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	<title>dittatura Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Dopo l’attacco di Israele: ricerca di colpevoli in Iran – Si temono repressioni contro le minoranze</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 10:34:37 +0000</pubDate>
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<p>Dopo i continui attacchi e contrattacchi tra Israele e Iran, l’Associazione per i popoli minacciati (APM/GfbV) avverte che l’escalation militare potrebbe portare a una massiccia ondata di repressione da parte del regime islamista di Teheran contro il movimento per la democrazia e la libertà dei popoli dell’Iran. Dopo gli attacchi, in Iran ci si chiede come sia stato possibile che Israele abbia condotto diverse operazioni nel Paese per prepararsi. Nella ricerca dei colpevoli, i mullah non cercheranno tra le proprie fila, ma tra le minoranze etniche e religiose del Paese.</p>



<p>Da decenni i membri della comunità religiosa bahá’í, i convertiti al cristianesimo e i curdi sono considerati dal regime dei mullah come complici di Israele. Ora potrebbero essere soprattutto i curdi a essere ritenuti responsabili del fatto che Israele sia riuscito a operare attivamente anche in Iran. L’APM teme che nei prossimi giorni l’Iran arresti o giustizi altri curdi. Sono probabili anche nuovi attacchi al pacifico Kurdistan iracheno confinante.</p>



<p>Gruppi sciiti radicali, nazionalisti turchi e islamisti sfruttano gli attacchi per seminare odio contro Israele. Affermano che Israele potrebbe attaccare la Turchia come prossimo obiettivo. Anche se gli sciiti radicali e i sunniti sono nemici tra loro, sono uniti dall’odio comune verso gli ebrei, i curdi e i valori universali come la democrazia e i diritti umani. I governanti iraniani aspirano alla creazione di un grande impero persiano di stampo sciita, mentre la Turchia mira alla fondazione di un impero turco-ottomano di stampo sunnita. I curdi e altre minoranze come i beluci in Iran, gli alawiti/aleviti in Turchia e Siria e i drusi in Siria sono considerati un ostacolo alle aspirazioni di grande potenza persiano-sciite e turco-sunnite. Ora potrebbero diventare bersaglio di attacchi.</p>



<p>Nel frattempo, si levano voci che chiedono un cambio di regime in Iran. La grande maggioranza della popolazione iraniana desidera un ordine democratico diverso, ma non la sostituzione di una dittatura con un’altra, come è successo in Siria. I gruppi etnici non persiani e non sciiti aspirano alla libertà nazionale, linguistica, culturale e, soprattutto, alla completa libertà di credo e di opinione. Ciò è possibile solo in un sistema federale. Molte donne iraniane non vogliono che i mullah impongano loro come vestirsi.</p>



