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	<title>Farid Adly Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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		<title>Notizie dal mondo &#8211; flash</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2020 08:05:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anbamed a cura di Farid Adly) Rassegna Anbamed di Mercoledì 15 Luglio 2020 I titoli: Nilo: nessun accordo tra Egitto-Etiopia e Sudan Tunisia: crisi di Governo, Ennahda ritira i suoi ministri Iran:&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>(dall&#8217;agenzia stampa Anbamed a cura di Farid Adly)</p>



<p>Rassegna Anbamed di Mercoledì 15 Luglio 2020</p>



<p>I titoli:</p>



<p>Nilo: nessun accordo tra Egitto-Etiopia e Sudan</p>



<p>Tunisia: crisi di Governo, Ennahda ritira i suoi ministri</p>



<p>Iran: L&#8217;attivista Nirgis Mohamadi colpita dal Covid19 in carcere</p>



<p>Tunisia: sei mesi di carcere alla media-attivista Amna Sharqi, per i versetti apocrifi sul Coronavirus</p>



<p>Egitto: appello alle autorità del Cairo per la liberazione dei giornalisti detenuti di opinione</p>



<p>Siria: bombardamenti in seguito allo scoppio di una bomba contro soldati russi</p>



<p>Le notizie:</p>



<p><strong>Nilo</strong>: Le trattative per le acque del Nilo sono finite senza un accordo. Lo ha detto il ministro delle risorse idriche di Addis Abeba, Seleshi Bekele. “Ci sono stati passi in avanti, ma non è stato raggiunto un accordo”, ha detto, sottolineando che le richieste di Egitto e Sudan sono eccessive. Il ministro degli esteri del Cairo, Shukri, ha replicato che si andrà di nuovo al Consiglio di Sicurezza e che non è ammissibile qualsiasi atto unilaterale senza un accordo. Il ministro sudanese ha auspicato che ci sia un altro round di trattative, sotto l&#8217;egida dell&#8217;Unione Africana, per risolvere la questione con il negoziato.</p>



<p><strong>Tunisia</strong>: E&#8217; crisi di governo. Il partito islamista Ennahda ha deciso di ritirare i suoi ministri e di avviare la procedura di sfiducia in Parlamento. La decisione arriva a 24 ore dalle dichiarazioni del primo ministro, l&#8217;imprenditore Fakhfakh di procedere ad un rimpasto di governo. In Parlamento è stata avviata anche la procedura di sfiducia nei confronti del presidente del Parlamento,Ghannouchi, leader di Ennahda.</p>



<p><strong>Iran</strong>: L&#8217;attivista Nirgis Mohannadi è colpita da Covid19 in carcere. In una lettera fatta trapelare scrive: “Non mi fanno sentire i miei figli da un anno”. Mohannadi, 47 anni, è una attivista per i diritti umani e sconta una condanna a 16 anni per “reati politici compiuti tramite un&#8217;associazione non autorizzata”. L&#8217;associazione si chiama Centro di difesa dei diritti umani e il reato politico è quello di aver incontrato, nel 2014, la rappresentante dell&#8217;UE per la politica estera, Catherine Ashton.</p>



<p>La magistratura iraniana ha informato che è stata eseguita la condanna a morte contro un impiegato del ministero della difesa in pensione, per spionaggio a favore degli Stati Uniti. Un Tribunale di Teheran ha condannato a morte 3 giovani manifestanti che hanno guidato il movimento di protesta dello scorso Novembre.</p>



<p><strong>Tunisia</strong> 2: Il Tribunale di Tunisi ha condannato a 6 mesi di carcere la media-attivista Amna Sharqi, 27 anni, con l&#8217;accusa di diffusione di messaggi che incitano all&#8217;odio e mancato rispetto alla fede. Sharqi ha condiviso sui social una poesia sul Coronavirus, che imita i versetti coranici. In molte città tunisine sono stati organizzati sit-in a sostegno della libertà di opinione. Nei loro cartelli, i manifestanti chiedevano la liberazione della giovane.</p>



<p><strong>Siria</strong>: Bombardamenti russi su postazioni jihadiste nella provincia di Idlib, in seguito allo scoppio di una bomba durante il passaggio di mezzi militari russi e turchi sulla M4, l&#8217;autostrada che collega Aleppo con Latakia. Nello scoppio è stato distrutto un mezzo militare e feriti 3 soldati di Mosca.</p>



