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	<title>disinformazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Reporters senza frontiere: “In Italia difficile ottenere dati in possesso dello Stato”</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 08:25:02 +0000</pubDate>
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<p>(da professionereporter.eu)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="980" height="490" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17022" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 980w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/06/giornalisti-manifestazione-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></a></figure>



<p>La libertà dei media è in pessime condizioni in un numero record di Paesi del mondo. Disinformazione, propaganda e intelligenza artificiale rappresentano minacce crescenti per il giornalismo.&nbsp;</p>



<p>L’Italia, è però riuscita a scalare la classifica nell’ultimo anno, attestandosi al 41esimo posto su 180, guadagnando 17 posizioni rispetto al 2022. Sono i risultati dell’ultimo rapporto di Reporters senza frontiere (Rsf).&nbsp;</p>



<p>Nella scheda sull’Italia si legge che “la pandemia ha reso più complesso e scomodo per la stampa l’accesso ai dati in possesso dello Stato”. Un grado di paralisi legislativa ha inoltre “impedito l’approvazione di provvedimenti per proteggere e incrementare la libertà di stampa”. La libertà di stampa continua a essere minacciata dal crimine organizzato, in particolare al Sud, e da vari gruppi violenti estremisti. Tendenza, quest’ultima, cresciuta durante la pandemia: “Spesso il lavoro dei cronisti viene ostacolato durante le manifestazioni”. I giornalisti, in Italia, vivono sostanzialmente un clima di libertà, ma capita che censurino se stessi “per conformarsi alle linee delle loro testate, per evitare diffamazioni e rappresaglie dei gruppi estremisti o della criminalità organizzata”. La situazione generale vede un calo delle vendite, una dipendenza dagli introiti della pubblicità, un crescente stato di precarietà “che mina il dinamismo e l’autonomia dei giornalisti”. La polarizzazione della società italiana colpisce i giornalisti verbalmente e fisicamente, come è accaduto durante la pandemia, nel corso delle proteste contro alcune misure sanitarie. I giornalisti che indagano contro la criminalità organizzata e la corruzione sono minacciati e aggrediti, le loro case e auto talvolta danneggiate e incendiate. Venti giornalisti sono sotto scorta.&nbsp;&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>INTERFERENZE E MINACCE</p></blockquote>



<p>L’indagine di Rsf valuta lo stato dei media in 180 paesi e territori, esaminando la capacità dei giornalisti di pubblicare notizie di interesse pubblico senza interferenze e senza minacce alla propria incolumità. Secondo il World Press Freedom Index, riguardo alla libertà di stampa 31 paesi sono in una “situazione molto grave”, rispetto ai 21 di due anni fa. L’aumento dell’aggressività da parte di governi autocratici – e di alcuni considerati democratici – unita a “massicce campagne di disinformazione o propaganda” ha fatto peggiorare la situazione.</p>



<p>L’ambiente per il giornalismo è considerato “cattivo” in sette paesi su 10 e soddisfacente solo in tre su 10, secondo Rsf. L’Onu afferma che l’85% delle persone vive in paesi in cui la libertà dei media è diminuita negli ultimi cinque anni.</p>



<p>Il rapporto mostra che i rapidi progressi tecnologici stanno consentendo ai governi e agli attori politici di distorcere la realtà: “La differenza tra vero e falso, reale e artificiale, fatti e artifici si sta offuscando, mettendo a repentaglio il diritto all’informazione. La capacità senza precedenti di manomettere i contenuti viene utilizzata per indebolire coloro che incarnano il giornalismo di qualità e indebolire il giornalismo stesso”. L’intelligenza artificiale sta “provocando ulteriore scompiglio nel mondo dei media”, con strumenti “che digeriscono i contenuti e li rigurgitano sotto forma di sintesi che violano i principi di rigore e affidabilità”.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>INDIA E TURCHIA INDIETRO</p></blockquote>



