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	<title>Don Ciotti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Don Ciotti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Buongiorno buona gente: il negozio del recupero umano e sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Aug 2018 08:06:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259517557983131.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11125" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259517557983131.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="2048" height="1152" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259517557983131.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259517557983131-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259517557983131-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259517557983131-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Buongiorno buona gente&#8221; è il saluto che San Francesco rivolse agli abitanti di Poggio Bustone. A Trieste nasce un negozio che prende il nome proprio da questo saluto, un posto speciale voluto da Valentina Baldacci dopo aver conosciuto una ragazza di Modica (in Sicilia) e Don Ciotti mentre presentava le attività di Libera&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha rivolto alcune domande a Valentina Baldacci che ringrazia molto per la sua gentilezza e disponibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT">Parliamo dei prodotti e delle realtà a cui sono legati e della situazione carceraria&#8230;</p>
<p lang="it-IT">Ciò che ha innescato il processo “inventivo”, ciò che ha generato in me la forza propulsiva che mi ha portata ad aprire questo negozio è stato il volere dar seguito, uno sbocco alle varie iniziative già in corso in varie parti d’Italia, in diversi settori, volte a dare una “seconda possibilità” a delle persone che per ragioni a volte imprevedibili si sono ritrovate in situazioni che le hanno portate a fare delle scelte con conseguenze negative per se stesse e per gli altri. Concretamente, ad esempio: le cooperative che producono dolci grazie alla manodopera dei detenuti devono anche vendere questi prodotti, altrimenti che senso avrebbe impastare ed infornare quintali di biscotti, impacchettarli ed immagazzinarli? Ed oltre che di rivenditori, c’è bisogno anche di qualcuno che informi i potenziali clienti di questo circuito virtuoso. Ecco, ho pensato che di queste ultime due cose avrei potuto occuparmi io.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">I miei fornitori mi permettono di offrire prodotti alimentari:</p>
<ul>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">coltivati su terreni confiscati alla criminalità organizzata,</span></span></p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">prodotti nei laboratori delle carceri italiane o da donne che vogliono ricostruire la propria vita dopo aver subito violenze o ingiustizie o da persone disabili,</span></span></p>
</li>
<li>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">frutto di innovazione e che utilizzano materie prime a basso impatto ambientale.</span></span></p>
</li>
</ul>
<p lang="it-IT">Alla prima categoria appartengono i prodotti forniti da Libera che è un coordinamento di oltre 1600 associazioni, scuole, gruppi,… impegnate per diffondere la cultura della legalità. La legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, l’educazione alla legalità, l’impegno contro la corruzione, le attività antiusura sono alcuni dei concreti impegni di Libera. I prodotti coltivati su questi terreni sono distribuiti nei punti vendita da Libera Terra. A Trieste da decenni sono acquistabili anche nelle botteghe del commercio equo e solidale.</p>
<p lang="it-IT">I detenuti non sempre possono contare sul supporto della famiglia e di amici e quando vengono scarcerati, se non hanno una casa o un lavoro o non riescono ad inserirsi adeguatamente nella società, delinquere sembra essere l’unica scelta possibile.</p>
<p lang="it-IT">Grazie ad una legge del 1975, oggi in Italia 1000 detenuti su 60.000 impiegano il loro tempo lavorando per un’impresa e portano avanti ogni giorno progetti in ambiti diversi (artigianato, tessile, manifatturiero). Per capirne l’importanza capitale, basti pensare che le possibilità di tornare a commettere un reato per chi si inserisce in questo circuito, secondo le statistiche, passano dal 75 a meno del 10% con il conseguente risparmio per le casse dello Stato e quindi per ciascun cittadino sui costi che ha la recidiva, e considerare inoltre l’impatto positivo che questa riabilitazione ha anche dal punto di vista psicologico per il detenuto che quindi sarà meno portato ad atti di autolesionismo, avrà maggior fiducia in se stesso, ed una volta scarcerato cadrà più difficilmente in depressione o nelle maglie delle dipendenze da alcol o droga.</p>
<p lang="it-IT">Un discorso delicato è anche quello che riguarda le situazioni delle donne che hanno subito violenze e ingiustizie, delle ragazze madri, dei loro figli piccoli e adolescenti. Spesso costoro si trovano sole ed indifese ad affrontare queste problematiche. Ci può essere bisogno di costruire dei percorsi di assistenza, supporto, ospitalità, inserimento lavorativo.</p>
<p lang="it-IT">L’associazione Casa don Puglisi, operante in Sicilia, a Modica in provincia di Ragusa, è una delle realtà che garantisce questi servizi. È grazie al lavoro di queste donne, affiancate da esperti del settore, che noi possiamo godere della squisita cioccolata modicana.</p>
<p lang="it-IT">Nel mondo che gira attorno a quanto costruito da don Oreste Benzi, troviamo anche l’associazione “La Madre Terra” che dà lavoro ed uno stile di vita dignitoso a persone disabili.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Tutte queste sono realtà importanti perché hanno in comune, tra l’altro, l’essere una seconda possibilità per le donne in difficoltà, per chi sta facendo un percorso di riabilitazione e rieducazione dopo aver commesso degli errori, per “Sora nostra madre terra” (per dirla con San Francesco d’Assisi) dopo essere stata, involontariamente ed inconsapevolmente, uno dei fattori di produzione e fonte di ricchezza per la criminalità organizzata.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11126" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="498" height="280" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663-300x169.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663-768x432.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/08/received_259518904649663-1024x576.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 498px) 100vw, 498px" /></a></p>
<p lang="it-IT">Quali sono i vostri fornitori e quali sono i vostri maggiori utenti?</p>
