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	<title>Egitto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Egitto Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Anbamed: notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2022 08:37:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(a cura di Farid Adly) Palestina Occupata Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="976" height="549" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16718" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 976w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/fattah-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 976px) 100vw, 976px" /></a></figure>



<p></p>



<p>(a cura di Farid Adly)</p>



<p></p>



<p><strong><br>Palestina Occupata</strong></p>



<p>Un giovane ucciso e 57 feriti in seguito all’invasione dei coloni nella città di Nablus. Il pretesto dell’entrata dei coloni nella città palestinese, scortati dai soldati in assetto di guerra, era la visita alla tomba di Giuseppe. Negli scontri che ne sono seguiti, le pallottole hanno avuto la meglio sulle pietre.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Quarto giorno dello sciopero totale, della fame e della sete, di Alaa Abdel Fattah. La diplomazia ha fatto passi modesti a favore della sua liberazione, negli incontri bilaterali con il generale Al-Sissi, durante i lavori del vertice sul clima che si tiene a Sharm Sheikh. Il regime non ha permesso la visita in carcere alla madre, Leila Sueif, e non ha fornito nessuna prova della presenza in vita di Alaa. I timori riguardano l’alimentazione forzata per tenerlo in vita fino alla conclusione di COP27 e la fine della copertura mediatica. Questo timore lo ha espresso esplicitamente la sorella Sanaa nel suo intervento durante la conferenza sui diritti umani al COP27 (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=bTKJQavA0Wk&amp;t=6113s&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi)</a>.</p>



<p>Anche le pressioni dell’ONU non hanno sortito nessuna clemenza nella granitica determinazione repressiva della dittatura.</p>



<p>In Italia è in corso un digiuno collettivo, in solidarietà con Alaa, di un centinaio di giornalisti, politici e attivisti. (<a href="https://www.anbamed.it/2022/11/07/digiuno-per-alaa-9-novembre-2022/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L&#8217;elenco completo degli aderenti lo trovate qui</a>).</p>



<p><strong>Iran</strong></p>



<p>La procura ha annunciato che sono stati citati in giudizio 1024 persone, in riferimento alle proteste nate dopo l’assassinio di Mahsa Amini. Questo numero riguarda soltanto la capitale Teheran. Il portavoce ha definito le vittime del provvedimento “fomentatori di disordini”. Si temono – come ha annunciato lo stesso procuratore della capitale e come hanno chiesto i parlamentari – molte condanne a morte.</p>



<p>Le proteste continuano malgrado la repressione e le minacce degli esponenti del regime, a partire dalla stessa guida spirituale sciita, Khaminei. Al centro della protesta ci sono gli studenti universitari che proseguono lo sciopero della didattica, fino alla liberazione dei loro compagni arrestati.</p>



<p><strong>Libia</strong></p>



<p>Il procuratore generale della Corte Penale Internazionale, Karim Khan, ha compiuto ieri una visita a&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Tarhuna,+Libia/@32.4313686,13.6027683,13z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13a606a18f17b105:0xbac238f4cf0dd0ea!8m2!3d32.4279191!4d13.6420599?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Tarhuna</a>, 80 km a sud di Tripoli. Si è recato nei luoghi dove sono state scoperte le fosse comuni ed ha incontrato i sopravvissuti e le famiglie delle vittime (<a href="https://twitter.com/IntlCrimCourt/status/1589892888057778176?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1589892888057778176%7Ctwgr%5E611eaccfc31192a0e310619a28b5f69292a185ff%7Ctwcon%5Es1_&amp;ref_url=https%3A%2F%2Fmubasher.aljazeera.net%2Fnews%2F2022%2F11%2F8%2Fd8a7d984d985d8afd8b9d98a-d8a7d984d8b9d8a7d985-d984d985d8add983d985d8a9-d8a7d984d8acd986d8a7d98ad8a7d8aa-d8a7d984d8afd988d984d98ad8a9&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi</a>). Oggi, mercoledì 9 novembre, Khan esporrà al Consiglio di Sicurezza dell’ONU il rapporto sui crimini di guerra compiuti in Libia dal 2011 in poi.</p>



<p><strong>Tunisia</strong></p>



<p>Una barca è affondata al largo delle coste di&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Biserta,+Tunisia/@37.2810525,9.7914623,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x12e31e4db2105f13:0xf44361a00609c69e!8m2!3d37.2767579!4d9.8641609?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Biserta</a>. A bordo vi erano 18 persone, dei quali soltanto 5 sono stati salvati. Un corpo è stato riportato dalla guardia costiera e le ricerche sono ancora in corso, per trovare gli altri 12 dispersi.</p>



<p>La crisi economica ha spinto molti giovani tunisini a tentare di raggiungere le coste italiane, a rischio della vita. Nei primi 10 mesi di quest’anno, la guardia costiera tunisina ha bloccato in mare 22 mila migranti e riportati indietro.</p>



<p>A&nbsp;<a href="https://www.google.it/maps/place/Zarzis,+Tunisia/@33.5025516,11.0147766,12z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x13aaef091002cd17:0xf0c94e8be32184f!8m2!3d33.5041035!4d11.0881494?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zarzis</a>, invece, familiari di migranti scomparsi hanno invaso il cimitero dei senza nome, per tentare di identificare i corpi dei loro cari tra quelli recuperati lo scorso mese e sepolti dalle autorità comunali, senza le necessarie indagini per la loro identificazione.</p>



<p>Nella scorsa settimana si è tenuto uno sciopero di protesta, che ha coinvolto tutta la cittadinanza, con chiusura delle scuole, blocco dei trasporti e saracinesche abbassate dei negozi. Le autorità hanno deciso la chiusura del cimitero dei senza nomi, ma i parenti hanno scavalcato ieri il muro e aperto le tombe per tentare di identificare le vittime, controllando i vestiti. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Algeria</strong></p>



<p>Il ministero degli esteri ha annunciato che Algeri ha presentato ufficialmente la richiesta di aderire al gruppo BRICS.&nbsp;<em>“Russia e Cina hanno già espresso parere favorevole e si attende la conclusione delle valutazioni degli altri tre paesi, Brasile, India e Sud Africa”,</em>&nbsp;ha affermato Leila Zroughi, responsabile del dossier.</p>



<p>BRICS è un gruppo alternativo al G7 e raggruppa le 5 economie emergenti, con forte crescita del prodotto nazionale. Raccoglie attualmente il 40% della popolazione mondiale e il 25% dell’economia globale. Nella fase odierna della crisi dell’Ucraina e di Taiwan, BRICS rappresenta anche uno schieramento politico e non solo economico. &nbsp;</p>



<p><strong>Arabia Saudita-Iran</strong></p>



<p>Il Cremlino ha annunciato il proprio impegno a mediare tra l’Arabia Sauditae l’Iran,&nbsp;<em>“per superare pacificamente la crisi in corso”.</em>&nbsp;È una risposta indiretta ai tamburi di guerra che Washington ha messo in campo, schierando i caccia della V flotta ai confini dell’Iran e parlando di un possibile attacco iraniano contro il territorio saudita. Molti osservatori mediorientali hanno visto, in quelle agitazioni statunitensi, un tentativo di riportare Riad nell’ovile della Casa Bianca, dopo la rottura sui prezzi del petrolio. Le relazioni diplomatiche persiano-saudite sono interrotte dal 2016 e negli ultimi anni si sono aperti spazi di trattative bilaterali dirette, con la mediazione dell’Iraq. L’ultimo incontro si è tenuto lo scorso aprile e lo scoglio principale alla ripresa dei rapporti è la guerra in Yemen. &nbsp;</p>



<p><strong>Mondo</strong></p>



<p>Sono passati otto mesi e 14 giorni di guerra russa in Ucraina.</p>



<p><strong>Appelli:</strong></p>



<p>Anbamed&nbsp;chiama la vostra sensibilità per salvare la 20enne sudanese, Amal, dalla lapidazione. Vi chiediamo di scrivere una lettera all’ambasciata sudanese a Roma:&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.anbamed.it/2022/10/25/appellp-salvate-amal-dalla-lapidazione/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Alaa Abdel Fattah ha iniziato lo sciopero della fame il 2 aprile, nel carcere egiziano di Wadi Natroun. Da domenica 6 novembre, ha iniziato anche lo sciopero della sete. Il regime di Al-Sissi è sordo agli appelli e nelle cancellerie internazionali prevale l’insensibilità.</p>



<p>In Italia, dal 28 maggio, è in corso un digiuno solidale a staffetta per chiedere la sua liberazione.</p>



<p>Oggi, mercoledì 9 novembre, un centinaio di volontari rispettano un digiuno collettivo in solidarietà con Alaa.</p>
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		<title>Notizie dal sudest del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 09:49:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da Anbamed.it) I TITOLI: Siria: I combattenti curdi scovano nel campo profughi di El Hol cellule jihadiste. Etiopia:&#160;Bombardamento governativo su Makallè capoluogo del Tigray. 4 civili morti tra i quali 2 bambini. Egitto:&#160;Il premier britannico&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>(Da Anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="828" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16581" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani-254x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 254w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Di Mauro Biani</figcaption></figure>



<p>I TITOLI:<strong><u><br></u></strong></p>



<p><strong><u>Siria:</u></strong> I combattenti curdi scovano nel campo profughi di El Hol cellule jihadiste.</p>



<p><strong><u>Etiopia:</u></strong>&nbsp;Bombardamento governativo su Makallè capoluogo del Tigray. 4 civili morti tra i quali 2 bambini.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;Il premier britannico chiede al presidente Al-Sissi la liberazione di Alaa Abdel Fattah.</p>



