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	<title>favola Archives - Per I Diritti Umani</title>
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	<description>Periodico nazionale iscritto presso il tribunale di Milano n. 170 del 30/05/2018</description>
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	<title>favola Archives - Per I Diritti Umani</title>
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		<title>&#8220;Scritture al sociale&#8221;: una favola per incontrarsi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2017 07:24:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>di Patrizia Angelozzi Distrabella e il draghetto Rossello di Claudia Gattella La chiamano tutti &#8220;Distrabella&#8221;, nella vita è Orietta ed ha quasi sei anni. Una nuvola rossa in testa, i suoi capelli, metafora di&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="LEFT">di Patrizia Angelozzi</p>
<p align="LEFT"><strong><br />
Distrabella e il draghetto Rossello di Claudia Gattella</strong></p>
<p align="LEFT"><a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-950.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" class="aligncenter size-full wp-image-8718" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-950.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" alt="" width="456" height="641" srcset="https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-950.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 456w, https://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2017/05/untitled-950-213x300.png?utm_source=rss&utm_medium=rss 213w" sizes="(max-width: 456px) 100vw, 456px" /></a></p>
<p align="LEFT">
<p align="JUSTIFY">La chiamano tutti &#8220;Distrabella&#8221;, nella vita è Orietta ed ha quasi sei anni.<br />
Una nuvola rossa in testa, i suoi capelli, metafora di pensieri, soffici, confusi e fantasiosi come quelli di ogni bambino.<br />
In questa storia &#8216;chiede tempo e attenzioni&#8217; agli adulti che la circondano.<br />
Sua madre, la maestra e perfino le bidelle della scuola materna, Gertrude e Adele che non le danno retta, anche quando le domande, rappresentano un&#8217; urgenza.<br />
In questo libro è molto presente la parte evocativa, che rende la narrazione affascinante, rappresentando bambini pieni di iniziative, di coraggio e audacia.</p>
<p align="JUSTIFY">Distrabella, supera il &#8216;chiacchiericcio&#8217; degli adulti, attivandosi per risovere un problema e..&#8221;accoglie&#8221; il draghetto Rossello, personaggio sconosciuto, arrivato da &#8216;non si sa dove&#8217;.<br />
Lo fa senza indugiare o nutrire prevenzione e paura, diventando esempio per &#8216;noi adulti&#8217;.</p>
<p align="JUSTIFY">Mira il testo, all&#8217; invito dell&#8217; affettività spontanea, risorsa di aiuto e vicinanza, portando il lettore di questa &#8220;favola bella quanto vera&#8217;, vicino ad una bambina che trasformerà il suo sogno in realtà coinvolgendo le persone adulte intorno a lei.</p>
<p align="JUSTIFY">Da leggere insieme, dove, come, quando il piacere di condividere non sia regola ferrea, ma passione e gioco.<br />
In un clima di ilarità pieno di colori e meravigliose illustrazioni pensate per i bambini, dove gli stessi infilandosi nel personaggio principale e in tutti gli altri, vivono la fiaba educativa, ridendo in piena complicità con chi sceglierà di starsene con il libro aperto insieme a loro, in questo mondo pulito e altruista che appartiene all&#8217;infanzia e che mai dovrebbe sparire&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Tante le &#8216;tappe&#8217; che vedono Distrabella presente nelle maggiori città italiane, nelle Fiere dedicate all&#8217;editoria per grandi e piccoli. Bologna, Torino, Milano, Mantova, Roma, Pescara, Ascoli Piceno, Forlì, Foggia, Matera, Napoli, Firenze, Pisa, Messina e continuerà a &#8216;viaggiare con la fantasia in luoghi dove la narrazione vuol dire &#8216;imparare&#8217; insieme all&#8217;autrice Claudia Gattella e al favoloso momento delle &#8216;letture animate&#8217;.</p>
<p align="JUSTIFY">DISTRABELLA E UNICEF INSIEME<br />
Con l&#8217;acquisto del libro, saranno forniti due pasti Plumpynut a un bambino malnutrito.<br />
Plumpynut è un panetto di burro composto di farina diarachidi, zucchero, grassi vegetali, latte in polvere con aggiunta di vitamine e molto altro. Per mette di recuperare peso in tempo rapidi, adatto per bambini gravemente sottopeso.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;AUTRICE, CLAUDIA GATTELLA<br />
