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	<title>esperienze Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Ti parlo Luna</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 08:40:53 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/jo-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/jo-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17966" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/jo-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/jo-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/jo-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/jo-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2025/04/jo-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p></p>



<p>di Jorida Dervishi Mbroci</p>



<p>Nella quiete della notte, un&#8217;anima smarrita si apre alla luna, confidandole le proprie paure e dolori. Tra le ombre della solitudine, nasce un dialogo intimo che porta una flebile speranza. La luna, immutabile nel suo splendore, diventa compagna di segreti, portando una luce di conforto nel buio dell&#8217;animo. Una storia di resilienza e legame si dipana tra lacrime e confidenze, tra un cuore spezzato e una presenza costante nel firmamento.</p>



<p>&#8220;La luna rimane il mio unico baluardo, la confidente delle notti mute in cui il dolore urla silenzioso. Nel suo bagliore, cerco conforto, una costante di cui ho disperato bisogno. Tra le ombre dell&#8217;abbandono, la sua presenza mi salva dall&#8217;oblio che avvolge il mio cuore solitario.&#8221;</p>



<p>“Ci sei sempre, vero?” mormoro, la voce appena un soffio nel vento. È la stessa domanda di sempre, ogni notte, quando tutto il resto tace e solo lei rimane ad ascoltarmi. Ho bisogno di sapere che almeno la luna non se ne andrà. Perché tutto il resto, tutto ciò che conoscevo, se n’è già andato. E dentro di me non è rimasto altro che un vuoto freddo, un’assenza che mi pesa sul petto come una pietra.</p>



<p>“Sai, a volte…” comincio, incerta, e poi l’aria si fa più tagliente, come se anche la notte trattenesse il fiato. “A volte ho paura. Non di qualcosa di preciso, ma di tutto. Della solitudine. Del tempo che passa e non restituisce nulla. Di non avere più nessuno a cui aggrapparmi.” La voce mi trema. “Ho perso troppo, Luna. E adesso non so più come andare avanti.”</p>



<p>Queste parole le ho già dette. Forse ieri, forse la settimana scorsa. Forse ogni sera da quando il mondo mi è crollato addosso. Ma non importa, perché lei non si stanca mai di ascoltare.</p>



<p>Il vento sospira tra gli alberi, una carezza gelida che mi sfiora la pelle. La luna rimane là, alta nel cielo, silenziosa e distante, eppure la sua luce è l’unica cosa che non mi fa sentire completamente persa.</p>



<p>“Mi capita di fingere che vada tutto bene, di sorridere quando dentro sento solo il vuoto. Ma la verità è che mi sento abbandonata. Come se il mondo mi avesse lasciata indietro, come se fossi diventata l’eco sbiadita di qualcosa che non esiste più.”</p>



<p>Chiudo gli occhi per un istante, il cuore che batte più forte. Il cielo sopra di me è immenso, sterminato, eppure dentro questa vastità io mi sento piccola, fragile, quasi trasparente.</p>



<p>“Ho bisogno di qualcuno che mi veda davvero, che non mi lasci scivolare via come se non esistessi. Ho bisogno di sapere che, anche se tutto sembra crollare, non sono davvero sola.”</p>



<p>La luna splende, immutabile, e nel suo bagliore c’è un riflesso che mi fa sentire meno spezzata. Lei non ha risposte da darmi, non ha parole da offrire, ma non importa. È qui. Mi ascolta. Come fa ogni sera, senza stancarsi mai.</p>



<p>“Forse è per questo che ti parlo, Luna,” sussurro, mentre la brezza mi accarezza il viso con la delicatezza di un ricordo. “Perché tu non mi abbandoni. Sei qui, sempre, senza condizioni, senza aspettative. E a volte, credo che sia l’unica cosa che riesca a darmi un po’ di pace.”</p>



<p>E così, sotto il suo sguardo silenzioso, sento il peso nel petto farsi un po’ più leggero. Un segreto sussurrato al cielo, una piccola, impercettibile liberazione. Forse domani sera sarò ancora qui, a dirle le stesse cose, a cercare risposte che non verranno mai. Ma almeno lei continuerà a esserci. Sempre.</p>
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		<title>&#8220;Tracce silenziose&#8221;. Oltre le curve della vita</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 08:34:11 +0000</pubDate>
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<p>di Jorida Dervishi Mbroci<br></p>



