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	<title>Emma Bonino Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>La legge sull’aborto è del 1978: a distanza di quasi quarant’anni dobbiamo riparlarne perché mancano ancora i diritti civili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Nov 2017 08:35:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Valentina Tatti Tonni &#160; La legge che regola insieme la tutela sociale della maternità con l’interruzione volontaria di gravidanza è regolata nel 1978 dalla legge numero 194 che ha in sé ventidue&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/11/28/la-legge-sullaborto-e-del-1978-a-distanza-di-quasi-quarantanni-dobbiamo-riparlarne-perche-mancano-ancora-i-diritti-civili/">La legge sull’aborto è del 1978: a distanza di quasi quarant’anni dobbiamo riparlarne perché mancano ancora i diritti civili</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1139.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9826" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1139.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="168" /></a></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Valentina Tatti Tonni</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La legge che regola insieme la tutela sociale della maternità con l’interruzione volontaria di gravidanza è regolata nel 1978 dalla legge numero 194 che ha in sé ventidue articoli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY">I consultori o le strutture socio-sanitarie come gli ospedali, sono tenute a consigliare e supportare tutte quelle donne che vi si rivolgono, ma spesso non è così. Ogni donna ha dei diritti e il medico dovrebbe garantirne la loro attuazione, indipendentemente dalla propria ragione etica e morale. La presente legge riconosce alla donna la possibilità di abortire nell’articolo 4. “Entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La storia che portò alla 194</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Quella legge non fu immediata, ma fu il risultato di grandi mobilitazioni di piazza che vedeva schierarsi da una parte il Partito Radicale con i democratici e le femministe a favore, dall’altra l’ala conservatrice e cattolica contraria. Non fu neanche un dibattito sereno, perché infatti la contesa durò vari anni prima che ci fosse un testo da presentare e firmare in Parlamento (e che i Radicali, infine, non promossero). Prima dell’approvazione della legge 194, l’aborto era disciplinato dal codice penale. Erano previste limitazioni alla libertà personale, quindi con ricorso a detenzione in carcere, sia per chi procurava un aborto su una donna consenziente sia che lei non lo fosse e sia che fosse lei stessa a procurarselo, come accaduto in molti casi nefasti. Inasprite le pene per procurata morte e diminuite se invece si cercava di salvare l’onore proprio o del congiunto. La legge allora abrogò questi articoli e ne destituì il reato.</p>
<p align="JUSTIFY">Tre anni prima, nel 1975, i riflettori erano puntati tutti sul dibattito, soprattutto dopo l’arresto di tre esponenti chiave. L’allora segretario del Partito Radicale Gianfranco Spadaccia, la segretaria del Centro di Informazione sulla Sterilizzazione e sull’Aborto (CISA) Adele Faccio e la militante radicale Emma Bonino, per aver praticato l’aborto ed essersi, senza alcun latitare, autodenunciati alla polizia.</p>
<p align="JUSTIFY">L’Italia in quel periodo stava affrontando oltreché gli anni di piombo con le vicende stragiste del terrorismo, anche mobilitazioni sociali importanti come lo era stata la legge sul divorzio, supportata da correnti sempre più vicine alla gente come il femminismo. Quel movimento di scoperta e conoscenza dell’essere donna, in lotta contro quel secondo sesso di cui aveva scritto Simone De Beauvoir, un’Altra minore e senza opportunità di fianco all’oramai stanco stereotipo dell’uomo vero. La rivoluzione culturale e sessuale dunque era in atto e la campagna abortista continuò, nonostante i dubbi sollevati dai più conservatori che tanto amaramente avevano già dovuto accettare e deliberare sul divorzio qualche anno prima.</p>
