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	<title>distruzione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il Diritto dei conflitti: quando la vittima della guerra è la cultura</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 07:31:43 +0000</pubDate>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>La finalità principale del Diritto internazionale umanitario nel contesto di un conflitto armato è ormai da decenni quella di proteggere i civili, ritenuti i soggetti più vulnerabili, vittime innocenti prive di mezzi per difendersi.</p>



<p>Proprio per raggiungere tale obiettivo, le Convenzioni e il Comitato Internazionale della Croce Rossa hanno sottolineato in più occasioni che non solo le persone, ma anche tutti i beni di natura civile, dagli edifici alle strade, godono di una protezione generale nell’ambito di una guerra, purché non siano ovviamente in qualche modo utilizzati per partecipare agli scontri.</p>



<p>Oltre a questa previsione generale, gli autori del Diritto internazionale hanno sentito l’esigenza di riconoscere e disciplinare una protezione specifica per alcune tipologie di beni che subiscono in maniera particolare l’impatto della guerra, beni tra i quali spiccano i beni culturali e i luoghi di culto.</p>



<p>Se la distruzione infatti di chiese, moschee ma anche collezioni d’arte e musei è stata considerata per secoli un normale ed inevitabile danno collaterale dei conflitti, negli ultimi decenni, con la diffusione di scontri tra gruppi interni ad uno Stato per motivi religiosi o etnici, questi beni sono diventati purtroppo bersagli militari specifici e, anzi, privilegiati: distruggere il patrimonio culturale del gruppo opposto significa distruggerne l’identità e così facendo annientarlo lentamente, senza possibilità di rinascita. Questa è stata la sorte, ad esempio, in cui sono incorsi i Buddha giganti dell’Afghanistan, statue millenarie scolpite nella roccia e distrutte dai Talebani nel 2001, o il Ponte di Mostar del XVI secolo in Bosnia-Erzegovina, raso al suolo dalle forze croato-bosniache durante il conflitto in ex-Jugoslavia.</p>



<p>La protezione di tali beni è oggi prevista sia dal Diritto internazionale classico, grazie soprattutto all’incessante lavoro dell’UNESCO, sia dal Diritto internazionale umanitario, sebbene quest’ultimo sia stato criticato dalla dottrina per la sua legislazione troppo “morbida”.</p>



<p>L’UNESCO, in particolare, incentiva gli Stati a classificare, ancora in tempo di pace, i beni che, per importanza religiosa o culturale, sono ritenuti meritevoli di protezione e, allo scoppio del conflitto, a questi beni dovrà essere apposto il simbolo dello scudo bianco e blu dell’UNESCO stesso: da questo momento il museo, la collezione o il luogo di culto sarà intoccabile, l’edificio o il monumento non potrà essere distrutto e pezzi o elementi dello stesso non potranno essere esportati o venduti.</p>



<p>Il Diritto internazionale umanitario, invece, riconosce tale tutela solo ai beni che risultano essere particolarmente importanti per la religione o la cultura di un gruppo, con una definizione dunque più restrittiva rispetto a quella prevista dal diritto internazionale, e la necessità militare può giustificare comunque la distruzione del monumento.</p>



<p>Queste previsioni, quale che sia la portata, sono un indizio importante di come gli autori del Diritto internazionale, anche umanitario, si stiano occupando piano piano di aspetti del conflitto che fino a pochi decenni fa erano assolutamente ignorati, riconoscendo finalmente il giusto ruolo centrale del patrimonio religioso e culturale di un popolo, che può essere distrutto non solo fisicamente ma anche nella sua identità.</p>



