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	<title>dissidenti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Cile: 13/09/1973 – 13/09/2023</title>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="417" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17213" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci-300x156.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ci-768x400.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>Relatives of the Association of Executed Politicians takes part in a demonstration commemorating another anniversary of Chile&#8217;s 1973 military coup, in Santiago, Chile, Sunday, Sept. 9, 2018. The coup toppled Chilean President Salvador Allende and began the military dictatorship of Gen. Augusto Pinochet on Sept. 11, 1973. (AP Photo/Esteban Felix)</figcaption></figure>



<p><br>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>L&#8217;11 settembre è stato il Cinquantesimo anniversario del “Golpe de Estado” in Cile guidato dal generale Augusto Pinochet contro il governo democratico di Salvador Allende. È curioso e anche sorprendente che un evento così grave per la democrazia di un Paese sia avvenuto lo stesso giorno dell&#8217;attacco alle Torri Gemelle di New York, ma 28 anni prima.<br>Quel tragico giorno di settembre del &#8217;73 diede inizio a un incubo che portò alla scomparsa e all&#8217;assassinio di oltre 4.000 persone in 17 anni di dittatura, secondo gli ultimi dati dell&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH). Senza contare il numero di persone torturate, stuprate, prigioniere o comunque vittime del potere repressivo, in questo caso si arriva a cifre agghiaccianti: più di 40.000 persone e<br>migliaia e migliaia di esuli politici.<br>Lo scorso 11 settembre, migliaia di persone testimoni di quegli anni hanno sfilato per le strade di Santiago, uomini e donne, vestiti di nero e con candele in mano, hanno ricordato per l&#8217;ennesima volta la dolorosa perdita di figli e figlie, mariti, mogli, padri o madri, amici, vicini o semplicemente connazionali mai più rivisti.<br>Lo stadio di Santiago è stato il più grande centro di detenzione e tortura della dittatura di Pinochet; decine di ex prigionieri politici sono tornati lo scorso 11 settembre per commemorare il momento, per ricordare che questa ferita non è del tutto chiusa, per onorare la memoria di tutti i “desaparecidos” e di tutte le persone che sono state torturate e uccise lì. Ora questi spazi sono un Museo della Memoria Nazionale per non dimenticare, per dire “NUNCA +”.<br>Come dicevamo, gli esuli negli anni immediati all’inizio della dittatura, sono stati migliaia e migliaia, in tutto il mondo e soprattutto in America Latina, molti di loro, in preda alla disperazione, arrivarono in Venezuela, una terra gentile che ha sempre accolto gli esuli di tutto il mondo. Tanti artisti, poeti, scrittori, persone comuni che erano state torturate e che stavano scappando dalle tenebre. Tra tutti questi è arrivato Manuel, un bambino di soli 7 anni. Arrivò accompagnato dalle due sorelle maggiori, dalla madre e dal padre, che aveva lavorato a diretto contatto con l&#8217;ufficio del sindaco di Santiago, è che è scappato giusto in tempo. Loro, come tanti altri, ricostruirono le loro vite da zero e cercarono di sanare ferite profonde. Non ho mai chiesto loro se quelle ferite veramente siano mai guarite. Forse non lo farò mai.<br>Quante fotografie in bianco e nero ho visto che uscivano dai portafogli, parenti o amici scomparsi. Volti sorridenti, giovani e non solo. Abbiamo ascoltato storie terribili. Quante persone ho incontrato strada facendo in Venezuela che dicevano a capo chino di essere cilene, ma non per vergogna bensì per tristezza, una profonda tristezza e malinconia che ho continuato a percepire sempre, latente, quando sono stata in Cile ma anche in giro per il mondo, incontrandoli. Ancora oggi penso che questa tristezza<br>non sia mai stata superata.<br>Come tutti i regimi dittatoriali, come tutti i genocidi della nostra storia, quello del Cile, come quello dell&#8217;Argentina, ha segnato profondamente il subcontinente latinoamericano negli anni settanta e ottanta, unendo ancora di più i nostri popoli. Storie che non dimenticheremo mai, immagini che ricorderemo per sempre: i bombardamenti e la distruzione della Moneda, la morte di Salvador Allende, la immagine dello stadio, gli incendi nelle strade, i militari pronti a sparare, la gente spaventata, i carrarmati per strada, il<br>racconto dell’assassinio di Victor Jara, i morti, i volti dei “desaparecidos”.<br>Atrocità. Buio. Tragedia. Morte. Ferita profonda. Il colpo di Stato in Cile è stato un crimine e su questo non ci sono dubbi.</p>



<p><br>&#8220;A mi no me lo contaron, yo lo viví, tenía 23 años y supe lo que era la democracia en este país, y estoy<br>aquí para decirle a los jóvenes, sobre todo a los jóvenes, a los niños, que la democracia hay que<br>cuidarla&#8221;.</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Doppio fondo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 14:36:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I desaparecidos insegnano ancora di Alessandra Montesanto Nel 2004, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, viene trovato un corpo al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. Muriel è una giornalista del quotidiano locale e&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="536" height="828" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/doppio-fondo-194x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 194w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></a></figure>



<p>I desaparecidos insegnano ancora</p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Nel 2004, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, viene trovato un corpo al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. Muriel è una giornalista del quotidiano locale e inizia a prendere informazioni per coprire la notizia, notizia che la porterà molto lontano. Parallalelamente, infatti, in Argentina, si dipana la vicenda di una donna dai molti nomi: Marie, Soledad, Juana.</p>



<p>Muriel, affiancata da una signora anziana Genèviev, da un giovane uomo, Marcèl e via via da altri, tra cui il capo della Polizia del villaggio, con passione e tenacia, introduce anche il lettore nella ricerca dell&#8217;identità del cadavere emerso e nelle pieghe della Storia recente che ha visto in azione una delle dittature più brutali del &#8216;900: quella dei governi di destra in America latina.</p>



<p>Tutto questo viene raccontato nel romanzo-inchiesta intitolato “Doppio fondo” di Elsa Osorio, che in Argentina ha ottenuto per questo lavoro il Premio Nazionale di Letteratura, edito in Italia da Guanda.</p>



<p>Molti i sentimenti che nascono e crescono in chi legge, man mano che affiorano i dati, i nomi, le violenze (fisiche e psicologiche) perpetrate e subite da persone che, in quegli anni, per chi lottava su parti opposte della barricata; chi lottava per un Paese, l&#8217;Argentina, libro e democratico e chi, invece, per sete di Potere e di denaro. Siamo tra il 1976 e il 1978, ma la dittatura civile-militare argentina durò fino al 1983 e l&#8217;ombra lunga dell&#8217;orrore arriva fino a noi.</p>



<p>L&#8217;autrice, anche di sceneggiature cinematografiche, non insiste sui particolari più crudi riguardanti le torture nei confronti dei militanti dei gruppi oppositori (i Montoneros, in particolare), ma in un lungo racconto segue ogni indizio da una parte per capire chi sia la donna (perchè si tratta di una donna) ritrovata a Turballe e, dall&#8217;altra, per intrecciare la sua morte alla Guerra sporca argentina.</p>



