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	<title>espulsioni Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Arrivi a Lampedusa: Solidarietà e resistenza di fronte alla crisi dell’accoglienza in Europa!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Sep 2023 12:15:12 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="1024" height="678" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17168" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-300x199.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/09/lampedusa-settembre-2023-1024x678-1-768x509.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<p></p>



<p>Associazione Per i Diritti umani sottoscrive e divulga il seguente appello: </p>



<p></p>



<blockquote class="wp-block-quote"><p><em>In seguito all’arrivo di un numero record di persone in movimento a Lampedusa, la società civile esprime la sua profonda preoccupazione per la risposta degli Stati europei in materia di sicurezza, per la crisi dell’accoglienza e ribadisce la sua solidarietà alle persone in movimento che arrivano in Europa.</em>&nbsp;</p></blockquote>



<p>Oltre 5.000 persone e 112 imbarcazioni: è questo il numero di arrivi registrati sull’isola italiana di Lampedusa martedì 12 settembre. Le imbarcazioni, la maggior parte delle quali arrivate autonomamente, provenivano dalla Tunisia o dalla Libia. In totale, dall’inizio dell’anno sono giunte sulle coste italiane oltre 118.500 persone, quasi il doppio rispetto alle 64.529 registrate nello stesso periodo del 2022<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>1</sup></a>. L’accumulo di numeri non ci deve far dimenticare che, dietro ogni numero, c’è un essere umano, una storia individuale e che le persone continuano a perdere la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa.</p>



<p>Sebbene Lampedusa sia da lungo tempo una destinazione per le imbarcazioni di centinaia di persone che cercano rifugio in Europa, le strutture di accoglienza dell’isola sono carenti. Martedì, il salvataggio caotico di un’imbarcazione ha causato la morte di un bambino di 5 mesi, caduto in acqua e immediatamente annegato, mentre decine di imbarcazioni continuavano ad attraccare nel porto commerciale. Per diverse ore, centinaia di persone sono rimaste bloccate sul molo, senza acqua né cibo, prima di essere trasferite nell’hotspot di Lampedusa.</p>



<p>L’hotspot, un centro di primo filtro dove le persone appena arrivate vengono tenute lontane e separate dalla popolazione locale e pre-identificate prima di essere trasferite sulla terraferma, con i suoi 389 posti, non ha alcuna capacità di accogliere dignitosamente le persone che arrivano quotidianamente sull’isola. Da martedì, il personale del centro è stato completamente sopraffatto dalla presenza di 6.000 persone. Alla Croce Rossa e al personale di altre organizzazioni è stato impedito di entrare nella struttura per “motivi di sicurezza”.</p>



<p>Giovedì mattina, molte persone hanno iniziato a fuggire dall’hotspot saltando le recinzioni a causa della situazione disumana che si stava vivendo. Nel frattempo, di fronte all’incapacità delle autorità italiane di fornire un’accoglienza dignitosa, la solidarietà locale ha preso il sopravvento. Molti abitanti si sono mobilitati per organizzare distribuzioni di cibo per coloro che si sono rifugiati in città<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>2</sup></a>[.</p>



<p>Inoltre, diverse organizzazioni stanno denunciando la crisi politica in Tunisia e l’emergenza umanitaria nella città di Sfax, da cui parte la maggior parte dei barconi per l’Italia. In questo momento circa 500 persone dormono in piazza Beb Jebli, senza quasi nessun accesso a cibo e assistenza medica<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>3</sup></a>. La maggior parte è stata costretta a fuggire da Sudan, Etiopia, Somalia, Ciad, Eritrea o Niger. Dopo le dichiarazioni razziste del presidente della Tunisia, Kais Saied, molti migranti sono stati espulsi dalle loro case e dai loro posti di lavoro<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>4</sup></a>. Altri sono stati deportati nel deserto, dove alcuni sono morti di sete.</p>



<p>Mentre queste deportazioni di massa sono in corso e la situazione a Sfax continua a deteriorarsi, l’UE ha concordato tre mesi fa un nuovo accordo sulla migrazione con il governo tunisino, al fine di cooperare “in modo più efficace sulla migrazione”, sulla gestione delle frontiere e sulle misure “anti-contrabbando”, con una dotazione di oltre 100 milioni di euro. L’UE ha accettato questo nuovo accordo con piena consapevolezza delle atrocità compiute dal governo tunisino, compresi gli attacchi perpetrati dalle guardie costiere tunisine alle imbarcazioni dei migranti<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>5</sup></a>.</p>



<p>Nel frattempo, osserviamo con preoccupazione come i diversi governi europei stiano chiudendo le porte e non rispettino le leggi sull’asilo e i più elementari diritti umani. Mentre il ministro degli Interni francese ha annunciato l’intenzione di rafforzare i controlli alla frontiera italiana, anche diversi altri Stati membri dell’UE hanno dichiarato di voler chiudere le porte. Ad agosto, le autorità tedesche hanno deciso di interrompere i processi di selezione dei richiedenti asilo che arrivano in Germania dall’Italia nell’ambito del “meccanismo di solidarietà volontaria”<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>6</sup></a>.</p>



<p>Invitata domenica a Lampedusa dalla primo ministro Meloni, la presidente della Commissione europea Von der Leyen ha annunciato un piano d’azione in 10 punti che conferma questa risposta securitaria<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-bottom-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"><sup>7</sup></a>. Rafforzare i controlli in mare a discapito dell’obbligo di soccorso, aumentare il ritmo delle espulsioni ed intensificare il processo di esternalizzazione delle frontiere… tutte vecchie ricette che l’Unione europea attua da decenni e che si sono rivelate fallimentari, oltre ad aggravare la crisi della solidarietà e la situazione delle persone in movimento.</p>



<p>Le organizzazioni sottoscritte chiedono un’Europa aperta e accogliente e sollecitano gli Stati membri dell’UE a fornire percorsi sicuri e legali e condizioni di accoglienza dignitose. Chiediamo che vengano presi provvedimenti urgenti a Lampedusa e che vengano rispettate le leggi internazionali che tutelano il diritto d’asilo. Siamo sconvolti dalle continue morti in mare causate dalle politiche di frontiera dell’UE e ribadiamo la nostra solidarietà alle persone in movimento!</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Firmatari</h2>



<p>Afrique-Europe-Interact</p>



<p>Alarme Phone Sahara (APS)</p>



<p>Alarme Phone Sahara – Mali</p>



<p>Alternative Espaces Citoyen – Niger</p>



<p>Anafé (association nationale d’assistance aux frontières pour les personnes étrangères)</p>



<p>Another Europe is Possible</p>



<p>ARCOM – association des réfugiés et communautés migrantes au Maroc</p>



<p>Are You Syrious?</p>



<p>Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI)&nbsp;</p>



<p>Association AFRIQUE INTELLIGENCE</p>



<p>Association Beity</p>



<p>Association d’aide des Migrants en Situation Vulnérable (AMSV) Oujda / Maroc</p>



<p>Association des Etudiants et Stagiaires Africains en Tunisie (AESAT)</p>



<p>Association Féministe Tanit</p>



<p>Association Lina Ben Mhenni</p>



<p>Association de solidarité avec les travailleurS/euses immigré.es (ASTI) des Ulis / France</p>



<p>Association pour la promotion du droit à la différence (ADD)</p>



<p>Association pour les Migrants-AMI, Nîmes, France</p>



<p>Association Sentiers-Massarib</p>



<p>Association Tunisienne de défense des libertés individuelles (ADLI)</p>



<p>Association Tunisienne pour les droits et les libertés (ADL)</p>



<p>Aswat Nissa</p>



<p>Avocats Sans Frontières (ASF)</p>



<p>Association Damj&nbsp;</p>



<p>BELREFUGEES, Plateforme Citoyenne / Belgium</p>



<p>borderline-europe- Menschenrechte ohne Grenzen</p>



<p>Boza Fii – Sénégal&nbsp;</p>



<p>CCFD-Terre Solidaire&nbsp;</p>



<p>CGTM Mauritanie</p>



<p>Chkoun Collective</p>



<p>Coalition des Associations Humanitaires de Médenine</p>



<p>Collectif Droit de Rester, Lausanne</p>



<p>Comité de Vigilance pour la Démocratie en Tunisie – Belgique</p>



<p>Comité pour le respect des libertés et des droits de l’homme en Tunisie (CRLDHT)</p>



<p>CompassCollective</p>



<p>Connexion</p>



<p>Damj l’association tunisienne de la justice et légalité</p>



<p>DZ Fraternité</p>



<p>Emmaüs Europe</p>



<p>European Alternatives&nbsp;</p>



<p>Fédération des tunIsiens citoyens des deux rives (FTCR)&nbsp;</p>



<p>Groupe de Recherche et d’Actions sur les Migrations (GRAM), Bamako / Mali</p>



<p>Groupe d’information et de soutien des immigré.e.s (Gisti)</p>



<p>iuventa-crew</p>



<p>Jeunesse Nigérienne au service du Développement Durable (JNSDD) – Agadez / Niger</p>



<p>Komitee für Grundrechte und Demokratie e.V.</p>



<p>La Cimade&nbsp;</p>



<p>La coalition tunisienne contre la peine de la mort</p>



<p>LasciateCIEntrare&nbsp;</p>



<p>Ligue Algérienne pour la Défense des Droits de l’Homme (LADDH)</p>



<p>Ligue des droits de l’Homme (LDH) – France</p>



<p>Ligue tunisienne des droits de l’homme (LTDH)</p>



<p>Maldusa</p>



<p>medico international&nbsp;</p>



<p>MEDITERRANEA Saving Humans</p>



<p>Mem.med:mémoire Méditerranée&nbsp;</p>



<p>Migrants’ Rights Network</p>



<p>migration-control.info project</p>



<p>Migreurop</p>



<p>MV Louise Michel</p>



<p>Paris d’Exil</p>



<p>Pro-Asyl</p>



<p>Push-Back Alarm Austria</p>



<p>r42-SailAndRescue</p>



<p>Refugees in Libya&nbsp;</p>



<p>Refugees in Tunisia&nbsp;</p>



<p>ResQ – People Saving People&nbsp;</p>



<p>RESQSHIP</p>



<p>Salvamento Marítimo Humanitario (SMH)</p>



<p>Sea-Watch</p>



<p>Seebrücke – Schafft sichere Häfen&nbsp;</p>



<p>Solidarité sans frontières (Sosf)&nbsp;&nbsp;</p>



<p>SOS Balkanroute</p>



<p>SOS Humanity</p>



<p>Statewatch</p>



<p>Tunisian Forum for Social and Economic Rights (FTDES)&nbsp;</p>



<p>Union des travailleurs immigrés tunisiens (UTIT)</p>



<p>United4Rescue&nbsp;</p>



<p>Vivre Ensemble |&nbsp;<a href="https://asile.ch/?utm_source=rss&utm_medium=rss">asile.ch</a></p>