<p lang="it-IT" align="LEFT">I produttori da cui ci riforniamo sono, tra gli altri:</p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Al fresco di cantina – carcere di sant&#8217;Angelo dei Lombardi</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ApuliaKundi – Bari</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Associazione Casa don Puglisi – Modica (RG)</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Buoni Dentro &#8211; IPM Beccaria &#8211; Milano</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Caffè Lazzarelle, Casa Circondariale di Pozzuoli, Napoli</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Campo dei Miracoli, Casa Circondariale di Trani</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Carta Manolibera, Casa Circondariale di Forlì</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cooperativa Giovani in Vita – Sinopoli (RC)</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cooperativa Placido Rizzotto &#8211; Libera Terra San Giuseppe Jato (PA)</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cotti In Fragranza – IPM Palermo</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dolci Evasioni, Casa Circondariale di Siracusa</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Galeorto – Carcere di Trento</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I dolci di Giotto – Carcere di Padova</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">La Madre Terra &#8211; Rimini</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Pasta 1908 Cooperativa Ippogrifo – Carcere di Sondrio</span></span></p>
<p lang="it-IT" align="LEFT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sprigioniamo Sapori, Casa Circondariale di Ragusa</span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="font-family: Arial Narrow, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Vale la Pena – Rebibbia Roma</span></span></p>
<p lang="it-IT">La clientela non è omogenea: c’è chi viene perché lavora nel settore della giustizia o coi disabili, chi vuole acquistare cibi biologici, chi è alla ricerca di prodotti senza glutine o senza derivati animali, chi vuole ritrovare i gusti provati durante un viaggio in Sicilia o ha simpatia per don Benzi, chi vuole fare un regalo insolito e sicuramente utile e gradito.</p>
<p lang="it-IT">Questo negozio è utile per l&#8217;inserimento di categorie fragili nella società: qual è, per lei, il significato del concetto di ETICA, oggi?</p>
<p lang="it-IT">Le persone a volte hanno le idee un pochino confuse sull’etica. Le si attribuiscono vari sinonimi, la si scambia con la morale, con la giustizia, con la deontologia. C’è la bioetica, i fondi etici e così via.</p>
<p lang="it-IT">Senza perdermi in disquisizioni filosofiche (settore in cui sono totalmente a digiuno), mi limito a considerare che l’etica ci aiuta a capire, secondo il nostro modello morale, se una cosa è buona, giusta, lecita o no. A volte lo usiamo come aggettivo, quindi ritenere un comportamento, un’azione “etica” vuol dire che ci sembra “giusta”, “appropriata”. Secondo me oggi l’etica manca in tantissimi settori. Mi piace immaginarla come un setaccio: in base alla larghezza dei fori (decisa a priori da qualcuno con cognizione di causa) si determina chi passa e chi no, chi risponde ai criteri prefissati e chi invece non è conforme. Nel 2005 l’allora cardinal Ratzinger affermò che eravamo schiavi della dittatura del relativismo. Ecco, mi sembra che la mancanza di etica si possa far rientrare in questa diagnosi.</p>
<p lang="it-IT">Per me è etico chiedere alla società (civile e religiosa) di conoscere e farsi carico di chi è fragile (momentaneamente o definitivamente), in sussidiarietà con lo Stato che deve promuovere il benessere e il progresso di tutti i cittadini. Considero etico che ogni lavoratore percepisca la giusta retribuzione (per cui anche le persone disabili o recluse) e che i soldi dei risparmiatori vengano impiegati in maniera “trasparente”. Bene comune, giustizia sociale, etica: concetti – e realtà – da approfondire e perseguire, se vogliamo vivere meglio.</p>
<p lang="it-IT">Lei appartiene all&#8217;Ordine francescano secolare: ce ne può parlare?</p>
<p lang="it-IT">San Francesco d’Assisi visse in un periodo e in una zona di grande fermento civile, economico, religioso (Assisi 1182-1226). Le persone sentivano la necessità di vivere più conformemente al Vangelo, c’era anche molto disappunto nei confronti di sacerdoti e della gerarchia che avevano deviato un po’ dalla fedeltà alla propria vocazione. In questa ricerca di riscoperta delle proprie radici, nacquero però anche alcuni movimenti ereticali, molti si staccarono dalla Chiesa in aperta contestazione. San Francesco invece rimase obbediente alla Chiesa, al Papa, ai vescovi ed ai sacerdoti. Cercando di vivere il vangelo e di amare tutti, attirò molte altre persone: uomini e donne di ogni età, ceto e stato civile, tutti affascinati ed attratti dalla suo modo di porsi. Egli cercò di dare a tutti una regola di vita, sì da poter rendere concreto il vangelo nel loro stato. Così, insieme ad altri ragazzi e uomini diede vita ai “frati minori”; con Santa Chiara ed altre donne fondò l’Ordine delle Sorelle Povere di San Damiano (oggi chiamate “clarisse”); per tutti coloro che avevano già una famiglia o comunque non avevano la vocazione per vivere in povertà, castità e obbedienza, facendo voto davanti a Dio, istituì quello che oggi si chiama Ordine Francescano Secolare (OFS). Quindi i francescani secolari, una volta chiamati “terziari”, vivono il Vangelo sull’esempio di San Francesco ed annunciano Cristo con la propria esistenza e con la parola in famiglia, nelle proprie case, nel lavoro, in parrocchia, nell’impegno sociale, nel volontariato, nelle proprie occupazioni e passatempi. L’eucaristia, i sacramenti, la preghiera alimentano la loro vita. Cercano la persona vivente ed operante di Cristo negli altri fratelli, nella Chiesa, nella Parola di Dio.</p>
<p><span lang="it-IT">Hanno una “seconda famiglia”: la Fraternità, dove, con gli altri fratelli e sorelle, pregano, si formano, si confrontano, crescono umanamente, cristianamente, francescanamente, condividendo la vita, le gioie, le difficoltà, mettendo a disposizione degli altri i doni ricevuti da Dio. I francescani secolari si impegnano anche nelle attività apostoliche, caritative, missionarie in armonia con le indicazioni della Chiesa. L’OFS è ormai diffuso in tutto il mondo e ne fa parte quasi mezzo milione di persone, fra cui anche la sottoscritta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non mi faccio &#8220;Capaci&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jun 2017 11:15:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (Iogiocopulito.it) un&#8217;altra &#8220;nostra&#8221; brava collaboratrice che per noi cura la rubrica &#8220;Scritture al sociale&#8221; &#160; Mi si consenta il quasi gioco di parole, in una polemica arrivata come un uragano, paragonabile&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi (Iogiocopulito.it) un&#8217;altra &#8220;nostra&#8221; brava collaboratrice che per noi cura la rubrica &#8220;Scritture al sociale&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mi si consenta il quasi gioco di parole, in una polemica arrivata come un uragano, paragonabile ad un <strong>attentato terroristico della legalità</strong>:<br />