<p>Tanti i nomi, verificati e verificabili perchè reali, tanti i luoghi: da Emilio Eduardo Massera a Licio Gelli, dall&#8217; ESMA (il famigerato centro di detenzione dei prigionieri) all&#8217;Eliseo, per non tralasciare il ruolo della Chiesa, molte le informazioni documentate che creano un climax ascendente e avvolgono la storia di misteri e indignazione.</p>



<p>Molti i nomi anche della scomparsa: Marie-Soledad-Juana e molte le sue identità: da combattente, a spia interna, ma sempre e soprattutto madre. Matìas è suo figlio, oggi giovane uomo, che a soli tre anni è stato imprigionato insieme a sua mamma, inconsapevole di ciò che i carnefici le avevavo; riescono a fuggire, ma le loro strade si dovranno separare.</p>



<p>Muriel e i suoi “colleghi” investigatori, grazie alla penna delicata e precisa allo stesso tempo della Osorio, e grazie anche alla struttura, quasi filmica, del testo complessivo &#8211; tra flashback, corripondenza, la voce dei personaggi a volte interna e altre esterna, un montaggio alternato che ci accompagna tra Presente e Passato &#8211; riesce a portare a termine la ricerca, squarciando il velo di omertà, di ipocrisia (che ha coinvolto anche molte cittadine e cittadini, non solo le istituzioni), di paura steso sugli ultimi cinquant&#8217;anni della Storia di una parte del nostro mondo, non solo con l&#8217;intento di portare a galla la Memoria, ma per lanciare un allarme, ancora del tutto attuale, sul pericolo che vengano aboliti i diritti umani, le libertà fondamentali per ciascuno di noi, se orientati al Bene comune.</p>



<p>Ma il romanzo non è solo questo &#8211; che è già tantissimo &#8211; è anche la narrazione di emozioni universali: la rabbia per l&#8217;abbandono, il perdono alla luce della cosapevolezza, il coraggio per la verità e la Giustizia. E poi l&#8217;Amore, forse quello più autentico: quello di una madre per un figlio e di un figlio per la propria genitrice. E questo fa di ogni desaparecido, un essere umano, non un numero, ma una persona in carne e ossa, uomo o donna che sia.</p>



<p>“<em>Del resto queste righe non pretendono di colmare un vuoto incolmabile ma solo di intessere una piccola rete di ricordi a cui spero aggiungerai i tuoi, per immaginarci in tutta quella vita che avrebbe potuto essere e non è stata”.</em></p>



<p>“<em>Juana non vuole che le ricordi quanto puzza la morte. Né quanto puzza la paura. L&#8217;odore della paura serpeggia per i muri, rende l&#8217;aria irrespirabile, è più forte della sporcizia, degli stracci macchiati, più forte di tutto”.</em></p>



<p>“<em>&#8230;Ero dovuta andar via per non vivere una situazione vergognosa, per darti una madre rispettabile”.</em></p>
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		<title>Otto marzo tutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazara e minoranze in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 07:48:33 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="724" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16875" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-724x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 724w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-212x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-768x1087.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-1086x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1086w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1-1448x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1448w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/Serata_10_03_23_OK-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1753w" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" /></a></figure>



<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di invitarvi all&#8217;evento intitolato &#8220;Otto marzotutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazare e minoranze in Afghanistan&#8221; che si terrà venerdì 10 marzo a partire dalle ore 21 (dalle ore 19.30, per chi vuole, sarà possibile gustare un aperitivo etnico) presso il circolo ACLI Lambrate &#8220;Giovanni Bianchi&#8221;, in Via Conte Rosso, 5 a Milano (MM2 Lambrate).</p>



<p>Sarà proiettato il documentario &#8220;BEHIND VENICE LUXURY&#8221; alla presenza del regista e attivista AMIN WAHIDI </p>



<p>Verrà presentato il saggio &#8220;VOCI DALL?HAZARISTAN&#8221; alla presenza dell&#8217;autore Claudio Concas </p>



<p>e saranno presenti alcune DONNE HAZARE (l&#8217;etnia hazara è la più perseguitata in Afghanistan) che daranno la loro importante testimonianza sulla violazione dei diritti, sulla loro lotta per la parità di genere e sull&#8217;importanza dell&#8217;impegno politico e sociale. </p>



<p>Con la collaborazione di ViviLambarte, del Tavolo per la Nonviolenza e del Municipio 3 </p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Una partigiana della Memoria: Vera Vigevani Jarach</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 09:25:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Una donna piccola, di quasi novantacinque anni, gracile, seduta su una sedia a rotelle; ma che forza! Che occhi vispi! Che voce! Sto parlando di Vera Vigevani Jarach, ebrea italiana fuggita&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>Una donna piccola, di quasi novantacinque anni, gracile, seduta su una sedia a rotelle; ma che forza! Che occhi vispi! Che voce!</p>



<p>Sto parlando di Vera Vigevani Jarach, ebrea italiana fuggita nel 1939 alle leggi razziali fasciste e rifugiatasi con la famiglia in Argentina dove ora vive fin da quando era piccola, a Buenos Aires. </p>



<p>Il Destino, però, vuole che la sua esistenza sia colpita ancora una volta dalla parte più buia della Storia: quella dittatura militare che si abbatte sull&#8217;Argentina tra il 1976 e il 1983, a timbro del generale Jorge Rafael Videla e altri due comandanti delle Forze armate, dopo il rovesciamento di tutte le autorità costituzionali e con la sparizione di 30mila persone dissidenti, i <em>desaparecidos</em>. </p>



<p>Franca Jarach, figlia di Vera, è una di loro; scompare a 18 anni e, dopo una lunga lotta, la madre ha scoperto che anche la giovane ragazza fu torturata, sedata e il suo corpo gettato nell&#8217;oceano con uno dei numerosi voli della morte. </p>



<p>Mercoledì 8 febbraio, presso la Biblioteca Chiesa Rossa di Milano, ho avuto l&#8217;opportunità e il privilegio di ascoltare le parole di Vera, di parlarle, di accarezzarle le mani: è stata un&#8217;emozione forte perchè, da dieci anni mi occupo di diritti umani insieme al mio meraviglioso staff, e sentire una donna così combattiva, così dedita all&#8217;impegno per il bene comune, così determinata mi ha infuso energia nuova per continuare a educare ai diritti fondamentali, al rispetto reciproco, alla giustizia sociale, all&#8217;educazione civica e al rispetto della democrazia. Non mi sono sentita sola, anzi. </p>



<p>L&#8217;incontro è stato organizzato dall&#8217;Associazione 24 marzo Onlus, altre persone che credono nei principi della Verità e della Giustizia, come ha ricordato Vera Jarach, con fermezza; così come ha detto di essere preoccupata perchè vede il ritorno, in Italia, del fascismo ed è  prioritario, quindi, salvaguardare la nostra Costituzione; e poi la guerra vicina &#8211; così come i conflitti lontani &#8211; non devono essere sottovalutati, ma bisogna ritornare a lavorare per la pace, a partire da noi stessi. Eravamo in una biblioteca di un quartiere periferico di Milano e la Jarach ha chiesto di raccontarne la storia e poi, al pubblico,. &#8220;Cos&#8217;è per voi una biblioteca&#8221;? e io ho risposto &#8220;Per me è un tempio&#8221;: i suoi bellissimi occhi si sono illuminati&#8230;e io mi sono commossa. </p>



<p>Vorrei concludere con la notizia di una campagna a cui Associazione Per i Diritti umani aderisce molto volentieri: </p>



