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	<title>farmaci Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>ASA: 40 anni di lotta contro l&#8217;HIV</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 09:07:44 +0000</pubDate>
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<p></p>



<p></p>



<p>di Filippo Cinquemani</p>



<p></p>



<p><br>Oggi è la giornata mondiale contro l&#8217;Hiv e cosí ho di deciso di presentarvi ASA (Associazione Solidarietà Hiv). Sono venuto in contatto con questa realtà grazie al mio padre putativo Gianni e insieme abbiamo collaborato al mercatino dell&#8217;associazione per un po&#8217; di tempo. ASA opera sul territorio milanese da 1985 e alcune delle sue principali attività sono:</p>



<ul><li>Centralino informativo </li><li>Counseling telefonico e vis-à-vis</li><li>Assistenza psicologica specialistica e individuale </li><li>Hiv a quattrocchi: serate informative per persone con hiv, tenute da persone con hiv</li><li>Mercatino (BASAr) a cadenza mensile di raccolta fondi</li><li>Corsi di yoga</li><li>Omniateca: centro multimediale di documentazione (riviste italiane e straniere, opuscoli, manifesti e foto).<br>Tra le attività ci sono anche giornate di test rapidi hivy, sifilide, epatite C, in sede e all&#8217;esterno (locali, luoghi di aggregazione).<br>Intervisto ora, il presidente dell&#8217;associazione, ovvero l&#8217;infettivologo Massimo Cernuschi. <br>Puoi dirci qualcosa circa la diffusione del virus ad oggi?<br>L&#8217;amministrazione Trump col taglio dei finanziamenti al Welfare ha portato ad un blocco delle di  politiche di sostegno al trattamento e alla prevenzione del virus  soprattutto nell&#8217;Africa subsariana e nell&#8217;Europa dell&#8217;Est. <br>Il dato più preoccupante, per quanto riguarda l&#8217;Italia, riguarda il continuo aumento delle persone a cui viene diagnosticata tardivamente l’infezione da HIV (con bassi CD4 o in AIDS), nel caso specifico, si tratta soprattutto di maschi eterosessuali.<br>Parlaci della Prep…<br>In Italia la Prep è solo in compresse, esistono da poco ma non ancora registrate le soluzioni iniettabili da prendere ogni 2/6 mesi. La prep è più efficace del profilattico, l&#8217;unico rischio è rappresentato dal non seguire le incazioni dei medici per questo le iniezioni sarebbero una soluzione migliore. <br>Estiste anche la Doxy Pep per le infezioni batteriche a trasmissione sessuale che consiste in un  antibiotico da prendere entro 72 ore dal rapporto a rischio. <br>Come trattano i media il tema dell&#8217;Hiv?<br>Si scrive solamente dei casi eclatanti; per esempio di coloro che vengono denunciati per non aver informato della propria  positività, spesso dimenticandosi di specificare che si tratta di persone in cura, da anni, con farmaci antiretrovirali.<br>ASA ha seguito un progetto dell&#8217;oms per formazione dei giornalisti che si è rivelato un insuccesso in quanto a partecipazione. Generalmente in occasione della giornata contro l&#8217;Hiv i giornali cercano sempre storie strappalacrime, quindi non si vuole davvero informare le persone sul questo tema.<br>Aggiungo che purtroppo non si fa campagna sul tema U=U perciò lo stigma verso le persone sieropositive resta, così come la paura del contagio. Le istituzioni per prime, tramite gli organi di stampa, non fanno passare il messaggio che attualmente chi ha il virus dell&#8217;hiv prende semplicemente una pillola al giorno.<br>Che impatto emotivo ha oggi lo scoprire di aver contratto il viris?<br>Lo stigma è ancora fortemente presente soprattutto nelle piccole realtà di provincia e questa spaventa e condiziona ancora molto soprattutto i persone con hiv. Ringrazio Massimo della disponibilità e vi invito ad a dare un occhio al sito di ASA anche per avere risposta alle varie domande sull&#8217;argomento trattato e per conoscere di più sull&#8217;associazione. </li><li>ASA ONLUS MILANO &#8211; Home Asa</li></ul>
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		<title>Prof. Foad Aodi: corridoi umanitari e dialogo per la Pace in Terrasanta</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 06:46:32 +0000</pubDate>
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<p><em><br></em></p>



<p>Il Prof. Foad Aodi (membro della commissione Salute globale Fnomceo e Docente a contratto all&#8217;Università di Tor Vergata) fornisce dati sulla situazione sanitaria &#8211; e non solo &#8211;  a Gaza, aggiornata a ieri, 25 ottobre 2023 e lancia il seguente appello: </p>



<p></p>



<p>Ecco il bilancio della situazione sanitaria umanitaria come ci riferiscono i nostri medici dell&#8217;Unione Medica Euromediterranea (UMEM) a Gaza che sono in contatto dal 07.10 con il Presidente Amsi (Associazione Medici di origine straniera in Italia) e Umem (Unione Medica Euromediterranea)<strong><u>: </u></strong>tutti gli ospedali sono fuori uso. Mancano in particolare: la corrente, acqua, farmaci, sangue , medici specialisti e tutto quello che serve per gli ospedali.</p>



<p>Più di 6500 morti di cui più di 2700 bambini,  più di 16.000 mila ferriti di cui il 70% sono bambini e donne. Più di 3700 bambini soffre di malattie infettive, di scabbia, presentano sintomi di patologie gastrointestinali, malattie dermatologiche, diarrea, intossicazioni alimentari per mancanza di acqua e cibo pulito; c&#8217;è, quindi, il rischio di una pandemia di colera.</p>



<p>Più di 7000 feriti negli ospedali che aspettano le cure, mancano anestetici, alcool per curare e operare i feriti. I pazienti stanno per terra e nei corridoi; le patologie più frequenti sono di natura ortopedica, neurochirurgica, di chirurgia generale, ustioni, intossicazioni polmonari; malattie pediatriche, ginecologiche, otorinolaringoiatra, psicologia e chirurgia vascolare, infarti ed ictus. </p>



<p>Più di 1300 pazienti hanno bisogno di dialisi; si utilizza l&#8217;aceto per disinfettare i feriti; più di 200 aborti prematuri.</p>



