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	<title>documentario Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;Buone notizie&#8221;. Dalla tossicodipendenza si PUÒ uscire!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 15:02:30 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Martina Foglia </p>



<p>Come ci dimostra questa intervista, dalla tossicodipendenza si può uscire con l&#8217;aiuto di professionisti qualificati a cui affidarsi, acquisendo consapevolezza in se stessi, riconoscendo i propri errori ed imparando da questi! La storia di Valerio insegna che con la determinazione e la costanza si possono affrontare percorsi dolorosi e difficili e iniziare una nuova vita! </p>



<p>Vuoi presentarti ?</p>



<p>Sono Valerio ho 41 anni e vivo a Pavia. Come lavoro faccio l&#8217;educatore presso la &#8220;Casa del Giovane&#8221; di Pavia in una struttura chiamata &#8220;Casa accoglienza&#8221;, una comunità terapeutica e specialistica per ragazzi che vanno dai 14 ai 25 anni. </p>



<p>Quando e perché sei entrato in comunità? </p>



<p>Sono entrato in comunità per la prima volta a diciotto anni, esattamente nel 2000. Ero molto giovane, ma mi sono reso conto che avevo un problema con la cocaina di cui non riuscivo più a farne a meno. Ho chiesto aiuto allla mia assistente sociale dell&#8217; epoca che mi ha indirizzato al Sert di zona; in due mesi sono riuscito ad entrare in comunità. </p>



<p>So che oggi fai il mestiere di educatore nella stessa comunità che ti ha accolto da giovane: cosa ti ha spinto a fare questa scelta?  Raccontaci in breve le tappe salienti del tuo percorso</p>



<p>Ho scelto di tornare a lavorare con i ragazzi per cercare di mettere al servizio la mia esperienza di dipendenza e disagio, sperando possa essere loro da stimolo.</p>



<p>All’epoca ho avuto la fortuna di incontrare sulla mia strada persone che mi hanno accolto e supportato durante il mio percorso senza mai giudicarmi, anche nei momenti più difficili mi hanno sempre sostenuto, facendomi sentire parte di una famiglia allargata e questo mi ha permesso di fidarmi e di conseguenza di sperimentare cose nuove come, ad esempio, relazioni sincere ed è quello che cerchiamo di fare anche oggi. </p>



<p>Quali attività esistono per il reinserimento di questi ragazzi all&#8217;interno della società? </p>



<p>Per il reinserimento dei ragazzi sinceramente siamo un po&#8217; carenti; ci sono borse lavoro e tirocini che avviano al lavoro perchè, dato che sono per la maggior parte giovani,  sono a carico della famiglia e pochi cercano una vera indipendenza al di fuori del nucleo familiare. Per chi finisce il percorso di riabilitazione si stabiliscono degli incontri di verifica mensili per monitorare l&#8217;andamento. </p>



<p>Come comunità aiutate concretamente e periodicamente i ragazzi del parco di Rogoredo (nel milanese): cosa fate in particolare? Siete riusciti a salvare qualcuno di loro? </p>



<p>Come comunità accogliamo chi dal &#8220;bosco di Rogoredo&#8221; vuole provare ad uscire e in questo momento abbiano due ragazzi che sono in comunità da più di un anno e stanno molto bene; negli anni ne abbiamo accolti parecchi, alcuni hanno mollato altri no. </p>



<p>Pensi che da parte delle istituzioni ci sia il giusto supporto per il lavoro che fate? </p>



<p>Le istituzioni concretamente fanno ben poco per supportare il lavoro che facciamo; Rogoredo per esempio è un servizio di volontariato dove le istituzioni non ci aiutano minimamente e tutti i costi sono a carico dei volontari. </p>



<p>Avete anche realizzato un documentario che racconta il percorso di chi entra all&#8217;interno della comunità e il lavoro che viene regolarmente svolto per aiutare questi ragazzi&#8230; Ci vuoi raccontare come è nata l&#8217;idea, come hanno reagito i ragazzi? </p>



<p>Lo scorso anno abbiamo girato questo documentario intitolato &#8220;Scaltri ingenui&#8221;. E&#8217; nato per caso: un operatore ci ha fatto conoscere questo regista (Fabio Longagnani) che è venuto in comunità e si è appassianotato e incuriosito delle storie degli utenti e degli operatori, ha trascorso alcuni mesi da noi. I ragazzi hanno partecipato entusiasti al progetto e sono stati coinvolti in prima persona, c&#8217;è chi ha raccontato il proprio percorso e chi ha dato una mano al regista dietro le quinte. La cosa bella è che molte scuole hanno dedicato alcune mattinate alla proiezione del documentario con le testimonianze dei ragazzi stessi. </p>



<p>Quali sono le tue più grandi soddisfazioni? Cosa hanno imparato o imparano i ragazzi da te e tu da loro? </p>



<p>La più grande soddisfazione nel lavoro che faccio è vedere &#8220;rifiorire&#8221; molti di questi ragazzi, quando si lasciano aiutare e cominciano a fidarsi. É un percorso quotidiano che fai con loro e molto faticoso, ma allo stesso tempo, quando vedi che si &#8220;accende&#8221; quella fiammella di speranza in loro e cominciano a star bene è fantastico. Da loro imparo un sacco di cose: una su tutte, l&#8217;entusiasmo che hanno giovani.  Io cerco di portare un po&#8217; di speranza e dò loro anche fiducia</p>