<p>Lo scorso Marzo, tra russi e turchi è stato raggiunto un accordi di tregua, che ha messo fine all&#8217;offensiva dei governativi contro la provincia di Idlib. Secondo l&#8217;accordo ci sarebbero state ronde miste di monitoraggio sulla tregua. Il movimento qaedista Tahrir Sham, protetto dalla Turchia, non ha mai accettato questo accordo ed ha attaccato diverse volte in passato le ronde russo-turche oppure ha organizzato proteste della popolazione per impedire il passaggio dei soldati russi.</p>



<p><strong>Egitto</strong>: Appello alle autorità del Cairo per il rilascio di tutti i giornalisti detenuti per reati di opinione. Lo ha chiesto il Comitato internazionale per la protezione dei giornalisti (CPJ) con sede a New York. L&#8217;appello arriva il giorno dopo la morte del giornalista Mohammed Mounir, per aver contratto il Covid19 in carcere. Per il CPJ, “tenere le persone in carcere per reati di opinione , in questa fase di pandemia Coronavirus, equivale ad una sentenza di morte”.  </p>
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		<title>Ore felici per i bambini di Gaza</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2016 08:15:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Inaugurazione della mostra &#8220;Artisti per Gaza&#8221; per il progetto &#8220;ORE FELICI per i BAMBINI di GAZA&#8221;, idealizzato e organizzato da Farid Adly e dalla Casa delle Culture di Acquedolci (Messina). Ecco il video dell&#8217;inaugurazione&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>Ecco il video dell&#8217;inaugurazione della mostra: interessante e anche divertente!</p>
<p>Per la regia di Tekla Taidelli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="video-container"><iframe loading="lazy" width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/Uh_hN3CxOZI?feature=oembed&#038;wmode=opaque&utm_source=rss&utm_medium=rss" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Focus Palestina e la mostra “ARTISTI per GAZA” a Milano!</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2016 08:48:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani è lieta di invitarvi a&#8230; Un evento importante: una “TRE GIORNI” dedicata alla PALESTINA con l’inaugurazione della mostra: “ARTISTI PER GAZA”. &#160; Non mancate !!! &#160; Saranno presenti: il&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="clear"></div>
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<p><span data-offset-key="6gbc0-0-0"><span data-text="true">Un evento importante: una “TRE GIORNI” dedicata alla PALESTINA con l’inaugurazione della mostra:</span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span data-offset-key="6gbc0-0-0"><span data-text="true"><strong> “ARTISTI PER GAZA”.</strong> </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-offset-key="6gbc0-0-0"><span data-text="true">Non mancate !!!</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saranno presenti: il giornalista FARID ADLY e il presidente della Comunità Palestinese in Lombardia, Dott. KHADER TAMIMI.</p>
</div>
<p>Venerdì 18 novembre, ore 18: INAUGURAZIONE mostra &#8220;Artisti per Gaza&#8221;</p>
<p>Sabato 19 novembre, ore 18: presentazione del libro &#8220;Gaza writes back&#8221; con Monica Macchi, esperta di mondo e cultura arabi (Ingresso 5 euro / 3 euro per tesserati Percorsi)</p>
<p>Domenica 20 novembre, ore 18: presentazione del documentario &#8220;Striplife Gaza&#8221; con Monica Macchi e Alessandra Montesanto (Ingresso 5 euro/ 3 euro per i tesserati Percorsi)</p>
</div>
<p>PRESSO: Spazio Percorsi, Via Kramer 32 (MM Porta Venezia, Milano)</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><a title="" href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-bGlnaHRib3gtMA==" data-rl_title="" data-rl_caption=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7155" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" srcset="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 453w, http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" alt="untitled-579" width="453" height="641" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
