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	<title>esteri Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Srebrenica: città sinonimo di un fallimento e di una nuova promessa di responsabilità di fronte a severe violazioni dei diritti umani</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 07:54:48 +0000</pubDate>
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<p>di Nicole Fraccaroli </p>



<p></p>



<p>Il nome Srebrenica è diventato sinonimo di quei giorni bui del luglio 1995 quando, nella prima area di sicurezza dichiarata dalle Nazioni Unite, migliaia di uomini e donne furono sistematicamente assassinati e sepolti in fosse comuni. Le vittime, che erano musulmane, sono state assassinate a causa della loro identità. Questa è stata la peggiore atrocità sul suolo europeo dopo la seconda guerra mondiale.</p>



<p>Nel luglio 1995, circa 8.000 musulmani, uomini, donne, ragazzi e ragazze, sono stati uccisi a Srebrenica, una città della Bosnia ed Erzegovina nell&#8217;Europa sudorientale, dalle forze serbo-bosniache guidate dal comandante Ratko Mladić. Questi omicidi furono successivamente classificati come crimine di genocidio dai tribunali internazionali che indagarono sul massacro.</p>



<p>La disintegrazione della Jugoslavia nel 1991 ha gettato nel caos l&#8217;Europa sudorientale e centrale e ha portato a violente guerre interetniche nella regione negli anni successivi. In molti modi, le violenze perpetrate contro bosniaci o musulmani bosniaci durante il massacro di Srebrenica sono state il risultato di tale conflitto regionale. Secondo alcuni ricercatori, questo massacro è stata la peggiore atrocità contro i civili in Europa dall&#8217;Olocausto.</p>



<p>La guerra in Bosnia, avvenuta tra il 1992 e il 1995, ha visto un periodo di sfollamento e pulizia etnica dei musulmani bosniaci e dei croati bosniaci da parte dell&#8217;esercito serbo-bosniaco e delle forze paramilitari. Durante la guerra, il massacro di Srebrenica iniziò l&#8217;11 luglio 1995 quando il comandante Ratko Mladić occupò la città di Srebrenica. Migliaia di famiglie musulmane bosniache hanno cercato rifugio presso il Dutchbat, un battaglione olandese delle forze delle Nazioni Unite che era stato schierato in seguito agli sconvolgimenti durante la guerra in Bosnia, credendo che l&#8217;area sotto il loro controllo fosse una zona sicura.</p>



<p>Tale missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite guidata dai Paesi Bassi non è riuscita a fermare questi omicidi e molti musulmani bosniaci avevano cercato rifugio credendo che fosse una zona protetta. Alcuni esperti affermano che i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite siano stati così severi da non proteggere i musulmani bosniaci con la conseguenza di aver consegnato attivamente ragazzi e uomini alle forze serbo-bosniache sapendo che sarebbero stati uccisi. Questa zona sicura in seguito cadde sotto il controllo delle forze serbo-bosniache dopo la resa delle forze olandesi. Si ritiene che gli 8.000 musulmani uccisi durante questo massacro siano stati assassinati entro due settimane dall&#8217;inizio dell&#8217;occupazione di Srebrenica.</p>



<p>Non sono stati solo i bambini, i ragazzi e gli uomini a subire atrocità e uccisioni. Il massacro ha visto anche diffusi crimini contro le donne, in cui ragazze e donne sono state vittime di violenze e stupri. Nelle loro testimonianze all&#8217;indomani del massacro, le vittime, comprese ragazze e donne, hanno affermato di non aver ricevuto alcuna protezione, nonostante le forze armate abbiano assistito alle violenze perpetrate davanti a loro. Ci sono state anche testimonianze in cui i sopravvissuti hanno raccontato come le forze serbo-bosniache avessero costretto i musulmani bosniaci a scavarsi le proprie tombe. A 27 anni dal massacro, i corpi delle vittime continuano a essere trovati in fosse comuni.</p>



<p>Il Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia (Tribunale Internazionale <em>ad hoc</em>) che ha indagato sui crimini di guerra avvenuti durante il conflitto nei Balcani negli anni &#8217;90, ha rilevato che l&#8217;esercito serbo-bosniaco ha compiuto sforzi per rimuovere i corpi da queste fosse comuni in altri siti nel tentativo di nascondere la portata dei crimini e degli omicidi. Questa rimozione dei corpi ha reso difficile l&#8217;identificazione delle vittime e le indagini del tribunale hanno dimostrato che in molti casi le parti del corpo della stessa vittima sono state trovate in tombe diverse. Il tribunale ha inoltre stabilito come questo sia un indicatore del fatto che le uccisioni dei musulmani bosniaci siano state premeditate e ampiamente pianificate.</p>



<p>Nel 1995, il Tribunale Penale Internazionale <em>ad hoc</em> ha incriminato Ratko Mladić e Radovan Karadžić, presidente della Republika Srpska, per crimini di guerra contro i musulmani bosniaci a Srebrenica. Successivamente, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha presentato il suo rapporto sul massacro di Srebrenica nel 1999 riconoscendo i fallimenti delle Nazioni Unite nel prevenire il massacro e ha affermato come &#8220;la tragedia di Srebrenica perseguiterà per sempre la storia delle Nazioni Unite&#8221;.</p>



<p>Per i Paesi Bassi, i fallimenti del Dutchblat e le notizie sulla partecipazione delle truppe alle violenze perpetrate contro i serbi bosniaci hanno portato a un&#8217;indagine del governo nel 1996. Un rapporto pubblicato sette anni dopo ha riconosciuto i fallimenti di questa missione di mantenimento della pace e il governo olandese ha ammesso una certa responsabilità per l’incapacità di proteggere le vittime durante il massacro.</p>



<p>Nel marzo 2003, la Bosnia ed Erzegovina ha avviato le proprie indagini sul massacro di Srebrenica, basandosi pesantemente sulle conclusioni del Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia, concluse l&#8217;anno successivo, con il governo che ha ammesso la commissione di crimini contro i musulmani bosniaci. Alcuni nazionalisti nel paese non si sono mostrati d&#8217;accordo con i risultati di queste indagini. Le scuse ufficiali per il massacro sono state successivamente rilasciate dal governo.</p>



<p>Dieci anni dopo il massacro, nel 2005, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato ufficialmente una risoluzione riconoscendo il genocidio di Srebrenica. Nel marzo 2016 Radovan Karadžić, ex presidente della Republika Srpska, è stato dichiarato colpevole dal Tribunale Penale Internazionale per l&#8217;ex Jugoslavia di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità ed è stato condannato a 40 anni di reclusione. Un anno dopo, nel novembre 2017, Ratko Mladić è stato riconosciuto colpevole di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanità e condannato all&#8217;ergastolo.</p>



<p>Nel luglio del 1995, Srebrenica è diventata davvero il centro dell&#8217;universo, e la comunità internazionale deve ricordare i crimini contro l&#8217;umanità e di genocidio che ha permesso che accadessero a causa del suo abietto fallimento di impedirli.</p>



<p>Nel 2005, durante il World Summit&nbsp;delle Nazioni Unite, si è stabilito il concetto della “Responsibility to protect” (R2P) ossia il principio per cui si deve intervenire in difesa dei diritti umani fondamentali e per evitare che qualsiasi Stato possa commettere gravi violazioni contro la popolazione. La responsabilità di proteggere andava ad inserirsi nel&nbsp;contesto della protezione dei diritti umani che si era cominciato a delineare&nbsp;nel 1948 con la Convenzione per la prevenzione e repressione del delitto di genocidio e, nel 1949, con le quattro convenzioni di Ginevra.</p>



