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	<title>emissioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Lotta all’inquinamento: società civile contro Stato in una storica sentenza francese</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2021 08:33:42 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="885" height="500" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15885" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 885w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/12/image-768x434.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 885px) 100vw, 885px" /><figcaption>Paris, France, 28 January 2021. The directors of the 4 associations co-applicants in the case (Jean-François Julliard, General Director of Greenpeace France, Cécile Duflot, General Director of Oxfam France, Cécile Ostria, General Director of the Nicolas Hulot Foundation and Clotilde Bato, President of Notre Affaire A Tous) pose alongside the teams who participated in the project.
Paris, France, le 28 janvier 2021. Les directeurs des 4 associations co-requérantes de l’affaire (Jean-François Julliard, directeur général de l&#8217;association Greenpeace France, Cécile Duflot, directrice générale d&#8217;Oxfam France, Cécile Ostria, directrice générale de la Fondation Nicolas Hulot et Clotilde Bato, présidente de Notre Affaire A Tous) posent aux coté des équipes qui participe au projet.</figcaption></figure>



<p>di Maddalena Formica</p>



<p></p>



<p>Il 14 ottobre 2021, il Tribunale ammnistrativo di Parigi ha pronunciato una storica sentenza con la quale lo Stato francese è stato condannato per “danno ambientale”.</p>



<p>La faccenda giudiziaria, denominata ufficialmente <em>L’Affaire du Siècle</em> dai suoi promotori, è incominciata quando quattro associazioni ambientaliste (<em>Oxfam France, Notre Affaire à Tous, Fondation pour la Nature et l&#8217;Homme, Greenpeace France</em>) hanno adito a marzo 2019 il tribunale amministrativo di Parigi, con il sostegno di una petizione firmata in tempo record da due milioni di cittadini.</p>



<p>L’obiettivo, oggi raggiunto, era quello di condannare la Francia per il mancato rispetto degli impegni presi dalla <em>République</em> nella lotta contro le emissioni di gas a effetto serra, e in particolare per il mancato raggiungimento degli obiettivi che lo Stato si era dato per limitare le emissioni nel periodo 2015 – 2018.</p>



<p>Dopo avere già deciso il 3 febbraio 2021 che lo Stato dovesse essere effettivamente ritenuto responsabile per questa mancanza, ad ottobre i giudici hanno confermato la decisione, specificando che lo Stato dovrà riparare tale danno entro il 31 dicembre 2022.</p>



<p>Pur rimanendo libero nella scelta delle misure da adottare per raggiungere l’obiettivo, lo Stato francese ha dunque ora poco più di un anno per “recuperare il ritardo” ed evitare nei prossimi mesi l’emissione di 15 milioni di tonnellate di gas a effetto serra, una quantità valutata dai giudici sulla base di quella rilasciata in eccesso dal 2015 (una cifra già parzialmente ridotta grazie al calo di emissioni dovuto ai lockdown degli ultimi due anni).</p>



<p>Le conseguenze qualora lo Stato non rispettasse la scadenza? I giudici potrebbero pensare a delle sanzioni economiche, come richiesto dalle ONG che parlano di sanzioni fino ai 78 milioni di euro per ogni semestre di ritardo, ma ad oggi delle misure specifiche non sono ancora state individuate, nella speranza che non debbano essere adottate.</p>



<p>Questa vicenda, un possibile, ottimistico esempio di una maggiore sensibilità della società civile e, forse, delle istituzioni per la questione climatica, potrebbe essere un modello per i cittadini di altri Stati i cui impegni nella lotta al cambiamento climatico risultano spesso poco decisi o efficaci.</p>



<p>La presa di posizione del tribunale d’oltralpe non sarebbe però il solo precedente per eventuali azioni contro le politiche ambientali di altri governi: il 20 dicembre 2019, una sentenza della Corte suprema dei Paesi Bassi relativa ad una causa introdotta dall’ong Urgenda ha confermato la posizione dei giudici di primo e secondo grado che avevano qualificato gli obiettivi nazionali di riduzione dei gas a effetto serra come insufficienti. Questa valutazione è stata operata alla luce non solo del diritto interno e comunitario, ma anche della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (e in particolare del diritto alla vita e de diritto alla vita privata e familiare), della <em>Convenzione quadro delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi.</em></p>



