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		<title>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2020 09:36:29 +0000</pubDate>
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<p>Bosnia, annuncio dell&#8217;Alto Rappresentante<br>Finalmente una legge contro la negazione del genocidio in Bosnia</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="800" height="400" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14852" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 800w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/11/bosnia-768x384.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p>L&#8217;Alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina, l&#8217;austriaco Valentin Inzko, ha annunciato una legge contro la negazione dei crimini di genocidio, attesa da tempo. In un&#8217;intervista alla stampa di qualche giorno fa, ha confermato che avrebbe usato i suoi cosiddetti Poteri di Bonn a questo scopo se il parlamento del Paese non avesse presto approvato una legge in tal senso. I politici serbi impediscono da anni una legge che punisca la negazione del genocidio. I sopravvissuti ai crimini e i parenti delle vittime aspettano da 25 anni che la negazione del genocidio diventi finalmente un reato punibile. Questo è essenziale<br>per la pace in Bosnia e per il futuro del Paese. Si spera così che l&#8217;11 luglio 2021, alla celebrazione del 26. anniversario del massacro di Srebrenica, nessuno possa più affermare impunemente che questo omicidio di massa non sia avvenuto. Soprattutto nella Repubblica Srpska, dominata dai serbi, la negazione del genocidio è stata finora un luogo comune. Ai bambini serbi viene insegnata a scuola una versione fantasy della storia. I miti di eroi e vittime totalmente distorti vengono trasmessi alla generazione successiva. I criminali di guerra condannati sono apertamente venerati nella parte serba della Bosnia, le istituzioni statali portano il loro nome e per loro vengono eretti monumenti &#8211; ma si impediscono i memoriali<br>alle vittime. In queste condizioni non ci può essere una riconciliazione duratura. Al contrario, rende più probabili ulteriori violenze.</p>



<p>Una regolamentazione giuridica, simile al divieto di negazione dell&#8217;Olocausto in Germania e in Austria, non è solo un dettato di giustizia. La riconciliazione e la pace sono considerate condizioni preliminari decisive per l&#8217;ulteriore sviluppo della Bosnia. Il Paese si sta impegnando per l&#8217;adesione all&#8217;Unione Europea e alla NATO. La Bosnia ha ancora molto lavoro da fare su questa strada. Le necessarie riforme della pubblica amministrazione e la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata sono tuttora bloccate dalla Republika Srpska: proprio l&#8217;accordo di pace di Dayton le aveva concesso questa possibilità.</p>



<p>In questi giorni ricorre il 25. anniversario dell&#8217;accordo di pace di Dayton, che ha formalmente posto fine alla guerra in Bosnia. Per questa occasione l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati ha pubblicato un memorandum che analizza le enormi mancanze dell&#8217;accordo e i suoi effetti sui tempi attuali.</p>
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		<title>Volontari animatori in Bosnia Erzegovina</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 08:10:57 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="720" height="960" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13602" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/82736684_10216800657032257_5173605132453019648_o-225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></div>



<p>a cura
di Alessandra Montesanto</p>



<p>Fotografie
di @Beppe Deiana 
</p>



<p>Nel
1993 Don Ermanno D’Onofrio, allora non ancora sacerdote, ha
iniziato ad impegnarsi in numerosissimi viaggi di solidarietà nei
Paesi Balcanici piagati dalla guerra, guidando convogli di aiuti
umanitari che, partendo da Frosinone, giungevano in Bosnia Erzegovina
ed in Croazia per alleviare le sofferenze e portare conforto e calore
umano ad un’intera generazione di uomini, donne e bambini. Sotto la
spinta e l’entusiasmo di Ermanno D’Onofrio nasce, nel 1995,
l’Associazione di volontariato <em>Insieme
per gli Altri </em>per
portare avanti i numerosi progetti di solidarietà intrapresi.
I
bambini sono sempre stati al centro del suo impegno, della sua
attenzione e dei suoi progetti umanitari, anche nel territorio
nazionale. In quegli stessi anni, infatti, la sua attenzione, in
Italia, si è focalizzata particolarmente su progetti di assistenza,
cura e recupero di bambini ed adolescenti vittime di disagio. È
questo il periodo in cui ha ideato e diretto diverse colonie estive
per minori a rischio: “Le Colonie dell’Arcobaleno”. Esperienza
che successivamente ha visto nascere La Casa d’Accoglienza
L’Arcobaleno, dal 2003 al 2011, e che oggi è viva nel Progetto “La
Casa di Daniela”, struttura d’accoglienza per minori ispirata,
spiritualmente ed educativamente, alla figura della Serva di Dio
Daniela Zanetta oltre che in tutti i progetti realizzati a favore
dell’infanzia.<br>Contemporaneamente,
don Ermanno, ha continuato con costanza ad essere presente in
ex-Jugoslavia, organizzando una catena di solidarietà a favore
dell’Ospedale Pediatrico di Gornja Bistra, nei pressi di Zagabria.
Qui nasce il Giardino delle rose blu, prima come nome del Progetto e
successivamente, il 15 dicembre 2002, come Associazione Nazionale
che, il 28 giugno 2008, si è trasformata in una Fondazione
Internazionale.

