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	<title>elettricità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Venezuela. BUIO</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2019 07:25:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; Da giovedì 7 marzo il Venezuela è sprofondato nell’oscurità. La causa è stata un gravissimo guasto nella centrale idroelettrica del Guri, in impianto che in passato era il fiore all’occhiello&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Da giovedì 7 marzo il Venezuela è sprofondato nell’oscurità. La causa è stata un gravissimo guasto nella centrale idroelettrica del Guri, in impianto che in passato era il fiore all’occhiello della tecnologia venezuelana e che ancora oggi dovrebbe servire tutto il paese. I lavoratori della centrale avevano avvertito che la rete elettrica stava per andare in tilt dopo anni di cattiva manutenzione, indolenza e corruzione, e così è stato; inoltre, dopo l’inizio del blackout, i lavoratori della centrale hanno dichiarato che non ci sono più tecnici preparati per risolvere il problema, chi lavora lì non è preparato per questa crisi. Sulla carta, in questi ultimi 20 anni ci sono stati investimenti per più di 1.500 milioni di dollari. Sulla carta però, perché quei soldi non sono mai arrivati a destinazione, non sono stati spesi per aggiornare la centrale, bensì sono nelle tasche della gang di criminali di Hugo Chavez e Nicolas Maduro. Il regime dichiara che il blackout è stato un sabotaggio da parte degli Stati Uniti, ovviamente. Questa notizia è stata immediatamente smentita dai lavoratori. Possiamo dire con sicurezza che ci sono stati degli arresti arbitrari di alcuni lavoratori dell’azienda nazionale per l’energia dopo aver smentito la notizia. C’è un impiegato di nome Geovany Zambrano che è “desaparecido” da 20 ore. Sarà che queste persone hanno parlato e hanno detto cos’è successo? Sarà che il regime li ha fatto tacere?</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12201" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-300x122.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/venezuela-blackout-1350-768x312.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p>Quindi, la rete è collassata, di conseguenza anche le comunicazioni sono collassate, linee telefoniche e internet comprese. Senza elettricità non c’è niente, non funziona niente. Intere zone della capitale e non solo hanno passato più di 60 ore consecutive senza elettricità. In alcune zone dell’entroterra hanno compiuto 110 ore di buio. Il poco cibo che la popolazione riesce a comprare è andato a male nelle case, le candele stanno per finire. Le poche aziende e negozi che ancora sopravvivono, hanno abbassato le saracinesche. Alcuni negozi e piccoli supermercati aprono nei ridotti momenti in cui arriva la luce, se arriva, vendono quello che hanno, ma tante non possono accettare carte di credito e bancomat, accettano soldi in contanti e addirittura accettano dollari ed euro, ma il fatto è che i contanti non esistono più, la gente non gira per strada con banconote perché l’inflazione è arrivata quasi al 3.000%, e allora, cosa compri, come compri, quando compri? Anche l’acqua manca. La gente disperata chiede informazioni per conoscere negozi e venditori ambulanti che possano vendere caraffe d’acqua potabile, le case sono al secco. In alcune regioni del paese come la Stato del Carabobo, denunciano che l’acqua sta arrivando alle case con cattivo odore e di colore nero… fate voi.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12202" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="460" height="259" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 460w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/acqua-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 460px) 100vw, 460px" /></a></p>
<p>Cosa succede in un ospedale se va via la corrente elettrica e l’acqua? Un inferno. Ma se gli ospedali venezuelani sono già un inferno a causa della mancanza di medicine, manutenzione, macchinari, medici e infermiere… cos’altro può succedere? Un inferno Dantesco è a dir poco. I medici non riescono in nessun modo a salvare vite, possono soltanto rianimare facendo massaggi cardiaci a mani nude, ventilando con sistemi manuali del medioevo, ma poi basta, rimangono a guardare nella penombra di una candela un’altra vita, l’ennesima che se ne va a causa di questa crisi umanitaria voluta da un pugno di esseri crudeli che ha distrutto completamente il paese. Dal 7 al 9 marzo sono morti 110 pazienti, tra cui 80 bambini. Il 10 marzo sono morti 21 persone, di cui 5 neonati e due donne in ostetricia, incinte o per partorire… Fino al 13 marzo si contano 26 deceduti, la ONG <i>Codevida</i> contabilizza 17 pazienti con problemi renali decediti dopo il blackout nazionale, e allora potete immaginare cosa sta succedendo ai pazienti in dialisi? Cosa pensate che possa succedere negli obitori degli ospedali senza aria condizionata costante per più di 6 giorni? Sapete cosa stanno facendo gli impiegati di queste aree? Dicono ai famigliari di portarsi il cadavere subito altrimenti devono seppellirli in fosse comuni per evitare la decomposizione e l’affollamento. Nell’entroterra del paese, nelle zone più povere e depresse, la situazione della salute è indescrivibile, il 90% delle famiglie ha qualche parente con problemi di salute: denutrizione, tumori di diversa natura ed entità, epilessia, diabete, AIDS, malaria, tubercolosi. In questi giorni di crisi energetica si sono complicati i quadri clinici di molte persone, già compromessi per la situazione sanitaria e quindi sono decedute, i parenti, senza soldi per poter affrontare un funerale e pagare il cimitero, seppelliscono i loro cari nei giardini di casa, nelle zone rurali dove ci sono pezzi di terra o nella terra di nessuno… Donne con figli morti in braccio, parenti all’estero che ricevono la chiamata che il loro famigliare è morto nell’oscurità, senza poter andare in Venezuela perché gli aerei non partono e non arrivano… ovviamente. Un incubo difficile da descrivere. Un incubo reale. Una morte lenta. Una disgrazia che non tocca fondo.