<p>AYUDANOS A ENCONTRARTE, Aiutaci a trovarti.</p>



<p>Campagna Argentina per il diritto alla identità.</p>



<p>#ArgentinaTeBusca, Argentina ti cerca</p>



<p>Tra il 1976 e il 1983 si instaurò in Argentina un governo militare che attuò un piano sistematico di appropriazione dei neonati, bambini e bambine che vennero separati dalle loro madri e dai loro padri scomparsi. Le loro identità furono cambiate e vennero dati in adozione, cancellando le loro radici familiari.</p>



<p>Per questo motivo, Vera Jarach e altre donne, hanno costituito il gruppo della Madres de Plaza De Majo: si incontrano ogni giovedì, davanti al municipio di Buenos Aires, camminando in cerchio e indossando il loro fazzoletto bianco con scritto &#8220;Nunca mas (Mai più) e il nome dei/delle loro nipoti scoparsi/se per ritrovarle. Possono essere ovunque nel mondo. </p>



<p>Oggi, lo Stato argentino si è preso la responsabilità di aiutare le madres nella ricerca e sono 130 le persone che hanno recuperato la propria identità., la propria storia, le proprie radici biologiche.</p>



<p>Ci rivolgiamo direttamente a tutte e a tutti:</p>



<p>Tu potresti essere una delle persone, figlia o figlio di un desaparecido. Se hai qualche dubbio sulla tua identità, sulla tua origine o hai informazioni utili a questa ricerca, contatta il seguente sito: www.cancilleria.gob.ar/encontrarte?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Sarà svolto tutto in forma confidenziale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Gli orsi non esistono: Jafar Panahi e il suo Cinema di denuncia del regime in Iran</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 07:36:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p></p>



<p>Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 6 ottobre. </p>



<p></p>



<p>Un regista è costretto a seguire a distanza, tramite un computer, le riprese clandestine del suo ultimo film che viene girato nella città di Teheran perchè si trova esiliato in un remoto paesino rurale, al confine tra Iran e Turchia: le autorità governative lo considerano un dissidente e gli vietano di lavorae. Nel piccolo villaggio, il cineasta all&#8217;inizio viene accolto con curiosità: qui, nonostante il veto, sta realizzando un&#8217;opera che riguarda due coppie di innamorati che tentano di fuggire dal Paese di origine dopo anni di ricerca dei documenti falsi per l&#8217;espatrio, ma si ritrova a fotografare un ragazzo e una ragazza che si baciano, denunciando un amore proibito; l&#8217;immagine diventa la prova all&#8217;interno di un processo pubblico, secondo le leggi e le tradizioni ataviche del luogo, che vedrà coinvolti il regista, i due giovani, la comunità, il Potere e&#8230; un bambino. E l&#8217;artista, prima apprezzato dopo aver superato una certa diffidenza verso chi è estraneo da parte degli abitanti del paesino, ora diventa il possibile testimone di una grave ingiustizia.</p>



<p>Il protagonista del film, suo malgardo, è lo stesso Jafar Panahi che, al termine della narrazione, tira il freno a mano della sua vettura, dopo aver assistito a una situazione drammatica e aver preso una decisione difficile, ma eticamente necessaria.</p>



<p>Il cineasta iraniamo fin dal 2010 è perseguitato dal regime per le sue posizioni politiche ed è quindi sottoposto ad una serie di misure che limitano la sua libertà personale, e i diritti fondamentali quali: svolgere la propria professione e esprimere le proprie opinioni. Lo scorso luglio è stato nuovamente arrestato per aver sostenuto il collega Mohammad Rasoulof, ma ha proposto alla 79ma Mostra del Cinema di Venezia il film intitolato <em>Gli orsi non esistono </em>(<em>No bears</em>), vincendo il Premio Speciale della Giuria.</p>



<p>Lo spettatore segue, nella prima sequenza, i movimenti di una coppia in procinto di scappare dal Paese grazie a passaporti contraffatti per poi spostare lo sguardo verso le immagini di un computer che riflettono quelle di un film che si sta svolgendo nella capitale. Questi primi minuti narrativi contengono una dichiarazione di intenti del nuovo lavoro di Panahi: una riflessione accurata, intellettualmente complessa, sulle possibilità della tecnologia nel mescolare finzione e realtà con l&#8217;intento di dimostrare che, spesso e soprattutto nei Pasi sotto dittatura, l&#8217;attualità violenta supera la fantasia. Non solo autore, ma anche sceneggiatore e attore, Panahi vuole svelare l&#8217;ignoranza, l&#8217;ipocrisia, la brutalità del Potere sia nelle grandi città sia nei villaggi interni del suo Paese in cui a farne le spese è la società civile e in particolare i giovani che avrebbero diritto ad una vita e ad un futuro sereni. Per continuare a denunciare, quindi &#8211; come con tutti gli ultimi suoi film &#8211; Panahi utilizza gli strumenti a disposizione: cinepresa a mano (che permetterà di utilizzare anche ad una persona inesperta purchè si documenti), zoom, rottura della quarta parete, il pedinamento degli attori (vedi la scena con i contrabbandieri); e poi schermo del computer e del telefono cellulare per moltiplicare le immagini e creare un&#8217;opera meta-cinematografica come nella lezione appresa dal Maestro Abbas Kiarostami di cui è stato aiuto regista.</p>



<p>Molto rimane fuori campo per sottolinerare da una parte l&#8217;importanza dell&#8217;immaginazione e del coinvolgimento di chi prende parte alla visione e, dall&#8217;altra, per fare un riferimento alla censura da parte del regime che opprime la libera creatività e condiziona le scelte di vita delle persone. E chi sono in fondo gli orsi del titolo? Sono proprio gli uomini al potere, gli esponenti delle istituzioni politiche e teocratiche che utilizzano tradizioni antiquate, la mentalità ottusa e patriarcale e abitudini reiterate per generare paure, per minacciare e per eliminare gli oppositori. Il Cinema è Cultura e la Cultura può essere un&#8217;arma pacifica per contrastare la repressione: ecco perchè i cineasti vengono imprigionati e i giovani vogliono trovare una via di fuga in Europa se soltanto una presunta fotografia scattata inavvertitamente può mettere in pericolo l&#8217;esistenza stessa di due innamorati, senza nemmeno lo scrupolo di coinvolgere un bambino in una vicenda paradossale e brutale allo stesso tempo.</p>



<p>In un&#8217;inquadratura, infine, si vedono una sedia vuota un posto lasciato libero: quel posto verrà riempito da chi deciderà di continuare a battersi per la Verità e, a tal proposito, noi ci sentiamo di dedicare questa recensione all&#8217;attivista Masha Amini e a tutte le donne iraniane (e non solo) che osano affermare i diritti universali anche al costo più alto.</p>
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		<title>Iran, tempi duri per società civile e difensori dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2022 08:42:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Giuseppe Acconcia A pochi mesi dall’insediamento del presidente conservatore Ebrahim Raisi e con i colloqui per il ritorno all’accordo sul nucleare ancora incerti, gli iraniani sono colpiti come non mai dalla crisi economica&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Iran-Human-rights-640x381-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="640" height="381" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Iran-Human-rights-640x381-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16157" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Iran-Human-rights-640x381-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/03/Iran-Human-rights-640x381-1-300x179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></a></figure>



