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	<title>esercito Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<title>esercito Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Notizie dal sudest del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2022 09:49:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Da Anbamed.it) I TITOLI: Siria: I combattenti curdi scovano nel campo profughi di El Hol cellule jihadiste. Etiopia:&#160;Bombardamento governativo su Makallè capoluogo del Tigray. 4 civili morti tra i quali 2 bambini. Egitto:&#160;Il premier britannico&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(Da Anbamed.it)</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="700" height="828" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16581" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/08/Rahal-Amarri-di-Mauro-Biani-254x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 254w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></a><figcaption>Di Mauro Biani</figcaption></figure>



<p>I TITOLI:<strong><u><br></u></strong></p>



<p><strong><u>Siria:</u></strong> I combattenti curdi scovano nel campo profughi di El Hol cellule jihadiste.</p>



<p><strong><u>Etiopia:</u></strong>&nbsp;Bombardamento governativo su Makallè capoluogo del Tigray. 4 civili morti tra i quali 2 bambini.</p>



<p><strong><u>Egitto:</u></strong>&nbsp;Il premier britannico chiede al presidente Al-Sissi la liberazione di Alaa Abdel Fattah.</p>



<p><strong><u>Sahara occidentale:</u></strong>&nbsp;Crisi diplomatica tra Marocco e Tunisia per la partecipazione del leader del Polisario al TICAD a Tunisi</p>



<p><strong><u>Turchia:</u></strong>&nbsp;Una famosa cantante arrestata per aver pronunciato una battuta sulle scuole coraniche.</p>



<p><strong><u>Pakistan:</u></strong> L’ex premier Khan accusato di terrorismo per una frase contro l ruolo della polizia nella repressione dei suoi sostenitori.</p>



<p><strong><u>Le notizie</u></strong></p>



<p><strong>Siria</strong></p>



<p>Le forze democratiche siriane a guida curda hanno arrestato 27 elementi di Daiesh (Isis) all’interno del campo di El Hol, nella provincia di Deir Azzour, vicino al confine con l’Iraq. Sono tutti famigliari di miliziani jihadisti, detenuti o morti, e risiedevano nel campo in condizioni di relativa libertà. Dopo una serie di attacchi e attentati, le autorità curde hanno provveduto ad operazioni di controllo nelle tende e di operare censimenti con la raccolta delle impronte digitali. Secondo quanto affermato dai capi curdi sono stati scoperti 4 tunnel scavati sotto il pavimento delle tende e sequestrate armi e documenti. Il campo profughi di El Hol contiene 56 mila persone, con 10 mila stranieri provenienti da paesi non arabi, in prevalenza donne e bambini. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>Etiopia</strong></p>



<p>Si allarga il conflitto in Etiopia tra le forze governative e il FPLT. L’aeronautica di Addis Abeba ha bombardato il capoluogo Makallè, causando – secondo fonti ospedaliere &#8211; la morte di 4 persone, tra i quali 2 bambini, e il ferimento di altri 9. Gli scontri a terra continuano per il quarto giorno consecutivo nel triangolo di confine tra le province di Tigray, Amhara e Afar. Dopo bombardamenti con l’artiglieria, i guerriglieri del Fronte sono penetrati nei territori delle province vicine e la reazione dei governativi è stata il ricorso all’aeronautica. Preoccupazione alle Nazioni Unite per la recrudescenza dello scontro e il coinvolgimento dei civili, tenendo conto che la regione è tra quelle colpite dalla siccità e la popolazione per sopravvivere dipende dagli aiuti internazionali. Dallo scorso marzo era in corso una tregua tra i due belligeranti e ciascuna delle parti accusa l’altra di averla violata.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>Secondo un comunicato britannico, durante la telefonata intercorsa tra Jonson e Al-Sissi, per il passaggio di consegne del vertice sui cambiamenti climatici (COP 27), il premier britannico ha chiesto al presidente egiziano “progressi immediati e positivi nella causa di Alaa Abdel Fattah”, che recentemente aveva ottenuto la cittadinanza britannica. Il comunicato egiziano non accenna minimamente all’argomento. Alaa Abdel Fattah è stato riarrestato nel 2019, dopo aver scontato una condanna di 5 anni di reclusione e da quella data è agli arresti preventivi in attesa di conclusione indagini. Dal 2 aprile è in sciopero della fame. In Italia è in corso una campagna di solidarietà per chiedere la sua liberazione. Uno sciopero di un giorno a staffetta che ha coinvolto un centinaio di intellettuali e attivisti.</p>



<p><strong>Sahara occidentale</strong></p>



<p>In Tunisia si tiene, oggi e domani, la Conferenza internazionale giapponese per lo sviluppo in Africa (TICAD&nbsp;<a href="https://www.orizzontinternazionali.org/2019/03/20/tokyo-international-conference-on-african-development-ticad-le-relazioni-nippo-africane/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi</a>&nbsp;). Il presidente tunisino Siaed ha ricevuto il presidente della Repubblica Saharawi, Ibrahim Ghali, all’aeroporto ed i media tunisini hanno dato risalto alla calorosa accoglienza. La questione ha irritato la diplomazia di Rabat che ha richiamato il proprio ambasciatore a Tunisi ed ha annunciato la non partecipazione alla conferenza TICAD. Il Marocco, forte dei successi diplomatici in USA ed Europa, che sostengono velatamente l’annessione del Sahara Occidentale al regno, alza la voce con i paesi arabi ed africani che non accettano le mosse unilaterali di Rabat per la composizione del conflitto con il Fronte Polisario.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>La cantante Gülşen Bayraktar è stata arrestata per una frase sulle scuole coraniche. Un giudice ha accolto il rapporto della polizia e ha confermato il suo arresto in attesa di giudizio, “per istigazione all’odio”. La cantante durante un suo spettacolo di alcuni mesi fa, dal palco ha interloquito scherzosamente con un fan, sostenendo che la propria “devianza” sarebbe stata causata dalle sue frequentazioni da piccola delle scuole coraniche. Il video dello scambio di battute è girato nei social ed ha attirato le proteste del partito islamista di Erdogan.</p>



<p><strong>Pakistan</strong></p>



<p>Situazione politica critica in Pakistan dopo gli scontri tar polizia e sostenitori dell’ex premier Oumran Khan, che nelle ultime votazioni è riuscito a vincere le elezioni locali. Il ricorso del governo di Sharif all’accusa di terrorismo nei confronti dello stesso Khan, per una sua dichiarazione contro la polizia e contro un giudice influente, segna l’alto livello di scontro e di nervosismo nelle file dei servizi di sicurezza e dell’esercito, gli ultimi arbitri nelle dispute politiche nel paese asiatico. Lo scontro politico ha aggravato la crisi economica del paese, che rischia di non essere in grado di pagare i debiti, per l’esaurimento dei fondi di valuta estera nella Banca centrale. In Pakistan dal momento dell’indipendenza nel 1947, nessun governo eletto è rimasto in carica per l’intera legislatura. La retorica nazionalista potrebbe presentare il ritorno dei militari al poter come l’ancora per la salvezza della patria.</p>



<p>Se continuiamo a tenere vivo questo spazio è grazie a te. Anche un piccolo&nbsp;<a href="https://www.anbamed.it/sostienici/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contributo</a>&nbsp;per noi significa molto. Torna presto a leggerci ed ascoltarci.</p>



<p><strong>Approfondimenti</strong></p>



<p><strong>Finestra sulle Rive Arabe n. 4</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/22/finestra-sulle-rive-arabe-n-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/22/finestra-sulle-rive-arabe-n-4/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In solidarietà con le ONG palestinesi.</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/19/solidarieta-alle-ong-palestinesi/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/19/solidarieta-alle-ong-palestinesi/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In ricordo di Gino Strada</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/13/in-ricordo-di-gino-strada-ad-un-anno-dalla-scomparsa/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/13/in-ricordo-di-gino-strada-ad-un-anno-dalla-scomparsa/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>12 agosto 1976 il massacro di Tel Zaatar</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/12/12-agosto-1976-massacro-di-tal-zaatar/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/12/12-agosto-1976-massacro-di-tal-zaatar/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Speciale Gaza:</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/08/09/speciale-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/08/09/speciale-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>In ricordo di “Abouna Paolo”, scomparso 9 anni fa in Siria</strong></p>



