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	<title>Ecuador Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Elezioni insanguinate in Ecuador, l&#8217;appello della Rete NoBavaglio ai media: &#8220;Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Aug 2023 14:00:47 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani, che fa parte della rete #NOBAVAGLIO, pubblica e condivide il seguente appello:</p>



<p><strong>di MARINO MURATORE</strong></p>



<p><strong>La RETE NOBAVAGLIO esprime solidarietà al popolo ecuadoriano nei giorni delle elezioni presidenziali. E lancia un appello ai media: “Tenete accesi i riflettori sul voto, non abbandonate il popolo ecuadoriano”</strong></p>



<p>Domenica 26 agosto 2023 si vota in Ecuador per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica dell’Ecuador, consultazione che è stata unita a un referendum sulle esplorazioni petrolifere in una importante regione dell’Amazzonia. Un periodo elettorale funestato il 10 agosto dalla uccisione del candidato presidente Fernando Villavicencio, durante un comizio pubblico. Villavicencio era un giornalista molto stimato dal popolo ecuadoriano per le sue denunce della corruzione pubblica, della criminalità legata al narcotraffico, in quanto grandi quantitativi di droga provenienti dalla Colombia transitano per il paese per essere imbarcati a Guayaquil, Esmeraldas, Manta e altri porti ecuadoriani. Una seconda pista del traffico della droga attraversa il paese, utilizzando la via fluviale dall’Amazzonia ai confini con il Perù e la Colombia.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5251"/></a></figure>



<p><br>Villavicencio aveva più volte segnalato la complicità di molti politici, funzionari delle dogane, dirigenti di polizia con i diversi cartelli del narcotraffico, spesso in guerra tra loro. Il candidato presidente aveva denunciato la corruzione in una intervista televisiva anche lo stesso giorno nel quale è stato ucciso. Lui e il suo partito Construye, hanno portato all’attenzione internazionale la condizione terribile nelle quale sono confinati popoli amazzonici, come ad esempio gli Shuar e i Kofan che hanno la sfortuna di vivere in terre ricche di risorse petrolifere, controllate da un Governo che ha svenduto i giacimenti alle multinazionali e alla Cina.<br>In tale clima politico non deve stupire le moltitudini di omicidi quotidiani per regolamento di conti, gli assassini di sindaci e sindacalisti che lavorano per la giustizia,<br>La polizia nazionale ecuadoriana ha registrato 3.568 morti violente nei primi sei mesi di quest’anno, molto più delle 2.042 segnalate nello stesso periodo del 2022.<br>Lo scorso anno si è concluso con 4.600 morti violente, la cifra più alta nella storia del Paese e il doppio del totale nel 2021.<br>Solo in questi ultimi giorni è stato assassinato anche Pedro Briones, un altro candidato alla Presidenza della Repubblica dell’Ecuador. Inoltre la candidata all’Assemblea nazionale, Estefany Puente, ha subito un attacco armato, per fortuna è rimasta illesa.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="https://pressingweb.altervista.org/wp-content/uploads/2023/08/votoEC2.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5255"/></a></figure>



