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	<title>documento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>documento Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Vademecum per i difensori e le difensore dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 07:20:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it) &#160; Chi è un difensore dei diritti umani? &#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1></h1>
<h1 class="boxNewsReportTitle"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12445" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="255" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/05/human-rights-defenders-02-300x247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></h1>
<h2 dir="ltr"></h2>
<p>(da: http://unipd-centrodirittiumani.it/it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 dir="ltr">Chi è un difensore dei diritti umani?</h2>
<p>&#8220;Difensore dei diritti umani&#8221; (DDU) è un termine usato per descrivere persone che, individualmente o con altri, agiscono per promuovere o proteggere i diritti umani in modo nonviolento.</p>
<h2 dir="ltr">Cosa fa un difensore dei diritti umani?</h2>
<ul>
<li>Riconosce e promuove tutti i diritti umani per tutti. Il DDU affronta problematiche relative ai diritti umani, che possono ad esempio riguardare: esecuzioni sommarie, torture, arresti e detenzioni arbitrarie, mutilazioni genitali femminili, discriminazione, problemi occupazionali, sfratti forzati, accesso all&#8217;assistenza sanitaria, rifiuti tossici e il loro impatto sull&#8217;ambiente. Il difensore sostiene attivamente tutti i diritti umani, come: il diritto alla vita, al cibo e all&#8217;acqua, al più alto livello di salute raggiungibile, a un alloggio adeguato, a un nome e a una nazionalità, all&#8217;educazione, alla libertà di movimento e alla non-discriminazione. Il DDU si occupa anche di categorie di persone, come ad esempio: le donne, i bambini, le persone indigene, i rifugiati, gli sfollati, le minoranze nazionali, linguistiche o sessuali.</li>
<li>Opera in ogni parte del mondo: negli Stati divisi da conflitti armati interni e negli Stati stabili; negli Stati non democratici e in quelli con una forte pratica democratica; negli Stati in via di sviluppo e in quelli sviluppati.</li>
<li>Agisce a livello locale, nazionale, regionale e internazionale.</li>
<li>Raccoglie e diffonde informazioni sulle violazioni dei diritti umani.</li>
<li>Sostiene le vittime di violazione dei diritti umani.</li>
<li>Si adopera per garantire la responsabilità e porre fine all&#8217;impunità.</li>
<li>Sostiene una governance ed una politica governativa migliori.</li>
<li>Contribuisce all’implementazione dei trattati sui diritti umani.</li>
<li>Conduce attività di educazione e formazione ai diritti umani.</li>
</ul>
<h2 dir="ltr">La Carta dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Il 9 dicembre 1998 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato per <em>consensus</em>, con risoluzione <a href="https://undocs.org/A/RES/53/144?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/53/144</a>, la “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Dichiarazione-sul-diritto-e-la-responsabilita-degli-individui-dei-gruppi-e-degli-organi-della-societa-di-promuovere-e-proteggere-le-liberta-fondamentali-e-i-diritti-umani-universalmente-riconosciuti-1998/18?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere le libertà fondamentali e i diritti umani universalmente riconosciuti</strong></a>”, considerata anche come la “Carta dei DDU”.</p>
<p>La Dichiarazione non riconosce nuovi diritti fondamentali ma mira a legittimare e garantire coloro che operano in prima linea &#8211; in particolare membri di movimenti, organizzazioni non governative, gruppi di volontariato, intellettuali &#8211; spesso mettendo a rischio la loro vita, per la difesa dei diritti umani. La Dichiarazione sancisce che:</p>
<ul>
<li>è diritto e responsabilità di ciascuno e di tutti operare attivamente per la protezione e la promozione dei diritti umani;</li>
<li>chi agisce per i diritti umani può legittimamente farlo sia come individuo sia in associazione con altri;</li>
<li>l’attività di promozione e tutela dei diritti umani è sempre lecita e legittima a condizione che avvenga pacificamente, non violentemente;</li>
<li>l’attività degli operatori dei diritti umani non ha confini, deve essere consentita dentro e fuori lo Stato di appartenenza;</li>
<li>i difensori dei diritti umani hanno il diritto di associarsi e organizzarsi anche sul piano internazionale;</li>
<li>chiunque, individualmente o in associazione con altri, può contribuire a migliorare la tutela dei diritti umani avanzando idee e proposte che le competenti istanze istituzionali devono prendere in considerazione.</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante, gode di una indiscutibile autorevolezza morale sul piano internazionale e gli Stati si sono impegnati a mettere in atto le sue disposizioni.</p>
<p>Nel 2011 la Relatrice Speciale Margaret Sekaggya ha pubblicato il <strong><a href="https://www.ohchr.org/Documents/Issues/Defenders/CommentarytoDeclarationondefendersJuly2011.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commentario alla Dichiarazione sui difensori dei diritti umani</a></strong>, un documento che illustra e analizza ciascuno dei diritti enunciati nella Dichiarazione: il diritto alla tutela, alla libertà di riunione, alla libertà di associazione, il diritto di accedere e comunicare con gli organismi internazionali, il diritto alla libertà di opinione e di espressione, alla protesta, il diritto di sviluppare e discutere nuove idee sui diritti umani, il diritto a un ricorso effettivo e il diritto di accedere ai finanziamenti. Un&#8217;ultima sezione riguarda le deroghe ammissibili a questi diritti. Il Commentario affronta anche le restrizioni e le violazioni più comuni affrontate dai difensori e fornisce raccomandazioni per facilitare l&#8217;attuazione da parte degli Stati di ciascun diritto. Questa guida essenziale offre anche un documento di riferimento completo per i giornalisti che si occupano della situazione dei difensori dei diritti umani nei loro paesi, nelle loro regioni e nel mondo.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite</h2>
<p>Nel 2000 l’allora Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite ha istituito la figura del <a href="https://www.ohchr.org/en/issues/srhrdefenders/pages/srhrdefendersindex.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">Relatore Speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani</a> per sostenere l’implementazione della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani del 1998. Il mandato è stato rinnovato dal Consiglio Diritti Umani nel 2014 con risoluzione <a href="http://ap.ohchr.org/documents/dpage_e.aspx?si=A%2FHRC%2FRES%2F25%2F18&utm_source=rss&utm_medium=rss">A/HRC/RES/25/18</a>.</p>
<p>L’attuale <em>Special Rapporteur</em> è <strong>Michel Forst</strong>. In precedenza l’incarico è stato ricoperto da Margaret Sekaggya (2008-2014) e da Hina Jilani (2000-2008).</p>
<p>Il Relatore speciale è tenuto a presentare regolarmente dei <a href="https://www.protecting-defenders.org/en/reports-and-documents%20?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>rapporti</strong></a> in cui descrive le attività condotte, condivide le sue preoccupazioni e formula raccomandazioni sulla situazione dei difensori dei diritti umani in tutto il mondo. Nel dicembre 2018, in occasione del 20° anniversario della Dichiarazione sui difensori dei diritti umani, Michel Forst ha pubblicato il “<a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/UNSR%20HRDs-%20World%20report%202018.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>World Report on the situation of Human Rights Defenders</strong></a>” in cui afferma che la Dichiarazione continua ad essere attuata in modo incompleto da quasi tutti gli Stati, di cui un numero sempre maggiore ha attivamente adottato dei provvedimenti per ostacolare il godimento dei diritti descritti nella Dichiarazione. Il Rapporto mondiale documenta la tanto discussa <strong>chiusura dello spazio civico</strong> e suggerisce che essa è diventata, in troppe località, una guerra contro i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel 2019 il Relatore speciale ha dedicato il proprio <a href="https://www.protecting-defenders.org/pdf.js/web/viewer.html?file=https%3A//www.protecting-defenders.org/sites/protecting-defenders.org/files/G1900497_2.pdf&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rapporto annuale alle donne difensore dei diritti umani</strong></a> concentrandosi in particolare sui rischi e sugli ostacoli di genere che le donne difensore dei diritti umani affrontano in più rispetto agli uomini e riconoscendo l’importanza del loro ruolo nella promozione e protezione dei diritti umani.</p>
<p>Il<strong> Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite</strong> sostiene costantemente i difensori dei diritti umani ed il loro operato attraverso <a href="https://www.ohchr.org/EN/Issues/SRHRDefenders/Pages/Resolutions.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzioni e Decisioni</strong></a>, da ultima la <a href="https://undocs.org/A/HRC/40/L.22/Rev.1?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione “sul Riconoscimento del contributo dei difensori dei diritti umani ambientali al godimento dei diritti umani, della protezione dell&#8217;ambiente e dello sviluppo sostenibile”</strong></a> del 20 marzo 2019.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell&#8217;Unione Europea</h2>
<p>Nel 2004 il Consiglio dell’Unione Europea ha adottato “<a href="https://eeas.europa.eu/sites/eeas/files/eu_guidelines_hrd_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Garanzia della protezione – Orientamenti dell’Unione europea sui difensori dei diritti umani</strong></a>”, delle linee guida, aggiornate nel 2008, sul sostegno dei difensori dei diritti umani.</p>
<p>Le Linee guida sono state adottate avendo come principale riferimento normativo l&#8217;articolo 2 del Trattato sull&#8217;Unione Europea, il quale afferma che l&#8217;UE si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell&#8217;uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani.<br />
Le Linee guida stabiliscono l&#8217;<strong>approccio dell&#8217;UE volto a sostenere e proteggere i difensori dei diritti umani in paesi extra-UE</strong>, al fine di consentire loro di operare liberamente. Oltre a proporre metodi pratici per assistere e sostenere i DDU in ogni eventualità, esse esplicitano la gamma di azioni che l’UE può intraprendere nel momento in cui un DDU è in pericolo.</p>
<p>L’aspetto operativo delle Linee guida rientra nel contesto della politica estera e di sicurezza comune (PESC).</p>
<p>Gli aspetti più rilevanti contenuti nelle Linee guida sono:</p>
<ul>
<li>i diplomatici presso le missioni dell’UE incontreranno regolarmente i difensori dei diritti umani, faranno visita agli attivisti detenuti, monitoreranno i processi a loro carico e peroreranno la loro protezione.</li>
<li>Il compito del gruppo di lavoro del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/council-eu/preparatory-bodies/working-party-human-rights/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Consiglio sui diritti umani (COHOM)</a> è quello di individuare le situazioni in cui l’UE è invitata a intervenire sulla base delle relazioni dei capi missione della stessa, delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e delle organizzazioni non governative.</li>
<li>I funzionari dell’UE di alto grado (ad esempio l’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza) includeranno gli incontri con i difensori dei diritti umani nell’ambito delle loro visite ai paesi extra-UE.</li>
<li>I dialoghi politici con i paesi extra-UE e le organizzazioni regionali comprenderanno la situazione dei difensori dei diritti umani.</li>
<li>I capi missione rammenteranno alle autorità dei paesi extra-UE la responsabilità che esse hanno di proteggere i difensori dei diritti umani in pericolo.</li>
<li>L’UE coopererà a stretto contatto con i paesi extra-UE che dispongono anch’essi di politiche di protezione dei difensori dei diritti umani: inoltre, lavorerà con i meccanismi relativi ai diritti umani di altre organizzazioni regionali quali l’Unione africana, l’Organizzazione degli Stati Americani e dell&#8217;Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.</li>
<li>L’UE promuoverà il potenziamento dei meccanismi regionali esistenti a protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di nuovi meccanismi di questo tipo.</li>
<li>All’impegno dell’UE a sostenere i difensori dei diritti umani fa da complemento lo <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=LEGISSUM:1302_1&utm_source=rss&utm_medium=rss">strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (EIDHR)</a>, che presta assistenza finanziaria alle organizzazioni che offrono sostegno agli attivisti per i diritti umani.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Il Meccanismo di protezione dell&#8217;Unione Europea &#8211; ProtectDefenders.eu</h2>
<p><a href="https://protectdefenders.eu/en/index.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">ProtectDefenders.eu</a> è il meccanismo dell’Unione Europea di protezione per i DDU, creato per fornire un supporto stabile, omnicomprensivo e <em>gender-sensitive</em> agli individui e/o agli attori locali che combattono per promuovere e per difendere i diritti umani nel mondo.</p>