<p>Questo principio, divenuto centrale nei dibattiti dalla fine della seconda guerra mondiale, soprattutto con il sopraggiungere di nuovi conflitti interni ai singoli Stati e con le tragedie del Rwanda e nei Balcani negli anni ’90,&nbsp;trovò la sua prima formulazione ufficiale nel 2001, nel report della Commissione Internazionale sull’Intervento e Sovranità dello Stato.&nbsp;</p>



<p>Per quanto riguarda le azioni pratiche&nbsp;,il principio della R2P è stato richiamato svariate volte: nel 2006 per il Darfur, nel 2011 per la Libia, Costa d’Avorio, Sud Sudan e Yemen e nel 2013 per il Kenya. Gli ostacoli che ancora limitano le capacità della comunità internazionale ad assolvere alle sue responsabilità di protezione e prevenzione di severe violazioni rimangono palesemente visibili da altrettanti esempi e contesti.</p>



<p>La comunità internazionale ha imparato dai suoi errori, ma non può permettersi di imparare ad un ritmo lento…. Perché le violazioni e gli abusi perpetrati contro le popolazioni civili del mondo non sono rallentati né si sono fermati. Il momento storico in cui viviamo vede un aumento delle violazioni perpetrate contro i civili di diversi Paesi in situazioni di grave povertà, instabilità, conflitti armati interni e esterni.</p>



<p>La comunità internazionale ha fatto una promessa, tanto morale quanto attualmente incorporata nel diritto vincolante e consuetudinario.</p>
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		<title>Giornalisti europei arrestati in Iraq</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2022 08:54:57 +0000</pubDate>
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<p></p>



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<p><br>Baghdad vuole impedire la presenza di giornalisti in Sinjar</p>



<p></p>



<p>L&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede alle istituzioni europee e alla Ministra degli Esteri tedesca di lavorare per il rilascio immediato di due operatori dei media arrestati in Iraq. La giornalista tedesca Marlene F. e il suo collega sloveno Matej K. sono stati arrestati dai militari nella regione settentrionale irachena di Sinjar alla fine di aprile. I due stavano facendo ricerche sulla comunità<br>yezidi, contro la quale l&#8217;esercito iracheno sta aumentando le azioni.<br>L&#8217;impressione è che l&#8217;esercito iracheno abbia voluto impedire di riferire sulla loro offensiva nella regione degli Yezidi. Ora veicoli<br>corazzati dell&#8217;esercito iracheno stanno entrando nell&#8217;area di insediamento della comunità yezidi e attaccano le unità di autodifesa,<br>apparentemente con lo scopo di disarmarle. Numerose persone sono già state costrette a fuggire a causa delle violenze.</p>



<p>I due operatori dei media avevano fatto ricerche sulla comunità yezidi e sul genocidio da parte del cosiddetto &#8220;Stato Islamico&#8221; nel 2014 per diversi mesi, viaggiando nelle zone di insediamento yezidi. Di ritorno dalle celebrazioni del capodanno yazidi &#8220;Çarsema Sor&#8221;, sono stati arrestati dall&#8217;esercito iracheno. Nonostante le loro tessere stampa, sono stati perquisiti e minacciati, i loro zaini e telefoni confiscati.<br>L&#8217;esercito iracheno ha annunciato sulla stampa locale che i due erano &#8220;combattenti stranieri&#8221; delle unità di resistenza di Sinjar (YBS).</p>



<p>Già a gennaio, tre operatori dei media erano stati arrestati dall&#8217;esercito iracheno senza dare alcuna motivazione. Questi arresti sono preoccupanti. La situazione della comunità yezidi è ancora scottante. È difficile immaginare che gli Yezidi continuino a sperimentare odio e persecuzione. Solo attraverso un&#8217;autonomia assicurata la loro situazione in Iraq può migliorare. E solo se la gente qui ne sente parlare dai media può spingere verso questo miglioramento.</p>
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		<title>Attentato a Kabul. Perdono la vita almeno 25 studenti di etnia hazara</title>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani si appella alla comunità internazionale per la garanzia di pace e di democrazia in Afghanistan e condanna duramente l&#8217;attacco alla scuola di Kabul che ha causato il decesso di&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Associazione Per i Diritti umani si appella alla comunità internazionale per la garanzia di pace e di democrazia in Afghanistan e condanna duramente l&#8217;attacco alla scuola di Kabul che ha causato il decesso di almeno 25 studenti. tre esplosioni si sono  registrate vicino alla scuola maschile della comunità Hazara, la Abdurahim Shahid High School, con più di 16.000 studenti nella zona occidentale della città. Lo riferiscono media locali e l&#8217;Ong Afghanistan Rights Watch.       </p>



<p>Pubblichiamo il comunicato dell diaspora hazara e delle organizzazioni civiche hazara in Italia.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/huss-ita.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="842" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/huss-ita-842x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16300" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/huss-ita-842x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 842w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/huss-ita-247x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 247w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/huss-ita-768x934.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/huss-ita.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1178w" sizes="(max-width: 842px) 100vw, 842px" /></a></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/hussa-inglese.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="836" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/hussa-inglese-836x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-16301" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/hussa-inglese-836x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 836w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/hussa-inglese-245x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 245w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/hussa-inglese-768x941.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2022/04/hussa-inglese.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1186w" sizes="(max-width: 836px) 100vw, 836px" /></a></figure>



<p> </p>
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		<title>Conflitto nel Nagorno-Karabakh</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 07:58:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;APM chiede l&#8217;intervento della diplomazia europea. La Turchia contribuisce all&#8217;acuirsi del conflitto con l&#8217;invio di migliaia di mercenari &#160;Carta del Nagorno-Karabach. Wikipedia. Dopo l&#8217;ultimo attacco dell&#8217;Azerbaigian alla regione contesa del Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli&#46;&#46;&#46;</p>
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<h2></h2>



<h1>L&#8217;APM chiede l&#8217;intervento della diplomazia europea. La Turchia contribuisce all&#8217;acuirsi del conflitto con l&#8217;invio di migliaia di mercenari</h1>



<p><img loading="lazy" src="https://ci6.googleusercontent.com/proxy/uI6kYIxyZRp42uBP7zXViNa-fuWdvO87HqwRpnQy9YKzAQVuZanf-cURgc-tOSdcBsBmptmvhNpZcy8lNdVxYXvRYhhmyg=s0-d-e1-ft#http://www.gfbv.it/2c-stampa/2020/200929nagorno.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Carta del Nagorno-Karabach. Wikipedia." width="425" height="277">&nbsp;Carta del Nagorno-Karabach. Wikipedia.</p>



