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	<title>dissenso Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>La festa che non è una passeggiata</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Apr 2024 10:02:34 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="446" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17530" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34-300x167.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/04/25-aprile-Festa-della-Liberazione-34-768x428.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>(da ilmanifesto.it)</p>



<p><strong>25 APRILE, UNA DATA ESIGENTE.&nbsp;</strong>«Vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito» scrivevamo un mese fa nell’appello che invitava a tornare a Milano questo 25 aprile. Siamo ottimisti, pensiamo che andrà così, […]</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ilmanifesto.it/cdn-cgi/image/width=1400,format=auto,quality=85/https://static.ilmanifesto.it/2024/04/25aprile-1994-foto-archio-manifesto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="25 Aprile 1994. Dall'archivio del Manifesto"/></figure>



<p>25 Aprile 1994&nbsp;&#8211;&nbsp;Dall&#8217;archivio del ManifestoNuovo!<a href="https://ilmanifesto.it/archivio?autore=Andrea%20Fabozzi&utm_source=rss&utm_medium=rss">Andrea Fabozzi</a></p>



<p>«Vogliamo che sfili una grande manifestazione, più grande del solito»&nbsp;<a href="https://ilmanifesto.it/si-potrebbe-tornare-a-milano-il-25-aprile?utm_source=rss&utm_medium=rss">scrivevamo un mese fa nell’appello</a>&nbsp;che invitava a tornare a Milano questo 25 aprile. Siamo ottimisti, pensiamo che andrà così, il corteo sarà pienissimo.</p>



<p>Ce lo dicono le tante adesioni, collettive e individuali, l’impegno degli organizzatori, la sensazione di aver intercettato e dato voce a un desiderio diffuso. Persino cresciuto nelle ultime settimane, al crescere delle motivazioni per fare di questa Liberazione una liberazione speciale.</p>



<p>Al centro del nostro 25 aprile c’è l’urgente mobilitazione contro le destre estreme in Italia e in Europa, che ormai mettono in discussione o cancellano principi e diritti che parevano acquisiti. E c’è l’opposizione popolare alla guerra, ormai trattata come un punto di programma dalle massime istituzioni Ue.</p>



<p>Cessate il fuoco e no al riarmo sono le parole d’ordine per l’unica opzione che ci resta: la pace.</p>



<p>In piena coerenza con l’eredità della Resistenza, combattuta anche per scacciare la guerra dal destino dell’Europa, quella di oggi sarà anche la grande manifestazione pacifista che aspettavamo da tempo. Per una soluzione negoziale del conflitto in Ucraina a più di due anni dall’aggressione russa. E per chiedere all’Unione e agli stati europei di agire per fermare la carneficina di Israele a Gaza. Smettendola con l’avallare – di fatto – l’azione di Netanyhau, capace di annientare l’istintiva solidarietà che il 7 ottobre aveva portato a Israele, seppellendola sotto una montagna di macerie e cadaveri palestinesi.</p>



<p>Poi c’è il governo Meloni che quotidianamente porta argomenti e attualità all’antifascismo. Disprezzo dei migranti, accanimento contro i poveri e gli ultimi, manganellate agli studenti, riduzione degli spazi di pluralismo, attacco ai diritti delle donne.</p>



<p>La lista è lunga e disegna un modello di governo e un sistema di potere che non è certo una riedizione del fascismo ma che ha nel cuore una troppo simile pulsione autoritaria.</p>



<p>Pensare che questa «matrice» possa essere cancellata con una dichiarazione della presidente del Consiglio o di qualcuno dei suoi per la festa della Liberazione è quantomeno ingenuo.</p>



<p>L’impresentabilità della nostra destra non è un problema che si risolve con una mano di buone maniere e qualche parola scelta con cura nelle feste comandate. Il 25 aprile la nostra destra sarà sempre a disagio e non per ragioni episodiche, legate alle tattiche del momento di questa o quel dirigente di Fratelli d’Italia.</p>



<h3><a href="https://ilmanifesto.it/25-aprile?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Tutte le informazioni sul 25 aprile a Milano</strong></a></h3>



<p>Perché il nostro è il paese che il fascismo lo ha inventato e proposto al mondo. È il paese dove il collateralismo alla dittatura ha resistito al suo crollo, prendendo le armi al fianco dell’invasore nazista in una guerra civile.</p>



