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	<title>Enrico Letta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Enrico Letta Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Il video delle polemiche e dell&#8217;ipocrisia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Dec 2013 06:19:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono persone eritree, ghanesi, siriane, kurde, nigeriane e di altre nazionalità. Sono persone e basta. Sono state riprese denudate, in fila, mentre sui loro corpi veniva sprizzato un getto di disinfestante per prevenire il&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/tg2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/12/tg2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
persone eritree, ghanesi, siriane, kurde, nigeriane e di altre<br />
nazionalità. Sono persone e basta. Sono state riprese denudate, in<br />
fila, mentre sui loro corpi veniva sprizzato un getto di<br />
disinfestante per prevenire il pericolo di malattie infettive,<br />
ammesso che alcuni migranti ne siano affetti. Queste le immagini del video trasmesso in esclusiva dal TG2, un video che fa indignare.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Giusi<br />
Nicolini, sindaco di Lampedusa, l&#8217;isola che da anni accoglie chi<br />
scappa dal proprio Paese d&#8217;origine e dove si trova il Centro di<br />
identificazione e di espulsione in cui sono state fatte le riprese,<br />
ha così commentato la situazione: “ E&#8217; una pratica da lager. Una<br />
pratica sanitaria non si fa all&#8217;aperto, irrorando gli ospiti nudi,<br />
con un tubo. Lampedusa e l&#8217;Italia intera si vergogna di queste<br />
pratiche di accoglienza”. A queste parole hanno fatto seguito molte<br />
altre di esponenti delle istituzioni. La Presidente della Camera,<br />
Laura Boldrini ha aggiunto: “ Uomini e donne, per essere sottoposti<br />
ad un trattamento sanitario, vengono fatti denudare all&#8217;aperto in<br />
pieno inverno. Quelle immagini non possono lasciarci indifferenti.<br />
Tanto più perchè arrivano dopo i tragici naufragi di ottobre e dopo<br />
gli impegni che l&#8217;Italia aveva assunto in materia d&#8217;accoglienza.<br />
Quesi trattamenti degradanti gettano sull&#8217;mmagine del nostro Paese un<br />
forte discredito e chiedono risposte di dignità”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Si parla<br />
di “immagine” di un Paese quando si dovrebbe parlare di “civiltà”<br />
e, inoltre, in entrambi questi interventi viene ripetuto il termine<br />
“accoglienza”, ma l&#8217;accoglienza si mette in pratica con i fatti e<br />
non con discorsi e promesse.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sono<br />
intervenuti, ovviamente, anche il Ministro per l&#8217;integrazione Cècile<br />
Kyenge e il Premier Enrico Letta, ai quali è stata fatta una<br />
richiesta chiara da parte di Laurens Jolles, delegato dell&#8217;UNHCR per<br />
l&#8217;Italia e il Sud Europa: “ Il centro di accoglienza dovrebbe<br />
essere riportato rapidamente alla sua capienza originaria di 850<br />
posti” per dare agli ospiti un&#8217;assistenza adeguata.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma che<br />
le condizioni dei migranti che vengono smistati all&#8217;interno dei CIE<br />
siano gravissime non è notizia di attualità. E&#8217; una situazione che<br />
permane invariata da anni. L&#8217;Associazione per i Diritti Umani, alcuni<br />
mesi fa, ha intervistato Alexandta D&#8217;Onofrio che, in un progetto con<br />
Grabriele del Grande, ha realizzato un film dal titolo<i><br />
La vita che non CIE</i>.<br />
Intervista che vi riproponiamo qui di seguito.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>La<br />
vita che non CIE di Alexandra D&#8217;Onofrio</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
 Più di mille migranti si trovano,<br />
