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	<title>El Salvador Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina: diritti negati&#8221;. El Salvador e le gang: il Presidente semina il terrore</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 07:52:21 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi </p>



<p>Le gang <em>Mara Salvatrucha MS-13</em> e <em>Barrio 18</em> hanno più di 70.000 membri in tutto El Salvador. Combattono da più di trent&#8217;anni con sangue e violenza per ottenere il controllo di colonie e quartieri nelle zone più degradate del piccolo paese centroamericano. Estorsione, traffico di droga e altre attività criminali sono il loro “lavoro” quotidiano. I muri di queste aree sono coperti da graffiti che servono a identificare e marcare il territorio e i corpi dei membri della gang sono coperti da tatuaggi con lo stesso obiettivo, cioè rivelare la loro appartenenza. Un problema sociale che è sempre stato lì, latente, presente e minaccioso. I governi di turno hanno sempre chiuso un occhio ma adesso, cos’è successo?</p>



<p>Alla fine di marzo, in quattro giorni, ci sono stati 64 morti a causa della rivalità tra queste bande. E cosa fa il governo centrale, guidato da Nayib Bukele? Decreta uno stato di emergenza di trenta giorni che permette alla polizia di arrestare chiunque passi davanti a loro, senza spiegazioni e senza accuse, di mettere sotto controllo i cellulari e di interrompere le riunioni pubbliche. Secondo i rapporti, i soldati con fucili M-16 hanno eretto barricate in alcune strade e controllano l&#8217;entrata e l&#8217;uscita delle persone, che sono sottoposte a una perquisizione approfondita. Diverse fotografie di bambini e donne perquisiti dalla polizia sono diventate virali sui social media. Per il governo, questi sono gruppi terroristici che devono essere smantellati con il pugno di ferro. Il Congresso approva la riforma della legge penale che cambia la pena da 9 a 45 anni per l&#8217;appartenenza a una gang. Come risultato, più di diecimila persone vengono arrestate, tra cui alcune che non hanno legami con le gang. Gente comune. Il governo dichiara che 466 terroristi sono stati catturati il 15 aprile. Tabula rasa. Mano dura nei <em>barrios</em> e mano dura nelle prigioni, dove si dice che siano detenute la maggior parte dei mandanti degli innumerevoli omicidi.</p>



<p>Tuttavia, questo stato di emergenza è una scusa per una pulizia brutale, cambiare le regole all&#8217;interno delle prigioni e prendere misure che sono state fortemente criticate dalle organizzazioni per i diritti umani. Misure come sigillare le sbarre delle celle con piastre d&#8217;acciaio in modo che i prigionieri non possano comunicare attraverso di esse, nemmeno con il linguaggio dei segni. Stipati in piccoli spazi, senza materassi per dormire e senza cibo, tagliati fuori dal mondo esterno e soprattutto insieme. I membri delle due più famose gang rivali sono insieme, uno sopra l&#8217;altro, costretti a convivere in un modo che non avrebbero mai potuto immaginare. Non preoccupiamoci, il Covid non esiste in El Salvador, questo assembramento non è un problema per nessuno. E che altro fa il presidente? Ordina di registrare le immagini delle incursioni nelle prigioni e di pubblicarle sui social network, molto orgoglioso delle sue misure e di cosa la polizia stia facendo. Immagini molto pesanti in cui si vede la polizia penitenziaria inveire duramente contro i prigionieri. Un caos dove non si sa chi sia delle gang e chi no. I parenti denunciano la mancanza di informazioni e temono che ci sia impunità all&#8217;interno delle prigioni. È senza dubbio un aumento dell&#8217;autoritarismo nel paese.</p>



<p>Si scopre che durante il governo di Bukele, il tasso annuale di omicidi è stato notevolmente ridotto. Nel 2015 sono 6.656 e nel 2021 (dopo 4 anni dell’attuale governo) sono 1.140. Nel 2020, il giornale &#8220;El Faro&#8221; ha pubblicato un&#8217;indagine esaustiva in cui sostiene che Bukele aveva negoziato con le più importanti gang benefici in carcere e riduzione delle pene in cambio di sostegno alle urne. Nel 2021 Bukele vince di nuovo le elezioni. Ma allora, se questo &#8220;accordo&#8221; esiste, perché questa escalation di violenza attuale? Stanno mandando un messaggio al presidente?</p>