<p>È il paese della continuità tra regime e repubblica, dove i vertici dell’amministrazione fascista sono rimasti al loro posto senza un graffio, come la stele dedicata al duce.</p>



<p>È il paese dove il reducismo di un partito di nostalgici ha giocato un ruolo nelle vicende ufficiali della democrazia, a partire dall’immediato dopoguerra, e ancor di più ha condizionato decenni di trame occulte ed eversive.</p>



<p>Dunque c’è una storia lunga che precede quella dei nipotini di Almirante oggi al potere e ne ha guidato la formazione. La fiamma tricolore che arde a palazzo Chigi non si è accesa per caso né all’improvviso. Lo sottovalutano quanti chiedono di continuo abiure alla presidente del Consiglio e ai suoi meno composti commilitoni, rapidamente piazzati ovunque nel governo e nel sottogoverno. Abiure verbali che servirebbero tutt’al più a confondere.</p>



<p>Se una tappa della sua ascesa dovesse consigliare a Meloni di dirsi antifascista (cosa che tendiamo a escludere) non per questo lei lo diventerebbe.</p>



<p>Non è facile dunque il compito di chi le si oppone. Perché l’opposizione non va fatta a un’etichetta che non cambia e a una presa di distanza che non arriva, ma contro una sostanza politica che questo governo afferma e rivendica quotidianamente.</p>



<p>L’opposizione va fatta dunque alle torture legalizzate nei centri di detenzione amministrativa, alle condizioni infernali delle carceri dove la violenza è la regola, alle strette di mano e ai passaggi di denaro con i peggiori autocrati in nome del blocco dei profughi, all’austerità di bilancio accettata nella sostanza anche se denunciata nella propaganda, allo smantellamento dei servizi pubblici essenziali a cominciare da scuola e sanità, alla lotta al dissenso, all’impoverimento e alla precarizzazione del lavoro, all’esaltazione dell’egoismo delle regioni ricche contro quelle povere e ai tentativi di cambiare anche la forma oltre che la sostanza della Costituzione.</p>



<p>Dunque non è l’opposizione alla memoria del fascismo e a una fiamma che non si spegne (e si allarga persino nel simbolo per le europee) che serve, ma quella a un linea politica che non può dirsi, purtroppo, in totale discontinuità con quella di altre e precedenti maggioranze.</p>



<p>Per questo il 25 aprile con il suo alto valore non è una ricorrenza ma una chiamata all’impegno, una sfida, un richiamo alla coerenza di chi oggi scende in piazza, e saremo in tanti. È una data esigente. La Liberazione è una festa, non una passeggiata.</p>
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		<title>Chi era Samir Kassir</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Sep 2019 07:37:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome (Da labottegadelbarbieri.org) Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori” Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Lella Di Marco ricorda l’intellettuale della «infelicità araba» e il premio intitolato al suo nome </p>



<p></p>



<p>(Da labottegadelbarbieri.org)</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12966" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/09/samir-kassir-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Libertà di espressione e pensiero critico disturbano “i manovratori”</p>



<p>Il problema è antico ma purtroppo sempre attuale. Non si possono accettare censure e attacchi mortali a giornalisti. E anche l’Italia non è estranea.</p>



<p>Riconoscimenti postumi sarebbe meglio non ci fossero (meglio che giornaliste/i controcorrente restino in vita e possano lavorare) ma il fatto che ci siano – o che molti si mobilitino per fare luce sui delitti di giornalisti e operatori dell’informazione “di opposizione” – dà sollievo e speranza.</p>



<p>Il nostro pensiero è rivolto a Samir Kassir e al premio giornalistico proposto dalla Ue dopo il suo assassinio.</p>



<p><strong>Chi era&nbsp;</strong><strong>Samir Kassim</strong></p>



<p>Un arabo, erede di una grande civiltà che guardava al futuro. Aveva il bisogno del riscatto nel cuore. Rappresentava il dissenso con la voglia di liberarsi dal vittimismo e dalla&nbsp;<em>minaccia</em>&nbsp;della modernità, in cui molti arabi erano, e probabilmente sono ancora, spinti a credere.</p>



<p>Nato e cresciuto a Beirut da madre siriana e padre palestinese, è stato uno degli intellettuali arabi più illuminati riuscendo ad animare, per oltre un ventennio, la vita intellettuale e politica in Libano. Storico e giornalista è stato impegnato a ricercare l’identità nazionale del proprio Paese e ad alimentarne la vocazione democratica.</p>