<p>Azzurra camminava lentamente, senza fretta, come se ogni passo fosse un piccolo gesto di conquista. Le strade che percorreva un tempo le sembravano sconosciute, quasi un mistero da decifrare. Ma ora, le conosceva a fondo. Sapeva dove conducevano, quali curve inaspettate l’avrebbero attesa, ma ogni volta che una di queste appariva, il suo cuore accelerava un po’, come se il mondo volesse metterla alla prova. Eppure, cercava di nascondere la sua paura. Sorrideva, sempre. Nonostante tutto, sorrideva e continuava a camminare.<br>Sotto la pioggia, nei giorni di sole, nel buio della notte. Perfino quando la città si svuotava, rifugiandosi nel silenzio di quei giorni in cui nessuno avrebbe fatto nulla. In quei momenti, il suo passo solitario sembrava raccontare una storia silenziosa, e desiderava più di ogni altra cosa che quelle passeggiate non finissero mai. Era come se la strada stessa fosse diventata una compagna di viaggio che la aiutava a mantenere la rotta, anche nei momenti di smarrimento.<br>Ogni tanto salutava i passanti, quelli che aveva incontrato mille volte lungo il percorso. C’erano quelli che non la notavano, e quelli che la salutavano con un sorriso o un cenno del capo, come se, in qualche modo, condividessero con lei un frammento di quella vita che andava avanti, anche nei giorni più difficili. Si fermava anche a prendere il caffè, nel solito posto. Non cambiava mai, e nemmeno lei lo voleva. Quel caffè aveva un aroma speciale, un sapore che la legava a tanti ricordi di un passato che, sebbene lontano, non smetteva di essere presente nei piccoli gesti quotidiani.<br>Mentre camminava, ascoltava la sua musica preferita. Le note delle sue canzoni erano come un filo che la legava al mondo, che la faceva sentire viva, che le ricordava che, nonostante tutto, la vita continuava a scorrere. La musica non la stancava mai. Ogni canzone le raccontava una storia, e in ognuna di esse c’era un pezzo di sé stessa che ancora doveva scoprire. Ogni passo che faceva la portava un po’ più lontano da ciò che era stato, ma anche più vicina a ciò che sarebbe potuto essere. Aveva camminato tanto, aveva visto tanto, e ancora non si sentiva stanca. Ogni angolo, ogni strada, sembravano offrire una nuova possibilità di scoperta. Quanto aveva visto, e quanto avrebbe ancora visto!<br>Eppure, ora sentiva che era arrivato il momento di fermarsi, almeno per un po’, per scrivere. Scrivere quei capitoli di vita che tanto l’avevano insegnata, quelli che l’avevano fatta crescere, a volte con fatica, ma sempre con una consapevolezza più forte. Seduta su una panchina, con il taccuino in mano, prese un respiro profondo e ripensò a quelle strade che aveva percorso. Non solo fisicamente, ma anche interiormente. Ogni curva della sua vita l’aveva portata a una riflessione, a una nuova comprensione di sé. E ora era giunto il momento di mettere tutto nero su bianco, per non dimenticare, per non perdere quella ricchezza che il cammino le aveva donato.<br>Azzurra imparò che combattere non significava sempre sfidare il mondo o lottare contro le avversità. A volte, combattere significava sapere accettare la realtà per quella che era, senza illusioni o negazioni. La realtà, per quanto dura e spietata, era ciò che aveva davanti. Solo riconoscerla, senza mascherarla, le dava la forza di reagire.<br>Nei giorni bui, quando il peso del mondo sembrava troppo grande da portare, Azzurra si rese conto che non c’era niente di sbagliato nell’ammettere di non avere tutte le risposte, nell’accettare che non tutto era sotto controllo. La vera battaglia si giocava dentro di lei, nella sua capacità di voltare pagina, di non restare impantanata nei ricordi dolorosi o nelle situazioni che non poteva cambiare. Ogni giorno che sceglieva di guardare avanti, di non restare intrappolata nel passato, era una piccola vittoria.<br>Azzurra sapeva che la forza non stava nel negare il dolore o l’incertezza, ma nel non permettere a questi di definirla. Combattere voleva dire anche non tradire i propri valori, rimanere fedele a se stessa, anche quando il mondo cercava di farla dubitare. Non permettere che le circostanze o la paura minassero ciò che aveva imparato a riconoscere come giusto e vero per lei. Era una lotta silenziosa, quella che ogni giorno affrontava per restare integra, per ricordarsi che, al di là delle tempeste, c’era sempre una parte di sé che non avrebbe mai potuto essere scossa.<br>Voltare pagina non significava dimenticare, ma liberarsi del peso che non le apparteneva più. Ogni passo che compiva verso il nuovo, verso l’ignoto, le ricordava che combattere non era solo resistere, ma anche sapersi adattare, imparare e, soprattutto, rimanere fedele ai principi che la guidavano.<br>In tutto questo, Azzurra trovava la sua forza. Non una forza che le veniva dalle circostanze, ma dalla sua capacità di affrontarle con dignità, coraggio e una profonda accettazione di sé stessa. La sua battaglia, alla fine, non era contro il mondo, ma contro l’inquietudine che nasceva dalla paura di non essere abbastanza. E, ogni giorno, con ogni passo che faceva, Azzurra dimostrava che non solo lo era, ma che la sua lotta era già una prova di grandezza.</p>



