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	<title>esilio Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. González Urrutia: in esilio, ma vivo</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Sep 2024 07:54:47 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17698" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-1024x683.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru-1536x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/09/urru.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p><br></p>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p>Ci sono due correnti di pensiero sulla decisione del presidente eletto del Venezuela, Edmundo González Urrutia, di chiedere asilo e andare in esilio in Spagna.<br>La prima è quella delle persone deluse, che pensavano che non avrebbe mai lasciato il Paese o che non avrebbe dovuto lasciarlo, interpretando questa decisione come sinonimo di vigliaccheria, di ricerca della via d&#8217;uscita più facile, pensando che la lotta dall’estero non potrebbe continuare.<br>La seconda scuola di pensiero, che è quella che condivido, è che il presidente eletto ormai non era più protetto in Venezuela e quindi lasciare (attenzione, non abbandonare) il Paese e andare in esilio significa rimanere protetti e vivi. Mi sembra meglio, in queste particolari e gravi circostanze, avere un presidente eletto vivo ma in esilio, che un presidente eletto ingiustamente imprigionato e torturato. In esilio dove può svolgere un lavoro diplomatico in tutto il mondo democratico occidentale, dove può dimostrare realmente e fisicamente di aver vinto le elezioni. Edmundo González Urrutia è un diplomatico di lunga data, un uomo molto rispettato a livello internazionale. Ciò che può fare per il Venezuela in questo momento critico sembrerebbe essere più efficace dall&#8217;estero che non dal Venezuela, dove era nascosto da più di un mese.<br>La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha portato a questa amara decisione è stato l&#8217;episodio all’ambasciata argentina a Caracas. È di dominio pubblico che nell&#8217;ambasciata argentina, attualmente presidiata dal Brasile, si sono rifugiati 6 membri dell&#8217;opposizione e della squadra di Maria Corina Machado lo scorso marzo. Venerdì scorso, il regime ha revocato il consenso al Brasile per sorvegliare l&#8217;ambasciata argentina, così le forze di sicurezza hanno circondato l’edificio, hanno tolto l&#8217;elettricità, hanno chiuso le strade adiacenti, isolandola completamente. La condanna e il rifiuto totale sono arrevati immediatamente da parte dei governi dei due Paesi coinvolti, Argentina e Brasile, stava per verificarsi un grave incidente diplomatico che avrebbe complicato ancora di più la situazione. Il regime ha inviato un chiaro messaggio all’opposizione e anche all&#8217;ambasciata olandese, luogo in cui si era rifugiato Urrutia insieme alla moglie: qualsiasi sede diplomatica è vulnerabile in Venezuela, dove vige una dittatura e non esiste uno Stato di diritto. Il Ministero degli Esteri venezuelano ha consegnato all&#8217;Incaricato d&#8217;Affari del Regno dei Paesi Bassi, Robert Schuddeboom, una nota di protesta per quello che Maduro definisce “un comportamento illegale e di ingerenza della rappresentanza diplomatica”, nonostante questo il Ministro degli Esteri olandese continua a dichiarare con orgoglio l&#8217;aiuto che il suo Paese ha dato a Urrutia per quasi due mesi. Fin dall&#8217;inizio i Paesi Bassi lo hanno considerato come il presidente eletto. Come già sappiamo, Edmundo González ha lasciato il Paese a bordo di un aereo militare spagnolo. In cambio, si dice che abbia chiesto il rilascio dei prigionieri politici. Tuttavia, dopo due giorni, tutto tace da parte del regime.<br>Machado ha assicurato in conferenza stampa questo scorso lunedì che Edmundo svolgerà le sue funzioni di presidente eletto dall&#8217;esilio, ma ammette che questa nuova fase intensifica il rischio per lei. Mentre lei parlava, il presidente eletto ha rilasciato una dichiarazione dopo essere arrivato a Madrid. Ha detto: “Ho preso questa decisione pensando al Venezuela e al fatto che il nostro destino come Paese non può, non deve, essere quello di un conflitto di dolore e sofferenza (…) Solo la politica del dialogo può riportarci insieme come compatrioti. Solo la democrazia e la realizzazione della volontà popolare possono essere la strada per il nostro futuro come Paese e io continuerò a impegnarmi per questo”.<br>Mentre scriviamo queste righe, la diaspora venezuelana che vive nella capitale spagnola è scesa in piazza per manifestare il proprio sostegno a González Urrutia, radunandosi nella Plaza de las Cortes di Madrid, sede del Parlamento spagnolo, dove si sta discutendo la proposta del Partito Popolare di riconoscere ufficialmente e legalmente González come vincitore delle elezioni. Sarebbe un grande passo a livello internazionale e un punto a favore che aprirebbe alcune porte democratiche dove, come dice Maria Corina, si è già avviata la transizione.</p>



<p>ULTIMA ORA! (delle 17.00, 11 settembre 2024) Una buona notizia: </p>



<p>Con 177 voti a favore e 164 contrari, il Congresso spagnolo riconosce EGU come presidente eletto del Venezuela. Il Partito Popolare ha ricevuto il sostegno del Partito Nazionalista Basco per ottenere la maggioranza. Tuttavia, Pedro Sánchez ha rinviato il riconoscimento di Edmundo González per &#8220;cercare una mediazione in Venezuela&#8221;. &#8220;Fino alla fine dell&#8217;anno dobbiamo mantenere un margine per trovare una via d&#8217;uscita al fine di trasmettere la volontà del popolo venezuelano alle urne&#8221;. Nei prossimi giorni e al suo ritorno dall&#8217;Asia, si troverà faccia a faccia con Edmundo. È lì che scopriremo le restrizioni o la libertà che il presidente eletto venezuelano avrà per continuare la lotta per la sua proclamazione, ora dall&#8217;esilio.</p>
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		<title>Libertà e dignità a Mimmo Lucano &#8211; Appello del Comitato Undici Giugno</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Aug 2019 14:03:18 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="477" height="268" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-12936" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 477w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/08/GKrlevexrcYqHDf-800x450-noPad-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" /></figure></div>



<p> <strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>divulga e firma, invitando tutti  a farlo, la seguente petizione lanciata da Comitato 11 giugno</p>



<p>ll.mo <strong>Presidente</strong> della Repubblica, Sergio <strong>Mattarella</strong>,</p>



<p>ci appelliamo alla Sua conclamata sensibilità ed al Suo rispetto per i valori umani e per la dignità della persona e chiediamo il Suo urgente intervento in relazione alla nota vicenda politica e giudiziaria riguardante Domenico Lucano, Sindaco del Comune di Riace (RC) per tre mandati consecutivi, vicenda a Lei certamente nota.</p>



<p><strong>Dal 4 ottobre 2018</strong>, a seguito della richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Locri (RC),&nbsp;<strong>Domenico Lucano è stato sottoposto a misure cautelari restrittive della libertà personale</strong>, ovvero agli arresti domiciliari prima ed al&nbsp;<strong>divieto di dimora nel comune di Riace</strong>&nbsp;(RC) poi, misura quest&#8217;ultima ancora efficace.</p>



