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	<title>esportazione Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Cioccolato per pulire la coscienza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2020 09:11:24 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="636" height="368" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/cioccolato3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14915" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/cioccolato3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 636w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/cioccolato3-300x174.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 636px) 100vw, 636px" /></figure>



<p></p>



<p>di Veronica Tedeschi</p>



<p>In questi giorni sta girando un video in rete, ormai divenuto virale, di un ragazzo africano, sporco e senza scarpe, che assaggia per la prima volta del cioccolato. Ho deciso di scrivere un articolo partendo da un video perché è un ottimo spunto di discussione e, soprattutto, perché ho letto dei commenti al video che mi hanno fatto pensare molto: “poverino, pregherò per te” – “che dolce, gli darei tutto il cioccolato che ho in casa”.</p>



<p>Il punto è proprio questo, non dobbiamo dare a questi bambini il cioccolato che abbiamo nelle nostre dispense ma capire perché a loro non è concesso averlo anche se vivono nel continente più ricco di questa materia prima.</p>



<p>Molti turisti europei, in vacanza dopo un anno di lavoro, si recano in alcuni dei posti più belli al mondo (Sud Africa o Madagascar, per esempio) pensando di poter pulire la loro coscienza regalando caramelle (o cioccolato) a bambini di strada.</p>



<p>E se una foto immortala l’evento il tutto assume più valore.</p>



<p>Il primo concetto sbagliato di questa azione è che, in alcuni Stati dell’Africa – come il Kenya o l’Egitto -, questo gesto si è trasformato in un vero e proprio business: centinaia di bambini non frequentano più la scuola per intrattenere turisti e ottenere così qualche euro da portare alla famiglia. Altro concetto che mi preme sottolineare è quello in base al quale il denaro lasciato direttamente alla popolazione locale non crea ricchezza, né a loro, né tanto meno aiuta lo sviluppo del Paese ma, anzi, produce lotte interne e conflitti tra famiglie ed etnie.</p>



<p>Ma torniamo al video che tanto mi ha fatto arrabbiare. Ecco perché.</p>



<p>La sola Costa d’Avorio è il principale produttore mondiale di cacao e, esclusa l’isola, in Africa si raccolgono il 70% delle fave di cacao che deliziano i nostri palati. Costa d&#8217;Avorio e Ghana, che insieme a Nigeria e Camerun producono il 70% dei semi di cacao mondiale, incassano solo il 5% del valore economico prodotto a livello globale (circa 120 miliardi annui). Questo fenomeno diventa possibile quando l’intera lavorazione della materia prima avviene in un paese diverso da quello di raccolta. Immaginate anni di lavoro per coltivare le fave di cacao, fatica e cura per la raccolta e subito dopo: l’esportazione. In questo modo il guadagno per la vendita delle fave lavorate sarà esclusivamente del paese esportatore che attiverà un ciclo produttivo importante per la trasformazione delle fave in cioccolato.</p>



<p>Ad inizio 2019 i due maggiori paesi produttori hanno proposto e raggiungo un accordo commerciale con importanti attori dell’industria globale del cioccolato.&nbsp;L’idea di base era che i due Paesi bloccassero tutte le esportazioni verso gli acquirenti che si rifiuteranno di pagare un prezzo minimo stabilito per la materia prima. L’accordo finalmente raggiunto prevede che gli acquirenti paghino un prezzo non inferiore ai 2.600$ per tonnellata di materia prima ai produttori di Ghana e Costa d’Avorio, contro un attuale prezzo medio globale di circa 2.430$.</p>



<p>Il punto, quindi, sta proprio nel fatto che chi ha offerto quel pezzo di cioccolato si è palesato come un ladro. Il cioccolato ora donato è stato prima rubato a quel popolo dalle sue terre e poi riofferto dal rapinatore con pena. E aver girato un video per immortalare questo gesto ha reso il tutto ancora più grave – non approfondirò in questo momento la motivazione.</p>



