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	<title>Farnesina Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;America latina. Diritti negati&#8221;. Venezuela: le nostre voci schiacciate dalla dittatura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Aug 2024 10:35:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Tini Codazzi Ci sono molti modi per reprimere, mettere a tacere, censurare. Conosciamo già quelli più violenti generati dalla narco-dittatura di Nicolás Maduro, soprattutto nell&#8217;ultima settimana dopo le elezioni del 28 luglio. Passaporti&#46;&#46;&#46;</p>
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<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ven.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" width="678" height="381" src="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ven.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-17651" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ven.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 678w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2024/08/ven-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 678px) 100vw, 678px" /></a></figure>



<p><br>di Tini Codazzi</p>



<p></p>



<p>Ci sono molti modi per reprimere, mettere a tacere, censurare. Conosciamo già quelli più violenti generati dalla narco-dittatura di Nicolás Maduro, soprattutto nell&#8217;ultima settimana dopo le elezioni del 28 luglio. </p>



<p>Passaporti e aeroporto<br>In questo contesto di repressione e intimidazione, la cancellazione dei passaporti validi è l&#8217;ennesimo atto arbitrario del regime. Negli ultimi quattro giorni, il regime ha improvvisamente cancellato i passaporti di decine di oppositori, leader politici, giornalisti e attivisti per i diritti umani, sia dentro che fuori dal Venezuela. Nello Stato di Zulia (lo Stato del petrolio) sono state colpite più di 30 persone. All&#8217;estero non ci sono ancora dati più precisi, ma finora decine di persone hanno denunciato l&#8217;accaduto in Paesi come Cile, Colombia, Ecuador e Argentina. Non contenti di questa operazione, hanno anche iniziato una caccia alle streghe all&#8217;aeroporto internazionale Simón Bolívar. Cittadini che si sono recati in Venezuela probabilmente per votare e altri che stanno lasciando il Paese per motivi personali sono stati trattenuti all&#8217;aeroporto e hanno chiaramente subito il ritiro del passaporto. È successo ad esempio a Yendri Velásquez, attivista e difensore dei diritti LGBTQ+, alla professoressa di scienze politiche e attivista umanitaria Edni López,<br>quest’ultima è stata sequestrata dal Sebin. Ieri, venerdì, Edni Lopez è stata rilasciata con misure cautelari.</p>



<p><br>I Social Network<br>Lo scorso giovedì sera, il regime ha iniziato il progressivo blocco del social network X (antico Twitter) sui principali provider internet del Paese. Nicolás Maduro ha annunciato il ritiro della piattaforma per 10 giorni.<br>Il dittatore ha anche indicato Instagram, WhatsApp e Tik Tok (tra l&#8217;altro, quest&#8217;ultimo appartenente ai suoi amici cinesi…) come strumenti per la moltiplicazione dell&#8217;odio e la proliferazione del fascismo. Sappiamo che in tempi di crisi politica e sociale questi sono gli unici strumenti che i cittadini hanno per essere<br>informati e/o per denunciare. Youtube, grazie a pressioni interne ed esterne, ha cancellato due programmi venezuelani del regime che da anni venivano trasmessi in diretta su questa piattaforma per disinformare, creare panico e insultare le persone, facendo discorsi di odio e istigazione. Ebbene, Youtube li ha cancellati e rimossi dalla piattaforma. Il programma &#8220;Con el mazo dando&#8221; (tradotto letteralmente: Colpendo con una mazza) aveva raggiunto negli anni i 100mila iscritti, senza alcuna spiegazione da parte di Youtube, adesso fuori.</p>



<p><br>Arresti forzati<br>Aggiorniamo i dati sugli arresti forzati da parte del regime. Ad oggi, sabato 10 agosto 2024 alle ore 16.41, sono 1303 gli arresti verificati dal Foro Penal e così identificati: 116 adolescenti, 170 donne, 14 indigeni e il resto sono uomini. L&#8217;età media degli arrestati è di 20 anni.<br>Il Foro Penal informa inoltre che ieri sono stati condannati a un massimo di 30 anni, tra altri cittadini, un giovane autistico di nome Dario Estrada e il professore universitario Robert Franco. Nella più totale impunità e senza il diritto di essere difesi.</p>



<p><br>A livello internazionale<br>Le organizzazioni Transparencia Electoral, Alianza por Venezuela e il Forum argentino per la difesa della democrazia (FADD) hanno chiesto venerdì alla società argentina ExClé, che ha fornito supporto tecnologico al Consiglio nazionale elettorale venezuelano (CNE) durante le elezioni del 28 luglio, di chiarire le accuse di un presunto hackeraggio che avrebbe influenzato il conteggio dei voti. Questo hacking è stato denunciato dal CNE dopo la chiusura dei seggi ed è stato citato come motivo del ritardo nella pubblicazione dei risultati. E’ già stato dimostrato che il hackeraggio non è mai esistito, tra l’altro confermato dall’organizzazione non governativa Carter Center, presente in Venezuela il giorno delle elezioni per il monitoraggio elettorale.</p>



<p>L&#8217;Alto Commissario delle Nazioni Unite Volker Türk invita le autorità venezuelane a rilasciare immediatamente tutte le persone detenute arbitrariamente. Tutti hanno il diritto di protestare pacificamente e di esprimere le proprie opinioni liberamente e senza paura&#8221;, ha dichiarato la sua portavoce, Liz Throssell.<br>Il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha espresso grande preoccupazione per gli italiani che vivono in Venezuela e ha dichiarato: &#8220;Probabilmente ci vorranno settimane e mesi di intenso lavoro politico e diplomatico per ripristinare la legittimità democratica delle istituzioni venezuelane. Tuttavia, il nostro governo è al fianco del popolo venezuelano”. Nei giorni scorsi sono stati arrestati all’incirca 100 cittadini che hanno origine italiane o discendenti di italiani, tra cui quattro leader dell&#8217;opposizione italo-<br>venezuelana, Williams Dávila, il deputato Americo De Grazia, l’ex sindaco Enzo Scarano e la vice presidente dello Stato Aragua Rita Capriti, quest’ultima è stata prelevata alla forza nella notte e portata ad un carcere nelle vicinanze. Si hanno informazioni del deputato De Grazia che è stato sequestrato e portato al Helicoide, Il centro di tortura più grande di America Latina. La Farnesina è in allarme. Italia crea una task force per monitorare la crisi e attivare il controllo di salute dei sequestrati italiani.</p>



<p><br>Attenzione: il regime è sotto pressione internazionale, è molto nervoso, quasi isterico, nel senso stretto del termine. L&#8217;unico elemento a suo favore è la violenza atroce ed esacerbata e il mondo intero lo sa. C’è chi è a favore e amico del regime come Cuba, Russia, Cina, Turchia… c’è chi si mantiene neutro come Colombia, Brasile e Messico. Quasi tutto il mondo occidentale sa che in Venezuela c’è un bagno di sangue.<br>L’importante è che ormai tutti lo sanno, c’è chi tace e c’è chi parla, ma tutti lo sanno. Domanda: quale Stato può governare generando violenza e perseguitando i cittadini a tutte le ore?</p>
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		<title>Collaborazione con C.I.D.U. e iniziative in streaming: &#8220;Perchè occuparsi di diritti umani. Oggi più che mai&#8221;.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Mar 2020 07:35:35 +0000</pubDate>
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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" width="638" height="359" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo-1-638.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" class="wp-image-13785" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo-1-638.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 638w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2020/03/dichiarazione-universale-dei-diritti-delluomo-1-638-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 638px) 100vw, 638px" /></figure></div>



