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		<title>La speranza non è reato</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 08:25:53 +0000</pubDate>
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<p>(Di Luigi Ciotti su Lavialibera)</p>



<p></p>



<h3>Il conflitto in Ucraina ha dimostrato che accoglienza e solidarietà sono possibili. Ora servono politiche che mettano in cima alle priorità la vita delle persone, senza fare alcuna distinzione tra i popoli che necessitano di aiuto</h3>



<p>La speranza non è reato. Non può essere reato sperare di migliorare le proprie condizioni di vita. Senza speranza non c’è vita ma soltanto sopravvivenza. E a volte neppure quella, quando la situazione intorno è fatta di guerra, carestia, persecuzioni e violenze. Eppure noi pretendiamo di decidere chi ha diritto di sperare, e chi no. Chi ha diritto di vivere, e chi no.<br>La&nbsp;<strong>guerra in Ucraina</strong>, una sciagurata aggressione militare che in poche settimane ha costretto milioni di persone a lasciare le proprie case per cercare salvezza oltre i confini del Paese, ha smascherato anni di propaganda sul tema dell’immigrazione. La risposta coesa dell’<strong>Europa</strong>&nbsp;nell’<strong>accogliere i profughi</strong>&nbsp;e la generosità delle popolazioni, a partire da quelle più prossime al conflitto, ha dimostrato ciò che alcuni sostenevano, inascoltati, da sempre: quando c’è la volontà politica di salvare vite, e mettere la vita umana al primo posto, tutto diventa possibile.&nbsp;</p>



<h3>Aiuti e oblio</h3>



<p>In un tempo veramente breve, la solidarietà nei confronti delle persone in fuga ha consentito di dare efficacia a norme rimaste a lungo sulla carta, di superare vincoli sanitari e burocratici che sembravano insormontabili, di trovare accordi economici e far dialogare pubblico e privati in vista di un migliore coordinamento. Soprattutto, ha messo a tacere chi era abituato a definire “<strong>emergenza</strong>” l’arrivo, ogni anno, di poche migliaia di disperati attraverso le&nbsp;<strong>rotte pericolose del Mediterraneo o dei Balcani</strong>. Poiché si è visto che, anche di fronte a numeri ben maggiori, è possibile trovare spazi e costruire condizioni di accoglienza dignitose.</p>



<p>È partita allora la gara dei distinguo, delle classifiche di cosa è più guerra, di&nbsp;<strong>chi è più profugo</strong>, di quali situazioni sono disperate davvero e meritano la nostra mobilitazione. E poi, magia, si è smesso semplicemente di parlarne, come del resto è molto calata l’attenzione sul conflitto ucraino, non diversamente da quanto accaduto a&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-704-infografica_guerre_conflitti_mondo?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutti gli altri conflitti che pure continuano a provocare morte e devastazione nel mondo</a>.</p>



<p>Intanto, i disperati cui si nega il diritto di sperare non hanno smesso di affrontare le&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-tag-8-flussi_migratori?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rotte di morte del mare e dei monti</a>, trovando sempre le stesse porte chiuse, le stesse leggi selettive, la stessa disumanità. Di fronte a famiglie che con dedizione hanno accolto donne e bambini, investendo spazi privati, soldi e cuore. Di fronte ad associazioni che hanno messo in gioco le loro risorse sempre scarse, pur di rispondere al bisogno di protezione dei più fragili. Di fronte a un&nbsp;<strong>sistema scolastico</strong>&nbsp;che immediatamente si è attivato per far sentire a casa i piccoli arrivati col trauma della guerra, non è mancato chi ha speculato e ha visto nell’accoglienza un’occasione di tornaconto personale, a livello economico e di immagine. Così, se prima si monetizzava consenso sulla paura dei profughi, subito dopo lo stesso consenso si è monetizzato su&nbsp;<strong>una frettolosa pietà&nbsp;</strong>nei loro confronti. Quanta ipocrisia e quanto cinismo, mascherati da solidarietà.</p>



<h3>L’esercito dei profittatori</h3>



<p>Sperare non è reato, ma c’è chi auspica che lo diventi. Mentre scrivo questo articolo, tornano alla ribalta proposte già rivelatesi fallimentari in passato: blocchi navali,&nbsp;<strong>decreti sicurezza</strong>, respingimenti. E intanto governi illiberali – come&nbsp;<strong>Turchia</strong>,&nbsp;<strong>Egitto</strong>,&nbsp;<strong>Libia</strong>&nbsp;– riescono a condizionare gli equilibri internazionali, mercificando la speranza dei diseredati e la paura di chi vede a rischio i propri privilegi. Tengono in ostaggio migliaia di esseri umani che l’<strong>Europa non vuole&nbsp;</strong>e in cambio di questo “favore” pretendono soldi e la libertà di reprimere qualsiasi opposizione interna.&nbsp;</p>



<p>Sperare non è reato, ma su quella speranza quanti reati si compiono! Dai<a href="https://lavialibera.it/it-schede-200-com_e_fatto_un_trafficante_di_migranti?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;trafficanti di esseri umani&nbsp;</a>ai caporali, dai gestori corrotti dei meccanismi di accoglienza ai politici che usano il tema come un’arma elettorale. Il tutto a scapito di chi si muove onestamente per salvare vite e costruire&nbsp;<strong>opportunità durevoli</strong>, rispettose dei bisogni, dei legami e delle aspirazioni della gente.<br>Sperare non è reato, e noi continuiamo a sperare che questo concetto sacrosanto venga tradotto in politiche lungimiranti e leggi che guardano altrettanto lontano. Non è solo un problema di immigrazione, del resto.</p>



<h3>Un racconto distorto</h3>



<p>Pensiamo alle norme sullo&nbsp;<a href="https://lavialibera.it/it-schede-459-ius_soli?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ius soli&nbsp;</a>– delle quali&nbsp;<em>lavialibera</em>&nbsp;si è occupata qualche numero fa – che non riguardano persone migranti ma&nbsp;<strong>giovani nati qui, italiani di fatto</strong>.&nbsp;Pensiamo alle sacche di povertà e illegalità in cui vengono lasciate campare comunità di diversa origine: dagli insediamenti informali di famiglie rom alle baraccopoli dei<a href="https://lavialibera.it/it-schede-235-migranti_sfruttamento_caporalato_straberry_startup_milano?utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;lavoratori stagionali</a>, come se fossero realtà extraterritoriali, fuori dalla nostra giurisdizione, e dove si interviene, se si interviene, perlopiù in maniera repressiva.<br>Pensiamo anche solo al diverso taglio che viene dato alle notizie, specie quelle tragiche: quando a morire in un incidente è un agiato turista straniero oppure uno straniero immigrato, quando a compiere un delitto è un italiano contro uno straniero o viceversa. Il&nbsp;<strong>razzismo strisciante</strong>&nbsp;che detta i titoli dei giornali in molti casi è lo stesso razzismo applicato ai flussi migratori o alle politiche di integrazione: tu sì e tu no,<strong>&nbsp;tu mi somigli</strong>&nbsp;mentre a te non voglio correre il rischio di somigliare mai.<br>La speranza non è&nbsp;reato, mentre sarebbe da introdurre il reato di “<strong>selezione delle speranze</strong>”. La presunzione che abbiamo di definire il grado di felicità e pienezza a cui può aspirare ciascuna vita, in base al luogo di nascita e alla cultura di appartenenza.&nbsp; Non lasciamo che su questo come su altri temi a fare la differenza sia l’indifferenza.</p>
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