</p>



<p>Il
progetto “Sarajevo, un inverno che non finisce” è un campo di
volontariato invernale in Bosnia Erzegovina. Nasce nel 2007, proprio
dall’impegno che “Il giardino delle rose blu” ONLUS svolge nei
Balcani dagli anni ’90.

</p>



<p><em><strong>Associazione
Per i Diritti umani</strong></em>
ha avuto il piacere di parlare con alcuni membri della fondazione <em>Il
giardino delle rose blu </em>e
del loro ultimo campo in Bosnia Erzegovina come animatori per minori
e adulti in difficoltà e famiglie bisognose.</p>



<p>Ecco
le loro parole, i loro ricordi.</p>



<p>Massimiliano

</p>



<p>Lo
scorso dicembre è partito un campo invernale di volontariato in
Bosnia Erzegovina della Fondazione <em>Il
giardino delle rose blu</em>, un
nome che si riferisce  ad un centro di bambini con disabilità di
Zagabria e il fondatore della fondazione aveva trovato un poesia che
parlava di una rosa blu e di un bambino speciale, più fragile, ma
più prezioso.</p>



<p>Il giardino delle rose blu nasce negli anni &#8217;90 quando Ermanno andava coi ragazzi nei campi profughi in Bosnia per portare aiuti e per animare; nel 1998, per vie abbastanza casuali, Ermanno e i volontari arrivano all&#8217;ospedale di Gornja Bistra, vicino a Zagabria, per bambini con malattie genetiche dove è nato il nostro progetto più importante. Siamo poi tornati in Bosnia nel 2007 e da allora, ogni anno in inverno e in estate, organizziamo un campo. Quello estivo viene organizzato solo a Cerksa, un villaggio dell&#8217;est della Bosnia (un paese interamente di musulmani, ma localizzato nella Repubblica serba di Bosnia) dove animiamo i bambini. Quello invernale, invece, è itinerante in cui facciamo dieci giorni con tante attività, divisi in gruppi: nella prima parte, nella Bosnia centrale, animiamo (musica, clown, trucchi) le strutture per anziani e per bambini e visitiamo le famiglie, portando doni e materiale scolastico, mercatini di vestiti e altro. Si vive a contatto stretto con le persone del luogo: la maggior parte sono musulmane (ma ci sono anche famiglie croate, serbe) e a loro piace che con noi ci siano volontari di cultura serba perché è un modo per loro di superare le divisioni dovute alla guerra.</p>



<p>Una
seconda parte del campo viene vissuta in Erzegovina dove quest&#8217;anno
abbiamo fatto animazione nell&#8217;orfanotrofio di Mostar, presso le
famiglie e nella casa di riposo di Domanovići. 
</p>



<p>Inoltre,
quest&#8217;anno, a Sarajevo abbiamo approntato una festa per i bambini e
le famiglie migranti (l’ultimo giorno dell’anno) e una festa in
piazza a Mostar il 4 gennaio. Qui la signora che ci accompagnava ha
detto che Mostar non vedeva da anni una situazione così gioiosa,
perché è una città scoraggiata. Il mio ricordo più forte e il più
doloroso è l&#8217;orfanotrofio perché i bambini sono belli, educati,
gentili, ma si legge loro in faccia che hanno bisogno di abbracci. 
</p>



<p>Anna</p>



<p>Il
ricordo che voglio condividere è quello legato alla serata con le
famiglie migranti, dalla Siria, dall&#8217;Iraq, dall&#8217;Iran. Bambini che ci
venivano incontro, affettuosi; abbiamo giocato con loro e poi si sono
avvicinati anche i genitori, le donne, che hanno iniziato a fare
musica con noi, a suonare i bonghi, a ballare ed è stato come essere
tra amici. Abbiamo condiviso la cena e le storie e a me è rimasto in
mente un uomo che si è commosso mentre mi riportava il racconto di
lui come padre e del suo viaggio dall&#8217;Iraq a Sarajevo per arrivare in
Germania &#8211; dove avrebbe raggiunto il fratello &#8211;  con una bambina
piccola. L&#8217;uomo mi ha raccontato questa storia con le lacrime agli
occhi mentre in sala ha sempre tenuto un atteggiamento serio e forte.
Un contrasto che mi ha molto colpita. 
</p>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="768" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13603" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-1024x768.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o-768x576.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/81985887_2917946668264130_1866703562638098432_o.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1333w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Roberto</p>



<p>Io
vorrei parlarti di un ragazzo di Bakovići,
un ospedale per persone con
difficoltà psichiatriche e altre malattie. Questo ragazzo mi ha
scritto su un foglio una poesia sulla madre che conservo a casa. Mi
stupisco di come possa essere lì un ragazzo con una mente come la
sua così brillante, che parla un italiano quasi perfetto, molto
attivo sui social come tanti giovani di oggi&#8230;</p>