<p>Il 29 luglio 2013 è l’ultima data nella quale è stato visto Padre Paolo Dall’Oglio, a Raqqa, mentre si recava nella sede del governatorato della città, diventato il quartier generale del fu falso califfato. 9 anni di angoscia per la scomparsa di “Abouna”, come lo chiamavano i giovani siriani in rivolta contro la dittatura di Bashar Assad. Dedichiamo in suo ricordo un approfondimento a più voci, con il link al video realizzato dal collega Amedeo Ricucci, recentemente scomparso.</p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/07/28/in-ricordo-di-abouna-paolo-scomparso-9-anni-fa-in-siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/07/28/in-ricordo-di-abouna-paolo-scomparso-9-anni-fa-in-siria/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Finestra sulle&nbsp;<em>RiveArabe – 3</em></strong></p>



<p><strong>Da Tripoli alla Mecca, viaggio nel deserto dei sentimenti</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/07/24/finestra-sulle-rive-arabe-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/07/24/finestra-sulle-rive-arabe-3/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Approfondimento</strong></p>



<p><strong>Libertà per Alaa Abdel Fattah</strong></p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/06/06/liberta-per-alaa-abdel-fattah/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/06/06/liberta-per-alaa-abdel-fattah/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><strong>Echi dalla stampa araba n. 15</strong></p>



<p>a cura di&nbsp;<a href="http://www.francescamartino.it/about-me/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Francesca Martino</a></p>



<p>In questa rubrica riprendiamo in sintesi, ma fedelmente, opinioni, commenti ed editoriali apparsi sulla stampa araba, che valutiamo siano di un certo interesse per il lettore italiano.</p>



<p>La pubblicazione non significa affatto la condivisione delle idee espresse.</p>



<p><a href="https://www.anbamed.it/2022/05/02/echi-dalla-stampa-araba-n-15/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.anbamed.it/2022/05/02/echi-dalla-stampa-araba-n-15/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Giornalisti europei arrestati in Iraq</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2022 08:54:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/marlene.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="679" height="680" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/marlene.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16384" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/marlene.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 679w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/marlene-300x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/marlene-150x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/marlene-80x80.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 80w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/marlene-320x320.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" /></a></figure>



<p><br>Baghdad vuole impedire la presenza di giornalisti in Sinjar</p>



<p></p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede alle istituzioni europee e alla Ministra degli Esteri tedesca di lavorare per il rilascio immediato di due operatori dei media arrestati in Iraq. La giornalista tedesca Marlene F. e il suo collega sloveno Matej K. sono stati arrestati dai militari nella regione settentrionale irachena di Sinjar alla fine di aprile. I due stavano facendo ricerche sulla comunità<br>yezidi, contro la quale l&#8217;esercito iracheno sta aumentando le azioni.<br>L&#8217;impressione è che l&#8217;esercito iracheno abbia voluto impedire di riferire sulla loro offensiva nella regione degli Yezidi. Ora veicoli<br>corazzati dell&#8217;esercito iracheno stanno entrando nell&#8217;area di insediamento della comunità yezidi e attaccano le unità di autodifesa,<br>apparentemente con lo scopo di disarmarle. Numerose persone sono già state costrette a fuggire a causa delle violenze.</p>



<p>I due operatori dei media avevano fatto ricerche sulla comunità yezidi e sul genocidio da parte del cosiddetto &#8220;Stato Islamico&#8221; nel 2014 per diversi mesi, viaggiando nelle zone di insediamento yezidi. Di ritorno dalle celebrazioni del capodanno yazidi &#8220;Çarsema Sor&#8221;, sono stati arrestati dall&#8217;esercito iracheno. Nonostante le loro tessere stampa, sono stati perquisiti e minacciati, i loro zaini e telefoni confiscati.<br>L&#8217;esercito iracheno ha annunciato sulla stampa locale che i due erano &#8220;combattenti stranieri&#8221; delle unità di resistenza di Sinjar (YBS).</p>



<p>Già a gennaio, tre operatori dei media erano stati arrestati dall&#8217;esercito iracheno senza dare alcuna motivazione. Questi arresti sono preoccupanti. La situazione della comunità yezidi è ancora scottante. È difficile immaginare che gli Yezidi continuino a sperimentare odio e persecuzione. Solo attraverso un&#8217;autonomia assicurata la loro situazione in Iraq può migliorare. E solo se la gente qui ne sente parlare dai media può spingere verso questo miglioramento.</p>
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		<title>Shireen Abu Akleh: reporter per Al Jazeera uccisa dalle forze israeliane</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2022 09:23:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Nicole Fraccaroli Le forze israeliane hanno ucciso a colpi di arma da fuoco la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh nella Cisgiordania occupata, secondo testimoni e il Ministero della Salute palestinese. Abu&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen-.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16373" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1024x683.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--300x200.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--768x512.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--1536x1024.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/05/immagine-Shireen--2048x1366.jpeg?utm_source=rss&utm_medium=rss 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Di Nicole Fraccaroli</p>



<p></p>



<p>Le forze israeliane hanno ucciso a colpi di arma da fuoco la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh nella Cisgiordania occupata, secondo testimoni e il Ministero della Salute palestinese.</p>



<p>Abu Akleh, corrispondente televisiva di lunga data di Al Jazeera Arabic, è stato uccisa mercoledì 11 maggio mentre seguiva i raid dell&#8217;esercito israeliano nella città di Jenin, nella Cisgiordania settentrionale occupata dalle forze israeliane.</p>



<p>Abu Akleh indossava un giubbotto da stampa ed era in piedi con altri giornalisti quando è stata uccisa.</p>



<p>Anche un altro giornalista di Al Jazeera, Ali al-Samoudi, è stato ferito da un proiettile alla schiena sulla scena, e ora è in condizioni stabili.</p>



<p>Il capo del dipartimento di medicina dell&#8217;Università al-Najah di Nablus ha confermato che Abu Akleh è stata colpita alla testa. Ha detto che il suo corpo è stato trasferito per un&#8217;autopsia sulla base di un ordine del pubblico ministero.</p>



<p>Al-Samoudi e altri giornalisti presenti sulla scena hanno affermato che non c&#8217;erano combattenti palestinesi presenti quando i giornalisti sono stati uccisi, contestando direttamente una dichiarazione israeliana che fa invece riferimento alla possibilità che si trattasse di un colpo da fuoco palestinese.</p>



<p><br>&#8220;Stavamo per filmare l&#8217;operazione dell&#8217;esercito israeliano e all&#8217;improvviso ci hanno sparato senza chiederci di andarcene o interrompere le riprese&#8221;, ha detto al-Samoudi. &#8220;Il primo proiettile ha colpito me e il secondo proiettile ha colpito Shireen&#8230; non c&#8217;era alcuna resistenza militare palestinese sulla scena&#8221;.</p>



<p>Shatha Hanaysha, una giornalista locale che era in piedi accanto ad Abu Akleh quando le hanno sparato, ha anche detto ad Al Jazeera che non c&#8217;erano stati scontri tra i combattenti palestinesi e l&#8217;esercito israeliano. Ha inoltre riferito che il gruppo di giornalisti era stato preso di mira direttamente. Questa azione rappresenterebbe una grave violazione dei diritti umani e una ferma violazione del diritto umanitario il quale riconosce i giornalisti non come dei target militari ma bensì come dei civili, e in quanto tali devono essere protetti e non possono essere oggetto di attacchi diretti.</p>



<p>&#8220;Eravamo quattro giornalisti, indossavamo tutti giubbotti, tutti indossavamo caschi&#8221;, ha detto Hanaysha. “L&#8217;esercito di occupazione [israeliano] non ha smesso di sparare anche dopo che è crollata. Non potevo nemmeno allungare il braccio per tirarla su a causa dei colpi sparati. L&#8217;esercito è stato irremovibile nello sparare per uccidere&#8221;. I dettagli dell&#8217;omicidio di Abu Akleh stanno ancora emergendo, ma i video dell&#8217;incidente mostrano che è stata colpita alla testa, come ha riferito Nida Ibrahim di Al Jazeera.</p>



