaggio di ciò che sarà.<br>Giovedì 19 settembre, Gianfranco Falcone, in veste di fotografo, presenterà il suo progetto “Disability Glam”. Ho partecipato anch&#8217;io al progetto di Gianfranco che ha immortalato e dato voce, attraverso la sua penna, ai nostri corpi disabili. Falcone non è solo fotografo amatoriale, ma anche psicologo, giornalista e scrittore. Presto vi racconterò qualcosa in più di questo fotografo d&#8217;eccezione e del “Disability Glam”.<br>Il giorno successivo tornano in Chiesa Rossa, Giorgia Meneghesso e Silvia Lisena. Meneghesso con il suo spettacolo “Born this Way” ci racconta, attraverso musica e parole, il suo percorso e la sua lotta contro l&#8217;abilismo. Abbiamo pubblicato l&#8217;intervista a Giorgia proprio recentemente.<br>“Per i diritti umani” ha intevistato anche Silvia Lisena che presenterà il suo “Il circo delle meraviglie”, romanzo sulla depressione, raccontata con leggerezza, ma anche grande sensibilità.<br>Ultimo, ma solo cronologicamente, il talk di Domenica 22 del mio amico Andrey Chaykin e di “Abbatti le barriere”. Il lavoro di sensibilizzazione sulle barriere architettoniche svolto da Andrey e dai suoi “disabili pirata” va avanti ormai da diversi anni e ha portato, recentemente, alla presenza del Disability Pride anche nella città meneghina.<br>Il Festival delle Abilità è un&#8217;importante occasione per fare rete, conoscerci e far conoscere; voglio approfittare di questo articolo per ringraziare due delle organizzatrici di questo momento speciale: Laura Ricchina e Roberta Curia. Laura ha permesso a Chiesa Rossa di diventare luogo di riferimento per iniziative a tema disabilità. Roberta sì è sempre dimostrata disponibile al confronto<br>e alla collaborazione reciproca.<br>Qui sotto programma e sito, ora sta a voi scegliere dal buffet di questo Festival ricco di momenti interessanti!<br><a href="http://www.festivaldelleabilita.org?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.festivaldelleabilita.org?utm_source=rss&utm_medium=rss </a></p>



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		<title>Giorgia e l&#8217;abilismo &#8220;messo in musica&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2024 08:14:09 +0000</pubDate>
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<p><br>di Filippo Cinquemani</p>



<p>Una delle piacevoli sorprese di Diversinsieme di quest’anno è Giorgia Meneghesso che intervistiamo oggi:<br>nata l’8 ottobre del 1978, vive in provincia di Varese. È laureata in Lingue e letterature Straniere all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dopo due master in Traduzione Letteraria e scientifico- tecnologica, avendo una disabilità motoria derivata dall’Osteogenesi Imperfetta, si è sempre occupata  di attivismo per i diritti delle persone con disabilità, ben prima che di queste cose se ne parlasse sui social e che il termine abilismo si conoscesse anche in Italia.<br>Rappresentante regionale di As.It.O.I (Associazione Italiana Osteogenesi Imperfetta), si occupa di attività di informazione sulla patologia e collabora nella creazione di eventi, congressi medici, contatti con i pazienti, strutture ospedaliere, spettacoli di crowdfunding. Fa parte del Gruppo Donne Uildm (Unione Italiana Lotta alla distrofia Muscolare) e sempre in qualitá di attivista partecipa a festival e manifestazioni, dove oltre ad esibirsi come cantante, tiene speech sull’argomento disabilità e discriminazioni.</p>