<p><br>La RETE NOBAVAGLIO manifesta quindi solidarietà verso il popolo ecuadoriano, un popolo amico da decenni dell’Italia. Un popolo che ha visto partire verso l’Europa, in seguito ad una grave crisi economica avvenuta negli ottanta nel paese sudamericano, molte donne e uomini emigrati in Spagna e Italia per cercare lavoro e nuove opportunità. Le mete preferite nel nostro paese sono state Genova (per il suo rapporto secolare con il porto di Guayaquil) e successivamente Roma e Milano. In questi decenni così tantissimi cittadini italiani hanno usufruito della competenza, professionalità delle badanti, baby-sitter, lavoratrici in imprese di pulizie, operatrici socio sanitarie, operai provenienti dall’Ecuador. Uomini e donne spesso sfruttati, sottopagati che hanno però contribuito senza nessun riconoscimento al nostro benessere. Solo recentemente si stanno costituendo per cooperative sociali gestite direttamente da lavoratori e lavoratrici ecuadoriani.<br>La RETE NOBAVAGLIO quindi auspica che le elezioni in Ecuador possano volgersi in maniera democratica e manifesta il suo appoggio al nuovo candidato Presidente della Repubblica per il partito Construye, il giornalista Christian Zurita, amico di Villavicencio e che ha dichiarato che continuerà nello stesso spirito la lotta per la giustizia e contro la corruzione.<br>LA RETE NOBAVAGLIO si rende disponibile a fornire informazioni a tutti ii cittadini ecuadoriani che vorranno esprimere il loro voto attraverso il voto telematico, segnalando i luoghi di assistenza al voto on line nelle città di Roma; Genova e Milano</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Nubia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 09:27:49 +0000</pubDate>
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<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Inizio da lontano. Arrivai in Italia dall&#8217;Ecuador nel 2003: una scelta difficile, visto che di là avevo un figlio di tre anni e mezzo e un&#8217;attività che per vari motivi andò in fallimento. Per tale fallimento avevo accumulato un debito di quasi 15.000 euro, sostenuto da una ipoteca della fattoria di mia mamma. A un certo punto mi trovai di fronte a un bivio: decidere se perdere la proprietà o venire in Italia, dov&#8217;erano da qualche anno i miei due fratelli, e provare a pagare.<br>Fu una scelta sofferta: da una parte non volevo separarmi da mio figlio, ma dall&#8217;altra parte non volevo che mia madre perdesse la fattoria per le mie decisioni sbagliate, così scelsi di partire con il cuore a pezzi, sconfitta nell&#8217;anima e con un senso di fallimento addosso indescrivibile.<br>Una volta in Italia, non sapendo neanche l&#8217;italiano tranne due o tre parole, cominciai a lavorare con una signora facoltosa, che abitava da sola nel centro di Milano e che aveva bisogno di un supporto dopo una caduta in casa. Il figlio, disperato, cercava una ragazza affidabile che accompagnasse la madre di notte, così si era rivolto a mio fratello, che godeva della stima di questa signora. Mio fratello, sapendo che ero arrivata da poco e conoscendo la mia urgenza di guadagnar,&nbsp; suggerì me, dicendo anzitutto che ero disponibile ma che non parlavo bene l&#8217;italiano. Il figlio, fidandosi di mio fratello, accettò. Il giorno dopo mi&nbsp; presentai al domicilio della signora, intimidita e spaventata, consapevole di non parlare l&#8217;italiano e di non aver mai fatto quel tipo di lavoro. Ragionando, mi&nbsp; dissi in fin dei conti che avrei dovuto soltanto accompagnarla di notte, non ero pagata male e poi i soldi mi servivano per pagare i miei debiti in Ecuador.<br>Così conobbi la signora L.C., una piccola donna di ottant&#8217;anni, fragile e con gli occhi di ghiaccio, che mi guardava della testa ai piedi. Sicuramente le piacqui, perché diede l&#8217;ok al figlio, nonostante non riuscisse a comunicare.<br>Ero felicissima di cominciare questa esperienza, dopo qualche mese, la lontananza con mio figlio si faceva sentire in maniera pesante, provocando in me tanta angoscia: qualche volta piangevo senza che lei capisse perché.