<p><br>di Giuseppe Acconcia</p>



<p><br>A pochi mesi dall’insediamento del presidente conservatore Ebrahim Raisi e con i colloqui per il ritorno all’accordo sul nucleare ancora incerti, gli iraniani sono colpiti come non mai dalla crisi economica e sono stanchi delle restrizioni alle libertà civili. Se i trasferimenti delle ingenti risorse che riempiono le casse iraniane grazie al ricco mercato petrolifero vanno sempre più diretti nel mercato privato e nel settore para-statale, i settori agricolo e industriale risentono come non mai della stagnazione economica. Crisi che con un’inflazione al 47% e gli effetti della guerra in Ucraina ha ripercussioni sempre più significative sugli iraniani, costretti già a fronteggiare le conseguenze nefaste delle sanzioni internazionali, volute dalla comunità internazionale e rafforzate dal pugno duro dell’amministrazione Trump negli Stati Uniti.</p>



<p><br>Le restrizioni contro i difensori dei diritti umani</p>



<p><br>La lista degli attivisti e degli esponenti della società civile arrestati e condannati, in questa nuova stagione di revival conservatore, si allunga sempre di più. L’attivista per i diritti umani, Narges Mohammadi, è stata condannata a sei anni di prigione per “atti contro la<br>sicurezza nazionale”, e a due anni di prigione e 74 frustate per attacchi all’ordine pubblico in assenza del suo avvocato. Lo scorso 19 gennaio Mohammadi era stata trasferita dopo 64 giorni di isolamento dalla prigione di Evin nel carcere di Qarchak.<br>La nuova condanna è arrivata dopo il rilascio di Mohammadi che già aveva trascorso un anno in carcere. Il suo arresto risaliva al novembre 2019 quando Mohammadi stava partecipando al funerale di Ebrahim Ketabdar, uno tra le decine di vittime delle proteste<br>anti-governative che hanno attraversato il paese. La precedente condanna a 30 mesi di prigione e al bando dalla partecipazione alla vita politica per due anni per Mohammadi è arrivata nel maggio 2021 con l’accusa di “propaganda contro il sistema politico e ribellione<br>contro l’amministrazione penitenziaria”.<br>Secondo il suo avvocato, durante l’udienza, durata solo pochi minuti, lo scorso 12 gennaio, il giudice ha fatto anche riferimento, tra le accuse, alla nomination al premio Nobel per Mohammadi, presentata da due parlamentari norvegesi. Già nel 2015 Mohammadi era stata condannata a dieci anni di prigione per aver fondato un “gruppo illegale”. Il riferimento è a Step by Step to Stop the death penalty, think tank che si adopera nella sensibilizzazione contro l’uso della pena di morte in Iran, della quale però<br>Mohammadi non risulta tra i membri fondatori. Abtin Baktash e la fine in prigione.<br>A colpire gli attivisti iraniani sono poi le difficili condizioni di detenzione, in particolare in relazione alle ondate pandemiche di Covid-19 che in Iran hanno causato oltre 135mila morti. La stessa sorte è toccata al poeta e regista iraniano, Baktash Abtin, 47 anni, che è<br>morto in prigione dopo aver contratto per la seconda volta il virus lo scorso 8 gennaio. La notizia è stata diffusa dall’Associazione degli Scrittori iraniani (Iwa), associazione che Abtin guidava. Secondo Iwa, il trasferimento di Abtin dal carcere all’ospedale Taleghani con l’aggravarsi della malattia da Covid-19 è arrivato troppo tardi mentre sarebbero state fatte pressioni sulla sua famiglia perché venissero accelerati i tempi del suo funerale. Abtin era stato condannato dalla Corte rivoluzionaria di Teheran lo scorso 15 maggio a sei anni di prigione, insieme a Keyvan Bajan e Reza Khandan Mahabadi per “attacchi alla sicurezza nazionale” e “propaganda contro lo stato”.<br>Prima di Abtin, dall’inizio dell’anno era già deceduto in detenzione l’attivista di opposizione, Kian Adelpour, che aveva iniziato uno sciopero della fame nella prigione di Ahwaz. Altri due attivisti, Sasan Nikfans, accusato di propaganda anti-regime, e il sostenitore dei diritti della minoranza sufi, Behnam Mahjoobi, sono morti in prigione nel 2020. Secondo le loro famiglie, le due morti sono legate a ritardi nell’accesso alle cure mediche.<br>Buone notizie sono arrivate invece per Aras Amiri, dipendente del British Council arrestata al suo arrivo a Teheran nel 2018. È stata rilasciata e ha lasciato il paese dopo la condanna a dieci anni con accuse di spionaggio. Aras ha sempre negato le accuse e in una lettera<br>nel 2019 a Raisi, quando guidava il sistema giudiziario, ha denunciato di essere stata arrestata per essersi rifiutata di lavorare in attività di spionaggio per l’Intelligence iraniana.<br>I cittadini con doppia cittadinanza sono sempre più spesso nel mirino delle autorità iraniane. Come nel caso della cittadina anglo-iraniana, Nazanin Zaghari-Ratgliffe, e dell’ingegnere, Anoosheh Ashoori, che hanno accusato le autorità iraniane di trattarli come pedine di scambio con le autorità inglesi. È tornata in carcere invece, l’accademica franco- iraniana Fariba Adelkha. Condannata a cinque anni in prigione dal maggio 2020 con l’accusa di “cospirazione contro la sicurezza nazionale”, Adelkha era stata rilasciata. Il collettivo a sostegno di Adelkha ha fatto sapere in una nota che “il governo iraniano sta usando in modo cinico la nostra collega per scopi di politica interna ed estera che restano opachi e non hanno niente a che fare con le sue attività”. Secondo il gruppo, l’arresto avrà effetti negativi sulla salute di Adelkha così come è avvenuto nel caso di Baktash Abtin.<br>Infine, ha suscitato molte polemiche in Iran il caso di cronaca che ha coinvolto la 17enne, Ghazaleh Heydari, decapitata in una “disputa familiare”. Heydari, che viveva nella provincia araba del Khuzestan, si era sposata con suo cugino all’età di 12 anni. Dopo il femminicidio, sono stati arrestati il marito e il cognato della vittima che avrebbe subito anche maltrattamenti domestici e per questo avrebbe tentato di fuggire in Turchia.<br>Nonostante la legge per la Protezione, dignità e sicurezza delle donne sia stata introdotta lo scorso anno dal parlamento iraniano, molti attivisti per i diritti umani criticano la mancanza di una definizione chiara di violenza domestica contro le donne in Iran e i limiti imposti nella criminalizzazione dello stupro e del matrimonio di minorenni.<br>Sono bastati pochi mesi di governo dei conservatori dopo la fine dei due mandati del moderato, Hassan Rouhani, per aggravare la situazione dei difensori dei diritti umani e degli attivisti politici in Iran che continuano ad affollare le carceri del paese. Mentre non si<br>fanno passi avanti nei negoziati sul nucleare, nonostante le posizioni meno intransigenti del presidente Usa, Joe Biden, e le mediazioni del Qatar, e si intensificano gli scontri reciproci in Yemen tra milizie filo-iraniane Houthi, da una parte, ed Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, dall’altra, a fare i conti con la crisi economica e la censura interna è ancora una volta il popolo iraniano.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Tania Bruguera: la verità anche a scapito del mondo</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jan 2022 10:05:27 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2004-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2004-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16095" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2004-1-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2004-1-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2004-1-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2004-1-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2004-1-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>Tania Bruguera è considerata una delle artiste più influenti del mondo contemporaneo e il PAC (Padiglione di Arte contemporanea di Milano) accoglie una sua esposizione dal titolo: “La verità anche a scapito del mondo”, a cura di Diego Sileo, visitabile fino al 13 febbraio 2022.</p>



