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	<title>equità Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Eirene Fest: festival del libro per la pace e la nonviolenza</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Feb 2022 09:37:19 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="400" height="260" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16123" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/02/Eirene-fest-300x195.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></figure></div>



<p>In un mondo sempre più caotico, spersonalizzato, frenetico, disumano bisogna fermarsi a riflettere e cercare il senso profondo delle cose.</p>



<p>I libri hanno svolto spesso questa funzione, quella di suggerire una direzione.</p>



<p>In un’epoca di conflitti abbiamo bisogno dei libri per la pace e la nonviolenza: libri che ci consigliano, che ci guidano, che ci ispirano verso un mondo con al centro l’essere umano, le sue idee, i suoi sentimenti, le sue azioni verso un mondo migliore.</p>



<p>Invitiamo associazioni, istituzioni, case editrici, scrittori, giornalisti, personalità al fine di rendere questa proposta concreta e l’inizio di un cammino permanente e duraturo verso un’altra visione del mondo con al centro le persone, la solidarietà, il dialogo, la convergenza, i diritti umani, l’ambiente, la diversità.</p>



<p><strong>A chi è rivolto il Festival</strong></p>



<p>Innanzitutto invitiamo le case editrici e i loro autori, le scuole di ogni grado, l’associazionismo che si impegna per la pace, i diritti e la nonviolenza ad approfittare di un’occasione preziosa di interscambio e creazione di reti e relazioni.</p>



<p>Infine il festival vuole essere un momento di approfondimento delle tematiche della pace e la nonviolenza con il pubblico in generale.</p>



<p><strong>Data</strong></p>



<p>Il Festival del libro per la pace e la nonviolenza si svolgerà dal 2 al 5 Giugno 2022 a Roma.</p>



<p><strong>Location</strong></p>



<p>Il Festival si svolgerà nel quartiere romano di San Lorenzo, con una sede principale ai Giardini del Verano ma con sedi diffuse presso le sedi istituzionali, associative e culturali di un quartiere famoso per la sua vitalità, socialità e impegno.</p>



<p><strong>Obiettivi</strong></p>



<p>Il principale obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sulle tematiche proposte, di grande attualità. La cultura della nonviolenza, l’abolizione delle armi nucleari, l’aspirazione a un Mediterraneo di pace sono questioni cardine per passare dall’attuale preistoria a una storia pienamente umana. Per realizzare queste aspirazioni bisogna innanzitutto crederci e, in questo senso, l’incontro della popolazione con le realtà e le personalità che da sempre si muovono in questa direzione, è imprescindibile. Impensabili sono le sinergie che possono crearsi dall’incontro delle persone in un ambito creativo come quello di un festival. Imprevedibili possono essere le conseguenze, in un’epoca instabile e incerta come quella che stiamo vivendo.&nbsp;</p>



<p>In secondo luogo, il festival ha l’obiettivo di dare alimento alle reti esistenti – e crearne di nuove – fra gli attori che lavorano per la costruzione della pace e di un mondo nonviolento, con lo sguardo rivolto al futuro, ma anche all’attualità.</p>



<p><strong>Le tematiche del Festival</strong></p>



<p><em>Stop alle armi nucleari</em></p>



<p>Il 22 gennaio del 2020 è stato ratificato il Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari dell’ONU, dopo la realizzazione di una Campagna Internazionale (ICAN) che ha coinvolto oltre 500 attori sociali in diversi paesi e che ha vinto il Premio Nobel per la Pace nel 2017. In Italia questo evento di portata storica non ha avuto l’eco che meritava, nonostante gli sforzi della società civile pacifista; il nostro paese non ha firmato il Trattato ed è, a maggior ragione, necessario creare coscienza sociale sulla pericolosità di queste armi per l’umanità e il pianeta.</p>



<p><em>Cultura della nonviolenza, educazione nonviolenta</em></p>



<p>Nella storia della nonviolenza, troppo poco studiata nelle scuole, ci sono esperienze di diverse dimensioni disseminate su tutto il globo nelle diverse epoche. Siamo soliti riferirsi agli esempi del Mahatma Gandhi o di Martin Luther King per parlare di cultura nonviolenta e di risultati concreti della lotta sociale nonviolenta, ma esistono correnti di portata internazionale più vicine nel tempo, molto vitali e attive in vari campi come quella dell’Umanesimo Universalista di Silo, il Metodo MmE di Pat Patfoort, la CNV di Marshall Rosenberg, per fare qualche esempio.</p>



<p>In Italia, dove il pensiero e la pratica della nonviolenza hanno attraversato diversi ambiti, da quello più propriamente filosofico a quello più direttamente impegnato nei processi di trasformazione sociale e di risoluzione dei conflitti, alcune figure hanno valicato i confini nazionali, acquisendo una rilevanza internazionale, a partire, tra gli altri, da Aldo Capitini, Danilo Dolci, Lanza del Vasto, Alex Langer. Ci sono inoltre moltissime esperienze di ricerca-azione volte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti che rappresentano un bagaglio culturale inestimabile che merita un’adeguata visibilità. In questo ambito, l’adozione, nel quadro della ricerca-azione, di un approccio e di una metodologia nonviolenti, ha contraddistinto il pensiero e l’iniziativa di alcune figure di primo piano, in alcuni casi anche di spessore internazionale, della peace-research italiana, tra i quali, in particolare, Alberto L’Abate e Nanni Salio.</p>



