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	<title>fabbriche Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>Morire di lavoro: fino a quando?</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 10:42:33 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p>Di Alessandra Montesanto</p>



<p>Un morto ogni tre giorni, un infortunio al minuto: questo è il dato per riflettere sul tema della sicurezza nel mondo del lavoro.</p>



<p>Il 12 novembre scorso, per l&#8217;inaugurazione della nuova stagione del Teatro Officina di Milano &#8211; storico punto di riferimento culturale del capoluogo lombardo, che quest&#8217;anno compie 50 anni di attività &#8211; il pubblico ha potuto assistere ad una serata ricca di poesia, testimonianze, appelli grazie a Massimo de Vita in dialogo con l&#8217;ex operaio e poeta Ferruccio Brugnaro e alla presenza del senatore (Gruppo Misto) Tino Magni che hanno specificato i doveri dei datori di lavoro che comprendono: fornire ai lavoratori le informazioni sulle procedure di sicurezza e sugli eventuali rischi presenti sul posto in cui si svolge la mansione; fornire una formazione sul corretto utilizzo delle attrezzature e dei dispositivi di protezione individuale; fornire le indicazioni sulle procedure di evacuazione in caso di emergenza. Molti sono, poi, i diritti degli operai e dei lavoratori in generale, ad esempio: un risarcimento in caso di infortunio e la possibilità di adire a vie legali in caso di violazioni delle leggi in tema di sicurezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17276" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario--1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/vcchio-operario-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1530w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>



<p>In Italia sono l&#8217;INAIL (Istituto nazionale per l&#8217;Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) e l&#8217;INL, un&#8217;agenzia del governo istituita in base a un decreto legislativo del 2015 che dovrebbero occuparsi della salute dei lavoratori, della tutela e della sicurezza, ma non sono sufficienti se consideriamo il numero delle morti e degli incidenti che, troppo spesso, colpiscono le famiglie e, quindi, la società intera. All&#8217;interno delle industrie abbiamo la figura dell&#8217;RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), eletto tra i lavoratori per avanzarne le istanze, appunto, per quanto concerne gli aspetti della salute e dei rischi; come sottolinea Brugnaro dovrebbe esserci un esponente delle richieste e delle informazioni da fornire ai lavoratori in tutte le fabbriche e le aziende e si dovrebbe instaurare un maggior rapporto diretto tra questa figura e il capo o CEO della fabbrica o dell&#8217;azienda stessa.</p>



<p>La seconda parte della serata ha affrontato il tema &#8211; ancora così importante e attuale &#8211; tramite l&#8217;Arte: letture e monologhi intensi, commoventi, feroci e delicati allo stesso tempo che riportano alla mente gli incidenti mortali alla Thyssenkrupp (6 dicembre 2007) e le morti di tumore causate dal Petrolchimico di Marghera (28 novembre 2002): Daniela Airoldi Bianchi dà voce all&#8217;operaio Gianfranco Bettin tramite un brano tratto da “Petrolkiller” e, per terminare, lo spettacolo dal titolo “Il paese delle facce gonfie” con Stefano Panzeri (per la regia di Marco di Stefano e testo di Paolo Bignani) con grande dolcezza &#8211; anche per l&#8217;ingenuità infantile del protagonista &#8211; accompagna gli spettatori in un viaggio dal fantastico al realistico, dalla speranza alla disillusione, raccontando una storia d&#8217;amore tra un giovane operaio e una ragazza e di grande solidarietà ambientata alla Icmesa, teatro in cui nel &#8217;76 è stato provocato il disastro ambientale dovuto alla fuoriuscita di diossina, a Meda, in provincia di Milano. “Teatro” sì, luogo e messa in scena, che racconta una realtà ancora tanto dura nella memoria e nell&#8217;indignazione perché certi fatti continuano ad accadere. Inesorabilmente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="768" height="1024" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17277" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--768x1024.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--225x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 225w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1--1152x1536.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1152w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2023/11/spettacolo-1-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></figure>
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		<title>Rilancio della lettera aperta del 21 marzo per bloccare tutte le attività non essenziali</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 08:03:06 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><img loading="lazy" width="600" height="300" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13778" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/pppppppppppppp-1-300x150.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure></div>



<p>di Guido Viale (da laudasii.com) </p>



<p><strong><em>Associazione Per i diritti umani</em></strong> ha firmato la lettera che segue.  PER ADESIONI: <a rel="noreferrer noopener" href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>