<p>Bruguera, forte del suo impegno nell&#8217;attivismo, produce opere ad ampio raggio in grado di restituire la complessità della nostra realtà; nata a l&#8217;Avana, dieci anni dopo l&#8217;ascesa del regime castrista, ha da giovane avviato la propria carriera basata sull&#8217;indaigne di argomenti quali: l&#8217;emigrazione, l&#8217;esilio, la memoria collettiva, la manipolazione della Storia, la censura&#8230;A partire dagli anni 2000 tte in atto progetti artistici partecipativi, funzionanti cioè solo in presenza di una comunità, eliminando il confine tra Arte e Vita e trasformando il linguaggio estetico in uno strumento utile per l&#8217;indagine o la risoluzione di problemi sociali, legati in particolare ai diritti umani.</p>



<p>“La verità a scapito del mondo”: il titolo della mostra si riferisce ad un talk show della Germania Ovest a cui partecipò Anna Arendt nel 1964: il conduttore le chiede se ci siano motivi validi per tacere su alcune cose che la filosofa sa, e la Arendt risponde: “Fiat veritas et pereat mundus” &#8211; Sia detta la verità anche a scapito del mondo, invertendo la locuzione latina originale che recita: “fiat iustitia et pereat mundus”; l&#8217;esposizione del PAC è la prima dedicata all&#8217;artista in Italia.</p>



<p></p>



<p></p>



<p>STANZA 1</p>



<p>In meno di dieci anni l&#8217;Europa ha costruito chilometri di frontiere per ostacolare i flussi migratori. Bruguera ci ricorda che “il misero trattamento riservato ai migranti oggi, sarà il nostro disonore di domani”. Per farlo adotta un parallelismo storico: il filo spinato presente nella bandiera è stato cucito – con la collaborazione di ANED (Associazione Ex Deportati nei campi nazisti) – da tre sopravvissuti di Auscwitz e Mauthausen e da alcuni figli di deportati durante la Seconda Guerra Mondiale. Il gesto collettivo, unito all&#8217;azione del cucire, congiunge una vita in un&#8217;unica. Si tratta di una denuncia corale contro le ingiustizia a danno dei migranti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2005-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2005-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16096" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2005-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2005-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2005-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2005-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2005-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p>STANZA 3</p>



<p>Una stanza spoglia le cui pareti bianche rilasciano un composto organico al mentolo per indurre i visitatori al pianto di fronte ad una cifra in continua crescita del numero dei morti nel Mediterraneo, dal 2014 ad oggi. La stanza fa riferimento al “non-luogo” di Augè che qui, invece, viene pensato come spazio di riflessione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2009-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2009-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16097" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2009-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2009-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2009-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2009-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2009-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>STANZA 4</p>



<p>Dall&#8217;inizio della sua carriera l&#8217;artista presta attenzione al tema della diaspora, anche perchè tra il 1959 e il 1966 trecentomila persone sono state costrette ad emigrare negli USA, dopo l&#8217;ascesa al potere di Fidel Castro. L&#8217;opera “Tabla de salvation (Tavola di salvezza), è un monumento alla consapevolezza: il marmo nero richiama i monumenti funebri, mentre le aste di legno alludono ad uno scafo. Infine, il cotone usato per le medicazioni, evidenzia la grande ferita da sanare.</p>



<p>“Estdìstica” torna ad essere esposta al pubblico dopo quasi trent&#8217;anni: la bandiera, ridisegnata sul modello di quella cubana, è costituita da capelli donati da cittadine e cittadini.</p>



<p>Da un lato costituisce un tentativo di riappropriazione del potere di cui il popolo è stato privato, dall&#8217;altro rappresenta lo stendardo funebre di tutte le contraddizioni irrisolte di Cuba.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2011-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2011-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16098" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2011-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2011-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2011-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2011-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2011-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image"><img/></figure>



<p>STANZA 5</p>



<p>“Il lavoro rende liberi”: sono queste le parole poste all&#8217;ingresso di molti campi di concentramento nazisti. La frase fu utilizzata per la prima volta a Dachau, nel 1933: primo lager ideato dal regime nazista per i dissidenti politici e poi per ebrei, omosessuali, nomadi e testimoni di Geova.</p>



<p>L&#8217;atto performativo costituisce la natura stessa dell&#8217;opera: mette a nudo le contraddizioni dei sistemi dittatoriali, basati su logiche di produzione e ordine, a scaoito della dignità dell&#8217;essere umano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2016-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2016-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16100" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2016-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2016-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2016-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2016-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2016-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Nel parterre dello spazio espositivo si trova un&#8217;opera dedicata alla situazione di eterno conflitto israelo-palestinese: dal 1948 &#8211; anno in cui l&#8217;ONU dichiarava la nascita dello stato di Israele – le guerre civili e gli attacchi terroristici non hanno fatto altro che inasprirsi.</p>



<p>Gaza è abitata da quasi 2 milioni di persone, appartiene ai palestinesi, ma di fatto è soggetta a un forte controllo israeliano. In “Sin titulo”, la Bruguera crea un ambiente in cui il bianco va a contrasto con il caos e la distruzione degli attacchi e pone due bare al centro per ricordarci le conseguenze di tutti i conflitti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2007-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2007-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16099" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2007-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2007-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2007-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2007-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2007-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Si sale al primo piano dove si assiste ad una performance ( a cura di CubeArt Cuba e Ana Maria Pedroso) in cui tre attori, a voce alta, all&#8217;interno di una stanza buia pervasa dall&#8217;odore acre delle canne da zucchero, elenecano i nomi dei prigioniri politici oggi nell&#8217;isola. Le ingiuste detenzioni sono dovute alle manifestazioni pacifiste dell&#8217;11 e 12 luglio scorso, quando molti cittadini sono scesi in piazza per protestare a causa delle insufficienti risorse sanitarie contro la pandemia.</p>



<p>I pannelli esposti su una delle pareti esplicano i concetti artistici di Tania Bruguera. “Arte de conducta” , Arte del comportamento: descrive un&#8217;arte che usa come materiale il comportamento umano, l&#8217;atteggiamento sociale e la mentalità. Consiste nel presentare una situazione che sfida gli osservatori a diventare cittadini attivi, chiedendo loro di servirsi di azioni per trasformare il comportamento; la reazione del pubblico è proprio ciò che completa e dà significato all&#8217;opera; “Arte utìl”, Arte utile: ha per principio l&#8217;arte come dispositivo o strumento di un processo di implementazione sociale, per modificare alcuni aspetti della società e immaginare, creare un mondo diverso; “Est-Etica”, in italiano e in spagnolo la parola “Estetica” contiene il termine “Etica” e ciò significa comprendere le possibilità di cambiamento. Si tratta dell&#8217;energia generata dall&#8217;opera d&#8217;arte, è l&#8217;affermazione che l&#8217;Etica può avere anche un effetto estetico e viceversa. “Artivism” è la crasi tra arte e attivismo. Anzichè aderire a schemi tradizionali, l&#8217;Artivismo può cogliere di sorpresa perchè l&#8217;azione creativa è qualcosa di inaspettato, che previene ogni reazione e serve a esprimere l&#8217;opinione pubblica tramite un liguaggio creativo; infine “L&#8217;Arte per il non ancora/per ciò che deve ancora venire” analizza le condizioni e le tecniche esistenti di governi e sistemi per evitare modalità prevedibili di potere e di controllo: è necessaria un&#8217;attività preventiva per evitare di cadere di nuovo nei totalitarismi.</p>