<p>L’Iran è uno Stato multietnico in cui vivono numerosi gruppi etnici come persiani, azeri, curdi, arabi, baluci, turkmeni, armeni e assiri, nonché comunità religiose come sciiti, sunniti, bahá’í, cristiani, zoroastriani, ebrei, ahl-e haqq e dervisci sufi. A differenza della Turchia, le loro aree di insediamento spesso portano ufficialmente il nome etnico del gruppo etnico che vi abita.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati. Venezuela&#8221;. Un bacio al cecchino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 12:30:46 +0000</pubDate>
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<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Il Venezuela si trova in un momento cruciale: più di due anni fa, la leader dell&#8217;opposizione Maria Corina Machado aveva dichiarato che questa lotta era lunga e che non sarebbe stato facile, nonostante questo, il popolo ha creduto in lei, si è fidato al cento per cento e in pochissimo tempo la Machado è diventata non<br>solo una leader politica, bensì una leader spirituale, capace di muovere migliaia di persone. La maggior parte dei venezuelani, dentro e fuori la nazione, ha ascoltato il suo appello per la libertà e la democrazia, ha creduto e ancora crede che il paese possa liberarsi da questo incubo. Il popolo venezuelano ha lottato molto per raggiungere un obbiettivo, senz’altro il più importante degli ultimi 30 anni, che nel 2025 si realizzerà.<br>Giovedì 9 gennaio, il popolo venezuelano è sceso in piazza per ribadire il proprio pensiero, per dire a Nicolás Maduro e alla sua cerchia tirannica e assassina che devono andarsene, che nessuno gli crede più e che nessuno li vuole più.<br>Il presidente eletto González Urrutia ha inaugurato il 2025 facendo un tour in alcuni Paesi dell&#8217;America Latina. Arrivato a Buenos Aires, è stato accolto dal presidente Milei e da una grande comunità di venezuelani che hanno riempito la Plaza de Mayo, dove si trova la Casa Rosada, sede del governo argentino. Immagini incredibili e commoventi. Successivamente, si è recato negli Stati Uniti per incontrare il<br>presidente Biden e una delegazione del presidente eletto Trump, poi ha fatto tappa anche in Uruguay e a Panama, dove i governi di questi Paesi hanno ribadito il loro sostegno. Nel frattempo, il presidente colombiano Petro ha dichiarato che non avrebbe partecipato in qualità di ospite all&#8217;inaugurazione del 10 gennaio, in quanto le elezioni dello scorso anno non si sono svolte democraticamente. Un colpo per Maduro che ha sempre considerato Petro un amico e alleato nella regione.<br>Il narco regime è in agonia e il suo unico strumento è la violenza: armi puntate contro il popolo, gli attivisti, i politici dell&#8217;opposizione e le loro famiglie, sequestri e torture. Tre giorni fa, uomini incappucciati non identificati hanno rapito il genero del presidente. Si tratta di un&#8217;esacerbazione della violenza che i venezuelani conoscono bene, l&#8217;abbiamo già vista più di una volta in questi 25 anni di dittatura, ma ciò che è cambiato è l&#8217;elemento di “nervosismo” di questa violenza. Il 9 gennaio Caracas era militarizzata. Tuttavia, in diverse città del Paese dove la gente è scesa in piazza, la polizia non ha aggredito la folla, non l&#8217;ha repressa o maltrattata, il che indica che il sistema poliziesco e militare non appartiene più al cento per cento al regime, ma si sta gradualmente spostando dalla parte della democrazia e di ciò che è giusto. Non abbiamo ancora vinto la guerra, ma abbiamo vinto battaglie molto importanti. Il 9 gennaio Maria Corina Machado è uscita dalla clandestinità, è scesa in piazza e ha parlato alla folla, che ha risposto con forza, coraggio e determinazione. Cecchini e polizia, agli ordini del regime, circondavano le strade e la piazza dove Maria Corina stava parlando. Con un gesto che passerà alla Storia, Maria Corina ha alzato gli occhi al cielo, ha visto uno dei cecchini sul tetto di un edificio vicino e lo ha salutato con un bacio. Un gesto intelligente, sincero e non di sfida. Subito dopo è stata intercettata dalla polizia del regime mentre lasciava la manifestazione, è stata sequestrata, maltrattata e il conducente della moto che la stava portando via è stato ferito ad una gamba. È stata rilasciata poche ore dopo. Il conducente della moto è stato sequestrato e in questo momento è scomparso. Più di 24 ore dopo, María Corina ha spiegato la dinamica del sequestro express. Per questa ragione, Machado ha suggerito al presidente eletto di non entrare nel Paese, in quanto non c’erano e non ci sono le condizioni di sicurezza perché González Urrutia possa insediarsi come presidente. Così è stato. González Urrutia si trova attualmente nella Repubblica Dominicana.<br>Il piccolo barlume di speranza che avevamo riposto nel 10 gennaio si è spento, ma non siamo affatto sconfitti, non abbiamo perso la fede, né smettiamo di lavorare per la libertà. Tutte le conquiste ottenute negli ultimi anni grazie alla leadership di María Cristina e dei suoi alleati sono enormi e molto importanti.<br>Nicolás Maduro si è insediato come illegittimo presidente in una piccola stanza blindata di Miraflores, il Palazzo del Governo, circondato dai suoi fedeli criminali e alla presenza di soli due “presidenti”, criminali quanto lui: Daniel Ortega, presidente del Nicaragua, e Miguel Díaz Canel, presidente di Cuba. Nel frattempo, Il mondo democratico lo rifiuta apertamente e dichiara che il nuovo presidente è González Urrutia. Da quasi tutta America e da tutta Europa piovono critiche feroci a Maduro. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha pubblicato sui social: “Restituite il Venezuela al popolo. Maduro dovrebbe affrontare la giustizia, non prestare un giuramento illegittimo. La libertà deve prevalere. Il Venezuela è libero”. Anche le parole dell’Alto rappresentante Ue per Affari esteri e sicurezza Kaja Kallas sono state contundenti: “L’Unione Europea sostiene il popolo venezuelano nella difesa della democrazia: Maduro è privo di ogni legittimità democratica”. Il governo americano ha aumentato la taglia sulla testa di Maduro, adesso vale 25 milioni di dollari, quella di Diosdado Cabello, la mente diabolica di questo regime, vale anch&#8217;essa 25 milioni. È appena entrato in gioco anche il ministro della Difesa, Vladimir P. López, la cui testa ora vale 15 milioni. Tra circa 10 giorni Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca e Marco Rubio, il nuovo Segretario di Stato, vecchio nemico di Maduro e conosciuto per le sue posture estreme verso regimi latinoamericani come appunto, quello del Venezuela. Rubio metterà tra le sue priorità la regione latinoamericana. Sono innumerevoli le sue dichiarazioni contro Maduro e le sue proposte di legge al Senato americano per mettere il bastone tra le ruote e togliere ossigeno al regime. Sue sono le seguenti dichiarazioni: “Nell&#8217;interesse della sicurezza nazionale statunitense e della stabilità regionale, Maduro deve essere consegnato alla giustizia per i suoi crimini contro il popolo venezuelano”. (Lettera al procuratore generale degli Stati Uniti Merrick Garland che chiede l&#8217;arresto di Maduro nel giugno 2022). “Diosdado Cabello non è semplicemente un leader politico, è il moderno Pablo Escobar del Venezuela, un trafficante di droga”. (Commento durante un&#8217;audizione al Senato nel luglio 2017) La differenza adesso qual è: Marco Rubio sarà Segretario di Stato degli Stati Uniti di America.<br>Miraflores trema. Miraflores agonizza. Maduro ha perpetrato un colpo di Stato e la comunità internazionale lo sa. Continuiamo a lavorare internamente ed esternamente per raggiungere l&#8217;obiettivo #HastaElFinal.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: le nostre voci schiacciate dalla dittatura</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 10:35:10 +0000</pubDate>
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<p><br>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Ci sono molti modi per reprimere, mettere a tacere, censurare. Conosciamo già quelli più violenti generati dalla narco-dittatura di Nicolás Maduro, soprattutto nell&#8217;ultima settimana dopo le elezioni del 28 luglio. </p>



<p>Passaporti e aeroporto<br>In questo contesto di repressione e intimidazione, la cancellazione dei passaporti validi è l&#8217;ennesimo atto arbitrario del regime. Negli ultimi quattro giorni, il regime ha improvvisamente cancellato i passaporti di decine di oppositori, leader politici, giornalisti e attivisti per i diritti umani, sia dentro che fuori dal Venezuela. Nello Stato di Zulia (lo Stato del petrolio) sono state colpite più di 30 persone. All&#8217;estero non ci sono ancora dati più precisi, ma finora decine di persone hanno denunciato l&#8217;accaduto in Paesi come Cile, Colombia, Ecuador e Argentina. Non contenti di questa operazione, hanno anche iniziato una caccia alle streghe all&#8217;aeroporto internazionale Simón Bolívar. Cittadini che si sono recati in Venezuela probabilmente per votare e altri che stanno lasciando il Paese per motivi personali sono stati trattenuti all&#8217;aeroporto e hanno chiaramente subito il ritiro del passaporto. È successo ad esempio a Yendri Velásquez, attivista e difensore dei diritti LGBTQ+, alla professoressa di scienze politiche e attivista umanitaria Edni López,<br>quest’ultima è stata sequestrata dal Sebin. Ieri, venerdì, Edni Lopez è stata rilasciata con misure cautelari.</p>