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12203" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="780" height="438" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 780w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/no-hay-luz-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a></p>
<p>Il paese non sta collassando, è già collassato. E’ già nella miseria più grande. Chi ancora, nelle sedie del potere, continua a dire che bisogna rimanere neutrali e che la non ingerenza è la giusta via, perché non si può ripetere la storia della Siria, non sa o non si rende conto che il Venezuela da più di 5 anni è già la Siria dell’America Latina e che da anni era in atto un genocidio silenzioso, che per fortuna, ormai, tanto silenzioso non è.</p>
<p>Devo dire che settimane fa vedevo una luce in fondo al tunnel, adesso stento a trovarla, l’ho persa, spero si ravvivi appena questo blackout in cui è sommerso il Venezuela, passi. Piano piano la luce sta arrivando, a momenti, ma non riesce ancora ad illuminare il nostro tunnel della speranza. Siamo stanchi. Mi auguro che la fine stia arrivando e che il mio popolo possa di nuovo trovare pace dietro la parola “DIRITTO”.</p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221;. Acqua, Luce e Salute</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 07:08:24 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Quali sono le precondizioni per lo sviluppo di un Paese?</p>
<p align="JUSTIFY">Questa domanda può sembrare complicata ma ha delle risposte molto semplici: acqua, energia e sanità. Sono forse queste tre parole che stabiliscono la possibilità di evoluzione di un paese; le coltivazioni, i soldi e le capacità imprenditoriali sono solo secondarie.</p>
<p align="JUSTIFY">Acqua, partiamo dal bene primario, senza il quale le stesse coltivazioni appena citate non potrebbero esistere. L’Africa resta il continente maggiormente colpito dalla mancanza di acqua potabile. Secondo uno studio del Consiglio mondiale dell’acqua, nel mondo, il costo totale dell’insicurezza delle risorse idriche sull’economia globale è di circa 500 miliardi di dollari all’anno. Se a questo dato si aggiunge l’impatto ambientale, la cifra cresce ulteriormente, facendo aumentare di conseguenza malattie e decessi.</p>
<p align="JUSTIFY">Tra i paesi africani i più colpiti da questo problema troviamo Angola, Guinea equatoriale, Mozambico e Madagascar.</p>
<p align="JUSTIFY">La verità è però che in Africa di acqua ce n’è veramente molta e si trova tutta nel sottosuolo, si stima che ce ne sarebbe abbastanza da risolvere il problema dell’acqua di tutte le popolazioni africane. Qual è quindi il problema? Recuperare quest’acqua. Non ovunque ci sono pozzi e soprattutto non tutti gli Stati hanno risorse e competenze necessarie per costruirne di nuovi.</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10615" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="812" height="435" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 812w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua-300x161.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/acqua-768x411.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 812px) 100vw, 812px" /></a></i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><em>Energia</em>, uno studio dell’Unesco ha dimostrato la correlazione tra la disponibilità della luce e il successo scolastico dei ragazzi. Nelle zone dell’Africa in cui arriva la corrente elettrica, bambini e adolescenti dedicano almeno un’ora serale allo studio. Se dire che l’80% di scuole e biblioteche nell’Africa subsahariana non dispone di elettricità non basta a convincerci, è sufficiente guardare una fotografia satellitare notturna. Come possiamo osservare nell’immagine qui sotto, nel continente africano le uniche macchie di luce sono a Lagos, Il Cairo, Nairobi e Johannesburg.</p>
<p align="JUSTIFY">Naturalmente la situazione non rimane critica solo in Africa, i “continenti neri” di questa fotografia rispecchiano anche all’indice di povertà mondiale.</p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Arfrica-satellitare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-10614" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/04/Arfrica-satellitare.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="485" height="520" /></a></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Inoltre, la parola energia è strettamente connessa a nutrizione e sanità. Soprattutto nei paesi caldi la necessità di avere frigoriferi e freezer risulta fondamentale per la conservazione del cibo e per migliorare la dieta di tutti. Ancora, ci sono gli sforzi di molti dietro alla costruzione di ospedali nelle zone più remote del continente che però, senza energia e acqua, risulterebbero non funzionali e anzi, potrebbero trasformarsi in zone ad alto rischio di epidemie.</p>