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		<title>Civil week: ascoltare per capire e conoscersi</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2024 11:56:45 +0000</pubDate>
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<p>di Martina Foglia </p>



<p></p>



<p>L&#8217;associazione per i diritti umani ringrazia la biblioteca condominiale di Lambrate (Cohbiblio e Lucia Pompele) per aver ospitato l&#8217;iniziativa &#8220;Libri Parlanti&#8221;all&#8217;interno della Civil Week, settimana ricca di eventi per ricordare l&#8217;importanza del rispetto della tutela dei diritti civili di ogni singolo cittadino e per sottolineare il ruolo attivo che ogni singolo cittadino deve poter esercitare nella comunità in cui vive.</p>



<p>All&#8217;interno di questo contesto l&#8217;associazione Per i diritti umani ha proposto per il pomeriggio di sabato 11 maggio l&#8217;iniziativa &#8221; Libri parlanti&#8221;, ossia persone che hanno saputo trasformare la loro &#8220;diversità&#8221; in un&#8217;esperienza di vita da raccontare a chiunque volesse ascoltare.<br>Un incontro con l&#8217;Altro privo di filtri, intimo e individuale per smantellare i pregiudizi e gli stereotipi.<br>L&#8217;evento di sabato è stato molto bello, aperto e commovente; ognuno si è raccontato sinceramente e con naturalezza.<br>Abbiamo regalato un&#8217;esperienza unica alle persone che ci hanno ascoltato, e questa è stata la nostra più grande soddisfazione, senza tralasciare l&#8217;aspetto di gruppo che si è creato tra noi &#8220;libri&#8221;.</p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Antonella</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2022 08:07:51 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p></p>



<p>Progetto a cura di Jorida Mboçi</p>



<p></p>



<p>Oggi vi presentiamo Antonella, una donna sognatrice che ha affrontato le difficoltà della vita sempre con il sorriso; una mamma dolcissima e forte allo stesso tempo&#8230;Mettiamoci in ascolto della sua storia. </p>



<p></p>



<p></p>



<figure class="wp-block-video"><video controls src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/11/VID-20221025-WA0009-1.mp4?utm_source=rss&utm_medium=rss"></video></figure>
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		<title>Evento &#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;: quando le emozioni diventano politica dal basso</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2022 09:00:35 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cerchio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cerchio-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16642" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cerchio-1024x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cerchio-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cerchio-768x432.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cerchio-1536x864.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/cerchio.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p>Ieri Associazione Per i Diritti umani ha presentato pubblicamente il progetto ideato e realizzato dalla bravissima sua collaboratrice Jorida Mbroçi (di origine albanese e che ora vive in Grecia) nel quale sono state raccolte storie di vita di persone diverse per nazionalità, età, condizioni lavorative, di salute, diverse per genere: ognuna unica e importante in quanto essere umano. Storie spesso difficili, ma che hanno avuto una svolta grazie alla forza dei singoli e anche, a volte, alla solidarietà; storie di riscatto, di paure, di rabbia, di lotta, di energia positiva, di tenacia, di disperazione, di aiuto, di amore, di amicizia. Tutte le emozioni sono state, ieri, esplorate e condivise tra risa e pianti, tra abbracci e sorrisi. </p>



<p>Non è stato solo un &#8220;parlarsi addosso&#8221; come qualcuno può pensare: no è stato molto di più. Anche alla presenza di Diana De Marchi, consigliera e Presidente della Commissione Pari opportunità e diritti civili del Comune di Milano e di Diana Pavlovic, rappresentante della comunità rom e sinta in Italia con il movimento Kethane, sono state fatte richieste molto importanti che avranno seguito così come lo stesso progetto &#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;.</p>



<p>Le prime istanze riguardano:</p>



<p>uno stipendio per i caregiver e una maggiore informazione sui passi burocratici che possano aiutare nella gestione quotidiana </p>



<p>l&#8217;abbattimento delle barriere architettoniche e l&#8217;inclusione  (seria) delle persone disabili</p>



<p>il riconoscimento della lingua e dell&#8217;etnia rom</p>



<p>una maggiore cura e sensibilità verso coloro che soffrono di patologia psichiche e psicologiche </p>



<p>E, aggiungeremmo, una risoluzione pacifica e diplomatica del conflitto Russia-Ucraina 8senza dimenticare gli altri in corso nel mondo) perchè di ogni guerra ne pagano le conseguenze solo e soltanto i civili. </p>