<p><strong><u>Sahara occidentale:</u></strong>&nbsp;Crisi diplomatica tra Marocco e Tunisia per la partecipazione del leader del Polisario al TICAD a Tunisi</p>



<p><strong><u>Turchia:</u></strong>&nbsp;Una famosa cantante arrestata per aver pronunciato una battuta sulle scuole coraniche.</p>



<p><strong><u>Pakistan:</u></strong> L’ex premier Khan accusato di terrorismo per una frase contro l ruolo della polizia nella repressione dei suoi sostenitori.</p>



<p><strong><u>Le notizie</u></strong></p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Le forze democratiche siriane a guida curda hanno arrestato 27 elementi di Daiesh (Isis) all’interno del campo di El Hol, nella provincia di Deir Azzour, vicino al confine con l’Iraq. Sono tutti famigliari di miliziani jihadisti, detenuti o morti, e risiedevano nel campo in condizioni di relativa libertà. Dopo una serie di attacchi e attentati, le autorità curde hanno provveduto ad operazioni di controllo nelle tende e di operare censimenti con la raccolta delle impronte digitali. Secondo quanto affermato dai capi curdi sono stati scoperti 4 tunnel scavati sotto il pavimento delle tende e sequestrate armi e documenti. Il campo profughi di El Hol contiene 56 mila persone, con 10 mila stranieri provenienti da paesi non arabi, in prevalenza donne e bambini. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Etiopia</strong></p>



<p>Si allarga il conflitto in Etiopia tra le forze governative e il FPLT. L’aeronautica di Addis Abeba ha bombardato il capoluogo Makallè, causando – secondo fonti ospedaliere &#8211; la morte di 4 persone, tra i quali 2 bambini, e il ferimento di altri 9. Gli scontri a terra continuano per il quarto giorno consecutivo nel triangolo di confine tra le province di Tigray, Amhara e Afar. Dopo bombardamenti con l’artiglieria, i guerriglieri del Fronte sono penetrati nei territori delle province vicine e la reazione dei governativi è stata il ricorso all’aeronautica. Preoccupazione alle Nazioni Unite per la recrudescenza dello scontro e il coinvolgimento dei civili, tenendo conto che la regione è tra quelle colpite dalla siccità e la popolazione per sopravvivere dipende dagli aiuti internazionali. Dallo scorso marzo era in corso una tregua tra i due belligeranti e ciascuna delle parti accusa l’altra di averla violata.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Secondo un comunicato britannico, durante la telefonata intercorsa tra Jonson e Al-Sissi, per il passaggio di consegne del vertice sui cambiamenti climatici (COP 27), il premier britannico ha chiesto al presidente egiziano “progressi immediati e positivi nella causa di Alaa Abdel Fattah”, che recentemente aveva ottenuto la cittadinanza britannica. Il comunicato egiziano non accenna minimamente all’argomento. Alaa Abdel Fattah è stato riarrestato nel 2019, dopo aver scontato una condanna di 5 anni di reclusione e da quella data è agli arresti preventivi in attesa di conclusione indagini. Dal 2 aprile è in sciopero della fame. In Italia è in corso una campagna di solidarietà per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero di un giorno a staffetta che ha coinvolto un centinaio di intellettuali e attivisti.</p>



<p><strong>Sahara occidentale</strong></p>



<p>In Tunisia si tiene, oggi e domani, la Conferenza internazionale giapponese per lo sviluppo in Africa (TICAD&nbsp;<a href="https://www.orizzontinternazionali.org/2019/03/20/tokyo-international-conference-on-african-development-ticad-le-relazioni-nippo-africane/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi</a>&nbsp;). Il presidente tunisino Siaed ha ricevuto il presidente della Repubblica Saharawi, Ibrahim Ghali, all’aeroporto ed i media tunisini hanno dato risalto alla calorosa accoglienza. La questione ha irritato la diplomazia di Rabat che ha richiamato il proprio ambasciatore a Tunisi ed ha annunciato la non partecipazione alla conferenza TICAD. Il Marocco, forte dei successi diplomatici in USA ed Europa, che sostengono velatamente l’annessione del Sahara Occidentale al regno, alza la voce con i paesi arabi ed africani che non accettano le mosse unilaterali di Rabat per la composizione del conflitto con il Fronte Polisario.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>La cantante Gülşen Bayraktar è stata arrestata per una frase sulle scuole coraniche. Un giudice ha accolto il rapporto della polizia e ha confermato il suo arresto in attesa di giudizio, “per istigazione all’odio”. La cantante durante un suo spettacolo di alcuni mesi fa, dal palco ha interloquito scherzosamente con un fan, sostenendo che la propria “devianza” sarebbe stata causata dalle sue frequentazioni da piccola delle scuole coraniche. Il video dello scambio di battute è girato nei social ed ha attirato le proteste del partito islamista di Erdogan.</p>



<p><strong>Pakistan</strong></p>



<p>Situazione politica critica in Pakistan dopo gli scontri tar polizia e sostenitori dell’ex premier Oumran Khan, che nelle ultime votazioni è riuscito a vincere le elezioni locali. Il ricorso del governo di Sharif all’accusa di terrorismo nei confronti dello stesso Khan, per una sua dichiarazione contro la polizia e contro un giudice influente, segna l’alto livello di scontro e di nervosismo nelle file dei servizi di sicurezza e dell’esercito, gli ultimi arbitri nelle dispute politiche nel paese asiatico. Lo scontro politico ha aggravato la crisi economica del paese, che rischia di non essere in grado di pagare i debiti, per l’esaurimento dei fondi di valuta estera nella Banca centrale. In Pakistan dal momento dell’indipendenza nel 1947, nessun governo eletto è rimasto in carica per l’intera legislatura. La retorica nazionalista potrebbe presentare il ritorno dei militari al poter come l’ancora per la salvezza della patria.</p>



<p>Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un piccolo&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/sostienici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contributo</a>&nbsp;per noi significa molto. Torna presto a leggerci ed ascoltarci.</p>



<p><strong>Approfondimenti</strong></p>



<p><strong>Finestra sulle Rive Arabe n. 4</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/22/finestra-sulle-rive-arabe-n-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/22/finestra-sulle-rive-arabe-n-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In solidarietà con le ONG palestinesi.</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/19/solidarieta-alle-ong-palestinesi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/19/solidarieta-alle-ong-palestinesi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In ricordo di Gino Strada</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/13/in-ricordo-di-gino-strada-ad-un-anno-dalla-scomparsa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/13/in-ricordo-di-gino-strada-ad-un-anno-dalla-scomparsa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>12 agosto 1976 il massacro di Tel Zaatar</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/12/12-agosto-1976-massacro-di-tal-zaatar/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/12/12-agosto-1976-massacro-di-tal-zaatar/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Speciale Gaza:</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/09/speciale-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/09/speciale-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In ricordo di “Abouna Paolo”, scomparso 9 anni fa in Siria</strong></p>



<p>Il 29 luglio 2013 è l’ultima data nella quale è stato visto Padre Paolo Dall’Oglio, a Raqqa, mentre si recava nella sede del governatorato della città, diventato il quartier generale del fu falso califfato. 9 anni di angoscia per la scomparsa di “Abouna”, come lo chiamavano i giovani siriani in rivolta contro la dittatura di Bashar Assad. Dedichiamo in suo ricordo un approfondimento a più voci, con il link al video realizzato dal collega Amedeo Ricucci, recentemente scomparso.</p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/07/28/in-ricordo-di-abouna-paolo-scomparso-9-anni-fa-in-siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/07/28/in-ricordo-di-abouna-paolo-scomparso-9-anni-fa-in-siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Finestra sulle&nbsp;<em>RiveArabe – 3</em></strong></p>



<p><strong>Da Tripoli alla Mecca, viaggio nel deserto dei sentimenti</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/07/24/finestra-sulle-rive-arabe-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/07/24/finestra-sulle-rive-arabe-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



<p><strong>Libertà per Alaa Abdel Fattah</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/06/06/liberta-per-alaa-abdel-fattah/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/06/06/liberta-per-alaa-abdel-fattah/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Echi dalla stampa araba n. 15</strong></p>



<p>a cura di&nbsp;<a href="http://www.francescamartino.it/about-me/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesca Martino</a></p>



<p>In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.</p>



<p>La pubblicazione non significa affatto la condivisione delle idee espresse.</p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/05/02/echi-dalla-stampa-araba-n-15/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/05/02/echi-dalla-stampa-araba-n-15/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2022 09:03:01 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p>(Da Anmabmed.it). A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p></p>



<p><strong><u>Titoli</u></strong></p>



<p><strong><u>Vertice Gedda:</u></strong>&nbsp;Biden conclude la sua visita in M.O. Vertice in Arabia Saudita con il fronte anti Iran.</p>



<p><strong><u>Sudan:</u></strong>&nbsp;Scontri etnici provocano 31 morti.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;“Perdono presidenziale” libera un altro gruppo di detenuti.</p>



<p><strong><u>Libano:</u></strong>&nbsp;Sciopero ad oltranza del settore pubblico contro il carovita e la corruzone.</p>



<p><strong><u>Yemen:</u></strong>&nbsp;L’esercito denuncia violazioni della tregua da parte degli Huothi.</p>



<p><strong><u>Mauritania:</u></strong>&nbsp;Amnistia per 7 terroristi pentiti.</p>



<p><strong><u>Iraq:</u></strong> Baghdad chiede ad Ankara il rilascio di maggiori quantità d’acqua dalle dighe sui fiumi Tigri e Eufrate.</p>