<p>Il meccanismo si propone di raggiungere tutti i DDU, anche quelli che lavorano nelle aree più remote e in paesi nei quali è particolarmente pericoloso lavorare in difesa dei diritti umani. Un’attenzione particolare è rivolta ai difensori maggiormente vulnerabili: donne difensore dei diritti umani, difensori dei diritti dei LGBT, ambientalisti, difensori per i diritti sociali ed economici, difensori delle minoranze, avvocati e tutti quelli che lottano per la libertà di espressione e di associazione.</p>
<p>ProtectDefenders.eu è sostenuto al 95% da fondi provenienti dallo <strong>European Instrument for Democracy and Human Rights </strong>(EIDHR).<br />
Il Meccanismo è stato creato ed implementato da un consorzio di dodici organizzazioni non governative, da sempre attive nel campo dei diritti umani e della protezione dei difensori e delle difensore dei diritti umani.<br />
I membri del consorzio sono: <a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>, <a href="https://rsf.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Reporters without borders</a>, <a href="http://www.omct.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">World Organisation Against Torture (OMCT)</a>, <a href="https://www.fidh.org/en/about-us/What-is-FIDH/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Worldwide Movement Human Rights (FIDH)</a>, <a href="https://urgentactionfund.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="https://www.forum-asia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Forum-Asia</a>, <a href="https://www.peacebrigades.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Peace Brigades International (PBI)</a>, <a href="https://www.protectioninternational.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection international</a>, <a href="https://ilga.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ilga</a>, <a href="https://www.escr-net.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ESCR-Net</a>, <a href="http://emhrf.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Euro-Mediterranean Foundation of Support to HRD (EMHRF)</a>, <a href="https://www.defenddefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa HRD Project (EHAHRDP)</a>.</p>
<h3 dir="ltr">La Helpline 24/7</h3>
<p dir="ltr">ProtectDefenders.eu ha attivato una “<strong><a href="https://www.protectdefenders.eu/en/supporting-defenders.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hotline</a></strong>”, una linea di emergenza che fornisce un supporto 24/7 per i DDU che si trovano in situazioni di effettivo rischio, diretta da Front Line Defenders. Il numero da chiamare per accedere al servizio è: +353(0)12100489.</p>
<h3 dir="ltr">Il servizio di trasferimento temporaneo</h3>
<p>Se tutte le protezioni messe in atto non risultassero in grado di proteggere la sicurezza personale di un DDU, è prevista la possibilità di accedere al servizio della “<strong><em>temporary relocation</em></strong>” – come ultima misura per proteggere il difensore a rischio. Durante il periodo di ricollocazione, i DDU possono riposare, cercare la riabilitazione, sviluppare le loro capacità attraverso la formazione, espandere la loro rete internazionale di contatti, perseguire il loro lavoro sui diritti umani da una posizione sicura e preparare il loro ritorno sicuro. La ricollocazione temporanea funziona attraverso delle “<strong><em>emergency grants</em></strong>” che provvedono a sostenere la riallocazione all’interno del proprio paese o all’estero, ove risulti necessario.</p>
<h3 dir="ltr">Le sovvenzioni d’emergenza</h3>
<p>Le richieste per le “<em>emergency grants</em>” sono valutate caso per caso, considerando dei criteri di identità, situazione e necessità. In particolare, il richiedente dev’essere un DDU che opera per i diritti umani in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1998; essere esposto a rischi a causa del proprio operato in materia di diritti umani; necessitare di un sostegno urgente.</p>
<p>Le attività idonee ad ottenere il sostegno finanziario di emergenza devono riguardare, <em>inter alia</em>:</p>
<ul>
<li>la sicurezza fisica;</li>
<li>la sicurezza digitale;</li>
<li>le comunicazioni;</li>
<li>il capacity building in sicurezza;</li>
<li>il trasporto sicuro;</li>
<li>il supporto legale;</li>
<li>il supporto medico (compreso il supporto psicosociale e la riabilitazione);</li>
<li>l’assistenza umanitaria (compreso il sostegno familiare);</li>
<li>il trasferimento urgente;</li>
<li>il monitoraggio, la segnalazione e la difesa urgenti.</li>
</ul>
<p>Le “emergency grants” finanziate dall&#8217;UE hanno un tetto massimo di € 10.000.</p>
<h3 dir="ltr">I programmi di training</h3>
<p>Con l’aumentare dei rischi affrontati dai DDU, delle minacce ricevute e delle situazioni ostili con le quale gli stessi devono quotidianamente confrontarsi, aumentare le capacità degli stessi difensori è oramai diventato un tema centrale. Per tale ragione l’UE, nell’ambito di questa iniziativa, ha implementato dei programmi di training in modo da garantire la necessaria sicurezza del difensore; l’obiettivo è dunque un <strong>approccio di <em>capacity building</em></strong>, affinché gli attivisti acquisiscano gli strumenti per mitigare i rischi che corrono.</p>
<p>Ad esempio, Front Line Defenders ha sviluppato un<strong> programma di training in materia di sicurezza e protezione</strong>. Il programma include workshop, corsi, seminari, consultazioni e risorse per lo sviluppo di capacità, mira a facilitare la condivisione di competenze e conoscenze e a fornire ai DDU ulteriori informazioni e strumenti che li possano aiutare ad affrontare i problemi di sicurezza e protezione personale e organizzativa. Durante il training si affrontano i seguenti temi: valutazione dei rischi, analisi delle minacce, reazioni agli incidenti di sicurezza, sicurezza digitale, gestione dello stress, produzione di piani di sicurezza pratici mirati alla situazione unica di ciascun DDU e come produrre piani di sicurezza organizzativi.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">La Piattaforma dell&#8217;Unione Europea di coordinamento per l&#8217;asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani</h2>
<p>Su iniziativa della Commissione Europea nel 2011 è stata creata la <strong>European Union Human Rights Defenders RE location Platform (EUTRP)</strong>, una piattaforma globale di organizzazioni nazionali, regionali e internazionali coinvolte in programmi per il trasferimento temporaneo dei difensori dei diritti umani. L’obiettivo è di facilitare e assicurare la loro riallocazione.</p>
<p>Le attività della piattaforma sono le seguenti: identificazione dei DDU a rischio, fornitura di alloggi temporanei, cd. “<em>temporary shelter</em>”, sia all’interno del loro paese d’origine che al di fuori di esso, se necessario.</p>
<p><strong>La Piattaforma è il meccanismo operativo per le <em>temporary relocation</em> dell’iniziativa ProtectDefenders.eu, finanziata dalla Commissione Europea.</strong></p>
<p>L’obiettivo principale della Piattaforma EUTRP è facilitare il coordinamento e la cooperazione fra i vari attori coinvolti in questa <em>mission</em>.</p>
<p>Il <a href="https://www.hrdrelocation.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">sito web EUTRP</a> è un portale per riunire tutti i membri della piattaforma, nonché una fonte di informazioni sui difensori dei diritti umani e su come partecipare alle iniziative di ricollocazione temporanea.</p>
<p><strong>I membri della Piattaforma possono essere: città, università, ONG, associazioni, ministeri degli esteri e governi</strong>. L’unico pre-requisito è che svolgano almeno una delle seguenti attività:</p>
<ul>
<li>Attività relative alle <em>temporary relocation</em> dei DDU a rischio, sia all’interno dello stesso paese o regione, sia all’estero.</li>
<li>Provvedere assistenza (ad esempio, sistemi di comunicazione) ai DDU a rischio.</li>
<li>Fare <em>follow-up</em> nelle situazioni di post-trasferimento dei DDU, ossia dopo il ritorno nei loro rispettivi paesi (<em>in-country protection</em>).</li>
<li>Sostenere i DDU che sono stati temporaneamente riallocati. Il supporto potrebbe consistere in: aiuto legale, trattamenti medici, supporto psicologico e riabilitativo, <em>internship</em>, borse di studio, alloggi, visti/permessi di residenza, opportunità educative/<em>capacity building</em>, fondi/supporto finanziario ai programmi.</li>
</ul>
<div>
<h2 dir="ltr">Le Linee guida dell’OSCE</h2>
<p>Nel 2014 l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha adottato le “<a href="https://www.osce.org/it/node/384705?download=true&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Linee guida sulla tutela dei Difensori dei diritti umani</strong></a>”, le quali stabiliscono che le questioni relative ai difensori dei diritti umani travalicano i confini nazionali e sono parte degli impegni internazionali degli Stati. Le Linee guida si applicano sia all’interno dei Paesi OSCE sia nella dimensione “esterna” (per i Paesi dell’Unione Europea in sinergia con le equivalenti linee guida UE).</p>
<p>Nel 2017 l’<strong><a href="https://www.osce.org/odihr?utm_source=rss&utm_medium=rss">ODIHR &#8211; Office for Democratic Institutions and Human Rights</a></strong> ha pubblicato “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/OSCEHRDs2017.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>The Responsibility of States: Protection of Human Rights Defenders in the OSCE Region (2014–2016)</strong></a>&#8220;, il primo rapporto sull’attuazione delle Linee guida OSCE sui difensori dei diritti umani, in cui si denuncia la grave situazione dei difensori dei diritti umani in almeno 29 Paesi sui 57 dell’area OSCE. I difensori sono sottoposti a minacce, attacchi, abusi di ogni genere, dalla criminalizzazione alla stigmatizzazione, e ad inaccettabili restrizioni della libertà di associazione, espressione e movimento. Una situazione che deve “preoccupare seriamente tutti i Paesi membri dell’OSCE”.</p>
<p>La Dichiarazione del Consiglio d&#8217;EuropaNel 2008 il Consiglio d’Europa ha condannato tutti gli attacchi e le violazioni nei confronti dei DDU attraverso la <strong><a href="https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectID=09000016805d3e52&utm_source=rss&utm_medium=rss">Dichiarazione del Comitato dei Ministri “action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, la quale invita gli Stati membri, <em>inter alia</em> a:</p>
<ul>
<li>creare un ambiente favorevole al lavoro dei difensori dei diritti umani, che metta individui, gruppi e associazioni nelle condizioni di svolgere liberamente le proprie attività, su base legale, coerentemente con gli standard internazionali, per promuovere e lottare per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali senza alcuna restrizione oltre a quelle autorizzate dalla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU);</li>
<li>adottare misure efficaci per proteggere, promuovere e rispettare i difensori dei diritti umani e garantire il rispetto delle loro attività;</li>
<li>rafforzare i loro sistemi giudiziari e assicurare l&#8217;esistenza di rimedi efficaci per coloro i cui diritti e libertà sono violati;</li>
<li>adottare misure efficaci per prevenire attacchi o molestie ai DDU, assicurare che le indagini sui responsabili siano indipendenti ed efficaci e che siano adottate delle misure amministrative e/o dei procedimenti penali nei confronti dei responsabili;</li>
<li>considerare di attribuire o, ove opportuno, rafforzare le competenze e le capacità di commissioni indipendenti, difensori civici o istituzioni nazionali per i diritti umani a ricevere, esaminare e formulare raccomandazioni per la risoluzione delle istanze presentate dai difensori dei diritti umani sulle violazioni dei loro diritti;</li>
<li>assicurare l&#8217;effettivo accesso dei difensori dei diritti umani alla Corte europea dei diritti umani, al Comitato europeo dei diritti sociali e ad altri meccanismi di protezione dei diritti umani secondo le procedure applicabili;</li>
<li>cooperare con i meccanismi dei diritti umani del Consiglio d&#8217;Europa e in particolare con la Corte europea dei diritti umani in conformità con la CEDU, nonché con il Commissario per i diritti umani facilitando le sue visite, fornendo risposte adeguate ed entrare in dialogo con lui/lei sulla situazione di difensori dei diritti umani quando richiesto;</li>
<li>fornire misure per una rapida assistenza e protezione dei difensori dei diritti umani in pericolo nei paesi terzi, come, se del caso, la partecipazione e l’osservazione di processi  e/o, se praticabile, il rilascio di visti di emergenza;</li>
</ul>
<p>La Dichiarazione invita il <strong><a href="https://www.coe.int/it/web/commissioner?utm_source=rss&utm_medium=rss">Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa</a></strong> a rafforzare il suo ruolo e il suo Ufficio al fine di fornire una protezione forte ed efficace per i difensori dei diritti umani e richiama inoltre tutti gli organi e le istituzioni del Consiglio d&#8217;Europa a prestare particolare attenzione alle questioni riguardanti i difensori dei diritti umani nelle loro rispettive attività. Ciò include la messa a disposizione e lo scambio di informazioni e documentazione, compresa la giurisprudenza pertinente e altre norme europee, oltre all’incoraggiamento della cooperazione e delle attività di sensibilizzazione delle organizzazioni di società civile e la partecipazione dei difensori dei diritti umani alle attività del Consiglio d&#8217;Europa.</p>
<p>Dal 2008 il Commissario incontra annualmente diversi gruppi di DDU provenienti dall’area del Consiglio d’Europa attraverso delle <strong>roundtable</strong>, al termine delle quali vengono pubblicati dei <strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/human-rights-defenders?utm_source=rss&utm_medium=rss">rapporti</a> </strong>riepilogativi.</p>
