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	<title>emigranti Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Il Venezuela in una valigia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 07:25:57 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11379" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1200" height="674" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo4-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo4-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo4-1-768x431.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo4-1-1024x575.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Tini Codazzi</p>
<p>Come potrei definire il venezuelano? È un mix di culture diverse, di etnie diverse. La storia dello sviluppo della nazione è stata accompagnata, già da diversi secoli, da ondate di immigrazioni provenienti dai diversi continenti. Il Venezuela è stata la nazione dell’America Latina che storicamente ha ospitato nel suo territorio il maggior numero di immigrati. Persone di tante nazionalità che disperate uscivano dai loro paesi per motivi politici, sociali, sanitari, economici. La terra venezuelana è stata letteralmente “invasa”, per così dire, da: africani, dominicani, haitiani, cubani, tedeschi, italiani, spagnoli, portoghesi, sloveni, croati, polacchi, cechi, colombiani, peruviani, ecuadoregni, cileni, argentini, cinesi, libanesi, siriani, arabi… e potrei continuare. Questo ha fatto sì che la cultura e le tradizioni del Venezuela antico siano state influenzate da questo affascinante Melting pot. Siamo figli del mondo. Per questa ragione, siamo sempre stati un popolo ospitale, sorridente e pronto ad aprire le braccia per accogliere questi immigrati e farli sentire come a casa propria. Abituati da sempre così, siamo cresciuti accanto allo straniero, al profugo, al bisognoso, a quello diverso dal punto di vista della religione o del colore della pelle, e in un modo o nell’altro quella terra promessa che era il Venezuela  ha dato lavoro, felicità, amore, in sostanza, un futuro. Io stessa sono nipote di un italiano del sud arrivato in nave con la sua valigetta, così come avete visto in tanti film, e di un colombiano di Bogotà che ha attraversato la frontiera tra mille difficoltà. Tutti e due hanno trovato il loro futuro in Venezuela e sono orgogliosa di far parte, per partita doppia, di questa realtà.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11380" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1214" height="697" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1214w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5-300x172.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5-768x441.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo5-1024x588.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1214px) 100vw, 1214px" /></a></p>
<p>È per questa ragione che mi sento immensamente triste e perfino arrabbiata vedendo quello che succede in queste settimane ai profughi venezuelani protagonisti di questa terribile ondata di emigrazione forzata grazie al regime di Nicolas Maduro. L’esodo venezuelano si è incrementato dal 2016. Fino a questo momento, 2,3 milioni di venezuelani sono fuori dal paese, più o meno il 7% della popolazione, secondo l’ONU, ma nelle ultime settimane c’è stato un boom che ad oggi non si ferma. Uomini, donne, bambini, anziani, ai bordi delle strade, con in mano una valigia o un sacchetto di plastica e un manto pieno di disperazione e tristezza che li copre passo dopo passo. Scappano dalle malattie, dalla fame, dall’insicurezza, dalla repressione, dalla miseria, dalla mancanza di lavoro, acqua potabile, elettricità, gas… Ormai è una sorta di guerra quella che si vive in Venezuela e la popolazione fugge disperata come qualunque altra popolazione in guerra. Noi in Italia viviamo accanto alla realtà dei profughi che arrivano nei barconi attraversando il Mediterraneo: ebbene, il continente sudamericano ormai vive accanto alla realtà dei profughi venezuelani che attraversano strade, montagne e città a piedi per raggiungere Colombia, Ecuador, Peru e Brasile. Secondo l’Agenzia delle Nazione Unite per i Rifugiati, nel primo semestre del 2018, 90 mila venezuelani hanno chiesto asilo in Perù, 6.900 in Brasile. In Colombia ci sono 600 mila venezuelani e in Ecuador 39.500. Le frontiere di questi 4 paesi sono in crisi, non sanno come gestire questo flusso mai visto nel continente. Rappresentanti dei quattro governi si sono uniti per cercare una soluzione alla crisi. Tra 700 e 800 venezuelani stanno attraversando la frontiera con il Brasile, dove c’è già un campo profughi. La frontiera brasiliana è militarizzata per garantire la sicurezza nella regione di Roraima. Perù e Colombia hanno creato un database per schedare i venezuelani che arrivano in modo illegale.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11381" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="984" height="655" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 984w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/09/exodo1-768x511.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /></a></p>
<p>Si sono già verificati episodi di xenofobia, di maltrattamento, di violenze sessuali. C’è molta preoccupazione. Questi migranti non sono accolti sempre bene dagli ecuadoregni, peruviani e colombiani. C’è mancanza di solidarietà. Evidentemente, purtroppo i tempi sono cambiati, non possiamo aspettarci che l&#8217;America Latina apra le braccia al venezuelano così come lui lo fece in passato con il latino-americano. Ma un po’ di solidarietà, di comprensione e di compassione sì. È necessario ed urgente instaurare un coordinamento regionale nelle zone critiche, dovrebbe arrivare l’aiuto di organizzazioni come l’OEA, ONU, UNHR-rifugiati per contenere questa minaccia di bomba a orologeria che è questo esodo sproporzionato. Creare politiche di armonizzazione nell’accoglienza, educare la popolazione che ospita queste persone, è imperativo in questo momento. Speriamo che così succeda.</p>