<p>Oltre 2000 persone sono scomparse sotto le macerie di cui il 50% sono bambini; urge un corridoio sanitario con più di 300 camion al giorno per far rifunzionare gli ospedali, come chiede Aodi,  a nome dei movimenti di cui fa parte, oltre il cessate il fuoco e il dialogo per una conferenza internazionale di pace in Terrasanta.</p>
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		<title>Cittadini del mondo: la lotta all&#8217;emarginazione sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2021 06:40:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza. Cittadini del mondo è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna. Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda&#46;&#46;&#46;</p>
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<p>A cura di Gloria Esperanza Monzali, Naomi Keisha Giancola (ricercatrici e neosociologhe) e Alessandro Lanza.</p>



<p><em><strong>Cittadini del mondo</strong></em> è un documentario ambientato nella meravigliosa città di Bologna.</p>



<p>Il tema centrale di questo lungometraggio riguarda l’incontro a scopo conoscitivo delle realtà di marginalità, di muto soccorso e di scambi reciproci tra le persone che compongono la società odierna.</p>



<p>Questo incontro interessa sia il meeting che è avvenuto tra noi ricercatrici e gli abitanti di questa città che sono a stretto contatto con alcune realtà sommerse del territorio, sia l’incontro inteso come proposito futuro tra chi vive in condizioni di fragilità e il resto della società civile.</p>



<p>Il monito di questo progetto è quello di garantire a tutti i cittadini pari opportunità attraverso un servizio di welfare sensibile e attento allo stato di necessità di ognuno di noi.</p>



<p>Queste realtà sommerse ci hanno messo in contatto con alcuni cittadini invisibili che restano, a causa delle loro fragilità, nascosti ai margini di questa società sempre di più e sempre troppo selettiva.</p>



<p>Essere cittadini è un diritto di ognuno di noi ed è un diritto che deve essere riconosciuto a tutti soprattutto deve essere salvaguardata la dignità di ciascuno di noi nel poter condurre un’esistenza terrena degna di poter essere considerata umana, se ancora ci vogliamo considerare tali.</p>



<p>L’umanità è costituita da tutte le nostre fragilità, dal fatto di poter essere fallibili, mortali e di avere un’intera vita per cercare di migliorare questo percorso senza dover sentire il peso del confronto con gli altri ma anzi riconoscendo negli altri un’occasione per poterci arricchire.</p>



<p>Attraverso questa ricerca siamo entrate in contatto con diverse realtà del territorio, come ad esempio la Caritas, che ci ha fornito una mappa attenta a questi fenomeni di marginalità diffusi su Bologna. Interessante in questo incontro è stato sapere, che le persone che hanno affrontato molte difficoltà durante la pandemia covid-19 era più orientata a richiedere un sostegno economico per poter pagare le bollette della luce o del gas piuttosto che domandare un sostegno al pagamento di farmaci o di visite sanitarie come ci si aspetterebbe in una situazione di emergenza sanitaria di portata internazionale che ha fatto da cornice a questo periodo di ricerca. Un altro incontro meraviglioso lo abbiamo avuto con Roberto Morgantini, fondatore delle Cucine Popolari a Bologna con sede in via Battiferro, 2.</p>



<p>È un’eccellente iniziativa che si occupa di fornire un luogo in cui condividere un momento di convivialità in cui viene servito il pranzo per i senzatetto. Oggi purtroppo a causa di questa emergenza sanitaria il servizio di distribuzione è diventato take-away, perdendo quel prezioso valore aggiunto della condivisione, del dialogo e dello scambio ma è sempre attivo e vigile ad accogliere chi un pasto non ha.</p>



<p>Inoltre, abbiamo incontrato Margherita Chiappa, la responsabile del Centro Beltrame, un mastodontico dormitorio che si trova sotto il ponte di S. Donato a Bologna.</p>



<p>Margherita ci ha dato l’incantevole opportunità di incontrare le persone che risiedono in questo dormitorio, persone davvero brillanti e straodinarie, alcune delle quali ci ha condiviso la propria storia di vita: Stefano, Anna, Max e un signore che ha deciso di restare anonimo.</p>



<p>Abbiamo per ultimo incontrato, tramite l’antica modalità del passaparola, diverse famiglie e persone. Laura Scaglianti è stata l’elemento chiave di connessione con queste persone fornendoci nomi e indirizzi di persone da raggiungere tra cui Miriam, Paola, Alina e molte altre ancora…</p>



<p>Questa ragazza è attivissima sul territorio in diversi progetti di solidarietà, molti dei quali sono dotati di un ingegno di altissima sensibilità e creatività. Ne riporto uno tanto per dare un’idea a voi carissimi e attentissimi lettori. Laura vive in una zona dove risiedono le case popolari dell’Acer in via Abba. In questa zona ci sono palazzi che hanno diversi piani e in cui abitano diverse famiglie con figli. Un giorno Laura ha visto un bambino farsi male e la mamma non aveva nulla per poterlo medicare. Così lei ha deciso di costruire all’interno del suo palazzo una cassetta pronto soccorso che si assicura sempre di rifornire.</p>



<p>Per concludere vogliamo invitarvi a venire a vedere il documentario nella speranza di poter sensibilizzare quante più persone possibili a ritagliare un momento della propria giornata da dedicare a chi è vicino a noi ma spesso in forma invisibile, perché diventi un impegno che faccia sempre più parte della nostra quotidianità aprendo le nostre vite a un incontro con l’altro che ci rafforzi il senso di identità sociale oggi sempre meno marcato.</p>



<p>Questo lungometraggio racchiude in sé tutte le storie di vita delle persone che abbiamo conosciuto lungo questo splendido cammino.</p>