<p>La Russia, già precipitata in classifica lo scorso anno dopo l’invasione dell’Ucraina, è scesa di altre nove posizioni: i media statali ripetono la linea del Cremlino e i media dell’opposizione sono costretti all’esilio.</p>



<p>Tagikistan, India e Turchia, sono passati dalla “situazione problematica” alla categoria più bassa. L’India ha registrato un calo particolarmente netto, arretrando di 11 posizioni, fino alla 161esima, dopo le acquisizioni dei media da parte di oligarchi vicini al premier&nbsp;&nbsp;Narendra Modi. In Turchia, l’amministrazione del presidente Recep Tayyip Erdogan ha intensificato la persecuzione dei giornalisti in vista delle elezioni del 14 maggio, afferma Rsf. La Turchia imprigiona più giornalisti di qualsiasi altra democrazia.</p>



<p>Alcuni dei maggiori cali dell’indice del 2023 si sono verificati in Africa. Il Senegal è sceso di 31 posizioni, principalmente a causa delle accuse penali mosse contro due giornalisti, Pape Alé Niang e Pape Ndiaye. La Tunisia ha perso 27 posizioni, a causa del crescente autoritarismo del presidente Kais Saied.</p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p>PERICOLO MEDIO ORIENTE</p></blockquote>



<p>Il Medio Oriente è la regione più pericolosa del mondo per i giornalisti. Le Americhe non hanno più nessun paese colorato di verde, che significa “buono”, sulla mappa della libertà di stampa. Gli Stati Uniti sono scesi di tre posizioni, al 45esimo posto. La regione Asia-Pacifico è trascinata al ribasso da regimi ostili ai giornalisti, come il Myanmar (173esimo) e l’Afghanistan (152esimo).</p>



<p>I paesi nordici sono da tempo in testa alla classifica Rsf dei Paesi più virtuosi. La Norvegia è al primo posto nell’indice sulla libertà di stampa per il settimo anno consecutivo. Al secondo posto un paese non nordico: l’Irlanda. I Paesi Bassi sono tornati tra i primi 10, salendo di 22 posizioni, dopo l’omicidio del 2021 del reporter di cronaca nera Peter R. de Vries. Il Regno Unito si trova al 26esimo posto.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. In Messico vige l&#8217;irrazionalità</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 07:46:34 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Mischiata con un po’ di ignoranza e disinformazione è quello che succede in Messico a causa delle diverse aggressioni subite dal personale sanitario in questo periodo di Covid-19. Già a marzo c’erano stati i primi casi: un’infermiera era stata obbligata a scendere giù da un pullman perché pericolosa. Altri sono stati spruzzati con candeggina o altri detergenti e addirittura minacciati di morte. Non c’era mai stato un atteggiamento così pesante contro medici e infermieri in Messico, ricordano gli operatori sanitari. È una loro abitudine camminare per strada con la divisa di lavoro, per cui sono riconoscibili e allora, all’interno di questo vortice micidiale in cui siamo stati risucchiati, loro sono diventati mirino di minacce, battute di cattivo gusto, sassate, lanci di caffè bollente, botte, insulti… fino ad arrivare ad attacchi ancora più pesanti. Adesso indossano la divisa soltanto in ospedale, per paura di essere riconosciuti. Ci si chiede il perché? Irrazionalità, paura, disinformazione e io aggiungo un po’ di ignoranza. In sostanza, il popolo ha paura di essere contagiato, il semplice fatto di lavorare in un ospedale fa dei lavoratori della salute potenziali focolai di virus e la risposta è subito completamente irrazionale, come abbiamo raccontato. I medici e gli infermieri messicani, così come tutti gli altri in giro per il mondo, passano ore interminabili lavorando completamente coperti con i sistemi di sicurezza, in mezzo alla paura di essere contagiati, facendo turni estenuanti e in alcuni casi ricevendo poco appoggio logistico ed economico da parte dei governi e in Messico la tristezza e la paura di essere nel mirino della violenza, si aggiunge a tutto questo, è una profonda tristezza nel vedere e nel subire nella propria pelle questa sorta di segregazionismo. Le denunce di aggressione provengono da Città del Messico, Yucatán, San Luis Potosí, Sinaloa, Jalisco, Puebla, Morelos, Coahuila, Guerrero, Quintana Roo e Durango. In largo e in lungo. È incredibile, queste persone lavorano per salvarci la vita ed è sorprendente che le autorità dello Stato messicano, <em>l’IMSS-l’Instituto Mexicano de Seguridad Social</em>, il <em>Foro Consultivo Científico y Tecnológico</em> e la <em>Red Prociencia MX</em>, fra altri enti, abbiano ultimamente chiesto solidarietà e denunciato la situazione. Anche la Croce Rossa Internazionale ha dichiarato: “La vulnerabilità del personale medico in questa situazione di pandemia si incrementa quando devono fornire servizi in zone dove già esiste un altro tipo di violenza e dove ci sono già problemi di salute pubblica. Medici e infermieri, autisti di ambulanze, paramedici, ospedali e ambulatori, feriti e malati, tutti devono essere rispettati in tutte le circostanze.”</p>