<br>Con il suo aiuto il mio italiano migliorava di giorno in giorno e riuscivo a esprimermi sempre meglio. All&#8217;ennesima richiesta del perché della mia tristezza, mi confidai con lei, raccontando la mia storia, nonostante conoscesse la sua fama di donna molto fredda.<br>Rimasi senza parole quando lei, dopo aver ascoltato tutto il mio racconto, chiamò il figlio mettendolo al corrente della mia storia e della sua decisione di aiutarmi con un prestito bancario. Evidentemente, per loro la cifra non era così ingente come per me, considerando che in Ecuador uno stipendio medio si aggira intorno ai 200 euro al mese.<br>Dopo qualche giorno l&#8217;accompagnai in banca. Lei chiese un colloquio con il capoagenzia, che&nbsp; venne con grande sollecitudine invitandola ad accomodarsi in ufficio. Io rimasi fuori pregando dentro di me che accettasse la richiesta di lei. Dalla porta lasciata semichiusa assistetti alla loro conversazione: il mio italiano non era perfetto, però già capivo abbastanza bene la lingua.<br>La signora gli disse che voleva aiutarmi, lui fece invece di tutto per convincerla a non farlo, dicendole che c&#8217;erano stati molti altri suoi clienti rimasti truffati dai badanti che si facevano prestare dei soldi e poi sparivano. Lui aveva paura che sarebbe successo la stessa cosa anche a lei.<br>Capivo il suo discorso e capivo pure la sua paura che io fossi fra quelle persone, in fin dei conti lui non mi conosceva.<br>Apprezzai tanto l&#8217;enorme fiducia che la signora aveva in me, perché ai dubbi posti dal capoagenzia, lei rispose che se non avesse accettato la sua richiesta si sarebbe semplicemente rivolta a un&#8217;altra banca.<br>Lui vide nella signora una forte determinazione, per cui fu praticamente costretto ad accettare la&nbsp;richiesta, concedendomi il finanziamento che pagai alla banca in due anni.<br>Due giorni dopo, il prestito fu approvato e inviato direttamente in Ecuador a mia madre, la quale&nbsp; poté finalmente sanare la situazione della fattoria e almeno stare più tranquilla.<br>Rimasi con la signora L.C. anche dopo i due anni. Purtroppo, dopo quasi un anno, il figlio morì di infarto; a quel punto la nuora decise di ricoverarla in una casa di riposo, dove morì dopo due anni circa. La andai a trovare fino alla fine dei sui giorni; prima mi riconosceva, poi pian piano la sua memoria&nbsp; iniziava&nbsp; ad abbandonarla, fino a non riconoscermi più.<br>A distanza di anni ricordo il suo volto e la sue parole: &#8216;Ricordati, che nel momento del bisogno capirai chi ti vuole bene&#8217;&#8230; In effetti lei mi ha voluto bene.<br>Lei, senza saperlo, mi ha insegnato una grande lezione: l&#8217;importanza di essere corretti a prescindere dagli altri. Le buone azioni prima o poi tornano indietro e io ne sono la prova. Nel mio percorso di vita tengo ben presente le sue parole.<br>Nel frattempo mi sono sposata con una persona meravigliosa, sono riuscita a portare mio figlio con me, ho avuto un seconda figlia e posso dire di essere una persona realizzata, perché ho una famiglia che adoro, un lavoro che mi dà tanto e posso dire a gran voce che l&#8217;Italia è casa mia!!&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p>Il progetto &#8220;Raccontarsi a modo mio&#8221;, a cura di Jorida Dervishi, sarà presentato pubblicamente a Milano, il 9 ottobre, presso la Casa dei diritti. </p>
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		<title>Proteste in Ecuador: l&#8217;accordo raggiunto tra governo e popoli indigeni</title>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16532" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Ecuador-foto-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a><figcaption>Demonstrators march during anti-government protests called mainly by Indigenous organizations, in Quito, Ecuador, Thursday, June 16, 2022. (AP Photo/Dolores Ochoa)</figcaption></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Per più di due settimane l’Ecuador è stato teatro di imponenti manifestazioni contro il governo del Paese, ad oggi guidato dal conservatore Guillermo Lasso.</p>