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		<title>ARTISTI PER GAZA: la mostra a Milano !</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 06:56:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>VI ASPETTIAMO NUMEROSI alla TRE GIORNI DEDICATA alla PALESTINA !!! &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>VI ASPETTIAMO NUMEROSI alla TRE GIORNI DEDICATA alla PALESTINA !!!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ARISTI per GAZA: la mostra a Milano!</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2016 08:22:32 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Focus Palestina e la mostra &#8220;ARTISTI per GAZA&#8221; a Milano!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2016 07:15:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un evento importante: una &#8220;TRE GIORNI&#8221; dedicata alla PALESTINA con l&#8217;inaugurazione della mostra &#8220;ARTISTI PER GAZA&#8221;. &#160; Non mancate !!! &#160; Saranno presenti: il giornalista FARID ADLY e il presidente della Comunità Palestinese in&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span data-offset-key="6gbc0-0-0"><span data-text="true">Un evento importante: una &#8220;TRE GIORNI&#8221; dedicata alla PALESTINA con l&#8217;inaugurazione della mostra &#8220;ARTISTI PER GAZA&#8221;. </span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span data-offset-key="6gbc0-0-0"><span data-text="true">Non mancate !!!</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Saranno presenti: il giornalista FARID ADLY e il presidente della Comunità Palestinese in Lombardia, Dott. KHADER TAMIMI.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7155" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-579" width="453" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 453w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Artisti per GAZA: una tre giorni dedicata alla Palestina</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Oct 2016 07:55:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Care amiche e cari amici, l&#8217;Associazione per i Diritti Umani è felice di invitarvi a questo importantissimo evento. Focus Palestina. &#8220;Artisti per Gaza&#8221; è una mostra collettiva organizzata da ACM Casa delle Culture e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="e09ko-0-0"><span data-offset-key="e09ko-0-0"><span data-text="true">Care amiche e cari amici, l&#8217;Associazione per i Diritti Umani è felice di invitarvi a questo importantissimo evento. Focus Palestina. </span></span></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="e09ko-0-0">&#8220;Artisti per Gaza&#8221; è una mostra collettiva organizzata da ACM Casa delle Culture e fortemente dal giornalista Farid Adly, che sarà presente all&#8217;inaugurazione con il Dr. Khader Tamimi, Presidente della Comunità Palestinese di Lombardia.</div>
</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="e09ko-0-0"></div>
<div data-editor="13tqo" data-offset-key="4h7jd-0-0" data-block="true">
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4h7jd-0-0"><span data-offset-key="4h7jd-0-0"><span data-text="true">Vi aspettiamo!!!</span></span></div>
</div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4h7jd-0-0"></div>
<div class="_1mf _1mj" data-offset-key="4h7jd-0-0"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-7155" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled-579" width="453" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 453w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/10/untitled-579-212x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 212w" sizes="(max-width: 453px) 100vw, 453px" /></a></div>
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		<title>Associazione per i Diritti umani arriva in Sicilia: per la campagna &#8220;ARTISTI PER GAZA&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2016 09:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Associazione per i Diritti umani arriva in Sicilia, grazie all&#8217;invito di FARID ADLY !!! La Prof.ssa Marzia Devoto e la Dott.ssa Monica Macchi presenteranno un focus sulla Palestina: cinema, letteratura e scultura. Ecco a&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/09/6277/">Associazione per i Diritti umani arriva in Sicilia: per la campagna &#8220;ARTISTI PER GAZA&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>L&#8217;Associazione per i Diritti umani</em> arriva in Sicilia, grazie all&#8217;invito di FARID ADLY !!!</strong></p>
<p><strong>La Prof.ssa Marzia Devoto e la Dott.ssa Monica Macchi presenteranno un focus sulla Palestina: cinema, letteratura e scultura. Ecco a voi il primo appuntamento.</strong></p>
<p><strong>Progetto a cura di <em>Associazione per i Diritti umani .</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Freedom Tree &#8211; Albero della Libertà</p>
<div>(opera donata alla campagna Artisti per Gaza; vedi scheda in fondo)</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Marza-Devoto-Freedom-Tree-media-risoluzione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6278" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6278" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Marza-Devoto-Freedom-Tree-media-risoluzione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="Marza Devoto Freedom Tree media risoluzione" width="400" height="362" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Marza-Devoto-Freedom-Tree-media-risoluzione.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 400w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/Marza-Devoto-Freedom-Tree-media-risoluzione-300x272.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" /></a></div>