<p>Il governo, che si era comportato all’inizio della pandemia in modo un po’ irresponsabile, ha dovuto tornare nei suoi passi e denunciare questo fenomeno. Durante marzo e aprile si sono riempiti di denunce i Social Network: dall’infermiera che faceva vedere la schiena piena di caffè, alla mano di un&#8217;altra infermiera con due dita rotte, alla divisa piena di candeggina che ha girato il mondo come prova dell’aggressione subita da Luis Gerardo Ramos, infermiere. I più colpiti sono stati i lavoratori dei diversi ospedali e centri di salute pubblici legati all’IMSS (l’INPS del Messico).</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="290" height="282" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/Mexico1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14157"/></figure></div>



<p>Il <em>Consejo Nacional para Prevenir la Discriminación</em> (Conapred) alla data del 30 marzo aveva ricevuto 140 denuncie per discriminazione inerenti all’emergenza sanitaria, una media di 5 denunce al giorno, delle quali il 25% sono state fatte da personale sanitario, cioè 35 casi. In una conferenza stampa realizzata ad aprile dalla responsabile del settore di Infermieristica dell’IMSS sono uscite queste parole tra le lacrime: “Fa male parlare di quello che succede, fa male parlare dei lavoratori della salute, che sono anche persone, che hanno anche delle famiglie”. Il giornale <em>El Economista,</em> il 28 aprile denunciava 47 casi di aggressione.</p>



<p>Un altro caso che ha dell’incredibile: giorni fa, il 14 maggio, un gruppo di 14 medici proveniente da Nuevo León è arrivato a Città del Messico con l’intenzione di aiutare nella lotta contro il virus. Alloggiavano in un hotel della capitale e sono stati vittime di un “sequestro virtuale” poche ore dopo il check in. Hanno ricevuto una telefonata minacciosa, gli hanno detto che erano monitorati da telecamere nascoste, hanno chiesto un riscatto ai familiari, alcuni familiari hanno pagato… di fatto sono stati sequestrati tutti insieme e chiusi in una camera, un incubo durato quasi 20 ore. Dall’indagine della Procura sembra che la telefonata sia partita da un centro penale e che il personale dell’albergo sia coinvolto.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="760" height="542" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14158" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 760w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/mexico2-300x214.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 760px) 100vw, 760px" /></figure></div>



<p>Come risultato di tutto ciò la polizia ha dovuto presidiare l’entrata ai principali ospedali della capitale, una compagnia di assicurazione locale ha offerto trasporto gratuito al personale sanitario per poter arrivare al posto di lavoro sani e salvi.</p>