<p>Ricordi quando hai deciso di fare musica?</p>



<p><br>È difficile spiegare da dove derivi una passione. È una cosa che ho sempre saputo di voler fare e sapere<br>fare bene. Fin da piccolissima quando mi veniva chiesto cosa avrei voluto fare da grande, rispondevo<br>sicura:” la cantante”. Per me era ovvio anche da ragazzina, passare molto tempo da sola per imparare i testi<br>delle canzoni, a cercare di capire, trascrivere e tradurre quelli in inglese, ascoltare, ripetere melodie e<br>consumare quelle che una volta erano le mitiche musicassette.<br>Diciamo che ho avuto la fortuna di vivere l’adolescenza negli anni 90’, che musicalmente sono stati una<br>bomba. Nel 1995 e nel 1997 sono usciti due album che hanno decisamente segnato i miei gusti musicali.<br>Rispettivamente Jagged little Pill di Alanis Morissette e Pipes and Flowers di Elisa. Due voci femminili<br>pazzesche che hanno cambiato il mio rapporto con la musica. Alanis con il suo modo di cantare nuovo,<br>diverso e sofferto ed Elisa, la prima cantante italiana che cantava in un inglese perfetto con dei testi mai<br>banali e pieni di immagini potenti. Entrambe mi hanno fatto innamorare della voce e incuriosire sui<br>meccanismi che stanno dietro la sua produzione. Da allora ho deciso che avrei iniziato a studiare canto e le<br>tecniche vocali e non ho mai smesso di farlo ed esibirmi, anche se in maniere diverse.</p>



<p>Quando e come ti sei avvicinata al mondo dell&#8217;attivismo?</p>



<p><br>Sono cresciuta, per mia sfortuna in un ambiente terribilmente abilista, cattolico e retrogrado, che mi ha<br>portato a vergognarmi della mia disabilità e a pensare che in quanto persona disabile, valevo meno degli<br>altri. Mi sono spesso sentita quella sbagliata con problemi nel relazionarmi e in dovere di dimostrare<br>qualcosa.<br>Sapevo che quindi, c’era qualcosa che non andava nel mio rapporto con la società, ma non sapevo che<br>questa cosa avesse un nome. Ho iniziato a fare attivismo da subito, quando ancora forse questa definizione<br>non era diffusa, quando non c’erano i social e l’abilismo non si sapeva cosa fosse. L’attivismo si faceva dal<br>vivo, attraverso associazioni di genitori di persone con disabilità, andando nei comuni, scrivendo lettere,<br>organizzando raccolte fondi per sensibilizzare sugli argomenti legati alla disabilità, che erano principalmente<br>ancora temi medici. Ma questo modo di fare attivismo non mi rispecchiava. Con l’arrivo di Internet e dei<br>social ho potuto conoscere il vero attivismo, quello fatto dalle persone disabili, per i diritti delle persone con<br>disabilità. Ho capito che tutte le discriminazioni che avevo vissuto avevano un nome: abilismo e che<br>esistevano libri, corsi e persone, gli attivisti per i diritti delle persone disabili, che si occupavano di questo<br>tema. Ho incominciato a studiare, ad informarmi e ho capito che quel modo di fare attivismo era quello più<br>adatto a me. È per questo che da allora tengo speech in eventi, convegni, scrivo articoli, faccio consulenze sul tema D&amp;I e parlo di questo argomento anche nei miei spettacoli musicali.</p>



<p>Ci parli di I Was Born this way?</p>



<p>Ho deciso di provare a scrivere uno spettacolo nel quale mettere in scena la mia storia personale, di<br>donna e artista con disabilità. In un dialogo tra me e il pubblico, fatto di battute, riflessioni ed interazione, lo<br>accompagno in un viaggio tra la musica e concetti come l’abilismo, con le canzoni che hanno segnato la mia<br>vita, suonate dal vivo, con musicisti professionisti e nuovi arrangiamenti.<br>I Was Born this Way è una celebrazione dell&#8217;unicità di ciascuno che ha senso se fa parte di un collettivo che<br>si muove insieme per migliorare le cose.<br>È anche uno spettacolo accessibile, a partire dalla scelta dei luoghi in cui viene messo in scena. Sarà<br>presente sul palco un’interprete LIS che tradurrà le parti recitate e interpreterà i testi delle canzoni.<br>Verranno distribuiti palloncini per far sentire le vibrazioni della musica e tappi per le orecchie per chi è<br>suscettibile ai rumori forti. I video avranno i sottotitoli e i testi delle canzoni saranno tradotte.</p>