<p></p>



<p id="gedda"><strong><u>Le notizie</u></strong></p>



<p><strong>Vertice Gedda</strong></p>



<p>Si è concluso il vertice arabo-statunitense che si è tenuto a Gedda sotto la presidenza dell’emiro Mohammed Bin Salman. “Sicurezza e sviluppo” è il titolo dell’incontro che ha coinvolto i paesi arabi del Golfo oltre a Giordania e Egitto, presenti tutti a livello di capi di Stato o di governo. Il comunicato finale afferma la costituzione di due unità di coordinamento delle azioni di sicurezza tra le nazioni presenti e la Centcom (U. S. Central Comand). Il presidente Biden nel suo discorso ha sferrato un duro attacco all’Iran accusandolo di fomentare instabilità e interferenze negli affari degli altri paesi e si è impegnato ad impedire che Teheran possa costruire la bomba atomica. Ha ripetuto che la stabilità e lo sviluppo nella regione richiedono la collaborazione in campo economico e di sicurezza tra tutti i paesi, compreso Israele. Nella conferenza stampa, il ministro degli esteri saudita ha respinto l’ipotesi di una Nato mediorientale.</p>



<p>Biden ha ribadito il ritorno diplomatico e militare di Washington in Medio Oriente, ma è fallito nel creare un’alleanza tra i paesi arabi e Israele in funzione anti iraniana. La volontà di sconfiggere la Russia e contrastare la Cina era palesemente contro gli interessi diretti delle politiche economiche dei paesi produttori di petrolio. Infatti, l’aumento di produzione e esportazione auspicate dalla Casa Bianca non hanno ottenuto una risposta positiva. &nbsp;</p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Duri combattimenti etnici nella regione Nilo Blu, la parte sudorientale del paese. Sono caduti 31 morti e 39 feriti e le autorità hanno imposto il coprifuoco per poter riprendere il controllo della situazione. Gli scontri sono iniziati mercoledì in seguito all’uccisione di un contadino in una contesa sui terreni da coltivare, ma poi si sono estesi a diverse cittadine. Nella regione opera una milizia ribelle, il Fronte Popolare per la Liberazione del Sudan, che non ha firmato gli accordi di pace. Il Comitato dei medici ha chiesto al governo federale di mandare aiuti sanitari agli ospedali, per sostenere gli sforzi degli operatori locali, che lavorano in condizioni disperate per la mancanza di attrezzature. &nbsp;</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Altri detenuti politici in attesa di giudizio sono stati rilasciati nel quadro dell’iniziativa della commissione parlamentare costituita per il processo di “dialogo nazionale”, promosso dal presidente Al-Sissi. Una goccia nel mare della repressione del dissenso. La formula usata è quella del “perdono presidenziale” e si ottiene su richiesta dell’interessato, che viene studiata da una commissione parlamentare; un procedimento farraginoso ed arbitrario che umilia le vittime e glorifica il tiranno. Nelle carceri egiziane giacciono 60 mila detenuti politici e di opinione. Per liberare con dignità gli oppositori politici detenuti, sarebbe bastata una semplice legge che preveda il proseguimento dei procedimenti giudiziari a piede libero. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Libano</strong></p>



<p>Prosegue lo sciopero del settore pubblico contro il carovita e il mancato adeguamento delle retribuzioni con la svalutazione della lira. Si è svolta ieri una grande manifestazione nella capitale Beirut contro la privatizzazione e la corruzione. I dipendenti pubblici hanno visto il loro potere d’acquisto eroso dalla caduta verticale della lira. Dal cambio ufficiale bancario di 1507 lire per un dollaro si è passati, nel mercato nero, a 30 mila lire per un dollaro. Chi guadagnava l’equivalente di 1000 dollari al mese, il valore del suo stipendio sul mercato adesso è di 50 dollari. &nbsp;</p>



<p><strong>Yemen</strong></p>



<p>L’esercito governativo ha denunciato violazioni della tregua in diverse province. Sarebbero rimasti uccisi 8 soldati e feriti altri 9. “Le violazioni negli ultimi 4 giorni sono state condotte con sparatorie per mano di cecchini, lanci di mortaio sui vari fronti del cessate il fuoco ed in particolare a Taez oppure con droni armati”. Il comunicato dell’esercito sostiene che è stato respinto un tentativo di sfondamento nel fronte di Taez. I ribelli Houthi non hanno risposto alle accuse ed a loro volta accusano le forze governative e quelle saudite di preparare un’offensiva e stanno cercando pretesti per la rottura del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Mauritania</strong></p>



<p>Il presidente Mohammed el-Ghazwani ha emesso un decreto di amnistia per la liberazione di 8 detenuti accusati di terrorismo. Non è stato pubblicato l’elenco degli amnistiati, ma fonti giornalistiche parlano del jihadista Taqi Weld-Yssuf, consegnato dal Niger nel 2010 ed il siriano Hassan Najjar. L’amnistia è stata decisa dopo un lungo confronto con i detenuti tramite una commissione di ulema. Il gruppo di jihadisti ha dichiarato il proprio pentimento e l’abbandono delle idee e delle pratiche estremiste. La Mauritania si trova in una regione infestata dal jihadismo di origine algerina e maliana, ma dal 2011 è riuscita a contrastare il terrorismo con un’azione politica mirante a neutralizzare il discorso dell’odio con un programma di educazione alla convivenza civile. &nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il governo iracheno ha chiesto a quello turco di rilasciare più quantità d’acqua dalle dighe sui fiumi di Eufrate e Tigri. Secondo il ministero dell’irrigazione di Baghdad, Turchia ed Iran non rispettano gli accodi bilaterali per la distribuzione delle acque dei fiumi. La quota irachena si è ridotta ad un terzo di quello che otteneva nei decenni precedenti. A causa della siccità, quest’anno si è sentita maggiormente la scarsezza dell’acqua nei corsi e la conseguente desertificazione di larghe zone del paese, soprattutto nel sud. Gli effetti sull’agricoltura e sulla pesca sono stati disastrosi. Un problema che diventerà cronico, perché Baghdad non ha né la capacità militare né diplomatica per poter ottenere cedimenti dai due paesi confinanti, che usano l’arma dell’acqua come strumento di pressione politica. &nbsp;</p>



<h1>Se la “rivolta degli affamati” in Iran<br>rivitalizza l’accordo sul nucleare</h1>



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<p>L’ondata di proteste mette sotto pressione Raisi. Ma la strada diplomatica è stretta</p>



<p>di Marina Forti</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/07/Foto-20220715-Approfondimento-Iran.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5991"/></figure>



<p>Le immagini circolano sui social media: mostrano folle che urlano slogan contro l’aumento dei prezzi e contro il governo, a Tehran e altre importanti città iraniane. Scene simili si ripetono ogni settimana almeno da maggio, e testimoniano di&nbsp;<strong>una nuova ondata di proteste in Iran</strong>. Coinvolgono donne e uomini, giovani e vecchi; i commercianti, i dipendenti pubblici, i pensionati. In giugno in particolare sono scesi nelle strade anche gli insegnanti, che chiedono aumenti salariali e il rilascio dei loro colleghi arrestati durante precedenti proteste.</p>



<p>In questi stessi giorni, altre immagini hanno richiamato l’attenzione sull’Iran: quelle del capo-negoziatore iraniano Ali Bagheri Kani che arriva a Doha, capitale del Qatar, per un&nbsp;<strong>round di colloqui indiretti con l’inviato degli Usa</strong>&nbsp;Robert Malley; l’incontro era mediato dall’Unione Europea, oltre che dagli emiri del Qatar. A differenza dei precedenti round di colloqui svolti a Vienna, quelli di Doha non coinvolgono i rappresentanti di Gran Bretagna, Francia e Germania, Russia e Cina, cioè gli altri paesi firmatari dell’accordo sul nucleare che ora si tenta di rilanciare. L’accordo, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), firmato nel 2015, aveva portato l’Iran a limitare drasticamente le sue attività nucleari sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), ma era stato vanificato quando gli Stati Uniti avevano deciso di uscirne, nel maggio 2018, per decisione dell’allora presidente Donald Trump.</p>



<p>Le agitazioni sociali interne e i negoziati per riportare in vita l’accordo sul nucleare tra Tehran e le potenze mondiali non sono direttamente collegati. Eppure, in Iran la scena interna e quella internazionale non sono mai molto distanti. Vediamo perché.</p>



<p><strong>Rabbia dal basso</strong></p>



<p>L’ultima ondata di proteste in Iran ha una data di inizio: il 5 maggio, quando il governo ha annunciato l’ennesimo taglio delle sovvenzioni sul prezzo di beni alimentari. Nelle settimane precedenti erano venuti meno i prezzi controllati su olio di semi, carne, pollame; questa volta è saltata la sovvenzione sul prezzo della farina, quindi del pane. In pochi giorni il prezzo del pane comune è aumentato fino a cinque volte, e così anche la rabbia dei cittadini. Sui quotidiani sono circolati commenti molto critici, non solo dell’opposizione riformista ma anche di numerosi deputati della maggioranza di governo. Perfino un ex ministro dell’intelligence, Mohammad-Javad Azari Jahromi, ha ammonito il presidente Ebrahim Raissì che si prepara&nbsp;<strong>“una rivolta degli affamati”</strong>.</p>



<p>Da maggio in effetti i prezzi di olio di semi, uova, pane e latticini sono rincarati fino al 300 per cento. Proteste sono scoppiate un po’ ovunque. Sui social media sono circolate scene&nbsp;<a href="https://twitter.com/1500tasvir/status/1526179627340800001?s=20&amp;t=murqUugsx5M3ydX2JjJzpw&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come questa</a>, dove i volti sono sfocati ma si sentono persone protestare per i salari che non arrivano, con improperi al governo e anche al Leader supremo (l’ayatollah Ali Khamenei, prima autorità dello Stato).</p>