<p>Le dichiarazioni riportate fanno parte di un campione di persone selezionate come già riportato attraverso la modalità del passaparola e quindi non esaustivo rispetto le numerose problematiche presenti sul territorio.</p>
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		<title>Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali: pubblicato il settimo bollettino sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2021 07:21:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 16 Giugno l&#8217;Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA) ha pubblicato il settimo bollettino FRA sulle conseguenze del COVID-19 in termini di diritti fondamentali: in materia di parità di accesso ai vaccini viene analizzata la situazione dei 27&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="538" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-15492" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-1024x538.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-300x158.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine-768x403.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2021/07/covid_vaccine.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il 16 Giugno l&#8217;<a href="https://fra.europa.eu/en/about-fra?utm_source=rss&utm_medium=rss">Agenzia dell&#8217;Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA)</a> ha pubblicato il settimo bollettino FRA sulle conseguenze del <strong>COVID-19</strong> in termini di <strong>diritti fondamentali</strong>: in materia di <strong>parità di accesso ai vaccini</strong> viene analizzata la situazione dei 27 Paesi dell&#8217;Unione Europea per il periodo che va dal 1 Marzo al 30 Aprile 2021. Il bollettino si focalizza su due aspetti principali: la programmazione della distribuzione dei vaccini e la loro effettiva implementazione negli Stati membri. Affronta inoltre temi quali le campagne di informazione e comunicazione, le iscrizioni ai vaccini e la loro amministrazione.<br><br>L&#8217;utilizzo dei vaccini è un passo molto importante verso la sospensione delle restrizioni ai diritti fondamentali espressi nella Carta dei diritti fondamentali dell&#8217;Unione Europea, quali ad esempio la libertà di movimento, diritti in materia di occupazione e il diritto all&#8217;educazione. Assicurare il prima possibile la parità di accesso al vaccino gratuito per tutti è in linea con il <strong>principio di non discriminazione</strong> stabilito dal diritto dell&#8217;Unione Europea.<br><br>Gli Stati membri tendono a seguire le direttive delle autorità sanitarie europee ed internazionali, dando priorità di accesso ai vaccini a determinati gruppi; tuttavia si fa notare come i criteri seguiti per definire tali gruppi non abbiano tenuto conto di <strong>gruppi svantaggiati</strong> come i popoli romanì, i senzatetto o le persone tossicodipendenti. Inoltre in alcuni Paesi sono state rilevate presunte irregolarità nel rispettare le iscrizioni, violando in tal modo il principio di uguaglianza di accesso ai vaccini.<br><br>Il report originale è disponibile al sito riportato di seguito</p>



<p><a href="https://unipd-centrodirittiumani.it/public/docs/fra-2021-coronavirus-pandemic-eu-bulletin-vaccines_en.pdf?utm_source=rss&utm_medium=rss">Coronavirus pandemic in the EU &#8211; Fundamental Rights Implications: Vaccine rollout and equality of access in the EU &#8211; Bulletin 7</a> </p>
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		<title>No ai vaccini in farmacia, va valorizzato il ruolo del medico e la collaborazione interprofessionale</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2020 08:20:18 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="516" height="250" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/coronavirus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14680" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/coronavirus.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 516w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/10/coronavirus-300x145.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 516px) 100vw, 516px" /></figure></div>



<p>Cosi l&#8217;Associazione medici di origine straniera in Italia <strong>(Amsi)</strong> e L&#8217;Unione medica euro Mediterranea <strong>(UMEM)</strong> con il movimento internazionale  Transculturale interprofessionale <strong>Uniti per Unire</strong> esprimono subito la loro posizione determinata senza ambiguità riguardo i vaccini che vanno fatti esclusivamente dai medici e negli studi medici per salvaguardare la salute dei pazienti e le persone e rispettare il ruolo di ogni professionista della sanità intensificando la collaborazione interprofessionale per combattere l&#8217;emergenza #Coronavirus perchè purtroppo la curva dei contagi è tornata a salire in Itali , in Europa e nel mondo.&#8221;Noi concordiamo con la posizione della <strong>Fnomceo</strong> e difendiamo come sempre sia i pazienti che i medici italiani e di origine straniera e collaborando con tutti i professionisti della sanità a livello internazionale compreso i farmacisti che hanno un ruolo molto importante da sempre nel mosaico sanitario mondiale&#8221;.</p>



<p>Il ruolo del medico va valorizzato di più e non togliere competenze che le compete da secoli, ci sorprende la politica che è passata in pochi mesi da definirci eroi a toglierci competenze. Noi applaudiamo alla politica quando fa il suo dovere e risolve le problematiche ma non possiamo accettare ingiustizie nei nostri confronti che possono scatenare anche scontri interprofessionali e mettere a rischio i pazienti. Per quanto riguarda l&#8217;emergenza Coronavirus è giusto sentire di più i consigli dei medici e applicare il protocollo cura a domicilio specialmente nei primi 5 giorni con quarantena fiduciaria e utilizzare i farmaci già conosciamo e approvate con efficacia senza ripetere gli sbagli di andare al pronto  soccorso di massa senza motivi urgenti e non recarsi  dai medici di famiglia senza appuntamenti .Questo protocollo è stato consigliato da Amsi e Umem in 72 Paesi . Nel mondo abbiamo circa l&#8217;80% dei guariti grazie alla cura a domicilio e al rispetto della quarantena fiduciaria  .<strong>Cosi dichiara Foad Aodi presidente Amsi e UMEM e membro del registro esperti Fnomceo</strong>.</p>
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		<title>XI Libro bianco coi numeri del proibizionismo: ci costa 20 miliardi di euro, rallenta la giustizia e riempie le carceri</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2020 07:00:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>XI LIBRO BIANCO COI NUMERI DEL PROIBIZIONISMO: CI COSTA 20 MILIARDI DI EURO RALLENTA LA GIUSTIZIA E RIEMPIE LE CARCERI Ass. Luca Coscioni: “Controllo del fenomeno tutela la salute e porta benefici socio-economici e&#46;&#46;&#46;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="705" height="470" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14384" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 705w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/07/legalitaaaaaaaa-1-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></figure></div>



<p><strong>XI LIBRO BIANCO COI NUMERI DEL PROIBIZIONISMO: CI COSTA 20 MILIARDI DI EURO RALLENTA LA GIUSTIZIA E RIEMPIE LE CARCERI</strong></p>



<p><strong>Ass. Luca Coscioni: “Controllo del fenomeno tutela la salute e porta benefici socio-economici e scientifici”</strong></p>



<p>Il 25 giugno anche l’Associazione Luca Coscioni partecipa alla presentazione dell’XI Libro Bianco sulle Droghe pubblicato in occasione della Giornata Mondiale contro il Narcotraffico. Il volume è principalmente dedicato al Carcere ai tempi del Coronavirus.</p>



<p>Il documento (vedi APPROFONDIMENTO) descrive come <strong>i costi del proibizionismo</strong> siano da quantificare in mancate entrate per lo Stato in virtù della gestione del settore da parte della criminalità organizzata &#8211; che includendo l’indotto potrebbero sfiorare i <strong>18-20 miliardi</strong>, ma anche con le risorse umane ed economiche relative all&#8217;amministrazione della giustizia &#8211; i tribunali sono ingolfati da cause di minima importanza e oltre <strong>il 36% dei detenuti,</strong> molti dei quali con problemi di dipendenza, è in carcere per reati connessi alle droghe.</p>