<p>Infine: il nostro rammarico riguarda il fatto che a Milano sia difficile avere tanto pubblico agli eventi e le cause sono molteplici: la stanchezza del vivere, la frenesia, il numero cospicuo di proposte, l&#8217;insensibilità (ancora) verso certi argomenti, la conoscenza di persone che fanno parte di altri movimenti o associazioni, la lontananza del luogo da casa, etc. Ma: con un PICCOLO SFORZO, magari organizzandosi per tempo, sarebbe bello una partecipazione più numerosa e attiva perchè lo STATO siamo NOI, la SOCIETA&#8217; siamo sempre NOI e da NOI deve partire il cambiamento che può davvero fare la differenza per tutte e per tutti. Vi aspettiamo per le prossime iniziative, quindi. </p>



<p>Ringraziamo tutte/i voi e i collaboratori di Associazione Per i Diritti umani senza i quali non potremmo essere presenti da dieci anni con tutto l&#8217;entusiasmo e il desiderio di migliorare e di migliorarci, giorno per giorno. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/jori-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16643" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/jori-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/jori-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/jori-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/jori-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/jori-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/erv-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/erv-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16644" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/erv-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/erv-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/erv-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/erv-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/erv-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marty-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marty-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16645" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marty-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marty-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marty-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marty-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/marty-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/filo-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/filo-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16646" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/filo-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/filo-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/filo-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/filo-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/filo-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/anna-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/anna-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16647" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/anna-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/anna-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/anna-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/anna-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/anna-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/andrey-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/andrey-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16648" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/andrey-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/andrey-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/andrey-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/andrey-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/andrey-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/mirko-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-7" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/mirko-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16649" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/mirko-768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/mirko-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/mirko-1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/mirko-1536x2048.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1536w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/10/mirko-scaled.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1920w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a><figcaption>ie</figcaption></figure>