<p>Protagonisti di questi eventi sono stati in particolare i popoli indigeni, raggruppati e coordinati dalla Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador (CONAIE), la prima organizzazione ad avere indetto uno sciopero il 13 giugno 2022.</p>



<p>Gli scioperi e le manifestazioni, che si sono conclusi il 30 giugno, avevano come obiettivo quello di sollecitare un intervento del governo su alcuni temi già portati all’attenzione dalla CONAIE negli ultimi anni.</p>



<p>Tra questi in particolare si domandava un intervento statale per bloccare il prezzo dei carburanti e dei beni di prima necessità, ma è stata avanzata anche la richiesta di nuove politiche in materia di sanità, istruzione e agricoltura e di misure più efficaci per lottare contro la povertà e la disoccupazione in un Paese già profondamente colpito da una crisi economica e di sicurezza.</p>



<p>Per cercare di arginare le manifestazioni, il Presidente Lasso ha imposto in diverse province lo stato di emergenza mentre una mozione per destituirlo è stata nel frattempo infruttuosamente presentata dall’opposizione. Ad oggi si calcola che negli scontri con la polizia almeno cinque persone hanno perso la vita, mentre numerosi manifestanti sono rimasti feriti o sono stati arrestati.</p>



<p>Queste vicende che hanno profondamente scosso il Paese, iniziate grazie alle azioni dei popoli indigeni e rapidamente divenute una mobilitazione a livello nazionale, si sono ufficialmente concluse il 1° luglio grazie al raggiungimento di un accordo tra CONAIE e governo, adottato con la mediazione della Chiesa. In forza di tale accordo, è stata prevista, tra le differenti misure, una riduzione di 15 centesimi a gallone di benzina mentre lo stato di emergenza è stato revocato. È stato inoltre fissato un termine di novanta giorni per proseguire il dialogo tra le parti protagoniste di queste settimane.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221; Aggiornamento dall&#8217;Ecuador</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 07:22:47 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="585" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3-1024x585.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13150" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3-300x171.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador3-768x439.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p></p>



<p>“El pueblo unido
jamás será vencido”. Quante volte ho sentito queste frasi
in America Latina, durante proteste, manifestazioni, concerti, raduni
universitari… ho perso il conto. Per anni e anni, strade, piazze e
luoghi pubblici, dal Messico fino all’Argentina, passando per il
Venezuela e la Colombia si sono riempiti di queste potenti parole.
Adesso, l’eco del popolo unito arriva dall’Ecuador. 
</p>



<p>Proteste nate dai movimenti indigeni a
causa delle misure economiche implementate dal governo di Lenin
Moreno, soprattutto l’eliminazione dei sussidi per i combustibili.
Il “galón”, che sarebbe equivalente a 3 litri, è passato da
1,85 a 2,39 $. E’ salito più del 120% e questo ha scatenato
proteste partite dal settore del trasporto insieme ai movimenti
indigeni e agli studenti. Manifestazioni in largo e lungo, con alte
concentrazioni di scontri tra polizia e civili a Quito e Guayaquil.
Mobilitazione di forze armate e polizia, che come prassi eseguono
l’abuso di potere e compiono alla perfezione le loro danze
repressive e l’attivazione di misure aggressive contro il popolo,
sebbene il popolo abbia complicato le cose con lo sciopero nazionale,
tagliando tutti i servizi essenziali. 
</p>



<p>Dalla sua parte il Presidente Lenin Moreno ha accusato Nicolas Maduro e l’ex presidente Rafael Correa di essere gli artefici di questa crisi… qualunque situazione è possibile nel continente incredibile del Realismo Magico. Nel frattempo, da Caracas è arrivato un comunicato che nega e anche Correa nega. Quello che è vero è che il Presidente Moreno ha dovuto fare gli accordi con il FMI per combattere la crisi economica e fiscale del paese, e da quello che si può capire, queste misure estreme hanno scatenato il tutto.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="560" height="373" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador1-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13151" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador1-1.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/10/ecuador1-1-300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></figure></div>



<p>La settimana scorsa, il settore
indigena clamava per la devoluzione dei sussidi al carburante,
importante per il trasporto ma anche per la loro economia, altrimenti
avrebbero invaso ancora le strade, nonostante la militarizzazione
delle strade da parte del governo e il decreto dello stato di assedio
e il coprifuoco nella capitale che imperava settimana scorsa. 
</p>



<p>Le informazioni ufficiali del governo
parlano di 929 arresti e più di 500 feriti tra civili e polizia. I
Social e la stampa parlano anche di 6 morti da quando è iniziata la
crisi, una quindicina di giorni fa. Le immagini sui social, alcune
già censurate, mostrano video e foto agghiaccianti di 3 giovani
morti buttati giù da un ponte dalla polizia, manganellate, botte e
spruzzi di acqua, proiettili a cuscinetto contro i manifestanti, ecc.
 