<p align="JUSTIFY">Iniziativa molto importante resa possibile dalla CISA fu quella di contrastare anche l’aborto clandestino istituendo i primi consultori in Italia (a Firenze nel ’75 ne fu inserito uno all’interno del partito) e mettendo a disposizione di chi ne avesse necessità dei voli charter verso Paesi come Inghilterra e Olanda che lo praticavano, grazie alle convenzioni ottenute con prezzi contenuti e interventi medici più accurati. Nel febbraio dello stesso anno Marco Pannella insieme all’allora direttore della rivista L’Espresso Livio Zanetti presentarono alla Corte di Cassazione richiesta di referendum abrogativo di quegli articoli del codice penale che ritenevano l’aborto un reato, iniziando così la raccolta delle firme necessarie. Ne arrivarono settecentomila, forti anche di una sentenza della Corte Costituzionale di ritenere possibile la pratica dell’aborto “per motivi molto gravi”, aggirando così gli invalicabili limiti morali.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9827" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="302" height="206" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 302w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-193-300x205.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 302px) 100vw, 302px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Difatti, una legge che non regola</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">La legge sull’aborto dovrebbe rientrare nel diritto alla salute della donna garantito dalla Carta Sociale Europea, riveduta rispetto a quella iniziale del 1965 ed entrata in vigore lo stesso anno in cui anche il nostro paese l’ha recepita nel suo ordinamento interno, ossia nel 1999. Linearità di obiettivi che evidentemente non ha suscitato la stessa accettazione nell’opinione pubblica quanto nel personale medico. Infatti, i dati al 2016 mostravano l’aumento dei cosiddetti obiettori di coscienza che rifiutavano, salvo casi indispensabili per cui non ci si poteva tirare indietro per salvare la vita umana, di praticare l’aborto per ragioni o credenze proprie. Lo Stato non potendo obbligare l’obiettore a praticarlo, dovrà rimediare procurando alla struttura nuovo personale disposto a farlo, tramutando la pratica in qualcosa di eccezionale, quasi estorto.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli obiettori di coscienza, per quanto vadano contro la legge fisica di uno Stato di diritto, ne sono immuni poiché obbediscono ad un’altra legge, talvolta spirituale, alla quale sottoscrivono l’anima. Nella credenza totale di stare tutelando prima la vita umana anziché lo Stato, si ritengono nel giusto, anche se negano il presupposto della scelta alla persona che sono convinti di tutelare. E’ infatti la presente legge numero 194 che li esonera senza colpa, facendone così proliferare in massa: in Italia in alcune regioni come Molise o Basilicata, è quasi impossibile, secondo i dati del 2016, praticare l’aborto. Oltre ai singoli obiettori esistono anche associazioni che promuovono la credenza in favore della vita umana, ritenendo che l’aborto significhi omicidio. Una di queste è la Pro Life, una Onlus che “opera in difesa dei bambini, della vita dal concepimento alla morte naturale, che sostiene la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” come si legge nel loro sito. Accanto alla Pro Life, troviamo la cosiddetta Pro Choice, quella persona o associazione che al contrario è ed era dichiaratamente a favore dell’aborto.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9828" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="352" height="176" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 352w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/untitled-1138-300x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 352px) 100vw, 352px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ultimi episodi di cronaca: Don Pieri, Emma Bonino e il Concilio Vaticano del ‘65</b></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni sono nate moltissime associazioni contrarie, ma è la Pro Life che, in seguito all’aspro botta e risposta avvenuto nelle ultime settimane tra la radicale Emma Bonino e il prete bolognese don Pieri, ad aver affisso in molte zone di Roma manifesti raffiguranti una pinza vicino ad un feto all’interno dell’utero materno, immagine crude accompagnata da una frase ancora più esplicita “6 milioni di morti” causati, secondo i promotori della campagna, proprio dalla legge sull’aborto.</p>
<p align="JUSTIFY">Don Pieri, il parroco bolognese, scrisse una decina di giorni fa su Facebook una frase provocatoria, dimenticando per un attimo di non avere alcun potere di giudizio: “Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Riina o Emma Bonino?”, provocando appunto una serie di polemiche a catena che infine giunsero domenica 19 novembre sulle pagine del Resto del Carlino. Il parroco che tuttora insegna nella facoltà teologica dell’Università dell’Emilia-Romagna, sicuro delle sue idee, ha anche risposto ai commenti che gli sono arrivati, ammonendo che “moralmente non c’è differenza”. Nello scrivere quest’ultima frase, don Pieri rievoca il II Concilio Vaticano con la sua Gaudium et spes, ossia la quarta costituzione apostolica conciliare promulgata da Papa Paolo VI nel 1965, quindi ben prima che venisse proposta e accettata la legge sull’aborto.</p>