<p></p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 09:27:49 +0000</pubDate>
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<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Inizio da lontano. Arrivai in Italia dall&#8217;Ecuador nel 2003: una scelta difficile, visto che di là avevo un figlio di tre anni e mezzo e un&#8217;attività che per vari motivi andò in fallimento. Per tale fallimento avevo accumulato un debito di quasi 15.000 euro, sostenuto da una ipoteca della fattoria di mia mamma. A un certo punto mi trovai di fronte a un bivio: decidere se perdere la proprietà o venire in Italia, dov&#8217;erano da qualche anno i miei due fratelli, e provare a pagare.<br>Fu una scelta sofferta: da una parte non volevo separarmi da mio figlio, ma dall&#8217;altra parte non volevo che mia madre perdesse la fattoria per le mie decisioni sbagliate, così scelsi di partire con il cuore a pezzi, sconfitta nell&#8217;anima e con un senso di fallimento addosso indescrivibile.<br>Una volta in Italia, non sapendo neanche l&#8217;italiano tranne due o tre parole, cominciai a lavorare con una signora facoltosa, che abitava da sola nel centro di Milano e che aveva bisogno di un supporto dopo una caduta in casa. Il figlio, disperato, cercava una ragazza affidabile che accompagnasse la madre di notte, così si era rivolto a mio fratello, che godeva della stima di questa signora. Mio fratello, sapendo che ero arrivata da poco e conoscendo la mia urgenza di guadagnar,&nbsp; suggerì me, dicendo anzitutto che ero disponibile ma che non parlavo bene l&#8217;italiano. Il figlio, fidandosi di mio fratello, accettò. Il giorno dopo mi&nbsp; presentai al domicilio della signora, intimidita e spaventata, consapevole di non parlare l&#8217;italiano e di non aver mai fatto quel tipo di lavoro. Ragionando, mi&nbsp; dissi in fin dei conti che avrei dovuto soltanto accompagnarla di notte, non ero pagata male e poi i soldi mi servivano per pagare i miei debiti in Ecuador.<br>Così conobbi la signora L.C., una piccola donna di ottant&#8217;anni, fragile e con gli occhi di ghiaccio, che mi guardava della testa ai piedi. Sicuramente le piacqui, perché diede l&#8217;ok al figlio, nonostante non riuscisse a comunicare.<br>Ero felicissima di cominciare questa esperienza, dopo qualche mese, la lontananza con mio figlio si faceva sentire in maniera pesante, provocando in me tanta angoscia: qualche volta piangevo senza che lei capisse perché.<br>Con il suo aiuto il mio italiano migliorava di giorno in giorno e riuscivo a esprimermi sempre meglio. All&#8217;ennesima richiesta del perché della mia tristezza, mi confidai con lei, raccontando la mia storia, nonostante conoscesse la sua fama di donna molto fredda.<br>Rimasi senza parole quando lei, dopo aver ascoltato tutto il mio racconto, chiamò il figlio mettendolo al corrente della mia storia e della sua decisione di aiutarmi con un prestito bancario. Evidentemente, per loro la cifra non era così ingente come per me, considerando che in Ecuador uno stipendio medio si aggira intorno ai 200 euro al mese.<br>Dopo qualche giorno l&#8217;accompagnai in banca. Lei chiese un colloquio con il capoagenzia, che&nbsp; venne con grande sollecitudine invitandola ad accomodarsi in ufficio. Io rimasi fuori pregando dentro di me che accettasse la richiesta di lei. Dalla porta lasciata semichiusa assistetti alla loro conversazione: il mio italiano non era perfetto, però già capivo abbastanza bene la lingua.<br>La signora gli disse che voleva aiutarmi, lui fece invece di tutto per convincerla a non farlo, dicendole che c&#8217;erano stati molti altri suoi clienti rimasti truffati dai badanti che si facevano prestare dei soldi e poi sparivano. Lui aveva paura che sarebbe successo la stessa cosa anche a lei.<br>Capivo il suo discorso e capivo pure la sua paura che io fossi fra quelle persone, in fin dei conti lui non mi conosceva.<br>Apprezzai tanto l&#8217;enorme fiducia che la signora aveva in me, perché ai dubbi posti dal capoagenzia, lei rispose che se non avesse accettato la sua richiesta si sarebbe semplicemente rivolta a un&#8217;altra banca.<br>Lui vide nella signora una forte determinazione, per cui fu praticamente costretto ad accettare la&nbsp;richiesta, concedendomi il finanziamento che pagai alla banca in due anni.<br>Due giorni dopo, il prestito fu approvato e inviato direttamente in Ecuador a mia madre, la quale&nbsp; poté finalmente sanare la situazione della fattoria e almeno stare più tranquilla.<br>Rimasi con la signora L.C. anche dopo i due anni. Purtroppo, dopo quasi un anno, il figlio morì di infarto; a quel punto la nuora decise di ricoverarla in una casa di riposo, dove morì dopo due anni circa. La andai a trovare fino alla fine dei sui giorni; prima mi riconosceva, poi pian piano la sua memoria&nbsp; iniziava&nbsp; ad abbandonarla, fino a non riconoscermi più.<br>A distanza di anni ricordo il suo volto e la sue parole: &#8216;Ricordati, che nel momento del bisogno capirai chi ti vuole bene&#8217;&#8230; In effetti lei mi ha voluto bene.<br>Lei, senza saperlo, mi ha insegnato una grande lezione: l&#8217;importanza di essere corretti a prescindere dagli altri. Le buone azioni prima o poi tornano indietro e io ne sono la prova. Nel mio percorso di vita tengo ben presente le sue parole.<br>Nel frattempo mi sono sposata con una persona meravigliosa, sono riuscita a portare mio figlio con me, ho avuto un seconda figlia e posso dire di essere una persona realizzata, perché ho una famiglia che adoro, un lavoro che mi dà tanto e posso dire a gran voce che l&#8217;Italia è casa mia!!&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p></p>



<p>Il progetto &#8220;Raccontarsi a modo mio&#8221;, a cura di Jorida Dervishi, sarà presentato pubblicamente a Milano, il 9 ottobre, presso la Casa dei diritti. </p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221;. Patrizia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2022 10:00:26 +0000</pubDate>
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<p>a cura di Jorida Dervishi</p>



<p>Mi chiamo Patrizia Cannas, ho 28 anni, sono un architetto e attualmente svolgo un Dottorato di Ricerca in Composizione Architettonica e Urbana presso l’Università degli Studi di Trieste. Mi laureo nel 2019 con una tesi che indaga il tema dell’architettura in carcere, con un focus sulla progettazione a sostegno del benessere fisico e psicologico<br>dell’individuo che abita in un contesto di detenzione. In questa occasione sviluppo due progetti diversi &#8211; ma affini &#8211; per la Casa Circondariale di Trieste, un’esperienza che mi ha dato l’opportunità di lavorare con emergenze reali e di relazionarmi con istituzioni diverse dal mio campo lavorativo. Dopo aver conseguito la Laurea Magistrale e l’abilitazione professionale nel 2019, per un anno collaboro affianco ad altri professionisti in progetti che spaziano dall’interior design alla progettazione architettonica, dal progetto del paesaggio alla grafica e all’illustrazione. Dopo questa esperienza, decido di avvicinarmi al mondo della ricerca &#8211; anche per riprendere gli studi iniziati durante la tesi &#8211; e nel 2020 vinco il concorso per il dottorato a Trieste, entrando in graduatoria con borsa di studio MIUR. Da quel momento, l’attività di ricerca diventa la mia principale occupazione ed inizio ad interfacciarmi con la scrittura, la partecipazione come autrice/uditore ai convegni, le pubblicazioni e l’affiancamento alla didattica in Università. Durante il periodo di<br>pandemia, inizio a svolgere attività di volontariato sia nel sociale, a sostegno dei senza dimora, sia nel sanitario come soccorritore. L’attività di ricerca, assieme a quella del volontariato, mi hanno portata a voler sempre più utilizzare gli strumenti professionali &#8211; e<br>personali &#8211; acquisiti nel corso del tempo per cercare di portare un contributo costruttivo in quei campi che guardano alle disuguaglianze sociali, al diritto dell’abitare e ad un’architettura che sia “al servizio” di tutti e che metta al centro delle sue opere il benessere della persona.</p>