<p>Nel 2018, a dieci anni dalla Dichiarazione, il Comitato dei Ministri ha rinnovato il suo impegno con lo “<strong><a href="https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/statement-on-the-10th-anniversary-of-the-declaration-of-the-committee-of-ministers-on-council-of-europe-action-to-improve-the-protection-of-human-righ?utm_source=rss&utm_medium=rss">Statement on the 10th anniversary of the Declaration of the Committee of Ministers on Council of Europe action to improve the protection of human rights defenders and promote their activities</a></strong>”, nel quale si afferma che, nonostante i progressi compiuti in alcuni Stati membri del Consiglio d&#8217;Europa, vi è una preoccupante tendenza a una crescente contrazione nella protezione dei difensori dei diritti umani in numerosi altri paesi europei.</p>
<h2 dir="ltr">Il ruolo della società civile nella protezione dei difensori dei diritti umani</h2>
<p dir="ltr">Numerose sono le organizzazioni non governative che operano a livello locale, nazionale e internazionale, sensibilizzando l’opinione pubblica sull’importanza dell’operato svolto dai DDU, denunciando i rischi e le minacce cui sono sottoposti a causa delle loro attività per l’implementazione dei diritti umani per tutti, e realizzando delle iniziative per proteggere i difensori dei diritti umani.</p>
<p>Nel contesto italiano, l’associazione <strong><a href="https://www.unponteper.it/it/chi-siamo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per</a></strong>…ha pubblicato ad ottobre 2016 il dossier “<a href="https://www.unponteper.it/wp-content/uploads/2016/11/Report_IN_DIFESA_DI.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Come proteggere i difensori dei diritti umani. Programmi, strategie e buone pratiche</strong></a>”, dal quale è scaturita, inter alia, una campagna promossa assieme ad altre ONG dell’Associazione delle Organizzazioni di cooperazione e solidarietà internazionale italiane (AOI), in difesa dei difensori dei diritti umani: “Difendiamo chi li Difende”.<br />
Sulla scia di quest’iniziativa, sempre su proposta diUn Ponte Per…, si è attivata una rete larga di realtà della società civile italiana, di associazioni, organizzazioni e reti, coalizioni e campagne attive sui temi dei diritti umani e civili, pace e disarmo, cooperazione e solidarietà internazionale, ambiente, libertà di stampa, avvocati e giuristi.</p>
<h3 dir="ltr">Il Summit mondiale e il Piano d&#8217;Azione</h3>
<p dir="ltr">Il 10 dicembre 2018, in occasione del 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani e del 20° anniversario della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui difensori dei diritti umani, è stato presentato il Piano d’azione per la protezione dei difensori dei diritti umani e la promozione del lavoro da loro svolto.</p>
<p dir="ltr">Il <strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/The_Human_Rights_Defenders_World_Summit_2018_Action_plan.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Piano d’azione</a></strong>, elaborato dai partecipanti dello <strong><a href="https://hrdworldsummit.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Human Rights Defenders World Summit 2018</a></strong>, tenutosi a Parigi dal 29 al 31 ottobre 2018, contiene una serie di raccomandazioni rivolte agli Stati, alle imprese, alle istituzioni finanziarie, ai donatori e alle istituzioni intergovernative e chiede agli Stati di impegnarsi ad agire per proteggere i difensori dei diritti umani e per intraprendere azioni concrete volte ad offrire un ambiente più sicuro e favorevole per la difesa dei diritti umani nonché una protezione più efficace dei DDU a rischio e delle loro comunità, delle organizzazioni e dei movimenti operanti per la promozione e la protezione dei diritti umani.</p>
<p dir="ltr">Il documento è stato redatto da una coalizione di otto organizzazioni internazionali per i diritti umani, in consultazione con oltre 30 organizzazioni e reti per i diritti umani provenienti da tutto il mondo.</p>
<h3 dir="ltr">Le Protection Grants (sovvenzioni di protezione)</h3>
<p dir="ltr">Front Line Defenders ha attivato anche un programma di <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/en/programme/protection-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection Grant</a></strong> per fornire un sostegno finanziario rapido e pratico ai difensori dei diritti umani a rischio.</p>
<p dir="ltr">Il Protection Grant si propone di coprire le spese per migliorare la sicurezza e la protezione dei difensori dei diritti umani e delle loro organizzazioni, ad esempio i costi per:</p>
<ul>
<li>migliorare la sicurezza fisica di un&#8217;organizzazione o di un individuo, la sicurezza digitale e la sicurezza delle comunicazioni;</li>
<li>sostenere le spese legali per i DDU che vengono sottoposti a vessazioni giudiziarie;</li>
<li>pagare le spese mediche per i DDU che sono stati attaccati o che hanno sofferto una condizione medica a seguito delle loro pacifiche attività in materia di diritti umani;</li>
<li>fornire assistenza familiare per i DDU detenuti o membri della famiglia che sono a rischio a causa delle attività di un DDU.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Le sovvenzioni possono avere un importo massimo di € 7.500 e non possono essere erogate per:</p>
<ul>
<li>finanziamento retrospettivo;</li>
<li>organizzazioni internazionali;</li>
<li>organizzazioni che hanno applicato o stanno già ricevendo finanziamenti per lo stesso scopo altrove;</li>
<li>progetti che si concentrano su questioni più ampie in materia di diritti umani piuttosto che sulla specifica situazione dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>costi per i difensori dei diritti umani che sono già in esilio;</li>
<li>costi correnti di gestione come gli stipendi e l&#8217;affitto;</li>
<li>guardie di sicurezza armate;</li>
<li>acquisto di veicoli.</li>
</ul>
<p dir="ltr">Per <strong>presentare domanda</strong> di Protection Grant a Front Line Defenders <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/secure/grant.php?l=en&utm_source=rss&utm_medium=rss">clicca qui</a></strong>.</p>
<p dir="ltr">Esistono diversi enti, istituzioni e organizzazioni che mettono a disposizione delle sovvenzioni per la protezione dei difensori dei diritti umani, in particolare:</p>
<ul>
<li><strong>per i giornalisti</strong>: Human Rights Watch/<a href="https://www.hrw.org/human-rights-watch/hellman-hammett-grants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Hellman-Hammett Grants</a>, International Federation of Journalists/<a href="https://www.ifj.org/what/safety.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Safety Fund</a>, PEN/<a href="https://www.pen-international.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Emergency Fund</a>, Reporters sans Frontieres/<a href="https://rsf.org/en/presentation-0?utm_source=rss&utm_medium=rss">Assistance for Jounalists</a>, Media Institute for Southern Africa/<a href="http://misa.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">SADC Journalists Under Fire Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le donne</strong>: <a href="https://urgentactionfund.org/what-we-do/rapid-response-grantmaking/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Urgent Action Fund</a>, <a href="http://www.globalfundforwomen.org/information-for-applicants?utm_source=rss&utm_medium=rss">Global Fund for Women</a>, <a href="https://www.mamacash.org/en/apply-for-a-grant-1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mama Cash</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/un-trust-fund-to-end-violence-against-women?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund to Eliminate Violence Against Women</a>, <a href="http://www.unwomen.org/en/trust-funds/fund-for-gender-equality?utm_source=rss&utm_medium=rss">UN Trust Fund for Gender Equality</a>, <a href="http://awdf.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The African Women’s Development Fund</a>.</li>
<li><strong>Per le minoranze sessuali</strong>: <a href="https://www.arcusfoundation.org/our-support/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Arcus</a>, <a href="http://www.bohnettfoundation.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">David Bohnett Foundation</a>, <a href="https://www.fordfoundation.org/work/our-grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Ford Foundation</a>.</li>
<li><strong>Fellowships, Scholarships, Riposo e Rifugio</strong>: <a href="http://www.colby.edu/oakinstitute/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Oak Fellowship</a>, <a href="https://cpl.hks.harvard.edu/gleitsman-international-activist-award?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Gleitsman Foundation International Activist Award</a><a href="https://rorypecktrust.org/Awards/2015/About?utm_source=rss&utm_medium=rss">, Rory Peck Award</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni da altre organizzazioni e fondazioni</strong>: <a href="https://nhrf.no/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Norwegian Human Rights Fund (NHRF)</a>, <a href="https://www.overbrook.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Overbrook Foundation</a>, <a href="https://globalhumanrights.org/grants/?utm_source=rss&utm_medium=rss">The Fund for Global Human Rights</a>.</li>
<li><strong>Fondi delle Nazioni Unite</strong>: <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund on Contemporary Forms of Slavery</a>, <a href="https://www.ohchr.org/EN/AboutUs/Pages/FundsAndGrants.aspx?utm_source=rss&utm_medium=rss">United Nations Voluntary Fund for Victims of Torture</a>.</li>
<li><strong>Sovvenzioni dei Governi/istituzioni regionali</strong>: <a href="https://www.afd.fr/fr/recherche?page=all&amp;view=start&utm_source=rss&utm_medium=rss">Agence Française de Développement (AFD)</a> (Francia), <a href="https://www.irishaid.ie/grants.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Irish Aid</a> (Irlanda).</li>
</ul>
<h3 dir="ltr">La rete italiana</h3>
<p><a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende”</a> è una rete di oltre 30 organizzazioni e associazioni italiane attive su tematiche quali diritti umani, ambiente, solidarietà internazionale, pace e disarmo, diritti dei lavoratori,  libertà di stampa e stato di diritto e si propone di aprire uno spazio di riflessione e di azione sulla questione dei difensori/e dei diritti umani, e chiedere al Governo, al Parlamento e agli enti locali di impegnarsi per la loro tutela e protezione. La rete “In Difesa Di – per i diritti  umani e chi li difende” è composta da:<a href="http://www.aidos.it/it/home/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AIDOS</a>, <a href="https://www.amnesty.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Amnesty International Italia</a>, <a href="http://www.ong.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">AOI</a>, <a href="http://www.arci.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCI</a>, <a href="http://www.arcsculturesolidali.org/it/home-2/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ARCS</a>, <a href="http://www.associazioneantigone.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Antigone</a>, <a href="http://www.articolo21.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Articolo 21</a>, <a href="http://asud.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">A Sud</a>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/it/attivita/Obiettivi-e-struttura-del-Centro/27?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221;– Università di Padova</a>, <a href="http://cdca.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Centro Documentazione Conflitti Ambientali (CDCA)</a>, <a href="http://www.osservatorioafghanistan.org/about/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CISDA</a>, <a href="http://www.cilditalia.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili</a>, <a href="http://comune-info.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comune-info</a>, <a href="http://www.cgil.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">CGIL</a>, <a href="http://nuovidesaparecidos.net/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos</a>, <a href="http://www.cospe.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">COSPE</a>, <a href="https://palestinaculturaliberta.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Cultura è Libertà</a>, <a href="http://www.fondazionebasso.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco</a>, <a href="http://www.giuristidemocratici.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Giuristi Democratici</a>, <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Greenpeace Italia</a>, <a href="https://www.legambiente.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Legambiente</a>, <a href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1?utm_source=rss&utm_medium=rss">Libera-Associazione Nomi e Numeri contro le mafie</a>, <a href="https://www.lunaria.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Lunaria</a>, <a href="https://www.manitese.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Mani Tese</a>, <a href="https://nonviolenti.org/cms/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Movimento Nonviolento</a>, <a href="http://www.npwj.org/it?utm_source=rss&utm_medium=rss">Non c’è Pace senza Giustizia</a>, <a href="http://www.operazionecolomba.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Operazione Colomba – Comunità Papa Giovanni XXIII</a>, <a href="http://www.radicali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Radicali Italiani</a>, <a href="http://www.pacedifesa.org/category/rete-di-solidarieta-colombia-vive/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete italiana di solidarietà Colombia vive</a>, <a href="http://www.retedellapace.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rete per la Pace</a>, <a href="https://sci-italia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Servizio Civile Internazionale</a>, <a href="https://www.survival.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Survival International</a>, <a href="http://www.terranuova.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Terra Nuova</a>, <a href="http://endangeredlawyers.org/media/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Progetto Endangered Lawyers/Avvocati Minacciati</a>,<a href="http://www.camerepenali.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss"> Unione Camere Penali Italiane</a>, <a href="http://www.unponteper.it/it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Un ponte per…</a>, <a href="http://www.yaku.eu/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Yaku</a>.</p>