<p>Nel suo ultimo libro «<strong>L’INFELICITA’ ARABA»</strong>&nbsp;(del 2004 e tradotto da Einaudi nel 2006) esordisce partendo dalla infelicità personale-collettiva.</p>



<p>«<em>Non è bello essere arabo di questi tempi. Senso di persecuzione</em>&nbsp;<em>per alcuni, odio di sé per altri, nel mondo arabo il mal di esistere è la cosa meglio ripartita. Anche chi per molto tempo ha pensato di esserne immune , sauditi vincitori e kuwaitiani prosperi, è stato contagiato dopo quell’11 settembre. Da qualsiasi parte si esamini, il quadro è fosco e lo diventa ancor di più se lo si paragona ad altre aree del mondo… il mondo arabo è la zona del pianeta dove, oggi come oggi,l’uomo ha minori opportunità. A maggior ragione la donna…».</em></p>



<p>Per prima cosa questa parola «arabo»: qui e là impoverita o tacciata da infamia, o nel “migliore” dei casi ridotta a una cultura negatrice.</p>



<p>Eppure questa «infelicità» non c’è da sempre… Io credo che Kassir con «L<em>’infelicità araba»</em>volesse fare un manifesto della rinascita araba e che da storico non abbia raccontato la “storia”&nbsp;<em>ma fatto storia</em>&nbsp;egli stesso, da arabo militante. Lasciando un testamento spirituale. Aveva intuito che&nbsp;<em>un corso diverso degli arabi sarebbe stato fondamentale per i nuovi equilibri mondiali</em>.</p>



<p>Kassir agisce e pensa la rinascita – AL NAHDA – araba, con un lavoro giornalistico e scientifico e con la dimensione dell’intellettuale che ha imparato la lezione della storia e lavora per il cambiamento necessario. Non separa la progettualità, l’analisi e la conoscenza dall’azione politica. Esercita il ruolo di comandante in campo, quando il 14 marzo 2005 decolla a Beirut la più grande manifestazione popolare mai realizzata in quel Paese.</p>



<p>Il 2 giugno dello stesso anno purtroppo arriva un segnale terribile della «INFELICITA’ ARABA» con un attacco terroristico: e l’intellettuale che aveva lottato per la rinascita araba, per la democrazia, per eliminare la cosidetta “infamia araba” viene ucciso nell’ esplosione di un camion . LO STORICO, IL GIORNALISTA E L’ACCADEMICO – COLUI CHE PENSA E SCRIVE LIBRI –VIENE ELIMINATO PERCHE’ «IMPUTATO» DI LIBERTA’. Di fatto perché la cultura, il pensiero critico , la conoscenza il sapere, del popolo, sono sempre un pericolo per il potere.</p>



<p>Nessuna giustizia è stata resa A TUTT’OGGI, nè vi è stata chiarezza nelle indagini.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoDIgruppo-300x175.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85504"/></a></figure></div>



<p><strong>Nell’agosto del 2005 in sua memoria e per la liberta’ di stampa è stato istituito dalla Unione Europea il premio giornalistico (annuale) Samir Kassir</strong></p>



<p>Quest’anno i vincitori per la libertà di stampa sono- un giornalista algerino, una egiziana e uno iracheno La cerimonia di premiazione si è svolta a Beirut nel 13/o anniversario dell’uccisione di Samir Kassir (all’iniziativa collabora la fondazione che porta il suo nome).</p>



<p>I PREMI</p>



<p>Miloud Yabrir, algerino, un medico di 34 anni ma anche giornalista specializzato in temi culturali, premiato per la sezione giornalismo d’opinione per un pezzo pubblicato su&nbsp;<em>New Arab</em>.</p>



<p>Per il giornalismo investigativo è stata premiata l’egiziana Asmaa Shalaby, di 28 anni, del quotidiano&nbsp;<em>Yom7</em>.</p>



<p>Nella sezione audiovisivi il vincitore è Asaad Zalzali, iracheno di 34 anni, generale manager dell’agenzia Maraya Media.</p>



<p>Il premio assegnato in ciascuna delle tre categorie è di 10.000 dollari.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2019/08/Lella-premioSamirKfotoIniziale-300x226.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-85503"/></a></figure></div>