<p>Le numerose esperienze pedagogiche innovative sviluppatesi in Italia e nel mondo fanno spesso riferimento alla nonviolenza ma, anche quando questo non sia esplicito si inquadrano nelle idee della pedagogia attiva, inclusiva e circolare che è evidentemente una pedagogia nonviolenta.</p>



<p><em>Mediterraneo, mare di pace</em></p>



<p>Non c’è bisogno di spendere molte parole per chiarire la necessità di rendere il Mediterraneo un luogo di pace e collaborazione. La cronaca degli ultimi decenni è fin troppo eloquente nel mostrare ciò che alcuni hanno cercato di non vedere. Le città-porto affacciate sul Mediterraneo hanno senza dubbio un diverso vissuto dell’attualità, come anche portano in sé l’esperienza del contatto con le altre culture che fin da tempi antichissimi hanno esplorato le nuove terre e incontrato i popoli dell’altra sponda, attraversando il mare. Oltre la cronaca e le vicende storiche, i legami culturali dei paesi affacciati sul Mediterraneano hanno radici profondissime che si manifestano in usi, costumi e fino all’etimologia delle parole che ci accompagnano ancora nelle diverse lingue. In questo senso il festival aderisce pienamente alla Campagna&nbsp;<em>Mediterraneo mare di Pace</em>.</p>



<p><em>Nondiscriminazione</em></p>



<p>All’interno del festival, il 2 di Giugno, si inserirà con le sue tradizionali attività la&nbsp;<em>Festa della Repubblica Multietnica</em>&nbsp;momento essenziale per ribadire la necessità di una Repubblica inclusiva, nondiscriminatoria, aperta alla diversità.</p>



<p><em>Cura del pianeta</em></p>



<p>La nonviolenza è, in questo momento storico, anche e soprattutto curare la nostra casa comune e spingere affinché la cura del pianeta sia una priorità assoluta per organismi internazionali, governi, istituzioni di ogni tipo fino ai singoli cittadini.</p>



<p>È urgente rispondere, anche sul piano culturale, alle richieste di ecologia sociale, di giustizia climatica, di qualità della vita.</p>
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		<title>Conferenza sul clima COP26 a Glasgow I popoli indigeni chiedono giustizia climatica Bolzano</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2021 08:52:02 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="799" height="534" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15782" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 799w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/11/cop26-768x513.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></figure>



<p></p>



<p>Il punto di vista indigeno devono essere preso molto più in considerazione alla COP 26 a Glasgow, in Scozia. Questo è ciò che chiede l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) in vista della conferenza sul clima che inizia domenica prossima a Glascow. I popoli indigeni stanno già combattendo in prima linea contro il cambiamento climatico, per esempio resistendo al disboscamento illegale e all&#8217;agricoltura &#8220;taglia-e-brucia&#8221;. Allo stesso tempo, sono direttamente interessati<br>dalle conseguenze del cambiamento climatico a causa della loro connessione esistenziale con la natura e l&#8217;ambiente.</p>



<p>Da una prospettiva indigena, le precedenti conferenze sul clima sono state estremamente deludenti. Questo perché Stati come il Brasile o l&#8217;India, dove vivono molte popolazioni indigene, si concentrano più sulla loro crescita economica che sulla protezione del clima o delle parti più vulnerabili della loro popolazione. A causa della pandemia,<br>molti meno indigeni possono essere presenti a Glasgow rispetto alle conferenze precedenti. I paesi ricchi in particolare hanno quindi il dovere di cercare un dialogo diretto e di imparare dall&#8217;esperienza indigena.</p>



<p>In Brasile in particolare, il presidente Jair Bolsonaro sta portando avanti senza sosta la distruzione delle foreste e della natura.<br>Attraverso le sue politiche e la sua retorica, i criminali si sentono incoraggiati a invadere, sfruttare e bruciare i territori indigeni per l&#8217;agricoltura. Nel territorio degli Ashaninka, una compagnia di disboscamento sta attualmente costruendo una strada illegale attraverso la foresta pluviale e il relativo territorio indigeno &#8211; sia dal lato peruviano che da quello brasiliano. I diritti territoriali dei popoli indigeni sono la base per la protezione del loro ambiente. Gli Ashaninka hanno preso l&#8217;iniziativa per la foresta pluviale nello stato brasiliano di Acre anni fa e hanno ripiantato più di 2.000 giovani alberi sul loro territorio che erano stati distrutti dal disboscamento illegale. Tali iniziative possono essere un esempio internazionale. Oltre ai negoziati intergovernativi, sarebbe quindi un segnale forte se i politici europei avessero colloqui diretti con i popoli indigeni su questo argomento.</p>



<p>È tempo di agire &#8211; e i governi del mondo non devono solo decidere tra di loro cosa succederà al clima del mondo. La società civile, compresi i popoli indigeni, deve avere il diritto di discutere e decidere.<br>Sfortunatamente, la società civile per lo più non viene ascoltata. I popoli indigeni, che danno un grande contributo alla protezione dell&#8217;ambiente, sono lasciati fuori dalle decisioni. Questi veri ambientalisti devono essere finalmente ascoltati e presi in seria considerazione. Perché i governi che ricevono i finanziamenti contribuiscono più alla distruzione dell&#8217;ambiente che alla sua protezione.</p>