<p>I social network si sono riempiti di messaggi che criticano le decisioni improvvise del Presidente.</p>



<p>CIDH (Commissione Interamericana dei Diritti Umani): &#8220;Le misure attuate nelle prigioni costituiscono politiche repressive che possono risultare in gravi violazioni dei diritti umani delle persone private della loro libertà&#8221;.</p>



<p>Bukele risponde così: &#8220;Queste ONG internazionali pretendono di vigilare sui diritti umani, ma non sono interessate alle vittime, difendono solo gli assassini, come se si divertissero a guardare i bagni di sangue&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="800" height="450" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16330" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171-300x169.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/el-salvador_gettyimages-1239592171-768x432.webp?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></figure>



<p>&#8220;I temuti gangster&#8230; il braccio armato dell&#8217;opposizione, le ONG e la comunità internazionale. Cadono come mosche davanti alla nostra polizia e alle nostre forze armate&#8221;.</p>



<p>“L&#8217;uso della forza letale è autorizzato per autodifesa o per la difesa della vita dei salvadoregni. Esortiamo l&#8217;opposizione a schierarsi con le persone oneste, e le istituzioni che controllano a smettere di proteggere coloro che uccidono il nostro popolo”.</p>



<p>Celia Medrano, artivista dei diritti umani: &#8220;Giustificare le violazioni dei diritti umani per alimentare l&#8217;illusione che questo renderà noi buoni salvadoregni più sicuri, purtroppo finché i loro diritti non saranno violati, si renderà conto del grave errore che stanno facendo in questo momento&#8221;.</p>



<p>“Il governo dovrebbe affrontare la violenza delle gang in El Salvador, ma dovrebbe farlo nel rispetto dei diritti e invece di proteggere le persone attraverso lo stato di emergenza, che è estremamente ampio, sta solo mettendo a rischio i loro diritti e ne vediamo le conseguenze con queste incursioni&#8221;, ha detto HRW.</p>



<p>Il fenomeno delle gang è una realtà inaccettabile, seminare il terrore tra gli abitanti di una città o di un paese è qualcosa che deve essere combattuto. Dovrebbe essere una priorità per chi è al potere, intervenire contro questo fenomeno e andare nel cuore di questa realtà con politiche diverse da quelle tiranne, studiare il fenomeno e estirparlo in modo civile. L&#8217;abuso di potere è una realtà inaccettabile che deve essere combattuta perché rischia di diventare un meccanismo di tirannia difficile da fermare. El Salvador si trova tra l&#8217;incudine e il martello, dove, come sempre, quelli che pagano il prezzo più alto sono i più vulnerabili: la povera gente che non ha mezzi per difendersi o per denunciare gli abusi da una parte o dall&#8217;altra. Ecco come stanno le cose in El Salvador.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. La storia di Maria Teresa</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jan 2020 11:18:53 +0000</pubDate>
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<p>di Tini Codazzi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="625" height="625" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13533" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 625w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/maria-teresa-rivera-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 625px) 100vw, 625px" /></figure></div>



<p>Maria Teresa Rivera è una donna semplice e umile, di 40 anni, di El Salvador, quel piccolo paese del Centro America, incastonato nella costa occidentale tra Guatemala, Honduras e Nicaragua. Un paese dove la natura fa da protagonista: spiagge meravigliose, cascate, vulcani, siti archeologici… ma la sua storia nasconde lunghe dittature iniziate nei primi anni del secolo scorso, una guerra contro l’Honduras e poi una lunga e sanguinaria guerra civile durata 12 anni che lascio il paese a terra con una stima di più di 70 mila tra morti e <em>desaparecidos</em> e che ancora, dopo 28 anni fatica a recuperarsi. Un paese occidentale, dell’America Latina e quindi pieno di paradossi e per certi versi molto arretrato per quello che riguarda alcuni aspetti dei diritti civili. Ne El Salvador, così come in altri paesi della regione (Nicaragua, Honduras, Chile e Haiti) l’aborto è illegale. Lì la situazione però è molto pesante, è un crimine punito dalla legge, perché la condanna che viene applicata non è per aborto. L’accusa viene modificata nel processo, quindi una donna che ha abortito deve pagare e viene accusata di omicidio aggravato e le sentenze vanno dai 30 ai 50 anni. Non importa se l’aborto è spontaneo, se ci sono complicazioni accertate di morte sia per il bambino che per la madre, se la donna è stata stuprata o se c’è insofferenza fetale. È sempre e comunque omicidio. L’applicazione di questa legge lascia esterrefatti soprattutto per il tipo di accusa e la pena inflitta. Le leggi sull’aborto dipendono da ogni paese ma è sempre un tema scottante e che spacca la società in due. Vorrei comunque evidenziare la mancanza di rispetto e la violazione dei diritti di queste donne, in questo caso specifico della legge salvadoregna qualunque sia stata la ragione per abortire. Sta di fatto che l’aborto è una tragedia che comunque segnerà la vita di una donna per sempre e la condannerà dal punto di vista psicologico. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="660" height="371" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13534" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 660w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/aborto-legal-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 660px) 100vw, 660px" /></figure></div>