<p>Rocco</p>



<p>Riporto la testimonianza di Ammar, che conosciamo da molto tempo e che ogni volta che facciamo il campo ci viene a trovare. Ammar ci ringrazia sempre per l&#8217;aiuto che portiamo al popolo bosniaco; infatti noi siamo letteralmente innamorati della Bosnia e della sua gente. A me, per amarli, basta osservare gli anziani che hanno vissuto la guerra sulla propria pelle. Sono, inoltre, un clown e sto con i bambini e vedere i loro sorrisi vale già tutto il viaggio.  </p>



<p>Alice</p>



<p>C&#8217;è un
mix di ricordi e quello più nitido (che non riesco a togliermi dalla
testa) è quello di un ragazzino nella struttura di Drin, autistico,
seduto su una sedia, chiuso nel suo mondo; ad un certo punto, provo a
dargli la mano e lui si alza e iniziamo a correre insieme e ridiamo. 
</p>



<p>Il campo
è andato bene soprattutto per le persone che ne hanno fatto parte
perchè eravamo uniti, con un unico obiettivo, quello di far star
bene le persone intorno a noi e di divertirci e ci siamo riusciti.
Abbiamo inventato tante cose, anche con poco, e abbiamo creato
situazioni di gioia. Ad esempio nel campo per i migranti, i bambini
non volevano più farci andar via; in piazza abbiamo organizzato una
festa, durante uno degli ultimi giorni, e lì con quello che ci era
rimasto abbiamo avvertito un sacco di calore umano intorno a noi,
nonostante il freddo della temperatura. Non vedo l&#8217;ora di ripartire e
la prossima volta avrò un po&#8217; più di consapevolezza perchè questo
per me è stato il primo ed è stato tutta una scoperta. 
</p>



<p>Beppe</p>



<p>Ricordo
il volto di un donna anziana, a Cerska, che ha fatto tre ore di
cammino perché abita sulle montagne. E&#8217; arrivata da noi al mattino
per prendere i suoi due sacchi di viveri e altro (poi li abbiamo
caricati sul pulmino e l’abbiamo accompagnata a casa sua).</p>



<p>Ricordo
anche un&#8217;altra famiglia che ha resistito alla guerra a Sarajevo; una
famiglia composta da marito, moglie e una figlia. Entrambi gli adulti
soffrono di sindrome post traumatica da guerra. 
</p>