<p>Eliane Fernandes parteciperà alla conferenza sul clima a nome dell&#8217;APM e sarà sul posto dal 3 al 7 novembre. Il 6 novembre, l&#8217;APM organizza un evento nel padiglione tedesco insieme all&#8217;Alleanza Clima, la Fondazione per il clima, l&#8217;Alleanza per il clima (Klimabündnis) e Kindernothilfe.</p>



<p><br>Alle 15.00 inizierà il panel &#8220;Giustizia climatica &#8211; La prospettiva globale&#8221;. Voci da Madagascar, Perù, Brasile, Pakistan e Sudafrica presenteranno l&#8217;attivismo climatico globale. Il panel metterà in evidenza gli attuali impatti del cambiamento climatico e le strategie di successo contro di esso, e presenterà le visioni del futuro dei giovani attivisti. I due rappresentanti Ashaninka Francisco Piyãko (Brasile) e Berlin Diques Rios (Perù) parleranno a nome dell&#8217;APM. Uno streaming live<br>dell&#8217;evento sarà reso disponibile dal Ministero Federale dell&#8217;Ambiente tedesco su <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.german-climatepavillion.de/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.german-climatepavillion.de?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>.</p>
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		<title>RAM, prodotti con un storia</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2021 06:59:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi pubblichiamo il comunicato stampa di RAM, prodotti con una storia che segnala una puntata della trasmissione &#8220;Presa diretta&#8221; sui consumi, sulla moda, sull&#8217;economia: temi di attualità che ci riguardano molto da vicino. Utile&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi pubblichiamo il comunicato stampa di RAM, prodotti con una storia che segnala una puntata della trasmissione &#8220;Presa diretta&#8221; sui consumi, sulla moda, sull&#8217;economia: temi di attualità che ci riguardano molto da vicino. Utile per modificare i nostri comportamenti e le nostre scelte nella direzione dell&#8217;equità e della giustizia. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="526" height="526" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15738" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 526w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-80x80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/10/ram-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 526px) 100vw, 526px" /></figure>



<p>Lunedì sera è andata in onda la puntata di Presa Diretta cui abbiamo collaborato per mesi come Fair e Campagna Abiti Puliti.</p>



<p>Un viaggio nella filiera delle calzature che fotografa l’impatto della moda su diritti dei lavoratori e sull’ambiente, con un focus specifico su inquinamento ambientale, social audit, salari da fame e sfruttamento a Prato.</p>



<p>Un gran lavoro giornalistico a cura di Giulia Bosetti &amp; C, da non perdere e che si è nutrito del nostro lavoro di ricerca e campaigning portato avanti negli ultimi anni.</p>



<p><a href="https://www.raiplay.it/video/2021/10/Presa-diretta---Il-sassolino-nella-scarpa---Puntata-del-18102021-e7cb2d4e-1a33-4ee3-9979-2e5b87ff2a21.html.?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.raiplay.it/video/2021/10/Presa-diretta&#8212;Il-sassolino-nella-scarpa&#8212;Puntata-del-18102021-e7cb2d4e-1a33-4ee3-9979-2e5b87ff2a21.html.?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p>Per chi fosse interessato inoltre segnaliamo:</p>



<p><br> &#8220;<strong>Manifatture e diritti sindacali</strong>. <strong>Riflessioni su chi produce a basso costo per la moda italiana</strong>&#8220;.  Pagina facebook di RAM:</p>



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<p></p>
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		<title>Donne che hanno trasformato il diritto del lavoro europeo: i casi Defrenne e Enderby</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2021 07:18:37 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>di Alicia Brull Valle <br></p>