<p>Le ragioni dell&#8217;applicazione delle citate misure cautelari nei confronti di Domenico Lucano, accusato di essersi adoperato per favorire l&#8217;immigrazione clandestina attraverso la celebrazione di matrimoni fittizi (circostanza, peraltro, mai verificatasi) oltre che di aver proceduto ad affidamento diretto del servizio di raccolta di rifiuti a cooperative sociali (circostanza, nel caso di specie, ammessa dalla legge), venivano ricondotte al rischio di reiterazione dei reati contestati e di inquinamento probatorio in considerazione della carica di Sindaco che Domenico Lucano ha rivestito nel Comune di Riace fino allo scorso 26 maggio, data in cui i cittadini di Riace hanno eletto una nuova amministrazione comunale nella quale Domenico Lucano non ricopre alcuna carica pubblica, né amministrativa né politica.</p>



<p>Chiaro ed evidente risulta che oggi non vi è alcun motivo per ritenere che siano concrete ed attuali le motivazioni che hanno condotto all&#8217;applicazione delle citate misure cautelari.</p>



<p>A tutto quanto sopra si aggiunga che è pendente dinnanzi al Tribunale di Locri (RC) un processo a carico, tra gli altri, di Domenico Lucano, in cui verrà accertata la fondatezza delle accuse e rispetto al quale lo stesso ha sempre dichiarato piena fiducia nella magistratura.</p>



<p>Si aggiunga altresì che lo scorso mese di marzo 2019, a seguito del ricorso presentato dagli avvocati difensori di Lucano, si è pronunciata la&nbsp;<strong>Suprema&nbsp; Corte di Cassazione</strong>&nbsp;che &#8211; in buona sostanza &#8211;&nbsp;<strong>ha ritenuto insussistenti le ragioni che hanno portato all&#8217;applicazione della misura restrittiva della libertà personale.</strong></p>



<p>Alla luce di quanto sopra, ed in particolare della cessazione di ogni carica, di fatto, Domenico Lucano, cittadino incensurato, né, prima d&#8217;ora, neppure indagato per alcun tipo di reato, risulta oggetto di un esilio politico non giustificato da alcuna ragione giuridica.</p>



<p>Atteso che in questi giorni, l&#8217;<strong>anziano padre di Domenico Lucano, Roberto, 93enne, sta trascorrendo quelli che potrebbero essere i suoi ultimi giorni di vita</strong> visto il notevole <strong>aggravamento della propria situazione di salute</strong> (affetto da una grave forma di <strong>leucemia</strong> è stato colpito anche da un <strong>infarto</strong>) <strong>nella propria abitazione di Riace, ove il figlio, Domenico, non può recarsi neanche per una breve visita.<br></strong><br>In considerazione di tutto quanto sopra ci appelliamo alla Sua sensibilità ed ad un gesto umanitario, per dare la possibilità a Domenico Lucano ed al padre di potersi salutare con serenità dentro le mura della loro casa.<br>A tal fine <strong>chiediamo il Suo intervento</strong> affinché, con qualunque strumento a Sua disposizione e considerata la Sua posizione di Garante dei diritti costituzionali, <strong>si consenta a Domenico Lucano di poter tornare nel comune di Riace a far visita ed assistere il proprio anziano padre.</strong><br>Confidando in un sollecito ed urgente riscontro e ringraziando per l&#8217;attenzione, si inviano</p>