<p>Ricordo
la casa per famiglie migranti, con quest&#8217;uomo curdo che arriva in
Europa per cercare una via di uscita e un lavoro per sostenere i
familiari in Kurdistan e che, mentre si sposta per l&#8217;Europa, gli
arriva la notizia del decesso del padre, ucciso dall&#8217;Isis; decide di
tornare in Kurdistan, per tre anni si batte contro l&#8217;Isis e dopo tre
anni decide di partire con la moglie e i due figli piccolissimi,
attraversando mezza Africa (con la Libia) la Siria, la Turchia, la
Grecia, la Croazia, la Serbia per arrivare in Bosnia, con i piedi nei
fiumi, nei deserti&#8230;Queste sono le mie suggestioni e le emozioni
sono ancora vivide. 
</p>
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		<title>“LibriLiberi”. Veniva da Mariupol</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2019 09:01:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Alessandra Montesanto Una saga familiare che ha il respiro ampio della grande letteratura russa. Veniva da Mariupol (L&#8217;Orma editore) è l&#8217;ultimo romanzo della scrittrice tedesca Natascha Wodin. Anno di nascita: 1945. All&#8217;infanzia dell&#8217;autrice&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Una saga familiare che ha il respiro ampio della grande letteratura russa. <i>Veniva da Mariupol </i>(L&#8217;Orma editore)<i> </i>è l&#8217;ultimo romanzo della scrittrice tedesca Natascha Wodin. Anno di nascita: 1945.</p>
<p>All&#8217;infanzia dell&#8217;autrice – trascorsa in un campo per sfollati – si giunge solo al termine della lettura perchè il racconto si dipana in un&#8217;indagine precisa delle vicende della sua famiglia, a partire dalla Prima Guerra Mondiale fino alla fine della Seconda, con intramezzi sul Presente.</p>
<p>La ricerca parte dalla volontà di ripercorerre l&#8217;esistenza materna, di una bambina-ragazza-donna che ha patito la miseria, che ha vissuto l&#8217;esilio, la violenza del regime stalinista prima e del nazifascismo poi, deportata con il marito come forza lavoro in Germania, con le conseguenze tragiche di una dura realtà che si imprime sul corpo e nella mente.</p>
<p>Quasi per caso, guardando una vecchia fotografia, la Wodin si mette sulle tracce dei parenti suoi e della madre, arricchendo la narrazione, di volta in volta, di particolari e coinvolgendo il lettore in un viaggio scrupoloso nella Storia del &#8216;900 con le delusioni, i tentativi, le conquiste proprie di un&#8217; inchiesta giornalistica.</p>
<p>Ciò che affascina, in questo romanzo, sono anche le descrizioni poetiche dei paesaggi che attorniano i personaggi nelle loro peregrinazioni, paesaggi che fanno da contraltare alle crudeltà in atto; bello il gioco di specchi che si viene a creare tra chi scrive e le persone di cui scrive, con le sfumature psicologiche, spesso solo immaginate. La scrittura alterna, quindi, toni lirici, profondi e diretti (per le descrizioni delle atrocità e delle ingiustizie vissute dai protaginisti) che regalano il quadro d&#8217;insieme di una intera epoca. Sembra che, osservando con attenzione partecipata le poche immagini e gli altri indizi che ha a disposizione, l&#8217;autrice cerchi il senso generale di un dipinto di Bosch, prendendosi il tempo necessario per osservare i particolari con una lente di ingrandimento, per capire cosa si celi dietro ad un sorriso, ad un oggetto o ad un&#8217;atmosfera.</p>
<p>Un lungo racconto che parla anche dell&#8217;Oggi, che si rivolge a noi in quanto umanità: “<i>Ragazze con il fazzoletto in testa, le valigie di cartone e i fagotti di stoffa, alcune poco più che bambine, vestite di stracci. Tutte terrorizzate, incapaci di comprendere dove siano finite, strappate dalle città e dai villaggi dei loro Paesi natali. Unsa massa interminabile di esseri umani senza nome che esistono solo come numeri. Ognuna di loro è mia madre</i>”. Ma anche una storia che ha costretto la stessa persona che ha deciso di raccontarla a compiere un percorso interiore, per cercare risposte a domande inevase, per trovare un significato anche alla propria vita tramite quella di chi l&#8217;ha preceduta.</p>
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		<title>Le donne dell&#8217;Ucraina. Intervista a Giulia Corsalini</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 07:39:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i Diritti umani ha avuto il piacere di intervistare Giulia Corsalini, docente e autrice di critica letteraria, qui al suo esordio nella narrativa con il romanzo La lettrice di Cechov, edito da&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> ha avuto il piacere di intervistare Giulia Corsalini, docente e autrice di critica letteraria, qui al suo esordio nella narrativa con il romanzo <em>La lettrice di Cechov, </em>edito da Nottetempo.</p>
<p>Ringraziamo molto Giulia Corsalini per la sua disponibilità</p>
<p>Intervista a cura di Alessandra Montesanto</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-11940" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="282" height="407" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 282w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/01/9788874527274_0_0_407_751-208x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 208w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Perché ha deciso di raccontare questa storia?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa storia è nata diversi anni fa. A quel tempo scrivevo soprattutto racconti. In Università , nell&#8217;Istituto di Italianistica in cui lavoravo, si parlava di una giovane donna ucraina, una badante, che, frequentando la biblioteca di Slavistica nelle ore libere, si era fatta apprezzare come studiosa e aveva ottenuto un contratto di docenza. La biblioteca di Russo non era nello stesso piano del nostro Istituto e questa collega forse la incrociavo per le scale ma non l&#8217;ho mai conosciuta, né ho saputo in seguito più nulla di lei. La notizia è passata così; poi, ad un certo punto, non so come, è diventata il nucleo di un racconto. Su questa storia sono tornata e ritornata, finché ne è nato un romanzo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come si è documentata per tratteggiare il personaggio di Nina, simbolo di tutte le donne (in particolare dell&#8217;Est Europa), costrette a lasciare i figli e i mariti nella terra d&#8217;origine per venire in Italia a svolgere professioni poco appaganti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Negli ultimi anni ho conosciuto diverse donne ucraine e di alcune sono diventata amica; così so molto delle loro vite, del loro lavoro e delle famiglie lontane. La distanza dei figli naturalmente è l&#8217;aspetto più difficile e doloroso della loro esperienza e quello che, come madre, faccio più fatica a comprendere. Per le donne che vengono dalle terre dell&#8217;est dell&#8217;Ucraina, terre devastate da un conflitto terribile e poco noto, la lontananza è ancora più drammatica. Per un certo periodo, una di loro, mentre parlava con il figlio al telefono, sentiva il boato dei bombardamenti su Donetsk (questo figlio, che si è laureato mentre lei era in Italia e vive solo, è il suo unico affetto e per tre anni la guerra le ha reso impossibile raggiungerlo). Ma è un&#8217;altra storia.</p>