<h3 dir="ltr">I rapporti</h3>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Amnesty International</strong></a> ha pubblicato nel febbraio 2019 il rapporto “<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Amnesty_International_rapporto_Obiettivo_silenzio_La_repressione_globale_contro_le_organizzazioni_della_societa_civile.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Obiettivo: silenzio. La repressione globale contro le organizzazioni della società civile</strong></a>” che intende evidenziare come negli ultimi dieci anni sia emersa a livello mondiale una tendenza preoccupante che vede l’introduzione e l’utilizzo da parte degli Stati di leggi volte a interferire con il diritto alla libertà di associazione e ad ostacolare il lavoro delle organizzazioni delle società civile e dei suoi membri.</p>
<p><a href="https://www.frontlinedefenders.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Front Line Defenders</strong></a> ha pubblicato il &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Front_Line_Defenders_Global_Analysis_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Global Analysis 2018</strong></a>&#8220;, un rapporto che descrive gli attacchi fisici, le campagne di diffamazione, le minacce alla sicurezza digitale, le molestie giudiziarie e gli attacchi di genere affrontati dai difensori e dalle difensore dei diritti umani. Nel 2018, sono stati 321 i difensori dei diritti umani in 27 paesi che sono stati presi di mira e uccisi per il loro lavoro &#8211; il numero più alto mai registrato -. Più di tre quarti di questi, il 77% del totale degli attivisti uccisi, stavano difendendo i diritti della terra, dell&#8217;ambiente o dei popoli indigeni, spesso nel contesto delle industrie estrattive e dei mega-progetti allineati allo stato.</p>
<p>Nel <strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/annual_report_digital.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Rapporto annuale 2017</a></strong> Front Line Defenders ha evidenziato che la criminalizzazione e l&#8217;adozione di legislazioni sempre più restrittive a danno anche di media indipendenti sono tra le strategie più frequentemente utilizzate per fermare e delegittimare i difensori e le difensore dei diritti umani.</p>
<p>La compressione dello spazio civico ed i crescenti attacchi nei confronti dei DDU sono stati documentati anche da <a href="https://www.ishr.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">International Service for Human Rights</a> (ISHR) assieme al <a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Business and Human Rights Resource Centre</a> nella guida per le imprese “<strong><a href="https://www.business-humanrights.org/sites/default/files/documents/Shared%20Space%20Under%20Pressure%20-%20Business%20Support%20for%20Civic%20Freedoms%20and%20Human%20Rights%20Defenders_0.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shared Space Under Pressure: Business Support for Civic Freedoms and Human Rights Defenders</a></strong>” (2018) e dal rapporto di <a href="https://www.tni.org/en?utm_source=rss&utm_medium=rss">Transnational Institute</a> sulla criminalizzazione della solidarietà “<strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Transnational_Institute_La_solidarieta_verso_i_migranti_e_i_rifugiati_occupa_uno_spazio_sempre_piu_ristretto.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">La solidarietà verso i migranti e i rifugiati occupa uno spazio sempre più ristretto. Ecco come l’Unione europea e i suoi Stati membri attaccano e criminalizzano i difensori dei diritti delle persone in movimento</a></strong>” (2018).</p>
<h3>Guide pratiche e informative per i difensori</h3>
<p>Le attività condotte dalla società civile a sostegno dei difensori dei diritti umani si esplicano anche attraverso la pubblicazione di materiali rivolti ai DDU per la condivisione di informazioni e <em>best practices</em>, come gli “<strong><a href="http://www.indifesadi.org/wp-content/uploads/2017/03/Dossier-Temporary-Relocation.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Esempi di buone pratiche di “Temporary Relocation di Difensori e Difensore dei diritti umani”</a></strong>” (2017) elaborato da <a href="https://www.indifesadi.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">In Difesa Di</a>; per fornire indicazioni per migliorare e garantire la sicurezza e la protezione dei DDU, come il “<strong><a href="https://www.protectioninternational.org/wp-content/uploads/2012/04/Protection-Manual-3rd-Edition.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">New Protection Manual for Human Rights Defenders</a></strong>” (2009) di <a href="https://protectioninternational.org/en/protectionmanual?utm_source=rss&utm_medium=rss">Protection International</a> e il “<strong><a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Workbook on Security: Practical Steps for Human Rights Defenders at Risk</a></strong>” (2011) di <a href="https://www.frontlinedefenders.org/sites/default/files/workbook_eng_master.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Front Line Defenders</a>; per fornire un quadro completo delle potenziali sfide, rischi ed opportunità riguardanti i DDU, come il “<strong><a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Defending human rights: A resource book for human rights defenders</a></strong>” (2012) realizzato da <a href="https://www.defenddefenders.org/wp-content/uploads/2011/07/EHAHRPD_Resource_book_ENG.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">East and Horn of Africa Human Rights Defenders Project</a>.</p>
<div>
<h2>L’Italia per i difensori e le difensore dei diritti umani</h2>
<h3 dir="ltr">La mozione della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati italiana</h3>
<p>In Italia, su sollecitazione della Rete In Difesa Di, la Commissione Affari esteri e comunitari della Camera ha adottato il 31 gennaio 2017 la <a href="https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=7-01051&amp;ramo=C&amp;leg=17&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Risoluzione n. 7-01051 Tidei: “Sulla tutela dei difensori dei diritti umani”</strong></a>, che impegna il Governo a sostenere le iniziative a favore della tutela e protezione dei DDU, e in particolare a:</p>
<ul>
<li>dare attuazione, in linea con quanto già fatto da altri Stati membri, agli orientamenti dell&#8217;Unione Europea in materia di salvaguardia dei difensori dei diritti umani;</li>
<li>valutare l&#8217;opportunità di istituire, presso il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, un ufficio delegato alla tutela dei difensori dei diritti umani dotato delle risorse finanziarie necessarie per facilitare anche il rilascio dei visti per il ricollocamento temporaneo, nonché per l&#8217;attivazione delle opportune misure di protezione di coloro che promuovono i diritti umani;</li>
<li>prevedere la costituzione e l&#8217;organizzazione, sul modello di quanto avvenuto in sede di Unione Europea, di un gruppo di lavoro finalizzato allo studio e alla predisposizione di interventi nelle tematiche inerenti alla protezione e alla tutela dei diritti umani;</li>
<li>assumere iniziative volte alla promozione e all&#8217;organizzazione di un coordinamento con organizzazioni non governative ed enti religiosi disposti a creare sia una rete di protezione nei Paesi di provenienza degli attivisti, che includa attività di accompagnamento disarmato da parte di corpi civili di pace;</li>
<li>assumere ogni iniziativa finalizzata al coordinamento delle iniziative del MAECI con quelle simili adottate dagli altri Stati membri e a livello europeo.</li>
</ul>
<div>
<h3 dir="ltr">Le priorità dell&#8217;Italia al Consiglio diritti umani</h3>
<p>Il 12 ottobre 2018 l’Italia è stata eletta per la terza volta al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021 con decorrenza dal 1° gennaio 2019. Tra gli impegni e le priorità che l’Italia intende perseguire nel corso del suo mandato figurano i DDU. Nella sua <a href="https://www.esteri.it/mae/resource/doc/2018/04/brochure_human_rights_v12_pagine_affiancate.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>candidatura</strong></a> ufficiale l’Italia afferma che “i difensori dei diritti umani sono attori chiave nella promozione e protezione dei diritti umani e riconosce l&#8217;importanza del ruolo della società civile, poiché una vivace società civile contribuisce alle società democratiche, alla stabilità e alla prosperità. L&#8217;Italia è impegnata a salvaguardare la sicurezza e i diritti dei difensori dei diritti umani e continuerà a supportarli attivamente e ad intensificare i propri sforzi contro tutte le forme di rappresaglia. L&#8217;Italia continuerà a sostenere il Relatore speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani”.</p>
<div>
<h2 dir="ltr">Il progetto &#8220;Shelter Cities &#8211; Città Rifugio&#8221;</h2>
<div>
<p>In risposta ai crescenti pericoli cui sono esposti i DDU sono sorte le <strong>reti delle “città rifugio”</strong>: si tratta di <strong>programmi di protezione</strong>, promossi da enti locali e organizzazioni di società civile, per dare un alloggio temporaneo ai DDU al di fuori del loro paese, al fine di fornire loro un periodo di riposo e tregua (“<em>rest and respite</em>”) e poter poi riprendere nuovamente la lotta nonviolenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate.</p>
<p>Tali iniziative costituiscono degli strumenti di appoggio e <strong>solidarietà internazionale</strong> che contribuiscono sia a proteggere la vita e l’integrità fisica di queste persone sia a sostenere i processi di difesa dei diritti umani nei luoghi di origine, tramite l’articolazione di organizzazioni, movimenti e istituzioni dei paesi di accoglienza.</p>
<p>Nel 2012 i Paesi Bassi sono stati i primi a promuovere iniziative in questo senso, in particolare con il progetto “<em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em>”, un network nazionale che coinvolge organizzazioni di società civile e amministrazioni locali per dare alloggi temporanei a decine di DDU, in 11 città olandesi (Amsterdam, Den Haag, Deventer, Groningen, Haarlem, Maastricht, Middelburg, Nijmegen, Tilburg, Utrecht, Zwolle).</p>
<p>Sulla base dell’esperienza acquisita con l’iniziativa <em>Shelter City</em>, <em>Justice and Peace</em> ha prodotto “<strong><a href="https://www.sheltercity.nl/wp-content/uploads/2017/04/20170126-Set-up-Manual-Final-A5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">How to set up a Shelter City? Manual for Human Rights Defenders Shelters</a></strong>”, un manuale che fornisce suggerimenti, idee e informazioni su come realizzare un progetto di città rifugio. Il manuale è rivolto alle ONG, ai governi nazionali o locali, alle università o qualsiasi altra parte interessata alla creazione di rifugi per i difensori dei diritti umani a rischio. Il manuale è in costante aggiornamento ed aperto ad accogliere commenti e suggerimenti.</p>
<p>Una iniziativa di accoglienza analoga è stata intrapresa dal Governo Regionale dei Paesi Baschi (Spagna), che ha avviato un Programma di protezione e accoglienza temporanea di DDU.</p>
<p>Nel 2016 anche in Italia il tema delle difensore e dei difensore dei diritti umani è arrivato all’attenzione delle organizzazioni della società civile, dei media, e delle istituzioni politiche nazionali e locali, grazie al lavoro di sensibilizzazione e informazione svolto dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Rete “In Difesa Di, per i diritti umani e chi li difende”.</p>
<p dir="ltr"><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/X19lEnomIdM?list=PLQdE2i67kBwCr4SkwzcjAeCqP7miEIbT7&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
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<p dir="ltr">Intervento di <strong>Yvonne M. Donders</strong> (Università di Amsterdam, Presidente dell&#8217;Advisory Board dell&#8217;iniziativa “Shelter City”) durante la conferenza internazionale &#8220;<a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/en/attivita/International-Conference-Cities-territories-and-the-struggles-for-human-rights-a-2030-perspective/1192?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cities, territories and the struggles for human rights: a 2030 perspective</strong></a>&#8220;, tenutasi il 26 e 27 novembre 2018 a Padova e organizzata dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani &#8220;Antonio Papisca&#8221; e dalla Cattedra UNESCO &#8220;Diritti umani, democrazia e pace&#8221; dell&#8217;Università di Padova.</p>
<h3 dir="ltr">Come beneficiare della protezione di una Città Rifugio?</h3>
<p>Il programma <strong><em><a href="https://sheltercity.nl/en/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Shelter City</a></em></strong> prevede l’apertura di due <strong>bandi</strong> all’anno, nei mesi di <strong>maggio </strong>e <strong>novembre</strong>.</p>