<p>Distinti saluti.<br>Comitato Undici Giugno </p>



<p></p>



<p><strong>Per firmare la petizione:  <br></strong><a href="https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-mattarella-liberta-e-dignita-a-mimmo-lucano-appello-del-comitato-undici-giugno?utm_content=bandit-starter_cl_share_content_it-it%3Av2&amp;recruited_by_id=33189600-c2b1-11e9-b5c3-f9835306c45a&amp;recruiter=993645843&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink&amp;utm_campaign=share_petition&utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>https://www.change.org/p/presidente-della-repubblica-mattarella-liberta-e-dignita-a-mimmo-lucano-appello-del-comitato-undici-giugno?utm_content=bandit-starter_cl_share_content_it-it%3Av2&amp;recruited_by_id=33189600-c2b1-11e9-b5c3-f9835306c45a&amp;recruiter=993645843&amp;utm_source=share_petition&amp;utm_medium=copylink&amp;utm_campaign=share_petition&utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a><strong> </strong></p>
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		<title>“LibriLiberi”. Veniva da Mariupol</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2019 09:01:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Una saga familiare che ha il respiro ampio della grande letteratura russa. Veniva da Mariupol (L&#8217;Orma editore) è l&#8217;ultimo romanzo della scrittrice tedesca Natascha Wodin. Anno di nascita: 1945. All&#8217;infanzia dell&#8217;autrice&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-12087 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Copertina-libro.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="180" height="266" /></a>di Alessandra Montesanto</p>
<p>Una saga familiare che ha il respiro ampio della grande letteratura russa. <i>Veniva da Mariupol </i>(L&#8217;Orma editore)<i> </i>è l&#8217;ultimo romanzo della scrittrice tedesca Natascha Wodin. Anno di nascita: 1945.</p>
<p>All&#8217;infanzia dell&#8217;autrice – trascorsa in un campo per sfollati – si giunge solo al termine della lettura perchè il racconto si dipana in un&#8217;indagine precisa delle vicende della sua famiglia, a partire dalla Prima Guerra Mondiale fino alla fine della Seconda, con intramezzi sul Presente.</p>
<p>La ricerca parte dalla volontà di ripercorerre l&#8217;esistenza materna, di una bambina-ragazza-donna che ha patito la miseria, che ha vissuto l&#8217;esilio, la violenza del regime stalinista prima e del nazifascismo poi, deportata con il marito come forza lavoro in Germania, con le conseguenze tragiche di una dura realtà che si imprime sul corpo e nella mente.</p>
<p>Quasi per caso, guardando una vecchia fotografia, la Wodin si mette sulle tracce dei parenti suoi e della madre, arricchendo la narrazione, di volta in volta, di particolari e coinvolgendo il lettore in un viaggio scrupoloso nella Storia del &#8216;900 con le delusioni, i tentativi, le conquiste proprie di un&#8217; inchiesta giornalistica.</p>
<p>Ciò che affascina, in questo romanzo, sono anche le descrizioni poetiche dei paesaggi che attorniano i personaggi nelle loro peregrinazioni, paesaggi che fanno da contraltare alle crudeltà in atto; bello il gioco di specchi che si viene a creare tra chi scrive e le persone di cui scrive, con le sfumature psicologiche, spesso solo immaginate. La scrittura alterna, quindi, toni lirici, profondi e diretti (per le descrizioni delle atrocità e delle ingiustizie vissute dai protaginisti) che regalano il quadro d&#8217;insieme di una intera epoca. Sembra che, osservando con attenzione partecipata le poche immagini e gli altri indizi che ha a disposizione, l&#8217;autrice cerchi il senso generale di un dipinto di Bosch, prendendosi il tempo necessario per osservare i particolari con una lente di ingrandimento, per capire cosa si celi dietro ad un sorriso, ad un oggetto o ad un&#8217;atmosfera.</p>
<p>Un lungo racconto che parla anche dell&#8217;Oggi, che si rivolge a noi in quanto umanità: “<i>Ragazze con il fazzoletto in testa, le valigie di cartone e i fagotti di stoffa, alcune poco più che bambine, vestite di stracci. Tutte terrorizzate, incapaci di comprendere dove siano finite, strappate dalle città e dai villaggi dei loro Paesi natali. Unsa massa interminabile di esseri umani senza nome che esistono solo come numeri. Ognuna di loro è mia madre</i>”. Ma anche una storia che ha costretto la stessa persona che ha deciso di raccontarla a compiere un percorso interiore, per cercare risposte a domande inevase, per trovare un significato anche alla propria vita tramite quella di chi l&#8217;ha preceduta.</p>
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		<title>Cina. Minacce alle famiglie dei cristiani fuggiti all’estero</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Dec 2018 10:15:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Wilson Xu La polizia preme sui parenti dei fedeli della Chiesa fuggiti all’estero affinché li convincano a tornare. Per cosa? Per essere arrestati &#160; Molti cristiani sono fuggiti all’estero, chiedendo asilo a causa&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Immagine-tratta-da-Internet1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11874" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Immagine-tratta-da-Internet1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1280" height="800" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Immagine-tratta-da-Internet1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Immagine-tratta-da-Internet1-300x188.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Immagine-tratta-da-Internet1-768x480.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/12/Immagine-tratta-da-Internet1-1024x640.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></a></p>
<p>di Wilson Xu</p>
<p>La polizia preme sui parenti dei fedeli della Chiesa fuggiti all’estero affinché li convincano a tornare. Per cosa? Per essere arrestati</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Molti cristiani sono fuggiti all’estero, chiedendo asilo a causa delle persecuzioni e della repressione che i credenti subiscono da parte del Partito Comunista Cinese (PCC). Molti di questi cristiani esiliati hanno però scoperto che, lasciando il Paese, la persecuzione non termina; viene semplicemente trasferita alle loro famiglie.</p>
<p>Bitter Winter ha già riferito che nelle province dell’Hebei e dell’Hunan, ma anche altrove, le famiglie di numerosi fedeli della Chiesa di Dio Onnipotente (<a href="https://it.godfootsteps.org/about-us.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">CDO</a>) fuggiti in Corea del Sud sono state minacciate dalle autorità cinesi. È stato infatti chiesto loro di collaborare alle riprese di un video del Partito Comunista Cinese (PCC), intitolato Alla ricerca dei parenti. Le autorità sperano di utilizzarlo per costringere i cristiani che richiedono asilo politico in Corea del Sud a tornare in Cina.</p>
<p>Le storie personali delle famiglie aiutano peraltro a chiarire i dilemmi affrontati dai credenti e dai loro congiunti.</p>
<p>Liu Shuang, una 35enne fedele della <a href="https://it.godfootsteps.org/about-us.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">CDO</a>, è fuggita dalla Cina. Il 24 ottobre quattro o cinque agenti di polizia di Nehe, una città nella provincia dell’Heilongjiang, si sono recati a casa di sua madre con il pretesto di eseguire un censimento familiare. Gli agenti non si sono però limitati a svolgere una normale indagine sulla famiglia, ma hanno invece posto numerose domande sui viaggi compiuti da Liu Shuang all’estero. I funzionari hanno anche fatto pressioni sul marito di Liu, affinché questi parlasse della propria situazione religiosa.<br />
La sorella maggiore di Liu ha dichiarato: «La polizia non ha ispezionato l’intero quartiere: sono andati solo nelle case di mia madre e di mio cognato. È chiaro che sono venuti per indagare su mia sorella minore che è andata all’estero».</p>
<p>Le nostre fonti riferiscono che, già nel 2015, il PCC aveva rilasciato un documento segreto in cui si chiedeva esplicitamente che i funzionari di tutta la Cina indagassero sui fedeli della CDO che avevano lasciato il Paese. Un membro del PCC ha rivelato che Meng Jianzhu, segretario della Commissione centrale per gli affari politici e giuridici, ha incaricato i propri funzionari di «allestire un ampio database delle organizzazioni religiose e degli individui all’estero, in modo da poter stabilire ed eseguire attacchi di precisione».<br />
La vicenda di Xiao Wanjun, un cristiano di Qiqihar, nella provincia dell’Heilongjiang, offre un esempio della natura degli attacchi ordinati da Meng.</p>
<p>Il 13 agosto, alcuni funzionari dell’amministrazione locale hanno contattato telefonicamente il padre di Xiao Wanjun e gli hanno detto: «Sua figlia si trova all’estero per diffondere il Vangelo ed è già sotto la sorveglianza del ministero per la Sicurezza dello Stato. Vogliamo che ritorni subito. Inoltre, visto che siete i suoi genitori, lei e sua moglie dovete garantire che smetterà di credere in Dio».</p>