<em><strong>“La possibilità di ‘cure adeguate al proprio domicilio per Totò Riina, malato terminale</strong>“</em>.<br />
Nella definizione <em>“<strong>PER NON DIMENTICARE</strong>“</em> facciamo riferimento alle vittime, in questo caso, è necessario <strong>NON DIMENTICARE chi è Totò Riina</strong>. E non c’è <strong>‘pietas</strong>‘ che tenga…basterebbe anche solo il piccolo <strong><em>‘Matteo’,</em> il bambino sciolto nell’acido</strong>. Ma per chi ha la memoria corta o crede nel diritto per chi NON HA PIU’ DIRITTI, la voce strozzata di notizie come queste, possono far scrollare le ultime speranze di un Italia che voglia e possa restare garante della legalità.<br />
Senza dimenticare TUTTI i detenuti, ai quali non è stato e non sarà riservato l’esercitare la stessa richiesta. (e anche qui l’elenco è lungo)</p>
<p><strong>Chi è Totò Riina</strong></p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-17045" src="http://www.iogiocopulito.it/wp-content/uploads/2017/06/riina.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="646" height="528" /></p>
<p>Nel <strong>1992</strong> venne condannato in contumacia all’ergastolo insieme con il boss <strong>Francesco Madonia</strong> per l’omicidio del capitano Emanuele Basile. Nell’ottobre del <strong>1993</strong> subisce la seconda condanna all’ergastolo, come mandante dell’omicidio del boss Vincenzo Puccio. Nel <strong>1994</strong>, altro ergastolo per l’omicidio di tre pentiti e quello di un cognato di <strong>Tommaso Buscetta</strong>. Nel 1995, nel processo per l’omicidio del tenente colonnello <strong>Giuseppe Russo</strong>, Riina venne condannato all’ergastolo insieme con <strong>Bernardo Provenzano</strong>, <strong>Michele Greco</strong> e <strong>Leoluca Bagarella</strong>; lo stesso anno, nel processo per gli omicidi dei commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà, venne pure condannato all’ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano, a cui seguì il processo per gli omicidi di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina, nel quale gli viene inflitto un ulteriore ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci. Nel <strong>1996 </strong>Riina venne nuovamente condannato all’ergastolo per l’omicidio del giudice Antonino Scopelliti insieme con i boss Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Giuseppe Giacomo Gambino, Giuseppe Lucchese, Bernardo Brusca, Salvatore Montalto, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci e Pietro Aglieri. Sempre nel 1995, nel processo per l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del capo della mobile Boris Giuliano, e del professor Paolo Giaccone, Riina venne condannato all’ergastolo insieme con Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Bernardo Brusca, Francesco Madonia, Nenè Geraci e Francesco Spadaro. Nel <strong>1997</strong>, nel processo per la strage di Capaci in cui persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e la scorta (Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo), Riina venne condannato all’ergastolo insieme con i boss Pietro Aglieri, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Raffaele Ganci, Nenè Geraci, Benedetto Spera, Nitto Santapaola, Bernardo Provenzano, Salvatore Montalto, Giuseppe Graviano e Matteo Motisi. Lo stesso anno, nel processo per l’omicidio del giudice Cesare Terranova, Riina ricevette un altro ergastolo insieme con Michele Greco, Bernardo Brusca, Giuseppe Calò, Nenè Geraci, Francesco Madonia e Bernardo Provenzano. Nel <strong>1998</strong> Riina <strong>venne condannato all’ergastolo</strong> insieme con il boss Mariano Agate per l’omicidio del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. Nel 1999, viene condannato all’ergastolo come mandante per la <strong>strage di via D’Amelio</strong>, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque dei suoi uomini di scorta (Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina). Insieme con lui vengono condannati alla stessa pena i boss Pietro Aglieri, Salvatore Biondino, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Gaetano Scotto e Francesco Tagliavia.</p>
<p>Nel <strong>2000</strong> subisce <strong>un’ulteriore condanna all’ergastolo</strong> insieme con Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano per l’attentato in Via dei Georgofili, in cui persero la vita 5 persone e subirono enormi danni musei e chiese, oltre che per gli attentati di Milano e Roma. Nel <strong>2002</strong>, per l’omicidio del giudice in pensione Alberto Giacomelli, Riina venne condannato all’ergastolo come mandante; lo stesso anno la Corte d’Assise di Caltanissetta condannò Riina all’ergastolo per l’omicidio del giudice Rocco Chinnici insieme con i boss Bernardo Provenzano, Raffaele Ganci, Antonino Madonia, Salvatore Buscemi, Nenè Geraci, Giuseppe Calò, Francesco Madonia, Salvatore e Giuseppe Montalto, Stefano Ganci e Vincenzo Galatolo; sempre lo stesso anno, Riina venne condannato nuovamente all’ergastolo insieme con il boss Vincenzo Virga per la strage di Pizzolungo, in cui persero la vita Barbara Rizzo e i suoi figli Salvatore e Giuseppe Asta, gemelli di 6 anni.</p>
<p>Nel <strong>2009</strong> Riina ricevette<strong> un altro ergastolo</strong> insieme con Bernardo Provenzano per la<strong> strage di viale Lazio</strong>. Nel febbraio 2010, ancora un ergastolo per Riina, che insieme con i boss Giuseppe Madonia, Gaetano Leonardo e Giacomo Sollami, decise nel 1983 l’omicidio di Giovanni Mungiovino, politico della DC che si era opposto alla mafia corleonese, Giuseppe Cammarata, scomparso nel 1989 e Salvatore Saitta, ucciso nel 1992. Il 10 giugno <strong>2011 </strong>viene assolto, per “incompletezza della prova” (ex art. 530 c.p.p.), dalla Corte d’Assise di Palermo per l’omicidio il 16 settembre 1970 del giornalista Mauro De Mauro. Il 26 gennaio <strong>2012</strong> gli viene inflitta una condanna all’ergastolo da parte della Corte di Assise di Milano perché ritenuto il mandante dell’omicidio di Alfio Trovato del 2 maggio 1992 avvenuto in via Palmanova a Milano. Il 14 aprile <strong>2015</strong> viene assolto dalla Corte d’Assise di Firenze dall’accusa di essere stato il mandante della Strage del Rapido 904 del 23 dicembre 1984 per mancanza di prove; il pubblico ministero aveva richiesto l’ergastolo per Riina che era l’unico imputato. Nel 1992 erano stati condannati Pippo Calò, Guido Cercola, Franco Di Agostino e l’artificiere tedesco Friedrich Schaudinn.</p>
<p><strong>Proprio mentre era sottoposto a regime di 41-bis, il 24 maggio 1994 </strong>durante una pausa del processo di primo grado a Reggio Calabria per l’uccisione del giudice Antonino Scopelliti fu raggiunto dal capo-redattore della Gazzetta del Sud Paolo Pollichieni, al quale rilasciò dichiarazioni minacciose contro il procuratore Giancarlo Caselli e altri rappresentanti delle istituzioni, lamentandosi delle severe condizioni imposte dal carcere duro. L’intervento di Riina causò l’apertura di un provvedimento disciplinare da parte del Consiglio Superiore della Magistratura contro il pubblico ministero Salvatore Boemi, accusato di non aver vigilato sul detenuto. Dopo pochi mesi dalle dichiarazioni del boss corleonese il<strong> regime di 41-bis</strong> (allora valido per soli tre anni, decorsi i quali decadeva la sua applicabilità) è stato rafforzato mediante vari interventi legislativi volti a renderlo prorogabile di anno in anno.</p>