<p>I difensori dei diritti umani che vogliono candidarsi per ottenere protezione ed essere ospitati temporaneamente in una città rifugio devono soddisfare i seguenti criteri:</p>
<ul>
<li>attuare un approccio nonviolento nell’esercizio del proprio operato;</li>
<li>essere minacciati o sotto pressione a causa del loro operato;</li>
<li>devono poter essere trasferiti per un periodo massimo di 3 mesi.</li>
<li>essere disposti ed in grado di tornare nel proprio paese di origine trascorsi i 3 mesi;</li>
<li>essere disposti a parlare pubblicamente della loro esperienza o dei diritti umani nel loro paese nella misura in cui la loro situazione di sicurezza lo consenta;</li>
<li>saper parlare inglese di base (sono disponibili posti limitati per i difensori di lingua francese o spagnola);</li>
<li>essere disposti e in grado di andare in una delle <em>Shelter Cities</em> senza accompagnamento.</li>
</ul>
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<h2>Le Città Rifugio italiane</h2>
<div>
<p>Il<strong> </strong><a href="https://www.consiglio.provincia.tn.it/doc/IDAP_881061.pdf?zid=d346d60c-767d-4418-88fe-dfde80d859a4&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Consiglio della Provincia Autonoma di Trento</strong></a><strong>,</strong> i Consigli Comunali di <strong><a href="http://www.comune.trento.it/content/download/1157011/11113530/file/5.658.2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Trento</a></strong>, <a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Padova_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_2018_0092_del_10_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Padova</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Cadoneghe_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_131_2018_del_27_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Cadoneghe</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Ponte_San_Nicolo_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_58_del_19_dicembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Ponte San Nicolò</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Rubano_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_n_31_del_29_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Rubano</strong></a><strong>, </strong><a href="http://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/Comune_di_Noventa_Padovana_mozione_Citta_Rifugio_Deliberazione_Consiglio_comunale_del_20_novembre_2018.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Noventa Padovana</strong></a><strong>, </strong><a href="http://sac4.halleysac.it/c024009/zf/index.php/atti-amministrativi/delibere/dettaglio/atto/G5XpBeETEST0-A?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>Asiago</strong></a><strong> e <a href="http://www.comune.torino.it/consiglio/documenti1/atti/testi/2019_01155.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Torino</a></strong> hanno approvato una mozione con la quale si impegnano ufficialmente a proteggere i difensori dei diritti umani diventando delle città rifugio.</p>
<p>Si tratta di un <strong>progetto pilota</strong> di accoglienza temporanea e supporto per difensori dei diritti umani minacciati, in grado di raccogliere le diverse disponibilità territoriali per la <em>relocation</em>dei DDU, da attivare di concerto con la rete &#8220;In Difesa Di &#8211; per i diritti umani e chi li difende”, con gli altri Enti locali italiani interessati, le organizzazioni della società civile presenti ed attive sul territorio, e il Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova.</p>
<p>Con l’approvazione della mozione tali Comuni si impegnano inoltre a:</p>
<ul>
<li>promuovere occasioni di studio, formazione e scambio di esperienze tra Enti locali, organizzazioni della società civile e università sul ruolo degli Enti locali nella protezione dei difensori dei diritti umani e le Città-Rifugio;</li>
<li>promuovere nelle scuole di ogni ordine e grado iniziative di sensibilizzazione sui DDU intese come educazione all’assunzione di responsabilità per lo svolgimento di ruoli di cittadinanza attiva e democratica;</li>
<li>sollecitare il Governo nazionale affinché attivi programmi di protezione per i difensori dei diritti umani, rafforzando l’iniziativa del corpo diplomatico italiano nell’attuazione delle linee-guida UE ed OSCE, ed aderendo alla <em>Temporary Relocation Platform</em> dell’Unione Europea;</li>
<li>prevedere attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata iniziative di supporto a programmi e progetti di sostegno e protezione dei difensori dei diritti umani in paesi terzi, centrale per il perseguimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile;</li>
<li>inviare la rispettiva mozione all’ANCI ed alla Conferenza Stato-Regioni al fine di diffonderla presso altri Enti locali sollecitandone l’impegno per la protezione dei difensori dei diritti umani e la creazione di opportunità di rifugio temporaneo per attivisti a rischio e di programmi di cooperazione decentrata nei paesi terzi.</li>
</ul>
<p><iframe loading="lazy" src="https://www.youtube.com/embed/e8OaZ4vW3sI?list=PL4AEBCA21A55A0CF4&utm_source=rss&utm_medium=rss" width="600" height="400" frameborder="0" data-mce-fragment="1"></iframe></p>
<h2>La rete internazionale “Scholars at Risk”</h2>
<div>
<p>La rete internazionale è attiva da dieci anni e si propone di sostenere chi non ha più la possibilità di fare ricerca e insegnare nel proprio paese, a causa di minacce, intimidazioni, arresti e violazioni dei diritti fondamentali.<br />
Il 19 febbraio 2019 l’Università di Trento e l’Università di Padova hanno dato vita alla sezione italiana della rete internazionale “Scholars at Risk (Sar)”. Sar Italia intende favorire un coordinamento nazionale volto alla realizzazione di iniziative congiunte a tutela di studiosi/e a rischio, e della libertà accademica in generale, attraverso attività di accoglienza, sensibilizzazione, ricerca e advocacy.<br />
La rete di Sar Italia al momento comprende quattordici partner: l’Università di Padova e l’Università di Trento (promotrici dell’iniziativa), l’Istituto universitario europeo, Magna Charta Observatory, la Scuola normale superiore, le università di Bologna, Brescia, Cagliari, Macerata, Milano, Siena, Torino, Trieste e Verona.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una notte di 12 anni: Pepe Mujica e i suoi compagni nel film di Alvaro Brechner</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2019 08:23:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-12034 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/download.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="189" height="266" /></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Uruguay. Dopo un colpo di Stato, il fronte comunista viene sconfitto e al Potere si insedia l&#8217;estrema destra che avvia una dittatura militare. A questa si oppone un&#8217;ala armata, quella dei Tupamaros. La guerra tra le autorità del regime e i guerriglieri è aspra: un&#8217;operazione segreta interna ai servizi, una notte del 1973, porterà all&#8217;arresto di nove tupamaros. Nel film si racconta la storia di tre di loro, tra cui, Pepe Mujica, che diventerà uno dei più amati presidenti del Paese.</p>
<p>La loro detenzione è crudele, basata su violenze fisiche e psicologiche: molti i trasferimenti dalle celle di caserme sempre più isolate. Poche le visite dei parenti, ancor meno le uscite all&#8217;aperto. Qualche spiraglio di luce si intravede in piccoli gesti di solidarietà da parte dei secondini, nella volontà dei prigionieri di rimanere attaccati alla Vita, anche attraverso il gioco, nonostante le condizioni terribili in cui si trovano.</p>
<p>Resta, infatti, la loro strenua resistenza, quella del corpo e della mente, resistenza iniziata all&#8217;improvviso una notte e durata per lunghi, dodici anni. Dopo la liberazione, Pepe Mujica, Mauricio Rosencof e Eleuterio Fernàndez, hanno segnato, con il loro esempio, la Storia e la Politica dell&#8217;Uruguay, iniettando nello spirito della popolazione, l&#8217;importanza della ricerca di Giustizia.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12035" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="810" height="450" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 810w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537-300x167.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/portada_mujica_1.jpg_1956802537-768x427.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></p>
<p>Una buia notte del &#8217;73, le abitazioni di militanti, guerriglieri e simpatizzanti comunisti vengono prese d&#8217;assalto. Botte, celle sporche, oscurità assoluta, silenzio: in questa dimensione fuori dal Tempo e dallo Spazio si muovono figure incerte, quelle di tre prigionieri tupamaros, trasferiti in una caserma del regime. Così parte la terza pellicola del regista uruguayano Alvaro Brechner, che qui racconta una delle pagine più feroci della dittatura, con uno sguardo interno e partecipe.</p>
<p>Il Sistema impone che ogni militare sorvegli i militanti affinchè non si rivolgano la parola, ma loro escogitano un codice preciso, quello di battere sul muro con il pugno e, così, riescono persino a impostare una partita a scacchi con l&#8217;ausilio dell&#8217;immaginazione.</p>
<p>Vengono trasferiti in anfratti scavati nella roccia, in cui non riescono nemmeno a stare in piedi, ma loro riescono anche a scrivere lettere d&#8217;amore. Difficile espletare i bisogni primari, se si è ammanettati con le braccia legate troppo in alto ed ecco che, allora, vengono scomodati comandanti, generali e sergenti. Una punta di sarcasmo per screditare l&#8217;autorità nella ferocia della sua ottusità.</p>
<p>L&#8217;obiettivo degli esponenti della dittatura non è quello di uccidere i membri dell&#8217;opposizione, ma di farli impazzire, di far loro perdere la ragione e l&#8217;umanità. La sceneggiatura del film – a cui ha partecipato lo stesso regista – invece, pone l&#8217;accento proprio sulla capacità di resilienza, su quell&#8217;aggrapparsi alla realtà anche quando fanno di tutto per allontanarla dalla coscienza. Ed è sufficiente, ad esempio, una sbirciata dal cappuccio che preclude la visione. Il mondo resta nella testa, nei pensieri, nel ricordi di chi è ancora fuori, in uno stato di semi libertà. Ed è per loro che si lotta, che si resta in vita.</p>
<p>Non c&#8217;è logica nelle vessazioni a cui i tre reclusi vengono sottoposti: l&#8217;obiettivo è la loro follia, ma la follia è propria delle autorità. I carcerieri obbediscono agli ordini, come spesso accade ed è accaduto in tutte le guerre e in tutti i regimi.</p>
<p>Un racconto lungo, forse un po&#8217; troppo, forse per rendere l&#8217;agonia di quei dodici anni trascorsi in balìa dell&#8217;arbitrarietà della violenza. Ogni tanto, un istante di allegria e di ironia per riportare alla Vita corpi e anime fiaccate, ma non sconfitte.</p>
<p>I toni e i generi si alternano: drammatico, lirico, anche thriller. La regia è presente, ma non invadente; il montaggio accompagna e insegue i protagonisti; ottima la scelta di usare, come commento musicale, il celebre pezzo “Sound of silence” portato al successo da Simon &amp; Garfunkel, ma qui cantata dalla voce suadente di Sìlvia Pèrez Cruz, per un omaggio all&#8217;armonia melodica latinomaricana che esalta l&#8217;emotività di ciò che si narra.</p>
<p>Interessante anche l&#8217;uso di inserti onirici, di flashback per l&#8217;andirivieni psicologico dei militanti dal Reale, ma che – come detto – vi si aggrappano con tutta la forza possibile.</p>
<p><strong>Una notte di12 anni</strong> (<strong>La Noche de 12 Años</strong>) riesce a far percorre allo spettatore quel lungo periodo che va dal 1973 al 1984 di Storia recente e diventa un documento necessario per rinfrescare la Memoria, Memoria che se però rimane sulla carta o su uno schermo, non è utile ad avviare un cambiamento. Il cambiamento deve avvenire, ogni giorno, dentro ciascuno di noi. Solo così ritroveremo la nostra umanità. E la abbracceremo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRAILER del FILM:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/UCxuT1bouSg?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></div>
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		<title>Le mafie, qui e adesso. Anche per la continua nostra lotta.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 10:06:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto &#160; &#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;La mafia, la ‘ndrangheta e la criminalità nella Capitale, composta da organizzazioni che si avvicinano sempre più alle modalità criminali delle mafie in Sicilia, Calabria e Campania&#8221;: questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto semestrale della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Secondo il rapporto semestrale della DIA, in alcune aree della Capitale ci sono formazioni criminali che, “basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall’art. 416 bis (l’associazione mafiosa, ndr)”. <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-11021 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/th-231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="256" height="144" /></a></p>
<p><strong>Roma tra clan autoctoni e storici</strong><br />