<p>Ho letto dei libri, romanzi e saggi sull&#8217;argomento e poi ho fatto un viaggio a Kiev; ho visitato questa città storica, attraversata dal Dnepr, molto bella; ho partecipato ai riti ortodossi; ho mangiato i piatti tipici; ho preso l&#8217;aereo nel piccolo aeroporto vicino alla città, dal quale partono le badanti più fortunate, che riescono ad evitare il viaggio di due giornate in pulmini male in arnese e ad acquistare un volo low-cost; eravamo insieme, lì al gate, in un&#8217;alba freddissima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Una volta l&#8217;Ucraina era considerata “Russia”. Vuole spiegarci qual è il legame tra la storia di Nina e la Letteratura russa (Čechov, in particolare) e italiana?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina è una donna colta, una studiosa di Letteratura russa. In particolare ha una passione per Čechov e questa passione, che in un primo tempo rappresenta soprattutto un conforto per la sua solitudine, diviene motore della vicenda.</p>
<p>E&#8217; per studiare Čechov che Nina inizia a frequentare la biblioteca di Slavistica dell&#8217;Università della cittadina in cui lavora come badante ed è lì che trova una controversa possibilità di riscatto.</p>
<p>I racconti dello scrittore e drammaturgo russo diventano oggetto di analisi e materia di insegnamento per Nina. Allo stesso tempo quella scrittura è aspirazione della voce narrante, che insegue la stessa qualità di naturalezza nella narrazione della propria vita e tenta di rimodulare l&#8217;arco melodico della pagina čechoviana; una musicalità malinconica e interiore, attraverso la quale il pathos della disillusione e il senso dell&#8217;inadempienza dei destini si fondono alla persistenza del sogno.</p>
<p>La Letteratura italiana resta sullo sfondo; Nina cerca di capire in che modo Čechov abbia influenzato gli scrittori italiani, ma non espone che in linea generale i risultati del suo lavoro; arriva a dire che per il narratore italiano la scrittura di Čechov rappresenta un&#8217;aspirazione più che un modello; dietro la ricerca di un&#8217;arte non formale e libera da intenzionalità secondarie &#8211; abbellimenti stilistici, sperimentazione, ammaestramenti di ogni tipo &#8211;  c&#8217;è spesso la lezione čechoviana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il suo romanzo affronta il tema della solitudine, ma non appartiene solo a Nina&#8230;Tutti i personaggi ne soffrono. Credo anche che, per la struttura e la scrittura, il  testo si potrebbe trasporre in una pièce. Cosa pensa di queste considerazioni?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ognuno dei personaggi vive una sua forma di solitudine, che per tutti è comunque principalmente senso della perdita degli esseri amati, con i quali si sono condivisi giorni e consuetudini, e fedeltà tenace a ciò che quei legami hanno rappresentato. Nina è sola soprattutto perché non può più comunicare con la figlia Kàtja, la figlia lo è perché non riesce a giustificare la madre; e Giulio De Felice, il professore di Letteratura russa, è solo perché, anche lui, non sa perdonare la moglie, che non ha mai smesso di amare. Ci sono stati dei motivi di incomprensione, delle fratture che sono diventate insanabili, ci sono stati il dolore e la morte, e il passato è ormai per ognuno il tempo di una felicità compromessa e irrecuperabile, a cui tuttavia non si vuole rinunciare.</p>
<p>Il romanzo ha scene, dialoghi, atmosfere, descrizioni di interni che penso si prestino alla trasformazione del testo in una pièce drammatica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Qual è il Futuro sognato da Nina e quale, invece, quello realizzabile?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nina, che è appunto un&#8217;appassionata lettrice di Čechov, avverte il carattere illusorio e velleitario delle proprie aspirazioni per il futuro nel momento stesso in cui si concede il diritto di nutrirle; allo stesso tempo non rinuncia ad avere delle aspettative di bene che riguardano la figlia, sé, gli altri; aspettative per un verso indefinite, come se il bene fosse difficile da formulare, per l&#8217;altro poggiate su alcuni gesti concreti e avvertimenti vivi: mettere insieme dei risparmi per aiutare Kàtja, scrivere un saggio che la accrediti tra gli studiosi, assumersi una responsabilità di tipo umanitario, provare sdegno per le ingiustizie. Malgrado tutto, Nina ha una predisposizione alla fiducia.</p>
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		<title>Il vertice a Bruxelles sui migranti. L&#8217;accordo durante la scorsa notte</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 07:49:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; di Alessandra Montesanto &#160; Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una riunione-fiume durata più di 13 ore tra liti e bozze d&#8217;intesa risistemate in continuazione, scrive su Twitter: &#8220;&#8221;I 28 leader hanno&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10925" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="1000" height="624" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image-300x187.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/C_2_fotogallery_3088930_10_image-768x479.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Alessandra Montesanto</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, dopo una riunione-fiume durata più di 13 ore tra liti e bozze d&#8217;intesa risistemate in continuazione, scrive su Twitter: &#8220;&#8221;I 28 leader hanno trovato un accordo sulle conclusioni del consiglio europeo, inclusa l&#8217;immigrazione&#8221;.<br />
Lo spiraglio arriva al termine di un braccio di ferro durato un giorno intero. E dopo che Conte aveva minacciato di mettere il veto per bloccare le conclusioni del vertice europeo, senza un accordo sugli sbarchi.  Il premier italiano si ritiene soddisfatto e afferma: &#8220;Da questo Consiglio esce un&#8217;Europa più responsabile e solidale, l&#8217;Italia non è più sola&#8221;. E sulla eventualità che l&#8217;Italia realizzi sul suo territorio dei centri di accoglienza per i migranti su base volontaria previsti dall&#8217;accordo raggiunto al Consiglio Ue, il capo del governo prende tempo: &#8220;E&#8217; una decisione che ci riserveremo di prendere, è una decisione collegiale ma non siamo invitati a farlo&#8221;.</p>