<p>Il presidente Raissi ha cercato di correre ai ripari e il 15 maggio, dopo una riunione di gabinetto, ha annunciato nuovi sussidi alle famiglie sotto la soglia di povertà, versati in contanti con il sistema dei coupon elettronici. Il primo vicepresidente, Mohammad Mokhber, considerato il principale artefice della politica economica del governo, ha promesso che i prezzi di olio, pollo e uova sarebbero tornati alla normalità in pochi giorni.&nbsp;<strong>Promesse vane, che non sono bastate a calmare le proteste.</strong></p>



<p>Intanto, il 16 giugno migliaia di insegnanti hanno manifestato a Tehran e altre città, da Ahvaz a Sanandaj e Kermanshsh nella parte occidentale del paese, a Shiraz nel sud.&nbsp;<a href="https://t.me/hranews/68667?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Protestavano</a>&nbsp;perché gli aumenti di salario promessi dal governo Raissì nell’autunno scorso non si sono materializzati. Pare che la polizia abbia arrestato un centinaio di attivisti del sindacato degli insegnanti, di cui una sessantina nella sola città di Shiraz. “Impiegati pubblici, insegnanti, lavoratori e pensionati hanno perso di fronte all’inflazione, il loro potere d’acquisto si riduce ogni giorno”, dice un comunicato pubblicato sul canale Telegram del sindacato degli insegnanti. Esprimono disappunto perché “chi sta al potere usa misure di estrema violenza invece di ascoltare le grida di protesta”; chiedono la scarcerazione dei loro colleghi arrestati nelle settimane scorse e accusano le forze di intelligence di esportare “confessioni ottenute sotto pressione”. Come movimento organizzato, gli insegnanti sono stati presi di mira dagli apparati di sicurezza, e accusati di essere “manipolati da forze straniere” per attaccare l’Iran. L’arresto di due sindacalisti francesi, in Iran con visto turistico ma in contatto con esponenti sindacati iraniani, è stato presentato in questa chiave.</p>



<p>Ma è di fronte alle proteste più spontanee che la polizia ha risposto con violenza; si parla di almeno un morto durante le cariche per disperdere le folle (ma notizie ufficiose parlano di cinque).</p>



<p>L’Iran ha già conosciuto simili proteste. Nel 2017, quando il governo (era presidente il pragmatico Hasan Rohani) tagliò in modo drastico e senza preavviso le sovvenzioni sul prezzo del carburante e poi nel dicembre del 2019, quando nuove rivolte contro il carovita sono state represse in modo brutale.</p>



<p>Il punto è che&nbsp;<strong>le rivolte del pane o della benzina rivelano una rabbia profonda</strong>; coinvolgono soprattutto giovani dei quartieri più marginali, piccolissima borghesia impoverita e sottoproletariato urbano. Non alludono a forze politiche organizzate, dunque non rappresentano un pericolo immediato per lo Stato, che finora ha risposto più che altro con la repressione. E però proprio questi strati popolari oggi emarginati sono quelli su cui si è fondata la legittimità della Repubblica Islamica.</p>



<p>A fine giugno il presidente Raissì è andato a celebrare il primo anniversario del suo insediamento a Varamin, modestissima città satellite di Tehran: “Preferisco … vedere la gente e sentire quali sono le loro preoccupazioni”, ha dichiarato. Raissì, un conservatore eletto nel giugno 2021 senza avversari dopo che i tutti candidati di qualche peso erano stati esclusi dalla competizione elettorale, nell’ultimo anno ha viaggiato per tutto il Paese, cercando di accreditarsi come il presidente “vicino al popolo”. Ma stenta a mantenere la sua principale promessa, quella di rispondere ai bisogni materiali dei cittadini.</p>



<p><strong>Morsa macroeconomica</strong></p>



<p>Invece, gli iraniani continuano a impoverirsi. Nel mese concluso il 21 giugno l’inflazione ha registrato il 12,2 per cento, secondo i dati ufficiali, e il 51 per cento su base annua; i generi alimentari però sono rincarati più di tutto, perfino più dei trasporti. Bijan Khajehpour, imprenditore e commentatore economico iraniano,&nbsp;<a href="https://amwaj.media/article/deep-data-iran-s-inflationary-shock?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parla di&nbsp;</a><strong>&nbsp;uno “shock inflazionistico” che colpisce in modo sproporzionato le classi più basse</strong>: e questo spiega perché il governo Raissì metta tanta enfasi nei sussidi in denaro e altre forme di welfare per i meno abbienti. Ma l’inflazione non colpisce solo i redditi più bassi. Tutta la classe media iraniana ha perso potere d’acquisto. La disoccupazione resta alta, ufficialmente il 21 per cento dei giovani tra 21 e 24 ani è senza lavoro. La moneta nazionale, il rial, continua a perdere valore. Gli effetti sono visibili: nel numero crescente di persone che cercano di emigrare, il deterioramento della salute generale, fino all’aumento della piccola criminalità urbana, osserva Khajehpour. I sussidi in denaro aiuteranno alcune famiglie più in difficoltà, ma non compensano l’impoverimento generalizzato degli iraniani.</p>



<p>L’inflazione ha diverse cause, ma quella principale è il sistematico deficit di bilancio dello Stato, sostiene Khajehpour, che aggiunge: “Ci sarebbe un rimedio agli attuali dilemmi economici: l’amministrazione Raisi dovrebbe ripristinare l’accordo sul nucleare del 2015, e così scongelare gli asset iraniani detenuti da banche all’estero”.&nbsp;<strong>Ripristinare il Jcpoa permetterebbe alle imprese di operare più liberamente</strong>, osserva; l’Iran potrebbe aumentare il suo export di petrolio, cosa che aiuterebbe a ridurre il suo deficit di bilancio.</p>



<p>Ecco che la scena interna rimanda a quella internazionale.</p>



<p>I colloqui di Doha arrivano a tre mesi dagli ultimi negoziati, sospesi in marzo a Vienna, e sono stati preceduti da un&nbsp;<strong>grande attivismo diplomatico</strong>: il 24 giugno a Tehran è arrivato il capo della politica estera europea Joseph Borrell; una settimana prima c’era il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. In maggio il ministro degli esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian era volato a incontrare le controparti di Cina e Russia; nei giorni di Doha invece ha incontrato il presidente Recep Tayyip Erdoğan in Turchia.</p>



<p>Se i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti porteranno frutti è difficile dire, e le possibilità sembrano remote. Il direttore dell’Aiea, Rafael Grossi, ha avvertito che tra qualche settimana il Jcpoa sarà definitivamente morto. Eppure, in marzo a Vienna i negoziatori avevano fatto passi avanti sostanziali e definito i passaggi che avrebbero riportato sia gli Stati Uniti, sia l’Iran a rientrare nei termini dell’accordo del 2015.</p>



<p>Da allora però la tensione è aumentata. Nell’ultimo anno l’Iran ha esteso le sue attività nucleari ben oltre i limiti dell’accordo del 2015, rispondendo alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti – e al fatto che non si siano allentate in modo significativo con l’avvento dell’amministrazione di Joe Biden. In giugno trenta dei trentacinque paesi membri del direttivo dell’Aiea hanno approvato una risoluzione che condanna la “mancanza di cooperazione” iraniana. Tehran ha risposto distaccando alcune delle telecamere di controllo dell’Aiea presso i suoi impianti atomici, minando quella che Grossi ha definito la “continuità della conoscenza” sulle attività iraniane. L’Iran&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/iran-prepares-enrichment-escalation-fordow-plant-iaea-report-shows-2022-06-20/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a>&nbsp;inoltre di aver avviato alcune nuove centrifughe nel suo sito sotterraneo di Fordow: il che rende il quadro ancora più difficile.</p>



<p><strong>Questione di fiducia</strong></p>



<p>Eppure, gli ostacoli restano più politici che tecnici. Uno dei punti controversi ad esempio riguarda le Guardie della Rivoluzione iraniane, cioè una delle forze armate dello Stato, che gli Stati Uniti con Donald Trump hanno incluso tra le “organizzazioni terroriste”: l’Iran chiede che la designazione sia rimossa; l’amministrazione Biden chiede passi reciproci che Tehran trova inaccettabili. Sembra un’impasse insuperabile: eppure potrebbe essere aggirata, se l’Iran troverà accettabili altri gesti e garanzie da parte Usa.</p>



<p>Sarebbe un errore però pensare che sia solo questione di offrire all’Iran vantaggi economici. Certo, l’economia iraniana avrebbe tutto da guadagnare dall’allentamento delle sanzioni: ma&nbsp;<strong>le difficoltà del negoziato oggi sono prima di tutto politiche</strong>. E riguardano la fiducia reciproca tra Tehran e Washington.</p>



<p>Nel 2015 il vertice iraniano ha dato la sua fiducia al negoziato e poi ha approvato l’accordo raggiunto, per poi scoprire che un presidente degli Stati Uniti può disattendere i patti siglati dal suo predecessore. Oggi i dirigenti iraniani non vogliono correre lo stesso rischio. Nel 2018 il discredito per il fallimento è caduto sul governo pragmatico di Rohani, che le correnti oltranziste avevano sempre accusato di “svendere” gli interessi nazionali: così quando gli Usa hanno stracciato gli accordi è stato un coro di “l’avevamo detto”. Oggi un nuovo fallimento coinvolgerebbe le correnti conservatrici, che ormai controllano tutti i poteri – l’esecutivo, il parlamento, la magistratura. Inoltre, il consenso all’accordo era venuto dal Leader supremo in persona, il quale non può esporsi a essere raggirato dagli Stati Uniti una seconda volta – tanto più che&nbsp;<strong>a Tehran è di fatto aperta la partita politica della nomina di un suo successore</strong>.</p>