<div></div>
<div><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;">Giovedì 14 Luglio 2016 si terrà ad Acquedolci una performance a cura della prof.ssa Marzia Devoto, docente di Design presso il Politecnico di Milano. </span></div>
<div><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;"> </span></div>
<div>
<p><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;">L&#8217;Associazione Culturale Mediterraneo &#8211; Casa delle Culture, in collaborazione con Il Geranio, organizza giovedì 14 Luglio 2016 alle 19.30 un incontro sul tema: &#8220;L&#8217;Arte, antidoto contro la paura&#8221;.</span></p>
<p>In una location di prestigio, l&#8217;Angolo del tè sul prato, lato mare del rinomato complesso turistico &#8220;Il Geranio&#8221;, si svolgerà un&#8217;azione artistica che darà la possibilità ai partecipanti di diventare protagonisti e non soltanto degli spettatori.</p>
<p>La prof.ssa Marzia Devoto, docente di Design al Politecnico di Milano, presenterà una performance che coinvolge il pubblico per far conoscere le potenzialità curative insite nell&#8217;azione artistica.</p>
<p>La manipolazione dell&#8217;argilla, dietro la guida della professoressa Devoto, diventa un&#8217;esperienza sensoriale; rispettando le indicazioni impartite, ciascuno dei partecipanti compierà un percorso che non modificherà soltanto la forma della materia ma anche la visione della realtà che ci circonda.</p>
</div>
<div><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;"> </span></div>
<div>
<p><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;">La prof.ssa Marzia Devoto partecipa alla campagna &#8220;Artisti per Gaza&#8221;, con l&#8217;opera donata: &#8220;Freedom tree&#8221; (vedi foto in alto)</span></p>
<p>Partecipazione gratuita aperta a tutti. Piccoli e grandi.</p>
<p>Seguirà cena presso lo stesso Ristorante &#8220;Il Geranio&#8221;.</p>
</div>
<div><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-family: 'times' , 'times new roman' , serif; font-size: large;">Per info: <a href="tel:339.8599708" target="_blank">339.8599708</a></span></div>
<div></div>
<div><a href="https://www.facebook.com/events/1819093268322789/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><span style="color: #cc3300;">Evento su Fb (clicca qui)</span></a></div>
<div></div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/09/6277/">Associazione per i Diritti umani arriva in Sicilia: per la campagna &#8220;ARTISTI PER GAZA&#8221;</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intervista a Farid Adly sul saggio ”La rivoluzione libica. Dall&#8217;insurrezione di Bengasi alla morte di Gheddafi”</title>
		<link>https://www.peridirittiumani.com/2013/10/15/intervista-farid-adly-sul-saggio-la/#utm_source=rss&#038;utm_medium=rss</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2013 03:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura e Saggi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da poco uscito nelle librerie, nella collana La cultura per le edizioni Il saggiatore, il nuovo saggio di Farid Adly &#8211; giornalista, scrittore e direttore dell&#8217;agenzia stampa bilingue ANBAMED &#8211; dal titolo La rivoluzione&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2013/10/15/intervista-farid-adly-sul-saggio-la/">Intervista a Farid Adly sul saggio ”La rivoluzione libica. Dall&#8217;insurrezione di Bengasi alla morte di Gheddafi”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/COPERTINA-FARID-A.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2013/10/COPERTINA-FARID-A.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Da<br />
poco uscito nelle librerie, nella collana La cultura per le edizioni<br />
Il saggiatore, il nuovo saggio di Farid Adly &#8211; giornalista, scrittore<br />
e direttore dell&#8217;agenzia<br />
stampa bilingue<i><br />
</i><em>ANBAMED<br />
</em><em>&#8211;</em><i><br />
 </i>dal<br />
titolo <i>La<br />
rivoluzione libica. Dall&#8217;insurrezione di Bengasi alla morte di<br />
Gheddafi</i><br />
, a partire dalla rivoluzione libica iniziata il 17 febbraio 2011,<br />
pone diversi interrogativi sul futuro di un&#8217;intera nazione, anche<br />
alla luce dei nuovi fatti  accaduti in Libia e del sequestro lampo<br />
del premier Zeidan. Com&#8217;è scattata l&#8217;insurrezione attraverso le<br />