<p>Sabato 21 marzo abbiamo sottoscritto la lettera aperta lanciata da alcuni membri dell’associazione Laudato sì per dare voce e sostenere la giusta rivendicazione di sospendere l’attività, portata avanti da molti lavoratori – alcuni dei quali già scesi in sciopero &#8211; costretti a lavorare fianco a fianco in aziende e processi produttivi non indispensabili e a ritrovarsi ammassati nei mezzi di trasporto utilizzati per andare e tornare dal lavoro. Questo appello ha riscosso adesioni assai significative: lo riportiamo più sotto con le nuove firme, tra le quali compaiono anche le prime adesioni di rappresentanti sindacali di differenti organizzazioni.</p>



<p>Nel frattempo, anche le confederazioni CGIL, CISL e Uil hanno deciso in modo unitario di chiedere al Governo la chiusura temporanea di&nbsp;<strong>tutte</strong>&nbsp;le lavorazioni non essenziali. Al termine dell’incontro, il Presidente del Consiglio ne annunciava il fermo, ma questa decisione ha incontrato, prima e dopo il suo annuncio, la netta opposizione di Confindustria che, anche con una lettera del suo Presidente, anteponeva la salvaguardia della continuità produttiva a quella della salute dei lavoratori, delle loro famiglie e della collettività tutta. Così il decreto governativo – pubblicato a distanza di un giorno – consente la prosecuzione delle attività nella quasi generalità dei settori, fino ad includervi persino l’industria bellica. Il fatto che l&#8217;industria delle armi continui ad essere promossa e mantenuta in attività è uno scandalo al cospetto degli ammalati e delle vittime, del mondo ospedaliero, delle lavoratrici e dei lavoratori chiamati a rischiare il contagio pur di non fermare la produzione di strumenti di morte.</p>



<p>Non sappiamo attraverso quali meccanismi si sia arrivati a una conclusione che contraddice gli impegni presi con i sindacati (non esistono verbali del confronto), tanto che questi si sono detti pronti a mettere in atto uno sciopero generale; ma tutto il processo decisionale appare viziato da una grave mancanza di trasparenza e da un insufficiente rispetto della salute dei lavoratori e della collettività. Trasparenza e rispetto che dovrebbero accompagnare tutte le procedure attraverso cui il Governo e le sue agenzie decidono i provvedimenti di contenimento della pandemia, che avvengono invece senza il parere di un organismo di controllo tecnico-scientifico indipendente, in presenza di un sistema sanitario spogliato dai successivi tagli subiti negli ultimi decenni, fino a giungere all’attuale mancanza di ogni possibilità di dotarsi per tempo degli indispensabili presidi a tutela della salute pubblica.&nbsp;</p>



<p>Contro le “maglie” decisamente troppo larghe del decreto governativo, gli scioperi in fabbriche e aziende si sono moltiplicati per iniziativa diretta delle lavoratrici e dei lavoratori con i loro rappresentanti. Esprimiamo loro la nostra solidarietà e diamo sostegno alla loro rivendicazione di avere voce in capitolo nel decidere che cosa è essenziale e che cosa no delle produzioni e delle attività in cui sono impegnati in ogni azienda. Auspichiamo che questa iniziativa sia la premessa perché sin da ora l’economia possa imboccare un percorso radicalmente diverso da quello che ci ha condotto all’attuale catastrofe, grazie a una riconquistata capacità dei lavoratori di far valere le loro ragioni insieme a quelle della collettività, sia nelle aziende che nella società. La ricomposta unità nella lotta per la sicurezza e la salute &#8211; dai rider senza tutele ai nuclei più organizzati di metalmeccanici, chimici e tessili – lascia sperare in un fronte attorno cui possa crescere la presa di coscienza di tanti movimenti, associazioni e corpi sociali alla ricerca un diverso rapporto con la natura anche per contrastare il cambiamento climatico e promuovere una vera riconversione ecologica.&nbsp;</p>



<p><strong>LETTERA APERTA</strong></p>



<p>21 marzo 2020</p>



<p>BLOCCARE TUTTE LE ATTIVITA’ NON ESSENZIALI &#8211; DALLA LOMBARDIA UNA RICHIESTA PER TUTTA L’ITALIA. ORA.</p>



<p>La situazione drammatica che vive in questo momento la Lombardia non consente ulteriori rinvii rispetto all’assunzione di provvedimenti che si pongano l’obiettivo di contrastare in ogni modo la pandemia del Covid-19.&nbsp;</p>