<p><br>I Social Network<br>Lo scorso giovedì sera, il regime ha iniziato il progressivo blocco del social network X (antico Twitter) sui principali provider internet del Paese. Nicolás Maduro ha annunciato il ritiro della piattaforma per 10 giorni.<br>Il dittatore ha anche indicato Instagram, WhatsApp e Tik Tok (tra l&#8217;altro, quest&#8217;ultimo appartenente ai suoi amici cinesi…) come strumenti per la moltiplicazione dell&#8217;odio e la proliferazione del fascismo. Sappiamo che in tempi di crisi politica e sociale questi sono gli unici strumenti che i cittadini hanno per essere<br>informati e/o per denunciare. Youtube, grazie a pressioni interne ed esterne, ha cancellato due programmi venezuelani del regime che da anni venivano trasmessi in diretta su questa piattaforma per disinformare, creare panico e insultare le persone, facendo discorsi di odio e istigazione. Ebbene, Youtube li ha cancellati e rimossi dalla piattaforma. Il programma &#8220;Con el mazo dando&#8221; (tradotto letteralmente: Colpendo con una mazza) aveva raggiunto negli anni i 100mila iscritti, senza alcuna spiegazione da parte di Youtube, adesso fuori.</p>



<p><br>Arresti forzati<br>Aggiorniamo i dati sugli arresti forzati da parte del regime. Ad oggi, sabato 10 agosto 2024 alle ore 16.41, sono 1303 gli arresti verificati dal Foro Penal e così identificati: 116 adolescenti, 170 donne, 14 indigeni e il resto sono uomini. L&#8217;età media degli arrestati è di 20 anni.<br>Il Foro Penal informa inoltre che ieri sono stati condannati a un massimo di 30 anni, tra altri cittadini, un giovane autistico di nome Dario Estrada e il professore universitario Robert Franco. Nella più totale impunità e senza il diritto di essere difesi.</p>



<p><br>A livello internazionale<br>Le organizzazioni Transparencia Electoral, Alianza por Venezuela e il Forum argentino per la difesa della democrazia (FADD) hanno chiesto venerdì alla società argentina ExClé, che ha fornito supporto tecnologico al Consiglio nazionale elettorale venezuelano (CNE) durante le elezioni del 28 luglio, di chiarire le accuse di un presunto hackeraggio che avrebbe influenzato il conteggio dei voti. Questo hacking è stato denunciato dal CNE dopo la chiusura dei seggi ed è stato citato come motivo del ritardo nella pubblicazione dei risultati. E’ già stato dimostrato che il hackeraggio non è mai esistito, tra l’altro confermato dall’organizzazione non governativa Carter Center, presente in Venezuela il giorno delle elezioni per il monitoraggio elettorale.</p>



<p>L&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite Volker Türk invita le autorità venezuelane a rilasciare immediatamente tutte le persone detenute arbitrariamente. Tutti hanno il diritto di protestare pacificamente e di esprimere le proprie opinioni liberamente e senza paura&#8221;, ha dichiarato la sua portavoce, Liz Throssell.<br>Il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso grande preoccupazione per gli italiani che vivono in Venezuela e ha dichiarato: &#8220;Probabilmente ci vorranno settimane e mesi di intenso lavoro politico e diplomatico per ripristinare la legittimità democratica delle istituzioni venezuelane. Tuttavia, il nostro governo è al fianco del popolo venezuelano”. Nei giorni scorsi sono stati arrestati all’incirca 100 cittadini che hanno origine italiane o discendenti di italiani, tra cui quattro leader dell&#8217;opposizione italo-<br>venezuelana, Williams Dávila, il deputato Americo De Grazia, l’ex sindaco Enzo Scarano e la vice presidente dello Stato Aragua Rita Capriti, quest’ultima è stata prelevata alla forza nella notte e portata ad un carcere nelle vicinanze. Si hanno informazioni del deputato De Grazia che è stato sequestrato e portato al Helicoide, Il centro di tortura più grande di America Latina. La Farnesina è in allarme. Italia crea una task force per monitorare la crisi e attivare il controllo di salute dei sequestrati italiani.</p>