<p> Ma torniamo a Maria Teresa. È il 2011, dopo 30 settimane di gestazione soffre un aborto spontaneo mentre era in bagno. Sviene. Si sveglia in ospedale, ammanettata al lettino e senza capire il perché. Lei continua a sostenere che non sapeva di essere incinta, anche se dopo 30 settimane è difficile non rendersi conto del proprio stato. E’ importante dire, però, che in questi paesi la mancanza di istruzione e la disinformazione in ambito sanitario e/o la diffusione di campagne di informazione sulla vita sessuale è molto alta soprattutto nella fetta di popolazione povera, che in America Latina è una gran percentuale.  Dicevamo, siamo nel 2011 e Maria Teresa è in ospedale, il personale l’aveva denunciata alle autorità per aver abortito. Dopo qualche mese, parte un processo contro di lei e in meno di 10 minuti e senza prove viene condannata a 40 anni di prigione per appunto, omicidio aggravato, dopo che la Procura l’aveva dipinto come una assassina e soprattutto affermando che l’aveva fatto con premeditazione, anche se un dottore dell’ospedale aveva dichiarato che il bambino era già morto prima dell’aborto. Quindi, dopo il processo inizia il calvario per Maria Teresa, dimostrare che è stato un aborto spontaneo. Passa 4 anni in carcere e lì viene umiliata, non solo dal personale ma anche da altre donne che erano rinchiuse per altri crimini: assassina, mangia bambini, cattiva madre… questi alcuni degli insulti che riceve, per non parlare delle minacce. Grazie all’appoggio di alcune organizzazioni umanitarie e ONG va in appello e nel 2016 un giudice annulla la sentenza e la donna torna in libertà. Una libertà molto relativa direi, perché ormai la sua famiglia e i suoi amici le avevano dato le spalle, non trovava lavoro ed era da sola insieme a suo figlio (il primo e unico) ad affrontare una società che punta il dito contro le donne che abortiscono e che per di più sono povere e non protette dallo stato, infatti lo Stato doveva risarcirla ma non lo fece mai, al contrario, iniziò una caccia alle streghe presieduta dalla Procura Generale che voleva riaprire il caso. Nella sua città la guardavano male, nessuno voleva parlare con lei, la minacciavano e la umiliavano. Il Tribunale, dopo tante pressioni, informa agli avvocati di Maria Teresa che le opzioni sono due: c’era un forte rischio di riaprire il caso e incarcerarla di nuovo o andare via dal paese, cioè fuggire immediatamente. Ovviamente decise di andare via e insieme a suo figlio Oscar, che all’epoca aveva undici anni, si preparò per fuggire. Nel frattempo, le organizzazioni umanitarie conoscevano già il suo caso. Amnesty International la invita in Svezia a partecipare ad un seminario. Lì è successa la svolta perché Maria Teresa decide di parlare con immigrazione e raccontare la sua storia, per sua sorpresa, le autorità la ascoltano e decidono di aiutarla e dopo alcuni mesi concederle protezione internazionale ed è qui che questa storia diventa molto importante e crea un precedente per tutte le donne perseguitate per aborto, perché Maria Teresa è il primo caso pubblico di asilo vincolato al diritto di aborto e per il rischio di essere incarcerata per questo motivo nel paese di origine.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13535" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/01/manif-el-salvador-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>
“Mi dissero che una condanna a 40 anni per aborto era
una tortura, perché l’aborto è un diritto e ne
El Salvador le leggi al riguardo sono molto restrittive. La cosa più
importante è che adesso questa porta è aperta per tutte le altre
donne salvadoregne ed è per questa ragione che io lotto, c’è
opportunità per tutte” ha detto la donna in un’intervista ad un
giornale spagnolo, perché purtroppo lei non è l’unica
donna che ha vissuto questa ingiustizia nel paese centroamericano.
Fino al 2017, la cifra di donne salvadoregne condannate era di 17:
Mayra, Beatriz, Alba,
Lorena, Manuela, Guadalupe, Evelyn…
tutte giovani e di origini umili, alcune vittime di violenza
sessuale. 
</p>



