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	<title>Dozza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Dozza Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Meno male che è lunedì: il lavoro dentro e fuori dal carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2014 06:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meno male che è lunedì è il titolo del documentario del giornalista e regista Filippo Vendemmiati, già vincitore del Premio David di Donatello per il suo lavoro filmico sulla storia di Federico Aldrovandi, E&#8217;&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Meno<br />
male che è lunedì</i> è il<br />
titolo del documentario del giornalista e regista Filippo<br />
Vendemmiati, già vincitore del Premio David di Donatello per il suo<br />
lavoro filmico sulla storia di Federico Aldrovandi, <i>E&#8217;<br />
stato morto un ragazzo</i>.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>Meno<br />
male che è lunedì </i>è<br />
stato presentato, con successo, all&#8217;ultima edizione del Festival di<br />
Roma. Girato nelle stanze del carcere di Bologna della Dozza, in<br />
presa diretta racconta la quotidianità dei detenuti che lavorano<br />
nella ex palestra dell&#8217;istituto di pena, ora trasformata in officina.<br />
I racconti intrecciano storie di vita passata con il presente e<br />
permette un&#8217;interessante riflessione sul valore della dignità e sul<br />
tema della giustizia.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato per voi Filippo Vendemmiati che ringraziamo tantissimo<br />
per la sua disponibilità.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ci<br />
racconta, brevemente, in cosa consiste il progetto “ L&#8217;Officina dei<br />
detenuti”?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
In<br />
estrema sintesi: tre aziende emiliane, leader nel settore degli<br />
imballaggi (medicinali, alimentari, sigarette) GD, Ima, Marchesini<br />
Group, hanno costituito una  società, la F.I.D. (Fare impresa in<br />
Dozza) che ha aperto un’officina all’interno del carcere della<br />
Dozza di Bologna, nel capannone dove prima c’era una palestra. Dopo<br />
un corso di formazione professionale sono stato assunti a tempo<br />
indeterminato  con contratto metalmeccanico di secondo livello 13<br />
detenuti che lavorano fianco a fianco con una decina di ex operai,<br />
altamente specializzati,  oggi in pensione, provenienti dalle tre<br />
stesse aziende che hanno promosso il progetto. Si lavora secondo il<br />
principio dell’isola di montaggio, le lavorazioni sono ad alto<br />
contenuto tecnologico. La F.I.D. non fa assistenza, tanto meno<br />
beneficienza. Ha un proprio bilancio a cui rispondere e produce<br />
utili. Una volta scontata la pena c’è l’impegno a riassumere i<br />
detenuti nell’indotto esterno del settore, è già avvenuto in<br />
quattro casi. I “detenuti liberati” sono reintegrati da altri che<br />
scontano la loro pena nel carcere della Dozza. In genere provengono<br />
tutti dal reparto penale, con pene definitive superiori a 5 anni.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto tempo ha seguito la quotidianità delle persone &#8211; libere e non<br />
– che vediamo nel film? E che tipo di relazioni si instaurano tra<br />
loro?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Siamo<br />
stati con troupe e telecamere circa un mese nel carcere della Dozza.<br />
4 settimane non consecutive per lasciare soprattutto a noi il tempo<br />
di assorbire e rielaborare emozioni e punti di vista molto potenti e<br />
coinvolgenti. Abbiamo tentato in tutti i modi di non essere invasivi,<br />
di non far pesare la nostra presenza. E’ stato molto meno difficile<br />
del previsto. La realtà dell’officina si è aperta come d’incanto<br />
e ci è parsa subito uno spazio di libertà. Il rapporto con tutor e<br />
detenuti è stato profondo e senza ostacoli tanto da farmi scattare<br />
subito una domanda, forse ambiziosa e presuntuosa, e che sta alla<br />
base del film. Mi sono chiesto: è possibile parlare di carcere come<br />
un luogo di vita, seppur temporaneamente reclusa, un luogo abitato da<br />
persone e non da reclusi? Persone che sognano, che parlano e<br />
scherzano tra loro, perché condividono l’appartenenza ad un<br />
progetto collettivo che li fa uscire dalle gabbie dell’individualismo<br />
in cui la segregazione li rinchiude?</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