manifestazioni di protesta spontanee sull&#8217;onda del successo dei<br />
movimenti rivoluzionari di Tunisia ed Egitto? Si può parlare<br />
d&#8217;intervento militare umanitario? Quale validità ha la tesi della<br />
cosiddetta &#8220;eccezione araba&#8221; sull&#8217;inconciliabilità fra<br />
Islam e democrazia? E la Libia, legata all&#8217;Italia da un&#8217;infelice<br />
storia coloniale, riuscirà a garantire al proprio popolo democrazia,<br />
stabilità politica ed equa distribuzione della ricchezza<br />
petrolifera? Farid Adly riflette sugli interrogativi posti dalla<br />
rivoluzione, analizzando anche il ruolo e il coinvolgimento delle<br />
potenze straniere negli affari della famiglia Gheddafi. Prefazione di<br />
Guido Olimpio. </p>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Abbiamo<br />
intervistato l&#8217;autore che ringraziamo moltissimo per averci regalato<br />
il suo tempo e questo importante contributo</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Perché<br />
la rivoluzione libica può essere considerata diversa rispetto a<br />
quelle degli altri Paesi?</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tutte<br />
le rivoluzioni e le rivolte sono diverse l’una dall’altra.<br />
Ciascuna ha le sue peculiarità intrinseche che la differenziano<br />
rispetto ad altre. Le caratteristiche di quella libica sono da<br />
individuare nel tipo di economia del paese, basata principalmente<br />
sull’esportazione delle risorse naturali, petrolio e gas; nella<br />
composizione sociale; nella storia coloniale, quella italiana; e<br />
nella durata e violenza sanguinaria della dittatura.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
società libica fino agli anni cinquanta del secolo scorso era<br />
economicamente povera e le attività principali erano l’agricoltura<br />
di sostentamento e la pastorizia. La scoperta e le esportazioni del<br />
petrolio hanno introdotto uno squasso nel tessuto sociale, portando<br />
la popolazione ad emigrare massicciamente verso le due principali<br />
città: Tripoli e Bengasi. La ricchezza petrolifera ha distrutto<br />
l’economia produttiva e ha imposto un centralismo amministrativo,<br />
favorendo così uno stato sociale basato sull’assistenzialismo.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Un’altra<br />
caratteristica della società libica è l’assenza di divisioni<br />
confessionali e la prevalenza di un orientamento moderato<br />
nell’interpretazione della fede islamica.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Il<br />
colonialismo italiano era di popolamento insediativo e di conseguenza<br />
non si era mai interessato all’inserimento della popolazione locale<br />
nel processo amministrativo. Per dirla in altri termini, non si è<br />
formata una borghesia autoctona capace di ereditare le redini dello<br />
Stato alla fine del periodo coloniale ; al momento della partenza dei<br />
soldati italiani dopo la sconfitta nelle battaglie nordafricane della<br />
seconda guerra mondiale, in Libia si è creato un vuoto<br />
amministrativo che è stato colmato dal protettorato britannico,<br />
durato 8 anni, fino al momento dell’indipendenza.  La breve fase<br />
della monarchia è stata stroncata da un colpo di Stato militare<br />
sfociato poi in una delle più sanguinarie delle dittature arabe,<br />
durata 42 anni.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tutti<br />
questi elementi messi insieme hanno impresso alla sollevazione del 17<br />
Febbraio 2011 un aspetto di straordinarietà, perché inaspettata. In<br />
un paese dove non si moriva di fame, nessuno pensava all’esistenza<br />
di una povertà diffusa ed una disoccupazione di vaste proporzioni.<br />
La sopportazione del tallone della repressione sembrava aver<br />
distrutto ogni risorsa di resistenza e di ribellione. In Libia, a<br />
differenza di Tunisia e Egitto, non c’era uno Stato, ma un potere<br />
familiare; non c’era né una Costituzione, né un Parlamento, né<br />
tantomeno un esercito. I partiti e i sindacati erano banditi e<br />
vietate persino le associazioni. L’opposizione era frammentata e<br />
relegata all’estero, quindi ininfluente.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Tutte<br />
queste motivazioni, messe insieme, hanno dato alla Rivoluzione libica<br />
un  percorso diverso. Se nei due paesi confinanti, dove le Primavere<br />
arabe sono esplose anche lì in forme inaspettate per gli stessi<br />
organizzatori delle manifestazioni, le rivolte sono state pacifiche e<br />
si sono concluse con un intervento delle istituzioni dello Stato, per<br />
mandare a casa i satrapi al potere da troppo tempo, in Libia la<br />