<p>“<em>In Italia e nel mondo non si vedono segni di contenimento della presenza degli stupefacenti”</em> ha dichiarato l’avvocato <strong>Filomena Gallo, segretario dell’Associazione</strong> <em>“</em><em>dopo quasi 60 anni di proibizione quel che va riformato radicalmente è l’impianto generale del ‘controllo’ “</em></p>



<p><strong>Marco Perduca</strong>, che per l’Associazione coordinato <strong>Legalizziamo.it</strong> ha ricordato che <em>“Dopo anni di promesse è arrivato il momento che il Parlamento si assuma le responsabilità di definire quali nuove regole possano consentire un consumo consapevole (almeno) della cannabis legalizzandone produzione, consumo e commercio, cancellando, tra le altre cose, anche le pesanti sanzioni per la detenzione delle altre sostanze proibite.”</em></p>



<p>“<em>Divieti e proibizioni impongono stigmi e generano discriminazioni a chi consuma, anche saltuariamente quanto proibito, e chi vuole far ricerca per i fini medico-scientifici previsti dalla legge. Il potenziale medico degli stupefacenti continua a esser sperimentato con successo, perché l’Italia vuole rimanere indietro?”</em> Ha concluso l’avvocato <strong>Gallo.</strong> “<em>La proposta di legge Legalizziamo! Presentata alla Camera nel 2016 e di nuovo consegnata al Presidente Fico l’anno scorso assiema&nbsp; Radicali italiani e decine di altre associazioni”</em> incalza <strong>Perduca</strong> <em>“propone un modello di regolamentazione sostenibile &#8211; i tempi e numeri per legalizzare ci sarebbero Movimento 5 Stelle e PD si assumano le loro responsabilità!”</em></p>



<p>Il 26 giugno, dalle ore 15, si terrà un webinar on line di presentazione del Libro Bianco con iscrizione obbligatoria ma gratuita a questo indirizzo: https://register.gotowebinar.com/register/6062862554304999947?utm_source=rss&utm_medium=rss</p>



<p>Il Libro Bianco, disponibile in versione cartacea in tutte le librerie e i rivenditori on line, sarà consultabile sul sito di Fuoriluogo, <a href="http://www.fuoriluogo.it/librobianco?utm_source=rss&utm_medium=rss"><u>www</u><u>.</u><u>f</u><u>u</u><u>o</u><u>r</u><u>i</u><u>l</u><u>u</u><u>o</u><u>g</u><u>o</u><u>.</u><u>i</u><u>t</u><u>/</u><u>l</u><u>i</u><u>b</u><u>r</u><u>o</u><u>b</u><u>i</u><u>a</u><u>n</u><u>co</u>.</a></p>



<ul><li><strong>APPROFONDIMENTO &#8211; LE DROGHE E LA REPRESSIONE. I dati in pillole</strong></li></ul>



<p>Dopo 30 anni di applicazione, i devastanti effetti penali del Testo Unico sulle sostanze stupefacenti Jervolino-Vassalli (l&#8217;art. 73 in particolare) non possono essere più considerati &#8220;effetti collaterali&#8221;. La legge sulle droghe continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri.</p>



<p><strong>LA LEGGE SULLE DROGHE È IL VOLANO DELLE POLITICHE REPRESSIVE E CARCERARIE. SENZA DETENUTI PER ART. 73, O SENZA TOSSICODIPENDENTI NON SI AVREBBE SOVRAFFOLLAMENTO NELLE CARCERI</strong></p>



<p><strong>La legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale</strong>: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione. Basti pensare che <strong>in assenza di detenuti per art. 73. o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario</strong>, come indicato dalle simulazioni prodotte. Dopo 30 anni di applicazione non possiamo più considerare questi come effetti collaterali della legislazione antidroga, ma come effetti evidentemente voluti.</p>



<p><strong>IL 30% DEI DETENUTI ENTRA IN CARCERE PER UN ARTICOLO DI UNA LEGGE</strong></p>



<p><strong>13.677 dei 46.201 ingressi in carcere</strong> nel 2019 sono stati causati da imputazioni o condanne sulla base dell’art. 73 del Testo unico. <strong>Si tratta del 29,60% degli ingressi in carcere</strong>: si consolida l&#8217;inversione del trend discendente attivo dal 2012 a seguito della sentenza Torreggiani della CEDU e dall’adozione di politiche deflattive della popolazione detenuta.</p>



<p><strong>34,80% DEI DETENUTI È IN CARCERE PER LA LEGGE SULLE DROGHE.</strong></p>



<p><strong>Sugli oltre 60.000 detenuti presenti in carcere al 31 dicembre 2019 ben 14.475 lo erano a causa del solo art.73</strong> del Testo unico (sostanzialmente per detenzione a fini di spaccio, <strong>23,82%</strong>). <strong>Altri 5.709 in associazione con l&#8217;art. 74 </strong>(associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, <strong>9,39%</strong>), <strong>solo 963 esclusivamente per l&#8217;art.74 (1,58%)</strong>. Questi ultimi rimangono sostanzialmente stabili. Nel complesso vi è una impercettibile diminuzione dello 0,67%.</p>



<p><strong>OLTRE IL 36% DI CHI ENTRA IN CARCERE USA DROGHE. SI ASSESTA LA PRESENZA AI MASSIMI STORICI DALLA FINI-GIOVANARDI</strong></p>



<p><strong>Resta ai livelli più alti degli ultimi 15anni la presenza di detenuti definiti &#8220;tossicodipendenti&#8221;: sono 16.934, il 27,87% del totale. </strong>Questa presenza, che resta maggiore anche rispetto al picco post applicazione della Fini-Giovanardi (27,57% nel 2007), è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone &#8220;tossicodipendenti&#8221;. Nel 2019 questi sono stati il <strong>36,45% degli ingressi nel circuito penitenziario,in aumento costante e preoccupante da 4 anni.</strong></p>



<h1><strong>LE CONSEGUENZE SULLA GIUSTIZIA</strong></h1>



<p><strong>OLTRE 200.000 FASCICOLI NEI TRIBUNALI. </strong><strong>1 </strong><strong>SU 2 PORTA AD UNA CONDANNA. PER REATI CONTRO LA PERSONA O IL PATRIMONIO IL RAPPORTO È </strong><strong>1 </strong><strong>A 10</strong></p>