E&#8217; stata<br />
anche l&#8217;occasione di ascoltare le loro storie: cosa sperano per il<br />
presente e per il futuro?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
parlato a lungo con i detenuti. Nello spogliatoio dell’officina,<br />
tra un caffè e una sigaretta durante i minuti di pausa, ci hanno<br />
parlato a lungo di loro stessi, ci hanno in alcuni casi consegnato i<br />
loro racconti scritti. Questo  è avvenuto con grande spontaneità,<br />
quasi naturalmente, senza che nessuno di noi glielo abbia mai chiesto<br />
direttamente. Ognuno di loro apre una  finestra diversa, sarebbe<br />
stato un  film nel film, o meglio un altro film. Perché in realtà<br />
ho scelto di non raccontare in modo approfondito la storia di ogni<br />
detenuto. Non mi interessavano i motivi e gli errori che li hanno<br />
portati in carcere. Come con grande realismo racconta un operaio: -Se<br />
sono qua, qualcosa avranno fatto, ma a me non interessa. Per me in<br />
officina sono dei colleghi e basta-. Il film ci racconta della<br />
dimensione umana delle persone, del rapporto che cresce attorno al<br />
lavoro e in parallelo al manufatto che mani sapienti insieme<br />
costruiscono. Qualcuno ha detto che questo film parla più di lavoro<br />
come valore che del carcere come luogo chiuso. L’uomo non è solo<br />
quello che ha commesso e se in carcere si entra colpevoli, a meno che<br />
non si sia vittime di errori giudiziari, si deve uscire innocenti.<br />
Questo prescrive la nostra costituzione e l’esempio virtuoso<br />
dell’officina dei detenuti indica che è possibile applicarla.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Come<br />
avete vissuto l&#8217;esperienza della realizzazione del documentario e del<br />
festival ?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
sceneggiatura è nata dopo un lungo lavoro di selezione delle tante<br />
ore di materiale girato e durante il montaggio. Solo in questa fase<br />
mi sono reso conto anche della forza espressiva che un racconto così<br />
costruito avrebbe potuto avere. Durante le riprese non tutto era<br />
chiaro, avevamo forti emozioni e qualche idea, ma nulla di<br />
precostituito. Tutte le scene che compaiono nel film sono state<br />
riprese dal vivo, nessuna è stata preparata a tavolino. E quando<br />
qualcosa ci è sfuggito perché in quel momento eravamo disattenti o<br />
semplicemente altrove. Abbiamo scelto di non rifare, ci avrebbe<br />
rimesso la spontaneità del film. Il festival di Roma per noi tutti è<br />
stata una grande festa. Avevo personalmente promesso a Roberto, un<br />
detenuto oggi in permesso lavorativo esterno, di portarlo sul<br />
red-carpet.  Non ero stato molto convincente e non mi aveva creduto,<br />
ma in fondo allora non ci credevo neppure io. Portarlo al Festival di<br />
Roma insieme a  Fathim, a Mirko e ad una decina di operai, farli<br />
sfilare tutti insieme davanti a decine di fotografi, là dove passano<br />
le star del cinema, è stata una gioia indescrivibile. Noi in corteo,<br />
fischietti in bocca, dietro allo striscione Meno male è Lunedì, il<br />
titolo del film, eravamo lì a dire siamo gli evasi, quelli che<br />
evadono dai luoghi comuni per invitare tutti, anche il cinema, ad<br />
essere meno evasivo sui temi che attengono ai diritti umani e ai<br />
diritti delle persone.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
detenzione può e deve essere riabilitativa?</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
La<br />
risposta è scontata, ma io non voglio incorrere nell’errore di<br />
passare per uno esperto di problematiche carcerarie. C’è chi da<br />
anni se ne occupa, lavora duramente all’interno degli istituti di<br />
pena e si scontra quotidianamente con muri culturali, burocratici e<br />
legislativi. Io ho fatto solo un film e ho tentato di raccontare<br />
quello che ho visto. Posso solo dire che ho una formazione culturale,<br />
che non pretendo sia condivisa, che mi porta ad essere contrario<br />
all’ergastolo, alla “pena di morte viva”, sono contrario alle<br />
carceri e alle detenzioni speciali. Come diceva il cardinal Carlo<br />
Maria Martini una società civile non cerca pene alternative, ma<br />
alternative alle pene.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>L&#8217;Associazione per i Diritti Umani dedica questa intervista a Stefano Cucchi e alla sua famiglia.</p>
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