<p>Milano, 26 marzo 2020</p>



<p></p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani
</strong></em>è lieta di annunciare la collaborazione con C.I.D.U.
(Comitato Interministeriale per i Diritti Umani) 
</p>



<p>Il CIDU è stato istituito nel 1978
come organo che le Nazioni Unite definiscono ‘National Mechanism
for Reporting and Follow-up’ ed è oggi considerato una ‘best
practice’ a livello internazionale.</p>



<p>In questo momento storico è più che
mai importante monitorare la tutela dei diritti umani e civili. Molte
le categorie di persone e le popolazioni che già soffrivano prima
del divulgarsi della pandemia per guerre, fame, discriminazioni
politiche e religiose, cambiamenti climatici, ingiustizia economica.
Oggi la loro situazione è ancora più grave, sono ancora più in
pericolo. Ma anche chi vive e viveva in una condizione privilegiata
si trova a fare i conti con la paura e la perdita. 
</p>



<p>Ecco, quindi, che <em><strong>Associazione
Per i Diritti umani </strong></em>ritiene importante continuare
nell&#8217;impegno per la sensibilizzazione e per una corretta informazione
per porre ulteriori basi di buone pratiche e per rendere più attiva
la cittadinanza nel creare un Futuro migliore per tutte e per tutti. 
</p>



<p><em><strong>Associazione Per i Diritti umani </strong></em>e CIDU propongono un programma di videoconferenze, in diretta sul canale YOUTUBE dell&#8217;associazione stessa <a href="https://www.youtube.com/c/AssociazioneperiDirittiUmani?utm_source=rss&utm_medium=rss">(https://www.youtube.com/c/AssociazioneperiDirittiUmani)?utm_source=rss&utm_medium=rss</a> alla presenza di vari professionisti (giornalisti, avvocati, attivisti, scrittori, medici) che parleranno di un diritto umano e civile, legati all&#8217;attualità.</p>



<p>Comunichiamo, quindi, il calendario
delle prime tre conferenze:</p>



<p><strong>Lunedì 30 marzo, ore 15 GIUSEPPE
ACCONCIA, giornalista. Coronavirus in Africa e in Medioriente</strong></p>



<p><strong>Venerdì 3 aprile, ore 15 MATTEO
VAIRO, responsabile di comunità di accoglienza. Donne vittime di
tratta, paura e accoglienza. </strong>
</p>



<p><strong>Lunedì 6 aprile, ore 15.30
VALENTINA DI PRISCO, attivista. La tutela della salute in Venezuela e
in America latina.</strong></p>



<p><strong>A breve sul nostro sito
</strong><a href="http://www.peridirittiumani.com/?utm_source=rss&utm_medium=rss"><strong>www.peridirittiumani.com?utm_source=rss&utm_medium=rss</strong></a><strong>
e sui nostri canali social potrete trovare il programma delle nuove
conferenze che si terranno da metà aprile e nei mesi sucessivi.</strong></p>