<p>Nel frattempo, Maduro nega in TV che ci sia un esodo, afferma che esiste una guerra economica creata dai paesi della regione per screditare il governo. Manda un messaggio a tutta la diaspora che vive in questi paesi critici perché rientri nella nazione, attraverso frasi banali e bugie. Jorge Rodríguez, ministro dell’informazione, dichiara che la crisi umanitaria è un castello di carte costruito grazie alle fake news. L’ennesimo tentativo di nascondere la luna con un dito.</p>
<p>Sperando che il venezuelano si risvegli definitivamente…Ma mi sembra troppo tardi. Il danno è già stato fatto.</p>
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		<title>Italiani d&#8217; altrove: parole di poeti che scrivono in altre lingue, ma continuano a sentire in italiano, Rayuela edizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Feb 2013 07:26:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/Libro-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/Libro-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="240" /></a></div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Persone che hanno una doppia<br />
cittadinanza, che vivono in due Paesi diversi, ma per molti aspetti,<br />
simili. Si parla, in questo caso, di Italia e Argentina (o Uruguay)<br />
perchè il libro intitolato <i>Italiani d&#8217;altrove. Parole di poeti<br />
che scrivono in altre lingue, ma continuano a sentire in italiano</i><br />
– per Rayuela edizioni – raccoglie liriche di autori argentini,<br />
di origine italiana: tutti i loro cognomi, infatti, sono italiani.</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
La raccolta è curata (e i testi<br />
tradotti) da Milton Fernandez, attore-scrittore-drammaturgo<br />
uruguayano e direttore artistico del Festival della Letteratura di<br />
Milano, il quale ha ascoltato  le parole di queste persone che si sono<br />
trasferite in Argentina e che scrivono in spagnolo e ha deciso di<br />
restituire ai lettori le loro emozioni, i loro pensieri, i loro<br />
ricordi. Sì, perchè questi emigranti continuano a sentire e a<br />
pensare in italiano per quella sorta di “meccanismo della<br />
nostalgia”, così complesso, che molti si portano dentro.</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
La stessa città di Buenos Aires è<br />
popolata da tantissimi italiani e i suoi quartieri ricreano una mappa<br />
dell&#8217;Italia, riproducendone anche l&#8217;architettura delle città: c&#8217;è<br />
il quartiere genovese (la Boca), quello calabrese, quello friulano in<br />
cui si parla con gli accenti di quelle zone. E lì si avverte<br />
un senso di appartenenza, sia alla cultura argentina sia a quella<br />
italiana.
</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
Molti dei poeti che hanno arricchito<br />
l&#8217;antologia non sono mai stati in Italia, ma ne hanno un&#8217;idea, che è<br />
quella riportata dai loro genitori o dai loro nonni: ma i ricordi,<br />
spesso, con il tempo, sbiadiscono o si trasformano. I migranti,<br />
infatti, come sostiene Milton Fernandez “sono portatori sani di<br />
Paesi immaginari” ed ecco, quindi, che i luoghi raccontati sono<br />
quelli tramandati da altri, magari sono Paesi che non esistono<br />
neanche più, ma rimangono in vita nell&#8217;immaginazione o nella memoria<br />
e questo aiuta a spiegare l&#8217;etimologia della parola “nostalgia”<br />
che è: “il dolore del ritorno”, quella malinconia che accompagna<br />
tutti i migranti quando sono lontani, e quella delusione che li tocca<br />
quando scoprono una realtà diversa da quella immaginata o ricordata.<br />
Ma è un dolore che si impara a gestire se lo si fa diventare<br />
ricchezza interiore.
</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
La raccolta di poesie è stata<br />
presentata il 2 febbraio 2013 alla Casa delle Culture del mondo di<br />
Milano. Ci piace anche ricordare perchè è stato scelto, come nome<br />
della casa editrice, quello di “Rayuela”:</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
“<i>La Rayuela (il gioco del mondo)<br />
si gioca con un sassolino che bisogna spingere con la punta della<br />
scarpa. Ingredienti: un marciapiede, un sassolino e un bel disegno<br />
fatto col gessetto, preferibilmente a colori. In alto sta il cielo,<br />
sotto sta la terra, è molto difficile arrivare con il sassolino al<br />
cielo, quasi sempre si fanno male i calcoli e il sassolino esce dal<br />
disegno. Poco a poco, nonostante tutto, si comincia ad acquisire la<br />
necessaria abilità per salvare le diverse caselle, (Rayuela<br />
chiocciola, Rayuela rettangolare, Rayuela fantasia, poco usata) e un<br />
giorno si impara a uscire dalla terra e a far risalire il sassolino<br />
fino al cielo, fino a entrare nel cielo (…), il brutto è che<br />
proprio a quel punto, quando quasi nessuno ha ancora imparato  a far<br />
salire il sassolino fino al cielo, finisce di colpo l&#8217;infanzia e si<br />
casca nei romanzi, nell&#8217;angoscia da due soldi, nella speculazione di<br />
un altro cielo al quale bisogna comunque imparare ad arrivare. E<br />
siccome si è usciti dall&#8217;infanzia&#8230;ci si dimentica che per arrivare<br />
al cielo si ha bisogno di questi ingredienti, un sassolino e la punta<br />
di una scarpa”</i>.  Julio Cortàzar</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/Milton-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/02/Milton-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="240" width="320" /></a></div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="font-style: normal; font-weight: normal; margin-bottom: 0cm; text-align: center;">
</div>
</div>
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