<p><br>Attenzione: il regime è sotto pressione internazionale, è molto nervoso, quasi isterico, nel senso stretto del termine. L&#8217;unico elemento a suo favore è la violenza atroce ed esacerbata e il mondo intero lo sa. C’è chi è a favore e amico del regime come Cuba, Russia, Cina, Turchia… c’è chi si mantiene neutro come Colombia, Brasile e Messico. Quasi tutto il mondo occidentale sa che in Venezuela c’è un bagno di sangue.<br>L’importante è che ormai tutti lo sanno, c’è chi tace e c’è chi parla, ma tutti lo sanno. Domanda: quale Stato può governare generando violenza e perseguitando i cittadini a tutte le ore?</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: repressione porta a porta</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 09:44:26 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Ricordate quando il dittatore disse che se non avesse vinto le elezioni, ci sarebbe stato un bagno di sangue?<br>Ha mantenuto la sua parola e il bagno di sangue è iniziato il 29 di luglio. E’ già chiaro per il mondo intero che siamo in presenza di uno Stato criminale, organizzato e repressivo. Sappiamo già cosa è successo dopo il 28 luglio e sappiamo già che sabato 3 agosto la Mesa de la Unidad Democratica, rappresentata da Maria Corina Machado, ha invitato i cittadini a manifestare pacificamente nelle strade del Paese. Il Venezuela non ha più paura, è sceso in piazza per difendere il suo voto. Nonostante le minacce ricevute dal regime<br>criminale, MCM è scesa in piazza con il suo popolo e ha parlato di legalità, coraggio, libertà e democrazia,<br>parole che sembrano scontate, ma in questo momento in Venezuela non lo sono. Il “Foro Penal de Venezuela” conferma che ci sono registrati 1010 detenuti dal 29 di luglio fino ad oggi, di cui 91 adolescenti. Molti cittadini non sono stati registrati dal Foro Penal, soprattutto nell’entroterra del Paese. Il dittatore Maduro nei suoi messaggi isterici al popolo è orgoglioso dei 2000 cittadini catturati per<br>aver manifestato pacificamente o per aver difeso il proprio voto. Massima punizione per i fascisti terroristi che hanno attentato contro il suo governo di pace, urla Maduro… E’ iniziata la caccia alle streghe e la persecuzione ai cittadini che hanno fatto da rappresentanti di lista e che lavoravano e si occupavano di controllare i voti durante le elezioni. Il dittatore ha annunciato in televisione la creazione di due prigioni in stile campo di concentramento per rieducare la popolazione, soprattutto i giovani. Sono già state uccise 22<br>persone, la più giovane aveva 15 anni. Le minacce sono costanti. Vengono rapiti leader politici dell&#8217;opposizione come Freddy Superlano, leader del partito Voluntad Popular. Giornalisti come la fotografa Daysi Peña, accusata di terrorismo, incitamento all&#8217;odio e vandalismo, solo per aver fatto il proprio lavoro durante le manifestazioni. La persecuzione ha come obbiettivo il cittadino comune. L&#8217;unico strumento di cui dispone il dittatore in questo momento è la violenza e la repressione accompagnate dalla tortura e<br>l’impunità. Le incursioni notturne sono il passatempo della polizia e della guardia nazionale. Ora, il grande problema è la forza militare, finché la forza militare sarà dalla sua parte, sarà difficile uscire da questa situazione in tempi brevi.<br>Noi continuiamo a lottare e non resteremo calmi, non ci fermeremo, non staremo zitti perché come dice Maria Corina: “¡Esta lucha es hasta el final!</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Aggiornamenti Venezuela</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 08:29:37 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Contro ogni previsione, con il dubbio del boicottaggio da parte del regime, il 22 ottobre si sono svolte le elezioni primarie in Venezuela e in 28 Paesi del mondo. C&#8217;è già una candidata dell’opposizione contro Maduro per le elezioni presidenziali del 2024, e si chiama María Corina Machado, interdetta illegalmente dal chavismo otto anni fa e che nonostante le minacce e intimidazioni ha ottenuto il 92,5% dei voti.<br>Si tratta di un fatto storico molto rilevante. È la prima volta in Venezuela dall’ascesa del Chavismo che i partiti di opposizione si sono realmente uniti per eleggere un candidato. Questa volta l&#8217;unione è stata reale e compatta. Il regime ha voluto in tutti i modi annullare le elezioni primarie, ma il popolo si è organizzato molto bene. Il Comitato istituito a questo scopo è riuscito a organizzare tutto, con le difficoltà di un Paese in crisi e la mancanza di supporto logistico da parte del governo. La società civile all&#8217;interno e anche all’estero ha fatto il resto. Il tutto è stato autofinanziato al 100%. Il desiderio di cambiamento ha portato i venezuelani a votare e a fare lunghe code tra le strade della capitale, nelle città grandi e piccole, nei quartieri malfamati e nelle aree della classe media. Una partecipazione cittadina straordinaria.<br>Quello che è successo pochi giorni dopo era prevedibile. Il regime non ha riconosciuto la legalità delle elezioni, ha dichiarato che i numeri dei votanti erano stati gonfiati e, naturalmente, non ha riconosciuto María Corina Machado come vincitrice delle elezioni. Giorni dopo, la Procura generale venezuelana ha convocato i tre organizzatori delle primarie come indagati per presunte frodi. Il regime ha aperto un&#8217;inchiesta contro il Comitato Nazionale delle Primarie. La Procura ha sospeso queste elezioni a tutti gli<br>effetti, chiedendo una revisione. È un comportamento degno di un regime, di una dittatura che si sente con le spalle al muro, che non ha più aria per respirare.<br>Non è un caso che pochi giorni prima delle elezioni, cinque importanti prigionieri politici siano stati rilasciati dopo la firma di un trattato di pace alle Barbados tra l&#8217;opposizione e il governo. Un numero esiguo, visto che i prigionieri politici sono ancora 270. Questa è stata la risposta del regime alla revoca di alcune sanzioni imposte dagli Stati Uniti. In questi giorni le minacce a Machado sono all&#8217;ordine del giorno ma l’opposizione continua ferma nella sua posizione in difesa della libertà, comunque sia, queste elezioni sono una<br>dimostrazione di civiltà, di rispetto e di democrazia. Da tanto tempo non si vedeva uno scenario così in Venezuela.<br>Nel frattempo, continuano le udienze presso la Corte Penale Internazionale. Il regime di Maduro ha riconosciuto che la maggior parte dei casi presentati alla CPI rimangono impuniti. Non riesce a dimostrare di non avere colpe: la CPI ratifica che ci sono ragionevoli motivi per ritenere che siano stati commessi crimini contro l&#8217;umanità.<br>Francisco González Centeno, funzionario di informazione pubblica e sensibilizzazione della CPI, ha indicato che, in termini generali, la posta in gioco è una questione di ammissibilità di una delicata situazione davanti alla CPI. Tutto questo in base all&#8217;articolo 18 dello Statuto di Roma, che chiede ad uno Stato che dimostri di aver avviato un processo avanzato di indagini e azioni penali a livello nazionale. Così ha dichiarato per www.infobae.com.?utm_source=rss&utm_medium=rss Venezuela non riesce a dimostrare niente. Non riesce a dimostrare che questi delitti e queste denunce portate davanti alla CPI siano state controllate e portate alla Procura del Venezuela per avviare delle indagini.<br>Tic… Tac… il tempo sta per scadere.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Cile: 13/09/1973 – 13/09/2023</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 08:13:37 +0000</pubDate>
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<p><br>di Tini Codazzi </p>