<p>Di cosa mi occupo</p>



<p><br>La mia ricerca si colloca nel tema delle istituzioni totali ed indaga i punti in comune tra gli studi sull’architettura dell’abitare nello spazio della detenzione e sulle ricerche, provenienti anche dall’ambito internazionale, che affrontano il tema dei luoghi di ospitalità e di controllo dei migranti. Il motivo per cui assumo il carcere come ulteriore nodo della ricerca è che esso rappresenta il luogo limite ed emblema delle contraddizioni di un’architettura che, mentre si fa esecutrice della pena, dovrebbe supportare il principio di reinserimento nella collettività, in linea con l’Art. 27 della Costituzione Italiana. In questo contesto, vorrei indagare i meccanismi spaziali che portano l’architettura a contribuire nel dare un carattere di esclusione anche a quei luoghi che, trasformati i modelli classici delle<br>istituzioni totali, presentano un carattere segregante pur non essendo detentivi. La volontà è di ripensare gli schemi e i modelli che rendono ostili tali luoghi, con l’intento di contribuire alla costituzione di una base d’indagine per sviluppare nuovi modelli teorici ed operativi per il miglioramento dei luoghi dell’abitare in questi contesti. La prima esperienza di ricerca nel carcere di Trieste ha portato alla riprogettazione di alcuni spazi, sia interni che esterni, che hanno dato prova, seppur modesta, di come l’architettura possa essere di supporto sia per i detenuti che per gli operatori. Questa occasione ha portato alla stipula di una convenzione di collaborazione scientifica tra la Casa Circondariale e l’Università di Trieste, facendo così rientrare il carcere tra i casi studio. Un altro campo d’indagine riguarda il caso studio goriziano che tratta il rapporto tra i C.A.R.A. e le jungle (insediamenti autocostruiti dai migranti in zone boschive) attraverso il metodo dell’osservazione partecipata, utile per comparare le forme architettoniche imposte e quelle spontanee. Cerco sempre di dialogare con diverse discipline, tra cui l’antropologia, sociologia, la geografia umana ma anche con i media studies (cinema, fotografia e comics) che raccontano questi temi. Avendo tra gli obiettivi l’elaborazione di strumenti critici ed operativi sui luoghi di esclusione e di rifugio, per far emergere quanto di carcerario ci sia nei centri di ospitalità e quanto di spontaneo, ed in qualche modo “libero”, si possa coltivare in carcere, i potenziali sviluppi di questa ricerca potrebbero collocarsi in due ambiti: da un lato, l’abitare gli spazi carcerari e la loro connessione con la città (orientando il progetto con la direzione che PNRR auspica per i luoghi di esclusione sociale), dall’altro, la questione abitativa rispetto alla cosiddetta “crisi dei migranti” guardando alla progettazione europea transfrontaliera . A prescindere dagli sviluppi futuri che questo lavoro potrà portare, spero di poter contribuire in maniera propositiva alla contemporaneità, anche attraverso progetti che non debbano per forza essere imponenti nella loro “misura” ma che possano, con la loro presenza, anche di modesta entità, cambiare alcune realtà. Quando mi viene chiesto perché ho deciso di occuparmi nello specifico di carceri o, in generale, di luoghi di esclusione, rispondo sempre provando a riportare un dato di realtà: se considerassimo il carcere in Italia per il suoi numeri, con una popolazione di circa 60 mila abitanti (tra detenuti ed operatori), potrebbe essere paragonato alla grandezza di una piccola città. Inoltre, tenendo conto di quanto l’architettura possa influenzare sia positivamente che negativamente un contesto, e tenendo presente l’obiettivo finale della reintegrazione (casi permettendo) e riabilitazione, occuparsi di detenzione ha lo stesso valore di qualsiasi altra istituzione presente sul territorio. La possibilità di lavorare su emergenze esistenti, tessere nuove relazioni e trovare punti in comune con altre realtà sono le motivazioni che mi portano a considerare la ricerca un’opportunità perché rappresenta l’occasione di lavorare su tematiche in cui credo.</p>