<p>Nella <strong>primavera del 2003</strong> subisce un intervento chirurgico per problemi cardiaci, e nel maggio dello stesso anno viene ricoverato nell’ospedale di Ascoli Piceno per un infarto. Sempre nel 2003, a settembre, viene nuovamente ricoverato per problemi cardiaci. Il 22 maggio 2004, nell’udienza del processo di Firenze per la <strong>strage di via dei Georgofili</strong>, accusa il <strong>coinvolgimento dei servizi segreti nelle stragi di Capaci e via d’Amelio</strong>, e riferisce dei contatti fra l’allora colonnello Mario Mori e Vito Ciancimino, attraverso il figlio di lui Massimo al tempo non convocato in dibattimento. Trasferito nel carcere milanese di Opera, viene nuovamente ricoverato nel 2006 all’ospedale San Paolo di Milano, sempre per problemi cardiaci. Nel novembre 2013 trapela la notizia di minacce da parte di Riina nei confronti del magistrato Antonino Di Matteo, il pm che aveva retto l’accusa in numerosi procedimenti penali a suo carico. Il 4 marzo 2014 viene nuovamente ricoverato. Il 31 agosto 2014 i giornali riferiscono che nel novembre dell’anno prima<strong> Riina avrebbe rivolto minacce anche nei confronti di Don Luigi Ciotti</strong>. (da allora sotto scorta per ben due ‘condanne a morte’ da parte di Totò Riina…</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-17046" src="http://www.iogiocopulito.it/wp-content/uploads/2017/06/Don-Luigi-Ciotti.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1400" height="933" /></p>
<p>Le parole di <strong> Don Luigi Ciotti<br />
(sotto scorta da anni per essere stato <em>‘condannato a morte’</em> da Totò Riina…)</strong></p>
<p><em><strong>“Il diritto a morire dignitosamente vale per ogni persona detenuta</strong>, in accordo a quella più ampia umanizzazione della pena che contrassegna la civiltà di un Paese, come ci ricorda la Costituzione. <strong>Non fa eccezione Toto Riina</strong>, al quale è giusto assicurare tutte le cure necessarie in carcere e, se occorre, in ospedale, affinché la detenzione non aggravi le sue condizioni di salute. Sull’ipotesi , avanzata dalla Cassazione , di una mutazione della pena detentiva in arresti domiciliari, sono certo che il Tribunale di Bologna valuterà con saggezza e piena cognizione di causa, tenendo conto di tutti i fattori in gioco. Perché certo c’è una persona malata, al quale lo Stato deve riservare un adeguato trattamento terapeutico a prescindere dai crimini commessi e dalla presenza o meno,  che in questo caso non c’è stata, di una presa di coscienza, di un percorso di ravvedimento e di conversione.</em></p>
<p><em><strong>Ma c’è anche una vicenda di violenza, di stragi e di sangue che ha causato tante vittime e il dolore insanabile dei loro famigliari. Molti di loro ho avuto la fortuna di conoscerli, e di apprezzarne il coraggio e la fermezza d’animo, la ricerca di verità e la speranza incrollabile nella giustizia, il rispetto per le istituzioni e la volontà di trasformare il dolore in impegno, in contributo alla costruzione di una società più giusta. </strong>C’è dunque un diritto del singolo, che va salvaguardato. Ma c’è anche una più ampia logica di giustizia di cui non si possono dimenticare le profonde e indiscutibili ragioni”.</em> <strong>Luigi Ciotti</strong></p>
<p>Una <strong>richiesta va allo Stato</strong>: la precisa applicazione di LEGGI a GARANTIRE tutele e per quanto sta accadendo in questi giorni, lasciare inciso nella nostra storia,  la parola GIUSTIZIA da abbinare ad  una COSA VERA che non ci faccia pensare mai più a <em><strong>‘COSA NOSTRA’</strong></em>…</p>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: Don Luigi Ciotti, #sbirroancheio</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Apr 2017 08:13:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>@Costanzo D&#8217;Angelo,Occhiomagico di Patrizia Angelozzi Era già accaduto poco tempo fa, in occasione della manifestazione nazionale contro la mafia. Poi di nuovo,scritte sui muri a Palermo, rivolte a don Luigi Ciotti,presidente dell&#8217;Associazione Libera. Sul&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8425" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="813" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 813w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866-300x221.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-866-768x567.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 813px) 100vw, 813px" /></a></b></span></span></span>@Costanzo D&#8217;Angelo,Occhiomagico</p>
<p align="LEFT">
di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="LEFT">Era già accaduto poco tempo fa, in occasione della manifestazione nazionale contro la mafia. Poi di nuovo,scritte sui muri a Palermo, rivolte a don Luigi Ciotti,presidente dell&#8217;Associazione Libera.<br />
Sul muro di una villetta pubblica, la scritta:&#8221;Sbirri siete voi, don Ciotti secondino&#8221;.</p>
<p align="LEFT">Un messaggio che si trova all&#8217;ingresso di un&#8217;area intitolata a Rosario Di Salvo, collaboratore di Pio La Torre, ucciso nell&#8217;agguato mafioso del 30 aprile dell&#8217;82. E ancora &#8220;Dalla Chiesa assassino..&#8221;con chiaro riferimento al prefetto ucciso da Cosa Nostra.</p>
<p align="LEFT">Le scritte sono state prontamente cancellate dagli stessi cittadini, ma non è l&#8217;unica volta.<br />
&#8220;Più lavoro meno sbirri, don Ciotti sbirro&#8221; queste a poca distanza dalla sede di monsignor Francesco Oliva, dove don Ciotti era ospite.</p>
<p align="LEFT">In una nota il centro studi di Pio La Torre esprime solidarietà &#8220;Le mafie nel momento in cui hanno raggiunto il punto più basso della loro storia sanguinaria, si sono ridotte a scritte notturne che non fanno spaventare più nessuno. La coscienza antimafiosa della gente è più forte e diffusa che mai&#8221;.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-8426" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="509" height="416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 579w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/untitled-868-300x245.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /></a>                                 @Costanzo D&#8217;Angelo,Occhiomagico</p>
<p align="LEFT">Allo stesso tempo arrivano le parole dell&#8217;on.Rosy Bindi, presidente della Commisssione parlamentare antimafia: &#8220;Se reagiscono così, vuol dire che anche se la guerra non è vinta, la battaglia che stiamo conducendo va nella direzione giusta, e forse spaventa e preoccupa qualcuno&#8221;.</p>