<p></p>



<p>L&#8217;11 settembre è stato il Cinquantesimo anniversario del “Golpe de Estado” in Cile guidato dal generale Augusto Pinochet contro il governo democratico di Salvador Allende. È curioso e anche sorprendente che un evento così grave per la democrazia di un Paese sia avvenuto lo stesso giorno dell&#8217;attacco alle Torri Gemelle di New York, ma 28 anni prima.<br>Quel tragico giorno di settembre del &#8217;73 diede inizio a un incubo che portò alla scomparsa e all&#8217;assassinio di oltre 4.000 persone in 17 anni di dittatura, secondo gli ultimi dati dell&#8217;Istituto Nazionale dei Diritti Umani (INDH). Senza contare il numero di persone torturate, stuprate, prigioniere o comunque vittime del potere repressivo, in questo caso si arriva a cifre agghiaccianti: più di 40.000 persone e<br>migliaia e migliaia di esuli politici.<br>Lo scorso 11 settembre, migliaia di persone testimoni di quegli anni hanno sfilato per le strade di Santiago, uomini e donne, vestiti di nero e con candele in mano, hanno ricordato per l&#8217;ennesima volta la dolorosa perdita di figli e figlie, mariti, mogli, padri o madri, amici, vicini o semplicemente connazionali mai più rivisti.<br>Lo stadio di Santiago è stato il più grande centro di detenzione e tortura della dittatura di Pinochet; decine di ex prigionieri politici sono tornati lo scorso 11 settembre per commemorare il momento, per ricordare che questa ferita non è del tutto chiusa, per onorare la memoria di tutti i “desaparecidos” e di tutte le persone che sono state torturate e uccise lì. Ora questi spazi sono un Museo della Memoria Nazionale per non dimenticare, per dire “NUNCA +”.<br>Come dicevamo, gli esuli negli anni immediati all’inizio della dittatura, sono stati migliaia e migliaia, in tutto il mondo e soprattutto in America Latina, molti di loro, in preda alla disperazione, arrivarono in Venezuela, una terra gentile che ha sempre accolto gli esuli di tutto il mondo. Tanti artisti, poeti, scrittori, persone comuni che erano state torturate e che stavano scappando dalle tenebre. Tra tutti questi è arrivato Manuel, un bambino di soli 7 anni. Arrivò accompagnato dalle due sorelle maggiori, dalla madre e dal padre, che aveva lavorato a diretto contatto con l&#8217;ufficio del sindaco di Santiago, è che è scappato giusto in tempo. Loro, come tanti altri, ricostruirono le loro vite da zero e cercarono di sanare ferite profonde. Non ho mai chiesto loro se quelle ferite veramente siano mai guarite. Forse non lo farò mai.<br>Quante fotografie in bianco e nero ho visto che uscivano dai portafogli, parenti o amici scomparsi. Volti sorridenti, giovani e non solo. Abbiamo ascoltato storie terribili. Quante persone ho incontrato strada facendo in Venezuela che dicevano a capo chino di essere cilene, ma non per vergogna bensì per tristezza, una profonda tristezza e malinconia che ho continuato a percepire sempre, latente, quando sono stata in Cile ma anche in giro per il mondo, incontrandoli. Ancora oggi penso che questa tristezza<br>non sia mai stata superata.<br>Come tutti i regimi dittatoriali, come tutti i genocidi della nostra storia, quello del Cile, come quello dell&#8217;Argentina, ha segnato profondamente il subcontinente latinoamericano negli anni settanta e ottanta, unendo ancora di più i nostri popoli. Storie che non dimenticheremo mai, immagini che ricorderemo per sempre: i bombardamenti e la distruzione della Moneda, la morte di Salvador Allende, la immagine dello stadio, gli incendi nelle strade, i militari pronti a sparare, la gente spaventata, i carrarmati per strada, il<br>racconto dell’assassinio di Victor Jara, i morti, i volti dei “desaparecidos”.<br>Atrocità. Buio. Tragedia. Morte. Ferita profonda. Il colpo di Stato in Cile è stato un crimine e su questo non ci sono dubbi.</p>



<p><br>&#8220;A mi no me lo contaron, yo lo viví, tenía 23 años y supe lo que era la democracia en este país, y estoy<br>aquí para decirle a los jóvenes, sobre todo a los jóvenes, a los niños, que la democracia hay que<br>cuidarla&#8221;.</p>
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		<title>Veil or not veil</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 09:41:44 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Barbara Raccuglia</p>



<p></p>



<p>Ho preso in mano questo foglio, per parlarvi di una manifestazione a cui io stessa ho partecipato, il 16 settembre ed estesa in varie piazze del mondo, per ricordare MAHSA JINA AMINI.</p>



<p>Neanche il tempo di raccogliermi per trovare le parole, che la storia si ripete.</p>



<p>Come una raffica.&nbsp;</p>



<p>Torna a fare parlare di sè la dittatura, (Repubblica?), iraniana per l’ennesimo episodio di violenza e di repressione che lo scorso 1 ottobre 2023, si accannisce contro <strong>ARMITA GERAVAND</strong>.</p>



<p>A 16 anni, pestata e ridotta in coma dalla cosidetta polizia “morale” di regime.</p>



<p>Accuse che non trovano spazio tra le mie capacità di comprensione e di osservazione della realtà:</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;un&nbsp;<em>velo</em>.</p>



<p>Ma il velo, contiene in sè, davvero, tutte le disgrazie del mondo femminile islamico?</p>



<p>Strumento politico?&nbsp; di protezione? di rettitudine morale o di oppressione?</p>



<p>Un velo che, secondo le interpretazioni di alcune studiose e studiosi  (vedi ad esempio Fatima Mernissi in <em>La Terrazza Proibita</em>), occorre a mantenere una storica e importante separazione tra la sfera pubblica e la sfera privata di una persona.</p>



<p>Per altri il velo viene vivamente consigliato dal profeta Maometto, per distinguere una donna musulmana da una qualsiasi schiava o da un impostore, meritevoli  entrambi di aggressioni, molestie e stupri. Un velo in questo caso, che assume un significato di &#8220;protezione&#8221;.</p>



<p>Succede ancora in Iran. Paese dove, per un velo indossato male è subito oltraggio&#8230;. E ci metti poco a diventare obiettivo di pene severe, giustificate dal fatto di non aver rispettato le norme e gli obblighi imposti sull&#8217;uso dell&#8217; <em>hijab.</em></p>



<p>E lasciandoci andare ad aperte fantasie (tratte in parte da ciò che accaduto realmente ad Armita) mi sovviene, ad esempio l’immagine, di un velo nero, in movimento, che si sposta un poco a destra e poi a sinistra, mentre una ragazza, si fa spazio correndo, per salire su un mezzo di trasporto pubblico: una ciocca si sposta, sfugge via alla costrizione, viene vista e, così, viene scoperta una zona intima che invece, deve restare segreta, nascosta e misteriosa, che da intima appunto diviene pubblica, e per un attimo di non curanza, si affaccia in quel luogo, dove finisce la libertà di essere e inizia il rischio di un fine vita.</p>



<p>Non è esattamente il caso di Armita, perchè lei si trovava a volto totalmente libero, ma l&#8217;esempio di cui sopra lascia intendere che qualsiasi donna o ragazza può diventare un bersaglio, e in qualsiasi momento della giornata.</p>