La relazione evidenzia come sia particolarmente complessa la realtà criminale nella capitale. Queste formazioni “sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, hanno adottato il modello organizzativo ed operativo di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell’ambiente territoriale di riferimento”. La relazione segnala la “vasta eco” suscitata dall’aggressione di Roberto Spada nei confronti del giornalista Emilio Piervincenzi che tentava di intervistarlo. L’esponente del clan poi è stato arrestato e condannato. Sempre in riferimento alla capitale, la relazione “segnala l’operatività del clan Casamonica, aggregato criminale ‘storico’, che poggia il suo potere su una solida base familiare. Tra le attività tipiche del sodalizio, le condotte usurarie ed estorsive, i reati contro la persona, i traffici di droga ed il reimpiego di capitali illeciti”.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11020" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="310" height="227" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 310w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/310x0_1531905296138.rainews_20180718111200387-300x220.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 310px) 100vw, 310px" /></a></p>
<p><strong>La figlia del Magistrato Paolo Borsellino, in questi giorni, ha dichiarato e ribadito:</strong></p>
<p>&#8220;Sono passati 26 anni dalla morte di mio padre, Paolo Borsellino, ucciso a Palermo insieme ai poliziotti della sua scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. E, ancora, aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo&#8221;. Lo scrive in una lettera pubblicata su Repubblica Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso nel 1992, che elenca una serie di 13 domande &#8220;su un depistaggio iniziato nel 1992, ordito da vertici investigativi ed accettato da schiere di giudici&#8221;. Questo l&#8217;elenco: &#8220;1. Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l&#8217;obiettivo numero uno di Cosa nostra? 2. Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L&#8217;ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre &#8217;94). 3. Perché via D&#8217;Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell&#8217;agenda rossa di mio padre? E perche&#8217; l&#8217;ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti? 4. Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul &#8220;tritolo arrivato in citta'&#8221; e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino? 5. Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D&#8217;Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire? 6. Cosa c&#8217;è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall&#8217;intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l&#8217;ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?&#8221;. E ancora: &#8220;7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati. 8. Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell&#8217;inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l&#8217;unica versione? 9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l&#8217;ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l&#8217;inizio della sua collaborazione con la giustizia? 10. Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo? 11. Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall&#8217;ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l&#8217;unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com&#8217;è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione? 12. Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un&#8217;intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l&#8217;intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo? 13.Perchè Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?&#8221;.</p>
<p><strong>Mafie e migrazioni:</strong></p>
<p>Il rapporto della Dia (Direzione Investigativa Antimafia) ha fatto emergere anche che per le organizzazioni criminali straniere in Italia &#8220;il favoreggiamento dell&#8217;immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati &#8216;satellite&#8217;, per le proporzioni raggiunte, e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è oggi uno dei principali e più remunerativi business criminali, che troppe volte si coniuga tragicamente con la morte in mare di migranti, anche di tenera età&#8221;. Nel documento si legge che in questi affari sono coinvolti &#8220;maghrebini, soprattutto libici e marocchini, nel trasporto di migranti dalle coste nordafricane verso le coste siciliane&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11022" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="306" height="306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-160x160.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/untitled-1191-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 306px) 100vw, 306px" /></a></p>
<p><strong>Giornalisti sotto scorta:</strong></p>
<p>Un esempio per tanti, troppi: Paolo Borrometi.</p>
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<article class="entry">N<a>ato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell&#8217;AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d&#8217;inchiesta </a><a href="https://www.laspia.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="nofollow noopener"><strong>&#8220;La Spia&#8221;</strong></a><a>. Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza. </a></p>
<p>Le sue parole scritte hanno parlato dell&#8217;azienda commissariata per mafia Italgas, dei trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla &#8220;via della droga&#8221;, il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provincia di Ragusa.</p>
<p>Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l&#8217;AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.</p>
<p>Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell&#8217;organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: &#8220;Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa&#8221;. Il dialogo risalirebbe all&#8217;8 gennaio scorso. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che <em>picca n’avi</em>, &#8220;poco ne ha&#8221; e condividendo i suoi progetti d&#8217;omicidio con i figli.</p>
<p>Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare &#8220;un&#8217;eclatante azione omicidiaria&#8221; per &#8220;eliminare lo scomodo giornalista&#8221;. Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni.  Nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.</p>
<p>E la vicenda non è ancora terminata&#8230;Così come non deve terminare oggi, o in giornate speciali di ricorrenze speciali, la lotta alle mafie. Deve continuare anche e soprattutto a partire dalla Cultura, dalla scuola, dall&#8217;educazione, in ogni scelta e in ogni nostro comportamento quotidiano.</p>
</article>
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		<title>La Bolivia ha detto NO</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2018 07:27:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11015" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="623" height="350" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 623w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/marca4.jpg_1775534641-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 623px) 100vw, 623px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">di Tini Codazzi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span lang="it-IT">Il presidente boliviano Evo Morales è al potere da 12 anni, eludendo tutti i limiti costituzionali che riguardano la rielezione presidenziale, creando degli escamotage per cambiare la costituzione che lui stesso aveva già cambiato in passato e manipolando i tribunali giudiziari che emettono sentenze in favore delle rielezioni infinite. L’ultima mossa è stata indire un referendum, il 21 febbraio 2016, per chiedere al popolo se volesse la rielezione e così candidarsi alle presidenziali del 2019, ebbene, il popolo ha votato no, il 51% della Bolivia ha detto che non voleva più Evo Morales come presidente. Lui era sicuro di vincere, l’idea gli si è ritorta contro, eccome!! Il problema è che il presidente non ha rispettato la decisione del popolo e tramite altre decisioni unilaterali e autoritarie ha detto che si candiderà per la quarta volta consecutiva alle presidenziali tra un anno. Questa è una evidente violazione dei diritti umani ed è stata denunciata dalla OEA (Organizzazione degli Stati Americani), da Human Right Watch e da altre ONG nazionali e internazionali. Lui risponde: “Rimanere nel potere è il mio diritto umano”. La tergiversazione del termine all’ennesima potenza. Mi viene in mente di pensare che questo signore non sa cosa significa il termine: diritti umani. </span></p>
<p><span lang="it-IT">La società civile e l’opposizione fuori e dentro la nazione sudamericana ha iniziato a denunciare questo fatto per portare alla luce pubblica internazionale che Morales non può ricandidarsi alle elezioni, sarebbe incostituzionale. Il passato 21 febbraio, in diverse città boliviane si sono registrate manifestazioni pro e contro la rielezione del presidente, ultimamente si sono visti simpatizzanti del governo del presidente, cioè membri del partito politico MAS, manifestare per le strade delle città con la testa coperta. Perché nascondono la loro identità dietro i passamontagna? Cos’hanno da nascondere? Questo si fa per intimidire. La diaspora boliviana rappresentata da associazioni e ONG come Todos juntos por Bolivia, Comprometidos por Bolivia, Unidos por Bolivia, etc. sta lavorando tanto per denunciare questa ingiustizia. E’ per questa ragione che il passato 28 giugno attivisti e rappresentanti di queste associazioni in Italia sono andati in Vaticano per presenziare la cerimonia del nuovo Cardinale boliviano Toribio Ticona. C’era anche Evo Morales e il corpo diplomatico boliviano in Italia accompagnato dalle guardie di sicurezza di Morales. Gli attivisti si sono presentati alla cerimonia in modo pacifico indossando magliette con la scritta “Bolivia dijo no, el 21F se respeta” (Bolivia ha detto no, il 21 febbraio si rispetta) e senz’altro questo ha dato fastidio al presidente visto che il corpo di sicurezza, immediatamente dopo la cerimonia, ha fermato 7 di questi attivisti durante più di un’ora e li ha interrogati, una di queste persone è stata minacciata e intimidita pesantemente, non le hanno permesso di fare la telefonata di rigore, è stata informata che se continua partecipando a questo tipo di attività rischia di perdere il permesso di soggiorno, verrà deportata in Bolivia, ci saranno ripercussioni pesante per la sua famiglia e dulcis in fundo, ha dovuto firmare un documento che vieta la sua entrata in Vaticano. D’altro canto, il Vaticano è al corrente di tutta la situazione ma non dichiara niente. Insomma, un’arbitrarietà innecessaria ed esagerata, per via di una maglietta… come mai una semplice maglietta può spaventare tanto? Sarà che la scritta dice una grande verità? Dunque, la maglietta che ricorda al presidente che Bolivia non lo vuole ha molto potere… interessante. La bandiera dell’illegalità che lui sventola da tempo contrasta con la verità della maglietta e lui sanguina dalla ferita sapendo che questo referendum che lui stesso ha voluto rappresenta un autogol colossale. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11016" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="441" height="457" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 774w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-289x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 289w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0003-768x797.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 441px) 100vw, 441px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Va ricordato che Evo Morales è dello stesso filone castro chavista del venezuelano Nicolas Maduro, del nicaraguense Daniel Ortega e dei fratelli Castro e quindi non va sottovalutato e va guardato con attenzione. Ci uniamo al popolo della Bolivia, che in silenzio sta soffrendo violazioni di diritti umani e civili, è vittima di diversi casi di etnocidio e biocidio e il narcotraffico e la corruzione sta logorando ancora di più la popolazione. Dobbiamo stare attenti a quello che succede in Bolivia, il volere del popolo attraverso elezioni libere e trasparenti è sacrosanto e questo, prima o poi questi “caudillos” intoccabili dell’America Latina dovranno capirlo. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11017" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="518" height="389" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/07/IMG-20180718-WA0002-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 518px) 100vw, 518px" /></a></p>
<p><a name="_GoBack"></a></p>
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		<title>The road to Caliphate</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2016 07:48:38 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0341-e1473233835197.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6772" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6772" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0341-e1473233835197-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0341" width="685" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0341-e1473233835197-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 685w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0341-e1473233835197-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0341-e1473233835197-768x1147.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Dubrovnik/Ragusa, in Croazia, è in corso una mostra fotografica intitolata <em>The road to Caliphate</em> del fotoreporter Eddy Van Wessel. L&#8217;esposizione è allestita presso il Museo &#8220;WAR PHOTO Limited&#8221; che, periodicamente, allestisce mostre sui temi dei conflitti nel mondo.</p>
<p><em>The road to Caliphate</em> è un lavoro realizzato tra il 2003 e il 2015 in Medioriente, nei Paesi del grande cambiamento, devastati dalle guerre e dalla nascita del cosiddetto &#8220;Stato Islamico&#8221;.</p>