<p>Organizzato fin dal 2006 e finanziato dall’Unione europea, il Premio Samir Kassir è destinato a giornalisti che si siano distinti per il loro impegno a favore dei diritti umani e della democrazia. La competizione è riservata a giornalisti di Paesi del Nord Africa, Medio Oriente e del Golfo.<br><br></p>



<p><em>Manifesto di Sinistra Democratica affisso in memoria di Samir Kassir</em></p>
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		<title>Sea Watch e non solo: testimonianza di una giornalista-attivista</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 09:39:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Anna Polo (da www.pressenza.org) Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Anna Polo (da www.pressenza.org)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Mentre scrivo la drammatica vicenda dei migranti salvati dalla Sea Watch e rimasti bloccati per quasi due settimane in mare nell’ennesimo, cinico braccio di ferro tra Italia e resto d’Europa non si è ancora conclusa, ma avendola seguita con passione mi sento di sottolinearne alcuni aspetti che vanno al di là della cronaca in continua evoluzione.</p>



<p>La campagna di criminalizzazione della solidarietà verso i migranti va avanti ormai da oltre due anni – e non solo in Italia. A ogni nuovo episodio si ha l’impressione di aver toccato il fondo e invece succede qualcosa di ancora più impensabile e ignobile. E non solo nei fatti – migliaia di persone torturate, stuprate e vendute in Libia e quando riescono a scappare da quell’inferno lasciate annegare nel Mediterraneo, altre migliaia ammassate nei campi profughi lungo la rotta balcanica, per non parlare di chi muore nel tentativo di attraversare il blindatissimo confine tra Messico e Stati Uniti – ma anche nei termini usati, nei discorsi sempre più deliranti, volgari, sessisti e violenti e nelle bugie spudorate e senza fine.</p>



<p>Giorgia Meloni propone di affondare la Sea Watch, Salvini la definisce da giorni “nave pirata”, liquida sprezzante la sua capitana Carola Rakete come una “sbruffoncella che fa politica sulla pelle dei migranti” (e lui no?), dichiara “possono restare lì fino a Natale”, invoca la “sacra difesa dei confini della patria”, manco fossimo in guerra, dichiara “mi sono rotto le palle”, come se fosse al bar e ripete ossessivo l’assurdità delle Ong complici degli scafisti. Il proclama bellicoso “Non sbarcheranno mai!” poi sembra più la sparata da gradasso di un comandante che arringa le sue truppe che una dichiarazione realistica (alla fine i migranti salvati sbarcano sempre, ma dopo un’attesa crudele e del tutto inutile).</p>



<p>Il contrasto tra questo linguaggio indegno di un ministro della Repubblica (per fortuna la Meloni non lo è) e le dichiarazioni pacate e coraggiose della capitana della Sea Watch non potrebbe essere più grande: là dove Salvini fa il forte con i deboli, dicendosi pronto a “schierare la forza pubblica” contro persone stremate e vulnerabili, Carola Rakete afferma con semplicità: “So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”. E il rischio non è da poco, in base al decreto sicurezza appena approvato dal governo: multa fino a 50.000 euro, confisca della nave e incriminazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Eppure, come tutti i Giusti che a cominciare da Antigone nel corso della storia hanno scelto di disobbedire alle leggi inique, nelle sue parole si sente la coerenza di chi mette la salvezza di altri esseri umani al di sopra di tutto, anche con un grande rischio personale.</p>



<p>E’ proprio questo che alla fine alimenta la speranza: chi aiuta e salva i migranti rappresenta oggi l’avanguardia di un’umanità che non vuole arrendersi a politiche brutali, ma tanti altri si stanno unendo a quella che per ora è una minoranza – è vero, inutile negarlo – ma che non lo resterà a lungo. E in questo senso il compito di “verità e giustizia” degli attivisti, dei giornalisti e di chi, come me, è un po’ tutte e due le cose è irrinunciabile e fondamentale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/grazie-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-876775"/></figure></div>