<p>Abu Akleh, che aveva la doppia cittadinanza palestinese-americana, è stata una dei primi corrispondenti sul campo di Al Jazeera, entrando a far parte della rete nel 1997. Il dolore e l’amarezza hanno riempito gli uffici di Al Jazeera nel centro di Ramallah mentre la notizia si è diffusa rapidamente e decine di colleghi, colleghi giornalisti, amici e personalità palestinesi si sono addolorati profondamente, inclusi i politici palestinesi Hanan Ashrawi e Khalida Jarrar.</p>



<p>Shireen era una giornalista molto amata, una dei più esperti della regione; sempre un volto noto ai tanti grandi eventi di cronaca che scoppiano nel territorio. Una generazione di palestinesi è cresciuta vedendola sui loro schermi televisivi, una delle più famose reporter donne che si occupano del conflitto.</p>



<p>La presidenza palestinese ha condannato l&#8217;omicidio, affermando in una dichiarazione di ritenere responsabile l&#8217;occupazione israeliana.</p>



<p>Tutti i testimoni presenti sulla scena del crimine assicurano che sia stato un cecchino israeliano ad aver commesso il crimine in modo deliberato. Yair Lapid, il ministro degli Esteri israeliano, ha affermato che Tel Aviv sta offrendo una &#8220;indagine patologica congiunta&#8221; sulla &#8220;triste morte&#8221; di Abu Akleh. Ha aggiunto che “i giornalisti devono essere protetti nelle zone di conflitto”.</p>



<p>L&#8217;esercito israeliano ha affermato che i suoi soldati erano stati attaccati con pesanti colpi di arma da fuoco ed esplosivi mentre operavano a Jenin, e che hanno risposto al fuoco. Inoltre, l’esercito ha aggiunto che sta anch’esso &#8220;indagando sull&#8217;evento&#8221;.</p>



<p>Gli uffici di Al Jazeera nella Striscia di Gaza, in un edificio che ospitava anche l&#8217;Associated Press, sono stati bombardati dalle forze israeliane durante un&#8217;offensiva un anno fa, e giornalisti palestinesi e internazionali affermano di essere stati regolarmente presi di mira dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata e Gerusalemme est occupata.</p>



<p>In una dichiarazione di Al Jazeera si legge: &#8220;In un palese omicidio, violando le leggi e le norme internazionali, le forze di occupazione israeliane hanno assassinato a sangue freddo la corrispondente di Al Jazeera in Palestina, Shireen Abu Aqla, prendendola di mira con il fuoco vivo questa mattina&#8230; mentre conduceva il suo dovere giornalistico&#8221;. La rete ha invitato la comunità internazionale a ritenere il governo e l&#8217;esercito israeliani responsabili per &#8220;l&#8217;uccisione intenzionale&#8221; di un giornalista.</p>



<p>Il Qatar, che finanzia Al Jazeera, ha affermato di considerare l&#8217;uccisione un &#8220;crimine efferato e una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario e una palese violazione della libertà dei media e di espressione&#8221;.</p>



<p>Il presidente dell&#8217;Autorità Palestinese Mahmoud Abbas ha condannato l&#8217;uccisione di Abu Aqla e ha affermato che questo faceva &#8220;parte della politica dell&#8217;occupazione [israeliana] di prendere di mira i giornalisti per oscurare la verità e commettere crimini in silenzio&#8221;.</p>



<p>Il portavoce del dipartimento di Stato americano Ned Price ha affermato di avere &#8220;il cuore spezzato” e condanna fermamente l&#8217;uccisione di Abu Aqla. Ha inoltre raccomandato di condurre un’indagine immediata e approfondita, affinché i responsabili vengano puniti, e ha definito la morte della giornalista “un affronto alla libertà dei media ovunque”.</p>



<p>Numerosi sono i messaggi di solidarietà, amore e supporto che sono stati dedicati a Shireen. Tra questi, ci sono le parole di Fadi Quran un attivista del gruppo di campagna Avaaz: &#8220;Shireen era una giornalista coraggiosa, gentile e di alta integrità che io e milioni di palestinesi siamo cresciuti guardando e ascoltando&#8221;.</p>
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		<title>I tentativi di fuga disperati all’aeroporto di Kabul</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2021 07:31:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Molti afghani hanno tentato di salire sugli aerei militari, qualcuno si è aggrappato ed è precipitato durante il decollo Dall’arrivo dei talebani a Kabul, domenica, migliaia di afghani e cittadini stranieri si sono diretti&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2>Molti afghani hanno tentato di salire sugli aerei militari, qualcuno si è aggrappato ed è precipitato durante il decollo</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://www.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/08/aeroporto7.png.webp?x94971&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>Dall’arrivo dei talebani a Kabul, domenica, migliaia di afghani e cittadini stranieri si sono diretti verso l’aeroporto internazionale della capitale per cercare di lasciare l’Afghanistan. Col passare delle ore la situazione è diventata sempre più caotica: prima sono stati sospesi tutti i voli civili, e permessi solo quelli militari, poi il Pentagono<a href="https://www.nytimes.com/live/2021/08/16/us/politics-news?smid=tw-nytimes&amp;smtyp=cur#kabul-airport-flights&utm_source=rss&utm_medium=rss">&nbsp;ha fatto sapere</a>&nbsp;che sono stati sospesi tutti i voli civili e miliari, in arrivo e in partenza. I&nbsp;soldati americani&nbsp;<a href="https://twitter.com/yarotrof/status/1427158432147144707?utm_source=rss&utm_medium=rss">arrivati per mettere in sicurezza l’aeroporto</a>&nbsp;e favorire le operazioni di evacuazione del personale diplomatico hanno sparato colpi d’arma da fuoco in aria per evitare che i civili afghani salissero sugli aerei e hanno fatto volare due elicotteri a bassa quota per disperdere la folla. In aeroporto sarebbero entrati anche i talebani, che avrebbero iniziato a sparare in aria, terrorizzando le persone presenti.</p>



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<figure><iframe></iframe></figure>



<figure><iframe></iframe></figure>



<p>Gli eventi più drammatici sono avvenuti sulla pista di decollo e atterraggio usata dagli aerei militari per evacuare il personale straniero. Testimonianze e video hanno mostrato come alcuni afghani abbiano tentato di aggrapparsi agli aerei durante il decollo: qualcuno sarebbe poi precipitato dopo che l’aereo aveva preso quota.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-1&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427204278695997442&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Ci sono dei morti, anche se per il momento non si sa con precisione quanti. Il&nbsp;<em>Wall Street Journal</em>, uno dei giornali più informati su quanto è avvenuto dentro all’aeroporto,&nbsp;<a href="https://www.wsj.com/articles/three-killed-in-kabul-airport-as-afghans-scramble-to-escape-taliban-11629096273?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha detto</a>&nbsp;che i soldati americani hanno ucciso due afghani armati che si stavano avvicinando al personale da evacuare. Un altro funzionario statunitense ha detto che sarebbero morti altri tre afghani che si erano aggrappati a un aereo in decollo. Testimoni hanno inoltre parlato di tre corpi, tra cui una donna, a terra fuori dall’edificio del terminal. Per il momento non si hanno informazioni più dettagliate.</p>



<p>Delle tre persone morte precipitate dall’aereo aveva parlato anche l’agenzia stampa afghana&nbsp;<em>Asvaka</em>: i video e le testimonianze circolate suggeriscono che si tratti dello stesso aereo. Lo ha scritto su Twitter anche&nbsp;<a href="https://twitter.com/trbrtc/status/1427190555184877574?utm_source=rss&utm_medium=rss">Christiaan Triebert</a>, giornalista del&nbsp;<em>New York Times</em>&nbsp;esperto di ricostruzioni video.</p>



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<p>Nel pomeriggio le operazioni di evacuazione sono state interrotte per permettere ai militari americani di sgomberare le piste di decollo e atterraggio.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-3&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427258624741675013&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>L’accesso all’aeroporto era stato chiuso nella notte, per permettere le operazioni di evacuazione degli stranieri. Una folla aveva però assaltato l’ingresso, violando il perimetro imposto dagli americani, che nel frattempo avevano preso il controllo dell’area. Alcune persone che erano riuscite ad entrare avevano poi cercato di salire a bordo di un C-17, un aereo militare, che stava imbarcando cittadini stranieri in una zona separata dell’aeroporto.</p>