<p><em>Decisioni storiche, dunque, che alimentano un dibattito percepito come sempre più urgente (e che in Francia si aggiunge a quello per le prossime elezioni presidenziali) e il cui successo potrebbe ispirare nuove azioni nei confronti di altri Stati, europei e non.</em></p>
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		<title>Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano</title>
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		<pubDate>Sat, 25 May 2019 09:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Polo (Da pressenza.com) Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&#160;15 marzo, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/author/anna-polo/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Anna Polo (Da pressenza.com)</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xbastioni-720x405.jpg.pagespeed.ic.Udgq2I0uC3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Secondo sciopero globale per il futuro: i giovani tornano a invadere Milano"/><figcaption>(Foto di Thomas Schmid)</figcaption></figure>



<p>Dopo il primo sciopero globale per il futuro del&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/03/milano-sciopero-mondiale-per-il-futuro-loceano-si-sta-sollevando-e-noi-anche/?utm_source=rss&utm_medium=rss">15 marzo</a>, anche oggi, 24 maggio, migliaia di giovani e giovanissimi hanno invaso le strade di Milano con cartelli fai da te, striscioni e cori per chiedere giustizia climatica e interventi rapidi e incisivi per ridurre le emissioni. Tra i molti cartelli in inglese la palma dell’originalità va a “Paul, sorry, but we can’t let it be”. In generale, la stessa creatività ironica e graffiante che si era vista nel corteo di marzo si è manifestata anche oggi.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24-5-Silvio-Castello.jpg.pagespeed.ic.NcBUNaGl--.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859954"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-partenza.jpg.pagespeed.ic.aHV08KKgQ5.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859963"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xCairoli-cartelli.jpg.pagespeed.ic.YhUgKBlO32.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859972"/></figure></div>



<p>Il corteo è partito da Piazza Castello e percorrendo via Broletto è passato davanti al negozio Enel sbarrato dalle serrande (precauzione dopo l’<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/occupata-la-sede-dellenel-a-milano-basta-greenwashing-chiudere-subito-tutte-le-centrali-a-gas-e-carbone/?utm_source=rss&utm_medium=rss">occupazione</a>&nbsp;di due giorni fa?), immagine simbolica della chiusura dei colossi dell’inquinamento alle richieste dei giovani.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xEnel.jpg.pagespeed.ic.bcsn-5w0oI.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859982"/></figure></div>



<p>Ha poi proseguito come una fiumana colorata e inarrestabile e si è concluso con un sit-in davanti alla sede della Regione Lombardia, sorda per ora alla richiesta di dichiarare&nbsp;<a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/milano-fa-la-storia-primo-comune-in-italia-a-dichiarare-lemergenza-ecologica-e-ambientale/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l’emergenza climatica e ambientale</a>&nbsp;che è invece stata accolta dal Comune di Milano.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xp.-venezia.jpg.pagespeed.ic.l_FAJutPoX.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-859993"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xcorteo-diviso.jpg.pagespeed.ic.RbOSIUl-CY.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860013"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/x24.5-plastica-silvio.jpg.pagespeed.ic.PBSH_v56dE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860022"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in.jpg.pagespeed.ic.dIuhTRJlmw.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860031"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xsit-in-1.jpg.pagespeed.ic.Pd-gggzhnJ.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860040"/></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xTrump-Salvini.jpg.pagespeed.ic.ihUZXtJSs0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-860049"/></figure></div>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2019/05/xDSC0363web-750x422-c-default.jpg.pagespeed.ic.PL_MJrfWt_.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Fridays for Future Milano 24/05/2019"/></figure>