<p><strong>Per ulteriori informazioni:
</strong><a href="mailto:info@peridirittiumani.com"><strong>info@peridirittiumani.com</strong></a><strong>
/recapito telefonico: +39 333.56.17.914</strong></p>
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		<title>Per il rilascio di Cristina Cattafesta!</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2018 07:15:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/cristina-cattafesta-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="wp-image-10932 alignright" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/cristina-cattafesta-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="213" height="120" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/cristina-cattafesta-3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 600w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/06/cristina-cattafesta-3-300x169.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" /></a></p>
<p>L&#8217;attivista del C.I.S.D.A <strong>Cristina Cattafesta</strong> si trovava nella Turchia mediorientale in qualità di Osservatrice Internazionale per le elezioni presidenziali e parlamentari insieme a una delegazione Cisda ed è stata fermata il 24 giugno per un controllo. Martedì 26 giugno è stata trasferita nel dipartimento immigrazione di Gaziantep per essere rimpatriata. Ma da allora non ci sono sue notizie.</p>
<p>Le associazioni della rete pacifista e quelle del quartiere multietnico di via Padova a Milano di cui l&#8217;attivista fa parte  stanno cercando di allertare il governo e la diplomazia italiana perché facciano pressioni sul governo turco.</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong> </em>pubblica  e sostiene l&#8217;appello della famiglia e dell&#8217;Avv. Alessandra Ballerini:</p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">Milano, 29 giugno 2018<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';"> <u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">La famiglia di <strong>Cristina Cattafesta</strong> e la loro legale Avv. Alessandra Ballerini, esprimono grave preoccupazione per il protrarsi della permanenza presso il Centro di espulsione di Gaziantep, nel sud est della Turchia.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">Cristina era in Turchia, in qualità di Osservatrice Internazionale per le elezioni presidenziali e parlamentari insieme a una delegazione C.I.S.D.A. ed è stata fermata il 24 giugno per un controllo.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">Martedì 26 è stata trasferita nel Dipartimento Immigrazione di Gaziantep per essere rimpatriata.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">Speriamo tutti che il suo rientro sia imminente, ma sono passati cinque giorni dal suo fermo e nelle ultime 48 ore, ossia da quando è stata trasferita a Gaziantep, nessuno di noi è più riuscito ad avere contatti con lei perché le è stato sequestrato anche il cellulare.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">Cristina è una donna di 62 anni che soffre di problemi di salute ed ha la necessità di fare controlli continui e cure adeguate.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">Non abbiamo informazioni certe sul suo rientro, né la possibilità di metterci in contatto con lei.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">Sappiamo che ieri l’avvocato del Consolato Italiano è andato a trovarla e siamo grati per l’impegno della Farnesina con la quale siamo in costante contatto ma esprimiamo seria preoccupazione per il suo stato di salute e chiediamo all’ Ambasciata Italiana, alle Istituzioni Italiane ed Europee il massimo impegno per riportare Cristina Cattafesta in Italia nel più breve tempo possibile.<u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';"> <u></u><u></u></span></p>
<p><span style="color: black; font-family: 'Calibri','sans-serif';">La Famiglia di Cristina Cattafesta e l’avv.. Alessandra Ballerini<u></u><u></u></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Diritti umani, pace, libertà civili e politiche, sviluppo sostenibile, empowerment femminile e crimini internazionali: intervista all’avv. Laura Guercio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 May 2018 07:57:03 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-10784" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="474" height="355" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 474w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2018/05/th-225-300x225.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w" sizes="(max-width: 474px) 100vw, 474px" /></a></span></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">di Valentina Tatti Tonni</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Vengo accolta alla Farnesina come ospite dopo una lunga serie di corrispondenze elettroniche. Appena ricevuto il via libera, dalla sala d’attesa mi fanno cenno di poter entrare. Varco la soglia da due porte scorrevoli fino alla cabina di un ascensore. Arrivata al piano l’avvocato Laura Guercio mi viene incontro con un gran sorriso che non è tradito dalla formale stretta di mano. &lt;&lt;Piacere, come se ormai ci conoscessimo&gt;&gt; azzardo. Percorriamo un lungo corridoio, tappeti rossi a indicarci la direzione, alti soffitti, quadri della collezione ministeriale alle pareti, un leggero profumo di caffè in lontananza. Entriamo in una stanza che ne contiene un’altra come una matrioska, ci sediamo.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">L’avvocato Guercio, giovane e di grande esperienza, svolge la libera professione in ambito penale. E’ agente italiano del Mangement Board della EU Fundamental Rights Agency di Vienna e qui, a Roma, ricopre la carica di Segretario Generale del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) presso il Ministero degli Esteri.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">&lt;&lt;Istituto 40 anni fa, nel 1978, il CIDU – mi spiega &#8211; svolge  un sistematico esame degli obblighi assunti dall’Italia in esecuzione dei numerosi accordi e convenzioni adottati sul piano internazionale nella materia della protezione e promozione dei diritti umani, attraverso il coordinamento dei Ministeri, Amministrazioni ed Enti che a vario titolo si occupano delle tematiche dei diritti umani&gt;&gt;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Le chiedo di continuare, incuriosita. &lt;&lt;Anche se non vi fanno parte rappresentanti delle organizzazioni non governative, nel corso degli anni i contatti con la società civile sono stati intensificati, sia coinvolgendo i rappresentanti delle ONG nella fase di raccolta degli elementi necessari alla predisposizione dei rapporti che l’Italia è chiamata a sottoporre a livello internazionale, sia organizzando audizioni ed incontri su alcuni temi per il cui approfondimento è apparso essenziale il contributo della società civile. Quest’ultima è stata ad esempio ampiamente coinvolta nella redazione del Piano Nazionale di Azione “Donne Pace e Sicurezza” in riferimento alla Risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1325, e del Piano di Azione Nazionale “Business and Human rights” in riferimento alle linee Guida delle Nazioni Unite del 2011&gt;&gt;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Rotto il ghiaccio, passo al focus del discorso.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>Se esiste una prospettiva di genere su cui basarsi, è quanto meno probabile che nel quadro dei diritti umani si faccia una differenziazione con i diritti delle donne. Perché si è ritenuto importante approvare la risoluzione 1325/2000 su “Donne, Pace e Sicurezza”?</em></p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;La domanda consente un approccio storico e legale di ampio respiro. Consideriamo che dall’Ottocento, quando il diritto incominciò a essere invocato per disciplinare il comportamento umano nelle situazioni di conflitto, ci è voluto oltre un secolo perchè le codificazioni incominciassero a prestare specifico interesse alle possibile violazioni di cui le donne possono essere vittime. Sia l&#8217;opera “Della Guerra” di Karl von Clausewitz, che nel 1832 incominciò a teorizzare i limiti dell’azione militare, sia il Codice Lieber del 1863, adottato dagli Stati Uniti, e modello al quale in Europa si sarebbero ispirati il Manuale di Oxford del 1880 e i congressi dell’Aja del 1899 e del 1907 che posero le fondamenta del diritto bellico internazionale, non prestano alcuna specifica attenzione alle forme di violenza sulla donna.