<p>Watch the Med Alarm Phone&nbsp;</p>



<p>Welcome to Europe network&nbsp;</p>



<p>Zusammenland gUG/ MARE*GO</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<h2>Note:</h2>



<ol><li>Reuters,&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/europe/italys-lampedusa-island-hit-with-record-migrant-arrivals-2023-09-12/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Italy’s Lampedusa island hit with record migrant arrivals”</a>, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-1-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Maldusa, “<a href="https://www.maldusa.org/l/lampedusas-hotspot-system-from-failure-to-nonexistence/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lampedusa’s Hotspot System: From Failure to Nonexistence</a>”, 14 septembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-2-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Déclaration “<a href="https://euromedrights.org/publication/urgence-humanitaire-au-gouvernorat-de-sfax-la-societe-civile-tire-la-sonnette-dalarme-face-a-une-situation-inacceptable/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Urgence humanitaire au Gouvernorat de Sfax : la société civile tire la sonnette d’alarme face à une situation inacceptable</a>”,&nbsp;14 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-3-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Migration-control.info-project, “<a href="https://migration-control.info/en/blog/mass-deportations-and-eu-externalisation-in-tunisia-overview-press-review-and-critics/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mass deportations and EU externalisation in Tunisia: Press Review and Critics</a>“, 2 août 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-4-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Alarm Phone, “<a href="https://alarmphone.org/en/2022/12/19/deadly-policies-in-the-mediterranean/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Deadly policies in the Mediterranean: Stop the shipwrecks caused off the coast of Tunisia</a>“, December 19, 2022.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-5-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>La Repubblica, “<a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2023/09/12/news/migranti_da_berlino_stop_ad_accoglienza_dei_richiedenti_asilo_dallitalia-414254801/?ref=RHLF-BG-I414254188-P2-S1-T1&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Migranti, da Berlino stop ad accoglienza dei richiedenti asilo dall’Italia</a>“, 12 septembre 2023.<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-6-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li><li>Commissione europea, “<a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/statement_23_4502?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Press statement by President von der Leyen with Italian Prime Minister Meloni in Lampedusa</a>“, 17 settembre 2023<a href="https://www.asgi.it/primo-piano/arrivi-a-lampedusa-solidarieta-e-resistenza-di-fronte-alla-crisi-dellaccoglienza-in-europa/?fbclid=IwAR0SaO0U24cXJ8MCpP1XYulL-NRh7MHtAxnYs7Beiw_uiARkGBq5i3lAuH8&amp;utm_source=brevo&amp;utm_campaign=ASGI%20PASS&amp;utm_medium=email#easy-footnote-7-52967&utm_source=rss&utm_medium=rss"></a></li></ol>
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			</item>
		<item>
		<title>E che ne sai tu di un migrante?</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2020/12/09/e-che-ne-sai-tu-di-un-migrante/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2020 09:29:23 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20181113-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14881" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20181113-WA0003.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20181113-WA0003-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/12/IMG-20181113-WA0003-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>O forse sì…</p>



<p>di Jorida Dervishi</p>



<p>Un migrante è prima di tutto una persona nomade, vive quello che gli altri non conoscono, la parte che si incontra di nuovo, quella sconosciuta, vive la diversità. Ci saranno momenti faticosi ma&nbsp;<strong>chi è nomade vede il mondo in&nbsp;un continuo cambiamento, non si nasconde dietro le sicurezze,</strong>&nbsp;lui cerca di condividere i suoi pezzi di viaggio con i suoi compagni spendendo anni e chilometri.</p>



<p>Per molte persone oggi l’unico modo per trovare la salvezza è fuggire dalle proprie terre attraversando la frontiera definita da un muro. Anche se dentro di sé loro portano solo il cielo stellato come un confine, e&nbsp;<strong>la diversità come il loro territorio</strong>. Chi è nomade ascolta, guarda, prende nota, disegna il destino che il mare ha racchiuso in sé e che dopo forse porterà il suo racconto o la sua tragedia; come fosse un portavoce o un testimone chiave di questa realtà vissuta. Ma il viaggio continua perché i migranti scappano dalle guerre, affrontano sbarramenti del mare, del deserto, quelli degli uomini, hanno rischiato di morire, hanno visto morire, ma il viaggio continua…</p>



<p>Sono i desideri, le speranze, i ricordi, che diventano un timbro dell’umanità, del destino, della propria identità, della dignità. In quel momento, lui (un migrante o un’altra persona) capirà che la&nbsp;<strong>STORIA UMANA è fatta da tante storie,&nbsp;</strong>piccoli pezzi raccolti lungo il viaggio, le piccole storie di molte persone come lui che hanno lottato per vincere, sono stati sbattuti a terra per rialzarsi.</p>



<p>Beh, certo, l’apertura dei confini avrebbe potuto far sì che tutte le persone potessero muoversi liberamente, stessa cosa anche per le merci, tranne però quella merce che ha un aspetto diverso dalle altre. Sapevamo che l’Europa è il posto dei soldi, della grana, della speranza. Non sapevamo fosse anche il territorio dove EXPO è una montagna così alta che non fa passare persone come noi. Troppo cara per le nostre possibilità, troppo alta e luccicante per i vostri gusti. Sapevamo che l’Europa sarebbe stata una strada difficile da percorrere, ma tutte queste tonnellate di pregiudizi, d’umiliazione sono troppe anche per noi. Sapevamo che l’Europa e le sue istituzioni si basano sul mercato libero ma non potevamo immaginare la servitù della gleba. Senza nemmeno la testa alta. Sapevamo che lo slogan recita: “<strong>Tutti liberi, nutrire il pianeta con dignità&nbsp;</strong>“, ma i nostri ettari mi sa che fanno parte di un altro pianeta.</p>



<p>Ancora una volta Europa ci stupisce. E, naturalmente, non per qualcosa di bello. Certo, da un lato siamo affascinati da questo sviluppo europeo, per le attività culturali, per l’ urbanizzazione delle città, per i resort lussuosi, e noi dove ci sediamo? Chi non possiede un passaporto potente se ne stia fuori per favore, facile no? E se il proprietario di questo passaporto possedesse delle idee, dei pensieri, è dei sentimenti? Invece chi&nbsp;<strong>non ha nessun documento viene chiamato clandestino</strong>. Per voi quelli che sbarcano e rubano i lavori precari, invece per me essi sono persone ,&nbsp;<strong>essere umani&nbsp;</strong>che il destino ha portato a navigare dentro nella freddezza di una notte sotto la luna di un amaro mare. Loro “<strong>il clan” dei loro famigliari</strong>, perché il loro futuro ė legato alle storie precedenti dei loro parenti, loro saranno i testimoni di quelle storie in un altro futuro. Sicuramente loro,<strong>&nbsp;i clandestini hanno anche un nome,</strong>&nbsp;qualcuno si chiama Mohamed, qualcun altro Rabin, Zenad, Moharem, Abdellah, si, decisamente avranno anche dei figli, mariti e moglie.</p>



<p>L’allarme per l’immigrazione clandestina coinvolge quasi tutti i Paesi dell’Unione; e ciascuno risponde a proprio modo, in base alle proprie leggi nazionali. Per comprendere le dimensioni del fenomeno e valutarne le conseguenze è opportuno&nbsp;<strong>considerarlo nella sua globalità.</strong>&nbsp;Bisogna ricordare che oltre ai clandestini vi sono almeno<strong>&nbsp;tre tipi di immigrazione controllata all’interno dell’UE:</strong>&nbsp;quello dei lavoratori stranieri con regolare permesso di soggiorno; quello di coloro che chiedono l’ammissione per il “ricongiungimento familiare”; e quello dei rifugiati che chiedono asilo politico. Secondo le stime delle principali organizzazioni internazionali, attualmente nel mondo vi sono almeno 140 milioni di individui che hanno abbandonato la loro patria per un altro Paese. Un quinto di loro si trova in Europa, un quarto ha scelto l’America. Il fenomeno migratorio è diretto soprattutto verso il mondo industrializzato, mentre la base di partenza è costituita in modo precipuo dai Paesi in via di sviluppo. Il primo Paese europeo per numero d’immigrati è la Germania con circa 12 milioni; l’Italia è quarta con circa 6.1 milioni presenze. Per quanto riguarda la nazionalità degli immigrati si può osservare che i turchi sono oltre 2 milioni e mezzo; il 70% di loro approda in Germania; dalle repubbliche della ex Jugoslavia sono arrivati circa un milione e 800 mila individui, in gran parte rifugiati di guerra, la Germania ne ha accolti 350 mila; i marocchini sono un milione e 100 mila, gli algerini circa 560 mila e i polacchi 410 mila. Per quanto riguarda l’Italia solo uno su tre emigranti proviene da un Paese Comunitario; la stragrande maggioranza arriva dai Paesi dell’Est e da quelli balcanici. Gli africani sforano il 30%; in testa ci sono i marocchini, seguiti dai tunisini, dai senegalesi, dagli egiziani, dai somali e dagli etiopici. La presenza straniera in Italia è assai variegata e frazionata, è un intreccio di culture, di religioni e costumi diversi. Per tutte le nazioni ospitanti si pongono enormi problemi di convivenza e di inserimento degli stranieri nei rispettivi tessuti locali.&nbsp;<strong>L’accoglimento delle masse dei profughi viene sottoposto a valutazioni di opportunità politica e di solidarietà internazionale, l’immigrazione regolare risponde a criteri prevalentemente economici.&nbsp;</strong>Essa non viene scoraggiata, ma in molti casi è favorita dai Paesi dell’Unione poiché è assorbita dal mercato del lavoro, senza contare che spesso gli stranieri extracomunitari suppliscono ad una carenza di manodopera in attività particolarmente faticose e poco remunerative.</p>