<p>Dopo l&#8217;ultimo attacco dell&#8217;Azerbaigian alla regione contesa del Nagorno-Karabakh (Artsakh per gli Armeni), l&#8217;Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede un intervento della diplomazia europea per fermare il conflitto. La nuova escalation arriva dalla Turchia, che ha inviato migliaia di mercenari siriani e islamici nell&#8217;area controllata dagli Armeni. L&#8217;Europa non deve rimanere anche questa volta a guardare Erdogan fomentare la violenza in un&#8217;altra area di conflitto per rafforzare la sua base di potere in patria. Nel Nagorno-Karabakh si ripete quello che il presidente turco ha già tentato in Libia.<br><br>È inaccettabile che l&#8217;Europa lasci che Erdogan se la cavi con qualsiasi aggressione fintanto che trattiene in Turchia milioni di rifugiati. Sa esattamente in quale posizione di potere questo lo mette e continuerà a sfruttarlo finché gli sarà permesso. Le numerose guerre in cui è coinvolta la Turchia costringeranno sempre più persone a fuggire in Europa, e questo permetterà a Erdogan di poter mantenere la sua posizione di ricatto. Finché gli sarà permesso di continuare, Erdogan rappresenterà una delle maggiori minacce alla stabilità della regione.<br><br>Molti giovani siriani che sono fuggiti dalla loro terra in Turchia hanno poche opportunità di sfamare le proprie famiglie. Pertanto, molti decidono di entrare nelle milizie per denaro a sostegno degli interessi turchi in Libia o nel Nagorno-Karabakh. Molti sono anche ideologicamente motivati perché attaccano un territorio armeno e quindi occupato da cristiani. Questo crea l&#8217;assurda situazione per cui islamisti sunniti stanno combattendo per l&#8217;Azerbaigian sciita. Il denaro con cui i disperati siriani vengono mandati nelle guerre di Erdogan proviene dal Qatar. Questa fonte di finanziamento deve essere bloccata anche attraverso la pressione diplomatica.</p>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Dittatura nell’epoca del Covid19</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 07:51:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="394" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13907" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Come si può comportare un regime come quello del Venezuela davanti ad una pandemia come il Coronavirus? Aiutando e assistendo il popolo? Emanando dei decreti o creando delle manovre economiche-sociali-sanitarie per proteggere la popolazione?  </p>



<p>La
Croce Rossa Venezuelana e la Associazione Venezuelana di Pediatria
affermano che il 70% degli ospedali in tutto il territorio nazionale
non ha acqua potabile, il 63% non ha luce, il 73% non ha gas. Le
Associazioni di medici affermano che il 92% non ha sapone di nessun
tipo, il 61% non ha mascherine, l’80% non ha guanti monouso. Senza
parlare di infrastrutture, forniture sanitarie e medicinali. Il caos
nel caos. 
</p>



<p>In
una situazione così complicata, in un paese dittatoriale, il
coronavirus, purtroppo, calza a pennello. A marzo, il regime ha
decretato la quarantena e il distanziamento sociale immediatamente,
in stile dittatoriale ha mandato sulle strade la polizia per
controllare la gente, per intimidirla, non è normale avere panico di
uscire per comprare il pane o le uova o avere paura di andare in un
ospedale perché si sospetta di aver contratto il virus. Se ti becca
un poliziotto bolivariano in vena di fare “il suo lavoro” ti fa
sparire. La repressione, adesso, è “legale”, la quarantena
dev’essere rispettata. L’isolamento si usa per continuare a
commettere delle arbitrarietà. Il Coronavirus è diventato un tema
di sicurezza nazionale e non un tema sanitario ed è una scusa
perfetta. 
</p>



<p>Rafael
Uzcátegui, direttore dell’ ONG Provea (Programa
Venezolano de Educación Acción en Derechos Humanos) ha
dichiarato in un intervista ne <em>El
País</em>: “Il
governo non ha voluto dire apertamente che sono sospese le garanzie
costituzionali e c’è una lacuna nel capire se è o non è legale
che ti fermino per strada… non ce stata nessuna risposta tecnica
davanti alla pandemia e piuttosto si è deciso di usare le forze
armate e le forze dell’ordine, al punto che c’è gente che non
parla dei propri sintomi per paura di essere presi dalle FAES (Forze
speciali della polizia su cui ci sono gravi accuse di violazione dei
diritti umani). Non esiste un protocollo di attuazione chiaro e
succedono molte arbitrarietà, tutto rimane alla discrezione delle
autorità locali, mettendo in difficoltà il lavoro umanitario di
molte organizzazioni e mettendo a rischio la popolazione che viene
seguita da queste ong.”  Provea ha ricevuto in questo ultimo mese
denunce per l’applicazione di torture fisiche alle persone che non
compiono da quarantena.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="750" height="422" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13908" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 750w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/mascherina4-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure></div>



<p>Alcune
cifre ufficiali dichiarate dalla propaganda di Maduro ci sono: 204
contagi e 9 morti. Insolito, improbabile, anzi, impossibile. 
</p>



<p>Chi ha il coraggio di denunciare numeri diversi, personale medico, giornalista o politico che sia, viene perseguitato, minacciato e perfino sequestrato. Non è un detenuto, è un sequestrato a tutti gli effetti perché la DGCIM (<em>Dirección General de Contrainteligencia Militar</em>) oppure la Polizia Nazionale Bolivariana insieme alle Forze Speciali (FAES), manco fosse un criminale di guerra-terrorista, irrompe improvvisamente a casa sua, senza mandato, controlla la proprietà e porta via senza spiegazione questa persona. Caso vuole che ultimamente sia successo a tre medici e a un infermiere, a due giornalisti, a un fotografo e a cinque membri dello staff del presidente interino Guaidó. Il giornalista Darvinson Rojas è stato sequestrato, insieme ai genitori il 21 marzo e rilasciato dopo 12 giorni. Il Dott. Julio Molino è agli arresti domiciliari e accusato di reato di incitazione all’odio e associazione per delinquere. Mauri Carrero e Demóstenes Quijada sono due membri dello staff di Guaidó sequestrati nel cuore della notte dalle rispettive case. La Carrero è ragioniere e Quijada è consulente. Non si conoscono le ragioni per la loro detenzione illegale e non si conosce il loro luogo di permanenza. Questi sono i nuovi <em>desaparecidos</em>, colpevoli di aver denunciato problemi negli ospedali, cifre diverse di contagi, notizie, colpevoli di aver informato e di fare il loro lavoro. Anche i giornalisti venezuelani all’estero, che hanno lasciato il paese perché perseguitati, vengono comunque perseguitati attraverso parenti e/o amici, di nuovo, grazie a questa nuova situazione.</p>