<p>Il resto è da scoprire&#8230;visitando la mostra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2022-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2022-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16103" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2022-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2022-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2022-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2022-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2022-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2023-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2023-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16101" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2023-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2023-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2023-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2023-1536x1152.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2023-2048x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2024-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-8" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2024-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16102" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2024-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2024-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2024-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2024-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/IMG-2024-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>
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		<title>Russia. Chiusa Memorial, la ONG dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 08:31:30 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="810" height="486" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16062" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1-300x180.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/01/Ong-1-768x461.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<p>Russia: la Corte Suprema ha ordinato la chiusura della <strong>più prestigiosa e longeva Ong nel Paese, Memorial International</strong>, in quello che appare come l&#8217;ultimo tentativo di mettere a tacere il poco rimasto della società civile.</p>



<p>Accogliendo la richiesta del procuratore generale, la Corte Suprema ha riconosciuto Memorial colpevole di violazione della controversa legge sugli agenti stranieri, già usata come una scure su diverse organizzazioni non governative e media indipendenti. La Ong non ha posto correttamente sui suoi materiali la necessaria etichetta di &#8216;agente straniero&#8217;,&nbsp;<strong>espressione che in Russia rievoca l&#8217;accusa di spia, di epoca sovietica</strong>.</p>



<p>Durante l&#8217;ultima udienza, i pubblici ministeri hanno anche affermato che Memorial &#8220;crea una falsa immagine dell&#8217;Urss come stato terrorista e denigra la memoria della Seconda guerra mondiale&#8221;, riabilitando &#8220;i criminali nazisti&#8221;.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Vergogna, vergogna&#8221;, è stato il grido alzatosi tra i sostenitori della Ong in aula, dopo la lettura della sentenza. Fondata alla fine degli anni &#8217;80 a Mosca sulla scia dell&#8217;impegno, tra gli altri, anche del dissidente e Nobel per la Pace, Andrei Sacharov, Memorial <strong>si occupa di preservare la memoria delle vittime delle repressioni politiche in Urss e in Russia </strong>ed è stata il simbolo della democratizzazione post-sovietica del Paese.</p>



<p>Negli anni, ha creato un database delle vittime del Grande Terrore staliniano e del sistema dei gulag, ma allo stesso tempo ha sempre legato la commemorazione del passato alla lotta per i diritti umani nel presente: ha numerose filiali nella Federazione, una in Francia e in Repubblica Ceca e numerose associazioni omonime che si ispirano ai suoi valori in diversi Paesi, tra cui l&#8217;Italia, dove i suoi responsabili hanno appena chiesto un &#8220;incontro urgente&#8221; con la Farnesina per discutere il caso.</p>



<p>I vertici di Memorial hanno respinto le accuse, definendole &#8220;politicamente motivate&#8221; e hanno spiegato che&nbsp;<strong>solo un&#8217;insignificante quantità di materiale è stato pubblicato senza l&#8217;etichetta di &#8216;agente straniero&#8217;</strong>; il presidente della Ong, Yan Rachinsky, ha annunciato che faranno appello prima nei tribunali russi e poi, se necessario, alla Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo.</p>



<p>Fino alla sentenza di appello, Memorial promette di continuare il suo lavoro. &#8220;Chiudendo l&#8217;organizzazione, le autorità russe calpestano la memoria di milioni di vittime perse nel gulag&#8221;, ha denunciato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l&#8217;Europa orientale e l&#8217;Asia centrale. Si tratta di uno &#8220;sfacciato e tragico tentativo di reprimere la libertà di espressione e di cancellare la storia&#8221;, ha commentato l&#8217;ambasciatore Usa a Mosca, John Sullivan.</p>



<p>La decisione dei giudici supremi arriva al termine di un annus horribilis per i diritti umani in Russia, iniziato a gennaio con&nbsp;<a href="https://www.agi.it/estero/news/2021-11-04/torture-fisiche-psicologiche-salsicce-fritte-navalny-carcere-pokrov-14438714/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l&#8217;arresto dell&#8217;oppositore Aleksei Navalny</a>&nbsp;e continuato con la repressione sistematica delle voci critiche e non allineate al Cremlino. Senza nominarla direttamente, il presidente Vladimir Putin aveva, di recente, accusato Memorial di promuovere &#8220;terrorismo ed estremismo&#8221;.</p>



<p>Ed è proprio l&#8217;accusa di estremismo &#8211; con cui, per esempio, sono state chiuse quest&#8217;anno tutte le organizzazioni in Russia legate a Navalny &#8211; che ora Memorial dovrà affrontare domani in un procedimenti separato e che riguarda il suo Centro per i diritti umani.</p>



<p>Secondo Maksim Trudolyubov, senior fellow del Kennan Institute, il caso Memorial rientra nel più ampio &#8220;conflitto&#8221; di Mosca con l&#8217;Occidente: le autorità russe, ha scritto sulla testata indipendente Meduza, &#8220;<strong>non sono tanto interessate alle attività di questa Ong in patria</strong>, quanto alla sua popolarità in Europa, principalmente in Germania, dove il tema dei crimini del totalitarismo è estremamente importante&#8221;.</p>



<p>&#8220;Più una figura o un&#8217;organizzazione è visibile&#8221;, ha spiegato l&#8217;analista, &#8220;più &#8216;pesà nella strategia del conflitto&#8221; di Mosca con Europa e Usa e in cui &#8220;organizzazioni e personaggi significativi all&#8217;interno della Russia, compreso Memorial e Navalny, si stanno trasformando in merce di scambio&#8221; con cui il Cremlino cerca di ottenere leverage non potendo contare &#8211; tranne che per le forniture di gas &#8211; su molto altro che &#8220;la minaccia della forza&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Se Memorial viene sciolta, la voce più impegnata per i diritti umani in Russia scomparirà. La memoria delle vittime di numerosi crimini verrebbe cancellata &#8211; in modo tipicamente autocratico.</p>



<p>Vladimir Putin sta portando avanti un piano per far rivivere l&#8217;era di Stalin. Un&#8217;epoca di terrore di Stato durante la quale circa 20 milioni di presunti dissidenti furono internati in un sistema di campi penali, i famigerati gulag. Putin ora loda pubblicamente quest&#8217;epoca e fa sostituire le statue di Lenin con quelle di Stalin. In questa campagna, naturalmente, l&#8217;organizzazione Memorial, molto conosciuta a livello internazionale intralcia la sua strada. Memorial, come organizzazione per i diritti umani attiva in Russia e a livello internazionale, ha fatto un lavoro di rivalutazione unico: ha conservato e archiviato le memorie di circa 20 milioni di detenuti che furono<br>imprigionati tra il 1929 e il 1953. Ancora oggi, i dipendenti del Memorial si occupano dei familiari, ormai molto anziani, delle vittime<br>dei gulag. Molti di loro vivono ai margini della società.</p>