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<p>Si erano viste altre scene confuse e di panico, e lunedì mattina l’aeroporto era già molto affollato.</p>



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<p>Nelle prime ore di lunedì migliaia di persone si erano radunate fuori dall’aeroporto dopo che si era sparsa la voce (falsa) che stavano partendo degli aerei diretti verso l’Occidente con a bordo anche persone senza visto. Alcune&nbsp;<a href="https://twitter.com/RichardEngel/status/1427177683381796869?utm_source=rss&utm_medium=rss">avevano provato</a>&nbsp;a entrare scavalcando il muro esterno, dopo che gli accessi erano stati nuovamente chiusi.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-6&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427141815883468801&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Immagini e video girati all’interno dell’aeroporto avevano mostrato la disperazione dei molti che cercavano di lasciare il paese, arrampicandosi sulle scale che portano a bordo degli aerei.</p>



<figure><iframe allowfullscreen="true" class="" src="https://platform.twitter.com/embed/Tweet.html?creatorScreenName=ilpost&amp;dnt=true&amp;embedId=twitter-widget-7&amp;features=eyJ0ZndfZXhwZXJpbWVudHNfY29va2llX2V4cGlyYXRpb24iOnsiYnVja2V0IjoxMjA5NjAwLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X2hvcml6b25fdHdlZXRfZW1iZWRfOTU1NSI6eyJidWNrZXQiOiJodGUiLCJ2ZXJzaW9uIjpudWxsfSwidGZ3X3NwYWNlX2NhcmQiOnsiYnVja2V0Ijoib2ZmIiwidmVyc2lvbiI6bnVsbH19&amp;frame=false&amp;hideCard=false&amp;hideThread=false&amp;id=1427171342416334852&amp;lang=it&amp;origin=https%3A%2F%2Fwww.ilpost.it%2F2021%2F08%2F16%2Fcaos-aeroporto-kabul-morti%2F&amp;sessionId=9b0a670145709326cada49d7cc4f2f29998fa002&amp;siteScreenName=ilpost&amp;theme=light&amp;widgetsVersion=1890d59c%3A1627936082797&amp;width=550px&utm_source=rss&utm_medium=rss"></iframe></figure>



<p>Non è chiaro quale sia la situazione attuale nell’aeroporto, ma diversi paesi occidentali contano di proseguire le operazioni di evacuazione anche nei prossimi giorni. Nel frattempo, nonostante lo spazio aereo dell’Afghanistan non sia stato chiuso, i voli commerciali hanno smesso di sorvolare il paese per ragioni di sicurezza.</p>



<p></p>



<p>Situazione precipitata in Afghanistan:</p>



<p><a href="https://www.ilpost.it/2021/08/16/afghanistan-talebani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ilpost.it/2021/08/16/afghanistan-talebani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.ilpost.it/2021/08/16/evacuazione-italiani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ilpost.it/2021/08/16/evacuazione-italiani-kabul/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p><a href="https://www.ilpost.it/2021/08/16/biden-afghanistan-talebani/?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ilpost.it/2021/08/16/biden-afghanistan-talebani/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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		<title>Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jul 2021 09:32:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Farid Adly I titoli Sudan:&#160;Scontri etnici ed attentati stanno mettendo in difficoltà il governo transitorio. Palestina-Israele:&#160;Abbas telefona a Herzog. Si riprende il dialogo? Iraq:&#160;Un giornalista scomodo rapito, torturato e poi buttato&#46;&#46;&#46;</p>
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<p></p>



<p>A cura di Farid Adly</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="661" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15502" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/Sud_Sudan-768x496.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>I titoli</strong></p>



<p><strong>Sudan:</strong>&nbsp;Scontri etnici ed attentati stanno mettendo in difficoltà il governo transitorio.</p>



<p><strong>Palestina-Israele:</strong>&nbsp;Abbas telefona a Herzog. Si riprende il dialogo?</p>



<p><strong>Iraq:</strong>&nbsp;Un giornalista scomodo rapito, torturato e poi buttato sul ciglio della strada a sud di Baghdad.</p>



<p><strong>Egitto:</strong>&nbsp;Condanne definitive all&#8217;ergastolo per 10 ex dirigenti della Fratellanza Musulmana.</p>



<p><strong>Afghanistan:</strong>&nbsp;Gli stranieri scappano da Kabul, per timore dell&#8217;avanzata dei Taliban.</p>



<p><strong>Arabia saudita:</strong>&nbsp;Processi contro il dissidente saudita Al-Jabiri potrebbero svelare segreti di operazioni della CIA nei paesi del Golfo.</p>



<p><strong>Turchia:</strong>&nbsp;Autobus carico di migranti si è rovesciato. 12 morti e 20 feriti.</p>



<p><strong>Le notizie</strong></p>



<p><strong>Sudan</strong></p>



<p>Conflitti armati e attentati in due regioni del paese.</p>



<p>In Kordofan meridionale, secondo il governatore, gli scontri etnici hanno causato almeno 13 morti. É stato dichiarato lo stato di emergenza e il ministro dell&#8217;interno sarà oggi nella regione per incontrare le parti sociali e tentare una mediazione. Sono in arrivo anche rinforzi dell&#8217;esercito. L&#8217;altro focolaio di tensione invece è la città di Port Sudan, sul mar Rosso, dove due attentatori, su una moto in corsa, di fronte ad un club sportivo, hanno lanciato una bomba tra la folla, provocando la morte di 5 persone. La polizia ha comunicato di aver catturato uno dei terroristi.</p>



<p><strong>Palestina-Israele</strong></p>



<p>Il presidente palestinese, Abbas, ha telefonato a quello israeliano, Herzog, per fargli gli auguri in occasione della sua elezione. L&#8217;ufficio del presidente israeliano ha comunicato che durante il colloquio è stata affrontata la questione della ripresa del negoziato per la soluzione di due Stati. L&#8217;agenzia palestinese Wafa ha informato che il presidente Abbas ha chiesto dei passi concreti da parte di Tel Aviv, per la ripresa delle trattative. Abbas avrebbe consegnato all&#8217;amministrazione Biden una lista di 7 richieste per tornare al tavolo del negoziato. L&#8217;agenzia non rivela il contenuto di queste richieste. La posizione del presidente Herzog è di totale rottura con le politiche del precedente governo guidato da Netanyahu. In Israele non è il presidente a decidere la linea politica, ma il governo.</p>



<p><strong>Iraq</strong></p>



<p>Il giornalista Alì Mikdam è stato rapito, torturato e poi abbandonato sul ciglio di una strada, nella località di Addora, a sud di Baghdad. Adesso è ricoverato in ospedale dove è stato visitato dal premier Al-Kadhimi. Il giornalista è stato rapito venerdì sera ed i familiari hanno denunciato subito la sua scomparsa. È stato ritrovato dalle forze di sicurezza, domenica, dopo una chiamata di alcuni passanti che hanno notato un corpo in una scarpata stradale. Secondo fonti dell&#8217;ospedale, il giornalista ha segni di tortura sul corpo ed un braccio rotto, ma è fuori pericolo. Mikdam è molto impegnato nelle inchieste sulla corruzione e si oppone alle interferenze iraniane negli affari interni iracheni. I leader del movimento di protesta hanno chiesto al governo di smascherare i responsabili di queste azioni intimidatorie. Per la missione ONU in Iraq, il rapimento di Mikdam è un attacco contro uno dei pilastri della democrazia: la libertà di espressione.</p>



<p><strong>Egitto</strong></p>



<p>La corte di cassazione ha confermato le condanne all&#8217;ergastolo per 10 ex dirigenti della Fratellanza Musulmana, tra i quali la guida spirituale, Mohammed Badie, 8 invece sono stati assolti. Il procedimento riguarda la fuga in massa dei detenuti da un carcere in Sinai nel periodo della rivolta popolare del gennaio 2011. Durante il processo di primo grado, alcuni imputati minori hanno ammesso che il movimento Hamas ha fornito le armi agli assalitori.</p>