<p>La
risposta alle domande iniziali c’era già. Lo sapevamo appena si è
diffuso nel mondo il coronavirus… era solo questione di tempo,
sapevamo che poteva dare aria al regime. D’altro canto, sappiamo
anche che la pandemia, con i passo inclemente del tempo, potrebbe
essere un deterrente per smantellare definitivamente il regime.
Speriamo sia la seconda. 
</p>
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		<title>Mailbombing. Il memorandum con la Libia va cancellato</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Feb 2020 09:26:37 +0000</pubDate>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1000" height="667" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13590" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/2.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1000w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/2-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/2-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<table class="wp-block-table"><tbody><tr><td><strong>M</strong></td></tr><tr><td>Carissima, carissimo,<br>il Governo intende in queste ore rinnovare il Memorandum con la Libia, senza alcuna modifica, nonostante gli impegni presi solo qualche mese fa. In concreto significa che continueremo a finanziare la guardia costiera libica<br> e i veri e propri lager in cui i migranti sono sottoposti ad ogni tipo di tortura.Come campagna<strong> IOACCOLGO</strong> siamo          convinti che questi accordi non solo non vadano rinnovati ma debbano essere cancellati e si debba lavorare per una    evacuazione immediata delle persone trattenute nei campi libici. <strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/270d.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="✍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />ISTRUZIONI<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/13.1.0/72x72/270d.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="✍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><br>Per questo vi chiediamo di prendere posizione: trovate qui sotto un testo da inviare al ministro degli Interni                    Luciana Lamorgese e a quello degli Esteri Luigi Di Maio.<br>Vi basterà copiare il testo nella vostra mail inserire l’oggetto (Il memorandum con la Libia va cancellato) inserire i loro  indirizzi:<br><a rel="noreferrer noopener" href="mailto:caposegreteria.ministro@interno.it+?subject=%E2%9A%A0MAILBOMBING%3A%20IL%20MEMORANDUM%20CON%20LA%20LIBIA%20VA%20CANCELLATO%E2%9A%A0&amp;body=Egregio%20ministro%2C%0ALe%20scrivo%20personalmente%20per%20esprimere%20il%20mio%20dissenso%20in%20merito%20al%20rinnovo%20del%20memorandum%20con%20la%20Libia%2C%20firmato%20nel%202017%20e%20mai%20ratificato%20dal%20Parlamento.%20Da%20quanto%20si%20apprende%20il%20vostro%20Governo%20intende%20rinnovare%20quegli%20accordi%20senza%20modifiche.%0AIl%202%20febbraio%2C%20quindi%2C%20il%20Memorandum%20verr%C3%A0%20automaticamente%20rinnovato%2C%20nonostante%20gli%20impegni%20a%20modificarlo%20assunti%20da%20voi%20circa%20tre%20mesi%20fa.%20Si%20continuer%C3%A0%2C%20dunque%2C%20a%20finanziare%20la%20guardia%20costiera%20libica%20%E2%80%93%20per%20lo%20pi%C3%B9%20formata%20da%20quegli%20stessi%20trafficanti%20che%20si%20dice%20di%20voler%20fermare%20%E2%80%93%20perch%C3%A9%20riporti%20i%20migranti%20in%20fuga%20nei%20lager%20dove%20sono%20sottoposti%20a%20ogni%20tipo%20di%20tortura%20e%20dove%20si%20pu%C3%B2%20morire%20a%20causa%20dei%20bombardamenti.%0ASono%20convinto%20che%20l%E2%80%99unica%20scelta%20%E2%80%9Cumana%E2%80%9D%20da%20compiere%20subito%20sarebbe%20quella%20di%20svuotare%20i%20lager%20e%20trasferire%20chi%20vi%20%C3%A8%20trattenuto%20e%20non%20rinnovare%20gli%20accordi%20che%20hanno%20causato%20solo%20sofferenza%20e%20problemi%20per%20migliaia%20di%20persone.%20Le%20chiedo%20dunque%2C%20cos%C3%AC%20come%20sostenuto%20dalla%20campagna%20IOACCOLGO%2C%20di%20procedere%20al%20pi%C3%B9%20presto%20a%20evacuare%20di%20tutti%20i%20migranti%20trattenuti%20nei%20centri%20libici%2C%20all%E2%80%99apertura%20di%20corridoi%20umanitari%20europei%2C%20ristabilire%20un%E2%80%99operazione%20efficace%20di%20soccorso%20in%20mare%2C%20ripristinare%20in%20Italia%20e%20in%20Europa%20un%20sistema%20di%20accoglienza%20che%20punti%20ad%20una%20integrazione%20vera%20nel%20rispetto%20dei%20diritti%20umani%20fondamentali%2C%20a%20cominciare%20dal%20diritto%20alla%20vita.%0ANOME%20E%20COGNOME" 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target="_blank">dimaio_luigi@camera.it</a><br>e quello della nostra segreteria: <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:segreteria@ioaccolgo.it" target="_blank">segreteria@ioaccolgo.it</a> in modo che potremo tenerne traccia<br>firmarlo in fondo con il vostro nome e inviarlo. <em><strong>E’ importante far sentire la nostra voce, solo se saremo in tanti     potremo raggiungere il risultato di cambiare la vita di migliaia di persone.</strong></em><br>Grazie,<br>La Segreteria di ioaccolgo  <br><br><a rel="noreferrer noopener" href="http://490kt.r.a.d.sendibm1.com/mk/cl/f/5vFmdLwYcwFNULxpnyosWenDiDG2eLoScR2JplxZEWATDEj7XkJ-cpDJ-j6YLJDLzTkokybhO0jaokQvSe_Dptz-9Y3bU3IdMFoVtvqGPC-xFMCaUbKgqZ4KPyeEW6zZN9CSleIYxW_yHxHHtPTkSlc4bsKC?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank">www.ioaccolgo.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a><br>&#8212;&#8212;&#8212;-<strong>OGGETTO: Il Memorandum con la Libia va cancellato</strong>Egregio ministro,<br>Le scrivo personalmente per esprimere il mio dissenso in merito al rinnovo del memorandum con la Libia, firmato nel 2017 e mai ratificato dal Parlamento. Da quanto si apprende il vostro Governo intende rinnovare quegli accordi senza modifiche. Il 2 febbraio, quindi, il Memorandum verrà automaticamente rinnovato, nonostante gli impegni a                 modificarlo assunti da voi circa tre mesi fa. Si continuerà, dunque, a finanziare la guardia costiera libica – per lo più     formata da quegli stessi trafficanti che si dice di voler fermare – perché riporti i migranti in fuga nei lager dove sono    sottoposti a ogni tipo di tortura e dove si può morire a causa dei bombardamenti. Sono convinto che l’unica scelta       “umana” da compiere subito sarebbe quella di svuotare i lager e trasferire chi vi è trattenuto e non rinnovare gli           accordi che hanno causato solo sofferenza e problemi per migliaia di persone. Le chiedo dunque, così come sostenuto dalla campagna IOACCOLGO, di procedere al più presto a evacuare di tutti i migranti trattenuti nei centri libici,             all’apertura di corridoi umanitari europei, ristabilire un’operazione efficace di soccorso in mare, ripristinare in Italia e in Europa un sistema di accoglienza che punti ad una integrazione vera nel rispetto dei diritti umani fondamentali, a    cominciare dal diritto alla vita. <strong>NOME E COGNOME</strong><br><br></td></tr></tbody></table>



<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="162" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13591" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-1024x162.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-300x47.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/02/1-768x121.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>Libia, Somalia, Nigeria. Paesi al massacro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 08:27:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Comunicati stampa da parte di Foad Aodi, www.co-mai.org Libia,Amsi e Co-mai,In 8 mesi più di 3500 morti ,di cui 1500 civili tra donne e bambini e oltre 25 mila feriti . Foad Aodi;Urge fermare&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Comunicati stampa da parte di Foad Aodi, <a href="http://www.co-mai.org/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">www.co-mai.org?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>



<p></p>



<p>

Libia,Amsi e Co-mai,In 8 mesi più di 3500 morti ,di cui 1500 civili tra donne e bambini e oltre 25 mila feriti .</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="1024" height="682" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13391" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-1024x682.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large-768x512.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/b08a9ecf-6537-484e-8071-a181b41a1e29_large.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></div>



<p>Foad Aodi;Urge fermare il massacro in Libia e le guerre d&#8217;interessi economici e di leadership sulla pelle dei libici e migranti</p>