<p>In base alla tua esperienza cosa ti senti di dire ai ragazzi di oggi per evitare che prendano strade pericolose? Il tuo motto è? </p>



<p>Ti direi che il mio motto è: &#8220;Vai avanti e non mollare&#8221;, nel senso che tante volte qualcuno ti fa vedere una strada che non hai mai preso e ti senti perso e vulnerabile e ti verrebbe voglia di lasciar perdere il percorso, invece è lì che devi fidarti e affidarti! Poi un bel giorno cominci a vedere &#8220;la luce&#8221; e sei talmente contento che ti dici: &#8220;Meno male che in certi momenti non ho mollato&#8221;</p>



<p>Credo che non ci sia altro da aggiungere a questa bellissima intervista &#8230; Posso solo dire che è una fortuna il fatto che esistano strutture come questa che danno la possibilità a molti giovani, anche minorenni, di iniziare una nuova vita. E voglio concludere con una frase di Tiziano Terzani: &#8220;l&#8217;unica rivoluzione possibile è quella dentro di noi&#8221;.</p>
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		<title>The years we have been nowhere: la sofferenza delle migrazioni e delle deportazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 07:38:55 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="225" height="225" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17218" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/10/dep-1-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a></figure></div>



<p>Piccoli film, ma importanti. </p>



<p>Sono le storie di Sulemain, Fatima Kamakuye e Patrick che hanno lasciato la Sierra Leone in cerca di un futuro migliore, riuscendo a costruirsi delle nuove vite e delle famiglie in Europa e negli Stati Uniti ma, a causa di problematiche dal carattere burocratico ed alcune infrazioni amministrative, vengono condannati e strappati alle loro famiglie per essere rispediti nel paese d&#8217;origine, dove ormai hanno perso i contatti con amici e familiari di una volta&#8230;Le storie di alcune persone che hanno lasciato, per motivi diversi, la loro patria in Africa per cercare un futuro in Europa vengono descritte e lette sotto una luce diversa. Il termine che viene utilizzato sin dall&#8217;inizio è forte quanto, purtroppo, esplicito ed appropriato: deportazione. Le loro vicende personali ne rafforzano il significato gettando un&#8217;ulteriore e pesante ombra sulla cosiddetta questione dei migranti.</p>



<p>Cascavilla e Piacentini ci invitano a riflettere su vite a proposito delle quali la propaganda avversa diviene priva di strumenti.</p>



<p>Il problema dei flussi migratori sta al centro del dibattito quotidiano fra le forze politiche in Italia, in particolare per la sua collocazione geografica, ma anche nel resto d&#8217;Europa e non solo. L&#8217;argomento prevalente che viene portato da chi vorrebbe risolvere la situazione con proposte a volte solo propagandistiche (vedi alla voce blocco navale) è quello della mancata integrazione di chi arriva in cerca di una vita migliore portando però con sé retaggi culturali che non sono disponibili all&#8217;apertura rispetto ad usi e costumi delle società dei Paesi considerati come meta ideale.<br><br>Questo importante documentario ci ricorda che esistono anche (e non sono pochi) migranti che si inseriscono nella società verrebbe da dire &#8216;a pieno titolo&#8217;. Perché hanno imparato la lingua, trovato un lavoro, si sono sposati/e, hanno messo al mondo dei figli. Ma manca loro, secondo le leggi degli Stati, per dimostrare quella &#8216;pienezza&#8217;, un documento, oppure incappano in intralci burocratici e, da un giorno all&#8217;altro magari anche dopo molti anni, vengono rispediti nel Paese d&#8217;origine.</p>



<p><br><br>Vengono presi, ammanettati, portati a forza in un aereo (anche morendoci come è accaduto in un caso che viene riportato alla memoria) e fatti rientrare in una società che, a sua volta, li respinge perché non hanno fatto fortuna o comunque non sentono più come luogo in cui poter vivere e prosperare. Proprio chi si dichiara difensore del concetto di unità familiare dovrebbe ascoltare queste storie perché qui di famiglie si parla e del loro smembramento senza che nessuno abbia commesso un reato.</p>



<p>Opporsi alle deportazioni è impossibile; opporsi alla brutalità, permettendo agli uomini e alle donne deportati di mantenere la propria dignità, è civiltà.</p>



<p><strong>L’OBIETTIVO DELLA RACCOLTA FONDI.</strong></p>



<p>Raggiungere l’obiettivo permetterà agli autori di volare in Africa a incontrare i deportati, rispediti indietro, perché non li vogliamo e dobbiamo aiutarli a casa loro, e le loro famiglie, che hanno investito tutto per farli partire e che non hanno più nulla.</p>



<p>L’intento è capire cosa è successo quando Sulemain, Madame Manseray e Patrick sono rientrati, quali strascichi fisici e psichici ha portato l’allontanamento dai propri affetti; scoprire come mai gli unici che si decidono ad aiutarli sono solo coloro che hanno ricevuto sulla propria pelle lo stesso marchio infamante.</p>



<p>Per le famiglie rimaste in Sierra Leone essere riportati indietro non è un dramma, ma una condanna; essere separati dalle proprie famiglie è una colpa.</p>