<p><strong>Afghanistan</strong></p>



<p>L&#8217;esercito afgano ha annunciato che l&#8217;aeroporto di Kabul è difeso da un sistema antimissile già operativo. Lo scalo aereo è l&#8217;unico valico per l&#8217;entrata e l&#8217;uscita dei diplomatici internazionali. L&#8217;avanzata dei Taliban nel sud e nel nord del paese preoccupa le cancellerie straniere. India e Russia hanno evacuato due consolati per i combattimenti in corso. La Cina ha chiesto ai propri cittadini di lasciare l&#8217;Afghanistan ed ha ritirato oltre 200 addetti delle sedi diplomatiche. Le forze governative controllano le grandi città e i nodi principali sulle strade di collegamento. Si temono attacchi contro la capitale, dove i miliziani sono attestati a circa 30 km dalla parte sud ovest.</p>



<p><strong>Turchia</strong></p>



<p>Un autobus che trasportava migranti nell&#8217;est della Turchia si è rovesciato. Nell&#8217;incidente sono morti 12 persone di nazionalità afghana, pakistana e bengalese. È avvenuto nella provincia di Wan, al confine con l&#8217;Iran. L&#8217;autista ha perso il controllo del mezzo che è finito fuori strada, precipitando in una scarpata e incendiandosi. I vigili del fuoco sono intervenuti ed hanno salvato dalla fiamme 20 persone che sono state ricoverate in ospedale. L&#8217;autista è stato arrestato, perché i migranti non avevano permessi di soggiorno. Il confine turco-iraniano è un territorio di trafficanti di esseri umani, che usano i passi della montagna per far attraversare a piedi la frontiera, fuori dal controllo delle polizie.</p>



<p><strong>Arabia saudita</strong></p>



<p>L&#8217;ex alto funzionario dei servizi segreti sauditi, Saad Al-Ajbari, attualmente in esilio in Canada, è stato citato da società saudite sia a Washington che a Toronto con l&#8217;accusa di malversazione di denaro pubblico per oltre 3,5 miliardi di dollari. L&#8217;azione giudiziaria è una ritorsione per le affermazioni pronunciate da Al-Ajbari nei confronti dell&#8217;erede al trono saudita. Secondo l&#8217;ex funzionario, Mohammed Bin Salman ha mandato in Canada uno squadrone della morte per ucciderlo, ma il tentativo sarebbe stato sventato. In una conferenza stampa, Al-Ajbari ha rivelato che emissari sauditi gli hanno suggerito di raggiungere il consolato di Istanbul per una trattativa sulle questioni in sospeso. “Ho rifiutato per non fare la fine del giornalista Giamal Khashoggi”, ha affermato. I suoi due figli sono stati arrestati in Arabia Saudita per costringerlo al ritorno in patria. La vicenda preoccupa i servizi di sicurezza statunitensi, perché Al-Ajbari è a conoscenza di molte operazioni segrete della CIA nei paesi del Golfo, per la sua gestione diretta della cooperazione tra i due servizi, durante il periodo precedente alla nomina di MBS come erede al trono, al posto dell&#8217;emiro Mohammed Bin Nayef, che attualmente è agli arresti domiciliari.</p>
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		<title>La Turchia costruisce moschee ad Afrin</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 07:22:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati critica l&#8217;islamizzazione in atto. La presidenza per gli affari religiosi in Turchia, Diyanet, sta facendo costruire sempre più moschee nei villaggi Yezidi nella regione settentrionale siriana di Afrin. In&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>L&#8217;Associazione per i popoli minacciati critica l&#8217;islamizzazione in atto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="990" height="660" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15382" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 990w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/06/AFRIN-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 990px) 100vw, 990px" /></figure>



<p></p>



<p>La presidenza per gli affari religiosi in Turchia, Diyanet, sta facendo costruire sempre più moschee nei villaggi Yezidi nella regione settentrionale siriana di Afrin. In questo modo, lo stato turco sta cercando di promuovere l&#8217;islamizzazione della regione un tempo multireligiosa e di diffondere un&#8217;interpretazione particolarmente radicale dell&#8217;Islam sunnita. Attraverso la sua succursale tedesca DITIB, la stessa autorità sta cercando di portare le sue opinioni religiose anche nelle scuole locali.</p>



<p>Fonti yezidi ci parlano della costruzione di una moschea nel villaggio di Shadere, un tempo yezidi, a sud della città di Afrin. Ci sono ancora 45 persone di fede Yezidi che vivono lì, ma prima dell&#8217;occupazione turca erano 450. Dopo che la maggior parte di loro è stata cacciata, la Turchia vi ha insediato dei musulmani radicali e questi eseguono regolarmente raid contro la popolazione curda locale. Ciò che viene predicato nelle moschee e nelle nuove scuole coraniche ad Afrin è determinato dalla Diyanet turca. Spesso anche le bambine devono indossare un foulard. Durante l&#8217;ultima guerra di Gaza, c&#8217;è stato anche<br>un massiccio incitamento contro Israele e gli ebrei nelle moschee. In questo contesto, è particolarmente incomprensibile che questa autorità turca voglia ora ottenere un&#8217;influenza ufficiale sull&#8217;educazione religiosa islamica anche in Germania.</p>



<p>Il DITIB non è un&#8217;associazione liberale, ma propaganda un Islam radicale. Durante l&#8217;attacco ad Afrin, in quasi tutte le moschee DITIB in Germania si è pregato per la vittoria dell&#8217;esercito di occupazione. La popolazione di Afrin una volta era almeno il 96% curda. Dopo l&#8217;occupazione turca, la maggior parte è stata sfollata e la proporzione della popolazione curda è scesa a circa il 25%. Così, la Turchia è sul punto di raggiungere uno dei suoi obiettivi più importanti: rendere<br>Afrin libera dai curdi. I curdi di Afrin sono per lo più musulmani sunniti moderati. Un tempo ad Afrin vivevano anche 20.000-30.000 fedeli yezidi. Oggi ce ne sono solo poche migliaia.</p>
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		<title>I combattimenti tra Israele e Striscia di Gaza sono sempre più intensi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 08:45:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da ilpost.it) Sono i più gravi dalla guerra del 2014 e le due parti non sembrano intenzionate a fermarsi: i morti sono più di 60, soprattutto palestinesi I combattimenti tra Israele e gruppi armati&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(da ilpost.it)</p>



<h2>Sono i più gravi dalla guerra del 2014 e le due parti non sembrano intenzionate a fermarsi: i morti sono più di 60, soprattutto palestinesi</h2>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn.ilpost.it/wp-content/uploads/2021/05/gaza-2.jpg?x72029&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt=""/></figure>



<p>I combattimenti tra Israele e gruppi armati palestinesi della Striscia di Gaza, in particolare Hamas, si sono intensificati martedì sera: i gruppi palestinesi hanno lanciato nuovamente decine di razzi contro città israeliane, prendendo di mira in particolare la città di Askhelon e l’area della capitale Tel Aviv, mentre Israele ha risposto con attacchi aerei sulla Striscia in cui, secondo il governo di Gaza, sono rimaste uccise finora almeno 62 persone, di cui 56 palestinesi e 6 israeliani: dei palestinesi uccisi 14 erano bambini.</p>



<p>I combattimenti, iniziati lunedì a seguito degli&nbsp;<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/10/scontri-polizia-israeliana-palestinesi-spianata-delle-moschee/?utm_source=rss&utm_medium=rss">scontri tra palestinesi e polizia israeliana</a>&nbsp;sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, sono i più violenti e gravi dal 2014, anno in cui ci fu l’<a href="https://www.ilpost.it/2014/07/18/invasione-israele-gaza/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ultima guerra tra le due parti</a>&nbsp;e in cui Israele invase via terra la Striscia di Gaza.PUBBLICITÀ</p>