Mamma di Ilaria. Si occupa di educazione e formazione da oltre vent’anni, coordinando una scuola dell’infanzia e formando docenti. Scrive per varie case editrici e riviste di didattica per la scuola dell’infanzia. Ama portare avanti l’idea che il mondo si scopra esplorando la realtà con ogni senso e in ogni senso: sostiene che i bambini siano maestri in questo. Ha pubblicato: “Piccola Peste” guida didattica per la scuola dell’infanzia, con Mirò Editori. Partecipa inoltre attivamente alla stesura di progetti per la rivista “Progetto Tre-Sei Gulliver” di Edizioni Didattiche Gulliver.</p>
<p align="LEFT">Il libro è presente in tutte le librerie del territorio nazionale, negli store Mondadori, Feltrinelli e su Ibs e Amazon.</p>
<p align="JUSTIFY"><a href="https://www.ibs.it/distrabella-draghetto-rossello-libro-claudia-gattella/e/9788895437637?utm_source=rss&utm_medium=rss">https://www.ibs.it/distrabella-draghetto-rossello-libro-claudia-gattella/e/9788895437637?utm_source=rss&utm_medium=rss</a></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="LEFT">
<p align="LEFT">
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		<item>
		<title>Queste non sono favole: una campagna contro gli abusi in famiglia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2014 04:17:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quante bambine e quanti bambini hanno sognato con le favole della Disney! La sirenetta Ariel, Aurora de La bella addormentata nel bosco, Jasmine e il suo Aladdin. Nella fantasia e sullo schermo quelle giovani&#46;&#46;&#46;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/9edee2f0-0131-11e4-9616-aba3c4c0c1f8_ariel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/9edee2f0-0131-11e4-9616-aba3c4c0c1f8_ariel.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="279" /></a></div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
Quante<br />
bambine e quanti bambini hanno sognato con le favole della Disney!
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">
<i>La<br />
sirenetta</i> Ariel, Aurora de<br />
<i>La bella addormentata nel<br />
bosco</i>, Jasmine e il suo<br />
<i>Aladdin.</i><br />
Nella fantasia e sullo schermo quelle giovani donne sono principesse<br />
amate e rispettate, ma nella realtà, purtroppo, tutto si trasforma:<br />
il sogno e il romanticismo lasciano, troppo spesso, il posto alla<br />
brutalità e al dolore.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Saint<br />
Hoax &#8211; pseudonimo di un artista mediorientale &#8211; ha, infatti, lanciato<br />
una campagna shock con un progetto dal titolo “Princest Diaries”:<br />
le principesse, protagoniste dei celebri film targati Disney, sono<br />
ritratte su poster colorati e di grande formato mentre vengono<br />
baciate sulla bocca dai rispettivi padri e, in sovraimpressione, ogni<br />
immagine riporta una drammatica dicitura: “ Il 46% dei minori<br />
vittime di violenza la subisce da membri della famiglia”.</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Saint<br />
Hoax, in un&#8217;intervista rilasciata su Yahoo Movies, ha raccontato che<br />
l&#8217;idea del progetto nasce dal racconto di una sua amica di lunga data<br />
che gli ha confessato di essere stata vittima di abusi, da parte del<br />
genitore, fin dall&#8217;età di sette anni: “Le ci sono voluti 14 anni<br />
per essere in grado di raccontare a qualcuno quella traumatica<br />
esperienza. Quella storia mi ha scioccato nel profondo. Ho usato le<br />
principesse Disney perchè è un linguaggio visuale dal quale<br />
l&#8217;audience, alla quale mi riferivo, sarebbe stata attratta”, ha<br />
detto l&#8217;artista. </p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/e7227d60-0131-11e4-9616-aba3c4c0c1f8_aurora.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/07/e7227d60-0131-11e4-9616-aba3c4c0c1f8_aurora.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="320" width="280" /></a></div>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
L&#8217;intento<br />
è, quindi, proprio quello di denunciare e di indurre a farlo chi è<br />
ancora una vittima, ma ha paura di uscire allo scoperto. Le<br />
statistiche dicono che il 46% delle bambine sotto i 12 anni subiscono<br />
violenza in famiglia e questo dato si riferisce ad una ricerca<br />
effettuata, fin dal 1992, dal Dipartimento di Giustizia americano e i<br />
dati recenti testimoniano che almeno il 58,7% degli abusi sui minori<br />
avvengono da parte di conoscenti.