<p>Quando si parla di genere, dobbiamo considerare non solo i quadri giuridici e i meccanismi esistenti in materia, ma anche i casi concreti che hanno portato al quadro giuridico che esiste oggi. In particolare, all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, sono state sviluppate numerose Direttive che sono sempre più vicine a un approccio globale di genere.<br>È chiaro che l&#8217;uguaglianza di genere de jure sul posto di lavoro è lontana dall&#8217;essere raggiunta, il che può essere visto in dati come la disoccupazione in termine di genere, la distribuzione delle posizioni di responsabilità, solitamente assegnate al genere maschile, o il gran numero di donne relegate alle faccende domestiche e alla cura della famiglia, anche quando lavorano fuori da casa. Tuttavia, è importante essere consapevoli di alcuni casi che hanno permesso, gradualmente, al diritto europeo di sviluppare una legislazione riguardante la discriminazione di genere. I casi di Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby sono quindi estremamente significativi e meritano di essere conosciuti.<br>Gabrielle Defrenne era una hostess della Société Anonyme Belge de Navigation Aérienne (SABENA), e negli anni &#8217;70 il suo caso fu portato davanti alla Corte di giustizia europea dalla Corte Belga, alla quale la donna si era rivolta in prima istanza. In particolare, Defrenne chiedeva un risarcimento per la discriminazione nell&#8217;azienda, dato che la sua posizione, quella di hostess, era significativamente meno pagata di quella di assistente di volo, una posizione per lo più ricoperta da uomini. In questo modo, l&#8217;azienda stava istituzionalizzando la discriminazione attraverso la denominazione differenziata di posizioni che erano, in sostanza, le stesse.<br>La Corte di Giustizia Europea ha poi chiarito il contenuto dell&#8217;articolo 119 del Trattato della Comunità Economica Europea, in cui era stata stabilita la parità di retribuzione per lo stesso lavoro per uomini e donne. Tuttavia, questo principio non era stato applicato prima, poiché non era nelle agende degli stati dell&#8217;unione prendere misure concrete per implementarlo. Così, è stato grazie a Gabrielle Defrenne che la Corte di Giustizia Europea ha espresso come un obbligo chiaro e diretto agli Stati lo sviluppo di misure concrete verso la realizzazione della parità di retribuzione tra uomini e donne.<br>Il caso di Gabrielle Defrenne fu accompagnato da uno successivo, quello di Pamela Enderby, che nel 1993 ha intentato una causa nel sistema giudiziario britannico sulla stessa base: la distinzione tra la sua posizione e quella dei suoi colleghi maschi, puramente in termini di nome e con conseguente discriminazione economica. In particolare, lavorava nel Servizio Sanitario Nazionale, dove era una terapista della parola e del linguaggio.<br>In questo caso, la Corte di Giustizia Europea ha concluso che quando due lavori comportano funzioni identiche, ma uno è svolto principalmente da donne e uno da uomini, e questa distinzione è una causa della loro disparità di retribuzione, c&#8217;è una chiara discriminazione.<br>Questi due casi sono enormemente significativi, in quanto hanno portato allo sviluppo delle prime Direttive Europee sulla parità di genere sul posto di lavoro. Grazie a donne come Gabrielle Defrenne e Pamela Enderby, le istituzioni europee hanno iniziato a creare il quadro in cui oggi siamo governati, quindi, nel contesto dell&#8217;arrivo della Giornata della Donna, le loro storie meritavano di essere raccontate.</p>
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		<title>&#8220;Imprese e diritti umani&#8221;. Diritto all’acqua e responsabilità d’impresa</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Mar 2019 07:05:38 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: left;" align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12246" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="800" height="397" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua-300x149.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/giornata-mondiale-dellacqua-768x381.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></a></span></span></span></span></p>
<p align="RIGHT">
<p align="RIGHT">di</p>
<p align="JUSTIFY">di Fabiana Brigante</p>
<p align="JUSTIFY">“Tre persone su dieci non hanno accesso ad acqua potabile sicura. Circa la metà delle persone che consumano acqua proveniente da fonti non protette vive nell’Africa sub-sahariana. Sei persone su dieci non hanno accesso a servizi igienico-sanitari sicuri e una persona su nove pratica la defecazione all’aperto.” Sono queste le cifre registrate nel rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche del 2019, che sul tema lancia un monito: “Nessuno sia lasciato indietro”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 22 marzo è stata celebrata la Giornata Mondiale dell&#8217;Acqua. La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite in seguito alla Conferenza di Rio e alla predisposizione della “Agenda 21”, un piano d’azione per lo sviluppo sostenibile da realizzare su scala globale. Con una risoluzione adottata nel dicembre del 1992<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;"> (</span><a href="http://www.un.org/documents/ga/res/47/a47r193.htm?utm_source=rss&utm_medium=rss">A/RES/47/193</a><span style="color: #252424;">), </span></span></span>infatti, l’Assemblea Generale invitava gli stati a dedicare tale giornata “ad attività concrete quali la promozione della consapevolezza pubblica attraverso la pubblicazione e la diffusione di documentari e l&#8217;organizzazione di conferenze, tavole rotonde, seminari ed esposizioni relative alla conservazione e allo sviluppo delle risorse idriche e l&#8217;attuazione delle raccomandazioni dell&#8217;Agenda 21”. L’obiettivo di questa giornata è dunque quello di richiamare l’opinione pubblica sull’importanza imprescindibile di questo bene primario per eccellenza, promuovendo al contempo la gestione sostenibile delle risorse idriche.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma cosa si intende per “diritto all’acqua” e come possono agire le imprese al fine di non pregiudicare il godimento di questo diritto?</p>