<p>Successivamente gli autori voleranno a Berlino e a Londra per andare a scoprire quali macerie relazionali e affettive i deportati hanno lasciato alle proprie spalle, intervistando chi è rimasto indietro e non ha abbandonato la propria stabilità per andare a riprendere il proprio partner, e i figli cresciuti senza padre o madre, perché la burocrazia si è messa di mezzo.</p>



<p>“<em>Conosceremo gli addetti all’immigrazione, coloro che li riaccompagnano a casa e gli avvocati che cercano di assistere e hanno cercato di impedire la loro deportazione</em>“.</p>



<p><strong>TRAILER del DOC: </strong></p>



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<p>L’obiettivo finale spiegano è sensibilizzare gli spettatori: “<em>Noi vogliamo differenziare l’essere umano dal pacco postale, nel quale, a causa di leggi e di frontiere, decise a tavolino, lo si vuole trasformare, quando un confine non cambia la conformazione del territorio, ma solo il suo nome; in questo caso il deportato è utilizzato per meri interessi elettorali e da persona, magicamente, si trasforma in percentuale.</em></p>



<p>Il dramma del padre o della madre che non può vedere crescere i propri figli e che avrà effetti sulla psicosocialità degli adulti e dei bambini sarà il cuore della nostra campagna.</p>



<p><em>Chi beneficerà di questi fondi saranno i futuri spettatori che si avvicineranno a quest’esperienza scoprendo che, la propaganda televisiva, ululata ai quattro venti non è una scelta priva di conseguenze, ma una decisione che influenza decine di migliaia di vite ogni anno che sono spostate arbitrariamente da un continente all’altro</em>“.</p>



<p></p>



<p><strong>A COSA SERVONO I SOLDI?</strong></p>



<p>Viaggiare per poter effettuare le riprese, utilizzare telecamere all’avanguardia per poter realizzare il documentario e renderlo disponibile sulle piattaforme che si utilizzano tutti i giorni (Tv, via cavo, on demand e streaming) montarlo e sottotitolarlo in tutte le lingue (italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, cinese, arabo, olandese, portoghese, giapponese, malawi e hindi) per poterlo diffondere nel mondo.</p>



<p><strong>CHI E’ INVISCHIATO NEL PROGETTO?</strong></p>



<p><strong>Mauro Piacentini</strong>&nbsp;regista e produttore, dopo i successi di “Posto Unico” e “Profondo Bianco” volerà in Africa in pieno Covid, incurante di malattie ben più gravi (quali il tifo, la malaria e il colera) per portare a termine le riprese africane.</p>



<p><strong>Olivia Godding</strong>&nbsp;ha cominciato l’attività di modella e attrice quando aveva 12 anni e ha posato per Elle, Fille e Cover ed è apparsa in Confessioni di una mente pericolosa, di George Clooney. Adesso è un imprenditrice di successo a Freetown e comparirà nelle vesti di testimone nel documentario, in quanto migrante.</p>



<p><strong>Roberto Sommella</strong>&nbsp;è un esperto di post-produzione che vanta una conoscenza approfondita degli strumenti di editing e molte esperienze come video maker. Dopo la laurea in Lingua e Letteratura giapponese a Napoli, ha vissuto in giro per l’Europa e ha maturato più di 15 anni di esperienza nella produzione video. Ha avuto la possibilità di lavorare con diverse piattaforme, software e telecamere su un ampio spettro di produzioni, dalla moda allo sport, dal branded content al corporate, dal marketing alla fiction o a cortometraggi come “Deep white”, presentato nel 2006 al Festival del Cinema di Venezia, nel settore Industry.</p>



<p><strong>Markadams Kamara</strong>&nbsp;ha lasciato la Sierra Leone subito prima della guerra alla fine degli anni 90. Dopo aver vissuto e lavorato in Costa d’Avorio, si è trasferito nel centro Europa (Francia e Germania) dove si è sposato e ha avuto una figlia, prima di essere deportato. Rientrato in Sierra Leone, si è dedicato all’attività teatrale e adesso si occupa di bilanci.</p>



<p><strong>Mike Duff</strong>&nbsp;è un video-maker australiano che dopo aver vissuto nel sud est asiatico per alcuni anni si è trasferito in Sierra Leone. Un solo anno, aveva detto. Vive e lavora a Freetown da 9 anni e collabora con BBC, ABC, Al Jazeera come freelance, progettista, direttore della fotografia e cameramen.</p>



<p><strong>Lucio Cascavilla</strong>&nbsp;è un attivista e scrittore. Dopo aver vissuto per 10 anni in Cina e aver lavorato ad alcuni cortometraggi e documentari, ha pubblicato tre libri (due sul paese asiatico e 1 di fantascienza). Da quasi due anni vive e lavora in Sierra Leone e collabora a varie riviste e blog online.</p>



<p><strong>Antonio Rignanese</strong>&nbsp;è un Digital Strategist e si occupa di comunicazione on line per aziende e professionisti. In passato attivista di Emergency per la provincia di Foggia e Macerata, è da sempre attento e attivo sulle tematiche della cooperazione internazionale e dei diritti umani.</p>