<p>Secondo le conclusioni del vertice si evince &#8220;che tutte le navi che attraversano il Mediterraneo, quindi anche le Ong, devono rispettare le leggi e non devono interferire con le operazioni della Guardia costiera libica&#8221;, spiega Conte aggiungendo che &#8220;è passato il principio che il tema della gestione dei flussi deve essere affrontato secondo un approccio più integrato che riguarda la dimensione esterna, quella interna e il controllo delle frontiere&#8221;. Si afferma anche il principio, secondo Conte, che &#8220;chi arriva in Italia, arriva in Europa&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10926 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="330" height="135" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/074913057-b8d53a12-021a-49b6-9a5f-306a6d89352e-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /></a></p>
<p>Conte aggiunge: &#8220;si è finalmente affermato il principio del rifinanziamento del fondo fiduciario per l&#8217;Africa che ci torna particolarmente utile per le rotte dei migranti nordafricani&#8221; e si sottolinea che vengano &#8220;intensificati i rapporti e gli accordi con i paesi di origine e transito dei migranti&#8221;.</p>
<p>&#8220;Molti predicevano un mancato accordo o il trionfo di soluzioni nazionali, questa sera abbiamo trovato soluzioni europee&#8221;, ha aggiunto Macron. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel smorza gli entusiasmi:  &#8220;Dopo un&#8217;intensa discussione sul tema più difficile per l&#8217;Unione europea, cioè le migrazioni, il fatto di aver concordato un testo comune è un buon segnale&#8221;, ma &#8220;abbiamo ancora molto lavoro da fare per superare le divisioni&#8221;.<br />
Dai Paesi dell’Est il commento è stato: &#8220;Siamo molto compiaciuti&#8221;,  come ha detto il premier polacco Mateusz Morawiecki, lasciando il Consiglio europeo, annunciando che ha prevalso il &#8220;carattere volontario&#8221; nel documento.</p>
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		<title>L&#8217;esercito silenzioso delle donne migranti e le loro famiglie lontane</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2017 11:36:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i diritti umani PRESENTA L’ESERCITO SILENZIOSO DELLE DONNE MIGRANTI E LE LORO FAMIGLIE LONTANE DOMENICA 22 GENNAIO 2016 ore 16.00 presso SPAZIO DOGANA Via Dogana, 2 (MM Duomo) Milano &#8211; Ingresso gratuito&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><strong>Associazione per i diritti umani</strong></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;">PRESENTA</span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>L’ESERCITO SILENZIOSO DELLE DONNE MIGRANTI E LE LORO FAMIGLIE LONTANE</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>DOMENICA 22 GENNAIO 2016</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>ore 16.00</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;">presso</span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;"><b>SPAZIO DOGANA</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Via Dogana, 2 (MM Duomo)<br />
Milano</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; Ingresso gratuito &#8211; </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Milano 1 gennaio 2017, </span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">Associazione per i Diritti umani e A.D.R.I. presentano un incontro di approfondimento dal titolo </span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>“L’esercito silenzioso delle donne migranti e le loro famiglie lontane”</b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">: donne che si inseriscono nella quotidianità delle famiglie italiane, ne condividono i problemi e l&#8217;intimità, facendosi carico della fatica e delle preoccupazioni anche a scapito della loro stressa vita privata. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">Per dare voce a chi e più fragile, per conoscere e capire i diritti, i doveri e le possibilità di migliorare le loro condizioni di vita, verrà proiettato il reportage “Figli sospesi” realizzato da Speciale Tg1, un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti le nostre case, i nostri figli, i nostri anziani. Un reportage, che verrà seguito da un dibattito, in cui si raccontano le storie di madri, di quelle donne che hanno dovuto lasciare il proprio Paese e le loro famiglie per venire a lavorare in Italia cercando di garantire un futuro migliore ai propri figli. Ma quanti sono gli italiani che conoscono, anche avendola in casa, l’altra faccia dell’emigrazione?</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Relatori</b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">:</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Silvia Dumitrache,</b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"> Presidente Associazione Donne Romene in Italia &#8211; A.D.R.I.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Diana De Marchi, </b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">Consigliera Comunale Milano Presidente Commissione pari opportunità e diritti civili, insegnante </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Paola Bonizzoni,</b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"> Sociologa e ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell&#8217;Università degli Studi di Milano</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Elienor Llanes Castillo,</b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"> Presidente MAIA &#8211; Migrants&#8217; Advocacy for Integration Association, Filippine</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Antonio Buozzi, </b>G</span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">iornalista e consulente di comunicazione</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Veronica Silva, </b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">antropologa</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">Modera </span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Alessandra Montesanto</b></span></span><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">, vicepresidente Associazione per i Diritti umani</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15801303_1044512905657017_1512162604_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7831" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15801303_1044512905657017_1512162604_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="399" height="258" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15801303_1044512905657017_1512162604_n-2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 399w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/01/15801303_1044512905657017_1512162604_n-2-300x194.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></a></p>