<p>Allora mi chiedo… Come possiamo definire quest’Europa d’oggi? Un’Europa di cui tutti parlano, sperano, pianificano, discutono… Un’Europa di cui si è ferocemente cimentato ogni centimetro quadro di territorio che prova a lenire i sensi di colpa con un’opera simbolica e affascinante, ma in fin dei conti abbastanza vuota.</p>



<p><strong>Ogni vita è una vita</strong>.</p>



<p>Io capisco la rabbia ma non capisco perché&nbsp;<strong>la paura debba venire usata per fare propaganda</strong>&nbsp;elettorale. Per ora l’Europa è Solo&nbsp;<strong>un unità</strong>&nbsp;dei stati membri&nbsp;<strong>ma senza un’idea chiara</strong>&nbsp;dove vuole arrivare. Invece noi , i migranti vogliamo essere semplicemente liberi di scegliere, e questo che vi fa paura?</p>



<p>Noi che abbiamo avuto il coraggio di vivere, affrontare, lottare contro le burocrazie, scrivere storie… Forse non siamo ancora riusciti a combattere le politiche o una mentalità che alcune volte non riesce ad andare oltre&nbsp;<strong>le mura costruite nel tempo</strong>. Come diceva Platone, la realtà è stata sempre letta attraverso le immagini ; e da Platone in poi, i filosofi hanno cercato di ridurre questa dipendenza dalle immagini indirizzando le menti verso il pensiero astratto.</p>



<p><strong><em>Chi</em></strong>&nbsp;sono i migranti, qual è l’immagine attraverso la quale riusciremo a percepire la loro esistenza?</p>



<p><strong>Complessi di legami</strong>&nbsp;interpersonali che collegano migranti, migranti precedenti e non migranti, nelle aree di origine attraverso i vincoli di sangue, amicizia, opinioni simili, l’origine in comune, il paese di provenienza. (MASSEY)</p>



<ol><li>Migranti come vittime: migrazioni come espulsioni, migranti come rifugiati de facto.</li><li>Migranti come strumenti: spostamenti funzionali alla ricerca di un lavoro.</li><li>Migranti come soggetti: migranti che hanno scelto di lasciare il proprio paese basandosi su una decisione ben ragionata.</li></ol>



<p>Le tre immagini fanno capire quanto sia&nbsp;<strong>difficile riscoprire se stessi,</strong>&nbsp;in quanto sei costretto a non avere un posto ben preciso dove vivere, e affrontare la discriminazione, quando senti in giro la frase “<strong>tu non sei di qua, quindi tu non appartieni a questo paese”.</strong></p>



<p>Potresti sentirti disorientato, come se fossi uscito dal nulla, come se tu non facessi parte di niente. Potresti pensare di non avere il diritto di cantare un inno nazionale, di celebrare una festa, o di avere un’opinione su quello che sta succedendo nel paese.&nbsp;<strong>Migrare significa muoversi e che ogni persona, fisicamente o spiritualmente, è migrante.</strong>&nbsp;La cosa più importante è&nbsp;<strong>costruire un’umanità universale</strong>&nbsp;ovunque noi siamo. Penso che i migranti e i rifugiati hanno messo la prima pietra a questa costruzione che oggi possiamo lavorare per la consulenza e l’agevolazione dei processi di integrazione degli umani, che proprio come me e te cercano un mondo migliore.</p>



<p><em>Loro sono l’immagine di questa realtà, avvicinatevi, non abbiate paura!</em></p>
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		<title>Noi siamo qui &#8211; Sanatoria subito</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 08:09:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani partecipa alla seguente mail bombing e vi chiede di fare altrettatanto. Aderiamo alla campagna: &#8220;Noi siamo qui &#8211; Sanatoria subito&#8221; che esige un provvedimento di sanatoria generalizzata per tutte&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani</em></strong> partecipa alla seguente mail bombing e vi chiede di fare altrettatanto.  Aderiamo alla campagna: <strong><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.facebook.com/siamoquisanatoriasubito?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">&#8220;Noi siamo qui &#8211; Sanatoria subito&#8221;</a></strong>  che esige un provvedimento di sanatoria generalizzata per tutte le persone prive di titolo di soggiorno e per chi ha procedure in corso.  </p>



<p><strong>Giovedì 9 aprile dalle 9 alle 13</strong>&nbsp;invia dalla tua email (e/o dalla tua pec) la piattaforma di &#8220;Siamo qui &#8211; Sanatoria subito&#8221; al Presidente del Consiglio, al Ministero dell&#8217;Interno e alle Prefetture della tua regione.

</p>



<p>Basta copiare e incollare il testo e inviarlo agli indirizzi indicati. GRAZIE.  </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13846" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p> Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte<br>Al Ministro dell&#8217;Intero,&nbsp;Luciana LamorgeseAi Prefetti</p>



<p><strong>OGGETTO: RICHIESTA DI SANATORIA GENERALIZZATA</strong></p>



<p>La campagna “Siamo qui &#8211; Sanatoria subito”:</p>



<p>di fronte alla situazione di irregolarità in cui versano più di seicentomila cittadini e cittadine stranieri/e, e alla loro estrema difficoltà nell’accesso ai diritti fondamentali (casa, salute, alloggio, lavoro, reddito ecc);</p>



<p>situazione resa ancora più grave e problematica a causa della pandemia da coronavirus e dalle disposizioni dei decreti recanti “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.</p>



<p><strong>Richiede con urgenza:</strong></p>



<p>&#8211; un provvedimento immediato di sanatoria generalizzata per tutti i cittadini e le cittadine stranieri/e sprovvisti di titolo di soggiorno che veda come unico requisito la presenza attuale in Italia;</p>



<p>&#8211; una sanatoria delle “procedure in corso” articolata in:<br>a) rinnovo automatico con presunzione dei requisiti dei permessi di soggiorno in scadenza o già scaduti;<br>b) conversione automatica su istanza di parte e con presunzione dei requisiti di tutti i permessi di soggiorno, compresi quelli totalmente o parzialmente non convertibili;<br>c) blocco delle espulsioni, dei trattenimenti nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e degli allontanamenti già in corso o avviabili.</p>



<p><strong>Indirizzi email:</strong></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/dZTcVjsgtv9mNjBnRnLROadymqDFBtED3lERn7LYgFf_cUGz0F58_Q0Uq7gzBvlFnEerIZ8YbCcszQfeDq3SZ0f7O1GXuH5Uu8-3i9aV5AufHrmrZxjyDSRVJgMPlpDjCAHX=s0-d-e1-ft#https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-"/></figure>



<p>&nbsp;Presidente del Consiglio:<br><a href="mailto:usg@mailbox.governo.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">usg@mailbox.governo.it</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/dZTcVjsgtv9mNjBnRnLROadymqDFBtED3lERn7LYgFf_cUGz0F58_Q0Uq7gzBvlFnEerIZ8YbCcszQfeDq3SZ0f7O1GXuH5Uu8-3i9aV5AufHrmrZxjyDSRVJgMPlpDjCAHX=s0-d-e1-ft#https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-"/></figure>



<p>&nbsp;Ministero dell’interno:<br><a href="mailto:gabinetto.ministro@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gabinetto.ministro@pec.interno.it</a><br><a href="mailto:gabinetto.dlci@pecdlci.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gabinetto.dlci@pecdlci.interno.it</a><br><a href="mailto:affarilegislativi.prot@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">affarilegislativi.prot@pec.interno.it</a></p>



<figure class="wp-block-image"><img src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/dZTcVjsgtv9mNjBnRnLROadymqDFBtED3lERn7LYgFf_cUGz0F58_Q0Uq7gzBvlFnEerIZ8YbCcszQfeDq3SZ0f7O1GXuH5Uu8-3i9aV5AufHrmrZxjyDSRVJgMPlpDjCAHX=s0-d-e1-ft#https://www.meltingpot.org/local/cache-vignettes/L5xH8/puce-cebf5.gif?1476443739&utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="-"/></figure>



<p>&nbsp;Prefetture locali divise per regioni (ordine alfabetico)</p>



<p>Abruzzo<br>Chieti:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefch@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefch@pec.interno.it</a><br>Fermo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffm@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffm@pec.interno.it</a><br>L’Aquila:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefaq@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefaq@pec.interno.it</a><br>Pescara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpe@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpe@pec.interno.it</a><br>Teramo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefte@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefte@pec.interno.it</a></p>



<p>Basilicata<br>Matera:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmt@pec.interno.it</a><br>Potenza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpz@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpz@pec.interno.it</a></p>



<p>Calabria<br>Catanzaro:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefct@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefct@pec.interno.it</a><br>Cosenza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcs@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcs@pec.interno.it</a><br>Crotone:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefkr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefkr@pec.interno.it</a><br>Reggio Calabria:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrc@pec.interno.it</a><br>Vibo Valentia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvv@pec.interno.it</a></p>



<p>Campania<br>Avellino:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefav@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefav@pec.interno.it</a><br>Benevento:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbn@pec.interno.it</a><br>Caserta:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefce@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefce@pec.interno.it</a><br>Napoli:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefna@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefna@pec.interno.it</a><br>Salerno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsa@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsa@pec.interno.it</a></p>



<p>Emilia Romagna<br>Bologna:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbo@pec.interno.it</a><br>Ferrara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffe@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffe@pec.interno.it</a><br>Forlì-Cesena:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffc@pec.interno.it</a><br>Modena:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmo@pec.interno.it</a><br>Parma:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpr@pec.interno.it</a><br>Ravenna:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefra@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefra@pec.interno.it</a><br>Reggio Emilia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefre@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefre@pec.interno.it</a><br>Rimini:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrn@pec.interno.it</a></p>