<p>In Lombardia si concentrano quasi la metà dei casi registrati di Covid-19 &#8211; ventimila persone al 19 marzo &#8211; e quasi i due terzi delle persone decedute, rispetto all’insieme del paese.&nbsp;</p>



<p>Numeri che vengono considerati pesantemente sottostimati, in particolare nelle province più colpite, per le tantissime persone anziane che muoiono in casa o nelle residenze assistite senza che venga eseguito il tampone.&nbsp;</p>



<p>Sono colpiti gravissimamente medici, infermieri, operatori sanitari, molti ospedali non sono ormai più in grado di assicurare posti letto e risposte adeguate. Sono strazianti le scene che abbiamo visto in questi giorni. &nbsp;</p>



<p>Si è scritto che il 40% dei lombardi non rispetta l’obbligo di restare a casa. Chiediamoci il perché. In tutta la Lombardia – comprese le province maggiormente toccate dall’epidemia, e l’area metropolitana di Milano – centinaia di migliaia di persone sono costrette a spostarsi ogni giorno usando treni, autobus e metro per paura di perdere il lavoro, a causa di imprenditori sordi alla necessità di chiudere produzioni non essenziali. &nbsp;</p>



<p>Non è possibile rispettare le norme di sicurezza negli spostamenti, né è possibile verificare il rispetto del “distanziamento sociale” nelle tante realtà produttive della regione, specie in quelle piccole e piccolissime, dove i lavoratori operano gomito a gomito nelle fabbriche e negli uffici.&nbsp;</p>



<p>Cosa può pensare un lavoratore costretto a rischiare il contagio pur di non perdere il lavoro, vedendo la scritta luminosa “State a casa” sul palazzo della Regione Lombardia?&nbsp;</p>



<p>Non è accettabile che il profitto degli imprenditori abbia la meglio sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza sanitaria della collettività.&nbsp;</p>



<p>Di fronte alla morte di un terzo delle vittime registrate ora in Italia, nella provincia cinese dello Hubei è stata presa la decisione di<strong>&nbsp;</strong>chiudere tutte le fabbriche, insieme agli uffici pubblici e privati<strong>.&nbsp;</strong>È inaccettabile che una retorica della “produttività lombarda” divenga il veicolo del virus.&nbsp;</p>



<p>Chiediamo alle istituzioni centrali e locali di tutelare la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici delle industrie e dell’indotto, imponendo immediatamente la chiusura di tutte le attività non considerate rigorosamente necessarie, e garantendo la distribuzione dei dispositivi di protezione individuale a chi, per il bene della collettività, è chiamato a continuare le produzioni ritenute indispensabili. ORA. </p>