<p>L’Iran non sa se fidarsi degli Stati Uniti, ed è comprensibile. L’amministrazione di Joe Biden ha sempre dichiarato di voler rientrare nel Jcpoa, ma è dubbio che lo voglia al punto da aprire scontri politici interni con il Senato, dove la resistenza ad accordi con l’Iran è forte, tanto più nell’imminenza delle elezioni di medio termine che vedono i democratici svantaggiati. Anche l’eventualità che Biden vinca un secondo mandato è incerta; dal punto di vista iraniano significa che dopo il 2024 a Washington potrebbe insediarsi un’Amministrazione più “dura”, magari con un nuovo Mike Pompeo, l’artefice della strategia della “massima pressione” contro Tehran.</p>



<p><strong>Così l’Iran chiede “garanzie inerenti” sull’applicazione degli accordi.</strong>&nbsp;E poiché ha imparato che nessun presidente Usa può garantire per il suo successore, chiede garanzie diverse. Una proposta è che l’uranio arricchito tra il 20 e il 60 per cento oggi accumulato presso gli impianti iraniani venga messo in depositi sigillati e sotto il controllo dell’Aiea, ma in territorio iraniano (in passato era stato trasferito all’estero). Chiede anche di rivedere i meccanismi di infrazione. O garanzie che non ci saranno ritorsioni sulle aziende che hanno contatti commerciali con l’Iran.</p>



<p>D’altra parte, neppure il governo di Raisì, che pure beneficerebbe da un allentamento della pressione sull’economia iraniana, è riuscito a raccogliere il consenso interno su un nuovo accordo per rilanciare il Jcpoa. L’insistenza sul rimuovere la designazione negativa delle Guardie della Rivoluzione va letta anche in questo senso: Raissì potrebbe vantare di aver ottenuto una concessione che il predecessore Rohani non era riuscito ad avere, e questo aiuterebbe anche a&nbsp;<strong>costruire un consenso interno a nuovi accordi</strong>&nbsp;– come&nbsp;<a href="https://ecfr.eu/article/borrell-in-tehran-how-to-overcome-three-obstacles-to-the-iran-nuclear-deal/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osserva</a>&nbsp;Ellie Geranmayeh, vicedirettrice del programma per il Medioriente dello European Council for Foreign Relations.</p>



<p>Infine, un altro pericolo incombe sui negoziati e sull’intero quadro regionale: che l’Iran, gli Stati Uniti e Israele “fraintendano la reciproca tolleranza a gesti di escalation”, aggiunge Geranmayeh. Incidenti e provocazioni come il sequestro di un cargo di petrolio iraniano, in maggio in Grecia, con il conseguente sequestro di due petroliere greche da parte dell’Iran, potrebbero sfuggire di mano. Anche la campagna di Israele contro l’Iran si è intensificata, con i ripetuti attacchi contro installazioni militari in territorio iraniano, l’assassinio di figure legate al programma nucleare, o l’accusa rivolta all’Iran di voler colpire turisti israeliani in Turchia. Mentre in Iran riprendono voce le correnti più oltranziste che chiedono di spingere sull’arricchimento dell’uranio (fino al 90 per cento, livello necessario per usi militari), e di uscire una volta per tutte dal Trattato di non proliferazione nucleare – cosa che però susciterebbe contromisure da parte americana, o di Israele.</p>



<p>Insomma, i fautori della linea dura, in Iran come negli Usa e in Israele, potrebbero pensare che sia il momento di spingere: con il rischio non solo di chiudere ogni ipotesi politica, ma anche di innescare un confronto militare.</p>



<p>Anche per evitare questo l’Europa ha tutto l’interesse a rilanciare l’accordo sul nucleare con l’Iran. Tanto più che nessuno sembra avere un piano di riserva.</p>



<p><em>Foto</em>: Il presidente iraniano Ebrahim Raisi parla in occasione della Giornata nazionale della tecnologia nucleare dell’Iran – Tehran, 9 aprile 2022 (Iranian Presidency / Anadolu Agency via AFP).</p>



<p>Aericolo tratto da Reset:&nbsp;<a href="https://www.reset.it/voci-dal-mondo/rivolta-degli-affamati-iran-rivitalizza-accordo-nucleare?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.reset.it/voci-dal-mondo/rivolta-degli-affamati-iran-rivitalizza-accordo-nucleare?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Libertà per Alaa Abdel Fattah</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 07:11:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da anbamed.it) Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da anbamed.it)</p>



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<p>Dal 28 maggio è in corso in Italia una campagna di solidarietà con Alaa Abdel Fattah, per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero della fame solidale a staffetta per 24 ore di ciascun partecipante. Ha iniziato Riccado Noury di Amnesty International e poi vi hanno aderito decine e decine di persone, intellettuali, attivisti per i diritti umani, politici, giornalisti, attori, scrittori. Una catena di solidarietà per sostenere le rivendicazioni di Alaa che sta svolgendo uno sciopero della fame dal 2 aprile. L’iniziativa è coordinata dall’amica giornalista e scrittrice, Paola Caridi curatrice del blog&nbsp;<a href="http://www.invisiblearabs.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.invisiblearabs.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>&nbsp;.</p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/Free-Alaa-2-1024x367.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5661"/></figure>



<p>Sono passati 67 giorni dall’inizio dello sciopero di Alaa e le autorità carcerarie e giudiziarie hanno negato l’evidenza, sostenendo falsamente che Alaa non sta svolgendo nessun sciopero. Poi lo hanno spostato dal carcere di massima sicurezza di Tora, al carcere di Natroun dove ha ottenuto un materasso, dei giornali e libri forniti dalla famiglia, una penna e dei quaderni.</p>



<p>Per iniziativa della famiglia (la madre è nata in GB), Alaa ha ottenuto la cittadinanza britannica. Questo passo potrebbe alleviare le sofferenze del carcere duro e disumano al quale è stato costretto per anni. Adesso un avvocato britannico lo può difendere e il consolato può compiere visite in carcere per accertarsi delle sue condizioni.</p>



<p>La vita di Alaa è in pericolo, perché il perdurante sciopero potrebbe causare danni irreversibili per la sua salute. Le uniche notizie finora trapelate sono quelle giunte dalla sua famiglia, in seguito alla visita della madre il 12 maggio. La prossima visita sarà il 12 giugno.</p>



<p>Ecco un articolo uscito su il manifesto:</p>



<p><a href="https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://ilmanifesto.it/da-cittadino-britannico-alaa-abdel-fattah-puo-essere-difeso?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.anbamed.it/wp-content/uploads/2022/06/copertina-non-siete-ancorastati-sconfitti-738x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-5662"/></figure>



<p>Il suo libro&nbsp;<strong><em>“Non siete stati ancora sconfitti”,</em></strong>&nbsp;una raccolta di suoi scritti, è stato pubblicato in Italia ed è stato presentato lo scorso ottobre al Salone del Libro di Torino. Ecco la sua presentazione sulle pagine dell’editore, Hopefulmonster – Torino.</p>



<p>Prima traduzione italiana degli scritti del blogger e attivista Alaa Abd el-Fattah, uno dei protagonisti della rivoluzione di piazza Tahrir del 2011. Il libro esce grazie a una rete internazionale di editor e giornalisti, alla famiglia dell’autore, ad Amnesty International che da anni segue il caso dello scrittore tuttora in carcere, ad ARCI e alla collaborazione con la casa editrice Fitzcarraldo di Londra lo pubblica contemporaneamente nella traduzione inglese. Un volume in grado di restituire la drammatica situazione dell’Egitto nelle cui carceri si stimano siano reclusi oltre 60.000 detenuti politici e di coscienza, sottoposti a torture, esecuzioni capitali, ingiusto processo e lunghi periodi di detenzione preventiva, in palese violazione dei diritti umani e civili.</p>



<p><strong>Alaa Abd el-Fattah</strong>, nato nel 1981 al Cairo, è entrato per la prima volta in prigione a 25 anni, nel 2006. Le autorità egiziane lo avevano arrestato durante una manifestazione pacifica al Cairo. Divenuto la figura simbolo della dissidenza egiziana ha trascorso gli ultimi sei anni praticamente sempre dentro una cella, privato anche dei libri e della carta per scrivere. È considerato da Amnesty International un ‘prigioniero di coscienza’, il più noto tra le decine di migliaia di detenuti politici nelle carceri egiziane. Figlio della più importante famiglia egiziana di attivisti e difensori dei diritti umani e civili, Alaa incarna un’intera generazione di giovani egiziani che mettono la propria vita e la propria intelligenza al servizio del diritto alla dignità, individuale e collettiva.</p>



<p>Un libro che raccoglie suoi scritti scelti:</p>



<p><a href="https://www.youtube.com/channel/UCQMa_efjkW4mwNyTL2etaCA?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La presentazione online del libro</a></p>



<p>ALAA ABD EL-FATTAH</p>



<h1>Non siete stati ancora sconfitti</h1>



<p>La stanza del mondo</p>



<p>traduzione di Monica Ruocco<br>pagine: 288<br>formato: 16 x 22,5 cm<br>data di pubblicazione: ottobre 2021<br>confezione: brossura<br>lingua: italiano<br>isbn 9788877572882</p>



<p>€23,00</p>
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		<title>Zaki: ora la fuga è legittima, l&#8217;Italia lo aiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2021 10:38:27 +0000</pubDate>
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<p><img width="300" src="https://www.antigone.it/images/articoli/Patrick_Zaki.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Patrick Zaki"></p>