<p>Friuli-Venezia Giulia<br>Gorizia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefgo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefgo@pec.interno.it</a><br>Pordenone:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpn@pec.interno.it</a><br>Trieste:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefts@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefts@pec.interno.it</a><br>Udine:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefud@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefud@pec.interno.it</a></p>



<p>Marche<br>Ancona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefan@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefan@pec.interno.it</a><br>Ascoli Piceno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefap@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefap@pec.interno.it</a><br>Macerata:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmc@pec.interno.it</a><br>Pesaro-Urbino:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpu@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpu@pec.interno.it</a></p>



<p>Molise<br>Campobasso:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcb@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcb@pec.interno.it</a><br>Isernia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefis@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefis@pec.interno.it</a></p>



<p>Lazio<br>Frosinone:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffr@pec.interno.it</a><br>Latina:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflt@pec.interno.it</a><br>Rieti:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefri@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefri@pec.interno.it</a><br>Roma:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrm@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrm@pec.interno.it</a><br>Viterbo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvi@pec.interno.it</a></p>



<p>Liguria<br>Genova:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefge@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefge@pec.interno.it</a><br>La Spezia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsp@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsp@pec.interno.it</a><br>Savona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsv@pec.interno.it</a></p>



<p>Lombardia<br>Brescia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbs@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbs@pec.interno.it</a><br>Como:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefco@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefco@pec.interno.it</a><br>Cremona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcr@pec.interno.it</a><br>Lecco:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflc@pec.interno.it</a><br>Lodi:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflo@pec.interno.it</a><br>Mantova:&nbsp;<a href="mailto:prefettura.prefmn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prefettura.prefmn@pec.interno.it</a><br>Milano:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmi@pec.interno.it</a><br>Monza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefmb@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefmb@pec.interno.it</a><br>Pavia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpv@pec.interno.it</a><br>Piacenza:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpc@pec.interno.it</a><br>Sondrio:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefso@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefso@pec.interno.it</a><br>Varese:&nbsp;<a href="mailto:prefettura.prefva@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prefettura.prefva@pec.interno.it</a></p>



<p>Piemonte<br>Alessandria:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefal@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefal@pec.interno.it</a><br>Asti:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefat@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefat@pec.interno.it</a><br>Biella:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbg@pec.interno.it</a><br>Cuneo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcn@pec.interno.it</a><br>Novara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefno@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefno@pec.interno.it</a><br>Torino:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefto@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefto@pec.interno.it</a><br>Verbano-Cusio-Ossola:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvb@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvb@pec.interno.it</a><br>Vercelli:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvc@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvc@pec.interno.it</a></p>



<p>Puglia<br>Bari:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefba@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefba@pec.interno.it</a><br>Barletta/Andria/Trani:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbt@pec.interno.it</a><br>Brindisi:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbr@pec.interno.it</a><br>Foggia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffg@pec.interno.it</a><br>Lecce:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefle@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefle@pec.interno.it</a><br>Taranto:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefta@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefta@pec.interno.it</a></p>



<p>Sardegna<br>Cagliari:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefca@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefca@pec.interno.it</a><br>Nuoro:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefnu@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefnu@pec.interno.it</a><br>Oristano:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefor@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefor@pec.interno.it</a><br>Sassari:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefss@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefss@pec.interno.it</a></p>



<p>Sicilia<br>Agrigento:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefag@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefag@pec.interno.it</a><br>Caltanissetta:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefcl@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefcl@pec.interno.it</a><br>Catania: protocollo.prefct@pec.interno.i<br>Enna:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefen@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefen@pec.interno.it</a><br>Messina:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefme@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefme@pec.interno.it</a><br>Palermo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpa@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpa@pec.interno.it</a><br>Ragusa:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefrg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefrg@pec.interno.it</a><br>Siracusa:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsr@pec.interno.it</a><br>Trapani:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preftp@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preftp@pec.interno.it</a></p>



<p>Trentino Alto Adige / Sudtirol<br>Bolzano:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.comgovbz@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.comgovbz@pec.interno.it</a><br>Trento:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.comgovtn@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.comgovtn@pec.interno.it</a></p>



<p>Toscana<br>Arezzo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefar@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefar@pec.interno.it</a><br>Firenze:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preffi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preffi@pec.interno.it</a><br>Grosseto:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefgr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefgr@pec.interno.it</a><br>Livorno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefli@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefli@pec.interno.it</a><br>Lucca:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preflu@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preflu@pec.interno.it</a><br>Massa Carrara:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefms@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefms@pec.interno.it</a><br>Pisa:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpi@pec.interno.it</a><br>Pistoia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpt@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpt@pec.interno.it</a><br>Prato:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpo@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpo@pec.interno.it</a><br>Siena:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefsi@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefsi@pec.interno.it</a></p>



<p>Umbria<br>Perugia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpg@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpg@pec.interno.it</a><br>Terni:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preftr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preftr@pec.interno.it</a></p>



<p>Valle d’Aosta<br><a href="mailto:prefettura@regione.vda.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prefettura@regione.vda.it</a></p>



<p>Veneto<br>Belluno:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefbl@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefbl@pec.interno.it</a><br>Padova:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefpd@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefpd@pec.interno.it</a><br>Rovigo:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefro@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefro@pec.interno.it</a><br>Treviso:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.preftv@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.preftv@pec.interno.it</a><br>Venezia:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefve@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefve@pec.interno.it</a><br>Verona:&nbsp;<a href="mailto:protocollo.prefvr@pec.interno.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">protocollo.prefvr@pec.interno.it</a></p>
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		<title>Report del Naga. Senza (s)campo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2019 07:58:48 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="457" height="228" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/migranti-marcia-degli-scalzi-a-torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13385" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/migranti-marcia-degli-scalzi-a-torino.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 457w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/migranti-marcia-degli-scalzi-a-torino-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 457px) 100vw, 457px" /></figure></div>



<p>Tra gennaio 2018 e novembre 2019 attraverso&nbsp;visite sul campo, interviste e raccolta di dati, i volontari e le volontarie del&nbsp;Naga&nbsp;hanno analizzato in profondità&nbsp;il<strong>&nbsp;sistema dell’accoglienza e soprattutto della non accoglienz</strong><strong>a</strong>&nbsp;per richiedenti asilo e rifugiati, con particolare attenzione all’area milanese.L’irrigidimento delle politiche migratorie e la gestione emergenziale dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati hanno comportato un peggioramento&nbsp;nel 2018 e l’approvazione del cosiddetto decreto Salvini costituisce solo l’ultimo atto del&nbsp;deterioramento definitivo&nbsp;del sistema.&nbsp;<strong>Un sistema in cui l’accoglienza, da un lato, diventa sempre più sinonimo di&nbsp;detenzione amministrativa&nbsp;e, dall’altro, lascia fuori&nbsp;centinaia di persone che si trovano così a vivere per str</strong><strong>ad</strong><strong>a.</strong><br></p>



<p>Il report analizza i cambiamenti normativi e amministrativi che hanno portato allo smantellamento di un sistema già precario. Con il cosiddetto decreto Salvini, vengono introdotte disposizioni attraverso le quali l’accoglienza diventa strutturalmente un provvedimento accessorio, invece che parte integrante del diritto di asilo. Per esempio è negata ai richiedenti asilo la possibilità di avere la residenza; c’è un taglio netto nei servizi per chi è nei centri: si passa da 35€ a 18€ quota pro capite; non è più previsto il supporto psicologico; diventano sempre più frequenti espulsioni e allontanamenti dai centri con motivazioni illegittime. Emerge, dalle interviste fatte agli operatori dei centri di accoglienza, una generale valutazione negativa del nuovo capitolato d’appalto che comporta l’impossibilità di garantire un livello di accoglienza serio e adeguato alle esigenze degli ospiti.</p>



<p><strong>Una delle conseguenze più evidenti di questo peggioramento è il numero crescente di persone che si trovano fuori dall’accoglienza.</strong>&nbsp;A Milano sarebbero almeno 2.608 i senza fissa dimora, secondo l’ultimo censimento disponibile risalente alla primavera 2018. I volontari e le volontarie del&nbsp;Naga&nbsp;hanno visitato nel corso della ricerca diverse tipologie di insediamenti informali (strutture coperte abbandonate, spazi all’aperto, palazzine abbandonate e giardini pubblici) per fornire un identikit delle persone fuori dal sistema di accoglienza e restituire una fotografia di queste marginalità. Le persone incontrate hanno provenienze diverse e status giuridici eterogenei: da stranieri in attesa o nell’iter di formalizzazione della richiesta di protezione internazionale, a titolari di protezione, a stranieri con permesso di soggiorno in corso di validità, a cittadini italiani. Il minimo comune denominatore sembra essere l’instabilità abitativa, la precarietà occupazionale e salariale e la quasi totale assenza di tutele. Per quanto riguarda chi si trova al di fuori dell’accoglienza, il report descrive anche le risposte istituzionali, che si concretizzano prevalentemente in interventi numericamente insufficienti a favore dei senza fissa dimora e nella pratica costante degli sgomberi senza soluzioni alternative e giustificati dalla retorica della sicurezza e del decoro. Nella parte finale, è riportata un’analisi delle notizie dei media e di alcuni siti web.</p>



<p>“Nello svolgimento della nostra indagine, ci siamo trovati di fronte a uno<strong> scenario sempre più difficile con un abbassamento strutturale della tutela di diritti fondamentali</strong> e che va a incidere su tre dimensioni fondamentali di qualsiasi percorso di integrazione: la casa, il lavoro, i documenti”, affermano le volontarie e i volontari del Naga, “E’ necessario invertire la rotta e operare una revisione strutturale del diritto dell’immigrazione, trasformando un sistema respingente in Accoglienza vera. In questa direzione vanno le nostre proposte che mirano a incidere su livelli diversi e complementari. <strong>Chiediamo che: sia garantito un sistema di accoglienza sin dalla prima presentazione della domanda di protezione internazionale; vengano garantiti all’interno del sistema di accoglienza servizi assistenziali di base; venga uniformata l’accoglienza a un unico sistema; si ponga fine alla pratica di revocare illegittimamente le misure di accoglienza; venga attuata una politica regionale specifica per l’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo e rifugiati; venga garantita l’assistenza sanitaria ai richiedenti asilo; vengano aboliti tutti i centri di detenzione amministrativa per migranti (CPR) e qualsiasi luogo di trattenimento forzato (come gli <em>hotspot</em></strong><strong>); i richiedenti asilo vengano iscritti all’anagrafe</strong>”, concludono le volontarie e i volontari.</p>