<figure><iframe></iframe></figure>



<p>Nel bombardamento più grosso compiuto da droni israeliani martedì sera è stato distrutto un edificio di 12 piani in cui c’erano uffici di Hamas, il gruppo che governa di fatto la Striscia, ma anche una palestra e uffici di altre startup palestinesi. Hamas ha detto che nel bombardamento&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/united-nations-africa-gaza-middle-east-violence-cb885f54369c7f4799aff0d8e421212c?utm_campaign=SocialFlow&amp;utm_medium=AP&amp;utm_source=Twitter&utm_source=rss&utm_medium=rss">è stato ucciso</a>&nbsp;anche Bassem Issa, comandante delle operazioni militari del gruppo a Gaza: Issa è il più importante militare di Hamas ucciso da Israele dal 2014.</p>



<p>Prima di bombardare, Israele ha sparato una serie di colpi di avvertimento permettendo alle persone al suo interno di uscire: sembra che non ci siano stati né morti né feriti. Mercoledì mattina un nuovo bombardamento ha danneggiato seriamente un altro edifico di 9 piani che ospitava appartamenti, società mediche e una clinica dentistica, oltre che – secondo Israele – uffici dell’intelligence di Hamas responsabile di attacchi mirati contro obiettivi israeliani in Cisgiordania: anche in questo caso sono stati sparati alcuni colpi di avvertimento, prima del bombardamento vero e proprio.</p>



<figure><iframe loading="lazy" width="675" height="506" src="https://www.youtube.com/embed/oorwXIH1fHg?feature=oembed&amp;enablejsapi=1&amp;origin=https://www.ilpost.it&utm_source=rss&utm_medium=rss" allowfullscreen=""></iframe></figure>



<p>Come hanno notato alcuni osservatori, tra cui i giornalisti Josef Federman e Fares Akram&nbsp;<a href="https://apnews.com/article/world-news-hamas-middle-east-israel-ad7d5a99e382dcdd3e5df45f33be1b43?utm_source=rss&utm_medium=rss">su&nbsp;<em>Associated Press</em></a>, Israele sta adottando la stessa politica militare che era stata particolarmente criticata internazionalmente nella guerra del 2014: cioè usare gli attacchi aerei per colpire i membri dei gruppi armati palestinesi tra le altre cose distruggendo interi edifici, con il rischio di provocare la morte anche di civili, soprattutto in un’area densamente abitata come la Striscia di Gaza.</p>



<figure><iframe src="https://datawrapper.dwcdn.net/1bpKL/2/?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="535"></iframe></figure>



<p>In risposta agli attacchi israeliani, Hamas (e in parte il Jihad Islamico, altro gruppo armato della Striscia, anche se più piccolo di Hamas), ha sparato centinaia di nuovi razzi verso le città israeliane vicine alla Striscia, tra cui l’area di Tel Aviv e Ashkelon, uccidendo cinque persone e ferendone almeno un centinaio. Dall’inizio dei combattimenti, ha detto mercoledì mattina l’esercito israeliano, i gruppi di Gaza hanno sparato circa 850 razzi, di cui l’85-90 per cento è stato intercettato dal sistema di difesa missilistico israeliano Iron Dome.</p>



<p>Martedì, inoltre, sono iniziate proteste molto grosse di palestinesi in diverse città israeliane a maggioranza araba, dove sono stati appiccati incendi a proprietà e automobili appartenenti a membri delle comunità ebraiche.</p>



<p>La situazione più grave si è creata nella città di Lod, nel centro di Israele, dove mercoledì mattina è stato dichiarato lo stato di emergenza e dove è stato chiesto e ottenuto l’intervento dell’esercito: è la prima volta dal 1966 che il governo israeliano usa poteri di emergenza su una propria comunità araba. Il sindaco Yair Revivo&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/lod-mayor-describes-kristallnacht-civil-war-in-city-says-army-must-deploy/?utm_source=rss&utm_medium=rss">ha detto</a>&nbsp;che la crisi era troppo grossa per essere gestita dalla sola polizia locale: «Tutto il lavoro che abbiamo fatto per anni [sulla coesistenza tra arabi ed ebrei] è andato in fumo».</p>



<p>A Lod sono stati appiccati incendi nelle sinagoghe e lanciate bombe incendiarie nelle case dei membri della comunità ebraica: la situazione è quella di una «guerra civile», ha detto Revivo. Nel pomeriggio di mercoledì la polizia ha imposto anche un coprifuoco a Lod: sarà vietato a chiunque di entrare nella città e ai residenti di uscire dalle proprie case dalle 20 alle 4.<a href="https://www.ilpost.it/2021/05/12/guerra-israele-striscia-di-gaza-hamas/aptopix-israel-palestinians-9/?utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></p>



<p>Non è ancora chiaro quanto potranno durare i lanci di razzi dalla Striscia e i bombardamenti di Israele, o se la situazione peggiorerà ulteriormente, così come non è chiaro chi potrà ottenere vantaggi politici dalle violenze.</p>



<p><a href="https://www.nytimes.com/2021/05/11/world/middleeast/israel-gaza-airstrikes.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Secondo il&nbsp;<em>New York Times</em></a>, sia Hamas che il governo israeliano starebbero traendo vantaggio dalla situazione attuale: per Hamas sarebbe un’occasione per accreditarsi come gruppo leader della resistenza palestinese, retorica alimentata anche dal fatto di avere presentato il lancio di razzi come ritorsione diretta all’intervento della polizia israeliana nel complesso della moschea di al Aqsa, sulla Spianata delle Moschee, un luogo considerato di enorme importanza religiosa sia per i musulmani che per gli ebrei; per il governo del primo ministro Benjamin Netanyahu la guerra potrebbe diventare un modo per spingere verso di sé i partiti rivali che stanno cercando di formare un governo alternativo al suo, risolvendo uno stallo che va avanti da moltissimi mesi.</p>



<p>Sono in corso anche sforzi diplomatici per far terminare il conflitto. Qatar, Egitto e Nazioni Unite stanno lavorando su un possibile cessate il fuoco, mediando tra le posizioni di Hamas e quelle di Israele, mentre mercoledì è in programma un nuovo incontro di emergenza al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il secondo in tre giorni.</p>
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		<title>Il Diritto internazionale umanitario e la popolazione civile nei territori sotto occupazione</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Mar 2021 08:22:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Maddalena Formica Territori palestinesi, Cipro Nord, Crimea, Haut Karabakh: queste parti del mondo, divenute ormai note negli anni, sono accomunate tra loro dal fatto di essere state qualificate dagli attori del diritto internazionale&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Maddalena Formica</p>



<p>Territori palestinesi, Cipro Nord, Crimea, Haut Karabakh: queste parti del mondo, divenute ormai note negli anni, sono accomunate tra loro dal fatto di essere state qualificate dagli attori del diritto internazionale come territori dove vige <em>de facto</em> un regime di occupazione.</p>



<p>La definizione stessa di ciò che sia un “territorio occupato” risulta però difficile da individuare, soprattutto a causa delle espressioni vaghe e imprecise che sono state utilizzate nel diritto internazionale convenzionale, e per trovarla bisogna fare necessariamente riferimento alle indicazioni elaborate dalla dottrina.&nbsp;</p>



<p>Diversi sono criteri previsti dalla dottrina, in particolare quella prodotta dal Comitato Internazionale della Croce Rossa, perché un’area possa essere qualificata come occupata: è necessario, innanzitutto, che l’esercito regolare di uno Stato sia fisicamente presente sul territorio di un altro Stato, senza che questo abbia dato il proprio consenso. Quest’ultimo, inoltre, non deve essere più in grado di esercitare la propria autorità, che invece deve essere ormai esercitata di fatto dalla forza straniera: la semplice presenza dell’esercito straniero sul territorio, infatti, realizzerebbe unicamente l’ipotesi di invasione.</p>



<p>La qualificazione di un territorio come zona occupata da un esercito straniero è particolarmente importante per la corretta applicazione del diritto internazionale umanitario: solo qualora vi sia occupazione, infatti, lo Stato che la realizza è tenuto a rispettare una serie di obblighi a favore dei civili, ritenuti in tale contesto particolarmente vulnerabili, obblighi individuati da diverse disposizioni contenute nelle Convenzioni di Ginevra, nel relativo Protocollo I ma già anche nella Convenzione dell’Aja del 1907. Tali regole possono essere distinte in due grandi categorie: le regole finalizzate al mantenimento dello <em>status quo</em> e quelle relative al rispetto dei diritti legati alla persona.</p>