<p><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo la proiezione del reportage seguirà un dibattito aperto a tutti.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">Per informazioni:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Batang, serif;"><span style="font-size: medium;">Associazione Per i Diritti Umani<br />
info@peridirittiumani.com<br />
www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</span></span></p>
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		<title>Figli sospesi: proiezioni per le scuole superiori</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 05:57:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione per i diritti umani in collaborazione con A.D.R.I. (Ass. Donne Romene in Italia) propone per le scuole superiori la proiezione e il commento del reportage intitolato: FIGLI SOSPESI (trasmesso anche dal TG1) Un&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7230" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-604" width="560" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 560w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-604-262x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 262w" sizes="(max-width: 560px) 100vw, 560px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>Associazione per i diritti umani</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> in collaborazione </b></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>con</b></span></span><b> </b><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><i><b>A.D.R.I.</b></i></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> (Ass. Donne Romene in Italia)</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">propone per le </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>scuole superiori </u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">la proiezione e il commento del </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>reportage</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> intitolato:</span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>FIGLI SOSPESI</b></span></span></p>
<p align="CENTER"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-large;"><b>(trasmesso anche dal TG1)</b></span></span></p>
<div id="Sezione1" dir="LTR">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti le nostre case, i nostri figli, i nostri anziani. </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">Villaggi fatti di nonni e nipoti, interi paesi dove manca quasi del tutto la generazione di mezzo, quella tra i venti e i cinquant’anni, fuggita all’estero in cerca di lavoro, la gran parte in Italia dove sono 1.200.000 i romeni residenti. Per lo più donne che lavorano come badanti. Questa è oggi la Moldavia Romena, la più povera regione della Romania, a quasi dieci anni dall’ingresso nell’Unione Europea dove sono oltre trecentomila i bambini costretti, a causa dell’emigrazione, a crescere senza le madri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">La storia di Vasilica e di tante altre mamme costrette a non vedere crescere i propri bambini. Un dramma dimenticato che produce traumi sia nei genitori che nei figli, per il quale non si fa nulla. Eppure alle volte basterebbe un computer e il collegamento ad internet per tenere saldo un rapporto. Ma quanti sono gli italiani che conoscono, anche avendola in casa, </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/11/orfani-bianchi-il-costo-drammatico-delle-badanti/22810/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: large;">l’altra faccia dell’emigrazione</span></span></a></u></span></span><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: large;">? </span></span></p>
</div>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per l&#8217;organizzazione delle proiezioni:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;incontro si svolgerà DIRETTAMENTE presso gli istituti scolastici interessati, anche con classi accorpate.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>Saranno presenti:</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Silvia Dumitrache, presidente associazione A.D.R.I e Alessandra Montesanto, vicepresidente Associazione per i Diritti Umani di Milano</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Si approfondirà il tema affrontato nel reportage e si avvierà un dibattito con gli studenti; si affonteranno molti argomenti legati alle migrazioni; si proporrà un lavoro di approfondimento su questo fenomeno tanto attuale e tanto importante.</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Quota di partecipazione:</b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La quota richiesta è di </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><u>euro 4</u></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> a studente</span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Per altre informazioni e prenotazioni: </b></span></span></p>
<p align="LEFT"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Scrivere una mail a: </span></span><span style="color: #0000ff;"><span lang="zxx"><u><a href="mailto:peridirittiumani@gmail.com"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #0000ff; font-size: medium;">peridirittiumani@gmail.com</span></span></a></u></span></span></p>
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		<title>Figli sospesi: dalla Romania, le persone che accudiscono chi resta</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2016 08:18:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“FIGLI SOSPESI” @Speciale Tg1 RAI1“FIGLI SOSPESI” @Speciale Tg1 RAI1 di Alessandro GAETA. L&#8217;Associazione per  i diritti umani ringrazia moltissimo Silvia Dumitrache. Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><a href="http://“FIGLI%20SOSPESI”%20@Speciale%20Tg1%20RAI1?utm_source=rss&utm_medium=rss">“FIGLI SOSPESI” @Speciale Tg1 RAI1</a><a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-04564afa-5950-4943-8100-2b90f8dba2b4.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">“<span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">FIGLI SOSPESI”</span></span></a><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;"> @Speciale Tg1 RAI1</span></span></p>