</p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;Per un primo cambiamento occorrerà attendere le Convenzioni di Ginevra del 1949, integrate dai Protocolli del 1977. Ma anche in queste c&#8217;è un limite intrinseco: la donna non è tutelata per la sua individualità, ma al solo scopo di proteggere il suo essere in quanto madre e la comunità in generale, così come risulta evidente dagli artt. 50 e 132 della IV Convenzione di Ginevra. Le donne ossia vengono così considerate solo nella loro funzione socialmente rilevante, quella della riproduzione della prole e della cura delle necessità familiari. Vi è sempre stata una resistenza di carattere sociale, prima ancora che legale, a considerare la donna e i suoi diritti come meritevoli di tutela. D’altronde, anche la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979, entrata in vigore nel 1981 e ratificata da 189 Stati, ha avuto un’efficacia indebolita dalle numerose riserve e dichiarazioni interpretative formulate da molti degli Stati contraenti. A dimostrazione che il dibattito sui diritti della donna è stato per lungo tempo circondato da ombre e incertezze. Tuttavia la stessa Convenzione del 1979 si nutre già del diverso clima della affermazione delle politiche che hanno caratterizzato gli anni Settanta e Ottanta del XX secolo sulle questioni attinenti alla condizione femminile. Sono gli anni in cui negli Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Australia e nei Paesi scandinavi, la scienza giuridica femminista si amplia e si diffonde istituzionalizzandosi attraverso specifici corsi ad hoc presso le Law Schools americane e scandinave. Quelle che le donne ora vogliono è affermare la loro identità femminile anche nel corso dei processi normativi e nell’ambito delle arene internazionali che ad esse si rivolgono per l’affermazione del carattere universale della loro protezione. Di questo nuovo clima è imperniata la già citata Convenzione del 1979, ma ancora prima l’Anno Internazionale della donna proclamato dall’Assemblea Generale con propria Risoluzione 3010 del 1972, così come le Conferenze mondiale sulla donna dal 1975 in poi, sino ad arrivare alla Risoluzione 1325.</p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;L’importanza storica della Risoluzione 1325 su “Donne, Pace e Sicurezza” deriva allora proprio dal fatto che è stata la prima Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare una prospettiva di genere perché valorizza il ruolo centrale delle donne nel promuovere ed assicurare una pace duratura: essa sottolinea pertanto l’importanza di assicurare una loro partecipazione ai processi di pace e di coinvolgerle nelle iniziative di prevenzione e gestione dei conflitti e di ricostruzione post-conflitto. Richiede di includere una prospettiva di genere nelle operazioni di peacekeeping, oltre a combattere la violenza di genere e gli abusi sessuali nei contesti di conflitto. La Risoluzione 1325 ha avviato la definizione di un quadro normativo ed operativo, costituito da una serie di risoluzioni sul tema. Quattro sono gli ambiti di intervento della Risoluzione, considerati i ‘pilastri’ dell’approccio del Consiglio di Sicurezza in tale settore: il ruolo delle donne nella prevenzione dei conflitti; la loro partecipazione alla risoluzione dei conflitti; la tutela dei diritti delle donne e la punizione di coloro che commettono crimini contro le donne nel contesto dei conflitti o delle stesse operazioni di pace; il ruolo delle donne nella fase di ricostruzione post conflittuale. Viene così delineato un sistema di obiettivi a garanzia della prevenzione, della partecipazione e protezione delle donne nei contesti di conflitto (paradigma delle 3 “P”), sviluppando il riconoscimento del ruolo femminile attivo nella promozione della pace e applicando il principio della “<em>zero tolerance</em>”&gt;&gt;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>Come da lei anticipato, sappiamo che nel 1978 venne istituito in Italia il Comitato Interministeriale per i diritti umani, oggi presieduto dal Ministro Plenipotenziario Fabrizio Petri, con il compito di monitorare e favorire l’applicazione di tutte le convenzioni sui diritti umani, sulle libertà civili e politiche. In che modo e quali sono state le ragioni che hanno spinto a focalizzare l’attenzione, all’inizio del nuovo millennio, sul tema della violenza contro le donne e i minori in zone di guerra?</em></p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;L’attenzione per le donne e i minori in zone di guerra è figlia dell&#8217;ultimo decennio del secolo scorso. Il nesso tra crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio e violenza contro le donne si afferma proprio per le atrocità dei conflitti che negli anni Novanta investono direttamente anche il cuore della stessa Europa. In particolare gli orrori dei rape camps, i campi di stupro della Bosnia ed Erzegovina; ma anche le migliaia di casi di stupro, si stima tra i 250.000 ai 500.000, in Rwanda nei confronti di donne “Tutsi”, l’etnia nemica, o anche di donne “Hutu” incinte di bambini concepiti con uomini dell’etnia dei tutsi. Tali drammi determinano l’esigenza di ripensare misure e strumenti effettivi di contrasto che possano garantire la protezione dei diritti fondamentali dell’individuo, e in particolare della donna, in situazione di conflitto. Elemento decisivo per tale adozione sarà anche la contingente situazione politica internazionale determinata da un quadro nuovo e trasformativo dell’assetto delle relazioni internazionali: è quello della fine della Guerra fredda, successiva alla dissoluzione del blocco comunista nell’Europa Orientale, e di un Consiglio di Sicurezza non più bloccato dalla strategia del “veto”. E’ in questo quadro che si inserisce la Risoluzione 1325, adottata il 31 ottobre 2000, a seguito di un decennio di conflitti – come quelli menzionati in Rwanda, Somalia ed ex Jugoslavia – che hanno avuto conseguenze particolarmente gravi per le donne, e a cui la Comunità internazionale dell’epoca non ha saputo rispondere adeguatamente. I crimini perpetrati nell’area balcanica della ex Jugoslavia, così come in Rwanda, hanno di fatto segnato il passaggio verso un cambiamento radicale dell’approccio internazionale nei confronti degli abusi contro le donne compiuti in tempo di guerra: la violenza contro le donne assume una visibilità e una rilevanza importante nell’ambito del diritto umanitario e del diritto penale internazionale. E ciò soprattutto a seguito del lavoro di indagine condotto prima dalla “Commissione 780”, istituita con la Risoluzione 780 adottata il 6 ottobre 1992 dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e successivamente dalle investigazioni del Procuratore del Tribunale internazionale per i crimini nella ex Jugoslavia, istituito con la Risoluzione 808 del 23 febbraio 1993. Seguirà la Risoluzione 955 dell’8 novembre 1994 che istituirà il Tribunale Penale internazionale per il Rwanda, competente anche per i crimini commessi dai cittadini rwandesi nei Paesi limitrofi. Nelle situazioni sottoposte al giudizio dei Tribunali, assumono specifico rilievo la sistematica violenza contro le donne e lo stupro etnico utilizzato come vera arma di guerra. Ricordo ad esempio, una per tutte, la sentenza Akayesu pronunciata dal Tribunale del Rwanda nel 1988 in cui viene sancito che lo stupro e la violenza sessuale costituiscono genocidio, mezzo di distruzione della etnia tutsi. Sarà proprio la giurisprudenza delle due Corti allora a contribuire in maniera determinante a una svolta di approccio: A riprova di una rinnovata sensibilità su questo tipo di violazioni, la comunità internazionale e l&#8217;opinione pubblica prendono atto che le violenze commesse nei confronti delle donne non possono e non devono più essere considerate come semplici corollari, bensì quali comportamenti dotati di autonoma rilevanza penale nell’ambito del diritto internazionale&gt;&gt;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>Nonostante sembri che la percezione comune al pericolo sia alta, Italia e Nazioni Unite pensano di poter rafforzare la loro azione per prevenire e rispondere in maniera sempre più adeguata alla violenza sessuale e di genere, alla tratta, promuovendo parità, empowerment e partecipazione femminile in tutti i settori della vita. In che modo il contributo delle donne nella risoluzione dei conflitti può portare a una pace durevole?