<p>“Il funzionamento del sistema di accoglienza è lo specchio della gestione del fenomeno migratorio nel nostro Paese:&nbsp;<strong>un mix tra razzismo istituzionale e normativo, logica emergenziale e violazione di diritti fondamentali</strong>”, afferma Sabina Alasia presidente&nbsp;Naga, “le conseguenze non possono che essere disastrose: i diritti sono trasformati in concessioni, l’accoglienza è utilizzata come strumento di controllo ed esclusione e la povertà e l’indigenza sono diventate delle colpe”, continua la Presidente, “è quindi&nbsp;<strong>necessario ripensare non solo l’intera gestione dell’accoglienza e dell’immigrazione, ma l’idea di società che ci viene proposta, dove la solidarietà non ha più luogo</strong>. Nonostante questo, per quanto riguarda la gestione del fenomeno migratorio, individuiamo almeno tre provvedimenti realizzabili che potrebbero essere l’inizio di un cambiamento significativo:&nbsp;<strong>l’abolizione della procedura d’ingresso attraverso il decreto flussi; la regolarizzazione ordinaria dei cittadini stranieri già sul territorio che svolgano un’attività lavorativa o che abbiano concreti legami familiari; l’introduzione del permesso di soggiorno europeo</strong>. Come&nbsp;Naga&nbsp;continueremo a monitorare la situazione, a denunciare ogni violazione dei diritti fondamentali e a offrire gratuitamente ai cittadini stranieri i nostri servizi di assistenza sanitaria, sociale e legale. Fino a quando ce ne sarà bisogno”, conclude Alasia.<strong>Scarica:</strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Report_Senza-scampo_Naga-5.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Rapporto Completo</a></strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Abstract_ITA_Senza-scampo_Naga-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">L’ Abstract in Italiano</a></strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Abstract_EN_Senza-scampo_Naga-1.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">L’ Abstract in inglese</a></strong><br><strong><a href="https://naga.it/wp-content/uploads/2019/12/Silde_Senza-scampo_Naga.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Le slide</a></strong></p>
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		<title>Tortura e migranti. Il Comitato Onu contro la tortura critica duramente l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Nov 2017 06:21:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; (Da antigone.it) La legge sulla tortura recentemente approvata dal parlamento italiano non è conforme alla Convenzione Onu e va cambiata. La definizione di tortura aggiunge elementi che rendono la tortura difficile da dimostrare&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2017/11/17/tortura-e-migranti-il-comitato-onu-contro-la-tortura-critica-duramente-litalia/">Tortura e migranti. Il Comitato Onu contro la tortura critica duramente l&#8217;Italia</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-9781" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-182.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="283" height="186" /></a>(Da antigone.it)</p>
<p>La legge sulla tortura recentemente approvata dal parlamento italiano non è conforme alla Convenzione Onu e va cambiata. La definizione di tortura aggiunge elementi che rendono la tortura difficile da dimostrare (la crudeltà, il verificabile trauma psichico, le condotte plurime), il reato è stato concepito come generico e dunque commettibile da chiunque e non solo da pubblici ufficiali, inoltre non è imprescrittibile e non c&#8217;è un fondo per risarcire le vittime. Sono tra i rilievi più importanti che il rapporteur sull’Italia del comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (CAT) ha formulato questa mattina all&#8217;Italia, durante la sessantaduesima sessione del Comitato stesso. Altro rilievo mosso al nostro paese riguarda la raccomandazione ad istituire un comitato nazionale per la promozione e protezione dei diritti umani. Molto apprezzata è stata invece l&#8217;istituzione del Garante Nazionale dei detenuti e delle persone private della libertà, che risponde al Meccanismo Nazionale di Prevenzione stabilito dalle Nazioni Unite, incarico attualmente ricoperto da Mauro Palma.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9779 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-179.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="216" height="274" /></a></p>
<p>Critiche durissime riguardano la gestione delle politiche migratorie che non possono mai legittimare la tortura e le brutalità. Tra i rilievi e le preoccupazioni del Comitato: la persistenza del reato di immigrazione irregolare, le deportazioni collettive verso paesi che praticano la tortura e violano i diritti umani, l&#8217;uso eccessivo della forza e gli abusi di polizia contro i migranti, così come le espulsioni che non vengono precedute da verifiche attente sul rischio di tortura nei paesi di provenienza. Duro il rapporteur è anche a proposito del memorandum &#8211; non avvallato dal parlamento &#8211; con il Sudan e le conseguenti espulsioni collettive di 48 sudanesi del Darfur. Un passaggio specifico è stato dedicato anche all&#8217;abolizione dell&#8217;appello nelle richieste di asilo politico, provvedimento contenuto nel decreto Minniti-Orlando sull&#8217;immigrazione, che indebolisce la protezione giudiziaria dei rifugiati. Durissima critica arriva poi sugli accordi con la Libia. Il Comitato ONU definisce esplicitamente le milizie libiche come gruppi irregolari finanziati per detenere migranti, i quali subiscono violenze e torture, e afferma che gli accordi in questione hanno istituzionalizzato una politica di sequestri e riscatti.</p>
<p>In ambito penitenziario il Cat solleva dubbi sul fatto che un detenuto possa essere sottosposto al regime duro di cui all&#8217;articolo 41 bis anche per vent&#8217;anni, nonché sull&#8217;eccessivo isolamento in cui vengono posti. Invita a ridurre l&#8217;uso della custodia cautelare che ha tra i più alti tassi in Europa. E&#8217; preoccupato del sovraffollamento che supera il 120%. Valuta positivamente l&#8217;introduzione della sorveglianza dinamica ma troppo pochi sono gli educatori e gli operatori sociali. Troppi i casi di collocazione dei detenuti in regime di isolamento. Il Cat chiede i dati sui casi di violenza nei confronti dei detenuti. Mancano informazioni a riguardo.Altrimenti &#8211; afferma il Cat &#8211; il fenomeno della tortura e dei maltrattamenti non è misurabile. Chiedono spiegazioni sui casi delle violenze nei confronti di detenuti ad Asti e Lucera (caso Rotundo). Il Comitato ha chiesto spiegazioni all&#8217;Italia sui casi di Valerio Guerrieri, diciottenne con problemi psichiatrici suicidatosi nel carcere di Regina Coeli, e Alfredo Liotta, morto nel carcere di Siracusa per non essere stato curato nonostante il suo evidente deperimento fisico. Rispetto alle violenze di polizia il Comitato Onu è preoccupato dell&#8217;assenza di provvedimenti disciplinari e penali nei confronti del personale delle forze dell&#8217;ordine che si è reso disponibile delle violenze a Genova, Napoli e Val di Susa. Si sottolinea la difficoltà dei detenuti stranieri a vedere riconosciuto il proprio pieno diritto di difesa.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-9780 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/11/th-181.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="299" height="196" /></a></p>
<p><em>&#8220;Antigone sta partecipando ai lavori di questa sessantaduesima sessione per la quale abbiamo presentato anche uno specifico rapporto indipendente nel quale abbiamo segnalato le nostre preoccupazioni su alcuni di quelli che sono stati poi i rilievi del Comitato&#8221;. A dirlo è Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone, presente a Ginevra per partecipare ai lavori delle Nazioni Unite. &#8220;Il Comitato muove una critica profonda alle politiche del governo sui temi dei migranti e della tortura, segnalando quanta poca attenzione sia stata posta sul terreno della difesa dei diritti umani. Quello che chiediamo è dunque che, conformemente ai rilievi delle Nazioni Unite, si straccino gli accordi con la Libia e con il Sudan e si interrompano immediatamente gli accordi di collaborazione con paesi dove sono provate e testimoniate torture e violazioni dei diritti umani, che sia reintrodotto l&#8217;appello per i richiedenti asilo, che si adottino politiche dirette a ridurre il numero di persone in custodia cautelare, che si prendano provvedimenti disciplinari nei confronti di personale coinvolto in episodi di violenza. E che si cambi la legge sulla tortura rendendola coerente con la definizione Onu&#8221;.</em></p>
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		<title>Quarta edizione del forum sociale del Maghreb</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2016 09:34:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde &#160; Dal 16 al 18 Dicembre 2016 si è tenuta a Tangeri, in Marocco, la 4 ° edizione del Forum Sociale Maghreb sulla migrazione. Questa sessione è una continuazione del lavoro&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di Mayra Landaverde</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7813" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1183" height="662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1183w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1-768x430.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/1-1024x573.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1183px) 100vw, 1183px" /></a></p>
<p>Dal 16 al 18 Dicembre 2016 si è tenuta a Tangeri, in Marocco, la 4 ° edizione del Forum Sociale Maghreb sulla migrazione. Questa sessione è una continuazione del lavoro svolto durante il primo forum tenutosi a Bruxelles nel 2010, a Oujda nel 2012 e a Monastir nel 2014. La scelta di Tangeri per ospitare il lavoro di quest&#8217;anno, il ponte tra l&#8217;Africa e l&#8217;Europa, crocevia di movimenti di migranti e rifugiati in un momento critico per il Mediterraneo, non è una coincidenza.</p>
<p>Per questa edizione due temi centrali sono stati scelti perché sono nel cuore delle sfide di questa regione in particolare, ma anche in tutto il Mediterraneo: i cambiamenti e gli impatti sulla migrazione e i movimenti ambientalisti e l’attuale situazione dei rifugiati.<br />