<p><br>Una frase d&#8217;incoraggiamento?</p>



<p>Non ho la ricetta per combattere l’abilismo, ma credo che diventare sempre più consapevoli delle<br>discriminazioni ancora esistenti nei confronti delle persone con disabilità e dello stigma a cui siamo<br>sottoposte, sia il punto di partenza fondamentale, per questo invito tutti ad informarsi continuamente, a<br>seguire attivist disabili e a partecipare ad eventi come Diversinsieme.<br>Ringrazio Giorgia e se volete saperne di più di lei il suo canale Istagram è _incatiamoci. Alla prossima!</p>
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		<title>Perché ascoltare e cantare De Andrè</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Mar 2024 12:55:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="825" height="464" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17452" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 825w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/03/an-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 825px) 100vw, 825px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>di Sabrina Minervini </p>



<p></p>



<p>“Tu prova ad avere un<br>mondo nel cuore e non<br>riesci ad esprimerlo con<br>le parole”</p>



<p><br>“Un matto”</p>



<p>Perché ho scelto proprio lui?<br>Ascoltando le canzoni di Fabrizio De André suggerite dal mio psicoterapeuta, il quale ha sempre sostenuto che questo cantautore fosse terapeutico per chi ha delle difficoltà di qualsiasi tipo, ho scoperto quanto rispecchiassero la mia vita e quanto tutt’ora sono attuali. Lui metteva al centro della sua visione del mondo gli emarginati, coloro che non riuscivano ad integrarsi nella società e quindi non avevano la possibilità di esprimersi, ha cercato di combattere contro il pregiudizio e la discriminazione sociale che tutt’oggi esiste.</p>



<p>Entrando nello specifico…<br>Per spiegarvi che cosa intendo non posso che citare un paio di canzoni:<br>Ne’ “La città vecchia” si nota palesemente come De André riuscisse a guardare oltre le apparenze. Questa canzone infatti narra di persone che sono state marchiate dalla società per i loro sbagli e per questo vengono emarginati ciò che mi colpisce di questo testo è che il cantautore non dice che queste persone non debbano essere punite, ma di cercare di capirle e di provare a trattarle come persone senza giudicarle: “Se tu penserai se giudicherai da buon borghese li condannerai a 5000 anni più le spese, ma se capirai se li cercherai fino in fondo se no sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo”. Da qui si può notare la sua lotta contro il pregiudizio.</p>



<p>“Un malato di cuore”<br>Sicuramente la canzone che mi rispecchia di più racconta di un ragazzo che inizialmente non voleva convivere con la sua malattia che lo ha costretto dalla nascita fino al suo diventare adulto a “farsi narrare la vita dagli occhi” ovvero essere obbligato a guardare la vita degli altri non potendo vivere completamente la propria, ma alla fine della canzone si nota il suo cambiamento nell’accogliere la sua condizione.<br>Questa canzone mi sta aiutando ad accettare le mie privazioni e difficoltà.</p>



<p></p>



<p>Citazioni:</p>



<p><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/25fc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="◼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Ebbi ben presto abbastanza chiaro che il mio lavoro doveva camminare su due binari: l&#8217;ansia per una giustizia sociale che ancora non esiste, e l&#8217;illusione di poter partecipare in qualche modo a un cambiamento del mondo. La seconda si è sbriciolata ben presto, la prima rimane.”<br><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/25fc.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="◼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> “Qualche volta dopo un concerto mi piacerebbe dire al pubblico che tutto quello che anno ascoltato è falso, assolutamente falso, perché io esprimo solo delle emozioni, dei sogni, ma per cambiare la realtà c’è bisogno di altro, di azioni concrete”.</p>



<p><br>Queste citazioni non provengono dalle sue canzoni ma semplicemente sono frasi tratte da discorsi, questo significa che il suo invito al cambiamento e la sua lotta contro l’ingiustizia sociale non solo sono presenti nelle canzoni ma anche in ciò che diceva.</p>



<p>E infine ricordiamoci che…:</p>



<p>Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior&#8230;“Via del campo”.</p>



<p>Questo era il suo modo per dire che da tutto ciò che all’apparenza sembra senza valore possono nascere grandi cose.</p>