<p>Si moltiplicano i messaggi di solidarietà, non solo di semplici cittadini, ma anche di associazioni, dello Stato, di partiti politici, si chiede di mettere in atto misure per la protezione di tutti i cittadini coinvolti in qualche modo con il virus. Diversi stati del paese hanno approvato o fatto delle proposte per inasprire le sanzioni contro chi commette aggressioni: aumento dell’ammontare delle multe, degli anni di reclusione, risarcimento alle vittime, ecc. Le misure cercano di frenare le aggressioni.</p>



<p>Ieri, 30 maggio, in Messico i contagiati erano 87.512 e più di 9 mila decessi secondo la mappa interattiva del Governo del Messico, Segreteria di Salute e Direzione Generale di Epidemiologia e speriamo però che la violenza contro il personale si fermi.</p>



<p>Recentemente ho letto le parole di Eduardo Backhoff Escudero, Preside del Consiglio Direttivo di Metrica Educativa, in un pezzo pubblicato nel giornale <em>El Universal</em> e intitolato “Covid-19 e psicologia delle masse in Messico”, mi hanno fatto riflettere, chiudeva il suo articolo così: “L’obbligo del presidente davanti all’emergenza sanitaria attuale è cercare appoggio nell’informazione scientifica a disposizione e ascoltare l’opinione degli esperti. Si deve evitare l’invio di messaggi contradittori e superstizioni che favoriscano i malintesi e le voci in una comunità spaventata e suscettibile al fenomeno della psicologia delle masse, dove le voci e le indiscrezioni giocano un ruolo molto importante”.</p>



<p>La mancanza d’informazione è la base di questo fenomeno delle aggressioni in Messico. Un’informazione coerente, vera, obiettiva e imparziale, basata nella scienza e che combatta l’ignoranza riguardo a questo tema nuovo per tutti, potrebbe aiutare la popolazione a capire che i lavoratori sanitari sono l’amico e non il nemico.</p>
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		<title>MediAttivisti. Una rete tra giornalisti indipendenti e attivisti social</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 06:04:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani aderisce alla rete di MediAttivisti di Pressenza e ne divulga il manifesto. Dopo un percorso portato avanti da Pressenza nei suoi incontri di città e nell’incontro nazionale di Sezano&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani</strong></em> aderisce alla rete di <strong>MediAttivisti</strong> di Pressenza e ne divulga il manifesto.</p>
<p><em>Dopo un percorso portato avanti da Pressenza nei suoi incontri di città e nell’incontro nazionale di Sezano del 6-7 aprile scorso si è formata la rete tra attivisti e giornalisti che ha preso il nome, dopo dibattito e votazione, di <strong>MediAttivisti</strong>.</em></p>
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<p>In questo momento di crisi il vecchio <b>mondo della violenza</b> (economica, sociale, mediatica, interpersonale) sta, speriamo, dando i suoi ultimi colpi di coda attraverso una <b>preoccupante deriva razzista e fascista</b> che investe molti paesi; il nuovo mondo si esprime e cresce, ma il suo spazio è frantumato e ancora poco efficace. I media tradizionali hanno tradito la loro funzione di quarto potere, di controllo e bilanciamento, e sono  <b>al servizio della speculazione finanziaria</b> e di quel modello socio-culturale costruito da una minoranza accentratrice ed affarista che genera disinformazione e distrazione. I militanti, nella base sociale, portano avanti le loro iniziative e cercano di condividerle con altri attivisti e soprattutto con il resto della popolazione a cui spesso non giungono le iniziative più interessanti, innovative.</p>
<p>La rete che mettiamo in moto vuole interconnettere le realtà di quello che abbiamo chiamato giornalismo indipendente con le realtà sociali, i collettivi, i movimenti che promuovono il cambiamento della società in un senso nonviolento, antidiscriminatorio, solidale, preoccupato dei diritti umani e della sorte dell’umanità. Due mondi che hanno bisogno di collaborare nella diversità affinché i messaggi giungano più lontano possibile.</p>
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