<p>Da quando è stata ricevuta questa telefonata, la madre di Xiao è in ansia temendo cosa potrà accadere in seguito. Sa che se sua figlia dovesse tornare in Cina, probabilmente verrebbe arrestata e condannata come lo sono e lo sono stati molti altri cristiani. Di alcuni degli incarcerati non si ha più notizia. La madre di Xiao ha detto preoccupata: «Temo che se sarà costretta a tornare verrà torturata e picchiata finché non la lasceranno mezza morta»!<br />
La famiglia di Cheng Yikun, un cristiano della città di Qiqihar, ha patito pressioni simili. Il 30 agosto, due membri dello staff dell’associazione religiosa municipale hanno incontrato la sorella maggiore di Cheng per indagare sulla fede della sorella esiliata. Cheng è stata minacciata così: «Tua sorella è una fedele della Chiesa di Dio Onnipotente. Il Paese si oppone e vieta le credenze religiose. Adesso lei vive la sua fede all’estero. Devi cooperare con noi per farla tornare!». Ma la donna si è rifiutata di collaborare.</p>
<p><strong><br />
</strong>Le storie di famiglie spaventate e intimidite abbondano. Per esempio, nella provincia dell’Anhui, situata nell’est della Cina, numerose famiglie riferiscono delle vessazioni subite da molti dopo la fuga all’estero dei loro parenti cristiani. Li Hui, Wang Ming e Zhang Yingying sono tutti fedeli della CDO fuggiti per evitare di essere arrestati dalla polizia comunista. A partire da luglio, tutte le loro famiglie hanno ricevuto visite della polizia, e hanno subito interrogatori e molestie. La polizia ha minacciato e spaventato le famiglie per cercare di ottenerne informazioni dettagliate sui cristiani all’estero, costringendole a vivere nella paura.<br />
(Tutti i nomi usati in questa sede sono pseudonimi)<strong><br />
</strong></p>
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		<title>Il discorso di Domenico (Mimmo) LUCANO a Milano, 30 ottobre 2018</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Nov 2018 08:17:05 +0000</pubDate>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2018/11/05/il-discorso-di-domenico-mimmo-lucano-a-milano-30-ottobre-2018/">Il discorso di Domenico (Mimmo) LUCANO a Milano, 30 ottobre 2018</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 30 ottobre, <span style="color: #ff0000;">Domenico Lucano</span> è stato ospite presso la Sala Alessi del Municipio di Milano: una sala gremita di folla, attenta e partecipe.</p>
<p>Ecco il suo intervento.</p>
<p>E qui potete ascoltare le parole di tutti gli altri relatori:</p>
<p><a href="https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss">https://facebook.us13.list-manage.com/track/click?u=957d9578e54fc673148298c8e&amp;id=865825e0e8&amp;e=74a956fe1c&utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>Sono emozionato, non immaginavo un abbraccio così pieno di calore, non so come ringraziarvi, sicuramente sono momenti che resteranno indelebili nel ricordo.  Voglio ringraziarvi uno per uno, il sindaco, il consigliere e tutte le persone presenti. Grazie, prima di tutto per l&#8217;affetto, per questo abbraccio di umanità, certamente voi volete sapere, conoscere, capire. Sicuramente non avrei mai immaginato che un piccolo comune di 1500/1600 abitanti, sarebbe stato al centro di un evento così coinvolgente a Milano, una delle capitali europee.<br />
Questo però ci dà una responsabilità, una gratificazione e la consapevolezza di non essere soli e che spesso la propaganda non corrisponde alla realtà. In questi ultimi periodi, la propaganda e alcuni sondaggi sembrano fatti apposta per dire che si deve insistere sulla disumanizzazione della società. La consapevolezza più grande che ho quando in questi ultimi periodi dove, nel bene e nel male siamo diventati &#8220;famosi&#8221; e non era certamente questo uno dei nostri obiettivi, tutto è capitato in maniera così casuale una cosa dietro l&#8217;altra, è la grande fame di umanità. Non è vero che dobbiamo assistere in maniera passiva ad accettare che questa società ci porti verso la barbarie, verso la disumanizzazione, allora noi non siamo altro che na piccola cosa, una piccola storia che trasmette questo messaggio che noi tutti vogliamo il rispetto dei diritti umani, della dignità degli essere umani. Al di là delle diversità, delle provenienze al di là di tutto ogni essere umano è un panorama che non ha uguali, ognuno, ogni persona singolarmente.<br />
Io non ho fatto altro che rimanere normale. La cosa più sconvolgente è che non c&#8217;è bisogno di nulla per fare quello che ho fatto io. Le cose sono capitate quando non ero nemmeno sindaco, più di vent&#8217;anni fa &#8230;uno sbarco, la spiaggia, l&#8217;arrivo delle persone in fuga dalle guerre per un sogno di liberazione, di pace, persone che non possono nemmeno parlare la loro lingua perché sono arrestate dalla polizia turca, persone che vogliono capire come immaginare un futuro possibile fatto soprattutto di pace. Così nasce la storia di Riace, la mattina all&#8217;alba un veliero, la spiaggia, le case abbandonate  del centro storico perché i nostri concittadini hanno intrapreso oltre oceano lasciando vuoto in questo modo tutto il centro storico. Case abbondonate, io non ero sindaco e mi ricordo che non avevamo nemmeno la possibilità economica per ripristinare gli impianti elettrici delle case, per fare i contratti con l&#8217;Enel, abbiamo allora comprato le candele di cera e alla sera si vedeva questa luce fioca che usciva dalle case che di nuovo erano tornate a vivere. Gli emigrati avevano abbandonato queste case e nuovi emigranti erano arrivati, è un disegno circolare del destino, poco cambia se hanno il volto più scuro o se si vestono in maniera differente, sono uguali sono esseri umani allo stesso livello. Questo è stato un processo fantastico, Riace appartiene alle cosiddette aree interne della Calabria che hanno vissuto questi processi di spopolamento, di declino demografico, di abbandono, di rassegnazione sociale, di condizionamenti da parte della criminalità organizzata la cui voce è quella che più si sente e spesso lo stato è complice di questo. Complice di questo silenzio, di questo far sentire un unica voce. Mano a mano che la storia ha cominciato a strutturarsi, con la presenza sempre più numerosa, perché nel 2001avevamo aderito a quel programma che si chiamava programma nazionale asilo e con Riace che stava sempre più diventando una società multietnica, addirittura interessava i cosiddetti turisti solidali. Turisti che non erano mai venuti per i bronzi di Riace, queste due state della Magna Grecia che sono state ritrovate nel nostro mare molti anni fa e che dovevano far decollare il turismo sul modello di Rimini, Riccione ma che così non è stato perché i bronzi sono nel museo di Reggio Calabria, ora venivano per la società multietnica che Riace stava diventando. Per la curiosità di capire come mai un piccolo comune che non ha nulla per mandare avanti la propria comunità si apre comunque all&#8217;accoglienza in maniera spontanea, questo ha incuriosito chi ha fame di umanità, chi vuole un mondo fatto senza barriere, di un mondo in cui tutte le persone hanno gli stessi  diritti, gli stessi doveri. Non ci vuole molto e addirittura la presenza di queste persone ha contribuito a far rinascere Riace. Voi dovete considerare che la popolazione di Riace è come quella di un quartiere di Milano, siamo 1500 abitanti e addirittura nella parte del centro storico dove anch&#8217;io abito, abitavo perché adesso non posso andare a Riace, siamo 600 abitanti giusto 300 cittadini riacesi autoctoni così ci chiamiamo-io vorrei una società dove nessuno si può dire autoctono- e 300 cittadini immigrati che provengono da almeno venti nazionalità. Abbiamo fatto l&#8217;asilo nido multietnico, ovviamente abbiamo anche i progetti di supporto SPRAR, i progetti con  le prefetture, poi un ambulatorio medico in un periodo in cui la sanità è un problema molto sentito in Calabria, ma credo in tutta Italia è nato un ambulatorio medico gratuito che è servito per i rifugiati ma anche per le persone del luogo. Abbiamo recuperato la scuola, la pluriclasse che abbiamo è una cosa fantastica, quando venivano a visitare quest&#8217;esperienza aprivamo la porta per entrare in quest&#8217;aula e c&#8217;era una sensazione incredibile come se si fosse aperta una finestra sul mondo. Bambini di tutte le nazionalità e tra di loro non c&#8217;è mai nessun pregiudizio per il colore della pelle, non lo avvertono siamo. Sono veramente convinto che l&#8217;accoglienza si riconduce all&#8217;essenza stessa della calabresità, permettetemi questa considerazione perché il mio amico antropologo dice che l&#8217;antropologia dei luoghi è fondamentale, è questo che ha permesso che questo fenomeno nascesse in una maniera spontanea. A Riace poteva esserci questa storia perché c&#8217;è anche la fierezza d&#8217;incontrare un&#8217;altra persona, non lo dico in senso retorico o come luogo comune, l&#8217;accoglienza è un contro con un altro essere umano come te e io credo che ognuno deve essere fiero quando incontra un&#8217;altra persona, non avere pregiudizi o secondi fini. Quando succede invece il contrario, quando l&#8217;incontro diventa un problema, suscita paura allora io dico che probabilmente c&#8217;è un disturbo del comportamento, si ha paura di sé stessi. Vi pare una cosa normale disprezzare gli esseri umani?  Provare odio per il colore della pelle? Essere razzisti, essere fascisti non è una cosa normale se dobbiamo dire le cose come stanno, ed è incredibile il consenso che invece hanno. Siamo sempre stati abituati e con questo faccio riferimento al mio pensiero politico a essere minoranza elettorali tuttavia come anima, come pensiero non lo siamo.<br />