<p>E&#8217; anche grazie ad organizzazioni umanitarie come la HENGAW (dislocata in Norvegia per ovvi motivi), che veniamo a sapere anche dell&#8217;arresto anche di Shahin Ahmadi, madre di Armita Geravand.</p>



<p>L&#8217;accusa? Il desiderio materno di voler vedere la figlia, ora in coma presso l&#8217;ospedale di Fajr.</p>



<p>Come sappiamo, il regime non transige. Vi è il divieto assoluto ai familiari di avvicinarsi ai propri cari detenuti o colpiti, e/o di raccontare al mondo la verità. I familiari della ragazza, infatti, sono stati subito costretti ad affermare che Armita, abbia avuto un collasso improvviso, mentre si trovava all&#8217;interno del vagone,  per aver battuto &#8220;sempre accidentalmente&#8221; la testa contro una struttura del vagone. Tutt&#8217;ora non si hanno più notizie della signora Shanin Ahmadi. Pressioni e minacce anche sugli insegnanti, sugli amici e i compagni di scuola di Armita, diffidati dalla diffusione di qualsiasi notizia sulla giovane, comprese fotografie della stessa, che noi invece pubblichiamo:</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="992" height="661" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17194" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 992w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/ospe-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 992px) 100vw, 992px" /></a></figure>



<p>Mi piacerebbe che ci fosse una maggiore attenzione dal punto di vista internazionale.<br>Il caso di Armita ci fa fare un sobbalzo indietro di un anno: il brutale pestaggio su Mahsa Amini, fino al coma e poi al decesso. Aveva soltanto 22 anni la giovane Mahsa, chiamata Jina nel suo luogo di origine curda. Di lì a poco avrebbe iniziato a intraprendere gli studi per diventare avvocato&#8230; Ma qualcun&#8217;altro ha scelto per lei un destino infausto: destino stabilito dalla polizia di regime, guidata dall&#8217;attuale guida suprema, l&#8217;ayatollah Ali Khamenei, che evidentemente deve avere una concezione molto misera della vita umana. </p>



<p>Ed è così che, nell’anniversario della morte di Mahsa Amini (16 settembre 2022), in tutto il mondo si è svolta una giornata di commemorazione e di riflessione, ma soprattutto un grido collettivo che, a volto scoperto, intende farsi sentire, urlando che NOI ESISTIAMO e che non abbiamo alcuna intenzione di smettere di farlo, in libertà. Lottiamo. Con ogni mezzo necessario e a nostra disposizione metteremo un punto alla parola &#8220;dittatura&#8221;. E voglio pensare che questa nuova rivoluzione stia aprendo le strade al cambiamento e al fallimento dell&#8217;intero sistema politico iraniano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17201" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/8.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Associazione per i diritti umani, anche questa volta, si schiera a fianco delle donne e degli uomini, in lotta contro il regime sanguinario attualmente presente in Iran. Intendiamo esprimere un immenso senso di gratitudine per il coraggio di tutti gli attivisti e le attiviste iraniane, nella speranza che possano divenire un esempio per tanti altri.</p>



<p>In seguito, alcune immagini della manifestazione che si è svolta in piazza duomo a Milano, il 16 settembre 2023.</p>



<p>La pioggia era forte, ma noi siamo rimasti. Qualcuno ha pianto. Chi ha ballato. Chi ha cantato.</p>



<p>Commossa dalla vivace partecipazione degli uomini, concludo :</p>



<p><strong>DONNA&nbsp; VITA&nbsp; LIBERTA&#8217;</strong></p>



<p><em>Per ballare nei vicoli<br>Per il terrore quando ci si bacia<br>Per mia sorella, tua sorella, le nostre sorelle<br>Per cambiare le menti arrugginite<br>Per la vergogna della povertà<br>Per il rimpianto di vivere una vita ordinaria<br>Per i bambini che si tuffano nei cassonetti e i loro desideri<br>Per questa economia dittatoriale<br>Per l&#8217;aria inquinata<br>Per Valiasr e i suoi alberi consumati<br>Per Pirooz e la possibilità della sua estinzione<br>Per gli innocenti cani illegali<br>Per le lacrime inarrestabili<br>Per la scena di ripetere questo momento<br>Per i volti sorridenti<br>Per gli studenti e il loro futuro<br>Per questo paradiso forzato<br>Per gli studenti d&#8217;élite imprigionati<br>Per i ragazzi afghani<br>Per tutti questi &#8220;per&#8221; che non sono ripetibili<br>Per tutti questi slogan senza senso<br>Per il crollo di edifici finti<br>Per la sensazione di pace<br>Per il sole dopo queste lunghe notti<br>Per le pillole contro l&#8217;ansia e l&#8217;insonnia<br>Per gli uomini, la patria, la prosperità<br>Per la ragazza che avrebbe voluto essere un ragazzo<br>Per le donne, la vita, la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà<br>Per la libertà</em></p>



<p>Baraye di Shervin HajipourVee</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="658" height="674" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17204" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 658w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/2-293x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 293w" sizes="(max-width: 658px) 100vw, 658px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="720" height="471" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17205" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/3-300x196.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1125" height="2000" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-576x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 576w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-169x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-768x1365.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4-864x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 864w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1125w" sizes="(max-width: 1125px) 100vw, 1125px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17207" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/1-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>
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		<title>“LibriLiberi”. Doppio fondo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 14:36:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I desaparecidos insegnano ancora di Alessandra Montesanto Nel 2004, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, viene trovato un corpo al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. Muriel è una giornalista del quotidiano locale e&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>I desaparecidos insegnano ancora</p>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Nel 2004, all&#8217;inizio dell&#8217;estate, viene trovato un corpo al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. Muriel è una giornalista del quotidiano locale e inizia a prendere informazioni per coprire la notizia, notizia che la porterà molto lontano. Parallalelamente, infatti, in Argentina, si dipana la vicenda di una donna dai molti nomi: Marie, Soledad, Juana.</p>



<p>Muriel, affiancata da una signora anziana Genèviev, da un giovane uomo, Marcèl e via via da altri, tra cui il capo della Polizia del villaggio, con passione e tenacia, introduce anche il lettore nella ricerca dell&#8217;identità del cadavere emerso e nelle pieghe della Storia recente che ha visto in azione una delle dittature più brutali del &#8216;900: quella dei governi di destra in America latina.</p>