<p align="JUSTIFY">L’acqua è un bene pubblico, essenziale per la vita. Il rapporto delle Nazioni Unite spiega che il suo consumo è aumentato in tutto il mondo di circa l’1% all’anno dagli anni ‘80, spinto da una combinazione di crescita della popolazione, sviluppo socio-economico e cambiamenti nei modelli di consumo. Si prevede che la domanda globale di acqua continuerà ad aumentare a un tasso simile fino al 2050, con un aumento del 20-30% superiore al livello attuale di utilizzo dell’acqua, principalmente a causa dell’aumento della domanda nei settori industriale e domestico. A ciò si aggiunga che le risorse idriche sono inquinate o mal gestite, causando un ulteriore impoverimento delle fonti d’acqua sicure.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">Il</span></span></span> diritto all’acqua è stato esplicitamente riconosciuto in una serie di strumenti internazionali. Esso è anche condizione per garantire la realizzazione di altri diritti quali il diritto alla vita, contenuto, tra gli altri, nel Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (1966), e il diritto alla salute, al cibo e ad un adeguato tenore di vita, incluso nel Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966). Il riferimento esplicito al diritto all’acqua è contenuto in due convenzioni internazionali sui diritti umani:</p>
<p align="JUSTIFY">• La Convenzione sulla eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti delle donne (1979), al suo Articolo 14(2) dispone che “Gli Stati parti adottano tutte le misure appropriate per eliminare la discriminazione nei confronti delle donne nelle zone rurali, al fine di garantire, sulla base della parità tra uomini e donne, la loro partecipazione allo sviluppo rurale ed ai suoi benefici, in particolare garantendo loro il diritto: […](h) di beneficiare di condizioni di vita decenti, in particolare per quanto concerne l&#8217;alloggio, il risanamento, la fornitura dell&#8217;acqua e dell&#8217;elettricità, i trasporti e le comunicazioni.”</p>
<p align="JUSTIFY">• La Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia (1989), la quale cita il diritto all’acqua nel suo Articolo 24, il quale prevede che “1. Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi. 2. Gli Stati parti si sforzano di garantire l’attuazione integrale del summenzionato diritto e in particolare adottano ogni adeguato provvedimento per: […]c) lottare contro la malattia e la malnutrizione, anche nell’ambito delle cure sanitarie primarie, in particolare mediante l’utilizzazione di tecniche agevolmente disponibili e la fornitura di alimenti nutritivi e di acqua potabile, tenendo conto dei pericoli e dei rischi di inquinamento dell’ambiente naturale[…].”</p>
<p align="JUSTIFY">Il Commento Generale No.15 del Comitato ONU sui Diritti Economici Sociali e Culturali (CESCR) è il primo documento ufficiale delle Nazioni Unite che espone in dettaglio il contenuto del diritto all’acqua. I “General Comments” non sono altro che interpretazioni delle disposizioni di un trattato, fornite da organismi previsti dal trattato stesso. Essi cercano di chiarire determinati aspetti e suggeriscono approcci da seguire da parte degli Stati Parti per l’attuazione delle disposizioni del trattato. Il Commento Generale No. 15 è stato adottato nel 2002 e si concentra sugli Articoli 11 e 12 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, i quali trattano, rispettivamente, il diritto di ogni individuo ad un livello di vita adeguato e il diritto a godere delle migliori condizioni di salute fisica e mentale che egli sia in grado di conseguire.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Commento afferma chiaramente che il diritto all’acqua è indispensabile per un adeguato tenore di vita in quanto è una delle condizioni fondamentali per la sopravvivenza: “Il diritto umano all’acqua autorizza tutti a disporre di acqua sufficiente, sicura, accettabile, accessibile fisicamente e accessibile per uso personale e domestico. È necessaria una quantità adeguata di acqua sicura per prevenire la morte per disidratazione, ridurre il rischio di malattie legate all’acqua e provvedere al consumo, alla cottura, alle esigenze igieniche personali e domestiche”.</p>
<p align="JUSTIFY">Il Comitato inoltre precisa i seguenti fattori che devono essere presenti affinché possa ritenersi rispettato il diritto all’acqua:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211;</span></span></span> Disponibilità: Una quantità adeguata di acqua deve essere disponibile per ogni individuo per usi personali e domestici secondo le linee guida internazionali.</p>
<p align="JUSTIFY">&#8211; Qualità: L’acqua deve essere sicura, quindi priva di microrganismi e sostanze chimiche che costituiscono una minaccia per la salute; dovrebbe essere inoltre di un colore, odore e sapore accettabili.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Accessibilità: Intesa come accessibilità sia fisica che economica. Nel primo senso si intende che le strutture e i servizi idrici devono essere accessibili a tutti senza alcuna forma di discriminazione. Per accessibilità economica si intende invece che i costi e gli oneri diretti e indiretti associati all’utilizzo di risorse idriche non devono essere eccessivamente onerosi in modo da pregiudicare il godimento del suddetto diritto.</p>