</div>
<p></p>
<div style="font-style: normal; margin-bottom: 0cm;">
Un<br />
progetto, una campagna shock per garantire alle bambine e ai bambini<br />
protezione e fiducia: ma la Disney, la più famosa casa di produzione<br />
cinematografica del mondo, non ha sostenuto pubblicamente questa<br />
campagna.
</div>
<p></p>
<div style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
</div>
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		<title>Giraffada</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Per I Diritti Umani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 04:22:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo questo saggio di Monica Macchi, ringraziandola molto. (già su www.formacinema.it) Regia: Rani Massalha Sceneggiatura: Xavier Nemo, Rani Massalha Fotografia: Manuel Teran Montaggio: Carlotta Cristiani Scenografia: Yoël Herzberg Musiche: Benjamin Grospiron Produzione: Heimatfilm, Lumière&#46;&#46;&#46;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com/2014/06/18/giraffada/">Giraffada</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.peridirittiumani.com">Per I Diritti Umani</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/giraffadaposter1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-0" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/giraffadaposter1.png?utm_source=rss&utm_medium=rss" /></a></div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
<br />
Pubblichiamo<br />
questo saggio di Monica Macchi, ringraziandola molto.</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="font-weight: normal; margin-bottom: 0cm;">
(già<br />
su www.formacinema.it)?utm_source=rss&utm_medium=rss</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p><b>Regia</b>:<br />
Rani Massalha</p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Sceneggiatura</b>:<br />
Xavier Nemo, Rani Massalha
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Fotografia</b>:<br />
 Manuel Teran</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Montaggio</b>:<br />
Carlotta Cristiani</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Scenografia</b>:<br />
Yoël Herzberg</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Musiche</b>:<br />
Benjamin Grospiron</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Produzione</b>:<br />
 Heimatfilm, Lumière &amp; Co.<br />
in associazione con Al-RANI PRODUCTION &#8211; </div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
&nbsp;</div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
CINE+/WDR distribuzione<br />
italiana VISIONARIA</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
<b>Con la partecipazione<br />
di</b>:<br />
FONDS SUD CINEMA; MINISTERE DE LA CULTURE ET DE </div>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
&nbsp;</div>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
LA COMMUNICATION-CNC;<br />
MINISTERE DES AFFAIRES ETRANGERES ET </div>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
&nbsp;</div>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
EUROPEENNES-INSTITUTE FRANçAISE</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
<b>Con<br />
il sostegno di</b>:<br />
EURIMAGES; FILM UND MEDENSIFTUNG NRW FFA</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="line-height: 0.18cm; margin-bottom: 0.18cm; margin-top: 0.05cm;">
</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
Film<br />
riconosciuto di Interesse Culturale con il sostegno del Ministero dei<br />
Beni e delle Attività culturali e del Turismo Direzione Generale per<br />
il Cinema</div>
<p></p>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">
L’idea<br />
per questo film nasce da un trafiletto su un giornale durante la<br />
Seconda Intifada “ <i>Il<br />
conflitto israelo-palestinese ha fatto una vittima in più: una<br />
giraffa è stata uccisa nello zoo di Qalqylia</i>”,<br />
ispirando il libro “The zoo on the road to Naplouse” di Amelia<br />
Thomas, il documentario “The zoo” di Hayden Campbell e<br />
l’installazione di Peter Friedle a una mostra d’arte<br />
contemporanea in Germania. Questa notizia ha colpito anche il regista<br />
che più volte ha cercato di far arrivare un’altra giraffa allo<br />