<p>Per concludere, non vorrei con questo scritto spingervi a non fare del bene ma vorrei lo faceste con testa e conoscenza: l’Africa non ha bisogno di essere salvata da noi e quei bambini non hanno bisogno di cioccolato e caramelle. Hanno bisogno di diritti! Quello che potete fare è informarvi e iniziare a lottare e sensibilizzare la popolazione italiana partendo dal vostro divano, come sto facendo io. Poi, ovviamente, l’Africa è fantastica quindi vi consiglio di viaggiare e di conoscerla, ma attenzione se decidete di fare un viaggio di volontariato nel Caldo Continente non fatelo per portare cibo o denaro, fatelo per affiancare la popolazione locale per il riconoscimento dei loro diritti.</p>
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		<title>&#8220;Stay human. Africa&#8221;. Altre afriche di Andrea De Georgio: è necessario approfondire lo sguardo oltre il binocolo miope che vede solo terrorismo e migrazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2017 07:25:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Veronica Tedeschi “Un pezzo di legno può restare in acqua per tanti anni senza trasformarsi in un alligatore” (proverbio africano) Una testimonianza sull’Africa necessaria, un’Africa raccontata dalla carne degli africani. Con queste parole&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Veronica Tedeschi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9663" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="486" height="696" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 486w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/10/Immagine-209x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 209w" sizes="(max-width: 486px) 100vw, 486px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Un pezzo di legno può restare in acqua per tanti anni senza trasformarsi in un alligatore” (proverbio africano)</i></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Una testimonianza sull’Africa necessaria, un’Africa raccontata dalla carne degli africani. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Con queste parole si apre la serata di presentazione del libro “Altre Afriche” di Andrea De Georgio.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante la serata, sono stati toccati temi di geopolitica contemporanea, attraverso l’approfondimento della cultura di alcuni Stati dell’Africa occidentale: Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger e Costa d’Avorio. Paesi dei quali Andrea parla nel suo libro, raccontati dalla vita quotidiana dei piccoli gesti di chi li vive.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Paesi ai quali siamo sempre più intrecciati: per ragioni demografiche (siamo un continente di anziani!), per ragioni economiche, per il cambiamento e climatico e, infine, per la disintegrazione geopolitica. Stati africani al collasso con poteri informali e clan mafiosi che prevalgono sulle istituzioni formali stanno rendendo invivibile lo storico continente madre.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Migranti e terrorismo sono i due temi ai quali si riduce una qualsiasi discussione sull’Africa. Per parlare di temi così importanti è forse necessario iniziare a cambiare prospettiva, far parlare in prima persona questi paesi apparentemente tanto lontani ma mai così vicini. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Aiutiamoli a casa loro”, cosa significa realmente? Secondo Andrea, ci sentiamo perennemente in colpa nei confronti dell’Africa a causa della colonizzazione. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">È necessario approfondire lo sguardo oltre il binocolo miope che vede solo terrorismo e migrazioni; “Altre Afriche” ha come obiettivo la decostruzione di alcuni pregiudizi e dicotomie quali centro-periferiche o noi-loro, attraverso i racconti delle persone che vivono in questa zona del mondo, una </span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>geo-poetica dal basso</i></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Per quanto riguarda la mia esperienza africana, sono sempre stato circondato da situazioni impoverite, non povere. Perché? Partiamo dalla moneta presente in tutta l’Africa occidentale, il Franco Sefa CFA – ultima moneta coloniale ancora esistente al mondo – che, ancora oggi, è strettamente collegata all’Euro. Questo rapporto Euro-Sefa aiuta l’economia africana?” </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si tratta di un formidabile strumento di controllo economico-monetario delle Francia alle sue ex-colonie africane. I locali sentono il peso di questa moneta, vissuta come un freno alle esportazione e una limitazione alla propria sovranità.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Come accaduto con l’Euro in Europa, infatti, anche il Franco Sefa ha avuto una forte svalutazione (circa il 50%) senza un conseguente aggiustamento dei prezzi. A causa di questo, una massiva migrazione senegalese, per citare una nazionalità, è partita verso l’Europa per scappare da un impoverimento via via crescente di tutta la popolazione.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo è uno dei tanti motivi per cui la differenza tra rifugiato e migrante economico non serve più, le persone che sono scappate da quei luoghi negli anni della “depressione”, sono dovute partire per cause esterne a loro e come conseguenza ad un impoverimento della loro vita, causato ancora una volta dal buon Occidente.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Si torna a parlare di singole persone, il diritto si incarna nella pelle del singolo. La differenza tra migranti economici e rifugiati è di comodo, eurocentrica.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre in Europa stiamo assistendo ad un forte problema culturale, l’immagine del migrante è spesso distorta, paragonato al terrorista. “E’ nostro dovere in quanto esseri umani capire che la migrazione è un’opportunità.”</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel mondo di oggi manca l’autenticità, si parla di esperienza vissuta, di vita. L’idea del libro è voler avvicinare questi attori del cambiamento alla realtà, considerarli persone, per quello che sono realmente, eliminando il campo da pregiudizi e paure.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Le testimonianze individuali, per Andrea, sono forse l’unico mezzo per riuscire a parlare di Africa. </span></span></p>