<p>
&#8220;Per noi non c’è
giustizia. Siamo le donne povere a finire in prigione per aver subito
emergenze ostetriche che si sono concluse con un aborto o per averlo
sofferto a causa di uno stupro. Ne El Salvador si condanna la
povertà, ci stanno punendo per essere donne e povere” dice nella
stessa intervista al giornale spagnolo ABC.    
</p>



<p>
Adesso vive in un paesino vicino a
Stoccolma. Studia, vorrebbe essere infermiera, vive con l’aiuto e
il sussidio dello stato. Suo figlio ha 17 anni e parla svedese
abbastanza bene, anche lei riesce a comunicare. Certamente i primi
mesi sono stati molto difficili: la lingua, il clima, la solitudine…
ma l’importante è che Maria Teresa in Svezia si è sentita
protetta, ascoltata e considerata come donna e questo non è poco. 
</p>
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		<title>Aborto in caso di malattia grave: un dibattito sempre aperto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2013 04:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[aborto]]></category>
		<category><![CDATA[El Salvador]]></category>
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		<category><![CDATA[interruzione gravidanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama Isabel, ha 22 anni ed è gia madre, ma è incinta di un altro figlio. Isabel vive a El Salvador &#8211; un piccolo Stato di un milione di persone, in Centro america&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si<br />
chiama Isabel, ha 22 anni ed è gia madre, ma è incinta di un altro<br />
figlio. Isabel vive a El Salvador &#8211; un piccolo Stato di un milione di<br />
persone, in Centro america &#8211; ed è molto malata: è affetta da Lupus<br />
eritematoso sistemico, una malattia del sistema immunitario, e da<br />
insufficienza renale. La gravidanza peggiora le sue condizioni di<br />
salute, tanto da mettere in pericolo la sua vita.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
I<br />
medici, inoltre, sostengono che il figlio che porta in grembo nascerà<br />
morto in quanto è anencefalico &#8211; ovvero privo di cervello &#8211; per cui<br />
Isabel avrebbe deciso di abortire. Ma nel suo Paese l&#8217;interruzione di<br />
gravidanza è severamente vietata e la pena prevista sarebbe di otto<br />
anni di detenzione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;opinione<br />
pubblica di El Salvador è divisa in due: da una parte i rigidi<br />
sostenitori della legge e, dall&#8217;altra, i cittadini che vorrebbero<br />
vedere salva la vita di Isabel.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
rappresentante dell&#8217;Onu a El salvador, Roberto Valent e il Ministro<br />
della salute, Marìa Isabel Rodrìguez, appoggiano la disperata<br />
richiesta della ragazza, mentre il Vescovo, Josè Luis Escobar, ha<br />
affermato che: “Sembra uno stratagemma per conseguire la<br />
legalizzazione dell&#8217;aborto. Chiedo all&#8217;Alta Corte di ricordare che,<br />
per la Costituzione, una persona umana è tale dal concepimento”. E<br />
Isabel si è rivolta proprio al Tribunale Supremo che sta valutando<br />
il suo caso mentre Amnesty International parla di “norme crudeli e<br />
disumane” e di “omicidio di Stato”.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
dibattito è aperto anche in Cile, nella Repubblica Dominicana, in<br />
Honduras e Nicaragua. Ma la storia di Isabel riguarda uomini e donne<br />
di tutte le nazionalità,perchè pone al centro della riflessione un<br />
dibattito etico e morale di carattere universale.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
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<p></p>
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