<p align="LEFT">Alla luce dei fatti, tutto questo non potrà che rafforzare l&#8217;impegno di don Luigi Ciotti che nonostante gli anni che lo hanno visto e lo vedono, vivere una vita sotto scorta, continua a ripetere nei suoi incontri pubblici che &#8220;potranno anche uccidere lui,ma Libera resta, con le idee, i progetti e le attività&#8221;.</p>
<p align="LEFT">Per chi ha avuto la fortuna di incontrarlo e di ascoltare le attraverso le sue parole, la sua storia; partendo dall&#8217;infanzia fino al suo impegno fatto di dedizione, forza e cura per i &#8216;fragili&#8217;, don Luigi Ciotti non solo rappresenta la legalità ma lo stimolo a continuare e coltivare il sogno di una vita &#8216;libera&#8217; da ogni forma di contiminazione , dalle piccole azioni quotidiane alle grandi scelte.<br />
E riguarda tutti noi.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
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		<title>Don Ciotti racconta Lea Garofalo al Festival dei Diritti umani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2016 11:35:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;Associazione per i Diritti umani, media patner del festival che si tiene in questi giorni a Milano, vi propone il primo report di apertura dei lavori. L&#8217;articolo è a cura di Cecilia Grillo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5834" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5834" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (298)" width="892" height="502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 892w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-298-768x432.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 892px) 100vw, 892px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</i>, media patner del festival che si tiene in questi giorni a Milano, vi propone il primo report di apertura dei lavori. L&#8217;articolo è a cura di Cecilia Grillo</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5836" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-5836 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (296)" width="533" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 664w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/05/untitled-296-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 533px) 100vw, 533px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Oggi, 3 marzo 2016, in Triennale, in apertura del Festival dei Diritti Umani, è stato presentato il film su Lea Garofalo, donna e madre coraggiosa che ha rinunciato alla propria vita per riaffermare la legalità. La regia del film è di Marco Tullio Giordana,un film sul coraggio delle donne che si ribellano alla mafia. Alla presentazione è intervenuto Don Luigi Ciotti, fondatore dell’Associazione Libera contro i soprusi delle mafie in tutta Italia.</p>
<p>Il film tratta della storia di Lea Garofalo, testimone di giustizia sottoposta a protezione dal 2002, che decise di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco. Il 20 novembre 2009 Cosco attirò l’ex compagna a Milano con la scusa di parlare del futuro della figlia Denise e Lea venne qui uccisa.</p>
<p>Don Ciotti si riferisce a Lea come a una donna coraggiosa, che ha sfidato l’andrangheta e le convezioni; ci tiene a sottolineare come il suo sacrificio non sia stato dimenticato.</p>
<p>In risposta alle domande che gli vengono poste, Don Ciotti parla del suo passato e racconta di come è iniziato il rapporto con il mondo della povertà, della droga e della strada che lo ha condotto alla fondazione del Gruppo Abele e Libera.</p>
<p>Luigi Ciotti ha diciassette anni quando, sulla strada per recarsi a scuola, incontra spesso un senzatetto, si tratta però di un personaggio strano, legge sempre e sottolinea in blu e in rosso i libri che legge. Luigi ai tempi frequenta la parrocchia, dove si parla di tematiche relative alla povertà, ma vorrebbe un contatto diretto e decide di conoscere quel senzatetto che vede tutte le mattine intento nella sua lettura. Si propone di offrirgli un caffè, ma l&#8217;uomo non risponde. Dopo molta insistenza il dodicesimo giorno accetta il suo invito.</p>
<p>Scopre così che quel “barbone” in passato era un medico; durante uno dei loro incontri gli racconta che si è accorto che i ragazzi che frequentano il bar di fronte sono soliti prendere dei farmaci, della droga, che mischiano con l’alcool, li definisce “bombe”.</p>
<p>Il senzatetto poco tempo dopo muore e questo evento porta Don Luigi ad interessarsi alla lotta contro la circolazione della droga; inizia ad avere la piena coscienza che non si devono lasciare sole le realtà di mafia: nasce così <i>Libera</i>.</p>
<p>“Sono presenti 1.600 associazioni, 5.000 scuole hanno aderito, l’80% delle facoltà italiane hanno firmato protocolli sottoscritti da Libera. Libera è una realtà difficile perché ci sono le associazioni criminali mafiose, gli amici dei mafiosi, quelli che lottano contro questi fenomeni (…) in questo percorso ho conosciuto anche Lea Garofalo” le parole di Don Ciotti .</p>
<p>La Chiesa ci dice di perdonare, ma quando si sente di situazioni di mafia e del Papa che ha scomunicato i mafiosi come facciamo a perdonare? Secondo Don Ciotti la Chiesa non va a cancellare il percorso della giustizia: se faccio del male agli altri oltre che a me stesso, devo rispondere alla legge.</p>
<p>Don Ciotti fa riferimento al Papa: riporta le sue parole sottolineando come il perdono di Dio non ha confini, Dio chiede ai suoi di essere misericordiosi, senza sovrastare la giustizia che persegue i reati. C’è una giustizia terrena, ci sono delle leggi e dei percorsi, ma quella giustizia prevede che chi ha sbagliato prenda coscienza e si assuma le proprie responsabilità.</p>
<p>Risulta così lampante la funzione rieducativa della giustizia, per cui le persone si prodigano per aiutare gli altri; Don Ciotti fa notare come spesso in carcere si recano gli stessi familiari delle vittime innocenti dei crimini di mafia.</p>
<p>Racconta il caso di una donna, di una madre, che ha incontrato nel cortile di un carcere minorile; la donna gli spiega che il ragazzo che li stava raggiungendo era l’assassino di suo figlio, ma notando le condizioni penose in cui è nato e vissuto, la situazione della sua famiglia, lei e il marito decisero di perdonarlo, in nome di un atto di giustizia e amore.</p>
<p>La donna si congeda dicendogli che nel rispetto del percorso della giustizia si recano loro a trovarlo perché il ragazzo è solo e quando uscirà ci saranno sempre loro ad aspettarlo.</p>
<p>Continuando l&#8217;incontro, Don Ciotti racconta di come ha conosciuto Lea Garofalo dopo una conferenza a Firenze e lei chiede aiuto per se stessa e per la figlia.</p>
<p>Lea era assolutamente convinta che se si fosse recata presso l’abitazione dell’ex marito, accompagnata dalla figlia Denise, Cosco, l’ex compagno, non l’avrebbe toccata. Don Ciotti e altri membri di Libera l’hanno scongiurata di non andare, ma la sua unica risposta è stata di occuparsi di Denise nel caso lei non fosse tornata.</p>