<p></p>



<p>I<strong>l progetto &#8220;Raccontarsi (a modo mio)&#8221; verrà presentato a Milano</strong>, <strong>presso la Casa dei Diritti, il 9 ottobre alle ore 16. Non mancate! </strong></p>
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		<title>&#8220;Raccontarsi&#8221;(A modo mio). Filippo</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 08:07:42 +0000</pubDate>
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<p>A cura di Jorida Dervishi</p>



<p></p>



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<p>Buongiorno a todos! Alcuni di voi già mi conoscono perchè scrivo per questo giornale da qualche tempo.<br>Mi presento per i pochi che ancora non hanno il piacere di conoscermi, sono Filippo ho 38 anni vivo in Brianza e sono un attivista disabile della comunità LGBTQA+.<br>Frequento associazioni di varia entità dal 2011 circa. Il 2011 è proprio l&#8217;anno del mio coming out con la famiglia. Un coming out non proprio semplice in quanto provengo da un contesto molto religioso che mi ha fatto come regalo numerosi sensi di colpa. Aggiungete a questo il fatto che, avendo una camminata storta per via di una disabilità, ho faticato a capire che qualcuno potesse<br>trovarmi vagamente interessante dal punto di vista sessuale.<br>Mi sono rivolto al mondo dell&#8217;associazionismo proprio per cercare di risolvere qualcuno dei mei problemi personali. Sono andato in cerca della famiglia accogliente che mi mancava. All&#8217;inizio ho vissuto alcuni eventi come dei “segni”. Ad esempio, quando ho varcato, per la prima volta, la porta di Arcigay Milano ,sorprendentemente, sono stato accolto un ragazzo con una disabilità simile alla<br>mia! Ricordo ancora il mio primo Pride a Bologna, il 9 giugno 2012, ovvero il giorno del mio compleanno.<br>La mia nuova grande famiglia non è sempre stata accogliente, ho trovato persone che mi hanno voluto e che mi vogliono bene tuttora, ma come in tutte le famiglie diciamo che non sono mancati i “ceffoni emotivi”.<br>La prima realtà con cui sono venuto in contatto, come ho già accennato prima, è stata Arcigay Milano che mi ha permesso di conoscere delle persone che hanno aperto la mia mente e mi hanno aiutato a superare i sensi di colpa che per anni mi hanno attanagliato.<br>Successivamente spinto un po&#8217; dalla preoccupazione e un po&#8217; dalla curiosità sono entrato in contatto con ASA (Associazione Solidarietà AIDS), per cui sono stato volontario qualche anno.<br>Col tempo l&#8217;attivismo per me è diventato un&#8217;opportunità per dare il mio contributo al cambiamento. Assieme al collettivo, oggi associazione, “Abbatti le barriere”, ho partecipato ad iniziative di sensibilizzazione circa il problema delle barriere architettoniche. Il mio ultimo articolo su questo sito, riguarda proprio il Disability Pride organizzato e voluto principalmente da “Abbatti le<br>barriere”.<br>Passiamo ora a “Per i diritti umani”, come ho conosciuto questa piccola ma produttiva realtà?<br>Conosco Alessandra Montesanto e l&#8217;associazione grazie all&#8217;iniziativa “La biblioteca dei Libri Parlanti” che mi ha permesso di portare la mia storia a diversi tipi di persone.<br>“Per i diritti umani”, ad oggi è proprio casa. Devo ringraziare questa associazione perchè è quella che più di tutte mi ha fatto sentire importante.<br>Proprio quest&#8217;anno grazie a “Per i diritti umani” e non solo, (sì, in questo “non solo” ci siete voi…voi sapete chi siete…), ha preso forma un evento da me pensato dal titolo “Divercityinsieme”.<br>Una festa per raccontare la bellezza della diversità con leggerezza. Ci siamo raccontati non solo attraverso le nostre storie, ma anche attraverso la musica, i dipinti e anche le foto. Persone disabili, caregivers, gay, stranieri, Rom, ex tossici insieme per un giorno. E&#8217; stato talmente bello che quest&#8217;anno lo ripeteremo, ci stiamo già mobilitando per reperire i fondi. Abbiamo molte idee, ma<br>per molte di queste servono finanziamenti.<br>Concludere il mio racconto è difficile perchè mi sento solo all&#8217;inizio, spero ancora di fare molte cose e di raggiungere le mie mete, ma se a volte sembra un percorso in salita e più facile percorrerlo se c&#8217;è qualcuno vicino a te pronto a tenderti la mano.</p>
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		<title>Quando i libri parlano</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2022 08:19:04 +0000</pubDate>
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<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p>La &#8220;biblioteca dei libri parlanti&#8221; o &#8220;biblioteca vivente&#8221; o ancora &#8220;biblioteca umana&#8221; che cos&#8217;è? Iniziamo col dire che non si tratta di un luogo fisico, ma di un&#8217;iniziativa che fa parte di un evento e che può essere organizzata in vari tipi di spazio diversi, come ad esempio una biblioteca o un parco. I lettori, non prendono a prestito un libro, ma una persona che scelgono da un catalogo e con cui conversano circa mezz&#8217;ora. Ognuna delle persone &#8220;prese&#8221; in prestito, o meglio &#8220;libri&#8221;, ha un proprio titolo, quale ad esempio: &#8220;La mia doppia diversità&#8221;, &#8220;Vita da caregiver&#8221;, &#8220;Orgogliosamente Rom&#8221;, sono alcuni  possibili titoli di libri.</p>