La sfida principale di questo secolo sarà certamente legata alle problematiche ambientali correlata con il loro impatto sulle popolazioni e il loro spostamento forzato. L&#8217;organizzazione mondiale delle migrazioni ha fatto delle previsioni basate sugli studi di un gruppo di esperti intergovernativi in ​​materia di immigrazione ed evoluzioni climatiche. Prevedono che entro il 2050 saranno intorno ai 200 milioni di persone migranti a causa di problemi ambientali.<br />
L’Africa e l’Asia saranno i continenti più colpiti da questo fenomeno, in particolare la regione del Maghreb che è un luogo di transito e fortemente coinvolto nei cambi climatici con una scarsa capacità di adattamento e dove ultimamente vive una disparità evidente fra classi sociali. Il Maghreb sta affrontando inoltre la minaccia del terrorismo e dei gravi episodi di razzismo,  come le ultime espulsioni illegali di cittadini subsahariani dal territorio algerino.</p>
<p>La seconda sfida è legata alla situazione dei rifugiati intorno al Mediterraneo. Migliaia di persone stanno lasciando il proprio Paese alla ricerca di un posto dove si spera di vivere con dignità e sicurezza. Ma di fronte a questa speranza si trovano muri e frontiere talmente chiuse da finire dentro centri di accoglienza che sembrano dei veri e propri campi di concentramento.<br />
Queste popolazioni sono vittime di guerre in paesi come l’Iraq, la Siria…<br />
oppure scappano da situazioni catastrofiche dei propri paesi come la Libia dopo la caduta del vecchio regime.</p>
<p>Per la guerra o la povertà estrema la responsabilità dei Paesi del nord del Mediterraneo è schiacciante.<br />
L’Europa non ha fatto altro che  chiudersi e attuare solo politiche in materia di sicurezza in modo di alimentare la stigmatizzazione dei migranti.</p>
<p>Ricordiamo che nel Mediterraneo ci sono più di 30 mila persone disperse. Quest’anno sono morte più di 5 mila persone nel loro intento di attraversare il mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7814" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1183" height="662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1183w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3-768x430.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/3-1024x573.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1183px) 100vw, 1183px" /></a><br />
Inoltre, gli stati del Maghreb sono ben lontani da accettare anche essi le proprie responsabilità sui drammi vissuti da migranti e rifugiati. Il Maghreb e l’Europa puntano tutto sulla “sicurezza” e l’esclusione . Si concludono accordi bilaterali con l&#8217;Unione europea per rafforzare il suo arsenale militare ed erigere muri in particolare tra il Marocco e l&#8217;Algeria, in nome della lotta contro il terrorismo. Questa politica di sicurezza volta le spalle all’ideale di unire i popoli proclamato nel “Appello di Tangeri” firmato nel 1958.</p>
<p>Lo spazio del Forum Sociale Maghreb è sempre stato sensibile alle problematiche sull’immigrazione e in particolare la situazione dei migranti africani.<br />
La regione è diventata nel corso degli anni un luogo di transito e anche d’immigrazione non regolare, vedi Melilla e il campo chiamato “ La giungla” dove centinaia di persone si fermano e aspettano la volta buona di passare la frontiera e arrivare in Spagna.<br />
In molte attività e incontri dell&#8217;FSMA questo tema era presente, a Bouznika nel 2006, nel 2008 in Al Jadida e in tanti altri eventi legati ai diritti dell’uomo e della donna.</p>
<p>Il Forum Sociale Maghreb, come detto, ha già tenuto tre edizioni: il Forum di Bruxelles nel 2010. A Oujda nel 2012 e a Monastir nel 2014.</p>
<p>In ciascuna di queste edizioni, le questioni di fondo erano state legate alle migrazioni, e soprattutto sui migranti , i loro bisogni e i loro diritti.<br />
Per la prima edizione, nel 2010, la scelta di una città europea sembrava scontata per la presenza rilevante della popolazione di origine nord africana residente in Europa. Questo per esprimere un desiderio di convergenza fra le due lotte, per la cittadinanza qui in Europa e là, per la libera circolazione,contro il razzismo, contro le politiche di sicurezza che violano la dignità e i diritti umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7815" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1183" height="662" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1183w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2-300x168.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2-768x430.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/12/2-1024x573.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w" sizes="(max-width: 1183px) 100vw, 1183px" /></a></p>
<p>La data del forum tenutosi il 18 dicembre 2010, ha avuto un significato in quanto si commemora l&#8217;adozione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e le loro famiglie. Tanto più che l&#8217;anno 2010 ha coinciso con il ventesimo anniversario della Convenzione stessa che l’unione europea non aveva ancora firmato.</p>
<p>Il Forum di Oujda, esteso a Orano nel 2012 è stato principalmente un momento di grande confronto in un luogo dove immigranti sub-sahariani che vivono in Nord Africa e soprattutto in Marocco sono stati per la prima volta ascoltati attraverso la loro stessa partecipazione attiva nell&#8217; evento. I migranti sub sahariani costituirono più della metà dei partecipanti testimoniando alcuni la propria tragedia vissuta nel proprio percorso di migrazione all’interno dell’ Africa.<br />
Queste testimonianze hanno avuto una forte eco anche al di fuori dello spazio del forum.</p>
<p>Troppo spesso si ha parlato a nome dei migranti con loro stessi relegati a semplici osservatori. Le cose cambiano lentamente ma fermamente e l&#8217;emergere di organizzazioni di migranti sono ora protagoniste. Nel nord del continente africano, a causa della storica immigrazione, si trovano organizzazioni più affermate che svolgono un ruolo importante nella difesa dei diritti dei migranti. Basandosi su questo risultato il FSM si sforza continuamente di lavorare per rafforzare i legami di solidarietà, di convergenza e di sostegno alla popolazione che lotta per proteggere e promuovere i diritti dei migranti.<br />
Il Forum Sociale Maghreb-Mashrek di Monastir nel 2014 decise allora di iniziare le attività con un corteo guidato da genitori di ragazzi scomparsi (Harragas). Per la maggior parte, questi erano giovani che avevano appena lasciato la Tunisia dopo la rivoluzione e di cui non si hanno più notizie fino ad oggi. Tutti questi genitori, soprattutto le madri, ci impongono di far luce su queste mancanze.<br />
Il Forum ha appena affrontato la questione dei desaparecidos, le politiche migratorie europee e quelle degli Stati del Mediterraneo meridionale e del loro impatto sulla vita dei migranti, sugli accordi di mobilità e di riammissione che l&#8217;Unione europea cerca in tutti i modi di imporre in Marocco e Tunisia, sulla libera circolazione in Nord Africa e la lotta contro il razzismo e la discriminazione, con particolare attenzione sul razzismo subito dai migranti sub-sahariani.</p>
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		<title>Giornata Internazionale per la PACE: il nuovo  video di Storytellers</title>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Dopo il racconto della poesia Se, di Rudyard Kipling, ecco il nuovo video degli Storytellers for Peace (Narratori per la Pace). Ogni anno, il 21 settembre, ricorre la Giornata Internazionale della Pace. L&#8217;Assemblea&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p dir="ltr">Dopo il racconto della poesia Se, di Rudyard Kipling, ecco il nuovo video degli Storytellers for Peace (Narratori per la Pace).</p>
<p dir="ltr">Ogni anno, il 21 settembre, ricorre la Giornata Internazionale della Pace.</p>
<p dir="ltr">L&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato questo giorno come un’occasione da dedicare al rafforzamento degli ideali di pace, sia all&#8217;interno delle nazioni, che tra queste ultime e i popoli.</p>
<p dir="ltr">Il tema della giornata per il 2016 è &#8220;Obiettivi di sviluppo sostenibile: costruire strade di pace.&#8221;</p>
<p dir="ltr">Questo è il modo in cui immaginiamo di farlo.</p>
<p dir="ltr">Sedici narratori provenienti da quattordici nazioni diverse, esprimendosi nella propria lingua madre, raccontano il loro personale sogno di pace per i rispettivi paesi, dal singolo punto di vista.</p>
<p dir="ltr">Il video collettivo è composto da differenti speranze per un mondo pacifico, riunite insieme come un meraviglioso puzzle, ognuna importante per il bene di tutti.</p>
<p dir="ltr">
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/cA8hYQG_ZYg?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">
<p dir="ltr">Come Martin Luther King Jr. ha detto: &#8220;L&#8217;ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia ovunque&#8221;.<br />
Quindi, che la pace sia, ma che sia pace ovunque.</p>
<p dir="ltr">Il video (disponibili, tramite l’apposita funzione di Youtube, sottotitoli in Italiano e Inglese):</p>
<p dir="ltr">I narratori e i brani in ordine di apparizione:</p>
<p dir="ltr">Immagina un mondo con altre leggi. Un mondo senza espulsioni. Dove le persone abbiano lavoro. Riesci a immaginare di camminare sulle &#8220;strisce pedonali&#8221; altrui?<br />
Beatriz Montero (Spagna)</p>
<p dir="ltr">Immagina un mondo dove nessun essere umano fosse costretto a dormire affamato. Coloro che hanno sete potessero bere acqua pulita. I malati potessero ricevere cure mediche. Tutti dovrebbero avere opportunità di lavorare.<br />
Hamid Barole Abdu (Eritrea)</p>
<p dir="ltr">Io immagino i bambini del Venezuela che giocano tutti in libertà, ascoltando storie sotto un albero Saman, all&#8217;ombra, con le loro famiglie, perché un abbraccio di pace non è una storia.<br />
Omira Bellizzio (Venezuela)</p>
<p dir="ltr">Distribuiamo l&#8217;amore. Moltiplichiamo l&#8217;amore. Aggiungiamo l&#8217;amore. Ma non sottraiamo l&#8217;amore.<br />
D.M.S. Ariyrathne (Sri Lanka)</p>
<p dir="ltr">Mi piacerebbe vedere il mio paese più inclusivo. Un paese in cui si recuperi la fiducia necessaria per essere calmi e tranquilli. Un paese dove i valori rinascano. Un paese dove la gente possa essere davvero felice.<br />
Sandra Burmeister (Cile)</p>