<p>– Per condividere il progetto:<br><a href="https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.gofundme.com/f/the-years-we-have-been-nowhere-sostieni-il-doc?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>
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		<title>Otto marzo tutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazara e minoranze in Afghanistan</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2023/02/24/otto-marzo-tutto-lanno-e-in-tutto-il-mondo-donne-hazara-e-minoranze-in-afghanistan/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2023 07:48:33 +0000</pubDate>
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<p>Associazione Per i Diritti umani è lieta di invitarvi all&#8217;evento intitolato &#8220;Otto marzotutto l&#8217;anno e in tutto il mondo: donne hazare e minoranze in Afghanistan&#8221; che si terrà venerdì 10 marzo a partire dalle ore 21 (dalle ore 19.30, per chi vuole, sarà possibile gustare un aperitivo etnico) presso il circolo ACLI Lambrate &#8220;Giovanni Bianchi&#8221;, in Via Conte Rosso, 5 a Milano (MM2 Lambrate).</p>



<p>Sarà proiettato il documentario &#8220;BEHIND VENICE LUXURY&#8221; alla presenza del regista e attivista AMIN WAHIDI </p>



<p>Verrà presentato il saggio &#8220;VOCI DALL?HAZARISTAN&#8221; alla presenza dell&#8217;autore Claudio Concas </p>



<p>e saranno presenti alcune DONNE HAZARE (l&#8217;etnia hazara è la più perseguitata in Afghanistan) che daranno la loro importante testimonianza sulla violazione dei diritti, sulla loro lotta per la parità di genere e sull&#8217;importanza dell&#8217;impegno politico e sociale. </p>



<p>Con la collaborazione di ViviLambarte, del Tavolo per la Nonviolenza e del Municipio 3 </p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Viaggiando si impara. La storia di Rosario Miranda</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2022 10:27:14 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/rosario-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="900" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/rosario-1024x900.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16596" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/rosario-1024x900.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/rosario-300x264.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/rosario-768x675.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/rosario-1536x1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/09/rosario-2048x1800.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>In questi giorni siamo a Tenerife e,come abitudine durante i nostri percorsi, cerchiamo storie da far conoscere: oggi vogliamo raccontarvi quella di Rosario Miranda, diventata un&#8217;icona Lgbtq dell&#8217;isola delle Canarie e non solo.</p>



<p>Rosario nasce a Buenavista, nel nord, nel 1937 ed è deceduta nel 2004 e ha, quindi, provato sulla propria pelle cosa significhi vivere sotto dittatura (quella franchista). La mancanza di informazioni e riferimenti culturali ha fatto erroneamente credere a molte persone che Rosario fosse soltanto un &#8220;uomo travestito&#8221; quando invece ha effettuato un vero e proprio processo di transizione di genere; tuttavia sulla sua lapide compare, ancora oggi, un nome che non LE corrisponde: Domingo Regalado. </p>



<p>Fin da piccolo/a ha patito la propria condizione psicologica, poi da adulto/a è diventato/a un uomo molto saggio a cui in molti si rivolgevano per chiedere consigli di varia natura, ma ad un certo punto ha deciso di svelarsi in quanto donna, senza vergogna né paura.</p>



<p>“Rosario ha passato un periodo difficile, anche durante gli anni della rivendicazione; la situazione delle persone transgender nelle zone rurali è ancora preoccupante”, ha dichiarato il Consiglio comunale di Tenerife in una nota di alcuni anni fa.</p>



<p>La contadina, Rosario, ha avuto il coraggio di mostrarsi pubblicamente e, nel tempo, è diventata un&#8217;icona famosa Lgbtq non solo nelle Canarie, ma anche oltre i loro confini, mostrando la propria essenza; una donna che ha lottato per l&#8217;inclusione delle persone transgender in tempi in cui il tema non era ancora di grande attualità come oggi.</p>



<p>Nel 2002, il regista canario David Baute ha girato un film documentario sulla vita di Rosario, già online su YouTube, e menzionato anche nel libro &#8220;El látigo y la pluma&#8221; (2004) di Fernando Olmeda.</p>



<p>Di seguito il film di David Baute (in spagnolo, ma ben comprensibile). </p>



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<div class="video-container"><iframe loading="lazy" title="IX Entrega de los Premios al Activismo LGBTI Rosario Miranda (2020)" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/s-DkkrGr8Bw?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>“LibriLiberi&#8221;. Blue nights</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2022 08:37:10 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="536" height="795" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16365" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/blue-nights-202x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 202w" sizes="(max-width: 536px) 100vw, 536px" /></a></figure>



<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Ho deciso di leggere l&#8217;ultimo libro di Joan Didion, “Blue nights” (edito in Italia da Il saggiatore), e non il suo penultimo, più celebre, “L&#8217;anno del pensiero magico” per due ragioni: in primo luogo perchè l&#8217;autrice americana è deceduta nel dicembre del 2021 a causa di complicazioni del Parkinson (secondo la versione ufficiale della sua casa editrice, ma forse per via dell&#8217;anoressia che da tempo l&#8217;aveva colpita) e il Parkinson è la patologia di cui soffre anche mio padre, ora quasi ottantacinquenne; e in secondo luogo perchè in questo ultimo romanzo parla del rapporto con sua figlia Quintata, deceduta due anni dopo il decesso del marito, John Dunne, anche lui celebre autore e giornalista. Insomma è chiaro che io sia stata attratta da questo libro per la paura del lutto, della perdita dei miei genitori e per il timore di non aver ancora concluso, dentro di me, il percorso di comprensione e perdono reciproco, necessario per la nostre vicende esistenziali e familiari.</p>