</p>



<p>Secondo il
governo le forze dell’ordine devono tutelare l’ordine pubblico e
la sicurezza dei cittadini durante gli scontri di piazza. Partono gli
apparati repressivi del governo e si scatena la battaglia contro i
civili, è il solito copione latinoamericano, del passato e del
presente. 
</p>



<p>Adesso si sono un po’ calmate le
acque perché sono iniziate le trattative tra il governo e i gruppi
indigeni, chiesa cattolica e ONU come intermediari, dopo 10 giorni di
sciopero nazionale e tanti scontri, il paese deve fare i conti con
l’aumento della benzina, con le voci sempre più frequenti che
dicono che Rafael Correa è dietro a tutta questa crisi e con gli
strascichi dello sciopero. 
</p>
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		<title>Venezuela. Tra il Premio Sakharov e la Siria</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 07:40:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span lang="it-IT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9949" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="480" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Premio-Sakharov-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></span></p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">Mercoledì scorso l’opposizione venezuelana ha ricevuto il Premio Sakharov 2017 consegnato dal Parlamento Europeo. E’un segnale importante perché vuol dire che l’Unione Europea è consapevole della crisi umanitaria che vive il Venezuela e del sequestro di cui la sua gente è vittima. Le parole di Antonio Tajani, Presidente del Parlamento Europeo, nel annunciare il Premio sono state: </span><span lang="it-IT"><i>“Questo premio non rappresenta solo un riconoscimento alla coraggiosa resistenza dell’Opposizione Democratica. Oggi, questo Parlamento vuole manifestare la sua vicinanza e rendere omaggio a tutto il popolo venezuelano: a coloro che sono stati imprigionati ingiustamente per aver espresso la propria opinione; a chi, quotidianamente, lotta per sopravvivere a un regime brutale; alle famiglie in lutto per la perdita dei propri cari durante mesi di ininterrotta pacifica protesta per la libertà.”</i></span> </span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">L’avvocato venezuelano Alfredo Romero, direttore della ong Foro Penal Venezolano, ha ricevuto il Premio Robert F. Kennedy per la difesa dei diritti umani consegnato dall’omonima Fondazione. In Italia, mozioni e risoluzioni a livello comunale, regionale e nazionale sono state approvate a favore della democrazia in Venezuela (Commissione Esteri del Senato della Repubblica, regioni come l’Emilia Romagna, Veneto, Toscana, comuni come Roma, Triggiano e Corato (BA), Vicenza, Rossano Veneto e Bassano del Grappa (VI), altrettanto è successo a livello intrenazionale in paesi come: Peru, Uruguay, Spagna. Nel mondo, Stati Uniti in testa, sono state applicate delle sanzioni economiche contro il governo del Venezuela e contro alcune alte cariche dello stato. L’Organizzazione degli Stati Americani, L’Organizzazione delle Nazioni Unite, L’Unione Europea, Amnesty International, Human Rights Watch, ecc. hanno denunciato e manifestato il loro ripudio per quello che succede nel paese. Ma tutto ciò non è sufficiente. Il Venezuela è un paese sotto sequestro. Un gruppo di uomini hanno in pugno un intero paese che piano piano agonizza sotto gli occhi di tutti. La mancanza di cibo e medicinali e la crisi nel mondo dell’istruzione sono dei chiari metodi di controllo della popolazione. Se un popolo è malnutrito, debole, povero e ignorante può essere sottomesso e manipolato molto più facilmente. E’ questo che ormai sta succedendo in Venezuela. </span></span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9950" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="700" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/frontera_venezuela-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000;"><span lang="it-IT">La diaspora fa quello che può per raccogliere medicinali e beni di prima necessità e spedirli attraverso canali non ufficiali, perché il governo ha chiaramente negato la apertura di un canale umanitario dichiarando che la nazione non è in crisi, allo stesso modo, la diaspora gira il mondo diffondendo notizie, denunciando le continue e sistematiche violazioni dei diritti umani, chiedendo giustizia e più sanzioni economiche. Ma tutto ciò non è sufficiente.</span></span></p>