 in questo ultimo periodo, nel centro di accoglienza di Lampedusa:<br />
 una struttura che avrebbe una capienza massima di 300 posti.<br />
 Dall&#8217;isola i migranti vengono smistati nei CIE, Centri di<br />
 identificazione e di espulsione. Ma cosa succede a queste persone,<br />
 senza permesso di soggiorno, dentro e fuori dai Cie? Ne abbiamo<br />
 parlato con Alexandra D&#8217;onofrio, regista del documentario intitolato<br />
 <i>La vita che non Cie</i>,<br />
 una trilogia di cortometraggi, prodotta da Fortress Europe, in cui<br />
 si narrano le storie di un ragazzo che cerca di raggiungere la<br />
 moglie incinta, dalla Tunisia all&#8217;Olanda; di un uomo che cerca di<br />
 aiutare, dall&#8217;esterno, i suoi compagni rimasti all&#8217;interno del Cie<br />
 di Torino, dopo esserci stato lui stesso; e di un figlio che non<br />
 cresce con il padre, espulso in Marocco dopo aver vissuto tanti anni<br />
 in Italia. Un lavoro cinematografico nato nel Cie di Modena dove,<br />
 nel febbraio 2011, Gabriele Del Grande ha conosciuto Kabbour, il<br />
 protagonista dell&#8217; ultima vicenda intitolata “Papà non torna<br />
 più”. Alexandra D&#8217;Onofrio ha, poi, seguito Kabbour in Marocco e<br />
 ha deciso di raccogliere altre storie per riflettere sul tema della<br />
 giustizia e sulle politiche riguardanti l&#8217;immigrazione ma,<br />
 soprattutto, per raccontare relazioni difficili e sentimenti<br />
 universali.</p>
<p>La vita che non Cie è il titolo di una trilogia<br />
 che, attraverso le vicende di un ragazzo, di un uomo e di un<br />
 bambino, racconta l&#8217;odissea dei migranti da punti di vista<br />
 differenti. Da dove nascono queste storie?</p>
<p>Abbiamo girato<br />
 questo film tra marzo e aprile 2011 e ci siamo posti l&#8217;obiettivo di<br />
 andare a cercare dei ritratti, delle storie che potessero raccontare<br />
 ciò che non si viene a sapere dai canali ufficiali, dai media. Il<br />
 problema è stato che, nel 2011, c&#8217;era il veto di entrare nei Cie<br />
 per giornalisti e documentaristi (adesso, invece, c&#8217;è questa<br />
 possibilità) e, quindi, abbiamo tessuto le storie di persone che ci<br />
 hanno raccontato i Cie da fuori. Nel primo caso si racconta la<br />
 storia d&#8217;amore di un ragazzo che è evaso: il fotografo Alessio<br />
 Genovese &#8211; che ha seguito la vicenda fin dall&#8217;inizio e del quale ho<br />
 usato le immagini lavorando in Audiodoc &#8211; aveva incontrato la moglie<br />
 di Nizar e aveva cominciato a fotografare lei mentre andava a<br />
 trovarlo al Cie. Dopo un mese c&#8217;è stata una rivolta, i reclusi sono<br />
 evasi e il Cie è stato chiuso. Si tratta del Cie di Chinisia, fuori<br />
 Trapani: Gabriele mi ha proposto di scrivere il soggetto e poi io ho<br />
 seguito Nizar in Olanda dov&#8217;era andato per raggiunegre la sua<br />
 compagna in attesa di un figlio&#8230; Attraverso questi corti abbiamo,<br />
 infatti, voluto raccontare sentimenti universali: l&#8217;amore, la<br />
 genitorialità, la solitudine.<br />Nel secondo corto si parla del Cie<br />
 di Torino attraverso la storia di una persona rilasciata dopo circa<br />
 cinque mesi di reclusione. Al tempo abitavamo a Torino e l&#8217;unica<br />
 realtà che restava in contatto con i detenuti era una radio, Radio<br />
 Black Out, che metteva in onda le interviste alle persone dentro il<br />
 Cie. Abdelrahim, una volta uscito, si era impegnato a fare “da<br />
 tramite” e a portare dentro alcune cose che potessero servire ai<br />
 reclusi, come cibi o vestiti, ad esempio; il film, infatti, inizia<br />
 con lui che va al mercato a comprare reggiseni per le ragazze della<br />
 sezione femminile. Abbiamo cercato di capire quanto la vita di<br />
 Abdelrahim fosse cambiata dopo l&#8217;esperienza di detenuto nel Cie e<br />
 abbiamo anche cercato di capire il motivo della sua scelta di<br />