<p>Ma perchè la mia vita, unica e particolare, si collega a quella in fondo altrettanto unica e particolare di una donna più grande di me, che ha vissuto lontano da me, in California e in altre parti degli Stati Uniti, molto più colta, brava, privilegiata, famosa di me?</p>



<p>Per quanto riguarda il suo essere privilegiata, Joad Didion ne è stata sempre perfettamente consapevole e ne parla definendo il “privilegio” un&#8217;opinione, un&#8217;accusa che lei rifiuta, considerando quello che ha perso, quello che sua figlia Quintana ha vissuto. Non esistono vite privilegiate, perchè la malattia e la morte &#8211; i temi principali con cui si fanno i conti in <em>Blue nights</em> &#8211; sono quelli più ardui che si affrontano proprio quando le notti azzurre iniziano a comparire all&#8217;orizzonte.</p>



<p>Il particolare, quindi, si fa univerale e le domande a cui la Didion tenta di dare risposte sono le stesse mie, le nostre, le vostre&#8230;Il senso di colpa di Joan madre per non aver approfondito il lato oscuro della figlia adottiva, amata più che se fosse stata biologica per il bisogno di proteggerla da se stessa e di non esserci riuscita; il trauma della perdita del marito-compagno che, come Joan moglie dichiara, era il <em>medium</em> tra lei e il mondo esterno, un mondo che dagli anni &#8217;60 inizia a rinnegare per la violenza gratuita, per quel caos che Joan, fin da bambina, osserva e cerca di razionalizzare, incapace di “stare nel mezzo”, ma sempre invece in cerca di Assoluto.</p>



<p>Resta, in <em>Blue nights</em>, la scrittura pulita, netta del&#8217;autrice, in grado di riportare il timore della fragilià e della malattia in forma di cronaca, la penna utilizzata come un chirurgo che, freddamente, seziona la banalità, lo scorrere dei giorni con metodo e disciplina per tenere l&#8217;universo terreno sotto controllo: l&#8217;imprevedibile fuori e l&#8217;ingovernabile, dentro.</p>



<p>Del marito e della figlia, gli amori più grandi, conserva le ceneri nel muro e le fotografie sulla scrivania: è Passato, sono passati, ma ogni tanto li rivede nelle strade, nelle stanze come ombre di chi ora è nella Luce: Joan è laica, forse atea, non fa riferimenti ad una Fede specifica, ma crede in una Luce come quelle notti che prima o poi avvertono dell&#8217;arrivo della Fine, come quelle notti, blu, che appartengono ai nostri cari e che poi traghetteranno ognuno di noi verso l&#8217;Oltre e allora mi piace pensare che ci ritroveremo dalla stessa parte perchè tutto si Ri-nnova.</p>



<p>Leggerò anche “L&#8217;anno del pensiero magico” e consiglio la visione dell&#8217;intenso documentario intitolato “Joan Didion. Il centro non reggerà”, disponibile sulla piattaforma Netflix perchè non credo si debba temere l&#8217;ineluttabile e io desidero affrontarlo con la stessa spavalderia con cui mi butto nella vita e sono grata a Joan Didion per avermi insegnato a farlo anche con la sua capacità di tradurre la paura in profondità e la profondità in poesia dell&#8217;esperienza.</p>
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		<title>E&#8217; tempo di cinema, è tempo di MIX !</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2021 08:50:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Filippo Cinquemani Torna con una formula simile a quella dello scorso anno il Festival Mix Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture. La 35ima edizione si terrà, come di consueto, presso il Piccolo&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p>Torna con una formula simile a quella dello scorso anno il Festival Mix Milano di Cinema Gaylesbico e Queer Culture.</p>



<p>La 35ima edizione si terrà, come di consueto, presso il Piccolo Teatro di Milano dal 16 al 19 settembre.</p>



<p>Il Festival fondato nel 1986 già all&#8217;esordio ha puntato sulla valorizzazione del cinema indipendente ma anche e soprattutto, sull&#8217;affermazione e la rivendicazione delle tematiche LGBTQ.</p>



<p>La cura e l&#8217;attenzione profuse dagli organizzatori negli anni, hanno portato il Mix ad essere un punto di riferimento nel panorama culturale italiano e non solo.</p>



<p>L&#8217;edizione passata è stata caratterizzata da due iniziative interessanti: una, ha visto introdurre la possibilità di partecipare online attraverso il sito MyMovies e l&#8217;altra è stata la Tessera Sospesa (un po&#8217; come il caffè&#8230;), per aiutare coloro che a causa del Covid-19 hanno avuto difficoltà economiche.</p>



<p>Tra i i titoli più interessanti della manifestazione posso annoverare sicuramente “And Then We Danced”, il racconto di un percorso di formazione e di accettazione in una Georgia patriarcale e conservatrice. La cultura georgiana e la danza fanno da sfondo ad una storia davvero commuovente, soprattutto nel finale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1000" height="563" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15614" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/09/DeepClean_Irisprize_Bestbritish_2019_03-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<p>Il vincitore è stato “Temblores”, questa volta il protagonista, Pablo, un perfetto modello di padre evangelico e praticante si scopre attratto da Francisco. La religiosa famiglia dell&#8217;uomo tenta di “curarlo” con il supporto dell&#8217;intera comunità.</p>