rivolta si è trasformata da subito in una guerra, a causa dell’uso<br />
eccessivo della forza da parte del regime.
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Paradossalmente<br />
la debolezza politica dell’opposizione libica l’ha costretta<br />
all’unità ed alla moderazione nella condotta diplomatica,<br />
chiedendo da subito la protezione internazionale; la ricchezza<br />
petrolifera ha fatto gola alle potenze occidentali, portandole<br />
all’intervento da subito per il cambiamento di regime. Due ragioni<br />
che hanno portato all’abbattimento in un tempo relativamente breve,<br />
8 mesi, della dittatura, ma che hanno lasciato la loro impronta sulla<br />
seconda fase della ricostruzione dello Stato, dove assistiamo ad una<br />
difficoltà estrema nel percorso verso una convivenza pacifica basata<br />
sul diritto e non sulla vendetta.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Hanno<br />
dato vita alla rivolta, soprattutto, i giovani e anche le donne:<br />
quali sono le modalità con cui l&#8217;hanno messa in atto?</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Giovani<br />
e donne sono stati gli elementi fondamentali della rivolta libica. Le<br />
donne sono state la miccia che ha avviato la prima rudimentale<br />
organizzazione della protesta. Mi riferisco ai sit-in delle familiari<br />
dei detenuti politici di Abu Selim che rivendicavano “Verità e<br />
Giustizia”. Due parole che sono state il grimaldello che ha aperto<br />
le prime crepe nella dittatura. Dal 2008, ogni sabato a mezzogiorno,<br />
le donne parenti dei detenuti scomparsi dal 1996 chiedevano in<br />
silenzio, con sit-in davanti alle sedi istituzionali, di sapere che<br />
fine avessero fatto i loro mariti, padri e fratelli; chi li avesse<br />
uccisi e chi fossero i mandanti, ma soprattutto rivendicavano un<br />
processo per condannare i responsabili. Queste manifestazioni erano<br />
organizzate dalle donne, perché erano loro le uniche capaci di<br />
portarle a compimento senza l’intervento della polizia. Nella<br />
logica tradizionale della società libica, un poliziotto non<br />
picchierebbe mai una donna e di conseguenza quelle manifestazioni<br />
erano state tollerate dal potere tirannico, che aveva vietato<br />
qualsiasi forma di organizzazione ed espressione di pensiero.<br />
Sfruttando quella debolezza strutturale del regime, le donne avevano<br />
dato il via alla prima organizzazione collettiva che sfidava il<br />
potere e reclamava un diritto, rifiutando ogni tipo di compromesso al<br />
ribasso e respingendo ogni imposizione di indennizzi monetari.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
partecipazione dei giovani invece è stata spontanea ed originata da<br />
due motivazioni: l’influenza delle due esperienze di Tunisia e<br />
Egitto, la cosiddetta “caduta del velo della paura”, e la<br />
situazione sociale nella quale versavano le nuove generazioni della<br />
Libia, fortemente al di sotto delle potenzialità economiche del<br />
paese e soprattutto senza nessuna prospettiva. In Libia c’erano 200<br />
mila giovani laureati disoccupati o inoccupati. In un paese che aveva<br />
il reddito pro capite più alto di tutta l’Africa, assistere al<br />
lusso che caratterizzava la vita dei figli della famiglia regnante e<br />
non poter usufruire delle potenzialità di un’economia forte come<br />
quella libica, ha indotto nelle giovani generazioni una ribellione<br />
che da tempo covava sotto le ceneri. La modalità della<br />
partecipazione è stata assolutamente spontanea e nel mio libro ho<br />
raccontato alcuni aspetti edificanti dell’esperienza rivoluzionaria<br />
libica. Sono state inventate al momento modalità organizzative che<br />
la mancata esperienza non garantiva, come per esempio nel settore<br />
della comunicazione e dell’informazione. Al Tribunale di Bengasi, è<br />
stato creato il Centro Informazione formato da giovani studenti della<br />
Facoltà di Comunicazione, guidati dal loro rettore. Hanno<br />
rappresentato la voce della rivolta nel mondo. L’altro aspetto<br />
interessante è stata la nascita di gruppi musicali, che hanno<br />
cantato la rivoluzione e hanno dato linfa all’unità del paese.<br />
Alla festa della Liberazione di Tripoli, un milione di cittadini<br />
hanno gioito in piazza ascoltando un gruppo musicale libico formato<br />
da giovani Amazig, che durante il regime erano stati incarcerati per<br />
l’uso della propria lingua.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Quali<br />
sono stati gli errori compiuti dalla stampa italiana nel raccontare<br />
la rivoluzione libica  (e le altre rivoluzioni arabe?)</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Non<br />