 mantenere questa relazione con i compagni.<br />&nbsp;La terza storia<br />
 parla di una deportazione, di un rimpatrio. E&#8217; la storia di Kabbour<br />
 che ha vissuto in Italia per 11 anni, ha fatto le medie e le<br />
 superiori qui per poi lavorare nei mercati, ma si trova costretto a<br />
 tornare in Marocco perchè vendeva CD contraffatti. E&#8217; un reato per<br />
 il quale è stato considerato “socialmente pericoloso” e per cui<br />
 ha perso il permesso di soggiorno ed è stato rispedito indietro.<br />
 Nel frattempo, Kabbour si è formato una famiglia con una compagna,<br />
 cittadina polacca, con cui ha avuto un bambino, Tareq che, l&#8217;anno in<br />
 cui il padre è stato rimpatriato, aveva cinque anni.</p>
<p>In base<br />
 alle testimonianze che avete raccolto, com&#8217;è la vita all&#8217;interno<br />
 dei centri? O si deve parlare di sopravvivenza?</p>
<p>Una cosa<br />
 interessante del primo corto è che siamo riusciti ad utilizzare<br />
 materiale realizzato dai protagonisti stessi, che hanno filmato con<br />
 i telefonini. Le immagini riprendono la traversata, i primissimi<br />
 giorni con i festeggiamenti per essere riusciti ad arrivare, con<br />
 cerchi di canti e danze, ma poi i cellulari hanno ripreso anche la<br />
 situazione all&#8217;interno dei Cie, con le rivolte o con le persone che<br />
 stanno lì senza fare niente, ingabbiate, a guardare il cielo. Per i<br />
 reclusi la cosa straziante è non capire perchè: non hanno commesso<br />
 reato, hanno solo fatto la traversata senza avere la carta giusta<br />
 oppure si trovano senza permesso di soggiorno perchè l&#8217;hanno perso<br />
 strada facendo o perchè il loro contratto di lavoro non è stato<br />
 rinnovato. Non avere il permesso è un reato amministrativo che<br />
 equivale a passare con il semaforo rosso, eppure queste persone sono<br />
 detenute. Oltretutto, il periodo di reclusione è salito da sei a<br />
 diciotto mesi.</p>
<p>Nei titoli di coda si sottolinea che il 60%<br />
 delle persone trattenute non viene né identificato né rimpatriato.<br />
 Dopo un anno e mezzo di Cie, cosa succede?</p>
<p>Una volta fuori,<br />
 queste persone rischiano semplicemente di non essere ancora<br />
 identificate e di essere riportate dentro. Mentre giravo la storia a<br />
 Torino ci è stato spiegato che &#8211; siccome i detenuti non riescono a<br />
 dare un senso a quello che succede, non sanno quando verranno<br />
 rilasciati o se verranno riportati a casa &#8211; non riescono a dorire di<br />
 notte e , quindi, chiedono i calmanti. I calmanti, però, vengono<br />
 dati molto facilmente perchè servono anche a mantenere la calma<br />
 all&#8217;interno del Cie; vengono usati per sedare la rabbia. Quando<br />
 facevo le interviste per telefono, capivo che dall&#8217;altra parte c&#8217;era<br />
 una persona che non riusciva a parlare perchè intontita dai<br />
 farmaci.</p>
<p>Nel terzo corto, attraverso la storia di Kabbour e<br />
 Tareq, padre e figlio, si affronta il tema del “principio del<br />
 bilanciamento”, riconosciuto dalla Corte europea di Giustizia: di<br />
 cosa si tratta?</p>
<p>Il principio del bilanciamento dice che<br />
 spetta al giudice dare la priorità all&#8217;interesse del minore oppure<br />
 a quello dello Stato. Se il soggetto è stato considerato un<br />
 “pericolo sociale” ma ha un figlio, è lo Stato che decide a chi<br />
 o a cosa dare la priorità, ma non esiste una normativa precisa<br />
 riguardo a queste situazioni. Kabbour è uno di quelli che sono<br />
 riusciti a vincere la causa e da circa due mesi è ritornato in<br />
 Italia.</p>
<p></p>
</div>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Molte donne per il nuovo governo italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 04:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cecile Kyenge Kashetu Nomi nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo&#46;&#46;&#46;</p>