A Riace è capitato che il partito a cui sono stato più legato come ideali che si chiamava Democrazia Proletaria prese alle elezioni solo due voti, uno era il mio e nessuno avrebbe allora immaginato che io sarei diventato sindaco di Riace. Anche come sindaco non ho fatto altro che essere coerente con i miei ideali, il sogno di una società che rincorriamo, magari che non realizzeremo però questo sogno ci serve sempre per continuare a camminare, a rincorrerlo e nel rincorrerlo ci sono le cose che ti danno spinta, coraggio. Queste sono le cose che motivazioni miei interiori ma anche del territorio che hanno fatto nascere questo paese accogliente nella Calabria Ionica. In questa serata così come in altri miei interventi pubblici relativamente agli aspetti giudiziari di questi ultimi due anni e quindi non iniziati con questo governo ma anche prima, non voglio che far passare l&#8217;idea di essere dei perseguitati politici, per nulla. E&#8217; giusto che la magistratura faccia il suo lavoro, qualsiasi persona può avere sbagliato o non rispettato la legge e io sono contento che la magistratura vada fino in fondo per portare chiarezza  e per definire da quale parte sta la giustizia. Guardate però che spesso la giustizia è spesso una cosa molto più profonda mentre la legalità  è legata invece, almeno alcune volte, a mantenere un privilegio e allora capitano le cose più impensabili.<br />
Sono stato arrestato per aver affidato la gestione della raccolta differenziata a due cooperative sociali del luogo, una si chiama Aquilone l&#8217;altra Ecoriace. Aquilone è formata dalle persone più deboli di Riace e con due ragazzi rifugiati un ragazzo del Benin e l&#8217;altro Daniel del Ghana e il sistema porta a porta aveva favorito la nascita di un rapporto molto bello tra loro e i cittadini. Io definisco il nostro sistema di raccolta una democrazia ecologica, dove tutti, anche le persone più anziane del luogo venivano istruite attraverso i colori delle buste.<br />
La contestazione che ha portato al mio arresto riguardava il fatto che avremmo fatto un affidamento diretto, tuttavia non è stato tanto questo quanto il fatto che le due cooperative non fossero iscritte all&#8217;albo regionale delle cooperative e cosa paradossale, ribadita anche dal mio avvocato, quest&#8217;albo di fatto non c&#8217;è. Una cosa assurda mentre l&#8217;altro reato che mi è stato contestato è il favoreggiamento all&#8217;immigrazione clandestina. Su questo punto vorrei aprire una parentesi sulle responsabilità politiche, si è detto che avrei fatto matrimoni mentre in realtà ne ho fatto solo uno e preciso che siè trattato di un matrimonio regolarissimo tra una ragazza nigeriana e una persone di Riace, quando mi hanno intercettato io stavo scherzando di altre cose e invece mi hanno preso alla lettera.<br />
Voglio ritornare alle responsabilità politiche perché in quel periodo il governo e  il ministro degli interni allora in carica era impegnatissimo in Libia con i capi clan di un paese senza governo e che non rispetta i diritti umani a fare contratti. Vi assicuro che a Riace c&#8217;è una percezione molto alta di quello che succede fuori proprio perché il numero dei rifugiati è altissimo e ci chiedevano che cosa stesse succedendo all&#8217;Italia: &#8220;ci stanno chiudendo nei campi di concentramento, non ci portano da mangiare, ci lasciano morire. Ma il governo si proccupava solo di dire che il numero delle persone che sbarcavano in Italia era diminuito e questo probabilmente con il fine di intercettare il consenso elettorale. Questi sono crimini contro l&#8217;umanità! Io ho fatto un matrimonio ma ricordiamoci che in quel periodo veniva sospeso il diritto di appello, riducendo così da tre a due i gradi di giudizio per i richiedenti asilo violentando il diritto costituzionale perché non è corretto fare differenze tra esseri umani. Tantissime ragazze nigeriano i cui ricorsi contro il diniego delle commissioni avevano avuto esito negativo, stavano cercando  tutti i modi per non ritornare nuovamente nei bassifondi da cui provenivano. Fanno questi viaggi per cambiare la loro vita, si impegnano anche economicamente e a volte finiscono sulla strada.<br />
Voglio ricordare in particolare una di queste ragazze, lei non aveva pensato di trovare qualcuno da sposare per poter ottenere il permesso di soggiorno, si è rassegnata e così dopo due anni di permanenza a Riace all&#8217;interno di un progetto CAS, in silenzio lei è venuta in municipio il 22 dicembre del 2017 perché voleva rinnovare la carta d&#8217;identità che aveva perso e io come sindaco in base alla legge sono anche il responsabile dell&#8217;ufficio amministrativo del comune perché è un comune sotto i 3000 abitanti, e quella carta d&#8217;identità glielo fatta io subito, senza esitazioni e sono orgoglioso di avergliela fatta.<br />
Questa ragazza doppia diniegata (nel frattempo il progetto CAS era stato chiuso perché da due anni non ci stavano pagando, ci stavano creando delle condizioni invivibili e i rapporti con le istituzioni superiori stranamente erano tutti diventati oppressivi per Riace), trova come unica soluzione ai suoi problemi il lager di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro dove si vive in capanne, senz&#8217;acqua, senza luce, senza servizi igienico sanitari. La sera del 28 gennaio del 2018 assieme a una sua amica accende un fuoco per riscaldarsi dal freddo e la capanna brucia e Becky muore, bruciata viva nell&#8217;inferno si San Ferdinando. Le autorità sono arrivate solo giorni dopo per fare la passerella ma Becky ha pagato con la propria vita, era venuta da noi per vivere, per immaginare un futuro migliore e invece ha trovato la morte. Allora io sono veramente orgoglioso di averle fatto la sua ultima carta d&#8217;identità, un carta a cui lei teneva tanto perché come tutti gli esseri umani anche lei voleva un documento per essere riconosciuta nella sua dignità umana.<br />
Quella carta d&#8217;identità non si è bruciata, l&#8217;hanno raccolta e su quella carta c&#8217;era la mia firma!<br />
Il clima di odio, che è il prodotto di quest&#8217;ultimo governo, addirittura di legittima difesa che ha portato nella Piana di Gioia Tauro, dominata da alcune famiglia mafiose che controllano tutto l ciclo del lavoro attraverso il caporalato e dove se qualcuno protesta viene seppellito anche vivo dove si vive senza diritti , all&#8217;uccisione di un ragazzo Soumayla Sacko diventato sindacalista proprio per difendere le persone di colore. L&#8217;ha ammazzato questo clima di odio, lui stava rubando delle stupidaggini.<br />
Vi ho voluto raccontare queste cose perchè in quel periodo sono nate le storie dei matrimoni e mi hanno arrestato anche per questo.<br />
Meglio aver cercato in qualche modo di ver salvato anche una sola persona da questi drammi piuttosto che aver contribuito a quello che aveva fatto sia il governo precedente che quello attuale.<br />
Vi ho spigato da un punto di vista giudiziario questa storia anche perché Riace oggi si sta indebolendo, molte persone se ne stanno andando via e spero che si riesca a continuare perché questa piccola comunità era ormai organizzata in un modo che questo intreccio, questa mescolanza di persone, era diventata l&#8217;elemento di richiamo anche per il turismo solidale che noi abbiamo definito turismo dell&#8217;accoglienza. Non sono vere tutte queste storie di invasione, di emergenza che vengono raccontate. L&#8217;emergenza c&#8217;è ma è dentro di noi perché non abbiamo più la capacità di sentire, stiamo perdendo la sensibilità umana.<br />
Quando il cuore diventa arido quella è la vera emergenza, quando le persone ci danno fastidio, quando prevale ciò che io definisco &#8220;sindrome da fastidio dagli esseri umani&#8221; è la fine della società. Nella realtà di questa piccolo comune, questa piccola comunità situata in una delle aree più  difficili d&#8217;Italia, quando arrivano le persone scalze, disperate dopo questi lunghi viaggi e ci sono stati tantissimi sbarchi sulla spiaggia di Riace, incontrano altre persone disperate come siamo noi e invece di gridare, in altre parti d&#8217;Italia con possibilità a volte più alte delle nostre ci sono state rivolte della popolazione locale per accogliere solo otto rifugiati, e questo ha fatto nascere un&#8217;idea di riscatto sociale, economico ma soprattutto di riscatto umano.<br />