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		<title>&#8220;VenerdIslam&#8221;: quello che dice la risoluzione Unesco</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2016 07:27:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Monica Macchi “Dire che Israele non ha alcun collegamento con il Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha alcun collegamento con la Grande Muraglia o&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/10/28/venerdislam-quello-che-dice-la-risoluzione-unesco/">&#8220;VenerdIslam&#8221;: quello che dice la risoluzione Unesco</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">di Monica Macchi</span></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dire che Israele non ha alcun collegamento con il Monte del Tempio e il Muro Occidentale è come dire che la Cina non ha alcun collegamento con la Grande Muraglia o che Egitto che non ha alcun collegamento con le piramidi”.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa la reazione di Benjamin Netanyahu ma nessun articolo della risoluzione UNESCO la nega… perché non ne parla proprio visto che riguarda la condanna di Israele come potenza occupante ai danni di Al-Aqsa, di Hebron, di Betlemme e anche di Gaza!</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Ecco una parte del</span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> testo della risoluzione “Palestina Occupata”, proposta da Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan e approvata dalla commissione dell’Unesco con 24 voti favorevoli, 6 contrari e 26 astensioni </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(qui si può leggere il testo originale completo: <a href="http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">http://unesdoc.unesco.org/images/0024/002462/246215e.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss</a>)</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Voti a favore</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Algeria, Bangladesh, Brasile, Chad, Cina, Repubblica Domenicana, Egitto, Iran, Libano, Malesia, Marocco, Mauritius, Messico, Mozambico, Nicaragua, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Russia, Senegal, Sud Africa, Sudan e Vietnam.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Voti contrari</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Astenuti</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Albania, Argentina, Cameron, El Salvador, Francia, Ghana, Grecia, Guinea, Haiti, India, Italia, Costa d’Avorio, Giappone, Kenya, Nepal, Paraguay, Saint Vincent e Nevis, Slovenia, Korea del Sud, Spagna, Sri Lanka, Svezia, Togo, Trinidad e Tobago, Uganda e Ucraina.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Assenti</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: Serbia e Turkmenistan.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">1. Avendo esaminato il documento 200EX/25,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">2. Richiamandosi alle quattro disposizioni della convenzione di Ginevra (1949) ed ai relativi protocolli (1977), alle regolamentazioni del Tribunale dell’Aia in territori di guerra, alla convenzione dell’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (1954) ed ai relativi protocolli, alla Convenzione sui mezzi per proibire ed impedire l’importazione, l’esportazione ed il trasferimento illegale di beni culturali (1970) e alla Convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972), all’inserimento della Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura tra i siti Patrimonio Culturale dell’Umanità (1972) e tra i siti del Patrimonio a Rischio (1982), oltre che alle raccomandazioni, risoluzioni e decisioni dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale, così come alle risoluzioni e decisioni dell’UNESCO in riferimento a Gerusalemme, richiamandosi anche alle precedenti risoluzioni UNESCO in materia di ricostruzione e sviluppo di Gaza ed alle risoluzioni UNESCO relative ai siti palestinesi di Al-Kahlil/Hebron e Betlemme,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">3. Affermando l’importanza che Gerusalemme e le sue mura rappresentano per le tre religioni monoteiste, affermando anche che in nessun modo la presente risoluzione, che intende salvaguardare il patrimonio culturale della Palestina e di Gerusalemme Est, riguarderà le risoluzioni prese in considerazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni relative allo status legale di Palestina e Gerusalemme,</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">4. Condanna fermamente il rifiuto di Israele di implementare le precedenti decisioni UNESCO riguardanti Gerusalemme, in particolare il punto 185 EX/Ris. 14, sottolineando come non sia stata rispettata la propria richiesta al Direttore Generale di nominare, il prima possibile, un rappresentate permanente di stanza a Gerusalemme Est per riferire regolarmente quanto riguarda ogni aspetto di competenza UNESCO, né lo siano state le reiterate richieste successive in tal senso;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">5. Condanna fortemente il mancato rispetto da parte di Israele, potenza occupante, della cessazione dei continui scavi e lavori a Gerusalemme Est ed in particolare all’interno e nei dintorni della Città Vecchia, e rinnova la richiesta ad Israele, la potenza occupante, di proibire tutti questi lavori in base ai propri obblighi disposti da precedenti convenzioni e risoluzioni UNESCO;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">7. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di ripristinare lo status quo precedente al settembre 2000, in base al quale il dipartimento giordano “Awqaf ” (Fondazione religiosa) esercitava senza impedimenti autorità esclusiva sulla moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif ed il cui mandato si estendeva a tutte le questioni riguardanti l’amministrazione della moschea Al- Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, inclusi il mantenimento, il restauro e la regolamentazione degli accessi;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">8. Condanna fortemente le sempre maggiori aggresioni israeliane e le misure illegali nei confronti dell’ Awqaf e del suo personale, e nei confronti della libertà di culto e dell’accesso dei musulmani alla loro moschea santa Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di rispettare lo status quo storico e di porre fine immediatamente a dette misure;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">9. Deplora fermamente le continue irruzioni di estremisti israeliani di destra e delle forze armate alla moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif, e sollecita Israele, la potenza occupante, a mettere in atto le misure necessarie a prevenire violazioni provocatorie che non rispettino la santità e l’integrità della Moschea Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">10. Denuncia fermamente le continue aggressioni israeliane nei confronti dei civili, tra cui figure religiose e sacerdoti islamici, denuncia l’ingresso con la forza nelle varie moschee ed edifici storici del complesso Al-Aqsa/Al-Haram Al-Sharif da parte di funzionari israeliani, compresi quelli delle cosiddette “Antichità Israeliane” [IAA, l’autorità israeliana delle antichità, che dipende dal ministero della Cultura. Ndtr], l’arresto ed il ferimento di musulmani in preghiera e di guardie dell’Awqaf, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a queste aggressioni ed agli abusi che alimentano le tensioni sul terreno e tra le religioni;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">11. Disapprova le limitazioni imposte da Israele all’accesso alla Moschea Al-Aqsa/Al-Ḥaram Al-Sharif durante l’Eid Al-Adha del 2015 e le conseguenti violenze, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di cessare ogni sorta di abusi contro la Moschea Al-Aqsa/Al-Ḥaram Al-Sharif;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">12. Condanna fermamente il rifiuto di Israele di concedere visti agli esperti UNESCO incaricati del progetto UNESCO presso il “Centro per i Manoscritti Islamici” di Al-Aqsa /Al-Ḥaram Al-Sharif, e chiede ad Israele di concedere il visto agli esperti UNESCO senza alcuna restrizione;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">25. Sottolinea con forte preoccupazione che Israele, la potenza occupante, non ha rispettato nessuna delle 12 risoluzioni del comitato esecutivo né le 6 del “Comitato per il Patrimonio Mondiale” , che richiedono la realizzazione della missione di monitoraggio nella Città Vecchia di Gerusalemme e delle sue mura.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">31. Condanna fortemente il continuo blocco israeliano della Striscia di Gaza, che condiziona pesantemente il libero flusso di personale e degli aiuti umanitari, così come l’intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi, gli attacchi alle scuole e ad altri edifici educativi e culturali, e la negazione del diritto all’istruzione, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre immediatamente fine al blocco;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">32. Rinnova la richiesta al direttore generale di ripristinare, il prima possibile, la presenza dell’UNESCO a Gaza per poter assicurare la rapida ricostruzione di scuole, università, siti culturali, istituzioni, centri di comunicazione e luoghi di culto che sono stati distrutti o danneggiati nelle successive guerre contro Gaza;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7266" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-620" width="960" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 960w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620-300x200.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-620-768x513.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">III I DUE SITI PALESTINESI DI AL-ḤARAM AL IBRĀHĪMĪ/TOMBA DEI PATRIARCHI AD AL-KHALĪL/HEBRON E DELLA MOSCHEA BILĀL IBN RABĀḤ /TOMBA DI RACHELE A BETLEMME</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">35. Riafferma che i due siti in oggetto, situati ad Al-Khalil/Hebron ed a Betlemme sono parte integrante della Palestina;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">36. Condivide la convinzione affermata dalla comunità internazionale secondo cui i due siti sono importanti dal punto di vista religioso per ebraismo, cristianesimo e islam;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">37. Disapprova fortemente l’attuale prosecuzione di scavi, lavori e costruzione di strade private per i coloni da parte di Israele e di un muro di separazione all’interno della città vecchia di Al-Khalil/Hebron, che danneggia l’integrità del sito, e condanna il conseguente impedimento alla liberta di movimento e di accesso a luoghi di preghiera. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a tali violazioni in base alle disposizioni delle importanti convenzioni, decisioni e risoluzioni dell’UNESCO.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">38. Deplora profondamente il nuovo ciclo di violenza, iniziato nell’ottobre 2015, nel contesto di una costante aggressione da parte dei coloni israeliani e di altri gruppi estremisti verso i residenti palestinesi, inclusi studenti, e chiede ad Israele di impedire tali aggressioni;</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">39. Denuncia l’impatto visivo del muro di separazione nel sito della Moschea Bilal Ibn Rabaḥ Mosque/Tomba di Rachele a Betlemme, così come l’assoluto divieto di accesso per i fedeli cristiani e musulmani palestinesi al sito, e chiede alle autorità israeliane di riportare il paesaggio all’aspetto originale e rimuovere il divieto di accesso.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Perché nessun titolo di giornale sulle violazioni della potenza occupante e le restrizioni alla libertà di culto dei fedeli musulmani? E a quando reazioni indignate sulle continue provocazione di ministri che vorrebbero issare la bandiera israeliana sul Monte del Tempio e di rabbini che sostengono la demolizione di Al Aqsa per far riemergere il Tempio di Salomone?!?</span></span></p>
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