<p>Le persone coinvolte in procedimenti penali pendenti per violazione dell’articolo 73 e 74 sono rispettivamente 175.788 e 42.067. È un dato che, pur in leggera diminuzione, si allinea agli anni bui della Fini-Giovanardi. Da notare come secondo una ricerca che pubblichiamo negli approfondimenti, <strong>mentre quasi 1 procedimento su 2 per droghe termina con una condanna, questo rapporto diventa 1 su 10 per i reati contro la persona o il patrimonio.</strong></p>



<h1><strong>LE MISURE ALTERNATIVE</strong></h1>



<h3>AUMENTANO LE MISURE ALTERNATIVE, CHE PERÒ APPAIONO AMPLIARE L&#8217;AREA DEL CONTROLLO</h3>



<p>Continuano ad aumentare le misure alternative, fatto positivo in sé, ma che nasconde anche una tendenza che fa pensare che siano diventate una alternativa alla libertà invece che alla detenzione. Consentendo così di ampliare l&#8217;area del controllo.</p>



<h1><strong>LE SEGNALAZIONI E LE SANZIONI AMMINISTRATIVE PER IL CONSUMO DI DROGHE ILLEGALI</strong></h1>



<h3>CONTINUA AD AUMENTARE LA REPRESSIONE DEL CONSUMO: SU QUASI 44.000 SEGNALAZIONI (+6,67%) SOLO 202 RICHIESTE DI PROGRAMMA TERAPEUTICO.</h3>



<p><strong>1.312.180 SEGNALAZIONI DAL 1990. QUASI UN MILIONE PER CANNABIS (73,28%) Non si ferma il trend in aumento delle persone segnalate al Prefetto per consumo di sostanze illecite: 41.744 nel 2019</strong>. Le segnalazioni sono quasi 44.000, <strong>+6,67%</strong>. <strong>Più di 4000 sono</strong> <strong>minorenni</strong>. Diminuiscono leggermente le <strong>sanzioni: sono state 14.322 nel 2019. Queste vengono</strong> <strong>comminate in un terzo dei casi </strong>mentre risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: <strong>solo 202 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario</strong>; nel 2007 erano 3.008. <strong>La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (77,95%)</strong>, seguono a distanza cocaina (15,63%) e eroina (4,62%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. <strong>Dal 1990 1.312.180 persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale</strong>; di queste quasi un milione (73,28%) per derivati della cannabis.)</p>



<h1><strong>L&#8217;ATTIVITÀ DI REPRESSIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE</strong></h1>



<h3>LA CANNABIS È AL CENTRO DELL&#8217;AZIONE DELLE FORZE DELL&#8217;ORDINE. CON LA FINI GIOVANARDI È VISTOSAMENTE CALATA L&#8217;ATTIVITÀ DI CONTRASTO A COCAINA E EROINA</h3>



<p>Da una analisi retrospettiva dei dati della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga si nota come la sostanza al centro dell&#8217;azione delle Forze dell&#8217;Ordine sia la cannabis. Sia per numero di operazioni, che per sequestri e persone segnalate all&#8217;attività giudiziaria. Da notare come nel periodo in cui era vigente la Fini-Giovanardi, che equiparava tutte le sostanze ai fini delle sanzioni, si sia divaricata la forbice fra operazioni con oggetto cannabis (in continuo aumento) e operazioni contro cocaina e eroina. Per quest&#8217;ultima il calo del numero delle operazioni continua anche negli ultimi anni.</p>



<h1><strong>LE VIOLAZIONI DELL’ART. 187 DEL CODICE DELLA STRADA</strong></h1>



<h3>IL 96.80% DEGLI INCIDENTI NON C&#8217;ENTRA NULLA CON LE DROGHE. SOLO LO 0,27% DEI CONDUCENTI È RISULTATO POSITIVO DURANTE I CONTROLLI NOTTURNI DEI CARABINIERI DURANTE I WEEK END</h3>



<p>Restano significativi i dati rispetto alle violazioni dell’art. 187 del Codice della Strada, ovvero guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. I dati disponibili sono piuttosto disomogenei, per cui di difficile interpretazione, come confermato dalla stessa ISTAT. Nel corso dei controlli nelle notti dei week end da parte dei carabinieri le violazioni accertate rappresentano lo 0,27% dei controllati. Rispetto alle positività accertate a seguito di incidente questa percentuale sale, al 3,20% nel corso dei primi 10 mesi del 2019. Ricordando che spesso la positività al test non è prova di guida in stato alterato (in particolare per la cannabis), possiamo affermare che l&#8217;uso di droghe non è certamente la causa principale di incidenti in Italia.</p>



<h1><strong>GLI ALTRI CONTENUTI: CONSUMI E CARCERE DURANTE IL LOCKDOWN</strong></h1>



<h3>DURANTE IL <em>LOCKDOWN</em> I CONSUMATORI HANNO DIMOSTRATO CAPACITÀ DI AUTOREGOLAZIONE E IL MERCATO ILLEGALE FLESSIBILITÀ E RESILIENZA. I SERVIZI HANNO SAPUTO ADATTARSI SOLO A MACCHIA DI LEOPARDO ALLA NUOVA SITUAZIONE</h3>



<p>Quest&#8217;anno il Libro Bianco pone grande attenzione alla situazione dei consumi di sostanze e delle <strong>carceri durante la crisi Covid-19</strong>. In particolare rispetto ai consumi si presentano in anteprima i primi risultati di <strong>3 ricerche sui consumi di droghe durante il </strong><em><strong>lockdown </strong></em>che hanno messo in luce <strong>una significativa capacità di controllo dei consumatori</strong>, che hanno adottato strategie di fronteggiamento dell’emergenza, di adeguamento alle mutate condizioni di vita e di consumo, di minimizzazione dei rischi. Si è inoltre verificata la <strong>flessibilità e resilienza del mercato illegale delle droghe</strong>, che è rimasto vivace e mai si è interrotto. Mentre i Servizi pubblici hanno saputo, anche se ancora una volta a macchia di leopardo, adeguarsi alla situazione adattando le terapie farmacologiche, gli strumenti di Riduzione del Danno, di consulenza e informazione online sulle sostanze.</p>