<p>Al Mix c&#8217;è ne per tutti, comunque, anche per coloro che amano veder rappresentata la spensieratezza. Alcuni corti sono di esempio, come “Deep Clean”, il protagonista, in questo caso, si fa penetrare da una scopa elettrica! In conclusione, tra i documentari ho trovato ben realizzato quello sulla storia del quartiere di Porta Venezia, e di come sia diventato un vero e proprio ritrovo per la comunità LGBTQ+ e non solo. Spero di avervi “stuzzicato l&#8217;appetito” almeno un po&#8217;, non vi anticipo nulla della prossima edizione ma ecco direttamente il link:  <a href="https://mixfestival.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://mixfestival.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>“Ubuntu. Io sono perché noi siamo”, il documentario sociale in onda il 16 agosto su TV2000</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2021 08:50:20 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/08/Schermata-2021-08-12-alle-00.50.33.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/><figcaption>(Foto di Ubuntu)</figcaption></figure>





<p>(da pressenza.com)</p>



<p><em>Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Matteo Morandini, l’ideatore e il co-regista insieme a Daniele Palmi, di “Ubuntu. Io sono perché noi siamo”. Un emozionante docufilm realizzato nel 2019 in collaborazione con Pressenza, che parla di una storia molto particolare legata al fenomeno migratorio.</em></p>



<p><strong><em>Ubuntu. Io sono perché noi siamo” è una storia di migrazione e d’integrazione che ha luogo in Italia, di cosa parla questo documentario?</em></strong></p>



<p>Racconta una storia di accoglienza e integrazione messa in pratica da un gruppo di abitanti di un piccolo paese in provincia di Firenze, Poggio alla Croce. Un’esperienza coraggiosa e non facile, sia per la palese avversione di altri residenti contrari all’arrivo dei migranti sia per la mancanza di esperienza dei protagonisti in fatto di accoglienza. Ma è stato proprio questo il punto di forza: la spontaneità nel costruire le relazioni con <em>l’altro </em>e nel lasciarsi contaminare di umanità.</p>



<p><strong><em>In un momento storico in cui il tema della migrazione è divenuto molto sensibile nel Belpaese, cosa significa affrontarlo e proporlo da angolature differenti rispetto alla narrazione principalmente mediatizzata?</em></strong></p>



<p>Abbiamo voluto concentrarsi non tanto sulle figure dei migranti – le cui storie sono inevitabilmente complesse ma le cui narrazioni risultano spesso stereotipate – quanto sul racconto di come l’arrivo dei migranti in una comunità abbia fatto da “innesco” per una serie di eventi che hanno tirato fuori il meglio (ma anche il peggio) dalle persone. Mostrare come in queste situazioni spesso i “deboli” siamo noi, con le nostre paure, con le nostre barriere, con la pancia che soverchia il cuore. Per alcuni c’è stato un percorso di grande cambiamento e di scoperta di nuovi scenari nella propria vita, un percorso di rigenerazione umana.</p>



<p><strong><em>Ubuntu dà il nome al documentario e richiama anche un’antica filosofia africana che mirate a veicolare attraverso la vostra narrazione, di che si tratta?</em></strong></p>



<p>Nella “scuolina” per i migranti di cui si racconta nel documentario si raccoglievano vecchi computer buttati via dagli abitanti del paese per rigenerarli con il sistema operativo Linux nella versione Ubuntu. Questa rigenerazione delle macchine è stata una metafora per la rigenerazione sociale (ma anche interiore) avvenuta in questa comunità e ispirata, più o meno consapevolmente, alla famosa filosofia africana. È stato Nelson Mandela a descrivere nella maniera più efficace il concetto di ubuntu: “il senso profondo dell’essere umani solo attraverso l’umanità degli altri; se concluderemo qualcosa al mondo sarà grazie al lavoro e alla realizzazione degli altri”. La storia accaduta a Poggio alla Croce secondo noi è stata una manifestazione di ubuntu, al punto che abbiamo deciso di usare la parola come titolo del documentario.</p>



<p><strong><em>I protagonisti di Ubuntu sono delle persone comuni. Come è andata con la loro partecipazione e con il loro coinvolgimento nella costruzione del documentario?</em></strong></p>



<p>È stata la parte più facile, sono stati tutti disponibili e partecipi, oltre che entusiasti di essere dentro a questo progetto. Che è nato molto prima di iniziare a girare, con tanti incontri e scambi di idee che si sono susseguiti per oltre un anno.</p>



<p><strong><em>Ubuntu ha riscosso un buon consenso e a breve avrà uno spazio importante in TV. Dove è possibile vederlo prossimamente?</em></strong></p>



<p>Il 16 agosto, alle 22:53, sarà trasmesso da&nbsp;<a href="https://www.tv2000.it/live/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Tv2000</a>, un canale da sempre molto attento alle tematiche sociali. È un risultato di grande prestigio, raggiunto grazie al supporto di Pressenza, che ci auguriamo permetterà di far conoscere Ubuntu a tante persone.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/08/image0.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-1412902"/></figure></div>
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		<title>Cittadini del mondo: la lotta all&#8217;emarginazione sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 06:40:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza. Cittadini del mondo è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna. Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/docu-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15563" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/docu-1024x576.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/docu-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/docu-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/08/docu.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza.</p>



<p><em><strong>Cittadini del mondo</strong></em> è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna.</p>