<p>Per quanto concerne il mantenimento della situazione precedente all’occupazione, questi è fondamentale poiché di regola si presume che la situazione di occupazione sia solo momentanea e che dunque i civili abbiano diritto a non subire le conseguenze di continui cambi di autorità. Con questo obiettivo, la forza occupante, ad esempio, non deve modificare lo statuto giudico del territorio (non ci deve essere dunque alcun trasferimento di sovranità), le leggi precedenti devono restare in vigore e le istituzioni, in particolare quelle giudiziarie, devono poter continuare a lavorare.</p>



<p>Con riferimento ai diritti della persona, invece, vige un generale obbligo di trattamento “umano” a favore dei civili: l’approvvigionamento di viveri e di prodotti medicinali deve essere garantito, gli edifici consacrati all’istruzione e al culto devono poter funzionare normalmente, così come devono essere garantiti i servizi medici e ospedalieri. Qualsiasi forma di trasferimento forzato e deportazione individuale o collettiva è invece vietata e vietata è inoltre qualsiasi forma di rappresaglia sulla popolazione civile.</p>



<p>Se il diritto internazionale umanitario prevede disposizioni specifiche e particolarmente protettrici a favore di quei civili che si trovano sotto l’occupazione di una forza straniera, nella realtà, purtroppo, queste previsioni sono spesso poco rispettate: la convivenza quotidiana di migliaia di uomini e donne con un esercito straniero risulta essere particolarmente complessa e questa difficoltà non può che accentuarsi nel momento in cui lo Stato occupante è restio a riconoscere le sue responsabilità e da una situazione provvisoria l’occupazione diviene permanente, con poche speranze per un cambiamento nel prossimo futuro.</p>
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		<title>Attentato nel Nord Kivu: le testimonianze raccolte dalla Dire</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 08:24:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(da pressenza.com) Riportiamo integralmente alcuni dispacci della redazione esteri dell’Agenzia Dire sull’attentato in cui ha perso la vita l’ambasciatore italiano, il suo autista e la sua scorta. “L’agguato al convoglio è stato molto probabilmente&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img src="https://cdn77.pressenza.com/wp-content/uploads/2021/02/nord-kivu-nigrizia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Attentato nel Nord Kivu: le testimonianze raccolte dalla Dire"/><figcaption>(Foto di Nigrizia)</figcaption></figure>



<p>(da pressenza.com) </p>



<p><em>Riportiamo integralmente alcuni dispacci della redazione esteri dell’Agenzia Dire sull’attentato in cui ha perso la vita l’ambasciatore italiano, il suo autista e la sua scorta.</em></p>



<p>“L’agguato al convoglio è stato molto probabilmente condotto da miliziani delle Forces democratiques de liberation du Rwanda, le Fdlr”. Così all’agenzia Dire il governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, che punta il dito contro forze ruandesi in campo già durante il conflitto di fine anni Novanta.</p>



<p>“E’ la tesi più probabile”, insiste l’amministratore, sottolineando che i miliziani hanno rifugi nella zona del Parco nazionale del Virunga.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Il governatore esprime “profonda tristezza” per la morte dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, rimasti uccisi insieme a Mustapha Milambo, l’autista del Word Food Programme (Wfp). La delegazione doveva visitare una missione umanitaria dell’Onu nel Nord Kivu.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Il governatore, che nella mattinata ha parlato con i sopravvissuti all’imboscata, ricostruisce l’accaduto: “I veicoli sono stati assaltati lungo la strada nazionale che da Goma porta a Beni da uomini armati che hanno aperto il fuoco colpendo le due autovetture. Dopo averli fermati, i miliziani hanno costretto tutti a seguirli: il loro obiettivo probabilmente era portare l’intera delegazione nel cuore della foresta. Chiedevano di camminare in fretta”.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Durante il cammino, tuttavia, il gruppo sarebbe stato intercettato da una pattuglia dei ranger del Virunga, dispiegati sia per contrastare i gruppi armati che popolano il parco nazionale, il più grande del Congo, sia per contrastare il traffico illecito di merci e il bracconaggio.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Secondo Kasivita, i ranger erano stati allertati in seguito all’assalto al convoglio e con loro erano giunti a dare sostegno anche militari dell’esercito. Ne sarebbe seguito uno scambio a fuoco. Gli assalitori, però, riferisce il governatore, “hanno preferito sparare anche contro gli ostaggi”.<br>&nbsp; &nbsp;</p>



<p>Kasivita conclude: “Le guardie forestali sono riuscite a liberare gli altri, portando d’urgenza i feriti in ospedale dove però, appena giunto, l’ambasciatore è deceduto”.</p>



<p>“Lungo la strada operano gruppi ribelli, come le ex Fdlr ruandesi, ma anche combattenti congolesi come i Mai mai e soprattutto banditi comuni, che colpiscono solo per rapinare; in più tratti, prima e dopo il settore di Kanya Bayonga, la scorta è essenziale”: così all’agenzia Dire Etienne Kambale, direttore dell’ong Fondation Point de vue de Jeunes Africains pour le Developpement.</p>



<p>La sua voce arriva da Goma, il capoluogo del Nord Kivu dove stamane sono morti in seguito a un agguato l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, 44 anni, origini lombarde, e il carabiniere Vittorio Iacovacci, 30 anni, nato in provincia di Latina.</p>



<p>Secondo ricostruzioni condivise con la Dire, l’episodio si è verificato nel settore di Kilimanyoko, a una ventina di chilometri da Goma, lungo l’asse che porta verso nord in direzione del territorio di Beni.</p>



<p>“Sulla strada ci sono aree considerate più sicure, dove ribelli e banditi non si spingono anche perché ci sono posti di blocco delle Fardc, le Forze armate congolesi” sottolinea Kambala. Convinto che però le zone offlimits o ad alto rischio siano diverse. “Una delle aree più pericolose – dice -è quella di Kanya Bayonga, nella direzione del Parco nazionale della Virunga”.</p>



<p>Secondo Kambale, ad alimentare l’insicurezza sono spezzoni delle Fdlr, le Forces democratiques de liberation du Rwanda, un gruppo composto perlopiù da ribelli hutu, già comandato dal generale Sylvestre Mudacumura, ucciso da forze congolesi nel 2019. Sono però attivi anche Mai mai, milizie nate su base comunitaria, inizialmente per difendere i villaggi dalle incursioni dei ribelli, in particolare con basi in Ruanda.</p>



<p>Secondo il direttore della Fondation, però, questa matrice si intreccia spesso ad altre dinamiche. “Episodi come quello di oggi – dice Kambale – potrebbero non essere legati né a politica né a ideologia ma solo a tentativi di estorsione ed esigenze di finanziamento”.</p>



<p>“Il sacrificio dell’ambasciatore e del carabiniere italiano risvegli la coscienza della comunità internazionale sul dramma del Congo”: così padre Gaspare Di Vincenzo, missionario, in un’intervista con l’agenzia Dire nella quale evidenzia però anche lo “stupore” per misure di sicurezza che non sarebbero state adeguate.</p>



<p>Il religioso, comboniano originario di Agrigento, vive da otto anni nella provincia del Nord Kivu, quella dove si è verificato l’agguato di stamane. “Stupisce il fatto che l’ambasciatore Luca Attanasio viaggiasse in una macchina non blindata, in una zona insicura come il territorio di Rutshuru” la premessa. “Secondo le prime informazioni condivise dai giornalisti locali, il convoglio era accompagnato da caschi blu della missione di pace dell’Onu, la Minusco, ma si tratta di un fatto per certi versi scontato perché in quest’area nessun’auto privata può viaggiare da sola”.</p>



<p>Secondo padre Di Vincenzo, raggiunto al telefono nella città di Butembo, a nord rispetto a Goma e al luogo dell’agguato, in buona parte del Kivu c’è “un’insicurezza totale” a causa delle incursioni sia di gruppi ribelli che di bande armate. “I peggiori massacri sono avvenuti davanti a basi della Monusco” dice il missionario: “L’agguato di oggi, che sembra avere quasi un carattere intimidatorio, quasi a beffare le forze di sicurezza, non dovrebbe meravigliare”.</p>