<p>Tutto questo viene raccontato nel romanzo-inchiesta intitolato “Doppio fondo” di Elsa Osorio, che in Argentina ha ottenuto per questo lavoro il Premio Nazionale di Letteratura, edito in Italia da Guanda.</p>



<p>Molti i sentimenti che nascono e crescono in chi legge, man mano che affiorano i dati, i nomi, le violenze (fisiche e psicologiche) perpetrate e subite da persone che, in quegli anni, per chi lottava su parti opposte della barricata; chi lottava per un Paese, l&#8217;Argentina, libro e democratico e chi, invece, per sete di Potere e di denaro. Siamo tra il 1976 e il 1978, ma la dittatura civile-militare argentina durò fino al 1983 e l&#8217;ombra lunga dell&#8217;orrore arriva fino a noi.</p>



<p>L&#8217;autrice, anche di sceneggiature cinematografiche, non insiste sui particolari più crudi riguardanti le torture nei confronti dei militanti dei gruppi oppositori (i Montoneros, in particolare), ma in un lungo racconto segue ogni indizio da una parte per capire chi sia la donna (perchè si tratta di una donna) ritrovata a Turballe e, dall&#8217;altra, per intrecciare la sua morte alla Guerra sporca argentina.</p>



<p>Tanti i nomi, verificati e verificabili perchè reali, tanti i luoghi: da Emilio Eduardo Massera a Licio Gelli, dall&#8217; ESMA (il famigerato centro di detenzione dei prigionieri) all&#8217;Eliseo, per non tralasciare il ruolo della Chiesa, molte le informazioni documentate che creano un climax ascendente e avvolgono la storia di misteri e indignazione.</p>



<p>Molti i nomi anche della scomparsa: Marie-Soledad-Juana e molte le sue identità: da combattente, a spia interna, ma sempre e soprattutto madre. Matìas è suo figlio, oggi giovane uomo, che a soli tre anni è stato imprigionato insieme a sua mamma, inconsapevole di ciò che i carnefici le avevavo; riescono a fuggire, ma le loro strade si dovranno separare.</p>



<p>Muriel e i suoi “colleghi” investigatori, grazie alla penna delicata e precisa allo stesso tempo della Osorio, e grazie anche alla struttura, quasi filmica, del testo complessivo &#8211; tra flashback, corripondenza, la voce dei personaggi a volte interna e altre esterna, un montaggio alternato che ci accompagna tra Presente e Passato &#8211; riesce a portare a termine la ricerca, squarciando il velo di omertà, di ipocrisia (che ha coinvolto anche molte cittadine e cittadini, non solo le istituzioni), di paura steso sugli ultimi cinquant&#8217;anni della Storia di una parte del nostro mondo, non solo con l&#8217;intento di portare a galla la Memoria, ma per lanciare un allarme, ancora del tutto attuale, sul pericolo che vengano aboliti i diritti umani, le libertà fondamentali per ciascuno di noi, se orientati al Bene comune.</p>



<p>Ma il romanzo non è solo questo &#8211; che è già tantissimo &#8211; è anche la narrazione di emozioni universali: la rabbia per l&#8217;abbandono, il perdono alla luce della cosapevolezza, il coraggio per la verità e la Giustizia. E poi l&#8217;Amore, forse quello più autentico: quello di una madre per un figlio e di un figlio per la propria genitrice. E questo fa di ogni desaparecido, un essere umano, non un numero, ma una persona in carne e ossa, uomo o donna che sia.</p>



<p>“<em>Del resto queste righe non pretendono di colmare un vuoto incolmabile ma solo di intessere una piccola rete di ricordi a cui spero aggiungerai i tuoi, per immaginarci in tutta quella vita che avrebbe potuto essere e non è stata”.</em></p>



<p>“<em>Juana non vuole che le ricordi quanto puzza la morte. Né quanto puzza la paura. L&#8217;odore della paura serpeggia per i muri, rende l&#8217;aria irrespirabile, è più forte della sporcizia, degli stracci macchiati, più forte di tutto”.</em></p>



<p>“<em>&#8230;Ero dovuta andar via per non vivere una situazione vergognosa, per darti una madre rispettabile”.</em></p>
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		<title>Una partigiana della Memoria: Vera Vigevani Jarach</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2023 09:25:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto Una donna piccola, di quasi novantacinque anni, gracile, seduta su una sedia a rotelle; ma che forza! Che occhi vispi! Che voce! Sto parlando di Vera Vigevani Jarach, ebrea italiana fuggita&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



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<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p></p>



<p>Una donna piccola, di quasi novantacinque anni, gracile, seduta su una sedia a rotelle; ma che forza! Che occhi vispi! Che voce!</p>



<p>Sto parlando di Vera Vigevani Jarach, ebrea italiana fuggita nel 1939 alle leggi razziali fasciste e rifugiatasi con la famiglia in Argentina dove ora vive fin da quando era piccola, a Buenos Aires. </p>



<p>Il Destino, però, vuole che la sua esistenza sia colpita ancora una volta dalla parte più buia della Storia: quella dittatura militare che si abbatte sull&#8217;Argentina tra il 1976 e il 1983, a timbro del generale Jorge Rafael Videla e altri due comandanti delle Forze armate, dopo il rovesciamento di tutte le autorità costituzionali e con la sparizione di 30mila persone dissidenti, i <em>desaparecidos</em>. </p>



<p>Franca Jarach, figlia di Vera, è una di loro; scompare a 18 anni e, dopo una lunga lotta, la madre ha scoperto che anche la giovane ragazza fu torturata, sedata e il suo corpo gettato nell&#8217;oceano con uno dei numerosi voli della morte. </p>



<p>Mercoledì 8 febbraio, presso la Biblioteca Chiesa Rossa di Milano, ho avuto l&#8217;opportunità e il privilegio di ascoltare le parole di Vera, di parlarle, di accarezzarle le mani: è stata un&#8217;emozione forte perchè, da dieci anni mi occupo di diritti umani insieme al mio meraviglioso staff, e sentire una donna così combattiva, così dedita all&#8217;impegno per il bene comune, così determinata mi ha infuso energia nuova per continuare a educare ai diritti fondamentali, al rispetto reciproco, alla giustizia sociale, all&#8217;educazione civica e al rispetto della democrazia. Non mi sono sentita sola, anzi. </p>