<p>Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda l’incontro a scopo conoscitivo delle realtà di marginalità, di muto soccorso e di scambi reciproci tra le persone che compongono la società odierna.</p>



<p>Questo incontro interessa sia il meeting che è avvenuto tra noi ricercatrici e gli abitanti di questa città che sono a stretto contatto con alcune realtà sommerse del territorio, sia l’incontro inteso come proposito futuro tra chi vive in condizioni di fragilità e il resto della società civile.</p>



<p>Il monito di questo progetto è quello di garantire a tutti i cittadini pari opportunità attraverso un servizio di welfare sensibile e attento allo stato di necessità di ognuno di noi.</p>



<p>Queste realtà sommerse ci hanno messo in contatto con alcuni cittadini invisibili che restano, a causa delle loro fragilità, nascosti ai margini di questa società sempre di più e sempre troppo selettiva.</p>



<p>Essere cittadini è un diritto di ognuno di noi ed è un diritto che deve essere riconosciuto a tutti soprattutto deve essere salvaguardata la dignità di ciascuno di noi nel poter condurre un’esistenza terrena degna di poter essere considerata umana, se ancora ci vogliamo considerare tali.</p>



<p>L’umanità è costituita da tutte le nostre fragilità, dal fatto di poter essere fallibili, mortali e di avere un’intera vita per cercare di migliorare questo percorso senza dover sentire il peso del confronto con gli altri ma anzi riconoscendo negli altri un’occasione per poterci arricchire.</p>



<p>Attraverso questa ricerca siamo entrate in contatto con diverse realtà del territorio, come ad esempio la Caritas, che ci ha fornito una mappa attenta a questi fenomeni di marginalità diffusi su Bologna. Interessante in questo incontro è stato sapere, che le persone che hanno affrontato molte difficoltà durante la pandemia covid-19 era più orientata a richiedere un sostegno economico per poter pagare le bollette della luce o del gas piuttosto che domandare un sostegno al pagamento di farmaci o di visite sanitarie come ci si aspetterebbe in una situazione di emergenza sanitaria di portata internazionale che ha fatto da cornice a questo periodo di ricerca. Un altro incontro meraviglioso lo abbiamo avuto con Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine Popolari a Bologna con sede in via Battiferro, 2.</p>



<p>È un’eccellente iniziativa che si occupa di fornire un luogo in cui condividere un momento di convivialità in cui viene servito il pranzo per i senzatetto. Oggi purtroppo a causa di questa emergenza sanitaria il servizio di distribuzione è diventato take-away, perdendo quel prezioso valore aggiunto della condivisione, del dialogo e dello scambio ma è sempre attivo e vigile ad accogliere chi un pasto non ha.</p>



<p>Inoltre, abbiamo incontrato Margherita Chiappa, la responsabile del Centro Beltrame, un mastodontico dormitorio che si trova sotto il ponte di S. Donato a Bologna.</p>



<p>Margherita ci ha dato l’incantevole opportunità di incontrare le persone che risiedono in questo dormitorio, persone davvero brillanti e straodinarie, alcune delle quali ci ha condiviso la propria storia di vita: Stefano, Anna, Max e un signore che ha deciso di restare anonimo.</p>



<p>Abbiamo per ultimo incontrato, tramite l’antica modalità del passaparola, diverse famiglie e persone. Laura Scaglianti è stata l’elemento chiave di connessione con queste persone fornendoci nomi e indirizzi di persone da raggiungere tra cui Miriam, Paola, Alina e molte altre ancora…</p>



<p>Questa ragazza è attivissima sul territorio in diversi progetti di solidarietà, molti dei quali sono dotati di un ingegno di altissima sensibilità e creatività. Ne riporto uno tanto per dare un’idea a voi carissimi e attentissimi lettori. Laura vive in una zona dove risiedono le case popolari dell’Acer in via Abba. In questa zona ci sono palazzi che hanno diversi piani e in cui abitano diverse famiglie con figli. Un giorno Laura ha visto un bambino farsi male e la mamma non aveva nulla per poterlo medicare. Così lei ha deciso di costruire all’interno del suo palazzo una cassetta pronto soccorso che si assicura sempre di rifornire.</p>



<p>Per concludere vogliamo invitarvi a venire a vedere il documentario nella speranza di poter sensibilizzare quante più persone possibili a ritagliare un momento della propria giornata da dedicare a chi è vicino a noi ma spesso in forma invisibile, perché diventi un impegno che faccia sempre più parte della nostra quotidianità aprendo le nostre vite a un incontro con l’altro che ci rafforzi il senso di identità sociale oggi sempre meno marcato.</p>



<p>Questo lungometraggio racchiude in sé tutte le storie di vita delle persone che abbiamo conosciuto lungo questo splendido cammino.</p>



<p>Le dichiarazioni riportate fanno parte di un campione di persone selezionate come già riportato attraverso la modalità del passaparola e quindi non esaustivo rispetto le numerose problematiche presenti sul territorio.</p>
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		<title>&#8220;Art(e)Attualità&#8221;. Letizia Battaglia</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jan 2020 11:05:56 +0000</pubDate>
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<p>di Alessandra Montesanto</p>



<p>Letizia Battaglia, una grande fotografa, una grande donna che, chi scrive, ha avuto l&#8217;onore e il piacere di incontrare anni fa, espone presso Palazzo Reale di Milano con una mostra intitolata &#8220;Letizia Battaglia. Storie di strada&#8221; (visitabile fino al 19 gennaio).</p>