E se questo è stato possibile a Riace questo significa che è possibile ovunque e questo, come diceva prima il consigliere comunale, a chi fa paura?  Perché un ministro del governo si interessa così tanto di un piccolo comune, di un sindaco diventato sindaco quasi per caso, perché non vuole che parliamo quando ci invitano nelle occasioni pubbliche, in tv perché non vogliono mandare inonda una fiction girata a Riace? Non ci vuole molto per capirlo, semplicemente perché questo messaggio non deve essere divulgato, non deve arrivare perché dimostra che un&#8217;altra umanità è possibile!</p>
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		<title>Venezuela. Lorent libre!</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Oct 2018 07:45:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi &#160; Una foto scattata all’alba, palazzi anonimi, alcuni alberi, in fondo le nuvole. Una foto che per la maggior parte di noi è una foto senza senso, priva di significato, perfino&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Tini Codazzi</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter  wp-image-11560" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="477" height="268" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1023w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent3-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" /></a></p>
<p>Una foto scattata all’alba, palazzi anonimi, alcuni alberi, in fondo le nuvole. Una foto che per la maggior parte di noi è una foto senza senso, priva di significato, perfino brutta, ma per chi l’ha scattata ha un senso enorme, è la vista da una finestra, un momento che sicuramente vale oro e che nessuno di noi potrà mai capire fino in fondo. Sotto la foto questi pensieri:</p>
<p><em><span style="color: #222222;">“<span style="font-family: Calibri, serif;">Questa foto è la vista dalla finestra che ho in questo momento e che per molti anni avrei voluto avere. Un pezzo di me è rimasto in quel posto. Non ho potuto dormire sapendo che mentre sono in questa stanza, degli innocenti, in questo momento, sono dentro la cella che io ho occupato per anni, fino a due giorni fa”</span></span></em></p>
<p>Questa immagine anonima e questi pensieri arrivano dalla mano di Lorent Saleh, pubblicati nel suo account di Instagram, all’indomani della sua liberazione improvvisa e dall’allontanamento dalle terre venezuelane.</p>
<p>In passato avevo scritto su di lui diverse volte, perché la sua tragica storia è veramente sorprendente e piena di coraggio: <a href="http://www.peridirittiumani.com/2018/07/04/tra-le-rovine-del-venezuela-un-aggiornamento/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2018/07/04/tra-le-rovine-del-venezuela-un-aggiornamento/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, <a href="http://www.peridirittiumani.com/2018/05/18/venezuela-lelicoide-in-fiamme/?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://www.peridirittiumani.com/2018/05/18/venezuela-lelicoide-in-fiamme/?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>, http://www.peridirittiumani.com/2017/07/05/venezuela-scudi-di-legno-e-popolo-fantasma/?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p>Una storia che ho conosciuto 3 anni fa e che mi ha causato molta angoscia, impotenza, rabia, paura. Pensavo alla sua mamma, alla sua famiglia, a questo semplice ragazzo che voleva vivere in un mondo utopico. Non potevo capire la ragioni per cui era stato incarcerato, più leggevo e indagavo su di lui, meno trovavo cose che giustificassero il comportamento crudele da parte del governo venezuelano. Lorent ha un passato di attivista, di difensore dei diritti dei venezuelani iniziato nel 2007, è stato uno dei primi ragazzi giovanissimi a far accendere i riflettori sulla situazione venezuelana e perciò subito dopo sono arrivati gli anni di esilio forzato. L’incubo vero e proprio inizia con l’estradizione nel 2014 da parte dell’allora presidente colombiano e Premio Nobel per la Pace, Juan Manuel Santos; la consegna alla polizia del servizio di intelligenza venezuelana di Nicolas Maduro, la prigionia nel carcere di massima sicurezza chiamato “La Tumba”, le torture, l’isolamento, le ingiustizie subite, i tentativi di suicidio, 4 anni di prigionia senza diritto a un processo. Non si è mai capito fino in fondo il perché di questo accanimento contro di lui, un ragazzo fuori dai circoli politici, difensore dei diritti umani e della libertà del suo paese. Non si capisce nemmeno il modo in cui è stato rilasciato, pochi giorni fa, scarcerato tra mille rumori, messo in una macchina verso l’aeroporto Simón Bolivar di Caracas e spedito come un fulmine su un aereo per la Spagna. Sterrato. Senza poter salutare la madre, la fidanzata, la famiglia e gli amici. In questo momento è a Madrid, iniziando un percorso di sanamento psicologico e fisico. Durante la conferenza stampa organizzata da lui e la sua famiglia martedì 23 ottobre, Lorent ha dimostrato dignità e pacatezza, qualunque altra persona avrebbe reagito diversamente davanti a tanta ingiustizia sofferta, invece no, lui ha dato una lezione di maturità, forza e amore verso la sua terra. Ha raccontato che non aveva idea che l’avrebbero fatto uscire di prigione e nemmeno che sarebbe stato sterrato in Spagna, pensava che sarebbe rimasto in prigione per molto tempo ancora. Ha parlato delle sue ferite sul corpo e sull’anima, dei segni sul corpo che si porterà dietro per tutta la vita e della difficoltà di far sanare quelle ferite che ha sul cuore.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent2-appena-atterrato-spagna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11561" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent2-appena-atterrato-spagna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1080" height="607" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent2-appena-atterrato-spagna.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1080w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent2-appena-atterrato-spagna-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent2-appena-atterrato-spagna-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/lorent2-appena-atterrato-spagna-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></p>
<p>Lorent Saleh è un ragazzo con una forza di volontà e una consapevolezza ammirevole, i suoi pensieri, anche dietro le sbarre erano di una lucidità sorprendente. Ci si può riempire di odio verso gli altri e verso il mondo, lasciarsi andare definitivamente, pensare che tutto è finito. A lui è successo, ha tentato il suicidio due volte perché secondo lui era l’unica forma di vedere una luce in fondo al tunnel e mettere punto finale a quella ingiusta agonia che stava vivendo, ma il destino non l’ha voluto e si è salvato. Tra momenti di sconforto e momenti di speranza, questo ragazzo e la sua famiglia hanno lottato durante 4 anni per incontrare nuovamente la giustizia, per trovare la libertà che gli avevano tolto in modo così arbitrario.</p>
<p>Allora, se Lorent era il pericoloso nemico n. 1 del governo, perché è stato liberato così all’improvviso?</p>
<p>Pochi giorni prima della liberazione di Lorent Saleh, l’oppositore del partito politico Primero Justicia, Fernando Albán Salazar era stato arrestato dalla polizia segreta bolivariana (SEBIN) al suo arrivo all’aeroporto proveniente dagli Stati Uniti, accusato di far parte del gruppo che lo scorso agosto aveva organizzato il presunto e ridicolo attentato contro Maduro, con dei droni che avevano sganciato delle bombe durante una sfilata militare. L’8 ottobre giunge la notizia da parte del governo che Albán si è suicidato mentre era nella sede del Sebin, lanciandosi dal decimo piano del palazzo. L’opposizione e il popolo non credono a questa versione ufficiale e sostengono che Albán è stato ucciso dai torturatori del servizio segreto. L’opposizione parla di troppe contradizioni che provengono dalla versione ufficiale. Profonda tristezza nel paese. Caso vuole che 4 giorni dopo venga rilasciato a sorpresa uno dei detenuti più pericolosi e importanti del governo di Nicolas Maduro: Lorent Saleh. A voi le conclusioni.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Alban-parlamentare-ucciso-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-11562 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Alban-parlamentare-ucciso-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="201" height="113" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Alban-parlamentare-ucciso-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 770w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Alban-parlamentare-ucciso-1-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/Alban-parlamentare-ucciso-1-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a></p>