parlerei di errori, perché l’informazione è un processo<br />
complesso. I limiti del mondo dell’informazione sulle rivolte arabe<br />
della Primavera 2011 sono legate all’inaspettata onda di protesta<br />
che ha fatto cadere dittature decennali, evento che nessun analista<br />
aveva previsto o inquadrato. Nel mio libro infatti cito l’unica<br />
eccezione a questo dato: l’analisi fatta all’inizio del 2010, un<br />
anno prima dei moti di rivolta, da parte dell’attuale presidente<br />
tunisino, Moncef Marzouki, allora esponente di spicco<br />
dell’opposizione all’estro. La mancanza di informazioni<br />
giornalistiche e la sorpresa hanno fatto sì che i media si<br />
affidassero ad esperti accademici, che molte volte non avevano una<br />
valida conoscenza sul campo della realtà di questi paesi, ma<br />
soltanto uno preparazione libresco fatta di riletture italianizzate<br />
di analisi altrui. Nel caso libico, per esempio, si è parlato spesso<br />
di tribalismo della società libica, analisi molto lontana dalla<br />
realtà, perché il tribalismo negli ultimi cinquant’anni non ha<br />
più rappresentato in Libia un fattore politico o militare, ma<br />
soltanto sociale. I media internazionali si sono basati su studi<br />
antropologici precoloniali italiani, risalenti alla fine<br />
dell’Ottocento e dato eco alla propaganda del regime, che aveva<br />
utilizzato il fenomeno sociale per dividere la popolazione libica,<br />
sulla base della logica “Divide et impera”. L’altro errore di<br />
valutazione credo sia stato quello di considerare la rivolta della<br />
masse arabe come un fenomeno telecomandato dall’esterno, da<br />
interessi geopolitici delle potenze del mondo industrializzato. Nel<br />
caso libico, una certa stampa italiana, per ragioni politiche di<br />
parte, ha inseguito il mito del complotto francese ai danni degli<br />
interessi italiani; un’interpretazione assolutamente smentita dai<br />
fatti, perché gli affari italiani in Libia non sono stati scalfiti<br />
dopo la caduta del regime di Gheddafi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Si<br />
può parlare di “democrazia” all&#8217;interno di un Paese governato,<br />
per decenni, da un dittatore e quanto è importante anche la cultura<br />
per veicolare il concetto stesso di “democrazia”?</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Io<br />
credo che il concetto  di Democrazia sia un concetto universale e non<br />
esiste un diritto di prelazione dell’Occidente. In ogni stadio<br />
dello sviluppo sociale, si sono avuti corrispondenti modi di<br />
convivenza civile e delle regole generali di organizzazione della<br />
società. Questo vale per ogni realtà e non è una prerogativa di<br />
una rispetto ad altre. L’organizzazione sociale dei paesi<br />
industrializzati è figlia di questo sviluppo ed ha subito anche<br />
nella storia recente dei paesi europei delle derive dittatoriali,<br />
come in Italia prima e in Germania poi, con il fascismo e il nazismo.<br />
La Democrazia è un processo storico, non si esporta e non si<br />
importa, ma si sperimenta. L’organizzazione sociale che ogni<br />
comunità si dà nei diversi periodi storici è figlia<br />
dell’equilibrio di tanti fattori e non c’è nessuna collettività<br />
alla quale si possa precludere la strada dell’armonia dei poteri e<br />
della convivenza civile equilibrata e pacifica. In ogni realtà ci<br />
sono contraddizioni e nella lotta tra gli interessi diversi,<br />
prevalgono gli equilibri corrispondenti alle componenti più forti.<br />
Io personalmente sono stato e sono sempre contrario alle<br />
interpretazioni eurocentriche, che mettono una sorte di copyright sul<br />
processo democratico. Infatti, la teoria dell’eccezione araba, come<br />
confuto nel mio libro, è caduta miseramente alla prova delle<br />
Primavere arabe. Che questo processo sia difficile e irto di grandi<br />
sfide è un’altra questione, si deve dare del tempo alle società<br />
arabe affinché ricostruiscano il proprio percorso. Non ci sono<br />
limiti culturali alla Democrazia. Chiunque prefiguri una simile<br />
ipotesi, ricade di fatto nel campo delle discriminazioni che annuncia<br />
di voler combattere.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Dopo<br />
la rivoluzione, sono stati compiuti passi avanti nella tutela dei<br />
diritti umani?&nbsp;</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>&nbsp;</b>
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
In<br />
Libia, no. La Rivoluzione del 17 Febbraio 2011 ha fatto cadere il<br />
velo della paura e ha fatto conquistare il diritto di parola a tutti,<br />