<p><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a><a href="https://www.pressenza.com/it/2019/05/secondo-sciopero-globale-per-il-futuro-i-giovani-tornano-a-invadere-milano/#articlegallery?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Foto di Thomas Schmid Silvio Bruschi, Matilde Mirabella</p>
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		<title>Trump alla fine decide:  U.S.A.  fuori dall&#8217;Accordo di Parigi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 13:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  di Alfonso Navarra &#8211; Osservatorio per l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo globale di Parigi sul clima (www.ilsolediparigi.it) &#160; Non era un esito scontato. Dopo averci tenuto sulle spine dal G7 di Taormina, il presidente degli USA&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong>di Alfonso Navarra &#8211; Osservatorio per l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo globale di Parigi sul clima</strong></p>
<p><strong>(www.ilsolediparigi.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non era un esito scontato. Dopo averci tenuto sulle spine dal G7 di Taormina, il presidente degli USA Donald Trump alla fine, all&#8217;insegna dell'&#8221;America first!&#8221;,  si è deciso ed ha deciso male. Ha ufficializzato, nonostante forti pareri contrari all&#8217;interno della sua stessa Amministrazione (la figlia Ivanka, Rex Tillerson&#8230;), scavalcando il Congresso, che recederà dall&#8217;Accordo di Parigi sul clima globale. (Teniamo presente che gli Stati Uniti non hanno ancora ratificato Kyoto 1992 di cui Parigi 2015 si presenta come uno sviluppo!). Ignora i moniti  sempre più allarmanti della comunità scientifica liquidati nei tweet e nei comizi come &#8220;bufale inventate dai cinesi&#8221; e mette a rischio le speranze dell&#8217;Umanità di uscire con (relativamente) poche ammaccature dalla gavissima crisi ambientale che  un effetto serra sempre più acuto porta con sé.</p>
<p>(Per dettagli sulla notizia: <a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNEVpj-RjbPm-S7xbVbf-BYW2p-Z4A&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/oltreradio/2017/05/31/clima-trump-ritira-gli-stati-uniti-dallaccordo-di-parigi_02e97b4c-5212-43d8-8b0f-334fcc759970.html?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>La decisione, che colloca gli USA sulla stessa posizione recalcitrante di Siria e Nicaragua, va a terremotare un processo diplomatico pluriennale che alla COP 21 di Parigi aveva registrato l&#8217;unanimità sul documento finale,  ma ancora insufficiente a contenere l&#8217;aumento di temperatura entro i limiti indicati dalla comunità scientifica internazionale.  (Si stima la capacità di contenimento degli impegni volontari degli Stati a 3,5° C, mentre l&#8217;obiettivo sarebbe di 2° C, &#8220;preferibilmente&#8221; 1,5 per non fare finire sott&#8217;acqua interi Stati).</p>
<p>E&#8217; molto importante tenere presente che, ai sensi dell&#8217;art. 28 dell&#8217;accordo di Parigi (il testo lo si trova, sul sito del Ministero dell&#8217;ambuiente, al seguente link in traduzione italiana: <a href="http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%20DI%20PARIGI%20Traduzione%20non%20ufficiale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%2520DI%2520PARIGI%2520Traduzione%2520non%2520ufficiale.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNFtcwRnjmNONbM8nz_syu9xWmvZ4g&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/cop21/ACCORDO%20DI%20PARIGI%20Traduzione%20non%20ufficiale.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> ), per il ritiro effettivo degli USA ci vorranno 4 anni di tempo, quindi &#8211; salvo ripensamenti &#8211; esso avverrà il 4 novembre 2020, nel pieno della campagna elettorale per la presidenza.</p>
<p>La UE e la Cina hanno subito protestato e proclamato di voler andare avanti comunque senza che il Patto sia toccato: ma resta da vedere quanto pesi la retorica che copre  la sostanziale mancanza di una volontà politica condivisa per agire collettivamente, in modo immediato e drastico.</p>