</em></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">&lt;&lt;Le risponderò facendo riferimento proprio ai risultati degli studi delle Nazioni Unite su tale tema. Come ho già detto, alla risoluzione 1325 ne sono seguite altre. Con l’adozione della successiva Risoluzione 2122 del 2013, al paragrafo 16, il Consiglio di Sicurezza ha invitato il Segretario Generale dell’Onu a commissionare uno studio globale sull’implementazione della 1325, evidenziando esempi di good practices, difficoltà, sfide e priorità di azione. Ne deriverà il Global Study, che ha rappresentato parte essenziale dell’High-Level Review of Women, Peace and Security celebrata dal Consiglio di Sicurezza nell’ottobre 2015 in occasione del 15° anniversario della Risoluzione 1325.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">&lt;&lt;Lo Studio globale sull&#8217;attuazione della Risoluzione 1325 ha rilevato che le donne possono dare un contributo fondamentale al successo e alla sostenibilità dei processi di pace. Una partecipazione significativa delle donne ai tavoli negoziali amplia i processi di pace al di là delle parti del conflitto, facilita l&#8217;accettazione sociale e l&#8217;impegno per l&#8217;accordo di pace da parte delle comunità e delle persone maggiormente colpite dal conflitto, accelera la ripresa economica e aiuta a combattere l’estremismo violento. Spesso le donne, attraverso il loro punto di vista particolare, garantiscono una prospettiva diversa e inclusiva su questioni di sicurezza, giustizia e governance, che sono quasi sempre tra le cause profonde del conflitto. Lo studio globale ha inoltre sottolineato il ruolo dei mediatori, e in particolare delle donne mediatrici, nel promuovere il coinvolgimento attivo delle donne e nel determinare la qualità della partecipazione delle donne ai colloqui di pace. Tale dimensione emerge nella Risoluzione 2242 che riconosce infatti il ruolo centrale della partecipazione delle donne nell’impegno globale per costruire la pace e la sicurezza, compresi anche i contributi strategici per contrastare la crescita dell’estremismo violento e trovare soluzioni alla complessa crisi della sicurezza internazionale attuale&gt;&gt;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>La convinzione che oggi l’Occidente abbia ottenuto la piena parità dei sessi, si infrange spesso in una serie di disuguaglianze non scritte che però sopravvivono nel tempo e nello spazio. Secondo la Sua esperienza, come si può combattere la mentalità e il culto della differenza, intesa come inferiorità, e della violenza?</em></p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;Vi è certamente una dimensione di inter-zona conflittuale che si erge tra il “dover essere” dei diritti delle donne nella società e la richiesta che di essi la società riformula di continuo. Questa dimensione non è peculiare solo di questa tematica, ma è in essa particolarmente evidente: le dichiarazioni ed enunciazioni dei diritti non sono in rapporto di continuità e di armonia con la loro concreta ed effettiva essenza storica e politica. Questa discrasia manifestamente dilania non solo l’esercizio dei diritti delle donne, ma i diritti più in generale. Quando ci si pone di fronte alla analisi di come gli strumenti internazionali, è imprescindibile continuare a collocarsi sul versante del registro delle rivendicazioni da parte delle stesse donne. Occorre ossia andare oltre il diritto positivo, che trova il suo fondamento nelle norme promulgate del legislatore. Occorre soffermarsi invece sui comportamenti effettivi che possono essere conformi e difformi rispetto alle norme, ma comunque forniscono informazioni su come una società vive le regole che si è data e su come aspira che le stesse regole siano cambiate. È questo il rapporto stringente tra mutamento sociale e genesi dei diritti umani, che non sono riducibili a un astratto imperativo categorico ma devono tendere a rendere reale l’idea dei diritti fondamentali che, come Bobbio affermava, sono il “segno premonitore”, il signum prognosticum, del progresso morale dell&#8217;umanità&gt;&gt;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>È veramente necessario appellarsi alla dottrina per sentirsi emancipate?</em></p>
<p align="JUSTIFY"> &lt;&lt;Ritengo che la questione sia appellarsi più che altro alla dialettica tra diritto e società. Occorre “leggere” l’individuo e le sue aspettative: la definizione dei diritti della donna, come di tutti quelli fondamentali, richiede un approccio che sia incentrato sulle istanze dell’individuo. E per fare questo dobbiamo considerare l’individuo nella sua essenza, escludendo sia la rigidità dell’universalismo della tradizione occidentale, sia anche la cristallizzazione della specifica tradizione culturale. Rispetto al tema della donna, come peraltro rispetto a tute le tematiche dei diritti umani, non sono legittime le politiche che ammettono la violazione dei diritti fondamentali al solo scopo di conservare le comunità di appartenenza. E’ percorrendo il pianeta dei diritti umani che impariamo a leggere il mutamento sociale le cui istanze, a sua volta, devono essere trasfuse nel dettato normativo&gt;&gt;.</p>
<p align="JUSTIFY"><em>In una società come la nostra, nella quale l’opinione pubblica tende spesso a sottovalutare l’impegno italiano nella cooperazione, in che modo secondo Lei si potrebbe creare una rete di consapevolezza all’interno della quale sia difficile sottrarsi?</em></p>
<p align="JUSTIFY">&lt;&lt;L’apertura al mondo e alla cooperazione fra Paesi come anche fra le società civili dei Paesi deve essere considerata una necessità e non una opzione per un paese che si voglia definire civile e che voglia lavorare per la  pace e lo sviluppo sostenibile.  E’ un imperativo etico  ma anche un investimento sul futuro. Nella nostra società non manca la sensibilità in tal senso, e molti ed importanti sono i progetti di respiro internazionale portati avanti. Ritengo che sia  importante, in questa dimensione, intensificare il dialogo tra i vari mondi della società civile italiana: e ciò può avvenire attraverso la creazione di sempre più ampi spazi di incontro nell’ambito dei quali si sviluppino il dialogo e le reti di network tra le Ongs. Il CIDU ad esempio da ampio spazio alla società civile, al dialogo con quest’ultima e alla necessità di creare un sistema che faccia rete. Ma  è anche importante a livello di istituzioni pensare sempre più &#8211; in linea d’altra parte con gli obiettivi dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 &#8211; a una dimensione di mondialità in cui la cooperazione fra Paesi e fra società civili possa essere assunta sempre più come una vera ‘agenda sociale mondiale’, capace di rispondere ai temi della globalizzazione e di avvalersi di  mezzi che la rendano sempre più aderente alle necessità di tutti gli uomini. Credo che in un mondo globalizzato come il nostro sia più che necessario affrontare il discorso dei diritti umani e dello sviluppo sostenibile e quindi di tenere in considerazione che il lavoro che si fa nel presente sia un lavoro con una strategia nel futuro&gt;&gt;.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><em>Nel sistema integrato finora adottato che coinvolge associazioni, organizzazioni e università, quali sono i traguardi che il Terzo Piano d’Azione 2016/2019 si prefigge di raggiungere?</em></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">&lt;&lt;E’ giusto ricordare che, a fronte dell’ampiezza del mandato della Risoluzione 1325 e dell’assenza di alcune indicazioni precettive in ordine all’attuazione delle sue disposizioni, il Presidential Statement del Consiglio di Sicurezza del 28 ottobre 2004 ha previsto la possibilità che gli Stati membri proseguano sulla strada dell’attuazione della Risoluzione 1325 anche attraverso l’adozione del “National Action Plans”. Ad oggi 54 sono i Paesi che si sono dotati del National Action Plans. Tra questi l’Italia, ove il Primo Piano è stato adottato nel dicembre 2010 per il triennio 2010-2013, mentre il Secondo Piano è stato adottato nel novembre 2014, relativo al periodo 2014-2016. Nel dicembre 2016 ha visto la luce il terzo Piano d’Azione nazionale dell’Italia per gli anni 2016-2019, adottato con il largo coinvolgimento e collaborazione della società civile e che sono stati finanziati dal governo quale segnale importante perché significa voler dare implementazione a tutta una serie di progetti che sono volti a rendere effettivo il programma di azione che l’Italia ha assunto.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">&lt;&lt;Il piano prevede 7 obiettivi, articolati in più azioni. Tenendo conto dei documenti di settore &#8211; tra cui in particolare la UN Strategic Results Framework on Women, Peace and Security 2011/2020 &#8211; e le più recenti Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, l’azione dell’Italia è volta a rafforzare le iniziative atte a ridurre l’impatto che le situazioni di conflitto e post-conflitto determinano con riguardo alle donne, promuovendo altresì la partecipazione delle donne quali “agenti per il cambiamento, agents of change”. Nella prefazione del Terzo Piano d’Azione Nazionale viene sottolineato come il Governo italiano attribuisca la massima importanza al ruolo delle donne per la trasformazione della società, restando inteso che eguaglianza di genere ed empowerment femminile sono essenziali, a livello sia internazionale sia nazionale, per la prevenzione di tutte le forme di violenza&gt;&gt;.</p>