<p dir="ltr">Immagino un paese dove al primo posto ci siano i diritti umani, al secondo&#8230; i diritti umani, e al terzo? Sì, i diritti umani. Se avremo ancora tempo per altro sarà bello, altrimenti, mi piacerà lo stesso.<br />
Alessandro Ghebreigziabiher (Ideatore e coordinatore del progetto, Italia)</p>
<p dir="ltr">Immagino, un giorno, di svegliarmi al mattino, uscire per una passeggiata per le strade e trovare ogni singola persona, bambini, giovani e anziani, sorridere da orecchio a orecchio, affinché possano far sorridere anche te.<br />
Raquel Silvetti (Uruguay)</p>
<p dir="ltr">Immagina che non ci siano estremismi, omicidi e spargimenti di sangue in nome della religione nel Bangladesh; uomini e donne entrambi uguali; e ogni essere umano onorato come essere umano.<br />
Mahfuz Jewel (Bangladesh)</p>
<p dir="ltr">Come Filippina, io sogno le Filippine in pace, piene d&#8217;amore, unità e cooperazione.<br />
Storyteller Pet (Filippine)</p>
<p dir="ltr">Io immagino pace attraverso tolleranza &#8211; non solo tolleranza delle persone differenti da noi, ma tolleranza dell&#8217;ambiguità e dell&#8217;incertezza, poiché ci sono così tante cose che non capiamo e non possiamo capire &#8211; sull&#8217;universo, la scienza, la natura, dio, lo spirito, il cambiamento, il futuro, e la vita interiore di coloro che ci circondano. Quando possiamo accettare ambiguità e incertezza, può esserci empatia&#8230; e pace.<br />
Barry Stewart Mann (USA)</p>
<p dir="ltr">Immagino un paese dove tutte le decisioni e le leggi siano sempre fatte a misura di bambino. Questo è l&#8217;unico modo con il quale possiamo essere certi che la pace regnerebbe per sempre.<br />
Cecilia Moreschi (Italia)</p>
<p dir="ltr">Immagina un mondo dove si possa immaginare, nel quale si possa sognare, bere, giocare, vestirsi, cantare, disegnare, scrivere, amare. Un mondo dove si possa sognare a occhi aperti.<br />
Enrique Páez (Spagna)</p>
<p dir="ltr">
<p dir="ltr"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/13241283_1296002263761396_4859282610250592302_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6965" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="size-full wp-image-6965 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/13241283_1296002263761396_4859282610250592302_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="13241283_1296002263761396_4859282610250592302_n" width="409" height="416" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/13241283_1296002263761396_4859282610250592302_n.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 409w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/09/13241283_1296002263761396_4859282610250592302_n-295x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 295w" sizes="(max-width: 409px) 100vw, 409px" /></a></p>
<p dir="ltr">Immagina che non ci sia violenza al mondo, né fisica, né psicologica, né sessuale. Coloro che levassero le proprie mani per fare violenza si tramuterebbero in pietra. Immagina tutte le armi bandite, così come i costruttori di armi. Che facessero crescere ortaggi biologici, invece. Immagina tutti i bambini andare a scuola per imparare la pace e la libertà. Coloro che li trattengono, che li mettono in una scatola, che li classificano si trasformeranno in guano che sarà sparso sul prato della scuola. Immagina che scoppi una guerra, ma che non si presenti nessuno.<br />
Katharina Ritter (Germania)</p>
<p dir="ltr">Immagina il Portogallo. Immagina le onde del mare portoghese vibranti. Come note musicali che suonino sempre per la pace.<br />
Jozé Sabugo (Portogallo)</p>
<p dir="ltr">Immagina un mondo dove i bambini siano bambini e abbiano tempo, tempo per giocare, che è il migliore. Il tempo che hanno perso, libero e non prigioniero in un orologio. E immagina un mondo di storie, cartoni animati e novelle ma che non funzionino con un pulsante. Mi piacerebbe che una nonna mi leggesse e mi raccontasse tutto questo con la camicia da notte.<br />
Lisi Amondarain (Argentina)</p>
<p dir="ltr">Immagino che l&#8217;Australia abbracci le diverse culture. Immagino che l&#8217;Australia accolga e abbia cura dei rifugiati. Immagino che l&#8217;Australia comprenda meglio le culture Aborigene.<br />
Suzanne Sandow (Australia)</p>
<p dir="ltr">Informazioni:<br />
Storytellers for Peace nasce a giugno 2016 ed è una rete internazionale di narratori che creano storie collettive attraverso i video.<br />
Gli artisti e le storie provengono da tutto il mondo e parlano di pace, giustizia, uguaglianza e diritti umani.<br />
Tutti i partecipanti raccontano uno o più versi della storia nella propria lingua madre.<br />
Vedrete così video narrazioni multilingue che mostreranno quanto il mondo possa risultare bello e pacifico laddove si unisca per celebrare se stesso.<br />
Il progetto è stato ideato ed è coordinato da Alessandro Ghebreigziabiher, scrittore, narratore, attore e regista teatrale.</p>
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		<title>Profughi: nuova condanna all&#8217;Italia per i respingimenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2014 06:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[asilo]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[diritti]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazione Eu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Violazione dei diritti umani: con questa accusa l’Italia è stata condannata dalla Corte Europea di Strasburgo, insieme alla Grecia, per una serie di respingimenti indiscriminati alla frontiera nei confronti di numerosi migranti sbarcati in&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/11/24/profughi-nuova-condanna-allitalia-per-i/">Profughi: nuova condanna all&#8217;Italia per i respingimenti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on">
</p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/11/1113988619.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/11/1113988619.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="125" width="320" /></a></div>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Violazione<br />
dei diritti umani: con questa accusa l’Italia è stata condannata<br />
dalla Corte Europea di Strasburgo, insieme alla Grecia, per una serie<br />
di respingimenti indiscriminati alla frontiera nei confronti di<br />
numerosi migranti sbarcati in tre porti dell’Adriatico. E’ la<br />
terza condanna che subisce l’Italia, nel giro di appena tre anni, a<br />
livello europeo. La prima, nel febbraio del 2012, sempre da parte<br />
della Corte di Strasburgo e sempre per respingimenti avvenuti nel<br />
2009, questa volta direttamente in mare, in ossequio alla “linea<br />
dura” contro l’emigrazione decisa dal governo Berlusconi. La<br />
seconda, nel marzo successivo, da parte del Consiglio d’Europa, per<br />
la vicenda dei 63 profughi lasciati morire di sete e d’inedia su un<br />
gommone abbandonato alla deriva per quindici giorni, nell’aprile<br />
del 2011. Ora arriva questa terzo, pesante verdetto, proprio mentre è<br />
in corso in tutta Europa, sotto la guida italiana, la contestatissima<br />
Mos Maiorum, l’operazione di polizia volta a individuare, fermare e<br />
schedare quanti più migranti possibile.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
La<br />
Corte ha pronunciato la sentenza il 21 ottobre. Vittime del sopruso<br />
sono 35 profughi: 32 afghani, 2 sudanesi e un eritreo, giunti con un<br />
ferry di linea ad Ancona, Venezia e Bari. Era il 2009, uno degli anni<br />
più bui della “politica dei respingimenti” voluta con forza<br />
soprattutto dall’allora ministro dell’intero leghista Roberto<br />
Maroni, con disposizioni capestro per tutte le forze di polizia e la<br />
stessa Marina Militare. Non a caso si tratta di tre episodi distinti<br />
ma del tutto simili: il più grave ad Ancona, dove è stato bloccato<br />
il gruppo più numeroso di rifugiati, tutti afghani. Intercettati<br />
alla frontiera al momento dello sbarco, i migranti – ad Ancona come<br />
a Venezia e a Bari – sono stati fermati, identificati e affidati al<br />
comandante della nave, con l’incarico di riportarli in Grecia, a<br />
Patrasso, e consegnarli alla polizia ellenica. Tutto in un arco di<br />
tempo brevissimo, senza esaminare le loro storie e senza che fosse<br />
data a nessuno la possibilità di appellarsi al diritto di asilo.<br />
Senza, anzi, che fosse loro almeno spiegato cosa stesse accadendo. Ad<br />
alcuni, tutti afghani, ad esempio, ad Ancona gli agenti hanno<br />
consegnato delle brochures nelle quali, in effetti, venivano elencati<br />
i diritti dei migranti, solo che erano scritte in arabo, una lingua<br />
che nessuno di loro conosceva. C’è da chiedersi perché non siano<br />
stati usati opuscoli in inglese. Soltanto un imperdonabile errore?<br />
Sembra una farsa ma, purtroppo, è un dramma consumato sulla vita di<br />
decine di persone.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Sta<br />
di fatto che quei richiedenti asilo non hanno potuto rendersi conto<br />
di nulla: si sono ritrovati di nuovo sul ferry con cui erano<br />
arrivati, sotto chiave&nbsp; in una cabina, senza neanche poterne<br />
capire il perché. Trattamenti sostanzialmente analoghi hanno<br />
ricevuto gli altri profughi, a Venezia e a Bari. Trattamenti che la<br />
Corte di Strasburgo, dopo cinque anni di istruttoria, ha considerato<br />
una forma di espulsione collettiva indiscriminata, in contrasto con<br />
le norme del diritto di asilo. In particolare, i giudici ritengono<br />
che siano stati violati tre articoli della Convenzione Europea a<br />
salvaguardia dei diritti dell’Uomo: il numero 3 <i>(“Nessuno<br />
può essere sottoposto a torture né a</i><br />
<i>pena<br />
o trattamenti inumani o degradanti”)</i>;<br />
il 13 <i>(“Ogni<br />
persona i cui diritti e le cui libertà siano stati violati ha<br />
diritto a un ricorso effettivo davanti a una istanza nazionale, anche<br />
quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono</i>)<br />
<i>nell’esercizio<br />
delle loro funzioni ufficiali”)</i>,<br />
e il numero 4 del quarto protocollo <i>(“Le<br />
espulsioni collettive di stranieri sono vietate”).</i></div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
L’Italia<br />
si è giustificata asserendo di essersi solo attenuta alle norme del<br />
trattato di Dublino per cui i rifugiati vanno presi in carico dal<br />