<p>(di Patrizio Gonnella<strong> </strong>da antigone.it)</p>



<p>A Patrick Zaki hanno rubato, negato, indebitamente sottratto dalla sua giovane vita trecentottantamila minuti di libertà. Ora Patrick è libero, seppur provvisoriamente, fino alla prossima udienza del febbraio 2022. Dovrà essere impegno del nostro Paese e del nostro Governo trasformare quella libertà a tempo in libertà definitiva. Si tratta di consentire a Patrick di attendere l’esito del processo non in forma semi-reclusa nell’Egitto di Al Sisi, bensì dove lui preferisce, preservandone la libertà di movimento. Essendo il processo nei confronti di Zaki un processo politico, anche in questo delicato momento, conterà la pressione diplomatica che dovrà essere esercitata allo scopo di sottrarre Patrick ai rischi di un giudizio che nulla ha a che fare con le regole dello Stato di diritto.&nbsp;</p>



<p>Lo scorso 19 novembre 2020 il Consiglio dell’Unione Europea ha autorizzato l’avvio di negoziati per accordi tra la Ue e l’Egitto sulla cooperazione giudiziaria penale. Nel testo della decisione del Consiglio, con eccessivo realismo politico, si affermava che l’Egitto è un partner importante per la stabilità nella regione del vicinato meridionale. In quello stesso Atto si ribadiva anche quanto siano deficitarie in Egitto la libertà di espressione, di informazione, di riunione pacifica e di associazione e quanto sia necessario porre fine alla riduzione indebita dello spazio concesso alla società civile, perseguita anche attraverso il congelamento dei beni, divieti di viaggio e lunghi periodi di detenzione preventiva. Pertanto, di fronte alla consapevolezza internazionale del deficit di democrazia in Egitto, non ha nulla di immorale il sottrarsi, con decisione concordata, al processo. Non è giuridicamente, né eticamente, né politicamente fondata una detenzione che sia del tutto sganciata da accuse circostanziate.&nbsp;</p>



<p>Dopo ventidue mesi di custodia cautelare le accuse nei suoi confronti sono ancora oscure in quanto legate alla repressione del libero pensiero. Di fronte a una detenzione arbitraria e a un processo politico, Patrick manterrebbe alta la sua dignità anche da contumace. Troppo importante è la libertà perché possa essere ceduta nel nome di una giustizia truce, disumana, politica come quella che ha portato nelle carceri egiziane decine di esponenti di organizzazioni non governative impegnate sul fronte dei diritti umani. La carcerazione illegittimamente subita da Patrick Zaki è stata fin troppo lunga per giustificare ulteriori restrizioni alla sua libertà di studiare, muoversi, vivere. Spetta alle autorità italiane adesso tutelare Patrick, assicurarne l’incolumità, offrendogli protezione, se necessario.&nbsp;</p>



<p>Oggi è un giorno di felicità ma è anche un giorno nel quale programmare le azioni future dirette ad evitare che Patrick possa vivere anche un solo altro minuto di prigionia. Ben aiuterebbe in questa fase se gli fosse concessa la cittadinanza italiana. Tutto sarebbe più facile.&nbsp;</p>



<p>L’Italia ha un dovere in più in questo momento delicato. Deve proporsi quale buon esempio per quei Paesi dell’area mediterranea con i quali intende rafforzare legami politici ed economici. Non è pretestuoso sostenere che il nostro Paese ben sarebbe più forte e autorevole nei rapporti diplomatici, anche in materia di giustizia, qualora fosse inappuntabile nel proprio sistema penale e penitenziario. Non poche volte, di fronte alle proteste per le violazioni dei diritti umani nei tribunali e nelle prigioni di Paesi lontani, c’è stato detto che poco avevamo da lamentarci noi italiani alla luce delle condizioni materiali di vita presenti in alcune delle nostre carceri. Nella consapevolezza che ogni paragone è insostenibile, va sicuramente riconosciuto come più alte e qualificate sono le garanzie procedurali e penitenziarie nel nostro Paese, più autorevoli e incontestabili saranno le prese di posizione delle autorità pubbliche italiane nel dibattito internazionale.&nbsp;</p>



<p>Infine, la liberazione di Patrick Zaki è anche il risultato di una straordinaria campagna che ha visto protagonisti studenti, professori, attivisti, esponenti politici, giornalisti e tanti cittadini. Quando tornerà nella sua Bologna tutti insieme festeggeremo la riconquistata libertà.</p>
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		<title>La scarcerazione di Patrick Zaki</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Dec 2021 09:12:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; giunta ieri, 7 dicembre 2021, la bellissima notizia della prossima scarcerazione di Patrick Zaki, lo studente dell&#8217;Università di Bologna arrestato in Egitto il 7 febbraio del 2020. Abbiamo chiesto un commento alla bella&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>E&#8217; giunta ieri, 7 dicembre 2021, la bellissima notizia della prossima scarcerazione di Patrick Zaki, lo studente dell&#8217;Università di Bologna arrestato in Egitto il 7 febbraio del 2020.</p>



<p>Abbiamo chiesto un commento alla bella news al nostro Direttore, Giuseppe Acconcia, giornalista, saggista e ricercatore presso l&#8217;Ateneo di Padova, esperto in cultura e politica del Medioriente.</p>



<p>&#8220;La notizia ci riempie di gioia, non aspettavamo altro; speriamo che possa tornare al più presto alla sua vita e ai suoi studi, che torni in italia e che ottenga la cittadinanza italiana. Si deve attendere il 1 febbraio per la nuova udienza, però potrebbe tornare prima.</p>



<p>Le accuse che gli sono state mosse sono prive di senso: anche il solo fatto di aver scritto un articolo sui copti &#8211; che riguarda un reato di opinione &#8211; anche in Egitto non prevede la carcerazione, per cui non c&#8217;era nessun motivo per tenerlo in prigione. la sua detenzione è stata estesa di 45 giorni in 45 giorni e questo dimostra ulteriormente che si sia trattato di un arresto e di una detenzione arbitraria. Zaki, inoltre, ha subito violenza nel momento in cui è stato arrestato all&#8217;aeroporto de Il Cairo.</p>



<p>E&#8217; molto importante che le autorità italiane continuino a fare pressione perchè possa fare ritorno in Italia; non bisogna dimenticare, però, che ancora ci sono 60.000 egiziani che continuano ad rimanere in prigione e anche per loro bisogna continuare a lottare; ricordiamo, ad esempio, Haitham Mohammadin attivista per i lavoratori, Ismail Iskandarani che si occupai di Sinai e non si sa nemmeno dove sia detenuto e Ahmed Samir Santawi un altro ricercatore per cui, ancora una volta, la libertà accademica viene messa sotto attacco. </p>



<p>Il processo che è stato avviato in Italia per chiedere verità e giustizia per Giulio Regeni e il caso di Zaki erano e sono legati a doppio filo: è probabile che il fermo che ha avuto il processo in Italia abbia fatto ragionare le autorità egiziane che non hanno più bisogno di una merce di scambio in quanto gli egiziani non volevano che venissero criticate le forze di sicurezza egiziane, che invece è accaduto con le accuse mosse ai quattro agenti che avrebbero torturato e ucciso Regeni. Le autorità egiziane non vogliono fornire i loro indirizzi, non vogliono che vengano trovati e hanno utilizzato l&#8217;arresto sommario di un cittadino egiziano che studiava in Italia per fare, a loro volta, pressioni. Si sono chiuse le indagini parlamentari sul caso Regeni e, quindi, ora non c&#8217;è bisogno di ricattare l&#8217;Italia con Zaki. Ma è importante continuare a dare battaglia per chiedere sempre e fino alla fine verità e giustizia per Giulio&#8221;.</p>



<p></p>



<p></p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 09:32:22 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="661" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan-768x496.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Sudan:</strong>&nbsp;Scontri etnici ed attentati stanno mettendo in difficoltà il governo transitorio.</p>



<p><strong>Palestina-Israele:</strong>&nbsp;Abbas telefona a Herzog. Si riprende il dialogo?</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;Un giornalista scomodo rapito, torturato e poi buttato sul ciglio della strada a sud di Baghdad.</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;Condanne definitive all&#8217;ergastolo per 10 ex dirigenti della Fratellanza Musulmana.</p>



<p><strong>Afghanistan:</strong>&nbsp;Gli stranieri scappano da Kabul, per timore dell&#8217;avanzata dei Taliban.</p>



<p><strong>Arabia saudita:</strong>&nbsp;Processi contro il dissidente saudita Al-Jabiri potrebbero svelare segreti di operazioni della CIA nei paesi del Golfo.</p>



<p><strong>Turchia:</strong>&nbsp;Autobus carico di migranti si è rovesciato. 12 morti e 20 feriti.</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Conflitti armati e attentati in due regioni del paese.</p>



<p>In Kordofan meridionale, secondo il governatore, gli scontri etnici hanno causato almeno 13 morti. É stato dichiarato lo stato di emergenza e il ministro dell&#8217;interno sarà oggi nella regione per incontrare le parti sociali e tentare una mediazione. Sono in arrivo anche rinforzi dell&#8217;esercito. L&#8217;altro focolaio di tensione invece è la città di Port Sudan, sul mar Rosso, dove due attentatori, su una moto in corsa, di fronte ad un club sportivo, hanno lanciato una bomba tra la folla, provocando la morte di 5 persone. La polizia ha comunicato di aver catturato uno dei terroristi.</p>