zoo, ma senza mai riuscirci; ha continuato però a pensarci e l’idea<br />
è diventata un film quando ha incontrato Xavier Nemo che ha subito<br />
sostenuto il progetto perché da “<i>ebreo-armeno<br />
non posso accettare cosa sta succedendo in Palestina</i>”.</div>
<p></p>
<div class="separator" style="clear: both; text-align: center;">
<a href="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/unnamed-17.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;" data-rel="lightbox-image-1" data-rl_title="" data-rl_caption="" title=""><img loading="lazy" border="0" src="http://www.peridirittiumani.com/wp-content/uploads/2014/06/unnamed-17.jpg?utm_source=rss&utm_medium=rss" height="222" width="320" /></a></div>
<div align="LEFT" style="margin-bottom: 0cm;">

</div>
<p>Questa<br />
favola a misura di bambino vista dagli occhi di un bambino racconta<br />
di Yassin, veterinario dello zoo di Qalqylia e di suo figlio Zyad che<br />
ha la passione delle giraffe, di cui si prende cura preferendole alla<br />
compagnia degli altri bambini. Durante un raid aereo una delle<br />
giraffe, Brownie si spaventa, cade, batte la testa e muore,<br />
nonostante Yassin avesse promesso al figlio di fare un miracolo. Lo<br />
zoo non ha soldi per comprare un’altra giraffa, per non parlare di<br />
tutti gli impedimenti burocratici e Yassin si trova a fronteggiare la<br />
rabbia del figlio che lancia pietre e smette di mangiare.<br />
Una delle particolarità del film sta nell’innestare sentimenti<br />
universali il cui fulcro ruota attorno al rapporto padre-figlio,<br />
nello specifico palestinese: l’amore<br />
verso il figlio assume la forma di amore <i>tout<br />
court</i>,<br />
amore per la libertà, la vita e la dignità mentre Zyad rappresenta<br />
la tenacia ed il desiderio che hanno la meglio sul caso e sul caos e<br />
lo zoo diventa così una metafora, un<br />
universo sferico di gabbie concentriche. </p>
<p>Gabbie<br />
rese anche dall’uso in questa parte dei primi piani che fanno<br />
penetrare nell’intimità di cosa succede sullo schermo e attestano<br />
la centralità dei personaggi con “<i>volti<br />
intensivi</i>”<i><br />
</i>per<br />
citare Deleuze<i><br />
</i>“<i>che<br />
sentono, tendono verso un limite e oltrepassano una soglia</i>”.<br />
Yassin<br />
pensa così di rapire una giraffa maschio dal parco Ramat Gan vicino<br />
a Tel Aviv per portarla a Qalqylia, coinvolgendo anche un collega<br />
israeliano e una giornalista francese: e qui il film prende una<br />
dimensione<b><br />
</b>on the<br />
road al tempo stesso estremamente visuale e reale ma tuttavia<br />
immaginifica nel senso che permane la struttura lineare ma in<br />
continuo bilico tra realtà e immaginazione fino alle scene<br />
finali surreali in campo lungo con la giraffa che attraversa il muro<br />
e hanno una duplice funzione sia estetica che semantica mostrando in<br />
tutta la sua estensione e potenza,  la gabbia che imprigiona i<br />
palestinesi, quel muro di separazione alto nove metri, ben più della<br />
giraffa, l’animale più alto di tutti.</p>
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<p></p>
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&nbsp;</div>
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&nbsp;</div>
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</div>
<p>Molto<br />
interessante l’utilizzo del rumore: razzi, spari, urla tutti<br />
effetti sonori essenziali alla definizione del contesto in una terra<br />
occupata e ai check point, ma c’è in più un elemento<br />
dialetticamente attivo cioè la scelta di non tradurre né<br />
sottotitolare l’ebraico parlato dai coloni e dai soldati che<br />
contribuisce alla tensione drammatica ed esprime l’incomprensione e<br />
la lontananza ben esemplificati nella scena dell’arresto finale.</p>
<p>In<br />
Palestina non esiste una industria cinematografica né politiche<br />
culturali adeguate o infrastrutture: (ad esempio per Giraffada non<br />
sono riusciti ad ottenere i permessi per girare a Qalqylia e hanno<br />
così scelto Nablus); nonostante ciò la scena culturale è<br />
estremamente vivace si produce molto: basta pensare alle recenti<br />
candidature all’Oscar di “<i>Five<br />
broken cameras</i>”<br />