<p>Cosi l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) e le comunità del mondo arabo in italia (Co-mai) presentano il bilancio di morti e feriti in Libia dall&#8217;inizio del conflitto il 04.04.2019 che ci riferiscono i medici locali libici che lavorano nei vari ospedali e le città libiche compreso Tripoli .<br>Sono più di 3500 morti di cui 1500 civili e oltre 25 mila feriti dove sono stati trovati numerose fosse comuni e civili uccisi nelle loro case .<br>Inoltre i medici riferiscono una situazione molto grave negli ospedali dove manca tutto  quello che necessario per curare e salvare i feriti e bambini.<br>Lanciamo il nostro grido d&#8217;allarme al mondo politico affinché si fermi il massacro in atto in Libia,il maltrattamento dei migranti,le violenze contro le donne e i bambini e il mercato nero dei trapianti d&#8217;organi,denuncia Foad Aodi Fondatore Amsi e Co-mai e membro del Registro Esperti della Fnomceo ,che è in contatto continuo con i 6 medici libici in Libia che ci forniscono in continuo gli aggiornamenti. Stiamo perdendo la speranza di vedere la fine di questo conflitto per motivi di ingerenza e conflitti di leadership e interessi economici di paesi stranieri in Libia come lo dimostrano i fatti tutti i giorni e il silenzio mediatico riguardo il massacro dei civili e migranti oltre il nostro dispiacere che sia litalia che la comunità europea stanno prendendo terreno e potere decisionale in Libia rispetto conclude Aodi </p>



<figure class="wp-block-image"><img alt=""/></figure>



<p>

*Somalia e Nigeria ;Co-mai ;Solidarietà e sostegno al popolo somalo e Solidarietà ai cristiani in Nigeria.#BastaMassacri*</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="700" height="525" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13393" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 700w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/12/Somalia-refugees-1-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure></div>



<p>*Foad Aodi ;Grazie alla VM Del Re per il suo impegno e richiesta di sostegno internazionale alla Somalia*</p>



<p>Cosi le comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e l&#8217;associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) insieme al movimento Uniti per Unire e associazioni ,comunità e diaspore aderenti esprimono condoglianze e solidarietà al popolo somalo per &nbsp;e piangono i 76 morti tra cui studenti e bambini in Somalia. È l&#8217;ennesimo attacco per mettere in ginocchio il paese soprattutto ora alla vigilia delle prime elezioni dal 1969.<br>&#8220;Ringraziamo la *Vice Ministra Affari Esteri e Cooperazione internazionale Emanuela Del Re* per la tempestività e il sostegno dell&#8217;Italia a fianco della Somalia con la richiesta di più sostegno internazionale per il paese. Inoltre le comunità del mondo arabo e musulmane in Italiana condannano l&#8217;attentato contro i cristiani in Nigeria e rinnovano il loro invito ad essere tutti uniti &nbsp;contro il terrorismo e valorizzare e proteggere la presenza dei cristiani in Medio Oriente e in Africa che per tutti noi è una ricchezza e fonte di dialogo e conoscenza culturale e religiosa&#8221;. *Cosi dichiara Il presidente delle Co-mai e Amsi e Membro del Gdl salute Globale Fnomceo &nbsp;Foad Aodi* che fa&#8217; il suo appello a tutti i cristiani in Medio Oriente e in Africa di rimanere nei nostri paesi per arricchirli di confronti costruttivi,di democrazia e libertà religiosa con il rispetto reciproco per non darla vinta agli estremisti,ai movimenti terroristi e alle persone chiuse mentalmente e piene di odio.

</p>



<p></p>
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		<title>Accordo Italia-Libia, la strada senza uscita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 07:06:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Antonella Freggiaro (abareka.com) Nei prossimi giorni il governo si appresta a chiudere la manovra economica e il dibattito politico si accalora sull’eliminazione di questa o quella tassa: la plastica, gli zuccheri, le auto&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Antonella Freggiaro (abareka.com)</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="730" height="310" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13239" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 730w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/11/unnamed-1-300x127.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 730px) 100vw, 730px" /></figure></div>



<p>Nei prossimi giorni il governo si appresta a chiudere la manovra economica e il dibattito politico si accalora sull’eliminazione di questa o quella tassa: la plastica, gli zuccheri, le auto aziendali. I leader politici fanno crociate in televisione per dimostrare chi è il vero paladino che eliminerà più balzelli nell’interesse dei cittadini. Effettivamente è molto comodo rispondere a domande banali su plastica e bibite e sicuramente non si rischia di far saltare il governo. Quindi tutti d’accordo, giornalisti inclusi.</p>



<p>A voler mettere in difficoltà chi governa ci sarebbe una piccola questione da risolvere oltremare. Certo non si tratta di una cosa urgente e soprattutto non ci mette e non ci toglie neanche un euro nelle tasche (apparentemente).<br>Sabato scorso è stato prorogato in maniera automatica il&nbsp;<a href="https://www.info-cooperazione.it/2017/02/cosa-abbiamo-firmato-con-la-libia/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Memorandum d’intesa Italia-Libia</strong></a>&nbsp;sui migranti (Memorandum of understanding, Mou) stipulato dal governo italiano (Gentiloni &amp; Co.) con il governo di Tripoli il 2 febbraio 2017. Due anni di continuative denunce di violazioni dei diritti umani documentate dalle Nazioni Unite e perpetrate nei centri di detenzione libici. Tratta di esseri umani, torture, violenze sessuali, stupri e abusi di ogni tipo, il tutto all’interno di strutture finanziate anche dal governo italiano. Delitti commessi dai funzionari pubblici libici, dai miliziani che fanno parte di gruppi armati e dai trafficanti in un contesto di assoluta impunità che il nostro governo ha deciso di&nbsp;<strong>prorogare automaticamente per altri tre anni</strong>.</p>



<p>Non i politici in TV ma le organizzazioni della società civile e alcuni giornalisti “militanti”, hanno sollevato un piccolo polverone negli ultimi dieci giorni precedenti la data di tacito rinnovo. Niente di nuovo, se non ricordare al ministro degli Esteri di Maio i terribili fatti accaduti in questi due anni, una&nbsp;<strong>lista infinita di criticità e violazioni</strong>&nbsp;che avrebbero dovuto innescare un dibattito politico ben più ampio di quello sulla manovra finanziaria.</p>



<p>Già nel 2017 l’Onu aveva puntato il dito contro la&nbsp;<strong>guardia costiera libica</strong>, denunciandone il coinvolgimento in “gravi violazioni dei diritti umani”. Altrettanto note erano le condizioni dei&nbsp;<strong>centri di detenzione</strong>&nbsp;presenti nel paese, che sempre nel 2017 l’<a href="https://www.info-cooperazione.it/2017/11/unhchr-visita-i-centri-di-detenzione-disumana-la-cooperazione-ue-libia-orrori-inimmaginabili/?utm_source=rss&utm_medium=rss" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alto commissario delle Nazioni Unite</a>&nbsp;per i diritti Umani, Zeid Ra’ad Al Hussein, aveva definito “un oltraggio alla coscienza dell’umanità”. Ad oggi i centri di detenzione accessibili da Onu, Oim e organizzazioni umanitarie sono in tutto tre, a fronte dei 19 gestiti direttamente dal governo libico, mentre non possediamo dati certi sul numero di prigioni ufficiose.<br>Per non parlare della&nbsp;<strong>recente vicenda di Abd al Rahman Milad</strong>, noto come al Bija, immortalato in un video pubblicato dal Times nell’atto di frustare persone appena salvate dal mare. Come racconta il giornalista Nello Scavo nell’inchiesta pubblicata su Avvenire, nel maggio del 2017 Bija partecipò a una riunione con delegati inviati dal governo italiano, organizzata a Catania. In una recente intervista rilasciata a Francesca Mannocchi, l’uomo, oggi reintegrato dalla Guardia costiera libica, ha svelato di essere stato ricevuto al ministero dell’Interno, ma di non ricordare se agli incontri fosse presente anche Marco Minniti.</p>