<p>Fotografie condivise da giornalisti locali mostrano il vetro infranto di un mezzo con le insegne del World Food Programme (Wfp/Pam), organizzatore della missione alla quale partecipava Attanasio, partito da Goma come pure la seconda vittima italiana, il carabiniere Vittorio Iacovacci.</p>



<p>In un altro scatto è riconoscibile il diplomatico sorretto dopo essere stato colpito, a bordo di un mezzo scoperto.</p>



<p>“Potrebbe essere un veicolo delle Fardc, l’esercito congolese” dice padre Di Vincenzo. “Non è chiaro se nell’area siano intervenuti anche soldati”.</p>



<p>“Dalle informazioni che stiamo ricevendo dai nostri contatti a Beni, l’ambasciatore italiano Luca Attanasio viaggiava a bordo di un veicolo che non era blindato.</p>



<p>Le fotografie mostrano vetri infranti, forse a causa dello scambio di colpi d’arma da fuoco seguito all’attacco dei miliziani dopo l’imboscata. Sarebbe molto grave: bisognerà verificare le responsabilità di tutti gli attori coinvolti”.</p>



<p>Così all’agenzia Dire Sam Kalambay, analista politico.</p>



<p>Il commento giunge in seguito all’agguato di stamane a un convoglio di delegati del Programma alimentare mondiale (World Food Programme, Pam-Wfp) e dell’ambasciata d’Italia, nel quale lungo la strada nazionale che conduce a Beni, sono stati uccisi il diplomatico, un carabiniere e un autista del Wfp. La strada attraversa il parco nazionale di Virunga, dove hanno basi gruppi armati, disertori e banditi comuni.</p>



<p>Kalambay chiama in causa presunte “leggerezze” e sostiene che vadano verificate le responsabilità dell’amministrazione locale, ma anche dell’ambasciata e dell’organismo Onu nel provvedere alla sicurezza dei delegazione. “In quelle zone non si può avere una sola guardia del corpo e con un veicolo che non sia blindato” dice l’analista. Critiche che si sommano a voci che circolano tra i giornalisti locali secondo cui il governatore Carly Nzanzu Kasivita non fosse stato informato del viaggio.</p>



<p>Una situazione che conferma l’insicurezza nel Nord Kivu e che, secondo Kalambay, non sarebbe sufficientemente raccontato dai media internazionali. “Oggi hanno perso la vita due europei e allora il mondo si è accorto di quanto pericolosa sia la crisi in Nord Kivu” dice l’analista.<br>“Ogni giorno però qui muoiono congolesi; i media non possono fare due pesi e due misure, perché le vite umane hanno lo stesso valore”.</p>



<p>L’esperto continua. “A volte i media internazionali ci danno notizie a cui le nostre testate locali non arrivano- dice- ma devono fare di più per premere sulle autorità affinché sia riportata la pace”.</p>



<p>Sempre all’agenzia Dire il corrispondente di Voice Of America, Austere Malivika, ha riferito che a garantire la sicurezza nel Parco del Virunga pensano ranger, o “ecogards”, come vengono chiamate in francese. “L’esercito non c’è” dice il cronista, riferendo che stamane i primi a prestare soccorso dopo l’assalto sono state proprio le guardie forestali. “Da almeno 20 anni la situazione securitaria nel Nord Kivu è precipitata” continua Malivika. “Da tante voci della società civile giungono continui appelli affinché la regione sia liberata dai gruppi armati”.</p>



<p>Secondo Kalambay, la strada dell’imboscata “è un tragitto obbligato per chi deve raggiungere grandi città come Goma, Beni o Butembo e i veicoli civili devono sempre viaggiare scortati perché uccisioni, sequestri e ferimenti sono all’ordine del giorno”.</p>
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		<title>Afrin tre anni dopo l&#8217;invasione</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 08:01:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Numerose vittime e danni massicci Tre anni dopo l&#8217;inizio dell&#8217;invasione della regione curda di Afrin nella Siria settentrionale da parte delle truppe turche il 20 gennaio 2018, avvenuta in completa violazione del diritto internazionale,&#46;&#46;&#46;</p>
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<p><br>Numerose vittime e danni massicci</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="594" height="396" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/gettyimages-913674190-594x594-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15001" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/gettyimages-913674190-594x594-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 594w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/01/gettyimages-913674190-594x594-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 594px) 100vw, 594px" /><figcaption>A picture taken on February 3, 2018, in the town of Afrin shows the mother (3rd-L), sister (2nd-L) and brother (C) of the late 23-year-old YPJ fighter Barin Kobani, chanting slogans during a mourning ceremony in her honor, after the YPJ and the Syrian Observatory for Human Rights accused Turkish-backed Syrian rebels of filming her mutilated dead body. / AFP PHOTO / Delil souleiman        (Photo credit should read DELIL SOULEIMAN/AFP via Getty Images)</figcaption></figure>



<p>Tre anni dopo l&#8217;inizio dell&#8217;invasione della regione curda di Afrin nella Siria settentrionale da parte delle truppe turche il 20 gennaio 2018, avvenuta in completa violazione del diritto internazionale, ci sono<br>ancora numerose violazioni dei diritti umani e crimini di guerra contro la popolazione civile. Secondo l&#8217;Associazione per i popoli minacciati (APM) e i gruppi curdi per i diritti umani nel nord della Siria, almeno 58 civili sono stati assassinati l&#8217;anno scorso dalle forze di occupazione turche e dai mercenari siriani da loro sostenuti. Sono state rapite 987 persone, di cui 92 erano donne. Anche la natura e la storia di Afrin ne risentono sempre di più. Solo nel 2020, 50 siti storici sono<br>stati danneggiati, 72.000 alberi di ulivo sono stati abbattuti, 250 case sono state confiscate dalle milizie islamiste. Continuano anche le razzie e i combattimenti tra milizie islamiste. In 39 esplosioni in Afrin, 170 persone sono state coinvolte, molte delle quali sono rimaste uccise.</p>



<p>Inoltre, ci sono innumerevoli attacchi alla cultura e alla lingua curda: alle località vengono improvvisamente cambiati i nomi in turco o in arabo. L&#8217;ex Piazza della Libertà di Afrin si chiama ora Piazza Ataturk.<br>La piazza con il nome curdo Kawa è stata ribattezzata Ramo d&#8217;Ulivo in onore dell&#8217;offensiva turca avvenuta in violazione del diritto internazionale. La lingua curda viene oppressa e il turco viene imposto alla popolazione. Le bandiere turche sono esposte sulle uniformi scolastiche e i cittadini siriani sono costretti a portare la carta d&#8217;identità turca. Con l&#8217;occupazione turca ad Afrin non ci sono più gli abitanti cristiani. Fino al gennaio 2018 vi abitavano circa 1.200 credenti cristiani curdi. La percentuale della popolazione curda, compresi gli Yezidi, gli Alevi e i Cristiani, è scesa dal 96% a meno del 35%. I santuari di Yezidi e Alevi e i cimiteri musulmani curdi vengono distrutti o saccheggiati.</p>



<p>Nell&#8217;ambito dell&#8217;Operazione Ramo d&#8217;Ulivo, nella regione di Afrin sono stati distrutti circa 314.400 alberi di ulivo. La produzione di olive e di olio d&#8217;oliva è uno dei principali settori economici della regione. A quanto pare, l&#8217;esercito turco vuole privare la popolazione del suo sostentamento economico.</p>



<p>Secondo i gruppi per i diritti umani nel nord della Siria, almeno 300.000 membri dell&#8217;etnia curda sono stati sfollati dal regime di occupazione dal gennaio 2018. Tra la popolazione civile, 674 persone sono state uccise e 7.343 rapite. Secondo dati non facilmente verificabili sembra che 82 persone abbiano perso la vita a causa delle torture subite. Circa 696 civili sono rimasti feriti, tra cui 303 bambini e 213 donne. Le esplosioni delle mine hanno ferito 2.017 persone ad Afrin. La violenza mirata contro le donne è stata segnalata in 68 casi: nelle società islamiche conservatrici, il termine &#8220;stupro&#8221; è spesso evitato.</p>
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