<p>

PER ADESIONI:&nbsp;<a href="mailto:associazionelaudatosii@gmail.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">associazionelaudatosii@gmail.com</a></p>
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		<title>&#8220;Imprese e Diritti umani&#8221;. A Natale non siamo tutti più buoni, e a pagarne le spese sono i lavoratori</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2018 09:26:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Fabiana Brigante Il Natale è alle porte, e mentre le letterine di milioni di bambini sono in viaggio verso il Polo Nord, ai piccoli aiutanti di Babbo Natale vengono negati alcuni diritti fondamentali.&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>di Fabiana Brigante</p>
<p>Il Natale è alle porte, e mentre le letterine di milioni di bambini sono in viaggio verso il Polo Nord, ai piccoli aiutanti di Babbo Natale vengono negati alcuni diritti fondamentali. È quanto è stato dimostrato da China Labor Watch, ActionAid, Solidar Suisse e CiR in un rapporto basato su indagini condotte da investigatori sotto copertura tra aprile e settembre di quest’anno in quattro fabbriche di giocattoli cinesi che rifornirebbero, tra gli altri, anche Disney e Lego. I risultati rivelano salari minimi inferiori al costo della vita, misure di sicurezza inadeguate a proteggere la salute dei lavoratori (carenza di maschere e guanti di bassa qualità), assenza di corsi di formazione dei lavoratori per prepararli alla manipolazione di materiali chimici tossici e al funzionamento di macchinari industriali (secondo il rapporto i lavoratori sono entrati in contatto con sostanze chimiche come il benzene, che è stato collegato ad avvelenamento e leucemia), numero eccessivo di ore di lavoro straordinario (fino a 175 ore al mese mentre la legge cinese stabilisce un tetto massimo di 36 ore mensili), condizioni di vita degradanti (dormitori sovraffollati, strutture igienico-sanitarie inadeguate), mancanza di organizzazioni sindacali indipendenti che rappresentino gli interessi dei lavoratori e di meccanismi di reclamo formali.<br />
La situazione in cui versano i lavoratori delle fabbriche di giocattoli cinesi trova origine in diverse cause, prima fra tutte la pressione crescente da parte delle multinazionali. L’economia cinese è infatti entrata in una fase in cui i costi di produzione sono in crescita e il settore manifatturiero continua ad incontrare difficoltà. La guerra commerciale di Trump intensifica ulteriormente questo conflitto. Per sopravvivere, le aziende cinesi hanno spostato la pressione dell’aumento dei costi sui lavoratori. Seppure esse non accettino di essere considerate responsabili per le violazioni dei diritti perpetrate nelle proprie catene di approvvigionamento, queste aziende svolgono un ruolo attivo nello sfruttamento dei lavoratori, chiedendo alle fabbriche di giocattoli di aumentare le proprie quote di produzione e riducendo al contempo i costi. Come si evince dal rapporto, ad esempio, in un anno i costi di produzione per 100 giocattoli Hasbro e Mattel sarebbero di $100 USD (87€ circa). Tuttavia, l&#8217;anno successivo, per produrre lo stesso giocattolo, Hasbro e Mattel avrebbero richiesto alla fabbrica di realizzare 105 o più giocattoli a fronte dello stesso prezzo. Per lo stesso prodotto, le aziende trovano due o tre fabbriche di giocattoli in competizione nell’acquisizione degli ordini e la fabbrica che avrà il minor costo di produzione sarà quella che riceverà il maggior numero di ordini. Nella fabbrica di Wah Tung &#8211; una di quelle in cui sono state condotte le indagini &#8211; un operaio che produce la bambola de la Sirenetta, ha una quota di produzione di circa 1.800 &#8211; 2.500 giocattoli al giorno, lavora 26 giorni al mese e guadagna circa 3000 RMB (380€) al mese. Per ogni bambola prodotta, il lavoratore riceve 0,008 €.<br />
Attualmente, questa bambola viene venduta a circa 37€ su Amazon. Dunque, un lavoratore di Wah Tung guadagna solo lo 0,02% del valore di mercato del giocattolo che produce.<br />
Inoltre, in Cina ai lavoratori non sono garantiti molti diritti, ad esempio essi non godono del diritto di sciopero. Sembra che nei casi in cui gli scioperi si siano comunque verificati le autorità li abbiano severamente repressi. A questo si aggiunga che i sindacati stabiliti nelle fabbriche cinesi sono affiliati alla All-China Federation of Trade Unions (ACFTU) che – come affermato dalla Confederazione Sindacale Internazionale (CSI) – non è un’organizzazione indipendente in quanto sostiene gli interessi del governo e non può pertanto essere considerata una voce autentica dei lavoratori cinesi.<br />