<p align="JUSTIFY">L’obiettivo del Vaticano allora era quello di avvicinarsi alla cultura contemporanea, cercando di separare l’idea che se qualcosa non rientrava nella morale cristiana allora non poteva essere la volontà di Dio. E’ interessante leggere infatti quanto fosse avveduto il pensiero della Chiesa nei confronti delle nuove scoperte dell’uomo, l’intelligenza, la creatività, analizzava altresì in maniera molto lucida i problemi che affliggevano la Terra, non tralasciando il senso di libertà che ogni singolo individuo doveva poter avere. Di questo don Pieri non faceva cenno perché nell’articolo 27 del presente II Concilio, dopo aver parlato di bene comune, libertà e rispetto, leggeva l’unica cosa che gli interessava per la causa: l’aborto insieme al genocidio e all’eutanasia (che oggi sappiamo avere significati differenti dal crimine) è considerato parimenti come “tutto ciò che è contro la vita stessa”, azioni che se praticate ledono l’onore del Creatore. La contraddizione qui sembra celarsi dietro il rispetto per la libertà individuale e il rispetto per le scoperte scientifiche dell’essere umano, cui si faceva riferimento nel proemio. La scienza e il diritto infatti sono d’accordo nel ritenere che il feto non è un individuo, diventerà un bambino solo dopo aver respirato fuori dal grembo materno la prima volta.</p>
<p align="JUSTIFY">Tuttavia il discorso tende ancora ad inasprirsi a distanza di quasi quarant’anni dalla sottoscrizione di quella legge, perché si confonde la genesi con i diritti civili, non ammettendo che ci possa essere confronto e rispetto reciproco, anziché negazione. Come ha detto Emma Bonino “la libertà prende forma con i diritti”, ma di quali diritti stiamo parlando se ci viene negata la libertà civile di scegliere con cognizione, in quale misura ci sono stati concessi dei diritti che poi possono essere ritirati perché ritenuti, qualora la regolazione della norma giuridica non risulti efficace, contrari alla volontà divina. Sembra quasi che obiettare contro il diritto alla scelta individuale cauteli la collettività, come se dopo tutto la vera obiezione non fosse di coscienza ma di libertà.</p>
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		<title>VI congresso &#8220;Nessuno tocchi Caino&#8221;: il carcere è una pena di morte mascherata</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2015 06:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il sesto congresso di &#8216;Nessuno tocchi Caino&#8217; svoltosi nel carcere di Opera, a Milano, si è concluso con l&#8217;approvazione di una mozione che impegna gli organi dirigenti a far propri e a rilanciare gli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione3">
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione4">
Il sesto congresso di &#8216;Nessuno<br />
 tocchi Caino&#8217; svoltosi nel carcere di Opera, a Milano, si è<br />
 concluso con l&#8217;approvazione di una mozione che impegna gli organi<br />
 dirigenti a far propri e a rilanciare gli obiettivi sul<br />
 miglioramento delle condizioni carcerarie di papa Francesco, che lo<br />
 scorso anno ha definito l&#8217;ergastolo come una &#8220;pena di morte<br />
 mascherata&#8221;. Apertosi ieri con un messaggio del presidente<br />
 della Repubblica Sergio Mattarella, il congresso &#8216;Spes contra spem&#8217;<br />
 ha visto la partecipazione di circa 400 persone. Tra loro c&#8217;erano<br />
 oltre 200 detenuti, molti dei quali condannati all&#8217;ergastolo, alcuni<br />
 arrivati a Opera da Padova e da Voghera per raccontare le loro<br />
 storie.<br />
 <br />
La mozione, nel dettaglio, impegna<br />
 anche &#8220;a promuovere ricorsi in sede internazionale, in<br />
 particolare al Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite, alla<br />
 Corte europea dei diritti dell&#8217;uomo e, in Italia, alla Corte<br />
 Costituzionale, volti al superamento dei trattamenti crudeli e<br />
 anacronistici come il regime di cui all&#8217;art. 41 bis. e il sistema<br />
 dell&#8217;ergastolo ostativo che, per modalità specifiche e durata<br />
 eccessiva di applicazione, provocano, come ampiamente dimostrato<br />
 dalla letteratura scientifica &#8211; oltre che da numerosi casi concreti<br />