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</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/04/Ministro-INTEGRAZIONE.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="213" width="320" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td class="tr-caption" style="text-align: center;">Cecile Kyenge Kashetu</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nomi<br />
nuovi, nomi a sorpresa per la lista dei ministri che compone la<br />
squadra del neoeletto Presidente del Consiglio, Enrico Letta. E nella<br />
squadra molte donne: alle Pari opportunità e allo Sport la<br />
campionessa di kajak Josefa Idem, alla Giustizia Anna Maria<br />
Cancellieri, agli Affari esteri Emma Bonino, al ministero<br />
dell&#8217;Agricoltura Nunzia De Gerolamo, alla Salute Beatrice Lorenzin e<br />
Anna Maria Bernini alle Politiche comunitarie.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma<br />
l&#8217;Italia ora ha il suo primo ministro nero: ed è giusto dirlo.<br />
Cecile Kyenge Kashetu, ministro dell&#8217;Integrazione.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Nata a<br />
Kambove, nella Repubblica Democratica del Congo, residente in Italia<br />
dall&#8217;83, vive in provincia di Modena, sposata e madre di due figli,<br />
Cecile Kyenge si è laureata in medicina e chirurgia, con<br />
specializzazione in oculistica, già deputata del Pd, è portavoce<br />
nazionale della Rete Primo Marzo per cui si occupa di promuovere i<br />
diritti dei migranti e i diritti umani.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
neoministro si è avvicinato alle tematiche dell&#8217;immigrazione, ha<br />
raccontato in una recente intervista, per le difficoltà che ha<br />
vissuto in prima persona: due anni dopo aver conseguito la laurea,<br />
non poteva accedere ad un concorso pubblico, come tanti altri<br />
immigrati come lei. Come prima donna dell&#8217;Africa sub-sahariana ad<br />
essere eletta nel Parlamento italiano ha affermato di aver provato un<br />
forte senso di responsabilità: impegno e responsabilità che l&#8217;hanno<br />
sempre guidata nel suo percorso umano e politico.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
scorsa edizione della Giornata senza di noi &#8211; lo sciopero dei<br />
migranti lavoratori, promosso dalla Rete Primo Marzo &#8211; è stata<br />
organizzata mettendo al centro della riflessione la libera<br />
circolazione delle persone immigrate, una nuova legge sulla<br />
cittadinanza e l&#8217;abrogazione della legge Bossi-Fini. E proprio queste<br />
saranno ancora le battaglie di Cecile Kyenge che, nel 2011, ha<br />
sottoscritto e divulgato la Carta mondiale dei migranti che<br />
riportiamo di seguito in versione integrale.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Intanto<br />
la Lega, attraverso le parole di Matteo Salvini, ha espresso la<br />
propria posizione riguardo alla scelta del Ministro per<br />
l&#8217;Integrazione: “Siamo pronti a fare opposizione totale al ministro<br />
per l&#8217;Integrazione, simbolo di una sinistra buonista e ipocrita, che<br />
vorrebbe cancellare il reato di clandestinità e per gli immigrati<br />
pensa solo ai diritti e non ai doveri&#8230;Venga in alcune città del<br />
Nord, a vedere come l&#8217;immigrazione di massa ha ridotto gli italiani a<br />
minoranza nei loro quartieri. I governatori leghisti del Nord faranno<br />
argine, nel nome del &#8216;prima i residenti, prima gli italiani&#8217;”.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Ma Laura<br />
Boldrini Presidente della Camera, Emma Bonino (che si è sempre<br />
battuta per i diritti civili e umani) agli Affari Esteri e Cecile<br />
Kyenge all&#8217;Integrazione fanno ben sperare.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
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