Infine, il rapporto registra violazioni ricorrenti delle leggi applicabili. Il diritto del lavoro in Cina si articola in molti regolamenti, ma spesso le fabbriche non vi aderiscono. Ad esempio, la legge cinese stabilisce dei limiti per l’impiego di studenti, i quali non dovrebbero lavorare per più di 8 ore al giorno e dovrebbero essere impiegati in campi rilevanti per il loro corso di laurea. Tuttavia, in molti casi non si registra una differenza tra il lavoro svolto dagli studenti e quello dei lavoratori regolari, né viene rispettato il limite di ore lavorative imposto dalla legge. Inoltre, spesso le imprese straniere si affidano ad agenzie intermediarie per l’assunzione di personale dipendente; il rapporto di lavoro che ne deriva presenta una struttura triangolare, in quanto non esiste un rapporto diretto tra dipendenti assunti tramite l’agenzia e l’impresa stessa. La legge cinese pone dei limiti all’assunzione di lavoratori tramite suddette agenzie in quanto i lavoratori assunti in questo modo sono più vulnerabili allo sfruttamento dal momento che qualsiasi reclamo o controversia viene gestito dall’agenzia e non dall’impresa, ma anche questo limite spesso non viene rispettato.<br />
Il rapporto ha analizzato la situazione dei lavoratori applicando anche una prospettiva di genere. Analizzando il livello di gestione delle fabbriche si evince che nonostante le donne rappresentino l’80% dei dipendenti, pare che nessuna di esse rivesta posizioni dirigenziali. La maggioranza delle donne sceglie questo lavoro solo per mancanza di alternative a causa dell’età avanzata o per il basso livello di istruzione. Sono inoltre stati registrati anche casi di discriminazione nei confronti di donne incinte. Nonostante la legge cinese imponga che nessun datore di lavoro possa ridurre gli stipendi, licenziare o rescindere il contratto di lavoro a causa di gravidanza, parto o allattamento, è stato denunciato che nei casi in cui le lavoratrici abbiano richiesto giorni di ferie a causa di circostanze particolari come quella di prendersi cura dei figli o per gravidanza, esse siano state declassate a ricoprire posizioni lavorative più stancanti che le hanno costrette a dimettersi.</p>
<p><strong>Cosa hanno risposto le imprese</strong></p>
<p>Molti dei più grandi produttori di giocattoli, tra cui Disney e Mattel, sono membri del Ethical Toy Program (ETP) del Consiglio Internazionale delle Industrie dei Giocattoli (International Council of Toy Industries, ICTI), il quale si impegna promuovere la responsabilità sociale delle imprese operanti nel settore dei giocattoli, stabilendo, tra le altre cose, standard da rispettare per migliorare le condizioni lavorative.<br />
Una delle fabbriche nelle quali sono state condotte le indagini è stata certificata dal ETP. Parlando a nome della fabbrica, il portavoce del ETP Mark Robertson ha dichiarato: “Le accuse evidenziate dal rapporto contravvengono alle esigenze del programma etico del giocattolo in materia di orari di lavoro, salari e ferie annuali. Lavoreremo direttamente con le fabbriche per risolvere eventuali problemi identificati […] Prendiamo molto sul serio le questioni sollevate da China Labor Watch e abbiamo iniziato le nostre indagini. Affronteremo in modo rapido ed efficace eventuali problemi identificati che violino i nostri standard”.<br />
Robertson ha affermato che l’ETP ha ottenuto sostanziali progressi nell’innalzamento delle condizioni etiche negli stabilimenti certificati dell’organizzazione sia in Cina che altrove: “I salari sono aumentati, gli ambienti delle fabbriche sono più sicuri e le ore di lavoro si stanno riducendo; le ore di lavoro presso le fabbriche di giocattoli in Cina sono inferiori a quelle nei settori dell’abbigliamento e dell’elettronica.”<br />
Un portavoce della Disney ha dichiarato che il marchio è stato un membro del programma Ethical Toy Program: “Disney ha un solido programma di standard lavorativi e prende molto sul serio l’applicazione del proprio codice di condotta in tutte le sedi. Abbiamo chiesto che il Consiglio esamini immediatamente queste affermazioni.”<br />
Mattel ha dichiarato di non avere una produzione corrente nelle fabbriche menzionate nel rapporto di China Labor Watch: “Mattel si impegna a garantire che ogni singola persona che fabbrica i nostri giocattoli e prodotti sia trattata in modo equo, rispettoso e sia in grado di lavorare in un ambiente sano e sicuro. I nostri standard di lavoro, i nostri programmi ambientali, di salute e sicurezza e i nostri processi di supervisione rispecchiano questo impegno.”<br />
Allo stesso modo, un portavoce di Lego ha affermato che il Gruppo non ha intrapreso rapporti commerciali con nessuno dei fornitori menzionati nel rapporto.<br />
D’altronde, non è sempre facile individuare tutti gli attori che fanno parte di una catena di approvvigionamento di una data impresa. Allo stesso modo, tuttavia, risulta difficile pensare a un’impresa che non ne faccia parte, a prescindere dalle dimensioni, dalla posizione geografica e dal tipo di prodotti di cui si occupa. Infatti tutte le aziende si impegnano in varie transazioni con altri attori commerciali, attingendo a reti complesse per reperire i componenti più economici e forza lavoro a basso costo per massimizzare i profitti. A ciò si aggiunga che la mancanza di trasparenza spesso impedisce di individuare tutti gli attori coinvolti, e quindi, anche di individuare i soggetti responsabili di determinate violazioni.<br />
Per il testo completo del rapporto (in inglese) si veda: <a href="https://www.solidar.ch/en/a-nightmare-for-workers?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.solidar.ch/en/a-nightmare-for-workers?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
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