<p>&#8220;For me, the balance is there when the photos are published. I take a piece of their lives, and pass it on. It is an emotional rollercoaster and one hell of a ride. I come close to their pride, their weaknesses, and I feel the responsibility to share that story. I capture my feelings in my photos and when you have seen them, my emotions diminishes. You have become a partecipant. Everything I have felt, smelled, heard and seen must end up in that flat picture. Everything passes by. This moment has passed by, but because I have photographed it, it is now for eternity. That is the depth that I search for. That is my hunt&#8221;. Parole del fotografo, tratte dall&#8217;introduzione al catalogo della mostra.</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha visitato la mostra ed ecco per voi alcune immagini.</p>
<p>Le foto riprese @Eddy van Wessel</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6773" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6773" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0484-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0484" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0484-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0484-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0484-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a> <a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0475.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6774" 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720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0448.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6791" data-rel="lightbox-image-16" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6791" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0448-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0448" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0448-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0448-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/DSC_0448-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>&#8220;Hate crimes in Europe!&#8221;: Conversazione/Conversations</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2016 07:40:14 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">“Possiamo fare un esperimento. Se usciamo di qui insieme, tu sei bianca ed io nero, vedrai che la polizia ci ferma nel giro di poco tempo. Ti prometto che e&#8217; cosi&#8217;.” mi dice Abdul “Perche ci fermerebbero?” chiedo.</p>
<p align="JUSTIFY">“Pensano che, se tu passeggi con me, e&#8217; perche&#8217; ti sto vendendo della droga. Non pensano che tu potresti essere un&#8217;amica”.</p>
<p align="JUSTIFY">Sembra una conversazione come un&#8217;altra, ma il significato mi colpisce. Non perche&#8217; nel discorso si rivelano e si riconfermano dei fatti spiacevoli con una carica scorcentante di razzismo, ma e&#8217; il senso di rassegnamento su cui e&#8217; difficile passare sopra. Khamis, seduto intorno al tavolo dice: “Sono del Sudan e sono ad Atene da otto anni. Ancora non ho un permesso di soggiorno. Conosco molti altri che aspettano da 15 anni. Che vita e&#8217; questa? Alcuni di noi, nel frattempo, hanno avuto dei figli, ma anche loro non hanno un riconoscimento e quindi rimangono senza cittadinanza”.</p>
<p align="JUSTIFY">Mi sono ritrovata spesso a partecipare a conversazioni in cui viene recepita la frustazione e la disperazione di non poter vivere la propria vita pienamente. Purtroppo non ci sono molte speranze di un processo piu&#8217; veloce per coloro che aspettano che il loro caso venga valutato. Allo stesso tempo, un impegno verso un&#8217;integrazione che garantisca dignita&#8217; e&#8217; ancora distante.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5792" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5792" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (291)" width="752" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 752w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/04/untitled-291-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 752px) 100vw, 752px" /></a>Foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b>Didascalia:</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Molti come A. sono senza un permesso di soggiorno per anni/</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;"><b>Captions:</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: medium;">Many like A. are without a permit to stay for years.</span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="CENTER"><span style="font-family: Liberation Sans, Arial, sans-serif;"><span style="font-size: xx-large;"><b>Conversations</b></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“We could do an experiment. If we go out together from this flat, you are white and I am black, in a little time the police will be stopping us. I promise you it will happen.” says Abdul. “ Why would they stop us?” I ask. “They would think that there is only one reason for which you will be walking with me, that I am selling you drugs. They would not consider that we could be friends”.</p>
<p align="JUSTIFY">A conversation like any other, yet its meaning reveals and confirms that racism is so embedded that is like a matter of fact knowledge among the refugee community. Sadly, it is its resignation that is very difficult to digest. Khamis, sitting at the same table adds: “I am from Sudan and I am in Athens from 8 years. I still don&#8217;t have a permit to stay. I know people that have been waiting from 15 years. What kind of life is this for us? Some of us even have children now and even they don&#8217;t have papers. Children are left without a citizenship, paperless. I found myself often to participate in similar conversations. Frustration and desperation of a life on the margins are rampant. Sadly, there is no much hope for a faster process for cases to be evaluated and their status cleared. At the same time, there is no significant effort for a dignified integration.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hate crimes in Europe!: Sopravvivere giorno dopo giorno/Suriving day after day</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Mar 2016 05:33:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Cinzia D&#8217;Ambrosi Foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi &#160; Migranti e profughi sono vulnerabili ad esploitazione corporea, maltrattamento, abusi fisici e verbali e discriminazione. Alcune vittime non hanno fiducia nel denunciare i crimini. Pensano&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-215.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5373" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5373" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-215.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (215)" width="753" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-215.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 753w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/03/untitled-215-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></a>Foto di Cinzia D&#8217;Ambrosi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Migranti e profughi sono vulnerabili ad esploitazione corporea, maltrattamento, abusi fisici e verbali e discriminazione. Alcune vittime non hanno fiducia nel denunciare i crimini. Pensano di non essere ascoltati perche&#8217; non hanno un permesso di soggiorno. Per alcuni, denunciare I crimini ha portato a subirne altri da parte di avvocati che li hanno derubati dei soldi: dopo essere stati pagati non li hanno rappresentati o non hanno svolto il loro lavoro per bene. Sopravvivere per alcuni e&#8217; ricorrere al lavoro in nero, non assicurato, entrando quindi nell&#8217; illegalita&#8217; non voluta, ma forzata. In molti Paesi questo tipo di contrattualita&#8217; mancata rappresenta una grande forza lavorativa odierna. La storia che sto condivivendo e&#8217; di un migrante del Bangladesh. Ha lasciato il suo paese per poter aiutare la sua famiglia. La loro situazione e&#8217; molto difficile. Vende indumenti che compra dai depositi. Non e&#8217; tecnicamente impiegato e, quindi, spesso viene portato in una stazione di polizia. Ecco le sue parole: “Alcuni giorni, sono in strada e poi portato in una caserma di polizia, poi in strada e nuovamente in una caserma di polizia. A volte mi picchiano. A volte mi chiedono soldi per essere rilasciato. Forse rimarro&#8217; in Grecia ancora un po&#8217;, cinque mesi e poi vado via”.</p>
<p>Seguite questo link per l&#8217;intervista completa:</p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="https://vimeo.com/156824223?width=1080&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://vimeo.com/156824223?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></span></p>
<p><b>Surviving day after day</b></p>
<p>Migrants and refugees are vulnerable to exploitation, physical, verbal abuse and discrimination. Some of the victims do not have faith in reporting crimes. They feel that are not heard as they do not have a permit to stay. To some, reporting has been a further exploitation in that some lawyers have not represented them or hardly done their job even if they have been paid. Trying to survive for some it has also meant having to take work outside legal frames which has developed in a large scale human resources exploitation in various countries. The story I am sharing this week regards a boy that has left Bangladesh to earn a living for his family. He sells garments that he buys from warehouses. He is not technically employed. He is often taken to the police. In his own words: <i>“Some days, it is street and police station and then street and police station. I have often been taken to a</i></p>
<p><i>police station. Sometimes I am beaten. Sometimes I am asked money to be released. Maybe I will stay for a little longer, 5 months and then I go.” </i></p>
<p><i>Follow this link to an audio interview:</i></p>
<p><span style="color: #000080;"><span lang="zxx"><u><a href="https://vimeo.com/156824223?width=1080&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://vimeo.com/156824223?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u></span></span></p>
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		<title>&#8230;E si discute del reato di immigrazione clandestina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jan 2016 05:35:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi “Il reato di immigrazione clandestina, che non serve a nulla, sarà tolto solo quando sarà chiaro il pacchetto del governo su questa normativa, con lo scopo di rendere più veloci i&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #353535;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Il </i></span></span></span><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>reato di immigrazione clandestina</b></i></span></span></span><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>, che non serve a nulla, sarà tolto solo quando sarà chiaro il pacchetto del governo su questa normativa, con lo scopo di rendere più veloci i processi di espulsione e le norme contro chi delinque”.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a><span style="color: #353535;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Queste le parole di pochi giorni fa del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale è convinto che non serva demagogia né buonismo esagerato perchè chi sbaglia deve andare via. L’Italia ha fatto tutte le riforme che in questi anni si erano solo promesse e bisogna continuare con gli sforzi per procedere con un cambiamento che andrà fatto con calma e tutti insieme.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Il governo italiano ha deciso di rimandare la decisione sulla depenalizzazione del reato di clandestinità che avrebbe dovuta essere approvata durante il Consiglio dei Ministri di metà gennaio. Le posizioni su questo delicato tema sono tante e la confusione tra i cittadini inizia ad essere molta. L’opinione pubblica è sicuramente turbata dai fatti degli ultimi mesi e molte volte, senza conoscere fatti e ragioni, la colpa viene data al clandestino.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ma chi è il clandestino? E qual è il dettato dell’articolo 10 bis del Testo unico sull’immigrazione che si trova ora al centro dell’attenzione?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;">“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene nel territorio dello Stato, in violazione delle disposizioni del presente testo unico nonchè di quelle di cui all’articolo 1 della legge 28 maggio 2007, n. 68, è punito con l’ammenda da 5.000 a 10.000 euro. Al reato di cui al presente comma non si applica l’articolo 162 del codice penale. (…) 4. Ai fini dell’esecuzione dell’espulsione dello straniero denunciato ai sensi del comma 1 non è richiesto il rilascio del nulla osta di cui all’articolo 13, comma 3, da parte dell’autorità giudiziaria competente all’accertamento del medesimo reato. Il questore comunica l’avvenuta esecuzione dell’espulsione ovvero del respingimento di cui all’articolo 10, comma 2, all’autorità giudiziaria competente all’accertamento del reato. (…)”</b></i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Le domande da porsi su questo articolo sono molte, per esempio se questa norma sia un effettivo deterrente. Per analizzare questo aspetto è interessante osservare la pena pecuniaria prevista per questo reato: la sanzione per il reato di clandestinità è determinata in un’ammenda e nell’espulsione del clandestino.