<p>Insomma gli elementi non mancano certo per mettere il tema dei rapporti con la Libia la centro del dibattito politico. Il piccolo polverone delle ultime settimane e il pressing di alcuni esponenti della maggioranza ha quantomeno costretto il ministro degli Esteri a fare qualcosa, o almeno fare finta di farla. Ecco allora l’idea di richiedere la&nbsp;<strong>riunione della commissione congiunta dei due Paes</strong>i prevista dall’articolo 7 del MoU per arrivare ad alcune modifiche.<br>Una nota è partita in fretta e furia da Roma e ora si attende la risposta di Tripoli. L’Italia chiede un sostanziale&nbsp;<strong>miglioramento delle condizioni dei campi</strong>&nbsp;di detenzione libici impropriamente definiti centri di accoglienza nel Memorandum e di rafforzare la presenza nei centri di organismi internazionali come Unhcr e Oim, che però continuano a segnalare la mancanza di condizioni minime di sicurezza necessarie. Per non parlare poi dei centri non ufficiali gestiti dalle milizie e difficilmente influenzabili dal Memorandum.</p>



<p>“Il governo libico riceverà quello che suggerisce il governo italiano, lo studierà e assumerà una posizione”. Questa la reazione che arriva dal consigliere per i media del premier<strong>&nbsp;Fayez al-Sarraj</strong>, contattato dall’ANSA, in merito alla&nbsp;<strong>richiesta di modifica</strong>, che comunque da sabato scorso è da considerare rinnovato per un altro triennio, fino al 2 febbraio 2023. C’è da aspettarsi che dalla Libia arrivi presto un OK a qualunque proposta italiana di modifica, ovviamente ci sarà da&nbsp;<strong>pagare il conto</strong>. E per l’ennesima volta saranno i libici a presentarcelo e non è detto che non ci costi quanto una micro tassa della finanziaria.</p>