<p><br>Grazie Fabrizio</p>
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		<title>8 marzo: la storia</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2024 11:25:16 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Martina Foglia</p>



<p>Come tutti sappiamo l&#8217;8 marzo si celebra la festa della donna e ormai questa festa ha assunto una connotazione commerciale e di svago. Viene visto, da molte donne, come un giorno per prendersi del tempo per se stesse e organizzare una serata tra amiche. Ho parlato di &#8220;festa&#8221; ma in realtà non sarebbe il termine corretto da utilizzare, in quanto l&#8217;8 marzo si celebra la Giornata internazionale della donna, o meglio la Giornata internazionale dei diritti delle donne per ricordare le conquiste ottenute nel secondo dopoguerra e per lottare contro le discriminazioni subite e che ancora oggi il genere femminile è costretto a subire in ambito lavorativo, sociale e culturale. Tornando all&#8217;origine di questa giornata, si può affermare che questa ricorrenza per la prima volta è stata celebrata il 28 febbraio 1909 negli Stati Uniti per volontà del partito socialista che scelse proprio questa data per ricordare uno sciopero che avvenne l&#8217;anno prima, proprio l&#8217;8 marzo, per opera di migliaia di camiciaie che protestarono per le condizioni insostenibili di lavoro. L&#8217;anno successivo all&#8217;istituzione di questa giornata negli Stati Uniti, la ricorrenza venne istituita anche in tutta Europa. </p>



<p>Per molti anni del &#8216;900 l&#8217;istituzione della Giornata internazionale della donna fu imputata erroneamente ad un gravissimo incendio in una fabbrica tessile a Manhattan dove morirono 145 persone di cui 123 donne immigrate, soprattutto italiane ed ebree . Ad onor del vero, bisogna dire che a seguito di questa tragica vicenda furono comunque prese delle prime misure nell&#8217;ambito della sicurezza sul lavoro. Nelle prime righe di questo articolo ho sottolineato come col tempo questa giornata abbia assunto una connotazione puramente di svago e di divertimento, ci tengo invece ad affermare che qualcosa in questi ultimi anni sta cambiando: questa &#8220;festa&#8221; sta ritornando all&#8217;origine, riacquistando il suo vero significato politico, forse anche a seguito di tutto ciò che di orribile sta accadendo nel mondo!</p>
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		<title>Superare la discriminazione di Rom e Sinti. I toolkit per insegnanti, assistenti sociali e decisori politici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 10:44:33 +0000</pubDate>
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<h1></h1>



<p></p>



<p>Combattere gli stereotipi e i pregiudizi attraverso la conoscenza della Storia, ma anche degli elementi culturali che caratterizzano rom e sinti. È questo il modo in cui è possibile superare le discriminazioni istituzionali verso queste persone.</p>



<p>Per questo&nbsp;<em>Associazione 21 Luglio</em>,&nbsp;<em>Sucar Drom</em>,&nbsp;<em>Università di Firenze</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili</em>&nbsp;hanno lavorato e pubblicato tre toolkit rivolti a insegnanti, assistenti sociali e decisori politici.</p>



<p>La pubblicazione di questi materiali rientra nell’ambito del progetto RemAgainstDisc (Reinforcing historical memory of the Porrajmos to combating discrimination), finanziato dal&nbsp;<em>Citizens, Equality, Rights and Values Programme dell’Unione Europea</em>. Dopo aver proceduto ad una fase di ricerca relativa allo sterminio di rom e sinti e aver fatto confluire questi materiali nel rinnovato museo virtuale “Dall’antiziganismo al genocidio”, con questi toolkit si passa dalla memoria storica all’azione.</p>



<p><strong>INSEGNANTI</strong></p>



<p>Promuovere la comprensione di come il pregiudizio in atto nei confronti di Rom e sinti affondi le sue radici nel trattamento storico riservato loro dalle dittature nazista e fascista, ma anche nei primi anni della Repubblica, attraverso ad esempio l’istituzione delle classi speciali “Lacio Drom” serve ad aumentare la conoscenza di quel periodo per superare i pregiudizi odierni. Promuovere politiche scolastiche che affrontino le discriminazioni istituzionali consente così di favorire il successo scolastico degli studenti.</p>