<p><span lang="it-IT">Il numero di bambini malnutriti aumenta di ora in ora, così come il numero di persone disperate che lasciano il paese. I malati di patologie come il diabete, tumori vari, AIDS, epilessia, malattie cardiache, ecc. da mesi non hanno accesso ai medicinali specializzati o ai trattamenti e stanno morendo in silenzio. Alcune vittime della repressione sfrenata di quest’anno aspettano contributi economici e donazioni da parte dei cittadini per poter iniziare trattamenti, procedere a interventi, ecc. Nessuno ha delle possibilità economiche per affrontare spese mediche e il diritto alla salute pubblica ormai è sepolto. Senza parlare della gravissima situazione dei prigionieri politici, la cifra ufficiale in data 29 novembre è di 299 prigionieri di coscienza. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9951" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="950" height="468" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 950w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta-300x148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-cucuta-768x378.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 950px) 100vw, 950px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Nei mesi scorsi le autorità colombiane discutevano se preparare e allestire campi profughi per i venezuelani che ogni giorno attraversano il confine con la Colombia. Le autorità delle città di confine erano molto preoccupate per l’emergenza iniziata nei primi mesi di quest’anno. 470.000 venezuelani sono in Colombia, poco meno della metà sono regolari, 67.000 hanno un permesso di soggiorno speciale, altri sono clandestini. Città di confine colombiane come Barranquilla, Maicao e Cúcuta sono in difficoltà per questa crisi. A Cúcuta, al meno 3.000 venezuelani dormono nelle piazze e sui marciapiedi. Di giorno puliscono i vetri delle auto, sono venditori ambulanti, chiedono l’elemosina, e quando cala il sole si posizionano su spazi pubblici e passano la notte. Nell’ottobre scorso, il governo di Panama ha innalzato una diga di contenimento all’intenso flusso migratorio venezuelano, il presidente ha ordinato che i cittadini venezuelani devono richiedere un visto per entrare nel paese, altrettanto, a causa di questa presenza massiccia, i social network e poi i giornali hanno diffuso i racconti di denunce per razzismo, ripudio, violenza psicologica, mobbing, ecc. da parte di panamensi verso questi immigranti. Non di meno i venezuelani in Ecuador: le cifre indicano che l’83% ha un livello scolastico superiore e/o universitario, sono professionisti ma lavorano come colf, camerieri, venditori ambulanti, babysitter, ecc. E così’ potrei continuare e parlare di casi di questo genere in quasi tutti i paesi dove i venezuelani disperati sono andati. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9952" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="600" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezuelani-in-colombia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Alcuni giornali venezuelani hanno pubblicato la notizia allarmante del fenomeno della prostituzione venezuelana in paesi come Colombia, Ecuador, Peru, Repubblica Dominicana. Donne di tutte le classi sociali, alcune perfino professioniste che in Venezuela erano impiegate, maestre, medici, ecc. e che grazie alla crisi hanno cambiato “lavoro” e paese per poter sfamare le loro famiglie. Tutte rispondono che lo fanno per avere in cambio cibo o bensì soldi per comprare alimenti e medicine e mandarli ai parenti rimasti in Venezuela. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Come mi ricordano tutti questi fatti la situazione che da anni viviamo in Europa a causa dell’emigrazione clandestina. </span></p>
