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	<title>Farian Sabahi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>Farian Sabahi Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<item>
		<title>Sakineh: un simbolo contro la lapidazione e contro ogni violenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Apr 2014 03:45:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sakineh Mohammadi Ashtiani, Iran. Nel 2006 la donna era stata condannata alla lapidazione per adulterio e per il suo presunto coinvolgimento nell&#8217;uccisione del marito. “Presunto” perchè, un anno dopo l&#8217;accaduto &#8211; dal braccio della&#46;&#46;&#46;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sakineh<br />
Mohammadi Ashtiani, Iran. Nel 2006 la donna era stata condannata alla<br />
lapidazione per adulterio e per il suo presunto coinvolgimento<br />
nell&#8217;uccisione del marito. “Presunto” perchè, un anno dopo<br />
l&#8217;accaduto &#8211; dal braccio della morte del carcere di Tabriz in cui era<br />
detenuta &#8211; la donna aveva rilasciato una confessione che, secondo i<br />
familiari e gli attivisti, le era stata estorta con la forza.&nbsp; </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/zj4-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/zj4-.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="188" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quell&#8217;intervista<br />
produsse un effetto dirompente, soprattutto nel mondo occidentale:<br />
Stati Uniti, Unione europea e Vaticano, infatti, misero in atto una<br />
fortissima campagna di sensibilizzazione contro la lapidazione (e la<br />
pena di morte). Tale mobilitazione indusse la autorità di Teheran,<br />
in un primo momento, a  sospendere la sentenza.  Lo scorso 19 marzo è<br />
arrivata la notizia della liberazione.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
“ Sakineh<br />
Ashtiani è stata amnistiata e rimessa in libertà”: queste le<br />
parole dell&#8217;Avvocato Bruno Malattia che da anni segue il caso della<br />
donna e che lo ha patrocinato davanti al Parlamento europeo insieme<br />
al Comitato internazionale contro la pena di morte e la lapidazione.<br />
<br />La notizia è stata poi confermata anche dal Segretario Generale<br />
del consiglio Superiore iraniano per i diritti umani, Mahamd Javad<br />
Larijani, ed è stata diffusa dalla stampa governativa iraniana.<br />
L&#8217;Avvocato Malattia ha voluto, però, precisare che: “Anche se le<br />
autorità e la stampa iraniane hanno cercato di attribuire la<br />
decisione all&#8217;equità e alla magnanimità del sistema giudiziario di<br />
quel Paese, il felice epilogo della vicenda che ha coinvolto Sakineh<br />
è dovuto alla campagna internazionale contro l&#8217;ingiusta condanna<br />
alla lapidazione pronunciata dal Tribunale islamico”.</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Sakiheh,<br />
di etnia azera come l&#8217;ayatollah Khamenei, di umili origini e quasi<br />
analfabeta, è diventata simbolo di tutte le donne vittime della<br />
violenza e di un sistema che sancisce la pena di morte. La sua<br />
liberazione è considerata un atto di clemenza, quando la “clemenza”<br />
, secondo la religione islamica, è una delle più lodate prerogative<br />
di Dio: in questo caso anche degli Uomini.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Per<br />
approfondire molti temi riguardanti la cultura iraniana, soprattutto in relazione alle donne,&nbsp;vi<br />
riproponiamo l&#8217;intervista che abbiamo fatto alla Prof.ssa Farian<br />
Sabahi in occasione del suo libro intitolato “Noi donne di Teheran&#8221;</p>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione1">
<div style="margin-bottom: 0cm;">

 </div>
</div>
<p></p>
<div dir="LTR" id="Sezione2">
<div align="CENTER" style="margin-bottom: 0cm;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/Copertina-Sabahi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""></a><img loading="lazy" align="BOTTOM" border="0" height="320" name="immagini1" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/Copertina-Sabahi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" width="240" /><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/04/Copertina-Sabahi.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title="">&nbsp;</a></p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&#8220;La<br />
 città<br />
 di Teheran, del suo popolo e dell&#8217;intero Paese. Una città in cui le<br />
 donne, oggi come ieri, sono ricchezza umana e c</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
 libro è dedicato a suo figlio, Atesh. Qual è il significato di<br />
 questo nome e perchè ha voluto scrivere per lui proprio questo<br />
 saggio?</p>
<p>Atesh vuol dire “fuoco”, è un nome che<br />
 appartiene alla tradizione zoroastriana e quindi alle origini<br />
 dell&#8217;Iran, prima dell&#8217;invasione arabo-musulmana. Non ho scritto “Noi<br />
 donne di Teheran” per lui, ma ho pensato di dedicarglielo per<br />
 dargli uno strumento per abbattere, fin da ragazzino, gli stereotipi<br />
 sul nostro paese d&#8217;origine.</p>
<p>Attraverso i racconti, i proverbi<br />
 e le vicende di alcune persone – intellettuali e non – fa<br />
