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	<title>DNA Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>DNA Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>La campagna per il diritto all&#8217;identità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2014 06:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>30.000 persone scomparse tra il 1976 – 1983 e tra questi anche tanti bambini. Stiamo parlando della dittuatura argentina, di quei troppi desaparecidos e di quei loro figli presi, rubati come se non bastasse&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
30.000<br />
persone scomparse tra il 1976 – 1983 e tra questi anche tanti<br />
bambini. Stiamo parlando della dittuatura argentina, di quei troppi<br />
desaparecidos e di quei loro figli presi, rubati come se non bastasse<br />
la violenza già subìta e la perdita della vita.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
allora, le madri, le mogli, le sopravvissute &#8211; soprattutto le abuelas<br />
de Palza de Mayo &#8211; lottano e continuano a cercare i loro nipoti<br />
perchè questi sono ancora vivi e potrebbero risiedere anche in<br />
Italia.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Proprio<br />
in occasione della democrazia nel Paese sudamericano a distanza di<br />
trent&#8217;anni, l&#8217;Ambasciata italiana, nel 2013, ha lanciato una campagna<br />
per il diritto all&#8217;identità: su circa 500 bambini, nati da donne<br />
sequestrate e uccise dai militari e dati illegalmente in adozione, ne<br />
sono stati rintracciati 109, ma bisogna fare di più: “ La<br />
macro-tragedia della ditttaura argentina è fatta di tante<br />
micro-tragedie familiari” ha sostenuto Carlos Cherniak, capo<br />
dell&#8217;ufficio politico e diritti umani dell&#8217;Ambasciata argentina<br />
durante un incontro che si è svolto presso l&#8217;Università di Pisa;<br />
“Se l&#8217;Argentina è riuscita a uscire dagli anni bui del terrore ed<br />
entrare in un processo democratico che oggi compie 30 anni, è anche<br />
grazie alla capacità delle singole persone che hanno saputo<br />
trasformare la loro sofferenza in impegno concreto per la<br />
riaffermazione dei diritti civili. Le nonne di Plaza de Mayo ne sono<br />
un esempio concreto: da 26 anni si battono per ritrovare i loro<br />
&#8216;nietos&#8217;, portando in giro una causa che oggi ha acquistato una<br />
dimensione internazionale”, ha continuato Cherniak.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
All&#8217;incontro<br />
era presente anche Estela Carlotto che ha ricordato la sua storia: “<br />
Nel 1977 mia figlia Laura è stata sequestrata mentre era incinta di<br />
tre mesi ed è stata assassinata dai militari argentini dopo aver<br />
partorito. Come succedeva in questi casi, il bambino è stato<br />
immediatamente consegnato a una famiglia considerata &#8216;affidabile&#8217;, in<br />
grado di crescerlo secondo i &#8216;principi&#8217; della dittatura, gli stessi<br />
per cui i genitori naturali venivano assassinati” e ha continuato<br />
dicendo: “Visti i legami tra l&#8217;Italia e l&#8217;Argentina, dove metà dei<br />
cognomi è di origine italiana,  pensiamo che sia possibile che<br />
qualche &#8216;nieto&#8217; sia arrivato e rimasto qui da voi, forse nelle stesse<br />
università in cui erano venuti a studiare. Preghiamo chiunque abbia<br />
dubbi sulla propria identità di farsi avanti”. L&#8217;accertamento<br />
dell&#8217;identità viene fatto attraverso l&#8217;analisi del DNA.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
campagna, quindi, è ancora in corso.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
rispondere alla campagna, il riferimento è l&#8217;ambito diplomatico<br />
argentino, consolati e ambasciata. Si può scrivere alle mail:<br />
<u><a href="mailto:dirittiumani@ambasciatargentina.it">dirittiumani@ambasciatargentina.it</a></u><br />
oppure <u><a href="mailto:dubbio@retexi.it">dubbio@retexi.it</a></u>,<br />
entrambi protetti dallo spam bot.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
possono anche chiamare i seguenti numeri: 335-5866777 oppure<br />
06-48073300, i funzionari garantiscono assoluta discrezionalità.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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		<item>
		<title>Fari puntati sui Rom</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2013 06:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini Associazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; di qualche settimana fa la notizia del caso di Leonarda Dibrani: la quindicenne rom, espulsa dalla Francia, per essere rimandata in Kosovo, suo Paese d&#8217;origine. La ragazza è stata prelevata dalla polizia durante&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; di<br />
qualche settimana fa la notizia del caso di Leonarda Dibrani: la<br />
quindicenne rom, espulsa dalla Francia, per essere rimandata in<br />
Kosovo, suo Paese d&#8217;origine. La ragazza è stata prelevata dalla<br />
polizia durante una gita scolastica a Parigi.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Leonarda<br />
viveva da cinque anni in un centro di accoglienza per richiedenti<br />
asilo politico, a Levier ai confini con la Svizzera, dove frequentava<br />
la scuola pubblica, mentre al resto della sua famiglia &#8211; i genitori e<br />
altri cinque figli &#8211; era già stata notificata l&#8217;espulsione.  Il<br />
Presidente francese, Francois Hollande, aveva dichiarato: “Se<br />