<p>Nella Russia di oggi, la società civile è sistematicamente criminalizzata. L&#8217;assurda legge sugli &#8220;agenti stranieri&#8221; non è l&#8217;unico strumento. Dall&#8217;inizio degli anni 2000, la Russia ha perseguito una politica di strangolamento burocratico delle ONG e dei media critici con mezzi apparentemente democratici o legali. Le organizzazioni devono rispettare ostacoli burocratici molto gonfiati e canali amministrativi<br>quasi impossibili. I finanziamenti interni sono stati bloccati e quelli esteri sono criminalizzati. Se le organizzazioni accettano denaro<br>dall&#8217;estero, sono considerate agenti stranieri e devono mettere questa etichetta anche sulle loro pubblicazioni. Inoltre, c&#8217;è un&#8217;interpretazione eccessivamente ampia della legislazione antiterrorismo, che impone arbitrariamente pene elevate.</p>



<p>Il modello russo di criminalizzazione graduale dello spazio pubblico è chiamato nel mondo accademico &#8220;shrinking spaces&#8221;. Molti altri stati hanno adottato queste pratiche, tra cui India, Cina, Brasile o Ecuador.<br></p>



<p></p>
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		<title>Maria Ressa e Dmitry Muratov hanno vinto il Nobel per la Pace</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Oct 2021 07:08:00 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/premio-nobel-pace-2021-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15684" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/premio-nobel-pace-2021-1-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/premio-nobel-pace-2021-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/premio-nobel-pace-2021-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/premio-nobel-pace-2021-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>(da ilpost.it)</p>



<h1></h1>



<h2>Il premio ai due giornalisti dissidenti impegnati nel raccontare rispettivamente abusi e corruzione nel governo filippino e in quello della Russia</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/10/nobelpace.jpg.webp?x73756&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://abbonati.ilpost.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/09/morning_banner_abboWHITE-copy.jpg.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></a></figure>



<p>Il Premio Nobel per la Pace 2021 è stato assegnato a Maria Ressa e Dmitry Muratov “per i loro sforzi nel proteggere la libertà di espressione, condizione necessaria per la democrazia e una pace duratura”.</p>



<p>Maria Ressa è una giornalista di origini filippine ed è stata tra i fondatori del sito giornalistico&nbsp;<em>Rappler</em>, negli ultimi anni è stata molto critica nei confronti del presidente filippino Rodrigo Duterte e dei suoi metodi autoritari.</p>



<p>Dmitry Andreyevich Muratov è un giornalista russo e direttore del giornale&nbsp;<em>Novaya Gazeta</em>, noto per avere in più occasioni criticato il presidente russo Vladimir Putin e per le numerose inchieste sui casi di corruzione nel paese.</p>



<p>Il Nobel per la Pace fu assegnato per la prima volta nel 1901 e, a differenza degli altri Nobel, viene assegnato in Norvegia e non in Svezia.</p>



<p><em>L’annuncio</em></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://i.ytimg.com/vi/7xRsj4oBixs/hqdefault.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>
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		<title>Email bombing per i prigionieri politici in Bielorussia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Mar 2021 09:15:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova) per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>sostiene l&#8217;iniziativa organizzata da Movements.for.freedom (un gruppo di studenti impegnati dell&#8217;università di Padova)  per sostenere i prigionieri politici in Bielorussia. Ecco la lettera &#8211; in italiano e in inglese &#8211; e le indicazioni per aiutarci a smuovere le istituzioni. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="640" height="360" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15185" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 640w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/03/proteste-Bielorussia-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



<p>(English version below)</p>



<p>A 7 mesi dall&#8217;inizio delle proteste pacifiche che hanno coinvolto la Bielorussia dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto 2020, della lotta del popolo bielorusso per la democrazia si è saputo in tutto il mondo. Alla luce dei cambiamenti radicali che si verificano nella società bielorussa e dell&#8217;ondata di solidarietà con il popolo bielorusso che ha coinvolto molti Paesi europei, la reazione dell’UE a questi eventi è sempre rimasta lenta, indecisa e poco specifica.</p>



<p>Questa posizione dell’UE è particolarmente incerta quando si tratta di interessi economici comuni, che fino ad oggi uniscono molte aziende europee con il sanguinoso regime bielorusso. È noto che per decenni, molte aziende e organizzazioni europee che lavorano con la Bielorussia, sono state costrette ad adottare le &#8220;regole del gioco&#8221; imposte dal regime di Lukashenko. Così facendo, hanno sacrificato non solo i propri principi dichiarati di democrazia, legalità e moralità, ma anche le libertà dei cittadini bielorussi che fino ad oggi rimangono ostaggio di questa situazione.</p>



<p>Non abbiamo il diritto di lasciare soli i normali cittadini bielorussi di fronte alla violenza da parte del regime. Abbiamo così sviluppato l&#8217;idea di invitare i cittadini dei Paesi europei ad inviare lettere personali ai vertici dell&#8217;Unione Europea chiedendo passi specifici e concreti di carattere politico ed economico a sostegno della società bielorussa per rivedere il rapporto instaurato con la Bielorussia. Il rispetto dei diritti umani da parte delle autorità bielorusse dovrebbe essere condizione obbligatoria per la continuazione della cooperazione economica, scientifica o culturale.&nbsp;</p>



<p>Siamo sicuri che la comunità europea sia in grado di fare di più nella questione bielorussa. È arrivato il momento che i leader dell’UE ascoltino la voce non solo dei bielorussi, ma anche dei propri cittadini. Quei cittadini che, insieme a noi, con tutto il cuore si preoccupano per ciò che sta accadendo in Bielorussia. Pertanto invitiamo tutti coloro che si preoccupano del destino del popolo bielorusso a partecipare a questa iniziativa e parlarne ai loro parenti ed amici. Di seguito forniamo indirizzi postali ed E-mail ai quali è possibile inviare le lettere, in cui si può specificare il proprio nome e cognome, età e professione, e una richiesta ai leader dell&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Solo insieme vinceremo!</p>



<p>Attenzione! Tutte le lettere devono essere di carattere esclusivamente pacifico e riportare la richiesta di aiuto al popolo bielorusso.</p>



<p>L’invio delle lettere è previsto in data <strong>24 marzo</strong> agli indirizzi vedi sotto</p>



<p>Agli indirizzi (fare copia e incolla di tutti):</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:epitalia@europarl.europa.eu">epitalia@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p><strong>Dopo aver inviato la lettera, vi invitiamo a postare una copia sui propri social con i seguenti tag:</strong></p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>OGGETTO: Request for help Belarus</p>



<p>MODELLO LETTERA</p>



<p>Io, nome e cognome, ho età e sono(città)/professione.&nbsp;</p>



<p>In quanto cittadino/a nazionalità e quindi cittadino/a europeo sono profondamente preoccupato/a per episodi di violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali che si stanno protraendo dal 24 maggio 2020 in Bielorussia.</p>