<p>Un &#8216;intellettuale &#8211; come i numerosi che ha ritratto &#8211;  capace di uno sguardo profondo, dedicato in particolare agli ultimi, alle donne, alla sua Palermo e agli aspetti più critici della società italiana; un lavoro, quello della fotoreporter, che si snoda dagli anni &#8217;80 ad oggi, anche all&#8217;estero, con uno stile documentaristico e poetico allo stesso tempo. </p>



<p>Una donna coraggiosa, che fin dagli esordi della propria carriera, sceglie la strada da fotografare e la strada più difficile da percorrere, tanto che è stata la prima a riprendere le immagini delle guerre tra i clan mafiosi per fissarle nella Memoria collettiva. </p>



<p>Colpiscono sempre il cuore e la mente, le fotografie di Donna Letizia, per la maggior parte in bianco e nero perchè, quando si tratta di fare scelte etiche, non  possono esserci sfumature. </p>



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		<title>Che cosa succede quando il sogno europeo incontra quello dei migranti</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jan 2020 09:32:56 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="665" height="221" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/mmmmmmm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13455" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/mmmmmmm.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 665w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/mmmmmmm-300x100.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 665px) 100vw, 665px" /></figure></div>



<h3>Europa, il sogno infranto</h3>



<p>È la primavera del 2016 e il Brennero rischia di tornare ad essere una frontiera, una &#8220;linea di confine ufficialmente delimitata e riconosciuta, e dotata, in più casi, di opportuni sistemi difensivi&#8221; (Treccani). Rispetto al passato, però, le barriere di confine non sono più utilizzate allo scopo di delimitare i propri spazi nei confronti del paese adiacente, non più per ridurre e/o controllare gli scambi tra due stati confinanti, ma con l&#8217;esplicito scopo di ridurre il flusso di persone provenienti da altri continenti, da luoghi che distano migliaia di chilometri. La scelta di ripristinare i controlli di confine tra Italia e Austria è stata definita da molti giornali &#8220;la fine del sogno di Schengen&#8221;. Questo lavoro mostra una realtà diversa.</p>



<p>Perché l&#8217;accordo di Schengen, che doveva creare una zona di libera circolazione all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, si è basato essenzialmente, e sin dall&#8217;inizio, su un accordo di polizia. Perché &#8220;La caduta delle frontiere interne ha avuto per corollario il rafforzamento delle frontiere esterne dello spazio Schengen.&#8221; (Internazionale). Il punto è che il “rafforzamento delle frontiere esterne” non era il corollario, ma l&#8217;essenza stessa di questo accordo. Non è un caso che i lavori per il primo muro europeo, quello di Ceuta e Melilla (pagati con i soldi dell&#8217;Unione Europea) siano iniziati nell&#8217;autunno del 1995.</p>



<p><strong>Il progetto multimediale </strong><em><strong>Europa Dreaming  </strong></em><strong>(un documentario multimediale e un libro), curato da Valeria Burgio e Matteo Moretti ricercatori dell&#8217;università di Bolzano, parte da una domanda: &#8220;Che cosa succede quando il sogno europeo incontra quello dei migranti?&#8221;. Un percorso attraverso la Storia e le vicende esemplari dei migranti: il loro arrivo, i sistemi di accoglienza, i servizi gli strumenti per comunicare, la sopravvivenza&#8230;Dove abbiamo fallito? Cosa si può fare per garantire la tutela dei diritti fondamentali? A questo link troverete il progetto, utilissimo per le scuole (e non solo):  <br></strong><a href="https://europadreaming.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>https://europadreaming.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a><strong> </strong></p>



<h1>1995-2015 Cosa è cambiato in 20 anni?</h1>



<h5>1995</h5>



<p>Le parole citate qui sopra sono state pronunciate da&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Alexander_Langer?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alexander Langer</a>&nbsp;in un&#8217;intervista raccolta da Radio Radicale al confine di Ventimiglia. Era il 27 giugno 1995. Sei giorni dopo il parlamentare europeo di Vipiteno si tolse la vita. Nell&#8217;audio originale, si riescono a sentire le proteste dei profughi della Bosnia a cui era stato impedito di attraversare il confine con la Francia. L&#8217;Italia, in quel periodo stava cercando di adattarsi alle norme decise dagli accordi di Schengen, quelle che dovevano abolire i controlli doganali all&#8217;interno dei confini europei ma che, come dimostrarono i fatti, furono la base per la costruzione della &#8220;fortezza Europa&#8221;.</p>



<h5>2015</h5>



<p>&#8220;Per l&#8217;ennesima volta il fenomeno migratorio è stato scaricato sugli agenti, approfittando del loro senso del dovere e spirito umanitario. Questo, però, non ci esime dall&#8217;esprimere alcune valutazioni. Il cittadino è preoccupato dalla latitanza della politica, consapevole, suo malgrado, di essere lenitivo sociale e certo che non sia un problema di Polizia ne tanto meno da questa risolvibile&#8221;.</p>



<p>(Mario Deriu, segretario regionale del sindacato di polizia Siulp di Bolzano &#8211; Corriere dell&#8217;Alto Adige 12/06/2015)</p>



<p></p>
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