<p>L&#8217;incontro è stato organizzato dall&#8217;Associazione 24 marzo Onlus, altre persone che credono nei principi della Verità e della Giustizia, come ha ricordato Vera Jarach, con fermezza; così come ha detto di essere preoccupata perchè vede il ritorno, in Italia, del fascismo ed è  prioritario, quindi, salvaguardare la nostra Costituzione; e poi la guerra vicina &#8211; così come i conflitti lontani &#8211; non devono essere sottovalutati, ma bisogna ritornare a lavorare per la pace, a partire da noi stessi. Eravamo in una biblioteca di un quartiere periferico di Milano e la Jarach ha chiesto di raccontarne la storia e poi, al pubblico,. &#8220;Cos&#8217;è per voi una biblioteca&#8221;? e io ho risposto &#8220;Per me è un tempio&#8221;: i suoi bellissimi occhi si sono illuminati&#8230;e io mi sono commossa. </p>



<p>Vorrei concludere con la notizia di una campagna a cui Associazione Per i Diritti umani aderisce molto volentieri: </p>



<p>AYUDANOS A ENCONTRARTE, Aiutaci a trovarti.</p>



<p>Campagna Argentina per il diritto alla identità.</p>



<p>#ArgentinaTeBusca, Argentina ti cerca</p>



<p>Tra il 1976 e il 1983 si instaurò in Argentina un governo militare che attuò un piano sistematico di appropriazione dei neonati, bambini e bambine che vennero separati dalle loro madri e dai loro padri scomparsi. Le loro identità furono cambiate e vennero dati in adozione, cancellando le loro radici familiari.</p>



<p>Per questo motivo, Vera Jarach e altre donne, hanno costituito il gruppo della Madres de Plaza De Majo: si incontrano ogni giovedì, davanti al municipio di Buenos Aires, camminando in cerchio e indossando il loro fazzoletto bianco con scritto &#8220;Nunca mas (Mai più) e il nome dei/delle loro nipoti scoparsi/se per ritrovarle. Possono essere ovunque nel mondo. </p>



<p>Oggi, lo Stato argentino si è preso la responsabilità di aiutare le madres nella ricerca e sono 130 le persone che hanno recuperato la propria identità., la propria storia, le proprie radici biologiche.</p>



<p>Ci rivolgiamo direttamente a tutte e a tutti:</p>



<p>Tu potresti essere una delle persone, figlia o figlio di un desaparecido. Se hai qualche dubbio sulla tua identità, sulla tua origine o hai informazioni utili a questa ricerca, contatta il seguente sito: www.cancilleria.gob.ar/encontrarte?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p></p>



<p>Sarà svolto tutto in forma confidenziale. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16849" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/02/aiuto-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Il Cile rifiuta la nuova Costituzione</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2022 07:25:52 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<p><br>Il primo febbraio scrivevamo su questo giornale sulla vittoria del giovane Gabriel Boric dopo le elezioni presidenziali di dicembre dell’anno scorso. Parlavamo di aria fresca, giovane e innovativa che avrebbe potuto invadere tutti gli angoli di questo stretto paese che è il Cile. Uno dei punti forti della campagna di Boric era il cambio della Costituzione Nazionale nata tra le mani della dittatura di Augusto Pinochet nel 1980. L’Assemblea Costituente formata da 155 membri e molto elogiata da politici del mondo e incaricata di scrivere la nuova Carta Magna ci ha messo un anno di lavoro per creare un testo di 388 articoli che attraversano i punti focali di una moderna repubblica dell’America Latina: il cambio a stato plurinazionale con più autonomia regionale, cambi nella giustizia, nella sanità pubblica, sviluppo della democrazia paritaria e della uguaglianza di genere, libertà sessuale e riproduttiva, protezione dell’impiego ed equilibrio tra stato e privato.<br>I risultati del referendum obbligatorio fatto a settembre, pietra miliare di Boric, non ha avuto i risultati che il Presidente sperava. Il 62% dei cileni non è stato d’accordo con il nuovo testo e ha votato no. Dunque, cos’è successo? Nel 2019 il popolo cileno è andato in piazza per esigere dei cambiamenti, per chiedere una maggior uguaglianza tra i diversi strati della società. Facendo un breve analisi della bozza della nuova costituzione sembrerebbe che questi cambiamenti sono stati contemplati nel testo. Paradossalmente per il popolo, la nuova Carta Magna e forse la stessa Assemblea Costituente era molto di sinistra, molto radicale e aggiungerei io molto “innovativa” per una nazione che culturalmente e per il suo passato storico è sempre stata piuttosto conservatrice, ma non intendo solo politicamente moderata, bensì un po’ diffidente dei cambi improvvisi e comunque tendente a preservare quella sicurezza che la democrazia le ha offerto dopo Pinochet. Si respira un po’ di paura riguardo all’equilibrio tra lo Stato e il privato. La liberalizzazione non convince più di tanto. La società vuole cambi, è vero, vuole il nuovo, ma forse non così nuovo. Una Costituzione probabilmente più conservatrice e convenzionale, anche se in sintonia con i tempi che viviamo e in costante cambiamento sarebbe stata meglio accolta.<br>Si respira incertezza, non c’è molto accordo sociale e politico, il presidente Boric e il suo governo sanno che devono riiniziare da zero, fare un paso indietro e ascoltare la decisione del popolo.<br>Alcuni analisti politici affermano che il tempo è stato nemico. I mesi che sono trascorsi tra le elezioni e questo referendum, quasi un anno, hanno fatto sì che la gente iniziasse a dubitare, è stato controproducente. La polarizzazione all’interno del governo nemmeno è stata di aiuto.<br>Sta di fatto che a febbraio dovevamo avere gli occhi puntati su Boric. Anche adesso.<br>Le ferite sono sempre aperte, il Cile ha bisogno di pochi passi ma sicuri, il passo più lungo della gamba non funziona. La portata dell&#8217;esplosione sociale del 2019 ci ha confuso e depistato parecchio. Staremo a vedere quali decisioni prenderà Boric nei prossimi mesi.</p>
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