<p><strong>Palestina-Israele</strong></p>



<p>Il presidente palestinese, Abbas, ha telefonato a quello israeliano, Herzog, per fargli gli auguri in occasione della sua elezione. L&#8217;ufficio del presidente israeliano ha comunicato che durante il colloquio è stata affrontata la questione della ripresa del negoziato per la soluzione di due Stati. L&#8217;agenzia palestinese Wafa ha informato che il presidente Abbas ha chiesto dei passi concreti da parte di Tel Aviv, per la ripresa delle trattative. Abbas avrebbe consegnato all&#8217;amministrazione Biden una lista di 7 richieste per tornare al tavolo del negoziato. L&#8217;agenzia non rivela il contenuto di queste richieste. La posizione del presidente Herzog è di totale rottura con le politiche del precedente governo guidato da Netanyahu. In Israele non è il presidente a decidere la linea politica, ma il governo.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il giornalista Alì Mikdam è stato rapito, torturato e poi abbandonato sul ciglio di una strada, nella località di Addora, a sud di Baghdad. Adesso è ricoverato in ospedale dove è stato visitato dal premier Al-Kadhimi. Il giornalista è stato rapito venerdì sera ed i familiari hanno denunciato subito la sua scomparsa. È stato ritrovato dalle forze di sicurezza, domenica, dopo una chiamata di alcuni passanti che hanno notato un corpo in una scarpata stradale. Secondo fonti dell&#8217;ospedale, il giornalista ha segni di tortura sul corpo ed un braccio rotto, ma è fuori pericolo. Mikdam è molto impegnato nelle inchieste sulla corruzione e si oppone alle interferenze iraniane negli affari interni iracheni. I leader del movimento di protesta hanno chiesto al governo di smascherare i responsabili di queste azioni intimidatorie. Per la missione ONU in Iraq, il rapimento di Mikdam è un attacco contro uno dei pilastri della democrazia: la libertà di espressione.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La corte di cassazione ha confermato le condanne all&#8217;ergastolo per 10 ex dirigenti della Fratellanza Musulmana, tra i quali la guida spirituale, Mohammed Badie, 8 invece sono stati assolti. Il procedimento riguarda la fuga in massa dei detenuti da un carcere in Sinai nel periodo della rivolta popolare del gennaio 2011. Durante il processo di primo grado, alcuni imputati minori hanno ammesso che il movimento Hamas ha fornito le armi agli assalitori.</p>



<p><strong>Afghanistan</strong></p>



<p>L&#8217;esercito afgano ha annunciato che l&#8217;aeroporto di Kabul è difeso da un sistema antimissile già operativo. Lo scalo aereo è l&#8217;unico valico per l&#8217;entrata e l&#8217;uscita dei diplomatici internazionali. L&#8217;avanzata dei Taliban nel sud e nel nord del paese preoccupa le cancellerie straniere. India e Russia hanno evacuato due consolati per i combattimenti in corso. La Cina ha chiesto ai propri cittadini di lasciare l&#8217;Afghanistan ed ha ritirato oltre 200 addetti delle sedi diplomatiche. Le forze governative controllano le grandi città e i nodi principali sulle strade di collegamento. Si temono attacchi contro la capitale, dove i miliziani sono attestati a circa 30 km dalla parte sud ovest.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>Un autobus che trasportava migranti nell&#8217;est della Turchia si è rovesciato. Nell&#8217;incidente sono morti 12 persone di nazionalità afghana, pakistana e bengalese. È avvenuto nella provincia di Wan, al confine con l&#8217;Iran. L&#8217;autista ha perso il controllo del mezzo che è finito fuori strada, precipitando in una scarpata e incendiandosi. I vigili del fuoco sono intervenuti ed hanno salvato dalla fiamme 20 persone che sono state ricoverate in ospedale. L&#8217;autista è stato arrestato, perché i migranti non avevano permessi di soggiorno. Il confine turco-iraniano è un territorio di trafficanti di esseri umani, che usano i passi della montagna per far attraversare a piedi la frontiera, fuori dal controllo delle polizie.</p>



<p><strong>Arabia saudita</strong></p>



<p>L&#8217;ex alto funzionario dei servizi segreti sauditi, Saad Al-Ajbari, attualmente in esilio in Canada, è stato citato da società saudite sia a Washington che a Toronto con l&#8217;accusa di malversazione di denaro pubblico per oltre 3,5 miliardi di dollari. L&#8217;azione giudiziaria è una ritorsione per le affermazioni pronunciate da Al-Ajbari nei confronti dell&#8217;erede al trono saudita. Secondo l&#8217;ex funzionario, Mohammed Bin Salman ha mandato in Canada uno squadrone della morte per ucciderlo, ma il tentativo sarebbe stato sventato. In una conferenza stampa, Al-Ajbari ha rivelato che emissari sauditi gli hanno suggerito di raggiungere il consolato di Istanbul per una trattativa sulle questioni in sospeso. “Ho rifiutato per non fare la fine del giornalista Giamal Khashoggi”, ha affermato. I suoi due figli sono stati arrestati in Arabia Saudita per costringerlo al ritorno in patria. La vicenda preoccupa i servizi di sicurezza statunitensi, perché Al-Ajbari è a conoscenza di molte operazioni segrete della CIA nei paesi del Golfo, per la sua gestione diretta della cooperazione tra i due servizi, durante il periodo precedente alla nomina di MBS come erede al trono, al posto dell&#8217;emiro Mohammed Bin Nayef, che attualmente è agli arresti domiciliari.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sud est del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 07:10:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Nucleare iraniano:&#160;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington. Arabia Saudita:&#160;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran. Somalia:&#160;Un attentato contro&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p></p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Nucleare iraniano:</strong>&nbsp;Trattative serrate a Vienna. Oggi si incontrano le delegazioni di Mosca e Washington.</p>



<p><strong>Arabia Saudita:</strong>&nbsp;Riad apre alla ripresa delle relazioni diplomatiche con Teheran.</p>



<p><strong>Somalia:</strong>&nbsp;Un attentato contro la struttura carceraria, 11 morti.</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;Si aggrava la crisi economica a causa del Covid19.</p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Nucleare iraniano</strong></p>



<p>Si è concluso il terzo ciclo di incontri a Vienna sul nucleare iraniano. Le commissioni stanno ancora limando i punti controversi, ma nessuna delle parti ha espresso pareri conflittuali. Non c&#8217;è stato mai un contatto diretto tra le due delegazioni di Teheran e Washington, ma il dialogo indiretto è avvenuto. Oggi, la delegazioni russa e quella statunitense si incontreranno per mettere a punto la formula quasi definitiva di un accordo. Teheran chiede la cancellazione di tutte le sanzioni, ma Washington sostiene che alcune di esse riguardano i diritti umani e quindi non fanno parte dell&#8217;accordo del 2015.</p>



<p>L&#8217;Iran ha chiesto dieci per ottenere due, ma sembra che stia portando a casa molto di più di quanto sperava. Il terrorismo nucleare di Tel Aviv ha irrigidito le posizioni dell&#8217;ala conservatrice nel potere della Repubblica Islamica e l&#8217;arricchimento dell&#8217;Uranio fino al 60% ha messo in guardia dalla follia del braccio di ferro.</p>



<p><strong>Arabia Saudita</strong></p>



<p>Il principe erede al trono Mohammed Bin Salman ha dichiarato che il suo paese aspira a costruire relazioni di buon vicinato con l&#8217;Iran, “un paese del Golfo con il quale si potrebbe stabilire rapporti economici con il regno nell&#8217;interesse delle due parti”.</p>



<p>Le relazioni tra i due paesi sono interrotte da 6 anni, a causa di manifestazioni che alla fine hanno dato fuoco alla sede diplomatica dell&#8217;ambasciata saudita. Le affermazioni di Bin Salman avvengono dopo che nei giorni scorsi si è parlato di un incontro avvenuto a Baghdad tra due delegazioni, con la partecipazione dei rispettivi capi dei servizi di sicurezza. I media ufficiali di Riad hanno smentito, mentre quelli di Teheran hanno sminuito la portata politica dell&#8217;incontro. Questo riavvicinamento avrà ripercussioni positive sulla guerra in Yemen. Il ministro degli esteri iraniano Zarif ha compiuto una visita a Mascate, in Oman, dove si è incontrato con i capi del movimento Houthi per perorare la causa del cessate il fuoco.</p>



<p><strong>Somalia</strong></p>



<p>Un&#8217;autobomba è esplosa all&#8217;esterno dell&#8217;Ente per le carceri nella capitale Mogadiscio, provocando l&#8217;uccisione di 11 persone e il ferimento di altre decine. L&#8217;esplosione è avvenuta nella parte sud ovest della capitale, ma è stata sentita in tutta la città. Inoltre, c&#8217;è stata una sparatoria tra le guardie e un gruppo di assalitori. Obiettivo dell&#8217;attacco terroristico era quello di liberare alcuni detenuti in fase di trasferimento che si trovavano, al momento dell&#8217;attacco, in quell&#8217;edificio. Non c&#8217;è stata nessuna rivendicazione, ma l&#8217;impronta del terrorismo dei Shebab non è sfuggita alla maggior parte degli esperti.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La crisi economica egiziana si aggrava per il secondo anno. Il bilancio generale dello Stato – secondo quanto affermato dal ministro delle finanze – ha subito nel 2020 un calo delle entrate di 370 miliardi di sterline egiziane (circa 24 miliardi di dollari) ed un aumento delle spesa pubblica per oltre 100 miliardi di Sterline egiziane, portando il deficit a circa 500 miliardi (= 32 miliardi di dollari). I motivi delle difficoltà, il calo del turismo e delle attività produttive a causa del Covid.</p>
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		<title>Anbamed. Notizie dal sudest del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2021 07:16:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>a cura di Farid Adly Sabato 13 febbraio alle ore 18:00 vi diamo appuntamento al convegno online: “Le società civili arabe, 10 anni dopo la caduta dei tiranni”. Interverranno: Sabri Hassan, Adel Jabbar, Leila&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>a cura di Farid Adly</p>



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<p><br>Sabato 13 febbraio alle ore 18:00 vi diamo appuntamento al convegno online:</p>