<p align="JUSTIFY">Ultimo argomento ma non per importanza è quello che riguarda la sanità.Il mondo della sanità è strettamente collegato alle due risorse già citate, acqua ed energia elettrica.</p>
<p align="JUSTIFY">Per costruire ospedali non sono necessarie molte risorse, per farli funzionare, invece, sono necessari beni primari costanti e duraturi.</p>
<p align="JUSTIFY">Detto questo, la salute è sicuramente un aspetto chiave dello sviluppo umano ed economico e i numeri africani non tradiscono le aspettative. Gli stati più colpiti da ebola (Guinea, Liberia e Sierra Leone) hanno un sistema sanitario pubblico molto debole che non è stato in grado di fronteggiare un’emergenza di tale portata. Nello specifico, in questi paesi, ci sono circa 4 medici ogni 100mila abitanti (In Italia sono circa 375 medici ogni 100 mila abitanti).</p>
<p align="JUSTIFY">Infine, le malattie infettive sono la causa del 40% dei decessi nei Paesi in via di sviluppo, l’1% in quelli industrializzati. Nell’Africa sub sahariana in particolare, l’Hiv è ancora la prima causa di morte: 11,5%, e il 70% dei nuovi casi si sono verificati in Africa sub sahariana.</p>
<p align="JUSTIFY">Unico neo positivo in tutta l’Africa è il Rwanda che ha il 90% dei cittadini coperti da assicurazione sanitaria.</p>
<p align="JUSTIFY">Ovviamente, questo articolo non vuole essere esaustivo sulle cause di povertà dei paesi africani. Ci sarebbero ancora molti problemi da affrontare (come la terra, la politica e la stabilità sociale); in questo momento si vuole soltanto dare una visione su come beni e servizi primari, dati per scontati nella società occidentale, possano modificare le sorti di un Paese.</p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: Science4People. Sulle ali della scienza per superare ogni confine</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Dec 2017 07:10:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi L’iniziativa di Sunshine4Palestine è assolutamente da sostenere perché fornisce competenze specifiche e scientifiche a studentesse palestinesi che, a loro volta, le diffonderanno: uno strumento concreto per uscire dalla difficile situazione in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: large;"><b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9975" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="724" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724-300x212.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/logo_s4p2-1024x724-768x543.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></b></span></span></span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">di Monica Macchi</p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>L’iniziativa di Sunshine4Palestine </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>è assolutamente da sostenere</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>perché fornisce competenze specifiche e scientifiche</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>a studentesse palestinesi che, a loro volta, le diffonderanno:</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>uno strumento concreto per uscire dalla difficile situazione </i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;"><i>in cui si trova la Palestina tutta</i></span></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #222222;">Moni Ovadia</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">Sunshine4Palestine è una ong italo-inglese-palestinese​ fondata nel gennaio del 2013 da un gruppo di scienziati, fisici ed ingegneri che, in collaborazione con la facoltà di Scienze dell&#8217;Università di Betlemme  e col riconoscimento della <a href="http://www.eps.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Società Europea di Fisica</a>, ha lanciato il progetto “Science4People. Sulle ali della scienza per superare ogni confine”  per contribuire a risolvere le carenze di elettricità e di acqua attraverso tecnologie ecosostenibili e soluzioni low cost.</p>
<p align="JUSTIFY">Così un gruppo di dieci studentesse, dopo essere state formate per diventare divulgatrici scientifiche (e hanno già avviato a loro volta percorsi di formazione nelle scuole!), utilizzando materiali facilmente reperibili anche in situazioni di criticità estrema come quelle in Palestina, hanno realizzato batterie e lampade solari​ con materiali di scarto e riciclati.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9976" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="960" height="540" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/esperimento-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Un altro progetto molto importante è stato la realizzazione di un impianto fotovoltaico sul tetto del Jenin Charitable Hospital a Gaza, che lo ha reso autosufficiente da un punto di vista energetico per 17 ore al giorno, punto di riferimento indispensabile visto che nell’ultimo periodo nella Striscia l’elettricità è disponibile a singhiozzo e per pochissime ore.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: serif;"><span style="font-size: medium;">Per altre informazioni e per sostenere il progetto: </span></span><a href="https://it.ulule.com/science4people/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #c0392b;"><span style="font-family: serif;">https://it.ulule.com/science4people/?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></a></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9977" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1024" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/12/Jenin_Installation-2814-1024x576-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