<p>Secondo un calcolo fatto da Oxfam Italia, tra il 2017 e il 2019 il nostro Paese ha finanziato interventi per un costo pari a oltre<strong>&nbsp;150 milioni di euro</strong>. A questa cifra, vanno aggiunti anche i quasi 370 milioni di euro che l’Unione europea ha dedicato dal 2014 al settembre 2019 in programmi in Libia per la gestione delle migrazioni.</p>
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		<title>Salah Abdel Ati. Prove di riconciliazione a Milano</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 06:03:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli della Giornata del Ritorno e dell&#8217;Anniversario della Marcia di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it) A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Salaah chiede che in Europa si manifesti e si parli<br />
della Giornata del Ritorno e dell&#8217;</b></span></span><span style="font-size: x-large;"><span class="gmail_default"><b>Anniversario della Marcia<br />
</b></span></span>di Patrizia Cecconi (da www.pressenza.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-12150" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="720" height="576" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 720w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/xsalah-720x576.jpeg.pagespeed.ic_.aZ5c2EFVq9-300x240.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></a></p>
<p align="justify">A Milano, in una sala dell’albergo Michelangelo gremita di pubblico nonostante l’evento sia stato organizzato in soli tre giorni, si è svolta ieri una sorta di prova informale di dialogo tra le diverse fazioni politiche della tormentata Palestina.</p>
<p align="justify">L’occasione è stata la conferenza organizzata per accogliere l’avv. Salah Abdel Ati proveniente da Gaza e diretto in Belgio e in Svizzera per perorare la causa palestinese di fronte al Parlamento europeo e alla Commissione per i diritti umani.</p>
<p align="justify">La serata di Milano è stata aperta dal saluto inviato dal console Hani Gaber, vale a dire da una voce dell’Anp, impossibilitato a partecipare in quanto fuori Milano, il quale ha ripreso e rilanciato uno degli obiettivi cari al giovane avvocato gazawo e alle organizzazioni che rappresenta e cioè l’importanza di superare le divisioni politiche in funzione dell’obiettivo comune: abbattere l’illegale occupazione pluridecennale della Palestina da parte di Israele.</p>
<p align="justify">Subito dopo la lettura del messaggio, l’avv. Salah ha fatto proiettare due brevi video in modo che il pubblico vedesse i due aspetti della Grande marcia per il ritorno che si svolge ogni venerdì lungo i confini dell’assedio. Quella in cui, mentre la conferenza si svolgeva, aveva già visto l’uccisione del piccolo Yousef Al Dayeh per mano dei cecchini dell’esercito israeliano e decine di feriti.</p>
<p align="justify">Il primo video mostrava alcune delle uccisioni “gratuite” di manifestanti disarmati compresi bambini, donne, personale medico di soccorso e giornalisti, tutto configurabile come crimine contro l’umanità secondo la legalità internazionale, in particolare la IV Convenzione di Ginevra. Il secondo video, invece, rappresentava la parte creativa, in qualche modo addirittura “folle”, che i gazawi offrono al mondo, ballando la dabkeh, facendo acrobazie di parkour o contraendo matrimoni officiati lungo il border, sotto il lancio dei micidiali canister e sotto la mira degli snipers israeliani.</p>
<p align="justify">Il pubblico, in parte informato solo attraverso i media mainstream, ha accolto con interesse queste immagini alle quali è poi succeduta l’esposizione dell’ospite che con grande chiarezza ha spiegato origine, composizione e prospettive della grande marcia.</p>
<p align="justify">L’intervento di Mohammed Hannoun, presidente dell’API e rappresentante della parte legata alla fazione politica più religiosa, è stato anch’esso impostato sulla necessità di trovare un’intesa in nome del comune obiettivo di una Palestina libera. L’arch. Hannoun ha anche insistito sull’esempio che questa conferenza stava dando, accogliendo l’indicazione della Grande marcia di avanzare uniti sotto un’unica bandiera, quella palestinese. Il suo impegno, anche pratico, come l’offrire l’elegante sala per la conferenza, cosa che ovviamente non ha reso pubblica ma che gli organizzatori sapevano, è stata un’ulteriore dimostrazione dell’interesse verso un percorso unificante anche con la parte più laica della rappresentanza politica palestinese. I suoi interventi sono stati accolti con favore dal pubblico e dall’ospite, così come gli interventi di Khader Tamimi, rappresentante della Comunità palestinese lombarda e coordinatore, su nomina dell’ambasciata palestinese, delle comunità palestinesi in Italia.</p>
<p align="justify">Anche il dr. Tamimi infatti, ha ribadito la necessità di accogliere il messaggio inviato da Gaza e portato dall’Avv. Salah, superando le chiusure e le divisioni e riconoscendo, come ha affermato quest’ultimo, che la battaglia di Gaza riguarda tutta la Palestina e che se Gaza riuscirà a vincere, la Palestina avrà vinto, perché quel che Gaza sta chiedendo è soltanto il rispetto della legalità internazionale, in particolar modo della Risoluzione Onu 194 che riguarda i palestinesi tutti, quelli di Gaza, della Cisgiordania, di Gerusalemme, della diaspora e finanche quelli con cittadinanza israeliana.</p>
<p align="justify">Tra gli interventi più significativi va rilevato quello dell’avv. Giannangeli, il quale ha posto l’attenzione suilimiti del ricorso alla Corte penale internazionale, limiti che l’attivista e avvocato palestinese ha affermato di ben conoscere, ma tuttavia, ha detto, quella della Corte penale internazionale è una strada da battere quantomeno per ottenere quell’attenzione che né l’ONU né le varie Istituzioni cui si è fatto appello hanno mai concretamente mostrato bloccando o almeno punendo i crimini israeliani.</p>
<p align="justify">Ma cosa vuole, in sintesi, l’avv. Salah Abdel Ati dall’Italia e dall’Europa, oltre alla solidarietà da parte della società civile, motivo per cui è venuto a portare la sua testimonianza sulla Grande marcia del ritorno e sulla situazione nella Striscia di Gaza? Per capirlo meglio, oltre alle parole e alle immagini della serata, abbiamo deciso di farci rilasciare un’intervista.</p>
<p align="justify">A fine conferenza approfittiamo dell’accoglienza del dr. Tamimi per prenderci tutto il tempo necessario per conoscere meglio gli aspetti sociali e politici della società gazawa e i progetti delle associazioni rappresentate dall’avv. Salah. Confortati da un cosiddetto spuntino, in realtà ben più di questo, come usa in qualunque famiglia palestinese, iniziamo la nostra intervista.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è un giovane avvocato ma ha già molti anni di esperienza nelle lotte per i diritti umani in Palestina. Vuole raccontarci un po’ della sua vita a Gaza?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Veramente non sono tanto giovane, ho 44 anni e due dei miei quattro figli sono già all’università. Il ragazzo studia ingegneria e la ragazza è al primo anno di farmacia. Noi vogliamo che i nostri figli studino e tutte le famiglie a Gaza vogliono questo. Non tutti però possono date le condizioni economiche, ma la percentuale di iscritti all’Università, maschi e femmine, è molto alta.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei fa parte delle famiglie arrivate a Gaza in seguito alla cacciata dovuta alla Nakba o è originario della Striscia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sono uno di quel 75% di gazawi che vive in un campo profughi in quanto la mia famiglia è arrivata a Gaza dopo essere stata cacciata dalla Palestina storica. Da allora viviamo nel campo profughi di Jabaliya, al nord della Striscia<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Jabaliya è il luogo da cui partì la prima intifada, cioè la rivolta delle pietre, come venne chiamata, dopo l’uccisione di alcuni palestinesi investiti da un camion dell’esercito israeliano nel dicembre del 1987, è così?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, la rivolta partì da Jabaliya. La situazione era già carica e quella fu l’occasione che fece esplodere la rabbia palestinese. Inoltre, il giorno dopo l’investimento, gli israeliani spararono, uccidendolo, a un bambino che aveva lanciato delle pietre e da Jabaliya la rivolta si allargò e si espanse in tutti i territori occupati. Io ero un ragazzino e, come tutti gli altri ragazzini, partecipai alla rivolta. La mia gamba destra porta ancora i segni lasciati da Israele.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Durante e dopo la prima intifada si occupò di politica in modo sistematico o rimase nelle fila della rivolta spontanea?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Mi occupai di politica. Entrai nel Fronte Polare di liberazione (PFLP) e venni eletto rappresentante degli studenti. Sono rimasto nel Fronte popolare fino ad alcuni anni fa.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Il PFLP ha sempre rappresentato l’anima laica e di sinistra della Palestina, è vero?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Sì, il PFLP è stato il primo partito ad avere delle donne tra i suoi massimi dirigenti, però ora non faccio più parte dell’organizzazione politica, ma seguito a svolgere le attività in cui ho sempre creduto e per le quali ho lavorato anche nel Fronte Popolare.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Per esempio?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Per esempio la formazione politica e sociale dei giovani, i tavoli di formazione e di dialogo con le donne. Lo studio dei diritti umani e le violazioni che Israele, ma anche le autorità che governano la Palestina, sebbene in forma e numero diversi, commettono. Tutti i programmi che svolgiamo nel sociale. Insomma tutto ciò che dovrebbe preparare alla vita in una società libera, quella per la quale lavoriamo e per la quale abbiamo iniziato l’esperienza della Grande marcia del ritorno.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei è coordinatore per gli aspetti legali della Grande marcia del ritorno. Ci può dire come e da chi è nata l’idea di questa Marcia che finora ha visto circa 250 martiri e oltre 25.000 feriti? e chi realmente la porta avanti? Le faccio questa domanda perché i nostri media, a parte quelli “di nicchia” ne parlano come di un progetto imposto da Hamas alla popolazione gazawa. Un progetto crudele che manda a morire tanti innocenti.