<p>“Le società civili arabe, 10 anni dopo la caduta dei tiranni”.</p>



<p>Interverranno: Sabri Hassan, Adel Jabbar, Leila El-Hossi, Karim Metref e Ibrahim Heggi.</p>



<p>Per seguire la diretta YouTube:&nbsp;<a href="https://youtu.be/V_pFV-oEJ3U?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://youtu.be/V_pFV-oEJ3U?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Le notizie</p>



<p><strong>Arabia Saudita</strong></p>



<p>Loujain Al-Hathloul è libera. Ieri mattina la procura ha convocato i genitori per assistere all&#8217;udienza del processo sulle torture da lei subite. Dopo la pronuncia della sentenza di non luogo a procedere, i giudici hanno informato i familiari che l&#8217;attivista per i diritti delle donne è libera. La corte anti-terrorismo l&#8217;aveva condannata lo scorso dicembre a 5 anni e 8 mesi, metà dei quali con la condizionale. È stata detenuta per 1001 giorno per aver guidato un&#8217;auto nel territorio del regno, inoltre è stata accusata di contatti con agenti nemici e processata dalla corte anti-terrorismo. Una costruzione giudiziaria spaventosa che non ha fiaccato la determinazione di Loujain, che chiede ancora giustizia per le torture subite e le minacce psicologiche alle quali è stata sottoposta dai suoi carcerieri.</p>



<p><strong>Kurdistan</strong></p>



<p>L&#8217;esercito turco ha compiuto un bombardamento sul territorio iracheno nella regione autonoma del Kurdistan. Sono stati colpiti all&#8217;alba di mercoledì diversi villaggi nella provincia di Dohuk, azione seguita poi dal lancio di paracadutisti per un&#8217;operazione di terra. I combattenti del PKK si sono scontrati con i soldati turchi in una dura battaglia, in seguito alla quale le truppe di Ankara sono state costrette al ritiro.</p>



<p><strong>Etiopia</strong></p>



<p>Il direttore della Croce Rossa etiope ha comunicato, in una video-conferenza stampa da Addis Abeba, che l&#8217;80% delle zone del Tigray non sono raggiungibili per la distribuzione di aiuti umanitari. La popolazione che ha ricevuto sostegno è quella che vive nelle vicinanze delle strade che portano al capoluogo del Tigray, Macallé. La situazione è drammatica e la gente nei villaggi interni rischia di morire di fame. Su 6 milioni di abitanti, le persone bisognose di assistenza sono circa 4 milioni. Le operazioni militari in corso – ha concluso il direttore – non permettono al personale di soccorso di operare in sicurezza.</p>



<p><strong>Arabia Saudita 2</strong></p>



<p>Le autorità saudite hanno denunciato che l&#8217;aeroporto civile di Abha, nel sud, è stato oggetto di un attacco con un drone da parte dei ribelli Houthi yemeniti. La stampa locale ha informato che la protezione civile è riuscita a spegnere il fuoco divampato in una parte dell&#8217;aeroporto. Non ci sarebbero state vittime, ma soltanto danni materiali. La televisione saudita ha trasmesso le immagini del drone abbattuto.</p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Il Consiglio di sicurezza dell&#8217;ONU ha tenuto una riunione a porte chiuse sulla Siria, durante la quale l&#8217;inviato speciale Andersen ha ammesso che non ci sono stati progressi nelle trattative per la stesura della nuova Costituzione. L&#8217;ultimo incontro tra il governo di Damasco e le opposizioni, avvenuto alla fine di Gennaio a Ginevra, è finito nel nulla. Il Consiglio di Sicurezza, a causa dell&#8217;opposizione russa, non è riuscito ad esprimere un comunicato comune sulla situazione siriana.</p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Violente manifestazioni di protesta sono divampate in 10 città, cogliendo di sorpresa le autorità mentre era in corso il rimpasto governativo. Manifestazioni non indette da movimenti, ma nate spontaneamente e con una carica di violenza senza precedenti. Alcuni osservatori le hanno definite “le rivolte degli affamati”, mentre altri le hanno etichettate come provocazioni messe in campo dai seguaci dell&#8217;ex dittatore Al-Bashir. Sono state prese di mira sedi governative, banche e redazioni locali della radiotelevisione di Stato. Saccheggi sono avvenuti al mercato centrale di Port Sudan. Il nuovo governo, entrato in carica ieri, dopo il giuramento dei nuovi ministri sta studiando di dichiarare lo stato d&#8217;emergenza e imporre il coprifuoco nelle ore notturne per poter riprendere il controllo della situazione.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Sei civili egiziani sono stati uccisi in un attacco dei jihadisti di Daesh nella penisola del Sinai. Il pulmino che li stava trasportando verso casa al ritorno dal lavoro è caduto in un agguato dei miliziani armati, nel centro della penisola. Il gruppo terroristico considera chiunque non collabori con i jihadisti come nemico da uccidere.</p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 09:10:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[#peridirittiumani.com]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Libano:&#160;arrestati 8 uomini per l&#8217;incendio nel campo profughi siriani Iran:&#160;11 morti per la valanga di neve vicino a Teheran Bahrein:&#160;un incontro virtuale dei ministri degli esteri dei&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Farid Adly</p>



<p>I titoli</p>



<p><strong>Libano:&nbsp;</strong>arrestati 8 uomini per l&#8217;incendio nel campo profughi siriani</p>



<p><strong>Iran:</strong>&nbsp;11 morti per la valanga di neve vicino a Teheran</p>



<p><strong>Bahrein:</strong>&nbsp;un incontro virtuale dei ministri degli esteri dei paesi del Golfo per la ripresa dei rapporti col Qatar.</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;manca l&#8217;elettricità a Baghdad. Teheran ha chiuso i rubinetti del gas per morosità</p>



<p><strong>Libia:</strong>&nbsp;riprendono le relazioni diplomatiche tra Il Cairo e il governo di Tripoli.</p>



<p>Le notizie</p>



<p>Libano:</p>



<p>L&#8217;esercito libanese ha arrestato 8 persone, 2 libanesi e 6 siriani, implicati nella rissa che ha portato all&#8217;incendio del campo profughi siriani di Minieh. La solidarietà dei libanesi con i profughi siriani si è dimostrata alta, sia sui social sia concretamente. Molti abitanti dei paesi vicini hanno ospitato i senzatetto e le autorità hanno predisposto ricoveri di emergenza in scuole. Le 75 famiglie che abitavano nel campo hanno perso tutto, “anche i libri dei bambini”, ha detto una madre. Il governo siriano, primo responsabile di questo dramma del suo popolo, in modo sciacallesco, ha invitato i profughi a tornare in Siria.</p>



<p>Iran:</p>



<p>Una valanga ha travolto gli sciatori nelle montagne a nord di Teheran. Alla fine del lavoro dei soccorritori, sono 11 i morti. Nove&nbsp; persone sono state salvate e ricoverate in ospedale per cure. La valanga è avvenuta Venerdì ed immediatamente le ricerche sono partite dalla protezione civile che ha impiegato elicotteri per raggiungere il campo di sci travolto.&nbsp;</p>



<p>Bahrein:</p>



<p>Il ministro degli esteri del Bahrein ha coordinato un incontro in videoconferenza dei ministri degli esteri dei paesi del consiglio di cooperazione del Golfo. L&#8217;incontro è la premessa per la fine dell&#8217;embargo nei confronti del Qatar. Arabia Saudita, Emirati e lo stesso Bahrein, insieme all&#8217;Egitto, nel 2017, avevano avviato la rottura delle relazioni e un embargo economico contro Doha, con l&#8217;accusa di sostenere il terrorismo islamista, per i legami che l&#8217;emirato ha con la Fratellanza Musulmana e in particolare con la Turchia, che in Qatar ha delle basi militari, navali e aeree. È stato uno scontro per l&#8217;egemonia sulla regione, che si è dimostrato un buco nell&#8217;acqua.</p>



<p>Iraq:</p>



<p>La società elettrica nazionale ha tagliato l&#8217;elettricità a Baghdad ed in altre città, per diverse ore al giorno, a causa del mancato arrivo di gas iraniano. Teheran ha ridotto le forniture di gas da 50 milioni di metri cubi a 5 milioni, a causa del mancato pagamento di debiti arretrati. L&#8217;Iraq è tra i grandi paesi esportatori di risorse energetiche, ma a causa della guerra è costretto ad importare energia. Oltre al gas iraniano, importa elettricità dalla Turchia. Le centrali elettriche distrutte dalle bombe statunitensi nel 2003, non sono state completamente rimpiazzate.</p>



<p>Libia:</p>



<p>Una delegazione egiziana di alto livello ha visitato ieri Tripoli per incontri con il governo Sarraj. Il Cairo riaprirà l&#8217;ambasciata dopo 7 anni di chiusura. Il regime di Al-Sissi è uno degli sponsor del generale Haftar, ma in questa fase sta giocando il ruolo del mediatore per una soluzione negoziale, dopo che le milizie, con l&#8217;appoggio militare di Ankara e dei mercenari siriani, sono arrivate a Sirte, dichiarata da Al Sissi una linea rossa da non superare. L&#8217;Egitto ha ammassato al confine libico, lo scorso luglio, carri armati e aerei, pronti all&#8217;intervento in caso i militari turchi avessero attaccato Sirte. La proposta del Cairo per far uscire la crisi libica dall&#8217;impasse è quella di spartire gli incarichi di potere a personalità delle tre regioni, in attesa delle elezioni del dicembre 2021, da far svolgere sotto la direzione dell&#8217;ONU. La tregua per il momento regge, malgrado gli schiamazzi mediatici delle due parti libiche in conflitto.</p>
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