 compiere, al lettore, un viaggio nella Storia e, in particolare,<br />
 nella città di Teheran. Cosa rappresenta, per lei, la sua città<br />
 ?</p>
<p>Qual è la mia città? Non so, ho vissuto in tanti posti<br />
 diversi. Teheran è la città in cui è nato e cresciuto mio padre,<br />
 poi emigrato a Torino. E non era in realtà nemmeno la città di mia<br />
 nonna Mariam, di cui parlo verso la fine del testo: lei era nata a<br />
 Baku, nell&#8217;odierna Repubblica dell&#8217;Azerbaigian. Poi, alla fine degli<br />
 anni Venti del Novecento, è stata obbligata a varcare la frontiera,<br />
 con la famiglia, cercando scampo in Iran. Il Medio Oriente e il<br />
 Caucaso sono da sempre mondi complessi, e certe latitudini emigrare<br />
 è spesso stata una scelta obbligata: per motivi legati alle<br />
 persecuzioni politiche, per studiare, per il desiderio di conoscere<br />
 altri luoghi ed emanciparsi dall&#8217;amore delle famiglie.</p>
<p>Ed è&#8217;<br />
 vero che Teheran si può accostare all&#8217;archetipo femminino?</p>
<p>“Donna<br />
 è Teheran”, dico in questo testo che nasce per il teatro e ha un<br />
 diverso registro di scrittura rispetto ai miei saggi accademici e ai<br />
 reportage giornalistici. La città, declinata al femminile, diventa<br />
 pretesto per raccontare la storia di un Paese, le sue similitudini<br />
 rispetto al Sud Italia e le tante, tantissime contraddizioni. Per<br />
 esempio religiose: a Teheran cristiani, ebrei e zoroastriani hanno i<br />
 loro luoghi di culto, mentre i sunniti (musulmani pure loro, come<br />
 gli sciiti) non hanno moschee tutte per loro. Ma non solo: niente<br />
 omosessuali a Teheran, aveva dichiarato il presidente Ahmadinejad,<br />
 ma a Teheran sono consentite (e incoraggiate) le operazioni<br />
 chirurgiche per cambiare sesso. Questioni complesse, cui cerco di<br />
 dare risposta.</p>
<p>Quali sono gli stereotipi confermati, ancora<br />
 oggi, in Occidente sul popolo iraniano?</p>
<p>Principalmente quelli<br />
 sulle donne, percepite sempre e comunque come coperte dal chador e<br />
 quindi oppresse. Nel testo racconto che le iraniane hanno ricevuto<br />
 il diritto di voto nel 1963, per gentile concessione dell&#8217;ultimo<br />
 scià di Persia. 1963, ovvero cinquant&#8217;anni fa e quindi prima delle<br />
 svizzere. Ma il diritto di voto non basta a fare una democrazia. E<br />
 ancora, stereotipi sull&#8217;istruzione: non tutti sanno che a Teheran<br />
 due matricole su tre sono donne. Che scelgono sempre e comunque<br />
 (tranne un&#8217;esigua minoranza) materie scientifiche. Perché con una<br />
 laurea in Lettere finisci tutt&#8217;al più a fare l&#8217;insegnante.</p>
<p>Perchè,<br />
 nel suo libro, parla di “schizofrenia culturale” degli<br />
 iraniani?</p>
<p>Prendo a prestito questa espressione dal filosofo<br />
 iraniano Dariush Shayegan. Schizofrenia culturale perché Teheran<br />
 non è né Oriente né Occidente. Teheran è una città con due<br />
 anime. Viviamo sospesi, appunto tra Oriente e Occidente, tra<br />
 modernità e tradizione. Siamo cittadini di una Repubblica&#8230;<br />
 islamica, e la nostra dovrebbe essere una democrazia&#8230; religiosa,<br />
 ma in realtà è una oligarchia di ayatollah e pasdaran. Mescoliamo<br />
 Oriente e Occidente. Per esempio quando mangiamo la pizza: con il<br />
 gormeh sabzi (un nostro piatto tipico). E al zereshk polo, un altro<br />
 piatto tipico, qualcuno aggiunge il ketchup.</p>
<p>E, invece, cosa<br />
 intende quando parla di “mondo iranico”?</p>
<p>I confini<br />
 dell&#8217;Iran attuale sono ridimensionati rispetto a quelli dell&#8217;antico<br />
 impero persiano. Mondo iranico è lo spazio culturale che va<br />
 dall&#8217;est dell&#8217;Iraq all&#8217;India del Nord passando per l&#8217;Asia centrale.<br />
 Un mondo ancora intriso di cultura persiana. In cui la poesia è una<br />
 seconda lingua madre. Anche quando dobbiamo combattere gli<br />
 integralismi. Perché spesso tiriamo in ballo un poeta antico,<br />
 contemporaneo di Dante: il nostro Hafez.</p>
<p>Nella seconda parte<br />
 del saggio, elenca nomi di donne che – attraverso il loro operato<br />
 – si sono affermate nel mondo dell&#8217; Arte, della cultura, della<br />
 politica e molte di loro hanno lottato per affermare diritti umani e<br />
 civili. Nel 1907, in Iran, viene fondata la prima scuola femminile:<br />
 sono gli stessi anni che vedono protagoniste, in Europa, le<br />
 suffragette.</p></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<br />C&#8217;è<br />
 così tanta differenza tra le donne iraniane e quelle occidentali,<br />
 italiane in particolare?</p>
<p>Non più di tanto. In “Noi donne<br />
 di Teheran” l&#8217;elenco di donne in gamba è lungo, anche se<br />
 ovviamente non esaustivo. In un primo momento pensavo di<br />
 accorciarlo. E nella lettura teatrale salto a piè pari quel lungo<br />
 elenco di nomi. Ma resta la frase finale di quella parte: quando<br />
 pensare a noi riflettere sul nostro coraggio, sulla forza di noi<br />
 donne di Teheran. Perché, come recita un proverbio persiano, se<br />
 cerchi la luna guarda il cielo, non lo stagno.
 </p></div>
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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