<p>Disegno di&nbsp;Francesco Piobbichi,&nbsp; attivista di Mediterranean Hope e membro del Forum Lampedusa Solidale.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/06/dichiarazioni-Carola.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-877100"/></figure></div>
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		<title>Diario da Cuba (3). Informazione (?)</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Sep 2017 08:29:58 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Eccoci con il nostro diario da Cuba, parte terza. Tutte le persone con cui abbiamo parlato ci hanno detto che i quotidiani dell&#8217;isola riportano le stesse notizie. Sui giornali non si critica il governo e non ci sono notizie di cronaca nera: alcune persone rimarcano il fatto che questo sia tipico delle dittature (che non vogliono dissensi) e altri, invece, pensano che i governanti – tramite gli organi di stampa – non vogliano creare pensieri negativi nel popolo.</p>
<p>La fotografia di seguito riporta il quotidiano “Granma” che è quello ufficiale, il giornale di Stato; poi si vede il giornale dell&#8217;UNEAC, che è il luogo di ritrovo degli artisti e degli intellettuali cubani; infine è stata ripresa l&#8217;intestazione de “L&#8217;Avanguardia”, un organo di informazione locale, della città di Santa Clara. Su questa testata vengono pubblicate alcune vignette del collettivo MENAITO.</p>
<p>Ecco un loro progetto sui muri della città in cui gli autori dicono il loro NO alla guerra, a qualsiasi guerra.</p>
<p>Proprio in questi giorni si sono raffreddati di nuovo i rapporti tra USA e Cuba e i diplomatici americani hanno lasciato l&#8217;Avana&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9481" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="6000" height="4000" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 6000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/09/DSC_0544-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 6000px) 100vw, 6000px" /></a><a 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		<title>Ziad Doueiri, arrestato e rilasciato . La maledizione mediorientale: non c&#8217;è pace per la cultura</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Sep 2017 08:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ha prevalso l’istinto repressivo, la pulsione incoercibile alla guerra santa. Come se nella fornace del Medio Oriente non possa esserci mai pace, nemmeno una pace culturale di Pierluigi Battista (Da Corrieredellasera.it) &#38;amp;amp;amp;lt;img alt=&#8221; &#8221;&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 class="article-title">Ha prevalso l’istinto repressivo, la pulsione incoercibile alla guerra santa. Come se nella fornace del Medio Oriente non possa esserci mai pace, nemmeno una pace culturale</h1>
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<h3 class="article-signature">di <span class="writer">Pierluigi Battista</span></h3>
<p>(Da Corrieredellasera.it)</p>
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</div>
<div>
<div class="chapter clearfix">
<p class="chapter-paragraph">È come se il regista Ziad Doueiri, nel percorso che da Venezia lo ha portato a Beirut, avesse compiuto un vertiginoso viaggio nel tempo, all’indietro però. Un tuffo nel passato, dalla libertà dell’arte e della cultura che per il suo film <em>The insult</em> nella Mostra veneziana del cinema aveva appena premiato come miglior interprete maschile l’attore Kamel el Basha, al regime autoritario e arrogante del Libano, dove il regista è stato arrestato (e poi rilasciato) con l’accusa grottesca di «tradimento». Sembra una maledizione: non appena il cinema, i libri, l’arte in genere suscita l’illusione di un regno se non ideale, almeno passabilmente decente, in cui la persecuzione ideologica, la protervia bellicista, la discriminazione, la smania censoria siano messe da parte nel mondo della cultura, subito la realtà si incarica di riferirci che un regista apprezzato debba essere minacciato perché nella messa in opera di un film ha osato girare alcune scene nell’odiatissimo, vituperatissimo, scomunicatissimo Stato di Israele. Il Libano avrebbe ben potuto gloriarsi del prestigioso riconoscimento veneziano, e infatti già nei vertici politici libanesi si era fatta strada di fare del film di Doueiri una bandiera nazionale per gli Oscar. Ma niente, ha prevalso l’istinto repressivo, la pulsione incoercibile alla guerra santa. Come se nella fornace del Medio Oriente non possa esserci mai pace, nemmeno una pace culturale, una tregua, un momento di respiro, e infatti un altro film premiato a Venezia, «Foxtrot», sta suscitando ardenti polemiche in Israele prima ancora di essere visto. Come se l’eccesso, la dismisura, la sproporzione di un fanatismo politico senza freni non potesse che agire così, arrestando all’alba un regista apprezzato nel mondo solo perché ha avuto l’imprudenza di oltrepassare un confine proibito. Una maledizione, appunto. Una tragedia politica che non conosce armistizi.</p>