<p>Dal dispaccio ANSA citato possiamo leggere della nota congiunta di Merkel, Macron e Gentiloni:  &#8220;<em>L&#8217;Accordo di Parigi rimane una pietra angolare della cooperazione tra i nostri paesi per affrontare efficacemente e tempestivamente i cambiamenti climatici e per attuare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell&#8217;Agenda del 2030. Crediamo fermamente che l&#8217;accordo di Parigi non possa essere rinegoziato, in quanto strumento vitale per il nostro pianeta, le società e le economie. Siamo convinti che l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo di Parigi offra grandi opportunità economiche per la prosperità e la crescita nei nostri paesi e su scala globale</em>&#8220;.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8908" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="212" height="210" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/th45B6LNVU-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w" sizes="(max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a></p>
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<p>Si è già accennato a Siria e Nicaragua, ma dopo gli USA possiamo temere che altri  dei 195 paesi firmatari si tirino indietro.  Tra le realtà importanti, dobbiamo puntare i riflettori in particolare sulla tentennante Russia, che potrebbe anche essa ripensarci insieme all&#8217;India. Attualmente l&#8217;accordo di Parigi è ratificato da 147 Stati tra i quali l&#8217;Italia, che ha sfornato di recente, con il governo Gentiloni, una Strategia energetica nazionale (SEN), che &#8211; praticamente lo ignora.</p>
<p>Sempre dal citato dispaccio ANSA riportiamo i seguenti dati sulle emissioni di CO2, parametro con cui si valuta l&#8217;effetto serra: &#8221; <em>Gli Stati Uniti sono il secondo produttore mondiale di gas serra, con il 15% delle emissioni globali (dati 2015). Il primo produttore è la Cina, con il 29%. Nel 2015 le emissioni cinesi sono calate dello 0,7% e nel 2016 di un altro 0,5%. Nei dieci anni precedenti, la produzione di gas climalteranti del Dragone aumentavano in media del 5% ogni anno. Il calo è dovuto alla chiusura di centrali a carbone e all&#8217;apertura di centrali nucleari, rinnovabili e a gas. La Cina, priva di petrolio e avvelenata dal carbone, ha convenienza a puntare su eolico e fotovoltaico e sta investendo in questi settori in modo massiccio. Gli Usa nel 2015 avevano tagliato le emissioni del 2,6% e nel 2016 dell&#8217;1,7%, grazie a notevoli investimenti sulle rinnovabili, favoriti dall&#8217;amministrazione Obama. Il terzo produttore mondiale di gas serra è l&#8217;Unione europea, con il 10%. Negli ultimi vent&#8217;anni le sue emissioni sono scese costantemente, grazie al ruolo delle rinnovabili, ma nel 2015 sono salite dell&#8217;1,4%. I problemi vengono dall&#8217;India, che contribuisce per il 6,3% alle emissioni globali e nel 2015 ha aumentato la sua produzione di gas serra del 5,2%</em>&#8220;.</p>
<p>Il problema, per il tycoon diventato presidente, è non comprendere che in gioco c&#8217;è molto di più dei lavoratori americani nel settore fossile e carbonifero, c&#8217;è la Madre Terra con tutti i suoi abitanti umani e non umani. L&#8217;unica strada efficace per rispondere alla sfida sarebbe quella di abbandonare immediatamente, cioé massimo entro 30 anni, i combustibili fossili, tagliare loro i sussidi pubblici, imporre una carbon tax, procedere alla conversione ecologica di produzione e consumi, come auspicato, tra gli altri, da Papa Bergoglio.</p>
<p>Un dato della situazione su cui riflettere è che la gran parte dell&#8217;industria americana, comprese le multinazionali energetiche, non intende seguire la logica di Trump. Lo si evince da un appello (evidentemente iascoltato) apparso per diversi giorni sui più importanti giornali americani. Ecco quanto hanno firmato non solo i giganti della Silicon Valley, ma tutti i top manager dell&#8217;economia statunitense, inclusi quelli della EXXON (da cui proviene il Segretario di Stato Rex Tillerson). &#8220;<em>Stiamo investendo nelle tecnologie innovative che possono aiutarci a conquistare una transizione verso l&#8217;energia pulita. E proprio in virtù di questo passaggio, il Governo deve supportarci</em>&#8220;.</p>