<p><a name="_GoBack"></a>Successivamente la parola passa a Vanessa Scalera, coprotagonista del film Lea, che sottolinea come l’incontro con la figura di Lea e con Marco Tullio sia stato centrale per la sua vita. “Lea è rimasta dentro di me e non è lavoro, è altro…” così si esprime l’attrice. L’altra figura principale del film è Linda Caridi, che sottolinea come, grazie allo studio di questa storia, sia riuscita a capire cosa significasse crescere peregrinando fra pochi porti sicuri, sempre alla ricerca di una nuova identità grazie alla quale poter vivere una nuova vita.</p>
<p>A fine conferenza la parola torna a Don Ciotti che fa riferimento ad altri episodi di mafia in cui persone innocenti e forti sono state vittime: il caso di Don Peppino, che pochi giorni prima di morire aveva chiesto a Don Ciotti di andare a parlare ai ragazzi della sua parrocchia, o il caso di Don Pino Puglisi. Mentre prima gli uomini d’onore rispettavano la Chiesa,ora sempre di più gli uomini d’onore mandano messaggi chiari e diretti anche agli uomini di chiesa.</p>
<p>Don Ciotti conclude citando un rapporto della Banca di Italia di tre anni fa, secondo il quale è elevatissimo il tasso di corruzione in Italia: secondo lui corruzione e mafia nel nostro Paese sono due facce della stessa medaglia, sono i parassiti della nostra società!</p>
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		<item>
		<title>La sacralità di Lea Garofalo secondo Marco Tullio Giordana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2015 12:56:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Questa sera, alle 21.20, su RAI 1 il film di Marco Tullio Giordana sulla vita di Lea Garofalo. di Maurizio Porro (da La 27maOra) &#160; &#160; Altri 100 passi di Marco Tullio Giordana&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/th28629.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/th28629.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://1.bp.blogspot.com/-u6ZLPmE300A/VkyCrB22GsI/AAAAAAAADjo/89yfX8SsHS4/s1600/Lea-465x302.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a>&nbsp;</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://2.bp.blogspot.com/-u6ZLPmE300A/VkyCrB22GsI/AAAAAAAADjs/i84ayGqK6OY/s1600/Lea-465x302.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" height="207" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2015/11/Lea-465x302.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Questa<br />
sera, alle 21.20, su RAI 1 il film di Marco Tullio Giordana sulla<br />
vita di Lea Garofalo.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
di<br />
Maurizio Porro (da La 27maOra)</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Altri 100 passi di Marco Tullio<br />
Giordana in direzione del cinema civile. Se nel film di 15 anni fa<br />
con Lo Cascio si ricordava Peppino Impastato in lotta contro la mafia<br />
in cui militava il padre, <em>Lea</em><br />
, che apre l’11 novembre il RomaFiction Fest coordinato da Piera<br />
Detassis, è la storia di una vittima della ‘ndrangheta in cui<br />
milita tutta la famiglia. Dice il regista: «Lei aveva fatto vedere <em>I<br />
cento passi</em> alla figlia,<br />
dicendo che avrebbe fatto la stessa fine: quel film è stato un punto<br />
di riferimento. Questo ricorda uno dei fatti di cronaca più<br />
spaventosi, un omicidio tribale e orrendo che viene da un mondo<br />
remoto».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Ancora anime nere: la Calabria in<br />
trasferta al Nord e una donna che non vuole accettare il malaffare<br />
atavico e cerca di resistere con la figlia <strong>Denise</strong>,<br />
sotto scorta. Quando il programma di protezione viene revocato, Lea<br />
scompare, il 24 novembre 2009. Spetta a Denise infiltratasi nella<br />
cosca familiare per denunciare i veri colpevoli, fratello e padre,<br />
smascherati da un pentito, finché il corpo viene trovato: ergastolo<br />
per tutti, anche per la 24enne Denise che vive da sorvegliata<br />
speciale.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Una vera tragedia greca. «Gli<br />
elementi ci sono tutti — dice Giordana —. Il film è in ordine<br />
cronologico: la adolescenza calabrese di Lea, inseguendo un romanzo<br />
di formazione, girando a Milano, ricostruendo aule del tribunale e<br />
telecamere di sorveglianza. Solo alla fine ho inserito veri documenti<br />
del funerale con la città intera mobilitata. L’eloquenza di quelle<br />
facce ed espressioni non si poteva replicare, volevo fosse chiaro che<br />
avevamo raccontato una storia vera».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p><a href="https://www.blogger.com/null?utm_source=rss&utm_medium=rss" name="more-76475"></a>Tornando<br />
alla tv, dove piantò un paletto d’autore con <em>La<br />
meglio gioventù</em> ,<br />
Giordana la vede come un supporto importante: «Proposta l’idea, ho<br />
girato come un fulmine in 6 settimane». <em>Lea</em><br />
(produzione Rai e Angelo Barbagallo con l’Associazione Produttori<br />
Tv e la Fondazione Cinema per Roma, col sostegno di Regione Lazio,<br />
Camera di commercio) passerà su Rai1 il 18 novembre. «Non è solo<br />
un film-tv di rara forza, ma è anche un‘opera di grande valore<br />
civile, anzi di denuncia. Un impegno che per noi è prioritario»,<br />
sottolinea il direttore Rai Fiction Tinny Andreatta.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Tensioni sul set? «No — riprende<br />
Giordana — ho avuto appoggi basilari, come quello di don Ciotti,<br />
interpretato da Diego Ribon. Lui e l’avvocato Vincenza Rando hanno<br />
spiegato che la denuncia contro l’omertà, la rottura con le<br />
famiglie, è il passo che mette in crisi i meccanismi automatici di<br />
obbedienza, le leggi non scritte della ‘ndrangheta».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>E qui è la madre Lea a ribellarsi:<br />
«Quando le donne rompono la linea di continuità si apre la<br />
frattura, la crisi vera. Don Ciotti rivela che, dopo Lea, è stato<br />
avvicinato da molte donne terrorizzate, il fenomeno è in crescita, è<br />
l’unico modo per rompere il blocco, la fortezza impenetrabile».<br />
Per Lea un cast di volti nuovi di cui Giordana è entusiasta,<br />
partendo dalle due eroine, Vanessa Scalera (Lea) e Linda Caridi<br />
(Denise).</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Ma fra quei cento passi e questi<br />
c’è continuità: «È sempre l’universo familiare, clan a<br />
delinquere fondato sul sacro vincolo di sangue. Lea si ribella e<br />
cambia vita perché pensa ai figli, cioè al futuro. Gli uomini hanno<br />
perso credibilità, le donne sono concrete, a loro spetta educazione<br />
e trasmissione di valori. L’elemento rivoluzionario è femminile».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>La prova? È nel testo che Giordana<br />
prepara dell’irlandese Colm Tòibìn, <em>Il<br />
testamento di Maria</em> con<br />
Michela Cescon, dal 17 novembre allo Stabile di Torino. «Le due<br />
figure archetipe di madri, una laica, l’altra sacra, la Madonna,<br />