<p><em>E’ mia norma accettare sempre di buon grado digressioni, curiosità o approfondimenti. Vorrebbe aggiungere altro a questo nostro dialogo?</em></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">&lt;&lt;Vorrei solo limitarmi a sottolineare due aspetti di cui sono profondamente convinta. Il primo è sulla importanza di vivere i diritti fondamentali come strumento di rimozione dei muri che separano gli uomini e le comunità. Mi rendo conto che alla proliferazione dei documenti giuridici che riconoscono e tutelano i diritti umani, non corrisponde automaticamente una loro effettiva garanzia e questo può generare sconforto o ancora peggio può indurre a una mera retorica sui diritti umani. Ma è proprio in una epoca quale la nostra, caratterizzata dall’intensificarsi dell’incontro -ma anche dello scontro- delle culture, che i diritti fondamentali dell’uomo devono sempre più trasformarsi in una lingua franca per la costruzione del dialogo e delle relazioni internazionali. Il secondo aspetto riguarda l’istruzione: dobbiamo sempre più essere “bulemici” del nostro diritto alla istruzione. E’ solo l’istruzione che permette a ogni individuo di acquisire gli strumenti per essere soggetto protagonista del proprio vivere, di essere cosciente dei propri diritti come dei propri doveri. Ma soprattutto di non temere di quello che c’è oltre la siepe che chiude il nostro sguardo&gt;&gt;.</p>
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		<title>#FreeGabriele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 15:26:42 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>Associazione per i Diritti umani</strong></em> chiede pubblicamente che la Farnesina dia notizie certe sul giornalista Gabriele Del Grande, fermato già da nove giorni in Turchia. E chiede che lo faccia tornare presto in Italia dalla sua famiglia.</p>
<p>#FreeGabriele</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek sul caso Regeni</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2016 09:47:24 +0000</pubDate>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Giulio era un portatore di pace e non chiuderò questa indagine finché non avrò arrestato chi lo ha ucciso&#8221;. Queste le parole del procuratore generale della Repubblica Araba d’Egitto, Nabil Ahmed Sadek, che nel pomeriggio del 6 dicembre scorso ha incontrato a Roma i genitori di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello ucciso al Cairo lo scorso gennaio. È durato 50 minuti l’incontro, presso la Scuola di polizia di via Guido Reni, tra Sadek e Claudio e Paola Regeni.</p>
<p>Il procuratore egiziano ha, inoltre, porto alla famiglia di Giulio le condoglianze delle istituzioni e del popolo egiziano. Erano presenti anche il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il pm Sergio Colaiocco, responsabili, in Italia, dell’inchiesta sulla morte di Giulio.</p>
<p>Il vertice tra le due procure è cominciato con una prima sessione di lavori incentrata sullo scambio di informazioni:“I magistrati della procura generale egiziana hanno consegnato tutta la documentazione richiesta dalla procura di Roma con la rogatoria del settembre scorso”, è quanto emerge da un comunicato congiunto emesso dalle due autorità giudiziarie.<br />
Ad aprile la Farnesina aveva richiamato in Italia l&#8217;ambasciatore al Cairo, Maurizio Massari, in seguito al fallimento di un incontro tra le squadre investigative italiana ed egiziana sull’omicidio. Qualche settimana fa le autorità egiziane hanno restituito alla famiglia del ricercatore friulano i suoi documenti, ritrovati dopo la sua morte. Lo scorso ottobre, in un incontro con gli studenti universitari dell’università Luiss di Roma, il ministro degli Esteri italiano, ora Primo Ministro italiano, Paolo Gentiloni ha definito la vicenda Regeni come “una ferita ancora aperta”.</p>
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		<title>Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 08:08:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6428" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6428" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (425)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-425-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p><i>L&#8217;Associazione per i Diritti umani </i>con il seguente importante reportage dalla Siria inizia un percorso di testimonianza e documentazione dal alcune aree del mondo.</p>
<p>Ringraziamo tantissimo il fotoreporter Salvatore Di Vinti per questo suo report.</p>
<p>Mi chiamo Salvatore Di Vinti e faccio parte da tre anni dell’associazione “Insieme si può fare” una onlus con la quale ho partecipato a sei viaggi umanitari in Siria (quando ancora era possibile ) e al confine turco siriano. Sono pronto a partire, anche questa volta riesco ad unirmi alla missione che ci attende, portare aiuti ai profughi siriani che stanziano a Reyhanli al confine tra la Turchia e la Siria dove, affacciandoti alla finestra, riesci a vedere la Siria, circondata da un muro che l’esercito turco ha alzato per non far passare i profughi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6434" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6434" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (420)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-420-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Sono le 14.00 dell&#8217; 11 Luglio attendiamo di imbarcarci con un volo per Istanbul, viene annunciato un ritardo di 2 ore, la preoccupazione di perdere la coincidenza per Hatay è alta, la fortuna ha voluto che tutti i voli da Istanbul subiscano ritardi; passano le ore e finalmente stanchi ed esausti atterriamo ad Hatay. Sono le 2 di notte , ma le sorprese non finiscono qui: i doganieri turchi ci sequestrano sei cartoni contenenti magliette per i bambini della scuola di Mudanboy, 200 peluche ed altro abbigliamento per bambini, creme per la protezione della pelle , ma grazie all’intervento del vicesindaco di Reyhanli, riusciamo a recuperare gran parte di quello che ci è stato sequestrato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6430" data-rel="lightbox-image-2" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6430" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (421)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-421-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Poche ore di sonno e si riparte con una riunione alle sede dell’organizzazione turco/siriana che si occupa di distribuire i container che inviamo durante l’anno in Siria e per programmare la distribuzione dei pacchi alimentari che in ogni missione riusciamo a donare alle famiglie più bisognose. Tutto ruota intorno alle donazioni che riceviamo in Italia: questa volta, visto le molte offerte, siamo riusciti a distribuirne una grande quantità in ben tre villaggi &#8211; Mudanboy, Tisaya, e Birilias &#8211; per il numero totale davvero straordinario di 280 pacchi.</p>