<p align="JUSTIFY">Il diritto all’acqua, al pari di tutti i diritti umani, impone tre imperativi agli Stati:</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Rispettare: Gli Stati devono astenersi dal porre in essere condotte che possano interferire con il godimento del diritto da parte degli individui;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Proteggere: Gli Stati devono proteggere il diritto all’acqua degli individui dalle possibili interferenze esterne, ad esempio contrastando l’inquinamento.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">&#8211; </span></span></span>Adempiere. Gli Stati devono adottare le misure necessarie per la piena realizzazione del diritto, ad esempio attraverso l’adozione di misure legislative.</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #252424;">N</span></span></span>el contesto appena delineato, risulta chiaro che anche le imprese giocano un ruolo importante nella realizzazione del diritto all’acqua. Ad esempio, tale diritto verrebbe irrimediabilmente compromesso qualora l’impresa, nello svolgimento della propria attività, inquinasse un corso d’acqua sito in prossimità di una comunità che trova in quella fonte il proprio sostentamento. Negli ultimi decenni, in effetti, vi è stato un numero crescente di prove che dimostrano che l’impatto delle attività aziendali sulle comunità povere nei paesi in via di sviluppo può portare alla violazione del diritto degli individui all’acqua. L’organizzazione non governativa FIAN International riferisce che una società privata avrebbe contaminato l’acqua nel bacino del fiume Chambira in Perù. L’organizzazione riporta anche che due impianti di imbottigliamento della Coca Cola in Kerala (India) e Tamil Nadu (India) erano presumibilmente coinvolti nell’esaurimento e nella contaminazione delle acque sotterranee. Posto dunque che l’attività d’impresa può senz’altro intervenire a comprimere questo diritto fondamentale, si pone il problema di individuare se e quali siano gli obblighi che gravano sulle imprese per assicurare che la propria attività commerciale non incida in maniera negativa sul godimento del diritto all’acqua.</p>
<p align="JUSTIFY">Come è stato esposto in precedenza nella presente rubrica, l’adozione delle UNGPs (Principi Guida dell’ONU in materia di diritti umani e imprese multinazionali) nel 2011 aveva già fornito una risposta positiva in tal senso. Uno dei ‘pilastri’ delle Guidelines si occupa infatti della responsabilità delle imprese di rispettare i diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">La responsabilità delle imprese di rispettare il diritto all’acqua si traduce nell’obbligo per le stesse di astenersi dall’interferire con il godimento di questo diritto. Ciò include sicuramente il divieto per tutti i propri agenti di limitare l’accesso e l’utilizzo delle risorse idriche da parte degli individui ad esse esterni, ma anche l’obbligo di adottare le misure necessarie per garantire il godimento di tale diritto. Nel 2009 PepsiCo è diventata una delle prime società multinazionali a impegnarsi pubblicamente a rispettare il diritto all’acqua in tutte le sue operazioni globali. Questo impegno, guidato in parte dalla risoluzione di un azionista e dalla collaborazione con NorthStar Asset Management, richiede all’azienda di agire in modo proattivo per garantire che le sue strutture non danneggino l’accesso di tutte le comunità a risorse idriche sufficienti e pulite, oltre a fornire a tali comunità ruolo significativo nello sviluppo di processi che estraggono l’acqua dalle forniture condivise. Questi obiettivi possono essere raggiunti riducendo il consumo di acqua, in particolare in luoghi vi è scarsità di questa risorsa, migliorando il trattamento delle acque reflue, effettuando valutazioni d’impatto ambientale e comunicando regolarmente con le comunità potenzialmente colpite.</p>
<p align="JUSTIFY">Oltre a sviluppare politiche aziendali inclusive del diritto all’acqua, le imprese devono mettere in atto procedure di due diligence che consentano di valutare gli impatti negativi che la propria attività commerciale potrebbe avere sul godimento di questo diritto. In ogni caso, devono essere messi a disposizione delle vittime attuali e potenziali rimedi adeguati per porre fine alle eventuali violazioni. Nel fare ciò, le imprese sono chiamate a consultare esperti, utilizzare altre risorse e impegnarsi in modo significativo con le parti interessate. Ad esempio, le aziende devono assicurarsi di consultare non solo i leader della comunità, che tendono ad essere uomini, ma anche donne, minori e soggetti con disabilità. È fondamentale interagire e collaborare con le comunità e le altre parti interessate nel definire l’ambito e la natura dell’impatto dell’attività d’impresa sul diritto al godimento delle risorse idriche. L’adozione di strategie comuni da parte di tutti gli attori in gioco può senz’altro tradursi in benefici; un esempio in tal senso è rappresentato dal Kenya, sulle sponde del lago Naivasha, tradizionalmente una risorsa preziosa per l’irrigazione, la pesca e l’agricoltura. A causa dell’inquinamento e del declino della biodiversità, il bacino è stato messo sotto stress, mettendo a repentaglio i mezzi di sussistenza. Vi sono grandi irrigatori che conducono l&#8217;orticoltura commerciale, i pastori che vivono un&#8217;esistenza nomade nella regione, una vivace industria del turismo, fornitori di servizi idrici che forniscono acqua potabile ai residenti locali e utenti commerciali che usano l’acqua per elettricità geotermica. Data la presenza di diversi attori con interessi diversi, era necessario adottare un approccio collettivo per affrontare il problema della deficienza idrica nella regione. Questo si è tradotto in diverse iniziative, quali quella del gruppo dei coltivatori del lago Naivasha, che comprende diverse società, i quali hanno finanziato un piano di assegnazione delle risorse idriche per guidare l’istituzione di più associazioni locali di utenti di risorse idriche e nell’adottare misure di conservazione dell’acqua e strategie di sostentamento rispettose dell’ambiente.</p>