<p>In qualità di cittadino dell’Unione Europea, voglio esprimere la mia solidarietà nei confronti del popolo bielorusso, al quale non vengono garantiti i diritti fondamentali della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, che dovrebbero essere tutelati e garantiti non soltanto dal proprio Stato, ma anche dell’Unione Europea, come previsto dall’art. 21 del Trattato di Lisbona, che ne prescrive l’obbligo di intervento. Ulteriore motivo di intervento è dato dal Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dalla Bielorussia il 12 novembre 1973 e che prevede, tra gli altri:</p>



<p>• La protezione dell’integrità fisica dell’individuo;</p>



<p>• L’imparzialità del giudizio;</p>



<p>• La libertà di pensiero, di religione, di coscienza, di parola, di associazione, di stampa e di riunione;</p>



<p>• Il diritto di partecipazione politica.</p>



<p>Diritti che vengono violati quotidianamente.</p>



<p>In seguito alle elezioni del 9 agosto 2020, non soltanto ai manifestanti è stato negato il loro diritto alla libertà d’espressione, ma sono stati anche arrestati con accuse infondate. La maggior parte di coloro che hanno protestato pacificamente, per chiedere elezioni trasparenti e piena garanzia dei diritti civili , sono studenti universitari. Quest’ultimi, di fronte alla repressione&nbsp; delle manifestazioni, sono stati privati del loro diritto all’istruzione, in quanto sono stati espulsi dalle varie università e sono stati costretti a fuggire all’estero per tutelare la propria libertà. Coloro che non ne hanno avuto la possibilità sono stati incarcerati e subiscono, tuttora, torture psico-fisiche.</p>



<p>Sollecito il Parlamento Europeo e la Commissione Europea ad intervenire con tutti i mezzi a disposizione, in particolare con l’inasprimento delle sanzioni, in modo che siano tempestive e efficaci. Gli interessi economici non possono prevalere sui diritti fondamentali.</p>



<p>Inoltre, chiedo il rilascio immediato dei prigionieri politici, le dimissioni di Lukashenko e l’avvio di indagini contro chi ha commesso queste gravi violazioni dei diritti umani, utilizzando tutti i mezzi di cui l’Unione Europea dispone.</p>



<p>Sono convinto/a che l’Europa possa e debba fare di più.</p>



<p>Distinti saluti</p>



<p>nome cognome.</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>



<p>ENGLISH</p>



<p>In the 7 months since the beginning of the Belarusian protests related to the presidential elections of August 9, 2020, the Belarusian people&#8217;s struggle for democracy has become known worldwide. Notwithstanding the radical changes taking place in the Belarusian society together with a wave of solidarity with the people of Belarus evolving in many European countries, the EU&#8217;s response to these events has always been slow, hesitant and non-specific.</p>



<p>Such a hesitant EU position is particularly obvious when it comes to common economic interests that, until now, have united many European companies with the bloody Belarusian regime. It is well known that for decades many EU companies, as well as organisations dealing with Belarus, have been forced to accept the “rules of the game” imposed by the dictatorship of Lukashenko. In doing so, they have sacrificed not only their principles of democracy, legality and morality but also the freedom of Belarusian citizens who, until now, have remained hostage to this situation.</p>



<p>We have no right to leave Belarusians alone in the face of regime violence. That is why we invite citizens of the European countries to send personal letters to the leaders of the European Union asking for specific and concrete steps of political and economic nature in support of the Belarusian society, so as to reconsider the established relationships with Belarus. The observance of human rights by the Belarusian authorities should be a pre-condition for any type of economic, scientific or cultural cooperation.</p>



<p>We are confident that the European Community can do more in terms of dealing with Belarus. The time has come for the EU leaders to listen not only to the voice of Belarusians but also to that of their citizens. These citizens are deeply concerned about what is happening in Belarus. We, therefore, call on all those who care about the fate of the Belarusian people and invite them to join this initiative and spread the word about it. Below you may find postal and e-mail addresses to send letters. You may write your name, surname, age and occupation. Please call the EU leaders to action.</p>



<p>Only together we shall win!</p>



<p>Attention. All letters must be of peaceful nature and contain a request for help to the Belarusian people.</p>



<p>Letters are scheduled to be e-mailed on<strong> March 24 </strong>to the addresses below</p>



<p>Letters are to be sent to (all of) the following addresses:</p>



<p><a href="mailto:francesco.miatto@ec.europa.eu">francesco.miatto@ep.europa.eu</a>&nbsp;</p>



<p><a href="mailto:Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu">Maria-luisa.CABRAL@ec.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:droi-secretariat@ep.europa.eu">droi-secretariat@ep.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:david.sassoli@europarl.europa.eu">david.sassoli@europarl.europa.eu</a></p>



<p><a href="mailto:cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu">cab-borrell-fontelles-contact@ec.europa.eu</a></p>



<p>After sending your letter, we invite you to post a picture of it on your social networks with the following tags:</p>



<p><strong>#FreeBelarus #StandWithBelarus</strong></p>



<p>Twitter: @DavidSassoli @eucopresident @Mariearenaps @vonderleyen @PE_Italia @JosepBorrellF</p>



<p>Instagram: @charlesmichel&nbsp; @ursulavonderleyen&nbsp; @pe_italia</p>



<p>Facebook: @pagina.DavidSassoli&nbsp; @CharlesMichel @maria.arena @PEItalia</p>



<p>SUBJECT: Request for help Belarus</p>



<p>I, name and surname, am XX years old and work as (profession). As a citizen of (country) and, therefore, as a European citizen, I am profoundly concerned by the gravity of the situation related to violation of human rights and fundamental freedoms that have been going on in Belarus since 24 May 2020.</p>



<p>As a citizen of a EU member state, I am willing to express my solidarity with the Belarusian people. The fundamental rights of human dignity, freedom, democracy and equality are not guaranteed in Belarus. All these rights should be defended not only by the National State but also by the European Union, as stipulated in Art. 21 of the Treaty of Lisbon, which ensures the duty of intervention of the European Union. Another reason for intervention is the International Covenant on Civil and Political Rights, ratified by Belarus on 12 November 1973, which specifically established:</p>



<p>• The right to the integrity of the person;</p>



<p>• The impartiality of judgement;</p>



<p>• The freedom of thought, religion, conscience, speech, association, press and assembly;</p>



<p>• The right to political participation.</p>



<p>In Belarus, these rights are violated on a daily basis.&nbsp;</p>



<p>Following the elections of 9 August 2020, Belarusian peaceful protesters have been denied the right to freedom of expression. Moreover, they have been arrested on unfounded charges. Most of those who protested peacefully, demanding transparent elections and full observance of democratic and human rights, were university students.&nbsp;</p>



<p>The regime has denied them the right to education, as the students were expelled from the universities on political grounds and were forced to flee abroad to protect their freedom. Those who did not have the opportunity to escape have been imprisoned and are subject to psychological and physical abuse and torture every day.</p>



<p>I urge the European Parliament and European Commission to intervene with all available means, to strengthen sanctions and make their application timely and efficacious. Economic interests cannot prevail over fundamental human rights.</p>



<p>Furthermore, I request immediate release of political prisoners, resignation of Lukashenko and initiation of investigations against those who committed the above-listed human rights violations, using all the means available to the European Union.</p>



<p>I am convinced that Europe CAN and MUST do more.</p>



<p>Yours sincerely, name surname</p>



<p>Žyve Belarus!!&nbsp;</p>
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