<p>Ogni libro rappresenta un gruppo sociale, oggetto di discriminazioni per via della sua identità di genere, delle sue esperienze di vita o della sua religione, ma anche per il suo aspetto fisico, per la sua nazionalità o per il suo stile di vita. Lettrici e lettori sono invitati a fare le domande più scomode o imbarazzanti proprio per superare i propri pregiudizi. La biblioteca umana nasce nel 2000 grazie al danese Ronni Abergel: insieme alcuni amici e al fratello ebbe l’idea di radunare un gruppo di volontari che raccontassero le proprie storie e rispondessero alle domande dei curiosi durante un festival musicale. Ebbe un successo inimmaginabile. Nel 2013 Abergel cominciò a dedicarcisi a tempo pieno, esportando il modello in più di 80 paesi, tra cui Norvegia, Portogallo, Australia, Singapore e ovviamente, Italia. Dall&#8217;anno scorso a Copenaghen esiste un giardino di lettura, dove alcune persone cercano &#8220;libri&#8221; e organizzano incontri.</p>



<p>Personalmente ho avuto modo di essere &#8220;libro parlante&#8221; , soprattutto durante eventi della comunità LGBT+, e ho instaurato delle amicizie proprio grazie a quest&#8217;esperienza. Sono venuto in contatto, ad esempio con la realtà di &#8220;Per di diritti umani&#8221; a cui ho proposto quest&#8217;attività durante l&#8217;evento &#8220;Diversityinsieme&#8221; dello scorso aprile che ha riscosso un certo successo. Uno dei racconti più interessanti  e quello di Ervin Bajrami, omosessuale e attivista della comunita Rom.</p>



<p>Per il prossimo anno, visto il successo, durante &#8220;Divercityinsieme&#8221; verrà riproposta questa biblioteca speciale. Stiamo cercando storie interessanti&#8230;.perché non ti proponi?</p>
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		<title>Milano all news: per parlare di inclusione sociale</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 09:05:27 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Filippo Cinquemani e Alessandra Montesanto sono stati intervistati dalla brava Francesca Cutrone di Milano All News per parlare dell&#8217;Associazione Per i Diritti umani e dei prossimi eventi in presenza organizzati dalla stessa: Divercitynsieme (10 aprile, dalle ore 14 presso biblioteca Chiesa Rossa &#8211; Municipio 5), Volti di una società plurale (6 maggio dalle ore 14, in Via Mazzali 5 &#8211; Municipio 3) e &#8220;Romanì-pina, Sorelle rom, presentazione del libro e del laboratorio, sempre venerdì 6 maggio alle ore 21, Via Mazzali, 5 &#8211; Municipio 3); queste due ultime iniziative fanno parte della CIVIL WEEK che si terrà dal 5 all&#8217;8 maggio 2022.</p>



<p></p>



<p>Vi chiediamo di ascoltare  e far circolare la diretta tv; di seguire Associazione Per i Diritti umani; di partecipare agli eventi (portando anche i vostri bambini o studenti) se, come noi, credete e volete costruire una società equa e pacifica. </p>



<p></p>



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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="3TD4OwsqQ6"><a href="https://www.milanoallnews.it/diretta/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Diretta</a></blockquote><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" title="&#8220;Diretta&#8221; &#8212; Milano AllNews" src="https://www.milanoallnews.it/diretta/embed/#?secret=TlK7KS3HZT#?secret=3TD4OwsqQ6&utm_source=rss&utm_medium=rss" data-secret="3TD4OwsqQ6" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
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