<p>L’obbiettivo di Lorent è lo stesso da quando è iniziato la sua crociata contro il regime, il governo non ha potuto piegarlo come sicuramente avrebbe voluto in questi 4 anni. Lui continuerà da lontano la lotta per la libertà del Venezuela e noi insieme a lui.</p>
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		<title>&#8220;Abbiate il coraggio di restare soli&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Oct 2018 16:48:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3078124186_ok-mimmo-lucano1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11548" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3078124186_ok-mimmo-lucano1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="601" height="601" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3078124186_ok-mimmo-lucano1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 601w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3078124186_ok-mimmo-lucano1-150x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 150w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3078124186_ok-mimmo-lucano1-300x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3078124186_ok-mimmo-lucano1-160x160.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 160w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/10/3078124186_ok-mimmo-lucano1-320x320.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 320w" sizes="(max-width: 601px) 100vw, 601px" /></a></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">La lettera del sindaco, letta ieri, mercoledì 24 ottobre 2018, in piazza a Riace.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">È inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci.</div>
<div dir="auto">A voi tutti che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie.</div>
<div dir="auto">Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.</div>
<div dir="auto">Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.</div>
<div dir="auto">Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.</div>
<div dir="auto">La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere.</div>
<div dir="auto">Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.</div>
<div dir="auto">Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.</div>
<div dir="auto">Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà.</div>
<div dir="auto">Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.</div>
<div dir="auto">Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.</div>
<div dir="auto">Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.</div>
<div dir="auto">Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.</div>
<div dir="auto">Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.</div>
<div dir="auto">Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.</div>
<div dir="auto">Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Mimmo Lucano</div>
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		<title>CPJ annuncia i vincitori dell&#8217;edizione 2017 del Premio Internazionale per la libertà di stampa</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Jul 2017 08:14:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  “I giornalisti di tutto il mondo affrontano crescenti minacce e pressioni. Con questo premio, rendiamo omaggio al loro coraggio ed impegno E ricordiamo tutti cosa significa essere giornalisti” Joel Simon, direttore esecutivo di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;"><b> </b></span></span></p>
<p align="RIGHT">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>I giornalisti di tutto il mondo affrontano crescenti minacce e pressioni.</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Con questo premio, rendiamo omaggio al loro coraggio ed impegno</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>E ricordiamo tutti cosa significa essere giornalisti”</i></span></span></p>
<p align="RIGHT"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Joel Simon, direttore esecutivo di CPJ</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9178" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/th-143.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="231" height="160" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">Il CPJ (Committee to Protect Journalists) ha annunciato i vincitori dell&#8217;edizione 2017 del Premio Internazionale per la libertà di stampa</p>
<p align="JUSTIFY">Ahmed Abba corrispondente in lingua hausa di Radio France Internationale, che è stato imprigionato in Camerun nel luglio 2015 e condannato quest’anno ad una pena detentiva di 10 anni di carcere per servizi sul gruppo di Boko Haram.</p>
<p align="JUSTIFY">Patricia Mayorga, corrispondente per Proceso, settimanale di Città del Messico, che ha ricevuto minacce per le sue indagini sui presunti legami tra il partito al governo e la criminalità organizzata e sulle responsabilità governative nelle sparizioni forzate e sui diritti.</p>
<p align="JUSTIFY">Pravit Rojanaphruk, giornalista e difensore della libertà di stampa thailandese, più volte arrestato negli ultimi anni per il suo lavoro in difesa dei diritti umani.</p>
<p align="JUSTIFY">Afrah Nasser, giornalista e blogger yemenita, che scrive dalla Svezia, dove vive in esilio dopo aver ricevuto minacce di morte per gli articoli critici nei confronti del governo durante la rivolta del 2011.</p>
<p align="JUSTIFY">La cerimonia di premiazione si terrà il 15 novembre 2017 presso il Grand Hyatt New York a New York City; per accrediti stampa e/o interviste scrivere a <span style="color: #0000ff;"><u><a href="mailto:press@cpj.org" target="_blank"><span style="color: #1155cc;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">press@cpj.org</span></span></a></u></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/04ilQFO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9179" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/04ilQFO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="560" height="315" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/04ilQFO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/07/04ilQFO-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
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		<title>&#8220;LibriLiberi&#8221;: Purgatorio, il viaggio doloroso di un amore, prima e dopo una dittatura</title>
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		<pubDate>Sun, 21 May 2017 06:01:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Emilia ha una sessantina d&#8217;anni; in un locale di una città del New Jersey sente la voce di suo marito. L&#8217;uomo è in compagnia di altri uomini, è giovane e indossa ancora gli&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/9788897505501_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-8785 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/9788897505501_0_0_300_80.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="190" height="300" /><br />
</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Emilia ha una sessantina d&#8217;anni; in un locale di una città del New Jersey sente la voce di suo marito. L&#8217;uomo è in compagnia di altri uomini, è giovane e indossa ancora gli abiti di tren&#8217;anni prima. Che strano.</p>
<p>Emilia Dupuy e suo marito, Simòn Cardoso, di professione cartografi, si incontrano, si amano e si sposano, nell&#8217;Argentina degli anni &#8217;70. Solo dopo pochi mesi dalle nozze Simòn, nell&#8217;inverno del 1976, viene arrestato dalla giunta militare e diventa un desaparecido. La moglie lo cerca in tutto il mondo, seguendo le tracce (spesso false) che, di volta in volta, le vengono date, segnando i territori sulle mappe e immaginando che da quel puntino grafico riemerga il suo amore. Quando, dopo tre decenni, Emilia sente la voce del marito e lo vede davanti ai suoi occhi, deciderà di vivere ogni istante con lui e per lui, in un gioco di spechi che per il lettore sarà struggente e doloroso.</p>
<p>Il titolo del romanzo di cui vi stiamo parlando è <i>Purgatorio</i> &#8211; edito da SUR &#8211; del celebre scrittore, scomparso nel 2010, Tomàs Eloy Martìnez, anche giornalista, esiliato durante la dittatura e i cui libri furono messi al rogo dalla giunta.</p>
<p>Un racconto mitico, politico, sentimentale, i cui capitoli riprendono l&#8217;opera dantesca e il cui titolo rimanda ad una situazione di stasi, di sospensione. Narrato, nella prima parte, in prima persona da ciascun personaggio e, nella seconda, dallo scrittore stesso &#8211; che diventa diegetico proprio perchè ha vissuto sulla propria pelle l&#8217;esperienza dell&#8217;allontanamento forzato dalla terra d&#8217;origine &#8211; il testo parla di una doppia appartenenza che lascia l&#8217;identità in bilico tra “qui e là”, tra “passato e presente”.</p>