<p>Scarica il toolkit in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/05/Toolkit-insegnanti-ITA-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">italiano</a>&nbsp;e in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/05/Toolkit-insegnanti-EN-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">inglese</a></p>



<p><strong>ASSISTENTI SOCIALI</strong></p>



<p>Fornire un’adeguata conoscenza di come i pregiudizi attuali derivino dal periodo delle dittature nazi-fasciste, in in particolare sull’inadeguatezza delle madri rom; fare in modo che questa ricostruzione storica, accompagnata da una maggiore conoscenza di alcuni elementi culturali, possa entrare nel merito della valutazione fatta da questi professionisti sul benessere dei bambini rom e sinti.</p>



<p>Scarica il toolkit in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-per-assistenti-sociali-ITA-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">italiano</a>&nbsp;e in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-social-workers-EN-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inglese</a></p>



<p><strong>DECISORI POLITICI</strong></p>



<p>Sensibilizzare su come i mega-campi presenti in alcune città italiane rispondano ai principi di concentrazione e di esclusione praticati durante il nazifascismo. Offrire soluzioni per promuovere una diversa politica abitativa e garantire il diritto alla casa delle persone rom e sinti.</p>



<p>Scarica il toolkit in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-decisori-politici-ITA-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">italiano</a>&nbsp;e in&nbsp;<a href="https://www.21luglio.org/2018/wp-content/uploads/2023/04/Booklet-decision-makers-EN-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inglese</a></p>
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		<title>Al di là di quella porta</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Dec 2023 10:28:05 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="810" height="810" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17319" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/12/fin-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<p>Oggi è la giornata mondiale dei diritti umani. Per l&#8217;occasione pubblichiamo una rassegna, non esaustiva, degli articoli e dei servizi, radiofonici e televisivi, usciti in questi giorni che rilanciano la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sul CPR di Corelli.</p>



<p>Un’inchiesta fondata su molti elementi già descritti nel dossier&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkIj?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">‘Al di là di quella porta’&nbsp;</a>realizzato dal Naga&nbsp;in collaborazione con la rete&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQblIt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mai più lager – NO ai CPR</a>&nbsp;.</p>



<p>Esprimiamo&nbsp;la nostra soddisfazione per quanto accaduto e aggiungiamo l’auspicio che la luce che ha squarciato l’opacità del centro milanese contribuisca, innanzitutto, alla sua chiusura e, subito dopo, a quella di tutti gli altri CPR italiani.</p>



<p>Luoghi che andrebbero chiusi a prescindere da episodi di malagestione perché è lo stesso istituto della detenzione amministrativa che andrebbe abolito.</p>



<p>A maggior ragione quando viene attuato su base discriminatoria perché destinato ai soli cittadini stranieri.</p>



<p>*L’articolo di Fanpage:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbmID?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui&nbsp;</a></p>



<p>*Il servizio video di Fanpage:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb0Dt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>



<p>*L’articolo di Il Giorno:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb1DD?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui&nbsp;&nbsp;</a></p>



<p>*L’articolo di Il Fatto Quotidiano:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb2Jt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;</p>



<p>* L’articolo di&nbsp;Altreconomia:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb3JD?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui&nbsp;</a></p>



<p>* L’articolo di&nbsp;Sky tg24:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb4HN?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;</p>



<p>* Gli articoli di&nbsp;Corriere della Sera:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQb5Gj?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZQb?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a></p>



<p>* L’articolo di&nbsp;la Repubblica:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZGf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>



<p>* Il servizio del GR di&nbsp;Radio Popolare&nbsp;dal minuto 19:01:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZwt?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a>&nbsp;</p>



<p>* Il servizio del&nbsp;TG LA7&nbsp;dal minuto 19:30:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkZmx?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>



<p>* Il servizio del&nbsp;Tg3&nbsp;dal minuto 25:30:&nbsp;<a href="https://tsmtpgaze.com/tracking/qaR9ZGt0Zwt5ZmZjBGx4ZmDkAwZlZPM5qzS4qaR9ZQbkAQ4?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clicca qui</a></p>
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