primo Stato dell’Unione Europea dove arrivano e al quale rivolgono<br />
la richiesta di aiuto. In questo caso, la Grecia. La Corte ha però<br />
eccepito che il trattato di Dublino non poteva essere applicato a<br />
causa della difficile situazione che attraversava la Grecia e, in<br />
particolare, per il trattamento che veniva riservato nel paese ai<br />
migranti. Atene – dicono infatti i giudici – non era nella<br />
posizione di garantire il diritto d’asilo e l’Italia non poteva<br />
non saperlo. Era più che noto, insomma, che la Grecia era sconvolta<br />
in quei mesi da duri contrasti politici e si respirava un diffuso<br />
senso di ostilità e risentimento nei confronti dei numerosi<br />
stranieri che erano riusciti in qualche modo a varcare le frontiere:<br />
ben 146.337 nell’arco del solo 2008. Eloquenti i rapporti del<br />
Commissariato dell’Onu (Unhcr), che aveva denunciato numerosi<br />
arresti arbitrari di gruppo, contro gli immigrati, da parte della<br />
polizia, e pessime condizioni di vita nei centri di raccolta, spesso<br />
privi di qualsiasi forma o servizio di assistenza. Senza contare la<br />
prospettiva di espulsione e rimpatrio forzato nei paesi d’origine<br />
dove, essendo fuggiti da clandestini, quei profughi rischiavano di<br />
subire carcerazioni pesantissime, forse persino la tortura e la<br />
morte. Vale la pena ricordare che non per niente, in quello stesso<br />
periodo, diversi tribunali tedeschi bloccarono la “restituzione”<br />
all’Italia di profughi giunti in Germania dalla Grecia passando per<br />
la nostra penisola, nel timore che poi Roma li consegnasse alle<br />
autorità elleniche.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
L’Italia<br />
non ha avuto questi stessi scrupoli. Così, una volta rispediti<br />
indietro e arrivati a Patrasso, tutti quei 35 profughi respinti da<br />
Ancona, Venezia e Bari sono stati fermati e rinchiusi in un campo di<br />
smistamento e poi rilasciati solo alla condizione di andarsene dalla<br />
Grecia entro 30 giorni. Le loro strade, a quel punto, si sono divise.<br />
Molti, dopo altre traversie, hanno avuto modo di arrivare in vari<br />
Stati europei. Uno è approdato di nuovo in Italia. Ma uno è dovuto<br />
ritornare in Afghanistan.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Il<br />
procedimento che ha portato a ricostruire questa vicenda e poi alla<br />
condanna è stato lungo e complicato. Il caso è stato subito<br />
sollevato dall’Unhcr, da Amnesty e da Aire Centre (Centro per i<br />
diritti individuali in Europa), ma non è stato facile rintracciare<br />
le vittime, disperse ormai per ogni dove, per poter impostare la<br />
procedura legale. “Anche perché la polizia greca – denuncia<br />
Fulvio Vassallo Paleologo, dell’Associazione giuristi per i diritti<br />
degli immigrati (Asgi) – nell’estate del 2009, alcuni mesi dopo<br />
il ricorso, ha sgomberato violentemente il campo di Patrasso,<br />
distrutto documenti e beni personali ed eseguito numerose<br />
deportazioni”. A ritrovare e a ricucire almeno parte delle singole<br />
storie, rendendo così possibile il ricorso alla Corte di Strasburgo,<br />
è stato il lavoro assiduo, spesso rischioso, di associazioni e<br />
volontari coordinati da Alessandra Sciurba e dagli avvocati Ballerini<br />
di Genova e Mandro di Venezia. Grazie a loro, dopo mesi di ricerca,<br />
sono stati rintracciati quattro di quei 35 profughi, tutti afghani,<br />
tutti respinti da Ancona e tutti finiti in varie parti d’Europa,<br />
dopo l’espulsione dalla Grecia. Raccolta in un articolo di<br />
Alessandra Sciurba, la loro voce è diventata la struttura portante<br />
del dossier fatto pervenire a Strasburgo. E la Corte, ora, ne ha<br />
confermato la denuncia: nei loro confronti è stato perpetrato un<br />
sopruso.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
E’<br />
una sentenza importante. Dovrebbe segnare una svolta. O quanto meno<br />
suonare come un monito per la politica europea sull’immigrazione.<br />
Eppure la Grecia, malgrado la condanna appena ricevuta – come fa<br />
notare Fulvio Vassallo Paleologo – pare stia per eseguire un altro<br />
respingimento collettivo dall’isola di Simi, nel Dodecaneso, verso<br />
la costa turca, distante poche miglia di mare fortemente presidiato<br />
dalla Guardia Costiera. L’Italia non è da meno: proprio in questi<br />
giorni si sono registrati almeno altri due casi di respingimento: un<br />
piccolo gruppo di siriani sbarcati all’aeroporto di Crotone e una<br />
signora, sempre siriana, arrivata all’aeroporto di Fiumicino da<br />
Istanbul insieme al marito, residente già da tempo in Europa. La<br />
“giustificazione” della polizia di frontiera è stata che quei<br />
migranti avevano documenti falsi. E’ vero. Lo hanno ammesso gli<br />
stessi interessati, specificando però che erano stati costretti a<br />
usare documenti falsificati per poter uscire dalla Siria travolta<br />
dalla guerra di tutti contro tutti che dura da anni. Ma nessuno ha<br />
preso in considerazione la loro “storia” nel contesto degli<br />
avvenimenti tragici che si stanno verificando: ci si è limitati<br />
all’identificazione anagrafica e alla constatazione materiale del<br />
“falso”. Nessun peso è stato dato neanche al fatto che la donna<br />
arrivata da Istanbul è malata di cancro e non può essere dunque<br />
respinta, se non altro per ragioni umanitarie.</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.35cm; margin-right: 1cm;">
Italia<br />
e Grecia, come avverte la stessa Corte di Strasburgo, hanno ora tre<br />
mesi di tempo per impugnare eventualmente la sentenza, ricorrendo in<br />
appello davanti alla Gran Camera. Ecco il punto, allora: si tratta di<br />
vedere, adesso, se lo Stato italiano intende contestare il verdetto o<br />
ne farà invece davvero un punto di svolta, accettando le condanna e<br />
facendone tesoro per impostare un rapporto diverso con la tragedia<br />
dei profughi che premono dal Sud del mondo verso la Fortezza Europa.<br />
Stando agli episodi di Crotone e di Fiumicino, però, le premesse non<br />
sono incoraggianti. Ed è indicativo che questa nuova condanna sia<br />
passata pressoché inosservata: la stampa ne ha parlato poco o<br />
niente, la “politica” ancora di meno. Quasi si volesse far finta<br />
di non vedere per poter continuare ad avere mano libera nei<br />
respingimenti.</div>
<p></p>
</div>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2014 07:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[camera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo questa comunicazione che riteniamo interessante, per chi è a Roma Espulsi trattenuti. Gli esiti estremi dell’immigrazione in Italia &#160; Presentazione del libro: “Crimini contro l’ospitalità. Vita e violenza nei centri per stranieri” 24&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: center;">
<p> Riceviamo questa comunicazione che riteniamo interessante, per chi è a Roma</p>
<p>Espulsi trattenuti. Gli esiti estremi dell’immigrazione in Italia</p></div>
<div style="text-align: center;">
&nbsp;</div>
<p></p>
<div align="CENTER" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0.5cm;">
Presentazione<br />
del libro:</div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.5cm;">
“<b>Crimini<br />
contro l’ospitalità. </b><i><b>Vita<br />
e violenza nei centri per stranieri</b></i>”</div>
<p></p>
<div align="CENTER" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0.5cm;">
<u>24<br />
Novembre, ore 17 – Sala della Mercede, Via della Mercede 55</u></div>
<p></p>
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0.5cm; text-decoration: none;">
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" lang="it-IT" style="margin-bottom: 0.5cm;">
Un<br />
libro di denuncia politica e un reportage filosofico.
</div>
<p></p>
<div align="JUSTIFY" style="margin-bottom: 0.5cm;">
Un<br />
viaggio nei <b>CIE</b>,<br />
quei Centri di Identificazione ed Espulsione dove vengono trattenuti<br />
gli immigrati irregolari in attesa del ripatrio. Un limbo invisibile<br />
e nascosto, spesso collocato ai margini delle città, dove vengono<br />
relegate le vittime della Fortezza Europa. Nei CIE vengono private<br />
della libertà personale donne<br />
e uomini che<br />
non hanno commesso alcun reato. Esso è descritto come “campo”, e<br />
i detenuti sono chiamati &#8220;ospiti&#8221;. Eppure troppo spesso<br />
siamo in presenza di un luogo del non diritto, dove la legge è<br />
emanazione diretta di chi ha responsabilità di controllo in<br />
quell&#8217;istante.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Ne<br />
parleranno con <u><a href="http://www.ilmelangolo.com/index.php?page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=3802&amp;category_id=524&amp;option=com_virtuemart&amp;Itemid=59&amp;vmcchk=1&amp;Itemid=59&utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">l’autrice</a></u><br />
del libro <b>Donatella<br />
Di Cesare</b></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<b>On.<br />
Khalid Chaouki</b>,<br />
deputato del PD, Coordinatore intergruppo immigrazione</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<b>On.<br />
Gennaro Migliore</b>,<br />
deputato PD, Presidente Commissione d’inchiesta Centri di<br />
accoglienza</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<b>Roberto<br />
Zaccaria</b>,<br />
Costituzionalista, ex presidente Rai, Presidente del Cir (Consiglio<br />
Italiano per i Rifugiati)</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<b>Simone<br />
Regazzoni</b>,<br />
docente universitario, filosofo e scrittore</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<b>Gabriella<br />
Guido</b>,<br />
coordinatrice della campagna “LasciateCIEntrare”</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Modera:<br />
<b>Iman<br />
Sabbah</b>,<br />
giornalista di RaiNews</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
<b>Donatella<br />
Di Cesare </b>è<br />
professore ordinario di Filosofia Teoretica all’Università La<br />
Sapienza di Roma.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0.5cm;">
Per<br />
accreditarsi all’evento segnalare il proprio nominativo a Silvia De<br />
Marchi <u><a href="mailto:silvia.demarchi@camera.it" target="_blank">silvia.demarchi@camera.it</a></u></p>
</div>
<p></p>
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