<p>La protagonista, Emilia, rivede suo marito, quel marito che, oggi, potrebbe essere suo figlio: i ricordi restano intatti, ma chi ritorna dopo tanto tempo al Passato, lo trova diverso, mutato e, forse, non lo riconosce più. Emilia è nata in una famiglia benestante di Buenos Aires, ha una madre e una sorella, Chela. Il padre, uomo gretto e potente, è politicamente vicino all&#8217;Anguilla (soprannome più che evocativo per il dittatore Videla), motore della propaganda ordina il rapimento di Simòn, costringe la figlia a stargli accanto durante le celebrazioni ufficiali – quasi per costringerla ad un doppio tormento psicologico, ad una doppia punizione per aver sposato un dissidente – confina la moglie in un istituto quando questa, da anziana, non a caso perderà la memoria. Proprio la Memoria e il passare del Tempo sono tra gli argomenti più importanti del romanzo: l&#8217;oblio di chi ancora oggi nega ciò che è successo durante i regimi sudamericani, l&#8217;oblio colpevole di chi nega i fatti nefasti della Storia dagli anni&#8217;70 ai &#8217;90, l&#8217;oblio voluto di chi dovrebbere cercare la fondatezza dei fatti e non lo fa. La moglie di Dupuy, nel romanzo, è di origini ebrariche ma prende le distanze da queste sue origini perchè è noto l&#8217;antisemitismo della giunta; nel libro si parla dell&#8217;assurda guerra delle Malvine, attuata, con disonore, per contrastare la campagna internazionale antiargentina e che portò alla luce gli orrori compiuti dall&#8217;esercito : “I prigionieri torturati, accecati, gettati nel fiume e nelle fosse comuni: il furto dei nenonati, gli stupri, i feroci combattimenti contro nemici che nomici che non esistevano. Dupuy era coivolto in ciascuno di questi inferni: aveva contribuito a crearli, li aveva benedetti e aveva detto agli emissari del presidente Jimmy carter che si trattava di invenzioni degli estremisti. Quando la dittatura sprofondò, fu il primo a mettersi in salvo”. La sorella di Emilia, Chela, introduce il tema dell&#8217;aborto in una società, quella argentina, molto cattolica e Eloy Martìnez non fa sconti nemmeno alla Chiesa fiancheggiatrice, collusa, che ha insabbiato la verità, come quelli che facevano finta di non sapere mentre esultavano per il campionato mondiale di calcio&#8230;</p>
<p>L&#8217;autore di questo bellissimo libro ha scritto anche, tra gli altri, <i>Santa Evita </i>(il romanzo argentino più tradotto di tutti i tempi) su Eva Duarte, strettamente collegato a <i>Purgatorio </i>perchè entrambi raccontano di donne incastrate in un imbuto psicologico: quello tra amore e odio, tra paura e desiderio, tra prigonia e libertà. Lo stile è quello caro agli autori sudamericani, quel realismo magico che picchia duro contro le nefandezze della politica e l&#8217;indifferenza civile, ma che lascia uno spiraglio di speranza nella forza dell&#8217;amore.</p>
<p>Durante la lettura, alcuni personaggi arrivano addirittura a credere che un lago non ci sia più: che sia evaporato, volato via perchè quello che non si vede non esiste; non si vedono la violenza, le morti, i rapimenti per cui non si sono verificati. Invece Emilia “vede” suo marito, lo tocca, lo bacia, lo ama con la forza e l&#8217;intensità di un sentimento troppo a lungo represso. Ma dall&#8217; esilio del cuore (e non solo) non si fa mai ritorno.</p>
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		<title>Corri per i diritti umani</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 13:28:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: left; color: #000000; line-height: 22px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 12px;">
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-698.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7644" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-698.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-698" width="600" height="300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-698.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/untitled-698-300x150.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong> Write for Rights, la più grande maratona per i diritti umani</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Bastano solo pochi minuti</strong> per aiutarci a chiedere con forza al governo <strong>Verità per Giulio e giustizia per le cinque persone protagoniste</strong> di questa grande corsa per un mondo più giusto. Contiamo sul tuo aiuto.</p>
</div>
<table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td class="m_836076908079478599button-container" align="center">
<table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td class="m_836076908079478599button" align="center" valign="middle" width="100%">
<div align="center">
<table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="padding: 10px; border-radius: 4px; text-align: center; color: #000000; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; vertical-align: top; border-collapse: collapse !important; background-color: #ffe900;" valign="middle">
<div class="m_836076908079478599txtTinyMce-wrapper" style="text-align: center !important; line-height: 28px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 12px;">
<div><strong>          FIRMA ORA           </strong></div>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td width="100%">
<table class="m_836076908079478599container" border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td width="100%">
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<tbody>
<tr>
<td>
<div class="m_836076908079478599col m_836076908079478599num12">
<table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td>
<table width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<div style="color: #555555; line-height: 150%; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif;">
<div style="text-align: left; color: #555555; line-height: 18px; font-family: 'Helvetica Neue',Helvetica,Arial,sans-serif; font-size: 12px;">
<p><strong>Verità per Giulio</strong>: torturato e ucciso brutalmente solo perché stava facendo ricerca sul campo. <strong><a href="https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source=DEM&amp;utm_medium=Email&amp;utm_campaign=DEM3571&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source%3DDEM%26utm_medium%3DEmail%26utm_campaign%3DDEM3571&amp;source=gmail&amp;ust=1481980870684000&amp;usg=AFQjCNEgXygcq37FuGVxP4vgDfWXbxZGrQ&utm_source=rss&utm_medium=rss">CORRI PER GIULIO &gt;</a></strong></p>
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<p><strong>Difendi Maxima</strong>: attaccata dalla polizia per aver difeso la sua terra lei non mollerà. <strong><a href="https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source=DEM&amp;utm_medium=Email&amp;utm_campaign=DEM3571#corri-con-maxima&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source%3DDEM%26utm_medium%3DEmail%26utm_campaign%3DDEM3571%23corri-con-maxima&amp;source=gmail&amp;ust=1481980870684000&amp;usg=AFQjCNHLM-5VDqcPpFU-71QrzEY9u5K9vg&utm_source=rss&utm_medium=rss">CORRI CON MAXIMA &gt;</a></strong></p>
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<p><strong>Aiuta Edward</strong>: costretto a vivere in esilio perché ha rivelato al mondo come i governi violassero la nostra privacy. <strong><a href="https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source=DEM&amp;utm_medium=Email&amp;utm_campaign=DEM3571#corri-con-edward&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source%3DDEM%26utm_medium%3DEmail%26utm_campaign%3DDEM3571%23corri-con-edward&amp;source=gmail&amp;ust=1481980870684000&amp;usg=AFQjCNHHvRK5oEJuaa6TGwuOkCjr5KP0kg&utm_source=rss&utm_medium=rss">CORRI CON EDWARD &gt;</a></strong></p>
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<p><strong>Chiedi giustizia con Bayram e Giyas</strong>, torturati e imprigionati solo per aver protestato contro il loro governo. <strong><a href="https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source=DEM&amp;utm_medium=Email&amp;utm_campaign=DEM3571#corri-con-bayram-e-giyas&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source%3DDEM%26utm_medium%3DEmail%26utm_campaign%3DDEM3571%23corri-con-bayram-e-giyas&amp;source=gmail&amp;ust=1481980870684000&amp;usg=AFQjCNHeqZ6zF1P0q29Gj8arXZTz8bRGHA&utm_source=rss&utm_medium=rss">CORRI CON BAYRAM E GIYAS &gt;</a></strong></p>
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<p><strong>Combatti con Ilham</strong>, condannato all&#8217;ergastolo per la sua lotta contro la discriminazione. <strong><a href="https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source=DEM&amp;utm_medium=Email&amp;utm_campaign=DEM3571#corri-con-ilham&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?hl=it&amp;q=https://www.amnesty.it/maratone/5-appelli-per-chiedere-giustizia/?utm_source%3DDEM%26utm_medium%3DEmail%26utm_campaign%3DDEM3571%23corri-con-ilham&amp;source=gmail&amp;ust=1481980870684000&amp;usg=AFQjCNGcULTY7PT2s2YZBkjTt9PljBoAuw&utm_source=rss&utm_medium=rss">CORRI CON ILHAM&gt;</a></strong></p>
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