due ribelli che protestano contro il ruolo attribuito, vogliono esser<br />
se stesse».</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<p>Anche Lea ha una sua religione in<br />
fondo? «In lei c’è sacralità. Ex agnostico e incredulo, oggi ho<br />
la massima curiosità e invidia per chi ha la fede. Penso che Lea<br />
credesse: quel sentimento di maternità l’avvicina alla religione.<br />
Perciò metto il film a disposizione della società civile. Ma di<br />
politica non ne voglio più nemmeno sentir parlare».</p>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Il manifesto dell&#8217;antimafia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2014 04:07:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre Don Luigi Ciotti viene minacciato da Riina, noi rispondiamo a gran voce con la recensione di un libro importante e ve lo consigliamo di cuore. Stiamo parlando del Manifesto dell&#8217;Antimafia del Prof. Nando&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/978880621848GRA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/09/978880621848GRA.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="400" width="232" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
Don Luigi Ciotti viene minacciato da Riina, noi rispondiamo a gran<br />
voce con la recensione di un libro importante e ve lo consigliamo di<br />
cuore. Stiamo parlando del <i>Manifesto<br />
dell&#8217;Antimafia</i> del Prof.<br />
Nando dalla Chiesa, edito da Einaudi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
Professore &#8211; docente di di Sociologia della criminalità organizzata<br />
presso l&#8217;Università degli studi di Milano &#8211; ha calcolato, insieme ai<br />
suoi studenti, che una tangente pagata alle mafie ha lo stesso valore<br />
economico di duemila assegni di ricerca: sostegno allo studio,<br />
sostegno al lavoro. Tutto questo sottratto alla società e ai<br />
cittadini onesti.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Parte<br />
proprio da qui l&#8217;ultimo lavoro di Nando dalla Chiesa: dalla<br />
mentalità, dalle pratiche quotidiane, diffuse e sotterranee, che<br />
alimentano la forza della criminalità. La mafia non è solo al Sud,<br />
la mafia non intacca solo politica e finanza; la mafia si annida<br />
nella mancanza di valori positivi e di indifferenza verso il Bene<br />
comune. Non a caso il professore definisce la &#8216;ndrangheta come una<br />
“forza sociale criminale” perchè riguarda i comportamenti<br />
sociali, quindi anche quelli di ciascuno di noi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le mafie<br />
hanno un&#8217;anima, si continua a leggere nel testo, un&#8217;anima nera che si<br />
può tradurre in tabelle e schemi concreti. Si fa riferimento a tre<br />
“C” che non vanno sottovalutate: quelle dei complici, del<br />
concorso esterno e, soprattutto, dei codardi.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
saggio si rivolge a tutta la società civile e, in particolare, ai<br />
giovani che forse si sentono schiacciati e scoraggiati da quella zona<br />
grigia, da quella palude (culturale, politica, istituzionale) che non<br />
riesce a sbloccare la situazione, per paura o per<br />
interesse&#8230;Pensiamo alle vicende che stanno caratterizando<br />
l&#8217;organizzazione di Expo 2015. Ma sono proprio loro, i giovani,<br />
portatori di speranza e di futuro e noi più grandi abbiamo il dovere<br />
di indicare e di ricordare che la strada è sempre e soltanto quella<br />
dell&#8217;etica e della giustizia.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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			</item>
		<item>
		<title>10 proposte concrete per dichiarare illegale la povertà!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Nov 2013 09:50:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come Associazione per i Diritti Umani vogliamo sostenere la campagna “Miseria ladra” promossa dal Gruppo Abele e da Libera di cui riportiamo il progetto e gli intenti già pubblicati sul sito di Libera. Nell&#8217;ambito&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/11/torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="226" /></a></div>
<div style="font-weight: normal;">
</div>
<div style="font-weight: normal;">
Come<br />
Associazione per i Diritti Umani vogliamo sostenere la campagna<br />
“Miseria ladra” promossa dal Gruppo Abele e da Libera di cui<br />
riportiamo il progetto e gli intenti già pubblicati sul sito di<br />
Libera. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nell&#8217;ambito<br />
della campagna, per il prossimo 18 novembre, è previsto un incontro<br />
a Torino, alla <i>Fabbrica delle &#8220;e&#8221;  </i>alle<br />
ore 21.00,  con Luigi Ciotti, Marcelo Barros e Giuseppe De<br />
Marzo</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
nostro paese vive una condizione di impoverimento materiale e<br />
culturale insostenibile ed inaccettabile. I numeri più asettici<br />
dell&#8217;ISTAT ci informano che, nel 2012, 9 milioni e 563mila persone<br />
pari al 15,8% della popolazione sono in condizione di povertà<br />
relativa, con una disponibilità di 506 euro mensili (erano 8,173<br />
milioni nel 2011 pari al 13,8% della popolazione). In condizione di<br />
povertà assoluta si trovano invece 4 milioni 814mila persone, pari<br />
al 7,9% della popolazione italiana (nel 2011 erano 3,415 milioni pari<br />
al 5,2% della popolazione). Parliamo di quasi un italiano su quattro<br />
costretto a vivere in una condizione in cui la dignità umana viene<br />
calpestata. Il 32,3% di chi ha meno di 18 anni è a rischio povertà.<br />
723 mila minorenni italiani vivono già in condizione di povertà<br />
assoluta. È questo un dato intollerabile che dovrebbe farci<br />
indignare tutti e tutte. La diseguaglianza continua a crescere, con<br />
differenze territoriali che ripropongono la questione meridionale<br />
come uno dei temi sui quali intervenire urgentemente. Il sud infatti<br />
risulta drammaticamente più colpito ed impoverito dalla crisi. La<br />
disoccupazione nazionale oltre il 12%, al sud è nettamente<br />
superiore. Tra i 15/24 anni che cercano lavoro nel mezzogiorno, la<br />
disoccupazione è superiore al 41%. Le famiglie italiane si sono<br />
enormemente impoverite. Oltre il 60% delle famiglie ha ridotto la<br />
quantità e la qualità della propria spesa alimentare, mentre<br />
aumentano i casi di disoccupati e anziani costretti a rubare per<br />
mangiare. Oltre due milioni sono i cosiddetti Neet, giovani così<br />
scoraggiati dalla situazione che non studiano, non cercano più<br />
lavoro e non sono nemmeno coinvolti in attività formative. Aumentano<br />
enormemente la precarietà e lo sfruttamento sul lavoro, sino a<br />
raggiungere pratiche di neoschiavismo nei confronti dei lavoratori<br />
migranti e non, sia al sud che al nord del paese. Si rafforza il<br />
controllo dei clan malavitosi su molte attività economiche in<br />