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		<title>&#8220;Stay human: Africa&#8221; &#8211; Il turismo della miseria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Oct 2016 07:58:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi &#160; &#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7046" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7046" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (558)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-558-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">&#8220;Quando una città è inserita nella lista dell&#8217;Unesco non si dovrebbe cambiare nulla &#8211; spiega un abitante di Djenné, Mali &#8211; ma noi vogliamo più spazio, nuovi elettrodomestici, cose più moderne. Siamo scontenti&#8221;. </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Djenné</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, definito patrimonio dell’umanità, è una delle prime città oggetto del così detto “turismo della miseria”, che attrae viaggiatori da ogni parte del mondo, i quali, rimanendo a lato della povertà, osservano cittadini obbligati a congelarsi nel tempo a favore dei più curiosi.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">La fantastica moschea presente a Djenné ha consentito a questa città di diventare patrimonio dell’umanità e, allo stesso tempo, porta tensioni in tutto il paese a causa di un dilagante pensiero di insoddisfazione; le persone vivono in situazioni di disagio evidente ma nulla viene modificato perché il turista viene attratto proprio da quello. Va di moda ormai questa abominevole pratica: visitare quartieri o città “al limite” con lo scopo semplicemente di dire – io ci sono stato, è spaventoso -.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Insieme a Djenné troviamo anche la città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Makoko</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">, in Nigeria. Makoko è un quartiere di Lagos composto da sei villaggi distinti, quattro dei quali, detti galleggianti, nascono su esili palafitte direttamente sull’acqua puzzolente delle lagune. Le persone che vivono in questo grande quartiere sono tra le 100 e le 250.000, il numero non è chiaro neanche a loro. I giovani vivono raccogliendo terra; si immergono nelle acque delle lagune e trasportano in superficie secchi di sabbia che verrà poi venduta ai costruttori edili di Lagos. Piantano una scala sul fondo, scendono con il loro secchio e risalgono con un carico di sabbia che finirà diretto su altre imbarcazioni destinate alla città.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7047" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7047" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (560)" width="961" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 961w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-560-768x512.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 961px) 100vw, 961px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Makoko, pubblicizzata come “la Venezia dell’Africa” dal riprovevole turismo della miseria, è oltretutto poco accogliente per i bianchi a causa del clima particolarmente umido, delle condizioni di igiene e della malaria presente in tutto il Paese.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso soprannome è stato dato anche alla città di </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ganvié</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> in Benin dove, allo stesso modo, la popolazione vive su palafitte in condizioni disastrose. Gli abitanti continuano ad aumentare, allargando sempre più profondamente le precarie palafitte che li ospitano. Le condizioni igieniche sono deplorevoli e l’età media della popolazione è molto bassa.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">L’acqua del lago non è potabile perché salmastra e quindi l’unico rifornimento di acqua potabile avviene tramite due fontanelle dove gli abitanti vanno con le loro piroghe per riempire bidoni. Le acque reflue vengono sversate direttamente nel lago e l’unica disinfestazione efficace è assicurata dall’irraggiamento solare. Altro problema è l’assenza di energia elettrica che rende ancora meno vivibile tutto il quartiere.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante gli evidenti problemi, queste tre città africane, insieme a molte altre, attirano turisti europei in grande quantità che, rimanendo sulle loro piroghe affittate per due soldi, non osano avvicinarsi troppo sostando, anzi, distanti per poter osservare meglio. Restano immersi nel loro turismo della miseria, senza senso e senza rispetto per chi in quelle condizioni ci vive ogni giorno, non per il tempo di una vacanza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-7048" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7048" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (559)" width="594" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-559-278x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 278w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /></a></p>
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