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>No, non è un progetto di Hamas. Io ho molti contatti con l’occidente e so bene come vengono manipolate le notizie. Intanto diciamo che in questo modo la colpa delle uccisioni non si dà agli assassini ma si scarica su una parte della società gazawa, quella che ne rappresenta il governo di fatto. Hamas può essere accusato di restrizioni e di una visione reazionaria rispetto ai valori della sinistra laica, ma non può essere accusato degli omicidi israeliani. Israele uccide manifestanti inermi, si è accanita su due dei giornalisti più competenti e conosciuti anche all’estero. Due reporter che mandavano foto inequivocabili alle agenzie internazionali. Non è un caso. I suoi cecchini colpiscono il personale sanitario mentre presta soccorso. Sparano sui bambini. Sono tutti crimini contro l’umanità e se il Diritto internazionale non sanziona Israele per questi numerosi e continui crimini, Israele continuerà a commetterli e queste violazioni peseranno anche sulle vostre democrazie. Comunque la grande marcia non è un progetto di Hamas, ma il movimento di Hamas partecipa, al pari di membri di Fatah, del Popular Front, del Democrat Front, degli altri movimenti politici e delle organizzazioni della società civile che hanno aderito in grande numero alla Marcia.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Le ripeto la domanda che le avevo fatto e alla quale già mi ha risposto, ma solo in parte. Abbiamo capito che non è nata da Hamas e che non è governata da Hamas, ma come è nata l’idea della Grande marcia?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ nata alla fine del 2017 discutendo sulla situazione che ci vede schiacciati sotto l’assedio. Acqua quasi totalmente non potabile, elettricità somministrata a piacere di Israele tre, quattro ore a caso durante il giorno o la notte col chiaro intento di rendere più difficile possibile la vita dei gazawi. Campi continuamente distrutti o dalle ruspe o dagli aerei che distribuiscono diserbanti. Bombardamenti israeliani a piacere. Disoccupazione altissima. Salari tagliati anche dall’Anp. Il grado di esasperazione dei giovani e degli adulti che si alterna a fenomeni di depressione per mancanza di futuro. Insomma una situazione insostenibile. Discutendo veniva fuori che in questi 70 anni in tutta la Palestina e, in particolare, in questi 12 anni di assedio a Gaza, nessuna lotta è mai riuscita vincente.</p>
<p align="justify">La resistenza è un nostro legittimo diritto ma né la resistenza armata, né la non violenza hanno mai portato all’ottenimento dei diritti spettanti al nostro popolo. Allora abbiamo pensato, discutendo e anche litigando, che un vero movimento popolare, un movimento di massa, senza uso di violenza, avrebbe potuto aiutarci ad ottenere quel che ci è dovuto. Abbiamo pensato che un diritto riconosciutoci dall’ONU già nell’anno della Nakba rappresentava tutti i palestinesi, la Risoluzione 194, cioè il nostro diritto al ritorno nelle terre, nelle case da cui siamo le nostre famiglie sono state cacciate. Così abbiamo pensato, organizzandoci in comitati, a organizzare questa grande Marcia, ricreando lungo il confine dell’assedio, gli accampamenti in cui le tende portavano il nome dei villaggi e delle città da cui siamo stati cacciati. Sarebbe stato un grande movimento e forse il mondo delle istituzioni ci avrebbe finalmente dato ascolto. La Grande marcia non vuole divisioni tra fazioni politiche e questo è un altro nostro importante obiettivo.</p>
<p><span style="font-size: large;">D. </span>Ma non avete messo in conto che Israele avrebbe potuto fare una carneficina?</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">R. </span>Israele ci ammazza ogni giorno e il mondo sta in silenzio. I nostri giovani hanno ideato il fumo nero degli pneumatici per coprire la vista ai cecchini, ma il mondo non ferma Israele, anzi lo protegge e addirittura abbiamo letto sui vostri giornali che i nostri giovani sono violenti perché incendiano gli pneumatici! Il nostro popolo ama la vita, non vuole morire, ma la morte è messa in conto. Lei ha visto durante la proiezione dei filmati che abbiamo adottato la vostra canzone “Bella ciao”? ebbene l’ultima strofa della vostra canzone è quella che ci porta a lottare a rischio della vita, morire per la libertà.</p>
<p align="justify"><span style="font-size: large;">D. </span>Caro avvocato, è eroico e mi azzarderei a dire commovente quel che mi sta dicendo, ma il mondo delle istituzioni non sembra capirlo.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>E’ per questo che sto facendo questo viaggio. Domani sarò a Bruxelles perché abbiamo bisogno di lobbies politiche che ci aiutino a imporre a Israele le giuste sanzioni secondo la normativa giuridica internazionale. Senza sanzioni che costringano Israele al rispetto dei diritti umani non ci sarà né giustizia né pace.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Lei a Gaza dirige il centro Masarat, giusto? Qual è l’attività di questo centro?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Il Masarat – Palestinian Center for Policy Research &amp; Strategic Studies segue una filosofia di apertura in tutte le direzioni e l’obiettivo prioritario su cui stiamo lavorando da molti anni è quello di raggiungere la riconciliazione tra le due fazioni più importanti, i cui leader governano rispettivamente la Cisgiordania (Fatah) e la Striscia di Gaza (Hamas). Noi siamo convinti che senza unificazione tra tutte le forze politiche non ci sarà alcuna possibilità di battere l’occupazione. Sul fronte interno, dal punto di vista politico,  lavoriamo per questo. Sul fronte esterno lavoriamo per ottenere il rispetto dei diritti umani da parte di Israele, ma se cogliamo violazioni dei diritti umani da parte delle autorità palestinesi non esitiamo a denunciarle e a chiedere che vengano ripristinati i diritti violati. Recentemente abbiamo denunciato come violazione dei diritti umani anche il taglio degli stipendi agli impiegati di Gaza da parte dell’ANP.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Questo tipo di denunce non può acuire le distanze tra  Fatah e Hamas?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>No, perché noi non denunciamo per conto dell’una o dell’altra fazione politica, ma in nome del rispetto del popolo palestinese che è un dovere rispettare, quale che sia l’orientamento politico dei singoli cittadini. Noi abbiamo un programma con obiettivi precisi e strategie precise. Critichiamo i comportamenti che ledono il popolo palestinese e sono quelli che acuiscono le intolleranze politiche. Il nostro obiettivo finale è la fine dell’occupazione perché è da questa lunghissima occupazione che genera la corruzione, l’esasperazione e sfiducia.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">Abbiamo un numero altissimo di diritti riconosciuti sulla carta ma mai applicati. Domani a Bruxelles, dove speriamo di poter avere presto una sede, e nei giorni successivi a Ginevra (Commissione dei diritti umani) andrò con questo compito, quello di segnare un passo concreto verso la fine dell’occupazione<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>E se l’obiettivo interno per cui lavorate da anni non si realizzerà?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal">R. Se si realizzerà avremo una chance, non la certezza, ma una chance di abbattere l’occupazione. Se invece non si realizzerà resteremo in una situazione continuamente precaria, Israele seguiterà a mangiarsi la West Bank e seguiterà lo stillicidio di vite palestinesi sia lì che a Gaza. Ma a Gaza potrebbe anche prendere forma la sempre minacciata nuova guerra di aggressione  e allora non sarà solo Gaza a pagarne le conseguenze. Noi vogliamo l’unificazione, ma sappiamo che in realtà non abbiamo delle leadership democratiche. In Palestina abbiamo delle figure di grande intelligenza, ma non si riesce a uscire dalla logica del personalismo, mentre avremmo bisogno di una struttura democratica. Noi lavoriamo per questo ed è per questo che operiamo in tutte le direzioni che poi è il significato che ha il nome dell’associazione che presiedo, “Masarat”, cioè “in ogni direzione”.</p>
<p>D. Vorrei farle un’ultima domanda. Vedo che ormai è notte fonda e domattina presto dovrà partire, ma può dirmi cosa pensa dei Paesi arabi rispetto alla situazione di Gaza e della West Bank?</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Sarò necessariamente sintetico. I Paesi arabi sono l’essenza della conflittualità poliedrica. Prendiamo ad esempio il Qatar. Il Qatar ha interessi sia in West Bank che nella Striscia, offre finanziamenti, ricostruisce interi quartieri distrutti dai bombardamenti ma, al tempo stesso, collabora con Israele. Questa è una situazione che in modo più o meno evidente ritroviamo in quasi tutti i Paesi arabi. Non abbiamo altri alleati credibili che noi stessi,per questo il nostro obiettivo è l’unità dei palestinesi e quindi la riconciliazione.</p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">D. </span>Bene, la ringrazio e le auguro buona fortuna a Bruxelles e a Ginevra<span style="font-size: large;">.</span></p>
<p class="m_-5340810738705392001yiv2544386222MsoNormal"><span style="font-size: large;">R. </span>Vorrei chiudere affidandole un messaggio per il popolo italiano. Al popolo italiano vorrei dire, potete sostenerci boicottando Israele affinché capisca che la società civile non sostiene i suoi crimini, e potete sostenerci chiedendo alle vostre istituzioni di esprimersi a favore della nostra causa, cioè a favore della giustizia.</p>
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		<title>Scenari globali e l&#8217;Italia &#8211; La fine di un mondo. La deriva di un ordine liberale&#8221;. Ultimo Rapporto ISPI</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Feb 2019 06:55:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter wp-image-12116" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="493" height="424" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1012w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing-300x258.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2019/02/Ispi_marchio_def_2_7_2017_blueing-768x660.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 493px) 100vw, 493px" /></a></p>
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<p>In questi ultimi giorni è stato presentato, a Milano e a Roma, l&#8217;ultimo Rapporto redatto dall&#8217;ISPI (Istituto Per gli Studi di Politica Internazionale) dal titolo &#8220;Scenari globali e l&#8217;Italia &#8211; La fine di un mondo. La deriva di un ordine liberale&#8221;.</p>
<p>Nell’ultimo anno la politica di Donald Trump ha introdotto un&#8217;inedita tensione tra gli Stati Uniti e l’ordine internazionale da loro stessi creato alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre la crescita della Cina e la rinnovata assertività della Russia sembrano preludere a una nuova fase del riflusso dell’impatto occidentale sul resto del Mondo. Si moltiplicano, in sintesi, i segnali di scomposizione dell’ordine mondiale, con conseguenze sempre più profonde sulla convivenza internazionale, sulle organizzazioni internazionali e persino dell’assetto istituzionale dei singoli stati.</p>
<p>Ecco, per voi, il Rapporto:</p>
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<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2019/02/21/scenari-globali-e-litalia-la-fine-di-un-mondo-la-deriva-di-un-ordine-liberale-ultimo-rapporto-ispi/">Scenari globali e l&#8217;Italia &#8211; La fine di un mondo. La deriva di un ordine liberale&#8221;. Ultimo Rapporto ISPI</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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