crisi,costrette a &#8220;rivolgersi&#8221; ai prestiti dei mafiosi.<br />
Così come sono in drammatica crescita i crimini contro l&#8217;ambiente.<br />
Sono oltre 93 al giorno quelli denunciati che certificano l&#8217;aumento<br />
dell&#8217;impatto e dell&#8217;influenza delle ecomafie e che distruggono la<br />
nostra vera ricchezza: territori, beni comuni e biodiversità.<br />La<br />
ricchezza si è spostata dal lavoro alla rendita finanziaria. La<br />
situazione risulta aggravata dalle attuali politiche in campo.<br />
Delocalizzazioni,dismissioni, privatizzazioni, austerità e vincoli<br />
di bilancio,riforme di welfare e pensioni, azzeramento dei fondi per<br />
il sociale e tagli nei settori dove maggiore è la domanda di servizi<br />
pubblici e sociali, hanno aggravato ulteriormente la crisi.<br />
Disuguaglianza e ingiustizia sociale ed ambientale stanno mettendo in<br />
crisi la nostra democrazia. Una società diseguale, che coniuga<br />
svantaggio economico con la mancanza di opportunità, che precarizza<br />
i diritti degli esclusi, che difende i privilegi e la concentrazioni<br />
della ricchezza nelle mani di pochi, attenta alla coesione sociale e<br />
incrementa la sfiducia istituzionale, affossa il principio di<br />
rappresentatività e scoraggia la partecipazione. I dati e la<br />
situazione di crisi politica fotografano una &#8220;guerra&#8221; dove<br />
la povertà materiale e culturale èla peggiore delle malattie, in<br />
senso sociale, economico, ambientale e sanitario.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8220;La<br />
costruzione dell&#8217;uguaglianza e della giustizia sociale è compito<br />
della politica nel senso più vasto del termine: quella formale di<br />
chi amministra equella informale chi ci chiama in causa tutti come<br />
cittadini responsabili. La povertà dovrebbe essere illegale nel<br />
nostro paese. La crisi per molti è una condanna, per altri è<br />
un&#8217;occasione. Le mafie hanno trovato inedite sponde nella società<br />
dell&#8217;io, nel suo diffuso analfabetismo etico. Oggi sempre più<br />
evidenti i favoriindiretti alle mafie che sono forti in una società<br />
diseguale e culturalmente depressa e con una politica debole.&#8221;<br />
sostiene don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera.<br />
<br />La Costituzione ci impegna in tal senso a fare ognuno la sua<br />
parte. La lotta alla povertà va ripensata in termini di<br />
interdipendenza tra le persone,le specie e all&#8217;interno degli<br />
equilibri naturali dei nostri ecosistemi. Possiamo da subito portare<br />
avanti azioni di contrasto dal basso alla povertà. Il Gruppo Abele e<br />
Libera promuovono la campagna&#8221;Miseria Ladra&#8221; con tutte<br />
quelle realtà sociali, sindacali,studentesche, comitati,<br />
associazioni, movimenti, giornali e singoli cittadini/e, intenzionati<br />
a portare avanti le proposte contenute nel documento. Proposte<br />
concrete che da subito possono rispondere alla crisi materiale e<br />
culturale, rafforzare la partecipazione e rivitalizzare la nostra<br />
democrazia.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le dieci proposte per combattere la povertà si possono leggere sul sito di Libera, www.libera.it?utm_source=rss&utm_medium=rss </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
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		<title>Lea Garofalo: un&#8217;eroina contemporanea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2013 07:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“E&#8217; Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“E&#8217;<br />
Denise che ci invitati qui per dire Ciao alla sua mamma, e a lei<br />
vogliamo dare un forte abbraccio”, queste le parole di Don Ciotti<br />
in occasione del funerale civile per Lea Garofalo,
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a>una<br />
cerimonia laica per la testimone di giustizia, ammazzata brutalmente<br />
il 24 novembre 2009 dal suo ex compagno e boss mafioso, Carlo Cosco.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il corpo<br />
della donna fu ritrovato in un campo vicino a Monza, a novembre dello<br />
scorso anno e la figlia, Denise &#8211; ora in un luogo sconosciuto perchè<br />
soggetta ad un regime di protezione &#8211; ha voluto che il funerale fosse<br />
celebrato nella città di Milano perchè è qui che Lea si era<br />
rifatta una vita, scappando da Petilia Policastro (in provincia di<br />
Crotone) dove la sua famiglia gestiva gli affari della &#8216;ndrangeta.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Le<br />
parole e le note delle canzoni di Vinicio Capossela, di Rino Gaetano,<br />
di Vasco Rossi; le bandiere colorate con il volto di questa eroina<br />
contemporanea; i cartelli che inneggiano alla giustizia e alla<br />
legalità: questi simboli e segnali di riconoscenza hanno abbracciato<br />
la salma della donna insieme a tantissime persone, di tutte le età,<br />
che hanno voluto darle l&#8217;ultimo saluto. E poi le letture,<br />
impressionanti, che restano come testamento morale e come mònito per<br />
tutti, come quella pagina di diario, datata 18 agosto 1992, in cui<br />
Lea scriveva: “ Non ho mai avuto affetto e amore da nessuno. Sono<br />
nata nella sfotuna e ci morirò. Oggi però ho la speranza per andare<br />
avanti e si chiama Denise. Avrà tutto quello che non ho mai avuto<br />
nella vita”. </div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/lea-garofalo.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Durante<br />
il funerale, che si è svolto ieri, sabato 19 ottobre 2013 in Piazza Beccaria, sono<br />
stati distribuiti dei segnalibri perchè, ha spiegato il sacerdote<br />
fondatore di <i>Libera: </i>“<br />
Vogliamo riaffermare il potere dei segni contro i segni del potere.<br />
Il segnalibro riafferma l&#8217;importanza della cultura contro la<br />
mentalità mafiosa”. Il sacerdote, alla fine dell&#8217;incontro e con le<br />
lacrime agli occhi, ha gridato: “ Non basta parlare di verità,<br />
dobbiamo cercarla&#8230;Abbiamo tanto dolore dentro perchè non ce<br />
l&#8217;abbiamo fatta a salvarla” , ma sabato abbiamo preso tutti un<br />
impegno che è quello di non lasciare mai sola Denise e di ripartire<br />
per cercare di riaffermare non solo la verità, ma per combattere la<br />
“mafiosità” che,  a volte, è anche dentro di noi, e troppo<br />
spesso si trova intorno a noi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
voce di Denise rieccheggia nella piazza, una voce spezzata dal pianto<br />
che dice: “ Per me,oggi, è un giorno molto difficile, ma la forza<br />
me l&#8217;hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo è solo per il<br />
mio bene e non smetterò mai di ringraziarti”.</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/10/20/lea-garofalo-uneroina-contemporanea/">Lea Garofalo: un&#8217;eroina contemporanea</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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