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La decisione di punire con un’ammenda porta tale fatto ad un livello di gravità minore in quanto, nell’ordinamento italiano, per le contravvenzioni è prevista un’ammenda, mentre per i delitti, considerati reati più gravi, una multa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quasi sempre i migranti clandestini sono nullatenenti, l’ammenda da pagare non è certamente uno scoglio per i clandestini e, inoltre, non sembra che l’introduzione del reato abbia portato ad un contenimento degli arrivi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Altra questione importante è se tale articolo sia effettivamente costituzionale, dal momento che viene resa criminale una condizione e non un fatto specifico. Inoltre, le procure hanno un iter burocratico molto lungo per l’accertamento della clandestinità e la conseguente espulsione, tanto da bloccare le altre attività che la procura è tenuta a svolgere. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tal proposito, il Capo della polizia Pansa ha espresso la sua posizione :”</span></span></span><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>è preferibile che tale reato venga riformato con un meccanismo che renda più agevole la gestione degli immigrati illegali per gestire meglio l’attività investigativa. Il problema reale è che questo reato intasa l’attività delle procure. In questo momento è indispensabile che il nostro paese lanci qualche segnale dissuasivo, per far capire che stiamo gestendo il fenomeno dell’immigrazione in modo corretto con il rispetto delle regole nazionali e internazionali”.</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">È chiaro che l’Europa dovrebbe dare una posizione comune per migliorare la gestione dei flussi migratori che stanno colpendo le regioni del Sud in questi ultimi anni ma finchè questi segnali non arrivano è necessario guardare al proprio diritto interno, a cosa effettivamente possa bloccare questi ingressi illegali e a cosa serva per eseguire le inchieste sugli scafisti coinvolti.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ancora, Rodolfo Sabelli, presidente dell’ Associazione Nazionale Magistrati, boccia il reato di immigrazione clandestina</span></span></span><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i>: “la riforma di questo articolo è volta ad eliminare una norma inutile e dannosa; e bisogna spiegare che la clandestinità è una contravvenzione punita con l’ammenda e mai nessuno straniero rinuncerà ad entrare illegalmente davanti ad una sanzione pecuniaria che non sarà in grado di pagare e che lo stato non è in grado di riscuotere” .</i></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #0c0c0f;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad oggi l’opinione pubblica, la politica e le istituzioni hanno idee disomogenee sul punto, la decisione finale spetterà al Consiglio dei Ministri quindi, non ci resta che attendere.</span></span></span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Ministero dell’Economia: stabilito l’importo per il rilascio del nuovo documento elettronico per cittadini stranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2015 05:15:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da ProgrammaIntegra.it) Dal 24 settembre 2015 è entrato in vigore il nuovo documento elettronico per cittadini stranieri, apolidi e titolari di protezione internazionale, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con il decreto ministeriale&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(da<br />
ProgrammaIntegra.it) </p>
<p>
<a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="more-10025"></a>Dal 24<br />
settembre 2015 è entrato in vigore il nuovo documento elettronico<br />
per cittadini stranieri, apolidi e titolari di protezione<br />
internazionale, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con<br />
il decreto ministeriale del 14 settembre 2015, ha determinato il<br />
nuovo importo delle spese a carico dei soggetti richiedenti.</p>
<p>Il documento di viaggio viene<br />
rilasciato a apolidi, titolari di protezione internazionale e<br />
cittadini stranieri, che sono nell’impossibilità di farsi<br />
rilasciare un passaporto dalle autorità dei loro Paesi d’origine.</p>
<p>I Regolamenti del Consiglio Europeo<br />
hanno imposto l’adeguamento al formato elettronico, al fine di<br />
rendere questo documento più sicuro, difficilmente falsificabile.</p>
<p>Il nuovo documento è stampato<br />
dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, ha 32 pagine, è<br />
dotato di microchip e sono memorizzate le immagini del volto e due<br />
impronte digitali del titolare.</p>
<p>Il documento di viaggio viene<br />
rilasciato dalla Questura territorialmente competente al rilascio del<br />
titolo di soggiorno.</p>
<p>Dal 24 settembre non sarà più<br />
possibile emettere i precedenti documenti in formato cartaceo.</p>
<p>Il nuovo documento ha un costo di €<br />
42,22 e all’atto di presentazione della richiesta di rilascio deve<br />
essere consegnata la ricevuta di versamento su bollettino di conto<br />
corrente n.67422808 intestato a: Ministero dell’Economia e delle<br />
Finanze – Dipartimento del Tesoro.</p>
<p><u><a href="http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2015-09-22&amp;atto.codiceRedazionale=15A07140&amp;elenco30giorni=true&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">Ministero<br />
Dell’Economia e delle Finanze_nuovo documento di viaggio_DM 14<br />
settembre 2015</a></u></p>
<p>Per saperne di più consulta le<br />
<u><a href="http://www.programmaintegra.it/wp/risorse/schede-tematiche/il-permesso-di-soggiorno/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">schede<br />
tematiche sul permesso di soggiorno</a></u></p>
<p>Leggi anche:</p>
<p><u><a href="http://www.programmaintegra.it/wp/2012/10/sanatoria-2012-lavvocatura-dello-stato-chiarisce-quali-sono-i-documenti-validi-per-dimostrare-la-presenza-in-italia/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Sanatoria<br />
2012: l’Avvocatura dello Stato chiarisce quali sono i documenti<br />
validi per dimostrare la presenza in Italia</a></u></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il futuro è troppo grande: il futuro dei nuovi cittadini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2014 04:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Giusy Buccheri]]></category>
		<category><![CDATA[Il futuro è troppo grande]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giusy Buccheri e Michele Citoni sono i registi del documentario Il futuro è troppo grande realizzato con il patrocinio del Ministero per l&#8217;integrazione, l&#8217;Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, OIM-Organizzazione Internazionale delle&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/untitled-9.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/untitled-9.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Giusy<br />
Buccheri e Michele Citoni sono i registi del documentario <i>Il<br />
futuro è troppo grande </i>realizzato<br />
con il patrocinio del Ministero per l&#8217;integrazione, l&#8217;Assessorato<br />
alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, OIM-Organizzazione<br />
Internazionale delle migrazioni.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
film che raccontala quotidianità di due ragazzi: Re e Zhanxing. Lo<br />
studio, il lavoro, le passioni. Quelle di tanti altri coetanei. Sono<br />
di origini cinesi: lui vive ancora con i genitori e la sorella, ama<br />
l&#8217;arte ed è fidanzato. Lei è già laureata, vive da sola e deciderà<br />
di intraprendere un viaggio in cerca delle proprie radici.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
documentario partecipa al Festival del cinema africano, d&#8217;Asia e<br />
America latina che si svolge a Milano dal 6 al 12 maggio 2014. In calce le date delle proiezioni. </div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
rivolto alcune domande a Giusy Buccheri che ringraziamo molto. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/images.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/05/images.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Re<br />
 e Zhanxing, i protagonisti, sono due ragazzi di “seconda<br />
generazione”: quali sono le loro aspettative in Italia, in tutti i<br />
settori (studio, lavoro, esercizio dei loro diritti civili)?</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
tutti i ragazzi della loro età vorrebbero fare la loro vita, poter<br />
fare scelte senza avere difficoltà che poi, invece, incontrano. E&#8217;<br />
diverso per Re che la cittadinanza l&#8217;ha già avuta allo scoccare del<br />
diciottesimo anno. Invece Zhanxing l&#8217;ha chiesta da alcuni anni (credo<br />
da tre anni) e non ha ancora ricevuto risposta dallo Stato italiano.</div>
<p>Zhanxing<br />
ha studiato Lingue e si è trovata a disagio in diverse occasioni:<br />
doveva andare in gita con i compagni di scuola, ma aveva il permesso<br />
di soggiorno in scadenza e pr questo ha avuto molte più difficoltà<br />
rispetto agli altri. Inoltre, non può accedere ai concorsi pubblici<br />
oppure ai bandi universitari, come l&#8217;Erasmus ad esempio. </p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono i punti di forza e quali, invece, le difficoltà legate<br />
all&#8217;appartenenza a due culture tanto diverse?</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Ognuno<br />
di loro vive le difficoltà diversamente. Nel caso di Re, sembra<br />
perfettamente integrato nelle due culture in cui vive: nella cultura<br />
di origine – con i genitori, i parenti, le tradizioni – e con la<br />
cultura italiana. Lui stesso dice che che la doppia cultura è una<br />
ricchezza perchè permette un punto di vista più ampio e una<br />
sensibilità più spiccata e, essendo un artista, diventa un valore<br />
aggiunto, uno strumento in più per l&#8217;espressione della propria<br />
creatività. Il suo percorso artistico è legato anche alla famiglia:<br />
suo padre era il cantante di un gruppo e ora fa l&#8217;attore, per cui Re<br />
ripercorre alcune passioni del papà e, infatti, nel film dice: “<br />
Impara l&#8217;arte e mettila dappertutto”.
</div>
<p>Zhanxing,<br />
invece, la incontriamo in un momento in cui vive con difficoltà<br />
questa sua doppia identità perchè è sempre stata impegnata, anche<br />
da un punto di vista politico, per il riconoscimento della<br />
cittadinanza, mettendosi in gioco in prima persona, attraverso<br />
lettere aperte ai giornali, scrivendo sul suo blog, ma sentiva anche<br />
il peso di dover rappresentare un&#8217;intera generazione. <br />
Decide,<br />
quindi, di fare questo viaggio nel suo luogo d&#8217;origine, per studiare<br />
il cinese e per vedere come si vive lì. Il suo pensiero era: “ Qui<br />
non sono accettata perchè sono considerata cinese, in Cina potrò<br />
essere me stessa”. Nel viaggio, invece, scopre che neanche lì è<br />
facile perchè gli altri vedono solo la sua italianità e lei stessa<br />
si sente italiana. Si sentiva sospesa tra due culture, ma al ritorna<br />
con una maggiore consapevolezza rispetto a una comprensione più<br />
profonda del sentirsi italiana, di voler vivere in Italia e di voler<br />
essere una mediatrice tra le due culture.</p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Quali<br />
sono le differenze (se ci sono) e le similitudini tra i protagonisti<br />
e gli altri ragazzi italiani che, fin dalla nascita, sono in possesso<br />
della cittadinanza giuridica?</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Nel<br />
documentario c&#8217;è una parte di riflessione verbale e una parte di<br />
osservazione perchè abbiamo seguito i ragazzi nel loro vivere<br />
quotidiano: il disagio, in realtà, è più un problema degli adulti<br />
che dei ragazzi perchè loro crescono insieme ed è tutto naturale.
</div>
<p>I<br />
tratti somatici tradiscono una “differenza” e si sono sentiti<br />
dire, da alcune persone: “Ma come parli bene italiano!”&#8230;ma loro<br />
sono nati in Italia e sono italiani. </p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
è nato e come si è sviluppato il progetto di questo documentario?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il film<br />
è una co-regia mia e di Michele Citoni. Io venivo da un film<br />
precedente sull&#8217;emigrazione italiana e mi interessava ribaltare il<br />
punto di vista. Gli argomenti interessavano anche Michele anche<br />
perchè non si può raccontare l&#8217;Italia senza raccontare gli<br />
stranieri e i ragazzi che abitano qui, che crescono qui e che<br />
scoprono di non avere gli stessi diritti dei propri coetanei pur<br />
avendo fatto lo stesso percorso di vita.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Proiezioni<br />
del documentario e incontro nell&#8217;ambito del Festival del cinema<br />
africano, d&#8217;Asia e America latina:</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="width: 575px;">
<tbody>
<tr>
<td width="575"></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
giovedì<br />
    8 maggio alle 19 al Cinema Rosetum</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
venerdì<br />
    9 Maggio alle 17.00 allo Spazio Oberdan &#8211; Proiezione alla<br />
    presenza dei registi</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
sabato<br />
    10 maggio alle 19 al Cinema Beltrade</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Incontro<br />
    con il pubblico: il 10 maggio alle 17 nella nostra &#8220;ora del<br />
    Té&#8221; alla Casa del Pane</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/05/08/il-futuro-e-troppo-grande-il-futuro-dei/">Il futuro è troppo grande: il futuro dei nuovi cittadini</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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