<p>Nella pratica, però, purtroppo, le indicazioni e gli obblighi internazionali sono poco rispettati e pochissimi sono gli artefici della distruzione di opere d’arte o luoghi di preghiera ad essere giudicati dinanzi alle Corti internazionali. L’unica, speranzosa, eccezione è stata nel 2016 la condanna per crimini contro l’umanità da parte della Corte penale internazionale dello jihadista Al Mahdi, leader dell’organizzazione terroristica Ansar Dine, reo di aver distrutto sedici mausolei di Timbuctu in Mali nel 2012. Gli edifici del XIV secolo, simboli culturali maliani, sono purtroppo andati perduti ma, grazie anche al lavoro dell’UNESCO, il colpevole è stato condannato e una loro perfetta e completa ricostruzione è stata possibile in tempi record.</p>
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		<title>Cos&#8217;è successo davvero a Calais?</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Nov 2016 06:48:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 9 novembre alle 18.30 al Cantiere (Via Civitali 30, Milano) incontro con Sara Prestianni, di ritorno da Calais, e Martina Tazzioli in collegamento dall’Inghilterra. Incontro organzizzato da Cantiere. (da cantiere.org) &#160; &#160; Calais è&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #000000; font-family: Arial;">Mercoledì 9 novembre alle 18.30 al Cantiere (Via Civitali 30, Milano) incontro con Sara Prestianni, di ritorno da Calais, e Martina Tazzioli in collegamento dall’Inghilterra. Incontro organzizzato da <em>Cantiere.</em></span></strong></p>
<p>(da cantiere.org)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/calaisfiamme-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7322" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/11/calaisfiamme-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="calaisfiamme-300x200" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Calais è stata divorata dalle fiamme, i migranti errano tra le macerie sussurrando “Jungle is finish”. Là dove fino a ieri c’erano negozi, capanne ed una forma di vita, seppure non dignitosa, ora c’è solo cenere.</p>
<p>Quello degli incendi è l’ultimo atto dello sgombero del campo annunciato già da mesi e iniziato lunedì 24 ottobre. Un atto di rabbia frutto di mesi di pressione e violenze, provocato da chi voleva che questa giungla scomparisse, in vista delle prossime elezioni in Francia.</p>
<p>Per questo sgombero, come nel 2009, il governo francese ha optato per un’azione ‘teatrale’, accreditando 700 giornalisti da tutto il mondo, entrando così ufficialmente in piena campagna elettorale. 5000 i migranti accompagnati nei CAO – Centri di Accompagnamento e Orientamento – in cui avranno un mese per decidere se chiedere o no l’asilo in Francia. Molti i minorenni che restano ancora senza protezione nella jungle, nonostante il prefetto annunci che tutti sono partiti. Con questa operazione la Francia si è ‘comprata’ un’immagine umanitaria e solidale. Peccato che nessuna autorità precisi che sono ben pochi quelli che concretamente potranno chiedere asilo in Francia.</p>
<p>È facile invece rendersene conto se si passa qualche ora nella Jungle: almeno l’80% degli abitanti è transitato per l’Italia (molti hanno un permesso di soggiorno italiano, spesso una protezione sussidiaria), ma la mancanza di lavoro e futuro li ha spinti a partire e tentare il viaggio in Inghilterra. Altrettanti invece sono stati identificati in Italia e, per attuazione del Regolamento Dublino, dovrebbero essere obbligati a fare richiesta d’asilo nel nostro Paese. Impronte prese, come raccontano, troppo spesso con l’utilizzo della forza o con l’inganno.</p>
<p>Calais è in fiamme. Le ruspe termineranno l’opera di distruzione nei prossimi giorni. Ma la frontiera tra Francia ed Inghilterra rimanendo chiusa non farà altro che creare altre giungle lungo il litorale. E questo ennesimo sgombero finirà per risultare solo un’ennesima trovata elettorale portando all’erranza forzata migliaia di persone.</p>
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		<title>Tra Serbia e Croazia: immagini di un recente passato</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2016 06:06:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6604" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6604" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0627" width="685" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 685w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-768x1148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6605" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6605" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0629" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Care amiche e cari amici, continuiamo il nostro reportage dai Balcani.</p>
<p>Eccovi alcune immagini che testimoniano le tracce della guerra Serbo-Croata, una delle guerre civili degli anni &#8217;90.</p>
<p>Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni video (in inglese) che abbiamo realizzato con attiviste che lavorano presso ONG  nei due Paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6592" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6592" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0230" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6593" 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