<p>Iniziamo la distribuzione con i primi 130 pacchi, il caldo è torrido, qui si sfiorano i 40°, ogni volta è una ferita al cuore, bambini scalzi o con ciabattine dal numero più grande, visi bruciati dal sole pieni di punture (qui gli insetti la fanno da padrone) e purtroppo senza igiene; ogni famiglia una storia, cerchiamo di ricevere informazioni per poterli aiutare; vita da profughi, sfruttati nel lavoro miseramente pagato; ci impegnamo a memorizzare tutto questo, per poterlo raccontare a casa, attraverso le immagini, scatto foto con difficoltà, in diverse situazioni è molto difficile, non voglio ferire la loro dignità, ma e’ necessario perché il mondo conosca la realtà dei fatti, fatti di cui nessuno parla . Ci siamo quasi rassegnati a entrare nelle case e trovare i bambini soli, quasi abbandonati , perché i genitori sono nei campi a lavorare o a volte non ci sono più, e’ davvero doloroso, non ci si abitua mai.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6429" data-rel="lightbox-image-3" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6429" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (423)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-423-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>In questi giorni sono avvenuti fatti drammatici, in Europa si susseguono attentati, i discorsi che sentiamo sono carichi di razzismo, aumenta sempre di più l’intolleranza e la diffidenza verso chi è diverso da noi, per questo motivo , il nostro compito è quello di documentare tutto attraverso le immagini, volti e storie per far capire alle persone a casa che chi fugge lo fa per necessità, vite stravolte da una guerra, costrette a ricominciare un&#8217;esistenza lontano dalla loro terra, senza una casa per ripararsi dal sole e dal freddo inverno, senza cibo, senza igiene e senza acqua; non avere più una vita “normale”, questo è essere profughi. Nelle nostre visite alle famiglie, ritroviamo Kadija, giovane mamma di 33 anni, paralizzata perché un cecchino le ha sparato nella schiena, mentre era incinta al quinto mese del suo bambino, che nascerà poi con gravi problemi di salute, ferita nell’anima e negli affetti, perché lo stesso giorno veniva ucciso suo marito e uno dei sui bambini, altri due figli sono in Siria con il nonno, mi dice che non passa istante della sua giornata che non pensi a loro, mi si spezza il cuore nel vederla così, queste sono le brutte storie che ascoltiamo ad ogni viaggio ormai da anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6431" data-rel="lightbox-image-4" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6431" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (424)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-424-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo decidiamo di andare a Mersin, al porto, dove arrivano i nostri container, abbiamo appuntamento con Nial la ragazza siriana che si occupa dello sdoganamento dei container, una tappa importante. Lì le notizie sono buone, ci comunica che il nostro trentunesimo container è entrato in Siria, un container prezioso perché carico di cibo e di pannolini per bambini. Ci auguriamo vengano al più presto distribuite le merci per alleviare, con una piccola goccia, chi vive ormai da anni di stenti. Nel pomeriggio ci rechiamo negli uffici dell’associazione Salam, nostra partner locale,(è lei che si occupa delle nostre distribuzioni nel territorio tra idlib e Aleppo), per fare un punto della situazione, dove ho il piacere di conoscere un medico siriano che opera, almeno tre volte la settimana, in Siria e che ci racconta le atrocità che quotidianamente è costretto a vedere e soccorrere, in postazioni da campo perché la maggior parte degli ospedali sono stati bombardati e tutto ciò che serviva è stato distrutto; per questo motivo chiede il nostro aiuto, la possibilità di inviargli strumentazioni che possano aiutarlo a fronteggiare le continue emergenze e soprattutto i farmaci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6432" data-rel="lightbox-image-5" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6432" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (422)" width="286" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 286w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-422-169x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 169w" sizes="(max-width: 286px) 100vw, 286px" /></a></p>
<p>Fervono i preparativi per una festa che abbiamo organizzato per i 120 bambini della scuola di Mudanboy, per loro ci saranno giochi e divertimento , condivideremo con loro il pranzo , un momento che rimarrà impresso nella mia mente, vedere questi bambini mangiare con gusto e stupore, per tutti loro purtroppo e’ impossibile avere un pasto come questo tutti i giorni: pollo ,patatine, hairan, pane ,frutta. E’stato disarmante vedere alcuni bambini arrotolare il pane e conservarlo nelle tasche dei pantaloni, una pugnalata al cuore per chi come noi è abituato ad avere tutto e sprecare spesso ciò che avanza sulle tavole, tutto questo fa riflettere tantissimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6433" data-rel="lightbox-image-6" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6433" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="untitled (419)" width="906" height="509" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 906w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-300x169.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/untitled-419-768x431.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 906px) 100vw, 906px" /></a></p>
<p>Il giorno dopo si continua con la distribuzione dei pacchi famiglia, oltre alle famiglie con bambini vengono consegnati anche pannolini e assorbenti per le signore, utilissimi in una situazione di scarsa igiene come quella in cui sono costretti a vivere e, mentre stiamo concludendo le consegne, si avvicina a noi un bambino dallo sguardo perso e triste: gli domandiamo cosa accade, ci racconta che è fuggito da Aleppo con la sua famiglia e che ha subito i bombardamenti al fosforo, alzando la maglietta ci mostra il suo corpo martoriato dalle bruciature subite, dramma nel dramma, non è possibile ,non è umano tutto questo!</p>
<p>Ormai siamo giunti alla fine della nostra missione, abbiamo fatto moltissimo per la piccola associazione che siamo, ma grazie alla gente ogni volta e’ possibile , molti i progetti che cercheremo di portare avanti nel corso dei prossimi mesi.</p>
<p>E’ venerdì 15 luglio sono le 23.30 in Turchia: stiamo mangiando tranquillamente qualcosa in un punto ristoro, quando mi raggiunge la telefonata di mia moglie che mi informa del colpo di stato. Il silenzio e lo smarrimento ci raggiungono. Non sappiamo cosa fare, da lì a poco ci giungerà un messaggio della unità di crisi della Farnesina con il quale veniamo invitati a rimanere in albergo e a non andare per le strade. La mattina dopo sarebbe prevista la nostra partenza, ma gli aeroporti turchi sono tutti chiusi e non c’è possibilità di muoversi per nessuna destinazione; la notte sembra non finire mai , la televisione turca non trasmette più nulla, solo qualche emittente privata mostra quello che accade, internet funziona poco e male, per le strade si sentono persone che gridano, clacson che suonano non si capisce se a favore di Erdogan o contro, per fortuna il contatto telefonico con casa e’ ancora possibile. Finalmente è giunto il mattino,intanto anche dall&#8217;Italia cercano di contattare la Farnesina per capire il da farsi , dalle pagine Fb , chi ci segue si interessa a noi chiedendo informazioni, le notizie cambiano in continuazione, uno dei nostri contatti, Luay un ragazzo siriano che ci aiuta quando siamo a Reyhanli, viene a prenderci, ci invita a stare a casa sua con la sua bellissima famiglia, un gesto di grande valore, per non lasciarci soli, (infatti ci siamo sentiti in famiglia), quasi protetti, non finirò mai di ringraziarlo per la sua grande umanità e per il suo gesto di fratellanza. Domenica 17 luglio dopo l’ok dell’unita’ di crisi, siamo riusciti a ritornare a casa, la situazione in Turchia era piuttosto nervosa, molta agitazione per le strade, i siriani sono felici che il golpe sia fallito, una situazione con l’esercito al potere sarebbe stato un disastro. Le notizie danno conto degli arresti e delle vittime, ancora una volta è stato versato del sangue.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2016/07/29/reportage-dalla-siria-luglio-2016/">Reportage dalla SIRIA, luglio 2016</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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		<title>Musulmani d&#8217;italia ,#noimettiamolafacciacontroDaesh.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jul 2016 06:49:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(Foto Larepubblica.it) &#160; Musulmani d&#8217;italia: dedichiamo la festività di Eidi alla preghiera per le vittime del terrorismo, dell&#8217;immigrazioni e per i rifugiati. &#8216;Un Ramadam di sangue come non se ne erano mai visti prima&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" rel="attachment wp-att-6266" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-6266" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3" width="978" height="400" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 978w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3-300x123.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 300w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2016/07/203422078-af297871-f6d6-4986-8aae-4ee4998ea5b3-768x314.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss 768w" sizes="(max-width: 978px) 100vw, 978px" /></a></p>