di Emad<br />
Burnat e Davidi Guy,<br />
e di “<i>Omar</i>”<br />
di Hany Abu-Hassad, ma ci sono moltissimi altri film che hanno avuto<br />
riconoscimenti internazionali ad esempio “<i>When<br />
I saw you</i>”<br />
di Annemarie Jecir,<br />
vincitore del “Best Asian Film” al Festival di Berlino, del “Best<br />
Arab Film” al Festival di Abu Dhabi, del “Premio Speciale della<br />
Giuria” al Festival arabo di Oran in Algeria e del “Premio della<br />
Giuria” al Festival Internazionale del Cairo, e anche “<i>A<br />
world not ours</i>”<br />
 di<br />
Mahdi<br />
Fleifel,<br />
che ha vinto ben 3 premi al Festival di Abu<br />
Dhabi, il<br />
Premio per la Pace<br />
al<br />
Festival di<br />
Berlino, il Premio del Pubblico al<br />
Millenium<br />
International<br />
Documentary Film<br />
Festival<br />
di Bruxelles,<br />
il Dokfest<br />
a Monaco di<br />
Baviera e il Miglior Film<br />
Internazionale<br />
al Festival Internazionale di Ismailia in Egitto. Sono<br />
tutti documentari<br />
e fiction che riprendono il dolore e le inquietudini del popolo<br />
palestinese in modo da cristallizzarli e renderli veicolabili sulla<br />
scia della lezione di Tawfiq Salih regista di “<i>Al-makhdu’un</i>”,<br />
opera basilare della cinematografia palestinese (tratto dal romanzo<br />
di Ghassan Khanafani “Rijal fi-al-shams”) secondo cui “<i>non<br />
si può cambiare la mentalità e la psicologa di un popolo giocando<br />
coi suoi sentimenti al punto da provocarne le lacrime</i>..<i>l’arte<br />
impegnata deve provocare nello spettatore la collera di fronte a ciò<br />
che vede per sviluppare una coscienza critica</i>”<br />
.</p>
<p>Nella<br />
filmografia palestinese sono così pochissimi i film per bambini<br />
dove la<br />
realtà viene messa momentaneamente tra parentesi e dove le uniche<br />
risorse restano l&#8217;immaginazione e la conoscenza dell’Altro:<br />
emblematiche sono le figure della giornalista francese (un’estranea<br />
idealista che ben presto resta affascinata e coinvolta al punto da<br />
trasportare clandestinamente Yassin e Zyad in Israele) e soprattutto<br />
il veterinario israeliano che arriva addirittura a prendersi gioco<br />
del soldato di guardia allo zoo pur di aiutare Yassin: in particolare<br />
il regista ha scelto per questo ruolo Roschdy<br />
Zem, un attore di origini marocchine (cha vinto il premio come<br />
Miglior Attore a Cannes nel 2006 per “Days of Glory” e la Palma<br />
d&#8217;oro nel 2010 per il film “Outside the Law”) perché “<i>spesso<br />
nei film gli israeliani sono biondi e con la pelle chiara, ma la<br />
verità è a volte io stesso non riesco a distinguere tra ebrei e<br />
arabi, così ho voluto rompere il cliché</i>”.<br />
</p>
<p>Ma<br />
tutto il cast è di altissimo livello a partire da Saleh Bakri attore<br />
de “<i>La<br />
banda</i>”<br />
di Eran Kolirin (per cui ha vinto l’Oscar israeliano) e “<i>Salt<br />
of this Sea</i>”<br />
di Annemarie Jecir, “<i>Il<br />
tempo che ci</i><br />
<i>rimane</i>”<br />
di Elias Suleiman, “<i>La<br />
sorgente dell’amore</i>”<br />
di Radu Mihaileanu e il recentissimo “<i>Salvo</i>”<br />
di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza; Ahmad Bayatra che ha recitato<br />
nel corto<br />
“<i>Elvis</i><i><br />
</i><i>of</i><br />
 <i>Nazareth</i>”<br />
vincitore dell’<br />
Unifrance<br />
Premio<br />
Speciale a<br />
Cannes e Mohammed Bakri attore e regista icona del cinema e del<br />
teatro palestinese che ha lavorato con registi di fama mondiale<br />
(“<i>Hanna<br />
K</i>” di<br />
Costa Gavras, “<i>Mas<br />
des alouettes</i>”<br />
dei<br />
fratelli Taviani, “<i>Private</i>”<br />
di Saverio Costanzo) che appare in un cameo come venditore di<br />
noccioline che parla per metafore.</p>
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</div>
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<p></p>
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</div>
<p></p>
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</div>
<p></p>
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TRAILER</p>
<p>https://www.youtube.com/watch?v=OuH947wtPxQ&utm_source=rss&utm_medium=rss</p></div>
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