<p align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">di Alessandro GAETA.</span></span></p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p style="text-align: left;" align="CENTER"><em>L&#8217;Associazione per  i diritti umani</em> ringrazia moltissimo Silvia Dumitrache.</p>
<p style="text-align: left;" align="CENTER">
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Un viaggio nella Romania poco conosciuta, quella da cui emigrano coloro che portano avanti le nostre case, i nostri figli, i nostri anziani. A Speciale Tg1 un reportage per conoscere l’altra faccia dell’immigrazione. Villaggi fatti di nonni e nipoti, interi paesi dove manca quasi del tutto la generazione di mezzo, quella tra i venti e i cinquant’anni, fuggita all’estero in cerca di lavoro, la gran parte in Italia dove sono 1.200.000 i romeni residenti. Per lo più donne che lavorano come badanti. Questa è oggi la Moldavia Romena, la più povera regione della Romania, a quasi dieci anni dall’ingresso nell’Unione Europea dove sono oltre trecentomila i bambini costretti, a causa dell’emigrazione, a crescere senza le madri.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">A Speciale Tg1 la storia di Vasilica e di tante altre mamme costrette a non vedere crescere i propri bambini. Un dramma dimenticato che produce traumi sia nei genitori che nei figli, per il quale non si fa nulla. Eppure alle volte basterebbe un computer e il collegamento ad internet per tenere saldo un rapporto. Ma quanti sono gli italiani che conoscono, anche avendola in casa, <a href="http://www.linkiesta.it/it/article/2014/09/11/orfani-bianchi-il-costo-drammatico-delle-badanti/22810/?utm_source=rss&utm_medium=rss">l’altra faccia dell’emigrazione</a>? </span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Arial, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i collaboratori del reportage <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-04564afa-5950-4943-8100-2b90f8dba2b4.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">“Figli sospesi”,</a> <a href="http://www.huffingtonpost.it/2014/05/09/romania-sindrome-italia_n_5295426.html?utm_source=rss&utm_medium=rss">Silvia Dumitrache,</a> presidente <a href="https://dumitrachesilvia.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">Associazione Donne Romene in Italia – A.D.R.I</a>., coordonatrice del progetto <a href="https://teiubestemamasilviadumitrache.wordpress.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss">“Mamma ti vuole bene!”</a> </span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">Ecco il trailer:</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/sBfG1hMICvI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p align="JUSTIFY">
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		<title>Belgrado, Serbia: incontriamo un&#8217;attivista del Danish Refugees Council (DRC)</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Aug 2016 06:38:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care e cari, L&#8217;Associazione per i Diritti umani ha incontrato un&#8217;attivista del DANISH REFUGEES COUNCIL (DFC) a Belgrado, in Serbia. Una chiacchierata importante per parlare di migranti, di rifugiati, delle tratte in Europa, di&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/08/15/belgrado-serbia-incontriamo-unattivista-del-danish-refugees-council-drc/">Belgrado, Serbia: incontriamo un&#8217;attivista del Danish Refugees Council (DRC)</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Care e cari,</p>
<p><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> ha incontrato un&#8217;attivista del DANISH REFUGEES COUNCIL (DFC) a Belgrado, in Serbia. Una chiacchierata importante per parlare di migranti, di rifugiati, delle tratte in Europa, di muri e confini&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/_eYuomopUKU?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Gli incontri di questo reportage dai Balcani sono stati realizzati grazie ad Eugenio Berra di Osservatorio Balcani e curatore della seconda edizione della guida &#8220;Viaggiare i Balcani&#8221;. Eugenio si presenta qui:</p>
<p><a href="https://youtu.be/VtMGIuXrGBI?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-video-0">https://youtu.be/VtMGIuXrGBI?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tra Serbia e Croazia: immagini di un recente passato</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Aug 2016 06:06:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, continuiamo il nostro reportage dai Balcani. Eccovi alcune immagini che testimoniano le tracce della guerra Serbo-Croata, una delle guerre civili degli anni &#8217;90. Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni video&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6604" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6604" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0627" width="685" height="1024" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-685x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 685w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-201x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 201w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0627-e1471116203247-768x1148.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 685px) 100vw, 685px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6605" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6605" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0629" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0629-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p>Care amiche e cari amici, continuiamo il nostro reportage dai Balcani.</p>
<p>Eccovi alcune immagini che testimoniano le tracce della guerra Serbo-Croata, una delle guerre civili degli anni &#8217;90.</p>
<p>Nei prossimi giorni pubblicheremo alcuni video (in inglese) che abbiamo realizzato con attiviste che lavorano presso ONG  nei due Paesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6592" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-6592" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="DSC_0230" width="720" height="482" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-1024x685.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-300x201.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0230-768x514.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/08/DSC_0231.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6593" 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