 &#8211; danni irreversibili sulla salute fisica e mentale del detenuto,<br />
 tale da configurare la fattispecie di punizioni umane e degradanti&#8221;.</p>
<p>
Infine, la mozione invita il<br />
 Congresso a elaborare un primo rapporto di &#8216;Nessuno tocchi Caino&#8217;<br />
 sull&#8217;ergastolo nel mondo a partire dall&#8217;Europa. Tra i prossimi<br />
 progetti anche quello di realizzare un docu-film, a cura di Ambrogio<br />
 Crespi, dal titolo, &#8216;Spes contra spem-Liberi tutti&#8217;. </p>
<p>La diretta del congresso del 2013, per voi:
 </p></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<iframe loading="lazy" width="320" height="266" class="YOUTUBE-iframe-video" data-thumbnail-src="https://i.ytimg.com/vi/7dVnHR1G49k/0.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" src="https://www.youtube.com/embed/7dVnHR1G49k?feature=player_embedded&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p></div>
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		<title>L&#8217;Europa in aiuto ai siriani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2014 06:07:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; “In Europa siamo stati i più generosi: i nostri popoli hanno fornito, attraverso i bilanci nazionali e la Commissione europea, tre miliardi di dollari e mezzo in aiuti umanitari. Ma il denaro non&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p>“In<br />
Europa siamo stati i più generosi: i nostri popoli hanno fornito,<br />
attraverso i bilanci nazionali e la Commissione europea, tre miliardi<br />
di dollari e mezzo in aiuti umanitari. Ma il denaro non significa<br />
nulla per i bambini, le donne e gli uomini che sono privati<br />
dell&#8217;assistenza da forze governative o da combattenti<br />
dell&#8217;opposizione. E l&#8217;appello di tutti noi nella comunità<br />
internazionale ha avuto lo scopo di fare pressioni sulle parti in<br />
lotta per un maggior accesso alle vittime innocenti di questa guerra.<br />
Abbiamo visto che l&#8217;impegno può portare risultati: per esempio,<br />
vaccinazioni anti-polio hanno raggiunto oltre tre milioni di bambini,<br />
e abbiamo visto, localmente, anche dei cessate il fuoco che hanno<br />
permesso agli aiuti di arrivare. Le questione è come fare questo in<br />
modo più profondo, su scala molto più larga&#8230;”: queste le parole<br />
della commissaria europea Kristalina Georgieva durante il vertice che<br />
si è tenuto, pochi giorni fa, sulla crisi umanitaria in Siria,<br />
tavolo di lavoro a cui hanno preso parte, oltre a 19 Paesi, anche il<br />
vicesegretario dell&#8217;ONU, Valerie Amos, e il Ministro degli Esteri<br />
italiano, Emma Bonino.</p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Mentre<br />
negli ultimi tre giorni i raid aerei, condotti dal regime sui<br />
quartieri residenziali di Aleppo, hanno fatto oltre 138 vittime, la<br />
Commissione europea ha deciso di stanziare altri 85 milioni di euro<br />
in favore della popolazione, denaro ripartito in tre macrosettori:<br />
aiuti interni, aiuti per la mobilità e aiuti per i rifugiati in<br />
Giordania.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
particolare, quaranta milioni saranno destinati per i sevizi di base<br />
all&#8217;interno del Paese; altri quaranta milioni per favorire<br />
l&#8217;educazione e l&#8217;istruzione per i circa 500mila rifugiati; cinque<br />
milioni per dare anche la possibilità, ad alcuni studenti libanesi,<br />
di accedere alle università e a studiare in Europa grazie al<br />
programma Erasmus-Mundus.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
quanto riguarda gli aiuti all&#8217;interno della Siria, una parte dei<br />
fondi saranno destinati a finanziare la campagna dell&#8217;Unicef (di cui<br />
parleremo a breve) per l&#8217;educazione dei più piccoli, le iniziative<br />
dell&#8217;Unesco per preservare il patrimonio culturale del Paese e le<br />
iniziative dell&#8217;Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso ai<br />
profughi palestinesi in Siria.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Stefan<br />
Fule, commissario europeo per l&#8217;Allargamento e le politiche del<br />
vicinato, ha così commentato lo stanziamento dei fondi da parte<br />
della Commissione: “ La messa a disposizione di queste nuove<br />
risorse è la prova che la Commissione europea è impegnata non solo<br />
a parole. Continuiamo a rimanere a fianco della popolazione siriana e<br />
oggi dimostriamo una volta di più che non solo facciamo promesse, ma<br />
le manteniamo anche. Con questa tranche di aiuti l&#8217;esecutivo<br />