</div>
<p class="chapter-paragraph"><strong>QUI DI SEGUITO IL COMUNICATO STAMPA DEL SINDACATO DEI CRITICI CINEMATOGRAFICI ITALIANI PER LA SUA IMMEDIATA LIBERAZIONE</strong></p>
</div>
<p>Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani<strong> condanna fermamente l’arresto del regista Ziad Doueiri,</strong> il cui film <strong>The Insult</strong> ha conquistato la Coppa Volpi attribuita a Kamel El Basha per la migliore interpretazione maschile.</p>
<p>Il regista, già autore di West Beirut, arrestato dalla polizia al suo arrivo in Libano, dovrà affrontare un processo pochi giorni prima del lancio del suo film nei cinema libanesi.</p>
<p>Si tratta di un atto di intimidazione inaccettabile. Di un sopruso intollerabile.</p>
<p>Il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e la Settimana Internazionale della Critica di Venezia si schierano al fianco di Ziad Doueiri e di tutti coloro che hanno reso possibile la realizzazione di The Insult, ribadendo il proprio <strong>“NO!” inequivocabile a tutte le forme di censura e di intimidazione nei confronti dei registi, del cinema e dell’arte.</strong></p>
<p><strong>Auspicando la liberazione immediata di Ziad Doueiri, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani ribadisce che la libertà d’espressione e di parola è intoccabile.</strong></p>
<p><strong>No alla censura.</strong></p>
<p><strong>No alle minacce.</strong></p>
<p><strong>No alla paura. </strong></p>
</div>
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		<title>Il diritto del dissenso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 06:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Amina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può discutere sulle modalità di dissentire o di protestare, ma non del diritto di farlo. Inna Shevchenko, Oksana Shachko, Anna Hutsol sono le cofondatrici dell&#8217;Ong femminista Femen, fondata nel 2008 in Ucraina e&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
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<p></p>
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Si può<br />
discutere sulle modalità di dissentire o di protestare, ma non del<br />
diritto di farlo.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Inna<br />
Shevchenko, Oksana Shachko, Anna Hutsol sono le cofondatrici dell&#8217;Ong<br />
femminista <i>Femen</i>,<br />
fondata nel 2008 in Ucraina e che oggi vede attiviste anche in<br />
Italia, Germania, Olanda, Francia, Brasile, Stati Uniti e Canada. Le<br />
donne, giovani e meno giovani, organizzano dei blitz, si mostrano a<br />
seno nudo e con scritte rosse sul corpo e gridano slogan.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il loro<br />
nome &#8211; “femen”, appunto &#8211; significa, in latino, “coscia” e<br />
proprio il corpo è la loro unica arma per combattere la<br />
mercificazione e la denigrazione della donna in tutte le società, il<br />
turismo sessuale e ogni forma di sessismo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
protesta delle <i>Femen</i><br />
è arrivata anche in Tunisia. Ma per poco.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Perchè<br />
l&#8217;attivista che voleva lanciare il movimento anche nel Paese<br />
nordafricano, Amina, è stata raggiunta da una <i>fatwa,<br />
</i>ovvero<br />
è stata minacciata di morte.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
19<br />
anni, studentessa liceale, Amina aveva pubblicato sulla propria<br />
pagina Facebook alcune sue  fotografie a seno scoperto con le<br />
scritte, in arabo e in inglese,  “ Il mio corpo mi appartiene e non<br />
è di nessuno” mentre fuma una sigaretta, oppure “Fanculo la tua<br />
moralità”. La pagina del social-network ha raccolto 3700 amici, ma<br />
anche tantissimi insulti.  Anche la sua famiglia non ha accettato<br />
l&#8217;atto di rivolta della ragazza, atto che in Tunisia è passibile,<br />
dal punto di vista penale, di una condanna a sei mesi di reclusione<br />
per l&#8217;accusa di “offesa al pudore”. Ma non è finita qui.</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
martedì scorso non si hanno più notizie di Amina: il cellulare è<br />
spento e risultano disattivati i suoi profili Facebook e Skype.  La<br />
situazione è preoccupante se si considera che la ragazza è stata<br />
minacciata da un gruppo di salafiti i quali &#8211; tramite una<br />
dichiarazione ufficiale del predicatore integralista Adel Almi &#8211;<br />
hanno richiesto, per lei, la quarantena, la fustigazione e,infine, la<br />
lapidazione.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
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