<p>(Sul Financial Times possiamo leggere &#8211; pagando &#8211; l&#8217;appello sotto il titolo di &#8220;Exxon urges Trump to keep US in Paris climate accord&#8221; : <a href="https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNFdmXzTENyIH2BUHkNGiRsuJnEOQQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ft.com/content/acf309b0-13b3-11e7-80f4-13e067d5072c?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thUOGG5MLW.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8909" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/06/thUOGG5MLW.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Da &#8220;Repubblica on line&#8221;, in un pezzo firmato da Raffaella Scudieri&#8221;, apprendiamo di defezioni importanti dallo staff di Trump per protesta. Si cita  Lloyd Blankfein, il CEO della Goldmnan Sachs, che per l&#8217;occasione ha twittato per la prima volta in vita sua: &#8220;<em>La decisione di oggi è un ostacolo per l&#8217;ambiente e per la posizione della leadership americana</em>&#8220;. E il suo dissenso non è poco, visto che in molti si sono sempre riferiti all&#8217;amministrazione Trump con l&#8217;appellativo &#8220;Government Sachs”, dato il  numero impressionante di personaggi sbarcati da quella banca alla Casa Bianca.</p>
<p>(Si vada su:<a href="http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNHC0NCkoeixaDuGOxLxR0W9XlEIOA&utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.repubblica.it/ambiente/2017/06/02/news/usa_l_industria_americana_fa_muro_contro_trump_e_nuove_alleanze_crescono-167033013/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
<p>Fabrizio Tonello riflette su il Manifesto del 2 giugno 2017, nell&#8217;articolo intitolato: &#8220;Energia, la scelta del tycoon&#8221;, su quanto la decisione di Trump di recedere da Parigi possa riflettere una divisione strategica in corso nel &#8220;capitalismo USA&#8221;, che così prospetta: &#8220;<em>La coalizione del «vecchio» (finanza, petrolio, armamenti) o quella del «nuovo» (energie rinnovabili, sharing economy)?</em>&#8221;</p>
<p>Il commentatore avanza la seguente ipotesi: &#8220;<em>I due modelli possono, in realtà, convivere benissimo: negli otto anni di amministrazione Obama le banche non si sono impoverite, i petrolieri hanno continuato a fare profitti, i mercanti di cannoni hanno esportato più di quanto non facessero con Bush e Clinton. Trump sembra però voler accelerare nel ripristinare il dominio di Wall Street e del Pentagono e difendere gli immensi investimenti dell’industria petrolifera e carbonifera, che rifiutano di essere svalutati da una transizione verso le energie rinnovabili</em>&#8220;.</p>
<p>Concludo questo articolo con un riferimento alla COP 23, la Conferenza ONU delle parti che si terrà a  Bonn il prossimo novembre (per la precisione, dal 6 al 17 novembre); la quale &#8211; riprendendo il filo del lavoro della COP 22 del Marocco, a sua volta proseguimento della COP 21 di Parigi (quella, appunto, dell&#8217;accordo) &#8211; è intervenuta con il suo presidente, il fijiano Frank Bainimarama, a biasimare Trump e a ricordare che oggi non si può scherzare col fuoco climatico . &#8220;<em>Quale presidente della imminente COP23, ribadisco che farò tutto il possibile per continuare a creare una grande coalizione che accelererà lo slancio che non si è interrotto dopo l&#8217;accordo di Parigi. La coalizione comprenderà in una sinergia ancor più collaborativa  i governi, la società civile, il settore privato e milioni di uomini e donne ordinari di questo mondo. Sono anche convinto che il governo degli Stati Uniti ritornerà alla nostra lotta perché la prova scientifica del cambiamento climatico creato dall&#8217;uomo è ben fondata e compresa. Il problema è squadernato e gli impatti sono evidenti: l&#8217;umanità non può ignorare questi fatti se non a suo rischio e  pericolo</em>&#8220;.</p>
<p>(La dichiarazione completa si può leggere in inglese alla URL: <a href="https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/&amp;source=gmail&amp;ust=1496754377625000&amp;usg=AFQjCNGgfLCULTOiVkhZkjstqHLceK2ymA&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://cop23.com.fj/statement-fijian-prime-minister-incoming-president-cop23/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</p>
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