<p><span lang="it-IT">Nel frattempo, il presidente Nicolas Maduro e il suo entourage continua a negare che in Venezuela ci sia una crisi, grazie ai social network girano filmati e commenti di persone e ong o associazioni che denunciano come il governo ignora questa situazione e umilia il proprio popolo facendo baccanali con champagne e aragoste, parlando in TV mentre mangiano, mostrando le loro ville, i loro vestiti di marca, rinfacciando regali costosi, spendendo i soldi in viaggi, mentre il popolo più povero rovista nella spazzatura, fugge attraverso la frontiera, muore di fame, di malaria, di tubercolosi, di sofferenza e mentre i prigionieri politici marciscono in prigione e gli viene negato ogni diritto. </span></p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9953" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="600" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/venezolanos-en-peru-1024x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p><span lang="it-IT">Basta ya! Liberiamo il Venezuela sotto sequestro!</span></p>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;: Malati chi?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 May 2017 06:11:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde   Dal 17 al 25 giugno si terrà il Milano Pride. Speriamo che come ogni anno sia una grande festa e un’occasione di rivendicazione dei diritti di tutte e tutti. Manifestazioni&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p><span style="font-size: large;"> </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Dal 17 al 25 giugno si terrà il Milano Pride. Speriamo che come ogni anno sia una grande festa e un’occasione di rivendicazione dei diritti di tutte e tutti.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Manifestazioni di questo tipo si tengono in tutto il mondo, anche in America latina, dove l’omotransfobia ha un tasso altissimo nella popolazione.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Dal sito ufficiale di Milano Pride:</span></p>
<p>“<span style="font-size: large;">Il Milano Pride è prima di tutto la manifestazione dell’orgoglio delle persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali, asessuali, intersessuali e queer: una straordinaria festa di libertà…”</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Si, è una manifestazione di orgoglio. Dovremmo dirglielo forte e chiaro alle persone che nel continente americano hanno fondato cliniche che “curano” l’omosessualità.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La maggior parte di questi posti sono gestiti da chiese evangeliche che hanno diretto contatto con quelle congregazioni che negli Stati uniti non possono più offrire i “loro servizi di terapia”. Negli USA è vietato dalla legge, semplicemente perché l’omosessualità non è una malattia.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Probabilmente anche in Ecuador, in Messico, Chile, Colombia sarà vietato dalla legge e, ufficialmente, l’omosessualità non sarà più vista come una perversione, come una malattia. La verità è che gran parte della popolazione non la vede così. Di solito sono gli stessi parenti a cercare queste cliniche e portare con la forza figli gay, figlie lesbiche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-988.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8791 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-988.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="275" height="183" /></a></p>
<p><span style="font-size: large;">Siamo ancora una società che crede ciecamente in ciò che detta la religione , senza mettere mai nessun argomento in discussione. Nonostante i grandi passi in avanti che si sono fatti. In città del Messico per esempio, il matrimonio egualitario è legale.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">L’omosessualità non si cura, perché non c’è niente da curare. Punto. </span></p>
<p><span style="font-size: large;">Paola Concha è stata vittima di abusi per più di un anno in una di queste cliniche in Ecuador. </span></p>
<p>“L<span style="font-size: large;">’ 8 Dicembre 2006 sono arrivati a casa mia , mi hanno costretto ad andare con loro, mi hanno messo in una roulotte e portata in un centro &#8216;terapeutico&#8217;. Quando sono arrivata ero già stata ammanettata e picchiata. Mi hanno legato le mani per mesi. Mi hanno lasciata senza cibo giorni. Mi hanno ammanettata in un bagno sporco che usavano più di 60 persone.” Tutto questo per “curarla”. Ma lei non era malata, e ora è un’attivista che lotta contro questo tipo di posti.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Nel 2011 in Ecuador sono state chiuse oltre 30 cliniche di questo tipo, tutte legate a chiese.</span></p>
<p><span style="font-size: large;">Il vescovo di Saltillo, regione del nord del Messico, Raul Vera ha dichiarato in una intervista :</span></p>