<p align="JUSTIFY">Una gestione efficace delle risorse idriche è una condizione essenziale al fine di limitare al massimo le conseguenze negative dell’attività d’impresa; stabilire obiettivi trasparenti che riducano la quantità di acqua utilizzata nei processi produttivi e adottare misure per prevenire l’inquinamento dei sistemi idrici dovrebbe essere una pratica adottata da tutti gli operatori. Nell’ambito delle proprie procedure di due diligence le imprese dovrebbero studiare il probabile impatto delle loro operazioni sull’accesso pubblico all’acqua per uso domestico; ciò è possibile, ad esempio, studiando i modelli di accesso operando una distinzione per genere al fine di garantire che donne e uomini abbiano uguali possibilità di usufruire di questa risorsa.</p>
<p align="JUSTIFY">Nel valutare l’impatto della propria attività sull’effettivo godimento del diritto all’acqua, le imprese dovrebbero confrontare le proprie metodologie con le migliori pratiche disponibili e cercare di colmare le eventuali lacune esistenti. Quando siano identificati impatti negativi effettivi o potenziali sul diritto all’acqua, le imprese dovrebbero prevenirli o attenuarli; ciò ha come conseguenza anche l’assegnazione di chiare linee di responsabilità tra i vari soggetti agenti all’interno dell’impresa, nonché l’introduzione di meccanismi efficaci di supervisione. L’effettiva integrazione del diritto all’acqua (e, più in generale, dei diritti umani) da parte delle imprese richiede tempo e risorse; tuttavia, possono essere segnalati casi in cui sono stati registrati progressi. La Coca-Cola, ad esempio, ha lanciato uno standard aziendale che richiede che ciascuno dei suoi impianti di imbottigliamento valuti la sostenibilità delle risorse idriche utilizzate per produrre le sue bevande, nonché la sostenibilità delle risorse idriche utilizzate dalla comunità circostante. Queste valutazioni delle acque sorgive contribuiscono a comprendere e promuovere meglio la gestione delle risorse idriche per le attività produttive dell&#8217;azienda e a sviluppare strategie per ridurre i rischi associati. Nell’ambito di questo programma, tutti gli impianti di produzione sono tenuti a: i) formare un team di gestione delle risorse idriche; ii) collaborare con gli esperti delle risorse idriche per completare una valutazione dei rischi per tutte le acque di sorgente coinvolte nel processo; iii) preparare un piano di protezione delle acque specificando azioni, ruoli, responsabilità e finanziamento; iv) implementare e aggiornare il suddetto piano con intervalli di cinque anni. La società fornisce linee guida, modelli di pianificazione, liste di preparazione e corsi di formazione per facilitare l’impegno e l’attuazione di questo programma.</p>
<p align="JUSTIFY">Le percezioni politiche e della comunità sono spesso fondamentali: una impresa può mantenere la sua “licenza sociale per operare” se le parti interessate e il pubblico ritengono che essa agisca in modo equo o sia veramente impegnata a rispettare i diritti umani. Ciò richiede alle aziende di agire in modo trasparente, non solo in termini di reporting, ma anche nel loro impegno attivo nel proteggere i diritti umani. Sono necessari investimenti privati ​​continui e coordinati in acqua e servizi igienici per raggiungere gruppi di persone molto povere o marginalizzate. Molte aziende stanno già apportando contributi preziosi agli sforzi volti ad ampliare l’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari nei paesi in via di sviluppo. Un esempio che può essere citato è quello del programma <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.diageo.com/en/in-society/programmes-and-partnerships/water-of-life/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><i>Water of Life</i></a></span></span> lanciato da Diageo, impresa londinese produttrice di alcolici. Il programma, lanciato nel 2006, aveva come obiettivo quello di aiutare un milione di persone l’anno, sostenendo progetti nelle aree rurali dove la stessa si approvvigionava delle materie prime, concentrandosi sull’accesso all’acqua ed ai servizi igienico sanitari.</p>
<p align="JUSTIFY">Ad oggi, risulta chiaro che il diritto all’acqua non è un diritto di tutti come invece dovrebbe essere. L’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, il quale ambisce a garantire a tutti gli individui la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie, è lontano dall’essere raggiunto. Per farlo, è necessario un impegno congiunto degli Stati, attori privati ed individui, uniti da un unico scopo: non lasciare indietro nessuno.</p>
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		<title>Donne e discriminazioni</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Mar 2019 07:14:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foto dalla Campagna UNWOMEN di Veronica Tedeschi Nell’anno 2019, dove modernità e tecnologia sono i capisaldi della nostra società, possiamo ancora affermare che esistono discriminazioni tra uomini e donne? Molti potrebbero pensare che quello&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Foto dalla Campagna UNWOMEN </b><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12181" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/03/unwoman-campagna.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="300" height="225" /></a></span></span>di Veronica Tedeschi</p>
<p align="JUSTIFY">Nell’anno 2019, dove modernità e tecnologia sono i capisaldi della nostra società, possiamo ancora affermare che esistono discriminazioni tra uomini e donne?</p>
<p align="JUSTIFY">Molti potrebbero pensare che quello della disparità tra uomo e donna non sia un problema presente in tutte le società. Rispetto a cinquant’anni fa le donne lavorano, in alcuni casi anche a tempo pieno; hanno la possibilità di scegliere da sole il proprio destino, di divorziare dal proprio compagno e di vestire come meglio credono. Si tratta senza dubbio di conquiste importanti, che tuttavia non annullano del tutto le differenze di genere ancora presenti anche in Occidente.</p>
<p align="JUSTIFY">Negli anni, dalla conquista del diritto al voto, le donne hanno sempre più visto crescere i loro diritti e il loro ruolo nella società. Nulla di più vero ma anche nulla di più contestabile. In Italia non vi sono “palesi” discriminazioni, né sul posto di lavoro né nella vita ma guardando più a fondo i dati si scopre che solo il 22% dei dirigenti in Italia sono donne, contro il 78% degli uomini (Fonte: Il Sole 24 Ore), la maggior parte delle quali si trova in Lombardia e Lazio.</p>