<p>Nel volume si trovano quindi spunti e riflessioni rispetto alla <strong>riforma delle politiche sulle droghe in ambito nazionale ed internazionale</strong>, e approfondimenti specifici sul <strong>carcere</strong>, sui <strong>reati minori </strong>sulle droghe e sulla <strong>riforma dei servizi </strong>in un&#8217;ottica di decriminalizzazione dell&#8217;uso delle sostanze.</p>
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		<title>Aborto. Relazione al Parlamento</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2020 08:15:16 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" width="512" height="341" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-14306" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 512w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/06/ABORTO-300x200.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /></figure></div>



<p><strong>ASS.COSCIONI E AMICA: “Situazione peggiorata: garantire contraccezione, day hospital e i servizi previsti dalla legge 194”</strong></p>



<p>Il Ministero della Salute ha depositato lo scorso 9 giugno, la Relazione 2019 sull’Interruzione Volontaria di Gravidanza, che riporta i dati 2018.</p>



<p>Lo scorso gennaio la senatrice Emma Bonino, con una interrogazione al Ministro della salute Speranza, aveva anche evidenziato che l’ultima Relazione presentata al Parlamento sullo stato di applicazione della legge 194 faceva riferimento ai dati relativi al 2017.</p>



<p><em>“Cambiano i Ministri e le maggioranze ma in materia di applicazione della legge 194 resta tutto immutato, anzi lo spiacevole ’caso Umbria’ di questi giorni testimonia una situazione addirittura peggiorata &#8211;&nbsp;</em>dichiarano&nbsp;<strong>Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica,</strong>&nbsp;<strong>Mirella Parachini, ginecologa e Vice Segretario ass. Luca Coscioni e Anna Pompili (ginecologa di AMICA, Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto)</strong>&nbsp;&#8211;<em>&nbsp;I mesi di ritardo portano a commentare dati ed evidenze risalenti a un anno e mezzo fa.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“La relazione del Ministro attribuisce, almeno in parte, il calo delle IVG alla maggiore diffusione dell’uso dei contraccettivi di emergenza tra le donne maggiorenni, per le quali è stato eliminato l’obbligo di prescrizione medica; ci sembra dunque necessario facilitarne l’accesso anche per le minorenni, ad esempio dispensando tali contraccettivi gratuitamente nei consultori. L’aborto farmacologico costituisce il 20,8% del totale delle IVG; questa bassa percentuale evidenzia una limitazione della possibilità di accesso alla IVG medica, ancora fortemente limitata dall’obbligo di ricovero in regime ordinario previsto dalle linee di indirizzo ministeriali del 2010. E’ necessario rivedere tali linee di indirizzo, estendendo la applicabilità della procedura farmacologica da 7 a 9 settimane e garantendo l’appropriatezza delle procedure, con&nbsp; il regime di ricovero in day hospital e il regime ambulatoriale”.&nbsp;</em><em></em></p>



<p><em>“Facilitare l’accesso alla IVG farmacologica &#8211;&nbsp;</em>concludono&nbsp;<em>&#8211; minimizzerebbe</em>&nbsp;<em>l’impatto dell’obiezione di coscienza, che limita pesantemente, con il 69% di ginecologi obiettori, i diritti delle donne.Nel complesso in questa relazione emerge che se le regioni hanno un potere in ambito di sanità e nel caso specifico per l’applicazione della 194, di fatto prevalgono azioni che rendono il percorso per l’IVG molto difficoltoso.</em>&nbsp;<em>Chiediamo al Ministro della salute Speranza di esercitare i poteri del suo mandato per garantire la piena applicazione della legge 194, anche con verifiche nei confronti delle regioni. Crediamo che, oltre al Consiglio Superiore di Sanità, egli debba consultare anche gli operatori e le società scientifiche, che ben conoscono le criticità da superare in questo settore per garantire alle donne un diritto costantemente in pericolo”</em></p>



<p><strong>APPROFONDIMENTO IN PILLOLE&nbsp;</strong></p>



<p>1. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>La riduzione del numero di IVG,</strong>&nbsp;che per il quinto anno consecutivo sono risultate inferiori alle 100.000 (76.328 nel 2018). Questa rilevazione impone almeno due puntualizzazioni:</p>



<p>a. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si attribuisce un ruolo fondamentale nella riduzione degli aborti alla maggiore diffusione del ricorso alla&nbsp;<strong>contraccezione di emergenza</strong>, verificatasi dopo l’abolizione dell’obbligo di prescrizione medica per le maggiorenni, con un’impennata delle vendite delle pillole a base di ulipristal acetato (pillola dei 5 giorni dopo) e di levonorgestrel (pillola del giorno dopo).&nbsp;Sarebbe logico trarre da questa osservazione l’impegno a facilitare l’accesso a tale contraccezione anche alle minorenni, magari attraverso la dispensazione gratuita nei consultori.</p>



<p>b. &nbsp; &nbsp; &nbsp; Nella relazione si tocca il tema della&nbsp;<strong>abortività al di fuori della legge</strong>, la cosiddetta “abortività clandestina”. La relazione riferisce una sostanziale stabilità del fenomeno, che si attesterebbe attorno ai 10.000-13.000 aborti clandestini. Purtroppo, la stabilità del dato, a fronte di una costante diminuzione degli aborti legali, indica invece un maggior ricorso percentuale a procedure illegali. Vi è peraltro il sospetto che il fenomeno sia fortemente sottostimato, per la maggiore difficoltà ad individuare gli aborti clandestini precoci eseguiti con farmaci ormai facilmente reperibili e che non danno complicazioni importanti. Dovremmo dunque guardare a questa “stabilità” del fenomeno (o più correttamente del numero) degli aborti clandestini come indice dell’esistenza, ancora, di ostacoli importanti all’accesso all’interruzione di gravidanza, soprattutto in alcune aree del paese</p>



<p>2. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>Le IVG farmacologiche:&nbsp;</strong>nel 2018 sono state il 20,8% del totale, con un lieve incremento rispetto al 17,8% del 2017, un dato bassissimo se confrontato con le percentuali dei paesi scandinavi, prossime al 100%, ma anche quelle della Francia, della Svizzera, del Regno Unito o del Portogallo, che si aggirano tra il 70 e l’80%.&nbsp;</p>