<p>“ <span style="font-size: large;">Bisogna essere fuori di testa per pensare che gli omosessuali sono dei viziosi e sono condannati. I veri malati sono gli omofobici”</span></p>
<p><span style="font-size: large;">La fotografa ecuadoregna Paola Paredes ha ricreato degli episodi che raccontano le stesse vittime che purtroppo hanno passato del tempo in questi centri. Il suo lavoro lo trovate qui: </span></p>
<p><a href="https://www.paolaparedes.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-size: large;">https://www.paolaparedes.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></a></p>
<p><span style="font-size: large;">L’omofobia è la vera malattia da debellare .</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La crisi della democrazia in Ecuador</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Apr 2017 08:11:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di seguito il  comunicato congiunto dello European Center for Transitional Justice e del Collegio Latinoamericano dei giornalisti sulla grave condizione delle democrazia in Ecuador in seguito alla recenti elezioni presidenziali.     Le ultime elezioni&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di seguito il  comunicato congiunto dello <strong>European Center for Transitional Justice</strong> e del <strong>Collegio Latinoamericano dei giornalisti </strong>sulla <em><strong>grave condizione delle democrazia in Ecuador in seguito alla recenti elezioni presidenziali</strong></em>.</p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-8446" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="465" height="465" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n-768x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/04/13892053_960420580723958_1199000548798222833_n-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 465px) 100vw, 465px" /></a></em></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Le ultime elezioni presidenziali in Ecuador, del 19 Febbraio 2017, hanno rilevato un forte malfunzionamento della democrazia nel paese, del diritto di voto nonché una corruzione dilagante.</p>
<p>Negli ultimi mesi, l’Ecuador vive una crisi, caratterizzata da una forte tensione tra i sostenitori dell’uscente presidente Rafael Correa (fortemente contestato in particolare per i suoi legami con la compagnia petrolifera brasiliana “Odebrecht” e per la distruzione della riserva naturale Yasunì, nel nord-est del Paese) e i suoi oppositori. Una crisi che risulta aggravata dal risultato del ballottaggio che si è tenuto il 2 Aprile.</p>
<p>Dalla notte del 2 Aprile &#8211; quando già come accaduto la notte del 19 Febbraio &#8211; parte della società civile ha lamentato brogli elettorali, si registrano proteste di piazza e una crescente contrapposizione tra i sostenitori di Correa e del neo eletto presidente Lenìn Moreno e i sostenitori dello sconfitto candidato Guillermo Lasso che puntano a ottenere la riapertura delle urne elettorali dal Comitato Nazionale Elettorale (CNE) per il riconteggio dei voti espressi.</p>
<p>Il Presidente del CNE, nonostante le forti pressioni, la denuncia di brogli elettorali da parte di Lasso e le segnalazioni provenienti dalle circoscrizione estere, il 4 Aprile alle 13.30, ha confermato l’elezione di Moreno alla carica di presidente dell’Ecuador, garantendo così continuità di Governo al partito socialista di maggioranza, “Alianza Paìs”.</p>
<p>Nel Paese è oggi attiva una commissione di osservatori elettorali dell’Organizzazione degli Stati americani (OAS).</p>
<p>In questo difficile contesto, parte della società civile e dell’esercito hanno deciso di agire a tutela della democrazia, nel tentativo di sensibilizzare verso le profonde violazioni del diritto di voto. Tra i principali attori di questa protesta figura il capitano di Marina Edwin Ortega Sevilla.</p>
<p>Data l’attuale situazione nel Paese e l’evoluzione degli scontri di piazza <strong><em>Alicia Erazo</em></strong>, giornalista, referente italiana per il <strong>Consiglio Latinoamericano dei giornalisti</strong> e <strong><em>Martìn Eduardo Botero</em></strong>, Presidente dello <strong>European Center of Transitional Justice</strong> esprimono la loro forte preoccupazione per la conservazione della democrazia e la tutela dei diritti fondamentali della popolazione.</p>
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