comunitario si concentra sul sostegno per l&#8217;educazione all&#8217;infanzia e<br />
i servizi quali cure mediche e sanitarie e gestione di rifiuti,<br />
attività,, quest&#8217;ultima, fondamentale per evitare la diffusione di<br />
malattie”. </div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="center" style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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		<title>Molte donne per il nuovo governo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 04:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[Cecile Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
		<category><![CDATA[doveri]]></category>
		<category><![CDATA[Emma Bonino]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
		<category><![CDATA[esecutivo]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[ministri]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro dell'Integrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cecile Kyenge Kashetu Nomi nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Cecile Kyenge Kashetu</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nomi<br />
nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la<br />
squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella<br />
squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo Sport la<br />
campionessa di kajak Josefa Idem, alla Giustizia Anna Maria<br />
Cancellieri, agli Affari esteri Emma Bonino, al ministero<br />
dell&#8217;Agricoltura Nunzia De Gerolamo, alla Salute Beatrice Lorenzin e<br />
Anna Maria Bernini alle Politiche comunitarie.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
l&#8217;Italia ora ha il suo primo ministro nero: ed è giusto dirlo.<br />
Cecile Kyenge Kashetu, ministro dell&#8217;Integrazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nata a<br />
Kambove, nella Repubblica Democratica del Congo, residente in Italia<br />
dall&#8217;83, vive in provincia di Modena, sposata e madre di due figli,<br />
Cecile Kyenge si è laureata in medicina e chirurgia, con<br />
specializzazione in oculistica, già deputata del Pd, è portavoce<br />
nazionale della Rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i<br />
diritti dei migranti e i diritti umani.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
neoministro si è avvicinato alle tematiche dell&#8217;immigrazione, ha<br />
raccontato in una recente intervista, per le difficoltà che ha<br />
vissuto in prima persona: due anni dopo aver conseguito la laurea,<br />
non poteva accedere ad un concorso pubblico, come tanti altri<br />
immigrati come lei. Come prima donna dell&#8217;Africa sub-sahariana ad<br />
essere eletta nel Parlamento italiano ha affermato di aver provato un<br />
forte senso di responsabilità: impegno e responsabilità che l&#8217;hanno<br />
sempre guidata nel suo percorso umano e politico.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
scorsa edizione della Giornata senza di noi &#8211; lo sciopero dei<br />
migranti lavoratori, promosso dalla Rete Primo Marzo &#8211; è stata<br />
organizzata mettendo al centro della riflessione la libera<br />
circolazione delle persone immigrate, una nuova legge sulla<br />
cittadinanza e l&#8217;abrogazione della legge Bossi-Fini. E proprio queste<br />
saranno ancora le battaglie di Cecile Kyenge che, nel 2011, ha<br />
sottoscritto e divulgato la Carta mondiale dei migranti che<br />
riportiamo di seguito in versione integrale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Intanto<br />
la Lega, attraverso le parole di Matteo Salvini, ha espresso la<br />
propria posizione riguardo alla scelta del Ministro per<br />
l&#8217;Integrazione: “Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro<br />
per l&#8217;Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che<br />
vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati<br />
pensa solo ai diritti e non ai doveri&#8230;Venga in alcune città del<br />
Nord, a vedere come l&#8217;immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a<br />
minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno<br />
argine, nel nome del &#8216;prima i residenti, prima gli italiani&#8217;”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma Laura<br />
Boldrini Presidente della Camera, Emma Bonino (che si è sempre<br />
battuta per i diritti civili e umani) agli Affari Esteri e Cecile<br />
Kyenge all&#8217;Integrazione fanno ben sperare.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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