<p>Questa bassa percentuale rispecchia la difficoltà di accesso alla metodica, legata all’adozione del regime di ricovero ordinario raccomandato da linee di indirizzo ministeriali antiscientifiche e anacronistiche già nel 2010, quando furono emanate. L’alta percentuale di donne che ricorrono alla dimissione volontaria dove vige il regime di ricovero ordinario, la bassissima percentuale di complicazioni nelle regioni che hanno adottato il regime di Day Hospital, nonché l’esperienza più che trentennale dei paesi che adottano il regime ambulatoriale, evidenziano l’inappropriatezza di linee di indirizzo che devono essere cambiate. Alla luce dell’ingiustificato ritorno indietro della Regione Umbria, apprezziamo quindi la richiesta di un nuovo parere posta dal Ministro al CSS. Non vi è dubbio che la deospedalizzazione della procedura, oltre a ridurre costi ingiustificati, permetterebbe di minimizzare le enormi differenze regionali che la relazione registra rispetto all’accesso alla procedura farmacologica.</p>



<p>3.&nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;L’obiezione di coscienza</strong>: si evidenziano percentuali elevate per tutte le categorie, in particolare tra i ginecologi (69% rispetto al 68,4% del 2017).&nbsp;Sottolineiamo come il parametro del numero di procedure effettuate non rispecchi affatto il reale carico di lavoro per i ginecologi non obiettori, che sono impegnati anche nelle procedure che precedono l’intervento, dalla valutazione di ogni singolo caso, clinica e strumentale, al counselling contraccettivo, che dovrebbe essere fatto sempre prima dell’IVG. Riteniamo importante che il Ministro sottolinei il ruolo delle Regioni che “<em>devono assicurare che l’organizzazione dei servizi e le figure professionali garantiscano alle donne la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, come indicato nell’articolo 9 della Legge, garantendo il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e assicurando l’accesso ai servizi IVG, minimizzando l’impatto dell’obiezione di coscienza nell’esercizio di questo diritto”.&nbsp;</em>Il Ministro della salute Roberto Speranza scrive nel testo della relazione che ”q<em>uesto approfondimento ha consentito di mettere a fuoco ancora una volta la disomogeneità territoriale nell’impatto della disponibilità di non obiettori rispetto alla richiesta di IVG. Un’ulteriore conferma del fatto che, in generale, non sembra essere il numero di obiettori di per sé a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le Strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della Legge 194/78. Facendo in tal modo emergere una responsabilità delle Regioni sulla tipologie di strutture dove si esegue l’IVG e ponendo in secondo piano invece il numero di medici obiettori”.&nbsp;</em>Osservazioni importanti,ma che rimangono lettera morta per via della mancanza di volontà politica a rendere l’accesso all’ IVG tradizionale o farmacologica, conforme a legge.</p>



<p>4. &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;<strong>&nbsp;I consultori:</strong>&nbsp;nella Relazione si legge che “<em>è indispensabile rafforzare e potenziare i consultori familiari (…) per evitare future gravidanze indesiderate ed il ricorso all’IVG”.&nbsp;</em></p>



<p>Ma non possiamo non notare che, nonostante la legge istitutiva dei consultori, la 405 del 1975, la prevedesse esplicitamente, di fatto in Italia la contraccezione non è gratuita<em>.&nbsp;</em>I consultori sono pochi, con equipes spesso incomplete, e nella relazione non vengono sottolineati due dati importanti per il percorso IVG. Il primo riguarda la sempre maggiore presenza di consultori privati convenzionati, spesso di ispirazione confessionale, esonerati in alcune regioni dalle prestazioni che riguardano l’IVG. Il secondo riguarda l’obiezione di coscienza nei consultori, poiché per il secondo anno consecutivo si è deciso di non rilevare questo dato, che invece potrebbe avere un peso importante nell’accesso all’IVG, soprattutto in alcune realtà territoriali. Ci aspettiamo che rispetto a queste criticità, legate anche alla aziendalizzazione e alla dipartimentalizzazione dei consultori, come rilevato dal richiamato studio dell’ISS, il Ministro voglia mettere in pratica adeguate misure correttive.</p>



<p>5.        <strong>La formazione</strong>: il ricorso al raschiamento in oltre il 10% dei casi, con punte particolarmente alte in alcune regioni, nonché il ricorso all’anestesia generale in oltre il 90% dei casi rendono evidenti carenze formative a livello di scuole di specializzazione e di aggiornamento del personale sanitario ospedaliero e consultoriale, alle quali le regioni non hanno finora dato risposta.</p>
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		<title>Foad Aodi: Coronavirus nel mondo. Diagnosi, cura e diritti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2020 07:44:38 +0000</pubDate>
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<p> Il Prof. Foad Aodi &#8211; Presidente Amsi e Umem, membro GDL Salute Globale Fnomceo &#8211; ha preso parte all&#8217;iniziativa online dal titolo &#8216;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;, organizzata da Associazione Per i Diritti umani.In questo momento storico è più che mai importante monitorare la tutela dei diritti umani e civili. Ecco, quindi, che Associazione Per i Diritti umani continua il suo lavoro nella sensibilizzazione e per una corretta informazione attraverso un fitto programma di conferenze in diretta, sul suo canale Youtube alla presenza di vari professionisti (medici, avvocati, scrittori, professori) e attivisti per approfondire ancora e sempre i temi legati alla stretta attualità.</p>



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<p><br>Il Prof.Foad Aodi nel suo intervento ha ringraziato l&#8217;EsercitoBianco augurando a tutti Buon Primo maggio sia chi lavora oggi di turno o chi sta a casa in quarantena .Inoltre ha illustrato la Ricerca di Amsi(Associazione medici di origine straniera in Italia)e UMEM(Unione Medica Euro Mediterranea )in 72 paesi su Coronavirus Prevenzione ,Diffusione ,Diagnosi ,Cura e sistemi sanitari a confronti mettendo l&#8217;accento  sui diritti umani ,sulle cose positive le buone pratiche oltre gli sbagli iniziali e mediatici chiudendo l&#8217;intervento con delle denunce e mancanza da parte della politica riguardo Il SSN e l&#8217;esercito bianco internazionale, dei diritti e doveri dei professionisti della sanità di origine straniera in Italia.  </p>
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		<title>Venezuela e altri Paesi dell&#8217;America latina al tempo del Covid-19</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 08:54:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Associazione Per i Diritti umani propone lo streaming con l&#8217;attivista Valentina Di Prisco sul Diritto alla salute in Venezuela e in altri Paesi dell&#8217;America latina, in tempo di pandemia (e non solo). Per seguire&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" width="1024" height="645" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp-1024x645.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13840" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 1024w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp-300x189.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/04/ppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppppp-768x484.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><br><br><br><br><br><br></figcaption></figure>