<p>(Foto Larepubblica.it)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Musulmani d&#8217;italia: dedichiamo la festività di Eidi alla preghiera per le vittime del terrorismo, dell&#8217;immigrazioni e per i rifugiati.</p>
<p><span style="font-size: medium;">&#8216;Un Ramadam di sangue come non se ne erano mai visti prima d&#8217;ora&#8217; così il Prof. Foad Aodi Presidente delle Comunità del mondo arabo in Italia (Co-mai) e Focal Point in Italia per l&#8217;integrazione per l&#8217;Alleanza delle Civiltà (UNAoC) descrive gli eventi che hanno insanguinato gli ultimi giorni. Ma Daesh è oggi più debole che mai &#8211; ne è sicuro Aodi &#8211; &#8216;rimane un simbolo di terrore che si basa sugli attacchi di lupi solitari che poi il &#8220;Consorzio del terrore  di Daesh&#8221; si accredita senza che vi siano reali prove del suo coinvolgimento&#8217;. &#8216;Per stroncare Daesh in crisi e fermare il &#8220;Franchising del Terrore&#8221; &#8211; continua Aodi &#8211; bisogna andare oltre la condanna senza se e senza ma, che la Co-mai ha già espresso con forza dall&#8217;inizio della comparsa di Daesh ed ha risposto in tempo reale sabato 2.07 davanti alla Farnesina all&#8217;appello del Ministro Paolo Gentiloni e del Presidente del Consiglio Matteo Renzi . Occorre bloccare il controllo di droga, armi, riciclaggio, propaganda mediatica, i lupi solitari  che nutrono il Califfato&#8217; e non solo. &#8216;La lotta a Daesh , che tenta di innescare la terza guerra mondiale, quella dello scontro inter-religioso e interculturale, deve puntare sulla lotta militare, economica e mediatica, e fare scudo contro il razzismo strumentalizzato di politici razzisti ed estremisti e Tv , Giornali e Radio &#8211; ormai schierati in modo netto contro l`islam e gli immigrati e non ci coinvolgono mai per paura di essere smentiti e smascherare la loro strumentalizzazione mediatica &#8211;  che alimenta il rancore dei lupi solitari in occidente. Meschini nel dichiarare che i musulmani non fanno nessuna dichiarazione contro il terrorismo sapendo di mentire e di promuovere una cattiva informazione che non aiuta la buona convivenza e l&#8217;integrazione&#8217;. </span></p>
<div><span style="font-size: medium;"> </span></div>
<div><span style="font-size: medium;">Lanciamo Il nostro appello #<wbr />noimettiamolafacciacontroDaesh a tutti le comunità ,associazioni e cittadini italiani, arabi, musulmani, ebrei e di origine straniera  &#8211; conclude Aodi &#8211; e dedichiamo questo Ramadan di sangue e la festa sacra dell&#8217;Eid che sarà celebrata giovedì alle vittime del terrorismo e dell&#8217;immigrazione irregolare e ai rifugiati: non canti di gioia ma preghiera nelle Moschee per i morti e contro la violenza ed il terrorismo cieco che non ha religione ne&#8217; civiltà.</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><br />
&#8216;Dare più voce alla comunità straniera e islamica in Italia attraverso accordi per la libertà di culto, evitando l&#8217;interpretazione del Corano fai da te, No alle moschee ed imam  fai da te  e lotta alle discriminazioni razziste` questo &#8211; secondo Aodi &#8211; deve essere l&#8217;atteggiamento dell&#8217;UE. L&#8217;impegno dell&#8217;Europa della solidarietà &#8211; conclude Il Presidente della Co-mai &#8211; deve sostanziarsi nella cooperazione economica e sanitaria con i paesi di origine e nel sostegno responsabile all&#8217;immigrazione, mentre i profughi continuano a morire nel viaggio della speranza di una vita libera e al riparo da violenze e abusi, di cui sono vittime soprattutto donne e bambini.<b></b><i><b><br />
</b></i></span></div>
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		<title>Padre Dall&#8217;Oglio: aggiornamenti</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jun 2014 08:43:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riportiamo, qui di seguito, un articolo apparso su www.rainews.it del 10 giugno scorso in cui vengono date le ultime notizie su Padre Dall&#8217;Oglio. Ad oggi anche la Farnesina non può confermare se sia ancora&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/oglio-1024x749.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/oglio-1024x749.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="234" width="320" /></a></div>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Riportiamo,<br />
qui di seguito, un articolo apparso su <u><a href="http://www.rainews.it/?utm_source=rss&utm_medium=rss">www.rainews.it?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></u><br />
del 10 giugno scorso in cui vengono date le ultime notizie su Padre<br />
Dall&#8217;Oglio. Ad oggi anche la Farnesina non può confermare se sia<br />
ancora vivo oppure no. Continuiamo a monitorare la situazione in base<br />
a quello che viene scritto dagli organi di stampa italiani e<br />
internazionali.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Paolo<br />
Dall&#8217;Oglio &#8220;è ancora vivo&#8221;. E&#8217; quanto apprende<br />
Aki-Adnkronos International da fonti mediorientali. Una delegazione<br />
italiana si sarebbe recata, circa un mese fa, nella zona in cui il<br />
religioso viene trattenuto e lo avrebbe incontrato. Sull&#8217;argomento è<br />
secco il &#8221;no comment&#8221; di fonti di intelligence, ma fonti<br />
internazionali qualificate, contattate in esclusiva dall&#8217;Adnkronos,<br />
confermano l&#8217;avvenuto incontro tra una delegazione italiana e Padre<br />
Dall&#8217;Oglio.&#8221;La cautela è d&#8217;obbligo, i contatti sono in corso&#8221;,<br />
viene rilevato. In questa delicatissima &#8221;partita a scacchi&#8221; per la<br />
vita del religioso italiano, &#8221;si cerca di evitare ogni mossa che<br />
possa costituire una turbativa intesa come un potenziale pericolo&#8221;<br />
dalle frange qaidiste che tengono in ostaggio Padre Dall&#8217;Oglio.<br />
L&#8217;obiettivo è &#8221;mantenere aperto uno spiraglio con lo scopo di<br />
arrivare alla sua liberazione&#8221;.<br /><strong>Il<br />
giallo del rapimento</strong><br />Il<br />
gesuita padre Paolo Dall&#8217;Oglio è stato rapito a Raqqa, in Siria,<br />
dagli uomini dello Stato islamico dell&#8217;Iraq e del Levante, cellula di<br />
al-Qaeda attiva in Iraq oltre che nella crisi siriana, il 27 luglio<br />
2013. Dalla Siria, dove negli anni Ottanta aveva fondato la comunità<br />
monastica cattolico-siriaca di Mar Musa a nord di Damasco, il<br />
sessantenne Dall&#8217;Oglio era stato espulso il 12 giugno 2012 per<br />
essersi espresso a favore della rivolta contro il regime di Bashar<br />
al-Assad scoppiata nel marzo dell&#8217;anno precedente. Noto per il suo<br />
forte impegno nel dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani,<br />
dopo l&#8217;espulsione dalla Siria per un breve periodo si è trasferito a<br />
Sulaymanya, nel Kurdistan iracheno, dove è stato accolto nella nuova<br />
fondazione monastica di Deir Maryam el Adhra.<br /><strong>La<br />
morte, poi la smentita</strong><br />Durante<br />
il suo sequestro sono più volte state diffuse notizie circa una sua<br />
possibile esecuzione. La prima risale al 14 agosto dello scorso anno,<br />
quando l&#8217;Osservatorio siriano per i diritti umani rivelò che il<br />
gesuita sarebbe stato ucciso dai jihadisti dello Stato islamico<br />
dell&#8217;Iraq e del Levante. La notizia della morte di Dall&#8217;Oglio era poi<br />
stata smentita da altri attivisti. Il 16 agosto, poi, l&#8217;editore e<br />
fondatore dell&#8217;emittente di Aleppo &#8216;Orient tv&#8217; Ghassan Abboud ad<br />
Aki-Adnkronos International smentì la notizia della morte del<br />
gesuita, sostenendo che &#8220;padre Paolo Dall&#8217;Oglio sta bene e non è<br />
stato ucciso come dicono alcuni esponenti dell&#8217;opposizione siriana&#8221;.<br />
L&#8217;ultima, in ordine di tempo, risale al 26 maggio, quando un<br />
attivista di Raqqa, Abu Ibrahim al-Raqqawi, disse che Dall&#8217;Oglio era<br />
stato ucciso solo due ore dopo essere stato rapito. Anche in questa<br />
occasione Rami Abdel Rahman, presidente dell&#8217;Osservatorio siriano per<br />
i diritti umani, aveva precisato che non c&#8217;erano indizi concreti<br />
dell&#8217;uccisione del religioso</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
 &#8211; See<br />
more at:<br />
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Siria-una-delegazione-italiana-ha-incontrato-Padre-Oglio-cd777922-8ad7-4f75-a570-03656d6648ef.html#sthash.pfZtIsBp.dpuf?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/12/padre-dalloglio-aggiornamenti/">Padre Dall&#8217;Oglio: aggiornamenti</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
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