Leonarda ne farà richiesta, le sarà garantita accoglienza in<br />
Francia, ma per lei sola”. Immediata la risposta da parte<br />
dell&#8217;interessata: “ Non tornerei in Francia da sola, non<br />
abbandonerò la mia famiglia. Non sono la sola ad andare a scuola, ci<br />
sono anche i miei fratelli e le mie sorelle”, quattro nati in<br />
Italia e la più piccola nata in Francia, secondo le dichiarazioni<br />
del padre. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Leonarda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/Leonarda.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="180" width="320" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
conclusioni dell&#8217;inchiesta amministrativa ordinata dal Ministro<br />
dell&#8217;Interno, Manuel Valls, a proposito dell&#8217;espulsione confermano<br />
che sia stata: “conforme alle regole in vigore”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Altro<br />
caso che ha visto i riflettori puntati sul popolo Rom, un caso<br />
diverso da quello precedente: una bambina bionda e dagli occhi chiari<br />
è stata trovata in un campo a Larissa, nella Grecia del nord,<br />
durante una perquisizione da parte delle forze dell&#8217;ordine.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un uomo<br />
e una donna sono stati accusati per rapimento perchè il test del DNA<br />
ha provato che “Maria” (questo il nome dato alla bambina) non è<br />
figlia loro. I due hanno affermato di averla ricevuta in affidamento<br />
da una donna in stato di indigenza. Pare che la madre biologica di<br />
“Maria” sia stata trovata in Bulgaria e che abbia affidato la<br />
piccola ai due estranei proprio a causa della povertà.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questi<br />
due fatti di cronaca hanno riacceso il dibattito sulle politiche da<br />
adottare nei confronti dell&#8217;etnia romanì: rom e sinti. E hanno<br />
contribuito a riaffermare alcuni stereotipi negativi, primo fra tutti<br />
quello che vede i Rom come “rapitori di bambini”. Soprattutto<br />
durante le numerose trasmissioni televisive in cui ospiti e<br />
opinionisti (!) prendono la parola, alcuni sottolineano che non si<br />
debba generalizzare, ma &#8211; continuando a discutere in maniera<br />
superficiale e poco corretta di questo argomento &#8211; il messaggio<br />
infarcito di pregiudizi continua a passare.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/MARIA-ROM.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/MARIA-ROM.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>Come<br />
scritto dall&#8217;Associazione 21 Luglio in un suo ultimo rapporto, uno<br />
studio del 2008 dell&#8217;Università di Verona ha mostrato come dal 1986<br />
al 2007, in Italia, <strong>nessun<br />
caso</strong> di presunto<br />
&#8220;rapimento&#8221; di bambini non rom da parte di rom e sinti si<br />
sia concluso con una condanna per sequestro o sottrazione di<br />
persona.<br />Nessun bimbo <em>gagiò</em>,<br />
dunque, è stato mai trovato nelle mani delle comunità rom e sinte<br />
in quell&#8217;arco di tempo. Ma se fosse vero il contrario? Se<br />
fossero le istituzioni a sottrarre i bambini rom alle proprie<br />
famiglie affidandoli in adozione alle famiglie della società<br />
maggioritaria?<br />Questa<br />
è la provocazione che si pone come base di discussione per un<br />
convegno che l&#8217;Associazione romana ha organizzato per il 29 ottobre e<br />
di cui vi diamo comunicazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br /><strong>Martedì</strong><br />
<strong>29 ottobre alle ore 17,<br />
a Roma, presso la sede della Regione Lazio</strong><br />
(Sala Tirreno, via Rosa Raimondi Garibaldi 7, Palazzina C),<br />
l&#8217;Associazione 21 luglio organizza il convegno <strong>“Mia<br />
madre era rom”</strong>, nel<br />
corso del quale sarà presentato l&#8217;omonimo rapporto<br />
dell&#8217;Associazione, che analizza in maniera scientifica la situazione<br />
dei minori rom, a Roma e nel Lazio, che oggi non vivono più presso<br />
le proprie famiglie.</p>
<p>Dalla ricerca, realizzata in<br />
collaborazione con la <strong>Facoltà<br />
di Antropologia culturale dell’Università di Verona</strong>,<br />
emergono <u>dati allarmanti</u>,<br />
che mettono in risalto un <strong>flusso<br />
sistematico e istituzionalizzato di minori dalle famiglie rom a<br />
quelle non rom in attesa di adozione</strong>,<br />
&#8220;giustificato&#8221; dalle precarie condizioni abitative alle<br />
quali le comunità rom e sinte nel Lazio sono costrette dalle<br />
poliitche locali in atto.</p>
<p>Il rapporto, in particolare, si<br />
sofferma sulla presenza dei minori rom nelle storie che il Tribunale<br />
per i Minorenni di Roma ha affrontato dal 2006 al 2012.</p></div>
<div align="CENTER">
</div>
<div align="LEFT">
Interventi<br />
di:
</div>
<div align="LEFT">
<strong>Angela TULLIO<br />
CATALDO</strong>, autrice della<br />
ricerca – Associazione 21 luglio</div>
<div align="LEFT">
<br /><strong>Rita<br />
VISINI</strong>, Assessore alle<br />
Politiche Sociali della Regione Lazio</div>
<div align="LEFT">
<br /><strong>Melita<br />
CAVALLO</strong>, Presidente<br />
del Tribunale per i Minorenni di Roma</div>
<div align="LEFT">
<br /><strong>Edoardo<br />
TRULLI</strong>, Vice<br />
Presidente dell’Ordine Assistenti Sociali della Regione Lazio</div>
<div align="LEFT">
<br /><strong>Vito<br />
SAVASTA</strong>, Mediatore<br />
sociale</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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