<p>Inoltre, secondo il Global Gender Gap Report 2017, su 144 Paesi esaminati, l’Italia si piazza al 126esimo posto per la parità retributiva tra uomini e donne, e al 118esimo per la partecipazione delle donne all’ economia. <span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Art. 37 Costituzione: </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>“La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">Una pratica molto distante dalla teoria dunque che crea barriere legali che limitano l’accesso delle donne al mondo del lavoro e ristringono la possibilità di arrivare ad una vera equità di genere che, è stato dimostrato, ha effetti negativi anche sulla crescita globale.</p>
<p align="JUSTIFY">Ogni giorno, nel mondo del lavoro, le donne subiscono gli effetti della discriminazione di genere in tre ambiti: l’accesso al mondo del lavoro, le carriere e i salari. Ma come ha fatto il genere a trasformarsi in un giudizio di valore diverso per donne e uomini? La presenza di una società prettamente maschilista sia sotto il punto di vista politico che religioso. Il mondo religioso, per l’appunto, è tra i più ostili al cambiamento per quanto riguarda l’entrata delle donne come capi religiosi.</p>
<p align="JUSTIFY">Certo, rispetto a qualche anno fa le donne hanno più facilmente accesso al mondo del lavoro, ma difficilmente arrivano a ricoprire posizioni importanti. Fattore ancora più importante, è quello del gap salariale: secondo un rapporto dell’Onu, nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini. Questo accade perché solitamente lavorano meno ore retribuite, operano in settori a basso reddito o sono meno rappresentate nei livelli più alti delle aziende. Ma anche, semplicemente, perchè ricevono in media salari più bassi rispetto ai loro colleghi maschi per fare esattamente lo stesso lavoro. Esistono poi dei settori in cui le presenze femminili vengono ancora accettate a fatica: le donne sono considerate universalmente più adatte a lavorare in settori come istruzione e cura, mentre sono guardate con scetticismo se sognano di diventare informatici, ingegneri o tecnici.</p>
<p align="JUSTIFY">Insomma, per quanto sia innegabile il raggiungimento di importanti traguardi, la strada lungo la parità assoluta è ancora lunga. Tocca alla scuola operare affinché le visioni retrogade sulla donna spariscano una volta per tutte, con immediati benefici anche per la società. E’ infine necessario un intervento decisivo della politica: servono leggi mirate per garantire parità di trattamento e pieno rispetto delle regole sui luoghi di lavoro e nei pubblici uffici. Solo con uno sforzo congiunto l’uguaglianza non sarà più soltanto un miraggio.</p>
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		<title>Barbara Spinelli esprime un voto contrario al parere della Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni sul Budget dell’Unione per il 2017</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2016 08:56:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-5302" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-5302" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/02/th-21-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="th (21)" width="300" height="200" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bruxelles, 31 Agosto 2016</p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Il 31 agosto, la Commissione Libertà, Giustizia e Affari Interni (LIBE) del Parlamento Europeo riunita a Bruxelles ha adottato il parere sul progetto di bilancio generale dell&#8217;Unione europea per l&#8217;esercizio 2017. La Commissione Bilancio (BUDG) del Parlamento Europeo negozierà nelle prossime settimane col Consiglio dei ministri il bilancio dell’Unione basandosi sulle raccomandazioni dell’opinione della Commissione LIBE.</em></p>
<p><em>Relatore ombra per il gruppo GUE/NGL: Barbara Spinelli.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo il voto, Barbara Spinelli ha rilasciato la seguente dichiarazione:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>«Oggi la Commissione LIBE ha adottato il parere sul progetto di bilancio generale dell&#8217;Unione europea per l&#8217;esercizio 2017.</p>
<p>Il rapporto presenta numerose debolezze a mio parere gravi. Sono infatti passati, malgrado il voto negativo del mio gruppo, paragrafi a favore dell&#8217;ulteriore rafforzamento delle politiche securitarie dell’Unione e dei controlli delle frontiere esterne. È stato proposto anche l’aumento del budget di Frontex (chiamato ora “Guardia Costiera Europea”) ed Europol.</p>
<p>Accolgo invece con piacere l’adozione di una serie di miei emendamenti riguardanti in particolare la necessità di equità, trasparenza e pubblicità dei fondi Europei. Un emendamento invita la Commissione a separare, in tutti i futuri progetti di bilancio, le spese per il rafforzamento di strategie di rimpatrio eque ed efficaci dalle spese per la migrazione legale e la promozione di un&#8217;effettiva integrazione dei cittadini di paesi terzi; un altro sottolinea la necessità di aumentare il bilancio destinato alle politiche contro la discriminazione e a favore dell&#8217;uguaglianza e chiede che sia destinato un finanziamento specifico per contrastare la crescita di antisemitismo, islamofobia, afrofobia e antiziganismo negli Stati membri e che l’Unione sostenga i progetti volti all&#8217;emancipazione delle donne delle comunità interessate. Una serie di emendamenti evidenziano che i fondi dell’Unione non devono essere usati in progetti che possono ledere i diritti  delle persone, ragion per cui ho chiesto e ottenuto che gli aiuti allo sviluppo non siano condizionati ad accordi di riammissione dei migranti e che i fondi europei non vengano distribuiti a regimi dittatoriali».</p>
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