<p><strong><em>Associazione Per i Diritti umani </em></strong>propone lo streaming con l&#8217;attivista Valentina Di Prisco sul Diritto alla salute in Venezuela e in altri Paesi dell&#8217;America latina, in tempo di pandemia (e non solo).</p>



<p>Per seguire la videoconferenza, è sufficiente cliccare sul quadrante che vi interessa. </p>



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		<title>Appello per un prigioniero politico kurdo in Turchia, gravemente malato e non curato</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2020 08:05:34 +0000</pubDate>
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<h4></h4>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Mehmet-1.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Mehmet-1-273x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-92853"/></a></figure></div>



<p>(da labottegadelbarbieri.org)</p>



<p>Mi chiamo Nazire Bakrak, sono una donna Kurda e mi sono trasferita in Italia nel 2006, per permettere a mio figlio talassemico di poter ricevere cure mediche migliori, visto che la Turchia non offre cure adeguate. Durante questi anni i miei parenti rimasti là hanno sempre avuto ripercussioni sociali per via della nostra etnia, quella Kurda.<br>Mio fratello Mehmet Salih è un giovane ragazzo che da sempre ha avuto a cuore la nostra causa, partecipando attivamente alla vita del partito HDP (Partito degli Attivisti Kurdi). Un giorno durante l’ennesima manifestazione pacifica organizzata dal Partito, lui e altri ragazzi vengono arrestati dalla Polizia Turca. Avendo solo 17 anni venne portato nel Carcere Minorile di Adana Pozanti, dove rimarrà per circa 1 anno; durante questo arco di tempo verrà a conoscenze di un fatto scandaloso: gli addetti alla sicurezza del carcere, con la copertura dei responsabili ai piani alti, conducevano i ragazzi in zone segrete per sottoporli a violenze sessuali e fisiche.<br>Una volta raggiunta da Mehmet la maggiore età, il tribunale di Adana ha emesso la sentenza nei suoi confronti, condannandolo alla pena di 4 anni per sostegno al terrorismo. Dopo l’emissione della sentenza viene trasferito nel Carcere di Antalya. Una volta arrivato nel nuovo carcere decide di riportare per iscritto tutto quello che accadeva nel Carcere Minorile di Adana, descrivendo per filo e per segno le sofferenze che tutti i giovani vivevano una volta arrivati in quell’Inferno. Recapitò questa lettera ad un’Associazione dei Diritti Umani che ha sede a Istanbul. L’associazione, una volta ricevuta la lettera, manda due avvocati per parlare con lui della questione che aveva rivelato.<br>Gli avvocati gli dissero che l’unica possibilità era quella di fare causa alla Prigione Minorile, e automaticamente andare contro il sistema carcerario turco che copriva tutti questi soprusi.<br>Mehmet Salih, che nel cuore ha spazio solo per la giustizia e la democrazia, decise di fare causa, con la consapevolezza di andare incontro ad un suicidio giudiziario.<br>Il processo cominciò con lo Stato turco come colpevole sul banco degli imputati ma grazie ad una serie di imbrogli la situazione venne completamente ribaltata. Infatti, da processo nei confronti dello Stato divenne un processo nei confronti di Mehmet Salih. Vennero imputati a lui altri numerosi reati, come l’aver partecipato a manifestazioni urlando slogan contro il Governo; aver cantato delle canzoni dei Partigiani Kurdi, canzoni molto simili alla classica Bella Ciao italiana, e infine l’accusa più grave, quella di promuovere il terrorismo, e aver convinto altri giovani a seguirlo nella causa Kurda.<br>Il processo si concluderà con una sentenza che dimostra a tutto il mondo, quello che è la Turchia, e quello che è il sistema giudiziario Turco: <strong>una condanna a 18 anni di reclusione</strong>. Per cosa? Per aver semplicemente usato la propria voce come arma contro la Dittatura Turca. Ogni anno che passa vengono tirate fuori altre accuse contro Mehmet, che portano a un nuovo processo nei suoi confronti, facendogli accumulare altri anni di carcere.<br>La storia, lo racconto a malincuore, non termina qua. Mehmet Salih in questi anni si ammala di una grave forma di tumore all’intestino, che lo porta a vivere in condizioni ancora più disumane. Il suo sistema immunitario è praticamente inesistente, e questa forma tumorale ha portato ad altre gravi malattie, come la tubercolosi e l’artrite.<br>Il tumore era tenuto sotto controllo grazie ad un farmaco che veniva distribuito dalla Stato, ovviamente senza una frequenza regolare, ma almeno era distribuito. <strong>Nel marzo 2020 lo Stato ha bloccato la distribuzione di questo farmaco, come di altri farmaci di cui necessitano i prigionieri</strong>. A questo punto Mehmet decide di fare richiesta al carcere di far acquistare il farmaco dall’esterno, dai parenti in Turchia o da noi in Italia. Il tutto gli è stato negato senza alcuna motivazione, in poche parole lo stanno condannando ad una MORTE LENTA E DOLOROSA.<br><strong>La sua vita può finire in qualsiasi momento, senza che nessuno faccia qualcosa per salvarla</strong>.<br>In questo periodo della vicenda Covid-19 lo Stato Turco ha deciso di svuotare le carceri, liberando circa 100.000 prigionieri tra cui criminali comuni, assassini e spacciatori; ad eccezione dei prigionieri politici.<br>Io mi chiedo se nel 2020 uno Stato così vicino all’Unione Europea possa commettere tutte queste ingiustizie contro un giovane ragazzo di soli 24 anni, senza che nessuno faccia qualcosa per fermare questa tirannia.</p>



<p><strong>Chiediamo ad alta voce alle autorità competenti, e a chiunque possa alzare una voce autorevole, di poter far qualcosa per smuovere questa tragica situazione.</strong><br>Nazire Bakrak, 31 marzo 2020<br><em>Appello sottoscritto da Rete Kurdistan Sardegna e ASCE (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione) &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;&nbsp;</em>per contatti:&nbsp;retekurdistansardegna@riseup.net</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Erdin%C3%A7-Y%C3%BCcel-4.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img src="http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/04/Erdin%C3%A7-Y%C3%BCcel-4-223x300.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-92855"/></a></figure>



<p><em>Erdinc Yucel</em></p>
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