ma il consolidamento dei diritti umani e la costruzione di uno Stato<br />
di diritto sono ancora lontani dalla pratica quotidiana. La lotta per<br />
il potere e la bramosia per la ricchezza facile hanno dato spazio<br />
alle vendette, alla corruzione ed al prevalere del “dialogo<br />
armato”. La deriva militarista della Rivoluzione libica ha creato<br />
le condizioni per la nascita di tanti “Piccoli Gheddafi”, che con<br />
il mitra in mano hanno imposto il loro volere alle istituzioni<br />
liberamente e democraticamente elette. In Libia ci sono ancora<br />
migliaia di prigionieri di guerra che non hanno avuto ancora un<br />
processo, non garantendo loro neppure una minima assistenza dello<br />
Stato, ma continuano a restare nelle mani di milizie armate<br />
incontrollate. Diverse persone sono state sequestrate subito dopo il<br />
loro rilascio da parte delle autorità giudiziarie, come avvenne<br />
alcune settimane fa con la figlia dell’ex capo dei servizi di<br />
sicurezza, Sanussi, che dopo aver scontato la condanna a 8 mesi, per<br />
ingresso illegale e possesso di documenti d’identità falsi, è<br />
stata rapita a 50 metri dal carcere dove era detenuta. Inoltre nella<br />
Libia di oggi circolano molte armi non censite e diversi gruppi che<br />
si ispirano al jihadismo estremista, che sconfitti nelle elezioni,<br />
hanno imposto il loro potere con la canna del fucile. Se questo<br />
processo non si concluderà presto, con l’affermazione<br />
dell’esclusiva detenzione della violenza da parte dello Stato, la<br />
Libia potrebbe avere una pericolosa deriva imposta da una minoranza<br />
violenta contro la maggioranza della popolazione.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Cosa<br />
chiede la società civile oggi e qual è il futuro della Libia?</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
La<br />
società civile in Libia non chiede, ma si batte per l’uguaglianza<br />
e per l’equità. A Bengasi, per esempio, le milizie armate sono<br />
state cacciate a furor di popolo, perché la gente era stufa di<br />
vedere scippare la Rivoluzione da un gruppo di barbuti, molti dei<br />
quali avevano un passato gheddafiano oppure  convertitosi alla causa<br />
nell’ultimo quarto d’ora. Per questi motivi io sono ottimista sul<br />
futuro della Libia, malgrado la consapevolezza delle difficoltà del<br />
momento e dell’inadeguatezza di molti uomini tra quelli che sono<br />
stati eletti nelle prime elezioni libere del paese. Io credo che a<br />
causa della caratteristica strutturale dell’economia libica, basata<br />
prevalentemente sulla produzione ed esportazione del petrolio, si<br />
troverà un modus vivendi per un equilibrio dei poteri, altrimenti,<br />
l’unica certezza è l’affondamento della nave e la prospettiva<br />
del naufragio per tutti.&nbsp;</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Cosa<br />
rappresentano, per lei, la Libia e l&#8217;Italia?</b></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Una<br />
domanda sul personale, di fronte alla quale mi trovo in difficoltà.<br />
Io sono nato in Libia, a Bengasi, la città ribelle ad ogni potere<br />
costituito, e dentro di me vivo questo spirito. Sono arrivato in<br />
Italia nel 1966 per compiere gli studi universitari e per amore sono<br />
rimasto qui. Ho voluto, però, mantenere la mia cittadinanza<br />
d’origine, malgrado le autorità libiche mi abbiano negato per 15<br />
anni il rinnovo del  passaporto. Ho figli italiani e in questa mia<br />
nuova terra, non mi sono mai considerato uno straniero.  Vivo quella<br />
che ho chiamato una ventina di anni fa, in un articolo sul<br />
supplemento del Manifesto <i>Arancia<br />
Blu</i>,<br />
“la lacerazione delle doppie diversità”. La condizione di<br />
straniero è un particolare stato di cambiamento di vita, non si fa<br />
più parte di quella passata e non si entra a pieno titolo in quella<br />
nuova. In Italia, non ho mai subito delle discriminazioni ed ho<br />
sempre agito da cittadino che rivendica e pratica i propri diritti e<br />
doveri, secondo i dettami della Costituzione Italiana, che secondo me<br />
è la più bella del mondo, perché figlia della resistenza contro il<br />
nazifascismo. Le mie radici però sono in Libia, dall’altra parte<br />
del Mediterraneo. Forse inconsciamente, dopo 30 anni di Milano, ho<br />
scelto di vivere ad Acquedolci, un piccolo centro siciliano, una<br />
media ponderata tra il capoluogo lombardo e la mia città natale,<br />
Bengasi.</div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<div align="LEFT" style="line-height: 200%; margin-bottom: 0.42cm; orphans: 2; widows: 2;">
</div>
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